Oggetto del Consiglio n. 195 del 11 novembre 1998 - Resoconto
SÉANCE DU 11 NOVEMBRE 1998 (APRÈS-MIDI)
OGGETTO N. 195/XI Ipotesi di soppressione della Consulta regionale per l'economia e il lavoro, alla luce della esigua attività svolta. (Interpellanza)
Interpellanza Premesso
che nel 1994 è stata istituita la Consulta regionale per l'economia e il lavoro (CREL), che avrebbe dovuto essere una "sede permanente di confronto e di collaborazione tra la Regione e gli enti e le forze economiche e sociali interessate ai processi di sviluppo dell'economia regionale";
che non risulta agli interpellanti che tale organismo abbia svolto in questi anni una particolare attività consultiva e che, anzi, sia piuttosto da annoverare nella categoria - purtroppo sempre più numerosa - dei cosiddetti enti inutili;
che, al di là, di una "sintetica" relazione di accompagnamento al documento di bilancio preventivo della Regione, non sembrano promanare - da codesto organismo - iniziative degne di nota;
tutto ciò premesso i sottoscritti Consiglieri regionali
Interpellano
la Giunta regionale per conoscere se, alla luce dell'esigua e inifluente attività svolta, non sia ipotizzabile la soppressione della CREL.
F.to: Tibaldi - Frassy - Lattanzi
Président La parole au Conseiller Tibaldi.
Tibaldi (FI) A distanza di 4 anni da quando è stata varata questa legge dalla Regione e conseguentemente istituita questa consulta, mi pare che le perplessità che erano state espresse allora non solo dal sottoscritto, ma anche da una cospicua parte di questo Consiglio, o meglio del Consiglio precedente in quel caso, si siano puntualmente verificate.
Mi riferisco alla Consulta regionale per l'economia e il lavoro, che l'Assessore competente conosce molto bene perché è stato compartecipe di questo disegno istitutivo. Consulta regionale per l'economia e il lavoro che avrebbe dovuto essere, secondo le indicazioni normative contenute nella legge n. 70, una sede permanente di confronto e di collaborazione fra la Regione, gli enti e le forze economiche e sociali interessate ai processi di sviluppo dell'economia regionale. Allora, più che sede permanente, chiamarla "occasionale" forse vuol dire essere ancora troppo generosi: è stata una sede estemporanea di confronto che ogni tanto ci ha fatto pervenire il frutto del suo lavoro, se così possiamo definirlo, il suo lavoro.
In particolare, noi Consiglieri siamo stati gratificati dalla produzione consultiva di questo organismo ogni qualvolta si arrivava in sede di esame e di approvazione del bilancio regionale e a fronte di 1000 pagine circa di capitoli di spesa o di entrata con la relazione introduttiva politica e tecnica dell'Assessore, ci arrivava la paginetta della Consulta regionale per l'economia e il lavoro con tanto di firma autorevole, e nella paginetta era contenuto il parere di quest'organismo naturalmente favorevole su quelli che erano gli indirizzi di bilancio adottati dalla Regione.
Comunque, questa la legge nel 1994. Successivamente lo Statuto, la nomina copiosa di componenti all'interno di quest'organismo, c'è stata poi la dote finanziaria, naturalmente: 100 milioni il primo anno, poi 250 milioni gli anni successivi, però poi l'attività è rimasta fantasma, e penso che l'Assessore abbia la piena consapevolezza di questo fatto.
In particolare, la Consulta avrebbe dovuto - uso il condizionale perché non mi risulta a me personalmente, o a noi politicamente come gruppo - contribuire all'elaborazione della legislazione regionale in materia socio-economica e di lavoro, sia formulando suggerimenti e osservazioni, sia producendo studi, rapporti, indagini su richiesta dei competenti organi regionali. Ecco un altro punto importante di questa legge è che la Consulta funzionava, o meglio funziona solo su input e su richiesta della Giunta; ogni qualvolta la Giunta lo richiede si attiva, se la Giunta non lo richiede rimane un ente allo stadio potenziale.
Poi avrebbe dovuto essere attiva nell'ambito della propria autonomia gestionale e finanziaria e proporre iniziative di analisi di studio, di ricerca sulla realtà socio-economica, sull'impatto della legislazione, sulle prospettive concernenti l'evoluzione della società e dell'economia regionale.
Questi sono i due punti fondamentali degli obiettivi strategici che l'allora Assessore alle finanze si era prefissato. Questo anche perché voleva, o meglio la Giunta voleva istituzionalizzare un organismo che superasse tutte quelle fasi di trattative se vogliamo scomode e anche innaturali, per cui ogni settore economico, ogni comparto, ogni categoria o ogni singolo gruppo di imprenditori andava o va a trattare direttamente con l'Assessorato competente e con la Giunta conducendo una trattativa specifica o, se vogliamo, un'analisi specifica e non di largo raggio su quella che è invece tutta la materia socio-economica valdostana.
Questi gli intenti. I fatti però sono tutt'altra cosa. Non c'è alcuna testimonianza tangibile, ripeto - se non quel foglietto scarno che arrivava a latere delle 1000 pagine di bilancio una volta all'anno -, che comprovi l'efficacia, l'efficienza, la funzionalità e soprattutto l'utilità di quest'organismo.
Orbene il mancato funzionamento, vuoi per il mancato input della Giunta, vuoi per difficoltà di carattere organizzativo, ricordiamo che manca addirittura una sede istituzionale per quest'organismo, e che c'è stato un periodo in cui il Presidente coincideva con il Senatore, il quale essendo impegnato a Roma non poteva badare a quelle che avrebbero dovuto essere le competenze di questa Consulta. Ma sostanzialmente il mancato funzionamento si è tradotto anche in una mortificazione delle professionalità e delle competenze di alcune persone o di tutte le persone che compongono la stessa Consulta, perché di fatto non sono mai state convocate, mi sembra che sia circa un anno che quest'organo non viene riconvocato (e più o meno coincide con la data dell'ultimo bilancio preventivo del 1998, esattamente un anno fa).
Nell'interpellanza il quesito è provocatorio: se alla luce dell'esigua attività svolta non sia opportuno sopprimerla. Aggiungo un quesito che non è provocatorio: se non si vuole mantenerla in questo stato vegetativo, cosa pensa di fare la Giunta? Mantenerla così, sopprimerla, oppure darle dignità, autorevolezza e funzionalità, com'era d'altronde nei suoi propositi di 4 anni fa?
Président La parole à l'Assesseur au budget, aux finances et à la programmation, Agnesod.
Agnesod (UV) La Conférence régionale de l'économie et de l'emploi a été instituée par loi régionale n° 70/94 dans le but de créer un centre permanente de rencontre, de concertation et de collaboration entre l'Administration régionale, les collectivités et les forces économiques et sociales pour tous les problèmes liés à l'essor économique de notre région.
L'institution de cette conférence aurait dû combler ce vide dans la concertation générale avec les agents socio-économiques, qui remplissent ailleurs - même si partiellement - les Chambres de commerce, les organismes de liaison entre ces dernières et les catégories économiques productives, par exemple le CNEL. C'est pourquoi la loi qui porte création de la CREL indique qu'elle doit être composée des représentants désignés par le Conseil régional, par les organisations syndicales et des travailleurs, par les Associations régionales des industriels, des artisans, des commerçants, des hôteliers, des exploitants agricoles, des coopératives, des Associations des syndics et des Présidents des communautés de montagne, ainsi que des organismes de crédit et des établissements financiers locaux.
Il est certain que la mise en route de la conférence a été plutôt lente, ce qui est dû pour une part à la nouveauté de l'instrument en lui-même, et pour l'autre part au fait que les différentes catégories ont parfois préféré continuer à gérer leurs intérêts respectifs de manière plus directe avec l'Administration régionale. Ceci dit, la CREL a toutefois rempli sa fonction institutionnelle à commencer par l'approbation de ses propres statuts et, comme elle le devait, a donné son avis sur les projets de loi régionaux, en matière de politique et de programmation dans le domaine de l'économie, de la finance et de l'emploi, notamment sur les projets de loi financière et sur les budgets de la Région.
Si la CREL est un organisme doté de la personnalité juridique de droit public qui jouit d'une autonomie de gestion et de financement, il n'en est point moins vrai qu'elle n'est pas parvenue à s'imposer comme unique structure d'action, ayant un certain poids dans ses rapports avec l'Administration, ni à concrétiser pleinement le potentiel qui lui avait été conféré par la loi qui l'instituait. Je fais allusion en particulier aux activités que la loi régionale n° 70 attribuait à la conférence, la participation à l'élaboration de la législation régionale en matière socio-économique et d'emploi, par la formulation de suggestions et d'observations, ainsi que par la proposition d'études, des rapports et d'enquêtes, et la réalisation de ses propres activités d'analyse et de recherche quant aux retombées de la législation sur la réalité socio-économique régionale et sur les perspectives d'évolution de la société et de l'économie valdôtaine.
D'autre part, ces considérations n'entachent pas l'actualité des motivations qui ont porté à la création de la CREL, même si elle engendre des réflexions sur la pleine validité de l'instrument conférence, telle qu'elle a été conçue par la loi de 1994. Des réflexions qui toutefois sont bien loin de concorder avec l'évaluation exprimée dans le préambule de l'interpellation en question quant à l'inutilité de cet organisme. Si nous voulons que le système Vallée d'Aoste soit toujours plus compétitif et fondé sur la valorisation des ressources locales, il est nécessaire que les forces économiques et sociales soient en mesure de soutenir et de promouvoir leurs intérêts respectifs par le biais d'un instrument adéquat qui les représente d'une manière autonome.
Une éventuelle révision de la CREL ne peut donc être envisagée, ne serait-ce que pour éviter un vide de représentativité des catégories concernées, que dans le cadre d'une réflexion plus générale sur l'institution d'une nouvelle table de négociations entre les associations des différentes catégories professionnelles, l'Administration régionale et les collectivités locales et donc parallèlement à la solution des problèmes liés à l'institution dans notre Vallée d'une chambre de commerce ou d'un organisme équivalent.
Président La parole au Conseiller Tibaldi.
Tibaldi (FI) Sono soddisfatto nella parte in cui l'Assessore ha riconosciuto in maniera esplicita l'invalidità o la non piena validità e l'inutilità - se ho capito bene dalle sue parole - di quest'organismo così come è stato concepito e soprattutto come è stato messo in funzione. L'Assessore ha ammesso pubblicamente 4 anni di mancata attività e quindi d'inutilità della CREL. Ha usato il condizionale passato, come ho usato anche io prima per il semplice fatto che le attività avrebbero potuto o avrebbero dovuto essere poste in essere, mentre in realtà non sono state poste in essere.
Di fatto è stato anche confermato che le categorie produttive preferiscono una tipologia di concertazione che è diversa da quella della collegialità che è prevista nella Consulta stessa, preferiscono quindi trattare delle loro problematiche o di singole prospettive relative al loro comparto o al loro settore economico in via diretta con l'Assessore competente o con la stessa Giunta.
Alla luce di queste constatazioni che sono state fatte ad alta voce dallo stesso Assessore, qual è la risposta che dà in termini prospettici? Qui invece sono insoddisfatto, perché non c'è una risposta in termini prospettici di carattere politico che sia in grado di superare questo momento di stasi. Attendiamo la Camera di commercio, sulla quale c'è stato un ampio dibattito nell'ultimo scorcio di legislatura, ma sulla quale mi pare di capire, anche rispetto a un'interpellanza che è stata proposta recentemente, ci sia ancora attendismo.
Quindi mi pare di capire che non c'è una risposta politica chiara al quesito che è stato posto. Di fatto è un ente che non funziona, di fatto è un ente che la Giunta non vuole che funzioni. Non riesco a capire, traendo le conclusioni della risposta fornita, cosa si vuole fare di questo ente. Se si vuole continuare a mortificare, ripeto, le competenze e le professionalità dei suoi componenti, visto che le singole categorie produttive preferiscono altri strumenti e altri metodi di concertazione.
A questo punto la proposta provocatoria che si faceva in quest'interpellanza riprende tutta la sua validità: per tenerla in piedi in queste condizioni sopprimiamola, si risparmiano dei soldi da una parte, si riesce magari ad attivare o a potenziare altri enti o altri organismi - ce ne sono un'infinità presenti che sono stati istituiti con leggi precedenti - dando loro competenze e attribuzioni specifiche, e in questo modo si ottimizza quella concertazione fra mondo politico, mondo amministrativo e mondo produttivo che in Valle d'Aosta ancora lascia sotto molti aspetti a desiderare.
