Oggetto del Consiglio n. 2690 del 26 giugno 2002 - Resoconto
OGGETTO N. 2690/XI Organizzazione del servizio idrico integrato di cui alla legge regionale n. 27/99. (Interrogazione)
Interrogazione Premesso:
- che con legge regionale 8 settembre 1999, n. 27 è stata disciplinata l'organizzazione del servizio idrico integrato, finalizzata alla tutela e al corretto utilizzo delle risorse idriche: tale normativa conferisce alla Regione una funzione pianificatoria e ai comuni la gestione del servizio;
- che, secondo un censimento effettuato dall'assessorato competente, nella regione esistono almeno un centinaio di gestori diversi (esclusi gli acquedotti frazionali) che distribuiscono l'acqua attraverso circa 300 reti acquedottistiche;
- che, nonostante non sussista carenza d'acqua nella nostra regione, gli utenti di molti Comuni hanno subìto un incremento significativo delle tariffe in questi ultimi anni;
i sottoscritti Consiglieri regionali
Interrogano
l'Assessore delegato per sapere:
1) se è stato predisposto il Piano regionale delle acque e quando pensa di portarlo all'approvazione del Consiglio regionale;
2) a quali risultati è pervenuto il gruppo di lavoro istituito due anni fa in merito al riordino delle tariffe idriche;
3) se è stata promossa una conferenza con gli enti locali al fine di esaminare lo stato di attuazione dell'organizzazione dei servizi idrici e quali indicazioni sono emerse.
F.to: Tibaldi - Frassy - Lattanzi
Président La parole à l'Assesseur au territoire, environnement et ouvrages publics, Vallet.
Vallet (UV) Il piano regionale delle acque non è stato predisposto, siamo ancora sempre alla fase di predisposizione del progetto di piano. Questo perché la redazione del piano va coordinata con gli adempimenti nazionali e comunitari in materia di acqua, che hanno scadenze diversificate e che si sovrappongono nei contenuti al piano stesso e ne costituiscono fasi propedeutiche. La legge regionale n. 27/1999, che istituisce il servizio idrico integrato, individua quali strumenti servono per pianificare le azioni necessarie al conseguimento degli obiettivi del piano regionale delle acque, che a sua volta si articola in: piano degli acquedotti, piano di tutela delle acque e, infine, piano di utilizzo delle acque.
L'approvazione del piano di tutela delle acque è prevista dal decreto legislativo n. 152/1999. Questo costituisce un piano stralcio di settore del piano di bacino previsto dalla legge n. 183/1989. Il piano di tutela delle acque - e qui vengo ad alcune scadenze previste - deve essere adottato dalle Regioni entro il 31 dicembre 2003 e deve attenersi agli obiettivi e alle priorità definite dalle Autorità di bacino entro il 31 dicembre 2001.
Il piano, da trasmettere all'autorità di bacino per la verifica di conformità, deve essere approvato dalla Regione entro il 31 dicembre 2004; ripeto: adottato entro il 31 dicembre 2003 e approvato dopo averlo sottoposto all'esame dell'Autorità di bacino entro il 31 dicembre 2004. Si pone pertanto la necessità di definire preliminarmente per ciascuno strumento di pianificazione i contenuti e soprattutto la scansione temporale per la loro realizzazione, al fine di non creare inutili sovrapposizioni e duplicazioni. Al fine di predisporre il progetto di piano, è stato necessario acquisire preliminarmente gli obiettivi a scala di bacino, cui devono attenersi i piani di tutela delle acque, nonché le priorità di intervento a livello di autorità di bacino stessa.
L'Autorità di bacino del fiume Po ha adottato il progetto di piano stralcio per il controllo della eutrofizzazione con la delibera n. 5/2001, e lo ha integrato, emendandolo in alcuni punti fondamentali, con una delibera del 13 marzo 2002. Sempre con una delibera del 13 marzo 2002, l'Autorità di bacino ha emanato l'ultimo atto necessario e propedeutico contenente i criteri i regolazioni delle portate in alveo, finalizzate alla quantificazione del minimo deflusso vitale e ai criteri di impostazione del bilancio idrico.
Questa impostazione comporta quindi che il progetto di piano definisca più nel dettaglio anche obiettivi e strumenti, oltre che l'attività di ordine generale, per il reperimento di dati e informazioni che potranno essere utilizzati anche con finalità diversificate in più strumenti di pianificazione. Messi insieme tutti gli elementi propedeutici, siamo ora nelle condizioni di predisporre una programmazione che ci consenta di rispettare le date previste dalla normativa nazionale. Fornirò, se il Consigliere lo ritiene opportuno, una tabella in cui abbiamo riassunto date e attività da svolgere da qui in avanti.
Per quanto riguarda la seconda questione, cioè i risultati del lavoro svolto dal gruppo di lavoro che avrebbe dovuto occuparsi dei criteri per la determinazione della tariffa, così come previsto dall'articolo 5 della legge n. 27, devo dire che l'articolo 5 della legge n. 27 prevede che la tariffa costituisca il corrispettivo del servizio idrico integrato. In fase di prima applicazione, la tariffa deve assicurare almeno la copertura dei costi di gestione del servizio idrico integrato ed entro cinque anni dalla data di entrata in vigore della legge va adeguata ai criteri di determinazione fissati dalla legge stessa.
Con la legge n. 27/1999 è stato quindi fissato il principio che la tariffa deve coprire i costi del servizio idrico integrato, che comprende non solo l'approvvigionamento potabile, ma anche lo smaltimento delle acque utilizzate. Il gruppo di lavoro ha raccolto presso i comuni lo stato delle tariffe applicate nel 1999 e i costi di gestione sostenuti nei tre anni precedenti.
L'elaborazione di tali dati ha confermato l'ampia varietà di articolazioni tariffarie adottate, nonché gli importi notevolmente diversificati, applicati dai singoli comuni. L'elaborazione di questi dati ha anche confermato che preliminarmente deve essere fatta chiarezza relativamente alla definizione dei costi, che devono essere evidenziati in bilancio, per poter estrapolare correttamente i costi di gestione, differenziati da quelli di manutenzione straordinaria e da quelli di investimento. Su questi argomenti, cioè sulla definizione e sull'organizzazione del bilancio comunale, sta lavorando un gruppo di lavoro misto - Regione ed Enti locali - che dovrà definire i contenuti del bilancio degli enti locali.
Rimaniamo quindi in attesa di risultanze, per adottare terminologie analoghe e coerenti. Le proposte, che tecnicamente possono essere formulate, sono diverse, ma è mancato finora l'interlocutore ente locale e soprattutto la definizione del modello organizzativo della gestione dei servizi che si vogliono dare i comuni. Si è quindi cercato di dare priorità alla fase di organizzazione del servizio idrico, più che a definire il metodo tariffario che, nella sua formulazione, è relativamente semplice.
D'altra parte, a livello nazionale, si è aperto un ampio dibattito anche relativamente al metodo normalizzato definito qualche anno fa e praticamente poco utilizzato, in quanto poco remunerante dei capitali investiti da parte dei soggetti privati. In ogni caso, con la presentazione del progetto di piano delle acque sarà anche possibile fornire le modalità di calcolo delle tariffe.
Per quanto riguarda la terza e ultima questione, devo dire che la conferenza si è riunita tre volte dall'approvazione della legge: una prima volta, nel 2000, in cui sono stati illustrati i contenuti della legge stessa; una seconda volta, il 18 maggio 2001; e, infine, l'11 giugno 2002. In tali occasioni sono state avanzate proposte organizzative in merito alle attività che i Comuni devono mettere in atto per la riorganizzazione dei servizi idrici.
Nella conferenza dell'11 giugno scorso è stato presentato dall'Assessorato un documento di programma, che ha avuto una prima adesione di larga massima in quella sede. Nelle prossime settimane tale documento, integrato dalle osservazioni emerse in tale incontro, verrà trasmesso al CELVA e al BIM, affinché questi organismi possano, con un proprio atto, ufficializzarlo. Questo documento costituirà il programma a cui dovranno attenersi i Comuni e le strutture della Regione dovranno provvedere, da una parte, all'organizzazione e, dall'altra, al coordinamento delle attività necessarie per l'organizzazione del servizio idrico integrato in Valle d'Aosta.
Président La parole au Conseiller Tibaldi.
Tibaldi (FI) Prendiamo atto, più che della risposta, dei ritardi ormai cospicui che si stanno accumulando nell'applicazione della legge n. 7/1999, che disciplina l'organizzazione del servizio idrico integrato. Ritardi che ormai sono evidenti, perché già due anni fa lei ci diede delle risposte che erano tranquillizzanti. È vero, non si tratta di una legge che riguarda emergenze particolari, però è una legge di indirizzo che comunque serve a razionalizzare la distribuzione delle risorse idriche in Valle e serve anche a coordinare lo smaltimento delle acque reflue. Due anni fa, a luglio 2000, ci disse che era in fase di predisposizione il progetto di piano, che doveva coordinare in un unico quadro di attività quanto richiesto dalle leggi nazionali e regionali di settore, e che questo progetto di piano avrebbe dovuto essere pronto per il prossimo autunno, cioè l'autunno 2000.
La predisposizione del piano, invece, più complessa, richiedeva tempi più lunghi, presumibilmente 18-24 mesi; quindi facendo il conto, inizio o metà 2002. Oggi lei aggiunge nuove considerazioni, ovvero che alle leggi nazionali e regionali di settore si aggiungono anche le direttive comunitarie - quali siano queste, lei non ce l'ha indicato - che vanno ad appesantire, in ogni caso, i tempi di presentazione sia del progetto di piano sia del piano stesso; quindi lei, oggi, calendarizza la predisposizione di questi strumenti pianificatori, l'adozione entro il 31 dicembre 2003 e l'approvazione solo entro il 31 dicembre 2004: la n° 27 è una legge del 1999 che stenta ad avere applicazione!
Non possiamo che rimarcare il nostro disappunto, perché l'Assessorato sta dedicando poca attenzione e poche risorse a questo importante aspetto. L'acqua è una risorsa di primaria importanza, è una risorsa che talvolta viene a scarseggiare anche nei nostri comuni; lei stesso ha detto che i prezzi dell'acqua, sintetizzabili nelle tariffe idriche, sono assolutamente diversificati, quindi vuol dire che ogni comune o ogni ente che distribuisce questa risorsa sta andando avanti per proprio conto, e la legge che dovrebbe svolgere quella importante funzione - come è stato anche dichiarato in sede di presentazione - di coordinamento di tutto il settore, rimane ancora "lettera morta". Pur essendo apprezzabili gli interventi fatti dal gruppo di lavoro, che ha censito la situazione estremamente eterogenea del comparto idrico valdostano, purtroppo ci troviamo ancora nella fase di analisi e di elaborazione, e siamo ben distanti da quella fase conclusiva o applicativa, di cui faceva cenno lo stesso Assessore nella risposta, che si sostanzia "nell'efficace azione pubblica per la salvaguardia e il miglioramento delle caratteristiche qualitative e quantitative delle risorse idriche indicata dal legislatore".
La legge 27 fissa precisi compiti di indirizzo e pianificazione in capo alla Regione e attribuisce ai Comuni funzioni più tipicamente di gestione: siamo in mezzo al mare, e la sua risposta odierna non ci rasserena. Anzi abbiamo appreso che è stato costituito un secondo gruppo di lavoro. È auspicabile che, vista la mole di persone impiegate in questa direzione, ci siano quanto prima risultati concreti; è un auspicio che noi rivolgiamo anzitutto a lei, come responsabile di questo settore, ma è un auspicio che ci riguarda anche come utenti, perché oggi la gestione delle acque e la tariffazione è troppo eterogenea e fuori controllo. È auspicabile che una risorsa di primaria importanza come l'acqua sia utilizzata e consumata con maggior scrupolo.
