Oggetto del Consiglio n. 2282 del 14 novembre 2001 - Resoconto
OGGETTO N. 2282/XI Interventi di sistemazione di un’area sita in Comune di Quart adibita alla sosta di mezzi pesanti. (Interpellanza)
Interpellanza Letta la deliberazione n. 4051 del 29 ottobre 2001, avente ad oggetto il "parere favorevole condizionato in merito al progetto relativo alla "regolazione tecnica del traffico pesante sotto il Traforo del Monte Bianco, area di Aosta in Comune di Quart (?)";
Osservato che tale progetto non è stato sottoposto alla procedura di V.I.A. e non ha ancora ottenuto la definitiva approvazione dell'E.Na.S.;
Preso atto che dunque le opere in questione non consistevano in un semplice movimento di terra, ma in qualcosa di più complesso e definitivo;
Chiarito, in ogni caso, che l'opera è sicuramente funzionale e finalizzata al transito dei T.I.R.;
il sottoscritto Consigliere regionale
Interpella
l’Assessore competente per sapere:
1) perché il progetto in questione non è stato sottoposto alla procedura di Valutazione di Impatto Ambientale;
2) quali sono le ragioni che hanno indotto l'Amministrazione a deliberare in tutta fretta il parere in questione;
3) se non ritenga che la presa di posizione negativa espressa dalla Giunta regionale nei confronti dell'accordo fra i Ministri italiano e francese, relativamente al transito nel Traforo del Monte Bianco, sia in palese contraddizione con la delibera in esame che intende comunque favorire il traffico dei mezzi pesanti all'interno della nostra Regione.
F.to: Curtaz
PrésidentLa parole au Conseiller Curtaz.
Curtaz (PVA-cU)Con questa interpellanza torniamo a porre l’attenzione su quell’area destinata al parcheggio straordinario di TIR, che peraltro non so come altrimenti definire, perché vedo che i progetti non le danno alcun nome, chiamando questa cosa "regolazione tecnica del traffico pesante sotto il Traforo del Monte Bianco". Questo mi mette a disagio, preferirei che le cose venissero chiamate con il proprio nome, prendo atto che questa "cosa" non ha un nome, non so se è un caso o meno, ma è una mia curiosità intellettuale capire se il fatto che non abbia un nome sia casuale oppure ha dovuto partire così.
L’interpellanza introduce due temi: uno di carattere tecnico-giuridico e uno più propriamente politico.
Il tema di carattere tecnico-giuridico è incentrato a conoscere la motivazione per la quale quest’opera di una qualche importanza, poi vedremo qualche dato, non è stata sottoposta a valutazione di impatto ambientale, nel senso che la Giunta non ha ritenuto né di sottoporla obbligatoriamente - in tal caso sostenendo una certa interpretazione giuridica che mi piacerà conoscere dal Presidente della Regione -, né di sottoporla comunque a valutazione di impatto ambientale sotto il profilo dell'opportunità perché mi sembra che nulla escluda di sottoporre le opere a VIA anche quando ciò non sia reso eventualmente obbligatorio dalla legge.
Dico questo perché, a mio giudizio, non si tratta di un'opera di poco conto, né per il valore dell’opera medesima: ricordo che una stima dei lavori quantifica in complessive lire 31.450 milioni il totale dell’opera comprensivo di IVA, né sotto il profilo ambientale perché mi sembra che l’opera si situi in una zona particolarmente delicata soprattutto dal punto di vista idraulico, trattandosi di zona che potrebbe essere soggetta ad inondazione. Questo non tanto forse in riferimento alla Dora Baltea quanto ai due torrenti posti sulla sinistra orografica della Dora, il cui corso verrebbe sbarrato da quest’opera che ha comportato una sopraelevazione di tre metri rispetto al piano di campagna.
Questo è tanto vero che in corso d’opera i committenti si sono resi responsabili di operare dei cambiamenti per realizzare dei canali di deflusso delle opere che si andavano realizzando, anche perché si è colto quello che potrebbe essere un pericolo reale. Non ho ora gli strumenti per valutare se questi canali risolvano il problema, visto quello che è successo lo scorso anno però avrei qualche perplessità.
Un’altra perplessità tecnica è quella che quest’area, di cui non si conosce il nome comune, viene assoggettata a una disciplina di area a verde, nel senso che il comune impone la realizzazione di un manto erboso, addirittura impone di mettere degli alberi, e mi sembra strano - da incompetente per carità - che una zona destinata al traffico seppure straordinario di camion che pesano decine di tonnellate possa essere prevista su un’area erbosa.
Credo che il problema della pavimentazione e del consolidamento sia un problema che si pone rispetto a quest’area. Vorrei un chiarimento in proposito perché sempre nella stima dei lavori si fa riferimento alle pavimentazioni, in particolare al punto n. 4.2 "Area di emergenza in tappeto erboso". Chiedo come possa essere superata quella che mi risulta essere una contraddizione tecnica. Finisco, per quanto riguarda i problemi tecnico-giuridici, chiedendo se nel frattempo è arrivata anche la definitiva approvazione del progetto da parte dell’ENAS.
Per quanto riguarda invece il secondo profilo, quello più propriamente politico, voglio sottoporre all’attenzione del Consiglio una contraddizione che, secondo me, sottende alla realizzazione di questo progetto, ma come: in Valle d’Aosta, di fronte alla proposta di senso unico alternato dei camion, del traffico pesante, proposta dal Ministro Lunardi e dal Ministro francese, solleviamo quasi unanimemente un coro di protesta e contestualmente si realizza un parcheggio destinato ai mezzi pesanti che non fa altro che agevolare la soluzione del passaggio dei mezzi pesanti?
Ritengo che questa sia una contraddizione che emerge con evidenza e torno per trenta secondi al discorso che si faceva stamani sulla debolezza perché se la Regione mette "su un piatto d’argento" ai Ministri competenti, alla società che gestisce il traforo la possibilità comunque di utilizzare un’area, che è indispensabile per un traffico di quel tipo, significa che la nostra posizione politica di resistenza a quella ipotesi si indebolisce molto. Mi piacerebbe conoscere in merito l’opinione del Presidente Viérin.
PrésidentLa parole au Président de la Région, Viérin Dino.
Viérin D. (UV)De toute évidence d’aucun juge bon de continuer à alimenter la confusion, voire l’erreur au sujet des actions visant à la réglementation de la circulation des poids lourds sur le Mont-Blanc. Je voudrais souligner la portée, et je reviendrai sur ce point, du terme "réglementation de la circulation des poids lourds", qui ne se rapporte pas exclusivement au passage sous le tunnel des poids lourds, mais qui prend en considération systèmes prenant en compte également les voies d’accès et donc les deux vallées, de l’Arv et du Val d’Aoste, en partant des aires de régulation, car il s’agit d’aires de régulation.
Tâchons donc aujourd’hui d’éclaircir cette question une fois pour toutes et, pour ce faire, je reprendrai certains points fondamentaux de ce problème.
Le site, tout d’abord, sur lequel l’aire de régulation du trafic doit être réalisée, se trouve au sud de l’aéroport et, comme je l’ai déjà précisé en répondant à la question précédemment déposée par le collège Curtaz, ce site est délimité par les bretelles qui relient l’autoroute gérée par la SAV à l’aéroport. A l’est de l’aéroport la Région possède un terrain où la SAV, qui a été chargée de réaliser l’aire de régulation - qui ne se situe pas sur ce terrain - par la Società italiana per il Traforo del Monte Bianco, a demandé à pouvoir stocker provisoirement le déblai produit.
Ce stockage tant contesté n’a été autorisé qu’à titre provisoire dans l’attente de l’approbation définitive du projet d’aménagement final de l’aire de régulation, un projet qui prévoit, comme nous avons eu l’occasion de le répéter à plusieurs reprises, le nivellement des déblais en vue de la création d’espaces verts.
Donc pas de parkings, mais la création à cet endroit d’espaces verts, qui pourront être utilisés, en cas d’urgence et sur décision du Préfet dans ce cas parce que ce sera pour des raisons d’ordre et de sécurité publique, à la fois comme zone de sécurité à l’extrémité de l’aéroport et - mais seulement en cas d’extrême urgence au Val d’Aoste par la Protection civile - comme lieu où l’on peut faire stationner des véhicules, parce qu’il est évident que le premier ressort sera celui de faire stationner les véhicules le long du parcours autoroutier.
Afin d’éviter tout malentendu rappelons encore que ce terrain propriété de la Région, ce n’est pas concerné par le projet de prolongation de la piste de l’aéroport, mais cela n’a pas été soulevé. Cela dit, j’espère que les choses sont définies pour ce qui est de la localisation de celles que nous définissons aires de régulation, quant à l’aménagement de cette zone verte, qui pourra, le cas échéant, être également utilisée.
Par ailleurs nul n’a jamais ignoré que les travaux effectués par la SAV sont liés à la circulation des poids lourds, j’ai moi-même expliqué à cette Assemblée en des multiples occasions que l’une des conditions prioritaires pour la réouverture du Tunnel du Mont-Blanc était la mise en place d’un système efficace de régulation du trafic qui répond aux exigences en matière tant de sécurité de la circulation au sein du tunnel que de protection de l’environnement dans la vallée de l’Arv et du Val d’Aoste et partant la réalisation de part et d’autre du tunnel d’aires de régulation du trafic des poids lourds.
J’ai bien dit des aires de régulation et non pas, comme l’indiquent à tort la question du 3 octobre dernier et l’interpellation d’aujourd’hui - je ne sais plus à quelle zone d’ailleurs se réfère -, di un parcheggio. Ces aires serviront à garantir, il est vrai, la fluidité de la circulation, de même que le respect des critères de sécurité technique et environnementale, ces mêmes critères qui ont été à maintes fois sollicités par les associations de protection de l’environnement, je le répète, non seulement dans le tunnel, mais aussi sur les voies d’accès à ce dernier, créant ainsi un système ou une zone de régulation.
Pour en revenir au premier point de l’interpellation, le Service de la gestion et de la qualité de l’environnement de la Région, après avoir examiné les pièces du projet et les conclusions du rapport sur la compatibilité avec l’environnement des travaux en question, a considéré cette intervention comme une mesure d’adaptation aux termes du VIème alinéa de l’article 10 de la loi régionale n° 14/99 et a donc sanctionné l’exclusion de la procédure d’évaluation de l’impact, tout en recommandant la remise en état des terrains occupés lors des travaux et le choix d’espèces végétales appropriées pour les espaces verts.
Il faut préciser encore que l’Administration régionale - et c’était un des points que le Conseiller citait dans ses prémisses - est loin d’avoir expédié ce projet à la...
Dans le préambule de son interpellation le collègue Curtaz a affirmé avoir lu la délibération du Gouvernement du 29 octobre dernier, dans ce cas il aura certainement remarqué que la société du Mont-Blanc a déposé sa demande ainsi que les pièces y afférentes le 10 août 2001. Il a également dû constater qu’après un certain nombre d’approfondissements et de compléments, plusieurs services régionaux se sont prononcés sur ce projet, dont les pièces avaient d’ailleurs été transmises à la Commune de Quart le 29 août 2001, afin qu’également cette dernière exprime l’avis de son ressort, ce qu’elle a fait le 25 octobre dernier. Ainsi le Service des biens paysagers de l’Assessorat de l’éducation et de la culture, la Direction des transports de l’Assessorat du tourisme, le Service de la gestion et de la qualité de l’environnement, la Direction de l’urbanisme et, pour ce qui est du volet hydraulique, la Direction des bassins et versants de montagne de la protection du sol de l’Assessorat du territoire ont-ils émis leur avis sur les travaux envisagés.
Ce sont les mêmes services que vous avez à juste titre rappelés lors du téléphérique de Dolonne, mais là ils avaient une certaine fonction, aujourd’hui paraît-il en ont une différente. Enfin le 26 octobre 2001 l’Ente nazionale per le strade a pour sa part communiqué son évaluation d’ordre technique, ainsi que les prescriptions y afférentes, dans l’attente de l’approbation définitive du projet d’exécution.
Il me semble donc que la décision de l’Administration régionale ne saurait en aucune manière être qualifiée de précipitée. Bien au contraire, elle a été prise à l’issue de toutes les procédures d’instruction qui se sont avérées nécessaires et en tenant compte des actions en justice, dont vous connaissez très bien la teneur.
Enfin, en ce qui concerne la troisième question posée, le Gouvernement valdôtain a déclaré qu’il ne partage pas l’idée selon laquelle le Mont-Blanc et le Fréjus constitueraient virtuellement un seul et même tunnel, ni par conséquent la mise en ?uvre d’un système à sens unique alterné dans ces deux ouvrages. En revanche, nous avons encore une fois souligné que nous sommes favorables à une réglementation technique du transit des poids lourds, étant celle-ci à notre avis la seule option que nous jugeons viable si nous voulons que le trafic soit compatible et avec les exigences de sécurité de la circulation et de l’environnement et de la population.
Parce que, et j'ai déjà dit lors de la rencontre avec les différentes associations de protection de l’environnement, M. Curtaz était aussi présent? et je réponds à la proposition qu’il a faite ce matin, pour se mettre autour de la même table et pour faire un bout de chemin ensemble, il faut qu’on partage au moins l’objectif de fond et si ces objectifs ne sont pas partagés, on ne peut pas nous demander de nous mettre ensemble avec ceux qui ne veulent plus que les camions passent.
Nous avons d’autres objectifs et nous sommes convaincus que notre position, qui sera d’ailleurs confirmée lors de la rencontre de tous les Ministres des transports de l’arc alpin, est une position politique responsable, car elle prend en considération l’ensemble de l’arc alpin.
C’est de la démagogie de vouloir dire aujourd’hui et dans ces conditions que les camions ne passeront plus, surtout qu’à l’appui vous ne nous soutenez même pas notre proposition qui devrait donner une réponse définitive à la question du passage des poids lourds à travers les Alpes, à savoir celle des nouvelles transversales ferroviaires alpines. Il ne faut pas vous parler d’Ivrée-Aoste-Martigny parce que c’est de la propagande et de la démagogie.
Moi j’espère - et c’est l’assurance que nous avons eue de la part du Ministre Lunardi - que quelqu’un prêtera une attention plus forte et se démontrera plus attentif aux problèmes de protection de l’environnement dans les vallées alpines, par rapport à ceux qui ont un drapeau vert, mais qui ensuite se comportent d’une façon différente par rapport aux actions concrètes pour définir une solution viable et fiable de ce problème. Dans ce contexte là encore nous ne nous sommes pas opposés au passage des poids lourds.
Evidemment si votre objectif est celui d’affirmer que les camions ne doivent plus passer, alors là oui nous ne construisons pas une aire de régulation, je trouve tout à fait cohérent, mais pour une réglementation l’aire de régulation est indispensable, si on veut réglementer et donc si on veut diminuer le nombre des poids lourds qui passeront. Sans aires de régulation il n’y a pas de réglementation et donc on ne peut pas introduire un contingent ou une limitation au passage des poids lourds.
Dans ce contexte donc la réalisation des aires de régulation n’est pas un moyen pour favoriser l’augmentation des camions, mais elle constitue un présupposé incontournable de la concrétisation du système de réglementation.
Au-delà de toute dissertation idéologique sur la globalisation et le transport des marchandises dans les Alpes, nous nous devons, en tant qu’Administration régionale, d’assurer les conditions indispensables pour une gestion optimale et réglementée des flux des véhicules sous le Tunnel du Mont-Blanc et ce dans l’intérêt non pas des sociétés concessionnaires, mais de la communauté valdôtaine et de tous ceux qui, au sein des forces de l’ordre, de la Protection civile et du Corps valdôtain des sapeurs-pompiers, seront appelés à intervenir sur notre territoire, indépendamment des modalités de circulation des poids lourds que je viens de rappeler en vue de garantir tant du point de vue technique que du point de vue environnemental la sécurité de la circulation et la protection de l’environnement.
PrésidentLa parole au Conseiller Curtaz.
Curtaz (PVA-cU)Mi risulterà difficile in dieci minuti replicare a tutte le questioni che l’intervento del Presidente pone. Cercherò di farlo con alcune osservazioni à vol d’oiseau. Personalmente, voglio rassicurare il Presidente, avevo capito benissimo tutto il ragionamento che sottende alla realizzazione di quell’area e alla destinazione di quell’area. Il fatto che sia un’area considerata di emergenza e di estrema urgenza significa che ogni tanto - speriamo il meno possibile - i TIR saranno obbligati per ragioni di pubblica sicurezza, per ragioni climatiche - qua nevica spesso - ad essere lì posteggiati.
Se questo è vero, le contraddizioni progettuali che ho rilevato dagli elaborati risultano confermate perché ritengo che, seppure eccezionalmente, posteggiare dei TIR di grosso tonnellaggio su un manto erboso sia cosa curiosa e forse da questa difficoltà di definire quest’area derivano questi problemi di nomi che avevo evidenziato nella mia introduzione.
È vero che l’ho sempre chiamato parcheggio, ma lei mi conferma, Presidente, che quell’area a verde sarà occasionalmente un parcheggio, non è un’area a verde destinata al gioco della rebatta o ai giochi dei bambini, è un’area a verde destinata in casi di estrema urgenza a parcheggio per i TIR. Però una domanda secondo me è importante rispetto a tutto il discorso che viene fatto dalla società del Monte Bianco, dai Ministri, eccetera. Quest’area, ancorché utilizzata occasionalmente, è essenziale o meno? La risposta è stata: è essenziale?
(interruzione del Presidente della Regione, fuori microfono)
? ma allora perché si fa se non è essenziale? Prendiamo atto che la Regione ha fatto - è un modo di dire - carte false per realizzare un’area che non è essenziale, di cui tutti avrebbero fatto tranquillamente a meno, insomma è una cosa sconvolgente capirla dal punto di vista logico, però prendiamo atto che quell’area non è essenziale per la società dei trasporti per tutti questi accordi che sono avvenuti a livello internazionale.
Questione procedura di VIA: il ragionamento che ha fatto il Presidente non lo condivido perché, come dicevo nel mio intervento preliminare, era sempre possibile, nonostante queste interpretazioni, che come tutte le interpretazioni sono discutibili, e secondo me era doveroso sottoporre a VIA un’opera che costa 31 miliardi e che ha quei problemi a cui accennavo. Prendo anche atto che in questo caso vi fidate dei servizi e, in occasione invece dei pareri per la funivia del Monte Bianco, non vi eravate fidati dei servizi che avevano dato un parere negativo.
Posizione politica: questo è un po' il punto. Personalmente sono più interessato alle posizioni politiche che a quelle tecnico-giuridiche, non posso negarlo. Il Presidente l’ha "presa molto larga": è ritornato sui temi in discussione da mesi, per non dire da anni, per quanto concerne il passaggio dei TIR, mi dispiace che abbia detto che la posizione delle associazioni e dei movimenti valdostani, che si battono contro il transito indiscriminato dei TIR, sia una posizione radicale per il passaggio di nessun TIR - adesso non c’è e quindi mi dispiace dirlo -, ma questo lasciamolo dire al Consigliere Lattanzi, non al Presidente della Regione che sa benissimo che la posizione non è questa. Noi siamo per una limitazione di peso e di numero dei TIR, ecco perché quella che lei chiama, Presidente, una posizione politica responsabile in questo caso non la condividiamo perché finora questa posizione politica responsabile, minimalista, di basso profilo ha portato risultati zero, anzi risultati peggiorativi.
Nessuno riusciva ad immaginare in Valle d’Aosta una posizione tanto negativa per la Regione come quella che è venuta fuori nell’accordo ministeriale Italia-Francia. Questo ha portato questa posizione responsabile! Allora chiediamoci se è una posizione responsabile o non è intrinsecamente debole, ma debole perché, a nostro giudizio, le istituzioni hanno voluto essere deboli e, quando noi proponiamo un tavolo di confronto, non mi riferisco solo alle associazioni ambientali, mi riferisco anche alle istituzioni perché qua è in gioco l’autonomia e il peso specifico di una Regione autonoma in una situazione del genere sarebbe molto superiore a quello di tre o quattro comuni della Valle de l’Arv.
Il referendum che invocavamo forse avrebbe reso la posizione della Valle d’Aosta un po' più forte, un'intera Regione, che dice la sua opinione su questo tema, forse avrebbe dato peso, coperto le spalle al Presidente della Regione che andava a chiedere una certa regolazione del traffico all’interno del Tunnel del Monte Bianco.
Ultimo accenno all'Aosta-Martigny perché c’è una cosa che non mi è chiara e vorrei che la Giunta fosse chiara: vorrei capire se l’Amministrazione regionale è per un corridoio di traffico dei TIR o è per due corridoi di traffico dei TIR perché leggevo articoli di giornali anche del suo movimento, Presidente, in cui si parlava come di Aosta-Martigny in alternativa al traffico dei TIR.
Credo che se si va al raddoppio sciagurato del Traforo del Monte Bianco e se si fa contestualmente l'Aosta-Martigny, non abbiamo spostato il traffico da una parte all’altra, ma abbiamo fatto due corridoi, uno decisamente migliore dell’altro, ma abbiamo fatto due corridoi in cui ci sarà un aumento di traffico pesante nella nostra regione a detrimento di quella che è l’attività turistica.
Penso che dobbiamo immaginarci il futuro della nostra Regione secondo due orientamenti: o intendiamo fare di questa Regione un luogo idoneo a praticare un'attività turistica compatibile con l’ambiente, e allora la battaglia contro i TIR diventa essenziale, oppure riteniamo che l’economia della nostra Regione debba basarsi sul traffico pesante e sui commerci. Mi sembra che gli scenari politico-economici della nostra Regione nei prossimi 10-20 anni siano un po' questi; il passaggio attuale a mio giudizio è cruciale perché le scelte che si faranno condizioneranno questo tipo di sviluppo in un senso o nell’altro.
