Oggetto del Consiglio n. 271 del 1° dicembre 1998 - Resoconto
SÉANCE DU 1er DÉCEMBRE 1998 (MATIN)
OGGETTO N. 271/XI Legge finanziaria e legge di bilancio 1999. (Discussione generale)
Président Je rappelle aux collègues que nous sommes au début de la discussion générale sur les points réunifiés 19 et 20 à l'ordre du jour.
Je voudrais également prier les collègues Conseillers qui souhaitent intervenir dans la discussion générale, de donner leur propre disponibilité, de façon à ce que l'on puisse bien organiser les travaux de la matinée.
La parole au Conseiller Curtaz.
Curtaz (PVA-cU) Le osservazioni di carattere generale sul bilancio credo debbano partire innanzitutto dai numeri. Numeri che possono sì essere oggetto d'interpretazione, anzi, direi che è doveroso ragionarci su, ma alla cui obiettività non ci si può sottrarre. E dai numeri occorre, a mio giudizio, partire per un'analisi in primo luogo delle entrate del bilancio che ci viene proposto.
I dati delle entrate non riservano sorprese, ma impongono alcune riflessioni. La prima: una buona parte delle entrate a bilancio nulla hanno a che fare con la ricchezza prodotta in Valle d'Aosta. Mi riferisco soprattutto alla quota sostitutiva dell'IVA da importazione, la voce di maggior peso del bilancio, con ben 506 miliardi, ciò che equivale a circa 1/4 delle entrate complessive. Si tratta di una voce che ci troviamo nelle casse regionali senza meriti economici particolari, senza aver prodotto alcuna ricchezza che ne giustifichi l'ammontare. E il fatto che questa voce abbia sostituito l'IVA da importazione non sposta il problema, perché non v'è alcuna correlazione fra la ricchezza prodotta in Valle d'Aosta e l'IVA da importazione.
Per dare un'idea dell'entità di tale importo, è sufficiente confrontarla con i 9/10 dell'IRPEF che ammontano a lire 365 miliardi; quindi 141 miliardi in meno. Ciò mi pare giusto rilevare, perché spesso la nostra situazione di privilegio finanziario viene confusa con un diritto dal sapore federale. Bisogna invece dire, chiaro e forte, che in un'ipotesi federalista la nostra regione avrebbe molte risorse in meno rispetto alle attuali. Le nostre entrate sono ben altro rispetto ai 9/10! Se noi sommiamo tutte le voci di compartecipazione ai 9/10 delle imposte, otteniamo l'importo di 707 miliardi, che è un terzo del totale delle risorse effettivamente disponibili. Se, come è probabilmente corretto, vogliamo aggiungere al conteggio delle risorse autenticamente nostre l'IRAP e le entrate minori, di cui ai titoli II-III-IV, arriviamo a 1.030 miliardi circa, metà delle entrate totali. E se è vero che abbiamo spese più consistenti di altre regioni, è anche vero che nessuna regione può usufruire dei 9/10, è anche vero che nessuna regione ha avuto l'IVA da importazione e finanziamenti sostitutivi, è anche vero che nessuna regione ha un casinò, anche perché gli altri tre casinò presenti in Italia sono comunali.
Se questi dati sono veri, possiamo fare di conseguenza una seconda osservazione, questa di carattere preminentemente politico. Sono, a mio giudizio, fuori luogo, sono disinformanti quelle posizioni politiche che indicano la Valle d'Aosta come una cittadella assediata dal centralismo romano. È sotto gli occhi di tutti che lo Stato italiano conservi elementi di centralismo anche molto irritanti, ma quanto meno dal punto di vista finanziario non possiamo certo lamentarci; lo Stato italiano ci trasmette molte risorse, molte più di quelle che effettivamente produciamo. Questo è, prima ancora che un dato politico, un dato matematico e dunque inconfutabile, a meno di non voler raccontare le bugie a sé stessi, facendo poi finta di crederci.
Questa seconda osservazione conduce ad una terza riflessione: se siamo ricchi perché abbiamo molte risorse non nostre, significa che abbiamo un'economia debole e una finanza fragile. Le nostre sole ricchezze non ci garantirebbero un bilancio così ricco. La debolezza sul piano delle entrate deriva dal peso di almeno due voci che, nonostante la cosiddetta "blindatura", rimangono incerte nel medio e nel lungo periodo. L'una è la già citata quota sostitutiva dell'IVA da importazione, l'altra è la tassa di concessione relativa al Casinò di Saint-Vincent; anche questa è una voce che potrebbe drasticamente ridimensionarsi solo che venisse concesso a tutte le regioni di avere un proprio casinò, come sarebbe peraltro ragionevole, ancorché contrastante con i nostri interessi.
Una quarta e ultima osservazione sulle entrate riguarda specificamente l'entrata relativa da mutui e prestiti, ammontante a 142 miliardi. Risulta incomprensibile come, di fronte a entrate complessive così ingenti, di fronte a una certa incapacità di spesa dimostrata annualmente dai residui attivi, ci sia la necessità di contrarre mutui. In parole povere, non si capisce la necessità di indebitamento. Viene il sospetto che questo ricorso ai mutui mascheri alcuni problemini all'interno della Giunta. Visto che nessun Assessore ha probabilmente voluto cedere troppo sulle richieste di fondi per il suo singolo Assessorato, ecco lo stratagemma del mutuo, peraltro utilizzato anche in passato, per aumentare contabilmente le entrate e non scontentare nessuno. Se è questa è la verità, sarebbe opportuno che nei prossimi anni questo ricorso all'indebitamento scomparisse; oggi è solo una manifestazione di poca chiarezza e di poca sobrietà contabile. Per di più è un'entrata che costa in termini di interessi passivi da pagare agli istituti finanziatori.
Credo che dai dati occorra partire anche per alcune modeste osservazioni sulle uscite, sulle spese caratterizzanti le scelte politiche operative della Giunta e della maggioranza che la sostiene. Mi limiterò in questo primo intervento ad alcune osservazioni di carattere generale, senza andare all'esame dettagliato delle singole voci.
La prima osservazione è che ci troviamo di fronte - come dire? - ad un bilancio di ordinaria amministrazione, che ci appare piatto e mediocre, un bilancio privo di dinamismo, di idee nuove, di idee caratterizzanti o suggestive. Da una Giunta nuova ci saremmo aspettati francamente di più: iniziative originali, impegni di spesa coraggiosi. Non vi abbiamo trovato invece nulla di accattivante.
La dimostrazione di quanto questa critica sia - a mio giudizio, ovviamente - vera, è dato dalle disponibilità finanziarie destinate a coprire iniziative legislative nuove con i cosiddetti "fondi globali". Ebbene, ai fondi globali sono destinati solo 76 miliardi, di cui 20 miliardi circa per liquidazione dipendenti approvata ieri; rimangono 56 miliardi per iniziative nuove. Ad inizio legislatura è poco, molto poco. Si tratta di un dato preoccupante, perché documenta la difficoltà di iniziativa, di proposta, di novità nella spesa.
Correlativa a questa la seconda deduzione, quasi l'altra faccia della medaglia; gran parte del bilancio viene utilizzato per la spesa corrente. La struttura elefantiaca della Regione assorbe gran parte delle risorse e non c'è segnale d'inversione di tendenza; anzi, solo per esemplificare, scopriamo 18 dirigenti in più, dirigenti che saranno in totale 156, credo un vero record mondiale se rapportato ai numeri e alle dimensioni che caratterizzano la nostra regione. Altro che regione leggera! Si conferma l'idea di una regione che dispensa non solo servizi generali, ma che è il massimo imprenditore della Valle; un imprenditore invadente, impegnato soprattutto a mantenere sé stesso attraverso i suoi 2600 e oltre dipendenti.
Di quanto questo condizioni il mercato è dimostrato - sempre per fare un esempio - proprio da un dato interessante fornito ieri dall'Assessore Agnesod. Ieri l'Assessore Agnesod, riferendosi al sistema bancario valdostano, faceva riferimento a un divario fra tassi attivi e passivi, cioè alla forbice utilizzata dalle banche per fare profitti, che è superiore al dato nazionale; è un dato che deve farci ragionare: perché le banche hanno la necessità - perché di questo si tratta - di avere una forbice più ampia? Il ragionamento è molto semplice: perché ci troviamo in una regione in cui la principale banca è l'ente regionale. Le banche in Valle d'Aosta, a differenza delle banche nazionali, non investono il 70 o l'80 per cento dei propri depositi, ma si limitano a percentuali molto più basse, molto al di sotto del 50 percento, quindi hanno una redditività degli impieghi inferiore. Questo significa dover tenere necessariamente i tassi più alti. Ripeto, questo avviene perché il sistema bancario è viziato dalla presenza invadente dell'Amministrazione regionale e degli enti ad essa collegati.
Il gigantismo cui accennavo è andato via via ad interessare anche i comuni. Salvo lodevoli eccezioni, ormai i comuni utilizzano le loro notevoli risorse - potremmo chiamarle enormi, se rapportate alle risorse degli altri comuni italiani o di quelli francesi o di quelli di altri stati europei - utilizzate soprattutto per mantenere sé stessi.
La Regione devolve ai comuni e alle comunità montane il 95 percento dei 9/10 dell'IRPEF, questi vengono impiegati in larghissima misura in spese correnti, con organici qualche volta gonfiati e spropositati rispetto alle reali dimensioni di un comune, tanto che con questo bilancio si è voluto, o dovuto, dimezzare il vincolo per gli investimenti, dal 20 al 10 per cento per i piccoli comuni, dal 10 al 5 per cento per Aosta. Si potrà sostenere che questo è un segnale di maggiore attenzione verso l'autonomia locale, e c'è del vero, ma è anche la prova che i comuni spendono male le significative risorse che attraverso la Regione ottengono ogni anno.
Un'ultima osservazione generale sugli investimenti riguarda l'insufficienza di programmazione. È significativo che il bilancio non venga accompagnato da una vera e propria relazione politico-programmatica, che chiarisca gli obiettivi politici posti alla base delle cifre indicate. Manca tale relazione non solo perché è un dato formale non richiesto, ma perché il bilancio non rivela soluzioni strategiche programmate. Il bilancio pare indipendente da ogni programmazione e anche là dove la programmazione, e cioè le scelte di priorità sono state individuate nel passato, sono state presto dimenticate. Faccio ancora un esempio: manca il finanziamento sui progetti integrati del PTP.
Che dire, per concludere, del bilancio triennale? In questo caso l'assenza di reale programmazione è ancora più evidente, il triennale diventa un mero esercizio contabile, si riempiono le caselle con delle cifre, ma senza un vero e proprio piano strategico di riferimento. Prova ne è che in sede di consuntivo dei prossimi anni scopriremo che i dati che oggi andiamo ad approvare saranno completamente stravolti.
In definitiva, signor Presidente della Giunta, oggi ci viene presentato un bilancio che sarà pure sobrio e contabilmente corretto, e nel quale molte voci sono sicuramente condivisibili, intendiamoci, ma che manca di un'anima, manca di nerbo, manca di un'idea forte, manca di un qualsiasi segnale di rinnovamento. Se dovessi sintetizzare questo bilancio con una frase, direi: "tanti soldi e poche idee".
Président La parole au Conseiller Martin.
Martin (FA) La presentazione al Consiglio regionale del documento finanziario della Regione è senz'altro un momento importante per la vita politica e amministrativa. Lo è per le forze di maggioranza e per il governo che esse esprimono in quanto il bilancio di previsione è lo strumento per dare concretezza alle linee direttrici del programma di governo. Lo è per le forze di opposizione perché da questo strumento possono verificare l'azione della maggioranza e della Giunta, e quindi intervenire, come prevedono le regole della democrazia, per proporre correzioni o cercare di impedire interventi a favore di progetti non condivisi.
La presentazione del bilancio 1999 assume poi un'importanza particolare, poiché con questo documento finanziario si chiude un'epoca e se ne apre un'altra. Questo è il primo bilancio della legislatura che ci porterà nel terzo millennio, e soprattutto in quell'Europa dove sono cadute anche le ultime barriere di divisione e dove l'Euro si appresta a diventare la moneta per tutti gli stati membri.
Non a caso, per iniziare a familiarizzare un po' con questa moneta - che fra tre anni sarà il nostro unico riferimento - il bilancio si presenta nella duplice veste indicando le cifre dei singoli capitoli sia in lire che in Euro. È certamente un grande traguardo che viene raggiunto, quello dell'Europa unita, con un'unica moneta, la libera circolazione delle persone e delle merci, nuove possibilità che si intravedono specie per una regione di confine, come la nostra, che potrà anche giovarsi della conoscenza della lingua francese.
Ma se numerosi sono i vantaggi che possono derivare al nostro Paese dall'essere inserito in un grande contesto economico, sociale e finanziario quale quello europeo - basti pensare a come la lira ha retto l'urto della crisi asiatica prima e russa poi, senza subire alcuna svalutazione rispetto alle monete tradizionalmente forti come il dollaro e il marco - numerosi sono anche i rischi ai quali si potrebbe andare incontro, se non si manterranno sotto controllo debito pubblico e inflazione. E le stesse considerazioni, seppure su scala diversa, valgono per la nostra regione.
Una buona gestione del bilancio, eliminando gli sprechi, le spese superflue, riducendo all'indispensabile le spese correnti a favore delle spese per investimento, sono la ricetta per poter dare risposte adeguate ai molti problemi ancora aperti e per mantenere la nostra regione nelle primissime posizioni delle classifiche europee per reddito, qualità della vita, occupazione.
Certamente, le premesse per fare parte del gruppo di testa delle regioni europee ci sono; in questi anni, grazie ad una buona gestione della nostra autonomia finanziaria, sono stati compiuti importanti progressi. La Regione ha completato il piano delle infrastrutture primarie, dotando le comunità locali di strade, acquedotti, fognature; ha rilanciato l'economia superando pesanti crisi industriali, intervenendo nella ristrutturazione della grande industria e favorendo l'installazione di piccole e medie imprese che sono riuscite sia a riassorbire gli espulsi dal grande ciclo produttivo, che a creare nuova occupazione. Ha potenziato e riqualificato il settore turistico; ha sostenuto il mondo agricolo; ha migliorato i servizi e le strutture per le persone anziane e disabili; è intervenuta presso le categorie più bisognose; ha migliorato la qualità della vita favorendo l'acquisto o la costruzione della prima casa. Ha infine compiuto un atto politico rilevante: ha messo in pratica un effettivo decentramento amministrativo e finanziario, responsabilizzando giustamente le comunità locali con il trasferimento di competenze e risorse finanziarie.
Con la riapprovazione delle leggi regionali sul sistema delle autonomie e sui segretari comunali sono state gettate le basi per procedere alla realizzazione del comparto unico del pubblico impiego, presupposto indispensabile per il trasferimento delle funzioni gestionali della Regione agli enti locali, e strumento necessario, come lo ha definito il Presidente della Giunta nella presentazione del suo programma di governo, "per mettere in atto un sistema delle autonomie a misura della Valle d'Aosta, ispirato ai principi del federalismo, dell'autonomia, della partecipazione, della sussidiarietà e della solidarietà, e per attribuire ai comuni e alle comunità montane la generalità delle funzioni gestionali ed amministrative, consentendo alla Regione di dedicare le proprie energie ai propri compiti istituzionali, quali la funzione legislativa, la programmazione, il coordinamento e la consulenza verso gli altri soggetti".
D'altronde siamo dell'opinione che solamente coinvolgendo a pieno titolo le comunità locali si potranno superare gli evidenti squilibri territoriali esistenti tuttora, si potrà far fronte al problema dello spopolamento della montagna e dell'abbandono del territorio e si potrà arrivare ad avere una Valle d'Aosta diversa nelle sue variegate realtà, (lo sci alpino piuttosto che quello di fondo, il termalismo piuttosto che l'agriturismo) ma più omogenea per vocazione alla qualità del prodotto, dell'ambiente, dell'accoglienza, del senso di appartenenza ad una sola comunità, in grado di affrontare con successo le sfide che ci attendono nei prossimi anni, consapevole di poter presentare ai suoi potenziali visitatori un ambiente, una comunità, un territorio, una regione particolare, unica nel suo genere, e non come purtroppo avviene ancora troppo spesso una fotocopia di un quartiere di una grande città, per il quale evidentemente non vale la pena sprecare né tempo né denaro.
Condividiamo, quindi, quanto sostiene il Governo regionale, ossia che per rendere sempre più competitiva l'offerta turistica della Valle d'Aosta bisogna puntare sul prodotto Valle d'Aosta nel suo insieme, e bisogna fare in modo che questo sia un prodotto di qualità.
Le stesse considerazioni vengono d'altronde fatte dall'Associazione albergatori della Valle d'Aosta, per bocca del suo presidente, sul periodico dell'Associazione del mese di novembre, dove si stimolano gli operatori del settore a contraddistinguersi per l'unicità del prodotto Valle d'Aosta, qualificando l'offerta con la riscoperta di un'architettura tipica, una cucina tradizionale, una cultura dell'ospitalità, un richiamo ad una tradizione agricola di montagna. Questi richiami, insieme alle iniziative di competenza della pubblica amministrazione, ci aiuteranno a superare oltre alle solite difficoltà anche quelle che già si intravedono all'orizzonte, quando fra pochi mesi ci vedremo proiettati - come dice il Presidente degli albergatori - su un mercato unico nella moneta ma diversificato nei costi per le diverse impostazioni fiscali dei paesi aderenti all'Unione europea. Basti pensare alle diverse aliquote IVA dalla Francia all'Italia, oppure ai costi diversi di energia fra l'Italia e gli altri paesi europei. Bene ha fatto quindi il Governo regionale a destinare una parte importante delle proprie risorse al settore del turismo, un settore fondamentale per l'economia valdostana.
Abbiamo accolto con favore il messaggio che l'Assessore ha voluto trasmettere al settore, parlando dello sviluppo della terza stagione turistica, e riteniamo che ci siano realmente i presupposti per fare decollare questo progetto, che andrebbe a coprire un periodo di vacanza tra la stagione estiva e quella invernale effettivamente troppo lungo. Ma in attesa del varo di questo progetto non dobbiamo assolutamente dimenticarci delle due stagioni tradizionali, in particolare di quella invernale. Ecco perché riteniamo importante continuare ad investire negli impianti di risalita, favorendo i collegamenti intervallivi e sviluppando ulteriormente gli impianti di innevamento artificiale che si sono rivelati indispensabili per condizioni atmosferiche particolari, sempre più frequenti, e soprattutto per gli impianti a bassa quota.
L'economia legata al turismo della neve è troppo importante per la nostra regione ed è quindi indispensabile per le stazioni valdostane presentarsi fin dall'inizio del mese di dicembre con le carte in regola e con l'immagine giusta per l'intera stagione.
A tal proposito, intendo raccomandare al Governo regionale la situazione della società Pila, che riveste nel contesto del turismo invernale un posto di assoluto rilievo e che da circa due anni si trova in una situazione di stallo con evidenti preoccupazioni di tutti gli operatori turistici della zona.
So che la vicenda è seguita da vicino dalla Giunta regionale attraverso il Presidente e l'amministratore delegato di Pila S.p.A., ai quali devo peraltro dare atto di grande interessamento e disponibilità a favore degli operatori turistici del comprensorio di Pila, ma come il Presidente della Giunta e l'Assessore al turismo ben sanno, la situazione della società al momento attuale permette di gestire solamente l'ordinaria amministrazione, a fronte invece della necessità di decidere alcuni investimenti sugli impianti non più dilazionabili, tra i quali anche il collegamento funiviario con Cogne.
Nel campo dei trasporti, mentre prendiamo atto con soddisfazione che si intende continuare nell'ammodernamento e nella ricerca della sicurezza delle strade regionali, soprattutto di quelle ex ANAS, che sono tra le più importanti ma anche le più disastrate, e si proseguono gli investimenti per permettere al nostro aeroporto di raggiungere il terzo livello e quindi disporre di uno strumento in più sia per i collegamenti operativi che per quelli turistici, nel contempo invitiamo la Giunta a proseguire gli sforzi per addivenire quanto prima alla risoluzione del problema concernente la ferrovia Torino-Aosta, che purtroppo per la Valle d'Aosta è rimasta ferma a trent'anni fa.
Conosciamo le difficoltà che s'incontrano nell'affrontare questo problema, ma poiché sappiamo quanto sia importante per la nostra regione un collegamento ferroviario in linea con i tempi, riteniamo che ogni sforzo dovrà essere compiuto per ottenere questo risultato.
Nel settore commerciale riteniamo che il mercato per la grande distribuzione sia ormai saturo e si debbano quindi porre dei freni all'eventuale richiesta di apertura di nuovi grandi magazzini. Si deve viceversa porre più attenzione per le piccole aziende commerciali, che sono ancora molto importanti nell'economia valdostana. A tale proposito accogliamo con favore il provvedimento inserito nei fondi globali che intende creare un servizio di assistenza verso le piccole e medie imprese del settore del commercio e del turismo. La norma ci pare quanto mai necessaria, soprattutto verso le piccole imprese commerciali, e a nostro avviso andrà diversificata tenendo conto delle problematiche del commercio al dettaglio del centro storico di Aosta e di altri comuni importanti della Valle e delle problematiche dei negozi situati nelle località di media montagna e in quelle realtà di pochi abitanti, negozi la cui attività andrà incentivata perché la loro presenza sul territorio è indispensabile.
Passando ad analizzare il settore industriale, se da un lato non ci si può che compiacere della situazione generale abbastanza tranquilla con tassi di disoccupazione che sono la metà di quelli nazionali e con un'industria abbastanza diversificata e quindi al riparo da crisi improvvise di taluni settori, dall'altro lato non si può non essere preoccupati per il clima che regna all'interno dello stabilimento Cogne e dalla recente richiesta di cassa integrazione guadagni per circa 120 dipendenti. In linea più generale, non si può non notare un evidente squilibrio che si è venuto a creare fra la bassa Valle e la media Valle.
Mi riferisco al fatto che mentre in bassa Valle i tassi di disoccupazione sono praticamente nulli, nella zona di Aosta e nell'alta Valle la situazione è molto meno rosea e sono ancora troppo numerosi coloro che cercano un'occupazione. Il fenomeno è certamente la conseguenza di un grande investimento industriale compiuto in bassa Valle e delle condizioni favorevoli che si sono create soprattutto nell'area Ilssa Viola, pertanto penso si possa ritenere che con l'utilizzo dell'area Cogne per l'insediamento di attività produttive e artigianali, il fenomeno anche nella zona di Aosta dovrebbe migliorare. E poiché l'insediamento di nuove attività produttive richiama sovente occupazione specializzata, sarebbe importante cominciare a capire quali sono le professionalità mancanti, per non continuare ad incorrere in una situazione piuttosto grottesca che è stata segnalata dall'Associazione valdostana industriale della Valle d'Aosta nella commissione consiliare, ossia dover ricorrere ogni anno a circa 550 posti di lavoro fuori Valle per la mancanza in loco di professionalità adeguate.
Ritengo che questo dato farà riflettere l'Assessore all'industria e lo impegnerà a rivedere i corsi di formazione professionale, che a mio avviso da strumento di formazione e di arricchimento professionale per il lavoratore si sono trasformati in puri e semplici incentivi aggiuntivi alle imprese. Meglio sarebbe a questo punto intervenire a favore delle imprese che assumono giovani disoccupati con incentivi alla luce del sole e pretendere che la formazione professionale venga sostenuta con maggiore serietà.
Condividiamo l'impostazione del bilancio nel settore dell'agricoltura, che deve sempre più assumere il ruolo di fattore economico per quelle numerose persone che ancora esercitano quest'attività, e di strumento indispensabile per il mantenimento dell'ambiente naturale e degli insediamenti umani nelle zone montane, con evidenti ricadute positive per il turismo.
Nel settore della sanità abbiamo preso atto con soddisfazione che è intenzione del Governo regionale impegnarsi per la realizzazione sul territorio di strutture efficienti e all'avanguardia, e di sistema di telediagnosi a beneficio della comunità valdostana, così da rendere meno indispensabile una moderna struttura centrale, per la quale ci siamo sempre battuti. In quest'ottica evidentemente non possiamo che concordare sulla necessità di proseguire nei lavori di ammodernamento dell'ospedale di viale Ginevra.
Per quanto riguarda il settore istruzione e cultura, riteniamo giustificata l'attenzione rivolta al diritto allo studio nell'ambito universitario. Non dimentichiamo che la nostra regione è tra quelle a più basso indice di scolarità universitaria e che per contro sempre più il mondo del lavoro necessita di laureati. Pertanto, in attesa dell'attuazione del progetto della libera Università in Valle è bene continuare a sostenere e possibilmente a potenziare gli interventi a favore degli studenti universitari della Valle d'Aosta, che per conseguire il titolo di studio sono obbligati a sostenere enormi sacrifici finanziari.
Circa un mese fa il Consiglio regionale, dopo ampia ed interessante discussione, ha approvato l'intervento riguardante la copertura dell'area archeologica di Saint-Martin de Corléans ad Aosta. Al di là delle diverse posizioni espresse dai gruppi consiliari sul tipo d'intervento proposto, mi pare che tutti concordassero sul fatto che era comunque necessario dopo tanto tempo intervenire per salvaguardare e per dare giusto rilievo ad un patrimonio archeologico unico nel suo genere. Nello scorso Consiglio un'interpellanza ha giustamente posto il problema del Teatro romano ed ha fatto seguito a numerose altre iniziative volte a valorizzare l'immenso patrimonio archeologico, di cui la città di Aosta in particolare e la Valle d'Aosta in generale dispongono. A me sembrano interventi dettati dal buon senso e dall'amore che tutti nutriamo per la nostra Valle.
Sono quindi soddisfatto degli interventi che l'Assessorato alla cultura ha previsto in questo importante settore, ma vorrei stimolarlo a fare di più. Provi l'Assessore alla cultura a fare un'analisi e una riflessione approfondita su come vengono spese risorse importanti in manifestazioni cosiddette "culturali e scientifiche"; penso che si renderà conto che si possono fare delle cose altrettanto interessanti a costi decisamente inferiori, con la possibilità quindi di destinare ulteriori risorse al recupero, alla valorizzazione, allo sfruttamento turistico dell'immenso patrimonio archeologico, storico e artistico della nostra regione.
La nostra società ha un debito di riconoscenza verso le civiltà che ci hanno preceduto ed ha l'importante compito di conservare e tramandare a quelli che ci seguiranno questo patrimonio. Vale la pena per fare questo di costruire qualche chilometro di strada in meno, di non organizzare qualche convegno o di non finanziare qualche festa folcloristica. Forse riceveremo qualche critica al momento, ma le generazioni future ce ne saranno certamente grate.
Con quest'ultima considerazione confermiamo di aver trovato nel bilancio di previsione per il 1999 quegli intendimenti che ci permetteranno di realizzare il programma di legislatura e di portare con dignità e con fiducia la Valle d'Aosta nel terzo millennio.
Président En demandant au Conseiller Tibaldi de bien vouloir se préparer pour son intervention, j'annonce la liste des collègues qui vont intervenir au cours du débat, en sollicitant ceux qui ne l'ont pas encore fait à s'inscrire. Il s'agit, après le collègue Tibaldi, des collègues Nicco, Beneforti, Viérin Marco, Fiou, Frassy et Borre.
La parole au Conseiller Tibaldi.
Tibaldi (FI) Trattandosi del principale atto d'indirizzo politico della Regione, portato avanti dalla Giunta e naturalmente esaminato dal Consiglio regionale, sono necessarie alcune considerazioni, che peraltro saranno di carattere molto generale per il semplice fatto che il gruppo intenderà necessariamente soffermarsi su alcuni punti salienti della legge di bilancio e della legge finanziaria, che sono allegate al bilancio.
Per quanto riguarda considerazioni di carattere generale è naturale che la relazione fatta dal Consigliere relatore e dall'Assessore ieri, in occasione della presentazione del documento finanziario, nell'ambito di quello che è il contesto macroeconomico sia condivisibile fino al punto in cui ci si sofferma sul fatto che il 1999 sarà per il paese Italia un anno particolarmente difficile. Considerazioni quindi sui dati macroeconomici che non possono essere che condivisibili, in quanto il quadro che si profila è alquanto preoccupante. Abbiamo visto come nei primi otto mesi di quest'anno ci sia stato un calo verticale degli occupati nell'industria, siano aumentate le ore di cassa integrazione, sia diminuito il fatturato delle imprese e gli ordini siano particolarmente in stallo. Per fare un immediato riferimento alla situazione valdostana, abbiamo visto ancora di recente come questo fenomeno di compressione stia riguardando anche la Valle d'Aosta, in particolare la Cogne Acciai Speciali.
I tassi di disoccupazione, è vero, sono la metà in Valle d'Aosta rispetto a quelli italiani, ma è altrettanto vero che rispetto alla media del nord Italia, dove la Valle d'Aosta si colloca, sono leggermente al di sopra, per citare le Regioni della Lombardia, del Veneto, del Piemonte. Quindi, è ovvio che se si prende la media italiana che è fortemente appesantita dai valori del sud Italia, in particolare della Calabria dove ci sono picchi di disoccupazione al 30 percento, naturalmente la Valle d'Aosta ha una situazione di relativa felicità.
L'inflazione che viaggia al tasso di crisi, secondo quelle che sono le voci dell'informazione dominante a livello statale, è un'inflazione che è stata controllata grazie alla politica economica rigorosa del Governo. In realtà, quest'inflazione bassa altro non è che un triste segnale del calo dei consumi e di conseguenza l'indicatore più evidente che la liquidità in mano alle famiglie e alle imprese si è decisamente ridotta, quindi questi operatori economici hanno notevoli difficoltà nel poter spendere questi soldi.
Imprese e commercianti lanciano l'allarme e si rischia una cosiddetta "gelata deflazionistica", che viene avvalorata addirittura dal fatto che entrando dal 1° gennaio 1999 nella fase B dell'Euro, la Banca centrale europea fisserà non solamente i tassi di conversione ma eserciterà un controllo rigoroso sulle politiche monetarie adottate dalle banche nazionali.
Come si colloca la Valle d'Aosta in questo quadro? Sulla base dei dati di bilancio, 2.040 miliardi di risorse spendibili, è ovvio che ha una situazione di relativa felicità. Però c'è un altro segnale che deve essere particolarmente analizzato in questa sede e penso che anche la Giunta regionale, gli Assessori e il Presidente lo abbiano colto. È un grido di allarme che arriva dalle altre regioni che in questi anni, in particolare in questi ultimi mesi, sono state tributate di numerose competenze soprattutto dalla "Bassanini", ma che tuttavia non hanno avuto dei trasferimenti finanziari per farvi fronte.
Le regioni a statuto ordinario lanciano il loro grido di allarme, portavoce principale Vannino Chiti, Presidente della Regione Toscana, appartenente al PDS, che rivolge le principali osservazioni al suo governo di Sinistra che in questo momento sta reggendo le sorti dell'Italia: "Non potete trasferisci le competenze se non ci date i soldi". Penso che queste osservazioni che vengono fatte a una certa distanza chilometrica, se vogliamo istituzionale, non possono passare inosservate in quest'aula, dove oggi siamo chiamati ad esaminare un bilancio di 2.040 miliardi, un bilancio che canonizza la ricchezza di disponibilità finanziarie che ha la Valle d'Aosta rispetto alle altre sorelle regioni, che avendo uno statuto ordinario hanno delle situazioni di difficoltà finanziarie più marcato. Regioni con l'acqua alla gola, specie per quanto riguarda l'aspetto sanitario, perché il gettito dell'IRAP - istituita anche questa da un governo di Sinistra con l'appoggio dei Parlamentari valdostani - non è sufficiente a coprire le spese sanitarie di queste regioni. In Valle d'Aosta abbiamo visto che questo bilancio stanzia 11 miliardi circa a copertura di disavanzi del 1997.
Allora è naturale che queste preoccupazioni diffuse, che stanno emergendo in maniera sempre più marcata dalle altre regioni, non possano lasciarci indifferenti, perché prima o poi arriveranno a caratterizzare la collocazione della Regione Valle d'Aosta nella struttura regionalista dello Stato italiano, perché la struttura dello Stato italiano è tutto meno che federalista, è fortemente regionalista, con quella differenziazione che ben sappiamo, che si è creata dal 1970 in avanti in particolare, fra regioni a statuto speciale e regioni a statuto ordinario. Tant'è che Vannino Chiti rilancia la proposta delle autonomie speciali anche per le altre regioni.
Di conseguenza, questa proposta prima o poi andrà ad incidere sul naturale rapporto fra centro e periferia e di conseguenza sui benefici che in questo momento derivano da Roma alla Regione Valle d'Aosta. Ecco perché oggi, almeno una volta all'anno, mi sento di fare il consueto omaggio allo Stato italiano, perché lo Stato italiano ci beneficia di gratificazioni finanziarie quale quella - come è stato ricordato da chi mi ha preceduto - della quota sostitutiva dell'IVA da importazione, che ben vengano, per carità, ma che sappiamo essere sproporzionate rispetto alle competenze che ci vengono trasferite da Ciampi nel 1992, e che ci consentono di avere quel valore pro-capite che ci mette in luce positiva per quanto riguarda i nostri interessi in casa, per quanto riguarda le risorse disponibili, ma in luce negativa nei rapporti con le altre regioni che sono con l'acqua alla gola e non hanno disponibilità finanziarie, ma hanno la zavorra, il peso delle competenze che sono state loro trasferite ultimamente e in particolare dalla "Bassanini".
E qui mi riallaccio a un ragionamento sulle entrate che è già stato fatto da chi mi ha preceduto, dove il peso della finanza derivata su queste entrate è ancora consistente. Non sono d'accordo con quanto aveva detto ieri l'Assessore nella sua relazione che il peso delle entrate statali è solo del 2,25 percento; il peso delle entrate statali è del 25 percento, perché corrisponde a quei 506 miliardi di quota sostitutiva rispetto ai 2.040 e quindi se la matematica non è un'opinione, e siamo calati nei dati da ieri perché il bilancio è fondamentalmente un elenco di dati dal quale, traendone le opportune considerazioni e interpretazioni, si verifica la coerenza del programma di maggioranza, comunque il valore è 506 miliardi su 2.040.
Altro ragionamento. Visto che le istanze federaliste sono sempre particolarmente elevate e la Valle d'Aosta giustamente si vanta di essere la culla del federalismo in Italia, si deve dire che i 9/10 del riparto fiscale, di cui grazie al cielo beneficiamo, in un assetto federalista e non regionalista come l'attuale saranno difficilmente conservabili, perché se queste regioni a statuto ordinario, che oggi si stanno lamentando, accentuano queste loro lamentele e chiedono maggiori riparti sui gettiti fiscali al loro interno - così dice di nuovo Vannino Chiti, che il Presidente conoscerà molto bene -, naturalmente diminuiscono le risorse disponibili per il contesto federale e, di conseguenza, anche quelle risorse disponibili fra cui 506 miliardi che ci vengono gratificati da Roma.
Quali altre considerazioni possiamo fare a questo punto? Sul versante della spesa, il bilancio è coerente con gli indirizzi contabili, non possiamo negarlo, con gli indirizzi e con i limiti, sottolineerei, che questa maggioranza - o la maggioranza dal 1993 in poi, perlomeno da quando sono stato possibilitato di monitorarla - si è imposta. E questi limiti sono le numerosissime leggi di spesa, che rappresentano circa il 90 percento del monumento legislativo messo in cantiere dalla Giunta regionale e approvato dalla maggioranza di questo Consiglio, da quelle leggi di spesa che vincolano notevolmente le risorse finanziarie. Tant'è che se andiamo a vedere anche la voce degli investimenti - che ieri l'Assessore ricordava sono 725 miliardi fra interventi generali e interventi speciali, e si soffermava proprio su questi ultimi -, se andiamo a vedere i singoli capitoli di bilancio inerenti a questo settore, vediamo come siano ripartiti in mille rivoli finanziari che vanno ad alimentare iniziative e settori utili, ma anche a disperdere molte risorse in altri comparti che sono invece superflui. Quindi c'è questa ingessatura del bilancio più volte denunciata, rispetto alla quale non mi pare che in questi anni ci sia stata un'inversione di tendenza nel senso e di semplificarla attraverso testi unici, e di armonizzare queste leggi di spesa evitando dispersioni e sovrapposizioni fra i singoli interventi. È ovvio che poi di fronte alle leggi l'Amministrazione che le ha create queste leggi è obbligata a rispettarle, di conseguenza deve spendere in quella direzione.
Questo bilancio evidenzia anche una scarsa flessibilità finanziaria, nel senso che le risorse sono obbligate ad essere collocate in certe direzioni. Scarsa flessibilità finanziaria che impedisce una certa capacità, in questo caso politica da parte dell'Amministrazione regionale, di creare progetti, di puntare magari su meno interventi ma che, integrati con gli altri, possono essere più efficaci, più innovativi e portare a soluzioni e nel settore economico e nel settore sociale e nel settore culturale, più rispondenti e aggiornate alle esigenze attuali di una comunità quale è quella valdostana.
Per quanto riguarda le spese, come è stato giustamente detto, abbiamo una lievitazione anche delle spese correnti, lievitazione che non bisogna condannare tout court, ma che è da rilevare. Una lievitazione di spese correnti e di quelle regionali e di spese che si riferiscono a funzioni che la Regione esercita per delega dello Stato: 1.300 miliardi in generale, di cui 605 miliardi quelle regionali. Però a questa evoluzione della spesa, che si evolve in maniera più significativa rispetto al trend inflazionistico, non sempre corrispondono dei servizi di qualità resi alla collettività. Mi può stare bene che aumenti la spesa, però mi sta bene che dall'altra parte il cittadino e i residenti in Valle d'Aosta ricevano dei servizi che siano parametrati a quello che è l'incremento di spesa e da un punto di vista qualitativo e da un punto di vista quantitativo.
Riassumendo le considerazioni sulle entrate e le considerazioni sulla spesa, diciamo che, da un punto di vista politico, questo bilancio rappresenta una riproduzione dei bilanci precedenti. È un bilancio estremamente ordinario, un bilancio dove spicca la qualità contabile del buon lavoro ragionieristico effettuato dagli uffici, ma che non si caratterizza per alcun elemento di novità, che è poi l'indicatore fondamentale di questa scarsa progettualità che è stata dimostrata dalla Giunta regionale. Una scarsa progettualità che peraltro non corrisponde nemmeno ad alcune buone intenzioni che abbiamo ravvisato nel programma di legislatura, quando ci venne presentato, per cui non c'è questa corrispondenza di fronte alla progettualità annunciata e alla progettualità eseguita. Un bilancio contabilmente corretto e coerente, e quindi non diciamo inadeguato, come ci ha attribuito il Consigliere Rini ieri gratuitamente, in sede di relazione, ma che non brilla né per innovazione né per idee.
Président La parole au Conseiller Nicco.
Nicco (GV-DS-PSE) Non mi addentrerò in considerazioni di carattere macroeconomico, sulle quali altri consiglieri più di me possiedono certamente strumenti adeguati di analisi. E non esprimo nemmeno una valutazione complessiva sul bilancio, valutazione che per il gruppo della Gauche Valdôtaine sarà formulata dal collega Fiou. Mi occuperò invece di alcuni aspetti che, pur essendo settoriali, ritengo rivestano una valenza complessiva e per questa ragione intervengo in sede di discussione generale.
Iniziando dal settore dei trasporti, in particolare dal ruolo della ferrovia, a cui già ha fatto cenno il collega Martin. Faccio una premessa: fra gli indicatori del livello di sviluppo, di modernità, di efficienza di una data regione, di una data area, credo vi sia sempre il livello del sistema delle comunicazioni. Nella relazione dell'Assessore ieri si faceva riferimento opportunamente all'importanza strategica che può assumere l'Aeroporto, dei collegamenti da e per la Valle d'Aosta attraverso il potenziamento e il collegamento dell'Aeroporto regionale. Ma credo che in un coordinato sistema di collegamenti anche la rete ferroviaria non possa non continuare a svolgere un ruolo di primo piano.
In questi anni c'è stata sicuramente, complessivamente, una positiva evoluzione nel ruolo della ferrovia, almeno per quanto riguarda il trasporto di persone. Non molti anni addietro la linea Torino-Chivasso-Aosta ha rischiato di essere inclusa in quelli che allora erano definiti i cosiddetti "rami secchi", o, per dirla con i termini usati nei documenti ufficiali, "linea a scarso traffico commerciale". Siamo allora riusciti ad invertire la direzione di marcia, a partire da un primo protocollo d'intesa fra la Regione e le Ferrovie, datato 4 novembre 1992, che poneva le basi per una valutazione della linea in base a parametri non puramente quantitativi, ma alla considerazione, che riuscimmo allora a far accettare alle Ferrovie, che la linea Torino-Chivasso-Aosta non collegava una cittadina di provincia qualsiasi, di trentamila abitanti, ma collegava un capoluogo di regione di trentamila abitanti e che era l'unica linea ferroviaria che collegava una regione al resto del territorio nazionale. Considerazione che faceva scrivere nel gennaio 1993 al Direttore del compartimento di Torino che, proprio per questa ragione, per tale linea "saranno assunti a carico di questo Ente tutti gli oneri per il mantenimento delle infrastrutture".
L'evoluzione seguente è stata a mio giudizio complessivamente positiva: aumento delle corse, parcheggi in prossimità delle stazioni, interventi in materia di sicurezza, interventi nelle stazioni anche se ancora molto ci sarebbe da fare in materia. Ma da utente negli ultimi cinque anni di questa linea, e da utente non occasionale ma quotidiano, non posso non rilevare il permanere di carenze anche gravi che occorre rimuovere al più presto. Lo ha ricordato ieri l'Assessore Lavoyer, rispondendo ad un'interrogazione: "il servizio è tutt'altro che eccellente". Sicuramente, oggi siamo ancora a questo livello.
Il materiale rotabile è talvolta strutturalmente obsoleto, talvolta è ridotto in condizioni igienico-sanitarie al limite della decenza, come è già stato ricordato anche in questo Consiglio, talvolta è insufficiente; non so se vi è mai capitato di trovarvi a Porta Susa verso sera, per cercare di salire sul diretto delle 17,34. Non molto migliore la situazione di altri treni. Questioni che credo, almeno in parte, a quanto ha affermato anche ieri l'Assessore, troveranno soluzione già nel prossimo contratto di servizio. Il problema è poi di farlo rispettare questo contratto di servizio! Già anche nel passato contratto c'erano delle indicazioni precise: "tutti i treni dovranno garantire un adeguato standard di qualità per ciò che concerne la pulizia delle carrozze…" eccetera. Quanto al materiale rotabile, le Ferrovie - si diceva - si impegnano ad immettere in servizio nuove carrozze e locomotori. Ma se poi non si comprano la situazione rimane tale e quale!
Si tratta di interventi necessari sul breve periodo, per fornire a chi già oggi utilizza la ferrovia, e si tratta soprattutto di lavoratori pendolari e di studenti universitari che gravitano su Torino, un servizio che sia pienamente efficiente e dignitoso.
Ma ritengo che non possa essere solo questo il livello di attenzione nostra. Ritengo che occorra guardare anche oltre, al medio e lungo periodo. La Valle d'Aosta del 2000 non può continuare a viaggiare sui binari del 1886. Aosta, capoluogo di regione, non può essere legata alla rete ferroviaria nazionale ed europea da questa struttura che era stata pensata ed era funzionale ad un contesto economico e sociale del tutto diverso, di fine Ottocento, con tecnologie che allora erano certamente all'avanguardia, ma oggi sicuramente no! È un po' come se nel trasporto su gomma, invece di utilizzare l'autostrada o il Tunnel del Monte Bianco o del Gran S. Bernardo, continuassimo a viaggiare sulla polverosa e stretta statale di quell'epoca, ad attraversare, uno ad uno, i borghi di fondovalle e a valicare le Alpi attraverso i colli. Allora, in un'epoca di grave crisi economica, con risorse e capitali assai scarsi, ci fu uno sforzo corale e collettivo della Valle d'Aosta per rendere possibile la realizzazione di quella ferrovia. Con l'intervento anche dei comuni, sottoscrizioni da parte di privati, si fece fronte ad una spesa che per l'epoca era importante: 25 milioni di lire.
Oggi, credo che questo Consiglio debba avere il coraggio di pensare ad una ferrovia del 2000 per la Valle d'Aosta. Quale infrastruttura ferroviaria servirà alla Valle d'Aosta del 2020? Occorre cominciare seriamente a pensarci oggi!
La fase di gestazione fu anche allora molto lunga, come è noto. Si cominciò a studiarne il tracciato fin dal 1850, ci vollero poi oltre 30 anni per realizzarla. Ma perché le proposte camminino, bisogna cominciare a metterle sul tappeto.
Ora, il Piano di Bacino di Traffico e il Piano Territoriale Paesistico forniscono alcune indicazioni in materia. Il PTP prevede il potenziamento del trasporto ferroviario attraverso l'elettrificazione, interventi sulle infrastrutture, adozione di nuovo materiale rotabile per il trasporto viaggiatori. Il Piano di Bacino di Traffico insiste in particolare sulla velocizzazione delle corse. L'elettrificazione è già un'indicazione concreta, che si aggiunge alla fin troppo nota, annosa e mai risolta questione della smilitarizzazione. Ma ammodernamento e velocizzazione cosa significano in concreto? Credo che la drastica riduzione dei tempi di percorrenza - oggi un diretto impiega due ore per percorrere i 130 chilometri che separano Aosta da Torino! - sia effettivamente una delle chiavi di volta per far diventare il servizio concorrenziale rispetto all'uso del mezzo di trasporto privato. L'introduzione, che è in fase di realizzazione, del CTC, è un intervento concreto in questa direzione, ma per conseguire risultati significativi credo che occorrano ben altri interventi di tipo strutturale: ponti e gallerie costruiti con tecnologie moderne, raggi di curvatura differenti.
Si discute, se n'è parlato già anche in questo Consiglio, di una terza corsia autostradale ed a molti non sembra un'eresia; c'è chi studia progetti concreti in materia. Perché non ragionare allora su un doppio binario ferroviario con rettifica del tracciato attuale? È un sogno, è una follia? Ci sono evidentemente dei ragionamenti da fare per quanto riguarda le relazioni fra i costi e i benefici, sapendo comunque che non si tratta di puri dati economici, che si tratta di elementi non sempre facilmente quantificabili. Un sensibile incremento nell'utilizzo del trasporto ferroviario significa decongestione del traffico cittadino, minore inquinamento con tutto ciò che ne consegue. Credo quindi che dovremo perlomeno essere messi nelle condizioni di poter ragionare concretamente per quanto riguarda costi e benefici in quest'ottica, e senza subordinare tutto ciò, e concludo su questo punto, ad ipotetici collegamenti internazionali attraverso la Valle d'Aosta. Abbiamo discusso per anni della direttrice Aosta-Martigny o del collegamento con Le Fayet, di altri possibili collegamenti. È un livello della questione ferroviaria che dobbiamo seguire con attenzione, ma dobbiamo anche essere pienamente consapevoli che su quel livello la nostra capacità di intervento è quella che è, praticamente nulla. Invece su questo terreno, sulla Torino-Chivasso-Aosta certamente no; qui sta a noi, proprio a noi, direi soprattutto a noi, fornire delle direttrici di marcia tanto per l'immediato futuro, quanto sul lungo periodo.
La seconda questione sulla quale voglio soffermarmi, anche se brevemente, riguarda i beni culturali ed ambientali, il patrimonio storico e culturale della nostra regione, le risorse ambientali - paesaggistiche, naturalistiche - che sono in Valle d'Aosta spesso variamente e positivamente intrecciate e le cui competenze sono oggi sparse in diversi assessorati. Patrimonio e risorse la cui fruizione, oltre che essere d'interesse per i Valdostani, è - come recita più volte il PTP - alla base di una politica turistica che non poggi esclusivamente e solamente sugli elementi tradizionali di tale settore: stazioni sciistiche, impianti, soggiorni estivi, ma che voglia invece aprirsi ad una prospettiva e ad un'utenza nuova e diversa. Lo ricordava l'Assessore recentemente, là dove diceva che ci dev'essere un "Uso attento ed equilibrato delle fondamentali risorse rappresentate dal territorio e dal patrimonio artistico, storico e culturale". Un turismo, dunque, che sempre più assume fisionomie nuove e che richiede perciò politiche e interventi coordinati con altri settori, l'agricoltura per esempio.
Non voglio qui ripetere in merito dei ragionamenti di carattere teorico, di principio. Voglio invece pragmaticamente porre l'accento su alcune precise situazioni, richiamare alcuni progetti avviati o da riprendere, fornire qualche suggestione, qualche idea, spunto, contributo, per tradurre poi le cifre del bilancio in interventi concreti.
Per quel che è dei progetti in corso di realizzazione, ritengo che un banco di prova fondamentale nei prossimi anni sia costituito dal recupero e dalla valorizzazione del Forte e del Borgo di Bard, che è richiamato all'articolo 4 del disegno di legge che stiamo discutendo. L'area di Bard è certamente un esempio classico di intreccio fra natura e storia: aspetti geomorfologici - il verrou al centro delle pareti che scendono a picco nella Dora, l'azione dei ghiacciai, marmitte dei giganti - eccetera; la storia che attraverso Bard è passata e che il Forte simboleggia. È un progetto questo che può rappresentare per la bassa Valle - ma non solo - una grande opportunità. Dipende da come sapremo gestirla. Sul piano delle strutture siamo all'avvio della fase operativa e questo è certamente positivo, ma l'operazione sarà vincente in relazione a ciò che sapremo inserire in quella struttura. L'edificio in sé è una tetra fortezza ottocentesca, senza particolari attrattive; la scommessa è dunque sul suo utilizzo e su questo terreno le linee sono ancora assai generiche. Occorre dare, cioè, rapidamente sostanza alle indicazioni di principio che erano contenute nella legge 17 maggio 1996: "funzioni espositivo-museali… funzioni informative promozionali… funzioni formative", che vuol dire un po' tutto. Questo è un terreno sul quale si sono in passato sentite le indicazioni più strane.
Qualcuno forse si ricorderà di quando si parlava di una certa Mediapolis, non so bene se l'idea era di Valletti o di altri, che doveva essere una "fabbrica di comunicazione del livello intermedio", attraverso la quale la Valle d'Aosta avrebbe dovuto assumere un ruolo guida nell'area nord occidentale italiana (non ho mai capito in realtà che cosa significasse). C'erano state altre proposte di questo genere: una "fondazione che abbia come obiettivo la diffusione fra i propri membri degli sviluppi della ricerca farmacologica nel mondo", e via discorrendo. Qualche idea l'aveva avanzata allora anche un Assessore all'ambiente, che proprio per l'eccezionalità del sito sosteneva che il Forte di Bard poteva diventare la sede centrale e il punto di coordinamento di tutte le iniziative in campo ambientale riguardanti la Valle d'Aosta, quindi riserve, parchi, didattica, attività scientifiche, e quant'altro. Bisognerà seguire con molta attenzione questa partita.
Per quanto concerne poi i progetti da riprendere, sempre in quest'ottica, vorrei ricordarne in particolare uno, il progetto Pondel, avviato fin dal 1992 in collaborazione con l'Amministrazione comunale di Aymavilles, progetto che ho avuto modo di riesaminare recentemente con il collega Cuc, progetto che riguarda il tratto della Grand'Eyvia compreso fra il ponte di Chevril e lo sbocco nella vallata centrale. Anche quest'area di particolare rilievo sia storico (il ponte e le infrastrutture connesse, il villaggio stesso) sia ambientale (la profonda gola scavata dal torrente), è un progetto che però, come sa l'Assessore, in questi anni mi pare si sia molto inopportunamente incagliato da qualche parte, quindi mi auguro sia ripreso, aggiornato e soprattutto rapidamente realizzato.
Nell'indicare poi delle nuove, possibili iniziative in materia, direi che c'è solo l'imbarazzo della scelta, tante e tali sono le possibilità d'intervento in un territorio straordinariamente ricco come il nostro. E mi limito, a puro titolo di esempio, ad indicarne due. La prima è costituita dal vallone di San Grato, in quel di Issime, culla e una delle prime aree in cui si insediarono i Walser, caratterizzata da un patrimonio architettonico fra i più significativi dell'intera Valle d'Aosta e che per varie ragioni non ha fin qui subito alterazioni significative. Vallone che è anche nel contempo di straordinaria ricchezza naturalistica e che ancora ha una significativa attività agricola, in cui anzi l'attività agricola è parte integrante.
Dicevo prima della necessità di relazioni più coordinate fra turismo e altri settori, turismo e agricoltura, ebbene qui c'è un caso esemplare in cui si può tentare di mettere in atto tale politica, con un intervento che miri da un lato a salvaguardare il valore ambientale, culturale e storico del vallone, dall'altra e realizzare condizioni di vita civili per chi in quel vallone vive e lavora. Una legge speciale? Un accordo di programma? L'importante è che si colga l'occasione, quest'occasione, per non ritrovarsi poi fra qualche anno con una pluralità di iniziative settoriali e scoordinate. Si usi questa particolare situazione per realizzare un intervento pilota che possa poi servire come base per operare anche in altre situazioni simili.
Il secondo esempio che voglio fare riguarda un'area ben più limitata ma non meno significativa ai fini del ragionamento sulle potenzialità inespresse della Valle d'Aosta, e riguarda l'eremo di Saint-Julien à Fénis. Anche lì storia e natura: un edificio la cui origine risale nella notte dei tempi, che ha ospitato degli eremiti fino al 1964, oltre che uno dei più straordinari e suggestivi balconi sulla vallata centrale, interamente da valorizzare. Ho fatto due esempi, avrei potuto farne molti altri di livello diverso. Sono queste delle iniziative, dei tasselli che vanno inquadrati in una politica complessiva, devono far parte di un quadro complessivo delle risorse, dei beni culturali e ambientali, sui quali costruire una politica organica del settore, che abbracci l'intero territorio regionale. E non penso che manchino gli elementi di conoscenza in materia; da ormai molti anni si lavora al catalogo di questi beni forse anche da troppi anni, però poi queste informazioni non vengono trasformate in elementi che servono per la valorizzazione di questi stessi elementi, non c'è la continuità necessaria fra i due momenti.
Ci sono stati sicuramente in questi anni degli interventi importanti nel settore dei beni culturali, ne cito alcuni: Ussel, pur con tutte le sue lungaggini; in bassa Valle il recupero della Maison Henrielli; il Castello di Sarre, in parte; l'accordo di programma con la Comunità montana dell'Envançon per Les Murasses. Ma credo che proprio per le potenzialità esistenti dobbiamo fare di più e meglio, che si possa e si debba fare di più e meglio, se è vera la premessa da cui sono partito che le risorse culturali e ambientali sono un volano per il futuro della Valle d'Aosta. Dobbiamo fare di più e meglio, dicevo, perché purtroppo gli esempi e le situazioni negative non mancano e ognuno di noi le ha toccate con mano, ne è diretto testimone percorrendo la Valle d'Aosta. Voglio ricordare alcuni di questi esempi, per non lasciare nel vago le mie affermazioni.
Vollein. Si è discusso molte volte di Vollein, uno dei siti preistorici più importanti della Valle d'Aosta. In una pubblicazione del 1981 edita dall'Amministrazione regionale si leggeva: "È doveroso ricordare che l'Amministrazione ha acquistato il terreno sul quale sorge la necropoli di Vollein; a conclusione delle ricerche sarà quindi possibile conservare in situ questo importante complesso tombale preistorico". La realtà sappiamo tutti quale è stata: dopo essere rimasto per anni in stato di completo e deplorevole abbandono, il sito è infine stato in qualche modo "sistemato", ovvero pressoché interamente interrato!
E se oggi un turista o uno studioso si reca da quelle parti, quel sito non lo trova, perché non c'è nemmeno un cartello che lo indichi. E poi le questioni dei cantieri infiniti (Castello di Quart), o dei tempi incredibilmente lunghi per intervenire (è il caso della strada romana in bassa Valle a Donnas), o ancora possiamo fare l'esempio del Castello o casa forte di Moral a Saint-Marcel, tuttora in stato di degrado, utilizzato in parte come stalla, che non è forse la destinazione più adeguata, o il Castello di Nus ed altri ancora. Insomma l'elenco è lungo. Ci sono sicuramente delle spiegazioni per ognuna di queste situazioni, perché siamo a quel punto e non più avanti: il Castello di Nus appartiene a 44 diversi proprietari sparsi in giro per il mondo, quindi intervenire è difficile! Ma il mio ragionamento era per dire che nell'assieme l'impressione è che ci sia qualche meccanismo da regolare.
Per non parlare di quella che è considerata in genere l'architettura cosiddetta "minore", e faccio anche qui qualche esempio: i ponti. Se voi attraversate la Dora sul ponte di Echallod o su quello che unisce Bard a Hône, non avrete certamente l'impressione che siano considerati dei beni culturali, o così certi rus. Dalla Valpelline scende verso Roisan un antico ru, che per un lungo tratto è interamente scavato nella roccia. Ebbene, oggi serve per ancorarvi delle reti di protezione della strada sottostante, reti che evidentemente sono utili, che bisognava ancorare da qualche parte, ma proprio lì?!
Tutto questo per dire che gli spazi di lavoro in questo settore sono immensi, per una valorizzazione piena di tutti gli aspetti storico-culturali e naturalistici o paesaggistici della Valle d'Aosta, ed è un ragionamento che non riguarda solo l'Amministrazione regionale, che riguarda parimenti le amministrazioni comunali, che riguarda personalmente ognuno di noi, ogni singolo cittadino, la sensibilità che ognuno di noi ha in materia.
E voglio concludere ancora con qualche indicazione concreta, con delle possibili direttrici di lavoro.
Architettura rurale: gli interventi in materia sono importanti, già quelli che sono messi in atto oggi, che vengono realizzati su singoli edifici o piccoli gruppi, ma mi chiedo perché non individuare una realtà più ampia, sulla quale si possa intervenire complessivamente ed in modo organico. Penso a Ville di Arnad, uno dei pochi centri abitati che abbia mantenuto una sua precisa caratterizzazione. Una volta ristrutturato e recuperato, diventerebbe una sicura attrattiva turistica.
Archeologia industriale: la Valle ha una storia industriale di prim'ordine. Nel settore minerario e metallurgico qualcosa si è fatto o si sta facendo, museo a Cogne, mostra sulla Cogne, il progetto importante per il riutilizzo a fini turistici e didattici delle miniere di Cogne. Ma esistono molti altri siti in Valle d'Aosta, che hanno un valore storico da questo punto di vista non meno importante: miniere di Saint-Marcel, Praborna, Valmeriana, eccetera.
E poi altri settori. Il settore idroelettrico: se c'è una regione con una storia ricca in materia, questa è la Valle d'Aosta, ma assai poco valorizzata da un punto di vista dell'archeologia industriale. Oppure, ancora, il settore tessile: abbiamo avuto alcune aziende di grande rilievo in materia, dalla Soie di Châtillon alla Brambilla filatura; ma anche qui è tutto da costruire per quanto riguarda la valorizzazione da questo punto di vista e purtroppo, talvolta, di queste iniziative industriali, che tanto hanno segnato le vicende socioeconomiche della Valle, per scelte che ritengo discutibili, non rimane traccia alcuna. Faccio un esempio solo, l'Ilssa Viola, per 50 anni fulcro dell'economia nella bassa Valle: tabula rasa. Ora, si poteva forse pensare di individuare un elemento, uno solo, il più significativo e di trasformarlo in luogo della memoria.
E ancora, per concludere, i siti naturalistici ed ambientali, di cui la Valle è ricca e che sono anche questi in gran parte da valorizzare: dalle gorges della Dora di Verney a Pré-Saint-Didier, all'orrido di Betenda in Valpelline, dalle cascate dell'Evançon a valle di Isollaz, al gouffre de Guillemore nella Valle del Lys. E poi soprattutto le riserve naturali, che abbiamo istituto per la protezione di determinati ambienti, ma anche per la loro valorizzazione; mi riferisco al Mont-Mars: per un comune come Fontainemore che è fuori dai circuiti tradizionali, questa può essere una significativa occasione di sviluppo. E so che l'Assessore Perrin sta seguendo con attenzione la questione.
Il mio è un semplice elenco di titoli, di questioni che, se affrontate, credo possano contribuire a dare sostanza ad una più incisiva politica dei beni culturali e ambientali e complessivamente anche a dare una diversa immagine della Valle d'Aosta.
Président La parole au Conseiller Beneforti.
Beneforti (PVA-cU) Ritengo che il bilancio più che essere un arido confronto sulle cifre, debba costituire l'occasione per un confronto politico fra le parti presenti in questo Consiglio. Un confronto fra maggioranza e opposizione, nel rispetto dei propri ruoli, da cui deve scaturire quale futuro vogliamo assegnare alla nostra regione.
Il confronto oggi non è molto aperto, per non dire chiuso; il dialogo politico non esiste. Esiste una maggioranza forte che vuole dimostrare di esserci e che dimostra in molte occasioni di non avere nessuna considerazione nei confronti dell'opposizione.
In quest'occasione voglio esprimere il mio parere, il parere della forza politica che rappresento, del gruppo che rappresento qui.
Dagli organi d'informazione nei giorni scorsi avevamo appreso il giudizio del Presidente della Giunta e dell'Assessore Agnesod sul bilancio; giudizio confermato in questa sede dalla relazione del relatore Rini e dell'Assessore Agnesod. Devo dire che le loro affermazioni ricalcano quelle di sempre, il filo conduttore è sempre lo stesso. La filosofia, Presidente, non è cambiata rispetto al passato!
Di fronte a questo comportamento, candido quanto serafico, mi pongo, pongo a voi come all'intera comunità valdostana un quesito: cos'è che qualifica questa maggioranza? Quali sono i punti qualificanti di questo bilancio? Che cosa lo rende diverso dal passato? Io rispondo: nulla. Questo è un bilancio di ordinaria amministrazione che conferma la linea di sempre, si finanziano le leggi in vigore; in sostanza non si è cercato neanche in quest'occasione di fare un salto di qualità, nemmeno approfittando di una maggioranza forte come esiste in questo momento in questo Consiglio. Sono convinto che non si vuole comprendere che occorre cambiare il modo di fare politica e di governare.
Per curiosità, ma anche perché seguo le vicende politiche che si susseguono, mi sono andato a rileggere il documento che le forze politiche che fanno parte di questa maggioranza sottoscrissero il 3 giugno 1992. Il documento sottoscritto all'epoca inneggiava fin da allora una svolta necessaria. Nel documento si affermava: "La logica politica della spartizione del potere è da escludere, occorre moralizzare la vita pubblica, occorre un progetto di governo che abbia veramente al centro gli interessi generali dell'intera comunità valdostana, occorre dare potere alla gente".
Amici miei, da allora sono passati sei anni, quale svolta è avvenuta? Quale potere è stato dato alla gente? Quando e come la gente ha partecipato alle decisioni che sono state prese? Quali promesse sono state mantenute? Sono passati sei anni e siamo alla fine del 1998, ci sono ancora lavoratori dell'Autoporto che, nonostante le promesse, attendono ancora un posto di lavoro; ci sono ancora 80-100 esuberi della Cogne che a cinque anni di distanza aspettano ancora la sistemazione, nonostante che allora si dicesse che quello che si era raggiunto era un accordo storico, che avrebbe trovato la sistemazione per tutti e che nessuno sarebbe rimasto a piedi. Invece ci troviamo in questa situazione. Ma a parte questo, quali obiettivi sono stati raggiunti dal 1993 al 1998? E quali prospettive sono state aperte per il futuro nei settori di base che compongono la nostra economia?
Amici cari e consiglieri, nessuno qui può negare che siamo caduti nel più deleterio assistenzialismo in tutti i settori. Nessuno può negare che l'assistenzialismo non crea ricchezza. La ricchezza la creano la produzione, gli investimenti, i progetti obiettivo. Con l'assistenzialismo si creano i privilegi, si evitano o si addormentano le proteste, le agitazioni e anche le manifestazioni sindacali, si addormentano le azioni e le lotte nei confronti di chi governa, come del resto è avvenuto. Di questo ci siamo resi conto nel corso anche dell'ultima campagna elettorale, come nel corso delle audizioni delle parti sociali, che sono avvenute in commissione sul bilancio. A parte che la copia del bilancio era stata loro consegnata in un tempo ristretto perché potessero fornire delle proposte. Devo dire che nessuno, oltre al solito "muro del pianto", ha formulato rivendicazioni sostanziali e proposte di cambiamento.
Avete affermato che il bilancio prevede miliardi per lo sviluppo economico; che abbiamo un tasso di crescita del prodotto interno lordo del 2,9 percento, quindi superiore alla media nazionale; che il tasso di disoccupazione è del 5,6 percento e quindi inferiore alla media nazionale; che siamo al dodicesimo posto per le regioni a livello europeo. Ma ci vogliamo rendere conto che la quasi totalità degli investimenti sono assistenziali e che sono stati fatti dall'ente pubblico e non dal privato? Ma ci vogliamo rendere conto che un'economia è vera, è solida se si basa ed è alimentata da investimenti pubblici e privati, e non per l'assistenzialismo che la Regione può esercitare avendo a disposizione capitali sufficienti? Un'economia assistita dà un successo effimero, non crea ricchezza, lo ha dimostrato il fallimento del Socialismo reale anche dov'era funzionale, in tutte le società in cui è stato assunto a sistema.
La Valle d'Aosta, a nostro avviso, ha bisogno di ben altro che di un'economia assistita, per garantire un futuro alle nuove generazioni, per dare un lavoro e una casa a chi non ce l'ha, per erogare servizi sanitari e sociali adeguati affinché la gente non debba emigrare fuori Valle per curarsi, per dare una scuola all'altezza dei tempi, per garantire una vita decorosa alla sua comunità.
Oggi noi resistiamo perché abbiamo un bilancio di 3.000 miliardi, perché abbiamo la nostra autonomia finanziaria, perché abbiamo un riparto fiscale e uno stato che ci garantisce certe entrate, perché godiamo di privilegi che altri non hanno. E questo dà la possibilità di fare quello che state facendo!
Quando affermate poi che siete orgogliosi degli obiettivi che avete raggiunto - e sembra quasi che vi sentiate i primi della classe - dite anche come intendete dare il lavoro a quel 5,6 percento di disoccupati iscritti nelle liste di collocamento; non basta dire che siamo inferiori alla media nazionale. Dite anche il perché siamo la regione più povera di laureati rispetto alle altre regioni. Dite come intendete eliminare il disagio giovanile che esiste e che contribuisce ad aumentare il numero degli alcolizzati e dei tossicodipendenti. Dite anche come intendete eliminare il disagio degli anziani non autosufficienti e bisognosi di centri appositi per vivere con più tranquillità la loro vecchiaia. Dite come intendete eliminare le liste di attesa nei servizi sanitari. Non misurate le vostre capacità di governo dai successi elettorali che avete raggiunto! Tenete presente che oggi, di fronte a una caduta di valori, di principi, di ideali, la gente si aggrappa a ciò che può ottenere, ai privilegi di cui può godere, al clientelismo, all'assistenzialismo.
Ma quanto può durare questa situazione? Oggi avete a disposizione 3.000 miliardi, ma per quanto saranno sufficienti per sostenere tutto e tutti come avviene oggi? Non pensate di cambiare il modo di governare, di investire le risorse umane e le disponibilità economiche esistenti, in modo da dare alla Valle d'Aosta una economia forte e non assistita?
Alcuni nostri problemi devono essere affrontati alla radice, se si vogliono risolvere! Non nascondiamoci la realtà che abbiamo di fronte; io ritengo che questa sia la sfida da affrontare, che vi qualificherebbe come Giunta e come maggioranza, e renderebbe tutti più orgogliosi dei risultati che si andrebbero a realizzare. La nostra economia oggi si regge su alcuni settori importanti e determinanti, come l'industria, l'agricoltura, il turismo, l'artigianato. Oggi non si può vivere di sola industria o di solo turismo o agricoltura, non siamo nelle condizioni per realizzare questi obiettivi singolarmente perché ognuno è complementare all'altro.
Apprezziamo quanto è stato fatto in certi settori, in modo particolare nel settore agricolo, dove effettivamente è stato fatto un qualcosa di positivo. Ci rendiamo conto anche che le difficoltà da superare sono grandi e tante, perché nessuno nega le difficoltà nel creare possibilità di lavoro e di occupazione per i giovani, per i meno giovani, per coloro che sono stati espulsi dal processo produttivo.
Sappiamo anche che molte delle difficoltà derivano dall'obbligata ricerca all'esterno di aziende disponibili a venire in Valle per la mancanza di un'imprenditoria locale, dall'impossibilità della Regione di sostituirsi alla mancanza di presenza del capitale pubblico nei vari settori, in particolare in quello siderurgico, dalla mancata convinzione da parte delle aziende artigiane del ruolo che possono ulteriormente svolgere a sostegno della nostra economia, dal modesto interesse delle autonomie locali di fronte al problema lavoro - e non basta muoversi a volte anche come autonomie locali quando le aziende chiudono nel proprio comune - dalla mancanza di professionalità nel settore turistico, un settore importante che è alla base della nostra economia e dove molto c'è da imparare, dal parziale e limitato sfruttamento delle aree e dei terreni acquisiti dalla Regione a scopo industriale, artigianale e commerciale. Inoltre, dalla mancata richiesta e dalla scarsa partecipazione dei giovani ai corsi di formazione professionale per apprendere un mestiere. Le richieste di lavoro nella nostra regione sono rivolte - e forse oltre misura - verso il Casinò, l'Amministrazione regionale, lo Stato, gli enti locali, nonché verso i cantieri forestali e di lavoro, ma non verso altre linee. Per superare molte di queste difficoltà sussistono leggi e leggine, ma nessuna di queste si pone lo sviluppo reale da dare al settore servizi, al settore del turismo, al settore dell'edilizia e al settore dell'industria.
Ritengo che occorra assumere impegni programmatici chiari, precisi e realizzabili, se si vuole affrontare e risolvere seriamente le emergenze più gravi che abbiamo. Occorre favorire la partecipazione dei Valdostani alle scelte che li riguardano. Occorre favorire l'incontro fra domanda e offerta tramite il potenziamento delle strutture oggi esistenti, compreso quelle d'informazione, riformando il sistema della formazione professionale. Occorra un'azione che permetta di affrontare la riforma della scuola e quindi dell'istruzione; solo investendo nell'istruzione si può mantenere la competitività all'interno e all'esterno del paese. Solo collegando la scuola al lavoro si può evitare che i giovani, una volta diplomati e laureati, rimangano disoccupati. Occorre favorire la costituzione della cooperazione sociale e del lavoro, onde creare possibilità di lavoro per gli invalidi, per le vecchie e nuove povertà. Occorre realizzare un patto per il lavoro, se si rende necessario, con la partecipazione di tutte le parti sociali, perché siamo convinti che bisogna dare un avvenire alle nuove generazioni. I giovani di domani, Presidente, non devono essere più poveri di quelli di oggi, e saranno più poveri di quelli di oggi se non prepariamo un avvenire ai giovani di domani. Occorre ricercare il consenso sulle cose da fare e che sono state fatte, e non sui favoritismi che si possono elargire!
La Valle d'Aosta, per difendere e rafforzare la propria autonomia, deve creare le condizioni per essere difesa e sostenuta dalla sua gente. L'autonomia non si difende destinando più risorse agli enti locali per poi tenerli in libertà vigilata, istituendo il CREL, la Consulta regionale dell'economia e del lavoro, per poi non ottenere neanche il parere sul bilancio oggi in discussione. Non la si può difendere erogando incarichi, per sopire il malcontento che si può creare per la mancata elezione nella competizione elettorale. L'autonomia non si difende nominando, anche se provvisoriamente, un manager all'USL senza stabilire preventivamente le attitudini e le qualità che questo manager deve possedere. L'autonomia non si difende rifiutando il dialogo e il confronto politico, ignorando anche, come si è fatto, le 8.000 firme che richiedevano la costruzione di un nuovo ospedale.
L'autonomia si difende ricercando il consenso e la partecipazione della nostra gente alle decisioni, che si devono assumere. La prova del francese agli esami di maturità è un esempio da tenere presente, che mi auguro non si debba ripetere. Ma oltre a programmare uno sviluppo economico, a cui deve essere legata la formazione professionale della scuola, ritengo che occorra prevedere gli interventi necessari nel settore sociosanitario, dove molto si è fatto - perché dobbiamo riconoscere anche quello che si fa - ma dove tanto resta da fare. Gli interventi necessari per colmare i ritardi che oggi si registrano sono ormai incolmabili, mi riferisco al potenziamento delle attrezzature sanitarie all'Ospedale regionale e nelle sedi territoriali, all'installazione della Risonanza magnetica che per volontà di questa maggioranza sta subendo un ritardo di 7-8 anni…
(interruzione dell'Assessore Vicquéry, fuori microfono)
… caro amico mio, avete revocato la legge che era stata fatta nel 1990, e vai a rileggerti il numero della delibera perché dicevate che non era utile alla Valle d'Aosta allora la Risonanza magnetica! I ritardi nell'istituzione della Radioterapia, rinviata nonostante che i locali e il progetto fossero a disposizione dal 1° aprile 1992, la realizzazione delle RSA per gli anziani non autosufficienti, prevista dalla delibera n. 875 della Giunta di allora - e non era la mia Giunta - del 26 gennaio 1990. Inoltre mi riferisco ai concorsi per i primari nelle Unità operative scoperte all'Ospedale regionale, ai centri di riabilitazione per malati di mente - che non esistono - alla necessità di un censimento dello stato di povertà esistente nella nostra regione, in modo da adeguare la legge n. 19 alle reali necessità a cui si deve fare fronte, all'emergenza casa che abbiamo ancora, nonostante i passi in avanti che abbiamo fatto per questo settore, all'osservatorio giovanile che non è ancora stato costituito, alla prevenzione contro la droga che oggi è necessario estendere sull'intero territorio, ma di questo problema non si è sentito parlare. L'elenco delle cose da fare nella sanità sarebbe lungo; ho ricordato solo quelle più urgenti.
Come opposizione vi stiamo tallonando con interrogazioni, interpellanze e mozioni, e vi talloneremo per l'intera legislatura, è nostro compito e dovere farlo. Ma non lo facciamo per intralciare il vostro lavoro di Giunta o di Assessori, per disturbare il manovratore, ma perché la comunità lo richiede, lo richiedono gli ammalati che devono recarsi fuori Valle per curarsi, con particolare riferimento ai malati di cancro. Lo richiedono le famiglie dei giovani tossicodipendenti, che vivono nell'angoscia, gli anziani e i giovani in cerca di lavoro, la gente della strada che incontriamo tutti i giorni come incontrate voi!
A questo punto chiudo questo mio primo intervento. Ho affrontato alcune delle parti del bilancio visto dal mio punto di vista; mi auguro di essere stato compreso. Comunque sono aperto a continuare il confronto, perché ritengo che da questo Consiglio si debba uscire con le idee chiare e precise su come sarà amministrata la nostra regione in futuro. Da come si amministra la regione è comprensibile anche come s'intende difendere la nostra autonomia, a cui tutti ci dobbiamo sentire legati e ossequienti. Ricordiamoci sempre che le idee camminano con le gambe degli uomini e che occorre sempre, per quanto possibile, mettere l'uomo giusto al posto giusto, e nello stesso tempo dare alle minoranze il riconoscimento del ruolo che devono svolgere.
Ho sentito da alcuni di voi affermare: noi facciamo la maggioranza e decidiamo. È vero, sulle scelte economiche e sociali potete andare avanti anche da soli, se non c'è consenso in altre direzioni. Ma per portare avanti le riforme istituzionali, per aggiustare il nostro Statuto speciale, il dialogo con le opposizioni in Consiglio è un passaggio obbligato. Quando si scrivono certe regole, bisogna coinvolgere tutti; non si scrivono con la sola maggioranza. Noi siamo disponibili a riprendere il dialogo sulla riforma dello Statuto; dimostrate con atti concreti che anche voi siete altrettanto disponibili!
Ho detto ciò che pensavo. Da parte vostra non sarà condiviso, ma sappiate che l'ho detto con la convinzione di portare un contributo per la realizzazione di un futuro sempre migliore per la Valle d'Aosta e per le nuove generazioni.
Si dà atto che, dalle ore 11,33, presiede il Vicepresidente La Torre e che, dalle ore 11,51, presiede il Presidente Louvin.
Président La parole au Conseiller Fiou.
Fiou (GV-DS-PSE) Guardando con attenzione al bilancio di previsione per il 1999 e per il triennio 1999/2001 non si può non prendere atto che siamo di fronte a un progetto serio, costruito con un occhio attento al programma di maggioranza e l'altro a ciò che si muove intorno a noi, i processi di globalizzazione che ci coinvolgono, l'entrata in Europa che apre opportunità interessanti ma impegnative, l'evoluzione continua dei nostri settori economici, che impone anche qui con altrettanta continuità correttivi, l'evoluzione della natura delle risorse di cui si nutre questo bilancio.
Il problema è verificare se abbiamo messo in campo uno sforzo d'innovazione sufficiente ad affrontare gli appuntamenti impegnativi che il futuro ci riserva.
Inizio questa breve riflessione dalle entrate ed il primo aspetto che mi balza agli occhi è il non emergere di quelle situazioni catastrofiche, di crollo delle risorse, che alcune "Cassandre" di casa nostra da tempo predicano o predicono, anzi direi che quasi invocano attraverso l'intervento di uno stato giustiziere. È uno strano concetto di solidarietà quello che sollecita la punizione di chi costruisce una vita migliore, anziché fondare la solidarietà sulla promozione dello sviluppo di chi sta peggio. Ma non voglio addentrarmi in questa divagazione più oltre.
La natura delle entrate del nostro bilancio mette in evidenza un'evoluzione positiva dell'economia valdostana, con un incremento delle voci legate alla ricchezza prodotta dalla nostra comunità: IRPEF, IRAP, IRPEG, IVA, eccetera, e una minore dipendenza dai trasferimenti statali. Questo è un dato di fatto. Però queste considerazioni non devono farci sottovalutare comunque - qui è già stato detto - che entrate non marginali hanno ancora di fatto un carattere di solidarietà, anche se su di esse c'è questo velo della denominazione che può distrarre la nostra attenzione, come la quota sostitutiva da IVA da importazione. E non basta - dobbiamo esserne coscienti - tirare in ballo oneri che sosteniamo diversamente da altre realtà, sanità, scuola, enti locali, eccetera. Il pareggio a cui dobbiamo guardare è fra le risorse legate alla nostra effettiva capacità di produrre ricchezza e quelle che spendiamo per promuovere lo sviluppo economico e sociale, e per garantire servizi adeguati di qualità della vita dei cittadini della nostra comunità. Questo pareggio può dignitosamente avvalersi anche di condizioni specifiche, richieste dalla situazione territoriale di montagna, ma dev'essere obiettivo soprattutto della messa in campo delle capacità di progettare uno sviluppo che valorizzi meglio risorse ambientali, produttive, professionali e culturali che abbiamo.
Sono stato colpito durante la fase preliminare del dibattito sul bilancio da una constatazione fatta dal presidente dell'Associazione industriali più o meno di questo tenore: in Valle d'Aosta manca un progetto generale di sviluppo di ampio respiro da qui a dieci anni, progetto che sia riferimento per le nostre iniziative, che ci permetta di definire linee di concertazione.
Qualsiasi ragionamento sul reperimento delle risorse così come del loro impiego reclama questo respiro progettuale, diventa perciò naturale cercare fra le righe del bilancio di previsione le linee di questo progetto.
Da questo punto di vista questo bilancio è, come dicevo all'inizio, serio, prudente, caratterizzato dall'atteggiamento del buon padre di famiglia, a me piace quest'espressione perché vuol dire un atteggiamento di responsabilità, di fare i conti con la comunità che ci sta attorno.
Un bilancio costruito sull'esperienza degli anni passati, il Presidente Viérin in commissione lo ha definito "bilancio speculare" riferendosi proprio all'esperienza. Un bilancio con alcune significative aperture di novità: rapporto con l'evoluzione della legislazione sugli enti locali, alcune priorità di programma, azioni di sistema e macroobiettivi finalizzati all'occupazione, comparto unico, eccetera. Però ciò che caratterizza tutto è che questa proposta è il segno della continuità e nella continuità l'evoluzione dei passi in avanti, con prudenza.
Mi chiedo se sarà sufficiente questo atteggiamento per arrivare preparati alle scadenze che attorno a noi si preparano. Leggo, sempre nella proposta, lo sforzo di adeguare l'iniziativa dell'Amministrazione alle cose che cambiano; emerge in ogni settore la sensazione però che tentiamo di adeguarci a ciò che cambia, più che determinare le caratteristiche e il segno del cambiamento. Questo atteggiamento emerge dai programmi individuati in molti settori e c'è anche quello, pure importante, della razionalizzazione che però sostituisce l'innovazione. Ci sono importanti scelte di priorità, ma che non definiscono con chiarezza un progetto generale di prospettiva, appunto, quello a dieci anni per dare riferimento a tutti i soggetti che nella comunità operano.
La situazione di concorrenzialità che la globalizzazione va introducendo sempre più celermente ci costringe ad individuare in tempi brevi quali carte abbiamo intenzione di giocare. Le produzioni su cui puntare non potranno essere quelle dei grandi numeri, delle grandi disponibilità di risorse, insomma delle grandi quantità, ma quelle legate piuttosto alla qualità, a forte specificità.
Per realizzare uno sviluppo che tenga conto di questi orientamenti, occorre privilegiare la strada della ricerca come prioritaria su qualsiasi altra cosa. Qualche approccio a questa scelta c'è; basti pensare in agricoltura a quanto fatto in viticoltura, a qualcosa di analogo che sta andando avanti nel settore caseario, cioè iniziative che tendono a far diventare veramente produttivo e concorrenziale un nostro settore. Ce ne sono nell'industria.
Ci sono invece settori un po' fermi allo stadio della sola razionalizzazione; sto pensando a iniziative nel turismo, dove il settore dello sci e dell'alpinismo sono arrivati ad una saturazione delle possibilità di sviluppo del mercato ed hanno effettivamente bisogno di razionalizzazione per mantenersi ad adeguati livelli di offerta. Però anche in questi settori occorre avviare iniziative nuove, che contino su risorse diverse, quelle culturali, ambientali, delle quali siamo ricchi. Qui non sto a dilungarmi; Nicco credo che abbia messo l'accento in maniera molto precisa su alcune possibilità in tal senso.
Con questi ragionamenti ho voluto sottolineare l'esigenza di fare un passo avanti rispetto all'impostazione sicuramente, ripeto, seria e costruttiva dei passi prudenti che tengano conto dei cambiamenti, ma per invitare a sbilanciarsi un po' di più verso l'innovazione, cosa che ci farebbe superare anche la sensazione di precarietà che qualche volta la nostra situazione mette in evidenza.
Credo che l'obiettivo fondamentale in tal senso sia valorizzare maggiormente la progettualità e la programmazione; l'Amministrazione si sta attrezzando in tal senso: la riforma degli enti locali, la riforma dell'azienda Regione, sono pietre miliari su cui costruire un nuovo ruolo anche d'indirizzo e di programmazione della Regione stessa. Quindi si è avviato un processo importante in questa direzione, direi nella direzione giusta.
Ci sono aspetti di questo processo però che vanno accelerati. La Regione è ancora troppo impegnata nella gestione, è ancora troppo presente là dove altri soggetti istituzionali e privati possono intervenire con più snellezza e vitalità. Questi soggetti vanno responsabilizzati e non ci si deve sostituire a loro. La Regione sarebbe anche meno distratta dal suo ruolo fondamentale, che è quello di progettare e orientare lo sviluppo.
Se questi saranno la direzione e l'impegno, credo che potremo affrontare la scommessa del nostro futuro in Europa non ricercando nicchie di protezione, ma mettendo in campo vitalità produttiva e culturale, sulla quale abbiamo i numeri da giocare.
Président La parole au Vice-président Viérin Marco.
Viérin M. (Aut) Nella presentazione del bilancio tenutasi venerdì 27 novembre il Presidente della Giunta ha affermato: "Dobbiamo accettare le sfide di globalizzazione che ci attendono, assicurando che le stesse determinino la salvaguardia della nostra specificità e il bilancio è lo strumento che consente di dare attuazione alle scelte e quindi ai nostri obiettivi e alla valorizzazione delle risorse in modo da riportare l'Amministrazione regionale ai suoi compiti istituzionali".
L'Assessore al bilancio gli ha fatto eco ieri pomeriggio dando assicurazione in particolare che dal programma di maggioranza vogliamo riprendere alcuni progetti che ci sembrano principi fondamentali e cioè autonomia significa oggi capacità di sviluppare le proprie risorse, di valorizzarle anche attraverso una forte carica e capacità innovativa per essere maggiormente competitivi nell'attuale contesto economico e politico internazionale.
Su queste affermazioni concettuali non possiamo che concordare, ma sono purtroppo solo affermazioni perché al contrario analizzando il bilancio si capisce che si sta consolidando il pensiero e la cultura della sola spesa affidandosi per le entrate ancora troppo spesso ad una finanza derivata che, se venisse a mancare, ci manderebbe in ginocchio come ha fatto notare nel suo intervento il collega Curtaz.
Riteniamo che il sistema Valle d'Aosta sia fragile, che il bilancio di questa Regione autonoma a Statuto speciale non sia così solido perché non legato con concretezza a risorse proprie e a questo proposito è sufficiente analizzare le entrate al titolo I del bilancio stesso. Da IRPEF, IRPEG e IVA, su 1.740 miliardi ricaviamo solo 657 miliardi che sono quelli che più direttamente con più serietà sono legati a ciò che produciamo sia in termini di lavoro che di ricchezza. Nella spesa invece rimane evidente la via del non fare scelte chiare e precise non consentendo alla Valle d'Aosta di definire un progetto di rilancio complessivo. Si preferisce proseguire per inerzia accettando troppo spesso mediazioni e subordinazioni con forze esterne alla Valle che riducono le capacità di autogoverno e di autodecisione sui temi strategici per il futuro della nostra Comunità quali l'utilizzo delle acque, settore industriale, settore agricolo e settore turistico-commerciale. Inoltre, si continua a pensare di essere insostituibili e quindi ad impostare un'amministrazione regionale invasiva e sostitutiva che non tiene conto delle potenzialità e delle energie che devono per forza emergere dalla Comunità valdostana.
Non è, caro Presidente, solo un problema di rapporto fra enti locali e Regione, ma più in generale è il rapporto fra il pubblico e il privato. Noi riteniamo che per garantire una crescita di questa Comunità sia necessaria una partecipazione attiva e responsabile della Società valdostana.
Fino ad oggi la Valle d'Aosta non si è distinta come modello di attrazione per investimenti economici, ma bensì si è distinta per aver offerto troppo spesso assistenza ad imprenditori spregiudicati che non hanno interesse di restare in Valle a medio-lungo termine e che quindi alle prime difficoltà si ritirano lasciandoci le strutture da riconvertire. Si è distinta per aver sempre più trasformato la Finaosta in una struttura di "holding" pubblica che controlla tantissime società a partecipazione pubblica o in gestione ordinaria o in gestione speciale. Si è distinta per non essersi fatta carico di favorire progetti e soluzioni utili alla riqualificazione della spesa quasi che fosse una variabile indipendente dai risultati economici dell'attività pubblica in termini di costi e benefici. Prova ne è che non veniamo neanche noi messi in condizione di poter capire in quanto non c'è nessuna informazione che permetta di formulare delle indicazioni finalizzate al raggiungimento degli obiettivi di economicità ed efficienza come si chiede invece spesso anche come Regione agli enti locali. Ad esempio, quanti e quali mezzi di trasporto sono a disposizione della Regione ed a quali servizi sono affidati? Quali e quante aree sono di proprietà o in affitto? Come sono dislocate e utilizzate per un giusto rapporto di funzionalità?
La cartina di tornasole, quindi, è la prevista contrattazione del gettito IRPEG del 7,7 percento, un dato che ci è stato fornito proprio dalla relazione dell'Assessore ieri. Questo - 7,7 percento dell'IRPEG, come tutti sanno, è sinonimo di una più che corrispondente contrazione del reddito delle società di capitale che potrebbe determinarsi o per l'effetto di una diminuzione delle medesime ovvero per la riduzione del reddito; entrambe le ipotesi non depongono certamente a favore.
Si continua a non affrontare radicalmente il problema occupazionale pensando ancora di risolverlo con:
a) i lavori socialmente utili o gli interventi straordinari che sono sempre e solo interventi temporanei;
b) l'Agenzia del lavoro e i suoi corsi di formazione professionale dei cui risultati non siamo mai stati informati nonostante più volte li abbiamo richiesti per iscritto tanto che ad oggi non si sa ufficialmente quanti giovani che hanno in questi anni frequentato corsi di formazione professionale abbiano trovato collocazione nel mondo del lavoro purtroppo, le informazioni che abbiamo avuto modo di acquisire ci portano a concludere che il rapporto spesa - risultato è stato sino ad oggi pessimo;
c) l'ostinazione nel continuare a portare in bassa Valle aziende o stabilimenti di grandi gruppi industriali, quasi decotti e che spesso si trovano per la tipologia di produzione in concorrenza diretta con produzioni effettuate in paesi quali l'Indocina, l'Europa dell'est e simili, dove il costo della manodopera è inferiore di circa il mille percento, situazione questa che obbliga tali aziende e stabilimenti a offrire stipendi da fame (1,2-1,3 milioni al mese) che non permettono il pieno sostentamento anche della più piccola famiglia che vive in Valle d'Aosta, una situazione che non permette comunque a coloro che hanno accettato il lavoro di creare un indotto perché non hanno nessuna possibilità di spesa oltre alla stessa ordinarietà e necessità.
Tutta questa situazione ha anche determinato che gran parte di questi posti di lavoro siano stati occupati da persone residenti nel Canavesano perché i Valdostani che risiedono in centro o in alta Valle (circa il 70 percento della popolazione valdostana) sono altresì scoraggiati stante l'incidenza degli oneri di trasporto. D'altronde anche i dati confermano questa situazione perché se è vero che il nostro tasso di disoccupazione è più basso della media nazionale, è anche vero che abbiamo comunque circa 7.700 disoccupati su una potenziale età lavorativa di circa 84.000 prendendo le persone che vanno dai 14 ai 65 anni - perché se vogliamo avere una percentuale corretta, non possiamo mettere anche i neonati e le persone ottantenni - cioè un tasso di disoccupazione di circa il 9 percento. In questa fascia di età ci sono tantissime persone che non cercano lavoro, quindi è già un dato secondo me molto largo.
Una Regione la nostra che però, Presidente, rispetto alle altre ha anche certe disponibilità finanziarie di bilancio pari a circa 18 milioni a cittadino, circa 60 milioni annui per famiglia media ed è altresì vero che negli ultimi mesi sono aumentati gli avviamenti al lavoro come è stato detto nelle relazioni, ma soprattutto quelli a tempo determinato o part-time (più 50 percento) che non sono la soluzione migliore e la più positiva, anzi sono un danno per i nostri giovani che in questa maniera non hanno certezze per il futuro. Quindi questa filosofia penalizza la loro crescita professionale e la loro specializzazione che sono gli ingredienti per garantire la continuità occupazionale in una realtà produttiva che emargina sempre più la manodopera generica.
L'inevitabile conseguenza di questa situazione sarà l'aggravarsi dei costi sociali che già infatti sono presenti in questo bilancio. Siamo convinti che un'oculata scelta di stimolo al settore produttivo ad assicurare continuità all'occupazione costituisca un investimento a medio termine di gran lunga migliore sotto il profilo costi-benefici.
Riconosciamo poi validità all'iniziativa e alle dichiarazioni di intenti relative alla costituzione di un organismo incaricato di svolgere le funzioni camerali come la preoccupazione per le sorti del piccolo commercio nella nostra Regione, un settore che sta operando in una condizione di difficoltà e disagio dovuto soprattutto all'incremento dei grandi punti distributivi. Come si ricorderà, questi due argomenti sono stati oggetto di puntuali iniziative promosse dal nostro gruppo sin dalla passata legislatura. Sulla questione quindi confidiamo che ai buoni propositi seguano senza tentennamenti i fatti assicurando finalmente la reclamata autonomia alle categorie interessate.
Per quanto attiene il settore agricolo, sentito il competente Assessore in commissione, avremmo gradito trovare una precisa conferma nella relazione di accompagnamento su come questo Governo vuole affrontare e se vuole affrontare la riorganizzazione degli interventi a sostegno del settore con riguardo anche all'equilibrio del comparto zootecnico con il territorio. Tutto ciò tenendo ben presente, Assessore, l'improrogabile esigenza di assicurare una sburocratizzazione delle procedure e una programmazione utile alla stabilità dei rapporti agricoltore-Regione nel tempo. Troppo spesso in questo settore vengono cambiate le normative e chi vi lavora non sa più come fare la sua programmazione negli anni perché deve vivere alla giornata.
Siamo fortemente preoccupati che questa maggioranza non abbia ritenuto di approfondire gli aspetti connessi con il piano energetico approvato con urgenza a fine legislatura. Questo tema, che è di importanza strategica e che è seguito con priorità da tutte le regioni, dallo Stato, dalla Comunità europea, avrebbe meritato un'attenzione particolare per tracciare almeno delle priorità di intervento sia sull'utilizzo delle acque pubbliche che sulla gestione dell'energia elettrica iniziando, se necessario, un duro confronto con lo Stato. Un confronto, cari colleghi, ormai inevitabile considerato che lo schema del decreto legislativo, volto a recepire nell'ordinamento nazionale entro il 19 febbraio 1999 la direttiva CEE n. 96/92, è un ritorno al passato e contiene la previsione di un numero particolarmente elevato di adempimenti amministrativi quali indirizzi, direttive, regolamenti, rivolti anche alle attività che saranno liberalizzate e ricondotte in ambiti decisionali del Governo.
Questo è il punto della questione. Al Governo lo schema di decreto legislativo riserva un compito che supera la semplice formulazione degli indirizzi di politica generale, previsti dalla legge n. 481/95, legge che assegna ad oggi al contrario all'Autorità per l'energia elettrica e il gas precise competenze funzionali e l'indipendenza di regolazione purtroppo, tale schema di decreto legislativo relega l'Autorità per l'energia elettrica e il gas a svolgere un ruolo per lo più di tipo consultivo nei confronti del Ministero dell'industria, commercio e artigianato oppure di mera composizione delle eventuali controversie che potrebbero nascere fra le parti.
Quindi si sta, caro Presidente, creando una situazione di ritorno ad un accentramento dello Stato alla faccia delle parole di federalismo enunciate in questi ultimi anni.
Siamo oltretutto dispiaciuti che, a seguito di continue enunciazioni sulla necessità di combattere con urgenza il fenomeno dell'abbandono della montagna, quasi nulla si è ad oggi proposto per il raggiungimento di tale scopo, mentre concordiamo con il Consigliere Rini quando ieri ha ammesso che questo bilancio è anche imperfetto e sempre più indirizzato a sostenere spese obbligatorie a scapito degli investimenti e quando ha condannato il comportamento di assoluto silenzio del CREL che, secondo noi, insieme all'ARRS e alla Fondazione per la formazione professionale del turismo, è un organismo che ha dimostrato a più riprese di non aver nessun senso pratico.
La nostra riflessione infine, inerente alle spese di investimento, che non ha trovato convincenti risposte dalla documentazione fornitaci, attiene all'utilità che deriverebbe da una comparazione fra le risorse pubbliche destinate ai diversi settori produttivi della Regione e dal loro prodotto reale interno lordo. È noto a tutti che gli effetti dell'azione pubblica dovrebbero potersi misurare con l'incidenza sul prodotto del settore oggetto dell'intervento. Infatti, solo per questa via, con misurazioni ripetute nel tempo, è possibile promuovere mirate scelte sulla destinazione delle future risorse pubbliche e magari scoprire che vi possono essere dei rami secchi che occorre avere il coraggio di tagliare ovvero scoprire che finanziamenti ripetuti a titolo di investimento, ancora presenti oggi in questo bilancio, nei fatti si sono trasformati purtroppo in spese correnti.
In conclusione, il modesto rapporto fra lavoro, produzione e ricchezza, che si evince, come si è detto all'inizio, dal titolo I delle entrate, la forte e ancora crescente percentuale delle spese correnti, oltre il 64 percento, più 4,9 percento rispetto all'anno scorso, e la rilevante presenza dei residui attivi e passivi oltre alla mancanza di una vera strategia a medio-lungo termine nel campo economico, occupazionale ed energetico, sono per noi un forte segnale di allarme sulla fragilità dell'attuale sistema Valle d'Aosta. Una Valle d'Aosta che avrebbe viceversa necessità di un rilancio che sicuramente non emerge dalle proposte di questo bilancio.
Ci aspettavamo in questo primo anno di legislatura che la maggioranza esprimesse idee nuove, progetti significativi, capacità di caratterizzarsi dal punto di vista politico. Invece, niente di tutto questo. Ci troviamo a doverci esprimere su un bilancio stanco, asettico, come diceva Fiou, che è la continuità del 1992, del 1993 e così via, senza anima, senza passione; un bilancio ragionieristico che ben poco serve al futuro della nostra Valle e da cui non traspare, caro Assessore, quella capacità innovativa e di sviluppo delle proprie risorse tanto decantata proprio da lei nella sua relazione.
Président La parole au Conseiller Lattanzi.
Lattanzi (FI) Direi che in fase di discussione di questo bilancio il primo pensiero che vorrei esprimere è che attraverso le relazioni prima del relatore, Consigliere Rini, e poi dell'Assessore Agnesod, possiamo senz'altro concordare almeno sulle premesse da loro esposte. Si aprono di fronte a noi scenari di cambiamenti epocali, su questo non c'è dubbio: la mondializzazione dell'economia con i suoi processi di sviluppo, la nascita dell'Europa economica, politica e aggiungerei anche culturale, i cambiamenti strutturali del nostro paese per non restare fuori dai processi di sviluppo e di benessere e dalle trasformazioni che, inevitabilmente, metteranno a dura prova la nostra piccola regione, costretta suo malgrado a competere sugli scenari internazionali con la forza del suo popolo, con la sua cultura, con la sua storia come esperienza per il futuro, le sue risorse umane e naturali, economiche e naturalmente anche finanziarie, per affrontare questi cambiamenti e non subirli.
Scenari di cambiamento così epocali che pur con l'aiuto della più fervida immaginazione non potremmo che tiepidamente descrivere un po' come fecero alla fine del secolo scorso i nostri nonni, immaginando il Novecento e le risoluzioni che gli si aprivano di fronte, e che descrivevano un nuovo secolo fatto d'innovazioni, di scoperte, di sviluppi epocali, e che proiettavano il nuovo e il vecchio continente verso mete inimmaginabili. Si sviluppavano nuovi e rivoluzionari processi produttivi, si scoprivano nuove energie e nuovi sistemi di trasporto e di comunicazione, si delineavano nuove realtà politiche e nuovi confini.
Ebbene, anche in quello scorcio di fine secolo si contrastavano due linee di pensiero rispetto al futuro.
La prima per chi viveva la fine dell'Ottocento con preoccupazione rispetto a nuove e mutate condizioni di sviluppo e d'incertezza insita nei cambiamenti e che metteva in discussione lo status quo, magari considerato già buono. La seconda, per chi invece nel nuovo secolo intravedeva sfide vincibili, nuove opportunità, nuovi stati di benessere e di sicurezza e disegnava nuovi processi di sviluppo.
Ma al di là delle due correnti di pensiero nessuno, ma proprio nessuno, poté immaginare quello che successe veramente: lo scoppio di due conflitti mondiali e l'avvento di crisi economiche disastrose che misero in ginocchi interi sistemi economici e finanziari.
Ma anche sviluppi incredibili: in poco meno di 70 anni si passò dal cavallo alla luna e in campo economico si costruirono vere potenze finanziarie, per non parlare della progressione del benessere e delle scoperte nel campo della medicina.
In questi ultimi 100 anni l'uomo è progredito come non aveva mai fatto nei millenni precedenti, e questo per un solo motivo: la globalizzazione della comunicazione e dei mercati. Nuovi sistemi di trasmissione delle informazioni e di trasporto degli uomini e delle merci hanno generato volani virtuosi, che hanno alimentato nuove scoperte e nuovi processi di sviluppo e di benessere - almeno per una parte del mondo, purtroppo - così come dimostrano tutti i dati di economia di questo secolo, che hanno visto la ricchezza e il benessere del mondo occidentale al quale noi apparteniamo crescere in modo esponenziale.
Su una cosa possiamo essere d'accordo: il futuro sarà incerto, ma comunque più evolutivo e più rapido del passato, con vecchie economie che verranno spazzate da nuove e più competitive realtà, più rapide, più efficienti, più evolute sotto l'aspetto dei processi decisionali e strategici, e meglio inserite nei contesti globali di sviluppo.
Chiedo scusa per quest'introduzione di grande respiro, ma credo che sia opportuno rendersi conto che nel discutere questo bilancio non si possa più aprire il confronto fra chi difende la Valle d'Aosta e chi invece, per chissà quale motivo, la dovrebbe attaccare.
Ma è opportuno confrontarsi su quelle che si ritengono oggi le migliori soluzioni per il nostro futuro, partendo dal presupposto che in gioco c'è il futuro di tutta la comunità che rappresentiamo, e non solo di una parte; non ci saranno né vinti né vincitori, ma solo una regione che avrà saputo, o non avrà saputo, cogliere il treno dello sviluppo e del benessere.
Ecco perché credo innanzitutto che la novità di questa legge finanziaria sia più nella forma che nella sostanza. L'Assessore ha descritto la nuova struttura del bilancio, che finalmente si avvicina ad una cosa quasi comprensibile nel metodo e con ben evidenziati i capitoli di entrata e di spesa, che con un po' di tempo e di pazienza, nonostante la pesantezza dei dati e della materia, danno un quadro abbastanza chiaro della prospettiva impostata, anche di un'amministrazione pubblica come la Regione. Finalmente dopo decenni anche la politica deve confrontarsi con i propri datori di lavoro, che sono i cittadini e che esigono chiarezza e trasparenza nel come vengono spese le loro risorse. Per quanto invece riguarda i contenuti, è qui che il nostro giudizio si scosta da quello che è stato espresso dalla Giunta.
Ma quello che è più sorprendente è che questo bilancio, a parte alcune scelte di fondo, vedi il sostegno all'agricoltura, peraltro condivisa in quadro d'integrazione e di valorizzazione delle nostre risorse agricole e culturali in un contesto di gestione turistico-commerciale, e di alcune altre in tema di decentramento di risorse agli enti locali, nel complesso si discosta anche da quello che questa Giunta aveva dichiarato nel suo programma di insediamento. Un programma ricco di spunti di rilancio economico e produttivo, di consapevolezza di ruolo determinante della Regione nella gestione della nostra autonomia, come strumento (cito testualmente dal programma) "di forte carica e capacità innovativa per essere maggiormente competitivi nell'attuale contesto economico-politico internazionale".
L'impressione, studiando i dati, è che non si sia compreso veramente quello che ci aspetta: cosa significhi oggi competere sui mercati, cosa significhi gestire risorse per creare sviluppo, cosa significhi creare economie. L'impressione è che si sia rimasti affascinati dal cambiamento della forma e che si sia perso di vista la sostanza.
È sufficiente partire da una considerazione di fondo per comprendere il dramma che questo bilancio ci prospetta. Le nostre risorse oggi in termini di entrate vere, al netto della contabilità speciale delle partite di giro, ammontano a circa 1.740 miliardi, e ciò è determinato come tutti sappiamo dall'incasso dei 9/10 dell'IRPEF, dell'IRPEG, dell'IVA, tasse pagate dai Valdostani e che giustamente rimangono ai Valdostani, anche se prima o poi qualcuno il conto delle spese, chiamiamole di servizio sovraregionale, come la rappresentanza estera, la difesa internazionale, l'ordine pubblico interno allo Stato e all'Europa, ce lo presenterà. E non è importante che ce lo chieda l'Italia, che in futuro speriamo possa essere federata, ma anche l'Europa stessa, che non mi pare sia propensa a concedere sconti sulle motivazioni del passato, perché saremo in un'Europa delle regioni con tante altre regioni come noi, con peculiarità simili, in un'Europa di 280 milioni di europei noi, una piccola regione di 100.000 abitanti.
Comunque oggi questa risorsa ce l'abbiamo: 1.740 miliardi tra le nostre risorse di cui 506 miliardi, pari al 30 percento circa delle entrate, sono rappresentate dal trasferimento dallo Stato della quota sostitutiva dell'IVA da importazione, che come tutti sappiamo ci è concessa dallo Stato italiano a compensazione delle mancate entrate fiscali per effetto della caduta delle frontiere. E qui ricorderei le tasse d'importazione delle merci in Italia dello Stato italiano, di cui abbiamo beneficiato per la nostra peculiarità storica e geografica. Una concessione assolutamente non certa per il futuro, in quanto se confermata nel futuro, verrà comunque compensata da competenze oggi statali. E qui solleverei la prima preoccupazione: dove sono le future competenze per circa 400 miliardi in uscita? Meno di 100 miliardi li abbiamo già compensati con nuove competenze negli scorsi bilanci; nel programma la Giunta intendeva nel futuro regionalizzare tutta una serie di competenze - uffici del lavoro, uffici di collocamento, vigili del fuoco e altre competenze statali - per decine di miliardi di stipendi. Come si pensa di affrontare finanziariamente questo fatto?
Quando si solleva questa domanda, la risposta è sempre la stessa: non avremo più i 500 miliardi dell'IVA, ma avremo nel nostre acque che produrranno 4-5-600 miliardi, come se l'ENEL fosse pronta in un mercato globale a dismettere le sue concessioni domani mattina.
Le competenze le vogliamo subito per poter gestire direttamente magari anche in termini politici, perché sono posti di lavoro, e sappiamo che in politica i posti di lavoro da dare contano. E a tal fine i nostri Parlamentari si agitano per questo a Roma. In questo bilancio i 506 miliardi sono certi in entrata per 3 anni a fronte di supposte competenze secondo noi già compensate dal favorevole riparto dei 9/10 e non ulteriormente proponibili, se non con nuove competenze appunto non previste dal bilancio, che ridurranno drasticamente le disponibilità dei 1.740 miliardi, già compresse da 1.300 miliardi di spese correnti, costi di funzionamento dell'Amministrazione per 440 miliardi, spese fisse di settore, fra cui spiccano i 314 miliardi della sicurezza sociale e costi fissi in aumento del quasi 5 percento; 725 sono i miliardi per gli investimenti, circa la metà delle spese fisse e meno del 35 percento delle risorse disponibili, che nel totale sono aumentate del 3,5 percento mentre gli investimenti soltanto dell'1,2 percento.
Voi come la giudichereste un'azienda che cresce con le proprie entrate del 3,5 percento sempre al lordo dei 506 miliardi e aumenta i costi però del 5 percento, incrementa dell'1,2 percento i propri investimenti? La definireste un'azienda che punta alla competizione economica internazionale? Per noi continua ad essere la distribuzione dei pani e dei pesci, altro che cambiamento strategico!
Un'altra riflessione meritano i dati riferiti agli investimenti specifici. Le due voci più consistenti riguardano, su 725 miliardi, i 185 miliardi per l'assetto del territorio (25 percento) degli investimenti e i 216 miliardi per lo sviluppo economico (29 percento) degli investimenti, rispettivamente 9 percento del totale del bilancio per il territorio e 10 percento del bilancio per lo sviluppo, per gli investimenti, per l'occupazione, per il lavoro, per il turismo, per il commercio, per l'artigianato, lascio a voi giudicare i pesi. Io vado oltre, sempre citando il programma della maggioranza dove dice: "Le politiche attive a sostegno dell'occupazione si baseranno innanzitutto sulla formazione, che dovrà diventare l'aspetto qualificante nell'offerta del lavoro". Noi ci chiediamo in quale direzione.
"In particolare la Regione - cito ancora il programma - si adopererà per riproporre rinnovate nei contenuti le azioni rilevatesi particolarmente efficaci del piano triennale delle politiche del lavoro". Le azioni le abbiamo già viste: circa 5.000 miliardi spesi per investimenti negli ultimi 10 anni per assetto del territorio e sviluppo economico, e gli unici lavori qualificati che un giovane può trovare oggi in Valle d'Aosta sono il Casinò, la Forestale, l'Amministrazione regionale nel suo complesso, unica e sola possibilità. Abbiamo visto la poca incentivazione e sostegno alla piccola impresa turistica, artigianale, commerciale, invischiata nella burocrazia, un vero magma nel quale sguazza l'apparato nello sforzo di esistere e persistere, emarginata dai flussi assistenzialistici, narcotizzata dalla cultura del centralismo.
Credo che la Vallée, come dice lo spot promozionale, non sia abitata da persone che si divertono nel confondere una macchina con una mucca; siamo soltanto abituati a fidarci di chi, sbandierandoci la nostra autonomia, ci ha resi sudditi approfittando della nostra buona fede. Ma il mercato non concede giochi di prestigio e questo bilancio non determina nessun progetto di rilancio né tanto meno di competitività. Vedremo se con la discussione può concederci almeno una speranza. Certo che questa speranza non è alimentata dall'atteggiamento di una giunta che nella presunzione dell'infallibilità persiste nel suo atteggiamento centralistico (giunto-centrico lo abbiamo definito, poco sensibile alle istanze della società civile), sorda alle diverse sollecitazioni pervenute in questi mesi da tutte le rappresentatività qualificate di questa nostra piccola società, in particolar modo il settore turistico, commerciale e industriale. Anche qui citerei il caso della convocazione, in sede di presentazione del bilancio nelle commissioni, delle varie rappresentatività sociali a bilancio già fatto, naturalmente con indicazioni e consigli di cui è stato preso buona nota, ma che non sono stati riportati nei dati.
Certo, le relazioni della maggioranza dipingono di rosa l'attuale benessere, soprattutto le passate conquiste. Ma qui è in gioco il nostro futuro e non il nostro passato, e questo è un bilancio che non può, così com'è, essere motore di quell'economia determinante per il nostro futuro, persistendo su questa strada. Non potremmo che consumare benessere e determinare disagio.
Per noi i punti di crisi sono: troppe leggi di spesa che si sovrappongono, troppo poca economia, troppa burocrazia, troppo poca dinamicità. In pratica, troppa amministrazione, poca progettualità e scarsa visione strategica. Oggi quello che ci divide non sono solo i numeri del bilancio, ma soprattutto la cultura che c'è dietro l'utilizzo dello strumento del bilancio. La nostra regione ha bisogno di minor socialdemocrazia e di più liberaldemocrazia. Ma questo, appunto, è un fattore culturale che noi auspichiamo possa trovare ascolto anche nella nostra regione.
Président Il est 12 heures 32, nous avons encore deux conseillers inscrits pour parler, je voudrais procéder jusqu'à la clôture de la discussion générale en fin de matinée. Je rappelle qu'à partir du moment où la discussion générale sera close, il sera impossible de déposer des amendements, soit au budget, soit à la loi financière.
La parole au Conseiller Borre.
Borre (UV) Inizio questo mio intervento ponendo l'attenzione su un aspetto dell'iter di questo bilancio. Quest'anno il confronto fra la parte politica e le parti sociali è stato chiaro, franco e all'insegna di una collaborazione che sicuramente sarà a beneficio di tutto il mondo economico e imprenditoriale della nostra regione.
Quest'iniziativa non ha forse potuto essere completamente costruttiva, perché tardiva con l'esame di un documento già definito nelle grandi linee. È comunque un'iniziativa che vuole esprimere una volontà politica di intraprendere la via della concertazione, la necessità di raccogliere il contributo delle diverse realtà del territorio.
La conferma che questo modo di operare si è avviato nella giusta direzione viene dall'andamento delle audizioni che la II Commissione consiliare, allargata a tutti i consiglieri che volevano parteciparvi, ha avuto con le componenti sociali consultate. Durante la audizioni è apparsa chiara la volontà sia della parte politica che di quella economico sociale di uscire dal solito schema di contrapposizione. L'obiettivo comune è stato il lavorare insieme, all'insegna di una critica costruttiva e di una serena e seria autocritica da parte di tutti, per ricercare momenti di concertazione e di sincera e concreta collaborazione, al fine di costruire un documento che raccogliesse le istanze delle parti.
L'applicazione della "45" da parte dell'Amministrazione regionale è un primo, concreto passo all'interno della stessa amministrazione in questa direzione. Una maggiore concertazione e un coordinamento più efficace fra i vari dipartimenti e fra gli assessorati permettono alla pubblica amministrazione di cogliere con più precisione le istanze proposte dal mondo sociale, economico e imprenditoriale valdostano. Ritengo che con una maggiore concertazione tra l'Amministrazione e le componenti sociali e l'impostazione manageriale degli assessorati sarà più facile raggiungere gli obiettivi che sono alla base della nostra azione di governo.
Si arriverà ad una sempre più reale programmazione dell'economia, volta alla crescita dell'industria e dell'artigianato, a un coordinamento per la vendita del prodotto globale Valle d'Aosta, ad un commercio a servizio delle piccole realtà non più soffocato da leggi, regolamenti, disposizioni, ad una maggiore efficacia nell'ottica della rivalutazione dell'agricoltura e dei suoi operatori, a una formazione professionale che potrà veramente soddisfare le esigenze di richiesta del mercato del lavoro, ad un settore - la scuola - che potrà formare professionisti in grado di svolgere in modo moderno e dinamico il ruolo di imprenditori manager.
Alla critica che da sempre compare nella discussione sul bilancio - la Regione dev'essere meno imprenditrice, meno presente nella realtà economica valdostana, deve ricoprire un ruolo propositore, deve creare opportunità (rispondo che appare molto chiaro da questo bilancio e da quelli degli ultimi anni che questa critica, sovente oggetto di una vera e propria accusa, non ha fondamento). Infatti, dal 1990 ad oggi il peso della Regione nell'economia della nostra Valle è andato via via diminuendo: 8 anni fa la Regione partecipava alla formazione del prodotto interno lordo regionale, cioè la ricchezza prodotta in Valle d'Aosta, nella misura del 53,1 percento, nel 1995 era del 48,2 percento, per l'anno in corso del 37,7 percento e per il 1999 è previsto il 35,1 percento.
Entrando in merito dei contenuti, voglio soffermarmi su alcuni punti che, a mio giudizio, già da ora daranno buone risposte alla richiesta di maggiori bisogni della gente valdostana.
Continua la concreta attenzione agli enti locali non solo finanziaria, ma anche legislativa; mi riferisco alle leggi "Norme in materia di contabilità e di controllo degli enti locali", "Interventi regionali in materia di finanza locale", "Sistema delle autonomie in Valle d'Aosta", "Regolamento regionale e ordinamento finanziario contabile degli enti locali", alla legge sui segretari comunali.
La riorganizzazione del sistema camerale, chiamiamola come si vuole anziché camera di commercio, avrà il delicato compito di concertazione, aggregazione, coordinamento di tutti gli operatori del nostro territorio, per tendere all'obiettivo del migliore utilizzo delle nostre risorse, per produrre ricchezza nei vari settori: agricoltura, commercio, turismo, eccetera. Particolare attenzione giustamente è prestata agli esercizi al minuto; infatti questi rivestono un importante ruolo sociale sia come servizi per i residenti che per i turisti. La continuità di una politica che vede l'agricoltura il settore vitale per l'assetto del territorio, tutela dell'ambiente e motore non solo economico del mondo agricolo, ma anche del commercio, dell'artigianato e del turismo, è marcata non solo dai finanziamenti per i vari settori, ma da una volontà di dare un ruolo sempre più dignitoso all'agricoltore allevatore, non giardiniere della natura, ma attento ed esperto operatore e conoscitore del sistema integrato agricoltura-commercio-turismo.
Momento concreto di una politica rispettosa dell'ambiente e dell'uomo, che non è elemento estraneo all'ambiente, sono i finanziamenti previsti per la protezione delle risorse naturali, la costruzione e sistemazione di acquedotti e fognature nei centri abitati, lo smaltimento dei rifiuti, interventi di protezione di frane e valanghe.
Anche nella politica della sicurezza sociale emerge la volontà non solo di mantenimento, ma di potenziamento delle strutture con la realizzazione sul territorio di servizi sociosanitari sempre più rispondenti alle richieste e alla realtà odierna dei bisogni, non ultima la legge sulla famiglia anche se dovrà essere perfezionata.
Nel settore della cultura e dell'istruzione una forte impronta all'autonomia viene dalla legge sulla quarta prova per gli esami di maturità. Altro rilevante momento è dato dalla via dell'Università valdostana.
Un plauso, anche dettato dall'affetto e dal fatto di essere Consigliere di zona, ma soprattutto per l'importanza che in sé riveste il progetto di copertura dell'area megalitica di Saint-Martin. Non voglio, ricordando questo progetto, sminuire altri importanti progetti quali: il polo scolastico ex Brambilla di Verrès, l'ampliamento dell'Institut agricole, lo sforzo intrapreso nel settore dell'edilizia scolastica sia per le nuove costruzioni che per la ristrutturazione e messa a norma, la lenta ma continua opera di restauro dei castelli.
Uno dei problemi oggetto di dibattito sia in sede di bilancio preventivo che consuntivo sono i residui passivi, finanziamenti che hanno avuto una destinazione ma che non sono stati spesi. Parte delle responsabilità sono dell'Amministrazione regionale, perché l'apparato non sempre è in grado di preparare appalti e documenti necessari per far fronte nell'anno finanziario alle previsioni. Ritengo però che una riflessione vada fatta sull'operatività dei fruitori di tali finanziamenti.
È forse necessaria una migliore preparazione di ogni artigiano, di ogni impresa. È forse utile una maggiore formazione, un minor ricorso ai subappalti dovuti forse a organizzazione insufficiente.
Ritorno a un mio pensiero: non è solamente importante l'ammontare dei miliardi a disposizione per lavori di pubblica utilità, non è solamente importante l'elenco delle opere che si andranno a fare nell'anno o a programmare nel triennio. Credo sia importante anche la possibilità che queste opere vengano realizzate nei tempi fissati, ma soprattutto che il nostro mondo imprenditoriale sia in grado di partecipare agli appalti e soprattutto a realizzare le opere.
Il bilancio previsionale è lo strumento che manifesta la volontà di una maggioranza, di una Giunta, di dare corso al programma di inizio legislatura. Ecco, questo strumento è strutturato con investimenti e progetti che costituiscono momenti politici di riflessione, che vanno ben oltre alla natura finanziaria del documento stesso; momenti che, come ho già detto sopra, traducono e realizzano le scelte di una maggioranza.
Energia. Credo che il disegno di legge n. 293, "Disciplina ed organizzazione del servizio idrico integrato" debba essere ripresentato in tempi brevi, sarà così riaffermata la nostra potestà primaria in materia. È evidente che è necessario che venga emendato il decreto Bersani, affinché gli articoli 7-8-9 del nostro Statuto vengano rispettati. Alla luce della privatizzazione dell'ENEL e nell'interesse della nostra regione in materia, è auspicabile un sereno confronto con l'ENEL, affinché si arrivi ad una possibilità per la Valle d'Aosta di gestire il proprio patrimonio idrico e di far parte sia della produzione che della distribuzione dell'energia prodotta in Valle.
Altro tema oggetto di impegno e quindi nel programma della maggioranza è la politica della casa. In parte questo impegno è assunto con finanziamenti con leggi di settore: fondi di rotazione, mutui per la prima casa, mutui per cooperative edilizie. L'altra importante iniziativa per rispondere correttamente all'impegno è la costituzione di un gruppo di lavoro, che presenti in una prima fase uno studio per le riforme degli IACP e di seguito un progetto per la restante riforma della politica abitativa.
La prova del nove la si avrà quindi al bilancio consuntivo.
Concludo riportando alcuni concetti all'interno dei quali si costruiscono le linee del bilancio; poiché uno degli elementi di questi provvedimenti è la continuità politica e programmatica, questi sono concetti già enunciati nel bilancio del 1998.
Tout en ayant comme point de mire la réforme fédérale de l'Italie, l'intégration européenne et la nouvelle dimension de l'économie, le but a été et reste donc de: maintenir et valoriser l'identité culturelle, linguistique et institutionnelle de la Vallée d'Aoste; consolider et renforcer notre autonomie politique, financière et économique; mener à terme le projet de réforme structurelle et organisationnelle; promouvoir l'essor culturel, social et économique de la Vallée, en favorisant la modernisation et encourageant la qualité de ce processus à tous niveaux et dans tous secteurs.
Sono queste le linee guida dell'azione politica della maggioranza e della Giunta.
Président Avant de donner la parole au dernier des Conseillers inscrits pour le débat général, je voudrais annoncer le dépôt d'un certain nombre d'amendements, et notamment un amendement déposé par l'Assesseur Vicquéry, introduisant un Vème alinéa à l'article 16, un amendement déposé par l'Assesseur Pastoret, introduisant l'article 22 ter toujours au projet de loi n° 14.
Dans ce projet de loi également l'article 29 serait remplacé, d'après un amendement déposé par l'Assesseur Agnesod, et un article 28 ter d'interprétation authentique serait inséré sur la base d'un amendement déposé par l'Assesseur Ferraris. Je prie donc de pourvoir à la distribution des amendements en question.
Je rectifie pour ce qui concerne l'Assesseur Pastoret: l'introduction prévoit également un article 22 ter.
La parole au Conseiller Piccolo pour la dernière des interventions de la discussion générale, après quoi la discussion générale sera close et nous reprendrons les travaux dans l'après-midi avec les interventions de l'Assesseur et éventuellement du Président du Gouvernement et du rapporteur.
Piccolo (FA) Cercherò di contenere il mio intervento, facendo in premessa alcune brevissime considerazioni di carattere generale, per poi entrare più nel merito di alcune voci indicate nel bilancio, che a me stanno più a cuore e che intendo in quest'occasione evidenziare.
Vorrei innanzitutto ricordare che alcuni importanti obiettivi sono stati raggiunti in merito alle modifiche di riforma istituzionale di importanza vitale, per cercare di dare risposte tempestive alle giuste richieste avanzate dai cittadini valdostani con l'efficiente ed efficace riforma degli apparati burocratici, sia dell'Amministrazione regionale che degli enti locali. Sarà quindi opportuno già da subito armonizzare le sinergie tra Regione, comuni e comunità montane, avendo stabilito ruoli, funzioni e competenze con criteri di gestione aziendalistica, coinvolgendo sia gli operatori dei vari enti che in particolare i fruitori dei servizi, e cioè i cittadini.
Il bilancio, documento programmatico politico-amministrativo per il triennio 1999-2000, si profila come un documento che ribadisce la continuità amministrativa della decima legislatura e che, come per la precedente, anche per l'undicesima si delinea difficile in questo particolare momento, in merito alle problematiche economiche, sociali e occupazionali che sta attraversando la nostra regione anche nel più ampio contesto quale quello nazionale ed internazionale.
È indubbio che, come tutti i bilanci di previsione, questo documento dà indicazioni programmatorie, pertanto possibili e suscettibili di modifiche, ma comunque conferma e ribadisce la volontà espressa nel programma sottoscritto dalle forze di maggioranza già dall'inizio di questa legislatura.
Un primo problema per me fra i più importanti e che ha impegnato la precedente legislatura per tutto il quinquennio, e anche chi vi parla in prima persona, è quello relativo alla definizione dell'intricato ed annoso problema dell'affidamento della gestione della Casa da gioco di Saint-Vincent ad un privato, ma di cui i problemi giudiziari hanno condizionato fino ad oggi le scelte.
Il Casinò di Saint-Vincent rappresenta una delle più importanti fonti economiche ed occupazionali della nostra regione; occorre quindi dare tempestività alle decisioni e alle azioni che portino alla conclusione della gestione straordinaria, sempre in tempi strettissimi, alla luce anche della possibile apertura di altri casinò.
Non dobbiamo e non possiamo permetterci il lusso di tergiversare, pur tenendo nella dovuta considerazione le difficoltà che fino ad oggi sono state portate dai vari ricorsi e controricorsi.
In termini di proposte poi, occorre rivedere anzitutto la legge n. 88, proponendo l'inserimento di un gruppo che coordini assieme alla gestione straordinaria la programmazione e le prospettive dell'attività della casa da gioco, in attesa appunto della definizione delle procedure giudiziarie in atto. A questo aggiungo anche la definizione dell'ampliamento e della ristrutturazione della casa da gioco; mi riferisco al progetto "Casinò 2000".
Considerata l'importanza che ha il Casinò di Saint-Vincent, come dicevo prima, nel contesto socioeconomico della nostra regione, la Fédération Autonomiste sarà molto attenta ed assicura tutto il suo apporto per la risoluzione dell'annoso problema gestionale.
Un altro settore a me molto caro è quello relativo al sociale e al sanitario. Occorre dare effettiva attuazione al piano sociosanitario regionale, piano che nelle sue intenzioni si prefigge alcuni obiettivi anche ambiziosi, quindi mi auguro che venga in termini pratici tradotto dalle intenzioni nei fatti.
Voglio fare qui alcuni riferimenti specifici alle strutture previste sul territorio, al funzionamento dei macrodistretti, alla nomina dei direttori degli stessi, che da tempo aspettano di poter operare.
Con l'occasione, approfittando di questo mio intervento, desidero chiedere all'Assessore Vicquéry, in quanto non trovo indicati nelle voci del bilancio, quali siano i tempi relativi alla richiesta di finanziamento avanzata per l'ampliamento e la ristrutturazione della sede del "118" di Châtillon, richiesta già a suo tempo avanzata - parlo di un anno e mezzo fa - e alla quale non è ancora stata data una risposta. In merito a questo argomento, per quanto sono a conoscenza io, si tratta di un conflitto di competenza fra USL e Assessorato. Spero che questo problema possa essere risolto al più presto e attendo quindi una risposta dall'Assessore competente.
È in questo senso che va sottolineata con forza anche la necessità del decentramento e del potenziamento dei vari servizi sul territorio, adeguando sia la presenza di presidi sanitari sul territorio, sia incrementando i servizi domiciliari, in modo da dare le prime risposte sanitarie il più possibile vicine alle dimore dei cittadini, rispondendo pienamente a quello che la legge n. 833 si prefigge, cioè portare i servizi ai cittadini.
Un'ultima puntualizzazione intendo farla. Occorre prestare un'attenzione più incisiva e puntuale alla cooperazione sociale e al privato sociale, componente che sarà sempre più necessaria sia per ridurre la burocratizzazione dell'ente pubblico, sia per sfruttare a vantaggio della collettività le grandi risorse del volontariato da cui quel settore è animato e in gran parte promosso. Ma è necessario, per non vanificare tale attenzione, da una parte dare indicazioni e regole precise riguardo alle attività gestite e al controllo delle stesse, dall'altra decidere con rapidità i finanziamenti necessari.
Il privato sociale fornisce rilevanti servizi alla collettività, a costi inferiori rispetto a quelli che sopporterebbe l'ente pubblico per i medesimi servizi. È necessario che tale fatto venga riconosciuto non solo sul piano politico, ma anche da tutta la struttura burocratica regionale. Di qui il prevalere dei controlli sulle procedure di spesa, anziché sul costo e la qualità dei servizi, elementi sui quali va portata tutta la nostra attenzione.
Ho parlato finora di alcune particolari esigenze improcrastinabili, ma affinché tutto quanto detto possa avvenire nel migliore dei modi occorre innanzitutto provvedere affinché l'azienda USL sia sempre più autonoma nella sua attività gestionale, e quindi garantire alla stessa gli strumenti necessari per la libertà d'azione; ciò le permetterebbe una più snella, sburocratizzata e tempestiva azione, se vogliamo che si possa definire l'USL al passo con i tempi, in particolare un'azienda che deve gestire la sanità pubblica con esigenze che non possono essere rimandate nel tempo.
Mi auguro pertanto che questo bilancio sia un importante passo, per cercare di dare all'esterno di quest'aula la convinzione che si sta lavorando nel modo nuovo, nell'interesse dei cittadini affinché - e non mi stanco di ripeterlo - essi credano ancora, in un momento generale di crisi, nelle istituzioni e nei loro rappresentanti.
Concludo quindi con una frase a me molto cara: la migliore risposta alla critica dei cittadini va data con i fatti. Ma affinché le critiche dei cittadini diventino costruttive e pertanto azioni amministrative più rispondenti alle loro richieste, occorre a mio avviso confrontarsi con la gente, adottando il metodo d'incontri sul territorio con la popolazione, cosa che parecchi amministratori comunali ormai da anni hanno sperimentato. Mi riferisco ovviamente a problematiche specifiche di particolare importanza e interesse per l'intera collettività.
So anche, proprio per averlo sperimentato personalmente con ottimi risultati, che gli incontri con la popolazione possono portare anche ad occasioni di dura critica agli amministratori regionali. Ma questo, secondo me, rientra proprio nel ruolo che l'amministratore riveste: l'importante è far parlare la gente e dalla gente recepire più direttamente i bisogni.
Per me, questo è il nuovo modo di far politica, cioè cercando di coinvolgere i cittadini il più possibile nella gestione della cosa pubblica, recependo quindi le proposte, i suggerimenti e facilitando così a noi, rappresentanti istituzionali, il non facile compito di amministrare la nostra regione e portarci quindi a sbagliare meno.
Président Collègues conseillers, nous avons terminé les interventions dans la discussion générale. Il m'a été annoncé le dépôt d'un amendement à l'amendement présenté par l'Assesseur Pastoret de la part des collègues du groupe de Forza Italia, je le considère déjà comme étant déposé, afin de pouvoir quand même clore la discussion générale. Il sera perfectionné immédiatement. Si personne d'autre ne souhaite intervenir, je déclare close la discussion générale.
La séance est levée. Les travaux reprendront à 16 heures avec les répliques de la part du Gouvernement et du Conseiller rapporteur.
La séance se termine à 12 heures 54.
