Oggetto del Consiglio n. 199 del 6 dicembre 1988 - Resoconto
OGGETTO N. 199/IX - PROSECUZIONE E CHIUSURA DELLA DISCUSSIONE GENERALE SULLE LEGGI DI BILANCIO PER IL 1989.
PRESIDENTE:Ha chiesto la parola il Consigliere Rusci; ne ha facoltà
RUSCI (PRI):Signor Presidente e colleghi Consiglieri, per uno strano gioco delle parti della vita politica di ognuno di noi, un po' di tempo fa, in seno al Comune di Aosta, mi sono trovato ad interessarmi direttamente di bilanci. Ovviamente erano bilanci di altro spessore, di altra forza e di altro contenuto, specie in riferimento alle quantità ed alle cifre a disposizione.
Questo bilancio regionale è certamente di notevole spessore e non lo dico solo per i proficui allegati e per la documentazione che ci è stata prodotta. Voglio anzi aprire qui e chiudere molto velocemente una parentesi, ringraziando l'esperienza dei colleghi che mi hanno preceduto in questi banchi negli anni scorsi, l’esperienza di tutti voi, nonché quella degli uffici dell'Amministrazione regionale, perché anche ad un neofita come me è stato dato di poter leggere questo documento molto importante con degli strumenti che mi hanno sicuramente facilitato il compito.
Dico subito che il voto del P.R.I. sarà a favore di questo bilancio regionale e che non mi addentrerò in valutazioni di tipo ragionieristico e, come ho già sentito, di disaggregazione di dati contabili, anche perché sovente queste aggregazioni lasciano il tempo che trovano, essendo appunto le loro congruenze di difficile interpretazione.
Qual è allora il compito di un Consigliere di maggioranza, rappresentante della forza del P.R.I.? Il compito è quello di dimostrarsi e di dimostrare, se ce ne fosse bisogno, il perché del voto a favore.
Noi intanto partiamo dal nostro documento programmatico per le elezioni dello scorso giugno e diciamo che abbiamo trovato delle congruenze e delle compatibilità piuttosto importanti tra le nostre idee guida, che erano per uno sviluppo armonico della società valdostana, e le idee guida che ho potuto intravedere in questo documento contabile, dove si prevede una crescita armonica della nostra popolazione.
Questo non è un bilancio delle lobby, vuoi di tipo economico, vuoi di tipo etnico e razziale, ma è un bilancio che tiene conto delle potenzialità umane delle nostre genti e, conseguentemente, si rivolge ad atteggiamenti e visioni prospettiche per le programmazioni future. E' un bilancio di concretezze.
Ho avuto modo di riprendere in mano il consuntivo dell'anno passato e dico subito che nelle voci "entrate" e nei loro susseguenti emendamenti noi abbiamo trovato correlazioni ottimali, nel senso che le previsioni non erano gonfiate, accampate o campate per aria, come si suol dire.
Da quello che mi è dato di capire, questo documento contabile e le leggi di supporto forniscono buoni strumenti per una crescita generalizzata della nostra Regione. E' una crescita che parte dall'assunto fondamentale che il bilancio è permeato da una certa filosofia dell'umanesimo e da un po' di soggettivismo, perché dà alla cultura uno spazio predominante. Che cosa vuol dire "cultura"? Vuol dire consapevolezza di quello che si è, e vuole anche dire ricerca degli strumenti e loro possesso per poter conseguentemente crescere.
Noi riteniamo importante che il Presidente della Giunta abbia aperto la sua relazione politico-programmatica incentrando l'inizio della stessa ruotando attorno all'uomo ed attorno al problema della cultura umana.
Io ho apprezzato il fatto che lo stesso bilancio non è angosciato da date e scadenze. Si intravede con molta responsabilità la scadenza del 1992, ma con questo non ci si dimentica di quello che siamo stati e di quello che siamo. Il bilancio non dimentica la quotidianità.
Stamani ho sentito critiche per una presenza cospicua di entrate e di susseguenti spese per la parte ordinaria del bilancio. Noi riteniamo che la quotidianità debba essere trattata con l'importanza che in effetti ha la risoluzione dei piccoli problemi che permettono poi alle radici della grande programmazione di affondare in un substrato che è funzionale alla crescita futura.
In che direzione va questa programmazione? Abbiamo visto privilegiare alcuni settori di investimento ai quali, sul nostro programma elettorale e conseguentemente sul programma della maggioranza, avevamo dato un'importanza considerevole: il turismo, la tutela ambientale, la formazione professionale, un atteggiamento di disponibilità per le nuove tecnologie... Tutto questo ci trova assolutamente d'accordo, anche perché non si dimentichino, in questo bilancio che è incernierato ed imperniato sulla figura dell'uomo, i concetti importanti della sicurezza sociale.
Da parte dei vari Assessori, nel corso degli approfondimenti in sede di Commissione, abbiamo sentito fare con senso di responsabilità una valutazione sulle capacità effettive di spesa di questo ente. Se non vado errato, i residui passivi del bilancio di previsione ammontano a 486 miliardi. La cifra è sicuramente considerevole.
Abbiamo sentito dagli Assessori, e questo anche con una certa dose di umiltà, fare il discorso delle responsabilità per questi residui passivi e prevedere per gli anni a venire strumenti atti a migliorare le capacità di spesa dell'ente, come ci è già indicato da un trend di riduzione dei residui passivi che, per quest'anno, è fissato nel 10% rispetto allo scorso anno.
Io credo che questi siano dei buoni motivi per far dire al mio partito di votare a favore del bilancio stesso.
PRESIDENTE:Ha chiesto la parola il Consigliere Maquignaz; ne ha facoltà.
MAQUIGNAZ (Ind.):E' da diversi anni ormai che intervengo in occasione della presentazione e discussione del bilancio preventivo, tanto che questo mio esercizio potrebbe essere considerato quasi rituale. Lo spirito con cui intervengo quest'anno è tuttavia diverso, perché mi sento svincolato da doveri di partito e quindi non mi corre assolutamente l'obbligo di sostenere il discorso della maggioranza oppure, secondo il gioco delle parti, dell’opposizione.
Se mi consentite, quindi, parlerò senza passione di parte, avendo a mente una sola considerazione, quella che riguarda le aspirazioni e gli interessi della comunità valdostana che, a dispetto forse di alcuni o di qualcuno, ha voluto riconfermare la mia presenza in questo Consiglio regionale. Per chi non avesse capito o per chi volesse equivocare, tengo a ribadire che la posizione che ho assunto nei confronti del mio ex Movimento non si riflette assolutamente sulla mia collocazione rispetto allo schieramento di maggioranza, né tantomemo rispetto all'attività della Giunta regionale: ero a favore allora e sono a favore anche in questo momento.
La discussione sul bilancio preventivo annuale, dopo quella che ha preceduto la formazione del Governo regionale all'indomani della consultazione elettorale, è certamente il momento migliore per una valutazione globale sulla situazione e sulle prospettive della pubblica amministrazione. Credo che le analisi svolte questa mattina dal Presidente della Giunta regionale, Rollandin, e dall'Assessore alle Finanze, Ugo Voyat, siano state ampie e puntuali e che le loro relazioni siano state concepite nello stesso spirito del documento programmatico delle forze di maggioranza, che è una logica prosecuzione di quello presentato nella scorsa legislatura. Come ho confermato allora, così riconfermo adesso la mia adesione a questa impostazione.
Oggi, invece, voglio brevemente dedicarmi ad alcune osservazioni di carattere generale.
La prima è relativa alle entrate. Esprimo la mia soddisfazione sul fatto che sia stata sventata l'intenzione di toglierci due decimi del riparto fiscale, così come quella successiva e più subdola, anche se non saprei dire se intenzionale o no, di attentare alla nostra autonomia finanziaria.
Noi però non possiamo certamente limitarci a guardare a quanto ammontano le disponibilità attuali, ma dobbiamo pensare al domani, cioè al traguardo del 1992, quando, come altri hanno già ricordato questa mattina, cadranno le barriere doganali. E' un traguardo che, per ciascuno dei partners europei, potrà essere negativo o positivo sul piano economico, secondo come ciascuno vi si sarà preparato; ma noto con un certo rammarico che il potere operativo a livello regionale potrebbe diminuire notevolmente.
Noi Valdostani saremo subito coinvolti direttamente in modo negativo, perché ci verranno a cessare i benefici dell'IVA d'importazione, che per il prossimo esercizio rappresenta la bella cifra di 317 miliardi di lire: quasi la metà dei proventi del riparto fiscale, più del doppio di quanto ci rende la Casa da Gioco di Saint-Vincent ed in sostanza rappresenta circa un quinto del bilancio regionale..
(... Interruzione ...)
... o perlomeno delle entrate regionali. E' quindi opportuno porsi per tempo il problema della compensazione di questa importante voce della parte entrata del bilancio regionale, che è destinata a sparire entro il 1992.
Oltre a preoccuparci per il mantenimento del livello delle entrate, noi dobbiamo pensare anche ad una qualificazione delle spese: dobbiamo spendere investendo per il futuro. Guardando in quest'ottica i vari settori regionali, si possono proporre alcune osservazioni di fondo.
La prima riguarda il campo più impegnativo, quello dell'agricoltura. Noi siamo già sfavoriti dalle condizioni geografiche e da altre note difficoltà che potremmo definire "endemiche", sulle quali non intendo soffermarmi oggi; possiamo però giocare due carte non disprezzabili: l'allevamento del bestiame ed i prodotti tipici.
Per quanto concerne il primo, tutti possiamo concordare che la vera palla al piede è rappresentata dalla diagnosi sulla perdurante insufficienza nell'opera di risanamento. Non si tratta certamente di sollevare alcuna critica, perché in passato, nella mia qualità di Presidente di Commissione, ho avuto modo di esaminare il problema e mi sono potuto rendere conto che non è assolutamente di facile soluzione; però oggi occorre ricordare la necessità di rafforzare l'azione dell'intero Consiglio regionale, della Giunta e degli Assessori competenti per cercare di risolvere positivamente questo problema.
Il problema dell'incremento e dello sviluppo dei nostri prodotti tipici è più semplice: la Regione deve cercare di fare da propulsore, con adeguata pubblicità, con campagne promozionali e con l'assistenza tecnica, per il miglioramento della qualità; tuttavia, poiché mi sembra che l'orientamento sin qui seguito sia quello giusto, ritengo di dovermi limitare, come dice l'Assessore Perrin, ad un incoraggiamento ad "aller de l'avant".
Passo ora al settore dell'industria e mi spiace che non sia presente in questo momento l'Assessore Lanivi. Anche se non sono stati ancora colmati i grossi buchi provocati dalla chiusura di grosse aziende pubbliche e private, noto con soddisfazione che l'azione dell'Amministrazione regionale è stata efficace e notevolmente aggressiva, anche se ovviamente entro i limiti delle sue possibilità operative. Prendo anche atto con soddisfazione che dopo tanti anni finalmente è stato allacciato un rapporto con l'azienda Olivetti, che è molto solida e che certamente non mancherà di fornire dei vantaggi alla nostra Regione ed alla comunità valdostana.
Un discorso a parte meriterebbe il settore terziario, specie quello avanzato, però oggi mi limito solo ad osservare che esso fa leva soprattutto sul turismo, che a sua volta è anche determinante per tutta l'attività commerciale. Devo riconoscere con soddisfazione che l'attività dell'Amministrazione regionale in proposito è stata per molti versi adeguata alle aspettative. Sono state varate delle leggi regionali di base, che ci sono invidiate da molte altre regioni, come ci capita spesso di leggere su certe "invidiose" cronache giornalistiche, ma non occorre ricordare che la concorrenza è forte e non certo rassegnata, sia in Italia sia all’estero, e dobbiamo essere fermamente consapevoli che non c'è tempo per prendere fiato e che occorre insistere, specialmente nell'azione di qualificazione, nonché di indirizzo e di promozione della nostra offerta turistica. Guardando anche al futuro di questo settore, si deve riconoscere che è di fondamentale importanza la qualificazione del personale ed in merito posso formulare l'auspicio che la nuova scuola alberghiera di Châtillon inizi presto la propria attività.
Vorrei riassumere questo mio breve intervento in poche parole, anche per renderlo più efficace, indicando due fondamentali linee di azione. Per quanto riguarda il riparto fiscale e l'autonomia finanziaria regionale, si dovrebbe operare in modo che i prossimi mancati introiti dell'IVA d'importazione siano compensati da altri proventi da richiedere allo Stato. Per quanto concerne la parte "spesa", occorrerebbe avviare a soluzione l’ormai annosa questione del risanamento del bestiame, alla quale ho già fatto cenno, migliorare l'offerta dei nostri prodotti tipici, ricercare nuovi insediamenti industriali ad alto contenuto tecnologico. Nel settore del terziario, invece, bisognerebbe rendere più adeguati i servizi pubblici e promuovere l’offerta turistico-commerciale. Come denominatore comune metterei in primo luogo la qualificazione professionale della nostra gioventù, che è la prima ed indispensabile condizione per favorire l'occupazione.
Questa mattina ho ascoltato con attenzione gli interventi dei Consiglieri della maggioranza e dell'opposizione. Sovente si dice che i Consiglieri della maggioranza non ascoltano mai l'opposizione e che i Consiglieri dell'opposizione non ascoltano mai quelli della maggioranza: ebbene, per una volta voglio porre in evidenza un aspetto positivo che ho rilevato nell'intervento del Consigliere Riccarand, non certamente perché ne condivida lo spirito che lo ha improntato o la sostanza del contenuto, ma perché mi è parso di capire che la parte finale del suo intervento abbia una sua validità decisiva. Credo che in essa il Consigliere Riccarand abbia rivelato ancora una volta la sua formazione di matrice cattolica e cristiana. Del resto il passato non può essere cancellato ed è normale che ogni tanto emerga qualche reminiscenza del proprio passato.
Quando il Consigliere Riccarand, riprendendo un'espressione del Presidente della Giunta, ha detto "non c'è vera ricchezza senza cultura" e quando ha parlato della cultura dell'austerità contro l'effimero ed il lassismo, quando ha parlato della cultura della solidarietà e della cultura del cambiamento, che io auspicherei graduale e non traumatico, credo proprio che il Consigliere Riccarand sia tornato al suo passato per ribadire ancora una volta la sua intima formazione cristiana e cattolica.
Consiglieri, certamente non è facile trovare nelle righe del bilancio regionale, anche se così ben predisposto dall'Assessore Voyat, quei concetti ai quali alludeva il Consigliere Riccarand; però, se prestiamo attenzione agli interventi prospettati dal bilancio regionale, io credo che possiamo trovare perlomeno una luce positiva che ci aiuti a capire che il bilancio regionale è stato predisposto in funzione degli interessi della nostra gente, in funzione della Valle d'Aosta e degli interessi della comunità valdostana.
Poiché durante la discussione sul bilancio regionale è possibile fare qualche divagazione culturale, permettetemi di concentrare brevemente l'attenzione sul processo di "deideologizzazione" che è in atto nel mondo moderno, cioè su quel processo che tende ad abolire o a non più considerare il mondo delle idee, che ritiene che le ideologie, o gli ideologismi come preferiscono alcuni, siano ormai completamente superate. Io credo che questo processo sia pericoloso, perché rischia di marciare verso forme disumane di pragmatismo, dove il primo valore sembra essere l'efficienza e non più il rispetto dell'uomo, ed inoltre perché, come è stato ricordato da alcuni questa mattina, questo processo potrebbe diventare, anzi è, fonte di disorientamento per le nuove generazioni e quindi, come altri hanno ricordato, nascono certe forme degenerative che partono dalla droga per arrivare all'alcol, al fumo e all'AIDS.
Credo che anche oggi ci si debba porre il problema dell'essere o dell'avere. Mi spiace che non ci sia l'ex Consigliere socialista, Torrione, perché era solito cogliere l'occasione della discussione del bilancio per ricordare che Fromm diceva che nella vita è molto più importante puntare sull'essere che non puntare sull'avere. In sostanza, credo che si debba reinterpretare la cultura del passato, quella cattolica, quella autonomistica e quella laica. Tornando al mondo delle idee, si tratta di stabilire ancora una volta se il personalismo di Manuel Munier, se l’economia di Popper, oppure se il neoliberismo di Darhendoff, oppure se quello che dice il cardinale di Parigi, attraverso una nuova forma di cristianesimo, ha un suo significato oppure se non lo ha più. Nella sostanza, cioè, dobbiamo stabilire se questo mondo delle idee esiste ancora o se non esiste più ed è morto con Platone e con il suo "Iperuranio". Si tratta anche di ribadire se l'etica comportamentale ha ancora un suo significato, come ci ricorda Croce. Se mi consentite, vorrei fare ancora una breve considerazione su quest’ultimo aspetto, e poi concludo. Io credo che l'etica comportamentale abbia un'importanza centrale nella vita delle persone e della comunità, non solo perché la persona umana rimane comunque al centro dell'universo, ma soprattutto perché la morale e di conseguenza l'etica politica devono ispirare l'azione umana.
Se è vero da una parte, come diceva Machiavelli, che il fine giustifica i mezzi e che in quest'ottica sembra che la morale politica perda consistenza, è però altrettanto vero quello che ci ricorda un laico come Croce e cioè che la moralità non è nient'altro che la lotta contro il male, perché "se il male non fosse, la morale non troverebbe luogo alcuno".
La morale non è comunque una questione astratta e slegata dalla realtà e la moralità stessa, per attuarsi praticamente, si fa passione e volontà: pensa con il filosofo, plasma con l'artista, lavora con l'agricoltore e con l'operaio, esercita politica e guerra ed adopera il braccio e la spada.
Negli ultimi tempi certamente io ho avuto modo di usare più la spada del braccio; devo però dire che la spada che io ho usato non era ispirata da una politica di attacco, ma solo da una politica tesa in modo esclusivo alla difesa di un essere straziato e lacerato.
Credo quindi che in questo momento siano indispensabili la riflessione la meditazione per capire il significato dell'estrema solitudine dell'uomo che vive, come ironicamente dicono alcuni, ai confini del cielo e della terra, dell'uomo cioè che nella solitudine ritrova quella libertà alla quale non intende rinunciare nonostante i condizionamenti economici, sociali e politici.
Certamente, il canto della libertà fa sorridere ed ha fatto sorridere molta gente avida di culture e avida di sapienza e, se mi permettete, proprio per questo motivo ho deciso di rinunciare per un momento alla culture ed alla sapienza, perché mi sono convinto di dover cercare nelle radici della mia terra la verità degli antichi padri.
PRESIDENTE:Ha chiesto la parola il Vicepresidente Beneforti; ne ha facoltà
BENEFORTI (DC):Aggiungo il contributo ed il pensiero della Democrazia Cristiana al dibattito sul bilancio di previsione, che è l'occasione per un esame approfondito che si svolge non solo all'interno delle forze politiche della maggioranza e dell'opposizione, ma anche fra la maggioranza e l’opposizione. Oggi si è svolto un confronto serio ed aperto sulle cose fatte e su quelle che rimangono ancora da fare. A quarant'anni dalla nascita della nostra autonomia possiamo dire che questa maggioranza abbia operato bene, elevando di gran lungo il tenore e le condizioni di vita della popolazione valdostana. Tutti possono verificare che in questi quarant'anni la Valle d'Aosta ha compiuto enormi passi in avanti.
Credo che il bilancio di previsione col quale ci presentiamo a questo Consiglio ed all'opinione pubblica valdostana sia buono, perché prevede un’entrata di 1.425 miliardi, ma anche perché la quota pro capite in riferimento al numero degli abitanti è molto elevata. Questo è certamente il risultato della legge di riparto che esiste e che dobbiamo continuare a difendere, così come abbiamo fatto in questi ultimi tempi, perché era anche una questione di principio il fatto che non si dovessero modificare arbitrariamente degli impegni assunti con legge tra lo Stato e la Regione.
In questa occasione, per la difesa di questo principio, abbiamo pagato anche un prezzo, che però credo abbiano pagato anche le altre regioni ed il Paese intero proprio per cercare di ridurre l'imponente debito pubblico: ci sarà una diminuzione nei trasferimenti finanziari del prossimo futuro dallo Stato alla Regione. Come ho già detto, abbiamo salvato il principio del riparto ed abbiamo anche sancito il principio che la Valle d'Aosta, in certe occasioni, è solidale con il resto del Paese: aver contribuito a sanare il debito pubblico, anche se solo in minima parte e per quanto ci compete, significa che anche la Valle d'Aosta ha dato il suo contributo e lo ha dato, come ebbi a dire un'altra volta in occasione dell'approvazione di una risoluzione, in difesa di una questione di principio, perché anche noi, sia pure indirettamente, siamo corresponsabili della creazione del debito pubblico dello Stato, proprio perché anche noi abbiamo beneficiato di prepensionamenti, di cassa integrazione e di disoccupazione, nel senso che in certi momenti abbiamo tratto dei benefici che hanno contribuito ad aumentare il debito pubblico. L'aumento delle entrate del Casinò, stimato nel 18% dall'Assessore alle Finanze, riesce in qualche modo a compensare le perdite dovute alla riduzione del riparto.
Con questo bilancio siamo nelle condizioni di poter fronteggiare i nostri problemi e di prevedere le spese necessarie secondo le linee di programma di questa legislatura, evitando di procedere "alla giornata" con una politica del "giorno per giorno". Nel predisporre questo bilancio di previsione credo che si sia dimostrato che l'Amministrazione regionale e questa maggioranza abbiano delle idee chiare e precise. Non vogliamo certamente fare del trionfalismo e non siamo neppure convinti di aver fatto tutto, perché molto resta ancora da fare e non abbiamo neanche fatto nulla di perfetto, ma siamo anche convinti di aver operato nell'interesse della collettività valdostana, di aver contribuito a sostenere la nostra economia ed il reddito pro capite dei Valdostani.
Qualcuno dice che abbiamo fatto dell'assistenzialismo: è vero; certo che esiste l'assistenzialismo! Ma in quale parte del nostro Paese, dell'Europa o del mondo non esiste l'assistenzialismo? Quanto assistenzialismo è stato fatto dalla Comunità Europea nei confronti dei Paesi che la compongono? Quanto assistenzialismo è stato fatto anche a livello internazionale da parte di altre organizzazioni simili alle nostre? E' chiaro che c'è dell'assistenzialismo a cui siamo temporaneamente costretti e c'è anche dell'assistenzialismo continuativo, anzi troppo continuativo. Anche noi siamo ricorsi a quello temporaneo per fronteggiare certe difficoltà immediate, ma cerchiamo di superarlo; è certo però che dobbiamo cercare di eliminare quello di tipo continuativo passando ad investimenti veri e propri.
La riduzione della politica assistenziale è uno degli obiettivi che ci siamo dati e che, come forza di maggioranza, intendiamo realizzare. Tuttavia dobbiamo tener presente che la situazione generale in cui si deve operare non è facile: esiste una crisi occupazionale, che non è solo italiana, ma europea ed internazionale, ed esiste anche una crisi economica, che riguarda l'Europa ed il mondo intero.
Sotto un certo aspetto, però, noi siamo ancor più in difficoltà nella nostra Regione perché, specie in certi settori, manca una vera e propria imprenditoria locale privata su cui poggiare le nostre iniziative produttive a livello regionale; eppure essa è sostenuta con finanziamenti, con formazione professionale e con assistenza da parte dell'ente pubblico. La situazione nella nostra Regione è ancora più difficile per la mancanza di un ruolo ben definito del capitale pubblico, tant'è che questo oggi sta diminuendo e non ci sono neppure garanzie certe per il futuro: basta considerare la situazione in cui è venuto a trovarsi il settore siderurgico pubblico.
Come Amministrazione, tuttavia, abbiamo portato avanti interventi a sostegno dell’economia e dell’occupazione, tant'è che nessuno può negare che abbiamo portato avanti un discorso di investimenti a sostegno dell'occupazione. Questo non vale solo per l'industria, ma anche per l'agricoltura, per il turismo, per l'artigianato e per il commercio.
Qualcuno ha detto che questa Amministrazione ha molti soldi ma poche idee. Vorrei proprio che anche i Consiglieri dell’opposizione ci dicessero che cosa dovremmo fare oltre alle iniziative già prese nel settore dell'industria, in quello del turismo e dell'agricoltura. Vorrei proprio che ci indicassero quali altre iniziative assumere, perché non abbiamo ricevuto indicazioni valide né dai settori interessati, né dalle associazioni di queste persone e neppure dalle organizzazioni sindacali dei datori di lavoro o dei lavoratori.
Come Regione abbiamo portato avanti e cerchiamo di portare avanti quello che abbiamo potuto e quello che ancora possiamo, in particolare dell'agricoltura, del turismo e dell'artigianato. Io non so se, per fare qualche esempio, oltre a quello che abbiamo già fatto nel turismo, ci dobbiamo mettere anche a gestire gli alberghi o se in agricoltura dobbiamo prendere in gestione diretta gli alpeggi. Io non so che cosa debba fare questa maggioranza, oltre a tutti gli interventi che ha già fatto ed alle spese che sta sostenendo per reggere tutti e tre i settori dell’economia valdostana. Noi siamo disposti a verificare tutte le proposte e diciamo apertamente di essere disponibili al confronto su tutte le idee che ci verranno suggerite, anche perché riteniamo che non sia sufficiente criticare senza proporre.
Nel campo dell'agricoltura, sono sotto gli occhi di tutti i miglioramenti apportati alla legge quadro n. 3 per cercare di far rimanere le nostre popolazioni nelle colline e nelle montagne ed evitare l'abbandono della nostra campagna. Abbiamo fatto degli interventi per favorire la vendita dei prodotti tipici e per diffondere l'elettrificazione nelle campagne; abbiamo dato contributi per gli alpeggi e per l'acquisto di attrezzature; abbiamo costruito e potenziato le strade; abbiamo incrementato la scuola di agricoltura per la specifica preparazione professionale in questo settore.
E' chiaro che c’è ancora da risolvere il problema del risanamento del bestiame. Abbiamo operato e stiamo operando per eliminare tutte le speculazioni che ci sono state e che ci saranno, perché avvengono in ogni settore. Cercheremo di essere vigili e di operare per eliminare certe speculazioni, in modo che i nostri interventi non siano a favore degli speculatori, ma dei nostri contadini e della nostra gente di montagna che opera attivamente nella campagna. Abbiamo portato avanti anche una politica di difesa del territorio e dell'ambiente, una politica sanitaria, una politica sociale... Stiamo predisponendo il nuovo piano sanitario regionale secondo le esigenze della Valle d'Aosta.
Riteniamo che queste forme di intervento debbano essere sempre più estese nel territorio e debbano coinvolgere sempre di più le autonomie locali, i comuni e le comunità montane, sia per dare migliori servizi, sia per qualificare il ruolo che le autonomie locali devono assumere nella prospettiva del 1992.
Non ci siamo dimenticati, inoltre, di estendere sul territorio, evitando di concentrarli tutti ad Aosta, i servizi sanitari e sociali necessari per la vita della nostra comunità. Abbiamo approvato delle leggi sulla formazione professionale. Siamo anche intervenuti nella Finaosta, che è stata sempre criticata fino a ieri, pur essendosi potenziata ed avendo dimostrato di svolgere un ruolo positivo per tutti i settori della nostra Regione, tant'è che la possiamo ritenere l'idea più genuina, perché ha dato un contributo enorme alla nostra economia ed alla soluzione del problema dell'occupazione a livello regionale. Ci siamo dati anche altri strumenti specifici, come le quattro Confidi; abbiamo portato avanti il discorso delle Casse rurali e quello della Banca regionale.
In definitiva, abbiamo cercato di dare una risposta ai problemi con cui la nostra gente deve fare i conti giorno per giorno. Abbiamo cercato di dare una risposta ai giovani, ai disoccupati ed alle donne che chiedono un posto di lavoro. Non si può certamente dire che non abbiamo fatto nulla per aiutare le famiglie a divenire proprietarie della prima casa, perché a fine anno saranno circa 2000 coloro che, tramite mutui regionali, potranno essere divenuti proprietari della prima abitazione.
Anche nella scuola ci sono oggi degli interventi precisi, tant'è che nella nostra Regione c'è la possibilità di elevarsi culturalmente e di acquisire i titoli per poter ricoprire posti di responsabilità all'interno e fuori dalla Valle. Abbiamo cercato e cercheremo ancora di dare risposta alle richieste di assistenza generica e di assistenza sanitaria, con l’eliminazione di certe storture, e continueremo ad intensifica re la nostra azione. Certamente non abbiamo potuto rispondere a tutte le domande che ci sono state avanzate, ma nei limiti del possibile abbiamo risposto a molte.
Cari Colleghi, vorrei soffermarmi solo un minuto sui rapporti tra Regione e Stato. In ogni Stato esistono conflitti tra le comunità periferiche e le strutture centrali, ma c'è conflitto e conflitto. Da noi, checché se ne dica, l'autonomia della nostra Regione è garantita dalle disposizioni di legge e dai finanziamenti necessari per la sua vita economica e sociale. E' chiaro che non sono stati risolti tutti i problemi esistenti nei rapporti tra lo Stato e la Regione e forse questi problemi sono anche annosi, perché è da tanto tempo che sono sul tappeto, ma io non ritengo che li si possano risolvere instaurando una conflittualità permanente con lo Stato italiano, anche perché quest'ultimo non vuole certamente affossare l'autonomia regionale. Ho già detto tante volte, infatti, che quando si vuole affossare un'autonomia non le si permette di vivere con 1.425 miliardi, come nel nostro caso per l'anno 1989.
Dobbiamo cercare quindi di instaurare un rapporto ed un dialogo con il Governo centrale ed io so che il Presidente della Giunta sta appunto cercando di portare avanti questo dialogo e questo confronto con il Governo centrale, proprio per affrontare i problemi che sono rimasti ancora in sospeso. Questo confronto, tuttavia, non deve essere mantenuto solo per le questioni immediate, ma anche per quelle di più lunga prospettiva, non dimenticando in particolare che nel 1992 dovremo fare i conti con la nostra realtà ma anche con quella delle altre regioni e si dovranno considerare esattamente sia le nostre indicazioni, sia quelle dello Stato, per cercare di mantenere la situazione economica e sociale che noi oggi già abbiamo, per cercare eventualmente di migliorarla anche dopo quella fatidica data.
Noi siamo stati tra coloro che hanno voluto l'Europa unita ed è chiaro che dovremo cercare di mantenere lo spirito europeistico che abbiamo sempre avuto, per cercare di affrontare anche le situazioni negative che potrebbero eventualmente derivarci da quel momento in poi.
A quarant'anni dall'inizio della nostra autonomia, ma sempre nella prospettiva del 1992, dobbiamo anche pensare alla revisione del nostro Statuto, che, come tutti sappiamo, è lo strumento che sta alla base della nostra autonomia, perché stabilisce il nostro modo di legiferare, le nostre competenze e prevede gli atti amministrativi che sono alla base della nostra attività politica ed amministrativa.
Per quest’opera di revisione, noi confidiamo molto nel lavoro che svolgerà l'apposita Commissione che costituiremo di qui a breve termine ed è il lavoro di quella Commissione consiliare che dovrà indicare quali parti del nostro Statuto non sono state attuate o sviluppate sino in fondo e suggerire le modifiche idonee a mettere lo Statuto al passo con i tempi e con le legislazioni italiana ed europea esistenti. Noi ci auguriamo che questa Commissione inizi a lavorare presto in modo che questo Consiglio possa arrivare presto ad esaminare le proposte di revisione dello Statuto. Allo stesso modo ci auguriamo che presto si possa discutere sui risultati dell'apposita Commissione alla quale sarà affidato l'esame dei problemi che sorgeranno con l'unificazione europea e con l'abolizione delle frontiere.
Poiché riteniamo di aver cercato di dare alla Valle d'Aosta un avvenire sempre più sicuro sul piano economico e sociale, possiamo dire che nei confronti del bilancio che ci è stato presentato il Gruppo della Democrazia Cristiana si esprimerà in senso favorevole. Grazie.
PRESIDENTE:Ha chiesto la parola il Consigliere Lavoyer; ne ha facoltà.
LAVOYER (ADP):Signor Presidente e signori Consiglieri, nell'esprimere un giudizio complessivamente positivo sul bilancio che è stato presentato al Consiglio, vorrei limitarmi a sottolineare un particolare aspetto della relazione del Presidente della Giunta, che a mio avviso è di fondamentale importanza per lo sviluppo futuro della nostra Regione.
Tralasciando l'analisi che è già stata fatta da altri colleghi Consiglieri sugli interventi previsti per la realizzazione delle varie infrastrutture sul territorio e che oggi hanno raggiunto un buon livello qualitativo e quantitativo, credo che l'aspetto qualificante di questo bilancio derivi dalla somma prevista a favore della formazione professionale, 30 miliardi circa, con un considerevole aumento rispetto alle gestioni precedenti.
L a Giunta, nel considerare l'uomo come risorsa centrale di qualsiasi ciclo di sviluppo economico, ha imboccato la strada giusta per rendere la nostra Regione sempre più competitiva a livello europeo.
Questo bilancio ci dà la possibilità di fruire di iniziative miranti a far crescere nella nostra Regione le capacità imprenditoriali, gestionali ed organizzative in misura tale da consentirci di essere per lo meno buoni intenditori di noi stessi. Di fatto ciò consentirà una maggiore autonomia ed una maggiore libertà individuale anche sul terreno dell'economia, così come può accrescere la qualità complessiva del sistema locale. Noi riteniamo che in questo quadro le iniziative dovranno muoversi all'interno dei seguenti ambiti.
In primo luogo nell'aggiornamento degli attuali imprenditori. E' necessario organizzare iniziative di formazione ed aggiornamento per imprenditori, sia di tipo economico-specifico, sia di tipo gestionale-organizzativo, al fine di accrescere le conoscenze da essi utilizzabili per un miglioramento ed uno sviluppo delle rispettive imprese. Tali iniziative, organizzate dalla pubblica amministrazione di concerto con le categorie economiche interessate, dovranno essere recepite dagli operatori come un momento essenziale della loro attività, da utilizzare appieno e di cui usufruire periodicamente.
Il secondo aspetto che dovrà essere tenuto in considerazione dai corsi di formazione è costituito dai programmi di transizione dalla scuola al lavoro: bisogna investire per progettare e realizzare programmi formativi per i giovani diplomati, in grado di assicurare il superamento delle barriere purtroppo attualmente ancora esistenti tra la preparazione scolastica e quella richiesta dal mondo del lavoro. Si tratterà quindi di individuare, attraverso l'utilizzo di strutture esistenti (Osservatorio del mondo economico ed Agenzia del lavoro), aree giovanili critiche verso le quali indirizzare programmi di formazione mirati (uso delle nuove tecnologie nelle attività tradizionali, nuove professioni...), al fine di soddisfare una domanda di lavoro da parte delle imprese non coperta da un'adeguata offerta, malgrado l'ingente numero di giovani non occupati.
La terza iniziativa che noi poniamo all'attenzione della Giunta, sempre riguardo ai corsi di formazione professionale, interessa le iniziative di riconversione professionale. Nell'utilizzo delle somme previste per la formazione, la Giunta dovrà avere una particolare attenzione per alcune fasce critiche del mercato del lavoro e dovrà predisporre iniziative di riconversione professionale per dare loro la piena possibilità di un reinserimento lavorativo adeguato e qualificato. Il riferimento prioritario è a quei lavoratori di età superiore ai quarant’anni, espulsi dal ciclo produttivo dalle recenti fasi di crisi industriale alle quali si è assistito in Valle d'Aosta (ridimensionamento della Deltacogne, chiusura dell'Ilssa-Viola, della Montefibre e della Morgex-Carbo) e la cui ricollocazione sul mercato appare realmente problematica.
I programmi di riconversione, se associati a misure di sostegno economico ed a nuove iniziative, dovrebbero fornire agli utenti gli strumenti necessari a ricrearsi una professionalità su segmenti di domanda che tirano, sia al fine di potersi rioccupare come dipendenti, sia al fine di poter sfruttare l’opportunità di avviare iniziative economiche autonome, in forma individuale o cooperativa.
Infine noi proponiamo iniziative di formazione ed aggiornamento per operatori nel settore del turismo. Anche in questo settore, che è tradizionalmente il più forte dell’economia regionale, si sta facendo via via più impellente l'esigenza di una nuova figura di imprenditore, più cosciente dell'internazionalizzazione a cui il settore turistico sta andando incontro e consapevole delle migliorie organizzative che tale fenomeno impone. La gestione del servizio turistico va realizzata da un imprenditore sempre più attento alla qualità, al mercato, al consumatore ed alla concorrenza. Questi sono tutti temi che devono venire affrontati con il supporto di esperti in seminari od in corsi monografici ad essi dedicati e per essi organizzati, con il supporto economico della pubblica amministrazione.
Nel dichiarare il voto favorevole del Gruppo degli A.D.P., concludo auspicando che questo pacchetto di iniziative per la formazione, da noi proposto, sia considerato un investimento per l'intera comunità valdostana, che, se ben progettato, gestito e fornito, avrà senz'altro un elevato ritorno. E' in questa chiave di lettura che vediamo il ruolo determinante che potrà essere assunto dalla pubblica amministrazione e dalle sue scelte tese a garantire coerenza e coordinamento a tutte queste iniziative, che mirano alla crescita della qualità della vita in Valle d'Aosta.
Si dà atto che alle ore 17,07 assume la Presidenza il Vicepresidente DOLCHI.
PRESIDENTE:Ha chiesto la parola il Consigliere Stévenin; ne ha facoltà.
STEVENIN (UV):M. le Président, pour donner tout son sens à l'analyse d'un budget publique annuel ou triennal, il faudrait le comparer avec un budget ou un état de prévision triennal se rapportent à une dizaine d'années en arrière. Ce n'est qu'ainsi qu'on pourrait dessiner avec précision les changements de la politique économique et constater les variations des choix de fond qui sont intervenues dans l'aménagement du pays.
Il y a dix ans, par exemple, les industries sidérurgiques et chimiques étaient encore en expansion, tandis que le problème concernant le milieu et le territoire n'était que embryonnaire et la demande d'un certain type d'artisanat était, contrairement à aujourd'hui, inférieure à l'offre.
Le budget du 1989, comme celui des trois années à venir, suit essentiellement trois grandes lignes directrices: territoire et environnement, développement économique, sécurité et problèmes sociaux. Ce dernier chapitre réunit les mesures de formation professionnelle et de diffusion de la culture, actions qui s'inscrivent dans la promotion sociale, mais dont on escompte des retombées favorables dans le domaine économique. C'est surtout la base sociale qui bénéficie de ces dépenses; c'est surtout une amélioration en qualité et en culture qui nous permet de mieux nous préparer à notre entrée dans l'Europe du 1992 à l'exemple de ce qui a été fait dans d'autres régions, à l'exemple de ce qu'on fait dans les cantons qui sont tout près de nous, c'est-à-dire le Valais, le canton de Vaud et Genève.
Ainsi, donc, les objectifs que nous poursuivons sont: un territoire sûr, un milieu propre, une économie intégrée et équilibrée dans ses différentes branches (agriculture, industrie, artisanat, commerce, transports et crédit), une action corrective et des équilibres humains pour une sécurité accrue et la recherche des solutions les plus conformes à l'évolution sociale.
Les plies de ces mesures d'envergure recèlent l'intention évidente de faire grandir la population de notre Région tout entière dans les différents domaines où se développe la vie de nos montagnes.
Telle est, à mon avis, la synthèse du budget; les dépenses ont été destinées à des dizaines de centaines d'interventions qui sont centrées sur un point essentiel: accroître l'information, diffuser les techniques, apporter du bien-être à la population, combler les fossés séculaires entre la plaine et la montagne, entre la ville et les villages, entre une activité et l'autre.
La tâche est immense car la réalité est fractionnée géographiquement, économiquement et sectoriellement; elle exige des adaptations, des solutions originales et fantaisistes, des corrections afin que la nouvelle culture coïncide avec les offres de travail. Dans ce sens de reconversions seront nécessaires et les travailleurs devront se préparer à des doubles, voire triples, qualifications professionnelles et ceci pour être prêts à affronter le rendez-vous du 1992 et l'avènement du XXIème siècle avec la complexité de leurs problèmes et de leurs interférences.
Hommes politiques et le monde du travail éprouvent le besoin de préparer les instruments pour organiser l'avenir; mais ils sont conscients des difficultés et voudraient que les ressources soient utilisées et destinées à des fins déterminés.
Nous savons que le secteur de l'agriculture, des forêts et de la zootechnie est fondamental dans une région comme la nôtre. Voilà pourquoi il est impératif de rationaliser les mesures à mettre en oeuvre, de créer une mentalité nouvelle, de soutenir les initiatives, d'encourager les idées nouvelles et toute tentative d'amélioration, au risque de commettre des erreurs, mais sans jamais négliger la décision de fond.
Nous savons qu'une économie régionale équilibrée est assise sur une industrie seine, non polluante, et nous devons aussi continuer sans hâte sur le chemin des implantations industrielles sélectionnées et de l'instruction professionnelle.
Quant aux activités tertiaires et spécialisées (collèges, établissements de santé spécialisés) méritent qu'on s'y attarde: le tourisme vit une période de croissance constante, une croissance qu'il faut contrôler et orienter vers des utilisations plus rationnelles; l'artisanat individuel assiste à une demande nettement supérieure à l’offre. Nous devons nous efforcer de faciliter l'accès dans le monde du travail à nos jeunes licenciés, car nous avons besoin de nouveaux cadres, hommes et femmes, et c'est maintenant que nous devons semer pour pouvoir recolter dans les années à venir.
L'effort de ce premier budget de la nouvelle législature est de cristalliser les problèmes essentiels afin de parvenir, avec les modifications qui s'imposent, à mettre en valeur, dans les trois prochaines années, les ressources humaines du pays par des investissements dans les secteurs du bâtiment et par des mesures en faveur de l'environnement, de l'agriculture, de l'industrie, de l'artisanat, du commerce, du tourisme, de la sécurité sociale dont il est inutile que je souligne les crédits, si ce n'est que pour mettre l'accent sur quelques concepts: les fonds attribués aux collectivités locales, décentralisation et délégation des tâches aux petites communautés, l'intention d’alléger et de contrôler les restes à payer et à recouvrer, et enfin le rapport entre dépenses courantes et dépenses d'investissement, qui nous paraît encore acceptable, mais qui devrait être amélioré à l'avenir.
Sur le plan politique, par la création des deux Commissions, on abordera d'un côté les thèmes institutionnels et de la reforme du Statut, de l'autre côté le problème concernant l'espace unique européen prévu pour l'an 1992.
En conclusion, puisque l'objectif prioritaire du programme politique de l'actuelle majorité est celui d'assurer à la communauté valdôtaine une meilleure qualité de la vie tout gardant, en même temps, sa personnalité, son caractère de particularisme, le désir d'autogouvernement et de liberté, je crois pouvoir affirmer que ce budget va dans la direction que nous avons désirée.
Permettez-moi de dire encore quelques mots au sujet du problème qui a été touché par le Président du Gouvernement régional et que j'ai beaucoup apprécié: celui des jeunes. Dans le passé la participation des citoyens à la construction de l'Europe a été assez faible; on a toujours privilégié les aspects économiques. Il est indispensable donc un effort dans le domaine de la culture, de l'information et de la formation pour créer une mentalité européenne, faire comprendre aux citoyens, et en particulier aux jeunes, que la création de l'Europe des régions et des peuples est un événement primordial sur le plan de la liberté et sur celui politique, culturel, économique et social. Cela, bien sûr, pour faire face aux grandes puissances. Et, puisque les jeunes représentent le futur de l'Europe et sont ceux qui le vivront, l'instruction et la formation de jeunes citoyens devient un moment fondamental.
Il a toute une série d'initiatives qui ont été lancées par la Communauté européenne, comme le projet "Erasmus", le projet "Jeunes pour l'Europe", "Initiative jeunes", "Yes pour l'Europe" et l'échange de jeunes travailleurs. Je pense que les jeunes de la Vallée d'Aoste doivent, eux aussi, avoir la possibilité de participer à ces initiatives pour pouvoir compléter et enrichir leur formation soit sur le plan professionnel que sur le plan culturel.
PRESIDENTE:Ha chiesto la parola il Consigliere Milanesio; ne ha facoltà.
MILANESIO (PSI):Signor Presidente e colleghi Consiglieri, la discussione del bilancio di previsione oscilla sempre un po' tra il rito ed il mito. Da una parte c'è la tendenza a fare degli interventi di circostanza, rispolverando magari l'intervento dell'anno prima o di qualche altra tornata consiliare, dicendo quindi delle cose abbastanza scontate, mentre dall'altra c'è la tendenza a voler attribuire a questo atto, anche se importante, significati che magari vanno al di là delle reali possibilità di incidere nella vita dell'Amministrazione. Il problema è quello di cercare di stare a metà tra queste due posizioni.
Io cercherò di svolgere innanzitutto alcune considerazioni di carattere generale e poi cercherò di offrire una indicazione di carattere più particolare, che però ha una rilevanza ben superiore al valore della proposta in sé.
Dovendo fare un esame delle due relazioni che sono state illustrate, rispettivamente dal Presidente della Giunta e dall'Assessore alle Finanze, posso dire che, per quello che riguarda il Partito Socialista Italiano, noi abbiamo apprezzato e ritenuto di alto profilo politico la relazione del Presidente della Giunta, in quanto in essa sono contenuti temi, considerazioni ed anche un linguaggio è pur sempre lo specchio dell'anima, che ci trovano consenzienti e che ci fanno ritenere soddisfatti.
Certamente la relazione che accompagna un bilancio non è tutto il bilancio, perché l'azione amministrativa non si invera solo nel momento della discussione del bilancio, ma anche negli atti amministrativi che lo seguono e che certamente lo seguiranno. Devo dire però che il taglio e la scaletta degli argomenti proposti, che tra l'altro appartengono ad un programma che era stato concordato tra le forze politiche, incontrano la nostra soddisfazione e trovano il nostro gradimento, intanto perché all'inizio di questa scaletta è stato posto lo sviluppo culturale, seguito poi da quello sociale e quindi da quello economico.
Non solo da oggi noi abbiamo fatto un'analisi su questa realtà e diciamo che il vero problema dell'autonomia e della crescita della nostra Regione è innanzitutto culturale, inteso come modo di porsi di fronte all'autonomia ed al suo sviluppo, che coincide quindi con quella crescita della consapevolezza e della convinzione autonomistica che deve appartenere a tutta la comunità e almeno ad una sua grande parte.
Sotto questo profilo, se non cresce la consapevolezza delle radici, delle origini e della storia, è chiaro che molto difficilmente potremo sviluppare un'azione fortemente autonomistica, perché, come mi pare venga detto a chiare lettere anche in questa relazione, autonomia è soprattutto creatività, è soprattutto capacità di progettare un futuro che non si presenta certamente buio, ma nemmeno roseo: vi sono delle incertezze e delle scadenze, vi sono dei problemi che la nostra comunità deve affrontare e risolvere, ma che, a mio avviso, ha già cominciato ad affrontare nel modo giusto.
Nella relazione si parla di sfida e mi pare che sia proprio questa l'espressione più giusta, perché dobbiamo cercare di imporre a noi stessi questo concetto di sfida sulla nostra possibilità di esistere come comunità capace di esprimere una cultura autonoma nei vari campi della vita sociale e culturale e quindi capace di fare delle buone leggi e, se necessario, di modificare le regole del gioco. Molto centrato ed importante in proposito mi pare il riferimento all'istituzione delle Commissioni sulle riforme istituzionali. Altro segno di capacità è l'avvio di uno sviluppo economico riferito alle risorse economiche, umane e finanziarie di questa Regione. Tutto ciò non è facile e me ne rendo conto; questa difficoltà del resto è in qualche modo evidenziata anche nella relazione, che non è certamente enfatizzante, ma ragionevole, perché è fatta con i piedi per terra, per cui noi non possiamo che svolgere delle considerazioni di carattere favorevole e positivo sugli obiettivi generali.
Passiamo adesso ad esaminare succintamente la relazione finanziaria, che, e questo non lo dico certo per fare delle critiche che non abbiano un intento costruttivo, ci è parsa un pochino debole ed in qualche altro aspetto ci è parsa anche contraddittoria, specie se riferita alle analisi che, a mio avviso, possono e devono essere fatte nei confronti di altri sistemi finanziari, di altre realtà regionali, dello Stato e della finanza pubblica.
Oggi abbiamo sentito sciorinare tutta una serie di dati, specie da parte di alcuni Consiglieri. Io non ho fatto nessuna ricerca, perché non mi è stato possibile disporre del tempo necessario e delle fonti cui accedere, però vorrei ricordare alla Giunta che è oltremodo necessario che si riescano a dotare i nostri uffici delle strutture indispensabili. Con questo, ovviamente, non intendiamo muovere dei rimproveri alle persone, perché sono convinto che esse facciano quanto è in loro potere. In ogni caso bisogna fare in modo che l'Assessorato alle Finanze possa diventare un dicastero di indirizzo economico, che non si limiti solo a compilare il bilancio secondo un rito che, pur se è cambiato in questi ultimi anni, sempre tale rimane. Per cui, quando i Consiglieri affrontano la discussione in Consiglio regionale, non devono rimanere "tra Scilla e Cariddi": Cariddi, rappresentato dal Consigliere Riccarand, che sciorina delle cifre che non si sa bene dove abbia preso, e Scilla, rappresentato dall'Assessore, la cui relazione su alcuni aspetti mi sembra un po' reticente e priva, in ogni caso, di analisi precise.
A titolo d'esempio, posso dire che noi avremmo gradito delle indicazioni sull'ammontare dell'IRPEF che viene versata fuori Valle e sulla quale si sarebbero dovute fare delle azioni di ricupero già da parecchio tempo, come è stato ricordato dal Consigliere Pascale. Avremmo voluto avere qualche elemento in più sulla possibile modificazione di alcuni proventi, mentre i dati che qui vengono esibiti, pur essendo esatti, non sono certamente tali da permetterci di fare quelle considerazioni, valutazioni e comparazioni che forse avremmo gradito e voluto fare. Questa è solo un'osservazione amichevole e costruttiva, che rivolgo all'Assessore ed alla Giunta.
C'è poi un aspetto che io confesso di non aver capito molto bene, esattamente là dove ci si riferisce all'accensione di un mutuo, perché non ho capito se la sua accensione farà la stessa fine di quella dell'anno scorso. Io capisco che ci possano essere delle esigenze di carattere diplomatico e delle opportunità di carattere finanziario da tener presenti nei rapporti con lo Stato, perché continuo a ritenere quest'ultimo come un interlocutore con cui certamente bisogna dialogare, ma del quale bisogna anche diffidare: lui fa il suo mestiere e noi dobbiamo fare il nostro; ribadisco però che non sono assolutamente d'accordo con il Consigliere Riccarand e con altri che pensano di poter avere con lo Stato solo e comunque un rapporto di collaborazione che si risolve con una pacca sulle spalle.
Il dovere della nostra Regione - e delle Regioni a statuto speciale in genere - è soprattutto quello di mantenere alto e duro il confronto con lo Stato, perché è in atto una tendenza a limitare o comunque a delegittimare le autonomie speciali. Questa circostanza non ci deve fare abbassare la guardia, anche se ciò non vuol dire che dobbiamo sempre litigare o presentarci col muso duro, ma vuol dire che dobbiamo mantenere un rapporto conflittuale. Mi pare quindi che sotto questo profilo sia necessario che la nostra Regione si doti di una strategia finanziaria molto precisa sulle richieste che dovrà fare nel prosieguo del tempo, anche perché verranno messe in discussione alcune entrate che oggi sono date per scontate. Questa circostanza, come dicevo, non ci deve fare abbassare la guardia, né ci deve compiacere, ma ci deve "offrire il destro" per utilizzare delle proposte e degli accorgimenti alternativi per far sì che il nostro bilancio si situi sempre su cifre rispettabili.
Questa mattina sono state fatte certe valutazioni sulla cifra totale del bilancio, senza tener conto delle partite di giro. Lasciando perdere questa considerazione, che pure potrebbe essere importante, non mi sembra affatto scandaloso che una regione a statuto speciale possa avere delle cifre cospicue per esprimere le sue potenzialità e la sua legittimità di governo; ciò non mi pare assolutamente scandaloso. In ogni caso, se questo è successo, è solo perché siamo riusciti a conquistarcelo (e mi riferisco a chi, in passato, nel trattare con lo Stato è riuscito ad ottenere un certo tipo di riparto fiscale che forse lo Stato si sarebbe rimangiato il giorno dopo, appena accortosi della nuova situazione). E' il caso di ricordare che qualche volta anche Giove sonnecchia ed è bene che proprio allora qualcuno riesca a mettere a segno qualche buon colpo.
Per intenderci, io dico che dobbiamo difendere il nostro bilancio e le nostre entrate, perché purtroppo lo Stato è debole con i forti e forte con i deboli, e ce ne stiamo accorgendo. Guai a noi se ci presentiamo lì con un atteggiamento acquiescente o supino. Condividiamo, quindi, le indicazioni di politica finanziaria ed il tipo di rapporti che si vogliono mantenere nei confronti dello Stato: amichevoli, ma fermi; ciascuno ovviamente sulle sue posizioni, ma con la consapevolezza di rappresentare interessi diversi, anche se poi tutti assieme - per carità! - formiamo la Repubblica, e non necessariamente la Nazione, come invece qualcuno ha ricordato questa mattina.
Nel fare delle piccole osservazioni di dettaglio alla parte tecnica della relazione sul bilancio, devo anche dire qualcosa di più su quell'aspetto che stamattina è stato indicato come di "eccessiva rigidità di bilancio". E' vero, le spese correnti stanno aumentando e bisogna fare attenzione; ma non siamo sempre qui a chiedere un aumento di servizi e di prestazioni da parte della Regione, che poi però si trasformano inevitabilmente in spese correnti? Una struttura costruita ed avviata oppure un servizio reso alla collettività hanno un costo che entra subito tra le partite correnti
E' chiaro che abbiamo ancora tanto cammino da fare, certamente, ma molto è già stato fatto, per cui non possiamo nemmeno scandalizzarci quando la parte corrente del bilancio diventa grande e tende ad erodere la parte in conto capitale. Non dimentichiamo che non siamo all'anno zero della nostra autonomia: molte cose sono state fatte e molti servizi, dei quali potrà certamente essere migliorata la qualità, sono effettivamente resi alla collettività. Qualche volta, magari senza accorgercene, abbiamo dilatato la spesa pubblica, consentendo un po' alle pressioni sindacali o demagogiche del momento, ed io credo di aver colto una contraddizione tra quelli che oggi lamentano l'incremento della spesa corrente e che poi si sono fatti paladini dell'approvazione di certi provvedimenti di legge sui quali io personalmente avevo qualche perplessità, anche se li ho votati, cosa per cui recito il "mea culpa".
L'indennità di bilinguismo agli insegnanti è un notevole concorso alla dilatazione della spesa corrente; non c'è niente da fare. Eppure essa è stata cavalcata da tutte le organizzazioni sindacali come se fosse l'unica tigre disponibile sul momento, per cui alla fine la classe politica è stata costretta in qualche modo a cedere (ma alcuni di noi avevano robuste perplessità che magari non hanno enunciato per carità di patria, altrimenti avrebbero rischiato perlomeno un linciaggio politico). Con questo intendo dire che quando si fa una critica alla rigidità del bilancio e quindi alla presenza di una cospicua quota di spese ordinarie, non bisogna dimenticare che essa è determinata dai servizi che noi vogliamo offrire e dare alla comunità, per cui ci dobbiamo porre il problema di quali servizi effettivamente dare e del risparmio, se non della lesina, che in altri casi possiamo fare.
Dobbiamo fare una certa attenzione alle spese di investimento, perché la Regione in questi anni ha speso molto; ha avuto la possibilità di spendere parecchio, ma non sempre, secondo noi, ha speso bene e con oculatezza. Io dico che ci vuole una pausa di ripensamento sulla presenza di un po' di residui passivi, che non ritengo affatto negativi; questa pausa può servire a modificare ritmi, strutture di spesa, modalità e controlli. Forse ci vuole proprio un attimo di riflessione, anche perché io preferisco che si spenda bene domani, piuttosto che si spenda male oggi, forse perché pressati dall'impulso o dalla fretta. Questa è la risposta ch’io mi sento di dare su questo argomento.
Certamente è elevata la quantità di residui passivi, anzi è elevatissima, ma in questi ultimi anni sono anche aumentate considerevolmente le entrate della Regione, solo che la Regione non è stata capace di adeguare la sua struttura alle esigenze della spesa. La sua capacità di spesa è ridotta, per cui occorre trovare un certo equilibrio, anche in funzione della prospettiva di entrate non più certe che impone una conseguente trasformazione della nostra autonomia. Va da sé infatti che l'IVA da importazione sia destinata ad esaurirsi da sola nel fatidico 1993 o qualche anno dopo, anche se io mi auguro veramente che prima del 2000 abbia a succedere qualcosa per questa Europa, per cui si tratta di usare il cervello,
l'intelligenza e la fantasia. E' stata annunciata la prossima istituzione di un'apposita Commissione e noi ci auguriamo che possa fare un buon lavoro.
Nel bilancio che stiamo esaminando credo di cogliere anche i segni di una società matura, di una società che ha già tirato molte frecce del suo arco e che ha già raggiunto molti obiettivi, per cui i problemi che abbiamo di fronte sono in qualche modo quelli del post industriale. Oggi ho sentito giustamente porre il problema dell'industrializzazione, nel senso che la presenza dell'industria non dovrebbe scendere al di sotto di una certa percentuale per non alterare la composizione e l'equilibrio sociale della nostra Regione. Voglio ricordare che, se dovessero venir meno i posti di lavoro nel settore industria le, bisognerebbe provvedere almeno a sostituirli con nuovi posti nel terziario avanzato. Torno a ripetere, però, che si tratta di un futuro che dobbiamo costruire con molto "olio di gomito", con quattrini, ma soprattutto con una buona dose di fantasia.
Nella relazione di bilancio si parla sempre di programmazione e mi pare opportuno che in qualche modo si riesca a reintrodurre efficacemente questo concetto, che purtroppo non è mai stato possibile applicare all'ente Regione, ma che potrebbe farci superare il dilemma tra la cultura dell'austerità e quello della spesa facile.
Anche se può discendere da nobili radici culturali, io non ritengo di dover accettare il discorso sull'austerità che è stato fatto dal Consigliere Riccarand e che in qualche modo è stato ripreso dal Consigliere Maquignaz. Non lo condivido perché, come ho già detto una volta, mi sembra che celi l'intento di far diventare tutti un po' più poveri, mentre il problema potrebbe essere quello di dare a ciascuno secondo i suoi meriti, ma anche secondo i suoi bisogni. Bisogna riuscire a coniugare il merito di molti, cioè di quelli che producono per se stessi e per gli altri, o che lavorano per se stessi e per gli altri, con i bisogni di quelli che non hanno più possibilità di lavorare perché sono espulsi dal mercato del lavoro perché anziani, perché troppo giovani o perché, non essendo in qualche modo soggetti forti, hanno dei problemi di adattamento alle regole di questa società.
Se noi riusciamo, quindi, a collegare il merito con i bisogni, arriviamo ad una società equa e giusta. Questa Regione ne ha la possibilità ed il bilancio che viene presentato può anche consentirci di raggiungere questi obiettivi, anche se è certo che, secondo me, bisogna saper discernere il grano dall'oglio, riuscendo qualche volta a dire "no" a certe proposte. Faccio anche un esempio concreto, perché anche se non bisogna essere provocatori, bisogna perlomeno dire quello che si pensa.
In uno degli scorsi Consigli, mi sembra da parte del Consigliere Tonino, abbiamo sentito illustrare un'interpellanza od una mozione sulla questione della funivia dello Zerbion. Per quello che ci riguarda, noi diciamo che quella funivia è assolutamente inutile: si tratterebbe di buttare dalla finestra dei soldi pubblici. Per cui, quando e se saremo chiamati ad esprimere un parere in merito, ci dichiareremo contrari; anzi lo diciamo già adesso, tanto per dare un esempio di cosa noi intendiamo con la distinzione tra "fare investimenti" e "fare disinvestimenti". Per noi, quell'investimento sarebbe un classico "disinvestimento" e se la Regione facesse un'operazione di quel tipo, invece del "Mercurio d'oro" potrebbe meritare il "Dilapidatore d'oro", perché quell'investimento non ha alcun senso: in quella zona non c'è un domaine skiable, non c'è nessuna possibilità di aprire un mercato turistico e la località è vicina a stazioni che hanno un vastissimo domaine skiable ed intensissimi passaggi sulle funivie, per cui sarebbe condannata a non avere alcuna possibilità di successo. Ricordo che parecchi anni fa venne tolta da una convenzione con la Sitav e io speravo che non tornasse più a galla. Ora che sta tornando a galla mi devo solo augurare che la Regione non spenda neanche i soldi per lo studio di fattibilità del progetto. Questo è uno degli esempi sui quali noi riteniamo di dover prendere una posizione.
Ci sono anche altri settori nei quali noi vogliamo dare il nostro contributo costruttivo e mi permetto di fare una proposta breve, ma articolata, su di un argomento che, secondo me, può coinvolgere la Regione, le forze produttive ed economiche, il Consiglio regionale e la Giunta. Mi riferisco ad un traguardo incentrato su di un obiettivo di grande portata che potrebbe anche servire a verificare di fronte a noi stessi la possibilità di pensare in grande e di volare alto, alla possibilità cioè di candidare la Regione Autonoma della Valle d'Aosta e la Città di Aosta come sede per i giochi olimpici invernali del 1998 o del 2002.
Vorrei solo dire che l'inizio della Coppa del Mondo di sci alpino, la prossima conclusione dell'anno olimpico caratterizzato dai giochi estivi di Seul e quelli invernali di Calgary, la disputa in questa stagione invernale dei campionati del mondo di Vail, nel Colorado, e di quelli di sci nordico a Latye e di bob a Cortina d'Ampezzo, ripropongono all'attenzione internazionale il prodotto "sport", inteso come veicolo primario nell'attivazione di profondi ed articolati interessi economici, commerciali e turistici intorno alle sedi ospitanti.
I benefici di immagine e la promozione diretta di prodotto, che le stazioni di sport invernali hanno ottenuto grazie all'organizzazione di eventi agonistici internazionali, spiegano la rincorsa che, a partire dal 1968, epoca della mondializzazione dei giochi olimpici di Grenoble, grazie al massiccio intervento di rifrazione televisiva voluto dall'allora Presidente Charles De Gaulle, le stazioni sciistiche od i comprensori in ristrutturazione hanno intrapreso per organizzare giochi olimpici, campionati del mondo e per riuscire ad inserirsi nel circuito della Coppa del Mondo.
La concorrenza massiccia, la razionalizzazione dei calendari, gli enormi interessi in gioco, la previdenza degli operatori turistici più avveduti, la dilatazione del tempo televisivo e la pressione degli sponsor hanno spinto la progettazione degli eventi verso tempi di previsione e di impostazione che superano l'unità di misura del quinquennio.
Dopo la sconfitta di Cortina d'Ampezzo quale sede candidata per le olimpiadi del 1992, che si svolgeranno ad Albertville, capitale della Savoia, la Norvegia si è aggiudicata l'assegnazione ad Iljhammer dei giochi del 1994, sconfiggendo la concorrenza di Sofia (Bulgaria), di Anchorage (Alaska), di Falnaar (Svezia) e della Baviera. I giochi di Iljhammer si sarebbero dovuti svolgere nel 1996, ma il CIO ha optato per una sfasatura tra giochi invernali e giochi estivi, secondo un progetto che prevede un'olimpiade indoor oltre che di neve e di ghiaccio.
Nel frattempo il Trentino si è aggiudicato i campionati mondiali di sci nordico e l'Alto Adige, come anche Sestrières, ha avanzato la propria candidatura a sede di futuri campionati del mondo di sci alpino. Queste ultime due sedi già da diversi anni ospitano gare di coppa del mondo maschile di sci: l'anno scorso 4 competizioni a Sestrières e due in Alto Adige, Val Gardena e Val Badia, mentre in Valle d'Aosta il massimo evento del calendario sportivo internazionale è una gara di coppa del mondo femminile, sempre stretta tra schiaccianti appuntamenti maschili, che la privano della grande attenzione dei mass media.
I grandi comprensori turistici invernali si sono avviati da tempo lungo la strada dell'organizzazione di grandi appuntamenti agonistici. Ne cito solo alcuni:
- il Vallese, e precisamente la località di Crans, dove si sono svolti i mondiali di sci;
- precedentemente la Stiria, con i campionati di Schladmig;
- la Valtellina, con i mondiali del 1985;
- la Val Gardena, con i mondiali del 1970;
- la Baviera, con i mondiali di Garmisch del 1978;
- le olimpiadi di Innsbruck, per il rilancio del Tirolo;
- quelle di Lake Placid, a favore dell'unica area depressa dello Stato di New York;
- quelle di Serajevo, per il relativo comprensorio...
e potrei continuare ancora.
Sull'esempio dell'organizzazione di questi appuntamenti agonistici, ci si chiede se la Valle d'Aosta non debba mettere in preventivo un analogo strumento "promo-pubblicitario".
Le competizioni non finalizzate ad un progetto generale, come la Coppa del Mondo femminile di Courmayeur, le gare di bob di Breuil-Cervinia, la Coppa Consiglio Valle di fondo, le gare di slittino e la Coppa Europa di Pila, rischiano, anche per il loro modestissimo rilievo internazionale, di avere una rifrazione sui mass media assolutamente modesta: la RAI-TV non riprenderà in diretta le gare di bob di gennaio; la grande stampa internazionale non sarà presente a Courmayeur perché sarà impegnata il giorno successivo a Sant Anton in Austria; i campioni del nord e dell'est, significativamente assenti nella Coppa Consiglio Valle, non inserita nella coppa del mondo di sci di fondo...
Ebbene, tutte queste circostanze rischiano di inquadrare il "contenitore" Valle d'Aosta e le sue stazioni invernali in un sottosistema di "serie B", rispetto ai comprensori di "serie A" che si fanno pubblicità mondiale grazie all'inserimento programmato nei circuiti agonistici per eccellenza.
Perso il treno della candidatura per i mondiali di sci alpino, ormai già accaparrati dalla Val Gardena e da Sestrières, ci si deve chiedere se non sia tempo di impostare un piano di ampio respiro e di valenze assortite, come la richiesta al CONI di candidare la Valle d'Aosta a sede italiana per i giochi olimpici.
Bisogna rimettersi al passo con la storia, ricuperare il tempo e le occasioni perdute, rivalorizzare i versanti e le infrastrutture della nostra regione, che, malgrado la singolare disponibilità, non solo rispetto alle altre regioni italiane, di massicci investimenti di sostegno all'impiantistica turistico-sportivo-invernale, sono tagliati fuori dall'ormai indispensabile valorizzazione agonistica.
Il piano di previsione di un'olimpiade invernale in Valle d'Aosta consentirebbe di inquadrare organicamente il complesso adeguamento delle infrastrutture, fornendo loro un'idea guida finalizzata. La nostra regione possiede tutti i requisiti politici, sociali ed economici, le tradizioni sportive e di ospitalità, installazioni di comunicazione, collegamenti autostradali, ferroviari, aeroportuali ed infine le montagne ed i campi di neve per garantire all'Italia ed al movimento olimpico internazionale una grande olimpiade.
A Breuil-Cervinia abbiamo già la pista per il bob e per lo slittino. Pila sta facendo un grande sforzo di adeguamento impiantistico, così come anche altre stazioni di primo piano. L'asse autostradale regionale sarà completato prima dell'appuntamento olimpico. Posse diamo un aeroporto per il piccolo traffico, il cui svolgimento è ritenuto di fondamentale e primaria importanza nell'economia di un'olimpiade invernale, mentre i collegamenti con gli aeroporti di La Malpensa, Caselle e Ginevra ci agganciano alla grande rete internazionale. Il servizio ferroviario esiste e, in periodo olimpico, vi si può adeguare il traffico con il ricorso a dei treni speciali.
Aosta e l’hinterland che la circonda offrono prospettive soddisfacenti per quanto riguarda lo sviluppo di attività edilizie da collegare all'impianto del villaggio olimpico, che, secondo le tradizioni delle grandi sedi olimpiche, dovrà essere poi destinato ad insediamenti popolari. Nel nostro caso, invece, si potrebbe tentare di risolvere il problema del trasferimento delle caserme e delle aree militari site nel cuore di Aosta. Saint-Vincent offre un polo di attrazione e di ospitalità che ne valorizza la candidatura.
L'installazione impiantistica dell'olimpiade servirebbe a riequilibrare la politica degli interventi, fermo restando che le vocazioni per le specialità dello sci nordico andrebbero rispettate e rafforzate nei tradizionali bacini di Brusson e Cogne: fondo, biathlon, salto e combinata nordica; quelle dello sci alpino potrebbero toccare a Pila, Courmayeur e La Thuile, mentre quelle del bob e dello slittino spetterebbero al Breuil. Nella ville olympique, cioè ad Aosta, potrebbero aver luogo i tornei di pattinaggio artistico, di hokey, di sport dimostrativi come il curling, nonché tutte le cerimonie di apertura e di chiusura dei giochi e le serali cerimonie di premiazione.
L'occasione olimpica è irripetibile anche in funzione di attivatore psicologico, di deterrente di iniziative e di costruzione e formazione del personale della qualità alberghiera. Il nostro bilinguismo è un eccellente fattore promozionale della candidatura presso gli organi competenti. Credo pertanto che l'occasione non debba andare ulteriormente persa. La nostra macchina promo-pubblicitaria, legata al fattore promozionale degli avvenimenti agonistici, ha perso colpi. Viviamo stretti tra vicini estremamente attivi e mi pare piuttosto eloquente un confronto con la stazione piemontese di Sestrières, che ha iniziato contemporaneamente a noi a cercare i grandi eventi dello sci come fattore di promozione d'immagine: negli ultimi quattro anni essa si è aggiudicata 12 gare di sci alpino, contro le nostre 3 femminili.
Concludendo, possiamo ritenere che la candidatura della Valle d'Aosta, come sede delle olimpiadi invernali del 1998 o del 2002, è assolutamente realistica e può trovare successo, purché il Consiglio regionale, il Governo regionale, gli operatori economici valdostani ed i suoi cittadini la desiderino fortemente e mettano in atto fin d'ora tutte quelle iniziative e le procedure necessarie per ottenerne l'assegnazione.
Propongo, pertanto, che il Consiglio decida di dare mandato al Governo regionale di porre, nei modi e nelle forme previsti dalla procedura olimpica, la candidatura della Valle d'Aosta e della sua capitale, la città di Aosta, quale sede per le olimpiadi invernali del 1998 0 2002.
Mi farò promotore, cercando il consenso degli altri gruppi politici presenti, di un'apposita risoluzione da presentare alla fine dell'odierna discussione generale sul bilancio di previsione. Mi pare superfluo continuare a sottolineare ancora quanto potrebbe giovare alla nostra comunità un'iniziativa di questa portata. Si tratta di una sfida che, una volta lanciata, ci obbligherebbe a lavorare duramente per circa un decennio, dando il meglio di noi stessi, sollecitando e realizzando sinergie con lo Stato, con il CONI, con i nostri comuni e con importanti operatori privati per il raggiungimento di un obiettivo che potrebbe segnare in modo forte e deciso la nostra storia di popolo bilingue, con vocazione sovranazionale ed europea.
Questa sfida potrebbe costituire un potente fattore di accelerazione per l'acquisizione di quella cultura turistica che ancora ci fa difetto e che comunque dobbiamo conseguire. Quale obiettivo più esaltante, più suggestivo, più utile e più concreto per presentarci compatti e motivati all'appuntamento del millennio che cambia?
Con queste parole ribadisco la nostra considerazione positiva sul bilancio e indico in una iniziativa come quella che ho appena illustrato, chiedendo scusa al Consiglio per essere stato un po' lungo, uno di quegli strumenti che potrebbero consentirci di orientare, di collegare e di saldare in un disegno organico tutte le iniziative dei prossimi anni della nostra regione, in vista del potenziamento di quel ruolo che l'immagine della regione può ave re nel circuito internazionale. Grazie.
PRESIDENTE:Ha chiesto la parola il Consigliere Tonino; ne ha facoltà.
TONINO (PCI):Da tempo noi sosteniamo la necessità di un confronto, in occasione della discussione sul bilancio, tra le forze politiche, ma di un confronto che sia portatore dei valori, dei progetti ed anche delle forti indicazioni che le forze politiche propongono alla comunità valdostana. Da tempo siamo anche contrari, quasi infastiditi dal cosiddetto "rito", per il quale da una parte ci sono quelli che parlano solo bene e dall'altra quelli che parlano solo male del bilancio.
Cerchiamo invece di fare, con una certa serietà, un'analisi puntuale del documento, così com'è stata fatta questa mattina dal Consigliere Mafrica, senza tralasciare di mettere in discussione anche la nostra valutazione sulla fase attraversata dalla Valle d'Aosta e le nostre indicazioni in merito, perché condivido quello che è già stato detto da qualcuno, che in questo momento mi sfugge, "qui non si amministra una società per azioni", né ci possiamo accontentare di un'analisi di tipo distributivo delle ingenti risorse di cui dispone questa Regione, altrimenti potremmo sostituire questo Consiglio, rispolverando uno dei numerosi comitati per la programmazione, così il compito sarebbe assolto. In realtà è importante il patrimonio di idealità, piuttosto delle ideologie, come è stato precisato da qualcuno, che le varie formazioni o componenti politiche portano al confronto.
Mi dispiace che non ci sia il Consigliere Gremmo, perché noi siamo indignati per un certo modo di fare la politica. In campagna elettorale ho sentito il Consigliere Gremmo definire l'Union Valdôtaine come un insieme di "falsi autonomisti" e di "traditori dell'autonomia"; nelle sue uscite elettorali definiva comunemente l'Union Valdôtaine come "l'Union roulettiste". Passato poi il periodo elettorale, il Consigliere Gremmo è diventato il sostenitore di questo Presidente della Giunta, di questa Union Valdôtaine e delle sue capacità di rappresentare l'autonomia di questa Regione. Questo è un modo per far aumentare il distacco dalla politica ed è un atteggiamento che noi denunciamo, perché è completamente contrario al nostro modo di intendere la politica.
Per queste ragioni è stimolante, a nostro avviso, il ragionamento fatto ieri dal Presidente della Giunta per presentare il bilancio. Noi ci ritroviamo in alcuni suoi spunti e vi scopriamo anche dei ragionamenti che abbiamo già sostenuto in passato, a volte anche in polemica. Vi sono anche alcune scelte di priorità che ci trovano concordi e sulle quali occorre che tutti lavoriamo:
- la priorità rispetto agli aspetti culturali;
- la crescita di una nuova cultura dell'autonomia;
- il metodo della programmazione,
- la necessità di affrontare con interventi strutturali la sfida del 1992...
Nel complesso, però, come è già stato detto questa mattina dal Consigliere Mafrica e torno ora a ripetere io, mi pare che quel ragionamento sia ancora insufficiente e che esista un distacco evidente, ma su questo aspetto non ritornerò più, tra le parole ed i fatti, tra alcune preoccupazioni che cominciano ad emergere e l'operare quotidiano della Giunta e della maggioranza, nonché un distacco tra quelle affermazioni e le politiche di bilancio.
Noi siamo preoccupati perché la nostra Regione sta attraversando un periodo travagliato di cambiamento e di trasformazione. Siamo preoccupati perché, a fronte di questo cambiamento, si sta facendo avanti quella che noi definiamo una concezione opportunistica ed in alcuni casi anche spregiudicata dell'autonomia.
Per intenderci, in questa situazione storica non condividiamo le tesi di coloro che sostengono che il popolo valdostano sarebbe solo depositario di diritti, che deve rivendicare e strappare, e non anche di doveri e non anche di impegno per ricostruire su basi nuove l'organizzazione sociale ed economica della regione. Torno a ripetere per una volta sola ancora, perché l'abbiamo già detto tante volte, che sotto questo punto di vista noi siamo preoccupati che si possano bruciare le risorse, in parte anche straordinarie, delle quali disponiamo in questo momento, senza preoccuparci adeguatamente del futuro. Siamo poi preoccupati, come è già stato ricordato dal Consigliere Mafrica, per una certa tendenza alla ricerca della ricchezza, del successo, del lavoro facile e comunque ben pagato; così come siamo preoccupati per una tendenza, che per fortuna comincia ad avere qualche preoccupazione anche in altri, che riguarda l'uso delle risorse ambientali di questa regione finalizzato al perseguimento di risorse immediate, senza una visione di più lungo respiro. Sono preoccupazioni forti, che richiedono una presa di coscienza di tipo collettivo ed un adeguamento ed un ripensamento delle politiche di tutti.
Prima il Consigliere Milanesio diceva che l'aumento dell'assistenza e delle spese correnti è spesso frutto di una richiesta insensata di servizi: in realtà il problema che noi abbiamo di fronte è determinato dal fatto che non abbiamo un quadro di riferimento complessivo per l'uso delle risorse che stabilisca vincoli e compatibilità. Questa è la più grande lacuna presente anche nel bilancio.
Qualcuno ha citato anche i dati relativi alla situazione economica della Regione. E' indubbio che si tratti di una situazione economica complessivamente migliore rispetto a quella che esiste in altre località e sarebbe cieco chi non la riconoscesse. Dovremmo però saper vedere anche dietro questo giudizio sostanzialmente positivo, dove ci sono elementi di fragilità mascherati dalla situazione attuale, ma che dobbiamo saper individuare. Non v'è dubbio che le entrate dell'IVA dell'autoporto consentono di mascherare e di contenere una situazione economica che potrebbe essere più difficile.
Dico subito che anche noi condividiamo la richiesta del Consigliere Riccarand di intendere i miliardi provenienti dall'autoporto come risorse straordinarie destinate agli investimenti. E' una cosa che abbiamo detto tante altre volte e la risoluzione riprende una vera necessità. Il peso dell'Amministrazione nell'economia regionale è uno degli elementi che consentono di mascherare una situazione di potenziale fragilità dell'economia che, a mio avviso, ci deve preoccupare.
Anche le contraddizioni di tipo sociale in questa regione sono più mascherate che altrove. Qui agiscono tutta una serie di cosiddetti "ammortizzatori" che consentono una situazione più tranquilla sul piano sociale. Parlo in particolare delle possibilità di intervento che possiamo mettere in campo a favore dei cassintegrati e di categorie espulse dal processo produttivo. Penso, ad esempio, all'importanza che ha il settore del pubblico impiego, specie se posto a confronto con gli altri settori dell'economia di questa regione e che non trova paragoni rispetto ad altre realtà o società.
Inoltre i contrasti di tipo sociale sono anche frenati dalla possibilità di risolvere sul piano individuale molte necessità e di soddisfare quei diritti, che dovrebbero essere garantiti con imparzialità, con un rapporto tra cittadino e politico di tipo clientelare, che consente di costruire sul territorio di questa regione una ragnatela di interessi.
Sul piano più propriamente politico, invece, questa è una realtà nella quale esiste una egemonia del ruolo del Presidente della Giunta regionale in particolare e della Giunta regionale in generale. Questa è anche la chiave dello spostamento di consensi verso quei partiti e quegli amministratori che vengono individuati come gli effettivi depositari del potere regionale, anche se questo, come non ci stancheremo di dire, spesso significa compressione del dibattito e del confronto, ed in molti casi significa anche un affievolimento della cultura dei diritti del cittadino, che è uno dei passaggi fondamentali di una società libera e democratica.
Questa situazione comporta anche una perdita di ruolo dei partiti politici, in particolare dei partiti politici della maggioranza, sostanzialmente subalterni ormai delle scelte e delle decisioni che vengono fatte dalla Giunta e dagli amministratori, vera sede che consente di conservare fette di potere ed equilibri di controllo sulla società. Non è un caso che anche nella nostra regione oggi si verifichi un progressivo spostamento dell'interesse, della passione ed anche dell'impegno volontario dai partiti alle associazioni, perché il ruolo stesso dei partiti è profondamente in crisi e messo in discussione.
Anche in altre occasioni abbiamo detto che questa situazione, a nostro avviso, è preoccupante perché porta ad una compressione e ad un infiacchimento della capacità di iniziativa dei singoli, anziché ad uno sviluppo della partecipazione e dell'iniziativa dei singoli; porta ad un tema su cui siamo impegnati nella riflessione e nell'azione politica, cioè quello di un rilancio dei diritti dei cittadini, ma collegato ad un ripensamento del sistema amministrativo e politico di questa regione. Il sistema politico ed amministrativo, così com'è formato oggi, è più funzionale ad un rapporto cittadini-elettori basato sullo scambio politico, piuttosto che sull'adesione politica.
Questa situazione, a nostro avviso, è piena di contraddizioni. Nella società ed in diversi suoi ambienti noi vediamo nascere una insofferenza, una preoccupazione e delle critiche per il modo in cui nella nostra regione vengono governati i processi di sviluppo politico, culturale, economico e sociale. Non è sufficiente il modo in cui noi ci prepariamo a fare i conti con l'Europa di domani, ma non è sufficiente soprattutto la concezione dell'autonomia, almeno facendo riferimento al modo in cui essa viene oggi praticata, ed in questo senso accettiamo il concetto di sfida contenuta nella relazione del Presidente della Giunta. Il confronto che noi dobbiamo rilanciare forte con le altre regioni, con gli altri popoli della Comunità europea, potrà essere un vero confronto, proficuo anche per noi, se sapremo accantonare definitivamente quelle visioni, che io definisco "vittimistiche", alcune diciamo "autorappresentazioni," che francamente sono datate, della situazione di questa regione, e passiamo all'offensiva.
Per essere riconosciuti, per contare complessivamente nelle relazioni di domani con tutta l'Europa, noi dovremmo riuscire a dimostrare di essere davvero depositari di valori, di competenze, di capacità progettuali ed essere capaci di autogoverno. Questa è la vera sfida; ma si tratta di qualità che ancora non vediamo, che sono ancora assopite. In questo momento però ci sembra ancora più forte il conformismo e l'adagiarsi su di un apparente benessere, eppure le ridotte dimensioni territoriali e demografiche, le antiche tradizioni di autonomia, la ricchezza di essere una comunità plurilingue, le possibilità economiche di cui disponiamo ed anche le potestà statutarie potrebbero consentirci di sperimentare forme avanzate ed esemplari di autogoverno. Purtroppo così non è e ci sembra che anche nella presentazione di questo bilancio non ci siano molte novità in questa direzione. Superiamo e combattiamo questa tendenza a concepire l'autonomia come opportunità da utilizzare nel breve periodo e rilanciamo un autonomismo forte, che rimetta in discussione tra la Regione e lo Stato ed affronti davvero il tema del rapporto tra la Valle d'Aosta e l'Europa.
Le Commissioni che sono state proposte saranno la sede per una discussione di questo tipo. Avendolo già detto negli anni passati, crediamo di poter ancora lamentare il grave ritardo con cui noi affrontiamo questi temi. Accenno solo al fatto che, in una fase di discussione sulle riforme dello Stato, non ci sono nostre proposte che riguardino il cambiamento del sistema parlamentare, l'istituzione di un Senato delle regioni, la possibilità di rappresentare le regioni nel Parlamento europeo ed anche nel merito di come trasformare i rapporti tra le regioni e lo Stato, da una concezione del decentramento ad un rapporto di tipo federalista o parafederale.
E' soprattutto su questi terreni che noi dovremmo impegnarci. Questo è il tipo di apporto politico ed ideale che noi vogliamo continuare a portare in questo Consiglio regionale, contrastando una caduta del senso collettivo che sempre deve essere presente in amministratori di una comunità come la nostra, contrastando la chiusura in egoismi e riaffermando invece l'importanza dei grandi valori ideali della solidarietà, della comprensione e dello scambio rispetto alle altre esperienze.
Il nostro giudizio complessivo, quindi, sulla proposta che è stata avanzata è di insufficienza. In essa noi vediamo alcuni elementi che definisco di logoramento, alcuni elementi di ripetitività e di routine che ci impediscono di individuare il nuovo.
Il rapporto tra le forze politiche e gli sbocchi di una soluzione politica diversa sono per noi saldamente ancorati a questo modo di vedere la politica e l'impegno nelle istituzioni. Noi lavoriamo per costruire uno schieramento che sia capace di avviare davvero una seria trasformazione nella società valdostana, salvaguardando i valori di fondo di questa comunità. E' in crisi la politica delle formule e lo sarà sempre di più, per cui sempre di più i rapporti e le alleanze dovranno essere costruiti su progetti di alto livello. Questo è il senso vero del primato dei contenuti, rispetto a quello degli schieramenti. Questo è anche il livello del rapporto che deve esserci tra le diverse forze politiche.
Ora, noi sentiamo la necessità di andare oltre la continuità politica che qui è stata difesa da qualcuno, ma sentiamo di dover andare oltre quella continuità sulla base di quel giudizio di insufficienza che prima abbiamo espresso. Non regge la linea di arroccamento fondata sulla pura riaffermazione della continuità, perché questa va ogni volta sostanziata con ragionamenti di tipo politico che però, per quanto attenti siamo stati in questo dibattito, non siamo riusciti a cogliere.
In realtà il vero punto è che questo documento è il bilancio di continuità di una linea d'azione amministrativa che ha alcuni aspetti positivi, ma che è complessivamente del tutto modesta, senza grandi acuti é che noi giudichiamo complessivamente al di sotto delle esigenze di oggi e, per questa ragione, voteremo contro.
PRESIDENTE:Colleghi Consiglieri, poiché non c'è più nessuno iscritto a parlare, sempreché nessun altro chieda la parola, possiamo considerare chiusa la discussione generale.!
Ha chiesto la parola l'Assessore alle Finanze, Voyat; ne ha facoltà.
VOYAT (UV):Se si comincia da lontano, come ha fatto il Consigliere Riccarand, si deve certamente riconoscere che lo sviluppo delle entrate, dal 1947 al 1982 e quindi dal 1983 al 1988, ha avuto un andamento crescente. Sarebbe stato veramente infausto per noi se così non fosse `avvenuto. Per valutare più correttamente i vari bilanci si sarebbe dovuto tener conto però anche dell'inflazione, dell'aumento del costo della vita e delle nuove leggi nel frattempo sopravvenute, per cui non ritengo assolutamente possibile oggi rapportare il bilancio del 1988 a quello del 1982.
Vengo ora agli altri punti per ricordare che ieri noi abbiamo evidenziato le nostre preoccupazioni sull'ammontare dell'IVA da importazione e sulla necessità di giungere all'appuntamento del 1992 pronti a sostenere l'impatto di una possibile riduzione delle entrate.
La Regione ha posto una particolare attenzione alla politica delle entrate, sviluppando la legislazione regionale sull'autoporto in modo da evitare la mortificazione di questa struttura così importante per le risorse regionali. Saranno assunti anche altri provvedimenti per sopperire alla legislazione che via via fa Comunità europea adotterà sul mercato unico, ma è del tutto inutile fasciarsi la testa fin d'ora e generare allarmismi, anche se il problema deve essere tenuto sotto attento controllo ed è opportuno eventualmente cercare fin da oggi valide alternative.
Secondo l'opposizione, il bilancio regionale non presenta grandi peculiarità o novità, credo però che gli si debba riconoscere almeno la grande dote della trasparenza. Il principio dell'unicità del bilancio della Valle d'Aosta è stato costantemente tenuto presente proprio nel settore delle entrate, dove sono compresi tutti i trasferimenti alla Regione. Ciò significa che alla Regione Valle d’Aosta sono attribuite delle somme notevoli, ma significa anche che le stesse sono effettivamente iscritte nel bilancio dell'Amministrazione e non in quello di altri enti, che magari gestiscono fondi di rinascita, di solidarietà per terremotati o per il Mezzogiorno.
Per valutare le somme pro capite delle varie regioni, elencate questa mattina dal Consigliere Riccarand, sarebbe importante sviluppare un'analisi che tenga conto delle normali risorse attribuite alle regioni nonché dei vari fondi di settore assegnati da leggi dello Stato.
Nelle altre regioni, per esempio, i trasferimenti di fondi nel settore dell'agricoltura ammontano a parecchie centinaia di miliardi, che, secondo noi, dovrebbero essere calcolati tra le risorse delle regioni, mentre sembra che le statistiche non tengano conto di questa particolare circostanza.
I Consiglieri Riccarand e Mafrica hanno sostenuto la necessità di scorporare l’IVA dal contesto generale delle entrate. Si tratta di un provvedimento illogico per tale specifica imposta, ma riaffermo in ogni caso l'opportunità di indicare, nella parte relativa alle entrate del bilancio del prossimo anno, i vari tributi in modo distinto, distribuendo cioè tutte le entrate previste dalla legge 690 nei rispettivi capitoli, in modo da offrire una visione più chiara della composizione delle entrate.
Il bilancio di un ente pubblico come la Regione è già di per sé un documento di non facile lettura ed evidenziarne una specifica entrata, come ad esempio l'IVA da importazione da destinare a eventuali spese ben individuate, appare come una misura ancor più limitativa della leggibilità del documento stesso. Del resto, l'IVA che viene esatta sulle merci in entrata non è un'entrata straordinaria, perché è registrata tra le entrate correnti, per cui è da considerare come un'entrata ordinaria che deve essere utilizzata per le competenze statutarie e serve a finanziare quel le spese. Non essendo, quindi, un'entrata straordinaria, non deve neppure esse re vincolata a particolari spese ed a nostro avviso sarebbe un grave errore politico volerla considerare come un'entrata straordinaria od anche ordinaria ma riservata ai soli investimenti.
Al Consigliere Riccarand le imposte sul reddito possono apparire insufficienti, però è necessario aggiungere ad esse anche quelle che sono versate fuori dal territorio della Valle d'Aosta e che al momento sono oggetto di contenzioso con lo Stato per effetto dell'articolo 6 della legge n. 690. Si ritiene importante riaffermare in proposito che le statistiche vanno effettuate sui dati consolidati e non su quelli previsionali. E' del tutto inutile che noi ci mettiamo oggi ad ipotizzare le varie e possibili quantità in entrata o in uscita nei confronti delle previsioni dello Stato. Se proprio si vogliono fare delle statistiche, queste vanno fatte sui conti consuntivi e non su quelli previsionali, come quelli in possesso del Consigliere Riccarand che. a nostro avviso, non possono essere raffrontati.
In ordine alle imposte sul reddito in Valle d'Aosta si precisa che le stesse ammontano a 265 miliardi e non solo a 170 miliardi, come diceva il Consigliere Riccarand. Infatti le cifre verificate al 31 dicembre 1987 sono:
- 150 miliardi di IRPEF;
- 50 miliardi circa di IRPEF versata fuori Valle. Questa indicazione risponde anche ad una richiesta avanzata dal Consigliere Milanesio, ma occorre precisare che non possiamo inserire tale somma nel bilancio, prima di sapere se potrà essere effettivamente applicato l'articolo 6 della legge 690;
- 4 miliardi di ritenute sugli interessi versati in Valle;
- 35 miliardi di ritenute sugli interessi versati fuori Valle;
- 26 miliardi di IRPEG versata in Valle d'Aosta.
Si raggiunge così un totale di 265 miliardi. Volendo poi ripetere i calcoli che ci sono stati propinati questa mattina dal Consigliere Riccarand, dovremmo dividere i 265 miliardi per i circa 114.000 abitanti della Valle e così avremmo una media di circa 2.345.000 lire di tasse pagate da ogni abitante.
In tale contesto già si evidenzia la problematica dell'applicazione dell'articolo 6. La Regione si è già attivata in tal senso, tant'è che ci sono state diverse riunioni anche nel corso della legislatura precedente; inoltre, come ho già ricordato nel corso della mia relazione di ieri, abbiamo preso nuovi contatti con il Ministero del Tesoro per riattivare l'apposita Commissione che aveva rallentato i lavori nella passata legislatura. Nel contempo si sta cercando di raccordare queste richieste anche con quelle delle altre regioni che hanno lo stesso problema. Anche la Sardegna, la Sicilia e le Province di Trento e Bolzano, infatti, sulla base delle loro leggi di riparto finanziario, devono avere il rientro di queste quote.
Molto giustamente il Consigliere Martin diceva questa mattina che il bilancio è un documento che vive, nel senso che non è immodificabile. Ci siamo accorti purtroppo che sin dal mese di gennaio a volte si rendono necessarie alcune modifiche, perché ci possono essere, anche se la cosa si verifica molto di rado, maggiori entrate da parte dello Stato, così come ci possono essere delle necessità contingenti che rendono indispensabile modificare le spese. Come abbiamo già detto, le modifiche in corso d'anno incrementano la percentuale di spesa degli investimenti, per cui la quota prevista oggi per le spese di ordinaria amministrazione è evidentemente destinata a scendere nel corso dell'anno.
La Regione paga 210,6 miliardi per spese di puro funzionamento e 322,6 miliardi per spese correnti operative: è soprattutto quest'ultima cifra che ha fatto discutere soprattutto i Consiglieri di opposizione; ripeto però che non si tratta di spese correnti di funzionamento, ma di spese correnti operative costituite, ad esempio, da:
- trasferimenti ai comuni per 42 miliardi;
- spese promozionali e turistiche per 10 miliardi;
- spese per contributi di esercizio alle aziende di trasporto per 13 miliardi;
- spese per la formazione professionale per 29,6 miliardi;
- spese contrattuali per manifestazioni della SITAV per 6,5 miliardi...
e potremmo anche continuare. Si tratta quindi di spese che rientrano nella grande categoria delle spese correnti, ma con uno scopo ben diverso da quello delle spese correnti di funzionamento.
Abbiamo già provveduto a fare una raccolta delle spese sostenute dalla Valle d'Aosta per ottemperare alle competenze statutarie, cioè per quelle funzioni che nel resto del territorio nazionale sono direttamente a carico dello Stato o della provincia; questa raccolta è tuttora sottoposta ad un attento esame che ce ne dovrebbe consentire una corretta quantificazione.
Troppo spesso si è parlato della Regione come di un ente ricco, con un eccesso di risorse, ma non si è mai voluta considerare la Valle d'Aosta nella sua veste di ente che raggruppa i bilanci di vari organismi: Provveditorato agli Studi, provincia, Prefettura, ANAS e Camera di Commercio.
Alcuni Consiglieri sostengono che nell'esercizio di queste funzioni vi sia dello sperpero, ma bisognerebbe vedere se le stesse competenze, qualora venissero svolte in Valle dallo Stato, potrebbero costare di meno.
Qualche Consigliere ha chiesto spiegazioni sulla iscrizione a bilancio di un mutuo che però poi non viene contratto. Effettivamente, da alcuni anni a questa parte, nel bilancio della Regione è registrato anche un mutuo a pareggio di bilancio, che però non è mai stato contratto, almeno fino al 31 dicembre 1988. Ho già dichiarato in merito che il non far debiti non sempre può essere considerato positivo; sarebbe più opportuno invece impostare un bilancio di cassa in modo da evidenziare la validità del documento regionale, che assume aspetti diversi, secondo che si tratti del bilancio di cassa o di competenza.
La capacità di spesa della Regione è bassa; lo si è riconosciuto nella relazione, dove si afferma la specifica volontà dì limitare il fenomeno dei residui passivi. Gli stanziamenti di alcuni capitoli o settori di spesa del bilancio regionale presentano sostanziali diminuzioni rispetto al bilancio dell'anno scorso. Spesso non si tratta di un contenimento dei volumi di spesa, perché la somma degli stanziamenti iscritti e di quelli a residuo è senz'altro superiore a quella degli anni precedenti.
In merito alla dichiarata facilità, secondo il Consigliere Mafrica, di produrre un bilancio, un disavanzo ed un avanzo, si ricorda che proprio lo stesso Consigliere era pronto a scommettere che sul bilancio del 1988 ci sarebbe stato un avanzo di amministrazione relativo al bilancio precedente (1987) di parecchie decine di miliardi. Abbiamo potuto verificare, invece, che non solo non si è avuto un residuo attivo di decine di miliardi, ma non c'è stato nemmeno quell'avanzo amministrativo che era previsto in bilancio per circa 15 miliardi.
Infine, per parlare anche di presunte manovre dell'Amministrazione regionale, occorre precisare che da alcuni anni è in corso una polemica sull'incapacità della Finaosta a spendere i finanziamenti che le sono accordati. Esistono e sono esistite difficoltà operative nella Finanziaria regionale, ma è sbagliato voler attribuire a tale organismo quanto sostiene il Consigliere Mafrica. La società finanziaria, nonostante tutte le difficoltà, mai tenute nascoste dalla Giunta regionale, si rivela quale strumento utilissimo per la gestione di determinati settori di intervento, comunque preclusi all'Amministrazione regionale e per i quali in precedenza esisteva un'accesa polemica, perché i tempi di gestione del sistema bancario erano ancora più dilatati di quelli attuali.
La polemica verteva sul fatto che i depositi sui conti relativi ai fondi di rotazione presso il sistema bancario erano troppo alti e quindi eccessivamente lente le erogazioni. E' necessario pertanto darsi un indirizzo preciso, quello della prudenza, nella gestione dei fondi regionali, ancorché si tratti di mutui, oppure cercare di velocizzare le erogazioni a scapito della prudenza, così come ci diceva poco fa il Consigliere Milanesio.
Dovrei poi precisare che quella parte della relazione da me svolta ieri e ripresa in senso negativo da alcuni Consiglieri, proprio là dove dicevo che nel bilancio non ci sono grandi novità, stava a significare non la mancanza di novità nel bilancio, ma, come ben si capisce dalla lettura del testo, ribadiva anche la più volte conclamata validità dell'azione svolta nella passata legislatura, durante la quale si erano ottenuti discreti risultati. Ribadisco che non è corretto estrapolare una semplice frase, per darle un'impostazione negativa.
Qualcuno ha detto che questa legge non vede lontano e non fa delle scelte strategiche, però poi dichiara inaccettabili ad esempio, gli articoli nn. 18, 33, 32 e 42 della stessa legge, dove pure si operano delle scelte, dicendo che le sue sarebbero state diverse. Ma, vivaddio! Neanche noi saremmo d'accordo sulle scelte che ha fatto o che vorrebbe fare il Consigliere Riccarand. Comunque, il fatto che egli non sia d'accordo o che avrebbe fatto delle scelte diverse conferma appunto che delle scelte sono state fatte. Il Consigliere Riccarand potrà non essere d’accordo sulle nostre scelte, ma non potrà mai dire che non sono state operate delle scelte.
Tornando all'IVA esatta d'importazione, in riferimento alla quale il Consigliere Pascale ci diceva giustamente che la metodologia del trasporto e l'applicazione dell'atto unico, anche se non faranno sparire quest'imposta, la faranno senz'altro diminuire, occorre precisare che anche noi riconosciamo come probabile una simile eventualità e siamo convinti che, quando ciò avverrà, l'Amministrazione regionale dovrà essere in grado di avere delle soluzioni alternative. Stamattina qualcuno diceva che, se non ci fosse l'IVA sulle merci importate, noi ci troveremmo nella necessità di cercare nuove entrate, che, ad esempio, potrebbero essere individuate nella possibile revisione dei regime delle acque in Valle d'Aosta.
Ho sentito parlare del Casinò come di un elemento negativo. Non posso parlare di tutta la problematica connessa al Casinò, ma come Assessore alle Finanze non posso certamente essere d'accordo con quelli che preferirebbero vederlo sparire. Se è vero che per le finanze regionali il Casinò oggi non ha più l'importanza che aveva circa otto o dieci anni fa, quando le sue entrate coprivano circa il 30% del bilancio regionale, tant'è che oggi infatti coprono meno del 10%, credo però che la sua presenza debba anche essere considerata in senso positivo per i posti di lavoro che il Casinò offre a centinaia di persone.
E' stata chiesta anche una migliore catalogazione o classificazione delle entrate. Ho già detto che questo verrà fatto e precisato per ogni titolo e capitolo delle entrate.
Stamattina mi sono addirittura stupito quando qualcuno ha detto che ci vorrebbero meno finanziamenti per la Valle d'Aosta. In questo caso voglio proprio essere cattivo e dire che queste dichiarazioni potrebbero tranquillamente essere attribuite ad un infiltrato del Sen. Bassanini, che più volte ha fatto in Parlamento delle dichiarazioni di sapore analogo.
In merito alle scelte che altri avrebbero potuto fare, ci tengo a precisare che da una eventuale diminuzione degli espropri, richiesta dal Consigliere Riccarand, sull'Amministrazione regionale, discenderebbe un maggior carico di tutte le spese in conseguenza di un eventuale mancato indennizzo di questi terreni. Non ritengo che questa spesa debba essere tolta, anche perché, poiché sono previsti degli indennizzi per gli espropri fatti dalla Regione e dai comuni, mi sembra logico che gli stessi indennizzi siano previsti anche per gli espropri dell'autostrada, che è una struttura fermamente voluta dall'Amministrazione regionale.
Non sto a parlare della questione del Parco, perché la Giunta ha sempre detto di non essere contraria a finanziare il Parco regionale, purché ci sia dialogo e collaborazione. Aggiungo che sarebbe bene dare dei finanziamenti al Parco, a patto però che gli stessi non siano utilizzati esclusivamente per la flora e per la fauna, ma anche in favore delle popolazioni.
Ritengo che la Valle d'Aosta abbia diritto ad avere dallo Stato un ospedale regionale, così come l'hanno avuto tutte le altre regioni. Pertanto, l'acquisto o l'eventuale costruzione di un nuovo ospedale, come abbiamo sempre detto, dovrà essere finanziato dallo Stato. Non sono stati previsti fondi per la ristrutturazione e l'ammodernamento dell'ospedale in quanto il Ministero della Sanità già prevede un apposito finanziamento pluriennale di circa 30.000 miliardi per dotare tutte le regioni dei posti letto necessari e per migliorare i servizi ospedalieri. Pertanto, quando la Regione sarà riuscita a trovare un accordo con l'Ordine Mauriziano, potrà usufruire del finanziamento per il progetto che è già predisposto.
Qualcuno, magari con l'intento di mettere un po' di zizzania tra le forze della maggioranza, ha detto che si sono voluti fare dei tagli sui bilanci degli Assessorati dei Lavori Pubblici e della Sanità. Per quanto concerne i Lavori Pubblici, occorre precisare che sono stati contenuti i finanziamenti dei capitoli in cui c'erano residui piuttosto consistenti. Bisogna tener conto inoltre del fatto che sul bilancio del 1987 dei Lavori Pubblici c'erano anche i 50 miliardi per l'autostrada, che quest'anno non ci sono più. Sempre nello stesso settore dei Lavori Pubblici, non inteso però come Assessorato, in questi ultimi anni è stato incentivato il finanziamento dei comuni attraverso la Cassa Depositi e Prestiti.
In merito a quanto chiesto dal Consigliere Mafrica, relativamente al punto 2.2.3.04 sulla sicurezza sociale, per il quale diceva che dagli 8 miliardi del 1988 si è scesi ai soli 3 previsti per il 1989, bisogna tener conto anche dei 2 miliardi previsti nei fondi globali, ai quali aveva già accennato lo stesso Consigliere Mafrica, e gli 8,5 miliardi di residuo. Occorre precisare poi, specie considerando l'applicazione della legge n. 93, prevista in bilancio per 4,1 miliardi, in 6,05 miliardi nei fondi globali ed in 1,5 miliardi nei fondi residui, che gran parte di queste spese, per non diventare residui passivi, vanno ripartite in due anni finanziari, in quanto i comuni devono presentare le chiusure d'esercizio dei servizi sociali entro il mese di marzo dell'anno successivo e pertanto i soldi previsti non saranno erogati tutti nei singoli bilanci di competenza.
Si dà atto che alle ore 18,28 riassume la Presidenza il Presidente BICH.
PRESIDENTE:Ha chiesto la parola il Presidente della Giunta, Rollandin; ne ha facoltà.
ROLLANDIN (UV ):Le débat à propos du budget 1989 et de celui pluriannuel a donné la possibilité aux différentes forces politiques de faire un examen sérieux des propos qui étaient l'objet de l'accord que les forces de la majorité avaient présenté et qui, pour suivre une ligne de conduite sérieuse, a été commenté à l'occasion de la présentation du premier bilan 1989.
Je pense que celle-ci est la correcte interprétation qu'on a essayé de donner en présentant une partie strictement financière (qui se réfère soit á une année, soit aux trois années) et, si vouz me le permettez, une certaine philosophie des choix qui doivent être à la base de l'activité de programmation pendant cette période. Il serait trop simple même de dire qu’il y a une répartition entre la partie idéale et celle plus strictement réelle et matérielle, c’est-à-dire la liaison avec la première partie des programmes qu'on peut déjà prévoir pour l'année 1989. En effet quelqu’un a voulu dire: "Out, le programme peut être accepté, même compris, mais on se retrouvera au moment où on verra les documents financiers". Mais on a souligné le fait que, au moment où on voulait dire quelle sera l'attitude des forces politiques face aux changements que chacun de nous est en train d'examiner et d'analyser pour donner des réponses sérieuses, on pourrait s’exprimer librement.
Celle-là est la raison qui est à la base du fait qu'on a choisi de faire remarquer d'une façon particulière l’engagement culturel et on peut trouver là une différence fondamentale par rapport aux autres problèmes qui ne doivent pas passer en deuxième plan, mais qui, quand même, face à l'intérêt de modifier l’attitude envers les problèmes, sont tout de même secondaires.
J'ai apprécié les différentes interventions, la tentative de donner une définition de culture (quelqu'un a dit "visione del mondo nutrita di forti valori morali") car je crois que toute définition de culture, même dans cette interprétation, peut être acceptée; mais, attention, je pense que face à cette exigence, que (il me semble) tous les Conseillers ont soulignée, il y a en même temps la nécessité de faire face aux problèmes qui sont conséquents à une évolution très rapide. Par conséquent, le fait qu'on ait marqué la nécessité d'associer au mot "culture" celui de "formation professionnelle" et de "éducation" est, selon moi, un point de repère important; un point qui ne se traduit pas immédiatement au niveau de certaines recettes ou de certaines dépenses: c'est plutôt l'exigence de mieux coordonner les différentes activités en démarrant de l'école et des premières années scolaires. En effet on avait souligné, au moment de cette relation, qu'il était indispensable de prévoir une motivation pour les instituteurs et, en même temps, pour les jeunes, car je crois que personne ne peut prévoir des changements qui soient au niveau d'imposition si les jeunes mêmes n'acceptent pas de changer.
J'ai apprécié ce que certains Conseillers on voulu remarquer à propos de l'exigence de modifier encore le tissu scolaire des jeunes, de modifier le numéro des jeunes qui s'inscrivent aux écoles secondaires et à l'université; je partage entièrement cet avis, mais je crois qu'on arrivera à ce système au moment où vraiment les jeunes seront conscients du fait que pour être une force active, pour participer aux changements culturels, il sera indispensable d'avoir cette racine culturelle et cette formation. Et je crois que celui-ci est un fondement qui va au-delà, je me permets de le dire, du fait qu'il y ait ou non l'université en Vallée d'Aoste: je pense qu'il faut surtout en prévoyant le discours européen nous donner un système qui puisse permettre à n'importe qui, parmi les jeunes, de s'inscrire aux différentes universités. Il ne faut pas considérer l'idée qu'il y a uniquement la possibilité de suivre les cours à l'Université de Turin ou de Milan, bien loin; je pense qu'il est de plus en plus indispensable (d'autant plus que nous sommes bilingues) de connaître des différentes réalités (française, suisse) qui puissent nous donner la façon d’apprécier un changement.
Celle-ci est, selon moi, la clé pour examiner aussi les autres rapports qui sont conséquents à un système d'autonomie - et à un système de concevoir cette autonomie - qui n'est pas fermé, mais au contraire d'ouverture et d'élan vers une réalité qui est de plus en plus européenne, non dans le sens de quelque chose qui représente le marché commun, mais dans le sens de quelque chose qui représente vraiment l'Europe.
Je voudrais remarquer que, pour ce qui concerne ce changement, les pays de l'Est sont en train de donner un appuis considérable face aux changements que nous sommes en train de vivre. Et celle-ci est, selon moi, une réalité qu'il faut considérer.
Face à ces problèmes quelqu'un a dit qu'il faudrait avoir des idées fortes, reprendre les thèmes qui sont marquants pour une action de gouvernement, et quelqu'un a parlé d'austérité, de solidarité, mais je crois que l’interprétation qu'il faut donner de l'austérité est dans le sens d'une intervention qualifiée. Il n'est pas question de ne pas prévoir des interventions mais de les qualifier et j'ai voulu, même si cela pouvait être interprété d'une façon restrictive, mettre l'accent, par exemple, sur un phénomène qui est très répandu un peu partout dans notre région: les différentes activités qui sont assez fréquentes dans toutes les communes, surtout dans certaines périodes. Je pense que si on allait examiner les bénéfices de ce changement, il faudrait repenser à cela, surtout, pour donner l'idée d'une autonomie d'une région qui sait prévoir un système coordonné entre les petites réalités, comme les communes, et les réalités plus grandes, comme l’Administration régionale ou les différentes communautés.
Je crois que l'ensemble de ce système doit se fonder sur les recettes et, à propos de recettes, tout le monde a mis l'accent sur le danger qu'on risquerait en modifiant le système de répartition, même si on ne modifie pas la loi 690, car, je veux le souligner, même si on garde cette loi, une seule voix de cette loi , l’IVA, la TVA d'importation, les pourcentages seront modifiés.
Je suis un peu préoccupé à ce sujet et d'un côté j'espère que le fait que l'attitude du Gouvernement face au budget 1989, qui prévoit des sacrifices pour toutes les régions et qui devrait concerner seulement cette année - même si quelqu’un a dit que celui-ci n’était qu'un premier pas et que cela continuerait - ne correspond pas au vrai.
Je ne veux pas donner de fausses suggestions, mais j'espère qu'en effet, vu que parole a été donnée, parole sera tenue et que, face à l'attitude consciente de notre Administration, il y aura le bon sens de faire une nouvelle analyse du système de financement aux régions.
Celui-là est, certainement, un des points principaux du discours fait surtout par M. Riccarand, auquel l'Assesseur a déjà répondu; mais la difficulté et la faute principale (si je peux le dire) du système d'analyse du Conseiller Riccarand est de dire tout court: "Le seul système pour examiner les bilans des différentes régions est de faire le rapport entre budget et habitants"; mais celle-ci est une faute grossière!
Je voudrais faire la même chose pour les communes de la Vallée d'Aoste, car vous savez quelle a été l'analyse, l'attention qui a été dédiée aux exigences des petites communautés. Si on suivait les indications de M. Riccarand sans doute on aurait tout intérêt à amasser toute la population à Aoste (ce sont des données que tout le monde connaît); alors il n'y aurait plus de problèmes d'infrastructures ou de frais de gestion, plus de problèmes routiers, car le vrai problème est que aujourd'hui, si on veut faire vivre les petites communautés - et je souligne ça, car je suis contraire à l'idée de réduire la compétence des communes et je suis favorable à l'initiative de coordonner l'activité, mais non à celle d’éliminer les petites communautés - il faut donner les structures afin que cela puisse fonctionner. Et, si on veut maintenir une Vallée d'Aoste telle que nous la connaissons, il est indispensable de prévoir des frais considérables pour les petites communautés.
Je pense que les investissements au niveau d'infrastructures sont là pour nous faire remarquer cette différence. Si on oublie cela, je pense que toute interprétation est exclue. Il est impossible de faire des comparaisons même entre deux villes comme Turin et Aoste, car les problèmes de la ville d'Aoste sont déjà différents de ceux de Turin ou Milan; mais pas seulement pour une question de numéro d'habitants, mais surtout pour une question de concevoir une réalité différente.
Il me semble que celui-ci est un thème qui, malheureusement, chaque fois revient dans les discussions; je dois dire que, finalement, aujourd'hui je n'ai pas entendu dire de la part du Conseiller Riccarand (comme il avait dit au moment de la discussion financière faite sur les problèmes des rapports avec Rome) que, par rapport à ce que la Vallée d'Aoste donnait à l'Etat, elle recevait trop de choses et trop de recettes. J'avais déjà conseillé M. Riccarand de faire une petite analyse à propos de l'énergie; il serait intéressant d'examiner les données de l'énergie.
Face à une production qui est d'environ 2 milliards et 800 millions de Kilowatt (3 milliards à peu près), en Vallée d'Aoste on a utilisé plus ou moins 800 millions de Kilowatt. Si on allait faire une comparaison par rapport au prix de l'énergie même, il suffirait de multiplier 1 milliard et 870 millions de production pour 120 lires en moyenne et on aurait 224 milliards seulement en prévoyant cette chiffre.
En même temps, il faudrait considérer le pourcentage d'impôts qui serait dû à la Vallée d'Aoste en considération dés bénéfices conséquents à là production et qui devrait être de 30 milliards (qui sont conséquents au fait que sur la production faite et utilisée ailleurs devrait y être la TVA, jusqu'à un certain pourcentage du 9% et, pour l'autre moyenne, du 18%, et, en même temps, on doit prévoir les considérations que je vais faire sur le reste de l'énergie produite.
J'ai donné un petit exemple mais je crois qu’il faudrait aussi se rappeler de ces faits. Toujours au niveau de l'énergie, je dois dire que les attentions de l'Administration régionale face à ce problème sont concentrées sur la possibilité d'avoir un plan régional de l'énergie qui puisse reprendre les différentes données qu'on a déjà élaborées et que les communes connaissent déjà, pour aboutir à un résultat qui, je crois, va dans la direction que quelqu'un a déjà soulignée. Il ne s'agit pas de prévoir qu’il y ait une assistance, qu'on continue à distribuer de l'argent aux entreprises, mais il serait très intéressant de considérer la possibilité de réduire les frais et ces frais sont assez lourds.: Il serait aussi intéressant d'évaluer jusqu'à quel point on pourra pousser ce discours.
En même temps, à propos de richesse, on l'a déjà souligné et avec l'Assesseur compétent on est en train d'étudier la question, le système de retrouver un modèle de raccord avec l'ENEL pour avoir l'opportunité d'un accord sur l’énergie produite et celle transportée; autrement on risque de construire de nouvelles, petites centrales sans avoir les bénéfices qu'on pourrait retenir surtout pour les habitants, car chacun pourrait avoir un bénéfice par rapport à l'engagement de l'énergie. Quelqu'un pourra dire qu'on n'a plus trouvé un engagement financier conséquent et il serait vrai, mais il est aussi vrai que l'Assesseur a donné une clé de lecture du budget 1989 qui, je crois, a changé. Il a déjà expliqué la raison pour laquelle quelqu'un a dit qu'on ne voit plus de si grandes chiffres pour certains Assessorats, qu'elles ont changé: cela n'est pas vrai, on a simplement essayé de modifier le système sur lequel on peut compter comme dépense dans l'année, en considérant de faire des projets qui sont déjà prévus et qui sont réalisables dans l'année 1989. Alors, pour le problème des recettes il y a cet instrument, mais il y en a aussi un autre; justement on a dit qu'il fallait constituer une commission compétente pour les problèmes institutionnels du 93 et une commission pour l'acte unique, pour examiner un autre thème qui, je crois, a été exploité seulement à la veille de certaines compétitions et dont, après, on ne parle plus: celui de la zone franche. Quelle est la possibilité d'exploitation de la zone franche ou des points francs qui sont reconnus même par le système communautaire?
Il y a déjà deux directives de la Communauté qui acceptent le système de la zone franche. Je pense qu'on doit faire une analyse pour examiner quelles seront les conséquences de l'institution d'une zone franche par rapport, par exemple, aux activités industrielles, car il y a de différents systèmes de zone franche: la zone franche d'un point de vue financier, la zone franche d'un point de vue industriel etc. Cette analyse nous donnerait la possibilité d'examiner les conséquences du 93.
Je crois que, face à un système de recettes qui a été suffisamment exploité, en tant que forces politiques, on a essayé de se donner une méthode de travail et la méthode a été de reprendre le discours du programme, sans donner au mot "programme" une signification particulière. Je crois que tout le monde a lu que ""programmazione" è una parola che da tempo non si osa più nemmeno pronunciare nella politica economica italiana; a ciò contribuiscono sia la memoria degli insuccessi della programmazione degli anni '60 e '70, sia una fase culturale contrapposta a quella di allora, che sovente mostra eccessiva fiducia nello spontaneismo del mercato". Nous nous sommes donnés une possibilité de travail et, dans cette question de la programmation sérieuse, on a confié beaucoup d'importance à la formation professionnelle. Et, en effet, celui que nous sommes en train de faire est un autre effort, mais dans le délai de deux ou trois ans on a eu l'approbation de la part de la Communauté Européenne des programmes de formation et de l’augmentation des financements. Celle-ci est, à mon avis, une tentative en plus de rendre plus sérieux le système économique.
On a prévu des interventions spécifiques dont on verra les effets d'ici quelques années et la participation de l'Administration régionale dans certaines initiatives comme l'informatique, le système de financement, la banque et (à travers la FINAOSTA) la possibilité d'avoir une participation dans certaines entreprises; mais cela n'est pas tout: l'Administration régionale a engagé ses efforts, au niveau législatif et de possibilité opérative, pour résoudre le problème des ordures et du rapport avec la défense de l'environnement.
Dans les différents secteurs on a apprécié les interventions qui ont été faites et le discours du "programme qualité" pour la défense de l'environnement a été considéré très positif, surtout dans le domaine de l'agriculture.
Pour ce qui concerne le problème de l'industrie, on se demande si on peut avoir confiance dans l'accord que nous avons signé avec l’IRI. Je crois que la confiance dépend du système de respecter des accords; s'il n'y avait pas cet accord, je pense qu’aujourd’hui les problèmes de la Delta-Cogne seraient bien plus graves. Je ne veux pas dire qu'ils sont déjà résolus, mais ils sont dans une phase où il faut faire attention et attendre ce qui se passera d'ici quelques mois. Il faut avoir toute l'attention nécessaire envers ces accords qui ont été une base pour sauvegarder l'établissement d'Aoste et peuvent en même temps donner une suggestion nouvelle pour ce qui est de l’établissement de Verrès, en donnant un essor nouveau. Et on a déjà des requêtes des autres pays à participer à un essor de ce genre.
L'Assesseur a souligné que les autres régions ont, au moment de crise dans ce secteur, des financements spécieux pour les problèmes de l'industrie. Je ne parle pas de certaines zones, mais je dois dire que, en tant que région, nous n'avons eu aucun financement, sauf la possibilité d'acheter à nouveau une partie de terrain de l'ex-Ilssa Viola, et c'est tout. Il faudrait aussi examiner quels sont les financements prévus dans les autres zones industrielles, voir par exemple la zone de Trieste, celle de Napoli ou de Genova. Pour ces zones il y a eu des financements spécieux et personne a dit qu'ils étaient exagérés. Et comment on a dû résoudre nos problèmes au niveau industriel? Uniquement avec la collaboration et la participation de toutes les forces.
On a déjà essayé de modifier la perspective de l'investissement à une envergure différente et, en effet, on a fait des choix qui ne sont plus liés â une entreprise très étroite; sans doute il y aura encore des exemples plutôt réduits de moyenne entreprise, mais je crois que les investissements tels que ceux que quelqu'un a rappelés sont des investissements Olivetti, qui vont dans un sens plus large, vers une possibilité opérationnelle différente. Dans ces secteurs on a essayé de donner, je crois, des réponses satisfaisantes.
Pour le tourisme, sans doute, les choix s'imposent et sont nécessaires; il faut dire que, par exemple, dans la période passée, on avait pris une décision très difficile mais selon moi rentable. Pendant les 5 années qui se sont écoulées on avait choisi de ne plus considérer de nouveaux investissements, de nouvelles stations de ski, sauf l'achèvement des stations qui avaient déjà démarré; et celui-ci a été un choix qui a payé et qui, en effet, est en train de donner des résultats et nous sommes encore de l'avis qu'il faut avant tout examiner ce qui se passe dans les zones qui ont déjà un intérêt pour ce qui est domaine du ski. Personne, il me semble, n'a plus mis l'accent sur les infrastructures touristiques et de sport, secteur où, je crois, on a des pourcentages qui dépassent ceux de toute autre région. Probablement, comme j'ai déjà souligné, se posera le problème des frais de gestion de ces structures. Quelqu'un a demandé quelle est l'attention pour les jeunes dans ce domaine; or, il est vrai que ces structures sont pour les jeunes et les moins jeunes, mais certes elles constituent un loisir surtout pour les jeunes, donc il me semble qu'il y a de l'attention pour leurs exigences.
A propos de sport, j'ai beaucoup apprécié l'intention d'avancer notre candidature pour les Jeux Olympiques, et, à ce sujet, je vous donnerai la copie d'une lettre avec laquelle, après deux rencontres avec l'Assesseur compétent et les responsables de la FISI ASIVA et de différents secteurs sportifs, on annonçait officiellement la requête de candidature. En effet on avait envoyé cette lettre "Candidature della Valle d'Aosta ai Giochi Olimpici Invernali" le 14 novembre et je crois que le Conseiller Milanesio a déjà illustré très bien les raisons qui sont à la base de ce choix et je voudrais seulement signaler qu'il y avait déjà cette candidature officielle.
Je dois dire que ce problème a été souligné après une rencontre avec les représentants de Albertville qui nous avaient demandé d'appuyer l'organisation des Jeux Olympiques du 1992 et là nous avons donné notre disponibilité car nous avons des infrastructures très importantes qui peuvent donner un élan dans ce sens.
A qui a demandé qu'est-ce qu'on fait à propos du thermalisme, je dis que les années dernières on avait fixé une certaine recette pour l'exploitation des thermes de Pré-Saint-Didier et de Courmayeur. Il y a déjà les projets, mais on n'a pas prévu le financement tout de suite pour cette année pour le fait qu'on est en train de voir, avec la commune et les Assessorats compétents, quels sont les temps de réalisation; très probablement pendant l'année 1989 on aura la possibilité d'examiner et de donner une solution à la partie administrative de ce projet, car il faut modifier le plan d'aménagement, approuver les projets, prévoir l'acquisition des terrains etc. Sans cette prévision on aurait risqué de dire un chiffre qui absolument n'avait pas de sens et, à la fin de l'année, on n'aurait pas pu l'utiliser pour les finalités que vous connaissez.
On s'est donné des moyens assez importants dans tous les domaines. Je me permets de reprendre ce que le Conseiller Pascale disait, c'est-à-dire que les clés de notre économie étaient industrie, agriculture et tertiaire et ajouter aussi que les autres activités comme le commerce et l'artisanat sont très importantes aussi. Je crois qu’on a essayé d'harmoniser les interventions afin qu'il y ait la possibilité qu'un secteur puisse aider l'autre.
Un autre point important pour l'analyse de notre économie est le problème des infrastructures routières, aériennes et du chemin de fer A propos de celui-ci, sans doute, il est important de revoir la question mais je voudrais souligner qu'à maintes reprises on a demandé, sans avoir de réponses, qu'il y ait la démilitarisation du trajet Chivasso-Aosta; et on retournera sur ce problème, car, autrement, on n'aura jamais l'opportunité d'améliorer ce trajet.
Pour ce qui est du projet Aoste-Martigny, quelqu'un a beaucoup plaisanté et on a dit qu'on allait faire des projets exagérés, qu'on aboutirait à rien, qu'encore une fois on ne fait que des projets; mais, en même temps, j'ai entendu avec surprise que M. Mafrica disait que le Piémont était déjà sur le Simplon. Mais je dis que le Piémont est seulement en train de récupérer le terrain qu'il a déjà perdu; il a essayé de convoquer un congrès après qu'on avait déjà discuté dans une rencontre sur les questions du Brennero et du Gottard, qui, étant le projet le plus simple et réalisable, probablement passera. Les autres projets sont au même niveau que le nôtre et peut-être en arrière car il faut dire que la ligne Aoste-Martigny est très importante parce que la liaison transversale, qui a été déjà choisie, justement aboutira à Martigny. Et alors, je crois que c'est un devoir de notre part de poser la question, d'arriver avec un projet, d'obliger même les organes compétents de prendre acte d'une exigence et d'une possibilité concrète.
Je ne partage pas les tracas de M. Riccarand qui, je crois, ne sont pas les mêmes de son prédécesseur pour ce qui est de la liaison Aoste-Rome au moyen de petite avions. Evidemment les choses changent et les idées évoluent; quand même l'idée de l'Administration régionale est de développer l'aéroport régional pour arriver au troisième niveau et il y a déjà une requête assez concrète.
Je crois que sur ces thèmes on a essayé de présenter un projet qui puisse être conçu comme une ligne particulière et je pense qu'il est inutile de revenir sur les petits problèmes.
L'idée de prévoir la possibilité de donner des réponses sérieuses, qui puissent être défendues est un droit de notre Région et le seul système de défendre l'autonomie spéciale. En effet, au-delà des petites questions, le vrai système de confrontation, soit avec l'Etat soit avec l'Europe, est celui d'être préparés, d'avoir les hommes qui puissent être à même de soutenir la concurrence.
Celui-là est, évidemment, un effort qu'il n'est pas possible de traduire tout de suite au niveau de bilan. C'est, comme je disais au début, l'exigence de modifier un système d'examen de la réalité pour lui donner une réponse qui soit à une envergure différente.
Voilà le défi Europe qui, je crois, sans construire des mythes, consiste dans l'engagement de nous tous.
Dans ce sens je vous demande de voter le budget 1989.
