Resoconto integrale del dibattito dell'aula

Oggetto del Consiglio n. 2169 del 27 luglio 2001 - Resoconto

OGGETTO N. 2169/XI Disegno di legge: "Approvazione del Piano socio-sanitario regionale per il triennio 2002/2004".

Président Je vous rappelle que nous procédons à l’examen du projet de loi n° 124.

Nous sommes parvenus à l’examen de l’article 11 par rapport auquel quatre amendements ont été déposés, à savoir les amendements n° 5, n° 6 et n° 7 du Groupe Valle d’Aosta per l’Ulivo et l’amendement n° 3 du Groupe Forza Italia.

Etant donné la nature des amendements, l’ordre de discussion sera celui ci: amendement n° 5 du Groupe Valle d’Aosta per l’Ulivo, amendement n° 3 de Forza Italia, amendements n° 6 et n° 7 de Valle d’Aosta per l’Ulivo.

Je donne lecture de l’amendement n° 5 du Groupe Valle d’Aosta per l’Ulivo:

Emendamento n. 5 Dopo il comma 1 dell'articolo 11 è inserito il seguente:

"1bis. Al comma 1 dell'art. 13 della l.r. 5/2000 le parole "e di quelle regionali in materia di bilinguismo" sono soppresse."

La parole à la Conseillère Squarzino Secondina sur l’amendement n° 5.

Squarzino (PVA-cU) L’emendamento n. 5 interviene sulla legge regionale n. 5/2000 come anche gli altri due, il n. 6 e il n. 7, e riguarda un argomento complessivo che è quello della conoscenza della lingua francese, intesa come sbarramento per accedere ad alcune qualifiche per poter essere nominati dirigenti, in questo caso direttori generali dell’USL.

Dato che la stessa norma è poi richiamata nella modifica della legge sull’ARPA, dove si attribuisce al direttore dell’ARPA lo stesso procedimento per la nomina del direttore generale, riteniamo che le disposizioni vigenti statali che riguardano le modalità di individuare il rapporto di lavoro, il contratto, le competenze e via dicendo, queste vadano mantenute, ma ci chiediamo perché è necessario anche introdurre qui le competenze regionali in materia di bilinguismo.

Noi saremmo d’accordo nel sopprimere queste indicazioni pensando soprattutto al direttore dell’ARPA, cioè a chi deve essere chiamato a svolgere, e come questo anche altri, attività per cui sono richieste delle competenze specifiche.

Pertanto ci si chiede perché in queste competenze specifiche vadano inserite anche competenze in materia di bilinguismo.

Comincio ad illustrare anche gli emendamenti n. 6 e n. 7, che sono collegati, per non spezzettare troppo il discorso, nel senso che gli emendamenti n. 5, n. 6 e n. 7 sono collegati alla stessa logica, eventualmente intervenendo successivamente se devo precisare qualcosa.

La logica è quella d’intervenire in particolare sull’articolo 42, ed indirettamente sull’articolo 13.

Si tratta, cioè di intervenire su quelli che sono gli sbarramenti di conoscenza della lingua francese che ci sono ogni volta che va scelta una figura all’interno del settore sanitario. Sono ormai alcuni anni che affrontiamo questo argomento.

Ricordo che, già in sede di discussione e analisi dell’articolo 42 della legge n. 5/2000, abbiamo commentato questo articolo facendo una serie di valutazioni che qui riprendo perché sono valutazioni che condividiamo in pieno e che riproponiamo con un emendamento: "? Comunque, rispetto a questo tema, riteniamo che vada ripensato il ruolo del francese rispetto alla professione, cioè riteniamo che sia più importante avere un medico che sappia ben operare e che conosca solo la lingua ufficiale universalmente riconosciuta dalla categoria dei medici, cioè l’inglese?" e qui ricordo che per leggere il nostro Piano sociosanitario è importante l’inglese e non il francese "? e che per motivi vari non conosca il francese, piuttosto che un medico che sappia molto bene il francese ma che non sia competente nella sua professione. Non possiamo cioè mettere sullo stesso piano questi due livelli di competenza, anzi non possiamo fare di un livello di competenza l’elemento prioritario per valutare l’altro livello di competenza?" che invece è indispensabile per esercitare la professione.

Per questo motivo riproponiamo quanto avevamo già proposto con una nostra mozione, che era stata bocciata dal Consiglio, con la quale chiedevamo alla Giunta di valutare la possibilità di introdurre una normativa che non considerasse la prova di accertamento della conoscenza della lingua francese come requisito di barrage rispetto al concorso.

La proposta che facciamo, e che traduce quello che a più riprese abbiamo in altre occasioni formulato, è la seguente: i candidati che si presentano per qualunque tipologia di concorso e di selezione per l'impiego ed il conferimento degli incarichi presso l'azienda USL e che hanno superato positivamente questa prova di concorso, cioè quelli che hanno vinto il concorso e che hanno dimostrato di possedere i requisiti per poter accedere a quell’incarico, questi candidati, se vogliono, possono sostenere la prova di accertamento della conoscenza della lingua francese al fine della corresponsione dell'indennità di bilinguismo.

Questi candidati fanno il concorso, lo vincono; quando lo hanno vinto, se sono interessati all'indennità di bilinguismo, fanno questo esame e accedono all'indennità.

Chi non intende avvalersi di questa possibilità è comunque tenuto a frequentare un corso di conoscenza della lingua francese. In questo modo viene ad essere tolto uno degli elementi che incidono negativamente sulla ricerca di risorse umane anche nel settore sociosanitario perché, checché se ne dica, non abbiamo risorse umane in regione tali da poter coprire tutti i posti di cui necessita la sanità in Valle d’Aosta per cui siamo convinti che sarebbe utile togliere almeno un ostacolo per chi proviene da fuori Valle.

Già abbiamo visto come sia difficile per professionalità esterne decidere di venire in Valle d’Aosta ad esercitare le proprie professionalità, quando altri posti sono più appetibili per possibilità di carriera, per possibilità di lavoro, per il tipo di ricerca che può essere fatto; se mettiamo anche l'ostacolo del francese, aggiungiamo elementi di difficoltà per poter reperire il personale di cui abbiamo bisogno.

Président Je soumets au vote l’amendement n° 5 du Groupe Valle d’Aosta per l’Ulivo:

Conseillers présents: 28

Votants: 23

Pour: 3

Contre: 20

Abstentions: 5 (Comé, Lanièce, Marguerettaz, Martin, Piccolo)

Le Conseil n’approuve pas.

Je donne lecture de l'amendement n° 3 de Forza Italia:

Emendamento n. 3 Articolo 11, sostituire i commi 3-4-5-6-7-8-9-10-11 con il seguente comma:

"3. L’articolo 42 della l.r. 5/2000 è sostituito dal seguente:

Articolo 42

Disciplina dei concorsi e avvisi pubblici per l’assunzione di personale medico, infermieristico professionale e tecnico.

1. Nell’Unità Sanitaria Locale della Valle d’Aosta i concorsi e gli avvisi pubblici per titoli e/o esami a copertura di posti a ruolo di dirigente sanitario, di infermiere professionale e di tecnico devono accertare e valutare preliminarmente gli indispensabili requisiti e le necessarie capacità professionali attinenti l’esercizio delle funzioni messe a bando.

2. Tra le prove d’esame deve essere previsto un colloquio, finalizzato ad accertare la conoscenza della lingua francese.

3. La graduatoria generale finale di merito, in osservanza delle vigenti disposizioni di legge, è formata secondo l’ordine dei punteggi ottenuti dai candidati per i titoli e per le singole prove d’esame.

4. Il positivo superamento della prova di accertamento della conoscenza della lingua francese attribuisce ai candidati un punteggio aggiuntivo. Le modalità di svolgimento della prova di accertamento, i criteri di valutazione sono stabiliti dalla Giunta regionale con propria deliberazione.

5. La prova linguistica in nessun caso può essere pregiudizievole alla graduatoria finale di idoneità, il suo superamento è requisito essenziale per l’attribuzione dell’indennità prevista dal D.P.C.M. 30.05.1988, n. 287.

6. Gli avvisi pubblici per il conferimento di incarichi temporanei di Dirigente sanitario, di infermiere professionale e di tecnico a copertura provvisoria di posti a ruolo nell’USL della Valle d’Aosta, devono accertare e valutare unicamente gli indispensabili e necessari requisiti professionali attinenti la qualifica funzionale in assegnazione.

7. I concorrenti agli avvisi pubblici non hanno l’obbligo di sostenere la prova orale di accertamento della conoscenza della lingua francese. Essa è demandata alla discrezionalità del singolo candidato e deve essere espressa nella domanda e in nessun caso può essere pregiudizievole alla graduatoria finale di idoneità.

8. Il superamento della prova è valido ai soli fini della indennità prevista dal D.P.C.M. 30.05.1988, n. 287."

La parole au Conseiller Frassy.

Frassy (FI)Colleghi consiglieri, questa non è la prima volta che si parla di accertamento della conoscenza della lingua francese in generale e in particolare relativamente al comparto sanitario e abbiamo la sensazione che non sarà nemmeno l’ultima volta che si parlerà di questo argomento. E il fatto stesso che l’aspetto dell’accertamento della conoscenza della lingua francese continui in maniera sistematica e puntuale ad essere oggetto di tentativi di regolamentazione che non sono mai esaustivi in quanto ci si rende sempre conto dopo poco tempo che sono necessari ulteriori assestamenti della normativa che si riteneva esaustiva, è la dimostrazione oggettiva che l’accertamento della conoscenza della lingua francese è un problema.

La legislazione interviene su quelli che sono i problemi aperti, una volta che i problemi sono affrontati in maniera esaustiva e soddisfacente, la legislazione rimane cristallizzata. E sul francese sa bene l’Assessore Pastoret quanti piccoli passi la Giunta e la maggioranza, con non pochi dissidi interni, hanno dovuto fare dall’inizio di questa legislatura nei vari settori e nei vari aspetti.

Nel disegno di legge che accompagna il Piano sociosanitario emerge ancora una volta in maniera prepotente e sostanziale la questione dell’accertamento del comparto sanitario. E allora, Assessore Vicquéry e Presidente Viérin, è la dimostrazione che non è soltanto un pallino di Forza Italia o di altre forze presenti in questo Consiglio, ma evidentemente è una preoccupazione che voi come potere esecutivo avete.

Ricordo che su questo argomento il nostro gruppo è stato sin dall’inizio della legislatura sensibile ed attento ed è stato sensibile ed attento quando ci siamo resi conto che in un comparto importante e delicato per i riflessi che ha su diritti costituzionalmente garantiti, il diritto alla salute, si rischiava di chiudere l’Ospedale di Aosta.

Mi riferisco a quando l’Assessore Vicquéry era stato costretto a diminuire drasticamente le sedute delle sale operatorie ed era stato costretto a ridurre in maniera drastica le sedute delle sale operatorie perché non c’erano gli anestesisti sufficienti a garantire un certo turnover. E gli anestesisti non c’erano perché c’era una carenza a livello nazionale, ma anche e soprattutto perché quella carenza già presente a livello nazionale veniva amplificata da certi meccanismi concorsuali che falcidiavano la partecipazione ai concorsi. Lo sbarramento del francese era uno sbarramento che non sempre era superato con possibilità di procedere nel concorso.

Allora presentammo una legge, era il giugno del 1999, due anni fa; venne avviata all’iter delle commissioni, la V Commissione aveva sempre Rini come Presidente che dobbiamo dire che in quella occasione fu meno diligente e meno sensibile rispetto ai problemi della sanità. Nonostante la sale operatorie chiudessero il Presidente Rini riuscì a tenere quella legge in commissione fino alla fine del 1999, sei mesi, e non quindici, venti giorni come il Piano sociosanitario e soltanto il 12 gennaio 2000 riuscimmo a portare in aula per la discussione e per la bocciatura il nostro disegno di legge.

Quel disegno di legge sostanzialmente è riepilogato dall’emendamento che il gruppo di Forza Italia ha formalizzato oggi all’articolo 11 del disegno di legge in esame e si incentrava su una considerazione: la sanità non può essere ostaggio di quello che è un retaggio, per chiamarlo in maniera benevola, di tipo culturale. La sanità è un'esigenza primaria che deve essere comunque garantita.

Avevamo detto questo anche perché l’Assessore Vicquéry era il primo a barare e tuttora continua a barare sulle regole del francese perché sappiamo che gran parte della sanità valdostana, i centri di traumatologia viaggiano grazie alle convenzioni, che gli anestesisti che fanno funzionare le sale operative sono assunti in regime di convenzione da altri ospedali, da altre USL prescindendo dall’accertamento di qualsiasi esame di francese perciò nei fatti la deregulation del francese è stata violata "in primis" per cause di forza maggiore dallo stesso Assessore.

Pensavamo noi a questo punto di prendere atto di questa situazione e di codificarla, facendo cosa? Non volendo scardinare i massimi sistemi, come riteniamo di non scardinarli con questo emendamento, facendo salvo l’accertamento della conoscenza della lingua francese, ma facendo in modo che questo accertamento non fosse più preliminare e soprattutto non fosse più di sbarramento nella sanità e limitatamente alla sanità e limitatamente alle figure mediche e infermieristiche professionali nella legge ed oggi nell’emendamento anche per i tecnici di sanità abbiamo ipotizzato che l’esame di francese possa essere dato in serenità e tranquillità aggiudicando un punteggio aggiuntivo all’esito concorsuale verificato sulle prove tecniche.

E se è vera l’equazione, da dimostrare, che noi Valdostani abbiamo da trarre vantaggio, forse non come cittadini pazienti, ma come medici, per chi lo è in questo comparto perlomeno, da questa norma, che ci andrebbe a facilitare, che ci andrebbe a tutelare rispetto a quella che è la concorrenza degli "stranieri", voleva dire che i Valdostani a parità di competenza e di capacità professionali avrebbero avuto con quella legge e avrebbero con questo emendamento un punteggio aggiuntivo e sarebbero avvantaggiati, se così vogliamo dire, nelle graduatorie concorsuali.

Tornando ad ieri, al gennaio del 2000 la legge venne bocciata, ci fu un lungo dibattito che partorì l’ordine del giorno, che voglio chiamare "Cottino" perché mi sembra che sia Cottino che l’abbia presentato, difeso, illustrato e sostenuto e che voglio leggere per ricordarlo "in primis" al Consigliere Cottino e poi a tutti i consiglieri di maggioranza.

A fronte di quella legge che era stata bocciata, a fronte dell’esigenza di intervenire sull’argomento, il Consiglio partorì un ordine del giorno che diceva in quattro righe: vista la necessità di completare la revisione della normativa riferita a questa materia qua, preso atto delle sollecitazioni che provengono dal comparto sanitario, impegna la Giunta a predisporre, nel più breve tempo possibile, un disegno di legge che disciplini le modalità di accertamento, eccetera, eccetera.

Questo era stato il massimo sforzo con il quale le forze di maggioranza, con l’imbarazzo dei Democratici di Sinistra, avevano trovato di nuovo la compattazione sul voto contrario a una proposta che era stata fatta in maniera articolata e sostenibile dai banchi dell'opposizione.

Cos’è successo in questo "più breve tempo possibile" auspicato da quell’ordine del giorno? Poco o niente. È successo che nella legge n. 5 è stato inserito l’articolo 42 ritenendo che l’articolo 42 risolvesse tutti gli aspetti possibili e immaginabili sull’argomento tant’è che a distanza di poco più di un anno con questo disegno di legge la Giunta sente la necessità di intervenire nuovamente sull’articolo 42.

Allora il disegno di legge che avevate auspicato è evaporato; c’è stato un piccolo aggiustamento con l’articolo 42, c’è un ulteriore piccolo aggiustamento con l’articolo 11 che, pur non essendo da noi condiviso nell'impostazione perché non risolve alla radice il vero problema, nel suo comma 9 nell’individuare una graduatoria aggiuntiva per il personale a termine recepisce una parte di quella che era la sostanza del nostro progetto di legge del 1999. Recepisce una parte che però noi oggi riteniamo insufficiente.

Qualcuno mi dirà che il dato che sto per leggere è un dato antecedente alle modifiche dei meccanismi concorsuali per quanto attiene l’accertamento della lingua francese, però è un dato sul quale bisogna riflettere.

Nel 1999 su 48 partecipanti a un concorso per infermieri professionali, 39 non superarono il francese e solo 9 lo superarono.

Dopodiché è vero che c’è stato un ammorbidimento delle tipologie di prova, ma da quell’ammorbidimento non c’è ancora stato il risultato auspicato di superare lo scoglio del francese.

E, brevemente mi avvio a conclusione, ci sono i dati successivi alla legge regionale n. 5/2000 che ci dicono come in diverse prove ci siano stati ancora candidati che sono risultati inidonei al francese, sottolineando che megaconcorsi per infermieri non ce ne sono più stati. Il tempo purtroppo è scaduto e qui mi devo fermare.

L’argomento avrebbe meritato forse un approfondimento ulteriore.

PrésidentLa parole au Président de la Région, Viérin Dino.

Viérin D. (UV)Lors de l’examen de la proposition de loi qui avait été présentée par Forza Italia, nous avions déjà exprimé notre avis contraire, un avis que nous confirmons aujourd’hui compte tenu du fait que cette proposition a plusieurs éléments que nous jugeons contradictoires.

Il est vrai, nous avons voté un ordre du jour et le Gouvernement s’est engagé à poursuivre son action afin de mieux définir les modalités de vérification de la connaissance de la langue française pour le recrutement dans le secteur de la fonction publique, sur la base du respect des principes statutaires et de ce que nous avions défini lors de la réforme des examens d’Etat.

Mais pourquoi ne pouvons-nous pas partager cette proposition? Parce que cette proposition tout d’abord est contraire aux principes établis par notre Statut et qui sont à la base d’une organisation et scolaire et de fonctionnement de toutes nos administrations, ensuite parce qu’on introduit - et la proposition auparavant formulée par Mme Squarzino reprend ce principe - un bilinguisme "à la carte", on introduit le principe du volontarisme.

Je n’ai rien contre ce principe, mais je ne comprends pas pourquoi l’on devrait introduire ce principe uniquement dans un secteur spécifique - mais je reviendrai sur ce sujet - et surtout je ne comprends pas pourquoi ceux qui, aujourd’hui sont les paladins de ce principe volontariste, quand d’autres veulent sur la base de ce même principe? je change de domaine et de secteur et je fais référence au secteur scolaire, alors ce même principe ne peut être accepté, vu qu'il doit y avoir une seule école, une école pour tous et on ne peut pas donc imaginer qu’il y ait acceptation d’un principe volontariste qui amènerait à toute autre conséquence.

Nous avons même défendu, à l’époque, ce principe l'école unique obligatoire et aujourd’hui nous suivons ce même principe. Nous l’avons fait par ailleurs, et c’est le deuxième élément, en adaptant les modalités de vérification de la langue française en tenant compte de la diversité des différents secteurs de la fonction publique et donc en considérant les activités et le professionnalisme requis pour exercer ces fonctions, en modifiant la typologie des épreuves de connaissance de la langue française pour les adapter aux réalités spécifiques, sans toutefois toucher au respect des principes statutaires. Si les principes sont tels, ils doivent nécessairement avoir une validité générale.

On ne peut donc envisager - sauf pour les cas spécifiques qui avaient été définis pour le domaine scolaire et qu’on représente aujourd’hui pour faire face, oui, à des exigences exceptionnelles mais de nature temporaire - de modifier les règles générales qui réglementent tout le secteur de la fonction publique au Val d’Aoste, dans le respect des principes du bilinguisme institutionnel et statutaire qui sont à la base du fonctionnement de nos institutions.

Il est vrai aussi que nous poursuivons notre action, en mettant à là disposition de ceux qui le désirent des activités de formation pour parfaire leur compétence et leur connaissance en langue française et que nous sommes tout à fait disposés à intensifier nos actions dans cette direction.

Comme nous voulons continuer, et les résultats d’ailleurs que nous constatons dans le secteur sanitaire nous réconfortent, à mieux cibler et à introduire des modalités diversifiées de vérification de la langue française, mais évidemment sans toucher au respect de ces principes. Nous ne pouvons donc pas accepter la logique d’un bilinguisme "à la carte", d’un bilinguisme qui ne serait fondé que sur un choix personnel et volontaire.

Ce n’est pas le modèle de bilinguisme tel qu'il a été défini par notre Statut et c’est la raison fondamentale pour laquelle nous confirmons que nous sommes contre cette proposition. J’ai apprécié cette fois la présentation faite par notre collègue Frassy, vu que lui aussi a dû aujourd’hui reconnaître que les difficultés de fonctionnement, surtout pour ce qui est du personnel de certaines catégories au sein du secteur sanitaire, sont dues principalement (moi je dirais, aujourd’hui, avec les modifications que nous avons apportées, presque exclusivement) à des raisons d’ordre général qui ont une validité ici au Val d’Aoste comme ailleurs.

Et on ne peut cacher au effacer ces difficultés en les adossant à l'examen de français. Le modèle peut présenter des aspects positifs, mais aussi des aspects négatifs liés au respect des dispositions statutaires, on ne peut accepter uniquement les aspects positifs qui justifient par ailleurs notre autonomie. En revenant aux questions d’ordre institutionnel et à notre Statut d’autonomie, je veux poser la question suivante: quelles sont les raisons fondamentales qui justifient l'octroi de notre Statut d’autonomie. Je pense que nous pouvons affirmer que ce sont les aspects linguistiques et culturels qui justifient cette autonomie différenciée par rapport à d’autres régions. Et c’est la raison pour laquelle nous sommes attachés à ce principe, que nous défendons, car on ne peut accepter un régime dérogatoire qui ne le respecte pas.

Oui donc à des dérogations quand elles sont justifiées sur la base de raisons exceptionnelles de nature transitoire. Nous sommes conscients que le problème n’est pas un problème figé et donc nous confirmons notre disponibilité à approfondir ses aspects et, le cas échéant, à introduire des modifications ultérieures, mais à la seule condition que l’on ne mette pas en discussion les principes d’ordre général.

PrésidentJe soumets au vote l’amendement n° 3 de Forza Italia:

Conseillers présents: 31

Votants: 25

Pour: 4

Contre: 21

Abstentions: 6 (Comé, Lanièce, La Torre, Marguerettaz, Martin, Viérin M.)

Le Conseil n’approuve pas.

Je donne lecture de l’amendement n° 6 présenté par le Groupe Valle d’Aosta per l’Ulivo:

Emendamento n. 6 Il comma 3 dell'articolo 11 è sostituito dal seguente:

"3. L'articolo 42 della l.r. 5/2000 è sostituito dal seguente:

Articolo 42

(Accertamento della conoscenza della lingua francese o italiana)

1. I candidati che hanno superato positivamente le prove del concorso e delle selezioni per l'impiego ed il conferimento degli incarichi presso l'azienda USL possono sostenere la prova di accertamento della conoscenza della lingua francese, al fine della corresponsione dell'indennità di bilinguismo. Coloro che non intendono sottoporsi a tale prova sono tenuti a frequentare un corso di conoscenza della lingua francese.

2. Coloro che nelle prove del concorso e delle selezioni per l'impiego ed il conferimento degli incarichi presso l'azienda USL hanno utilizzato esclusivamente la lingua francese sono tenuti a frequentare un corso di conoscenza della lingua italiana."

La parole à la Conseillère Squarzino Secondina sur l’amendement n° 6.

Squarzino (PVA-cU) Che aggiunge solo alcuni concetti di precisazione dopo l’intervento del Presidente.

Siamo d’accordo sull'obbligatorietà della conoscenza. È vero, abbiamo introdotto la possibilità della prova di accertamento della lingua francese come strumento per accedere alla corresponsione dell'indennità di bilinguismo, ma abbiamo messo come obbligo la frequenza ad un corso di conoscenza della lingua francese, cioè siamo d’accordo che ci sia questo obbligo della conoscenza: chi viene qui a lavorare è tenuto ad imparare la lingua che qui è usata, ma la differenza fondamentale è che non si dice: "Prima impari la lingua, dopodiché io verifico: se tu sai la lingua così bene come io decido, tu puoi venire qui a lavorare".

Posso capire questa logica in alcuni settori, li ricordava prima il Presidente: ad esempio, nella scuola è previsto l’uso della lingua francese anche in materie che non sono il francese, quindi la conoscenza del francese diventa uno strumento di lavoro. Ma, laddove la lingua francese non è uno strumento di lavoro, ma è solo uno strumento di comunicazione che può essere usato oppure no, perché molti turisti sono anche inglesi, tedeschi, spagnoli, laddove – dicevo - non è uno strumento cogente di lavoro, credo che occorra andare verso un concetto di "obbligo della conoscenza", non "obbligo dell’accertamento".

Alle persone che hanno i requisiti, che sono competenti, che sono in grado di svolgere in modo egregio per la collettività un certo tipo di lavoro, che hanno tutti i requisiti professionali, che hanno superato le prove di selezione chiedo che conoscano la lingua francese, la imparino perché questa è un elemento culturale del loro ambiente di lavoro, perché questa è una caratteristica di questa Regione, quindi sono tenuti ad imparare. Direi che questa è un po' la discriminante, questo è l’elemento che vorrei entrasse nel dibattito. Su questo tema non c'è ancora condivisione, ma il dibattito crescerà.

Le cose che ha detto il Presidente io le ho apprezzate, nel senso che ha detto chiaramente - e io condivido – che l'accertamento della conoscenza della lingua francese è un problema in via di studio. Sono contenta che il Presidente riconosca che c’è una situazione in evoluzione.

Fra l’altro, ricordavo prima, quando il 27 gennaio 1999 il nostro movimento ha presentato una risoluzione in questo senso chiedendo alla Giunta regionale l’impegno ad emanare disposizioni che prevedano la possibilità di derogare dall’esame preliminare di conoscenza della lingua francese per quelle professionalità mediche ed infermieristiche di cui l’azienda sanitaria ha urgente bisogno per garantire i servizi sanitari ai cittadini e ad ottemperare al dettato costituzionale, la maggioranza non ha dato il suo accordo a sottoscrivere questo impegno.

In quel momento, due anni fa, si chiedeva di analizzare con maggiore attenzione, con maggiore flessibilità e duttilità una serie di situazioni e riconosco anch'io che l’attuale articolo 11 comunque qualche piccolo passo avanti lo ha fatto rispetto alla situazione molto rigida che c’è attualmente.

Questo significa allora che c’è una situazione in movimento e sono contenta che il Presidente se ne renda conto. Sono contenta che il dibattito pian piano faccia crescere questa consapevolezza, una consapevolezza che, ripeto, si basa sull'importanza culturale che ha questa lingua e io toglierei il carattere "ideologico" che caratterizza la questione. È questa forse la differenza sostanziale. Vedo che poco per volta a fronte di situazioni concrete, in cui il ricorso all'ideologia non serve a risolvere il caso, si fa strada poco per volta un approccio più duttile e più culturale, almeno a parole o come tentativo di andare in quella direzione. Noi comunque, proprio nella consapevolezza che proponendo soluzioni, facendo proposte che non sono accettate, lo sappiamo, Assessore, però sappiamo che ogni proposta è come un?

(interruzione dell’Assessore Vicquéry, fuori microfono)

? direi forse di più, è un elemento di apporto alla discussione. Questo non è uno stagno, questo è un magma in ebollizione, in cui è utile ogni elemento che serve per la riflessione. Credo che, ogni volta che si cerca di riflettere sulla situazione, si fa un servizio per tutti.

Président La parole au Président de la Région, Viérin Dino.

Viérin D. (UV) Je constate moi aussi que nous faisons des pas en avant et je m’en réjouis, ce sont de petits pas, mais au moins aujourd’hui nous pouvons affirmer que nous demandons les mêmes choses, à savoir tous ceux qui exercent leurs fonctions dans le secteur de la fonction publique au Val d’Aoste doivent nécessairement connaître la langue française. Je m’en réjouis parce que c’est une affirmation que nous partageons pour toutes les raisons que Mme Squarzino a elle-même soulignées, pour le respect de l’identité de cette communauté et des principes qui régissent son fonctionnement.

Mais nous disons - et je pense que nous pouvons là aussi trouver des points communs - que nous devons également fournir les instruments et les moyens pour que tout le monde puisse connaître cette langue et parfaire sa connaissance nous l’avons fait lors de la réforme des examens d’Etat et vu que, comme nous avons affirmé à l’époque, le moment de la formation scolaire est le moment privilégié pour que cette connaissance soit acquise et divulgué au maximum, nous avons certifié cette connaissance et cette compétence non seulement pour la réussite scolaire, mais aussi pour l’insertion dans le domaine du travail.

Mais ce qui nous différencie - je veux encore souligner cette différence - c’est qu’on ne peut, en considérant le Statut, remettre le tout à un choix volontaire et donc pas de certification, pas de vérification préalable de cette connaissance et de cette compétence, mais simplement l’affirmation d’un principe qui, compte tenu du statut juridique qui réglemente le recrutement dans la fonction publique, représente simplement une affirmation de principe.

Dès que l'on a réussi son concours et l'on est affecté à un poste de titulaire, l'on titulaire, un point c’est tout. Alors si l'on ne connaît pas, comme vous l'avez affirmé, si l'on n'a aucune compétence en matière de langue française et si par ailleurs l'on est tenu à l’avoir dès que l'on est titulaire, tout dépend de la bonne volonté: si l'on veut, l'on participe aux activités de formation, l'on apprend ou non, mais cela dépend en tout cas de la bonne volonté de chacun.

C’est la raison pour laquelle nous ne pouvons partager cette proposition, mais c’est aussi la raison qui nous amène à progresser dans la direction que nous avons tracée, parce que nous pensons que c'est la bonne direction, que c'est l’unique choix qui peut assurer l’unité de cette communauté sous ses différentes facettes.

PrésidentJe soumets au vote l’amendement n° 6 du Groupe Valle d’Aosta per l’Ulivo:

Conseillers présents: 31

Votants: 23

Pour: 3

Contre: 20

Abstentions: 8 (Comé, Frassy, La Torre, Marguerettaz, Martin, Piccolo, Tibaldi, Viérin M.)

Le Conseil n’approuve pas.

Je donne lecture de l’amendement n° 7 du Groupe Valle d’Aosta per l’Ulivo:

Emendamento n. 7 I commi 4, 5, 6, 7, 8, 9, 10 e 11 dell'articolo 11 sono soppressi.

Conseillère Squarzino, à notre modeste point de vue l’amendement n° 7 qui serait étroitement lié aux précédents devrait être considéré échu. Est-ce que vous partagez cet avis?

La parole à la Conseillère Squarzino Secondina.

Squarzino (PVA-cU) Ce n’est pas nécessaire de le voter parce qu’il n’a plus d’importance. Però questo emendamento aveva una logica all’interno della modifica di tutto l’articolo 42 della legge n. 5/2000. Ripeto l’articolo 11 di questo disegno di legge fa fare un piccolo passo avanti rispetto all’articolo 42 della legge n. 5/2000. Ma non ancora sufficiente, a nostro avviso.

Vorrei ricordare che stiamo parlando di persone che vengono da fuori Valle. Posso capire che la soluzione che proponiamo non sia accettabile o non vada bene, può darsi; non dico che questa sia l’unica soluzione: è una soluzione, è un'ipotesi di lavoro, magari ce ne sono altre, molte altre, saremo contenti di conoscerle, se qualcuno le ha individuate.

Fra l’altro aspettavamo quelle della Stella alpina, ho visto sul giornale pubblicato l’emendamento, pensavo di vederlo presentare in aula; invece non c’è; comunque ci saranno altre ipotesi, sicuramente. L’ipotesi che voi proponete ha ancora una serie di elementi ambigui. Io credo che si debba fare ancora un passo avanti e chiedersi se serve effettivamente la conoscenza del francese: serve alla nostra comunità mettere delle barriere e dei vincoli così contraignants? È utile a chi, a che cosa? È un problema che pongo seriamente.

Voi dite che non va bene la nostra ipotesi? Può darsi. La vostra ipotesi, secondo noi, non va neanche bene. Non è così soddisfacente neanche per la vostra maggioranza e neanche per voi, quando vi mettete di fronte ai problemi reali. È un avvicinamento, verso posizioni più aperte.

Io credo che su questo bisogna ancora cercare soluzioni, con pazienza, fare proposte, riprovare, ma chiedersi effettivamente, e questo lo chiedo al Presidente, lo chiedo a questa maggioranza, se è proprio utile che noi, di fronte alla situazione di carenza del personale in ambito sanitario, mettiamo questi sbarramenti.

Forse ha ragione l’Assessore quando nel piano prevede una collaborazione stretta con il Canavese: forse questa è la soluzione migliore, perché utilizziamo personale assunto fuori valle, per il quale il problema del francese non si pone assolutamente. Un’altra soluzione può essere quella di aumentare il numero delle persone esperte convenzionate: al consulente non si chiede se sa oppure non sa il francese.

Forse vanno individuate altre strade e ce lo diciamo; oppure sono strade che non possono essere esplicitate? È questo che io non accetto, cioè mi sembra ipocrita da parte vostra cercare degli escamotages, mentre mi sembra che la nostra soluzione sia la più lineare.

Ripeto, può darsi che non lo sia, non sono qui ad ergermi paladina di un'idea che noi abbiamo, ma è una proposta e io vi chiedo di continuare a riflettere.

Président L’amendement n° 7 est retiré.

La parole au Conseiller Marguerettaz sur l’article 11.

Marguerettaz (SA) Sull’articolo 11 del disegno di legge ormai è noto che la Stella alpina ha una posizione diversa rispetto a ciò che siamo chiamati a votare.

Diciamo subito che apprezziamo il fatto che si estenda per i Valdostani diplomatisi con il nuovo esame di Stato l’opportunità di non dover più sostenere la prova di conoscenza della lingua francese anche nel settore sanitario così come rileviamo lo sforzo per permettere a coloro che non sono in possesso di tale certificazione di accedere alle selezioni per gli incarichi a tempo determinato.

Tuttavia, per quanto ci riguarda, riteniamo che sulla questione della conoscenza linguistica in un settore particolare qual è quello del servizio sanitario avremmo dovuto fare una riflessione più approfondita, una riflessione che da parte nostra abbiamo cercato di svolgere mettendo da parte ideologie preconcette. Non sappiamo, a differenza di qualche collega che sembra avere certezze in un senso o nell’altro, se la prova di francese sia o meno una causa delle difficoltà di reperimento di personale medico, di sicuro però lo sbarramento costituito dall’accertamento linguistico non favorisce questa cosa.

Ci viene detto che nell’ultimo anno e mezzo di tutti i medici che hanno partecipato ai concorsi presso la nostra USL, uno solo non ha superato la prova di francese. Questo apre una piccola parentesi riflessiva perché da questo dato si dedurrebbe che nelle prove di francese per quanto riguarda il comparto sanitario le difficoltà sono minime rispetto ad altri settori, se così fosse la riflessione sulla differenziazione delle prove diverrebbe un problema relativo.

Credo però che parallelamente a questo dato, che comunque è evidente, dovrebbe esserne fornito un altro che senza commento lascio alla riflessione del Consiglio. Nello stesso ultimo anno e mezzo ai concorsi banditi dall’USL di Aosta hanno partecipato 17 medici, a quelli banditi dalla vicina USL di Ivrea hanno partecipato 57 medici, circa 3 volte tanto.

Certo il compito di regolamentare questa materia è arduo, si tratta infatti di coniugare due necessità: da una parte interpretare quella che a nostro avviso è una diffusa aspettativa popolare e cioè che l’esame di francese non rimanga uno sbarramento tale da impedire ad un buon medico di operare per la salute dei Valdostani, dall’altra quella di rispettare il ruolo che la lingua francese ha statutariamente in Valle d’Aosta.

La proposta da noi elaborata e che credo sia a conoscenza di tutti, perché è stata presentata dai giornali cercava di rispondere a queste due necessità e dunque in sintesi: sì all’obbligo di sostenere la prova di accertamento, no allo sbarramento di tale prova, sì al riconoscimento della competenza linguistica attraverso un punteggio aggiuntivo, in modo da premiare tra l’altro tutti quei Valdostani diplomatisi in Valle prima del 1999 e che verosimilmente saranno quelli che sosterranno i concorsi dei prossimi 4, 5, 6 anni, infine obbligo per i vincitori di concorso che non avessero padronanza della lingua francese di frequentare un corso di formazione linguistica prima dell’assunzione.

Ritenevamo e riteniamo questa una proposta percorribile e condivisibile, ma abbiamo preso atto, confrontandoci con le altre forze di maggioranza, che vi erano perplessità sulla sua percorribilità e dubbi sulla sua sostanza. Certo, si sarebbe trattato di imboccare una strada innovativa e, come spesso accade, lasciare la strada vecchia per la nuova genera qualche timore e qualche reticenza.

Come accennavo la Stella alpina è forza di maggioranza e responsabilmente ha cercato un confronto con quelle forze politiche che hanno sottoscritto un comune programma di governo, il cui contenuto - vogliamo ricordarlo - non definiva le modalità di svolgimento dell’esame di francese.

Ecco il motivo per cui la Stella alpina non presenta in aula gli emendamenti; è una forza di maggioranza che ha creato un confronto con i partner di governo e ha preso atto che la sua proposta era minoritaria e che quindi sarebbe pleonastica se fosse presentata in questo Consiglio.

Questo confronto, come ho detto, non ha portato ad una conclusione positiva e per ciò la Stella alpina si asterrà su questo articolo di legge. Vorrei fare, se mi permettete, due considerazioni finali:

- la prima: prendiamo atto con soddisfazione della disponibilità del Presidente della Giunta a non chiudere con la votazione di questo articolo l’argomentazione della conoscenza della lingua francese per quanto riguarda il comparto sanitario, quindi siamo soddisfatti di questa sua disponibilità;

- la seconda riguarda il Capogruppo dei Democratici di Sinistra che ha affermato nel corso del suo intervento che il problema posto dalla Stella alpina è praticamente inesistente ai fini pratici, ma nel contempo auspica un proseguimento del confronto su questo tema.

Permettetemi la battuta: non vorrei perdere, né far perdere del tempo perché o il problema esiste e ci si continua a confrontare, ma se il problema è inesistente, continuare il confronto è una perdita di tempo.

Quindi vorrei assicurare che non solo siamo disponibili a continuare l’approfondimento, ma auspichiamo di conoscere quanto prima cosa propongono i Democratici di Sinistra, non avendolo afferrato dalle parole del collega Fiou, in modo da poterci confrontare a livello di maggioranza su idee concrete.

Président La parole au Conseiller Frassy.

Frassy (FI)Cercherò di finire il ragionamento che avevo iniziato ad illustrazione del nostro emendamento e cercherò anche di evidenziare le differenze della nostra visione, Presidente Viérin, rispetto a quelle che sono le impostazioni che la vostra visione politica determina.

Abbiamo già detto in diverse occasioni, noi abbiamo il rispetto delle culture, delle identità, ma non abbiamo il dogma della cultura, non riteniamo che ci sia, ci possa e ci debba essere una cultura dominante, una lingua dominante. Questa, in sostanza, Presidente, è la differenza che in questo momento divide Union Valdôtaine e Forza Italia sul problema del francese.

Ma non è un problema di poco conto perché sul problema sanitario, Presidente Viérin, non si può giocare su concetti labili come possono essere i concetti culturali; sul problema della sanità o la sanità c’è o non c’è o funziona o non funziona. Se abbiamo le scuole che non hanno copertura per gli insegnanti in ruolo, c’è il supplente, c’è il precario, c’è la vacanza prolungata, non muore nessuno.

Quando le sale operatorie non funzionano, quando la sanità non ha i propri mezzi per essere operativa, possono morire le persone, Presidente. Non è demagogia, è la realtà. È questo che non riusciamo a capire come non facciate a rendervi conto che la sanità deve avere delle valutazioni diverse su questi aspetti.

Scrive l’Assessore Vicquéry: "? Dobbiamo acquisire delle professionalità, dobbiamo portare delle professionalità all’interno della sanità valdostana?". È vero. Ma quali sono i limiti della sanità valdostana, Assessore Vicquéry? Lo sappiamo. Siamo quella che una volta veniva definita provincia dell’impero, non abbiamo quell’attrazione che hanno tante altre strutture sanitarie perché non abbiamo strutture sanitarie che competono fra di loro, non abbiamo gli ambienti universitari.

I medici che vengono in Valle d’Aosta soffrono l’isolamento professionale per quel che riguarda l’aggiornamento, per quel che riguarda il confronto; soffrono anche dal punto di vista della carriera: chi entra all’Ospedale di Aosta sa che non ha molte possibilità di arrivare a fare il primario, ce l’avrà uno sui tanti che entrano in ogni reparto.

Allora dobbiamo creare degli incentivi per attrarre queste professionalità, Assessore Vicquéry, invece creiamo dei disincentivi perché, oltre al dato dell’effetto che produce la prova di sbarramento di francese, dovremmo avere il dato dei concorsi andati deserti. È evidente che un medico, a fronte di un concorso che gli implica comunque un doppio sforzo e che non gli dà quelle soddisfazioni professionali che normalmente sono ricercate da chi fa la propria professione con passione, fa altre scelte: l’USL del Canavese o altre USL del vicino Piemonte.

Poi non so quali siano i dati sui quali ha ragionato la Stella alpina, ma sicuramente non sono quelli del collega Marguerettaz perché dopo la legge n. 5/2000 su due candidati partecipanti alla specializzazione di medico di medicina nucleare, uno non ha passato il francese, successivamente su tre posti di operatore professionale collaboratore tecnico?

(interruzione del Consigliere Marguerettaz, fuori microfono)

? no, ma tre posti? un candidato che è stato bocciato. Ora ti do gli altri medici: Chirurgia vascolare, tre posti, cinque partecipanti, due non hanno superato il francese, è vero, abbiamo fatto en plein perché tre comunque siamo riusciti a coprirli, ma due non hanno superato il francese perciò non possiamo dire che il problema del francese è stato risolto dall’articolo 42. Perché se dicessimo questo, non saremmo qui oggi a discutere sull’articolo 42.

L’identità, Presidente Viérin. Siamo i primi a rispettare le identità nostre, vostre, dei nostri avi, dei vostri avi, ma l’identità non può essere la cristallizzazione nel presente di un passato più o meno glorioso perché con questo ragionamento prevarrebbe la filosofia dei no: del no all’autostrada, del no all'informatizzazione, del no, del no, del no.

Perciò bisogna anche avere la capacità di adeguare e aggiornare la propria identità alle situazioni contemporanee nelle quali siamo costretti a confrontarci.

La Stella alpina penso che sia "il fenomeno" di questo Consiglio regionale. La Stella alpina penso che abbia veramente dato dimostrazione di come nel terzo millennio si possa far finta di fare politica parlando con i giornalisti. C’è una nota trasmissione televisiva, che titola "Chi l’ha visto?"?

(interruzione del Consigliere Marguerettaz, fuori microfono)

? penso che il vostro progetto di legge o il vostro progetto di emendamento possa essere oggetto di questa trasmissione nelle puntate che andranno in onda a settembre. Ma chi l’ha visto? Ma chi l’ha detto? Scusate, Martin, non c’è forse Martin, ma lo riconoscete Martin? Marguerettaz lo riconoscete? Bene, la Stella alpina propone alcuni emendamenti?

(interruzione del Consigliere Marguerettaz, fuori microfono)

? no, leggo, leggo, allora voi dite che avete fatto il confronto interno, per carità, ognuno sceglie il metro politico che ritiene più opportuno, ma se fate il confronto interno, non esternate delle proposte che non esistono perché noi dobbiamo a questo punto alzarci e dirvi: "Colleghi consiglieri, le vostre proposte le abbiamo lette sulla stampa per sommi capi, ma non le abbiamo viste perché non ci sono al di là delle intenzioni di una parte della Stella alpina, il gruppo Autonomista, che è una componente forse quella più illuminata".

Ma gli esponenti autorevoli per le posizioni che ricoprono: Piccolo, Presidente della I Commissione e Lavoyer, Assessore, che sono i due esponenti di traino della Stella alpina, hanno dimostrato sul nostro emendamento di votare in una certa maniera, di votare compatti con la maggioranza e di dissociarsi da quella che era nata come una proposta della Stella alpina.

Siamo curiosi, Piccolo e Lavoyer di vedere se il gruppo della Stella alpina troverà una sua unità sull’articolo 11. Questo però, e qui chiudo, il francese, che è un problema, non lo si può affrontare con degli spot, caro Marguerettaz, di tipo preelettorale, le elezioni politiche sono finite e per quanto riguarda le elezioni regionali penso che ci sia ancora tempo per organizzare meglio gli spot.

Président La parole au Conseiller Fiou.

Fiou (GV-DS-PSE)Visto che sono stato tirato in ballo, solo per due precisazioni.

Caro Marguerettaz, non ho mai detto che il problema della verifica del francese non esiste forse ieri sera eravamo tutti un po' stanchi, mi sarò espresso male. Ho detto che questo problema da parte della Stella alpina viene posto in un momento e in un contesto dove gli effetti pratici sono limitati, la cosa è diversa.

Abbiamo esposto le nostre posizioni, e ritengo con estrema chiarezza, al momento della famosa discussione dell’articolo 42, non mi sembra il caso che oggi io ripeta di nuovo tutta quanta l'impostazione.

Ricordo che allora il confronto era ben diverso perché la sanità era in una situazione rispetto alla verifica del francese di retroguardia rispetto agli altri settori del pubblico impiego.

Grazie anche alla nostra azione abbiamo fatto dei passi avanti. È per questo che qualche volta sollevo la questione del metodo; e qui ancora una piccola sottolineatura: non è che sono così convinto del metodo con cui la Stella alpina ha affrontato il problema; il metodo del muro contro muro qualche volta porta meno effetti che non lavorare in termini molto più coerenti dando anche al significato maggioranza un valore pari a quello, io direi, che ha la militanza nel partito. Io ritengo di militare in una maggioranza come milito in un partito anche se sono livelli diversi.

Metto solo in evidenza un aspetto di quelle proposte che avevamo fatto. Ci preoccupavamo allora di mettere il diritto al posto di lavoro sullo stesso piano del diritto all’uso della propria lingua, o della lingua che uno sceglie che sia la propria.

Questo problema non va risolto in termini settoriali, qui c’è veramente area di confronto su cui ci possiamo misurare e su cui credo troveremo molte posizioni comuni, però ritengo che sia un problema che, proprio perché è sui principi, abbia bisogno di una generalizzazione.

Ieri ho solo tirato in ballo il riconoscimento dei titoli della scuola media superiore ante riforma dell’esame; questa è una questione da risolvere visto che la Regione promuove il francese per tredici anni all’interno di una scuola e poi perché l’esame non è stato fatto in un certo modo non lo riconosce? Ritengo questa una scelta parecchio discutibile.

Ma al di là di questo aspetto specifico credo che ciò che si sta attuando per la sanità, almeno in termini di principio, deve essere coerente con quanto previsto per tutti gli altri settori.

PrésidentLa parole au Conseiller Curtaz.

Curtaz (PVA-cU) Voglio approfittare del tono del dibattito degli ultimi interventi per fare alcune sottolineature di carattere politico perché mi sembra che la posizione della Stella alpina, per quanto di molto ammorbidita rispetto alle dichiarazioni rese alla stampa, ma mai rese nei luoghi istituzionali abbia una qualche coloritura politica.

Credo che questo modo di fare dichiarazioni alla stampa anziché nei luoghi istituzionali sia ovviamente legittimo, ma sia anche politicamente deplorevole perché fa parte di una moda del momento.

Mi fa specie che poi, mi consenta il collega Frassy, che sia un esponente di Forza Italia a deplorare questo metodo quando il maestro massimo?

(interruzione del Consigliere Frassy, fuori microfono)

? di questo metodo, cioè del tam tam mediatico che sostituisce la verità, la concretezza dell’agire, è proprio il capo supremo di Forza Italia.

Ma comunque va rilevato come nell'occasione il comportamento della Stella alpina, legittimo, ma strumentale rispetto all'esigenza di apparire verso l’opinione pubblica come i difensori di una certa linea sul francese nella sanità, non abbia poi ancora una volta conseguito un comportamento a mio giudizio coerente e concreto.

Questo lo dico perché altri gruppi politici su questo tema hanno tenuto da anni una posizione coerente e peraltro non ho visto in questi giorni traccia sui più importanti organi di informazione della Regione delle nostre posizioni, mentre la novità, che novità non era perché abbiamo visto che gli emendamenti che erano addirittura pubblicati sui giornali non sono stati neppure portati all’attenzione del Consiglio, ha ottenuto un grosso impatto mediatico. Tanto tuonò che non piovve.

E perché non piovve? Perché non poté piovere? Qui rischio di ripetermi perché ho già rilevato ieri come ci sia questa corsa al compiacimento delle due forze politiche che con l’Union compongono la maggioranza.

Sui provvedimenti importanti c'è una sorta di gran premio in cui c’è il Presidente Viérin nei panni di Jean Todt, ci sono gli amici Democratici di Sinistra che sono gli Schumacher perché loro quanto a compiacere sono sempre primi e la Stella alpina mi somiglia a Barrichello che è la seconda guida in quanto a fedeltà, però vorrebbe ogni tanto battere Schumacher, scalpita, ritiene di essere trattato non nello stesso modo dal team, poi basta un contatto con Jean Todt e subito si rientra ai box, si fa il cambio gomme e si prendono gomme più lente per arrivare secondi al traguardo.

Questa è la storia. Ci avete provato con il Difensore civico, vi è andata male; ci avete provato con il francese nel piano sanitario, vi è andata così così.

Apparentemente ai Democratici di Sinistra va sempre bene, io non so se poi riusciranno a convincere i loro elettori che questa sia la posizione adeguata per una forza di Sinistra che si richiama a certi valori e che non dovrebbe essere così subordinata ai diktat dell’Union valdôtaine.

Président Je soumets au vote l’article 11:

Conseillers présents: 34

Votants: 27

Pour: 22

Contre: 5

Abstentions: 7 (Comé, Lanièce, La Torre, Marguerettaz, Martin, Piccolo, Viérin M.)

Le Conseil approuve.

Je soumets au vote l’article 12:

Conseillers présents et votants: 34

Pour: 29

Contre: 5

Le Conseil approuve.

Je soumets au vote l’article 13:

Conseillers présents: 33

Votants: 31

Pour: 28

Contre: 3

Abstentions: 2 (Frassy, Tibaldi)

Le Conseil approuve.

Je soumets au vote l’article 14:

Conseillers présents: 32

Votants: 31

Pour: 26

Contre: 5

Abstentions: 1 (Lavoyer)

Le Conseil approuve.

Au sujet de l’annexe nous avons 17 amendements élaborés par la Vème Commission et 4 amendements élaborés par la IIème Commission.

Etant donné leur nature homogène et l’identité de l’argument, je propose que l’on procède à une votation conjointe de ces mêmes amendements. Je donne lecture des amendements élaborés par la Vème Commission:

Emendamento n. 1 A pagina n. 5 dell'Allegato si aggiunge il seguente punto 8:

"8. Riqualificare e razionalizzare lo stato sociale regionale, con particolare attenzione alla rete dei servizi sociosanitari e dei servizi alla persona, nell'ottica di una tutela dei soggetti meno protetti, come previsto dal "Patto per lo sviluppo della Valle d'Aosta"."

Emendamento n. 2 A pagina n. 33 dell'Allegato, il punto 7 è sostituito dal seguente:

"7. La creazione di solidarietà

- In una società solidale la responsabilità sociale non deve essere lasciata solo alle persone competenti, ma deve diventare un interesse di ogni cittadino o cittadina.

Si tratta di promuovere e sviluppare solidarietà e non semplicemente di organizzare l'assistenza. La disponibilità dei singoli cittadini di prendere in considerazione i desideri degli altri, senza limitarsi ad imporre direttamente i propri interessi, fa parte di un "capitale sociale" che deve essere organizzato per contribuire in modo più efficace a migliorare la qualità dei servizi. In tale ambito un ruolo determinante è assunto dal Centro di Servizio per il Volontariato della Valle d'Aosta per il sostegno progettuale che fornisce alle organizzazioni di volontariato ed agli enti locali per iniziative di rilevante impatto sociale."

Emendamento n. 3 A pagina n. 35 dell'Allegato, al terzo capoverso la locuzione:

"- La flessibilità dell'impiego delle risorse umane tenendo conto dei ruoli previsti e riconosciuti dalla contrattazione;", riportata in testa all'elencazione è collocata in calce all'elencazione stessa.

Emendamento n. 4 A pagina n. 48 dell'Allegato, alla trentaduesima riga l'espressione "La Thuile" è sostituita dall'espressione "un comune da individuare nell'Alta Valle".

Emendamento n. 5 A pagina n. 50 dell'Allegato, dopo l'ottava riga è aggiunto il seguente periodo:

"In tale ambito la Regione incentiva e promuove la partecipazione delle organizzazioni di volontariato, con il sostegno del Centro di Servizio per il Volontariato della Valle d'Aosta, alla predisposizione dei piani di zona."

Emendamento n. 6 A pagina n. 98 dell'Allegato, al secondo punto del paragrafo "Azioni" le parole "di Saint-Vincent" sono soppresse.

Emendamento n. 7 A pagina n. 124 dell'Allegato, al punto n. 7 la prima riga è sostituita dalla seguente:

"Predisposizione, nel rispetto della normativa a tutela della riservatezza dei dati personali, di una rete regionale di gestione della diagnostica per immagini."

Emendamento n. 8 A pagina n. 124 dell'Allegato, al punto n. 7 la ventunesima riga è sostituita dalla seguente:

"Messa in rete delle attività di refertazione delle immagini diagnostiche;".

Emendamento n. 9 A pagina n. 154 dell'Allegato, il primo capoverso è così sostituito:

"Nei prospetti seguenti vengono riportati i dati riferiti allo stato attuale delle strutture sanitarie, socio-sanitarie, socio-assistenziali e socio-educative necessarie al raggiungimento degli obiettivi di salute e di assistenza sociale fissati dal presente piano e che costituiscono il riferimento di massima riguardo alla tipologia delle strutture da autorizzare ai sensi dell'articolo 38 della legge regionale n. 5/2000, nonché i criteri per la definizione dei fabbisogni strutturali e la determinazione degli stessi. È indicato, altresì, il numero che rappresenta il fabbisogno strutturale pubblico da assicurare nel periodo di validità del Piano, con la precisazione che tale obiettivo può essere raggiunto sia attraverso l'impegno diretto della struttura pubblica che attraverso la stipulazione di accordi con altre strutture pubbliche o di accordi con soggetti privati."

Emendamento n. 10 A pagina n. 155 dell'Allegato, alla ventisettesima riga l'espressione "lo stabilimento termale di Saint-Vincent" è sostituita dall'espressione "gli stabilimenti termali".

Emendamento n. 11 A pagina n. 156 dell'Allegato, nel paragrafo "Poliambulatori specialistici" tutta la parte successiva alla prima tabella è così sostituita:

"È bene sottolineare che il numero di strutture presenti nel distretto 2 è giustificato, oltre che dalla popolazione residente nello stesso, dal fatto che una parte della popolazione restante, per motivi legati soprattutto alla concentrazione delle attività lavorative e dei servizi (uffici e servizi pubblici, attività industriali) gravita sul Comune di Aosta anche per quanto riguarda la richiesta di prestazioni sanitarie. In base alla logica di determinazione del fabbisogno, si ritiene che il numero di poliambulatori sul territorio debba essere proporzionato al numero di potenziali utenti e che, pertanto, stimando congrua la presenza di una struttura poliambulatoriale ogni 15.000 abitanti, l'attuale situazione, fatto salvo l'ampliamento del poliambulatorio di Via G. Rey ad Aosta, possa essere ritenuta soddisfacente."

Emendamento n. 12 A pagina n. 157 dell'Allegato, nel paragrafo "Ambulatori di fisioterapia e riabilitazione" la prima frase è sostituita dalla seguente:

"Se si esclude l'attività prestata nei poliambulatori, allo stato attuale la dotazione di ambulatori di fisioterapia e riabilitazione è la seguente:".

Emendamento n. 13 A pagina n. 158 dell'Allegato, nella prima tabella, l'ultima colonna è così sostituita:

"Distretto n. 4

Strutture attuali 1

Nuove strutture –

Totale strutture 1".

Emendamento n. 14 A pagina n. 159 dell'Allegato, alla quarta riga dopo la tabella il periodo "tali interventi saranno tutti attuati attraverso l'Azienda USL, con strutture pubbliche e/o con l'apporto del privato sociale che opererà con rapporti a convenzione" è soppresso.

Emendamento n. 15 A pagina n. 161 dell'Allegato, alla terzultima riga sostituire due volte la cifra "927" con la cifra "936".

Emendamento n. 16 -A pagina n. 162 dell'Allegato, alla prima e terza riga sostituire la cifra "927" con la cifra "936".

- Sostituire la seconda tabella introdotta dalla frase "Il fabbisogno di posti letto per distretto e per tipologia è risultato il seguente:" con la seguente:

Distretto

1

%

Distretto

2

%

Distretto

3

%

Distretto

4

%

MC

CRpr

MC

CRpr

MC

CRpr

MC

CRpr

101

65

4,6

417

15

3,8

67

50

3,9

151

70

5,1

MC = Microcomunità e Case di riposo convenzionate

CRpr = Case di riposo private

% = percentuale di posti letto sulla popolazione del Distretto

- Sostituire la terza tabella introdotta dalla frase "In sintesi il totale dei posti letto per tipo di struttura è il seguente:" con la seguente:

Microcomunità

e case di riposo convenzionate

Case di riposo

private

Totale

Totali

736

200

936

Emendamento n. 17 A pagina n. 163 dell'Allegato, sostituire la prima tabella introdotta dalla frase "Nel triennio di validità del presente Piano, la copertura pubblica del fabbisogno ipotizzata è la seguente:" con la seguente:

Distretto 1

Distretto 2

Distretto 3

Distretto 4

Totale

Microcomunità e case di riposo convenzionate

101

417

67

151

736

Je rappelle que l’amendement n° 9 que nous sommes en train de voter contient une erreur à la dernière ligne, là où l’on parle de "strutture pubbliche o di accordi con soggetti privati", l’Assesseur nous prie de remplacer le mot "accordi" par le mot "contratti".

L’Assesseur a déposé une rectification écrite, c’est moi qui en donne lecture avec retard et je m’en excuse avec les collègues. Etant donné qu’il s’agit d’une question de moindre importance, je me permets de vous demander de bien vouloir accepter cette rectification.

Je soumets au vote les amendements de la Vème Commission:

Conseillers présents: 31

Votants: 29

Pour: 26

Contre: 3

Abstentions: 2 (Frassy, Tibaldi)

Le Conseil approuve.

Je donne lecture des amendements de la IIème Commission:

Emendamento n. 1 A pagina n. 99 dell'Allegato, al paragrafo "Urgenza territoriale", alla voce "Obiettivi" ai due obiettivi già presenti viene anteposto il seguente:

"Valorizzare i centri traumatologici attribuendo ad essi, oltre all'attuale ruolo di supporto sanitario alle stazioni sciistiche, il ruolo di effettive strutture di rete sanitaria, finalizzate a decentrare e decongestionare, con appropriata azione di filtro, prestazioni specialistiche oggi erogate impropriamente dalla struttura ospedaliera;".

Emendamento n. 2 A pagina n. 100 dell'Allegato, il paragrafo "Tutela sanitaria delle attività sportive" è sostituito dal seguente:

"Tutela sanitaria delle attività sportive – L'elevata attività sportiva presente in Valle d'Aosta, dimostrata dai dati forniti dal CONI relativi ai circa 6.000 sportivi - di cui circa 2.850 minori - sottoposti a visita per l'idoneità agonistica tra il giugno 2000 e il giugno 2001, ha determinato la necessità di una tutela sanitaria e di un controllo regolamentato da disposizioni regionali. Allo stato attuale sono state emanate disposizioni per la standardizzazione delle certificazioni di idoneità alla pratica sportiva e sono state individuate strutture accreditate operanti ad Aosta e in Bassa Valle per svolgere tale attività in convenzione con l'Azienda USL. È stato inoltre adottato il libretto dello sportivo ed è stata istituita l'anagrafe dei medici sportivi.

Considerato il numero dei tesserati per le federazioni nazionali che praticano prevalentemente attività agonistica (17.500 circa in tutta la regione), pur sottraendo almeno 1.500 dirigenti e tecnici, è possibile presumere che siano ancora numerosi gli atleti che non si sottopongono alla visita di idoneità sportiva agonistica, la cui funzione di medicina preventiva è considerata molto importante.

Obiettivi

Ampliare la fascia di tutela anche agli anziani ultra sessantacinquenni e ai soggetti disabili che praticano attività agonistica;

Affrontare il problema della tutela dei minori che praticano attività sportiva non agonistica al di fuori dell'ambito scolastico;

Predisporre i necessari sistemi di sorveglianza per la tutela della pratica sportiva inclusi i controlli anti dopping;

Sensibilizzare le società e le strutture sportive all'utilità della visita preliminare all'attività sportiva.

Azioni

Campagne di informazione sui criteri di una corretta pratica sportiva anche in relazione allo stato di salute e ai rischi in presenza di determinate patologie.".

Emendamento n. 3 A pagina n. 168 dell'Allegato, al paragrafo "Aggiornamento dei fabbisogni", alla nona riga la parola "criteri" è sostituita con la parola "elementi".

Emendamento n. 4 A pagina n. 168 dell'Allegato, al paragrafo "Aggiornamento dei fabbisogni", l'ultimo punto dell'elencazione è sostituito dal seguente:

"- valutazione costi-benefici dei servizi resi o previsti, tenendo conto, a parità di qualità dei servizi stessi, della migliore efficienza gestionale, della flessibilità organizzativa e della prevedibilità dei costi tra pubblico e privato;"

- A pagina n. 168 dell'Allegato, al paragrafo "Aggiornamento dei fabbisogni", dopo l'ultimo punto dell'elencazione è aggiunto il seguente:

"- nuovi standard, protocolli e linee guida approvati dagli organi preposti a livello nazionale ed internazionale.".

Je soumets au vote les amendements de la IIème Commission:

Conseillers présents: 31

Votants: 29

Pour: 26

Contre: 3

Abstentions: 2 (Frassy, Tibaldi)

Le Conseil approuve.

Je soumets au vote l’annexe dans son ensemble:

Conseillers présents et votants: 32

Pour: 27

Contre: 5

Le Conseil approuve.

La parole à la Conseillère Squarzino Secondina pour déclaration de vote sur le projet de loi n° 124 dans son ensemble.

Squarzino (PVA-cU) Due parole solo di battute finale. Assessore, questo è un piano in cui sono state dette cose di tutti i colori, lo abbiamo capito dal suo intervento: a nostro avviso prevale il colore rosso, quello della fiducia, però lei non può chiedere a chi non lo ha votato, a chi non fa parte della maggioranza di esprimerle fiducia. Fra l’altro è molto strano che lei proponga come strumento di decisione la promessa e, proprio nel momento in cui si definiscono con la norma gli ambiti di decisione.

È come se lei ci dicesse: "In questo spazio decisionale – descritto dal piano - ci sono molte promesse, che durano almeno dieci anni". Chissà quante persone si avvicenderanno a realizzare questo piano.

Lei non può garantire questo piano per dieci anni, quindi lei sa benissimo, che quando dice: "Io prometto di fare questo, fidatevi di me", sta mentendo perché sa che non può realizzare le promesse che afferma di voler mantenere?

(interruzione dell’Assessore Vicquéry, fuori microfono)

? è la realtà, Assessore, se lei mi dice che sarà Assessore o Presidente della Giunta ancora per dieci anni, allora può dire: "Io sicuramente sono qui e fra dieci anni vi renderò conto di tutto quello che ho detto e realizzato".

Lei invece non può. Mi dispiace che di fronte ad un settore così importante come la sanità, di fronte a proposte così interessanti che ci sono nel piano, lei dica: "Fidatevi di me, so io quali realizzare, come realizzare quei principi, come trovare le risorse". Credo che su queste basi non è possibile assolutamente esprimere la fiducia a questo piano.

Abbiamo sentito e letto valutazioni e prese di posizioni anche qui di tutti i colori. La Stella alpina ha fatto una dichiarazione di fuoco in cui diceva che avrebbe introdotto elementi di novità assoluta, che di fronte a certe posizioni loro non ci stavano e poi non ha portato neanche a conoscenza dei colleghi le proprie proposte rese pubbliche sugli organi di informazione.

I Democratici di Sinistra avevano sollevato più volte dubbi sul ruolo di secondo piano assegnato al Consiglio, nel senso che non c’erano momenti e spazi in cui il Consiglio indicasse le priorità.

Quando in commissione si era detto di provare individuare alcune procedure, il consigliere Fiou ci aveva risposto che aveva delle idee, ma prima ne avrebbe parlato in maggioranza e poi semmai le avrebbe portate in Consiglio. Abbiamo aspettato anche queste, non abbiamo visto niente. Questo ci preoccupa assai.

Non abbiamo avuto nessuna certezza per quanto riguarda le risorse economiche che è la cosa più importante. Tutto è demandato al bilancio, è deciso dalla Giunta e, come dicevo stamani, è impensabile che tutta la politica sanitaria sia definita in sede di bilancio. Dovremo dire la stessa cosa per tutta la politica agricola, tutta la politica scolastica, tutta la politica dei trasporti, tutta la politica turistica, tutta la politica industriale ma in questi casi ci sono atti di indirizzo che passano in Consiglio.

Qui la sua affermazione non è coerente con quello che realmente capita. È un'affermazione di principio a cui non corrisponde una realtà. Lei descrive una situazione che non si realizza. Lei sa benissimo che la discussione del bilancio formalmente è il momento delle scelte, formalmente è il momento dell’approvazione delle scelte, ma non è il momento delle scelte. Abbiamo chiesto delle priorità, alcune priorità, non ce ne ha data neanche una.

Allora qui cosa andiamo ad approvare? Andiamo ad approvare un documento definito: "tutto dire e niente fare"; tutte parole, ma in sostanza sulle procedure e sui tempi niente. Sono esterrefatta. Questo piano era così urgente che doveva essere approvato in pochissimo tempo. L’altro piano è stato discusso sei mesi, con distensione; questo in due mesi, tutto assolutamente in pochissimo tempo e non c’è neanche un articolo di urgenza. Allora non è poi così urgente questo piano, se neanche si è pensato ad inserire un articolo di urgenza. Era solo strumentale al fatto che si voleva a tutti i costi concludere in questo periodo, ma non ci sono delle urgenze reali e sostanziali.

Una delle novità che auspicavamo, cioè la ripresa almeno come ipotesi di un nuovo ospedale, di un nuovo modello ospedaliero, non è stata presa in esame e il nuovo ospedale sarebbe proprio l’ospedale modello presentato dall'Architetto Piano. Quello è l’ospedale nuovo che avremmo voluto.

Ricordo che l’Ospedale Humanitas, di Milano è costato solo 400 milioni. Con questa cifra si è riusciti a comperare il terreno, a fare il progetto, a realizzarlo, a comperare tutte le attrezzature. Sono stati sufficienti tre anni per passare dal momento della decisione al momento dell'inaugurazione e i costi di tale nuova struttura sono di gran lunga inferiori ai costi della nostra ristrutturazione.

Qui è facile essere profeti, Assessore, credo che ci vorranno almeno ancora altri venti anni prima che il programma di ristrutturazione e ampliamento dell’Ospedale di Viale Ginevra sia realizzato. Quando sarà finito l’ultimo lavoro, quando sarà inaugurato l’ultimo reparto, quando sarà tagliato l’ultimo nastro, bisognerà ricominciare o di nuovo a rappezzarlo oppure a pensare a un nuovo ospedale. Noi votiamo contro questo piano, contro questa legge.

Il problema dell’Ospedale era uno dei problemi importantissimi per noi tanto che, lo ricordo, nella passata legislatura, pur essendo in maggioranza, pur condividendo molti aspetti del piano, ci siamo astenuti non riconoscendoci nella scelta della ristrutturazione del nostro Ospedale. Non abbiamo avuto paura di astenerci solo su un articolo – come hanno fatto i colleghi della Stella Alpina - ma ci siamo astenuti sull’intero piano perché avevamo portato avanti la battaglia su un punto e, non avendolo ottenuto, abbiamo detto che in quel piano non ci riconoscevamo. Questa volta votiamo contro.

Président La parole au Conseiller Fiou.

Fiou (GV-DS-PSE) Molto brevemente. Devo dire che sono stato favorevolmente impressionato dall’attenzione che l’Assessore ha riservato al mio intervento, contrariamente alla collega Squarzino esprimo ovviamente la fiducia nell’Assessore e quindi apprezzo l’impegno dello stesso nel garantire momenti di coinvolgimento del Consiglio sui livelli di programmazione successivi al piano. Mi pare che sono stati espressi degli impegni in tal senso che apprezzo molto. Prendo atto del chiarimento secondo il quale l’Assessore considera le microcomunità delle RSA al di là del fatto nominale delle stesse, però mi è rimasta l’impressione che il personale che lavora all’interno di quelle strutture non avesse coscienza di questo fatto lamentando il coinvolgimento in attività che non dovrebbe fare, quindi c’è ancora probabilmente qualche problema organizzativo interno.

Sollecito delle attenzioni sul coinvolgimento dell'utenza nel sostenere le spese. Richiamo l'attenzione, nel senso che questo condivisibile decentramento di strutture sanitarie sul territorio, che diventano però momenti misti sociosanitari, non diventi un momento di aumento di costi per l’utenza almeno sulla parte sanitaria.

Concludo apprezzando ancora una volta l’interessamento anche per le segnalazioni di piccolo conto che mi sono permesso di fare sulla ristrutturazione del Poliambulatorio di Donnas, lo dico anche con un sorriso se si vuole, ma apprezzo perché vuol dire che c’è la sensibilità di seguire anche alcune piccole cose che qualche volta possono sfuggire ma che sul funzionamento delle strutture decentrate hanno un rilievo.

Président La parole au Conseiller Frassy.

Frassy (FI) Penso che su questo piano già molto sia stato detto e si tratta a questo punto semplicemente di trarre le conclusioni di quel tanto che è stato oggetto dei ragionamenti e in discussione generale e sull’articolato di legge.

L’ho detto stamattina e lo ripeto in dichiarazione di voto perché mi sembra l’aspetto più significativo, Assessore; questo Piano sociosanitario è definibile come un fuori tema, la legge regionale prevede una previsione triennale e l’Assessore ribadisce e conferma che è andato oltre e che se ne potrà discutere, se ne potrà ragionare per almeno dieci anni di questo piano. Probabilmente l’Assessore pensa che questo ampliamento del piano possa costituire titolo di merito.

Noi riteniamo invece che possa essere l’esatto contrario: le linee guida devono indicare una strada, devono indicare una direzione e il fatto di conseguenza di mettere così tanta carne al fuoco sicuramente non rende un servizio alle certezze e alle priorità che anche nella sanità bisognerebbe a questo punto iniziare a focalizzare.

Un altro aspetto, Assessore, molto negativo di questo piano è che lei non si rende conto, perché ormai è ingranaggio di questo meccanismo, che questo piano alza di un altro livello il castello dell’accentramento della sanità in Valle d’Aosta. Lo dicevo questa mattina, c’è un Assessore, c’è un'unica USL, c’è un unico ospedale; questo fino ad ora.

Tra pochi minuti, quando questo piano passerà con il voto della maggioranza, a questo castello avremo aggiunto il piano delle deleghe che sono state sottratte al Consiglio regionale.

L’articolato del disegno di legge che andiamo a discutere dà delega bianca alla Giunta per fare e disfare in materia di sanità. Il decentramento che voi auspicate dai governi nazionali si blocca a piazza Deffeyes; la sanità è in via de Tillier, è quello il centro in cui si elaborano le linee guida, la programmazione, la gestione, la verifica, l’adeguamento, l’aggiornamento dei piani.

Per fortuna, Assessore, che comunque ci sono delle competenze nazionali che le consentono di dire che o sopra o sotto c’è sempre qualcuno che sbaglia; attenzione, sotto non c’è più nessuno.

Rimanendo invece su uno degli elementi caratterizzanti di questo piano, il decentramento territoriale, lo abbiamo detto, lo abbiamo ribadito, Assessore, lo condividiamo. Il problema è di capire se il decentramento territoriale può trovare gambe con l'impostazione del piano.

Noi siamo scettici. In una Regione dove il 50 percento delle risorse della sanità - ma non sono dati nostri, sono dati che provengono dall’Assessorato - è già impiegato sul territorio perché solo il 41 percento delle risorse riguarda la realtà ospedaliera, in un rapporto di impiego di risorse di questo tipo il problema della territorializzazione della sanità non dovrebbe più esistere, Assessore, la territorializzazione dovrebbe essere cosa fatta e invece ci rendiamo conto, perché in effetti così è, che la territorializzazione deve ancora fare un lungo percorso per poter arrivare non dico a compimento, ma comunque a un livello di soddisfazione.

Esempi: il Country Hospital, lo ha dichiarato l’Assessore stamani, è una bella utopia, è un progetto sperimentale, di conseguenza chiede semplicemente che anche la Giunta, anche l’Assessore possa sognare. Noi vorremmo che i sogni di tanto in tanto, Assessore, si concretizzassero e una licenza dei sogni che costa 320 miliardi è un sogno che inizia ad essere gravoso, perlomeno dal punto di vista finanziario.

I centri traumatologici sono un altro di quegli elementi di incuria con cui noi seguiamo la territorializzazione, funzionano in appalto, in convenzione, ma funzionano cinque mesi, mentre con un organico stabile potrebbero funzionare dodici mesi; gli esami di laboratorio che vengono fatti in Ospedale per il 50-60 percento degli esami stessi riguardano il territorio, cioè riguardano esigenze che provengono dal territorio.

Cosa è stato ipotizzato sul riportare sul territorio perlomeno gli esami di base? Lei, Assessore, che è molto attento a quello che fanno le Giunte della Casa delle Libertà in giro per le Regioni dove governano, dovrebbe sapere che su questo argomento ormai ci sono leggi regionali che delimitano gli ambiti di intervento sull’esame di laboratorio eseguito sul territorio. Le farmacie che già esistono nelle Regioni del Piemonte e della Lombardia possono, in base a delle codifiche ben precise e a garanzia di certi standard di qualità, effettuare tutta una serie di esami, c’è una legge regionale che lo prevede. Non ci sarà mica bisogno di un piano triennale o di dieci anni di studi per arrivare a queste conclusioni?

Non parlo del francese perché ne abbiamo appena parlato e penso che sia ancora vivo il momento in cui abbiamo affrontato la questione del francese che vede una maggioranza confusa, vede i gruppi divisi a seconda delle posizioni che all’interno del gruppo gli stessi consiglieri ricoprono, perciò dimostra di essere una questione aperta e dimostra, Assessore, sono pronto a scommettere con lei, che prima della fine di questa legislatura questa maggioranza tornerà in aula con un altro piccolo provvedimento che, secondo la filosofia del Presidente Viérin, ci farà fare un altro piccolo passo avanti. Il problema è quello dei tempi. In certi settori, e la sanità è uno di quelli, il tempo non è denaro, è di più, è salute, è sopravvivenza.

Allora con queste considerazioni, e qui mi accingo a chiudere questa dichiarazione di voto, mi sembra scontato che non possiamo dare un voto positivo e neppure di astensione su questo piano anche perché dare un voto positivo su questo piano non vuol dire condividere dieci anni di programmazione, ma vuol dire dare una delega in bianco all’Assessore e vuol dire accentrare altro potere e noi ci auguriamo da domani altre responsabilità in capo all’Assessore.

Président La parole au Conseiller La Torre.

La Torre (SA) Signor Assessore, la Stella alpina esprimerà un voto favorevole convinto e senza contraddizioni al Piano sanitario. Lo riteniamo un buon piano e riteniamo che l’Assessore abbia svolto un buon lavoro nonostante che qualcuno abbia voluto definire questo piano ambizioso, ma crediamo che essere ambiziosi nell’ambito della sanità non sia un difetto. Noi dobbiamo lavorare e aspirare per ottenere migliori condizioni sanitarie per la nostra popolazione.

È evidente che questo piano dovrà essere supportato dal Consiglio regionale in tutte le sue possibili manifestazioni. È anche vero che l’Assessore dovrà seguire in prima persona il piano, ma io credo che questo sia un elemento positivo perché permetterà, nella chiarezza degli indirizzi che questo piano indica di avere, anche una snellezza di operatività. Starà al Consiglio essere controllore e garante del buon lavoro della Giunta e noi siamo convinti che questo verrà portato avanti con determinazione.

Ho detto anche "senza contraddizioni" perché, in merito all’articolo 11, alla riserva che abbiamo espresso con la nostra astensione, siamo convinti che aver scelto la strada della pacatezza e del dialogo sia sicuramente l’elemento qualificante per definire ed affrontare nel modo migliore quelle che possono essere le riflessioni in merito all’applicazione della lingua francese.

Siamo convinti dell'importanza e del fondamento del nostro particolarismo e quindi della lingua francese e riteniamo che su argomenti di questa importanza e di questo spessore bisogna raggiungere la massima collegialità e la massima convinzione comune per agire nell’interesse della nostra Regione.

Quindi noi oggi siamo soddisfatti di aver sentito dal Presidente della Giunta una riflessione positiva in tal senso, sulla necessità appunto di riflettere in modo corale su questo argomento così come abbiamo registrato anche da parte dei Democratici di Sinistra la necessità di svolgere alcuni ragionamenti anche se forse oggi non sono ancora ben definiti, quindi speriamo che si avrà l’opportunità sicuramente di poterli riprendere in successive sedi.

Detto questo, ritenendo che non ci siano contraddizioni, sono sorpreso al limite della posizione di Forza Italia che in qualche modo cerca di avere una primogenitura; ma che poi di fatto, quando si riesce a riportare la discussione all'interno di un’aula, sede preposta, con toni pacati e ragionevoli, ha preferito la scelta della strumentalizzazione e della provocazione con battute che noi non abbiamo sinceramente apprezzato.

Detto questo, Assessore, le confermiamo il nostro voto favorevole e le auguriamo buon lavoro.

Président Je soumets au vote le projet de loi dans son ensemble:

Conseillers présents et votants: 33

Pour: 28

Contre: 5

Le Conseil approuve.