Resoconto integrale del dibattito dell'aula

Oggetto del Consiglio n. 34 del 28 settembre 1988 - Resoconto

OGGETTO N. 34/IX - RITARDO NELL’ELABORAZIONE DEL PIANO PAESAGGISTICO REGIONALE. - (Interpellanza)

PRESIDENTE:Do lettura dell’interpellanza in oggetto, presentata dal Consigliere Riccarand.

INTERPELLANZA

PREMESSO che la legge 8 agosto 1985, n. 431 (cosiddetta "Legge Galasso") ha richiesto alle Regioni di dotarsi entro il 31 dicembre 1986 di Piani regionali per la tutela del paesaggio;

EVIDENZIATO che la legge Galasso ha rappresentato una opportuna sollecitazione per l'introduzione di una normativa che la Regione Valle d'Aosta si era impegnata a realizzare fin dal 1960, con la legge regionale 28 aprile 1960, n. 3;

CONSTATATO che a 28 anni di distanza dalla legge regionale n. 3160 e dopo tre anni dall'entrata in vigore della legge Galasso non esiste neppure ancora una bozza di Piano paesaggistico;

APPRESO che, pur in assenza di risultati, sono state impegnate e spese somme enormi (superiori al miliardo) per la produzione di carte tematiche di vario tipo e per consulenze varie;

EVIDENZIATO che, in assenza del Piano paesaggistico, sono state fatte e si stanno facendo scelte che incidono pesantemente sull'ambiente ed il paesaggio valdostano (autostrada, strade di alta quota, arginature dei corsi d'acqua, espansioni dei comprensori sciistici, proliferazione edilizia, ecc. ecc.);

SOTTOLINEATO che un ulteriore ritardo nell'approvazione di un Piano paesaggistico significherebbe chiudere la porta quando ormai tutti i buoi sono scappati;

il sottoscritto Consigliere regionale

INTERPELLA

l'Assessore al Turismo, Urbanistica e

Beni Culturali per conoscere:

1) le cause del grave ritardo nella elaborazione del Piano paesaggistico regionale;

2) per quale motivo non è stato adottato neppure un provvedimento urgente di salvaguardia transitoria sulle aree o per i beni di maggiore vulnerabilità ed importanza paesistico-ambientale (come previsto dal "programma di lavoro" approvato con deliberazione di Giunta n. 3199 del 10 aprile 1987);

3) l'elenco completo di Comitati, professionisti, studi che hanno ricevuto incarichi relativi al Piano paesaggistico; i risultati finora prodotti; le somme impegnate e spese;

4) quali provvedimenti si intendono assumere per accelerare l'elaborazione, discussione ed approvazione del Piano paesaggistico;

5) entro quale data si intende dotare la Valle d'Aosta di un Piano paesaggistico effettivamente operante.

PRESIDENTE:Ha chiesto la parola il Consigliere Riccarand; ne ha facoltà.

RICCARAND (N.S.):Credo che questo argomento sia di estrema importanza per il futuro della nostra Regione, perché tratta dell'ambiente che caratterizza la nostra Valle.

Com'è noto, la cosiddetta "Legge Galasso", dell'8 agosto 1985, ha chiesto a tutte le Regioni, a statuto ordinario e speciale, di dotarsi entro il 31 dicembre 1986 di un piano regionale per la tutela del paesaggio.

Per quanto riguarda la Valle d'Aosta, la sollecitazione della legge Galasso richiamava, in pratica, quello che era già un disposto legislativo contenuto nella legge regionale n. 3 del 1960, che prevedeva la redazione di un piano urbanistico e paesaggistico. La sostanza del discorso è, però, che a tre anni di distanza dall'emanazione della legge Galasso e a due anni dal vincolo posto da quella legge, ma soprattutto a 28 anni di distanza dalla legge regionale n. 3 del 1960, la Valle d'Aosta è ancora priva di un piano paesaggistico.

Questo è tanto più negativo, se consideriamo che in questi ultimi anni, grazie alla disponibilità finanziaria e grazie alla potenza dei mezzi tecnici, gli interventi di trasformazione del territorio si sono accresciuti e si sono intensificati, tant’è che i guasti sono ormai alla vista di tutti: cave, arginature, proliferazione edilizia, strade dovunque ... A nostro avviso, si sta sicuramente manomettendo un bene che, invece, va tutelato con molta accortezza.

Mentre avanza la proliferazione edilizia, sappiamo soltanto che la Giunta ha commissionato tutta una serie di incarichi, senza però che si sappia nulla dell'iter del piano paesaggistico. Dalle deliberazioni di Giunta che sono state assunte nel corso degli anni 1986 e 1987, nonché all'inizio del 1988, risulta che sono stati affidati incarichi ad illustri architetti, professori, ingegneri ed urbanisti, persone sicuramente di notevole valore e conosciute a livello nazionale ed internazionale, perché docenti presso le Università di Venezia, di Milano o di Torino. Tuttavia risultati non ce ne sono, nonostante che nel programma, approvato con deliberazione di Giunta n. 334 del 29 gennaio 1987 e predisposto da un comitato tecnico-scientifico, si prevedessero dei tempi abbastanza definiti con delle tappe ben precise.

Si prevedeva in particolare che entro tre mesi dalla deliberazione, cioè entro marzo o aprile del 1987, ci fosse l'approvazione da parte della Giunta di un documento programmatico o di un documento di indirizzo, che sarebbe stato la base su cui costruire il piano paesaggistico; si prevedeva anche un provvedimento urgente di salvaguardia transitoria sulle aree o sui beni di maggiore vulnerabilità. E' inutile, infatti, predisporre un bellissimo piano paesaggistico, se i tempi saranno ventennali, perché vuol dire che nel frattempo si può cambiare tutto.

Ora, siccome queste scadenze o questi impegni non sono stati rispettati, ma sono saltati, e siccome a tuttora il Consiglio e le Commissioni che lo compongono nulla sanno di cosa stia succedendo nell'elaborazione di questo piano, noi abbiamo presentato l'interpellanza per incominciare ad entrare nell'argomento, non a scopo polemico, ma per giungere a qualche risultato.

Dal nuovo Assessore ci interessa conoscere qual è l'iter di questo piano paesaggistico e vorremmo chiedere alla Giunta che utilizzazione ha fatto degli studi che sono già stati presentati. Ci risulta, anche perché è scritto nelle deliberazioni, che ad esempio i professori Ceccarelli e Bart avevano presentato un documento probabilmente di estremo interesse, anche se credo che nessuno del Consiglio l'abbia mai visto. Ci risulta anche che nell'aprile del 1988 il prof. Gambino ha presentato un ulteriore documento che, forse, sarebbe potuto servire di base per il documento programmatico, ma credo che anche di questo documento non ci siano notizie ufficiali.

Noi vorremmo sapere a che punto sono questi studi e cosa intende fare la Giunta di questi elaborati. Chiedo poi che i documenti che già ci sono vengano messi a disposizione, quantomeno della Commissione consiliare competente e dei Consiglieri interessati, perché di essi si possa prendere visione e su di essi si possano esprimere dei giudizi.

Rispetto all'impostazione dell'interpellanza io voglio essere estremamente chiaro: come ho già detto prima, ritengo che sia stato giusto affidare questi incarichi a tutta una serie di persone, perché vedo dei nomi che sicuramente sono validi. A mio avviso, però, è mancata un'azione di indirizzo politico da parte della Giunta, capace di indicare con chiarezza dove si intende arrivare, in che direzione si vuole andare, quali sono i principi fondamentali dell'azione di tutela che vogliamo introdurre; sono anzi preoccupato, e chiedo all'Assessore di darmene conferma, perché mi risulterebbe che alcuni di questi ricercatori incaricati, in particolare il prof. Ceccarelli, che è sicuramente una persona di estremo valore, abbiano intenzione o abbiano già rassegnato le loro dimissioni dal comitato scientifico, perché si ritengono privi di indicazioni politiche da parte della Giunta regionale. Questo è il contenuto dell'interpellanza, su cui vorrei avere delle risposte puntuali.

PRESIDENTE:Ha chiesto la parola l'Assessore al Turismo, Urbanistica e Beni Culturali, Faval; ne ha facoltà.

FAVAL (U.V.):J'ai essayé de reconstruire "l'iter" et les différentes étapes du travail accompli jusqu’ici pour l’élaboration du plan d’aménagement des sites.

Suite à l'approbation de la fameuse "loi Galasso" imposant aux Régions de se doter des plans d'aménagement des dispositions spécifiques d'utilisation et de valorisation du milieu la Région n'a pas jugé opportun d'obtempérer à ladite loi du fait de sa condition de Région à Statut spécial et, partant, a attaqué cette disposition législative devant la Cour Constitutionnelle. C'est pourquoi l'activité de formation du plan n'a été amorcée qu’après l'arrêt rendu par la Cour Constitutionnelle (24 juin 1986), soit près d'un an à compter de l'approbation de la loi Galasso.

Une fois décidée à se doter d'un plan ainsi qu’il était prévu dans la loi Galasso et consciente du rapport étroit existant entre paysage, protection de l'environnement et utilisation du territoire, la Région s'est orientée vers la formation d'un plan territorial d'aménagement des sites, conformément, du reste, à sa loi régionale de 1960, qui a été rappelée par M. Riccarand, qui établit que "la réglementation de la construction, de l'urbanisme et de la protection des sites se concrétise par le biais du plan général d'aménagement régional d’organisme et des sites élaboré par l'Administration régionale".

Manifestement, les vues de la Région vont bien au-delà de l'adoption d'un simple plan, contraignant, d'aménagement des sites.

Le plan territorial d'aménagement des sites, qui s'inscrit dans une optique territoriale, se fixe pour objectif un essor fondé sur la protection et la valorisation du patrimoine naturel, en l'occurrence des sites, et des éléments qui ont contribué au fil des siècles à façonner l'identité culturelle et l'image de la Région.

Celui-ci devra donc constituer un modèle dynamique dictant les actions basées sur la planification sectorielle, la planification locale et les projets opérationnels. L'option choisie par la Région, bien plus appropriée, requiert nécessairement de plus longs délais. En outre, pour avoir aussi une confrontation avec ce qui a été fait ailleurs, n’oublions pas que l’échéance du 31 décembre 1986, fixée par la "loi Galasso", n'a été respectée que par trois régions (Ligurie, Emilie-Romagne et Vénétie).

Je dois aussi souligner que le ralentissement des activités de formation du plan territorial d'aménagement des sites doit également être imputé au retard avec lequel certains professionnels concernés ont présenté à la Région, ou doivent encore présenter, le matériel requis. Dans certains cas il a fallu interrompre les investigations sur les lieux à l'approche de l'automne 1987, ce qui nous a obligés à repousser certaines conclusions à l’été. Dans d'autres cas, le manque de données et la difficulté à en trouver ont impliqué le rassemblement et l’élaboration de nouvelles données nécessaires à la poursuite des travaux.

Entre-temps, tout de même, à partir de la date où j'ai été nommé Assesseur (et là, je crois, c'est la réponse au souci soulevé par M. Riccarand concernant le côté politique, c'est-à-dire l'orientation que la Junte régionale très justement doit donner à ces travaux), et bien, à partir du mois de septembre j'ai eu quatre réunions. La 1ère le 2 septembre avec la Commission scientifique, notamment avec M. Gambino et le Bureau du Plan, c'est-à-dire Mme Béthaz, M. Mathiou et M. Rolland. Le 12 septembre, une autre réunion avec le Président du Gouvernement régional, l'architecte Thomasset, le Bureau du Plan, représenté encore par les architectes Béthaz et Mathiou. Le jour après, le 13 septembre, une autre réunion avec M. Gambino et le Bureau du Plan. Le 19 septembre, une autre réunion encore avec le Bureau du Plan, pendant laquelle nous avons concerté, pour le 12 octobre, une réunion collégiale avec les membres du Comité scientifique.

Je dois dire à ce propos que le professeur Ceccarelli a en effet présenté, par une lettre reçue hier, sa démission. Sa démission est justifiée par le fait que M. Ceccarelli a été reconfirmé comme "Preside della Facoltà di Architettura" de l'Université de Venise et il nous dit qu’il ne croit pas avoir le temps suffisant pour s’adonner à cette tâche. Très honnêtement il présente donc sa démission.

En ce qui concerne les autres parties de l'interpellation, c'est-à-dire "l'elenco completo di Comitati, professionisti, studi che hanno ricevuto incarichi relativi al Piano paesaggistico; i risultati finora prodotti; le somme impegnate e spese", j'ai ici la documentation que je donnerai tout à l’heure à M. Riccarand.

En ce qui concerne le point 4 je pense avoir répondu en partie, dans le sens que je lui ai illustré les réunions que nous sommes en train de tenir de façon à avoir le plus tôt possible l'orientation que l'Administration régionale veut se donner par rapport à ce problème et aussitôt après nous pourrons illustrer le tout à la Commission compétente.

Il est évident que dans ces conditions je ne peux pas répondre à la question du point n° 5, mais je crois que M. Riccarand ne prétend pas de nous une date précise. Nous pouvons assurer (je crois en avoir donné le témoignage) que nous avons toutes les intentions de nous doter, le plus tôt possible, de ce plan d'aménagement pour toute la région.

PRESIDENTE:Ha chiesto la parola il Consigliere Riccarand; ne ha facoltà.

RICCARAND (N.S.):La risposta dell'Assessore indica una certa volontà di operare in questo settore, che io ritengo molto importante. Credo però che ci siano delle difficoltà, forse dovute anche alla scelta che è stata fatta. Se ho capito bene, la scelta è quella di tenere uniti il piano urbanistico e quello paesaggistico, il che però comporta una maggiore complessità ed una maggiore lunghezza nei tempi, perché si tratta di unire norme di tutela con norme di sviluppo. Questa impostazione può anche essere interessante ed originale, però è sicuramente più difficile ...

(.. INTERRUZIONE dell'Assessore FAVAL... )

... Certo! Anche se non si possono prefissare dei tempi per la realizzazione del piano, perché si tratta di concludere degli studi, di elaborare e di confrontarsi, io chiederei però che abbiano dei tempi brevissimi, dell'ordine di alcuni mesi, quanto meno il documento programmatico, cioè gli indirizzi che discendono soprattutto da scelte politiche, e un provvedimento di salvaguardia urgente e temporanea delle aree e dei beni più esposti.

Questi atti si possono tranquillamente predisporre, a mio parere, tanto più che gli stessi possono costituire la base su cui proseguire in seguito i lavori. Credo inoltre che questi provvedimenti siano anche un'utile occasione per un primo confronto all'interno delle varie Commissioni del Consiglio, perché, proprio in quanto attengono all'iter del piano, devono coinvolgere quanto più è possibile il Consiglio, ma direi anche gli Ordini professionali ed in una certa misura anche gli enti locali, nel senso che non devono avere un carattere privatistico, ma quanto più pubblico possibile.

Nel fare queste raccomandazioni, ribadisco che mi riservo di esaminare con attenzione la documentazione che l'Assessore mi fornirà.