Oggetto del Consiglio n. 4238 del 25 febbraio 1993 - Resoconto
OGGETTO N. 4238/IX Iniziative per potenziare i servizi assistenziali e di coordinamento socio-sanitario. (Interpellanza)
Interpellanza Premesso che le assistenti sociali sono l'espressione e la rappresentanza dell'Assessorato sul territorio;
Premesso altresì, che occorre dare alla figura dei coordinatori esistenti nei singoli distretti un ruolo diverso dall'attuale;
I sottoscritti Consiglieri regionali interpellano L'Assessore competente per conoscere:
- quali iniziative intende mettere in atto per far assumere alle assistenti sociali un ruolo sempre più determinato e di responsabilità in modo da potenziare i servizi sul territorio, gratificare il lavoro e le funzioni dalle stesse svolte e per aprire con le autonomie e le istituzioni locali un rapporto diverso dall'attuale;
- quali iniziative intende assumere per la definizione delle funzioni e del ruolo che il Coordinatore deve svolgere nei singoli distretti socio-sanitari, nonché il riconoscimento da dare agli stessi sul piano giuridico ed economico.
F.to: Valerio Beneforti
PresidenteHa chiesto la parola il Consigliere Beneforti.
Beneforti (DC) Grazie, Presidente. Questa interpellanza ha lo scopo di verificare le iniziative intraprese a suo tempo per fare assumere alle assistenti sociali un ruolo sempre più determinato e di responsabilità.
Nel passato, dopo incontri singoli e di gruppo, era stato avviato un confronto tra l'Assessore e le assistenti sociali, questo allo scopo di determinare ed esaltare anche il ruolo delle stesse nei confronti delle autonomie locali e delle istituzioni locali a tutti i livelli, in modo da realizzare in concreto un rapporto più utile fra le parti pur nel rispetto dei ruoli e delle autonomie che ogni Ente ed Istituto certamente ha.
Perché questo ruolo delle assistenti sociali? Perché rappresentano l'Assessorato alla sanità ed assistenza sociale sul territorio e quindi devono esercitare questa rappresentatività nelle condizioni che le esigenze richiedono. Inoltre è indispensabile anche gratificare il lavoro e le funzioni che dalle assistenti sociali vengono svolti che possano avere indicazioni precise per quanto riguarda le loro competenze nella microcomunità, nei distretti socio-sanitari, nei servizi sociali come quello dei trasporti, nell'integrazione dei disabili nella scuola e nell'attività lavorativa, nell'assistenza ai minori.
Queste sono alcune indicazioni per fare comprendere l'importanza del ruolo che rivestono le assistenti sociali sul territorio.
Ma non sono solo questi i problemi; oggi esistono, oltre ai vecchi problemi, anche dei nuovi come quello della tossicodipendenza, dell'AIDS, della marginalità, della povertà nei quali io credo che le assistenti sociali debbano esercitare il loro ruolo e nello stesso tempo avere un raccordo con l'Assessorato in modo che quest'ultimo sia informato di quanto a questo proposito avviene nell'intero territorio della regione. Per cui questa rappresentanza dell'Assessorato sul territorio tramite le assistenti sociali deve essere certamente potenziata e rappresentata a tutti gli effetti.
È chiaro che c'è anche un problema di organici che deve essere rivisto: questo era stato fatto con la vecchia pianta organica ed ora non so se i concorsi sono stati esplicati per l'assunzioni delle assistenti sociali. È chiaro che al ruolo che deve essere loro riconosciuto deve essere affiancata anche la possibilità di essere in condizioni di poter svolgere le loro mansioni.
Quindi se c'è da rivedere il discorso della pianta organica, è bene farlo perché è logico che ci sia un organico all'altezza di poter affrontare i problemi che prima indicavo.
L'altro aspetto di questa interpellanza riguarda la figura del coordinatore che esiste nei distretti. Io ho avuto degli incontri con i coordinatori e questo problema occorre porselo, occorre in sostanza dar loro, l'assessore lo sa, un riconoscimento e certamente un ruolo diverso da quello che ricoprono ed esercitano attualmente, occorre metterli nella condizione di svolgere il vero coordinamento non solo di nome ma di fatto nei singoli distretti della regione. Innanzitutto occorre stabilire le mansioni che devono svolgere e come avviene la nomina di questi coordinatori.
Deve esserci una norma che regoli la nomina del Coordinatore degli operatori dei singoli distretti, occorre stabilire quale riconoscimento deve essere dato loro agli effetti giuridici ed economici, alla luce del loro lavoro e del ruolo che viene loro richiesto.
Nei distretti la figura del coordinatore è indispensabile; lo è adesso che non gli sono riconosciute tutte le mansioni e le funzioni, figuriamoci se poi vogliamo arrivare ad avere dei distretti maggiormente funzionanti, a disposizione degli utenti e in grado di soddisfare le loro esigenze.
È ancora più indispensabile che questa figura del coordinatore esista per evitare la disorganizzazione che sussiste, per verificare l'andamento dei servizi e la presenza stessa degli operatori socio-sanitari sui quali molte volte manca il controllo nei singoli distretti, tanto è vero che gli utenti spesso e volentieri si lamentano per la mancanza di questi operatori e molti fanno viaggi a vuoto fino al distretto e non trovano gli operatori presenti.
Dobbiamo evitare in sostanza i disservizi per i quali ci sono stati anche nel passato molti reclami da parte degli utenti, alcuni sono stati portati anche in Consiglio regionale con una interpellanza proprio per far rilevare gli inconvenienti che possono accadere nei singoli distretti.
Ci deve essere una organizzazione diversa e quindi si tratta di dare al territorio l'importanza che riveste e realizzare quel decentramento necessario nei fatti e non solo a parole; se noi vogliamo potenziare il servizio nel territorio dobbiamo assegnare e riconoscere alle assistenti sociali un ruolo certamente diverso da quello attuale, dobbiamo cercare di realizzare nei distretti quel coordinamento che si rende necessario perché è impensabile che si possa gestire una politica socio-sanitaria nella regione senza un minimo di organizzazione.
Di essa oggi purtroppo si difetta, non dico che la situazione sia molto grave perché c'è abbastanza senso di responsabilità però sta a noi certamente stabilire delle linee precise, in modo tale che il decentramento sul territorio diventi effettivo e l'utente trovi i servizi efficienti che ci richiede.
Si dà atto che alle ore 11,11 presiede il Vicepresidente Stévenin.
Presidente Risponde l'Assessore della Sanità ed assistenza sociale, Cout.
Cout (PCI-PDS) Concordiamo con il Consigliere Beneforti quando dice che le assistenti sociali devono giustamente avere riconosciuta una maggiore responsabilità, una maggiore possibilità di operare e di svolgere con impegno il loro lavoro sia perché così potrebbero essere più gratificate e sia perché si potrebbe aprire un rapporto diverso e di maggiore collaborazione tra gli operatori che per conto dell'Assessorato svolgono queste funzioni sul territorio e le amministrazioni locali.
Ecco direi che in relazione a questo e nell'ottica di integrazione e di coinvolgimento delle risorse presenti ai diversi livelli istituzionali, si è ritenuto opportuno l'inserimento delle figure professionali delle assistenti sociali all'interno delle seguenti iniziative. La prima è stata un protocollo di intesa che è intercorso tra l'Assessorato alla pubblica istruzione, l'USL, i comuni e le comunità montane, finalizzato all'integrazione degli alunni in situazione di handicap o di svantaggio socio-culturale e disadattamento.
Si tratta praticamente di quello che si dice in sintesi inserimento delle persone portatrici di handicap nella scuola, in questo protocollo d'intesa viene infatti individuato proprio per le assistenti sociali un ruolo molto importante che è quello di una sorta di coordinamento tra le varie figure professionali che operano in rapporto a questo protocollo.
Un secondo inserimento di questa figura professionale è avvenuto nel gruppo di lavoro relativo all'alcologia in collaborazione con l'unità operativa che si occupava dell'assistenza ai tossicodipendenti; il Consigliere Beneforti ricorderà che è stato già da tempo previsto un gruppo di lavoro che dovrebbe coordinare e verificare le iniziative che in questo settore stanno andando avanti e la figura dell'assistente sociale è stata inserita perché pensiamo che la sua presenza sia importante per i compiti di raccordo nel territorio che essa può svolgere.
In questo gruppo di lavoro, che si è riunito ancora ultimamente alcuni giorni fa, purtroppo vi sono alcune questioni da definire affinché ognuno sappia esattamente le funzioni che deve svolgere all'interno del gruppo stesso visto che vi sono degli operatori che dovranno lavorare assieme e che per il momento, essendo abituati a andare ognuno per la propria strada, devono ancora smussare gli angoli e verificare insieme agli altri la possibilità di svolgere un lavoro in comune.
Da parte nostra in questa riunione abbiamo proprio voluto sottolineare quest'aspetto: gli angoli vanno smussati al più presto ed è necessario trovare un'intesa sulle effettive possibilità per ognuno di lavorare per il settore che gli compete più direttamente senza entrare in contrasto con quelle che possono essere le iniziative di altri settori; anche in questo gruppo noi riteniamo molto importante la presenza delle assistenti sociali.
Un altro loro inserimento è stato nel progetto di formazione degli operatori che lavorano nei servizi per anziani e inabili della Regione Valle d'Aosta per svolgere funzioni di coordinamento; voi ricorderete che un paio di Consigli fa abbiamo votato un programma di interventi di formazione per tutti gli operatori dei servizi sul territorio e per ciò che riguarda l'assistenza domiciliare e le microcomunità abbiamo previsto nel progetto che il ruolo di coordinamento tecnico-funzionale debba essere svolto dalle assistenti sociali. Riteniamo che questa figura ci permetta, come coordinatore, di tenere insieme tutte le risorse che sono presenti in un certo ambito territoriale per ciò che riguarda i servizi di assistenza domiciliare, residenziale, volontariato, parenti eccetera.
Questo intervento dovrà infatti essere strettamente correlato a quello che sarà il problema individuato e che dovrà essere risolto; abbiamo affidato questo ruolo alle assistenti sociale, ne abbiamo discusso ieri in una riunione con gli amministratori delle microcomunità e i rappresentanti delle amministrazioni comunali, chiedendo loro una collaborazione.
Se i comuni collaboreranno con queste figure che in questo momento hanno una competenza professionale e soprattutto sono presenti sul territorio in diversi ambiti, un lavoro di coordinamento verrà svolto su tutto il territorio.
Dicevo già prima che abbiamo chiesto la collaborazione anche delle Amministrazioni locali perché noi pensiamo che nel tipo di lavoro che deve essere fatto bisogna poi distinguere il ruolo politico-amministrativo di scelte che possono fare sia l'Amministrazione regionale sia l'Amministrazione comunale e il ruolo tecnico degli operatori, ed è molto importante che questo secondo ruolo venga svolto dalle assistenti sociali.
Un altro inserimento che abbiamo previsto per queste ultime è nel gruppo tecnico interprofessionale di valutazione per gli interventi di politica sociale e sanitaria nei confronti degli anziani.
Lo abbiamo fatto con una delibera di Giunta del mese di ottobre del 1992 proprio perché avevamo ricevuto da parte delle assistenti sociali la proposta di lavorare su un progetto operativo sulla base dei dati relativi alle persone anziane e ai servizi della realtà valdostana, finalizzandolo al perseguimento di una politica rispondente sia alla necessità degli utenti sia alla riorganizzazione dei servizi, cioè rivedendo in base ai dati che esistono che cosa effettivamente può essere fatto per riorganizzare i servizi.
Proprio per questo abbiamo costituito un gruppo tecnico interprofessionale di operatori che dovrebbe lavorare alla definizione di un progetto dettagliato da sperimentare in un arco di tempo definito, eventualmente in uno, due o tre distretti, per costituire anche un riferimento tecnico per l'Amministrazione regionale che così potrebbe raggiungere due scopi: avere dei dati e una conoscenza puntuale delle esigenze che vengono da tutti gli operatori di quel settore per poi proporre e verificare soprattutto quello che si attuerà.
Questo gruppo dovrebbe essere composto da un geriatra, un'assistente sociale, un amministrativo del Servizio affari generali ed assistenza dell'Assessorato, un terapista della riabilitazione, infermiere professionali, un medico di base e un componente dello staff della formazione dell'Assessorato alla sanità. Abbiamo chiesto i nominativi in rapporto a questa composizione, ci sono arrivati in parte e penso che il gruppo potrà presto partire. Comunque io penso che giustamente vada sottolineato e ribadito che il ruolo delle assistenti sociali è molto importante sul territorio della regione proprio per il tipo di lavoro, anche di coordinamento, che esse possono svolgere.
Per ciò che riguarda il coordinatore di distretto, è previsto dall'articolo 15 della legge regionale del 1981, dove si dice che il coordinatore di distretto vigila sul funzionamento complessivo delle Unità operative presenti nel distretto, assicura il collegamento organizzativo tra gli operatori, ha facoltà di proposta all'ufficio di direzione sulla base delle indicazioni emerse dall'espletamento dell'attività e dalle forme dirette di partecipazione popolare esercitate a livello distrettuale.
Io penso che da anni, cioè dal 1981, questi coordinatori hanno queste competenze e sono anch'io d'accordo che sia necessario definire al più presto chi sono e che cosa devono fare. Direi che comunque questa problematica dovrà poi senz'altro essere rivista anche alla luce del decreto 502 che dobbiamo rivedere in quanto regione; in particolare con la legge regionale che dovremo preparare si sta lavorando per istituire l'azienda USL che dovrà anche dettare i criteri organizzativi.
Ultimamente, l'11 di febbraio si è svolta una riunione tra l'Assessorato, l'USL ed una rappresentanza dei coordinatori in cui sono stati evidenziati i principali problemi di questi ultimi e le possibili soluzioni.
Tre sono stati i livelli individuati per ciò che riguarda le problematiche: un primo livello interno all'USL, un secondo sui rapporti con la Regione ed un terzo sui rapporti con gli Enti Locali.
In questa riunione è stato ribadito che il coordinatore è il principale punto di riferimento sul territorio e che quindi il suo ruolo nei confronti dell'Amministrazione USL va rivalutato stabilendo incontri mensili con l'ufficio di Direzione; è comunque prioritario fare una fotografia dell'attuale situazione verificando quali sono i coordinatori scaduti dal loro incarico e riproponendo quindi immediatamente le nomine per ricostruire il plenum.
Il suggerimento che faceva il Consigliere Beneforti per ciò che riguarda le assunzioni va tenuto in considerazione però bisogna anche cercare di agire al più presto perché è molto importante che vi sia il plenum dei coordinatori.
Dal punto di vista economico, punto al quale accennava anche il Consigliere Beneforti, si è proposta la presentazione di appositi progetti-obiettivo per i coordinatori dipendenti dall'USL; questa potrebbe essere una soluzione abbastanza immediata prima di preparare anche una revisione del rapporto.
L'Assessorato alla Sanità si è a sua volta impegnato a fare intervenire i coordinatori nei processi decisionali inerenti al territorio, inserendoli nei gruppi di lavoro e nelle Commissioni di supporto all'attività dell'Assessorato stesso; il coordinatore sarà utilizzato come risorsa nei momenti di programmazione e di verifica e in quest'ultima potrebbe essere compreso anche un controllo, si tratta solo di definire come questo controllo possa avvenire, cercando nel contempo di togliere ai coordinatori i compiti burocratici o addirittura di manovalanza che attualmente sono costretti a fare e che li distoglierebbero da quelle mansioni che dovremmo affidare loro.
Per quanto riguarda poi i rapporti con gli Enti Locali, direi che è necessario rivedere l'attuale articolazione dei distretti che probabilmente è un po' troppo dispersiva; io ho le mie idee in proposito, si tratterà comunque di verificare nei luoghi più opportuni come dovrà essere questa revisione, questa ristrutturazione e suddivisione in distretti.
C'è stata ad esempio una proposta in un recente studio predisposto dalla comunità montana Monte Cervino che diceva che i distretti dovrebbero coincidere con le comunità montane; non so se questa sia la dimensione ottimale, però certamente questa cosa va rivista proprio perché dai dati che abbiamo ci risulta che attualmente vi sia una dispersione di risorse che potrebbe essere ricomposta.
Anche per questa decisione pensiamo che debba poi essere presa in considerazione la legge istitutiva dell'azienda USL che dovrà anche contenere una articolazione diversa od uguale, si tratterà di decidere, ma io penso che dovrebbe essere diversa, dell'unità sanitaria in distretti.
Presidente La parola al Consigliere Beneforti.
Beneforti (DC) Grazie. Devo dire che prendo atto della risposta che l'Assessore ha dato però devo anche dire che, se è vero che inserendo le assistenti sociali in certi gruppi di lavoro o progetti che si intendono realizzare, si riconosce certamente, in parte, un ruolo di questi operatori, molto spesso e volentieri in questi gruppi di lavoro o centri le assistenti sociali vengono inserite più per farle lavorare che per far loro assumere un ruolo, questa è la realtà dei fatti.
So benissimo, perché era già previsto, che nel protocollo d'intesa tra la Pubblica istruzione, la Sanità e l'USL si dovevano inserire anche le assistenti sociali, anzi c'erano già: esse hanno collaborato alla realizzazione di questo protocollo perché si tratta di un problema che riguarda l'integrazione dei disabili nella scuola, nel settore delle tossicodipendenze.
È quindi chiaro che l'assistente sociale c'è sempre stata anche nel gruppo tecnico di lavoro che era stato costituito.
Il progetto di formazione per il personale ausiliario delle microcomunità è stato elaborato proprio da un sottogruppo delle assistenze sociali che l'avevano portato avanti perché si doveva realizzare un progetto di formazione in tutte la microcomunità. Questo programma poi è stato portato qualche tempo fa in questo Consiglio per l'approvazione ma era stato iniziato a suo tempo e so benissimo che le assistenti sociali lo hanno realizzato di comune accordo, avendo anche la consulenza di un istituto esterno alla nostra regione.
Dire che si riconosce il ruolo delle assistenti sociali perché partecipano a questi gruppi di lavoro è un fatto positivo però questa è una cosa che hanno fatto da sempre. Il problema di fondo che si voleva spiegare è proprio di fare assumere un ruolo diverso alle assistenti sociali alle quali non si deve solo richiedere l'opera e il lavoro ma si deve fare loro assumere un ruolo diverso in tutte le istituzioni che ci sono a livello di territorio e nei rapporti con le autonomie ed istituzioni locali, rapporto che oggi non c'è.
Sul discorso delle microcomunità: dove c'è la necessità di un coordinamento e chi vi esercita questo discorso di coordinamento? Vi sono dei conflitti, c'è il problema del mansionario del personale, chi deve realizzare questo mansionario? Quale ruolo hanno le assistenti sociali all'interno delle microcomunità e nei rapporti con il comitato di gestione o con l'Amministrazione comunale? Questi sono i problemi da risolvere.
Sul discorso dell'assistenza domiciliare: chi determina l'assistenza domiciliare? E chi l'integrazione sanitaria nell'assistenza domiciliare? Questi sono gli aspetti che bisogna chiarire. Si parla di residenze sanitarie assistenziali per anziani non autosufficienti, ma quale ruolo si intende far svolgere alle assistenti sociali sul territorio nell'individuazione del fenomeno e nella localizzazione anche dell'apertura delle RSA?
Bisogna poi definire Il ruolo che devono avere nei consultori, nei distretti. Poi c'è tutta una serie di altri problemi come quello dell'assistenza economica, quello della casa; anche per questi problemi le assistenti sociali sono un punto di riferimento dell'Assessore.
Quindi, per fare in modo che l'Assessore sia a conoscenza dei problemi che accadono, deve avere dei punti di riferimento quali possono essere le assistenti sociali, perché l'Assessorato non può essere sull'intero territorio. Quindi le assistenti sociali devono avere un ruolo diverso da quello esercitato fino ad oggi perché le cose in questi centri e nei rapporti con le autonomie locali devono essere diverse da quelle che sono state fino ad oggi.
Questi sono i problemi di fondo e l'interpellanza voleva conoscere quale ruolo e rappresentatività sul territorio dovessero avere queste assistenti sociali.
Per quanto riguarda poi i coordinatori, il problema è stato ripreso a febbraio in una riunione e quindi si tenta di portare avanti questo discorso. Anche qui raccomando che si conosca questo problema fino in fondo, non pensiamo soltanto di fare un progetto-obiettivo per i coordinatori dell'USL, anche se capisco che questo progetto potrà risolvere il difficile problema economico di questi dipendenti; ci sono però anche coordinatori che non sono dipendenti dell'USL e non possono esistere delle differenze di tipo economico tra i primi e i secondi, bisogna quindi ritrovare sul piano giuridico ed economico un inserimento di questa qualifica di coordinatore.
Il problema di fondo, non per ciò che riguarda le assistenti sociali che sono personale regionale, ma per i coordinatori che devono far parte dell'USL è di vedere come inserire nella pianta organica di quest'ultima la figura del coordinatore dei singoli distretti. Mi si dice poi che i singoli distretti dovrebbero essere rivisti: è un problema grosso e aperto perché va visto anche con le comunità montane, con le Amministrazioni comunali, non è certo una cosa che si impone dall'oggi al domani.
Nell'attesa che questa prospettiva si possa realizzare bisogna vedere come affrontare questo problema per gratificare sempre meglio e di più queste persone, le quali se si sentiranno più gratificate, renderanno maggiormente anche sul lavoro ed eserciteranno quell'opera di coordinamento che viene loro richiesta e che oggi non è riconosciuta.
