Oggetto del Consiglio n. 457 del 30 dicembre 1975 - Verbale

OGGETTO N. 457/75 - CONVENZIONE REGIONE-ALPILA. DISCUSSIONE PRELIMINARE.

Presidente - Dò la parola al Presidente della Giunta.

Andrione (U.V.) - Presidente della Giunta. La vicenda ALPILA ha inizio nel 1966 con la costituzione, il 26 novembre 1966, di una Società per lo sviluppo turistico della conca di Pila con scadenza il 31 dicembre 2025. Tra i principali azionisti figurano: la Regione Autonoma Valle d'Aosta, l'Istituto Bancario S. Paolo di Torino, la Cassa di Risparmio di Torino, la FIAT, la Compagnia Anonima di Assicurazioni Toro, la Banca Popolare di Novara e alcune piccole società francesi.

Da quel momento si è parlato di uno sviluppo globale della conca di Pila, che avrebbe dovuto essere un esempio di pianificazione regionale, una visione particolare del turismo, ad imitazione di quanto già fatto in località della Savoia. Il Consiglio regionale, procedendo nella convinzione che detto tipo di investimento e di sviluppo turistico della conca di Pila fosse necessario ed utile e che costituisse una iniziativa valida per l'intera Regione, procedeva, con legge 11 marzo 1968 n. 9, ai sensi dell'art. 2 dello Statuto, ad uno stralcio, stabilendo, con detta legge, un piano regolatore particolare per la conca di Pila, in Comune di Gressan, e indicando le zone in cui il territorio restava suddiviso e le relative attribuzioni volumetriche.

Da notare che ancora oggi il piano regolatore del Comune di Gressan non è definitivamente adottato, mentre la citata legge è in vigore.

L'Architetto Chappi elaborava un piano volumetrico - in francese "plan de masse" - sulla base delle indicazioni della legge suddetta, presentato alla Giunta regionale, che stabiliva alcune modifiche al piano stesso e lo approvava con deliberazioni n. 3003 del 3 settembre 1971 e n. 4790 del 7 dicembre 1971 - seconda delibera di approvazione del piano regolatore in questione.

Il 6 ottobre 1972 il Consiglio regionale votava una specifica convenzione fra l'Amministrazione Regionale, il Comune di Gressan e l'ALPILA, con accordo per l'attuazione del piano e delle opere previste. Tale convenzione è allegata agli atti ed è allo stato attuale efficiente ed efficace; ha pieno valore giuridico.

I lavori di costruzione dei complessi di Pila sono iniziati nel mese di giugno 1972 e, più precisamente, sono stati venduti sulla carta e, come già ampiamente spiegato in precedente riunione, a dei costi non remunerativi, i fabbricati residenziali G1, G2, G3 e G4 (il G4 in realtà è costituito da garages). L'insieme di queste opere rappresenta circa l'11% della volumetria totale approvata con legge regionale.

In relazione a queste vendite avvenute in un momento di euforia, quando sembrava che le cose andassero bene e probabilmente nell'assoluta convinzione che l'operazione ALPILA fosse, comunque, ancora da difendere, la Giunta regionale, il 28 dicembre del 1973, con propria delibera n. 6098, se non vado errato, esprimeva parere favorevole alla sottoscrizione di azioni dell'aumento di capitale deliberato nello stesso anno dell'ALPILA; il che veniva comunicato alla Società con lettera del Presidente della Giunta che dice:

"In relazione al deliberato aumento di capitale sociale di cui all'oggetto, si informa che la Giunta regionale, con provvedimento deliberativo n. 6060 (chiedo scusa, mi ero sbagliato) in data 28 dicembre 1973, ha espresso unanime parere favorevole di esercitare il diritto di opzione sull'aumento deliberato nonché sulla quota di capitale non sottoscritto dagli azionisti francesi. L'esercizio di tale diritto di opzione, che comporta l'acquisto da parte della Regione di n. 47.731 nuove azioni da nominali L. 5.000, per complessive L. 238.655.000, verrà quanto prima sottoposto all'esame e all'approvazione del Consiglio regionale.

Per esigenze di ordine amministrativo, l'acquisto delle azioni potrà avere luogo ad avvenuta approvazione del bilancio della Regione per l'anno 1974 (cosa che il Consiglio ha fatto) e presumibilmente entro il primo semestre dell'esercizio, ad avvenuta approvazione della spesa da parte del Consiglio regionale.

Distinti saluti".

Quindi, credo che un impegno più formale di così non potesse essere preso. Ma questo è un impegno l'impegno di portare la questione in Consiglio - è un impegno che non avete rispettato, come tanti altri del resto.

(Voci in aula)

Sì, certo, infatti il Consiglio regionale sta discutendo il problema semplicemente con il bilancio del 1975.

(Voci in aula)

No, no! Nell'anno 1974 non è stato discusso. No, io non faccio polemiche, dico solo i fatti. D'altra parte, basta prendere il bilancio del 1974 e vedere dove erano stanziati questi 238 milioni. Comunque, lasciamo perdere queste piccole polemiche.

Sono stati evidenziati degli errori e anche degli errori gravi nell'esecuzione e nella impostazione dei lavori, in quanto la Società ALPILA, di cui la Regione era ancora, a quel momento, socio di maggioranza relativa, è stata presa in mezzo, come ho già ampiamente illustrato il 31 gennaio di quest'anno, da un lato dalla Società costruttrice FIAT Ingennering, che ha seguito i lavori in maniera sommaria e probabilmente favorendo indebitamente alcune persone - non ci sono le prove materiali; non si può procedere - dall'altro dalla Società di vendita IPI - Istituto Piemontese Immobiliare - che ha provveduto ad una serie di vendite di caparra, che in realtà si sono rivelate non remunerative.

Arrivati a questo punto e facendo seguito ad una precisa denuncia avvenuta in Consiglio regionale da parte di numerosi Gruppi e anche da parte della Giunta, si prospettavano, di fronte all'Amministrazione regionale, diverse alternative, diverse possibilità:

- mantenere l'attuale convenzione fino in fondo, eseguendo puntualmente gli obblighi che la Regione si è assunta con la convenzione del 1972; la spesa prevista è di diversi miliardi di lire;

- denunciare l'attuale convenzione in modo unilaterale, provvedendo, con legge, ad una variazione autoritaria del piano regolatore, a stabilire dei criteri e dei parametri e pagare i danni per l'inevitabile processo che ne sarebbe seguito;

- come sottospecie di questa alternativa, ottenere la liquidazione volontaria da parte di tutti i soci della Società in questione, lasciare le opere incompiute a testimonianza - faccio delle ipotesi, non dico che debba essere seguita l'una o l'altra - di un errore commesso dall'Amministrazione regionale;

- infine, ultima alternativa, ottenere una revisione concordata della convenzione che specificasse esattamente gli aspetti urbanistici e gli aspetti finanziari del problema.

La Giunta regionale e la maggioranza hanno creduto di scegliere questa strada e, cioè, quella di una rinegoziazione che portasse sui due aspetti, urbanistico e finanziario, della convenzione, perché, ad avviso della maggioranza, la questione era una questione di credibilità dell'Ente Regione.

Quali che siano le opinioni di ciascuno di noi sul tipo di stazione integrale che è l'ALPILA o sul tipo di stazione integrale tout court, che si sia favorevoli o che si sia contrari, è un dato di fatto incontrovertibile che la Regione, con una serie di provvedimenti che partono dal 1968 e arrivano al 1974, ha testimoniato una sua precisa volontà in un certo senso. A nostro avviso, tale comportamento della Regione deve essere sanzionato e portato avanti dal Consiglio in maniera responsabile. Noi non ci rifiutiamo di prendere questa responsabilità che ci spetta, che è nostro dovere prendere, perché non vogliamo che la Regione sia un Ente assolutamente privo di credibilità nei confronti di tutti gli altri operatori che esistono in Valle d'Aosta.

In questo quadro di revisione della convenzione doveva essere evidentemente consultato il Comune di Gressan. Con lettera del 24 dicembre 1975, pervenuta ieri mattina, il Comune di Gressan esprime un suo parere, richiesto evidentemente dalla Presidenza della Giunta, che dice:

"Veniamo a conoscenza che il 30 c.m. sarà discussa in Consiglio regionale la bozza della nuova convenzione che dovrà regolare i rapporti tra la Regione, il nostro Comune (solo per la parte che riguarda i parcheggi e che anticipa, come spiegherò dopo, degli aspetti urbanistici) e la Società ALPILA.

In relazione a tale imminente scadenza, non senza lamentare la brevità dei termini a disposizione di questa Amministrazione per esprimere un parere, sia pure di massima, intorno alla bozza di cui sopra, si ritiene di osservare quanto segue:

- la nuova convenzione potrà, ripeto, in linea di massima riscuotere il consenso di questa Amministrazione, a condizione:

1) che siano accolte le richieste avanzate da questa Amministrazione ai paragrafi 4, 5 e 12 della lettera 3 marzo 1975, numero di protocollo 1233.

(I paragrafi 4, 5 e 12 della lettera del 3 marzo 1975 dicono:

- paragrafo 4): l'assunzione del personale dovrà essere effettuata con preferenza, a parità di qualificazione e requisiti, con persone residenti nel Comune da almeno cinque anni. I requisiti richiesti dovranno essere accertati da una apposita Commissione mista - Comune e Società (c'è nella Convenzione);

- paragrafo 5): anche l'esecuzione dei lavori e l'affidamento di incarichi, compresi i subappalti, condizione che la Società inserirà nei contratti, dovranno di preferenza essere affidati ad aziende residenti da almeno cinque anni nel Comune; i requisiti richiesti dovranno anch'essi essere accertati da apposita Commissione mista (e anche questo punto è inserito nella convenzione);

- paragrafo 12): transito gratuito su tutti gli impianti della conca di Pila per i ragazzi della scuola dell'obbligo e riduzione su tutti gli impianti di tutti i biglietti del 70% ai residenti da almeno cinque anni. (Qui la questione è più spinosa, in quanto concerne la Società PILA, che adesso pratica uno sconto del 50%. Rendere gratuito il transito per i bambini della scuola dell'obbligo non dovrebbe essere un grosso problema; elevare lo sconto per i residenti al 70% vuol dire semplicemente caricare il bilancio regionale della differenza in materia. Comunque, se il Consiglio regionale è d'accordo, la clausola riguardante la Società PILA può essere discussa con la stessa).

2) che sia inserita nel testo contrattuale una precisa tempistica degli adempimenti relativi alla costruzione di un centro commerciale per il complesso della Gorraz. (Concordiamo; possiamo specificarlo. In realtà il centro della Gorraz dovrebbe essere completato entro il 1977 in modo da essere di per sé un centro omogeneo, funzionale e valido).

3) che tale tempistica si estenda alla efficienza del primo complesso della Gorraz, in modo da garantire il funzionamento per la prossima stagione invernale. (La stagione invernale è già incominciata e da quel punto di vista, evidentemente, il complesso della Gorraz sarà finito dopo la fine di questa stagione turistica).

4) che sia precisato il termine di insediamento della Commissione paritetica. (E siamo d'accordo per mettere un termine brevissimo: 15 giorni dopo la nomina dei Commissari).

5) che risulti prevista la gestione di tutti i servizi, sia infrastrutturali che di movimento, della stazione da parte di un Consorzio di gestione, onde sollevare questa Amministrazione da ogni onere della gestione stessa. (Questo, in realtà, è un punto che fa parte della convenzione esistente tra il Comune di Gressan e la Società ALPILA. Ora, evidentemente, la Regione aiuterà il Comune nella discussione di questo particolare aspetto della convenzione. Nella convenzione attuale fra il Comune di Gressan e la Società ALPILA questo Consorzio è diritto e dovere del Comune di Gressan, ma a titolo oneroso, non gratuito).

6) che sia definito il sospeso relativo alle infrastrutture già appaltate. (Si tratta dei circa, diciamo un pò meno dei 100 milioni che la Società ALPILA ci deve per le opere già eseguite e che evidentemente abbiamo richiesto in relazione a questa discussione e che dovranno essere versati quanto prima alla Regione).

7) che sia precisato l'impegno della Regione per mantenere la propria partecipazione alla compagine sociale dell'ALPILA, quanto meno nella proporzione attuale, dal momento che si ritiene che tale partecipazione rappresenti per il Comune la migliore garanzia del costante controllo e del buon fine dell'intera operazione.

Con l'occasione si ritiene infine di richiamare nuovamente l'attenzione della S.V. sul fatto che questa Amministrazione intanto si è indotta a stralciare dalla convenzione la questione della fognatura Pila-Dora Baltea in quanto si è avuta dalla S.V. la formale assicurazione che l'esecuzione della fognatura in discorso avverrà tramite finanziamento regionale col programma di lavori pubblici da effettuarsi nel triennio 1976-1977-1978".

(Il che è vero, ma questa lettera dimentica di aggiungere che la fognatura deve obbligatoriamente fare parte di un piano regolatore specifico dell'intera zona interessata dalla fognatura stessa, in maniera da evitare che con la fognatura si prosegua la cascata di cemento da Pila fino a Gressan).

Presidente - Ha chiesto la parola il Consigliere Monami. Ne ha facoltà.

Monami (P.C.I.) - Scusi, Signor Presidente, quella che ci ha testé letto è una lettera di accompagnamento della copia di una deliberazione del Comune di Gressan o è una lettera del Sindaco di Gressan? No, perché sono due cose distinte.

Andrione (U.V.) - La lettera è firmata dal Sindaco; però nella stessa si dice che il problema è stato discusso dal Consiglio.

Monami (P.C.I.) - C'è una deliberazione?

Andrione (U.V.) - Presidente della Giunta. Io, adesso, questo non lo so. La lettera dice: "In relazione a tale imminente scadenza, non senza lamentare la brevità dei termini a disposizione di questa Amministrazione per esprimere un parere, sia pure di massima, intorno alla bozza di cui sopra, si ritiene di osservare quanto segue...", e viene dato questo come risultato di una discussione consiliare. Ora, io non so se il Consiglio ha preso formalmente una deliberazione: Penso di sì, ma comunque non ne sono informato.

Ciò premesso per i rapporti con il Comune di Gressan, sotto il profilo più specificatamente tecnico, la convenzione deve essere distinta in due aspetti: un aspetto urbanistico, che non è stato possibile risolvere con trattative dirette e la cui soluzione viene demandata ad una Commissione paritetica, fatte però salve alcune premesse, e cioè:

- la inedificabilità assoluta delle zone di Jardin Alpin e Pan Perdu, premessa che diminuisce, sia per la Regione, sia per l'ALPILA, gli oneri per infrastrutture e li diminuisce in maniera notevole, perché la compromissione di dette zone con infrastrutture sarebbe stata particolarmente costosa;

- la possibilità di parziale ribaltamento - non c'è stato - accordo sulle cifre, perché noi sostenevamo la cifra zero mentre l'ALPILA sosteneva la cifra 50% - la possibilità di ribaltamento parziale, da stabilire dalla Commissione paritetica, tenute presenti le risorse idriche disponibili del posto e la già avvenuta compromissione dell'ambiente.

La situazione è tale per la quale si può ragionevolmente sperare che non vi sia un trasferimento superiore al 10%. Non solo, ma nell'intera operazione la volumetria verrà così diminuita di almeno il 15%.

Alla fine della riunione odierna, quali che siano le decisioni prese dai Consiglieri in materia - cioè non tenendo conto del voto espresso in seduta segreta, perché bisognerà dire certe cose in seduta segreta parlando di persone - la Giunta regionale chiederà l'avviso dei Consiglieri per la nomina del Presidente della Commissione paritetica.

Gli architetti proposti sono: Luisa Anversa Ferretti, Lucio Barbera, Lodovico Belgioioso, Franco Berlanda, Ludovico Quaroni, Campus Venuti, De Carlo e Ugo Illing.

Sono praticamente tutti Professori di Università e non sono stati contattati precedentemente per evidenti ragioni di correttezza nei confronti proprio del Consiglio. Sarebbe opportuno indicare una terna con la quale la Giunta possa avere dei contatti, per vedere chi è disponibile ad accettare l'incarico.

La Commissione in questione dovrà essere insediata, perché la proposta del Comune di Gressan ci sembra valida, entro brevissimo termine dalla nomina dei membri - diciamo, entro 15 giorni dalla nomina dei membri - e dovrà concludere i suoi lavori entro quattro mesi. Così la discussione dell'aspetto urbanistico del piano regolatore di Pila, che dovrà essere modificato, d'accordo con il Comune di Gressan e con gli altri soci dell'ALPILA, con legge regionale, è rimandata al momento in cui tale Commissione avrà espresso il suo motivato parere sull'insieme dell'operazione. Altrimenti, non si sarebbe potuto raggiungere un accordo.

Per quanto riguarda invece l'aspetto finanziario, è stata cura della Giunta regionale di certificare esattamente gli oneri a carico della Regione.

L'articolo 8 della precedente convenzione recitava: "La Regione assume l'impegno e l'onere della realizzazione delle infrastrutture sottoindicate, da attuare in un quinquennio, per una spesa prevista in lire 850 milioni, ripartita per lire 595 milioni a carico della Regione e per lire 255 milioni a carico della Società ALPILA:

- strade interne, con esclusione delle spese, che sono a totale carico della Società ALPILA, per le opere riguardanti la copertura dei tratti di strada coperta;

- fognatura;

- rete idrica.

In caso di aggiornamento o di revisione in aumento dei prezzi unitari dei capitolati di appalto, alle conseguenti maggiori spese concorrerà la Società ALPILA nella sopra indicata misura del 30%...".

Fatti brevemente alcuni calcoli approssimativi, ne è venuto fuori che, per questa parte, le spese avrebbero superato i due miliardi di lire. Detratti circa 500 milioni di lire dovuti alla inedificabilità di Jardin Alpin e Pan Perdu - quindi, vantaggio comune e reciproco ? sarebbe rimasta a carico della Regione una spesa di circa un miliardo di lire; un 70% di un miliardo e mezzo.

Su questa cifra, tenuto conto che sono già state spese a tutt'oggi 238 milioni di lire e qualche frazione, si è concordato per un contributo, da versarsi in due rate, come loro hanno potuto vedere dalla convenzione, di lire 550 milioni, con il quale la Regione viene scaricata da ogni obbligo finanziario rispetto alle infrastrutture di ALPILA.

La somma sarà pagata in due rate: una nello stato di avanzamento e una alla completa sistemazione del complesso La Gorraz. Già solo questo ritardo e il non avere a carico delle spese per appalti e cose di questo genere costituisce un notevole vantaggio finanziario per la Regione.

L'altro aspetto, che è in parte urbanistico e in parte finanziario, è quello dei parcheggi, la cui superficie di 10.000 mq. prevista dalla precedente convenzione rimane invariata. Viene anzi leggermente ampliata la superficie dei parcheggi; però la necessità di parcheggi era presente immediatamente, per cui, se la Commissione paritetica sarà favorevole a questo spostamento, il parcheggio di 10.000 mq., che è attualmente in costruzione, sostituirà il parcheggio che era invece inizialmente previsto. Ugualmente, il secondo parcheggio di 10.000 mq., sempre se il Comune di Gressan sarà d'accordo, potrà essere spostato, se la Commissione paritetica giudicherà utile spostarlo.

Sotto l'aspetto finanziario, i 200 milioni di lire previsti dalla precedente convenzione sono stati portati a 275; ciò, oltre che per la svalutazione della lira, anche per il fatto che le spese di manutenzione e sgombero neve di tali parcheggi saranno totalmente a carico dell'ALPILA. Solo per quest'anno, lo sgombero neve è stato appaltato per Lire 18 milioni. Quindi, era questione che doveva essere di responsabilità della Società e non di responsabilità della Regione.

Infine dò lettura dei punti d1) e d2) che sono le clausole di salvaguardia della convenzione in esame.

Dice il punto d1): "Fino a che la nuova convenzione non sia stata approvata, gli obblighi derivanti dalla convenzione in data 6 ottobre 1972 a carico delle parti contraenti si intendono sospesi, e pertanto la Regione non dovrà eseguire ulteriori opere infrastrutturali. Qualora la nuova convenzione venisse respinta ovvero non fosse esaminata dal Consiglio regionale entro quattro mesi dalla data di consegna delle conclusioni della Commissione di cui al punto a2), si intenderà automaticamente ripristinata l'efficacia della citata convenzione 6 ottobre 1972".

E il punto d2): "Entro 60 giorni dalla sottoscrizione del presente atto, la Società ALPILA dovrà presentare ai competenti organi una variante al progetto planivolumetrico approvato "sub conditione" dalla Giunta regionale con deliberazione n. 3003 del 3 settembre 1971, modificata con delibera 4740 del 7 dicembre 1971, nella quale trovino adeguata collocazione servizi-commerciali, dimensionati in maniera tale da garantire la funzionalità e l'autosufficienza dell'insediamento denominato "La Gorraz" e comprendente gli immobili da G1 a G8 di cui al citato progetto planivolumetrico, e venga altresì prevista la possibilità di sistemazione, anche provvisoria, di intese ed a condizioni da convenirsi tra le parti interessate, nell'ambito dei volumi previsti, realizzati o realizzandi, in tale zona, di locali per i seguenti servizi essenziali:

a) servizi di pronto soccorso;

b) scuola di sci ed eventuale azienda di soggiorno;

c) servizi antincendio.

Anche per i servizi commerciali, ancora disponibili, di cui sopra, è riservato il diritto di priorità ai residenti nel Comune di Gressan, con procedura da stabilirsi di intesa tra quest'ultimo e l'ALPILA".

Presidente - Il Consigliere Manganoni ha chiesto la parola. Ne ha facoltà.

Manganoni (P.C.I.) - L'ordine del giorno approvato a maggioranza dal Consiglio regionale nella seduta consiliare del 31 gennaio 1975 recita:

"Il Consiglio Regionale invita la Giunta:

1) ad accertare se le norme e condizioni di cui alla deliberazione di Giunta 3 settembre 1971 siano state rispettate dall'ALPILA...".

Questo era un mandato preciso dato dal Consiglio alla Giunta; ma di detto mandato non si fa alcun cenno. Pertanto, noi chiediamo alla Giunta di fare su questo argomento una relazione non solo verbale, ma scritta, in modo che i Consiglieri abbiano il tempo di esaminarla per potersi in seguito pronunciare.

Dice sempre il citato ordine del giorno, al punto 2):

"2) a negoziare una nuova convenzione con la Società ALPILA, subordinando alle clausole della convenzione che verrà sottoposta al Consiglio e concordata anche con gli amministratori del Comune di Gressan ogni futura decisione in merito al comportamento della Regione Valle d'Aosta nei confronti dell'ALPILA".

Ora sul parere del Comune di Gressan, di cui è stata data testé lettura dal Presidente della Giunta, come facciamo noi a pronunciarci, se non l'abbiamo avuto in visione? Di questo documento si doveva trasmettere copia ai Consiglieri unitamente agli altri allegati e non limitarsi ad una affrettata lettura in aula, che mette i Consiglieri nella impossibilità di valutarlo.

Voglio fare notare, inoltre, che tale lettera non riflette il parere del Consiglio comunale di Gressan. Essa può riflettere il parere di una parte dei Consiglieri del Comune di Gressan, ma un'altra parte di questi Consiglieri ignorano completamente detta lettera, che non è una decisione del Consiglio, bensì una decisione, io non so di chi, di quale Commissione, della quale, forse, alcuni Consiglieri di Gressan fanno parte. Quindi non si tratta di atto ufficiale del Consiglio comunale di Gressan.

E qui non voglio giustificare il Consiglio comunale di Gressan; però, se non vado errato, in quella lettera che ci è stata letta si accenna ad un termine estremamente breve, che non ha dato la possibilità a quell'Ente di esaminare attentamente la bozza della nuova convenzione. Ciò, a mio giudizio, torna a demerito della Giunta regionale, la quale doveva trasmettere in tempo la bozza della nuova convenzione, in modo che fosse il Consiglio comunale di Gressan, - e non una ristretta Commissione o non so chi -, a poter esprimere un parere circonstanziato in materia. Non si può quindi fare interamente colpa al Comune di Gressan, il quale, anzi, in un certo modo, è giustificato di come sono andate le cose.

Ora, io non entro nel merito della relazione del Presidente della Giunta per l'impossibilità di farlo, non avendo avuto, fra l'altro, quei documenti. Comunque, come Gruppo Comunista, pensiamo che i mandati di cui al punto 1 e punto 2 dell'ordine del giorno che vi ho ricordato, siano più che sufficienti a motivare la nostra richiesta di rinvio ad una prossima seduta degli oggetti all'ordine del giorno dell'adunanza odierna, per dare tempo alla Giunta di ottemperare ai due mandati ricevuti dal Consiglio, per avere il parere sulla nuova bozza di convenzione non di alcuni Consiglieri o di una fantomatica Commissione di Gressan, ma quello ufficiale del Consiglio comunale di Gressan e, nello stesso tempo, per dare tempo ai Consiglieri regionali di esaminare quel documento del Comune di Gressan e di prepararsi sugli argomenti negli uffici regionali, consultando atti, tavole, deliberazioni, ecc... Ciò che non è stato possibile fare negli otto giorni, che poi di fatto sono sette, intercorsi fra la convocazione e la seduta del Consiglio, visto che ben quattro di questi giorni, - e potremmo dire quattro e mezzo, perché noi sappiamo che alla vigilia di Natale, è logico, è comprensibile, una parte dei dipendenti va in ferie o che so io -, visto che ben quattro di questi giorni erano festivi. I Consiglieri regionali hanno quindi avuto un tempo assolutamente insufficiente - due giorni e mezzo su sette - per documentarsi consultando tutti quegli atti. Sia chiaro, qui non voglio fare nessuna colpa ai dipendenti regionali, perché quei giorni erano di festività e quindi era legittimo che i dipendenti stessero a casa.

Ora, noi non proponiamo un rinvio alle calende greche, sia molto chiaro, ma per un periodo di tempo, anche breve, tanto da permettere sia alla Giunta, sia ai Consiglieri, di mantenere i loro impegni e di poter svolgere i loro compiti.

Presidente - Ha la parola il Consigliere Chanu.

Chanu (D.P.) - Di fronte alla proposta di rinvio, che è stata avanzata all'inizio della discussione dal Gruppo Comunista, vorrei fare alcune considerazioni, dichiarando, fin d'ora, che anche noi del Gruppo dei Democratici Popolari siamo favorevoli ad un rinvio della trattazione e di questo e del successivo argomento, attesa la loro stretta connessione, per diversi ordini di motivi.

Anzi tutto vi è un motivo, vorrei dire, di carattere preliminare ed assorbente: la stessa relazione e già il testo della convenzione ce lo faceva presente. La stessa relazione del Presidente della Giunta, in punto convenzione, pone in luce come essa porti delle notevoli, importanti comunque, - e noi diciamo anche gravi -, implicazioni di carattere urbanistico e paesaggistico, oltre che di carattere finanziario.

Ora io mi domando - ed è questo il primo motivo formale a cui aggancio l'adesione del nostro gruppo alla proposta di rinvio, proposta che trova nell'articolo 51 del Regolamento interno del Consiglio la sua giustificazione - io mi domando per quali motivi una deliberazione, un atto amministrativo che comporta implicazioni di carattere urbanistico e paesaggistico, oltre che di carattere finanziario, non sia stato sottoposto - poi parleremo di come vorremmo e di come non vorremmo siano sottoposti - non sia stato sottoposto formalmente al preventivo esame della Commissione Affari Generali. Infatti, a parte la stretta interconnessione fra i due argomenti, a parte il fatto che stamane in Commissione Affari Generali la discussione si è prolungata perché, fatalmente, si scivolava, nella trattazione dell'argomento che è al punto 2) dell'ordine del giorno e che era portato all'esame della Commissione, alla discussione sul punto 1), dico, a parte questo, non vedo perché nella "convenzione" non si debbano reperire elementi - ed importantissimi elementi, vuoi di carattere urbanistico e paesaggistico vuoi di carattere finanziario - per cui, come si era sentito il dovere di investire, quanto meno formalmente, la Commissione Affari Generali del punto 2) dell'ordine del giorno, così si doveva sentire il dovere di investirla anche del punto 1).

Quindi, sotto questo profilo, oltre alle argomentazioni del Consigliere Manganoni, che faccio mie, c'è da parte nostra la specifica richiesta, che trova aggancio al comma primo dell'articolo 51 del Regolamento interno del Consiglio, di rinvio dell'argomento "convenzione" all'esame della Commissione Affari Generali. Si tratta in fondo di due atti amministrativi, di due deliberazioni, e non di un disegno di legge l'uno, per il quale è obbligatorio il parere delle Commissioni, e di un atto amministrativo l'altro. No, si tratta in entrambi i casi di atti amministrativi, ambedue, riteniamo noi, aventi implicazioni di carattere finanziario ed uno avente anche implicazioni di carattere urbanistico. Ora, la Commissione prima è la Commissione Affari Generali, Finanze, Programmazione e Urbanistica. Ci è dunque incomprensibile perché la "convenzione" non sia stata portata all'esame di detta Commissione.

Questo è il primo elemento.

Naturalmente, ripeto, faccio mie le argomentazioni del collega Manganoni. Qui si vuole contrabbandare - e non ho paura di dirlo -, come atto amministrativo di un Ente, che doveva essere sentito nelle forme dovute e che doveva rispondere nelle forme dovute, una lettera "obtorto collo" in cui il rappresentante dell'Ente stesso si lamenta della brevità del tempo che non ha consentito un serio ed accurato esame dell'argomento da parte dell'Amministrazione interessata. Ora, dato che il Comune di Gressan non è un Comune di serie "C", ma ha un suo Consiglio comunale e una sua Giunta, ebbene, si metta anche il Comune di Gressan nella possibilità cronologica - se non altro per il rispetto delle diverse volontà dei Consiglieri che si possono manifestare in quella sede - di poter esprimere un parere attraverso l'organo amministrativo legittimato ad esprimere un tale parere e non una opinione di uno o più dei suoi amministratori, come è nella fattispecie; perché, per quanto ne so io, né delibere di Giunta in via di urgenza né tanto meno delibere di Consiglio aventi per oggetto questo argomento sono state assunte dal Comune di Gressan.

Ma, ripeto, il problema è molto grosso; il problema è molto grosso anche perché, forse volutamente e forse involontariamente, il Presidente della Giunta ha quasi pretermesso di accennare agli aspetti politici che sono al sottofondo di questo problema, aspetti politici che traspaiono in una frase della parte introduttiva della convenzione, là dove dice che il pubblico potere riguarda il problema con un'ottica che è venuta diversificandosi nel tempo.

Ora, giustamente, forse con un piccolo errore cronologico, il Presidente della Giunta ha parlato di problema instauratosi, come atto iniziale, nel 1966 - io, da quelli che sono i miei ricordi, ho però la sensazione che già nel 1965 c'era stato, da parte del Consiglio regionale, un parere di adesione alla allora, mi sembra, Società STIFA, ed è un parere di cui certamente il Presidente della Giunta è a conoscenza e che risulta agli atti - ed è un dato indubbio che da allora l'ottica iniziale si sia modificata. Ma perché? Perché, effettivamente, dalle illusioni soprattutto degli anni 1965/1966 - centro sinistra - per le quali sembrava che la mano pubblica potesse determinare anche l'azione privata con la semplice partecipazione nelle varie iniziative, siamo arrivati alla constatazione che - e qui la responsabilità è di tutti - anziché essere dei rimorchiatori ci siamo trovati fatalmente ad essere dei rimorchiati. Ebbene, di fronte a questa situazione - e qui mi riaggancio al secondo argomento sulla richiesta di rinvio del Consigliere Manganoni - di fronte a questa situazione, la sensibilità di una parte del, Consiglio regionale è giunta ad un punto tale da non dissentire aprioristicamente da un atto di denuncia formale della convenzione e di tutti gli allegati successivi, da un ritiro della partecipazione azionaria della Regione nella Società ALPILA. E questo, da una parte, per l'impossibilità pratica di determinare alcunché da parte del pubblico potere - dell'operatore regionale, per usare il termine in voga in questo momento - costretto ad assistere solo passivamente a fatti e misfatti che venivano commessi e - il che è ancora più grave - a rendersene soltanto mera copertura pur avallante, dall'altra, a causa di situazioni veramente gravi di inadempienza da parte della Società, del potere privato interessato, situazioni di inadempienza che, nel mese di gennaio 1975, la Giunta regionale si era impegnata ad approfondire e a renderne edotto il Consiglio.

Perciò è evidente che, se a questa domanda non viene data risposta, se non viene data la possibilità di accertare in modo approfondito quale è la situazione di responsabilità, vuoi esclusiva vuoi concorrente, delle due parti oggi in contrasto, è evidente che ben difficilmente si potrà avere la possibilità di dire, con cognizione di causa: possiamo - perché "inadimplenti non est adimplendum" - saltare al di là del fosso e giungere alla denuncia della convenzione ovvero vogliamo ripiegare sull'altra strada, altrettanto difficile e forse anche più delicata, della modifica della convenzione.

Quindi, anche sotto questo profilo, potrebbe trovare applicazione il punto 2) dell'articolo 51 del Regolamento interno del Consiglio, cioè rinvio dell'esame della proposta perché la Giunta regionale provveda a quell'accertamento di cui si era fatta carico già nel gennaio 1975 con l'approvazione, a maggioranza, di quell'ordine del giorno, che tutti conoscete e che io non sto a rileggere.

A questo punto, non capisco perché una implicazione così grave di carattere urbanistico, paesaggistico e anche turistico - perché naturalmente tutto questo può anche modificare delle possibilità e delle prospettive nel settore - non sia stata sottoposta e devoluta anche all'esame preventivo della Commissione Turismo.

Effettivamente queste Commissioni sono fatte per un qualche cosa e devono gioco forza essere sentite, soprattutto - e io parlo delle Commissioni che si interessano degli aspetti urbanistici e degli aspetti turistici - allorquando, problemi, come questo dell'ALPILA, hanno una dimensione, una importanza e conseguenze tali da trascendere la vita, l'iter amministrativo di una semplice legislatura.

Quindi anche sotto questo profilo, tenuto conto che siamo in tema di revisione profonda delle materie urbanistiche, ci sentiamo noi, allorquando stiamo affrontando questo problema di una drastica revisione, di imbarcarci così, tout court, in una Commissione paritetica non meglio definita, che dovrebbe praticamente contrattare con la controparte privata la possibilità di una modifica di norme urbanistiche, di norme di piano regolatore, andando, secondo me, al di là e contro quelle che sono non solo le linee direttrici che dovrebbe tenere una pubblica Amministrazione, che la determinazione delle linee urbanistiche le fa per conto suo e anche d'autorità, ma, comunque, mai subordinatamente alla controparte? Evidentemente, integrare o vedere di integrare questo con le future prospettive che si hanno in tema di urbanistica, con quelle che possono essere le implicazioni che riguardano specificatamente ribaltamenti di volumetria, agglomerazioni di volumetria, eliminazione e diminuzione di volumetria, e così via, sarebbe il compito della Commissione.

Dunque, in definitiva, noi insistiamo sul rinvio, perché riteniamo che il problema debba essere vagliato e sottoposto, alla luce di questi elementi, in sede di seria istruttoria a livello di Commissioni; e, per la proposta di rinvio, a nome del Gruppo dei Democratici Popolari, chiedo al Presidente del Consiglio la votazione segreta.

Presidente - Ha la parola il Presidente della Giunta.

Andrione (U.V.) - In relazione a quanto è stato affermato, intendo fare alcune brevissime osservazioni.

La prima: la lettera del Comune di Gressan è firmata dal Sindaco. Ebbene, quando mi si dimostrerà che il Sindaco non parla in nome dell'Amministrazione, allora io accetterò le illustrazioni dell'Avv. Chanu.

(Voci in aula)

No, no, io ricevo una lettera firmata dal Sindaco; no, no, io non faccio telefonate, io ho delle lettere specifiche. C'è stata una riunione il 24 di dicembre. Comunque, ripeto, la lettera è firmata dal Sindaco e, come tu mi insegni, visto che lo sei stato anche per il Comune di Aosta, il Sindaco ha certi poteri di rappresentanza del Comune.

La seconda: per quanto riguarda la discussione attuale, questa è una parte - e l'ho detto - susseguente a quell'ordine del giorno approvato a maggioranza e richiamato dai Consiglieri Manganoni e Chanu. Ed è esclusivamente la parte che determina la questione finanziaria, da un lato, e stabilisce, dall'altro, la procedura da seguire per le modifiche di urbanistica, procedura che, a nostro avviso, avendo la Regione in quel momento fatto una scelta di un certo tipo, deve essere concordata, in quanto la Regione - lo ripeto - il 6 ottobre del 1972, ha approvato una convenzione con questo tipo di impegno. Di conseguenza, oggi noi facciamo la parte specifica di cui ci eravamo caricati e che riguarda la questione finanziaria e indichiamo, attraverso un meccanismo specifico, quali saranno i futuri lavori di tipo urbanistico su cui questo Consiglio sarà chiamato a dare un parere.

La Giunta regionale ha provveduto a chiedere parere scritto agli uffici competenti su quanto è stato fatto nella conca di Pila. Detto parere sarà sottoposto alla Commissione prevista per la discussione in materia urbanistica. Però, qui si tratta non di fare la discussione in materia urbanistica; si tratta di nominare una Commissione perché questa discussione possa avere luogo, se no, con il sistema di rinvii e contro rinvii, noi, di qui a tre anni, parleremo ancora del problema ALPILA, che diventerà un cancro irresolubile, perché evidentemente l'Amministrazione regionale, o per lo meno una parte dei Consiglieri regionali, hanno l'abitudine di vedere gli aspetti politici del problema in maniera variabile.

Presidente - Io vorrei fare alcune osservazioni.

Purtroppo, quasi tutti gli amministratori regionali che hanno trattato con la Società ALPILA non conoscevano la topografia e la toponomastica della zona di Pila e dintorni. Questo fatto è stato molto negativo, perché le Società private - prima la STIFA e poi l'ALPILA - avevano studiato molto meglio degli amministratori regionali la topografia e la toponomastica di Pila e di questa loro perfetta conoscenza si erano valsi per ingannare gli amministratori regionali.

Ora, tra le altre cose, nella convenzione attuale si parla della Gorraz, come se fosse un'unica località; mentre questo non è vero, perché le Gorre sono tre: c'è la "Gorraz de désot", la "Gorraz di menten" e la "Gorraz de dameun". Ebbene, in quale di queste tre Gorre si vogliono fare le costruzioni per la bella cifra di 17 miliardi? Questo non lo sappiamo ed io mi permetto di chiederlo.

E poi c'è la storia di Jardin Alpin e Jardin public: e lì sono stati gli amministratori della STIFA che hanno cercato - e diverse volte sono riusciti - di ingannare gli amministratori regionali. Io mi ero accorto di questo tentativo di inganno, perché io dicevo agli amministratori della STIFA: "Badate che non si può costruire assolutamente sul Jardin Public. Sarebbe un delitto, perché si tratta di una località unica nel suo genere; si tratta di un pianoro che ha delle piante disposte in ordine sparso, a gruppi, per cui è una cosa bellissima e sarebbe, ripeto, un delitto di costruire sul Jardin Public".

Invece i Signori della STIFA - e più tardi quelli dell'ALPILA - avevano in mente di costruire sul Jardin Public. E allora che cosa si è inventato? Si è creata una nuova denominazione: "Jardin Alpin", che non esisteva affatto. E quando io dicevo - siccome nei documenti, prima della STIFA poi dell'ALPILA, si prevedeva la costruzione nella località "Jardin Alpin" - quando io - dicevo (questo lo dicevo finché trattavo io, evidentemente) quando dicevo:

"Ma, un momento! Vi ho detto che nel "Jardin Public" non si può costruire".

"Ah! Ma non è il "Jardin Public", è il "Jardin Alpin".

"Ma il "Jardin Alpin" non è mai esistito. E dov'è il Jardin Alpin?".

Quelli della STIFA rispondevano:

"Ah! Siamo noi che abbiamo creato questa nuova denominazione, ma non si tratta del "Jardin Public", si tratta di una località situata a ponente della Gorraz dimezzo".

Questo è tanto vero che, quando si è discusso in Consiglio regionale della prima convenzione, io ho fatto una osservazione al riguardo, perché c'è una parte della prima convenzione in cui si parla appunto di "Jardin Alpin" e di "Pan Perdu". Adesso si dice che non si può costruire sul "Jardin Alpin", come non si può costruire su "Pan Perdu". D'accordo! Però non vorrei che domani costoro, valendosi di questo giochetto delle denominazioni, mi vengano a costruire sul "Jardin Public".

Quindi è necessario - e questo lo dico tra parentesi e senza insistere troppo, perché questa è già una osservazione di merito e non voglio fare osservazioni di merito, ma solo delle osservazioni in relazione alla richiesta di sospensione o di interruzione dei lavori del Consiglio - è necessario che nella convenzione, là dove si parla di "Jardin Public", si dica "Jardin Public" detto altrimenti "Jardin Alpin" e viceversa, allo scopo di evitare di essere ingannati.

C'è poi un'altra località, che la STIFA aveva battezzato "Printemps"; ma nessuno sa dove sia quella zona e bisognerà stabilirlo.

Al riguardo, faccio una osservazione: secondo me è indispensabile, affinché i Consiglieri possano decidere con conoscenza di causa, che si distribuisca ai medesimi - e questo lo si può fare molto rapidamente - una mappa dove ci siano, da un lato, le indicazioni degli edifici G1, G2, G3, G4, G5, G6, G7, G8 (mi si dice che questi G con le varie numerazioni comincino nel pianoro della Gorraz e finiscano alla Cappella di Pesein. Comunque, noi dobbiamo essere in grado di controllare questi famosi "G") e dall'altro, le vecchie, le antiche denominazioni delle località che esistono ancora adesso. Altrimenti, come facciamo a orientarci in questa situazione?

Si è sollevata anche la questione delle violazioni, da parte dell'ALPILA, di quanto era stato prescritto precedentemente. Ebbene, io chiedo scusa al Consiglio se, per l'ennesima volta, parlo di un argomento che ho sempre sollevato, anche nelle ultime riunioni del Consiglio nelle quali si è discusso del problema dell'ALPILA, e cercherò di essere breve il più possibile. Io ho sempre chiesto che si controllasse se le prescrizioni, contenute nella deliberazione di Giunta n. 3303 del 3 settembre 1971, erano state rispettate. Tali prescrizioni - e chiedo scusa se le leggo - erano le seguenti:

"1°) non saranno ammesse, per rispettare il paesaggio, costruzioni sul limite nord del piano della Gorraz (quindi verso Pesein), sul limite nord-ovest del piano di Pesein, sul limite nord del piano di Pila (il limite nord del piano di Pila è verso la località Perché. Tutti sanno dove è la località Perché; almeno presumo che lo sappiano. Poi magari molti non sanno dov'è detta località);

2°) i fabbricati della valletta, tra Pila e Pesein, dovranno essere collocati in modo che i tetti non superino il livello della strada e che non superino, a monte, la linea tra la facciata della Cappella di Pesein e la stazione di arrivo dell'ovovia;

3°) non sarà ammessa la colata di cemento tra Pesein e la Cappella (io insisto su questo punto n.3, perché è proprio uno dei punti violati dall'ALPILA); lo spazio tra la Cappella e Chacard dovrà rimanere verde, così come il promontorio in fondo ai prati di Pila e quello situato a nord-ovest del tornante esistente a circa 60-80 metri dall'Hôtel des Alpes; pure a verde dovrà rimanere lo spazio tra Chacard e il rivo di irrigazione (tutte condizioni violate, dalla prima all'ultima);

4°) non potranno essere realizzati ponti in cemento (beh! questi non sono stati fatti);

5°) sarà consentita una altezza massima dei fabbricati di metri 10 o tre piani dal livello dei pianori; si potranno consentire quattro piani sul limite ovest del pianoro di Gorraz (la prima parte della prescrizione è stata modificata come segue dalla Giunta di allora: Sarà consentita una altezza massima dei fabbricati di metri 12 o tre piani dal livello dei pianori);

6°) dovranno essere rispettati i boschetti tra la Gorraz e Pesein e gli altri situati tra Pila, Pesein e la Cappella (e qui i larici sono tutti morti...);

7°) dovrà essere realizzato un programma di mantenimento dell'economia silvo-pastorale e di sistemazione idraulico forestale delle piste, nonché delle zone disboscate e di disciplina nei confronti dei gitanti con nomina di personale di vigilanza, ecc. ecc.".

Ora, doverosamente, bisogna dire che il Presidente della Giunta ha accolto questa mia istanza ed ha incaricato i tecnici della Sovraintendenza di accertare se tali violazioni dell'ALPILA erano avvenute o no. E quale è stata la risposta dei tecnici della Sovraintendenza?

Visto qua, visto là - io sorvolo i visti - si svolgono le seguenti considerazioni.

Per quanto riguarda gli interventi edilizi già effettuati, e tenuto conto delle norme e prescrizioni riportate in premessa:

a) sono state realizzate le costruzioni sul limite nord-ovest del piano di Pesein (dove, secondo le intese intervenute fra Giunta regionale di allora e ALPILA, non bisognava costruire e invece si è costruito) in contrasto con la prescrizione di cui al punto 1);

b) sono state realizzate costruzioni tra Pesein e la Cappella (fabbricato G8), in contrasto con la prescrizione di cui al punto 3);

c) per quanto riguarda le altezze massime consentite, a parere del Consigliere Caveri, vi sono state violazioni al punto 5), in quanto le costruzioni realizzate sul pendio ovest del piano di Gorraz (edificio G3) presentano, nel loro sviluppo, certamente più di quattro piani e altezza maggiore di 12 metri".

L'Ufficio non condivide il mio parere, "in quanto la prescrizione di cui al punto 5) potrebbe essere interpretata nel senso che i piani ammissibili e le altezze massime avrebbero dovuto riferirsi al pianoro della Gorraz e cioè allo spazio delimitato dagli edifici medesimi". A mia volta, io non condivido questa opinione, nel senso che ritengo che l'ALPILA...

(Voce in aula)

Va bene, ripeto. Questa è la parte nella quale i tecnici non condividono il mio parere. Essi dicono infatti: "Per quanto riguarda le altezze massime consentite, a parere del Consigliere Caveri, vi sono state violazioni al punto 5), in quanto le costruzioni realizzate sul pendio ovest del piano di Gorraz presentano, nel loro sviluppo, certamente più di quattro piani e altezza maggiore di 12 metri". Ed era quanto sostenevo io; ma poi proseguono: "L'Ufficio non condivide detto parere, in quanto la prescrizione di cui al punto 5) potrebbe essere interpretata nel senso che i piani ammissibili e le altezze massime avrebbero dovuto riferirsi al pianoro della Gorraz e cioè allo spazio delimitato dagli edifici medesimi".

Ora, da testi oculari, che avevano controllato la faccenda dei piani e dei metri di questi massimi, mi si era assicurato che la Società ALPILA aveva giocato sulla questione del punto di partenza dei piani e dei metri. Bisogna infatti vedere se, nei rilievi, si parte dal pianoro della Gorraz o, invece, dalla parte inferiore sottostante, perchè si sa che quegli edifici sono stati sviluppati prendendo la località Fernier come punto di riferimento; ma, siccome lì c'è un pendio forte, evidentemente, dipende da dove si parte per le misurazioni. Ci sono poi altre dichiarazioni ancora più gravi in questo parere, là dove si dice: "Per quanto riguarda gli interventi edilizi previsti dal disegno globale, e ancora da realizzare, si mette in evidenza quanto segue: (Ora io non so se si potrà porre rimedio alle violazioni di cui ho dato lettura prima; ma ci sono altre violazioni che si riferiscono ai punti seguenti di cui, nella convenzione, bisognerà tenere conto, dì cui dobbiamo preoccuparci, per evitare che l'ALPILA non rispetti le condizioni una seconda volta):

a) sono previste costruzioni sul limite nord del piano di Pila, in contrasto con la prescrizione di cui al punto 1) (secondo i documenti dell'ALPILA, si prevede di costruire in fondo ai prati di Pila, cioè nella direzione nord, verso il Grand Combin e il Falère. Ora, qui c'era l'impegno preciso dell'ALPILA di non costruire, ma essa, imperterrita, nei suoi progetti prevede di costruire anche in fondo ai prati di Pila, cioè sul limite nord);

b) i fabbricati previsti nella valletta, tra Pila e Pesein, superano, a monte, la linea ideale di cui al punto 2);

c) sono previste costruzioni (sempre nei nuovi documenti dell'ALPILA):

- tra la Cappella e Chacard (e il verde dove rimane? Il verde scompare completamente sotto il cemento);

- sul promontorio situato a nord-ovest del tornante esistente a circa 60-80 metri dall'Hôtel des Alpes;

- tra Chacard e il rivo di irrigazione (e il rivo di irrigazione è quel ruscello che ha le sembianze di un torrente, ma non è un torrente, perché è un rivo di irrigazione. Ebbene, si prevede di costruire anche fra Chacard e il rivo di irrigazione)".

Ora, a me sembra che nella convenzione bisognerà tenere conto di tutte queste cose, perché altrimenti...

Io credo di avere finito questo primo intervento. Ci sono altre considerazioni da fare; comunque, mi riservo di farle in un secondo tempo.

Dò la parola al Presidente della Giunta.

Andrione (U.V.) - Io concordo con quanto ha detto l'Avv. Caveri e, in particolare, sul fatto che nella convenzione o, se preferite, nella nuova legge che dovrà essere approvata debba essere esattamente precisato che vi sono delle zone inedificabili, perché vi sono stati dei giochi abbastanza pesanti in materia di planovolumetria nella conca di Pila.

Questo è il mandato che, come Giunta regionale - e chiederemo all'Avv. Caveri di essere presente - intendiamo dare alla Commissione che deve essere nominata.

Non ho poi nulla in contrario che, questo pomeriggio, vengano distribuite delle mappe per localizzare esattamente quelle che sono le opere o costruite o in costruzione nella Gorraz; anzi, provvederò che vengano distribuite, perché si possa esattamente capire cosa vuol dire circoscrivere alla Gorraz l'aspetto attuale della conca di Pila.

Concordo anche sul fatto che sia specificato che è inedificabile la località "Jardin public" o "Jardin Alpin"; non mi interessa la denominazione, mi interessa che quella località non sia edificabile. Rimane però il fatto che proprio certe specificazioni, date da chi conosce molto bene la zona, fanno apparire chiaramente quanto sia difficile fare dell'urbanistica e, in particolare, fare dell'urbanistica nella conca di Pila.

Si è partiti con un piano faraonico; deve essere ridimensionato. E' una questione che deve essere affrontata con il dovuto tecnicismo. I membri della-Giunta hanno concordato su questo, quando si sono resi conto che, sotto il profilo urbanistico, non sarebbero riusciti ad arrivare ad una intesa. Abbiamo preferito allora la nomina di una Commissione di tecnici cui questa problematica deve essere, per iscritto, inviata e alla quale devono dare delle risposte soddisfacenti. A quel momento, la discussione in Consiglio potrà essere fatta su una documentazione valida e appoggiata da un parere che sia quello necessario per poter capire questa vicenda. Se no, non ne usciremo mai.

Comunque io, accogliendo la richiesta dell'Avv. Chanu, chiederei a mia volta che venisse messa in votazione, a scrutinio segreto, la proposta di rinvio della discussione dell'argomento, perché se no continuiamo la discussione.

Presidente - Ha la parola il Consigliere Chanu.

Chanu (D.P.) - Volevo solo sottolineare, Signori Consiglieri, come, molte volte, la fretta sia veramente cattiva consigliera. Ci troviamo infatti di fronte ad uno stranissimo comportamento. Da parte del Consigliere Manganoni era già stato messo, sia pure molto sinteticamente, un po' il dito sulla piaga. Avete, con un ordine del giorno votato da voi, assunto un impegno che non è, diciamo, un impegno, diviso in due parti impermeabili: da una parte se ne fa uno e dall'altra si vede a chi dare quelle che sono le risultanze del primo.

Evidentemente, i due impegni trovavano una loro stretta correlazione proprio sulla base della discussione che era stata fatta nel gennaio del 1975, perché il primo impegno della Giunta costituiva la risposta o doveva costituire la piattaforma per una risposta al primo presupposto: cioè, ci troviamo di fronte ad una situazione di violazioni tale da poter portare il Consiglio regionale ad arrivare a...

Tu, Presidente della Giunta, dici di no. Comunque, dopo quanto abbiamo sentito - e di ciò rendiamo grazie al Presidente del Consiglio che ci ha offerto degli elementi di cui assolutamente non eravamo a conoscenza, a causa del tempo stretto, di allegati carenti e mappe nessuna - dopo questo po' po' di florilegio che è venuto fuori da parte dell'ALPILA, coperto da uno strano velo di silenzio, io credo che, se una applicazione del punto 2) del primo comma dell'articolo 51 del Regolamento interno del Consiglio - rinvio dell'oggetto in esame per accertamenti - non debba essere accettata, beh! allora, Signori del Consiglio, mi sembra che si vuole andare avanti a tutti i costi.

Ora, io non voglio e non posso capire perché si vuole andare a tutti i costi, prendendo una strada che, forse, è ancora più pericolosa di quella precedente, in quanto lascia tutto nel fumoso e, fra l'altro, crea un organismo fantomatico che potrebbe, ad un certo momento, concludere, per esempio, a livello di tecnici, che nemmeno un metro cubo di costruzione deve essere ribaltato, con la conseguenza che l'ALPILA, dopo questo fior di convenzione, si troverebbe di nuovo con la convenzione del 1972, perché al paragrafo d1) della bozza di nuova convenzione si dice che, se entro "tot" mesi non si sarà deciso qualche cosa, tutto ritornerà come prima.

No! Io credo che, effettivamente, il problema sia tale che debba essere rivisto e in sede di Giunta e in sede di Commissioni competenti, per poter arrivare ad una discussione in sede di Consiglio che abbia un minimo di serietà e per non dover più assistere a quella scena di imbarazzato silenzio da parte del Presidente della Giunta quando risponde al Consigliere Manganoni: "Ah! Le risultanze delle indagini le daremo alla Commissione a ciò preposta", mentre il Presidente del Consiglio, molto più onestamente, mette sul tavolo della discussione anche tali elementi.

Ora, noi vogliamo che detti elementi siano approfonditi, noi vogliamo che siano acclarati, perché la sussistenza dei medesimi potrebbe anche legittimare quella che era la posizione di diversi gruppi consiliari di rivedere, con maggior rigore e con maggior perplessità, i rapporti con l'ALPILA, non esclusa anche una soluzione ultimativa. E' per questo che insisto nella proposta di rinvio.

Presidente - Ha la parola il Presidente della Giunta.

Andrione (U.V.) - Io chiedo che si passi alla votazione sulla proposta di rinvio, perché non vorrei ripetere, per l'ennesima volta, che qui non stiamo discutendo degli aspetti urbanistici della questione, in quanto gli aspetti urbanistici della questione saranno discussi dopo che la prevista Commissione avrà fatto quel dato tipo di lavoro.

L'Avv. Chanu sarà molto più bravo di me in materia di urbanistica; io, personalmente, avendo fatto una trentina di riunioni in materia, non mi sento di fare certe affermazioni come invece lui fa.

Siggia (P.C.I.) - Non penso che sia il caso di votare eventualmente oggi una convenzione che, in base alle clausole di cui al paragrafo dl), decade automaticamente... se il Consiglio non approverà la nuova convenzione di cui al paragrafo a5) della presente. Sarebbe tutto lavoro inutile.

Andrione (U.V.) - Dalla prevista Commissione paritetica potrà venire fuori, finalmente, il parere tecnico necessario per dire che noi siamo nelle condizioni...

Siggia (P.C.I.) - Abbiamo la facoltà di nominare qualsiasi tipo di Commissione.

Andrione (U.V.) - Si, però abbiamo anche una convenzione in atto valida ed efficace.

(Voci in aula)

Presidente. - Ha chiesto la parola il Consigliere Bondaz. Ne ha facoltà.

Bondaz (D.C.) - Signor Presidente, Signori Consiglieri, io ritengo che a questo punto, prima di passare alla votazione così come è stato richiesto dal Consigliere Chanu, sia d'uopo, anche per valutare esattamente tutte le risultanze della prima parte della discussione, che si faccia luogo ad una sospensione dei lavori, anche limitata nel tempo.

Presidente - Prima di accogliere la richiesta di sospensione della seduta fatta dal Consigliere Bondaz sospensione che poi non so che cosa potrà portare, quale Pentecoste potrà portarci, con relativa discesa dello Spirito Santo sulle nostre teste - io vorrei fare la seguente piccola considerazione.

Abbiamo la prova provata che l'ALPILA ha violata le condizioni stabilite dall'Amministrazione regionale; abbiamo la prova provata che l'ALPILA, nei suoi documenti, si prepara a violarle un'altra volta, infischiandosene altissimamente dell'Amministrazione Regionale.

Ora, si tratta di argomenti talmente gravi - quelli di cui alla seconda parte del parere dei tecnici della Sovraintendenza - che non si può affidare la normativa in materia ad una Commissione, tanto più che conosciamo la debolezza delle Commissioni nominate dall'Amministrazione Regionale, soprattutto quando ci si trova di fronte a certi giganti.

Quindi, io penso che, in un secondo tempo, chiederò che le condizioni relative a queste già preparate violazioni siano esaminate e regolate con una normativa che rientri nella convenzione stessa, e non da una Commissione, perché, ripeto, sappiamo che i nostri rappresentanti, purtroppo, hanno una debolezza costituzionale spaventosa. Pertanto, è necessario che sia la stessa convenzione che stabilisca le norme sui predetti punti, altrimenti sappiamo che, se vogliono ingannarci... Ad ogni modo, io non sono d'accordo di rimettere tutto quanto ad una Commissione.

Ha la parola il Presidente della Giunta.

Andrione (U.V.) - Ma quella Commissione dovrà semplicemente stabilire i documenti sui quali il Consiglio deciderà. Non è la Commissione che decide, è il Consiglio che decide; e ripeto per la quarta volta che, soltanto attraverso la contestazione specifica e le risposte date a quegli argomenti, il Consiglio potrà decidere con conoscenza di causa, sapendo esattamente di quali località si parla.

Presidente - Lo so, ma se questo lo stabiliamo nella convenzione è più presto fatto. Perché vogliamo rimandare il problema? Per dare il tempo all'ALPILA, la quale poi, magari in un momento di distrazione del Consiglio, come è già successo... Il farlo dopo potrebbe portare a conclusioni negative.

Comunque è stata richiesta una breve sospensione della seduta. È d'accordo il Consiglio di accogliere la richiesta?

Si dà atto che il Consiglio accoglie unanime la richiesta di sospensione della seduta fatta dal Consigliere Bondaz, e che la seduta stessa è sospesa dalle ore 12,22 alle ore 12,52.