Resoconto integrale del dibattito dell'aula

Oggetto del Consiglio n. 3345 del 6 maggio 1992 - Resoconto

OGGETTO N. 3345/IX Elezione del delegato della Regione per l'elezione del Presidente della Repubblica.

Presidente Avevo già anticipato il motivo per cui abbiamo inserito questo argomento.

Più che illustrazione, nelle comunicazioni ho già spiegato i motivi per cui c'è questo oggetto.

Io non avrei altro da aggiungere e lascerei la parola a quanti vogliono intervenire.

La parola al Consigliere Ricco.

Ricco (DC) Signor Presidente, in occasioni analoghe, precedenti, cioè in occasione dell'elezione del delegato della Regione Autonoma Val d'Aosta per l'elezione del Presidente della Repubblica, questo Consiglio regionale ha sempre eletto il legale rappresentante di questa Regione, cioè il Presidente della Giunta regionale.

Pertanto, tenendo fede alla nobile tradizione di questo Consiglio, propongo che venga eletto il nostro Presidente della Giunta regionale, avv. Gianni Bondaz.

Presidente La parola al Consigliere Andrione.

Andrione (UV) Chiederei una brevissima sospensione per consultare l'opposizione, in quanto non siamo d'accordo su questa designazione e spiegheremo anche il perché.

Presidente Penso che in casi analoghi le sospensioni vengano sempre concesse. Sospendiamo i lavori e li riprendiamo fra una decina di minuti.

Si dà atto che la seduta è sospesa dalle ore 9,43 alle ore 9,59.

Presidente I lavori possono riprendere.

Penso di poter chiedere ai consiglieri della minoranza, dopo la sospensione che hanno richiesto, se hanno delle considerazioni o delle proposte da fare.

La parola al Consigliere Bich.

Bich (GM) Il momento che viviamo è particolarissimo, grave e questa elezione del Capo dello Stato avviene in un panorama di assoluta confusione sia a livello parlamentare, sia nei confronti fra le forze politiche gravate dagli ultimi avvenimenti.

Occorre quindi che ci sia una risposta istituzionale forte, qualificata, che riesca a raggruppare intorno a sé il massimo della credibilità ed il massimo della potenzialità politica, quindi raggruppando il maggiore numero delle forze politiche, il maggior numero delle espressioni delle Assemblee elettive.

Nel caso sul quale si deve oggi pronunciare il Consiglio regionale, riterrei non una proposta insolente quella di chiedere di riconsiderare le valutazioni, di riconsiderare le candidature sotto questo aspetto, in un ambito di questo genere; al fine di poter raggiungere una convergenza su una personalità che rappresenti per intero la Valle d'Aosta.

Viviamo anche in un momento particolarissimo, perché all'indomani di una prova elettorale, momento in cui il popolo sovrano si è espresso, c'è una proposta automatica - ancorché prestigiosa e nobile, come accennava un momento fa il collega Ricco - di un grande elettore che però, di fatto, rappresenterebbe una parte limitata e modesta, se vogliamo, del corpo elettorale, della rappresentanza della Valle d'Aosta.

Io qui ho addirittura il riscontro dell'ultima elezione rapportato agli ipotetici seggi in Consiglio regionale, in questo momento la Presidenza della Giunta rappresenterebbe 13 seggi. Ecco quindi la necessità di dare consistenza non solo numerica - numerica significa poi anche politica - affinché ci sia un appoggio ben più consistente dell'opinione pubblica, del corpo elettorale, se vogliamo, della volontà popolare.

Quindi io propongo ai gruppi politici di maggioranza di voler riconsiderare la candidatura e di aprire un confronto con i gruppi politici di minoranza affinché, o in un ambito istituzionale, o in qualsiasi ambito si voglia considerare la cultura dell'espressione peculiare della nostra regione, si possa trovare un candidato che possa raccogliere attorno a sé il massimo del consenso possibile.

Sarebbe questo un modo per rendere un servizio alla Val d'Aosta ed esprimere a livello parlamentare, romano, una comunità unita, quindi un candidato forte, un grande elettore forte, che rappresenti tutti noi e il più possibile l'espressione della Regione stessa.

Presidente La parola al Consigliere Andrione.

Andrione (UV) Nous sommes la seule région qui n'élit qu'un "grand électeur" pour l'élection du Président de la République.

Il nous semble fondamentale que ce "grand électeur" ait la plus vaste représentativité possible de tout le corps électoral valdôtain.

Nous trouvons que s'accrocher à une tradition où le Président de la Junte était certainement le représentant de la majorité de valdôtains - chose que aujourd'hui est du moins douteuse - veut simplement proposer une logique de majorité de mur contre mur que nous refusons.

Et par conséquent nous insistons - comme monsieur Bich l'a déjà fait - sur le fait que il faudrait nommer une personnalité qui au point de vue institutionnel, ou peut-être même au dehors du Con-seil, ait la possibilité de apporter à Rome la voix de tous les valdôtains et non d'un groupe de majorité en ce moment au Conseil.

Si on veut suivre cette logique on veut évidemment continuer dans le mur à mur, c'est-à-dire on veut diminuer celles qui sont les prérogatives du peuple valdôtain.

Presidente La parola al Consigliere Gremmo.

Gremmo (UAP) Non a caso l'intervento, in qualche modo di cosiddetta opposizione, è stato fatto fare al Vicepresidente Bich che rappresenta, dal punto di vista politico, un aspetto interessante di partitocrazia minoritaria; giusto il fatto che approdi ad un gruppo misto, rende l'idea, credo, molto bene della dimensione di totale e assoluta confusione delle cose che in qualche maniera caratterizza l'ex Movimento degli immigrati che è diventato socialista prima, socialista democratico poi e adesso misto.

Ma voglio notare come l'intervento del collega Bich rientri appieno in una mentalità di scontro o di schieramento, la maggioranza propone una cosa, per forza la minoranza deve non essere d'accordo.

All'opinione pubblica non sfugge un fatto, che chiunque la Regione nomini andrà a Roma, in qualche maniera, ad aggregarsi al partito di cui fa parte o a cui è collegato, quindi qualunque nomina che rientri nell'ottica di scegliere persone di partito, secondo me, finisce in qualche maniera per rientrare in una logica di divisione partitica.

Io mi permetterei di richiamare l'attenzione del Consiglio sullo spettacolo indecoroso, io non sono quasi mai d'accordo su quello che dice l'ex Presidente Cossiga, ma in un caso si può essere d'accordo, cioè sul fatto che il modo in cui si sono aggregate le maggioranze che hanno portato alla nomina dei Presidenti di Camera e Senato assomiglia parecchio a un'armata Brancaleone.

Il vero problema forse non è neanche questo, secondo me il vero problema è lo spettacolo indecoroso di spartizione. Apro una parentesi, è stata significativa la rincorsa della Lega lombarda a tentare (perché le è stato negato) di accaparrarsi qualche posto di potere.

Comunque lo spettacolo che è stato dato non è stato, secondo me, quello più educativo, quello più chiaro che questa classe politica abbia capito cosa ha significato il voto del 5 aprile.

E l'intervento del Consigliere Bich si colloca all'interno di una logica di chi non ha capito, secondo me, quello che è passato col 5 aprile, perché il 5 aprile ha chiesto di farla finita con il gioco delle parti della maggioranza da una parte, della minoranza dall'altra e di questa logica partitica.

Qualunque esponente di partito venga nominato per Roma finirebbe inevitabilmente per rientrare nell'alveo della sua forza politica. Io non ho nulla contro il Presidente della Giunta, non ho nulla contro il Presidente del Consiglio, ma se le ipotesi fossero queste rientrerebbero, secondo me, appieno in una logica di tipo partitico.

E io non la condivido, anche per quello che abbiamo visto succedere a Roma.

Vi è un secondo problema, io ho la netta sensazione che il Parlamento, il Governo che faticosamente è in via di gestazione, sia fortemente ostile ad un discorso regionalista e autonomista.

E lo dico proprio perché in quel Parlamento ci sono anche 80 parlamentari della Lega lombarda che secondo me rappresentano un elemento di opposizione ad un vero discorso regionalista, perché la proposta di una Repubblica del nord - peraltro fantasiosa - finirebbe soltanto per danneggiare le vere autonomie ed un discorso di affermazione di un regionalismo forte.

Secondo me tutti i discorsi che sono stati fatti, anche di riforma, tolto qualche accenno intelligente del Partito socialista, ma molto sfocato, vanno in una direzione non di effettivo regionalismo, ma in qualche maniera di umiliazione di un discorso regionalista.

La preoccupazione che possano verificarsi a Roma, anche in occasione dell'elezione del Presidente della Repubblica, i soliti giochi di corrente, di schieramento, è reale; non solo, ma è reale il pericolo che questo Parlamento sia sempre più insensibile nei confronti dei discorsi di regionalismo e di federalismo.

Ecco la ragione per cui, come abbiamo fatto ieri al Consiglio regionale del Piemonte, io propongo che la Regione Val d'Aosta dia un segnale politico forte in questo caso e l'unico segnale politico forte, secondo me, è quello di non nominare nessuno.

L'unico modo che abbiamo per far vedere che vogliamo contare davvero, non è quello di mandare uno in più che, nella geografia politica, conterebbe ben poco, ma è quello di andare contro corrente e dire "la Val d'Aosta che non vuole essere assimilata a dei giochi partitici peraltro abbastanza scontati, perché non nascondiamocelo, saranno abbastanza scontati, si tira fuori, vi chiede di riconsiderare anche tutto il discorso per quanto riguarda le figure istituzionali del Paese".

Io ho un'opinione precisa su quello che deve essere il ruolo del Presidente della Repubblica italiana; se noi diciamo che la Repubblica italiana non è composta dal popolo italiano, ma ci sono i vari popoli della Repubblica, tra cui il popolo valdostano, dobbiamo essere coerenti e la coerenza dice che va rivista tutta l'impostazione del Presidente della Repubblica.

E' chiaro che se si pensa che siamo tutti un popolo, il Presidente della Repubblica deve essere autorevole, forte - ha ragione Miglio quando dice che bisogna andare ad una Repubblica di tipo presidenziale - perché se siamo tutti figli della lupa bisogna avere comunque un rappresentante Presidente che abbia gli strumenti per operare.

Del resto è quello che ha detto Cossiga e ha ragione.

Ma se al contrario vogliamo essere coerenti - questo è un problema di coerenza politica - con quello che qualcun'altro ha detto e che io ho ripetuto ben volentieri, per cui esistono i vari popoli, la figura del Presidente della Repubblica va completamente rovesciata.

A questo punto non esiste più un Presidente della Repubblica, ma le venti regioni che, bene o male, compongono lo Stato italiano, una dopo l'altra, magari cominciando dalla più piccola, nominano ogni sette anni il loro Presidente del Consiglio - o il loro Presidente della Giunta, questo poi potrà essere valutato - ad interim, a rotazione, Presidente della Repubblica. Questo è il solo modo per evitare spinte e velleità di tipo centralizzatore.

Del resto il fatto che il regionalismo sia stato umiliato anche per quanto riguarda il discorso presidenza della Repubblica, viene dal fatto che, malgrado la Costituzione recitasse fin dall'inizio che le regioni dovevano avere i loro rappresentanti, soltanto dopo quasi venti anni è stato possibile per le regioni avere i rappresentanti a Roma.

Mi si dice che le regioni non erano state istituite e non potevano nominare il loro rappresentante a Roma; ragione di più, peggio ancora! proprio per ragioni colpevoli e per una visione di antiregionalismo che alcuni partiti, il Partito liberale per primo, avevano, le regioni sono nate in ritardo e male.

E' stata creata questa contrapposizione tra Regione a statuto speciale e Regione a statuto ordinario, che adesso ci accorgiamo di quanto sia pericolosa, perché da un lato si accendono gli appetiti non contro il centralismo, ma contro di noi, ma questo ritardo ha impedito altre volte alle regioni di intervenire.

Siccome io ho una visione veramente di tipo confederale del divenire dello Stato italiano, dico che la Valle d'Aosta dovrebbe avere, una volta tanto, il coraggio di tirarsi fuori. Questo sarebbe clamoroso, un Consiglio regionale che dice: "Noi non vogliamo diventare sudditi di logiche spartitorie", perché comunque, qualunque nome nominiamo, finirebbe inevitabilmente, al di là della buona volontà, al di là di qualunque vincolo noi possiamo dare al nostro rappresentante, non nascondiamocelo, non è che firmando qui. A Torino c'è stata una proposta del Partito liberale che diceva che bisogna che i delegati firmino che vanno a votare Bobbio; è assurdo il vincolo preventivo della volontà di un delegato, o è delegato e fa quello che vuole, o non lo è.

Del resto anche la proposta, peraltro significativa, del collega Andrione di nominare delle personalità esterne, finirebbero per umiliare, secondo me, queste stesse personalità esterne, a meno che - questo eventualmente mi riserverei di rifletterlo ad alta voce nel caso il Consiglio non ritenesse di addivenire alla proposta che ho fatto e quindi dovesse entrare nel merito di persone, perché io ho una proposta poi da fare anche sulle persone - ma mi sembrerebbe una cosa riduttiva, molto in subordine.

Io dico che se vogliamo interpretare bene il senso del voto che c'è stato non solo in Val d'Aosta, dove io continuo a pensare che è stato viziato da una certa immagine costruita che non era per niente, io dico, meritata, ma che comunque andava sull'onda di una voglia di rinnovamento, di cambiamento, questa è un'occasione che la Val d'Aosta può avere di dare un segnale politico forte. Io non ho mai parlato di Repubblica indipendente, di autodeterminazione, più di tanto, ne hanno parlato altri, però sarebbe coerente con dei discorsi che comunque in Valle d'Aosta sono circolati.

Io temo e lo dico proprio perché è partita da Bich, l'avesse detto Riccarand non avrei avuto sospetti, invece avendolo detto Bich ne sono certo, che contrapporre solo per spirito di scardinamento di equilibri interni qui dentro - perché a pensar male, nel caso del Consigliere Bich, ci si azzecca sempre - solo per spirito di contrapposizione interna del Consiglio, contrapporre tanto per la contrapposizione mi sembra fuori posto. A questo punto finisce per aver ragione il Presidente Bondaz quando dice "a questo punto adagiamoci direttamente su quella che era la prassi", perché per la verità quando i numeri erano differenti nessuno aveva pensato di mettere in discussione.

Io credo invece che faremmo una cosa politicamente grande se fa-cessimo questa proposta. Nel caso il Consiglio invece, come temo, perché altri si sono già espressi - il Consigliere Ricco che certo conta molto più di me si è già espresso in una certa direzione - arrivasse ai nomi, mi riserverei poi di intervenire, perché sui nomi avrei una proposta che mi permetterei, eventualmente, di fare al Consiglio. Però io credo che, misti o non misti, chi vuole richiamarsi ad un autonomismo e ad un federalismo che abbia un senso, potrebbe cogliere questa occasione; se non dovesse farlo chiaramente dimostrerebbe che ho ragione io quando continuo a dire che sotto la facciata del regionalismo troppe volte c'è quello che ho definito l'altra volta un doroteismo strisciante, magari non di lingua italiana, ma che comunque è volto al potere, ma non credo che questo sia il senso del voto del 5 aprile.

Presidente Ha chiesto la parola il Consigliere Riccarand.

Riccarand (VA)C'è stata una proposta del Consigliere Ricco che i gruppi di minoranza ritengono inadeguata e rispetto alla quale hanno cercato di svolgere alcuni ragionamenti e fare alcune ulteriori proposte per vedere se è possibile un consenso ampio all'interno del Consiglio. Già altri consiglieri hanno ricordato in precedenza la particolarità della nomina del delegato della Regione autonoma rispetto alle nomine che vengono fatte dalle altre regioni.

Sappiamo che in tutte le altre regioni vengono nominati tre rappresentanti, di cui uno espressione della minoranza, mentre nella nostra regione viene nominato un solo delegato e questo evidentemente rende necessario che quest'unico delegato abbia un'ampia rappresentatività, sia il più rappresentativo possibile rispetto all'insieme dell'Assemblea della popolazione valdostana, requisiti che in questo momento non ci sembra che appartengano al candidato proposto dal Consigliere Ricco.

Oltre a questo c'è anche un altro motivo, direi forse ancora più importante, che ci dovrebbe spingere a cercare una strada ed una soluzione diversa ed è il fatto che in questi ultimi anni credo che molto si sia detto e qualcosa si sia fatto anche nella rivalutazione del ruolo del Consiglio, di una rivalutazione del ruolo dell'Assemblea nel suo insieme.

Quindi si è detto che il ruolo del Consiglio, dell'Assemblea, era troppo schiacciato rispetto al ruolo dell'esecutivo e quindi bisognava capovolgere la situazione e ridare il compito che compete, in base allo statuto stesso, in base a tutta la storia dell'autonomia, al Consiglio regionale. Noi crediamo che vada cercata una soluzione che sia coerente con questa impostazione e che non sia invece una smentita dei discorsi che sono stati fatti più volte in Consiglio in questa direzione.

Le alternative che i gruppi di minoranza hanno individuato e propongono all'attenzione del Consiglio e su cui aspettano una risposta anche dalle forze di maggioranza, mi sembra abbastanza chiaro che possono andare in due direzioni, o la nomina di una personalità esterna al Consiglio, ma che abbia una forte rappresentatività, oppure la nomina del Presidente del Consiglio in quanto sicuramente maggiormente rappresentante dell'insieme dell'Assemblea di quanto non lo sia il rappresentante dell'esecutivo.

Personalmente io sono per questa seconda soluzione, cioè per una soluzione di tipo istituzionale che, al di là dei nomi, dei discorsi di maggioranza o di minoranza e degli schieramenti, mi sembra anche un'indicazione valida oggi ed in futuro. Credo anche che il richiamo ad una tradizione possa essere giusto, ma questa tradizione non è detto che fosse così valida dal punto di vista dei suoi fondamenti; non credo che fossero del tutto corretti l'insistenza ed il primato posto sul Presidente della Giunta rispetto al primato del ruolo rappresentativo del Presidente del Consiglio.

Da parte nostra chiediamo che ci sia una revisione della proposta fatta dai gruppi della maggioranza in modo da vedere se c'è la possibilità di trovare una soluzione diversa, che sia più rappresentativa e su cui ci possa essere un'ampia convergenza.

Presidente La parola al Consigliere Milanesio.

Milanesio (PSI) Molto brevemente, perché oggi qui abbiamo sentito tesi, ipotesi e teorie diverse, che probabilmente sono dettate dalla convenienza politica della circostanza.

La maggioranza ha fatto, per bocca del Consigliere Ricco, una proposta, comunque, visto che è stato chiesto un attimo di riflessione e visto che è stato chiesto un approfondimento, chiedo che il Consigli venga sospeso per cinque minuti affinché la maggioranza possa valutare le proposte che sono state fatte e poi, se del caso, sentirsi tra i gruppi perché noi siamo convinti della bontà della nostra proposta, però non ci aspettavamo ne venisse fatta un'altra.

Ci ritiriamo, la esaminiamo un attimo e poi daremo una risposta definitiva. Quindi chiedo una sospensione di cinque minuti del Consiglio affinché i gruppi di maggioranza si possano riunire.

Si dà atto che la seduta è sospesa dalle ore 10,27 alle ore 10,39

Presidente La seduta del Consiglio può riprendere.

La parola al Consigliere Milanesio.

Milanesio (PSI) La maggioranza si è riunita, ha esaminato le diverse proposte che sono state fatte e, in verità, ci è sembrato difficile uscire da questo rebus, tenuto conto che il tipo di proposta che ha formulato la maggioranza non era e non è mai stata una proposta di tipo settario, di tipo maggioritario, ma si è riferita al significato che ha la rappresentanza della Valle d'Aosta in seno all'Assemblea che dovrà eleggere il Presidente della Repubblica.

Rappresentanza istituzionale, cioè rappresentanza legata al fatto che essendo uno solo il rappresentante, a differenza di altre regioni che hanno più popolazione e quindi hanno diritto di esprimere tre rappresentanti, questo rappresentante, per una prassi costante che però ha avuto delle motivazioni evidentemente, non è che si sia instaurata una prassi senza che ci fossero delle motivazioni profonde, per cui oggi si viene a discutere questa prassi dicendo "siamo innovativi".

Si può anche essere innovativi, certamente, a condizione che ci sia un accordo generale, ma mi sembra che questo non ci sia, e tenuto conto del fatto che poi il legale rappresentante della Regione è il Presidente della Giunta regionale e che in tutte le altre circostanze, indipendentemente dalle situazioni in cui si veniva a trovare il Consiglio regionale, indipendentemente dai Presidenti che si sono succeduti, questa figura è stata poi individuata per votazione quasi sempre unanime del Consiglio regionale - qualche volta a stragrande maggioranza - questa designazione si è poi fissata sulla figura del Presidente della Giunta.

E' chiaro che in questo senso il Presidente della Giunta è spogliato dell'appartenenza partitica e politica, rappresenta la Regione, vota secondo coscienza, come voteranno tutti quelli che sono chiamati a votare.

Così come i parlamentari votano rappresentando la Nazione, il Presidente della Giunta voterà rappresentando la Regione.

Per questi motivi, ma solo per questi, non per altri, perché tutte le teorie che sono state esposte oggi hanno una loro validità, compresa quella del Consigliere Gremmo che indubbiamente è una teoria un po' estremistica nei confronti dei rapporti con lo Stato, ma ha una sua validità. Certo che se la nostra Regione oggi si rifiutasse di nominare il rappresentante, probabilmente potrebbe essere commissariata perché si sarebbe rifiutata di com-piere un atto dovuto.

Io credo quindi che solo se questa Regione volesse fare una forte protesta nei confronti dello Stato, cosa che non mi sembra sia stata sostenuta da altri gruppi in questo Consiglio, solo in quel caso potremmo accedere alla strada dura e aspra di confronto con lo Stato.

Solo per queste ragioni e non per iattanza, che non esiste, di maggioranza, ma perché non ci è sembrato che fosse possibile trovare una soluzione di tipo diverso, quindi non per mero rispetto della tradizione, ma per quello che la tradizione ha sempre significato ed ha sempre rispettato, noi riteniamo di mantenere questa designazione e non diamo a questa designazione nessun significato politico, se non un significato di carattere istituzionale.

Si dà atto che alle ore 10,41 presiede il Vicepresidente Stévenin.

Presidente A demandé la parole le Président du Conseil, monsieur Cout.

Cout (PCI-PDS) Io mi sento onorato della proposta che ha fatto il Consigliere Riccarand, anche perché penso che questo significhi considerazione anche nei compiti per cui può essere chiamata la Presidenza del Consiglio e anche perché intravedo in questa proposta una stima magari anche personale nei miei confronti e di questo ringrazio.

Voglio solo ricordare che in altre occasioni vi sono state proposte unitarie, mi riferisco ad esempio all'ultima elezione della rappresentanza della Valle d'Aosta nella persona del Presidente della Giunta Rollandin, su cui c'era stata un'intesa quasi totale nel senso che tutti i consiglieri sono stati d'accordo, salvo il rappresentante del Partito socialdemocratico.

In altre occasioni invece vi possono essere proposte diverse, in questa occasione ci sono due proposte: mi pare di intravedere molto chiaramente una proposta della maggioranza ed una proposta della minoranza.

Mi sembra, fino a prova contraria, che una maggioranza esista in questo Consiglio, fino al momento attuale i voti l'hanno dimostrato, anche se i risultati elettorali possono far apparire qualcosa di diverso. Io penso che i voti continueranno, per il momento, a dimostrare che questa maggioranza esiste.

Essendoci queste due proposte io, come Consigliere che ha aderito a questa maggioranza, non penso di poter votare che per la proposta che è stata fatta dal Consigliere Ricco, pur ringraziando per una proposta che mi ha interessato direttamente.

Presidente A demandé la parole le Conseiller Bajocco.

Bajocco (PCI-PDS) Il 5 giugno 1985, nella seduta pomeridiana, il Consigliere Tamone, allora Segretario di questo Consiglio, discutendo di questo problema aveva detto: "Il nostro statuto prevede che la Regione autonoma della Valle d'Aosta invii un suo rappresentante per l'elezione del Presidente della Repubblica e finora questo rappresentante è stato il Presidente della Giunta regionale, credendo che questa tradizione possa continuare...".

Noi eravamo il gruppo all'opposizione e in quella seduta abbiamo votato per il Presidente della Giunta Augusto Rollandin.

Per questa ragione noi riteniamo di dare il consenso al Presidente della Giunta attuale, l'avv. Gianni Bondaz, perché possa rappresentarci a Roma per il voto dell'elezione del Presidente della Repubblica. L'abbiamo votato allora che eravamo all'opposizione, come dicevo, il Presidente Rollandin, oggi il gruppo del PDS voterà Gianni Bondaz.

E' un invito che faccio al Presidente proprio perché deve rappre-sentare la Valle d'Aosta, perché abbiamo sempre detto che i due rappresentanti della Valle d'Aosta devono rappresentare non solo i movimenti o dei partiti, ma tutta la Regione, nel momento del voto - io non voglio dire quale può essere il candidato - deve tenere in considerazione di favorire al massimo la soluzione unitaria.

E' un invito che faccio al Presidente o a chi verrà eletto, di tenere in considerazione questo aspetto.

Si dà atto che alle ore 10,47 presiede il Presidente Cout.

Presidente La parola al Consigliere Ricco.

Ricco (DC) Brevemente, a me sembra che la discussione in atto sia abbastanza strumentale, cioè vorrebbe tendere a delegittimare questa maggioranza che nella sua totalità ha indicato il Presidente della Giunta, che è il legale rappresentante della Regione Val d'Aosta.

Quindi noi confermiamo come delegato il nostro Presidente avv. Gianni Bondaz.

Presidente La parola al Consigliere Andrione.

Andrione (UV) J'ai cru comprendre et déceler une forte contradiction entre ce que a dit monsieur Milanesio et ce que a dit monsieur Cout.

Monsieur Cout a parlé de majorité, et comme j'ai participé à plusieurs élections de représentants du Conseil régional au sein de l'Assemblée pour élire le Président de la République, je me souviens très bien qu'il y a eu de très fortes contestations.

Même sur mon nom on a discuté, et plusieurs groupes ont voté contre, en '78, donc ce n'est pas une date tellement éloignée.

Mais ici monsieur Milanesio dit que c'est simplement pour respecter le fondement d'une tradition qui s'est établie. Alors que monsieur Cout parle - comme du reste monsieur Ricco vient de le faire - d'une voix de majorité. Il faudrait du moins savoir quelle est l'interprétation authentique.

Nous croyons plutôt à monsieur Cout, c'est-à-dire que ici on veut élire le représentant d'une majorité et par conséquent nous ne sommes absolument pas d'accord parce que quoi qu'on en dise cette majorité n'en est pas une.

Et non seulement elle est très faible ici, mais elle a été d'une façon éclatante battue dans une élection où on a élu deux représentants qui par définition participerons à l'élection du Président de la République.

Et ici on veut nommer quelqu'un exactement contraire à celle qui est la volonté exprimée par le peuple. Donc de notre part nous n'acceptons pas des invitations à voter selon tradition.

Presidente La parole au Conseiller Rollandin.

Rollandin (UV) Je crois que cette échéance et le fait que le Conseil soit appelé à nommer un représentant pour l'élection du Président de la République, homme que je crois a représenté dans cette dernière période - quand même dans le bien comme dans certains passages qui pouvaient même être analysés d'un point de vue critique - un homme qui a soulevé une série de problèmes, qui a mis l'accent sur l'exigence de changer, de modifier certaines règles qui ne sont plus à même de soutenir le temps qui est passé.

Je crois que sur ces thèmes il y a eu un débat au niveau national, soit au Parlement que au niveau des Assemblées régionales. Le fait qu'il y ait l'exigence de reprendre le thème de l'autonomie d'une façon forte et différente, est un point de repère.

Je crois que c'est indispensable de réexaminer un système que sans doute les élections du 6 avril ont évalué d'une façon négative. Je crois que unanimement les forces politiques ont dit qu'il fallait prendre acte qu'il y a eu un échec d'un système et que par conséquent il fallait modifier certaines règles.

La difficulté d'arriver au Parlement à courte échéance à avoir un Gouvernement - n'oublions pas que le fait qu'on arrive aujourd'hui à nommer le représentant du Val d'Aoste pour l'échéance du 13 du mois de mai est due au fait que ce Parlement a des difficultés à trouver un accord, à retrouver une façon de travailler, compte tenu des indications que l'élection même a donné, c'est-à-dire qu'il fallait modifier certaines règles.

Des résistances, on les connaît; on sait déjà quelle est l'attitude de la part de certains partis; et par conséquent le choix du Président de la République a été de se mettre à côté pour prévoir que le Président de la République qui sera nommé puisse donner un signal de nouveauté et de renouvellement.

Alors, dans cette direction je croyais que c'était plutôt évident que cette Assemblée qui a élu, qui a vu l'élection des deux parlementaires et qui doit élire son représentant, puisse comprendre qu'il fallait retrouver une large majorité, un large consensus sur la personne qui doit quand même être portatrice d'un message nouveau, d'un message qui soit de changer les règles et de modifier, ou en tout cas de demander qu'il y ait un engagement de Parlement pour modifier certaines règles.

Je crois que cette évidence, cette volonté forte de la population, si on va dans la direction qu'a été soulignée que la majorité existe, propose un nom et point c'est tout, je crois que sans doute c'est une autre occasion ratée.

Sur des thèmes administratifs et spécifiques on a très souvent demandé qu'il y ait, de la part de cette Assemblée, la volonté de se retrouver, d'être compactes. Eh bien, je crois que les forces de la minorité l'ont démontré pas plus tard qu'il y a deux jours, sur un thème spécifique et particulier de la "Cogne".

Aujourd'hui qu'il y aurait l'exigence d'avoir un message de la part d'une région à statut spécial, un message fort, un message qui aille dans la direction du renouveau, un message qui aille même dans la possibilité de retrouver des possibilités d'Assemblée de forces qui partagent le sens de l'autonomie et qui ont envie, même avec une trasversalité nouvelle, de retrouver une agrégation qui puisse représenter un changement au niveau de Parlement, eh bien, aujourd'hui qu'est-ce qu'on nous propose? Tout simplement de dire: "Dans la tradition nous allons voter"; compte tenu que, quand-même, une majorité dans cette salle existe.

Et bien, je crois que s'il y a une contradiction, à ce point forte par rapport à tout ce qu'on a dit en faisant l'analyse du vote du 5 et 6 avril, aujourd'hui est évidente. On ne pourra plus demander à d'autres occasions certaines attitudes ou quand même une participation différente.

Car aujourd'hui que l'on vote pour représenter au niveau du Parlement la possibilité d'élire le Président qui puisse être quelque chose de différent, eh bien, l'attitude est là. Quand-même nous avons la force pour élire le représentant: je crois que ce n'est pas un discours politique.

Et je crois que le fait même que quelqu'un ait dit que ce vote "non ha nessun significato politico", mérite des considérations.

Au contraire, je crois que ce vote devrait avoir une forte charge politique; devrait demander un engagement même si c'est un "grand électeur", si c'est libre d'exprimer le vote - ça c'est normal - mais tout de même devrait être conscient qui est le représentant d'un Parlement régional, qui est le représentant d'une volonté qui va dans une certaine direction.

Et bien, nous devons malheureusement dire qu'on a voulu maintenir la logique qui a été à la base du choix des deux candidats pour les élections du 5 et 6 avril, et toujours dans la même ligne on veut insister pour dire que tout de même cette majorité est là pour exprimer même le représentant qui devra élire le Président de la République.

On regrette qu'il y ait cette attitude, on regrette qu'il n'y ait pas eu la possibilité d'ouvrir un dialogue différent, un dialogue sur des thèmes qui sont à l'attention au niveau pas seulement régional, mais au niveau national, et qui auraient pu nous donner la possibilité de faire des évaluations concrètes sur le sens de cette élection.

Presidente La parola al Consigliere Gremmo per dichiarazione di voto.

Gremmo (UAP) A me spiace che la discussione abbia preso l'unica piega che non doveva prendere, cioè della recriminazione di schieramento politico, per la verità non è propriamente vero che se noi non avessimo nominato un rappresentante a Roma avremmo corso dei rischi che, per la verità mi sentirei di correre, perché io ho paura di tante cose, ma non ho paura delle elezioni.

Per la verità non è propriamente così perché la norma costituzionale non ha degli imperativi giuridici tali da poter prospettare i rischi che intravede il collega Milanesio. Comunque comprendo e mi rendo conto delle scelte che sono state fatte.

A questo punto però io non voglio astenermi o non partecipare alla votazione, perché mi sembrerebbe sfuggire alla chiarezza, come dicevo prima se si arriva alla votazione io mi sentirei di dire chi voterò rendendo quindi palese in qualche modo il mio voto, ma sperando che magari ci sia qualcun altro che ritiene di adeguarsi.

Dicevo prima come la questione del federalismo sia importante in questo momento, ma esiste un'altra questione che all'opinione pubblica interessa molto ed è la questione morale.

Io ho letto la bellissima lettera che il collega Bich ha fatto mandare a un gruppo di suoi amici al Giornale di Montanelli, non ho capito perché ha mandato la lettera al Giornale di Montanelli e non alla Procura della Repubblica se riteneva di adombrare qualche ombra su qualcuno. Anche quella lettera è un sintomo dell'esigenza che è sentita nell'opinione pubblica riguardo alla questione morale con quello che è capitato a Milano.

A Milano, non è necessario che lo dica io, c'è il capolinea di un modo di fare politica, di un modo di intendere le cose.

Io penso che l'opinione pubblica senta fortemente questa voglia di affrontare anche la questione morale, allora su questo direi che, non potendo dare il segnale forte non delegando nessuno, non ritenendo che dei nomi politici - qualunque essi siano, con tutto il rispetto e l'amicizia per qualunque nome sia ventilabile - io direi che faremmo una grande cosa se dessimo un piccolo - perché è minore come valore - segnale, cioè nominare come rappresentante della Regione Val d'Aosta il protagonista di questo lavoro di pulizia morale che è stato fatto a Milano.

Io propongo, e voterò questo nome, di votare il Giudice Di Pietro come rappresentante della regione autonoma Valle d'Aosta e come segnale - è un meridionale, è un Magistrato, è una persona che ha sollevato per prima certi coperchi - che vogliamo affrontare di petto la questione morale.

Quindi io voterò questo senza nessun ragionamento, ma proprio perché in qualche maniera è l'emblema di un problema che l'opinione pubblica anche da noi sente fortemente.

Presidente La parola al Consigliere Bich per dichiarazione di voto.

Bich (GM) Per dichiarazione personale.

Io vorrei sapere il nome del pubblico ministero del Tribunale di Torino che ha sotto inchiesta il collega Gremmo in modo tale che io possa votarlo.

Vorrei ricambiare l'alto tenore della sua valutazione.

Lei mi dia il nome e io avrei piacere di votarlo.

Presidente Se non vi sono altre richieste, penso che possiamo chiamare i con-siglieri a votare su scheda, per appello nominale, nell'apposito spazio.

Esito della votazione per l'elezione del delegato della Regione Autonoma Valle d'Aosta per l'elezione del Presidente della Repubblica:

Presenti e votanti: 35

Schede bianche: 16

Hanno riportato voti:

Bondaz: 18

Di Pietro: 1

Risulta quindi eletto quale delegato della Regione per l'elezione del Presidente della Repubblica il Presidente della Giunta, Gianni Bondaz, che ha chiesto la parola.

Bondaz (DC) Al di là di come è avvenuta la votazione, io volevo dire solo questa cosa al Consiglio regionale: io mi impegno qui davanti a voi, prima della riunione che si farà a Roma, innanzitutto ad avere dei contatti con i nostri due parlamentari e credo - non so quando sarà la prima riunione - prima di quella riunione di chiedere al Presidente del Consiglio regionale la convocazione dei capigruppo per uno scambio di opinioni in modo da individuare, là dove sia possibile, un'azione comune da parte delle regioni, in quanto mi sento, almeno personalmente, più il rappresentante della regione che non il rappresentante della maggioranza.