Resoconto integrale del dibattito dell'aula

Oggetto del Consiglio n. 608 del 12 maggio 1999 - Resoconto

SÉANCE DU 12 MAI 1999 (MATIN)

OGGETTO N. 608/XI Tutela della specificità dei prodotti tipici valdostani in vista dell'applicazione delle direttive europee in materia di igiene degli alimenti. (Interpellanza)

Interpellanza Visto che dal prossimo 1 luglio entrerà in vigore in Italia il decreto legislativo sulla "Analisi del rischio e tenuta sotto controllo dei punti critici", denominato con la sigla convenzionale HACCP;

Considerato che tale decreto, in attuazione con le direttive europee in materia di igiene degli alimenti, obbligherà tutte le imprese individuali piccole, medie e grandi della ristorazione e della produzione alimentare ad applicare nuove norme e nuove procedure nell'analisi dei rischi di contaminazione delle produzioni alimentari;

Preso atto che molti ristoratori e produttori lamentano viva preoccupazione per le modalità con le quali verrà applicata tale legge, ricca di interpretazioni burocratiche complesse ed articolate, le quali paiono contrapporre due visioni contrapposte dell'igiene degli alimenti, ovvero quella industriale, che tende ad abbattere ogni contaminazione microbica e quella della tradizione storico-gastronomica, che pensa che una società destinata a divenire sempre più asettica sia anche quella più esposta al rischio di malattie;

Rilevato altresì che per gli operatori del settore l'applicazione tout court dell'HACCP potrebbe comportare il rischio di non trovare più in commercio prodotti artigianali e naturali le cui intrinseche qualità sono favorite dal lavoro di microrganismi posti "fuorilegge" dalla normativa, quali le uova del pollaio, i salumi artigianali, le verdure dell'orto, la pasta fresca e, caso importantissimo per l'economia e la cultura turistico-alimentare della Valle d'Aosta, il formaggio d'alpeggio;

i sottoscritti Consiglieri regionali

Interpellano

la Giunta regionale per sapere:

1) se si è attivata in modo tale da permettere, tramite la pubblicazione di testi esplicativi o eventualmente manuali di consultazione e corsi preparatori e formativi, la corretta ricezione ed applicazione della normativa in oggetto da parte dei produttori e dei ristoratori valdostani, alla luce delle inevitabili confusioni e problematiche di tipo giuridico-amministrativo che un'errata applicazione della legge comporterebbe a danno delle suddette categorie economiche e dei consumatori;

2) come intende agire, se davvero l'applicazione di questa legge causasse l'impossibilità di utilizzare commercialmente, così com'è oggi, la produzione lattiero-casearia, vinicola e agricola valdostana, mettendo così a repentaglio lo sviluppo di un settore che ha fatto della genuinità e del rispetto della tradizione il suo principale obiettivo.

F.to: Lanièce - Collé - Marguerettaz

Président La parole au Conseiller Lanièce.

Lanièce (Aut) Con quest'interpellanza abbiamo voluto portare in aula un problema concreto che sta preoccupando, in questi ultimi periodi, diversi settori. Queste nuove norme sull'igiene alimentare rischiano, se interpretate malamente e applicate tout court senza un criterio che oltre al rispetto delle norme preveda anche una certa dose di buon senso, di creare un clima di confusione e paura fra gli allevatori, i piccoli artigiani della produzione alimentare, i ristoranti, le trattorie a conduzione familiare.

Gli addetti al settore temono che l'applicazione delle rigide procedure contro i rischi di contaminazione alimentare contenuti nel decreto n. 155/97 comporterà un'autentica rivoluzione del sapore dei cibi a tavola.

Il decreto in questione, quello sulle analisi del rischio e tenuta sotto controllo dei punti critici, denominato con la sigla HACCP, altro non è che la messa in atto della direttiva europea sull'igiene degli alimenti che obbligherà a partire dal 1° luglio di quest'anno tutte le imprese che producono o commercializzano prodotti alimentari piccole, medie e grandi ad applicare nuove normative e nuove procedure nell'analisi dei rischi di contaminazione delle produzioni alimentari. Ma sapete questo cosa vuol dire?

La legge così come è stata formulata si presta, secondo gli esperti del settore, a molteplici interpretazioni burocratiche, complesse e articolate, alla lettera cioè significa per esempio che fino a ieri chi si era preoccupato di allevare le sue bestie, mucche, capre, maiali o quant'altro nel modo migliore possibile, da oggi dovrà per essere in regola con la legge e quindi poter commercializzare la sua produzione, e cioè i prodotti ottenuti da questi animali, trasformarsi in una specie di analista chimico con tanto di test e di provette.

Personalmente ritengo piuttosto improbabile che questa norma sia applicabile correttamente senza creare problemi a meno di non riuscire - e questo è anche il senso della nostra interpellanza - entro tempi strettissimi ad allestire corsi e testi teorici e pratici alla portata di tutti, che permettano anche interpretazioni soggettive, caso per caso, della legge n. 155/97.

Solo così potremo almeno parzialmente evitare confusioni e problemi di ogni tipo, ma soprattutto di tipo amministrativo che andrebbero ovviamente ad arrecare danno economico e di immagine alle categorie economiche interessate dal provvedimento.

Se veniamo poi all'aspetto più etico della legge sulla HACCP, mi pare piuttosto evidente - e non siamo gli unici a pensarla così - che queste direttive che peraltro sono basate sui programmi alimentari e dietetici della NASA, un ente asettico per eccellenza, contrappongano due opposte linee di pensiero: quella della grande industria che tende ad abbattere ogni contaminazione microbica a scapito della genuinità e dei sapori autentici e quindi a scapito della tradizione culturale e gastronomica di una comunità e la visione di quest'ultima e della tradizione storico-gastronomica, la quale sostiene che una società sempre più asettica sia anche quella più esposta al rischio di malattie.

Ecco perché non dobbiamo sottovalutare le ripercussioni della legge n. 155 su tutta una serie di aspetti non secondari; dobbiamo sapere come intervenire se l'applicazione di questa legge dovesse impedire l'utilizzo commerciale dei nostri prodotti, provenienti dalle piccole e medie aziende tradizionali valdostane.

La genuinità e il rispetto della tradizione sono obiettivi e valori del settore agroalimentare valdostano che non possono essere messi a repentaglio dall'applicazione pedestre ed univoca della legge.

Ieri a tale proposito c'è stata una riunione delle pro-loco della Valle d'Aosta al cui interno c'è stata una relazione sul decreto HACCP perché la cosa più assurda è che questo decreto equipara le grandi industrie e i grandi ristoranti addirittura alle stesse pro-loco che sappiamo che somministrano alimenti e bevande, ma lo fanno a livello di volontariato, non sicuramente professionalmente come può farlo un ristorante.

Questa normativa, così com'è, prevede che le stesse pro-loco siano assoggettate a queste norme e quindi ieri partecipando, in quanto facente parte di una pro-loco, ho constatato di persona la preoccupazione da parte di tutte le pro-loco per questa normativa, normativa che, preciso, è entrata già in vigore lo scorso anno, ma che dal 1° luglio entrerà in vigore per quanto riguarda le sanzioni e quindi, come succede sempre in Italia, quando si avvicinano le sanzioni, tutti si preoccupano di colpo. Pertanto, visto le eventuali ripercussioni negative che potrebbe avere l'applicazione di questa normativa e visto anche che il problema sarà soprattutto dei controlli, di come verranno effettuati, perché se c'è la volontà di sanzionare questo porterà delle grosse difficoltà alla produzione agroalimentare valdostana, vorremmo sapere le iniziative che la Giunta regionale ha messo in atto per dare a tutti gli operatori del settore informazioni su questa normativa ed eventualmente e, nel caso in cui dalla sua applicazione derivino delle grosse ripercussioni negative, cosa si potrebbe fare per cercare di attenuarle.

Président La parole à l'Assesseur à la santé, au bien-être et aux politiques sociales, Vicquéry.

Vicquéry (UV) Ringrazio il Consigliere Lanièce e i colleghi Collé e Marguerettaz per quest'interpellanza perché mi consente di illustrare in Consiglio regionale le iniziative che sono state prese e consente anche di sottolineare qual è il taglio che la Giunta regionale vuole dare all'applicazione di questa legge che, come è stato giustamente detto, rischia di creare un clima di paura.

Cercheremo di esorcizzare la legge n. 155 con una serie di iniziative di cui vi parlerò.

È necessario in via preliminare precisare che il decreto legislativo n. 155 recepisce le direttive comunitarie in materia di controllo dei prodotti alimentari e che lo stesso non modifica la normativa attualmente in vigore sulla disciplina del sistema autorizzatorio per la produzione, la manipolazione, il confezionamento, la vendita e la somministrazione di prodotti alimentari e sui requisiti minimi igienici e sanitari delle strutture e delle attrezzature nonché i principi di igienicità riferiti agli addetti e occupati nei settori di cui trattasi.

La n. 155, come tutti sappiamo, è una legge di pochissimi articoli che non tocca il testo unico sulle leggi sanitarie, non modifica assolutamente la normativa igienica che c'è alle spalle, dà delle indicazioni di tipo sanzionatorio e definisce l'obbligo di predisporre i piani di autocontrollo di cui parlerò.

La nuova normativa, nell'ottica della prevenzione, rivede invece il sistema della vigilanza e del controllo passando da un sistema basato principalmente sulla repressione a un sistema che prevede in prima istanza una fase di collaborazione con le imprese finalizzata al miglioramento degli aspetti igienico-sanitari della lavorazione e quindi dei prodotti finali e solo in seconda battuta, in caso di non rispetto delle eventuali prescrizioni fissate dagli organismi di controllo, di repressione.

Per poter raggiungere l'obiettivo fissato dal decreto legislativo n. 155 è quindi necessario il diretto coinvolgimento delle imprese e tale coinvolgimento avviene attraverso la predisposizione di documenti e piani di autocontrollo che comportano una conoscenza approfondita delle strutture in cui si opera, dei cicli di lavorazione nonché una conoscenza dei principali aspetti e conseguenze di carattere igienico-sanitario legati alla salubrità dei locali, delle attrezzature e delle procedure di lavoro.

Premesso che tali conoscenze sono già nella maggior parte dei casi acquisite dalle imprese, l'adempimento pertanto è riferito alla trascrizione degli atteggiamenti che già attualmente e nella maggior parte dei casi automaticamente viene fatto dalle imprese stesse. Tale innovazione così come precisato comporta una novità nelle modalità di svolgimento dell'attività di controllo e vigilanza, infatti l'obbligo dell'autocontrollo presuppone una verifica costante da parte degli operatori di tutto il sistema di produzione, commercializzazione e somministrazione degli alimenti, pertanto il controllo ufficiale sarà di fatto una verifica da parte degli organismi di controllo della rispondenza alla situazione reale delle norme di autocontrollo che ciascuna impresa si è data con l'eventuale richiesta di messa a punto e riverifica successiva dopo un congruo periodo dall'avvenuto adeguamento.

In tale ottica pertanto il rapporto fra l'organismo di controllo e le imprese assume una rilevanza di collaborazione finalizzata al miglioramento costante degli atteggiamenti nelle diverse fasi di elaborazione.

La fase di repressione scatta pertanto esclusivamente in caso di non adeguamento da parte degli operatori a quanto individuato come correttivi da apportare da parte degli organismi di controllo.

Premesso quanto sopra, preciso che la Regione ha comunque promosso una serie di iniziative finalizzate alla maggior pubblicizzazione dell'adempimento previsto dalle disposizioni su indicate che si sono concretizzate in diversi incontri informativi con gli operatori delle diverse categorie interessate con il diretto coinvolgimento dei funzionari dei competenti servizi dell'USL della Valle d'Aosta, Servizio d'igiene pubblica e Servizio veterinario, nonché all'apertura di un apposito ufficio d'informazione e di consulenza presso l'Assessorato della sanità mediante il distacco di 2 vigili sanitari che in quanto tali avevano la qualifica di ufficiali di polizia giudiziaria e dopo il distacco, avendola persa, possono svolgere quest'attività di consulenza vera e propria nei confronti delle imprese.

Per quanto concerne i caseifici e i magazzini di maturazione dei prodotti lattiero-caseari per gli impianti di maturazione, indicazioni specifiche sono state fornite direttamente ai soggetti interessati all'applicazione delle disposizioni di cui al decreto legislativo dal Servizio veterinario dell'USL con due circolari datate rispettivamente 25 maggio 1998 e 7 maggio 1998 indirizzate la prima ai macelli e l'altra ai caseifici e ai magazzini dei prodotti lattiero-caseari.

Inoltre la Direzione assistenza tecnica dell'Assessorato dell'agricoltura ha provveduto a svolgere attività di informazione dei produttori dei vari comparti.

Sinteticamente, agriturismo: tutte le aziende operanti nel settore sono state dotate di un manuale di autocontrollo predisposto dall'Ufficio agriturismo dell'Assessorato in collaborazione con il Servizio veterinario e il Servizio di vigilanza sanitaria.

Miele: gli apicoltori sono stati informati delle nuove norme, del termine entro cui adeguarsi e dell'esistenza di un manuale di corretta prassi igienica per la produzione del miele predisposto dalle organizzazioni artistiche nazionali in collaborazione con l'Istituto nazionale di apicoltura e approvato dal Ministero della sanità, il manuale è in vendita oppure consultabile dagli interessati presso la sede del Consorzio Miel du Val d'Aoste.

Vino: i produttori che vinificano in proprio sono stati informati direttamente dai tecnici dell'Assessorato nel corso di un'assemblea del 7 febbraio 1999 nel corso della quale hanno ricevuto una prima bozza di manuale per la corretta prassi igienica per la produzione del vino; è attualmente in corso di stampa la stesura definitiva del manuale redatto in collaborazione con l'USL che verrà in seguito consegnato agli interessati a cura del Servizio di assistenza tecnica, per l'adeguamento alle nuove norme le cooperative di produttori si sono fatte assistere da consulenti esterni.

Latte: la filiera latte si sviluppa attraverso l'attività da una parte dei caseifici in genere ben strutturati e a norma e dall'altra da piccole casere che, salvo alcune di alpeggio, sono ormai in grado di esibire il riconoscimento CEE; il rispetto delle norme igienico-sanitarie nella trasformazione del latte è garantito dalle procedure di autocontrollo aziendale per la cui definizione si sono attivati i tecnici del Servizio produzione animali del laboratorio di analisi del latte che operano direttamente attraverso l'assistenza tecnica in stalla.

I produttori operanti nel settore stanno insomma imparando a gestire correttamente i piani di autocontrollo che permettono di migliorare i propri prodotti sotto il profilo igienico-sanitario e chi si avvicina invece per la prima volta all'attività viene informato delle procedure suddette attraverso appositi corsi di formazione quali ad esempio il corso per casari e il corso per giovani apicoltori.

In merito alle iniziative a cui ho fatto cenno prima la Giunta regionale con deliberazione n. 1262 del 19 aprile 1999 ha approvato i corsi di formazione professionale finanziati con il Fondo sociale europeo e i fondi regionali e i fondi di rotazione nazionale per la formazione professionale.

Un'iniziativa è stata proposta dall'ADAVA per 12 corsi per 15 persone ad ogni corso per un totale di 180 allievi; una seconda iniziativa è proposta dal Centro sviluppo sistema: 15 corsi da 20 persone per un totale di 300 persone; una terza iniziativa è proposta dal Centro sviluppo piccole imprese terziarie: 1 corso per 25 persone; una quarta iniziativa è proposta dall'Ente bilaterale Regione-commercio: 2 corsi per 20 persone l'uno per un totale di 40 persone; una quinta iniziativa è proposta dall'Ente bilaterale turismo: 4 corsi per 20 persone l'uno per un totale di 80 persone.

Sono state inoltre organizzate due giornate informative per il 18 febbraio e il 22 aprile 1999 in collaborazione con l'USL e le associazioni di categoria durante le quali sono stati contattati tutti gli enti locali, comuni, comunità montane, le associazioni di categoria, le cooperative, cioè tutti i soggetti destinatari della legge n. 155. Questo è quanto è stato fatto.

Per concludere, come già ho avuto modo di rilevare in occasione di dibattiti pubblici, la Giunta confida che l'applicazione di questa normativa che, come giustamente ha rilevato il Consigliere Lanièce, avviene con notevole ritardo in Italia, con il solito ritardo fisiologico del recepimento delle direttive CEE, non crei grossi problemi all'attività produttiva in generale in Valle d'Aosta. Confidiamo che così non sia; abbiamo messo in piedi quest'Ufficio di consulenza che sta dando le prime risposte alle varie attività produttive, riteniamo che si debba - ripeto - cercare di esorcizzare questa normativa perché la parte positiva della n. 155 è l'aspetto in cui prevede la diffida.

Se anche in sede di controllo il vigile sanitario verifica un'inadempienza del processo produttivo rispetto al manuale di autocontrollo, manuale che lui stesso produce, il vigile sanitario può diffidare dando un congruo termine al produttore per mettersi in regola salvo poi alla seconda diffida provvedere ad emanare il provvedimento sanzionatorio. Questo è l'aspetto positivo della n. 155.

Abbiamo fatto anche un'opera di sensibilizzazione forte nei confronti dei tecnici di igiene che sono i destinatari come pubblici ufficiali di questa normativa di modo che loro stessi recepiscano questo messaggio di fondo.

Confidiamo che gli stessi ispettori di igiene seguano di conseguenza le indicazioni che sono state date.

Président La parole au Conseiller Lanièce.

Lanièce (Aut) Prendiamo atto della risposta dell'Assessore nella quale sono state enunciate le iniziative che l'Amministrazione regionale ha posto in essere e questo dimostra che su questo problema c'è una forte attenzione da parte della Giunta.

L'unica cosa da far notare è che il problema grosso e importante, come ha anche ribadito l'Assessore, saranno i controlli perché la normativa prevede il piano di autocontrollo; è vero che c'è la possibilità della diffida per cui c'è una forma di collaborazione fra il controllore e il controllato, ma il problema grosso è chi farà il controllo e come lo effettuerà.

L'Assessore ha detto che c'è stata una sensibilizzazione forte per quanto riguarda i vigili sanitari che faranno i controlli, però i controlli verranno fatti anche dal NAS, se non sbaglio, e questo dimostra che occorrerà fare molta attenzione e cercare di informare al massimo perché se fra coloro che svolgeranno i controlli ci sono anche i NAS, non vorremmo che aumentasse il potere vessatorio degli organi di controllo, tenuto conto della complessità di questa normativa che prevede alcuni passaggi che magari a livello di industria possono essere facilmente comprensibili e superabili, ma che a livello del singolo ristoratore, della trattoria a gestione familiare o anche del singolo allevatore e produttore, potrebbero portare a delle sanzioni.

A questo proposito ricordo che si tratta di sanzioni che vanno da un minimo di 2 milioni ad un massimo di 60 milioni e una multa di 60 milioni, per una pro-loco vuol dire "chiudere completamente i battenti"! Teniamo conto che bisogna anche certificare i prodotti che uno presenta; sappiamo bene che nel corso di feste patronali ognuno porta il vino di propria produzione e lì bisogna che il produttore certifichi che il vino è stato fatto in un determinato modo, e quindi la normativa diventa una cosa complicatissima se verrà applicata in modo rigoroso da parte dei controllori.

La preoccupazione nostra è questa. Abbiamo verificato che da parte dell'Amministrazione regionale c'è quest'attenzione, l'invito è di cercare, in questi ultimi mesi che rimangono fino a quando verrà applicato l'aspetto sanzionatorio di questa legge, di diffondere il più possibile informazioni corrette in modo che non ci siano delle ripercussioni negative sul nostro settore agroalimentare perché sarebbe un ulteriore danno all'immagine della nostra Valle d'Aosta.