Resoconto integrale del dibattito dell'aula

Oggetto del Consiglio n. 254 del 11 novembre 1993 - Resoconto

OGGETTO N. 254/IX - Piano regionale di sfruttamento delle acque a scopo idroelettrico. (Interpellanza)

Interpellanza - Tenuto conto della immensa potenzialità idroelettrica di cui be­neficia la nostra regione;

Viste le numerose richieste di subconcessioni, avanzate da pri­vati e da enti locali, per derivazioni d'acqua a uso idroelettrico;

Considerato che il Consiglio regionale non ha mai approvato un "Piano regionale" di sfruttamento delle acque né predisposto, tantomeno, un Piano Energetico Regionale;

il sottoscritto consigliere regionale

Interpella

l'Assessore regionale competente per sapere:

- in base a quali criteri vengono autorizzate le istruttorie e rila­sciate le subconcessioni di derivazioni d'acqua per la produzio­ne di energia elettrica;

- se intende codesta Amministrazione regionale sottoporre all'esame delle competenti commissioni consiliari e dell'assem­blea regionale il "Piano regionale di sfruttamento delle acque".

F.to: Tibaldi

Presidente - Ha chiesto la parola il Consigliere Tibaldi.

Tibaldi (LN) - La Regione Valle d'Aosta può, ai sensi della legge 304/75, sub­concedere le acque relative a piccole derivazioni idroelettriche ai comuni, ai loro consorzi, ai privati o ad altri soggetti previsti dalla legge di nazionalizzazione dell'ENEL. Questa è l'unica fonte normativa che conferisce alla Regione una grande facoltà, che però non è mai stata approfondita o specificata da altre norme di legge. Quindi, tutto il problema è sempre stato rego­lamentato da atti amministrativi, o meglio, da delibere di Giunta.

In particolare, nel 1989 la Giunta, in attesa che venisse predi­sposto il piano generale di sfruttamento delle acque, ha blocca­to il rilascio di subconcessioni relative a piccole derivazioni idroelettriche. Mi sembra che questa sia stata una scelta ovvia, perché mancava un indirizzo generale in materia, e poi il rila­scio casuale e non programmato avrebbe potuto pregiudicare il piano che era in cantiere. Però, già allora risultava che l'Am­ministrazione regionale stava predisponendo il documento d'indirizzo.

Nel 1990 è stata nominata una commissione di studio, che avrebbe dovuto predisporre una proposta concreta per la di­sciplina e l'utilizzazione delle acque ad uso idroelettrico, nel ri­spetto delle competenze assegnate alla Regione dalla legisla­zione, e nell'ambito di una convenzione-quadro che è stata sti­pulata con l'ENEL, sempre lo stesso anno.

Nel 1991 viene sbloccata la procedura, ammettendo un rilascio di subconcessioni di derivazioni d'acqua relative ad uso idroe­lettrico con potenza inferiore a 220 kwatt. Quindi viene di nuo­vo resa possibile l'istruzione di domande che erano state pre­sentate dai diversi interessati e che si erano accumulate.

Nel 1992 viene approvato dalla Giunta uno studio del Prof. Bof­fa, denominato: "Linee-guida per la redazione del piano ener­getico regionale della Valle d'Aosta", con relativa appendice integrativa. Nella medesima delibera si dà comunque mandato all'Assessore ai lavori pubblici di valutare l'istruttoria delle pratiche che sono state inoltrate. Questo mi sembra già un atto fuori da una certa prassi, che avrebbe dovuto invece essere se­guita. Come mai non è stata convocata una commissione, o il Consiglio regionale, ad esprimersi su queste linee-guida, che sono comunque un documento di indirizzo sul quale avrebbe dovuto innestarsi l'elaborazione del piano regionale?

Quest'anno poi, 5 febbraio 1993, la delibera n. 1133 dà corso all'istruttoria di alcune domande, in particolare quelle che sono state presentate entro il 4 febbraio, cioè fino al giorno prima, e allegato alla delibera c'è un elenco dove figurano 36 domande (34 nuove e 2 rinnovi). Vorrei sapere con quale criterio è stato redatto questo elenco, quali sono stati i parametri presi a rife­rimento per inserire determinati richiedenti in quell'elenco, quindi ammetterli alla istruttoria, e per quali ragioni invece altri siano stati esclusi.

L'istruttoria prende in considerazione solo le domande che non interferiscono con il piano regionale di sfruttamento delle ac­que; vorrei sapere a quale piano fa riferimento la Giunta, visto che non è mai stato approvato alcun piano.

A distanza di 4 anni ancora non esiste un piano, benché sia stata istituita una commissione tre anni fa che avrebbe dovuto provvedere (infatti la commissione è stata completamente di­menticata) e si è bloccata nuovamente la procedura di rilascio; vorrei sapere in attesa di che cosa, questa volta.

Infine, le domande pervenute dopo la data del 4 febbraio 1993 dovranno essere sottoposte, prima di accedere alla pratica d'istruttoria, alla previa valutazione di strategicità da parte della Giunta regionale. Vorrei sapere in cosa consiste questa valutazione di strategicità e chi ha conferito tale potere alla Giunta regionale.

Presidente - Ha chiesto la parola l'Assessore all'industria, commercio ed ar­tigianato, Mafrica.

Mafrica (GV-PDS-SV) - La ricostruzione fatta dal Consigliere Tibaldi, anche se sinteti­ca, è corretta. Il problema dell'utilizzazione di questa risorsa regionale ha oggi molta importanza ed ancora di più ne avrà in futuro. Un elemento che potrà servire a sbloccare in modo de­finitivo una politica industriale regionale può essere rappresen­tato dall'entrata in possesso, da parte della Regione, delle cen­trali idroelettriche, oggi di proprietà della Cogne. Si tratta di centrali che hanno una potenza rilevante e che hanno una pro­duzione di energia di oltre 200 milioni di kw/h, quindi possono rappresentare un volano importante per un uso a fini indu­striali, a fini di sviluppo di attività economiche, anche a van­taggio della popolazione.

Collegandomi alle comunicazioni del Presidente della Giunta, in questa fase abbiamo la possibilità di proseguire tale discorso e quindi di avere uno strumento che sarà importante, da valu­tare ovviamente alla conclusione della intera vicenda e in ac­cordo con il Consiglio regionale.

Per ciò che riguarda il piano energetico regionale, sono state predisposte delle linee-guida, e proprio trattandosi di linee-gui­da e non ancora del piano completo, si è ritenuto, in concomi­tanza ad una fase di scioglimento del Consiglio regionale ed in attesa del nuovo Consiglio regionale, di utilizzare queste linee come supporto alle valutazioni della Giunta. Queste linee erano state distribuite a tutti i consiglieri della precedente legislatura e presentate ufficialmente in un convegno a Saint-Vincent. Le stesse linee sono state inviate nel mese di settembre alla IV Commissione; c'è la disponibilità ad esaminare le stesse e anc­he ad una prosecuzione di questo esame in Consiglio regionale.

Quali sono stati i criteri - si chiede - che hanno portato dalla decisione del 1989 a quella del 1991, a quella del 1993?

Nel 1991, in presenza di un elevato numero di domande e di interessi dal punto di vista economico complessivo a non tenere bloccato per un periodo indefinito, in attesa che venisse comple­tato il piano energetico regionale, essendo stata approvata la legge sulla valutazione di impatto ambientale, che riconosceva 220 kwatt di potenza la soglia sopra la quale erano necessari approfonditi studi e verifiche, si è stabilito di far proseguire l'istruttoria alle domande di potenza inferiore ai 220 kwatt, perché ritenute non sufficientemente incidenti dal punto di vi­sta ambientale ed economico. Queste domande sono oggi in parte già venute all'esame del Consiglio, ma l'istruttoria (come dimostrano i tempi) è durata due anni; quindi, l'ultimo esame è comunque sempre nei poteri del Consiglio regionale. Il potere di subconcessione è nelle mani del Consiglio regionale.

Nel 1992 sono stati fatti degli studi significativi che hanno portato (è stata dimenticata questa fase) ad una legge regionale (la legge 62/93) che consente rilevanti interventi regionali ai fini dello sviluppo di centrali idroelettriche. Questi studi sono costituiti dalle linee-guida del piano energetico regionale e da un'appendice sulla strategicità di una serie di possibili deriva­zioni.

La strategicità è da intendersi come interesse generale della Regione; il concetto di derivazione strategica è una derivazione che riveste interesse generale, che quindi viene tenuta per ini­ziative sotto il Governo ed il controllo della Regione.

Rispetto alle istruttorie consentite nel 1993 il criterio utilizzato è stato di riferimento all'appendice delle linee-guida predispo­sta dal Prof. Boffa e di natura del beneficiario. Cioè, si sono ri­aperte le strade per le istruttorie che si riferivano a soggetti aventi prevalente natura pubblica: comuni, comunità montane, consorzi, e che riguardavano derivazioni che non presentavano problemi di interferenza dal punto di vista tecnico.

Esiste il problema delle domande presentate dopo e di alcune ancora ferme: per definire questo tipo di discorso, si è messo al lavoro un gruppo tecnico costituito da tecnici dell'Assessorato all'industria, dei lavori pubblici e dell'ambiente, che valutino sostanzialmente tre elementi.

I tre elementi sono: il problema del deflusso, vale a dire della quantità di acqua necessaria per garantire il complesso delle risorse idriche delle varie attività; il problema dei beneficiari che è già stato definito con la legge 62 ma che può essere ulte­riormente approfondito; la questione delle caratteristiche tecni­che delle proposte di utilizzazione di tali derivazioni.

Crediamo che questo lavoro, che è iniziato, possa essere conclu­so in tempi non lunghi e possa essere portato all'esame delle commissioni e del Consiglio per una definizione puntuale di questi criteri. I criteri utilizzati dal punto di vista tecnico dall'Assessorato ai lavori pubblici sono relativi alle normative oggi esistenti da parte del T.U. dello Stato e si riferiscono ad accertamenti che richiedono tempi lunghi e numerosi passaggi.

Sul piano complessivo delle acque rimane la necessità di arri­vare ad un piano di questo genere, perché non c'è solo l'utilizzo idroelettrico che può essere visto nell'ambito di un piano ener­getico; esiste anche una valutazione più complessiva sulla qualità delle acque, sulle quantità minime necessarie alla so­pravvivenza biologica nel corso d'acqua e sugli usi plurimi che possono essere fatti di tali acque. Da parte dell'Assessorato ai lavori pubblici c'è l'intendimento di organizzare un servizio e di giungere ad una definizione complessiva di questo piano.

Presidente - Ha chiesto la parola il Consigliere Tibaldi.

Tibaldi (LN) - Ringrazio l'Assessore per le precisazioni che ha fornito, però viene sottovalutato un aspetto molto importante: che la Giunta regionale sta decidendo, prima, sull'istruttoria, e poi, sul rila­scio di subconcessioni ad uso idroelettrico, senza però avere un piano che sia stato approvato dall'organo di indirizzo, cioè dal Consiglio regionale.

Ciò significa che la Giunta, in questo momento, sta utilizzando un potere che non le spetta. Ha fatto proprie le linee-guida in­dicate dal Prof. Boffa, linee-guida contenute anche in quest'ap­pendice integrativa, e le ha fatte proprie, istituzionalizzando alcuni parametri, e sulla base di questi decide. Mi sembra che in capo alla Giunta o agli assessori competenti venga lasciata una notevole discrezionalità, la quale, se non è espressamente conferita con atto del Consiglio, è una cosa illogica.

É necessario che tale valutazione di strategicità - e l'assessore ha specificato nell'interesse generale della Regione -, non possa essere lasciata al libero arbitrio di poche persone, ma debba es­sere conferita con un atto formale dalla Regione alla Giunta.

Quindi il mio invito è quello di portare al più presto alla com­missione competente e successivamente in quest'aula, l'oggetto del piano di sfruttamento delle acque, perché le acque sono una risorsa fondamentale della nostra Regione, una risorsa che de­ve essere regolamentata, normata con criteri precisi e non così labili.

In tempi non lunghi: è una risposta vaga, Assessore. Personal­mente non sono soddisfatto, perché avrei preferito una scaden­za magari anche un po' più in là, nel 1994, ma una scadenza precisa.

Quanto al criterio che viene utilizzato, cioè la potenza inferiore ai 220 kwatt per questioni di impatto ambientale, mi dispiace contraddirla, ma ciò non è vero, perché ho visto delle domande di rinnovo che sono anteriori, e sono inferiori a tale potenza, che sono state respinte proprio perché si attende la valutazione di strategicità.

É questo il controsenso: non possiamo noi con­siglieri permettere che la Giunta, in assenza di un atto di indi­rizzo preciso, su detto concetto di strategicità, molto vago, molto politico, poco tecnico, decida sì queste concessioni, no queste altre.

Il mio invito è che al più presto la questione venga regolata e prima in sede di commissione, poi dall'organo assembleare.