Oggetto del Consiglio n. 156 del 21 ottobre 1998 - Resoconto
SÉANCE DU 21 OCTOBRE 1998 (MATIN)
OGGETTO N. 156/XI Situazione di crisi produttiva ed occupazionale della Cogne Acciai Speciali S.p.A.. (Interpellanze)
Interpellanza Visto le dichiarazioni dell'Amministratore delegato della Cogne Acciai Speciali S.p.a. inerenti una situazione di crisi dell'azienda;
Preso atto del comunicato stampa della Società Cogne Acciai speciali del 6/10/1998 che fa riferimento ad una crisi congiunturale piuttosto che temporanea, dichiarando esuberi strutturali (101) ed eccedenze temporanee (86) che interessano pertanto ben 187 posti di lavoro proponendo per gli stessi la Cassa integrazione;
Visto le preoccupanti dichiarazioni dei rappresentanti sindacali apparsi sugli organi di informazione;
Ricordato la persistente grave situazione degli ex dipendenti Cogne posti in mobilità, che per taluni è già scaduta e per tutti gli altri scadrà entro il 1999;
Considerato che l'Amministrazione regionale ha investito importanti risorse finanziarie per lo stabilimento Ex -Cogne;
Preoccupati che queste dichiarazioni nascondano qualche altro motivo, volendo forse richiedere ulteriori finanziamenti regionali;
Preoccupati che tale vicenda sia il preludio all'ennesima crisi dello stabilimento siderurgico di Aosta;
I sottoscritti Consiglieri regionali
interpellano
La Giunta regionale per sapere:
1) Se gli accordi in essere fra l'Amministrazione regionale e la C.A.S. S.p.a. sono stati e vengono rispettati e quali sono ad oggi le risorse finanziarie concesse alla Società anche tramite FINAOSTA;
2) Se l'Assessore all'Industria, Artigianato ed Energia ha incontrato la dirigenza della C.A.S per chiarire l'attuale situazione, e quali sono state le eventuali risultanze.
3) Se l'amministrazione regionale ritiene reali i nuovi pericoli per l'occupazione e di conseguenza quali gli intendimenti della stessa al riguardo per il prossimo futuro.
F.to: Viérin M. - Comé - Collé - Marguerettaz - Lanièce
Interpellanza Appreso dagli organi di stampa della rottura dei rapporti avvenuta nell'estate scorsa fra la Cogne Acciai speciali e le organizzazioni sindacali ;
Appreso altresì, della decisione della Cogne Acciai speciali di procedere al taglio di un centinaio di unità lavorative e di procedere alla richiesta di cassa integrazione dal mese di novembre p.v. per 80 dipendenti;
i sottoscritti Consiglieri regionali,
interpellano
la Giunta regionale e l'Assessore all'Industria, Artigianato ed Energia per sapere:
1) quale è la reale situazione della Cogne Acciai speciali agli effetti produttivi ed occupazionali;
2) se sussiste, da parte della Società, la volontà di mantenere fede agli impegni sottoscritti nella Convenzione stipulata a suo tempo con la Regione;
3) quali iniziative intende intraprendere per ottenere il rispetto agli impegni stessi.
F.to: Beneforti - Curtaz - Squarzino Secondina
Interpellanza Premesso:
- che presso lo stabilimento Cogne Acciai Speciali sarebbe emerso un improvviso e vistoso esubero occupazionale, con la prospettiva di licenziamenti e ricorso alla cassa integrazione;
- che tra la Regione e l'azienda siderurgica esiste un accordo che fissa determinati impegni in capo all'imprenditore privato, anche e soprattutto sotto il profilo occupazionale;
i sottoscritti Consiglieri regionali
interpellano
la Giunta regionale per sapere:
1) se la situazione esposta in premessa è conseguente ad un piano di ristrutturazione aziendale a breve o medio-lungo termine;
2) se gli accordi tra Regione e imprenditore sono stati rispettati;
3) se sono intervenuti incontri con la parte imprenditoriale e, in caso affermativo, quali sono le risultanze dei medesimi nonché gli intendimenti dell'Amministrazione regionale.
F.to: Tibaldi - Frassy - Lattanzi
Président Lequel des Conseillers qui ont présenté cette interpellation souhait intervenir pour explication? La parole au Vice-président Viérin Marco et ensuite au Conseiller Beneforti.
Viérin M. (Aut) Questo ormai è un problema che viene dibattuto in quest'aula da parecchi anni.
Nella nostra interpellanza abbiamo evidenziato anche altre questioni, non solo quelle riguardanti il momento specifico; questioni che Assessori all'industria precedenti e anche l'attuale Assessore in occasione di incontri pubblici hanno ribadito che avrebbero avuto una soluzione con riferimento in particolare agli operai ex dipendenti ILVA che sono stati collocati in mobilità. Ad oggi questa situazione è ancora sul tappeto quindi, ci sono varie problematiche che toccano anche se di riflesso sempre lo stesso sito cioè l'area Cogne.
Quello che ci stupisce soprattutto è come si sta affrontando quest'ennesimo problema; già il 4 agosto su "La Stampa" si preannunciò un blocco degli investimenti e un calo occupazionale da parte della CAS. Infatti "La Stampa" scrisse in quella data: "All'orizzonte però c'è anche lo spettro della chiusura del reparto rettifiche e finiture per il quale l'Azienda ha deciso di bloccare gli investimenti… tanta incertezza quindi per 180 dipendenti assunti con contratto". Questo più di quattro mesi fa e da quel momento abbiamo assistito alle esternazioni dell'Assessore Ferraris, cito un titolo per tutti: "In arrivo 350 posti di lavoro, l'industria tira bene" e questo fu nel settembre cioè due mesi dopo che già alcuni organi di informazione preannunciavano crisi allo Stabilimento Cogne. Infatti in queste dichiarazioni di Ferraris quello che mi ha stupito ancora di più è che l'Assessore ha detto che probabilmente una futura crisi può essere quella della Feletti senza nulla dire sulla Cogne.
L'omissione mi rammarica perché se due mesi prima di queste dichiarazioni dell'Assessore gli organi di informazione conoscevano già alcuni problemi che erano sul tappeto per lo Stabilimento CAS, non capisco perché l'Assessore li abbia nascosti.
Nel passato Consiglio abbiamo deciso all'unanimità di affrontare questo tema anche in IV Commissione, dove nella riunione della scorsa settimana abbiamo sentito che tutto va bene "Madama la Marchisa" da quello che traspare dalle dichiarazioni dell'Assessore Ferraris.
L'Assessore correttamente, dico da questo punto di vista, ci ha lasciato una relazione scritta, pertanto una domanda che pongo riguarda l'utilizzo dell'energia elettrica. In un passaggio della stessa si dice: "Probabilmente l'unica cosa che non si è ancora conclusa è il discorso dell'entrata in azionariato della CAS nella CVA".
Vorrei dei chiarimenti in merito perché nelle dichiarazioni dei sindacati e di altri si sente che il problema potrebbe essere risolto se ci fossero agevolazioni compatibili con i regolamenti CEE e una di queste potrebbe essere la fornitura di energia elettrica per far abbassare i costi di produzione. Vorrei capire se questa fornitura può arrivare in un modo differente da quello che è previsto dal protocollo, cioè con l'intervento da parte di CAS nell'azionariato di CVA per una percentuale che deve essere dal 15 al 49 percento. In questo passaggio la relazione, che Ferraris ci ha lasciato in Commissione, la cosa non è chiara perché si dice che la CAS ha aderito alla Società consortile idroelettrica, ma non si chiarisce se è entrata direttamente in azionariato come prevede il protocollo.
Un'altra cosa che ci stupisce, insieme alla perdita di tempo o alla voglia di nascondere tale fenomeno per quattro mesi da parte della Giunta e dell'Assessore, è il fatto che l'Azienda fino all'altro ieri abbia fatto fare, come da dichiarazioni apparse sempre sugli organi di informazione, 8.000 ore di straordinario al mese ai dipendenti CAS e abbia solo posto il blocco degli straordinari dal momento che ha ufficializzato con un proprio comunicato la crisi che si prevede per lo Stabilimento.
Ritorno sul discorso degli ex dipendenti ILVA Cogne posti in mobilità per dare dei dati abbastanza precisi. L'Assessore in una riunione di un anno fa tra capigruppo - e lui all'epoca era capogruppo - ed ex dipendenti in mobilità sostenne: "Il Consigliere Ferraris osserva che l'Amministrazione regionale ha dimostrato nelle precedenti crisi occupazionali di aver saputo sanare la situazione e ritiene che anche in questo frangente, ottimizzando gli strumenti di intervento e con la volontà e l'impegno di tutti, si potrà risolvere anche questo grave problema". Da quella data ad oggi, caro Ferraris, non si è fatto niente.
I dati di cui sono in possesso - non sono dati di Marco Viérin, ma sono dati inviati due giorni fa per fax dal Ministero del lavoro e direttamente dalla Direzione dell'Ufficio del lavoro - mostrano una situazione che non è cambiata di una virgola rispetto ad un anno fa, rispetto alle dichiarazioni dell'Assessore di allora. Abbiamo ancora in attesa 110 lavoratori, ma la cosa grave è che per 17 di questi non esiste già più la lista di mobilità, sono già stati cancellati dalla stessa e sono allo sbaraglio; in più verranno cancellati entro fine anno, cioè fra 2 mesi, altri 41 lavoratori che quindi non avranno più nessun appiglio. Per altri 24 scadrà il prossimo anno e per gli altri 28 nel 2001. La situazione è identica, lo ribadisco, a quella di un anno fa e questo si evince da dati non miei, ma da dati dell'Ufficio del lavoro quindi, le dichiarazioni di un anno fa dell'Assessore, allora Capogruppo, presumo che alla prova dei fatti non abbiano avuto nessun riflesso.
Altra cosa è il fatto della scelta di CAS nell'area Cogne. Si dice nella relazione che sono stati rispettati gli impegni e via dicendo, ma quello che ci preoccupa oggi come ci ha preoccupato nel 1993-1994 è proprio il fatto che nel documento emanato dall'Azienda si parla di tagliare tutti gli investimenti non necessari per mantenere la capacità di produzione e riportare l'organico a livelli idonei per contenere i costi.
Queste due cose, Assessore, le ritroviamo anche in uno studio finanziato dall'Amministrazione regionale su richiesta della IV Commissione nel giugno 1994. Quello che succede oggi fu messo nero su bianco già nel giugno 1994 e questi atti furono a disposizione della Commissione e furono a disposizione della Giunta. Leggo alcuni passaggi: "Dall'analisi del piano emerge un'estrema carenza di informazioni e di dati sui punti che normalmente caratterizzano qualsiasi piano industriale di ristrutturazione di un'azienda. I punti principali del piano su cui focalizzare l'attenzione sono le linee guida: mercato, produzione, investimento e occupazione cioè gli aspetti più qualificati di un qualsiasi piano industriale di ristrutturazione".
Vado oltre. Visto che l'Azienda parla proprio di crisi di mercato, già allora si dissero queste cose. In merito al mercato si legge nello studio: "Nel piano industriale presentato dalla nuova proprietà della Cogne Acciai Speciali non esiste un'analisi del mercato degli acciai speciali...", lo dissero allora gli esperti che noi abbiamo pagato con soldi pubblici per sapere qualcosa in più di questa CAS. Continua lo studio: "… né tanto meno i risultati di una specifica ricerca di mercato volta a valutare la possibilità di consolidare prima e di incrementare poi i volumi di vendita dell'Azienda. Il piano di vendita infatti non va oltre alcune indicazioni di tipo qualitativo completamente insufficienti sia in termini di strategia che di azione ed evita di formulare obiettivi quantitativi per prodotto."
Sul discorso della produzione più o meno si è andati a toccare - e qui per dimostrare la capacità di chi ha steso la relazione - le produzioni che la CAS ha poi realizzato.
E passiamo all'ultimo punto, concernente gli investimenti, che è il secondo punto che mi preoccupa leggendo il comunicato dell'Azienda. Sempre nello studio si dice: "Per l'accertamento e la valutazione attraverso il trasferimento di alcuni impianti a cui si devono aggiungere altri miliardi, il presidio di trasferimento e non collegato alla proprietà degli impianti, è da effettuarsi entro fine 1995…".
La precisazione dell'Azienda allora fu solo per gli investimenti fino alla fine del 1995, mentre si è lasciato tutto in sospeso per quella che era la strategia dal 1995 in poi. Infatti si dice ancora: "… perché molti interventi richiedono tempi tecnici abbastanza lunghi per cui la loro realizzazione entro fine 1995 è di problematica attuazione... per quanto riguarda quindi il secondo lotto di investimenti, quelli a medio e a lungo termine nel piano, questi sono stati indicati solo a grandi linee e l'unica obiezione che per ora si può fare è che il preventivo di spesa ipotizzato è pari a 30 miliardi ed è molto basso", ma se abbiamo notato, anche se 30 miliardi era un preventivo molto basso, per gli investimenti a medio e lungo termine, ad oggi ne sono stati fatti solo 12.
Su tutte queste considerazioni basiamo la nostra preoccupazione. Abbiamo anche altre considerazioni da fare e che faremo dopo la risposta dell'Assessore sulla base del tenore della risposta e dei contenuti della stessa.
Président La parole au Conseiller Beneforti.
Beneforti (PVA-cU) Non appena dagli organi di informazione abbiamo appreso la decisione della Cogne di procedere alla riduzione di personale con dei licenziamenti e con la cassa integrazione così come abbiamo appreso anche dagli organi di informazione dell'avvenuta rottura anche dei rapporti sindacali fra le organizzazioni dei lavoratori e l'Azienda, abbiamo presentato quest'interpellanza.
L'abbiamo presentata per conoscere qual è la reale situazione aziendale agli effetti produttivi ed occupazionali nonché le iniziative che la Giunta regionale intende intraprendere in difesa dei posti di lavoro.
La nostra situazione occupazionale a livello regionale non è rosea come si cerca di far credere. Migliaia sono i disoccupati in cerca di lavoro, giovani, donne e uomini di ogni età. È vero che abbiamo una percentuale di disoccupati inferiore alla media nazionale, ma è altrettanto vero che i disoccupati che abbiamo in base alla nostra popolazione sono un fatto molto serio che deve essere studiato per cercare di dargli una soluzione.
Oggi è necessario evitare che la situazione che stiamo attraversando a livello occupazionale venga aggravata con altri 180 posti di lavoro in meno; 180 posti di lavoro sono tanti, sono troppi per Aosta. Per questo abbiamo votato anche la risoluzione presentata nel precedente Consiglio e l'abbiamo votata perché crediamo che ogni mezzo per raggiungere l'obiettivo che ci prefiggiamo sia utile.
L'Assessore in questa sede sono certo che ripeterà ciò che ci ha detto in Commissione e devo dire che in Commissione l'Assessore è stato preciso nel fornire alcune informazioni ed anche la documentazione che ci ha fatto pervenire è abbastanza comprensibile e di questo lo possiamo ringraziare. Tuttavia, Assessore, ho avuto l'impressione che esista la volontà di minimizzare il problema, che sussista il tentativo di far comprendere che poi non è così grave come si vuole far credere la crisi che sta attraversando la Cogne, che tutta la responsabilità di quanto accade ricade sulla crisi generalizzata della siderurgia e poco o niente sulle responsabilità dell'Azienda.
Leggendo anche certi comunicati stampa dopo le riunioni di Commissione quest'impressione, Assessore, si rafforza. Io dico che sarebbe grave rassegnarsi, accettare questa situazione come il male minore. Per questo gradirei conoscere dall'Assessore non dico tutto oggi perché le difficoltà che si incontrano sono molte su un problema importante come questo, ma vorrei conoscere oggi e anche in seguito come intenda affrontare il problema della Cogne.
Nella parte impegnativa della risoluzione approvata nel precedente Consiglio si affermava: "Impegna la Giunta a predisporre tutte le iniziative idonee alla soluzione dei vari problemi ad essa legati con particolare riguardo per quelli occupazionali e sociali". Pertanto vorrei conoscere oggi, se non tutto, almeno quali iniziative ha predisposto o intende predisporre la Giunta anche rispetto a questa deliberazione approvata all'unanimità in questo Consiglio regionale.
Se quest'impegno non viene rispettato è chiaro che questo documento era un semplice e puro accorgimento per bloccare l'opposizione o per dimostrare che la Giunta si dà da fare su quest'argomento.
Voglio essere chiaro: non basta affermare che l'Azienda ha rispettato l'intesa del 1993. L'intesa del 1993 fu considerata un accordo storico, un grande successo raggiunto con la privatizzazione della Cogne; ricordo allora le espressioni del Presidente della Giunta come degli Assessori in carica che dissero che questo era un grande accordo che salvava la situazione della siderurgia nella nostra Regione.
È vero che in parte ha salvato la presenza della siderurgia che prevedeva il mantenimento di 800 unità lavorative all'interno dello Stabilimento e oggi è vero anche che ne occupa 1.048, 248 in più delle 800 di cui però 160 a contratto a termine. Ma questo io credo che non possa giustificare il comportamento dell'Azienda perché si dice e non si può pensare che abbia fatto di più di quello che era previsto; se lo ha fatto, è perché aveva il tornaconto di farlo e anche perché era doveroso che una Società che ha un rapporto con la Regione si ponesse anche il problema sociale, il problema cioè di un ruolo sociale che anche l'imprenditore in una società democratica deve giocare a sostegno dell'occupazione e dell'economia.
Sono convinto, Signor Presidente e Signor Assessore, che esistano dei buoni rapporti fra voi e la Società Cogne, ma è triste per un Consigliere anche di opposizione, dopo gli impegni finanziari che la Regione ha assunto in questa Società, dopo l'accordo storico, dopo la grande intesa che ci poteva essere stata, è triste - dicevo - anche per un Consigliere di opposizione apprendere le decisioni dell'Azienda tramite gli organi di informazione, ma è ancor più triste per voi della Giunta, della maggioranza apprendere la notizia dagli organi di informazione e questo lo dice anche la risoluzione che abbiamo votato: "Preso atto delle notizie apparse sugli organi di stampa, sulla difficile situazione venutasi a creare" e che è stata firmata dai tre capigruppo di maggioranza. Ma apprendere la decisione dell'Azienda dagli organi di informazione credo sia una mancanza di rispetto verso le istituzioni, verso di voi, ma anche verso l'intera Comunità valdostana. Penso che dobbiamo far sapere e dire alla Società qual è il nostro malcontento per questo comportamento sia per il metodo usato, sia per i contenuti dei provvedimenti che intende realizzare. Io sostengo che occorre respingere i licenziamenti e la cassa integrazione, occorre verificare fino in fondo la reale situazione dell'Azienda, i motivi della crisi che l'Azienda afferma di attraversare. Credo che la Regione ne abbia il diritto per quanto ha fatto e per gli impegni futuri che si è impegnata a rispettare.
È vero che l'Azienda, come dicevo prima, ha favorito il mantenimento della tradizione siderurgica nella nostra Regione e ha mantenuto dal 1994 al 1998 certi livelli occupazionali, ma è anche vero che ha acquisito una contropartita e non è semplicistico dire che ha acquisito il marchio Cogne che, come sappiamo tutti, gode di prestigio non solo nel Paese, ma a livello europeo e a livello internazionale.
L'Azienda è stata favorita anche da tutti i supporti economici e finanziari che la regione poteva e può mettere a disposizione. Il Gruppo Marzorati si è trovato un'Azienda ripulita dai debiti e dagli esuberi, anche se un centinaio di lavoratori che non sono transitati dalla vecchia ILVA alla CAS sono ancora disoccupati, alcuni in mobilità, alcuni sono ancora disoccupati e altri lo diventeranno. Lavoriamo perché il numero di questi esuberi non aumenti, facciamo in modo che riprendano i rapporti sindacali, facciamo in modo che la IV Commissione aperta a coloro che vogliono partecipare sia la sede di confronto dove ci si incontra e si discute, dove si segue la vertenza che i lavoratori apriranno nei confronti della Società.
Se non sarà la IV Commissione, Presidente e Assessore, il luogo dove si può affrontare e discutere periodicamente di questo problema, che è importante agli effetti occupazionali e dell'economia valdostana, saremo costretti a ritornare periodicamente in questo Consiglio.
Credo che si debba affrontare la situazione con serietà e con la volontà politica di risolverla e non di trascinarla nel tempo o di rassegnarsi che quello che l'Azienda propone forse è il male minore.
Aspetto una risposta anche in merito al lavoro che si deve svolgere in Commissione e non invento niente di nuovo perché nel passato - e qui c'è una storia di due anni della Cogne - era stata fatta una commissione ad hoc dove discutere i problemi della Cogne. Se trasformiamo la IV Commissione con questi obiettivi, credo che possiamo fare un buon lavoro per cercare di risolvere concretamente i problemi che ci stanno di fronte.
Président La parole au Conseiller Tibaldi.
Tibaldi (FI) La questione Cogne si ripropone - ed è normale che si riproponga - alla luce della situazione di crisi che si sta verificando e che già nella scorsa seduta del Consiglio era stata oggetto di attenzione da parte di tutti i gruppi consiliari.
Ricordo che quando la seconda Giunta Viérin si insediò, venne fatto particolare riferimento anche allo stabilimento siderurgico, che aveva conseguito un determinato risultato in questi quattro anni di privatizzazione e le cui prospettive sembravano alquanto rosee.
Anche a livello di IV Commissione, quando abbiamo effettuato l'audizione con l'Assessore Ferraris, c'è stata una conferma di quelle che sono state certe previsioni rosee affermate in sede di insediamento della Giunta: nella fattispecie sono stati fatti riferimenti sull'andamento ciclico di un mercato che naturalmente subisce delle oscillazioni dovute ad una forte concorrenza internazionale, specificamente quella proveniente dal sud-est asiatico; andamento ciclico che, come in numerosi altri settori, è oggi segnato dai processi della globalizzazione.
L'Assessore Ferraris lo scorso 14 ottobre ci ha anche illustrato le quote di mercato dell'industria siderurgica aostana nel contesto europeo e nel contesto globale, naturalmente enunciando la soddisfazione per quelli che sono alcuni dati ragguardevoli, in particolare la produzione di valvole.
La notizia scomoda è che si prevede improvvisamente una contrazione dei consumi a partire dalla fine di quest'anno, precisamente dall'ultimo quadrimestre; contrazione la cui durata è stimata fino al 2000 o ai primi mesi del 2001. Una riduzione della produzione che, secondo quanto riferitoci dall'Assessore Ferraris, si aggirerebbe sul 22-23 percento.
Proprio ieri il Sole 24Ore ha invece pubblicato dei dati che sono decisamente più distanti da quanto ha riferito l'Assessore, perché secondo questi il mercato europeo della siderurgia sta accusando crolli dei prezzi a causa del boom dell'"import"selvaggio dall'Estremo Oriente e da paesi che da tempo esportavano in Asia tanto che i produttori europei si appresterebbero a chiedere a Bruxelles di aprire un'azione anti "dumping" sui "coils" nei confronti di almeno 8 paesi: quindi una politica protezionistica.
Nei primi mesi dell'anno le importazioni europee di acciaio sono salite del 56 percento ovvero di 3,2 milioni di tonnellate e del 77 percento a fine settembre, mentre l'"import" americano, dove invece è già stata attuata una politica anti "dumping", è salito solo del 12 percento, ovvero di 2 milioni di tonnellate.
Quest'ultimo passaggio poi è significativo: "La bilancia commerciale dell'Unione europea nella siderurgia è passata da un surplus di 11,9 milioni di tonnellate ad un deficit di 1 milione di tonnellate, tre volte l'oscillazione che c'è stata negli Stati Uniti".
Questi dati sono rilevanti perché evidenziano che ciò che ci ha detto l'Assessore in sede di Commissione è decisamente più edulcorato rispetto a quanto invece si prospetta nella realtà, in particolare nei prossimi mesi.
I rapporti Regione - Marzorati allora secondo l'Assessore sono stati completamente rispettati: investimenti per oltre 100 miliardi fra il 1994 e il 1998 e finanziamenti da parte della Regione nel quadro di quello che è stato il protocollo d'intesa. È interessante questa versione, affermata da un Assessore che fino a qualche anno fa era un sindacalista della FLM e che insieme ai suoi colleghi cercava di difendere ad oltranza le posizioni legittimamente preoccupate, oggi, di decine di lavoratori.
C'è da dire anche che, nel corso di una seconda audizione fissata per lunedì scorso con la IV Commissione, c'è stata una scarsa sensibilità da parte dei sindacati sul problema Cogne, o perlomeno la loro assenza ha denotato una forma di rottura esistente fra i sindacati stessi e l'Assessore Ferraris. A parte una sigla sindacale, la UIL, tutti gli altri non erano presenti e hanno snobbato quella che avrebbe potuto essere un momento interessante di approfondimento e di confronto, visto che il tema è quanto mai scottante o si sta giocando sulla pelle di 180-200 persone.
Avrei preferito vedere una sensibilità un po' più marcata e non così ridotta, forse è l'evoluzione dei tempi: i sindacati stanno perdendo il loro dinamismo e il loro potere contrattuale o ancora di più la loro credibilità proprio nelle stesse rappresentanze operaie.
Tornando alla privatizzazione, secondo le affermazioni fatte dall'Assessore Ferraris e ribadite anche da alcuni organi di informazione, essa è stata sostanzialmente rispettata: Marzorati ha conservato - è stato detto - e i livelli occupazionali e naturalmente gli impegni fissati dall'accordo siglato all'inizio del 1994. Una privatizzazione, quindi, che è stata osservata perché è stata impostata secondo determinati canoni dalla Regione.
La Regione nel 1994, ovvero la Giunta Viérin e l'Assessore Mafrica, hanno voluto dare quest'impostazione che a distanza di quattro anni è stata rispettata. E l'Assessore rappresenta la linea di continuità politica con il suo predecessore, una linea di continuità perché il PDS ha retto le sorti dell'industria dal 1993 al 1998 e il PDS continua a reggere le sorti dell'industria.
Ciò che oggi si verifica era prevedibile perché così è stato disegnato, così è stato creato, così è stato rispettato: quindi già nel 1994 si sapeva che certi livelli occupazionali (oltre 800 unità) erano difficilmente mantenibili, se non essere un palliativo per un certo periodo transitorio, breve, che ad oggi sta dando in evidenza le sue conseguenze. D'altronde la politica aziendale di Marzorati prevede la concentrazione sul "core business" e di decentrare ad altre aziende le cosiddette attività accessorie e collaterali.
Su questi aspetti sarebbe opportuno che l'Assessore fornisse una risposta in termini prospettici, un po' più compiuta, più concreta e più coerente con quelle che sono le indicazioni che ci provengono dal mercato e dalla situazione di fatto, e che sono come ripeto, alla luce degli articoli che vengono pubblicati su un autorevole quotidiano qual è il Sole 24Ore, di segno leggermente più negativo rispetto alle versioni zuccherine forniteci dall'Assessore.
La privatizzazione è stata, lo ricordiamo, concordata con l'allora Presidente dell'IRI, Romano Prodi e poi siglata e portata avanti dalle prodezze di Viérin e del suo Assessore all'industria, Mafrica.
Chiediamo quindi con quest'interpellanza dati precisi che sono formulati in tre quesiti, risposte chiare per far capire a chi è lì, in balia di un licenziamento, di un mancato lavoro da poche settimane a questa parte, qual è il futuro, ma un futuro non disegnato ed ipotizzato su basi teoriche, su versioni edulcorate, bensì da conoscere nella sua reale dimensione.
Ecco perché in quest'interpellanza chiediamo se la situazione, che è stata esposta in premessa, è conseguente ad un piano di ristrutturazione aziendale e non solo ad una fase congiunturale se gli accordi fra Regione e imprenditore sono stati rispettati, l'Assessore lo dica anche in quest'aula e non solo in Commissione, se tutti i punti sono effettivamente a suo giudizio oggetto di particolare rispetto da parte dell'imprenditore; se sono intervenuti incontri con la parte imprenditoriale.
Mi auguro che anche la IV Commissione, che è la Commissione competente in materia di sviluppo economico, sia in tal caso adeguatamente coinvolta e che la questione non si chiuda in un dialogo tra poche persone e tenga come al solito all'oscuro le parti politiche che hanno diritto di sapere, anche per la migliore tutela dei livelli occupazionali e del futuro di quest'azienda, e di agire in questa sede nella maniera più competente ed opportuna possibile.
Président La parole à l'Assesseur à l'industrie, à l'artisanat et à l'énergie, Ferraris.
Ferraris (GV-DS-PSE) Cercherò di dare una versione non zuccherina, ma realistica, almeno dal mio punto di vista, della situazione.
Quando si parla della siderurgia è bene, come in altri casi, ricordarsi anche di cosa è successo nel passato e noi veniamo da una situazione che negli anni '80, evolutasi poi successivamente negli anni '90, in cui avevamo a livello nazionale un settore che occupava 100mila addetti nella FINSIDER, oggi la FINSIDER non c'è più. Sono rimasti due stabilimenti al nord dopo aver chiuso a Torino, a Milano e a Trieste: uno è la Cogne di Aosta e l'altro lo Stabilimento di Valbruna a Bolzano.
Credo che questo non sia un fatto casuale. In Valle d'Aosta, rispetto ad alcune aree nevralgiche del nostro Paese, è vero che i problemi di disoccupazione saranno gravissimi, Consigliere Beneforti, però qui ci troviamo - questi sono studi che fa l'Agenzia del lavoro - in un sostanziale equilibrio fra domanda e offerta. Nel settore industriale, se andiamo a vedere alcuni dati della bassa Valle, siamo ad uno sbilancio: vengono lavoratori da regioni vicine a lavorare in Valle d'Aosta. Con questo non dico che non esistano problemi per quanto riguarda l'area di Aosta, c'è tutto il problema della reindustrializzazione dell'area Cogne che indubbiamente andrà in questa direzione, ma devo dire che in alcune aree del Paese in cui i tassi di disoccupazione si contano a due cifre - non come in Valle d'Aosta dove siamo intorno al 6 percento - ad esempio l'area di Bagnoli, quella oggi è un'area industriale dismessa dove crescono erbacce e non c'è un nuovo posto di lavoro.
In Valle d'Aosta, con l'accordo che è stato fatto con Marzorati si sono ottenuti alcuni risultati; il primo è che questo Stabilimento ha un'occupazione attuale di 1.048 persone a fine anno; come veniva ricordato, lo Stabilimento continua a produrre, è il sesto produttore a livello mondiale per quanto riguarda gli acciai inossidabili lunghi ed è uno stabilimento che ha alcune aree di mercato, ad esempio nel campo delle valvole è il primo in Europa. Questo lo ricordo non per dare versioni particolarmente ottimistiche della situazione, ma sono dati di fatto.
Rimangono, diceva il Consigliere Viérin, problemi per quanto riguarda un processo di riduzione dell'occupazione e anche in questo caso qua non dimentichiamoci i dati. Negli anni '80 la Cogne aveva un'occupazione di 4.750 persone, si è ridotta alle attuali 1.050 circa e, per quanto riguarda gli esuberi che si sono creati in questo processo, che quindi ha visto una riduzione di almeno 3.800 posti di lavoro, abbiamo un problema che riguarda poco più di 100 persone, come ricordava il Consigliere Viérin, un problema che indubbiamente è importante, che non trascuriamo. A questo proposito abbiamo convocato una riunione con i lavoratori in mobilità per il 28 di questo mese, interverrà anche l'Agenzia del lavoro; nel piano di politica del lavoro verranno prese alcune iniziative, ma non dimentichiamoci che alcune cose sono state fatte.
Questi lavoratori, secondo il processo di mobilità messo in atto dalla Cogne in liquidazione, avrebbero dovuto terminare tutti la mobilità con quest'anno, invece ci sono più di 60 lavoratori che hanno avuto un prolungamento della mobilità perché sono stati messi in campo da parte dei comuni e delle comunità montane dei lavori socialmente utili, dei lavori di pubblica utilità che hanno consentito uno spostamento in avanti della mobilità stessa e hanno consentito in alcuni casi anche ai lavoratori di andare in pensione. Questo per dire che gestire processi di questo genere sicuramente non è facile, forse è più facile fare l'opposizione in queste situazioni che gestire processi di questo genere, però credo che alcuni risultati ci siano.
Per venire alle questioni delle diverse interpellanze, innanzitutto in un mondo che cambia di mese in mese dove abbiamo settori industriali, ad esempio il settore dell'elettronica, dove la concorrenza si misura in giorni rispetto alle società competitrici, pensare che i piani del 1994 siano ancora un punto di riferimento oggi è del tutto superato per alcuni motivi. Il mercato dell'acciaio nel 1994 è di almeno 200mila tonnellate inferiore rispetto alle attuali e, per quanto riguarda il piano Marzorati - qui sono stati distribuiti dei dati, Consigliere Viérin, bisognerebbe anche leggerli qualche volta - se è vero che il piano Marzorati del 1994 parlava di 30 miliardi di investimenti, i dati consuntivati dalla Società dal 1994 ad oggi ammontano a 102 miliardi, quindi non sono i 12 che lei citava, ma una cifra di quasi dieci volte superiore...
(interruzione del Vicepresidente Viérin Marco, fuori microfono)
… qui 30 miliardi erano quelli previsti nel 1994, 102 sono stati fatti, questo è un dato innegabile. Ora il problema è di esaminare la situazione per quella che è oggi e la situazione va vista da diversi punti di vista. Il primo, una situazione attualmente dinamica e in movimento è quella della situazione attuale di mercato. C'è stata una situazione che ha visto i primi sei mesi positivi, credo che questo sia riconosciuto anche dal Sole 24Ore - come è rilevabile da parte di un attento lettore come è il Consigliere Tibaldi - e credo anche che su questi dati vada fatta una precisazione.
La riduzione dei prezzi per quanto riguarda il settore degli acciai inossidabili lunghi è diversa dall'andamento generale delle produzioni di tutti gli acciai. I dati che sono usciti sul Sole 24Ore riguardano un mercato italiano che è intorno ai 20 milioni di tonnellate di acciaio, tenete conto che il mercato degli acciai inossidabili lunghi è di un milione a livello europeo quindi, le dinamiche della siderurgia degli acciai speciali lunghi è sicuramente diversa da quella degli acciai piani e comuni, di conseguenza i dati che sono stati forniti in Commissione non sono altro che dati di elaborazione Eurofer pertanto, conservano la loro validità. Ciò non toglie che le stesse affermazioni che sono state riportare dai giornali in più riprese confermino quanto è stato detto, cioè che ci sia una situazione congiunturale negativa per quanto riguarda la siderurgia, settore che come sappiamo - è stata distribuita una tabella in questo senso - è soggetto ad andamenti ciclici dell'economia e credo che non sia un dato sconosciuto ad alcuno il fatto che ci sia un rallentamento dell'economia nel nostro Paese. La FIAT ha messo 25.000 lavoratori in Cassa Integrazione, questo è un dato evidente. Un'azienda siderurgica che produce valvole per automobili viene chiaramente a subire conseguenze da questo tipo di situazione.
Il fatto stesso che la Comunità europea, che è molto restia a fare interventi per quanto riguarda l'anti "dumping", pensi di avviare una procedura in questo senso è sintomatico di una crisi, così come una conseguenza di questo è anche il fatto che gli Stati Uniti abbiano applicato delle norme anti "dumping" in questo caso nei confronti della Cogne, cosa che ha comportato una riduzione di volumi dell'Azienda. Pertanto un esame realistico della situazione, poi indubbiamente ci sono responsabilità dell'Azienda e qui nessuno le vuole negare, ci porta a dire che ci troviamo di fronte ad una situazione di mercato che vede un calo dei prezzi e dei volumi produttivi per il 1999 con un'ipotesi di ripresa del mercato a partire dal 2000.
Questi sono dati confermati sia dall'Eurofer sia dalla Federacciai. È un dato evidente, come dicevo prima, che questa situazione congiunturale riguarda non solo la Cogne, ma la stessa Valbruna, che era una delle aziende interessate all'acquisizione della Cogne e che oggi si trova con l'acciaieria ferma e i lavoratori in cassa integrazione.
Vengo alla questione che è stata a lungo discussa dei rapporti fra Regione e Cogne e del rispetto o meno del protocollo. Ora, nel momento in cui si stipula un protocollo è chiaro che il riferimento è rispetto a quel testo e le risposte che il sottoscritto ha dato in Commissione riguardavano punto per punto quali erano gli impegni assunti dalla Regione, gli impegni assunti dall'Impresa e qual era lo stato della situazione. La Regione cosa ha fatto?
Qui ripeterò cose note, ma queste fanno parte dell'interpellanza e come tali le ripeterò. La Regione ha proceduto ad acquistare l'area industriale Cogne e le centrali elettriche, si farà carico della bonifica dell'area industriale, gli appalti partono quest'autunno, verrà realizzata la discarica di tipo 2B per i residui di lavorazione conseguenza dell'attività siderurgica e anche qui l'appalto parte per la fine dell'anno.
Sono stati finanziati per 25 miliardi con un mutuo il trasferimento degli impianti e la liberazione conseguente di circa mezzo milione di metri quadri per avviare opere di urbanizzazione e bonifica e anche a questo si è proceduto; si è contribuito alle iniziative di formazione e di qualificazione del personale. I dati relativi ai vari importi sono stati distribuiti, non credo che sia il caso di tornare a rileggerli.
Per quanto riguarda invece gli impegni della Cogne, si trattava da parte della CAS di acquistare le quote ILVA per arrivare alla privatizzazione vera e propria e questo è stato fatto entro il dicembre 1993, di garantire i livelli occupazionali in 800 addetti, cosa che è stata realizzata. Oggi l'Azienda ha un numero di occupati superiori agli 800 però, l'accordo che è stato stipulato con la Regione è di 800 dopodiché è chiaro che la Regione ha interesse a che ci sia uno sviluppo occupazionale e non ha intenzione di andare ad applicare burocraticamente un accordo aspettando che si arrivi ad 800. Sempre fra gli impegni della Cogne vi erano quelli di liberare e dismettere le aree per circa 50 ettari, cosa che è stata fatta, di sostenere gli oneri di manutenzione ordinaria e straordinaria degli immobili, cosa che la CAS sta facendo, di andare ad uno stoccaggio provvisorio dei residui della lavorazione siderurgica in una zona scelta all'interno dello Stabilimento.
Rimane la questione che veniva ricordata dal Consigliere Viérin legata alle questioni dell'energia. Il protocollo di accordo prevedeva la possibilità per Marzorati di partecipare al capitale azionario della Compagnie Valdôtaine des Eaux per una quota dal 15 al 49 percento, opzione che la CAS non ha inteso realizzare però, la CAS ha fatto un'altra cosa ovvero ha partecipato al Consorzio Idroenergia che raggruppa la CVA, la CAS ed altri imprenditori valdostani.
Il problema però qual è? Come credo sia noto, sulle questioni dell'energia c'è un'opposizione dell'ENEL a far sì che i consorzi diventino attivi; questa è una questione che riguarda la Valle d'Aosta, ma riguarda anche l'intero Paese e nella fase di privatizzazione che è in atto, l'ENEL cerca di mantenere il suo ruolo monopolistico. Indubbiamente sono in atto delle iniziative per affrontare questa cosa, ma al momento il Consorzio Idroenergia non è in funzione per opposizioni che vengono poste in essere dall'ENEL, in particolare dal fatto che l'ENEL ci consente di attivare il Consorzio Idroenergia dietro pagamento a 40 lire/kwh del passaggio dell'energia sulle sue linee. Voi sapete che in queste condizioni il costo dell'energia subisce un tale aumento che non è più competitivo per le imprese.
Sempre in merito alla questione del protocollo ci sono stati altri interventi, in particolare investimenti per ridurre l'inquinamento ambientale di circa 437 milioni e, per quanto riguarda la tipologia di aiuti che sono stati dati dalla Regione in favore della Cogne, la stessa indagine che è stata fatta dalla Commissione degli Stati Uniti sull'anti "dumping" ha riconosciuto che questi erano ininfluenti e che hanno pesato sulle vicende Cogne gli aiuti statali che erano stati dati all'Azienda prima della privatizzazione. Ora, da questo punto di vista, se andiamo a vedere così come stanno le cose, il protocollo è stato rispettato; si tratta di un esame statico della situazione. Siccome tutto nel mondo cambia, nel mondo industriale i tempi sono in alcuni settori più veloci che da altre parti, è chiaro che un protocollo stipulato nel 1983, nel 1998 presenta degli elementi di cambiamento.
Sulla situazione che riguarda la Cogne pesa una difficoltà di rapporto fra l'Azienda stessa e le organizzazioni sindacali per cui le relazioni sindacali sono interrotte.
È orientamento di quest'Amministrazione, lo abbiamo scritto anche nel programma di governo, operare secondo uno schema di concertazione e credo che lo stesso protocollo di accordo che era stato fatto con la CAS sia frutto di un modello di questo tipo.
Questo modello significa che non ci devono essere sovrapposizioni di ruoli fra il ruolo del sindacato che è un ruolo di difesa degli interessi dei lavoratori, quello dell'Azienda che è un ruolo eminentemente imprenditoriale e quello della Regione che deve creare condizioni di sistema più efficienti ed economiche a partire dal problema del mercato del lavoro, al problema delle comunicazioni, al problema dei servizi, della formazione professionale, della ricerca, della qualità e si potrebbe continuare.
Ora l'essenza di un modello di concertazione è quello di sviluppare una collaborazione, delle sinergie fra soggetti diversi per realizzare obiettivi che si considerano importanti da un punto di vista sociale ed occupazionale. Per quanto riguarda la questione specifica della Cogne, credo che si debba - e concordo con chi diceva questo - andare ad individuare quali sono le vere criticità da risolvere. Si tratta di mettersi attorno a un tavolo, noi abbiamo già sentito l'Azienda, abbiamo sentito le organizzazioni sindacali. Non ho capito quale affronto sia stato fatto da parte delle organizzazioni sindacali nei miei confronti, Consigliere Tibaldi, per il fatto che le organizzazioni sindacali non hanno partecipato alla riunione della IV Commissione, non le avevo convocate io per cui da questo punto di vista non mi sento toccato da questo problema. La disponibilità delle organizzazioni sindacali nei confronti dell'Amministrazione c'è sempre stata e credo che ci sarà nei confronti delle commissioni.
Come dicevo, ci sono stati degli incontri con i rappresentanti dell'Azienda, con i rappresentanti del sindacato, ci sarà un incontro il 26 con Marzorati non è stato possibile farlo prima perché per motivi diversi non è stato possibile definire prima una data per l'incontro. Credo che si tratti di affrontare una nuova fase che abbiamo davanti, nel senso che intendiamo dopo questi incontri convocare tutte le parti ad un unico tavolo. Questo ritengo debba essere il ruolo della Regione, quello, in una situazione come questa, di cercare di mettere insieme le varie parti per risolvere il problema. Puntualizzo che in questo caso non ci devono essere rigidità e comportamenti strumentali da parte di nessuno, questo va detto con estrema chiarezza e vale per tutte le parti interessate. Si cercherà di operare, come si è fatto anche in altre situazioni, per evitare soluzioni traumatiche sul piano occupazionale, quindi problemi legati alle famiglie che sono coinvolte da questa situazione e per fare in modo che questo Stabilimento possa, sempre con il concorso di tutte le parti interessate, avere un futuro di sviluppo.
Per quanto riguarda i tempi di confronto, credo che questi tempi ci siano. Da parte dell'Azienda sono stati inviati dei comunicati agli organi di stampa, però ad oggi non è stata avviata la procedura di riduzione del personale che prevede una tempistica specifica e comunque dei tempi che non possono essere inferiori a due mesi e mezzo per quanto riguarda il confronto Azienda e sindacato e opereremo quindi, perché si creino le condizioni per un confronto in cui tutti devono fare la loro parte. Credo che non ci sia almeno da parte mia, ma neanche da parte della Giunta, la volontà di affrontare il problema minimizzandolo e neanche enfatizzandolo; la volontà è quella di risolvere un problema che è indubbiamente importante.
È stato detto prima che sarebbe utile e auspicabile coinvolgere e riferire alla IV Commissione: a questo riguardo non c'è assolutamente opposizione, anzi siamo d'accordo. Abbiamo avuto già un primo incontro la scorsa settimana successivamente ho inviato una documentazione sufficiente per informare i Commissari della IV Commissione. Potremmo continuare con questo metodo in relazione all'evolversi della situazione.
La questione Cogne, nel passato almeno, ha visto sempre un concorso delle diverse parti, indipendentemente dai ruoli che assumono all'interno del Consiglio regionale; quest'elemento di coesione è stato un elemento vincente in passato e credo che possa esserlo anche per il futuro.
Président La parole au Vice-président Viérin Marco et ensuite au Conseiller Beneforti.
Viérin M. (Aut) Devo ringraziare l'Assessore per il suo intervento perché comunque ha tentato, anche se con qualche "maquillage" di esporre il suo punto di vista, le sue intenzioni e quelle della Giunta cercando di non ricordare il passato, meglio cercando di - come dicevo prima - mimetizzarlo.
Non voglio oggi rispolverare il passato, Assessore. Lei ha fatto una sola battuta ricordando i 110 ex lavoratori che hanno ancora problemi, problemi che invece sono molto gravi perché qualcuno è già alla frutta, per così dire, altri sono quasi al limite perché entro i prossimi due anni, e per la gran parte già a fine anno, si interromperà la lista di mobilità.
Mi fa piacere che l'Assessore abbia dichiarato che il 28 c'è un incontro fra i lavoratori e l'Agenzia del lavoro; questo è forse ad oggi l'unico dato positivo. Spero che in quell'incontro non si facciano di nuovo dichiarazioni come quella che l'Assessore fece un anno fa e che ho letto all'inizio, rispetto alla quale dopo un anno non è cambiato niente, quindi spero che fra un anno non ci si ritrovi qui a sentir dire che il giorno "x" ci sarà una riunione "con", e a dover constatare che la situazione non è cambiata. Questo brutto passato è per spronare l'Assessore a seguire con maggior attenzione la situazione.
Passando al problema attuale, l'Assessore ha fatto alcune considerazioni partendo dall'80, arrivando al '90, facendo un discorso complessivo sull'acciaio. Questi discorsi li abbiamo fatti tutti nel 1993; si disse che si doveva cercare di far rimanere qui un'attività siderurgica perché poteva garantire un'occupazione e una certezza a medio-lungo termine, non solo a breve termine quindi, fu fatta la scelta, da quella Giunta, di andare sempre verso quel settore, utilizzando quell'area. Parlo proprio di breve termine perché, visto che lei, Assessore, mi ha detto nel suo intervento che è importante leggere, probabilmente lei deve ristudiarselo, e le rileggo il passaggio di quello studio: "Per quanto riguarda il secondo lotto di investimenti - non gli investimenti a breve termine che sono stati obbligati a fare, altrimenti non producevano - nel piano, questi erano stati indicati solo a grandi linee e l'unica obiezione che per ora si può fare è che il preventivo di spese ipotizzato pari a 20-30 miliardi è molto basso. Per i capitoli di spesa individuati come possibili interventi necessari in questa seconda fase, il costo complessivo non può essere inferiore ai 40 miliardi e in questa seconda fase, Assessore, ne hanno spesi 12". Quindi leggendo, si capisce il perché di questa situazione, ma queste cose ce le avevano dette nel 1994.
Leggo ancora, in merito all'andamento economico: "In particolare non vi è alcun riscontro nel piano proposto allora dalla CAS che evidenzia con chiarezza se gli interventi ipotizzati nel piano consentano di abbattere il costo del prodotto a valori compatibili con i prezzi di mercato visto che già allora si prevedeva un mercato più agguerrito. Non si può fare a meno di sottolineare che in qualsiasi piano industriale di risanamento e di rilancio l'andamento economico e la redditività operativa rappresentano l'unico criterio di misura della validità del piano stesso e la più sicura garanzia della sua attendibilità".
Questo era solo per ribadirle, Assessore, e glielo dico per la terza volta, che queste cose ci furono dette allora.
Nel suo intervento, Assessore, lei ha toccato l'altro problema che ritengo importante e cioè il fatto della CVA (Compagnie Valdôtaine des Eaux); lei ha detto che è stato rispettato completamente l'accordo, ma non è vero perché quello faceva parte dell'accordo. Allora bisogna capire perché la CAS non ha voluto entrare in azionariato, nella CVA, come prevedeva il protocollo, e ha preferito entrare nel Consorzio Idroenergia.
Capisco perfettamente quello che ha detto l'Assessore, questo è un tema di attualità oltretutto, ma sono già due anni che l'ENEL cerca di non far lavorare i consorzi perché vuole mantenere il monopolio però, qui si parlava di entrare in una società, che è la CVA, e non di entrare nel Consorzio Idroenergia, cosa ben diversa, e ogni volta che si è discusso di questo problema in Consiglio si è capito che la CAS non voleva mai entrarci, non voleva investire le sue risorse finanziarie in una Società che probabilmente non gli interessa e che gli avrebbe fatto spendere soldi fuori da quello che era il minimo indispensabile. E c'è stato un altro passaggio, Assessore, e lei era qui in Consiglio con noi, sul quale la CAS ha dimostrato di non voler mai spendere una lira in più dello stretto necessario, ma l'importante era far girare le macchine ed è il discorso della sede degli uffici.
Nel primo protocollo la sede doveva essere realizzata nuova con tutti i costi a carico della CAS solo che, anziché spendere dei soldi per formare un patrimonio della CAS e non della Regione, si è deciso di modificare il protocollo e formalizzando un affitto della vecchia sede degli uffici. E quello è stato un altro segnale che di investimenti per ingrandire il patrimonio in Valle della Società non se ne volevano fare e quando una società non vuole fare investimenti per ingrandire il suo patrimonio è perché vuole avere carta libera in futuro per fare quello che vuole, se stare o non stare, dove andare. Questo, come già dissi allora, è pericoloso come è pericoloso oggi che non entri direttamente nella CVA come prevede il protocollo.
Chiedo pertanto che si cerchi di far sì che la CAS compia questo passo anche se non c'è la sua odierna volontà.
Infine l'Assessore ci dice che bisogna andare a ricercare una forte concertazione, come sempre è stata la volontà di questa maggioranza, concertazione che sempre viene richiamata nel programma di questa maggioranza che la prevede come denominatore comune in tutta la sua attività operativa.
Sono perfettamente d'accordo che si debba ricercare la concertazione però, mi pongo dei punti interrogativi perché in tre mesi che siamo qui in due momenti importanti questa cosa l'abbiamo vista sfumare. Inoltre per quanto riguarda i metodi lei è venuto a conoscenza sicuramente prima della stampa, e la stampa ne è venuta a conoscenza ad agosto, quattro mesi or sono, come diceva qualcun altro noi consiglieri ne siamo venuti a conoscenza in maniera ufficiale una decina, venti giorni fa, e non si capisce perché l'Assessore abbia tenuto sotto la sua ala la conoscenza di questi fatti per quattro, cinque mesi, e questo ci dispiace perché se c'è vera volontà di concertazione, questi problemi non appena si conoscono si devono affrontare.
Probabilmente qualcuno ha pensato: li risolviamo, passano, poi ce se ne dimentica invece non è stato così quindi, la concertazione non si attua all'ultimo momento, ma si attua dal momento che si conoscono i problemi, investendo anche il Consiglio regionale e le sue Commissioni permanenti.
L'altro discorso è che abbiamo visto ultimamente qual è stata la concertazione con gli studenti, i genitori, gli insegnanti, il mondo della scuola. Non vorremmo vedere il ripetersi di questa situazione quindi, noi concordiamo sul fatto che si debba trovare una soluzione anche di quel tipo, ammettiamo che non è sempre facile risolvere i problemi, ma cerchiamo almeno di essere chiari, di non nascondere i problemi fino a quando non si può più farne a meno e di fare una concertazione che sia una concertazione e non una mera battuta quando è conveniente farla.
Président La parole au Conseiller Beneforti.
Beneforti (PVA-cU) L'Assessore ha risposto alle interpellanze che sono state presentate, portando argomenti che già conoscevamo. Sono gli stessi argomenti che abbiamo discusso in Commissione, sono gli argomenti che sono stati riportati nella documentazione che ci ha fatto pervenire. Ciò che non ha detto l'Assessore, anche solo in parte, sono le iniziative che la Giunta intende assumere, come era scritto nella risoluzione approvata dal Consiglio, per cercare di portare a soluzione questo problema e salvare i posti di lavoro.
È vero che esiste una situazione di mercato congiunturale per quanto riguarda la siderurgia. Può essere anche vero che c'è un rallentamento dell'economia, ma è altrettanto vero che i datori di lavoro spesso e volentieri in questi particolari momenti congiunturali ricorrono facilmente alla cassa integrazione.
Non voglio generalizzare, ma in certe situazioni ci si accorge che quando gli operai sono in cassa integrazione diminuiscono i costi del lavoro per l'Azienda, ma aumenta anche la produttività. Ecco allora, e mi fa piacere che l'Assessore lo abbia colto, che bisogna verificare fino in fondo i veri motivi della crisi che attraversa la Cogne Acciai Speciali.
Questo è il problema fondamentale: che non sia perché adesso esiste una congiuntura sfavorevole che si creano i presupposti per questa procedura e dico che siamo ancora in tempo perché se sui licenziamenti non è stata ancora attivata la procedura prevista dalle norme di legge e a breve scadenza c'è un incontro con la Società, si deve cercare di scongiurare che questi provvedimenti vengano presi perché, una volta che questi provvedimenti vengono presi, ci troviamo 180 persone fuori dall'Azienda. E quando si parla di esuberi, dei 200 esuberi, Assessore, che non sono transitati dall'Ilva alla Cogne Acciai Speciali, è vero che una parte hanno trovato collocazione, ma pensate che questi sono rimasti fuori nel 1993 e siamo nel 1998, dopo 5 anni ci sono ancora 100 persone in attesa di conoscere qual è il loro futuro che non è un futuro certamente roseo perché, cessata la mobilità, gli resta solo l'iscrizione nelle liste dei disoccupati.
L'Assessore dice che con i lavori socialmente utili si prolunga; è vero, ma in quale stato d'animo si trovano le famiglie di questi cassa integrati, di queste persone che sono state in mobilità? Quale prospettiva futura hanno in questa situazione? L'Assessore ha detto che si farà una riunione per discutere anche di questo, ma sono passati 5 anni; allora io ricordo - e ci sono dei comunicati - che si diceva che queste 200 persone avrebbero dovuto trovare nella reindustrializzazione dell'area Cogne o in altre attività un'occupazione a breve scadenza, alla scadenza della mobilità perché erano persone che non potevano andare in prepensionamento all'epoca.
La fortuna è stata, è vero, che ci sono stati dei lavori socialmente utili aperti dai comuni che hanno permesso a questi lavoratori di avere un'occupazione, ma molti si sono trovati già a fine mobilità e molti hanno formato anche delle cooperative sociali per affrontare il lavoro che non gli era stato dato. Hanno dovuto trovare una soluzione in maniera autonoma, soluzione che si è trovata anche all'interno con la collaborazione del Comune di Aosta e questa Cooperativa sta lavorando con l'Azienda dei pubblici servizi del Comune di Aosta, ma se non veniva quest'iniziativa, questa gente si trovava sulla strada perché nessuno si è ricordato di loro neanche le organizzazioni sindacali ultimamente. E mi fa piacere che il 28 ci sia un incontro con queste persone in mobilità, che si affronti il loro problema una volta per tutte ed io insisto perché la Regione cerchi in ogni maniera di risolvere il problema di questi 180 lavoratori che hanno il posto a rischio perché il timore è che si vada a rinforzare le file di quelli che sono già fuori.
È vero che è stata fatta allora la privatizzazione vera e propria, Assessore; ricordo l'incontro che ci fu fra la Regione e la Presidenza del Consiglio sotto la Presidenza Ciampi. Allora, quando qualcuno sosteneva che bisognava privatizzare perché la situazione del mercato dell'acciaio era quella che era, c'era anche chi sosteneva di lasciare un raccordo con lo Stato perché lo Stato, dati quei miliardi per fare la privatizzazione, poi non c'entrava più. Come è successo in altre province o regioni, è stato lasciato un raccordo con lo Stato in modo che se le cose fossero andate male, lo Stato sarebbe intervenuto. E in altre regioni questo è stato fatto, Assessore, a Taranto per esempio; tu hai fatto il sindacalista, tu sai che a Taranto avevano accettato la privatizzazione però avevano lasciato un raccordo con lo Stato perché se le cose non fossero andate bene, lo Stato sarebbe intervenuto per dare quello che dalla privatizzazione non era stato possibile ottenere.
Questo era quello che avevamo proposto, noi abbiamo fatto la privatizzazione e non voglio dire che si sia fatto male, può anche essere un fatto positivo però, che oggi ci si venga a dire che quell'accordo è superato, sono passati gli anni e le cose cambiano e le cose cambiano in peggio in questo momento, non in meglio, allora io dico verifichiamo fino in fondo qual è la crisi di quest'Azienda e vediamo qual è agli effetti produttivi la realtà.
Mi fa piacere che l'Assessore ritenga di aprire un confronto anche a livello di IV Commissione in modo da avere con il Consiglio un rapporto costante e continuo perché non si conoscano, come dicevo in precedenza, le notizie dalla stampa, ma si apprendano dalla viva voce dell'Amministrazione perché se il Consiglio deve deliberare, deve essere a conoscenza di tutti i problemi prima e non quando i fatti sono accaduti.
Président La parole au Conseiller Tibaldi.
Tibaldi (FI) Per una breve replica. Non mi risulta che siano emersi elementi di novità dall'intervento dell'Assessore rispetto a quanto già conosciuto in IV Commissione o scritto sul giornale. L'Assessore si è limitato a fare il notaio delle interpellanze: tre interpellanze provenienti da tre forze politiche differenti e lui ha cercato di gestirle alla meglio.
In particolare, per quanto riguarda la nostra, non ha dato risposta ad un quesito fondamentale che era il primo, cioè "se la situazione esposta in premessa è conseguente ad un piano di ristrutturazione aziendale a breve o a medio-lungo termine". Perché è un quesito fondamentale? Perché bisogna capire se questa situazione sia congiunturale, e questo lo si può capire con un incontro approfondito con la parte imprenditoriale, se sia questo il solo fenomeno che sta caratterizzando la situazione di crisi della Cogne oppure se ci siano altri fenomeni collaterali. Non più tardi abbiamo visto che la differente distribuzione del processo produttivo in Cogne, mediante il decentramento di certe attività a società esterne, sta cambiando la configurazione della produzione aziendale. Innanzi a tale quesito l'Assessore non ha però dato alcuna risposta.
Per il resto l'Assessore ha ribadito il ruolo che deve avere la Regione: l'ente che deve creare le "condizioni di sistema" come già ebbe occasione di crearle nel 1994, quando ha disegnato i tasselli della privatizzazione e li ha poi collocati o ha fatto in modo che si collocassero secondo quella che era la propria volontà.
Ci auguriamo che l'incontro previsto entro fine mese venga esteso alla IV Commissione, come ci auguriamo che da parte sindacale ci sia maggiore sensibilità anche nei confronti della Commissione, Sviluppo Economico il cui Presidente - e qui voglio spezzare una lancia a suo favore - penso abbia regolarmente ed ufficialmente convocato tutte le parti; quindi, non era un senso di acredine mia personale nei confronti di qualcuno, ma era semplicemente un'iniziativa che è promanata dalla IV Commissione e che non ha avuto una risposta esauriente. Speriamo che in futuro anche da parte dei sindacati, se vogliono avere ancora un po' di ruolo e credibilità, ci sia una partecipazione più adeguata.
