Oggetto del Consiglio n. 2283 del 14 novembre 2001 - Resoconto
OGGETTO N. 2283/XI Iniziative per contrastare il fenomeno dell’alcolismo in Valle. (Interpellanza)
Interpellanza Viste le informazioni fornite dall’Assessore regionale alla sanità, il 19 settembre 2001, in risposta all’interpellanza sul fenomeno dell’alcoolismo in Valle d’Aosta;
Appreso dallo stesso che esistono molte iniziative, contemplate nel piano socio sanitario 2002-2004, che si occupano in particolare di accogliere e curare i soggetti alcoldipendenti che si avvicinano al servizio pubblico;
Atteso che alcune di queste iniziative sono state avviate, con esito positivo, presso il Sert, dove funzionano attualmente il day hospital e l’ambulatorio;
Visto che il piano prevede, proprio al fine di migliorare l’attuale offerta di servizi rivolti agli alcoldipendenti, l’attivazione di un Centro Polivalente che comprenda, oltre ai servizi finora erogati, anche un night hospital e un centro residenziale;
Constatato che senza tale struttura l’attuale offerta di servizio rimane incompleta e che il lavoro di riabilitazione avviato rischia di essere compromesso;
i sottoscritti Consiglieri regionali
Interpellano
l’Assessore competente per sapere:
1) come venga data attualmente risposta alla necessità di continuare in un centro residenziale la cura iniziata nel servizio di day hospital;
2) se, e come, intenda operare per l’attivazione del Centro Polivalente;
3) se è ancora valida la destinazione della villa Brezzi a struttura di servizio per gli alcoldipendenti.
F.to: Squarzino Secondina - Beneforti
PrésidentLa parole à la Conseillère Squarzino Secondina.
Squarzino (PVA-cU)Solo poco tempo fa avevo posto all’attenzione del Consiglio il tema dell’alcolismo e ne avevo parlato come di una questione prioritaria, valutazione questa che l’Assessore ha in parte condiviso, come una delle questioni importanti da dover affrontare. L’Assessore in quel momento, per dimostrare che si sta già lavorando molto in Valle per affrontare positivamente la questione, aveva elencato una serie di dati riguardanti i soggetti in situazione di acuzie e aveva fatto riferimento alle iniziative presenti nel piano.
Vorrei ricordare come sia stato attivato, anche sulla base di quello che il piano prevede, presso il SERT, un servizio apposito per gli utenti alcoldipendenti, servizio che in questi anni ha dimostrato di funzionare, tanto che, se prendiamo in considerazione il numero degli utenti contattati, sono più di 600 quelli contattati alla data del 1° gennaio 2001 e attualmente più di 100 persone vengono seguite con progetti personalizzati.
L’itinerario che seguono le persone che si avvicinano al SERT per il 98 percento dei casi, quindi nella stragrande maggioranza dei casi, è quello di iniziare a frequentare il Day Hospital per tre settimane in genere, poi di frequentare l’ambulatorio dove si inseriscono nei gruppo di autoaiuto e dopo c’è il vuoto ed è qui il problema, c’è il vuoto perché queste persone dovrebbero poter tornare nel loro ambiente normale.
Ma in genere non sono tutti pronti, non essendo riusciti in questo periodo a completare il loro percorso e alcuni avrebbero bisogno di un luogo protetto in cui continuare a portare a termine l’acquisizione di comportamenti di consapevolezza che hanno iniziato.
Sarebbe necessario - il piano stesso lo prevede - un centro polivalente, cioè un luogo in cui dovrebbe essere possibile organizzare un centro diurno, un luogo dove la gente possa stare alcune ore per lavorare, dove possa continuare questo contatto con gli operatori che aiutano l’alcodipendente ad uscire dalla sua malattia, come pure potrebbe essere interessante avere "un minimo" di centro notturno, nel senso che alcuni utenti, proprio perché vivono in zone periferiche della Valle, potrebbero aver bisogno di rimanere qui e di non viaggiare tutti i giorni, specialmente nel periodo invernale.
Invece, ripeto, una volta che queste persone hanno frequentato il Day Hospital e l’ambulatorio, trovano davanti a sé il vuoto. C’è o il ritorno a casa, con il rischio, se non sono sorretti, di rendere inutile il lavoro fatto, oppure il ricovero in strutture extra regionali che non sempre sono così pertinenti e poi non è sempre così interessante per queste persone, che hanno bisogno di riprendere i contatti con il proprio ambiente, vivere isolate e lontane.
Per questo motivo, sollecitati dall’interesse che l’Assessore ha dimostrato rispetto a questo argomento e avendo visto quali sono le finalità che il piano prevede? - è vero, il piano inizierà il 1° gennaio 2002, ma non possiamo "tapparci" la bocca su questo piano fino al momento del passaggio al 2002 per parlarne perché si deve iniziare a pensare ai tempi con i quali alcuni progetti si realizzano - credo che nel momento in cui il piano è stato fatto e sono stati individuati gli obiettivi, alcune idee rispetto al luogo in cui realizzare tale centro si avessero. Tra l’altro abbiamo una struttura nella città di Aosta, Villa Brezzi, una struttura che è stata utilizzata per il servizio agli alcoldipendenti, un edificio i cui lavori di ristrutturazione sono stati eseguiti con fondi statali finalizzati proprio a questo scopo.
Quindi vorremmo sapere, rispetto al momento finale del percorso degli alcoldipendenti che iniziano il loro contatto con il SERT, "cosa bolle in pentola ", quali sono i progetti, non tanto quelli che sono sul Piano sociosanitario, ma se ci sono a breve termine alcune possibili risposte o se invece bisogna dire agli utenti: "Guardate il piano sarà realizzato dal 2002 al 2004, quindi presentatevi dopo il 2004 per poter avere una risposta a questi problemi".
PrésidentLa parole à l’Assesseur à la santé, au bien-être et aux politiques sociales, Vicquéry.
Vicquéry (UV)Riguardo alla prima domanda che è stata posta: "come venga data attualmente risposta alla necessità di continuare in un centro residenziale la cura iniziata nel servizio di Day Hospital", rispondo che le cure iniziate nel Day Hospital presso l’Unità budgetaria SERT dell’USL Valle d’Aosta proseguono inviando l’utenza presso diverse strutture individuate dallo stesso SERT che gestisce il Day Hospital, il fatto che si tratti di strutture diverse significa che diversa è la tipologia dell’intervento terapeutico che si ritiene opportuno per i diversi utenti.
Gli utenti vengono inviati in strutture regionali e in strutture extraregionali. Le strutture regionali di riferimento sono: la Comunità Desaymonet, che per convenzione assicura il servizio di una struttura residenziale e dove se una negatività può essere riscontrata? sussiste il caso di uno degli utenti alcolisti ospitati fin dal 1998, situazione che si scontra con l’intento dichiaratamente riabilitativo e non cronicizzante dell’intervento terapeutico, ma questo nel contesto generale evidentemente è un dettaglio; la Cooperativa Bourgeon de vie di Nus, dove sono avviati utenti con patologie invalidanti correlate all’alcoldipendenza; la Cooperativa La Svolta-Le virage di Sarre.
Le strutture extraregionali di riferimento sono: la Nuova Struttura Cascina Vesco, e questa è una novità assoluta, sita a Ivrea, che si occupa in particolare di utenti giovani e con la quale sono stati instaurati stretti rapporti di collaborazione.
Il Responsabile del SERT dell’azienda USL della Valle d’Aosta e il Responsabile del Servizio tossicodipendenza e salute mentale dell’Assessorato regionale della sanità fanno parte del Comitato tecnico-scientifico della struttura, mentre un membro del gruppo tecnico regionale per l’alcolismo collabora per l’approntamento dei programmi terapeutici.
Preciso che la Cascina Vesco è nata da alcuni mesi e che abbiamo volutamente scelto la strada di entrare nel comitato tecnico-scientifico - fa parte, come dicevo, di questo comitato la Dott.ssa Furfaro - perché riteniamo che sia una struttura che si confà, anche se in via sperimentale ed è da testare, alle necessità degli alcoldipendenti valdostani, soprattutto per i motivi indicati dalla Consigliera nella sua premessa, cioè per gli alcolisti che devono essere curati fuori dal contesto originario e dal territorio della Valle d’Aosta.
Collaboriamo a titolo assolutamente gratuito essendo un progetto sperimentale finanziato da fondi sociali, ma riteniamo che abbia un grosso "essor" per gli alcolisti valdostani essendo a due passi della Valle d’Aosta. Le altre strutture residenziali sono site a Cuneo, Modena, Reggio Emilia, Torino, Roma e Vico Canavese, una struttura di tipo ospedaliero specializzata è a Padova. Come si vede, ci sono una varietà di strutture di appoggio a seconda della tipologia dei casi.
Al momento mancano indicazioni risolutive riguardo alle molte problematiche relative al centro polivalente da istituire in Valle d’Aosta e che illustrerò rispondendo alla seconda domanda.
Il riferimento alla situazione attuale tuttavia evidenzia che bisognerà evitare di mantenere nel centro polivalente, che è una struttura terapeutica finalizzata al recupero e al reinserimento sociale dell’utente, le situazioni cronicizzate come quella testé citata e bisognerà altresì fare in modo che il centro possa assicurare tutta la molteplicità di procedure terapeutiche, di cui oggi il SERT stesso, nel suo rivolgersi alla pluralità di strutture regionali ed extraregionali sopra indicate, dichiara la necessità per poter assicurare all’utenza percorsi terapeutici personalizzati e diversificati.
Rispetto alla seconda domanda: "se, e come, intenda operare per l’attivazione del Centro polivalente", chiarisco che, come è stato detto, l’istituzione del centro è prevista dal Piano sociosanitario, quindi il centro sarà attuato evidentemente. È bene tuttavia prendere in considerazione se cosa si sta ipotizzando debba essere compreso in questo centro polivalente.
Nel progetto dell’azienda USL, la cui ultima stesura è del settembre di quest’anno, il centro polivalente dovrebbe comprendere un day hospital, un night hospital - questo è un termine inglese, ma fondamentalmente è un centro residenziale dove alcuni soggetti alcoldipendenti lontani da Aosta passeranno la notte -, un centro crisi o di pronta accoglienza, un centro diurno, un centro residenziale comunitario, un centro per il reinserimento socio-lavorativo protetto. Il progetto si completerebbe - uso il condizionale perché c’è molto da discutere su questa idea - inoltre con la previsione di istituire una comunità alloggio per persone con patologie invalidanti, correlate alle alcoldipendenze, un centro comunitario per le tossicodipendenze, un servizio di accoglienza e di reinserimento lavorativo a bassa soglia. Il progetto, come si vede, è molto ambizioso, deve ancora essere discusso, bisogna quantificarne i costi e soprattutto bisogna individuare dove possa essere materialmente collocato.
Presenta una molteplicità di servizi che nel loro insieme richiederebbero o che questi siano tenuti insieme in una sorta di cittadella per le alcoldipendenze - e qui metto un grosso punto interrogativo - o che siano suddivisi adottando ad esempio il criterio di assicurare alcuni servizi nella loro tipologia prettamente pubblica, affidando la gestione degli altri al privato sociale con un rapporto di convenzione e collaborazione con il settore pubblico. Questa è un'idea.
Si evidenzia in modo chiaro e inequivocabile che queste sole prime considerazioni qui presentate, per rispondere all'interpellanza, evidenziano che l’istituzione del centro non può essere la risultanza di una scelta affrettata, al contrario. Il centro, come dicevo, si farà, ma ci sono non poche cose da definire e decidere; queste stesse cose le ho dette ultimamente agli operatori del centro, che stanno lavorando bene e molto, ma che non possono pretendere di avere tutto e subito perché tutto e subito è negativo, il centro stesso del SERT deve ancora stabilizzarsi nella sua gestione.
Rispetto alla terza domanda: "se è ancora valida la destinazione di Villa Brezzi a struttura di servizio per gli alcoldipendenti", premesso che l’Assessorato né l’Assessore non hanno mai indicato quella struttura come ipotetica sede del centro residenziale, la risposta è semplice ed è riferita ancora alle problematiche evidenziate nel centro polivalente: questo centro richiede spazi tanto ampi da non poter essere assolutamente ospitati né all’interno dell’attuale SERT né all’interno di Villa Brezzi. Queste voci su Villa Brezzi so che sono circolate, ma quella è una struttura che non può accogliere situazioni di questo genere, è tornata di proprietà regionale dopo anni e l’Amministrazione regionale deciderà quanto prima che destinazione darle.
Si dà atto che, dalle ore 18,35, presiede il Vicepresidente Lattanzi.
PresidenteLa parola alla Consigliera Squarzino Secondina.
Squarzino (PVA-cU)Lei, Assessore, mi ha dato una serie di risposte, mi ha fatto l’elenco delle convenzioni presenti, dei luoghi in cui possono trovare ospitalità utenti del SERT che devono prolungare in comunità residenziali il loro programma di lavoro e qui prendo atto che, per quanto riguarda il progetto di inserimento in comunità residenziali, l’USL ha trovato una risposta utilizzando varie tipologie di comunità.
Si tratterà poi di vedere se funzionano o no; c’è il problema a cui lei ha accennato: in una comunità, che è stata pensata per tossicodipendenti, come Talapé per esempio, e che ha tutto un programma educativo finalizzato ad un certo obiettivo, forse è difficile inserire in questo programma anche gli alcoldipendenti che invece hanno bisogno di altri programmi educativi, quindi c’è questo problema su cui però non voglio "addentrarmi" in questo momento.
Mi interessa focalizzare l’attenzione su questo fatto: esiste la risposta, più o meno articolata o più o meno efficace, per chi ha bisogno di una comunità residenziale; molti sono fuori Valle per cui questo è anche un problema, in alcuni casi può essere un atout, in altri invece non lo è. È comunque una situazione ancora in via di soluzione. Però io volutamente ho insistito su due "aspetti" nella mia presentazione - e lei ne ha accennato parlando dei vari servizi che dovrebbe offrire questo centro polivalente - e cioè il centro diurno e il centro notturno o Night Hospital, due momenti in cui si possa continuare l’attività iniziata nel Day Hospital, nell’ambulatorio.
Ma il centro diurno non è l’ambulatorio, è un luogo dove la gente arriva, fa delle attività, un po' com’è per il centro diurno che esiste in Psichiatria: l'utente svolge delle attività, sta tutto il giorno lì e torna a casa la sera e, per le persone che abitano in zone con comunicazioni disagevoli, c’è la possibilità di offrire un'ospitalità notturna. Questo tipo di servizi non è residenziale, è un’altra cosa?
(interruzione dell’Assessore Vicquéry, fuori microfono)
? sì, questo è vero, ha ragione, Assessore, probabilmente non sono stata così precisa nelle domande formulate per iscritto. Nella mia presentazione ho chiarito anche qual era il momento di assenza di servizi e nel centro polivalente ci sono anche quelle tipologie di servizio. Quello che volevo sottolineare è che, in attesa che si studi questo centro polivalente - e ci vorranno dai due ai tre anni -, perché lei poneva tutta una serie di domande e di interrogativi comprensibilissimi, cosa facciamo per quanto concerne l'esigenza reale che hanno queste centinaia di utenti che "passano" in un anno e che hanno bisogno in questo momento di centro diurno e di Night Hospital?
(interruzione dell’Assessore Vicquéry, fuori microfono)
? no, non necessariamente. Il Piano sociosanitario è molto chiaro in questo senso, fa l’elenco: "? il centro polivalente comprende il Day Hospital?" che però in questo momento è già offerto dal SERT "? il Night Hospital?" che invece manca "? un ambulatorio?" e il SERT in questo momento sta svolgendo funzioni di ambulatorio "? il centro diurno?" che non esiste e poi aggiunge "? il centro residenziale?" che è un’altra cosa ancora. Allora, qui c’è un "buco". Probabilmente non sono stata così precisa nell’interpellanza scritta che ho fatto, le pongo la domanda adesso, le chiedo - non adesso, ma nel giro di poco tempo - di rispondere e non alla sottoscritta, ma alle esigenze degli utenti. Esiste questo problema ed è reale.
Perché ho parlato anche di villa Brezzi? Primo, perché potrebbe essere un soluzione tampone: in attesa che si studi questo centro polivalente, grande o piccolo, cominciamo a vedere se non è possibile utilizzare questa struttura almeno per questi due servizi. Secondo, lei dice: "Questa struttura è regionale e facciamo quello che vogliamo", Assessore, ne potrà fare quello che vuole non nel 2001 e nel 2002, ma solo nel 2003, cioè solo quando sarà scaduto il termine decennale di destinazione d’uso che era legato al finanziamento statale che è stato utilizzato per il suo recupero. Credo che si tratti assolutamente di trovare in tempi brevi una risposta per il centro diurno e per il Night Hospital, perché è un'esigenza reale degli utenti.
Lei, Assessore, era al Convegno sulla famiglia e lì abbiamo ascoltato la testimonianza di chi è riuscito ad uscire dall’alcoldipendenza tornando ad una vita normale e restituendo serenità alla propria famiglia. Allora la prego di impegnare le risorse che ha, autorevolezza e risorse economiche, affinché venga trovata una risposta a questo problema. Voglio ricordare che aiutare gli alcoldipendenti ad uscire dalla propria situazione di malattia è anche un modo per sostenere le famiglie e proprio quelle famiglie normali che nel corso della loro vita incontrano un momento di crisi.
