Resoconto integrale del dibattito dell'aula

Oggetto del Consiglio n. 3244 del 22 aprile 1992 - Resoconto

OBJET N° 3244/IX Débat sur la situation politique en Vallée d'Aoste après les élections du 5 et 6 avril.

Presidente Ha chiesto di parlare il Consigliere Riccarand, ne ha facoltà.

Riccarand (VA) Credo ci siano gruppi più importanti del nostro e aspettavo per questo ad intervenire. Credo che trovandoci nel primo consiglio regionale successivo ad una scadenza elettorale molto importante sia doverosa da parte del Consiglio regionale, che rappresenta il principale organo di autogoverno nella nostra regione, una riflessione sui risultati e sulle preoccupazioni, le volontà, le sensibilità che si sono espressi a livello di votazioni in questa scadenza elettorale.

Teniamo presente che le elezioni del 5 e 6 aprile erano il primo momento di verifica elettorale complessiva dopo le elezioni regionali del 1988 e dopo il ribaltamento di alleanze del giugno 1990.

Era il primo momento in cui, dopo anni in cui ci sono stati molti fatti politici, molti cambiamenti a livello locale e in tutto il mondo, si sarebbe data una risposta da parte dell'elettorato italiano e più specifica tamente da parte dell'elettorato valdostano.

Da noi in Valle d'Aosta, la nuova maggioranza formatasi nel 1990 era contraddittoria rispetto al modo con cui molte forze politiche si erano presentate due anni prima agli elettori e sicuramente poneva un punto di giudizio all'elettorato sia esso in positivo, sia esso in negativo. Quindi era sicuramente quella del 5 e 6 aprile una occasione di verifica, un momento di giudizio e mi pare che il giudizio espresso dall'elettorato sia stato molto chiaro, che non si presti a molti equivoci.

C'è stata la vittoria dei candidati espressi dalla lista Vallée d'Aoste, c'è stata una sconfitta netta dei candidati espressi e sostenuti dalla maggioranza regionale, c'è stato un risultato importante e significativo per i candidati espressi dai Verdi Alternativi. In particolare il nodo più importante che oggi dobbiamo affrontare e che ha fatto si che sia emersa una richiesta di cambiamento rispetto alla maggioranza regionale, rispetto all'esecutivo regionale dopo le elezioni del 5 e 6 aprile, sta nel fatto che i candidati della lista Dolchi-Fosson sono stati presentati squisitamente come candidati della maggioranza regionale, su cui c'è stata una campagna molto intensa, che li presentava come espressione di un progetto politico che era iniziato nel giugno 1990, che proseguiva in questa scadenza con questo tipo di candidature e che poi avrebbe trovato un ulteriore momento di verifica nelle elezioni regionali del prossimo anno.

Bisogna ancora sottolineare che la giunta regionale ed il suo presidente hanno sostenuto queste due candidature a spada tratta, presentandole come candidature espressione di questa giunta, con una campagna elettorale senza risparmio di energie e di mezzi con un utilizzo molto intenso anche degli strumenti e dei poteri istituzionali e regionali.

Queste candidature sono state scelte all'interno di questo Consiglio, si tratta di due persone note e sicuramente di primo piano e rappresentative. Tutto questo si è tradotto nei risultati in un fallimento, perché i voti raccolti non solo non sono stati la maggioranza dei consensi, tali da eleggere uno o due dei candidati, ma sono stati pochi rispetto alla forza, al panorama ampio delle forze che sostenevano queste due candidature, rispetto agli sforzi fatti dalla Giunta regionale e dal suo presidente per convincere gli elettori che questa era la soluzione migliore.

Tutto questo deve far riflettere: c'è stato un rifiuto da parte della maggioranza degli elettori per le proposte fatte dalla maggioranza regionale, dalla Giunta regionale, c'è un giudizio di non credibilità che è emerso nettamente dalle urne. Su questo credo non ci siano possibilità di interpretazioni diverse.

A questo punto proseguire come se niente fosse dicendo che si è trattato di una scadenza elettorale che non riguardava direttamente il Consiglio, che le elezioni importanti saranno quelle dell'anno prossimo, sarebbe dire una cosa non vera, che non è più vera stante il tipo di atteggiamento che la maggioranza ha voluto assumere. Perché se, non ci fosse stato un atteggiamento per cui i candidati venivano presentati come candidati di maggioranza, un atteggiamento per cui la giunta non si spendeva in prima persona e fino all'ultimo minuto a sostegno di queste candidature, allora questo discorso potrebbe avere una sua validità. Ma così non è stato.

Ancora il giorno stesso in cui si andava a votare tutti abbiamo potuto vedere sugli organi di stampa la pubblicità a tutta pagina della Giunta regionale con tutti gli assessori fotografati nei loro banchi del potere regionale, con tutti i nomi sotto, che invitavano espressamente gli elettori a votare Dolchi-Fosson.

Si tratta quindi di un giudizio negativo rispetto a questa maggioranza, rispetto a questa giunta. La maggioranza può sul piano numerico dire di avere 18 voti, 19 voti, la maggioranza numerica in Consiglio e dire di poter andare avanti indipendentemente da quello che è il giudizio dell'elettorato.

Noi crediamo che questo avrebbe una serie di effetti molto negativi. Intanto sicuramente un atteggiamento che non valutasse nella giusta misura il risultato elettorale accentuerebbe fortemente il distacco e la distanza che esistono tra i meccanismi del palazzo regionale e del potere in genere e quelle che sono le esigenze e volontà che esprime la società valdostana e l'elettorato in modo specifico.

Non ci dobbiamo dimenticare che una proposta che avete sostenuto con tutta questa forza, con tutti questi mezzi, con tutto il vostro potere è stata accolta da una minoranza molto esigua dell'elettorato. Tutto questo deve essere oggetto di qualche decisione di modificazione rispetto alla situazione in cui ci troviamo.

Andare avanti come se niente fosse successo significherebbe di fatto aggravare all'interno di questo Consiglio lo scontro tra una maggioranza che è oggettivamente delegittimata oggi più ancora di ieri rispetto alla sua pretesa di rappresentare una volontà popolare, perché è stata delegittimata da un voto molto chiaro. Dall'altra parte invece una minoranza, pur essendosi presentata in modo diversificato con posizioni diverse e candidature diverse ma che nel complesso ha avuto un risultato che la incoraggia, la premia, le da più forza.

La minoranza numerica in questo Consiglio si é rivelata maggioranza politica rispetto all'elettorato. Evidentemente non credo sia positivo usare questo anno che ci sta davanti in uno scontro, muro contro muro, fra una maggioranza che oggettivamente oggi è più debole di quanto lo era un mese fa. Al di là dei numeri ci sono dei consensi politici che pesano fortemente.

Il problema che ci poniamo è di questo tipo: abbiamo un anno scarso per finire questa legislatura, ci sono problemi grossi sul tappeto è possibile pensare di utilizzare questo anno senza riuscire ad affrontare questi problemi oppure c'è una soluzione per riuscire ad affrontarli?

Io sostengo che questi grossi problemi riusciremo a risolverli soltanto se avremo un atteggiamento diverso in seno a questo Consiglio, se riusciremo a mettere da parte degli interessi di parte, delle contrapposizioni personali e andremo al sodo delle cose da fare attraverso delle convergenze molto più ampie, perché sicuramente l'attuale maggioranza regionale, l'attuale esecutivo regionale non è in grado di portarci a risolvere correttamente una serie di problemi.

I problemi principali li voglio anche indicare, perché sono cose molto importanti che dobbiamo fare prima della fine di questa legislatura. Primo: la legge elettorale regionale, noi abbiamo una competenza primaria che ci è stata trasferita ormai da tre anni, è una questione questa fondamentale.

Tutti voi avrete notato che nel dibattito politico, prima della campagna elettorale e ancor adesso nella situazione difficile per la formazione del nuovo governo in Italia, il tema centrale è quello della riforma elettorale, delle nuove regole elettorali. Questo tema è stato anche oggetto di un patto che ha collegato molti candidati alle elezioni politiche, il patto Segni, che raggruppava anche quattro candidati della Valle d'Aosta, dei due principali schieramenti. Sicuramente quella della legge elettorale è una questione centrale; lo è anche da noi.

Sappiamo che la legge può essere fatta con il voto di ventiquattro consiglieri, richiede sicuramente un consenso che va al di là di questa maggioranza, questa maggioranza non è in grado di portare in porto questa legge da sola, sono necessarie volontà politiche che finora non si sono espresse.

L'unica proposta di legge fino ad oggi depositata su questo tema è la proposta di legge verde alternativa. Cosa vogliamo fare, vogliamo affrontare e risolvere la questione, o, dopo aver chiesto per decenni questa competenza primaria vogliamo dare una prova fallimentare della capacità di esercitare le nostre prerogative autonomiste?

Secondo: l'integrazione europea. Abbiamo già avuto nei mesi scorsi avvisaglie di quello che rappresenterà questo processo di integrazione europea, che rappresenterà sicuramente una grande opportunità, ma che è anche un grande rischio per la nostra regione.

Abbiamo visto i condizionamenti che vengono posti da determinate regole CEE al governo per certi problemi della crisi siderurgica, in particolare per noi per la Cogne. Abbiamo visto nel caso del SDS, la Mercedes, l'autoporto cosa sta significando l'intervento della Comunità Europea. Dal primo gennaio 1993 sappiamo che con il mercato unico molte cose cambieranno, anche sotto l'aspetto finanziario per la nostra regione.

Anche qui ci troviamo di fronte ad un campo di intervento che richiede uno sforzo di elaborazione a vari livelli che impegna ben al di là quello che è in grado di fare l'attuale maggioranza, l'attuale esecutivo regionale.

Terzo: il problema dell'industria in generale e più specificatamente della Cogne. E' un problema grosso per le dimensioni della nostra regione. Il problema di mantenere un comparto industriale significativo nella nostra regione richiede uno sforzo, un confronto, una capacità di trovare le soluzioni migliori che non può che andare al di là dell'operato di un singolo Assessore o di questo tipo di maggioranza.

Quarto: il piano Paesistico regionale. Noi siamo in ritardo di ben 32 anni rispetto a delle norme previste dalla legge regionale sull'urbanistica, la legge 3 del 1960, che già prevedeva il piano urbanistico paesistico regionale e siamo in ritardo di cinque anni rispetto alle scadenze imposte dalla legge Galasso per dotare le regioni dei piani paesistici. Se andiamo avanti di questo passo finiremo la legislatura senza avere il piano approvato, al massimo sarà consegnato all'esame del Consiglio, dopo di che tutto quanto verrà rinviato.

Non credo che ci siano le condizioni di questo passo per arrivare ad approvare entro questa legislatura un valido piano paesistico che dia la possibilità di governare complessivamente il territorio ed i beni ambientali della nostra regione.

Ultimo punto: il rapporto finanziario tra la regione, i comuni e le comunità montane. E' un problema non solo di autonomia finanziaria da parte degli enti locali, dei comuni, delle comunità montane, ma anche di responsabilità finanziaria dei vari organi di governo che ci sono nella nostra regione.

Non chiediamo che ci sia una legge qualsiasi tanto per dire che la legge è stata fatta, che si sono distribuiti un po' di soldi, dobbiamo essere in grado di fare una legge che sia innovativa ed incisiva, che dia autonomia ai vari organi di governo, ma che dia anche la responsabilità dell'entrate a questi vari organi. Anche questo può essere fatto soltanto se riusciamo a cercare più convergenza su cose concrete.

Noi indichiamo questi cinque punti. Ce ne sono sicuramente altri, ma ci sembra che ci siano almeno questi cinque punti sui quali sarebbe necessario mettersi a lavorare con uno sforzo che vada al di là di questa contrapposizione fra maggioranza e minoranza che rischia di essere paralizzante rispetto ai problemi che ci sono da affrontare, alle esigenze da risolvere.

In sostanza, noi proponiamo la ricerca di una ampia convergenza programmatica che sciolga gli attuali schieramenti l'un contro l'altro armati e produca alcuni risultati concreti nell'interesse di tutta la collettività. Proponiamo quindi un governo regionale che sia espressione di questa ampia convergenza con una presenza più ampia di quella che abbiamo attualmente e che non escluda forze rappresentative all'interno di questo Consiglio.

Non proponiamo una nuova formula di maggioranza, non è questo il problema, quello che proponiamo è un nuovo programma, un programma preciso su dei punti significativi e determinanti. Su questo programma bisogna costruire un esecutivo che dia la garanzia di essere in grado di realizzarlo.

Voglio fare un esempio più preciso e dettagliato per dire cosa in-tendiamo quando diciamo un programma concreto, preciso. Voglio fare ancora l'esempio della riforma elettorale, perché è questo un nodo centrale. Se non riusciamo a chiudere questa legislatura con una legge elettorale all'altezza delle esigenze, andiamo incontro ad un fallimento. Il problema è sicuramente di quale meccanismo scegliere, di quale meccanismo elettorale introdurre.

L'attuale dibattito, visibile anche a livello nazionale, tra chi dice di voler mantenere il sistema proporzionale attuale e chi dice di voler introdurre un sistema maggioritario secco, la proposta del patto Segni, a nostro avviso non risolve la questione. Noi riteniamo si debba cercare una soluzione di tipo diverso, una soluzione che mantenga sostanzialmente una base di proporzionalità e che consenta poi agli elettori di esprimersi anche rispetto al governo regionale, che permetta di dare una sorta di premio di maggioranza alla coalizione vincente. In sostanza un sistema misto proporzionale al primo turno con premio di coalizione al secondo turno.

Questa è una proposta che abbiamo già esplicitato, abbiamo già depositato come proposta di legge. Ci pare stiano emergendo da varie forze politiche delle disponibilità in questo senso. Ho avuto modo di leggere in queste settimane, visto che ci sono molte dichiarazioni su questi argomenti, per esempio, delle posizioni nuove anche all'interno del partito socialista a livello nazionale.

Il partito socialista è sempre stato sostanzialmente ostile ad andare a toccare l'attuale sistema elettorale proporzionale. Ho visto la dichiarazione di Martelli nell'intervista che ha rilasciato quindici giorni orsono a "Repubblica", in cui veniva indicato un doppio turno ed un meccanismo che favorisca la creazione di due schieramenti in lotta per la maggioranza e quindi il governo.

Enrico Manca che è stato membro autorevole del PSI ed è stato Presidente della RAI su "Repubblica", ancora in un'intervista ampia dice sul sistema elettorale: "Io penso ad un sistema a doppio turno, in cui si voti prima con la proporzionale e poi per coalizione di partiti con un premio di maggioranza per chi supera il 50 per cento".

Vorrei citare ancora l'articolo del costituzionalista Paolo Barile, il quale dice che la riforma elettorale deve porre al centro l'attribuzione all'elettore del terzo potere:il potere di votare per una coalizione di governo, potere che si aggiungerà agli altri due attuali, primo, voto di partito, secondo, voto di preferenza, terzo, voto di coalizione.

Queste son cose che in passato il partito comunista a livello regionale aveva espresso in termini abbastanza analoghi. All'interno dell'Union Valdôtaine un anno fa c'è stata una riflessione che andava, mi pare, in questa direzione. Mi sembra ci siano le condizioni per trovare una convergenza su una impostazione di questo genere, allora se queste condizioni ci sono, bisogna lavorare perché vengano definite queste cose e si possa arrivare ad una conclusione.

Questo è solo un esempio. Si potrebbe operare allo stesso modo per altri temi che ho indicato. La proposta nostra è questa, su cinque, sei, sette grandi temi su cui è necessario un concorso ampio all'interno di questo Consiglio di energie, di forze, di idee, per chiudere questa legislatura in modo positivo, cerchiamo di trovare una convergenza precisa su dei contenuti, su delle scelte qualificanti, su delle opzioni chiave e su questa base realizziamo e costruiamo anche un esecutivo regionale che sia espressione di questo governo.

Se invece si preferisce andare avanti con l'attuale situazione secondo noi rischiamo di andare avanti per dodici mesi con una contrapposizione che purtroppo sarà scarsamente utile e produttiva rispetto agli interessi collettivi della nostra popolazione. Questi sono gli argomenti che stanno anche nel testo di una risoluzione che io presenterò, risoluzione che non richiede le dimissioni tout court della Giunta regionale, perché questo non è il problema.

Le dimissioni dovrebbero essere un atto spontaneo di questa giunta, di questo esecutivo, che ha fatto un certo tipo di richiesta agli elettori e si è visto giudicato negativamente. Noi proponiamo questa risoluzione, indichiamo una riflessione e proponiamo un percorso che a nostro parere è praticabile. Ci dica il Consiglio se ciò può essere accolto o se invece è respinto.

Depuis 10h36 jusqu'à 10h41 c'est le Vice-président Stevénin qui remplit les fonctions de Président de la séance.

Presidente E' stata presentata la risoluzione del Consigliere Riccarand, verrà distribuita.

PresidenteHa chiesto di parlare il Consigliere Louvin, ne ha facoltà.

Louvin (UV)Ce long silence commençait à gêner un peu. Je vais essayer de le remplir, mais d'une façon assez courte avec le maximum de synthèse qu'il sera possible. C'est d'abord pour dire que le vote du 5 et du 6 avril pour nous a été quelque chose de réel, non pas une illusion, non pas une simple apparence, mais quelque chose de concret. Une donnée politique sur laquelle la majorité ou plutôt faudrait-il maintenant dire la minorité qui gouverne, avait beaucoup misé. Et elle l'avait fait d'une façon qu'on ne pourrait plus évidente.

"Le candidature di Giulio Dolchi ed Augusto Fosson sono l'espressione della maggioranza di governo, l'indicazione chiara e senza incertezze dei partiti e dei movimenti che la compongono" écrivait il y a quelques semaines le secrétaire de la Démocratie Chrétienne sur le journal officiel, auquel s'ajoutait le Président du Gouvernement régional pour dire "la Giunta regionale scende apertamente in campo a sostegno delle candidature di Giulio Dolchi per il Senato ed Augusto Fosson per la Camera dei Deputati" - s'ode a destra uno squillo di tromba - et de l'autre côté - la posta in gioco - Oddone Bongiovanni du PDS pour sa part y ajoute "i due candidati sono espressione oltre che dei partiti che si sono impegnati, direttamente dell'amministrazione regionale" donc les émissaires, les porte-parole de ce gouvernement.

"L'accordo politico che regge le sorti della regione" écrit Alder Tonino, secrétaire du PDS, "si è consolidato e la Giunta regionale sta operando bene, la scadenza delle elezioni politiche era l'ultima speranza per l'Union Valdôtaine di veder fallire la maggioranza regionale, al contrario - ceci a été écrit avant les élections - la maggioranza regionale ha presentato due candidature autorevoli ed un programma avanzato in sintonia con il programma di crescita e sviluppo della Valle d'Aosta adottato dalla Giunta regionale".

Je vous fais grâce des déclarations encore plus marquantes que le Président du Gouvernement a voulu faire aux organes de presse et également de la belle chorégraphie qui a déjà été rappelée par le collègue Riccarand, d'après laquelle nous avons pu voir tout le gouvernement régional en photo de groupe manifester presque physiquement cette communion d'esprit avec les deux candidats.

Dire à ce point que les gens ne comprennent pas c'est donner un gifle fort à l'opinion publique, aux électeurs, à tous ceux qui ont été appelés et sollicités à s'exprimer à ce sujet. Mais il y a une réflexion supplémentaire que l'on doit faire à ce moment. A l'étranger, dans des Pays que nous croyons civilisés, il y a une bonne, une saine habitude c'est que quand le résultat électoral est clair on n'a pas d'hésitations, on se met à côté.

Nous avons appris que des dimissions auraient été données, mais dans les mains des secrétaires de parti l'emprise de ces seigneurs sur le gouvernement régional est un méfait que nous avons eu à maintes reprises l'occasion de dénoncer et qui ce manifeste en ce moment par une sorte de mépris envers la souveraineté populaire que nous avons le devoir de souligner. Mais encore pour reprendre une théorie dont s'était fait l'interprète éminent le secrétaire du parti socialiste, d'après laquelle quelques uns de nos alliés auraient été frappés par le syndrome de Stockholm, séquestrés par l'Union Valdôtaine qui les aurait obligés avec leur complaisance, même leur sympathie à adhérer à cette liste, à se rattacher à notre position, cette même réflexion est aujourd'hui la plus adaptée pour comprendre certains comportements, pour comprendre un silence qui n'est pas de gêne, qui n'est pas de malaise, mais qui est un silence de peur, de crainte de la part de quelqu'un de parler, de dire exactement ce qui s'est passé.

Le mur est érigé, le barrage s'érige pour protéger pour empêcher qu'il y ait ne serait-ce que l'ombre d'une autocritique, d'une déclaration publique de position et les quelques réflexions qui seraient sorties d'une façon très, très légère à l'extérieur ont vite été soulignées, accusées.

Nous craignons que ce ne soit pas par cette méthode que l'on peut récupérer la confiance, que l'on peut récupérer ce rapport étroit qui doit toujours exister entre les gens et les institutions. Nous assistons aujourd'hui à une gestion de plus en plus solitaire du pouvoir, à une gestion de plus en plus isolée.

On parlait il y a vingt-cinq ans de tour d'ivoire pour représenter cette situation dans laquelle le pouvoir s'érige au dessus des autres et ne garde aucun contacte avec la population et sans vouloir déranger Giovanni Battista Vico, cours et recours de l'histoire, il y a toujours un Bondaz dans la tour d'ivoire et toujours un Caveri au parlement. Et bien ce sont ces quelques réflexions qui nous font dire qu'il faut parler.

L'opposition, la majorité qui est à l'opposition le dit, elle est prête à discuter, mais nous n'avons pas de signaux, nous n'avons pas en ce moment l'impression qu'il y ait cette volonté de parler, il y a la volonté peut-être de serrer les rangs et d'arriver jusqu'au bout, de tirer tous les leviers du pouvoir pour presser jusqu'au bout l'orange pour en tirer tout le jus, mais non pas de s'interroger sur quelle peut être la volonté réelle des gens, une majorité "tira a campa' " qui je crains fort n'est pas là pour relever ce grand défit, ce thème important de la loi électorale et de l'intégration européenne que a voulu évoquer il y a quelques minutes le collègue Riccarand.

C'est un manque de confiance électorale, mais c'est aussi un manque de confiance de nous tous, des otages peut-être qui sont au-delà du mur, de ceux qui sont malgré tout libres en deça du mûr, nous essayerons par nos forces d'éliminer cette situation, par nos moyens de faire reprendre un dialogue qui doit dans l'intérêt de la Vallée d'Aoste exister.

Presidente Ha chiesto di parlare il Consigliere Gremmo, ne ha facoltà.

Gremmo (UAP) Signor Presidente, colleghi, io ho votato contro l'inserimento all'ordine del giorno di questo argomento perché pensavo ci fosse modo più utile di passare la mattina, che non sentire le reciproche recri-minazioni che lasciano il tempo che trovano, ma che possono sod-disfare la voglia di gargarismo che alcuni colleghi possono avere.

Visto il modo un pochino stantio che ha di proseguire il dibattito, non voglio perdere il piacere e l'onore di dire ad alta voce alcune cose che penso e che spiegano e motivano le ragioni per cui io penso, modestamente, che la cosa migliore non è quella di "sciacalleggiare" chiedendo dimissioni dell'uno o dell'altro, cosa che si può anche fare, ma è quella di sciogliere anticipatamente di un anno il Consiglio regionale della Valle d'Aosta.

Perché io penso che sarebbe forse la cosa più intelligente e più seria che potremmo fare per evitare di nasconderci sempre dietro ad un dito. Quindi, dirò ad alta voce quella che è la visione che mi sono fatto in questi mesi, in queste settimane, di quanto è successo e poi alla fine arriverò a motivare la mia affermazione in questo senso.

Voglio premettere che il risultato elettorale non è stato quello che io auspicavo. Voglio dirlo per sgomberare il campo da ogni illazione.

E' vero che il voto è segreto però si può dire per chi si è votato: io per la Camera ho votato per Nava e per il Senato ho votato per Dolchi. Il mio voto conta poco, ma conta per uno, ed in democrazia ognuno tiene a vedere rispettato il proprio voto. E' andata in un certo modo, ma secondo me come capita spesso in questa regione, le cose non avvengono per il merito di qualcuno, ma per il demerito di qualcun altro.

Io non credo abbia vinto la coalizione Valle d'Aosta perché aveva dei meriti, ma ha vinto perché la "macchina" delle forze contrapposte ha bucato più gomme. La prima gomma bucata, ricordata da alcuni colleghi, è stata quella di definire "lista della maggioranza" quella che per altro, non era una lista della maggioranza, a meno che, non si voglia, sposare l'opinione del giornalista Zanotto per cui questa maggioranza avrebbe delle ruote di scorta per altro mai reperibili al momento del bisogno.

Se questa era l'idea, qualcuno ha sbagliato concezione. Se la concezione era che esiste la maggioranza e che poi ci sono i punti di appoggio, le "ruote di scorta", qualcuno non ha capito bene come stanno le cose. Definire "lista di maggioranza" quella che non era e non poteva essere una lista di maggioranza, perché il programma che anch'io a suo tempo sottoscrissi, non coinvolgeva, non riguardava queste elezioni, è stato un errore fatale. Infatti, e la critica di alcuni è stata puntuale, si sono confusi dei ruoli che dovevano rimanere separati: quando ho visto l'ultimo comizio elettorale per televisione, su Telealpi, dove il Presidente della Giunta presiedeva con l'autorevolezza e l'autorità che gli è congeniale, la manifestazione di chiusura ho pensato che era sicuramente una forzatura ed un errore.

Si dava un'immagine distorta di quella che doveva essere una normale campagna elettorale. Strafare certe volte può portare a sbagliare. Gli altri due errori li individuo in due dichiarazioni che ha fatto l'amico e collega Milanesio. La vicenda del libro, del romanzo valdostano, le accuse di antimeridionalismo all'Union Valdôtaine sono state la prima grande autorete che si è fatta la cosidetta "lista della maggioranza".

Dico la verità, quando è stata dipinta l'Union Valdôtaine come movimento antimeridionale l'avrei quasi votata, sono stato indeciso, poi la stima personale per Dolchi e per Nava mi ha fatto decidere. Ma mai accusa mi è sembrata più ingiusta. In effetti, in giro per l'Italia ho visto le candidature che ha fatto l'Union Valdôtaine, perché non si è presentata solo in Valle d'Aosta, fortunatamente il leone dell'Union Valdôtaine era presente anche in Calabria e qui il giornalino Arengo che mi sono procurato, presenta il dottor Rocco De Salvo, senatore onorario per gli affari dei gruppi etnici negli Stati Uniti d'America, meridionale puro, Nicola De Meo che ha conseguito il diploma di educazione fisica e sportiva presso l'Isef, Franco Nacarato, Aldo Dante Chiappetta...

Non si può dire che l'Union Valdôtaine sia antimeridionale, anzi, io direi che è l'espressione, che ha avuto modo in queste elezioni, di essere l'espressione di grosse componenti elettorali meridionali, perché mi pare che in Calabria il loro 0,001 per cento l'hanno preso. Credo sia stato un errore, collega Milanesio, dire che quel libro era sbagliato. Io l'ho poi riletto e mi è piaciuto.

Appiccicare questa etichetta di antimeridionalismo all'Union Valdôtaine è dire una bugia, non è un movimento antimeridionalista.

Secondo errore: questa maggioranza nella sua foga di polemica ha asserito di essere contro il leghismo, ed ha dipinto in qualche maniera l'Union Valdôtaine come se non leghista, qualcosa che assomiglia al leghismo. Voi capite che dire che la lista Dolchi-Fosson era una lista contro il leghismo nel momento in cui le leghe diventano il primo partito in tutta l'Italia del Nord è avere una concezione della Valle d'Aosta veramente arretrata e "passatista". Ormai nel Nord qualunque cosa non sia un partito e sia una lega o gli assomiglia viene votata, ho preso persino io 200.000 voti. L'errore è stato di appiccicare ingenuamente questa etichetta.

Perché c'è una voglia di lega, c'è una voglia di alternativa al sistema dei partiti e voi avete riproposto l'immagine del cartellone, del cartellino, non ho capito bene, dicendo non è una lega ma è il leghismo.

Questa è una bugia, perché l'Union Valdôtaine avrà tanti meriti, ma non ha quello di essere una lega. Chi le leghe le ha fatte a suo tempo e continua a farle si è sempre trovato a do-versi misurare con una posizione di "alterità" nei confronti dell'Union Valdôtaine. Ricordavo prima che abbiamo avuto, malgrado tutti i tentativi di sabotaggio, un nostro eletto al Senato, in Lombardia perché in Piemonte la trappola era pronta e sapendolo noi abbiamo puntato ad eleggerlo in Lombardia, ed ora si sta discutendo una proposta politica per costituire al Senato della repubblica un gruppo parlamentare federalista che comprenda il Partito Sardo d'Azione, la Sudtiroler Volkspartei, la Lega Autonomia Veneta, il rappresentante della Valle d'Aosta ed anche la nostra Lega Alpina perché altrimenti non ci sono i numeri per farla.

Parlando con i senatori interessati al progetto mi si diceva che il medesimo è fermo perché pare che le resistenze maggiori vengono proprio dalla rappresentanza della Valle d'Aosta. Dire che la lista Vallée d'Aoste rappresentava tout court un aspetto del leghismo è stato dire una cosa inesatta, e dicendo delle cose inesatte, dire che l'Union Valdôtaine è antimeridionale quando non lo è, dire che è leghista, quando non lo è, e dire che quella era una lista della maggioranza quando non lo era è stato un grosso errore. Non era una lista della maggioranza perché anch'io venni convocato, e vi ringrazio, dai segretari dei partiti una domenica mattina.

Il nostro colloquio fu molto frettoloso perché c'era il "cumendatur Pedrini " che aspettava e, è chiaro, ubi major minor cessat, bisognava imbarcare Pedrini, però il nostro colloquio è stato proficuo. Io dissi che si trattava di una bellissima lista, che stimavo Dolchi e Fosson persone simpatiche, autorevoli e anche grandi amici, ma che non mi riconoscevo in quel progetto. Sono poi anche fondamentalmente un buono ed ho deciso che non era il caso di presentare la Lega Alpina in queste elezioni in Valle d'Aosta, perché se ci fosse stata i risultati forse erano diversi, non prendevano nemmeno ventimila voti.

Fatta questa valutazione arriviamo invece a dire quello che doveva essere l'argomento di questa campagna elettorale. Io sono stato zitto, persino al dibattito del dopo voto dove hanno invitato tutti i segretari io non sono andato e oggi dico ad alta voce queste cose perché sono all'ordine del giorno e non voglio sottrarmi.

Quali erano le cose che bisognava dire e che non sono state dette? Io ho una opinione per quanto riguarda l'Union Valdô taine che non ho avuto modo di cambiare. Ho definito l'Union Valdôtaine come il "doroteismo di lingua francese ", cioè una espressione di occupazione del potere che in lingua francese riproduce un certo aspetto della concezione della politica che è del Doroteismo, cioè il potere per mantenere il potere.

Questa era la polemica che si poteva fare perché era una polemica, lo ricorda Riccarand ed ha ragione, basata sui fatti. Non è che adesso ci siamo dimenticati quello che capitava prima, perché le ragioni per cui io da due anni sono lì che faccio l'appello, conto i voti, adesso non li conto più, per cui io ho appoggiato questa maggioranza e non ho motivo di ritirare il mio appoggio, le ragioni erano politiche ma non riguardavano questa vicenda elettorale, riguardavano il fatto che una certa gestione "dorotea" in lingua francese del potere era insopportabile.

Io penso che queste ragioni permangono, ma in campagna elettorale non lo avete detto, ecco perché avete perso. Bisognava ricordare quale era il clima che si respirava in valle d'Aosta a livello politico e non solo a livello politico e che questa maggioranza ha giustamente rotto. Non lo hanno fatto perché non potevano farlo, caro Perrin, perché siete già pronti adesso a trafficare per mettervi d'accordo per fare maggioranze alternative, per rimettervi eventualmente sul carro magari con l'uno, magari con l'altro o giocando sulla contraddizione con l'uno o con l'altro. Perché purtroppo al doroteismo di lingua francese corrisponde il doroteismo di dialetto calabrese, il doroteismo di lingua italiana e allora se non si rompe questo sistema di vedere la politica in valle d' Aosta non si esce.

E' chiaro poi che il discorso è banalizzato a contare chi ha vinto. Tra l'altro sul discorso di chi ha vinto, caro avvocato Louvin, andrei cauto. Io che ricordo la vecchia battaglia democratica contro la legge truffa, so che vince chi ha il 51 per cento.

Non vince chi ha il 49, 5 per cento. L'impostazione è sbagliata, infatti io sono contro i Segni, contro tutti questi signori che vogliono fare le riforme elettorali. Non sono d'accordo sul fatto che il premio di maggioranza sia un sistema davvero democratico, Io sono per la proporzionale e per la conservazione della legge così come è. E' chiaro che al collega Stévenin, che è un democratico convinto, piacerebbe avere unionisti 35 consiglieri su 34. La mia concezione è molto diversa. Io che penso che la Valle d'Aosta debba essere pluralista continuo a ritenere che vince chi ha il 51 per cento. Chi non ha il 51 per cento evidentemente non ha vinto e chi ha il 36 per cento dovrebbe avere l'intelligenza, secondo il mio modesto parere, di dire che è stata la sconfitta politica di una lista, ma di capire gli errori per cui c'è stata questa sconfitta, capendolo, forse la prossima volta per la Valle d'Aosta ci sarebbe qualcosa di differente.

"L'Europeo " questa settimana riporta le parole chiave usate in campagna elettorale dagli esponenti dei vari partiti e riporta, perché lui non è un povero cicciolino, le parole chiave usate dall' onorevole Caveri, riporta anche quelle usate da Bossi a dimostrare l'intelligenza di questo giornale. Le parole chiave usate dall'onorevole Caveri: federalismo 20 volte; credo 17, Parlamento 15; Repubblica 15; rispetto 15; anni 14; partiti 12; pensionati 12; proposta 12; sistema 10. In questa lista non esce mai la parola autonomia, usare la parola federalismo come chiave di lettura della propria politica vuol dire che la parola autonomia interessa fino ad un certo punto.

Ecco l'errore del cartellone: di aver fatto credere ai valdostani che questa era una lista autonomista, ma non lo era. E non ha vinto, perché non ha ottenuto il 51 per cento. A parte che, apro una parentesi molto sommessa, i candidati dell'Union Valdôtaine e aggregati non erano solo due, erano almeno quattro, perché a Trieste la lista dell'Union Valdôtaine presentava Giuseppe Antonio Lorenzo Cerise.

La stessa lista dell'Union Valdôtaine presentava alla Camera a Udine, Belluno, Gorizia e Pordenone un altro esponente valdostano Vicquéry Roberto Grato Romano, questi non sono stati eletti, quindi su quattro candidati due non sono stati eletti. Sarebbe un assurdo se in Valle d'Aosta si dicesse che ha vinto la lista di Bich, la lista dell'Union Valdôtaine, la lista alternativa ai partiti.

Io penso che il movimento di cui il Consigliere Bich, con tutto il rispetto per la persona, è a capo rappresenta dal punto di vista politico il peggio di quello che può essere il camaleontismo di stampo meridionalista. E l'assurdo di questa situazione è che si vorrebbe far credere che il movimento politico che rappresenta il Consigliere Bich ha vinto queste elezioni perché era salito in fretta a far da ruota di scorta al carro dei vincitori.

Se penso che questa è l'immagine che si vuole dare della Valle d'Aosta io mi vergogno. Perché non è questa la lettura da fare. La lettura è che c'erano due schieramenti che andavano in un modo o nell'altro avevano i limiti partitici uno è più esplicito perché era targato con la "I", ma l'altro altrettanto esplicito anche se la targa era "VdA".

Io capisco che alle truppe camellate dia fastidio il fatto che uno dica quello che pensa. Ma io sono pagato, sono stato eletto per venire qui a dire quello che penso e lo dico.

C'erano due schieramenti che configuravano i limiti partitocratici e nella guerra ha vinto chi era più partitocratico. Se non si riesce a fare chiarezza sulla vera natura di quello che sono le cose, vince chi mistifica meglio e qui in questa valle c'è gente che sono quarant'anni che ha capito che riesce adoperando le cortine di fumo dell'indipendenza, l'autonomia, tutte queste cose qui, a contrabbandare quella che è la realtà che abbiamo vissuto e che ha motivato la mia adesione a qualcosa di diverso.

Ma la realtà della Valle d'Aosta, per chi la sa leggere, mi pare molto diversa. Intanto ci sono stati i voti del movimento sociale, che comunque sono un fenomeno interessante, che sono la bocciatura della operazione politica che ha fatto il collega Aloisi. Ci sono stati i voti dei Verdi Alternativi, lo ricordava giustamente il collega Riccarand su cui sarebbe interessante verificare in caso di elezioni se tutto il movimento verde si riconosce in certe subalternità reali che il Consigliere Riccarand continua ad avere nei confronti dell' Union Valdôtaine o se magari in Valle d'Aosta non sta per nascere un movimento ambientalista non più subalterno a certe posizioni.

Quello che a me è sembrato interessante è il riemergere del voto a Rifondazione comunista. Bisognerebbe andare al voto perché Rifondazione comunista potrebbe entrare in questo Consiglio regionale e forse certi Assessori che neanche mi salutano quando mi passano vicino potrebbero capire che la sinistra non è tutto PDS ma può articolarsi in varie forme con una dialettica nuova. Io ho detto ad alta voce quella che è la lettura che faccio io, banalizzando la visione talvolta, non troppo simpaticamente e me ne scuso.

Qual'è la conclusione alla quale arrivo? Le conclusioni sono due. Sul piano immediato io penso che in Valle d'Aosta ci sia bisogno di una lega. Io capisco che gli amici dell'avvocato Louvin stiano trafficando per costruire questa falsa lega valdostana, facciano pure, non mi spavento. Nei fatti la gente sa giudicare chi ha una impostazione leghista davvero e chi invece cerca di ostacolarla.

Il segretario dell'Union Valdôtaine, Grimod, che è un ragazzo sveglio, mi ha definito, quando c'è stata la polemica a proposito del libro, del romanzo del giovane valdostano, il peggiore leghista. Ed io sono il peggiore dei leghisti in tutti i sensi. Nel senso che la mia impostazione leghista è talmente precedente a quella che hanno avuto alcuni che sono accorsi in aiuto del vincitore il giorno dopo. Proprio perché voglio rimanere il peggiore penso che in Valle d'Aosta ci sia bisogno di una lega.

Il leghismo in Valle d'Aosta cos'é? E qui arriviamo a quelle che sono le cose su cui meditare. Io vedo tre problemi principali. Io considero estremamente importante e su questo il Consiglio dovrebbe trovarsi a discutere un po' di più, frenare in fretta una certa aria di penalizzazione delle regioni a statuto speciale che sta passando, io non so cosa chiederanno i Parlamentari, ora ho visto che chiedono di avere un ufficio ed io sono contrario a dare un ufficio a Caveri ne ha già tanti.

Devo dire che gli elettori sono stati più intelligenti, perché il famoso Usellini che sosteneva di voler togliere l'autonomia alla Valle d'Aosta è stato defenestrato giustamente dagli stessi elettori democristiani. Quando si dice che Bossi ha preso due milioni di voti, Gremmo ha preso duecentomila voti e che si tolgono i parlamentari al nord nei partiti si accusano le leghe, ma meno male, perché se i parlamentari del Nord erano Usellini è meglio toglierli. La voglia di penalizzare le regioni a statuto speciale rimane. E' su questo che bisognerà misurarsi.

L'aria che sta tirando è quella di dire che i Valdostani ed i Tirolesi hanno troppo. Là vedremo, cari amici dell'Union Valdôtaine, se certe simpatie che qualche vostro esponente ha nei confronti di Bossi si riveleranno intelligenti, utili e profittevoli per la Valle d'Aosta, perché la Lega di Bossi ha già detto che bisogna sbarazzarsi di queste autonomie speciali, che tutti questi privilegi lasciano il tempo che trovano, perché bisogna fare la "Repubblica del Nord".

Allora vedremo se non sarà il caso di ripensare su certe proposte di dialogo, di confronto, che le leghe vere, che sono le leghe che sostengono che le autonomie non vanno toccate, le autonomie si rispettano, le autonomie specie quelle della Valle d'Aosta, conquistate con anni e anni di affermazione vanno tutelate, propongono. Vedremo se sarà il caso di avere ancora delle contrapposizioni, o se sarà il caso di ragionare, come io voglio fare. Il secondo problema è quello dell'emigrazione clandestina. Mi è piaciuto Riccarand, quando citava Martelli...

Io penso che Martelli, la Boniver e tutta questa gente abbiano fatto e continuino a fare una politica sull'immigrazione spaventosa. Io non so se si risolveranno i problemi mandando la collega Monami e l'Assessore Rusci ad inaugurare le mostre sul razzismo in Valle d'Aosta. Io credo che questa questione sia molto importante ed è là che vedremo se qualcuno è davvero autonomista, là vedremo se sarà possibile "glissare" o non affrontare i problemi.

Terza questione: io penso che la Valle d'Aosta e gli autonomisti della Valle d'Aosta dovrebbero cominciare a porsi un problema. Il problema di un fronte autonomista alpino. La illusione del collega Milanesio e dei suoi amici che, mentre tutti votavano leghista, la Valle d'Aosta andasse contro corrente è una illusione che è stata logicamente sconfitta dai fatti.

Ormai la politica della riappropriazione della voglia di autonomia è una politica che dalla gotica in su sta diventando essenziale. Ho visto che alcuni partiti stanno cominciando a ragionare, in Valle d'Aosta il dibattito è molto avanzato, fuori qualcuno timidamente sta cominciando a farlo. E' su questo che bisogna essere più forti, che bisogna essere più propositivi. Se si riesce ad innestare un dibattito su queste cose forse ce se ne esce. Altrimenti si andrà avanti, ha ragione Riccarand, stancamente. Sentiremo sempre la "bataille des reines" tra i due presidenti, quello attuale e quello precedente. Cosa anche simpatica, ma questo anno il Consiglio regionale non rispecchia più quella che è la realtà della Valle d'Aosta.

Allora io dico: azzeriamo la situazione. Io ho la sensazione, lo dico per le truppe camellate, che sono generalmente gente in buona fede, che ai capi in testa non importi niente di arrivare ad un confronto deciso. Sono solo interessati a vedere se riescono a convincere uno o due a fare il salto della quaglia. Essi sanno già bene che non ho mai fatto la quaglia in vita mia, non lo farò certo adesso.

La rabbia nei miei confronti viene dal fatto che io, quando ho preso una posizione, sono sempre andato fino in fondo, ero disposto a prenderne un'altra, ad una condizione. A condizione che ci fosse una modificazione di fondo di quella che era la politica fuori Valle, non è stata modificata, non ci sono i segnali, perché il primo passo sarebbe di costituire al Senato un gruppo parlamentare federalista che comprenda tutte le leghe non bossiste. Questo sarebbe un atto di coraggio, ed è là che si misura la voglia di costruire un dialogo. Perché tutti siamo capaci a fare chiacchiere, però poi sui fatti è diverso. Quindi io dico che la situazione andrebbe azzerata. Probabilmente entrerebbero dei gruppi nuovi.

Se si arrivasse a nuove elezioni, io a livello personale, non ho l'ambizione di tornare qui a fare l'appello per altri cinque anni. Cosa vorrei? Vorrei arrivare ad un Consiglio regionale che sia espressione del nuovo che sta venendo fuori, e il nuovo, malgrado quello che fanno gli amici dell'avvocato Louvin, sono le leghe, sono i fermenti che si sono manifestati. Perché, ripeto, non venitemi a dire che avete vinto.

Certo con questa legge elettorale, che mi pare sbagliata, che mi sembra penalizzante per i pluralismi, vince chi ha la maggioranza. Ma in una democrazia reale, come ricorda il collega Bajocco, vince chi ha il 51 per cento e qui nessuno ha avuto il 51 per cento. Non avendolo ottenuto nessuno, e avendo raggiunto un risultato solo perché gli altri hanno sbagliato in pieno, francamente non facciamo i pavoni con le penne degli altri. Qui dentro c'è bisogno di tutto, fuorché di pavoni.

Depuis 10h36 jusqu'à 10h41 c'est le Vice-président Stévenin qui remplit les fonctions de Président de la séance.

Presidente Ha chiesto di parlare il Consigliere Bajocco, ne ha facoltà.

Bajocco (PCI-PDS) La campagna elettorale del 5 e 6 aprile è stata per conto mio una campagna interessante. Questi due grossi blocchi che rappresentavano cinque forze per parte hanno saputo tirare fuori dalla case gli abitanti della Valle d'Aosta. Erano molti anni che non vedevo una grande massa ai vari comizi e alle varie iniziative che ogni partito e movimento faceva. Perché gli organi di informazione davano ampio spazio ad ambe le parti.

Peccato che questa campagna elettorale è stata a mio avviso molto brutta, sotto l'aspetto di articoli pesanti, mi sembrava di ritornare nel 1948. Io ho partecipato a quella campagna elettorale e so cosa non scriveva allora la Democrazia Cristiana con i suoi manifesti ai muri. Non avrei più voluto ritornare a quel periodo. Leggendo "Le Peuple" del 12 marzo 1989 quando si dice al compagno Dolchi: "Non stiamo a discutere su quale sia l'ideologia o il partito migliore, se il pensiero comunista poi leninista, poi stalinista che ha ucciso più della seconda guerra mondiale", ecco il 1948. Quando si arriva nel 1992 con queste affermazioni, mi sembra che non facciamo dei grandi passi avanti.

Seguendo solo un'altra piccola parte di questo articolo, quando dice: "Qual'è l'ideologia di una Democrazia Cristiana che appoggia la candidatura di un non battezzato, che convive con chi ha contribuito all'approvazione di leggi quali l'aborto, il divorzio, cosa passata d'accordo, che continuano però ad ammazzare bambini e a smembrare famiglie..." Mi pare che quanto scritto sul giornale non abbia fatto grande onore all'Union Valdôtaine, perché anche loro hanno contribuito alla legge 194.

Avrei preferito vedere eletti Dolchi e Fosson. Ho lavorato per questi due candidati. Sono stati eletti Caveri e Dujany, mi congratulo e mi auguro che questi due rappresentanti non siano i rappresentanti dell' Union Valdôtaine e degli altri quattro movimenti che li hanno appoggiati, ma bensí siano i rappresentanti a Roma della Valle d'Aosta.

Un invito faccio alla Giunta, tutte le iniziative che ci possono essere a livello romano, per quei problemi importanti che questa regione ha sul tappeto non sono il problema di un assessore, del sindacato. Il problema della Cogne è il problema della Giunta, è il problema di questo consiglio, è il problema dei deputati. Io invito la Giunta, il suo Presidente alla testa, di interpellare, qualsiasi incontro dovesse aver luogo, far partecipare anche i nostri due rappresentanti a livello romano.

Sono convinto che se saremo uniti su questi problemi saremo vincenti. I problemi non sono solo quelli della Cogne, esiste il problema della Mercedes, esso non può essere portato avanti solo dal Presidente della Giunta, va visto all'interno della Giunta e va visto in consiglio regionale. Mi auguro che questa risposta elettorale dia anche una nuova indicazione a questa maggioranza.

Abbiamo altri problemi. Il problema della legge elettorale, come ha detto Riccarand, il problema del casino, tanti sono i problemi che scottano e che devono essere visti con tutto il Consiglio. Mi è spiaciuto molto di non aver vinto. Avrei preferito che Dolchi e Fosson fossero andati a Roma. Non ce l'hanno fatta.

Vi dico che ero convintissimo che ce l'avrebbero fatta, perché era una forza che si era scaturita il 6 giugno 1990. Io ci ho creduto, ci credo ancora a quella scelta. E' stata una scelta forte, ma alla fine dopo il risultato ho cominciato ad analizzare un po' di più. Non era facile, in 18 mesi di questa maggioranza, penso che siano state fatte cose buone e altre mi auguro vengano fatte nel più breve tempo possibile. In 16 anni di una amministrazione passata non è facile cambiare la testa della gente...

(...interruzioni...)

Qualcuno scrive sui giornali di essere cosí democratico da lasciar sempre parlare tutti e penso che anche il pubblico sia cosí educato da far parlare chi sta parlando, grazie.

Io non sono d'accordo con certi articoli apparsi sui giornali dove si dice che la gente non ha capito. Io sono dell'avviso che forse noi con il nostro progetto non siamo riusciti a farci comprendere. Forse dovevamo fare qualcosa di diverso, forse sarà per una prossima volta.

Quello che diceva Gremmo, io me l'ero già sottolineato. Io ho rischiato di andare in galera nel 1953 per la legge truffa, forse quegli sbarbatelli che sbraitano non c'erano allora... Allora la legge truffa era il 51 per cento. Nel 1987 la maggioranza passata aveva ottenuto il 54 o il 55 per cento. Questa volta hanno preso il 49 per cento. Guardate ad Aosta, qui Dolchi ha ottenuto il 55 per cento, Dujany aveva preso il 40 per cento oggi ha preso il 33 per cento, significa che un forte spostamento di voti si è verificato. Il tempo è stato molto, molto stretto. Per questo dico che vi sarà anche una prossima volta.

Sono dell'avviso che questa maggioranza deve continuare, deve lavorare, perché, lo dicevo ieri ad un giornalista, i numeri ci sono, in democrazia penso che questo sia importante. Io invito questa maggioranza a lavorare, con più slancio, con più tenacia, dobbiamo cercare di realizzare, con le prossime elezioni regionali, gran parte di quel programma che è stato discusso in questo consiglio il 6 giugno 1990.

Depuis 11h43 jusqu'à 11h47 c'est le Vice-président Stevénin qui remplit les fonctions de Président de la séance.

Depuis 11h47 c'est le Vice-président Bich qui remplit les fonctions de Président de la séance; depuis 11h55 le Président Cout reprend ses fonctions de Président de la séance.

Presidente Ha chiesto di parlare il Consigliere Maquignaz, ne ha facoltà.

Maquignaz (AI)Credo che dopo il voto del 5 e 6 aprile siano doverose alcune brevissime considerazioni, alcune riflessioni. La prima cosa che si deve constatare è che il risultato elettorale è stato esemplare, chiaro ed eclatante. La lista Vallée d'Aoste ha vinto queste elezioni e le ha vinte perché gli elettori cosí hanno voluto. Gli elettori cosí hanno voluto, perché hanno perfettamente capito la situazione che si è venuta a creare nella nostra regione.

Gli elettori, non soltanto hanno voluto premiare Dujany e Caveri, espressione qualificante dell'idea autonomista, ma hanno voluto altresí con un risultato clamoroso esprimere un segnale di netto dissenso nei confronti della politica e degli accordi che l'attuale maggioranza ha prodotto e creato. In altri termini gli elettori nella sostanza e di fatto hanno delegittimato la maggioranza regionale. Qualcuno osa ancora sostenere che forse gli elettori non hanno capito. Gli elettori hanno capito benissimo, anzi, hanno capito fin troppo bene.

Si ha l'impressione che invece una parte del gruppo dirigente voglia far finta di niente, interpretando i risultati elettorali in modo fazioso, attribuendo alcune volte la responsabilità a cittadini, non ancora maturi, i quali non avrebbero capito il profondo significato politico del cartello. Come movimento Valle d'Aosta siamo indignati per questa interpretazione, che offende l'elettorato valdostano, i valdostani, i quali, a nostro avviso, hanno saputo votare bene, e consentitemi di citare il Cardinale Martini, il quale ha detto: "Occorre imparare a discernere le cose essenziali da quelle accessorie".

I valdostani hanno saputo scegliere le cose essenziali, hanno soprattutto condannato le degenerazioni della partitocrazia, prodotte da questa maggioranza e dai vari cartelli. Siamo altresí convinti che una buona parte della comunità cattolica e cristiana con questo voto ha voluto penalizzare la Democrazia Cristiana e gli Autonomisti Democratici progressisti, appunto per le scelte politiche operate. Bisogna dire che non abbiamo avuto modo di ascoltare fino ad ora delle autocritiche.

E' vero che leggendo oggi "La Région" il segretario politico della Democrazia Cristiana ha dichiarato che l'analisi definitiva verrà fatta il giorno 2 maggio. Speriamo che questa analisi sia positiva. E' anche vero, bisogna prenderne atto, che le affermazioni fatte da un esponente di prestigio, l'Assessore alle finanze Lavoyer (ADP) sono di analisi critica.

Queste dichiarazioni sono a mio parere giuste e non vanno sottovalutate da nessuno. Detto questo occorre però un momento di riflessione che deve consentire la maturazione di scelte diverse.

Noi ribadiamo la necessità di alimentare un rinnovato legame tra autonomisti e forze cattoliche. Si tratta di capire se esistono in valle d' Aosta i presupposti e le volontà per costruire un po' alla volta un progetto politico di largo respiro che si fondi sulla cultura cristiana ed autonomista. Il movimento Valle d'Aosta crede di si, perché tale progetto si fonda su una realtà che già esiste, sulla nostra storia e sulla nostra cultura, perché tale progetto esprime l'anima della nostra gente. Lo abbiamo detto anche in campagna elettorale più volte.

Gli ideali autonomisti e quelli cristiani affondano le loro radici nella nostra comunità e da questa realtà umana, culturale, sociale si deve partire per esprimere una politica legata alla gente e ai suoi problemi. Occorre volere una politica centrata sull'uomo e non sul potere. Noi politici forse non crediamo più nelle idee e non facciamo che ripetere che ormai le ideologie sono crollate.

La gente ci ha dimostrato che al di là delle ideologie ha dentro di sé un sistema di valori che guida il loro voto e la loro azione ed è per questo che la gente crede più di noi nella giustizia, nella libertà, nella serietà, nell'onestà e soprattutto crede nel buon senso. I vari materialismi di destra e di sinistra sono crollati agli occhi dell'uomo moderno, non certamente le idee e le idealità. Si tratta quindi di lavorare con la gente per capire e interpretare meglio la realtà alla ricerca di quelle strade che maggiormente possono riflettere le aspirazioni della nostra comunità. Questo è quanto vorremmo fare in Valle d'Aosta con un po' di umiltà, di buona volontà e con il coraggio di cambiare quando la gente vuole che si cambi.

Presidente Ha chiesto di parlare il Consigliere Perrin, ne ha facoltà.

Perrin (UV) Je veux personnellement je crois interpréter la volonté du groupe et de tous ceux qui ont travaillé autour de la liste Vallée d'Aoste, remercier le député Caveri qui est ici présent et le Sénateur Dujany qui est aujourd'hui engagé ailleurs. Je suis convaincu que le travail qu'ils ont fait pendant les cinq ans de la dernière législature sera renouvelé de façon encore plus assidue et profitable pendant cette future législature. Législature qui verra certainement se débattre à l'intérieur du Parlement italien de gros problèmes qui vont toucher directement notre communauté tels que les réformes institutionnelles, voire une réforme constitutionnelle radicale.

Comme ils ont fait dans le passé je suis certain ils continueront à s'intéresser des problèmes généraux, mais de façon particulière des problèmes valdôtains et dieu sait s'il y en a sur le tapis. Une longue série de contentieux existe encore entre la Vallée d'Aoste et l'état, contentieux qui doivent être résolus et qui devront justement être affrontés tout prochainement.

Des accusations étaient lancées contre les deux parlementaires lors de la campagne électorale, j'espère que maintenant à élections terminées ceux qui les ont lancées puissent les oublier et qu'ils veuillent bien accepter la collaboration des deux parlementaires.

Mais pour collaborer évidemment il faut une volonté réciproque, je sais parce que cela a été exprimé très souvent lors de la campagne électorale qu'elle existe de la part du sénateur Dujany et du député Caveri, j'espère qu'il y est aussi de la part du Président du gouvernement et de la part des membres du gouvernement régionale qui eux doivent évidemment toutes les fois que cela est nécessaire faire présent les problèmes, demander la collaboration des parlementaires.

Cela dit je crois que deux dates ont été rappelées aujourd'hui, deux dates qui doivent être rapprochées par leur signification. Le six du moi de juin 1990 et le six du moi d'avril 1992. Deux dates qui ont eu et qui ont une grande portée pour la Vallée d'Aoste, deux dates qui cependant se posent à l'attention de la politique de façon extrêmement différente.

Pour la première qui a vu un changement de majorité en Vallée d'Aoste les protagonistes ont été quelques personnages, quelques secrétaires de parti et c'est tout pour la deuxième date c'est le peuple valdôtain qui a été le protagoniste et à différence du six juin 1990 le peuple a eu une autre opinion, a fait un autre choix. Il a fait librement une méditation sur ces deux années, il a choisi en pleine liberté et il a dit non à un projet politique pour lequel à son moment là on n'avait pas demandé son opinion il l'a exprimée maintenant.

Certes cette campagne électorale quelqu'un a dit tout à l'heure a été difficile, a vu une grande confrontation entre les deux grandes listes présentées. Igino Bajocco a même fait référence à 1948 il me semble qu'il soit allé un peu loin même s'il est vrai c'est une campagne qui a eu quelques piquernes, nous en avons lancées aussi, c'était pour rendre plus vif le débat. Mais je crois que d'autres on conduit une campagne avec de grands moyens mais bâtie sur les mensonges, sur les mystifications, bâtie sur la dénigration personnelle et des mouvements et des partis.

Nous avons répondu à ces mensonges, à ces mystifications, à ces dénigrations, je crois en posant les problèmes, en essayant de ne pas descendre au même niveau de ne pas accepter ce combat avec les armes que l'on aurait peut-être souhaité que nous employions, mais en portant de l'avant les idées, les programmes et le peuple a répondu. Suite au six du mois d'avril des analyses ont été conduites par les responsables des différentes listes. Et là justement je me demande généralement à toute élection il y a ceux qui gagnent et ceux qui perdent.

Qui a gagné, qui a perdu cette fois? En entendant les commentaires je crois que tout le monde a gagné, ce qui n'est pas possible. Personnellement nous avons de notre côté le confort d'avoir 41.000 électeurs qui ont dit oui à notre projet, 49,5 pour cent de l'électorat, la proclamation de deux élus, le Sénateur Dujany et l'onorable Caveri et donc je me demande si cela est avoir perdu et bien je me souhaite que l'on perde longtemps de la même façon, qu'il y ait d'autres occasions de perdre comme cette fois.

C'est vrai quelqu'un a dit la liste Vallée d'Aoste a perdu parce que elle n'a plus le même pourcentage de jadis, parce que nous avons récupéré par rapport à alors et l'écart entre les deux listes, de la liste de cartello par rapport à la liste Vallée d'Aoste, de 1987 par rapport 1992 n'est plus le même, il a diminué. Mais c'est justement vouloir mystifier les résultats, parce que les coalitions ont changées. N'oublions pas que la lista di cartello n. 2 était devenu cette fois la lista di cartellone dans le sens d'un agrandissement des forces politiques, parce que les ADP officiellement étaient de votre côté, le Parti Républicain qui était avec nous cette fois était de l'autre côté.

La liste Dolchi Fosson pouvait compter en confrontant les résultats électoraux de 1988 sur 45.000 voix 57 pour cent environ de l'électorat et elle en est sortie à la Chambre, là où les résultats sont les plus significatifs parce que aussi les jeunes votent et il y a plus d'affinité avec l'électorat des élections régionales, avec 30.000 voix, 36 pour cent de l'électorat. Si cela est une perte je vous souhaite que vous continuez à perdre de la même façon et si c'est une victoire pour vous j'espère aussi que vous continuez à gagner de la même façon.

Il y a d'autres arguments qui ont été portés comme justifications de la perte: les électeurs n'ont pas compris, c'est faire tort à l'intelligence de l'électorat. Aujourd'hui nous avons entendu une version légèrement différente, Monsieur Bajocco se pose comme quelqu'un se pose face à un verre qui est à moitié rempli, alors les optimistes disent qu'il est à moitié rempli, les pessimistes disent qu'il est à moitié vide.

Les uns disent l'électorat n'a pas compris, Bajocco dit: "C'est nous qui n'avons pas su nous faire comprendre", ce qui revient à la même chose. Si vous n'avez pas pu vous faire comprendre c'est qu'on pensait que l'électorat n'a pas compris. Nous ne pensons pas cela. L'électorat valdôtain est suffisamment mûr pour comprendre les projets politiques, pour connaître et évaluer les programmes et en toute sérénité faire des choix.

L'électorat valdôtain a fait un choix. Nous avons gagné, même si nous n'avons pas, comme quelqu'un dit le 51 pour cent. Il ne s'agît pas ici, en Italie nous n'avons pas cette possibilité qu'il y a dans plusieurs pays surtout du Nord de l'Europe, d'avoir deux grandes coalisations qui s'affrontent, chez nous dans un collège uninominale avec plusieurs listes évidemment on peut gagner avec moins de 51 pour cent. Nous l'avons fait contre tout ce que la majorité disait encore aux derniers jours de la campagne électorale elle a crié à la victoire, sûre d'avoir la victoire dans ses poches.

Il y a quelque chose qui est extrêmement offensif dans les commentaires à ces résultats. Lorsque, d'une façon extrêmement gauche quelqu'un dit:il y a eu une grande différence entre l'électorat d'Aoste et l'électorat de la périphérie, ceux d'Aoste ont voté parce que il ont compris les programmes et les projets, ceux de la périphérie ne comprennent rien du tout et ils ont voté de façon irrationnelle, de façon émotive. Je crois que il faudrait peut-être mieux méditer avant de lancer certaines accusations. L'autre raison que quelqu'un avance est celle que "nous n'avons gouverné que pendant deux ans, il y a eu seize ans de gouvernement de l'Union Valdôtaine, cela pèse", bien je ne crois pas que l'Union Valdôtaine pendant seize ans ait gouverné toute seule, d'autres forces politiques ont été avec elle, ayant des responsabilités de gouvernement, qui ont pris leurs responsabilités quand il le fallait.

Encore une fois je crois que au contraire l'électorat a médité et a fait une confrontation sur les choses réalisées auparavant et sur celles qui sont en train d'être réalisées. Parce que je crois qu'il n'y a aucune nouveauté positive par rapport à l'avant 6 juin, je dirais même que l'on a terriblement empiré. Parce que il n'y a pas une modification par rapport à l'activité politique précédente, je dirais même que les choses positives qui sont allées de l'avant étaient déjà amorcées avant le 6 juin.

Je crois que justement la majorité devrait tirer les conclusions du résultat de ces élections, parce que si maintenant quelqu'un dit: "Les élections politiques n'ont jamais eu de reflets sur la majorité régionale et cela est vrai, il y a comme même des différences entre ces élections et celles du passé. C'est vrai que les membres du gouvernement de toutes les majorités dans toutes les élections politiques ont participé activement à la campagne électorale, mais chacun le faisait pour son parti, pour son mouvement ou pour sa liste et dans le passé nous avons toujours vu la majorité gouvernementale divisé sur deux, trois, quatre listes.

C'est la première fois que toutes les forces composantes la majorité optaient, appuyaient la même liste et elles l'ont fait d'une façon plus que massive. La participation quotidienne ou sérale, si nous voulons, aux comices de la part du Président du gouvernement, du Président du Conseil, de tous les assesseurs, l'apport massif donné par certains assesseurs à cette campagne, avec des lettres qui annonçaient que bientôt ils auraient reçu la contribution la telle ou la telle autre, contribution qu'ils recevront d'ici quelques années, les lettres écrites par les assesseurs pour inviter certaines catégories, les agriculteurs par exemple, à voter Dolchi et Fosson, ce qui s'avère pour la première fois dans une campagne électorale où jamais personne s'était songé parmi les membres du gouvernement, à prendre position officielle à travers une lettre heureusement j'espère pas aux dépens des citoyens valdôtains pour tel ou tel candidat.

La Junte est descendue massivement, je disais, dans la lutte électorale. "La Stampa", "La Vallée notizie" les derniers jours ont publié des publicités électorales, qui voyaient les photos de la Junte, des proclames, "rafforziamo una positiva esperienza politica" et le tout a été centré justement sur la majorité sur le fait que la victoire de la liste Dolchi-Fosson constituait un referendum qu'on demandait à l'électorat, constituait le rafforcement de cette majorité, tout était vu en fonction de cette majorité, le slogan même que la liste de la majorité avait choisi "Anche per Roma si cambia" démontrait cette volonté de unifier les deux moments, le moment régionale et le moment des élections politiques. Face à ce résultat négatif je crois que cette majorité devrait d'elle même tirer les conclusions. Parce qu'il est indéniable qu'elle n'a plus de légitimité.

Il est indéniable que le peuple valdôtain, en choisissant librement, a dit non à certaines combines des secrétaires des partis qui ont voulu le 6 juin. Nous laissons évidemment de côté la responsabilité à cette majorité. Elle d'ailleurs s'est déjà déclarée. Elle a dit qu'elle ne démissionnait pas, qu'elle serait restée à sa place.

C'est un choix dont la majorité elle même portera les conséquences dans le futur. D'ailleurs nous devons nous, de l'Union Valdôtaine, mais cela certainement s'avère aussi de la part des autres forces politiques qui ont appuyé la liste Vallée d'Aoste, être cohérents avec la campagne électorale que nous avons faite tout dernièrement. Campagne électorale qui était basée sur les idées, les programmes, les idéaux.

Maintenant nous ne voulons pas trahir l'électorat maintenant en demandant de nouvelles majorités simplement numériques. Une nouvelle majorité doit se bâtir sur une volonté politique, sur des programmes et jusqu'à ce que cela ne sera pas possible nous resterons à l'opposition, en faisant des bancs de l'opposition notre devoir, en affrontant les problèmes et il y en a de grands à débattre, à porter de l'avant, à résoudre.

Nous ferons notre devoir en harcelant cette majorité. Mais nous sommes convaincus que dans le futur, plus encore que maintenant le peuple sera avec nous. Et d'ailleurs ce n'est pas moi qui le dit, c'est le Président du gouvernement lui-même, qui, dans le dernier numéro de "La Région", organe officielle de la Démocratie Chrétienne, affirme: "Il popolo valdostano ha sempre saputo, nei momenti difficili, operare scelte coerenti, credo che lo farà ancora tra un anno". Et bien le 5 et le 6 du mois d'avril dernier c'était un moment extrêmement difficile pour notre liste. Nous ne pouvions pas gérer le pouvoir, puisque on nous accuse que notre croissance était due au pouvoir.

Nous étions l'opposition, nous n'étions plus les arrogants qu'on nous dit que nous étions, puisque que si je ne me trompe pas l'arrogance ne peut venir que de ceux qui gèrent le pouvoir, pas de ceux qui ne l'ont pas dans leurs mains. Malgré tout cela le peuple a choisi.

Monsieur le Président, je me souhaite que d'ici une année effectivement le peuple valdôtain vous donne raison et que encore une fois il sache choisir.

Presidente Ha chiesto la parola il Consigliere Rollandin, ne ha facoltà.

Rollandin (UV) J'estime important que pendant cette matinée on puisse dédier le temps nécessaire à faire une analyse sérieuse de ce qui s'est passé et de ce qu'on peut faire dans ces mois qui nous attendent et surtout du temps qui nous sépare des élections 1993. Pour ce qui est des élections politiques je crois sur la volonté de faire peser davantage la population, le peuple il y avait déjà eu un débat qui peut-être n'a pas été souligné davantage.

Je veux rappeler le débat qu'on avait fait au moment où on avait présenté une modification d'une loi régionale pour ce qui est de la proposition du référendum propositif. A ce moment on avait dit de modifier la loi à fin de donner la possibilité à la population concernée de s'exprimer sur certains thèmes et par conséquent d'avoir finalement le sens de ce que la population pense à propos de thèmes importants.

C'était une question que nous croyions et nous croyons encore importante pour ce qui est du référendum propositif et pas seulement pour le référendum abrogatif. A l'époque on nous avait dit que on n'était pas d'accord de prévoir cette possibilité. On est arrivé à une campagne électorale pour les élections politiques, qui a démarré en Valle d'Aoste bien avant la déclaration officielle. En effet à la fin de l'année dernière 1991 les partis qui composent cette majorité ont pris une décision qui a été présentée d'une façon claire, en soulignant ce qui était le symbole et le sens de ce symbole même.

On avait poussé le thème en disant qui c'était une présentation institutionnelle, on avait poussé le thème sur le symbole, "il rosone, che richiama anche una stella alpina, suggerisce un attaccamento alle tradizioni, alla natura valdostana, raffigura anche la fecondità del pluralismo, delle forze politiche di governo rispetto alla sterilità del monolitismo. La parte concentrica esterna vuole trasmettere una idea di razionalità, modernità e solidità, mentre la scelta cromatica impostata sul nero, il rosso, il bianco e il verde rinvia ai colori valdostani e italiani". C'était ça le "la" qu'on avait donné à cette campagne électorale, en soulignant que tout en présentant des élections politiques c'était la majorité qui allait demander à la population de s'exprimer.

Je crois que dans ce sens je veux le souligner à mon tour un engagement important, qui a même pris les forces syndicales, la UIL avait fait une lettre qui soulignait l'importance du vote, c'était la première fois en Vallée d'Aoste en demandant qu'il y est de la part des adhérents un vote pour la liste Dolchi-Fosson.

Il y avait eu je dois l'avouer une prise de position des autres forces syndicales, qui avaient à juste titre fait valoir leur autonomie et indépendance et c'est là un mérite aux forces syndicales qui n'ont pas accepté ce piège. Cela pour dire qu'il y a eu un engagement important, il y a eu des lettres personnalisées de la part des représentants de la majorité, des représentants de la Junte, qui voulaient rappeler qu'il s'agissait de thèmes liés à notre administration, et donc c'était là encore un engagement précis.

Les assesseurs ont pris même un surcharge de travail, car n'oublions pas que les aspirants sénateurs et onorables ont eu l'amabilité d'entendre tous les collègues de la Junte. Il y avait des communiqués jour après jour où l'on disait: "Fosson incontra l'Assessore A", " Fosson et Dolchi incontrano l'Assessore B". Je crois que le problème de cette campagne électorale a par conséquent misé sur un engagement très forcé de la part de la majorité et en même temps il y avait de la part de la population un intérêt à connaître ce qui se passait, un intérêt à l'information. C'est là un des aspects intéressants que je veux rappeler.

Il y avait une croissante participation aux comices de la liste Vallée d'Aoste, tout en soulignant la difficulté d'avoir des gens aux comices, les gens voulaient connaître quel était l'engagement de la liste Vallée d'Aoste pour une représentativité au Parlement et non pas pour les problèmes concernant la gestion administrative d'une majorité plutôt que d'une autre. C'était là un signal important que la population avait compris et que les gens voulaient savoir quel était le programme sur lequel on misait pour une présence active au Parlement.

En ce qui concerne l'information, je crois il y a eu un problème de la presse locale et un problème de la presse nationale. Si on allait lire la presse nationale on avait sans doute un aide considérable, car les évaluations que au niveau nationale un parti donnait de l'autre étaient assez intéressantes. Il suffirait de dire ce que pensait Occhetto de certains accords... "Ciarpame il compromesso storico".

Lorsque les gens entendaient cette attitude étaient un peu gênés de voir que il y avait des propositions qui allaient dans une direction différente. Il y a eu la difficulté de la part de la population pour comprendre quelles étaient, surtout au début, les idées qui étaient proposées. Heureusement il y avait de la part de la liste Vallée d'Aoste une proposition claire, un programme qui prenait les thèmes importants qui au niveau nationale doivent être posés et qui ont été présentés de façon la plus simple possible.

En analysant le résultat, il n'y a pas de doute, la victoire est nette, claire, c'est la victoire de la population. Je crois que Dolchi l'a avoué sincèrement au moment où il a dit qu'ils avaient trop misé sur la "pubblicità e sui pubblicisti" plutôt que sur la population. C'était une coalition qui avait présenté un programme avec la présence de deux personnes, je veux le rappeler aujourd'hui, qui avaient bien travaillé, tout le monde le reconnaît, sauf que pendant la période de la campagne électorale.

Vouloir insister sur le fait que les deux représentants au parlement italien n'avait pas suffisamment interprété leur rôle a été un pas négatif, je crois que au contraire ils avaient su représenter la vallée d'Aoste dans son ensemble, et celui là a été un point de force que la population a compris, comme elle a compris la cohérence avec laquelle on a voulu insister sur un projet autonomiste.

Il est inutile à présent d'écouter certaines critiques sur une méthode de campagne électorale ou sur les systèmes qui ont été utilisés par les uns plutôt que par les autres. Le système électoral uninominale donnait la possibilité de choisir de façon claire. Là il y a eu une victoire importante pour avoir de notre par dans cette assemblée une réflexion sérieuse. Réfléchir signifie d'une part analyser sans doute la victoire mais aussi analyser ce qu'on peut faire par rapport à un projet politique. Il ne s'agît pas seulement de présenter une liste de problèmes, il s'agît de retrouver la méthode pour répondre aux problèmes.

La liste que je viens de lire dans la résolution de Riccarand pour-rait avoir d'autres thèmes intéressants. Je en cite trois pour dire que la liste pouvait être beaucoup plus longue. Je cite les pro-blèmes de l'agriculture, les problèmes de la santé et les problèmes du transport, parmi les autres, qui sont très, très urgents. Faire tout simplement une liste des arguments ne signifie pas donner une solution politique. C'est sans doute important.

Il s'agît d'une méthode correcte pour reposer dans cette salle les problèmes concrets auxquels on peut donner une réponse seulement s'il y a une volonté politique. Il serait difficile de soutenir que les réponses aux problèmes concrets peuvent être trouvées n'importe comment chaque fois qu'il y ait une agrégation sur un thème qui se présente dans cette salle au contraire il doit y être un choix politique clair. C'est la raison pour laquelle nous invitons à faire une réflexion qui puisse donner à chacun de nous, qui soit à la majorité comme en minorité, la possibilité d'évaluer jusqu'à quel point le résultat de ces élections est un signe clair, au delà de la victoire, plus que la victoire il est important de comprendre si la volonté populaire a encore un sens ou non.

Il faut comprendre quelles conséquences donner à un résultat. C'est la première fois qu'il y a à nouveau un résultat politique. C'est dans ce sens qu'on s'attend une réponse qui peut être donnée, non pas aujourd'hui, ce n'est pas question de renverser pour renverser. Au contraire c'est une question beaucoup plus complexe, c'est une question liée aux solutions politiques qui peuvent être envisagées compte tenu des thèmes qui existent et qui pourraient faire l'objets d'une liste beaucoup plus longue.

Si on peut synthétiser, aujourd'hui les problèmes augmentent et le consensus diminue:c'est là un point qui doit faire réfléchir. Autrefois l'on disait: nous aurons le destin que nous aurons mérité. Si cette réflexion est faite pour la population je crois qu'une analyse s'impose autrement on risque de faire dans cette salle un travail qui ne veut pas être "una contrapposizione paralizzante". C'est une affirmation que nous n'acceptons pas pour ce qui nous concerne.

Nous avons donné des suggestions, nous avons présenté des propositions de loi, nous avons très souvent proposé des solutions qui n'ont pas été acceptées, ce qui ne signifie pas la volonté de paralyser, bien au contraire. On est comme on a toujours été disponible pour un travail sérieux dans cette assemblée, mais le moment nous devrait quand même présenter une réflexion que la population veut, non pas le groupe tel ou tel autre, mais vraiment la population impose. On attend que cette réflexion soit faite, de la façon que chacun voudra, et que nous espérons puisse donner un système de travail renouvelé.

Presidente Ha chiesto la parola il Consigliere Milanesio, ne ha facoltà.

Milanesio (PSI) Signor Presidente, colleghi consiglieri, la cosa peggiore che po-tremmo fare oggi sarebbe quella di dire delle mezze verità o di nasconderci dietro un dito. Io non sono abituato a questo tipo di comportamenti e di atteggiamenti, per cui per quello che mi riguarda io dico con chiarezza che in questa competizione elet-torale non si può sostenere che hanno vinto tutti o quasi tutti. Hanno indubbiamente vinto Caveri e Dujany.

E' una elezione con il collegio uninominale, in queste elezioni al di là degli schieramenti, al di là di quanto viene gettato nella mischia, l'elettore si trova poi di fronte ad una scelta molto precisa e molto personale quando va all'urna. Questa indicazione è stata data nei confronti di Caveri e di Dujany. Noi non possiamo che dire che in questa competizione elettorale abbiamo perso.

Mi sento vinto ma non mi sento domo. Se qualcuno volesse trarre da una competizione elettorale di questo tipo un significato che non riguarda la sfera elettorale specifica e le motivazioni per cui si è votato vuol dire che farebbe una cattiva analisi ed un cattivo commento dei risultati elettorali.Qui ho sentito fare diverse analisi interessanti, poche hanno avuto il pregio della originalità. Mi sembra che ci sia un argomentare complessivamente pacato, ma sia un argomentare di chi parla a nuora perché suocera intenda. In questo caso non si trattava delle elezioni del Consiglio regionale, lo si è detto prima, durante e lo diciamo anche dopo. Non possiamo certo presentare questo risultato come un successo della coalizione né delle forze politiche che hanno sostenuto i candidati Dolchi e Fosson.

Quanto è accaduto è e sarà oggetto di meditazione, di considerazione, di riflessione, che dovrà riguardare in primo luogo le forze politiche, il modo in cui si sono atteggiate, come si sono mosse, ma che non riguarda in questo momento e non mi sembra si delineino delle situazioni per cui ci sia un movimento in senso diverso e contrario, l'esecutivo regionale che pur sempre gode di una maggioranza precisa e alla quale non sono state presentate alternative credibili.

Noi distinguiamo nettamente i due livelli, quello istituzionale e quello politico. Se tra le forze politiche vuole aprirsi un dialogo, un confronto come da più parti viene sollecitato e viene ritenuto utile ed opportuno, noi certo non ci sottrarremo a questo tipo di confronto, a questo tipo di dibattito e dialogo. Da qui a voler trarre delle conclusioni di tipo governamentale, cioè legate alla Giunta regionale, noi non siamo disposti né interessati a fare questo parallelo, perché riteniamo che le ragioni che hanno portato la nascita di questa maggioranza permangono valide.

Se queste ragioni saranno bocciate, approvate, sostenute, contraddette dal corpo elettorale si vedrà tra un anno, vale a dire nel 1993. Non credo sia praticabile quella scorciatoia che ha indicato, il Consigliere Gremmo, di arrivare ad un confronto elettorale anticipato, molto semplicemente perché nel nostro statuto lo scioglimento del Consiglio regionale può avvenire solo a seguito di una crisi del funzionamento dell'istituto stesso.

Non mi pare che questa crisi sia in corso, non mi sembra neanche che si debba e che si voglia manifestare per cui sta ai partiti, ai movimenti riprendere il loro spazio, la loro libertà di azione se lo ritengono, la voglia di confrontarsi e di dialogare. C'è un programma presentato da questa maggioranza regionale che noi riteniamo valido. Noi ci siamo identificati e continuiamo ad identificarci in questo programma, in questa proposta.

Abbiamo sentito oggi delle iniziative, delle volontà di dialogo, delle dichiarazioni di un certo interesse, mi riferisco soprattutto al Consigliere Riccarand, ed anche ad altri, anche se non erano così puntuali e precise. Noi non siamo insensibili a prendere in considerazione queste indicazioni, queste proposte, questa volontà di riaprire un confronto politico se si ritiene che questo sia il senso di questo confronto odierno, altrimenti fare un discorso di carattere celebrativo da una parte e difensivo dall'altra non avrebbe nessun significato, sarebbe inutile, apparterrebbe a uno di quei riti dei consigli regionali, dei consessi elettivi.

Ribadiamo quindi una posizione molto precisa: da un lato riconosciamo la sconfitta ci dichiariamo vinti, ma non domati, non vediamo nella vittoria della lista Vallée d'Aoste, una vittoria politica precisa di uno schieramento preciso. Vediamo un segnale molto pericoloso, molto duro, molto chiaro lanciato alle forze politiche in generale certamente a quelle della maggioranza sul quale noi rifletteremo e faremo le nostre analisi e le nostre valutazioni.

Errori ne sono stati commessi, certamente da questa parte, ma, anche se non si può e non si deve discutere il risultato elettorale, perché di essi si deve prender atto, al massimo si possono e si debbono commentare, noi non li commentiamo nel senso da voi indicato. Noi non vediamo in questo risultato elettorale tutti quei significati che voi credete di vedere.Ci confronteremo come forze politiche, la posta in gioco sono le prossime elezioni.

Ogni partito definirà meglio la sua posizione nel corso di questo anno, se ci saranno elementi nuovi siamo pronti a prenderli in considerazione. Per quello che ci riguarda non ci sembra che si sia spostato il comportamento politico, ci sia stata una manifestazione di mutato atteggiamento politico da parte dell'Union Valdôtaine, che è la principale forza di opposizione.

Non ci sembra che le contraddizioni che c'erano e continuano ad esistere nel movimento di maggioranza relativa si siano sciolte. Anzi questo risultato elettorale in qualche modo impedisce quel dibattito, quel confronto interno all'Union Valdôtaine che avrebbe dovuto esserci e che non c'è mai stato, probabilmente blocca ulteriormente una certa situazione e a noi dialogare con una Union Valdôtaine che è disposta solo a fare le critiche agli altri e che non fa mai autocritica, pare un discorso molto difficile.

Per quello che ci riguarda noi riconfermiamo, non ce n'era bisogno, perché non erano queste le elezioni che mettevano in discussione la Giunta regionale, la nostra fiducia nella Giunta regionale, nell'esecutivo e nel programma concordato e siamo disposti a dialogare con tutte le forze politiche che ritengono che vada rimessa in moto la politica e non solo lo scontro.

Non abbiamo mai creduto allo scontro, non crediamo allo scontro, siamo disposti a subirlo se sarà il caso.

Questo deve essere chiaro. Non ci lasciamo intimidire da prese di posizione truculente, non ci lasciamo intimidire dalle aggressioni personali, come ho avuto modo di sopportare nel corso della campagna elettorale, vorrei solo rispondere con una battuta di Ibsen nei confronti di quelli che io considero avversari politici e che mi considerano invece nemico. A costoro io rispondo: "Fingete di ignorare l'esistenza dei vostri nemici, non commettete la volgarità di difendervi da loro".

Presidente Comunico che è stata presentata una seconda risoluzione da parte dei consiglieri Milanesio, Ricco, Bajocco, Rusci e Lavoyer. Essa verrà discussa alle ore 16,00 all'apertura dei lavori della seduta pomeridiana.