Resoconto integrale del dibattito dell'aula

Oggetto del Consiglio n. 4399 del 6 aprile 1993 - Resoconto

OGGETTO N. 4399/IX Ipotesi di inserimento della Valle d'Aosta in un progetto di controllo del territorio attraverso un satellite artificiale. (Interrogazione)

Interrogazione Visto l'articolo apparso sul quotidiano "La Stampa" del 24 marzo scorso in cui si parlava di un progetto europeo denominato "Corine-Land Cover" e secondo il quale il territorio della Valle d'Aosta sarà spiato da un satellite;

Considerata l'importanza di cui l'Assessorato all'Ambiente sembra caricare questo progetto per le molteplici attività a cui può essere di supporto, soprattutto per controllare l'avanzata dell'uomo sul territorio;

Constatato che per il controllo dell'uomo esistono strumenti urbanistici sufficientemente validi, come i piani regolatori a cui si aggiungerà fra non molto il piano territoriale paesistico;

i sottoscritti consiglieri regionali

interrogano

la Giunta regionale per conoscere

1) a che punto sono le trattative per un inserimento della Valle d'Aosta in detto progetto e se non sarebbe il caso, vista la portata dello stesso, di illustrarne il contenuto in Consiglio regionale e alle Commissioni competenti;

2) se ritiene veramente utile "farsi spiare da un satellite" quando l'entità e la particolarità del territorio valdostano ne permettono un controllo con i mezzi finora usati.

Firmato: Limonet, Lanièce, Ricco, Chiofalo.

Presidente Risponde all'interrogazione l'Assessore tecnico all'Ambiente, Territorio e Trasporti Roberto Nicco.

Nicco (Ass. tec.)Come sicuramente è noto agli interroganti, il programma "Coordination de l'information sur l'environnement", in sigla Corine, è un programma della Cee che è in corso di realizzazione da ormai molti anni. Venne infatti lanciato il 17 giugno del 1985 dal Consiglio Cee su proposta della Commissione con tre precisi obiettivi che sono: "1) rassembler les informations relatives à l'état de l'environnement sur certains thèmes prioritaires pour l'ensemble des Pays de la Communauté; 2) coordonner les efforts de collecte de données et l'organisation de l'information au niveau des Etats membres ou au niveau international; 3) garantir la cohérence des informations et assurer la compatibilité des données".

Strumento di attuazione di questo programma è il progetto "Land cover" e cioè "copertura del suolo" tramite dati che sono per l'appunto ricavati via satellite e costantemente aggiornati. La comunità europea e il Ministero dell'Ambiente del Portogallo nel 1986 hanno realizzato una prima operazione pilota per la messa a punto di questo sistema e, siccome si è ritenuto a livello internazionale che fosse un programma importante, anche parecchi Paesi esterni alla comunità hanno dato la loro adesione, tant'è che oggi sono ventidue i Paesi interessati a questo progetto.

Questo non significa necessariamente che anche la Valle d'Aosta debba aderirvi ed è sicuramente rispettabile l'opinione degli interroganti che sostengono che l'entità e la particolarità del territorio valdostano permettono un controllo sullo stesso con i mezzi finora usati; evidentemente quei ventidue Stati a cui facevo prima riferimento hanno opinioni diverse in materia.

Che cosa è successo in seguito? Gli interroganti chiedono a che punto sono le trattative per un inserimento della Valle in detto progetto.

Il 7 dicembre del 1990 la Regione Valle d'Aosta, nell'ambito del programma triennale 89/91 per la tutela ambientale conosciuto come "Progetto Sina", ha presentato una propria richiesta in cui si legge, e cito testualmente: "Il progetto proposto consente la realizzazione di uno strumento pienamente operativo ed efficace. La cartografia numerica in scala 1/100.000 relativa all'uso del suolo sarà prodotta secondo le specifiche del Corine, basandosi su telerilevamento via satellite".

Questo chiedeva l'Amministrazione regionale in data 7 dicembre 1990. A fianco di questa richiesta c'è la firma dell'allora Assessore all'Agricoltura Angelo Lanièce. Quindi la richiesta di farci spiare, come è stato scritto, è stata fatta proprio in quella occasione. Non è che poi sia così strano farsi spiare, visto che siamo comunque spiati tutti i giorni da decine di satelliti. La storia a cui accennavo prima passa poi attraverso una intesa programmatica tra Stato e Regione firmata dall'allora Presidente della Giunta Bondaz in data 26 marzo 1991, in cui di nuovo la Regione si impegnava a produrre la carta dell'uso del suolo, aggregata secondo le specifiche fornite dal Ministero dell'Ambiente in relazione al progetto Corine.

Quindi prima si è chiesto e poi si è confermato. In seguito c'è stata tutta una serie di adempimenti connessi a questa decisione iniziale ai quali hanno fatto fronte in un primo periodo l'Assessorato dall'Agricoltura e poi, dopo la costituzione dell'Assessorato dall'Ambiente, quest'ultimo e dei quali si sono occupati i diversi Assessori che hanno gestito e diretto questo Assessorato in collaborazione sempre con la Presidenza della Giunta e con il Servizio Elaborazione Dati. Potrei anche dare in elenco tutti i successivi passaggi, ma, per brevità, ne ricordo solamente alcuni particolarmente importanti: il 14 luglio 1992 si è provveduto a richiedere al Ministero gli standards tecnici ritenuti necessari per la realizzazione del progetto; il 14 agosto 1992 si è provveduto a trasmettere al Ministero il progetto esecutivo redatto secondo gli standars forniti; alcune regioni si sono riunite e hanno costituito un centro interregionale di coordinamento e documentazione per le informazioni territoriali il quale ha seguito l'evoluzione di questo progetto attraverso una serie di incontri a livello nazionale: il 2 e 3 giugno 1992 a Bari, l'1 e 2 luglio 1992 a Bologna, il 2 e 4 marzo 1993 a Torino.

Tutto questo ha portato ad una bozza di contratto da stipulare tra la Cee e questo centro interregionale ed è proprio in fase di predisposizione di questa bozza che è stato recentemente ad Aosta il Direttore del progetto Cee Yves Eimman, da qui l'articolo sui giornali e l'interrogazione. Questo per quanto riguarda la storia di questa iniziativa, se poi c'è qualche commissione che è interessata ad una informazione puntuale e precisa in materia, sia i tecnici sia l'Assessore sono a completa disposizione.

PresidenteChi intende replicare? La parola al Consigliere Limonet.

Limonet (DC)Grazie, Presidente, e grazie anche all'Assessore per la risposta che dal punto di vista storico mi è parsa molto completa, anche se poi nella sua globalità non mi soddisfa. È vero che questo progetto nella sua interezza era già stato avviato dalla passata maggioranza, direi addirittura prima. Questo è un progetto che per alcuni versi condivido e credo che possa anche rappresentare un ottimo strumento di lavoro per le molteplici attività a cui può essere destinato.

Quello che però preoccupa sia me sia gli altri interpellanti è che, da quanto emerso dall'intervista da lei rilasciata a "La Stampa", si è creata un'ombra di dubbio che il suo intervento non è riuscito a dissipare: sembra che lei riconosca a tale strumento un unico compito, quello di controllare l'avanzata dell'uomo sul territorio. A conferma di questo io ricordo alcune sue affermazioni riportate nell'articolo, nonostante lei sostenga che non siano sue, le quali dicono che il progetto servirà per rilevare le variazioni fra un campo di grano e un prato, l'avanzamento di un bosco o dell'uomo sullo stesso bosco; si dice ancora che tale progetto servirà per dare il benestare o frenare determinati progetti di occupazione del suolo. Ecco, noi torniamo a dire che questo ci sembra un po' eccessivo ed esasperante. Credo che per la salvaguardia del territorio sia sufficiente applicare e far rispettare gli strumenti urbanistici che ci sono, senza ricorrere all'aiuto di un satellite che io definisco spia in questo senso.