Oggetto del Consiglio n. 452 del 19 dicembre 1975 - Verbale

OGGETTO N. 452/75 - Disegno di legge regionale concernente: "Interventi per l'istituzione di biblioteche pubbliche e centri sociali di educazione permanente".

La legge regionale che viene sottoposta all'esame ed all'approvazione dei Signori Consiglieri intende promuovere un'azione sistematica al fine di garantire in maniera costante e capillare la diffusione della cultura in appoggio alla scuola, per quanto riguarda la popolazione scolastica e, in maniera autonoma, per quanto riguarda la popolazione adulta.

Sin dal 1966 la Commissione di ricerche economiche e sociali per la "Programmazione regionale" in "Cenni sulle infrastrutture culturali extra-scolastiche", pubblicato dalla SORIS S.p.A., ha auspicato l'istituzione, a livello di comprensorio, di "attrezzature di base" aventi il carattere di biblioteca, di centro culturale e di centro sociale.

L'Istituto, così differenziato, dovrebbe assumere caratteristiche di vitalità, dinamismo ed immediatezza, innestandosi sul carattere istituzionalizzato della biblioteca e superando la natura prevalentemente volontaristica dei centri culturali tradizionali; del centro sociale dovrebbe assumere l'approccio professionale nel senso di una concezione del servizio condizionata da obiettivi realisticamente e tecnicamente riferiti alle possibilità latenti della comunità ed alle linee generali di sviluppo della zona.

In tale ottica la Giunta regionale ritiene indispensabile, anche con un programma a lunga scadenza, dare corpo ad una iniziativa che il decorrere del tempo ha solo reso più attuale e necessaria.

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Disegno di legge regionale n. 174

REGIONE AUTONOMA VALLE D'AOSTA

Legge regionale ______________ n. ____ : INTERVENTI PER L'ISTITUZIONE DI BIBLIOTECHE PUBBLICHE E CENTRI SOCIALI DI EDUCAZIONE PERMANENTE.

Il Consiglio Regionale ha approvato;

Il Presidente della Giunta regionale

PROMULGA

la seguente legge:

Art. 1

La Regione, allo scopo di incentivare l'istituzione di biblioteche pubbliche e di centri sociali ed educativi permanenti, ha facoltà di intervenire, di intesa con gli Enti locali o con le Comunità montane, nelle seguenti iniziative:

a) istituzione di biblioteche e di centri sociali di educazione permanente;

b) costruzione e sistemazione di edifici con la destinazione di cui alla precedente lettera a); attrezzatura ed arredamento dei relativi locali;

c) acquisto di dotazioni librarie.

Art. 2

La Giunta regionale adotta i provvedimenti di esecuzione della presente legge.

Art. 3

Per le finalità di cui alla presente legge è autorizzata la spesa annua massima di Lire 200 milioni, il cui onere graverà sul capitolo 673, che viene istituito nella Parte Spesa del bilancio di previsione della Regione per l'anno 1975, previo prelievo di pari somma dal capitolo 271 della Parte Spesa del bilancio stesso e sui corrispondenti capitoli di bilancio per gli anni successivi.

Per l'anno 1975 è impegnata la spesa di Lire 200 milioni sul predetto capitolo 673 del bilancio.

Art. 4

Al bilancio di previsione della Regione per l'anno 1975 sono apportate le seguenti variazioni:

PARTE SPESA

Variazioni in aumento:

Titolo II - Sezione II - Istruzione e cultura - Categoria III - Trasferimenti

Capitolo 673 -

Contributi a favore di Comuni e di Comunità montane della Regione per la costruzione, sistemazione ed adattamento di edifici da adibire a biblioteche pubbliche e relative attrezzature, arredi e dotazioni librarie

£. 200.000.000

Variazioni in diminuzione:

Capitolo 271 -

Fondo speciale per oneri derivanti da provvedimenti legislativi in corso di perfezionamento (Spese in conto capitale - Allegato F)

£. 200.000.000

Art. 5

La presente legge è dichiarata urgente ai sensi del terzo comma dell'articolo 31 dello Statuto speciale ed entrerà in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nel Bollettino Ufficiale della Regione.

È fatto obbligo a chiunque spetti di osservarla e di farla osservare come legge della Regione Valle d'Aosta.

Caveri (U.V.) - Il Consigliere Monami ha espresso parere contrario all'approvazione del disegno di legge a causa dell'eccessiva discrezionalità concessa alla Giunta in base all'articolo 2.

Mi risulta che il Presidente della Giunta presenterà un emendamento al riguardo.

Non posso fare a meno di notare che nell'articolo 1, proposto come emendamento, il linguaggio non è certamente un linguaggio da testo legislativo, perché si dice: "La Regione Autonoma della Valle d'Aosta individua nella comunità valdostana e nella sua ricca articolazione democratica, - questo non è un linguaggio da testo legislativo - sia esso istituzionalizzato o no, i principali protagonisti della difesa delle particolarità etnico-linguistiche e culturali caratterizzanti la nostra Regione. A tal fine intende istituire dei centri sociali di educazione permanente alla cui formazione e gestione sono chiamati i soggetti previsti dal comma 1° del seguente articolo e meglio individuati negli articoli seguenti della presente legge". Altra espressione poco ortodossa: "La presente legge propone due filoni di intervento"... ma come si fa a fare una legge in questo modo? E poi, primo: "una formazione culturale permanente extra scolastica ed extra professionale"; secondo: "una formazione tecnico-culturale legata alle esigenze professionali delle varie categorie sociali come meglio specificate negli articoli seguenti".

Ad ogni modo, prima di dare lettura degli altri emendamenti, penso che sia bene sentire la proposta del Presidente della Giunta.

Andrione (U.V.) - Da molti anni e con l'accordo di tutti Gruppi consiliari si è affermato, e ne sono prova sia i lavori della SORIS che quelli della pianificazione successiva, che era indispensabile - allora si parlava di comprensori - procedere all'istituzione di biblioteche non intese come dei depositi di libri come sono intese, troppo sovente, le biblioteche attuali, ma delle biblioteche come centri sociali e di animazione.

Ancora l'altro ieri, parlando - se non c'è oso dire per colpa di Manganoni - dell'ubicazione della scuola di Villeneuve, giustamente il Consigliere Lanivi diceva che, oltre alla Scuola, è indispensabile che in quella zona vi siano non solo certi tipi di strutture, ma anche biblioteche e centri sociali di educazione permanente. Era del resto un impegno della Giunta, che aveva previsto un primo finanziamento di 200 milioni nell'allegato F.

Sarebbe stata mia intenzione iniziare così: tanto per intenderci e capirci, le parole "biblioteche e centri sociali" si riferiscono alla biblioteca del tipo di Dogliani, quindi di una biblioteca con possibilità di tenervi riunioni, conferenze, di sentire musica, di vedere dei film e altre cose di questo genere, di cui dovrebbero essere dotati i principali comprensori - io per adesso parlo così, poi specificherò meglio il discorso - della Valle d'Aosta.

Sarebbe stata mia intenzione iniziare dalla Bassa Valle, dalla Comunità Montana n. 7, però mi sono urtato - e questo spiega anche il motivo del ritardo di certe cose - con l'indicazione specifica, in particolare del Comune di Donnaz, che vuole come biblioteca la ristrutturazione dell'ex Caserma dei Carabinieri. Interrogati tutti gli specialisti in materia, francesi, svizzeri, italiani, da qualsiasi parte dicono: "non fate mai un errore di questo genere, se volete dei centri sociali e delle biblioteche che funzionino devono essere costruiti nuovi".

Naturalmente di queste questioni se ne è parlato nell'Associazione dei Sindaci e all'occasione è balzata la Comunità Montana n. 1, proprio in quanto Comunità Montana; il Comune di Morgex mette a disposizione il terreno e diventa, quindi, indispensabile, in stretto collegamento con la Comunità Montana n. 1, provvedere alla parte finanziaria del disegno di legge. Del resto, nelle critiche fatte a questo disegno di legge - critiche giustificate per la sommarietà del provvedimento - è stato anche sottolineato che, per quanto riguarda l'iniziativa, vi è un accordo di massima di tutti i Gruppi.

Visto che, come ho detto prima, certe critiche sono giustificate e visto che non è che nelle biblioteche non vi siano dei libri ma potrebbe essere prematuro prevedere certe cose, proporrei la soppressione della lettera c) all'articolo 1 e la modifica dell'articolo 2 nel senso che, dove vi è scritto: "La Giunta Regionale" debba invece leggersi: "Il Consiglio Regionale adotta i provvedimenti" e via dicendo. Questo per riconoscere che la Giunta non chiede di avere una discrezionalità in materia, anzi, chiede di avere dei consigli da parte di tutti i Consiglieri regionali.

Per quanto riguarda il terzo ordine di preoccupazione, quello della parte finanziaria, si tratta di una prima legge. Accetto l'emendamento che fissa soltanto per l'anno 1975 questa questione; non ci interessa, può andare benissimo. L'emendamento io non l'ho formulato, ma può essere formulato da qualsiasi Consigliere, però deve essere chiaro che si tratta di una volontà pianificatrice che deve iniziare al più presto possibile e, nella verifica successiva, continuare negli anni fino a quando tutta la Regione non sia dotata di una serie di biblioteche e centri sociali degni di questo nome.

Per questo motivo sono stati presi degli accordi con l'École Nationale des Bibliothécaires francesi che accoglierà due stagiaires all'anno a Parigi. I primi due sono della Comunità Montana n. 1 e potranno già nell'anno 1976 frequentare quei corsi e, dall'altro lato, dato che un programma di questo genere deve essere diretto, sostenuto e concepito da chi veramente sia tecnico nella materia, perché oltre alla pianificazione e alla volontà politica è necessario anche il consiglio e la direzione da parte di un tecnico, la Giunta regionale ha ritenuto di individuare questo tecnico nella persona del Signor Gianni Barachetti che, per molti Consiglieri, non ha bisogno di presentazioni. A me basta dire che nella Provincia di Bergamo, della quale si è interessato e che, per certi versi presenta, per caratteristiche montane, molte analogie con la Valle d'Aosta, si è passati nell'arco di circa 12 anni da un consumo medio di meno di 7.000 libri alla settimana ad un consumo medio di quasi 300.000 libri alla settimana. La Giunta regionale ha provveduto a richiedere al Comune di Bergamo, che però fa di tutto per non perdere questo funzionario, il comando; questa mattina il Professor Barachetti mi ha confermato che, per quanto lo riguarda, rifiutando analogo comando richiesto dalla Regione Lombardia, preferisce venire in Valle d'Aosta.

Se avremo questa fortuna, e penso che sia cosa di qui a pochi giorni, per il mese di giugno 1976 pensiamo sia possibile presentare un testo di legge di pianificazione su questo argomento, per cui il disegno di legge attuale avrebbe, e soprattutto ha, il significato di legge di impegno finanziario, ma ha anche quello di preannunciare un impegno concreto in questa materia da parte della Giunta regionale.

Per quanto riguarda la parte finanziaria, l'articolo 3, in base alle critiche che sono state mosse, se vi sono proposte modificative siamo disponibili, come Giunta, in relazione a quanto detto, ad accoglierle.

Caveri (U.V.) - Vorrei chiedere un chiarimento al Presidente della Giunta: se si sopprime la lettera c) dell'articolo 1, in cui si prevede l'acquisto di dotazioni librarie, chi è che vi provvederà? Non si può mica affidare al Consiglio l'acquisto delle dotazioni librarie!

Andrione (U.V.) - No, la domanda è giusta ed è intelligente.

Caveri (U.V.) - La ringrazio commosso.

Andrione (U.V.) - Dato che intendiamo costruire prima di acquistare i libri e dato che per costruire ci vorranno almeno, a dir poco, nove mesi, in questo arco di tempo dovremmo avere la legge definitiva in cui sarà precisato tale aspetto.

Caveri (U.V.) - Quindi un'altra legge in seguito a questa?

Andrione (U.V.) - Che però abrogherà questa.

Caveri (U.V.) - Allora tanto varrebbe approvare una legge globale che preveda tutto!

Andrione (U.V.) - Perché sennò i 200 milioni...

Caveri (U.V.) - Va bene. Allora la parola a Lanivi, Monami e poi Chincheré, no?

Monami (P.C.I.) - A noi pare che l'esposizione del Presidente...

Caveri (U.V.) - Scusi, scusi, forse c'è Lanivi prima... non so, mettetevi d'accordo.

Monami (P.C.I.) - Mi pare che l'esposizione del Presidente abbia notevolmente modificato i termini della questione, tant'è vero che le osservazioni da noi fatte a questo disegno di legge erano soprattutto per la sua incompletezza e anche per quanto diceva il vecchio testo dell'articolo 2 con il quale si dava ampia, totale e indiscussa discrezionalità alla Giunta per fare tutto quello che voleva.

Noi, come al solito, e penso da un po' di tempo a questa parte, non veniamo in Consiglio a dire che siamo o non siamo d'accordo; cerchiamo di venire in Consiglio portando un contributo costruttivo, anche se nel darlo ricorriamo talvolta ad imprecisioni di linguaggio nello stendere i nostri emendamenti ai disegni di legge proposti. Ciò perché come Gruppo non disponiamo né di un Ufficio legislativo, né delle più modeste ed elementari attrezzature per funzionare, che vanno da dei semplici locali dove poterci riunire per redigere gli emendamenti e anche perché siamo pressati, evidentemente, dal fatto che ci presentate il disegno di legge il giorno prima per discuterlo il giorno dopo in Commissione Affari Generali e magari discuterlo tre giorni prima, per parafrasare gli episodi dell'altro ieri in Consiglio, prima in Consiglio che in Commissione.

È probabile, quindi, che ci siano delle improprietà e delle imprecisioni di linguaggio, anzi, sicuramente, ma perdoni il Presidente del Consiglio, dall'alto della sua poltrona, queste debolezze e imprecisioni di linguaggio, che ci sono, però... dica, dica...

Caveri (U.V.) - Penso di farla sostituire... perché è molto scomoda.

Monami (P.C.I.) - Benissimo... ah, la poltrona!

D'altra parte dicevo che... le nostre considerazioni non vertevano sulla proprietà di linguaggio del vostro disegno di legge, quanto sulla mostruosità del vostro disegno di legge, perché il problema, secondo me, non è nel dire male delle cose giuste; il male grosso e grave è dire bene delle cose non giuste e delle mostruosità. Ecco, semmai io farei questa sottile distinzione, Signor Presidente del Consiglio: noi abbiamo ritenuto di dire, sia pure con linguaggio non appropriato, delle cose giuste che questo disegno di legge redatto con linguaggio appropriato, invece, non prevedeva o addirittura disponeva delle mostruosità, quali per esempio il fatto stesso che l'articolo 2 dicesse: "la Giunta regionale adotta i provvedimenti di esecuzione della presente legge". Dico, Signori dell'Esecutivo, d'ora in avanti faremo una legge con un solo articolo e in tutte le leggi diremo che la Regione della Valle d'Aosta approva una legge e che tutte le conseguenti disposizioni saranno adottate dalla Giunta, ma perché? Siamo contro, eravamo contro una formulazione di questo tipo, anche perché questa legge, come quasi tutte le leggi che ci vengono sottoposte, hanno una durata infinita nel tempo. Io dicevo che la presentazione precedente modifica notevolmente queste cose e allora era logico la nostra posizione in Commissione Affari Generali. Questa legge durerà 20 anni, perché poi ci dimenticheremo di abrogarla anche quando tutti i 74 Comuni della Valle avranno una piccola casa della cultura; 10 anni sono due miliardi, 20 anni saranno quattro miliardi che la Giunta gestisce con propria discrezione. Quindi un giorno noi avremmo visto costruito sulla collina di Arpuilles, per esempio, un castello dal costo di 2-4-10 miliardi con scritto "Bibliothèque valdôtaine". Mi pare che sarebbe stato approvare proprio ad occhi chiusi una mostruosità.

Alcune rettifiche fatte dal Presidente della Giunta, in sede di illustrazione, mi pare siano abbastanza degne di essere prese in considerazione. Noi siamo d'accordo che sia il Consiglio a decidere all'utilizzazione dei 200 milioni che poi sono stati impegnati per non permettere che questi soldi vadano a residuo. Evidentemente noi lo comprendiamo, ma dico anche che, quando si opera così frettolosamente, bisogna sempre limitare il rischio di fare le cose con quella discrezionalità che noi sempre non vorremmo e che io dico sempre e dirò sempre in questa aula: non c'è peggio che la discrezionalità di qualsiasi Ente per nuocere alla Comunità.

Comunque siamo d'accordo che sia il Consiglio a decidere sulla destinazione dei 200 milioni e siamo d'accordo di limitare questa legge che consideriamo del tutto provvisoria soltanto per il 1975. A tal proposito basterebbe, secondo me, da un'affrettata lettura dell'articolo 3, annullare la parola "annua" dopo le parole "è autorizzata la spesa" ed è implicito, lo si dice dopo, per il 1975 ed eliminare le ultime due mezze righe del primo capoverso che dice: "e sui corrispondenti capitoli di bilancio per gli anni successivi". Credo, non lo so, ma dal punto di vista legale mi pare di sì, che siano sufficienti queste leggere modifiche per rendere il provvedimento - anche se a noi non piace, lo ripeto - votabile, perché ritengo che l'esigenza, la necessità di costituire nei Comuni della Valle e ovunque fosse possibile biblioteche o comunque piccole case della cultura, non ci trovano certamente contrari; anzi, siamo favorevoli a iniziative di questo tipo.

Per quanto riguarda, invece, l'illustrazione degli impropri emendamenti che noi abbiamo redatto, credo che il compagno Chincheré sia più competente di me in proposito; pertanto gli lascio questo triste incarico, se non si raggiunge un accordo di tipo diverso.

Andrione (U.V.) - Volevo chiedere al Consigliere Monami se, dal punto di vista tecnico, accetta che io faccia battere la seguente formulazione dell'articolo 3: "Per le finalità di cui alla presente legge è autorizzata, per l'anno 1975, la spesa di L. 200 milioni, il cui onere graverà sul capitolo 673, che viene istituito nella Parte Spesa del bilancio di previsione della Regione per l'anno 1975, previo prelievo di pari somma dal capitolo 271 dalla Parte Spesa del bilancio stesso".

Il secondo comma sarà così formulato: "La predetta spesa è impegnata sul succitato capitolo 673 del bilancio". Allora, lo faccio battere?

Lanivi (D.P.) - Di fronte a questo disegno di legge, nel presentare una serie di considerazioni e di emendamenti, direi che balza in evidenza la difficoltà che si manifesterà in modo crescente in futuro nella misura in cui l'Amministrazione regionale deve lasciare ad altri compiti e funzioni non suoi propri ed assumere, invece, compiti che sono suoi propri, cioè quelli di indirizzo, di guida, di programmazione e di finanziamento. Siamo di fronte a un problema non nuovo, che ha già avuto, direi in una fase precedente, il dibattito anche con le Comunità Montane. Oggi ci troviamo nelle condizioni di votare o di decidere su un disegno di legge non soltanto molto vago, ma direi non in linea con alcune dichiarazioni che sono state fatte qui all'interno.

Come Gruppo dei D.P. li concetto sul quale ci muoviamo non è tanto quello di ampliare questo disegno di legge, di aggiungere articoli su articoli, quanto, data l'urgenza, soprattutto di impegnare certi denari e di trasformarlo in quello che è, cioè una legge di finanziamento per consentire l'utilizzazione immediata di questi denari e di affermare soltanto due principi politicamente qualificanti. Il primo principio politicamente qualificante è il seguente: che in questa vicenda la Regione eserciti funzioni di guida, di programmazione, di indirizzo e di finanziamento e che la creazione, la localizzazione e la gestione di questi centri sociali di educazione permanente siano invece compiti delle Comunità Montane.

In sintesi, adesso io non so fare una corretta stesura dell'articolo 1 che sia formalmente valida, comunque i concetti sarebbero questi: la Regione Autonoma della Valle d'Aosta, intende, attraverso un'attività promozionale di indirizzo e di finanziamento, favorire l'istituzione di centri sociali di educazione permanente, punto. In armonia con gli indirizzi della Regione, le Comunità Montane, in accordo con i Comuni e i Consorzi di Comuni, procederanno alla localizzazione, alla formazione e alla gestione dei predetti centri.

Circa l'articolo 2, la proposta che suggeriamo è di questo tipo: la Giunta regionale, entro tot mesi dall'approvazione della presente legge, sottoporrà al Consiglio regionale i criteri e le modalità di attuazione della medesima. La proposta che facciamo è pertanto costruttiva di fronte a questo tipo di problema, per attuare concretamente e dare un esempio di come a certe affermazioni devono seguire i fatti. La cosa più errata che possiamo fare, in questo momento, è di pensare di ideare, programmare, fare, costruire e gestire per conto di tutti questo tipo di vicenda. Secondo noi alla Regione competono certe funzioni e certi ruoli, ribadire che questi sono i compiti della Regione significa consentire all'Amministrazione regionale di sopravvivere. In caso contrario - e lo abbiamo verificato in queste ultime riunioni di Consiglio regionale - direi che i lavori del Consiglio regionale sono travolti, sono compressi da una serie di problemi che non devono interessare un'Amministrazione regionale, un Consiglio regionale, che oggi è chiamato a dare una risposta politica di indirizzo e di programmazione e non ad andare a costruire o a pensare o a fare cose che devono fare altri.

Secondo noi, quindi, nella proposta che facciamo ribadiamo questo ruolo della Regione: ribadiamo una politica di decentramento che trovi nelle Comunità Montane il protagonista essenziale, non esclusivo, non sostitutivo dei Comuni; esistono i Comuni, ma il ruolo della Comunità Montana va irrobustito se vogliamo seguire e ribadire una politica di decentramento. La Giunta regionale presenti entro un termine ragionevole questo programma, definisca criteri obiettivi, anche perché qui ci sono alcuni problemi molto importanti: si tratterà di dimensionare, di definire questi centri sociali comuni... a livello di Comunità Montana e sono centri sociali di un certo tipo, con certe dotazioni e certi ruoli. Vi è, quindi, anche l'esigenza di un raccordo tra loro e di un collegamento con l'attuale Biblioteca regionale. Esistono poi i centri comunali, che hanno certe funzioni e certe caratteristiche che devono essere raccordate con i centri comunitari, se non vogliamo creare delle concorrenze o cose inutili: basterebbe pensare agli sprechi cui l'Amministrazione regionale andrebbe incontro se si dotassero i centri comunali di dotazioni librarie, soprattutto di narrativa. Avremmo uno spreco, un consumo enorme di denaro e dei centri poco qualificati, perché non possiamo pensare di istituire nei piccoli centri dei centri bibliotecari, dei centri sociali in cui, comunque, il momento bibliotecario non è che una brutta copia o riduttiva di centri bibliotecari più consistenti, soprattutto sotto l'aspetto narrativo. La definizione dei centri sociali e bibliotecari a livello di Comune e a livello di Comunità Montana, il ruolo della Biblioteca di Aosta che, in tutta questa vicenda, dovrebbe svolgere al contempo le funzioni un po' di Biblioteca e un po' di Archivio storico, e questi, che sono un po' i due motori centrali di questa vicenda, andrà fatta. Secondo noi l'Amministrazione regionale dovrà, per questi problemi, definire di più la parte sociale e i compiti nuovi a cui questi centri sono chiamati, mentre l'attuazione, secondo me in armonia con questi indirizzi, deve spettare alle Comunità Montane, anche perché sennò avremmo creato Enti perfettamente inutili.

Bisogna anche dire che, con le caratteristiche positive con cui si vogliono creare questi centri, ma direi in termini forse più ridotti, alcuni Comuni della Valle hanno già espresso tutta la loro buona volontà: attualmente alcuni Comuni, con la fatica di qualche bravo Sindaco, sono riusciti a creare dei centri che hanno risposto alle esigenze della Regione. So che presso la Comunità Montana n. 7 il discorso era iniziato, così come nella Comunità n. 1, benché forse in forma grezza, non sufficiente, e anche la Comunità n. 2 ha dato l'avvio a questo esperimento. C'era il discorso molto importante soprattutto per la rotazione della narrativa che doveva costituire un primo assaggio, la prima verifica di un discorso. In definitiva, quindi, le proposte che facciamo sono di snellimento di questo disegno di legge e, nello stesso tempo, facciamo una sottolineatura politica dello stesso. Siamo quindi d'accordo sull'istituzione di tre centri sociali di educazione permanente.

Come secondo aspetto occorre ribadire il ruolo della Regione, che è quello di promozione, indirizzo e finanziamento, mentre occorre sottolineare il ruolo di raccordo e di coordinamento delle Comunità Montane e i compiti di localizzazione, creazione e gestione di questi centri.

Come terzo aspetto è necessario che la Giunta regionale, in un lasso di tempo sul quale si può discutere, presenti in Consiglio il quadro generale degli indirizzi e il Consiglio regionale si pronuncerà su queste proposte che ci verranno dalla Giunta.

Caveri (U.V.) - Penso sia bene che il Presidente della Giunta risponda al Consigliere Lanivi, in modo da vedere un punto d'incontro. Parla prima Chincheré? Va bene.

Chincheré (P.C.I.) - Questo disegno di legge è stato trasmesso ai Consiglieri regionali, se non vado errato, mercoledì o giovedì della scorsa settimana.

Noi abbiamo presentato e depositato in via ufficiosa all'Assessore alla Pubblica Istruzione, nel tardo pomeriggio di venerdì, gli emendamenti del nostro Gruppo. Tali emendamenti da un punto di vista strettamente legislativo sono sicuramente discutibili - e lo confessiamo senza vergogna alcuna: il P.C.I. in Valle d'Aosta non possiede ancora un Ufficio legislativo, cosa che, invece, in teoria dovrebbero avere la Presidenza della Giunta e la Presidenza del Consiglio - ma erano semplicemente un'esposizione di volontà, un'indicazione verso il tipo di obiettivi e al senso che noi Comunisti davamo a una iniziativa di questo genere. Il fatto che noi abbiamo avuto la legge mercoledì o giovedì e abbiamo depositato gli emendamenti venerdì, dimostra anche all'opposizione quanto il Gruppo Comunista sia sensibile, rispettoso e responsabile delle sue azioni. In compenso la Giunta, né in via ufficiosa, né in via ufficiale ha fatto sapere assolutamente niente su cosa ne pensa dei nostri emendamenti. Allora, se è vero che la Presidenza del Consiglio non è di maggioranza ma è dell'intero Consiglio, se proprio il Presidente del Consiglio - e noi gli riconosciamo anche questo diritto - rimprovera qualche volta il Gruppo Comunista per una certa faciloneria legislativa di cui abbiamo confessato i limiti, altrettanto - proprio per salvare questa sua funzione neutrale - dovrebbe fare nei confronti della Giunta, che arriva alla fine dell'anno con un disegno di legge di questo genere e di questa importanza senza alcun dibattito e senza nemmeno prendersi la responsabilità politica di rispondere alle nostre indicazioni.

Chiusa questa parentesi, veniamo al problema specifico del disegno di legge. È indubbiamente molto difficile intervenire. Perché? Perché noi abbiamo una relazione che accompagna il disegno di legge di 4 capoversi molto scarsa. Abbiamo il disegno di legge che rispecchia, in parte, la presentazione dello stesso; abbiamo poi un intervento del Presidente della Giunta che semmai dice ancora cose diverse in senso ampliativo, e di conseguenza non sappiamo più se è buona la relazione - che, fino a prova contraria, dovrebbe essere la prima interpretazione autentica della legge -, se è buono il disegno di legge o se è buona la relazione del Presidente del Consiglio. Ciò perché, ovviamente, se la relazione è la spiegazione della volontà politica che ispira la Giunta regionale sul problema dell'istituzione di biblioteche pubbliche e di centri sociali di educazione permanente, anche sulla relazione, su questa valutazione politica, abbiamo delle cose da chiedere.

Visto che l'italiano è una lingua ricca e chiara, il Presidente della Giunta dovrebbe rispondere a una domanda marginale al complesso dell'iniziativa: perché la parola "Istituto" al terzo capoverso della relazione è maiuscola e non minuscola? Vuol forse dire che si ipotizza un Ente regionale o cose di questo genere? Al terzo capoverso della relazione, dopo il punto e virgola, c'è scritto: "del centro sociale dovrebbe assumere l'approccio professionale nel senso di una concezione del servizio condizionata da obiettivi realisticamente e tecnicamente riferiti alle possibilità latenti della comunità ed alle linee generali di sviluppo della zona.". È una frase concisa, densa, che a nostro avviso ha una certa ambiguità e anche qui credo che dobbiamo chiedere qual è senso reale di una affermazione di questo genere, e così anche su altre questioni.

Direi però che ci preoccupa un'altra cosa, perché la Giunta, ancora una volta, a nostro avviso ha perso una grossa occasione, in primo luogo perché l'allegato F è vecchio di un anno e la Giunta, in linea teorica, aveva un anno di tempo per elaborare un modo corretto di impiego di questi 200 milioni e portarlo in Consiglio prima. Ci rendiamo conto che esiste una certa attività che non sempre consente di essere puntuali, non ne facciamo un dramma, puntualizziamo solo un dato di fatto. Il decentramento è un argomento sul quale il nostro Gruppo, per una sfida raccolta dal Presidente della Giunta, ci sta lavorando intorno da un po' di tempo e stiamo scoprendo una serie di difficoltà.

Ovviamente bisogna individuare quello che il Consigliere Lanivi diceva sulla Regione come Ente: che dà degli indirizzi, delle indicazioni e dei finanziamenti e che inoltre deve trovare nei Comuni, ma soprattutto nelle Comunità Montane, i protagonisti reali di queste scelte. Mi rendo anche conto che è un equilibrio molto difficile da raggiungere tra Regione, Comunità Montane e Comuni proprio perché ci può essere, al di là della volontà, un tentativo di soffocamento reciproco di questi istituti democratici. Ovviamente, però, non si possono rifiutare i rischi che da questo discorso ne derivano facendo il solito vecchio ragionamento che, tutto sommato, chi conta è il Consiglio regionale e la Regione, mentre tutti gli altri sono Enti periferici di tipo esecutivo che non hanno il diritto, non hanno le idee, non hanno le strutture e la capacità di dire la loro su argomenti specifici e di assumersi la responsabilità della gestione delle loro affermazioni. Anche su questa ulteriore occasione persa da parte della Giunta noi abbiamo delle grosse perplessità.

Noi sosteniamo che gli emendamenti presentati dal Presidente della Giunta sono a nostro avviso migliorativi del disegno di legge, ma non del problema, perché non sciolgono ancora fino in fondo questo nodo che noi pensiamo sia fondamentale, e proprio perché un disegno di legge di questo genere deve individuare i soggetti con molta chiarezza, che - lo ripeto - sono i Comuni, i Consorzi di Comuni e le Comunità Montane. Noi abbiamo una perplessità e non siamo d'accordo sul fatto che una rete di centri di educazione permanente si sovrapponga alle strutture culturali preesistenti. Noi vogliamo che le strutture culturali già esistenti, in principal modo la struttura scolastica regionale, alla luce anche dei nuovi compiti che verranno attribuiti ai Consigli di Istituto e che verranno con i distretti scolastici siano sfruttate. Vogliamo che la struttura scolastica regionale sia sfruttata - questa volta in senso buono - sino in fondo, perché diventi veramente non una sovrapposizione di compiti e di interessi, ma un ampliamento di esigenze e di compiti che la scuola, soltanto in parte fino a oggi, assolve. Noi ci rendiamo conto anche... ecco perché la domanda nella relazione che un centro di educazione permanente non può prescindere a priori dalla professione degli abitanti di quella zona... ma non può nemmeno avere un ruolo di questo genere, bensì anche di altro genere, e tutte queste cose devono essere assolutamente specificate. Direi che da questo punto di vista un piano è indispensabile, anche perché, al limite, non è nemmeno giusto che sia la Giunta a farlo e il Consiglio ad approvarlo, poiché questo piano deve essere lo strumento con il quale il Consiglio si rende interlocutore degli altri Istituti democratici e poi insieme andiamo a modificarlo ed a gestirlo. Allora alla Regione spetterà il compito di dare solo gli indirizzi e agli Enti locali e periferici il compito di essere i padroni reali di tutta questa situazione.

Ovviamente, proprio per la carenza della Giunta nel rispondere ai nostri emendamenti, proprio perché i nostri emendamenti contengono quei limiti che ricordava il Presidente del Consiglio, crediamo che non sia il caso di metterli in votazione. Resta il problema che noi pensiamo che l'utilizzazione di questi 200 milioni deve assolutamente tornare in Consiglio con un disegno di legge assolutamente diverso da questo, assolutamente diverso, proprio perché non vogliamo correre né il rischio di avere strutture sovrapposte a quelle della scuola, né quello di avere delle Biblioteche-Archivio, tant'è vero che noi manterremo un emendamento al titolo del disegno di legge che dice "il titolo della suddetta legge viene modificato come segue: istituzione di centri sociali e di educazione permanente". In questo modo si intende che le biblioteche sono solo degli strumenti di questi centri, non sono necessariamente il centro stesso e che, di conseguenza, sono state uno degli strumenti che noi usiamo in questa direzione.

Sugli emendamenti proposti dal Presidente della Giunta credo che, in parte, si sia già espresso il compagno Monami e credo che fra poco troveremo la quadra anche nel nostro Gruppo.

Caveri (U.V.) - Qualche osservazione al riguardo della questione delle biblioteche.

Diversi anni fa l'Amministrazione regionale aveva dato un impulso particolare, anzi aveva istituito la Biblioteca regionale che, all'epoca, non esisteva. Questa Biblioteca regionale si è arricchita di molti libri e di molte pubblicazioni. Sempre diversi anni fa, io avevo fatto un'inchiesta - "inchiesta" è una parola molto grossa - per accertare come erano le percentuali dei lettori alla Biblioteca regionale. Era così risultato che il 60% dei lettori era rappresentato da studenti che andavano alla Biblioteca per trovare dei libri che li facilitassero per la stesura dei loro componimenti; il 20% era rappresentato da impiegate che, per lo più, leggevano libri di facile narrativa, soprattutto libri di viaggi e cose del genere; c'erano 5-6 maestri che frequentavano la Biblioteca regionale e 5-6 professori; i professionisti per lo più erano assenti, forse perché i professionisti, disponendo di certi mezzi finanziari, potevano provvedere direttamente all'acquisto dei libri.

Io avevo pure istituito una biblioteca per gli impiegati della Regione e, a un certo momento, ho voluto accertare quanti impiegati andassero a ritirarvi dei libri. Allora gli impiegati erano 400, mentre oggi sappiamo che sono molto più numerosi; ebbene, ho accertato che su 400 impiegati solo 40 ritiravano i libri dalla biblioteca degli impiegati. Il Consigliere Lanivi ha sollevato una questione di cui si può parlare, ma che mi pare anticipi un po' l'argomento della qualità dei libri, perché il Presidente della Giunta ha precisato che con questo disegno di legge regionale si vuole... adesso io non voglio invadere il campo del Presidente della Giunta, ma voglio solo rilevare... che cosa ha detto il Presidente della Giunta? Rispondendo alla mia osservazione sull'acquisto di dotazione libraria, il Presidente della Giunta ha affermato: "per il momento istituiamo le biblioteche, costruiamo e sistemiamo gli edifici". Quindi la questione della qualità dei libri è un po' un'anticipazione, però è un problema che effettivamente bisognerà esaminare e tenere presente.

Il problema della qualità dei libri, certo, non è di facile soluzione, perché la scelta dei libri dovrà essere graduata e attuata in relazione alle possibilità culturali, intellettuali delle varie zone della Valle d'Aosta. In una conversazione privata che ho avuto un momento fa con il Consigliere Lanivi si è, appunto, esaminato un problema, cioè il rischio di una creazione enorme di doppioni... sì, questa difficoltà esiste e in Svizzera si rimedia a tale inconveniente facendo circolare i libri fuori dalle biblioteche, per cui l'abitante di Chamois può chiedere di ricevere in un pacco postale un libro che poi si legge a casa sua; con questo si evita il rischio che di un romanzo famoso si debbano comprare 74 copie o, se non 74, 7 o 8 copie. La scelta dei libri è quindi un fatto importante e il fatto della circolazione di questi libri per evitare i doppioni è un problema che deve essere considerato. Io ho accennato alle percentuali che erano abbastanza deludenti dei lettori della Biblioteca regionale di Aosta; può darsi che oggi vi sia stato un miglioramento, può darsi che oggi si legga di più di qualche anno fa, non lo so... lei dice che è peggiorato? Allora andiamo bene! Comunque adesso bisognerebbe trovare un punto di incontro, perché il Consigliere Monami si era avvicinato molto alle tesi del Presidente della Giunta; il Consigliere Chincheré se ne era un po' allontanato e poi si era riavvicinato nella conclusione finale. Delle considerazioni del Consigliere Lanivi se ne potrà tenere conto per l'avvenire, perché per il momento non c'è la questione della scelta della dotazione di libri.

La parola al Consigliere Benzo.

Benzo (D.P.) - Vorrei fare due considerazioni: una di metodo - e mi riallaccio a quanto è stato detto da alcuni Consiglieri precedentemente - proprio in ordine alla presentazione di un disegno di legge di così grande importanza e con una così breve scadenza. Pregherei, pertanto, la Presidenza del Consiglio di dare disposizioni che non vengano convocate Commissioni consiliari il giorno stesso del Consiglio, alla stessa ora del Consiglio, per l'esame di un disegno di legge.

Per quanto riguarda il disegno di legge stesso, è chiaro a tutti che le finalità sono valide, ma a me pare altrettanto importante sottolineare due cose: da un lato quella precisa differenziazione che è stata sollevata già prima dal Consigliere Chincheré per la definizione di questi centri sociali di educazione permanente e di non considerarli solamente come localizzazione di biblioteche, è una cosa di estrema importanza: non bisogna perdersi, ma vedere il contesto generale, sociale di indirizzo e le finalità che vogliamo raggiungere.

Secondo: mi pare che la differenza sostanziale tra l'articolo 1 come è stato proposto dalla Giunta e l'articolo 1 come viene proposto da noi, consista nel credere a questo decentramento che noi abbiamo voluto dandoci una legge fondamentale per le Comunità Montane. La Regione, quindi, svolge il suo ruolo - come è stato detto - di indirizzo, di programmazione e di finanziamento, mentre alle Comunità Montane e ai Comuni spetterà la gestione, la localizzazione, beninteso seguendo gli indirizzi di un piano che verrà sottoposto al Consiglio regionale e investirà tutta la Regione.

Ho apprezzato quello che ha detto il Presidente della Giunta per quanto attiene alla ricerca, alla consulenza di esperti nel settore, perché effettivamente si può perlomeno non correre eccessivi rischi, seguendo indicazioni di gente preparata e a conoscenza di questo particolare settore. Si tratta oltretutto di un settore delicato, perché si può correre il rischio proprio nel volere finalizzare un tipo di intervento di questo genere a beneficio della collettività, ma in particolare anche per quei rapporti esterni all'ambiente scolastico che possono, invece, non trovare una serie di collocazioni - lo ripeto - di ambienti, e non avere quell'utilizzo che deve essere portato a tutti coloro che dovranno beneficiare di questi centri giustamente definiti sociali e che quindi devono interessare tutta la popolazione valdostana.

Caveri (U.V.) - Presidente della Giunta.

Andrione (U.V.) - Io credo che questa breve discussione abbia avuto perlomeno il merito di chiarire quali sono le enormi difficoltà, non nascondiamo che questo problema implica gravi e difficili questioni da risolvere. Questo vuole soltanto essere e non ha altro significato che essere un disegno di legge di inizio, di azione.

Vorrei esprimere qui il mio dissenso non su quanto è stato detto, ma sul modo con il quale si intende procedere da parte dei Consiglieri Lanivi e Chincheré, cioè sul fatto che il difetto della nostra programmazione è stato quello di essere una pianificazione dall'alto e di stabilire in base a ragionamenti astratti di una logica perfetta che il ruolo della Regione è questo, il ruolo della Comunità Montana è quello e il ruolo del Comune è quell'altro. È proprio per questo che ho parlato specificatamente di un disegno di legge che deve invece nascere da una verifica e da un controllo sul terreno - ripeto le parole di Chincheré - sfruttando tutti gli entusiasmi e tutte le possibilità che in una data comunità si possono creare intorno a un'idea di questo genere. È anche una questione di pubblicizzazione e - l'espressione è abusata, lo si dice sempre continuamente - di creare il bisogno; vogliamo pianificare, ma vogliamo pianificare con le Comunità interessate e non fare dei cartellini con sopra scritto: "questo è nostro compito e quelli faranno altre cose". Questo è un punto di dissenso del quale mi dispiace, ma su cui bisognerà forse ritornare con una discussione più approfondita.

Per quanto riguarda l'altro aspetto, l'Avvocato Caveri ha centrato dei problemi tecnici gravissimi. Io ho citato il Professor Barachetti, perché sarà incaricato specificatamente della materia, però in questi mesi avrò visto almeno 14 volte il Professor Dondi - credo sia conosciuto anche lui nella materia specifica di biblioteche - e sono stati analizzati nel dettaglio e vengono fuori ogni giorno problemi nuovi. Evidentemente queste biblioteche avranno come dotazione permanente soltanto quelle opere di consultazione e di quel livello indispensabile, mentre vi sarà una rotazione continua di libri e si farà esattamente come si fa in Svizzera, però dopo che, attraverso l'animazione sociale degli animatori opportunamente preparati, vi sarà la possibilità di fare accedere ai libri, alla cultura e alla comunità sociale intesa come forza viva e, quindi, per quanto riguarda noi, al ricupero del patois e di tanti altri aspetti tipici della Valle d'Aosta che sono in comunione con la popolazione.

Questo disegno di legge, lo ripeto, è affrettato non per mancanza di dati o di idee in materia, ma perché la preparazione di un piano del genere è tecnicamente ed estremamente difficile e deve essere condotta sul terreno conoscendolo bene a fondo. Noi prendiamo quindi questo impegno. Siamo evidentemente lieti della collaborazione di tutti i Consiglieri, ma ci sembra altrettanto indispensabile iniziare e partire con qualche cosa, dimostrare coi fatti, ovviamente se il Consiglio sarà d'accordo con certe spiegazioni che verranno successivamente date come Consiglio, e interessare - perché è quella che in questo momento si è dimostrata molto interessata e disponibile - la Comunità n. 1, iniziando con essa un discorso dì questo genere.

Per queste ragioni, se il Gruppo Comunista mantiene l'emendamento del titolo, questo disegno di legge va bene, lo ripeto ancora una volta, salvo per quanto riguarda questa volontà di azione. Non è una legge di pianificazione, non è importante, anche se sottende un problema di enorme importanza per la Valle d'Aosta. Credo di aver detto già prima praticamente queste cose. Di conseguenza, per queste ragioni, credo che il Consigliere Chincheré abbia gentilmente ritirato gli emendamenti, quindi quelli non li discuto. Per queste stesse ragioni, però, ci sembra impossibile accettare adesso gli emendamenti proposti dal Consigliere Lanivi, non perché, con ogni probabilità, il contenuto della legge di pianificazione dell'istituzione delle biblioteche e centri sociali sarà simile o analoga o, probabilmente, se si vuole sarà lo stesso ciò che Lanivi ha precisato, però non sarà come sempre è stato fatto. Mi basta citare l'esempio della legge sugli Asili nido: un bellissimo panorama scritto sulla carta che, però, non trova riscontro nella realtà.

Noi vogliamo operare in maniera seria, pianificatrice e d'accordo con gli altri Enti interessati.

Caveri (U.V.) - Consigliere Lanivi.

Lanivi (D.P.) - Non sono riuscito sinceramente a capire la contraddizione che ci sarebbe tra la proposta che ho fatto e la disponibilità delle Comunità, non solo delle Comunità Montane, ma diremmo delle Comunità in Valle d'Aosta rispetto a questo problema. Quando si dice: la Regione deve svolgere funzioni di indirizzo, deve stabilire criteri e fissare modalità, intendiamo dire ciò che l'Amministrazione deve fare, naturalmente favorendo, consentendo che queste disponibilità esistenti alla base possano correttamente concretizzarsi.

Citavo la narrativa non per definire e superare un dettaglio tecnico, ma volevo dire che all'interno della Comunità Montana bisognerà definire un centro che avrà alcune caratteristiche, alcune dimensioni che non necessariamente possono o devono essere ripetute per tutti i centri della Comunità. Ecco perché, soprattutto nei piccoli centri, deve esserci un'esigenza che deve essere soddisfatta, principalmente un'esigenza di consultazione, dagli insegnanti della Scuola Materna in un piccolo Comune a quelli dell'Elementare. La Regione dovrà mettere a disposizione dei bambini di questi piccoli Comuni la possibilità di sfruttare un certo materiale che oggi non è a loro disposizione, mentre i loro coetanei dei centri più grossi hanno queste possibilità. Era solo un esempio per dire qual è il compito della Regione: definire queste cose, definire a livello di piccoli centri che ruolo giocano queste iniziative e, invece, quale dimensione e quale caratteristica deve avere il centro di comunità. Qui, dove si parla di programmazione, non se ne fa riferimento, anche perché quel concetto di programmazione come libro che risolve nel futuro tutte le esigenze che si manifestano adesso è una definizione superata, non si prende neppure più in considerazione. Qui "programmazione" significa che cosa? Andiamo nel concreto. Mi pare che il Presidente abbia accennato che, in alcune Comunità Montane della Valle d'Aosta, esiste la richiesta di creare questi centri sociali di educazione permanente, e va bene.

Noi che cosa chiediamo? Non chiediamo che la Regione, in prima persona, progetti, pensi e collochi nella Comunità Montana questi centri. Secondo noi, a priori, la Regione deve stabilire perlomeno un minimo di definizione di questi problemi creando un minimo di indirizzi che la Giunta sottopone al Consiglio e che ribadisca l'autonomia delle Comunità Montane. Se è vero che la Regione promuove, indirizza e finanzia, è altrettanto vero che la creazione, la gestione e la localizzazione di questi centri devono essere fatte dalla Comunità Montana. La Regione non dovrà mettersi in concorrenza o in contrasto con le Comunità Montane e con gli Enti locali inferiori, ma dovrà assumersi l'onere di indirizzare, svolgendo, quindi, un ruolo politico qualificato, mentre le Comunità Montane recupereranno una loro zona di autonomia. Perché dico questo? Secondo me nella misura in cui questo Consiglio regionale si fa tentare non solo dagli aspetti tecnici, ma da un modo di procedere e di fare politica e amministrazione sostituendo i Comuni, fatalmente questo non è più compito della Regione. Questo è il discorso che sto facendo ed è quello che non vogliamo.

Andrione (U.V.) - ...(parole incomprensibili)...

Lanivi (D.P.) - ...sì, va bene, d'accordo... appunto, allora mettiamo i termini in modo chiaro: la Regione, se fa questo tipo di scelte, deve promuovere tali iniziative, l'Amministrazione regionale deve avere un minimo di idee su questo problema e deve definire alcune cose. Bene.

Direi che il soggetto essenziale per l'attuazione di questi programmi sono le Comunità Montane che coordineranno le eventuali iniziative a livello di Comuni e di Consorzi di Comuni. Queste opere, sia nella fase iniziale di indirizzo, promozione e finanziamento, in accordo con le Comunità Montane, sia poi nella fase di attuazione, e da quanto dico non è escluso che le Comunità Montane possano richiedere un intervento o una consulenza alla Regione... però dico: evitiamo ancora una volta o almeno cerchiamo di rompere un'abitudine che fa della Regione un Comune, vale a dire che essa pensi ad operare con il gigantesco Assessorato dei Lavori Pubblici, cioè con un grosso corpo e un cervello pensante piuttosto piccolo. L'articolo 1 della nostra proposta di legge vuole ribadire queste cose. All'articolo 2, io sarei semplicemente per stabilire "entro tempi brevi", perché qui noi non dobbiamo andare a fare un progettino in cui segnaliamo in quali e quanti Comuni istituire centri sociali di educazione permanente, ma direi di stabilire un minimo di volontà politica generale che sia d'accordo per la definizione di questi centri, i quali, finora, hanno un bel termine, però direi che occorra meglio definirli e qualificarli, dando anche un giudizio sulle dimensioni di un simile centro come centro di Comunità Montana o come centro di Comune e definendo il ruolo che le Biblioteche e gli Archivi storici hanno in tutta questa vicenda. Mi pare indispensabile, proprio per evitare degli sprechi o dei doppioni.

Mi sembra pertanto che la nostra proposta di legge accolga e favorisca correttamente le domande che si pongono certe Comunità Montane e, se non vado errato, dato che la Comunità Montana n. 5 ha già parzialmente risolto il problema con il centro esistente a Châtillon (dico "parzialmente"), nella n. 7 questa esigenza si è già manifestata, così come si è manifestata nella n. 6, se ne era parlato nella n. 3, nella n. 2 addirittura esiste, anche se in forma molto limitata e direi privatistica, basata sulla buona volontà di alcuni giovani del centro culturale locale,; anche nella n. 1 esiste questa esigenza.

Mi pare pertanto che l'esigenza sia generale: la Regione deve impedire che questa esigenza venga mal soddisfatta e che vi siano degli sprechi. Nello stesso tempo, si ribadisca l'autonomia e il ruolo delle Comunità Montane e la Regione faccia la Regione; era questo il concetto che volevo ribadire.

Caveri (U.V.) - La Giunta mi permette di fare un'osservazione, con lo scopo di facilitare un punto di incontro? A me pare che, come ha detto il Presidente della Giunta un momento fa, il disegno di legge che è sottoposto al Consiglio è una legge transitoria a carattere finanziario che riguarda due punti, che sono previsti dall'articolo 1: l'istituzione di biblioteche e di centri sociali. A questo riguardo mi pare che il titolo del disegno di legge debba rimanere immutato, perché non si può ridurre l'argomento di questa legge alla creazione di centri sociali: i centri sociali di educazione permanente sono una cosa, l'istituzione di biblioteche è un'altra. Quindi, per prima cosa, bisogna che il titolo del disegno di legge parli di questi due fatti. Si tratta, comunque, di un disegno di legge transitorio a carattere finanziario che riguarda soltanto l'istituzione di biblioteche e di centri sociali e la costruzione e sistemazione di edifici. Tutte le questioni alle quali abbiamo alluso prima, dalla qualità dei libri ai doppioni dei libri, sono tutti problemi ai quali abbiamo fatto bene ad accennare perché è bene tenerli presenti, ma si dovranno risolvere in un secondo tempo.

Ora, tra il testo proposto dalla Giunta, illustrato dal Presidente della Giunta, e il testo che mi è stato consegnato dal Consigliere Lanivi, non c'è poi una grandissima differenza, perché nella formulazione della Giunta si dice: "La Regione, allo scopo di incentivare l'istituzione di biblioteche pubbliche e di centri sociali ed educativi permanenti, ha facoltà di intervenire, di intesa con gli Enti locali o con le Comunità Montane, nelle seguenti iniziative:". Poiché è prevista l'intesa con gli Enti locali e con le Comunità Montane, è anche giusto quello che dice il Consigliere Lanivi: che la Regione, naturalmente prima di rivolgersi alla Comunità Montane, stabilisca degli schemi non troppo rigidi e comunque stabilisca - come detto dallo stesso Consigliere - di definire alcune cose prima di rivolgersi a tali Comunità, affinché la Regione non sia impreparata quando si rivolge alle Comunità Montane. Tra il testo predisposto della Giunta e il testo del Consigliere Lanivi che dice: "La Regione autonoma della Valle d'Aosta... attraverso un'attività promozionale di indirizzo e di finanziamento, favorire l'istituzione di un centro sociale di educazione permanente;"... e poi, in un altro comma, "In armonia con gli indirizzi della Regione e le Comunità Montane in accordo con i Comuni, con i Consorzi dei Comuni, procederanno alla localizzazione, alla creazione, alla gestione dei suddetti centri", c'è solo una sfumatura, ma non ci sono differenze sostanziali, perché evidentemente la Regione convocherà i rappresentanti delle Comunità Montane per istituire questi centri sociali... non vorrà mica imporre poi la localizzazione in un punto "x" o "y" alle Comunità Montane?

Io avrei da fare i soliti rilievi di natura tecnica legislativa, perché evidentemente l'articolo 1 di cui alla proposta di legge Lanivi, nella sua formulazione, non può essere considerato così come si presenta. Ad ogni modo non voglio fare il pedante, ma mi pare che l'articolo 1, così come proposto dal Presidente della Giunta, dovrebbe tranquillizzare il Consigliere Lanivi, perché si prevede appunto l'intesa con le Comunità Montane.

Consigliere Benzo, dovrei dare la parola al Presidente della Giunta e, prima ancora, al Consigliere Chincheré.

Chincheré (P.C.I.) - I Comunisti non hanno l'abitudine di sparare a vista sul Presidente della Giunta, né sugli Assessori, né sulle Giunte buone e né su quelle cattive; anzi, hanno dimostrato in Valle d'Aosta, e non solo in Valle d'Aosta, che, se gli argomenti sono importanti e c'è reciproca disponibilità, si può anche trovare un accordo, però nella chiarezza.

Ci sembra che un certo intervento del Presidente della Giunta, che definirei "democratico-illuministico", non ci trova molto d'accordo perché, a nostro avviso, contiene delle ambiguità, anche se parte da un presupposto corretto. Il Presidente della Giunta dice: "noi non possiamo ipotizzare un tipo di partecipazione con tutto quello che ne consegue, come l'intendiamo; se questa volontà di partecipazione è stata stabilita a tavolino e non corrisponde alla realtà, dobbiamo andare a verificare sul terreno concreto delle cose la possibilità reale di fare questo discorso organico tra Regioni, Consorzi di Comuni, Comuni e Comunità Montane". Però non vorrei nemmeno che si facesse l'apologia del contrario, perché i vecchi assistenti e i vecchi geometri, quelli di cantiere che si reputano di "serie A" rispetto agli scribacchini, dicono che i progetti servono solo per prendere la parcella: "ma aprì can salla l'a fé son tsemeun, lo projè l'è fené" [traduzione letterale dal patois: "ma dopo, quando quella (la parcella) ha fatto la sua strada, il progetto è finito"], non vale più niente.

Noi non siamo d'accordo. Noi pensiamo che soltanto se il Consiglio regionale riesce ad elaborare un progetto corretto, concreto e compatibile con le conoscenze che ha della realtà e poi lo va a verificare, riusciamo ad operare correttamente in quello che il Presidente della Giunta chiamava "il terreno concreto delle cose". Infatti, diversamente, corriamo il rischio di valutare in termini diversi una stessa iniziativa, perché ad esempio sui 200 milioni previsti da questo disegno di legge - a parte che siamo d'accordo con il Presidente del Consiglio, è un disegno di legge di impegno e di spesa, una legge finanziaria e non altro - il dibattito non è inutile lo stesso: può servire per costruire dei muri di una biblioteca per 200 milioni - che di per sé non è né una scelta giusta, né sbagliata, bisogna andarla a verificare in un progetto più generale - e allora questo progetto più generale non può prescindere né dai Comuni ospitanti questo istituto, né dalla Comunità Montana, né dalla comunità in senso umano che ruota intorno a questo centro, né dal suo tipo di articolazione democratica, politica, sociale e culturale. Su questo siamo perfettamente d'accordo, altrimenti per fare questo io dovrei allora individuare questi soggetti in modo preciso, abrogando la dizione: "in accordo con...", ma direi proprio, senza ombra di equivoco e di dubbio, che devono essere quelli gli istituti democratici. Però poi devo anche ipotizzare degli operatori culturali e anche altro, e dovremmo inoltre avere in mente - speriamo che questo piano ce lo dica con chiarezza - quanti sono questi centri, qual è il loro ruolo e a carico di chi sono.

È chiaro che oggi non è più concepibile la biblioteca di vecchio tipo e le statistiche forniteci dal Presidente del Consiglio - delle quali noi non abbiamo nessun elemento per mettere in dubbio e alle quali crediamo - direi che sono normali, perché oggi le esigenze di partecipazione non trovano più un riscontro obiettivo con il tipo di prodotto fornito dalle biblioteche di tipo tradizionale. Ecco, allora è vero: tronchiamo il discorso, lo faremo poi quando la Presidenza della Giunta ci presenterà il piano. Però, anche se questa è una legge finanziaria, alcuni punti devono essere chiariti, altrimenti corriamo il rischio di votare - maggioranza e opposizione - un disegno di legge dando valutazioni divergenti.

Benzo (D.P.) - A me pare, Signor Presidente del Consiglio, che anche se in apparenza i due testi dell'articolo 1 possono sembrare simili, in effetti sostanzialmente non lo siano per il semplice motivo che, nel testo presentato dalla Giunta, la Giunta ha una facoltà di intervento nelle iniziative d'intesa con le Comunità Montane, mentre nel testo presentato da noi, la Giunta (la Regione, in questo caso) favorisce queste iniziative in armonia con quelli che sono gli indirizzi. Diciamo che le Comunità Montane in prima persona sono quelle che possono agire direttamente.

Ora, a mio parere, se è vero quanto affermava prima il Presidente della Giunta - l'ho già detto e l'ho apprezzato - e cioè che, da questo momento, dalla formulazione e dall'approvazione di questa legge, il modo migliore e più corretto per l'istituzione di questi centri di educazione permanente viene ricercato sentendo degli esperti nel settore, è chiaro che la Giunta, secondo il testo che abbiamo presentato, potrà portare al Consiglio regionale degli indirizzi più validi, perché c'è già stata una certa ricerca di come agire per l'istituzione di questi centri. Dirò di più: il contrasto di fondo non sta solo nei due articoli, in questa grossa differenza tra una facoltà di intervento e, invece, il favorire un tipo di intervento gestito poi dalle Comunità Montane in cui noi crediamo, ma soprattutto nell'articolo 2. Perché, mi permetta Signor Presidente della Giunta, se all'articolo 2, così come da lei emendato, inserisce la formulazione seguente: "il Consiglio regionale adotta i provvedimenti di esecuzione"... eh no, Signor Presidente della Giunta, sarà la Giunta regionale che li adotterà i provvedimenti di esecuzione! Caso mai il Consiglio regionale determinerà i criteri di attuazione di questa legge, mi permetta almeno di far notare questa grossa differenza, io questa differenza gliela sollevo...

Andrione (U.V.) - Questa l'accetto immediatamente...

Benzo (D.P.) - ...quanto meno adesso questa è una mia osservazione personale, perché mi sono accorto del grosso contrasto che esisteva tra un tipo di articolo 1 e un tipo di articolo 2, che aveva valore, perché aveva valore in quanto era la Giunta regionale che adottava i provvedimenti di esecuzione. Sono compiti della Giunta regionale, il Consiglio regionale non adotta dei provvedimenti di esecuzione! Ma quando mai, Signor Presidente del Consiglio? Tutt'al più adotterà, determinerà dei criteri di attuazione di questa legge, queste sono le mie osservazioni.

Pertanto ritengo che si potrebbe trovare una formulazione condivisa, come lei dice, di questo tipo di emendamento correttivo dell'articolo 2, ma anche all'articolo 1, un qualcosa che dica di più, che non vada contro la ricerca che lei vuole effettuare in questi mesi per presentare al Consiglio regionale una legge quadro, se è vero che questa è solo una legge di finanziamento e di indicazione generale.

Andrione (U.V.) - Vorrei solo proporre, se fosse possibile, cinque minuti di sospensione. Visto che l'osservazione dell'Ingegner Benzo è esatta e il Consiglio regionale adotta i criteri di attuazione della presente legge, per noi va benissimo, se fosse possibile, concordare un articolo 1 che vada bene per tutti. Forse verremmo fuori da una discussione che, proprio per il fatto che ci manca quel dato tipo di documento, rischia di essere stirata in lunghezza senza apportare tutti gli elementi necessari. Non so se questa proposta può essere accolta. Sì, sospensione di dieci minuti.

Caveri (U.V.) - Bene. Si sospende la seduta.

Si dà atto che la seduta è sospesa dalle ore 19,09 alle ore 19,30.

Andrione (U.V.) - Chiedo scusa se procediamo in questa maniera.

Per quanto riguarda l'articolo 1, esso viene modificato con questa formulazione (ne vengono distribuite delle copie): "La Regione allo scopo di favorire la formazione e la crescita culturale della comunità valdostana promuove, previa l'intesa con gli Enti locali, e con le Comunità Montane, le seguenti iniziative:". Le lettere a) e b) non subiscono modificazioni.

L'articolo 2 viene così modificato: "Il Consiglio regionale determinerà con successivo regolamento i criteri di attuazione della presente legge".

Benzo (D.P.) - Sarebbe necessario sostituire le parole: "con successivo regolamento" con le parole "con successivo provvedimento", perché non è un regolamento, determina dei criteri.

Andrione (U.V.) - Io comincio a... come? Mettiamo "provvedimento", d'accordo.

Caveri (U.V.) - Veramente la parola esatta era "regolamento", perché quando si tratta di stabilire i modi di attuazione di una legge si fa un regolamento. Questo in base ai principi del diritto pubblico italiano eh! Insomma!

Andrione (U.V.) - Lasciamo provvedimento, è più generico... "con successivo provvedimento i criteri di attuazione..."

Monami (P.C.I.) - Preferirei "regolamento" al posto di "provvedimento", perché un provvedimento può sfuggire al controllo, cosa a cui non sfugge, invece, il regolamento, perché deve essere sottoposto alle Commissioni consiliari competenti.

Andrione (U.V.) - Ma sì, ci impegniamo a sottoporre alle Commissioni consiliari, d'accordo. Lasciamo la parola "provvedimento" per comodità. L'emendamento all'articolo 3 lo avete già.

Caveri (U.V.) - Però, Signor Presidente della Giunta, è un'imprecisione di tecnica legislativa, perché le norme di attuazione di una legge si fanno con regolamento. In tutte le Università d'Italia è insegnato così.

Andrione (U.V.) - Accettate la parola "regolamento"?

Benzo (D.P.) - ...il Consiglio regionale determinerà successivamente le norme di attuazione della presente...

Caveri (U.V.) - Con che cosa?

Andrione (U.V.) - No, perché le norme di attuazione... vengono poi ancora dopo il regolamento. Quindi, chiedo scusa, in definitiva... visto che gentilmente accettate la parola "regolamento", rimane l'emendamento rimane così formulato: "Il Consiglio regionale determinerà con successivo regolamento i criteri di attuazione della presente legge".

Sull'articolo 3 avete già ricevuto la modifica che, per comodità, rileggo rapidamente: "Per le finalità di cui alla presente legge è autorizzata, per l'anno 1975, la spesa di L. 200 milioni, il cui onere graverà sul capitolo 673, che viene istituito nella Parte Spesa del bilancio di previsione della Regione per l'anno 1975, previo prelievo di pari somma dal capitolo 271 della Parte Spesa del bilancio stesso. La predetta spesa è impegnata sul succitato capitolo 673 del bilancio".

Va bene, e per gli articoli 4 e 5 non ci sono problemi... certo, certo.

Lustrissy (D.P.) - ...oggi c'è una parola molto di moda in campo sindacale e politico: "facciamo chiarezza".

Caveri (U.V.) - Sì, e non c'è mai stata tanta confusione come oggi!

Lustrissy (D.P.) - Sì, io ho una preoccupazione: il disegno di legge demanda a qualcuno e questo qualcuno è l'organo legislativo, ma l'articolo 2 dovrebbe demandare a qualcuno, che è un organo esecutivo, di proporre qualcosa, perché sennò il Consiglio approva, ma su proposta di chi? Il Consiglio motu proprio stabilisce di...

Caveri (U.V.) - Ci sarà una proposta della Giunta, evidentemente.

Lustrissy (D.P.) - Ma bisogna dirlo, è imperfetta questa dizione.

Caveri (U.V.) - No, non è imperfetta, è perfettissima invece.

Lustrissy (D.P.) - Per me è imperfetta, rimango della mia opinione, così non lo faremo.

Caveri (U.V.) - Interpelli qualunque Professore di Diritto pubblico, di qualunque Università, e vedrà cosa le risponde...

Lustrissy (D.P.) - Ma lasciamoli tranquilli quelli, perché hanno fatto molta confusione anche loro.

Caveri (U.V.) - Eh, no, ci sono cose essenziali...

Lustrissy (D.P.) - Un altro problema è questa mancanza di termini, perché poi diventa tutto imprevedibile. Sarebbe stato preferibile anche fissare un termine più lungo, ma fissarlo.

Per me questo articolo 2, così com'è stato formulato, è peggio di prima.

Caveri (U.V.) - Ma no, Consigliere Lustrissy, in tutti i testi legislativi c'è una dizione del genere quando non si stabiliscono le norme di attuazione.

Lustrissy (D.P.) - No, no, guardi che non è vero quello che dice lei.

Caveri (U.V.) - Ma non diciamo cose fuori fase! Tonino.

Tonino (P.C.I.) - Brevemente per sapere se, con l'approvazione di questa legge, vengono a decadere le iniziative già prese dalle singole Comunità Montane, se queste iniziative permangono oppure devono procedere con un nuovo iter.

Andrione (U.V.) - Rimangono.

Caveri (U.V.) - Volevo dire, tra parentesi, che dopo bisognerà dare lettura di un altro ordine del giorno che è stato concordato per la questione dei trasporti, dopodiché chiuderemo la seduta.

Allora mettiamo in votazione il testo del disegno di legge che è stato concordato. Chi è favorevole è pregato di alzare la mano.

Articolo 1.

Esito della votazione:

Presenti, votanti e favorevoli: 27

Il Consiglio approva all'unanimità.

Articolo 2. Stesso risultato.

Articolo 3. Stesso risultato.

Articolo 4. Stesso risultato.

Articolo 5. Stesso risultato.

VOTAZIONE A SCRUTINIO SEGRETO

Esito della votazione:

Presenti e votanti: 29

Maggioranza: 16

Favorevoli: 26

Contrari: 3

Il Consiglio approva.

---

Il Consiglio approva il sottoriportato disegno di legge n. 174.

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Disegno di legge regionale n. 174

REGIONE AUTONOMA VALLE D'AOSTA

Legge regionale _______________ n. _____: INTERVENTI PER L'ISTITUZIONE DI BIBLIOTECHE PUBBLICHE E CENTRI SOCIALI DI EDUCAZIONE PERMANENTE.

Il Consiglio Regionale ha approvato;

Il Presidente della Giunta regionale

PROMULGA

la seguente legge:

Art. 1

La Regione allo scopo di favorire la formazione e la crescita culturale della comunità valdostana promuove, previa l'intesa con gli Enti locali, e con le Comunità Montane, le seguenti iniziative:

a) istituzione di biblioteche e di centri sociali di educazione permanente;

b) costruzione e sistemazione di edifici con la destinazione di cui alla precedente lettera a); attrezzatura e arredamento dei relativi locali.

Art. 2

Il Consiglio regionale determinerà con successivo regolamento i criteri di attuazione della presente legge.

Art. 3

Per le finalità di cui alla presente legge è autorizzata, per l'anno 1975, la spesa di Lire 200 milioni, il cui onere graverà sul capitolo 673, che viene istituito nella Parte Spesa del bilancio di previsione della Regione per l'anno 1975, previo prelievo di pari somma dal capitolo 271 della Parte Spesa del bilancio stesso.

La predetta spesa è impegnata sul succitato capitolo 673 del bilancio.

Art. 4

Al bilancio di previsione della Regione per l'anno 1975 sono apportate le seguenti variazioni:

PARTE SPESA

Variazioni in aumento:

Titolo Il - Sezione II - Istruzione e cultura - Categoria III - Trasferimenti

Capitolo 673 -

Contributi a favore di Comuni e di Comunità montane della Regione per la costruzione, sistemazione ed adattamento di edifici da adibire a biblioteche pubbliche e relative attrezzature, arredi e dotazioni librarie

£. 200.000.000

Variazioni in diminuzione:

Capitolo 271 -

Fondo speciale per oneri derivanti da provvedimenti legislativi in corso di perfezionamento (Spese in conto capitale - Allegato F)

£. 200.000.000

Art. 5

La presente legge è dichiarata urgente ai sensi del terzo comma dell'articolo 31 dello Statuto speciale ed entrerà in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nel Bollettino Ufficiale della Regione.

È fatto obbligo a chiunque spetti di osservarla e di farla osservare come legge della Regione Valle d'Aosta.