Oggetto del Consiglio n. 347 del 27 novembre 1975 - Verbale

OGGETTO N. 347/75 - Comunicazioni del Presidente della Giunta. Situazione Società Nazionale Cogne. Norme di attuazione. Inversione dell'ordine del giorno.

Chabod (D.C.) - La seduta è valida con 27 Consiglieri presenti. Giustifico l'assenza del Consigliere Tonino e dell'Avvocato Caveri. Facciamo gli auguri a tutti e due di una pronta guarigione.

La parola al Presidente della Giunta.

Andrione (U.V.) - Anche se in maniera sintetica, ho il dovere di fare al Consiglio una breve relazione sull'incontro del 20 novembre al Ministero delle Partecipazioni Statali riguardante la Cogne e sull'incontro di martedì scorso, l'altro ieri, al Viminale, per le questioni concernenti le norme di attuazione.

Sul primo punto, per quanto riguarda la Cogne - i Consiglieri presenti lo sanno -, ci siamo trovati di fronte ad una posizione genericamente favorevole del Ministro delle Partecipazioni Statali, che ha garantito gli attuali livelli di occupazione, anche se in modo generico e del Sottosegretario, che, di fronte ad una precisa domanda, ha ugualmente garantito che il pesante indebitamento della Nazionale Cogne a breve termine per quasi 100 miliardi di lire, dovuto in gran parte a errate operazioni finanziarie e ad acquisti di pacchetti azionari senza valore decisi dall'E.G.A.M. e riversati sul bilancio della Cogne, sarà ripianato con un intervento diretto delle Partecipazioni Statali. In questo senso nel pomeriggio dello stesso giorno, nel consegnare la bozza di programma a medio termine che lor Signori hanno trovato sul tavolo, il Vice Presidente del Consiglio, l'Onorevole La Malfa, ha affermato la stessa cosa dicendo che i 4.000 miliardi che le Partecipazioni Statali investiranno in quattro anni serviranno sia a nuovi investimenti, sia al ripianamento di perdite già avvenute.

D'altra parte, però, è emersa una posizione attendista e negativa della Direzione dell'E.G.A.M., che si è trincerata dietro la necessità di un'ulteriore verifica del piano che la Nazionale Cogne ha impostato nel 1973 e ha rimandato con questo sistema ogni decisione a marzo del 1976. Tale posizione non ha trovato consensi nella Delegazione valdostana per una serie di ragioni, in particolare per il fatto che il piano quinquennale, praticamente voluto dagli stessi uomini che adesso parlano di fare questa ulteriore verifica, in gran parte è già stato attuato, in particolare la colata continua, e quindi non vi sono approfondimenti o ulteriori verifiche che possano cambiare una situazione di fatto e non si può immaginare una brutale inversione di rotta, che significherebbe soltanto un enorme spreco di denaro pubblico. Mi è stato confermato - me lo aveva detto il Consigliere Pollicini - che sono stati investiti già 14 miliardi di lire nella colata continua, non si può immaginare che dall'oggi all'indomani questi 14 miliardi di lire vengano azzerati e che la colata continua non venga finita. In tale situazione appare ingiustificato il rifiuto posto dall'E.G.A.M. alle richieste dei rappresentanti della Valle di volere procedere immediatamente alla realizzazione di quelle strutture consequenziali agli investimenti già fatti e che, quali che siano gli approfondimenti in corso, non potranno non essere attuate se si vuole tenere in vita la Cogne.

In questo senso la Direzione Generale dell'E.G.A.M. - e qui lor Signori mi scuseranno se io parlo "a naso", posso benissimo sbagliarmi - ha dato l'impressione di essere cosciente che l'E.G.A.M., come Ente di Stato, verrà sciolto. Questa è l'impressione che noi... almeno che io ne ho tratto, e si preparano alla battaglia in Parlamento sul famoso rapporto che l'E.G.A.M. ha dovuto presentare senza voler prendere nessuna decisione in questo momento. In particolare il Professor Manuelli si rifiuta di procedere in qualsiasi direzione, aspettando che siano il Parlamento e il Governo a prendere delle decisioni. In tal senso ho protestato nel pomeriggio dello stesso giorno nella riunione tra Presidenti della Giunta e Vice Presidente del Consiglio, pregando l'Onorevole La Malfa di ottenere lui, visto che noi non ne eravamo stati capaci, quegli schiarimenti sulle intenzioni dell'E.G.A.M. che alla Delegazione valdostana non erano stati dati. Se quest'impressione dello smembramento dell'E.G.A.M. è vera - e su questo punto hanno concordato le Confederazioni Sindacali -, è nostro dovere, almeno così ci sembra, batterci perché la S.I.A.S. (quella finanziaria di recente creazione che comprende il reparto acciai speciali dell'E.G.A.M.) sia mantenuta in vita in maniera autonoma. Ancora una volta cioè vorremmo che il Consiglio e la Giunta si opponessero fermamente a qualsiasi tentativo di fondere in un unico calderone, che si chiami I.R.I. o che si chiami in altra maniera, il comparto degli acciai speciali, che invece, secondo noi, deve essere mantenuto come S.I.A.S.. Anche se il quadro effettuato dall'Amministratore delegato dell'E.G.A.M. era abbastanza fatto di promesse future, abbiamo concordato circa la necessità di andare oltre un piano quinquennale del 1973, ristrutturando l'azienda per porla in grado di produrre acciai ad alta qualificazione con costi economici. In tale senso sono state presentate anche delle precise proposte, specialmente dai Sindacati, di procedere ad una rapida e più ampia verticalizzazione a struttura aziendale valorizzando la magnetite di Cogne in modo da ottenere che il prodotto finito sia compatibile con i costi di produzione e garantisca i ricavi necessari ad una gestione economica dell'intero complesso.

Detto in parole povere: potremmo... anzi, dovremmo probabilmente dedicare una giornata del Consiglio ai problemi della Nazionale Cogne, la crisi del reparto siderurgico nel mondo è gravissima e ha colpito la Cogne in un momento in cui questa si era pesantissimamente indebitata per la gestione. Non solo, nella ristrutturazione dell'azienda non si è mai, o non si è ancora, proceduto a quella verticalizzazione indispensabile per potere fare vivere un'acciaieria nel cuore delle Alpi. Questo è il punto della situazione dopo il 20 novembre, stiamo insistendo per avere nuovi contatti con l'E.G.A.M., ma riteniamo che la situazione possa essere sbloccata soltanto da una presa di posizione del Governo in quanto la responsabilità della Nazionale Cogne è innanzitutto governativa.

Sul secondo punto: sulla situazione delle trattative per le norme di attuazione, martedì scorso vi è stata una lunga riunione al Viminale. Ci troviamo in una situazione particolare per questi motivi: da un lato, non vi sono difficoltà per il trasferimento delle funzioni normali, quelle funzioni che sono state trasferite ad altre Regioni e che sono normalmente previste dallo Statuto, in particolare, in materia di trasporti, di biblioteche, tutto quello che è normale viene accettato senza difficoltà. D'altra parte, abbiamo ritenuto di impostare la trattativa in modo globale e cioè, dato che è indispensabile che politicamente si faccia una legge ordinaria con la quale vengano emanate le norme di attuazione dello Statuto regionale della Valle d'Aosta, riteniamo che in questa occasione sia interesse della Regione chiedere la soluzione di tutti i problemi che sono ancora insoluti nei rapporti tra Stato e regioni. In particolare, abbiamo richiesto: il riconoscimento dei titoli di studio in francese della Svizzera romanda; il trasferimento del Convitto Nazionale Federico Chabod in Convitto regionale Federico Chabod, regionalizzato; la creazione dell'Istituto di sperimentazione e ricerca, che non ha trovato posto nei decreti delegati; l'applicazione dell'articolo 40 dello Statuto; delle norme particolari per quanto concerne i Segretari comunali, il che vorrebbe dire che per 70 Comuni su 74 si osa richiedere la piena conoscenza della lingua francese, ripeto: piena conoscenza e si possa fare astrazione del titolo di studio universitario, e su questo punto vi è battaglia, vi è un certo irrigidimento e su altri punti che potrei elencare più dettagliatamente.

Ora, la situazione si presenta, come dicevo prima, in maniera paradossale, perché, da un lato, abbiamo interesse a che il più possibile di queste questioni ancora pendenti siano inserite in questa legge che dovrà essere emanata prossimamente; da un altro lato, abbiamo interesse a fare in fretta perché vorremmo che questo provvedimento fosse emanata prima di qualsiasi crisi di Governo, e leggete tutti i giornali, conoscete la politica, sapete che il Governo attuale si tiene in piedi su un gioco abbastanza sottile di equilibri per cui vi è obiettivamente un'esigenza di fare in fretta. Questi sono i punti che stiamo discutendo, abbiamo fondate speranze di ottenere una grossa quantità delle cose che ho elencato adesso.

Trattandosi per l'emanazione di questa legge di una questione temporale, nel caso in cui su qualche punto vi fossero degli ostacoli che ritardassero troppo, vorremmo che il Consiglio si esprimesse nel senso di stralciare questi "punti litigiosi" e di prendere piuttosto delle iniziative di leggi parlamentari direttamente in questa sede, in maniera da eliminare tutto il contenzioso che si può senza che l'emanazione delle norme di attuazione sia ritardata per troppo tempo.

L'ultima cosa che volevo comunicare al Consiglio è che la Giunta si riserva di rispondere alle interpellanze alla fine. Prego quindi il Consiglio di accettare per motivi tecnici un'inversione dell'ordine del giorno, la proposta e di fare innanzitutto i punti dell'ordine del giorno aggiuntivo, salvo il punto 12/b che deve avere domani il parere della Commissione Paritetica, e successivamente i punti dal n. 32 al n. 39 dell'ordine del giorno del 6 e 7 novembre 1975, in quanto sono tutti strettamente legati alle variazioni di bilancio e sarebbe opportuno che venissero trasferiti alla Commissione di Coordinamento entro il 29 per poter essere approvati tempestivamente con la decorrenza di 30 giorni.

Chabod (D.C.) - Chiedo ai Consiglieri se sono tutti d'accordo per l'inversione dell'ordine del giorno.

Dolchi (P.C.I.) - Signor Presidente ...(parole incomprensibili)... mi sembra che il primo e il secondo punto trattati dal Presidente della Giunta riguardino le comunicazioni del Presidente della Giunta, su cui i Consiglieri possono brevemente intervenire, e che si parli dell'inversione dell'ordine del giorno. Mi limiterò quindi nel mio intervento a trattare quelli che il Presidente della Giunta ha chiamato il punto n. 1 e il punto n. 2, cioè il problema dell'occupazione e il problema del trasferimento dei poteri.

Per quanto riguarda il problema occupazionale, ne abbiamo già ampiamente discusso in questa sala, nella stessa sede della Nazionale Cogne e anche al Ministero delle Partecipazioni Statali. Non possiamo che condividere il comunicato delle Organizzazioni Sindacali e anche le parole del Presidente della Giunta che hanno dimostrato come in quella riunione l'impressione che se ne è ricavata è stata di confusione, di incertezza da parte soprattutto del Direttore generale dell'E.G.A.M., che sostituiva il Presidente dell'E.G.A.M. Manuelli in altre faccende affaccendato in quanto nel cumulo delle sue cariche è anche Consigliere di amministrazione della R.A.I. T.V. e contemporaneamente si trovava in quella sede a lottizzare il potere di quel Consiglio di Amministrazione ...(voci)... sì, Amministratore delegato.

Dobbiamo però anche sottolineare - mi sembra che sia utile, e questo lo ha anche sottolineato il Presidente della Giunta - che il Ministero, a differenza del Direttore generale dell'E.G.A.M., anche se non in modo esplicito, in modo abbastanza chiaro fra le parole, ha riconfermato la volontà di mantenere gli attuali livelli di occupazione. Questa frase ha portato anche da parte dei Sindacati presenti richieste di precisazioni che non sono poi arrivate dal Ministro che si era allontanato e che sono rimaste nel vago. Mi sembra che nei rapporti tra Regione e poteri centrali un punto di partenza importante sia quello di dare come punto fermo il fatto che il Ministro abbia garantito gli attuali livelli di occupazione. Questo più che altro dal punto di vista politico e per riaffermare quella unità che ha caratterizzato in questi ultimi tempi l'azione del Consiglio regionale, degli Enti locali interessati, delle Organizzazioni Sindacali e degli stessi lavoratori.

Ho citato il Comunicato delle Organizzazioni Sindacali che ha riassunto il loro pensiero sull'incontro; ho avuto occasione di leggere su La Stampa un articolo che faceva riferimento ad un comunicato della Giunta messo in corsivo con dei commenti in tondo. Ecco se esistesse, sarei grato se i Consiglieri potessero averne il testo integrale, perché dall'articolo de La Stampa, proprio il riferimento al cosiddetto "comunicato" era in corsivo mentre il commento era in tondo.

Ho avuto occasione di partecipare con alcuni altri colleghi, il Consigliere Pollicini e il Segretario del Consiglio Mappelli, ad una riunione nell'ufficio del Presidente della Giunta. In tale riunione, traendo le conclusioni dell'incontro romano, si era parlato di un documento che dovrebbe diventare il documento base per tutte le azioni di carattere politico, sindacale e di sensibilizzazione dell'opinione pubblica in materia di vertenza Cogne-E.G.A.M.-Partecipazioni Statali. Mi sembra ancora questa la via più valida proprio per il mantenimento dell'iniziativa che si era realizzata e nel Consiglio regionale, e nell'incontro romano da parte della Delegazione che rappresentava la Regione valdostana. Il Presidente della Giunta nell'introduzione ha sottolineato che a quella riunione romana si presentava alle trattative la Regione nel suo complesso, la Regione, quindi il Consiglio, i Comuni, le Organizzazioni Sindacali e le Forze sociali. Riconfermo che, secondo noi, quel documento, che dovrebbe ancora una volta riaffermare questa unità puntualizzando dal punto di vista politico e dal punto di vista tecnico la posizione della Regione, è ancora valido e può anche sostituire la base di preparazione per quella Conferenza sull'occupazione che la Regione sta organizzando per il 13 dicembre. Secondo noi, dovrebbe essere un ulteriore momento di unità e di riaffermazione degli intendimenti della Regione valdostana: quello di non essere scavalcata, quello di aver la sua parola da dire sui problemi di fondo che interessano l'economia della Regione, in primo piano la vita della Cogne e anche quelle richieste in una sede non accolte, nell'altra sede accolte non sono dettagli, ma forse sostanzialmente hanno un loro significato: il trasferimento della Direzione ad Aosta, la presenza di Consiglieri di amministrazione nella Cogne nominati, designati dal Consiglio regionale.

Per quanto riguarda le cosiddette "norme di attuazione" o il trasferimento dei poteri, il problema è già stato ampiamente discusso in questo Consiglio e con tutta franchezza non mi sento di dare una risposta esauriente sulla opportunità di seguire la via del discorso globale. Già negli anni scorsi abbiamo a lungo discusso se era più opportuno fare il discorso globale e correre il rischio che per un particolare si fermasse tutto o se suddividere i provvedimenti in modo da ottenere con facilità, e direi quasi in modo normale, le competenze che ci spettano e su cui nessuno ha da discutere, ed eventualmente accantonare o dedicare diverso tempo, opposizione e confronto agli altri problemi che sono in contestazione. Mi sembra che si possano dividere, questa è un'opinione che esprimo così di getto senza aver consultato i Compagni del mio Gruppo, senza aver maggiormente riflettuto se si può fare dal punto di vista politico il discorso globale, tenendo come via di ritirata la possibilità poi, se non passa con i dovuti tempi rapidi il discorso globale, di arrivare a dei discorsi settoriali per non rinviare il tutto alle calende greche.

Manganoni (P.C.I.) - Sono d'accordo, però adesso bisogna vedere se suddividiamo la discussione ...(voci)... come aveva proposto Dolchi o se gli interventi ...(voci)... se prima discutiamo le comunicazioni della Commissione o se trattiamo prima la questione Cogne. Ora, sulla questione della Cogne io non voglio intervenire considerato che ci sono i miei colleghi di Gruppo... vorrei solamente accennare ad alcuni fatti sulla legge ordinaria per il potere che passa alla Regione. Io sono del parere che bisogna insistere sui Segretari comunali perché in questo modo noi daremo lavoro a un bel po' di nostri giovani. In secondo luogo - il Presidente non ne ha accennato, non so se gli è sfuggito o il problema non è stato esaminato - occorre insistere per concorsi in loco per uffici statali, previdenziali, eccetera, perché se si facessero i concorsi in loco - e vi faccio osservare che questa è una rivendicazione non solo nostra, ma di tutte le zone, è venuto fuori nel Convegno di Venezia alcuni anni fa -, noi risolveremmo una parte della disoccupazione, particolarmente dei diplomati e dei laureati. Direi quindi che bisogna insistere, d'altronde lo Statuto già prevede la conoscenza della lingua francese, eccetera.

Sulla questione di rinviare l'interpellanza a fine Consiglio mi permetta la Giunta e il Presidente se io rilevo ancora, direi, le mie proteste. Le mozioni sono già alla fine e quindi non si discuteranno, le interpellanze le riportiamo alla fine e non si discuteranno; allora va a finire che, quando discuteremo le interpellanze e le mozioni di una certa urgenza, saranno superate. Vi è questo aspetto, ma non solo, vi è anche una questione di principio, perché in questo modo le iniziative dell'Esecutivo passano subito, almeno con ordine di precedenza; le iniziative (mozioni e interpellanze) dei Consiglieri vengono sempre relegate alla fine della discussione e quindi rinviate perché non discusse. Allora, io rivolgo questo invito alla Giunta: si facciano dei Consigli con un numero di sedute tali che siano sufficienti per non rinviare per dei mesi le mozioni e le interpellanze, perché non è possibile proseguire in questo modo!

Pollicini (D.P.) - Volevo esprimere qualche considerazione sulla situazione successiva all'incontro romano, in particolare per taluni aspetti riguardanti la relazione che ha fatto il Presidente in ordine alla sensazione che abbiamo avuto tutti che effettivamente si miri allo smembramento dell'E.G.A.M.. In questo quadro vi è il discorso della S.I.A.S., cioè di mantenere aggregato il settore degli acciai speciali. Su questo io avevo qualche osservazione da fare. Siamo d'accordo su un'aggregazione, però a certe condizioni e cioè che non costituisca un elemento di continuo disimpegno dalla Valle d'Aosta così come si è verificato, e lo possiamo dire, con la costituzione dell'E.G.A.M.. Non voglio fare della polemica perché non è il caso, ma basti ricordare un episodio che ha la sua importanza: ad esempio, dallo stabilimento di Aosta sono state portate allo stabilimento di Vittuone parecchie macchine di lavorazione a freddo, cioè trafile, eccetera, che sono quelle lavorazioni alla cui verticalizzazione miriamo tutti e che viene portata fuori Aosta. Ecco, stiamoci attenti, cerchiamo di essere ben precisi perché il discorso della Cogne a capo gruppo ci interessa, viene a sostanza ad essere Capo Gruppo e se non è giustificante esattamente... ma se si dice che è Capo Gruppo e poi magari ci si trova di fronte a una continua riduzione dei livelli occupazionali in Valle, non siamo più d'accordo. Siamo d'accordo sul discorso di omogeneizzare una certa lavorazione e sul discorso di avere una fetta specifica, cioè quella degli acciai speciali, in un settore ben diviso in cui noi siamo dentro come Capo Gruppo, però a precise condizioni, stiamoci attenti.

Anche qui mi pare il caso di sottolineare le contraddizioni fra le affermazioni del Ministro e del Sottosegretario Gunnella quando riconoscono che effettivamente i 100 miliardi di debiti della Cogne sono dovuti in particolare perché ha funzionato da finanziaria per l'acquisizione di altre aziende per formare l'E.G.A.M. e quelle dell'Avvocato Einaudi contenute nell'intervista da lui rilasciata a "Panorama" di questa settimana, ad un certo punto egli infatti dice: "la pesante situazione debitoria dell'E.G.A.M. è gravata dalla pesante eredità della Cogne e di un'altra azienda". Vediamo un po' di metterci d'accordo per sapere chi ci racconta delle "palle", scusate, ma è il Ministro o è Einaudi? La Cogne si è indebitata per colpa dell'E.G.A.M. o l'E.G.A.M. si è indebitato per colpa della Cogne come ci dice Einaudi nell'intervista di questa settimana su "Panorama"? Ecco, quando diciamo che la credibilità dell'E.G.A.M. ormai è a livello zero, è per questi episodi.

Andrione (U.V.) - L'Avvocato Della Nesta - tu eri presente - ha riconosciuto formalmente che una parte dei debiti non erano imputabili alla Cogne.

Pollicini (D.P.) - Esatto, però faccio riferimento al discorso ultimo ...(voci)... dell'intervista E.G.A.M. di questa settimana e l'Avvocato Einaudi addebita violentemente alla Cogne e a un'altra azienda di cui non faccio il nome per la gravità della situazione finanziaria ...(voci)... una cosa che mi pare che sia giusto qui affermare è che la proposta che ci ha fatto l'Ente Minerario ...(voci)... il Gruppo... esatto 15.000 dipendenti... Ecco, la proposta che ci hanno fatto quando si è parlato di ristrutturazione, secondo me, è la cosa più grave che abbiamo "preso" a Roma: ci hanno parlato di ristrutturare la Cogne attraverso la creazione di attività sostitutive all'esterno dello stabilimento e questo è grave, significa che nella prospettiva vi è la chiusura di qualche lavorazione, perché sennò non si parlerebbe di creazione di attività sostitutive che avrebbero il compito di mantenere i livelli occupazionali. Questo è un aspetto gravissimo, cioè cosa si vuol chiudere? Quali lavorazioni si vogliono affermare? Mi pare che dovremmo fare un discorso preciso.

Vediamo di mettere un po' l'E.G.A.M. di fronte ad una risposta precisa, perché, quando ci parlano del piano siderurgico speciale, su cui saremo consultati, noi diciamo: attenzione, partecipiamo alla formazione di questo piano e allora ha un senso, ma se ci comunicano soltanto i risultati, al limite rappresenta un alibi per loro, non siamo disposti a far da copertura, cosa che mi pare importante. Quando noi abbiamo chiesto - ed era presente il Sindaco di Cogne - di discutere della miniera, ci hanno detto in quella sede: "la miniera non discutiamola, la discuteremo un'altra volta", mi pare che anche questo sia un sintomo piuttosto grave della situazione. La logica dell'E.G.A.M. di ristrutturare attraverso la creazione di attività sostitutive è la stessa della Montefibre, che ristruttura creando attività sostitutive, i termini sono gli stessi, gli obiettivi sono gli stessi e quindi sono altrettanto preoccupanti e pericolosi. Vediamo anche di inserire in questo discorso occupazionale anche il discorso della Montefibre, che per molti aspetti ha un parallelismo con quello dell'E.G.A.M.; certamente io ritengo che sia più grave quello della Montefibre, però attenzione che mi sembra che la logica sia la stessa. Sotto questo aspetto, è opportuno quindi che la Giunta continui a rimanere costantemente "collegata" per impedire delle sorprese, quali quelle che si sono verificate nella fermata di novembre con la situazione che dovrebbe risolversi, auguriamoci non in peggio, dopo il ponte... o, meglio, la cassa integrazione di fine anno. Il discorso è molto grave, però, attenzione, non lasciamo che il grosso problema Cogne copra il problema Montefibre, teniamo sempre presente che esiste il problema della Montefibre e qui quasi quasi, come una tecnica ormai collaudata, si copre un problema creandone un secondo, si copre il secondo e il primo creandone un terzo e alla fine perdiamo di vista il discorso centrale, stiamo attenti al discorso generale.

Dujany (D.P.) - Vorrei solo fare alcune osservazioni sulla seconda parte delle comunicazioni del Presidente della Giunta e in relazione alle norme di attuazione.

Mi pare che, dalle dichiarazioni del Presidente della Giunta, sia emersa una proposta originaria che risale ad un paio di anni fa, cioè di riproporre il problema in termini di legge ordinaria, se ho capito bene, quindi si dovrebbe abbandonare la strada del trasferimento delle competenze amministrative attraverso una legge di delega da parte del Parlamento. Ora, non so se questa sia già una proposta concreta perché il modo con cui è stata espressa dal Presidente della Giunta in termini di comunicazione mi pare che dia ancora luogo ad un certo spazio e mi pare che sia ancora in una fase di studio. Vorrei però ricordare che il Consiglio regionale, nella sua adunanza del 1° ottobre, ha dato un mandato preciso alla Giunta regionale e al Governo di presentare d'urgenza in Parlamento un provvedimento legislativo di delega, precisandone anche il contenuto. Allora la domanda è questa a questo punto: l'ordine del giorno votato dal Consiglio regionale, che tendeva a trovare una soluzione in un certo modo con certe modalità è superato da altri contatti e si intraprende di nuovo la strada della legge ordinaria? Questa domanda la pongo così per chiarimento e per chiarire anche il contenuto di una comunicazione. Già in passato avevamo tentato - perché le strade possono essere parecchie, e l'una o l'altra può essere valida - di affrontare questo problema con una legge ordinaria e con una lunga elencazione di cose che dovrebbero essere passate alla Regione, tra cui alcune di quelle elencate dal Presidente della Giunta, che molto abilmente ha elencato quelle più facilmente intuibili, ma credo che questo sia solo un brevissimo elenco. I problemi sono enormi e sono estremamente vasti e credo che questa sia anche un'occasione per mettere a punto un certo tipo di coordinamento di rapporti fra Stato e Regione. La legge ordinaria però può essere uno strumento, ha dei rischi e ha naturalmente dei limiti; la legge delega ha altri rischi e ha altri limiti, però mi parrebbe il mezzo meno peggiore per poterci dare la possibilità di fare questi trasferimenti anche attraverso una dialettica, un certo approfondimento. Io non voglio far perdere altro tempo, voglio solo riproporre questa domanda: si affronta il problema con legge ordinaria o si affronta il problema mediante legge di delega?

Mappelli (D.C.) - Io desidero soffermare l'attenzione di tutto il Consiglio sul fatto che, secondo me, dobbiamo mettere un po' d'ordine e, se è possibile, intravvedere una posizione unitaria sul da farsi per quanto riguarda la Cogne.

Mi sembra che qualcuno che mi ha anticipato abbia detto molto bene che il problema Cogne si contrappone o evita il nostro impegno per la Montefibre, però in questo momento dobbiamo avere, secondo il mio punto di vista, delle idee molto chiare su come intendiamo portare avanti questo problema. Vi è sulla questione Cogne un binario: uno che noi chiameremmo amministrativo-finanziario e l'altro invece tecnico.

Per quanto riguarda quello finanziario evidentemente - che poi gli uni dicano che i debiti sono della Cogne e gli altri dicano che la Cogne li ha subiti per una conseguenza dell'E.G.A.M. -, la realtà è che dovremo intravvedere a breve scadenza... diciamo che qui il Presidente della Giunta ha preso la strada giusta, quando la Presidenza del Consiglio dei Ministri ha sollecitato una soluzione per il passato e immediatamente una soluzione di investimento e di finanziamento per il futuro.

Parallelamente a questa situazione noi dobbiamo essere... almeno io sono convinto, che il punto di partenza deve comunque essere, anche se ad un certo momento può sembrare come interpretazione non il più importante, la miniera di Cogne, perché? Perché se noi non abbiamo le idee chiare su come gestire e sfruttare la miniera di Cogne in questo prossimo futuro, io mi chiedo quali basi abbia la nostra valutazione o più ancora quella dei tecnici della società che hanno l'onere e la responsabilità di portare avanti ed eventualmente investire quei finanziamenti che da parte del Governo sembra debbano avvenire tramite E.G.A.M.... oppure no, comunque da parte delle Partecipazioni. Se noi non abbiamo un'idea chiara delle disponibilità o del sistema di sfruttamento della miniera di Cogne... e qui devo rendere edotto il Consiglio che le Regioni minerarie fin dal 1972 - allora c'era il Presidente Dujany che partecipava a queste riunioni, poi il Consigliere Chincheré, ultimamente hanno partecipato il Consigliere Monami e il sottoscritto - hanno sollecitato il Parlamento, e in particolar modo hanno avuto un incontro con la Commissione Industria del Senato, affinché il piano minerario venisse approvato al più presto. Era già stato fissato anche l'appuntamento alla Commissione Industria della Camera, purtroppo, per un inconveniente, all'ultimo momento con i rappresentanti delle Regioni minerarie (che sono poi Toscana, Sicilia, Sardegna, Valle d'Aosta e Venezia Giulia) abbiamo dovuto rimandare, però è evidente che lì è necessario insistere perché, sulla base di questo finanziamento, chiamiamolo del piano minerario, dobbiamo immediatamente intravvedere la disponibilità e la possibilità di trovare altri minerali nella zona di Cogne. Dopodiché ciò non esclude che immediatamente, in base a quella che sarà la disponibilità di magnetite di Cogne, bisognerà trovare una soluzione, e qui mi sembra che a nessuno sia sfuggita la frase da parte di qualcuno dell'E.G.A.M. in sede ministeriale delle Partecipazioni: "a bocca di miniera il minerale competitivo". In questa sede vi è il duplice problema, ci può essere quello relativo alla competitività, ma per noi innanzitutto il problema delle miniere di Cogne è un problema sociale. Se ne siamo convinti, com'è vero che responsabilmente dobbiamo esserne convinti, allora dobbiamo vedere quelle che possono essere eventuali soluzioni, anche perché diventi più competitivo, o comunque per il trasporto.

Ultima cosa, e questo è stato detto a chiare lettere, e mi sembra che non sia neanche il caso di ritornarci sopra: ad un certo momento si credeva di fare questo trasporto tramite dei camion sulle strade, questo significherebbe ritornare indietro di 50 anni; mi sembra quindi che non sia neanche il caso di perdere tempo in quel senso. Allora, quando abbiamo idee chiare sulla continuità, sul tipo di sfruttamento... parallelamente al discorso inerente altri stabilimenti, bisogna essere pronti con delle scelte di specializzazione, io le chiamerei di produzione, al fine di garantire la continuità del ruolo occupazionale per gli stabilimenti siderurgici di Aosta. Questa tâche, questo impegno lo dobbiamo portare avanti unitariamente senza perdere tempo in valutazioni che possono sviare queste immediate soluzioni, perché è pur vero che ordino questa soluzione... io l'ho appreso, come ognuno di voi, in quella sede, che ci sono centinaia di migliaia di tonnellate a parcheggio di produzione, è altrettanto vero che speriamo che ad un certo momento il mercato riprenda fiato e Dio voglia che questa crisi momentanea possa anche passare, ma noi dobbiamo preoccuparci anche per dopo domani, giorno in cui dovremo così intravvedere una soluzione di continuità occupazionale in Valle d'Aosta. Dobbiamo prevedere nelle scelte tecniche dei sistemi di produzione la garanzia occupazionale per la Valle d'Aosta. Ecco, io non credo di aver abusato della vostra cortesia, ma ritenevo doveroso dire un po' quello che pensavo per quanto riguarda la soluzione del problema Cogne in prospettiva.

Monami (P.C.I.) - Anch'io, parlando della Cogne, pensavo di scindere un po' i due problemi, proprio perché uno ho avuto occasione di sentirlo abbastanza da vicino: quello del piano minerario. Per noi i problemi non si possono scindere, però è chiaro che invece vanno scissi nella prospettiva di come essi si collocano nella ristrutturazione delle Aziende di Stato e di conseguenza: La miniera e la Cogne verrebbero ad avere due collocazioni diverse: mentre la miniera della Cogne si troverà collocata nel piano minerario nazionale - di cui il collega Mappelli ha già parlato e di cui esiste già la relazione del Ministro De Mita in Parlamento ma al Parlamento non la mandano avanti, non si sa bene perché, non discutono ancora - e la Cogne come stabilimento siderurgico, che verrebbe invece a trovarsi non inquadrata nel piano minerario, ma dovrebbe trovare una sua collocazione in una futura ristrutturazione delle Aziende di Stato che noi conosciamo: Breda, Finsider, Cogne, eccetera.

In questo momento però dovremmo porci una domanda: quali funzioni e quale ruolo la Cogne dovrebbe giocare in questa nuova ristrutturazione delle aziende di Stato; perché la domanda? Non è poi così banale perché non è vero, secondo me - e questo mi pare che sia emerso da alcuni contatti che ho avuto -, che l'E.G.A.M. sia smembrata, cioè scompaia, ma probabilmente sarà ridimensionata per fare assolvere a questo Ente i compiti per i quali era stato creato, cioè l'Ente delle Aziende minerarie e probabilmente in questo quadro troverà collocazione la miniera della Cogne. Quando si parla di Ente Minerario Italiano, però dobbiamo avere ancora presenti due fatti: l'Ente Minerario Italiano è autorizzato ad un primo processo di verticalizzazione del prodotto minerario, quindi un processo di arricchimento del minerale estratto, oppure può essere anche verticalizzato il processo dell'estrazione mineraria con la prima trasformazione di base. Nel primo caso la Cogne non sarebbe inclusa in un primo processo di verticalizzazione relativo all'arricchimento del minerale che si fa normalmente alla base di miniera, potrebbe però essere coinvolta se l'Ente Minerario fosse autorizzato ad una prima trasformazione di base e quindi dal minerale alla ghisa. Prendiamo per ipotetico caso il fatto che noi fossimo esclusi da questo secondo processo di verticalizzazione che è previsto per l'Ente Minerario, allora dovremmo trovare collocazione, ed è naturale, laddove troverebbero collocazione tutte le aziende metallurgiche, metalmeccaniche delle Partecipazioni Statali e allora sarà, come si ventila, come qualcuno sostiene, un Gruppo a struttura omogenea Cogne-Breda - e già questo è stato avanzato così in un'ipotetica ristrutturazione delle Aziende statali - o la Cogne, al di là del suo ruolo di azienda produttrice di acciai speciali, entrerà completamente nel più generale calderone della Finsider.

Se queste prospettive che stanno davanti a noi debbono essere decise dal Governo, dal potere centrale, o dal Ministero delle Partecipazioni Statali, o dalla Commissione di ristrutturazione delle aziende a partecipazione statale, come possiamo noi far giungere a loro i nostri pareri? I nostri pareri quali sono? Abbiamo già stabilito se è meglio fare il Gruppo Breda-Cogne, se è meglio partecipare sia pure come capo fila al Gruppo E.G.A.M. con processo di verticalizzazione con la prima trasformazione di minerali, o se è meglio entrare in un calderone non più ben identificato della Finsider? Oppure addirittura possiamo ritornare allo stato di 15 anni fa, cioè quando la Cogne era Società per Azioni Cogne, il cui pacchetto azionario era in mano al Ministro delle Finanze e non partecipava alle Aziende a partecipazione statale: pur essendo un'Azienda dello Stato, di proprietà dello Stato, non partecipava a quei processi. Ecco, abbiamo davanti a noi tre quattro vie da scegliere, ma quale sarà la nostra scelta? O aspettiamo che questa scelta la facciano gli altri per noi? Allora io richiamo l'attenzione del Presidente che ha detto: "dovremo discutere per un'intera giornata di questo problema" per sollecitarlo a fare questo abbastanza presto, così come, in un intervento fatto all'assemblea all'interno della fabbrica, avevo consigliato di fare addirittura un seminario di studio su queste cose.

Qual è la migliore di queste soluzioni? Se noi possiamo partecipare in minima parte anche alle decisioni finali, vi partecipiamo, però con quali scelte? Mi pare che, prima di ogni altro, le scelte le dovremmo fare noi dopo un ponderato studio-esame di quali sono le soluzioni che noi riteniamo essere le migliori, perché legata a questo problema non va trascurata minimamente la voce che circola in questi ultimi giorni, e qui il problema è a chi credere: il debito della Cogne per l'E.G.A.M. o dell'E.G.A.M. per la Cogne. Non si sa mai a chi credere: non si può credere agli Amministratori della Innocenti, né al Governo che non riesce a prendere una soluzione; né alla Pirelli, né al Governo, per cui i processi di licenziamento vanno avanti e nel discutere a chi credere... e sono d'accordo con te, Pollicini, guai se ci soffermassimo a questo, finiremmo per perdere la partita! Dicevo, anche alla luce delle ultime voci che circolano con insistenza che la Cogne dovrebbe essere acquistata dal Gruppo F.I.A.T.. Ipotesi, probabilità, chiacchiere, cose che si ventilano ad uso e consumo di interessi particolari? Può darsi, ma ritengo che noi dovremmo esaminare tutte queste cose per dire quali sono le condizioni preferenziali che noi vorremmo... per decidere sulle scelte che fanno a monte e cioè le Partecipazioni statali, o chi per esso, o chi dovrà studiare questo piano di ristrutturazione.

Ecco, concludo su questo ancora con una considerazione: questi grossi problemi però non debbono farci perdere di vista, Consiglieri, le immediate conseguenze che questa situazione ha nei confronti della Cogne e le immediate conseguenze si stanno verificando proprio in questi giorni. Sono di ieri, sono dell'altro ieri, quando cioè all'interno della Cogne la Direzione, con degli strumenti tutt'altro che validi per quanto riguarda gli accordi sindacali presi, sta aumentando la produzione dell'acciaieria, sta aumentando i turni di produzione, diminuendo i turni di riposo e diminuendo i turni di manutenzione, però nel contempo prevede, già ha detto che farà o il lungo ponte natalizio, o la cassa integrazione.

Questa cosa avviene attraverso la mobilità, il trasferimento del personale da un reparto all'altro per aumentare la produzione di base, cioè di acciaio che però non troverà una conseguente trasformazione a valle degli acciai perché tutto lo stabilimento si fermerà quasi un mese. Allora, cosa diciamo, o cosa dovremmo dire noi? Dovremmo negare alla Cogne la possibilità di fare i ponti? Dovremmo negare alla Cogne di richiedere la cassa integrazione? Dovremmo negare alla Cogne la possibilità di una certa mobilità della manodopera?

Probabilmente, presi così questi tre elementi tutti assieme, potrebbero anche farci consigliare o farci pensare che sono provvedimenti di carattere immediato, che servono a far fronte alla difficile situazione produttiva della Cogne e quindi sono provvedimenti che la Cogne legittimamente prende per aumentare la produzione. Già, ma se questo fosse vero, se fosse vero che la mobilità, il trasferimento della manodopera, i ponti e la cassa integrazione servono ad una ristrutturazione dell'azienda, a fare in modo di creare condizioni di tranquillità future, certo, potremmo anche essere d'accordo su questi usi che la Cogne fa relativamente agli aumenti dei turni, alla diminuzione della manodopera, alla mobilità della manodopera, ai fondi della cassa integrazione. Sono cose però che legittimamente i Sindacati chiedono di poter contrattare e, secondo me, noi non dobbiamo dimenticare, pensando ai problemi più grossi, che proprio in questi giorni - è di ieri la notizia - si sta riaccendendo abbastanza viva la lotta e il contrasto all'interno della Cogne proprio su questi problemi.

Un'altra questione che mi sta particolarmente a cuore, che va sottolineata la si trova nel documento che il Presidente ci ha fatto avere circa il promemoria relativo alla situazione della Cogne ed è l'ultimo capoverso di questo documento, quando si accenna al Patto che, è vero la Cogne presenterà un piano nel 1976, marzo del 1976. È vero che ci troviamo davanti ad una ristrutturazione più generale delle Aziende statali, ma la difficile situazione economica che verrà ad aggravarsi in questi mesi... come faremo fronte a questa situazione economica ulteriormente aggravata a distanza di cinque mesi se comunque del finanziamento dei 4.000 miliardi quale sarà la fetta che spetta alla Cogne nessuno la conosce. Dico quale sarà l'importo di queste cifre in quanto sono state decise sei mesi prima, cioè quando la situazione finanziaria non era ulteriormente deteriorata da questo stato di cose che dovrà comunque andare fino a marzo e ad aprile.

Allora, secondo me, un'altra azione che dobbiamo inserire, che dobbiamo fare come nostra rivendicazione immediata è che il Ministro Colombo faccia fronte ai suoi impegni, cioè agli impegni da finanziare per le tranche del 1975 e del 1976, quei finanziamenti che non ha concesso. Non discutiamo se all'E.G.A.M. o chi per l'E.G.A.M. li amministra bene - come Manuelli perché non fa niente, o male, come Einaudi perché faceva troppo e sognava l'impero Einaudi nel seno della Repubblica italiana - ma pretendiamo quanto meno che il Ministro del Tesoro assolva a questi impegni nei confronti dell'Ente affinché la situazione finanziaria non abbia a deteriorarsi in attesa delle soluzioni finali del problema.

Ecco, mi pare che, se noi teniamo presente tutti questi aspetti della situazione, dobbiamo renderci conto che non è possibile esaurire il discorso in un'ora di dibattito dietro le dichiarazioni del Presidente, ma sarà necessario su questi problemi ritornare, ma ritornarci seriamente, con molto tempo, perché dobbiamo tenere d'occhio i due problemi, i problemi immediati della vita della fabbrica e i problemi più generali di prospettiva, evidentemente più a cuore, che, pur essendo molto più importanti, non debbono farci vedere anche l'importanza dei primi.

Fosson (U.V.) - Io non ho potuto essere presente a Roma alla riunione del Ministero delle Partecipazioni Statali perché ero malato quel giorno e mi dispiace, quindi non ho avuto una sensazione diretta di tutti i problemi e l'ho avuta solo indirettamente, però vorrei in questa sede fare alcune raccomandazioni per quanto concerne la questione Cogne. Sarò brevissimo.

La prima questione su cui noi dobbiamo insistere è di essere portati a conoscenza con precisione del programma E.G.A.M. o Cogne, se E.G.A.M. per la Cogne o Cogne direttamente e non aspettare al mese di marzo perché effettivamente dobbiamo, come Consiglio regionale, poter dire la nostra parola per quanto riguarda la formazione di questo programma: questo è un primo punto tassativo che noi dobbiamo poter conoscere.

C'è effettivamente qualcos'altro da dire e io concordo in gran parte con quanto ha detto Monami sulla questione di avere noi le idee chiare e di studiare il problema. Qui vorrei fare anche un'altra raccomandazione ed è una raccomandazione che questo studio che deve essere fatto dagli organi regionali, dai Consiglieri regionali d'accordo con le Organizzazioni Sindacali sia fatto non mettendo in un calderone unico tutto quello che uno vorrebbe, cioè ad un certo momento i Sindacati vogliono questo, vogliono quest'altro, bisogna vedere per conto nostro il programma che permetterà di uscire in futuro, di uscirne bene per la questione Cogne.

Ora, probabilmente, avremo occasione di parlare di queste cose più a fondo in altre circostanze e non è il caso di entrare nei particolari oggi. Io però modestamente esprimo un punto di vista che è stato espresso già in quest'aula molte volte vanamente, quando uno faceva parte ancora di Organizzazioni Sindacali... ed è che il programma che è stato scelto per la Cogne è un programma fino adesso che non può dare una vita lunga alla Cogne, perché era un programma a breve termine che si basava su quello che era ancora il minerale disponibile a Cogne, integrato con del minerale che veniva dall'estero e che praticamente doveva permettere l'ammortizzazione degli impianti nuovi che erano fatti, quindi nel brevissimo arco di una decina d'anni, che è il periodo in cui attualmente si ammortizzano gli impianti dato il progresso della tecnologia. Fatalmente portava alla fine a dover dire: "il minerale a Cogne non esiste più perché la miniera è esaurita, praticamente qui non dobbiamo più che lavorare minerale che viene dall'estero, minerale che ci costa molto di più di quello che costa a Taranto, o a Bagnoli, oppure a Terni, oppure a Cornigliano, quindi adesso dobbiamo ristrutturare e praticamente l'azienda come siderurgica non ha più ragione di esistere", questo per me è il piano non detto chiaramente, ma è il piano che ha portato ad una certa impostazione della ristrutturazione tecnica anche in parte attuale della Cogne.

Ora, in queste condizioni, che sono contrarie agli interessi della Regione e dei lavoratori della Cogne, noi dobbiamo poter puntare su una revisione di questo programma che non può essere certamente cambiata di punto in bianco ma che attraverso una gradualità porti alle finalità che noi vogliamo ottenere. Finalità che abbiamo detto ripetute più volte in quest'aula e che io non voglio ripetere oggi, ma praticamente una è quella che l'azienda di Aosta sia orientata sulla produzione di acciai speciali e faccia delle produzioni finite, o almeno di un alto valore aggiunto. Questo orientamento è stato sempre disatteso ed è sempre stato denunciato specialmente dalla nostra parte. Chi ha lavorato alla Cogne lo sa benissimo, ad un certo momento si facevano delle lavorazioni che rendevano, e io parlo delle molle ad anello: un piccolissimo reparto, le molle ad anello, che ad un certo punto è passato a dei privati. Bisognerebbe risalire per vedere un po' quali sono le responsabilità, ormai è il caso di andare a vedere, però si tratta di responsabilità di qualcuno che aveva l'interesse di smobilitare questa lavorazione dagli stabilimenti Cogne per darla a qualche privato, forse a qualche amico, o a qualche parente. In questo modo si è tolto alla Cogne un treno a freddo, un laminatoio a freddo che funzionava molto bene e praticamente ad un certo momento è stato sbolognato, l'ha acquistato un privato perché qui non rendeva. Il privato che l'ha acquistato si è fatto dei miliardi e mi sembra che sia ancora in funzione adesso, anche se è più di dieci anni che questo treno a freddo è andato via dalla Cogne, quindi questa opera di smobilitazione in questo senso era in un complesso sempre ben delineato, quindi, a parte adesso, io non voglio parlare del passato.

Noi abbiamo fatto delle battaglie enormi ad un certo momento dopo il 1945 quando l'I.R.I. voleva assorbire la Cogne e ci siamo opposti, e ci siamo opposti al fatto che l'I.R.I. assorbisse la Cogne. È arrivata l'E.G.A.M. che ha preso la Cogne, qualcuno allora si era anche felicitato che la Cogne andasse all'E.G.A.M., noi eravamo contrari, l'abbiamo detto al Ministero delle Partecipazioni Statali. Chi era presente in quella riunione in cui abbiamo parlato con il Sottosegretario sa che io ho detto chiaramente dinanzi ad Einaudi che noi eravamo contrari e non vedevamo un buon esito della Cogne incorporata nell'E.G.A.M..

È stato detto allora dal Ministero delle Partecipazioni Statali: "voi avete dei dubbi, ma guardate che sarà la salvezza della Cogne la partecipazione della Cogne nell'E.G.A.M.", lo vediamo adesso a che punto siamo arrivati! Ad ogni modo questo è il passato, ora bisogna vedere per il presente, ma particolarmente per il futuro. Per quanto riguarda la disamina che si è fatta su dove deve andare a finire la Cogne - potrà rimanere, ritornare indipendente, potrà essere insieme con la Breda per una parte con un orientamento puramente di acciai di qualità, dovrà andare a finire nel campo della Finsider -, io dico che questi sono problemi che noi dovremmo vedere ma dovremmo conoscere prima di tutto quali sono le intenzioni anche degli altri.

Per nostro conto dobbiamo vedere, ma dobbiamo sapere anche quali sono le intenzioni degli altri, perché se effettivamente come Cogne dovessimo andare a finire nel calderone della Finsider, ad esempio, dico subito che non sarebbe una soluzione troppo brillante. La prima questione, quindi, è di poter insistere affinché si sappia quali programmi si hanno in questo momento per la Cogne. Qualunque decisione non deve essere presa al di fuori senza la nostra partecipazione, perché abbiamo una nostra parola da dire in questo e probabilmente, se si fossero ascoltati in passato i grandi "Soloni", se i tecnici avessero ascoltato la modesta voce di alcuni che lavoravano nella Cogne, certe scelte sarebbero state fatte in modo diverso e sarebbero andate a vantaggio non solo della Valle d'Aosta, ma anche dello Stato italiano, perché probabilmente non si sarebbe arrivati alla situazione in cui siamo.

Ora, io ho detto prima che c'è un programma che è stato in parte attuato e in parte è ancora da attuare, una parte del programma attuato può essere buona e può essere valida, noi dovremmo avere attraverso quel seminario di studi che non dovrebbe perdersi esclusivamente... Io concordo con Monami di vedere di mettere insieme qualcuno, non in riunioni pubbliche, ma qualcuno che possa approfondire questo problema, possa ottenere tutti i dati anche necessari e vedere quali sono le linee orientative che noi dobbiamo porre come alternativa eventualmente anche ad un programma che è stato già elaborato e che troverà sempre delle difficoltà ad essere rivisto, perché, quando uno ha deciso una cosa, fare marcia indietro è un po' difficile. Per la Cogne però io mi permetto di dire che se si vuole che la Cogne continui a vivere e vivere non per continuare ad accumulare debiti ma effettivamente per orientarsi verso una possibilità di risanamento, e quindi dare la tranquillità ai lavoratori che traggono i loro mezzi di sussistenza dalla Cogne, si deve avere il coraggio di fare un'autocritica sui programmi impostati e con la dovuta gradualità, studiando nuovi programmi, vedere quello che c'è da attuare, quello che è buono del vecchio programma e quello che piano piano con gradualità si deve modificare per arrivare ad una soluzione che dia tranquillità sia alla Regione, sia ai lavoratori della Cogne. Questa mi sembra che sia la questione fondamentale e in questo dobbiamo vedere a fondo sia come Amministratori, sia come Organizzazioni Sindacali, senza perdere di vista il fatto che certi piccoli sacrifici che bisogna fare eventualmente in un dato momento possono servire per uscire l'indomani dalle secche in cui è posta in questo momento la Cogne.

Chanu (D.P.) - Dopo il dibattito, anzi in corso di dibattito sulle tre importanti dichiarazioni del Presidente della Giunta, io vorrei rapidissimamente sintetizzare sui tre punti.

Naturalmente dell'ultimo punto non si è ancora parlato, io anticiperò qualche cosa. Comunque come Cogne, io non sono un tecnico certamente, però condivido e ho condiviso le preoccupazioni che, con onestà e senso della realtà drammatica delle cose, il Presidente della Giunta ha espresso precedentemente allo squallido incontro del 20 novembre sia in sede di Consiglio regionale, sia in sede di incontri diretti con la parte più interessata a una buona soluzione di questo grave problema. Mi ricordo che giustamente, a mio avviso - e mi riallaccio anche ad alcune frasi dell'Assessore Fosson -, il Presidente della Giunta sosteneva che condizione preliminare per una soluzione razionale, e anche per dare a noi a questo livello la possibilità di dibattere e di studiare il problema con l'aspettativa legittima che questi dibattiti e questi studi non fossero calati solo sulla sabbia, era quella di avere da parte degli organismi a livello centrale responsabili una chiara idea di quello che costoro pensavano sul futuro, sulla nuova strutturazione, sull'andamento di questo grosso complesso siderurgico.

Il Presidente della Giunta ci ha detto - e d'altra parte già ne eravamo a conoscenza - che, a parte dichiarazioni ben definite dallo stesso Presidente come generiche ottenute da parte del Ministro delle Partecipazioni Statali, quando si è scesi nel vivo del problema, ci si è trovati di fronte a quella specie di muro di caucciù contro il quale noi continuiamo a battere invano la testa, non facendoci forse del male fisicamente data la natura di caucciù di questo muro, ma assolutamente non facendo un passo avanti per la soluzione di questo problema. Infatti, possiamo dire che la preoccupazione che mi ero permesso di esternare in sede di riunione di Capi Gruppo - e cioè che il grosso nodo sarebbe stato quello che la risposta alla domanda preliminare non sarebbe venuta forse o anche certamente perché in questo momento a livello governativo, a livello centrale non hanno alcuna idea di quello che potrà essere il futuro e lo sviluppo e della Società Cogne, e del generale dell'insieme degli stabilimenti, delle strutture che fanno capo alle Partecipazioni Statali - ha avuto puntuale risonanza in quello che è stato il succo poco confortante di questo incontro che è stato fatto a livello centrale il 20 di novembre. È giusto quindi impegnarci, è giusto che dedichiamo anche una giornata, perché è impossibile in questo momento - e non ne sarebbe neanche la sede, sarebbe un'inutile perdita di tempo - dibattere a fondo il problema della Cogne, però rendiamoci conto che il nostro dramma è proprio questo: o facciamo dei pianti di Cassandra, oppure noi ci dibattiamo in una specie di tela di ragno altrettanto più paralizzante quanto più impalpabile, senza poter avere quello che per me è il nocciolo della questione: la sensazione che i nostri sforzi possano trovare rispondenza. Questi sforzi potranno trovare rispondenza solo se a livello centrale esiste questa volontà o questa possibilità di dare una soluzione razionale all'insieme del problema che trascende la nostra realtà che per noi certamente è della massima importanza, ma che, proprio per essere risolta come realtà nostra, deve trovare quest'armonica collocazione in un piano serio, in un piano razionale, in un piano politicamente valido. In questo momento, diciamocelo pure, le ragioni possono essere tante: la mancanza di incidenza a livello governativo proprio per la situazione estremamente instabile in cui si dibatte questo Governo, la stessa sussistenza di giochi, di manovre e di lotte di correnti nell'ambito del più grosso Partito, che ha le più grosse responsabilità in questo senso, nel quale adesso noi sentiamo dire - forse perché la corrente che portava avanti l'E.G.A.M., quella dell'Onorevole Piccoli, si trova un po' a balzelloni - che l'E.G.A.M. è la capra nera, che è responsabile di tutto, salvo poi che la situazione a certi livelli e in certi "interni" si modifichi... l'E.G.A.M. con un bagno salutare nel Lauril può diventare l'agnellino bianco che è stato addirittura la vittima delle insipienze e delle inesperienze della Dirigenza Cogne per la sua possibilità di andare avanti.

Io sono d'accordo con quanto è stato detto su cosa si deve fare, teniamo però altrettanto conto che se non continuiamo - e speriamo che questo dannato muro non sia sempre di caucciù, è meglio che sia di mattoni, almeno spaccandoci la testa potremmo forse sperare di farlo crollare - in questo che deve essere il nostro punto fondamentale, cioè di far sapere e costringere questa gente a determinarsi in una visione globale e razionale del problema in cui inserire la realtà della Nazionale Cogne, non potremo assolutamente sperare che con tutti i nostri sforzi, condotti con la più grande passione e con la più grande buona fede, con lo spirito costruttivo da parte di tutti, potremo ottenere un risultato positivo.

Per quello che riguarda il punto cosiddetto "b)", io non ho molto da dire in questo momento, anche perché forse il Presidente Andrione dovrebbe dare una risposta ad un interrogativo che è stato portato dal Consigliere Dujany. È certo, a mio avviso - e qui faccio riferimento a quanto l'Onorevole Toros ebbe a dire nei primi mesi del 1974 in occasione della sua venuta e del suo incontro, vuoi a livello di Giunta, vuoi a livello di Gruppi consiliari -, che l'abbandonare la strada della legge delega per inserirsi sulla strada della legge ordinaria può essere un elemento di ritardo o di insabbiamento - forse insperato per chi ha tutto interesse a ritardare e ad insabbiare - che noi possiamo dare. Questa è una mia idea personale e d'altra parte era anche l'idea dell'Onorevole Toros, espressa senza mezzi termini allorquando diceva: "conviene in questo caso per dare rapidità, perché sappiamo che l'iter della legge ordinaria è un iter che certamente, quali che siano le prospettive, porterà a ritardi e porterà a difficoltà, è meglio arrivare e scegliere il sistema più agile della legge delega".

Il punto c) riguarda l'inversione dell'ordine del giorno, se vogliano parlarne dopo, io ne parlo anche dopo, e allora mi riservo di prendere la parola anche sul punto c).

Andrione (U.V.) - Io vorrei rispondere molto brevemente sulle questioni che sono state sollevate.

Per quanto riguarda la Cogne, è già stato detto che condividiamo molte delle cose esposte dai Consiglieri Monami e Pollicini. Io vorrei aggiungere questo: si è parlato di scarsa credibilità o di muro di caucciù, ma, di fronte ad una certa posizione presa dai Responsabili dell'E.G.A.M., abbiamo il dovere di portare la questione sul piano politico ed è per questo che io adesso non scenderò nei particolari tecnici perché le preoccupazioni di Pollicini sono anche le mie e un certo tipo di ristrutturazione può essere estremamente valido, proprio in relazione ad un discorso che tu hai fatto prima e che io ho condiviso quando tu hai detto che con gli investimenti di diverse decine di miliardi si possono dare 15 o 16 posti di lavoro visto un certo sviluppo della tecnologia in siderurgia, quindi le due cose, può essere un enorme bidone o può essere una cosa valida, ma questo dipende... anche le eccellenti cose che ha detto Monami... questo dipende dal grado di conoscenza e dal grado di capacità di esprimersi sul piano politico che noi abbiamo. È per questo che in quel breve rapporto io avevo segnalato un punto che, secondo me, dovrà essere difeso a spada tratta e che è stato formalmente rifiutato dall'Avvocato Della Nesta anche dopo l'incontro - perché gli ho chiesto un incontro per il 10 dicembre e me l'ha rifiutato, ho insistito e ha accettato di ricevermi per il 15 di gennaio - è a pagina 3, dove si dice: "la Regione ha perciò richiesto di essere compartecipe nella fase di elaborazione e di verifica, secondo comma, del piano". Questo mi sembra il punto fondamentale - attraverso i nostri seminari, valorizzando le nostre Commissioni consiliari, perché non possiamo ogni volta che c'è un incontro a Roma fare una discussione in Consiglio, anche per quei motivi che poi siamo costretti a dire, dobbiamo dedicarvi una giornata intera -, il nodo cruciale della questione, se noi rimaniamo a discutere con l'E.G.A.M. così come struttura attuale in cui nessuno si riconosce, perché questa è la realtà di fatto, noi evidentemente non riusciremo a cavare il ragno dal buco. Dobbiamo portare il dibattito a livello politico, questo pro-memoria ci è stato consegnato l'altro ieri dalla Segreteria dell'Onorevole La Malfa, io non appena avrò finito - perché ci sono tante altre cose che bisognerebbe essere almeno in tre persone a dividersi il lavoro del Presidente della Giunta, e non basterebbero forse -, tornerò a Roma per discutere su questo punto, la Regione deve sapere che cosa si sta elaborando all'interno dell'E.G.A.M., poi possiamo fare la discussione sul piano tecnico ivi compresa la ristrutturazione che può essere necessaria e non ripeto quanto ha detto l'Assessore Fosson e quanto hanno detto i Consiglieri Pollicini, Chanu e Monami.

Una questione che posso smentire in maniera formale senza però dire la fonte, ma smentire assolutamente e certissimamente è il ventilato acquisto da parte del Gruppo F.I.A.T.: lo posso smentire perché l'ho sentito anch'io, a Roma ho fatto numerose telefonate, lo posso smentire formalmente, non è vero. È evidente che anche dei 3.000 miliardi - e questo per dire ancora una cosa del piano Colombo - dobbiamo discutere e dobbiamo avere quella fetta che deve venirci, su questo penso che vi sia una dignità.

Per quanto riguarda il punto b, è verissimo quanto ha detto il Consigliere Pollicini: non si può dimenticare niente, né la Montefibre, né la C.A.R.V.A., né l'Appel, né niente. Io in questo momento chiedo scusa se non ho risposto su questo punto perché ero concentrato sulla F.I.A.T., però sulla Montefibre abbiamo l'intenzione anche qui di portare... perché ormai l'Ingegnere Grandi si è reso latitante, non risponde, e questo non soltanto nei confronti della Regione Valle d'Aosta, ma nei confronti della Regione Piemonte il cui Responsabile è Libertini, con il quale siamo in stretto contatto, ci telefoniamo una volta alla settimana. Quando, per esempio, è stato chiuso il reparto Helion a Vercelli, la Regione Piemonte non è stata neanche notiziata, niente, come se non esistesse e Libertini gentilmente ha rappresentato la Regione Valle d'Aosta in una riunione in cui ci sono stati poi degli estratti sui giornali, ma degli estratti molto addolciti di quanto invece lui aveva detto con una certa forza. Teniamo presente l'intera situazione dell'industria, come queste due... il capitale è in gran parte dalla Cogne... ma in gran parte pubblico... la Regione, che non è controparte nei confronti dello Stato, lo ripeto ancora una volta, ma che fa parte della struttura dello Stato, non riesce ad avere le informazioni necessarie per i propri studi, le proprie azioni, il proprio piano di sviluppo. Non si riesce a colloquiare con questa gente, non si riesce neanche a sapere che ora è, perché si nascondono dietro una serie di cortine fumogene.

Per quanto riguarda il secondo punto, la maniera stessa con la quale il Consigliere Dujany ha posto la domanda dimostra che ha perfettamente capito il problema e cioè è stato sollevato un dubbio di costituzionalità sulla legge delega e noi abbiamo chiesto semplicemente di verificare questo dubbio, perché ci è stato proposto addirittura di passare attraverso una legge costituzionale e noi l'abbiamo scartato.

Il mio discorso, che era semplicemente esemplificativo - e anche qui credo che sarà indispensabile valorizzare la Commissione Affari Generali che deve seguire tutta questa materia da vicino per poter poi dare le informazioni necessarie al Consiglio -, è quello di adottare - questa è la nostra opinione, e in parte Dolchi l'ha anticipata - la tattica urto d'onda, cioè andare fino a dove si può andare con il mezzo più rapido che si può ottenere, perché le resistenze vi sono. Vi è però dall'altra parte l'impegno politico - dal quale nessuno può più uscire in questo momento, perché è stato riconfermato in Parlamento e ha ottenuto l'approvazione di tutti i principali Gruppi parlamentari, del Presidente e del Vice Presidente, uno Democristiano e l'altro Comunista, della Commissione Affari interregionali - l'obbligo per il Governo, con legge delega o legge ordinaria, di dare alla Valle d'Aosta queste famose norme di attuazione.

Io ho fatto una brevissima comunicazione esemplificativa su come abbiamo impostato la questione, cioè, secondo noi, la questione è stata impostata su tutto l'arco dei problemi insoluti. In questa visione, tenendo conto di quali saranno i punti di maggiore resistenza, sempre evidentemente tenendo informati e la Commissione Affari Generali, e il Consiglio, poi decidano insieme qual è la strada migliore. Il Consigliere Dujany conosce molto bene il problema, perché se n'è interessato in prima persona per diversi anni e mi ha fatto capire che lui sapeva che questo è - almeno mi sembra che possa esserlo - un tipo di discorso che può trovare l'approvazione di tutto il Consiglio.

Chabod (D.C.) - Chiusa la discussione sulle dichiarazioni del Presidente della Giunta, possiamo ...(voci)... la parola al Consigliere Dujany.

Dujany (D.P.) - Dunque problema Montefibre. Pregherei la Giunta di seguirlo meglio, perché la risposta del Presidente della Giunta mi ha dato l'impressione di un'estrema genericità e di una conoscenza molto approssimativa in relazione agli ultimi incontri che sono avvenuti ultimamente a Roma da parte della Commissione presieduta dall'Assessore alle Finanze.

Direi quindi di avere una maggiore attenzione perché vi dico francamente che è un problema che mi pare ancora più preoccupante sul piano della prospettiva di quello della Cogne. Fortunatamente la Cogne è un'Azienda di Stato, quindi con molte difficoltà i finanziamenti, forse con qualche conseguenza "inflazionistica" come nel passato, e le soluzioni probabilmente si troveranno.

L'altro invece mi pare un problema molto più complesso, perché fa capo a un ente il quale vive e cerca naturalmente di costruirsi in contrapposizione non solo alla Regione, ma in contrapposizione allo Stato e in contrapposizione ai poteri pubblici in genere.

Ecco, "il secondo problema, il problema delle norme di attuazione, un problema di incostituzionalità", è chiaro che questo dubbio sorge, tant'è vero che la Commissione... e il Parlamento, l'anno scorso, quando ha accolto l'emendamento presentato dal Senatore Filliétroz per rimettere nella proposta iniziale la legge che si chiamava... non so più quale... la n. 1014 o qualcosa del genere, diciamo, aveva avuto gli stessi dubbi, però aveva già accolto il concetto del trasferimento delle competenze amministrative attraverso un provvedimento di delega, poi naturalmente nel corso della discussione è saltato... però era già stato accettato dal Parlamento che il problema potesse essere risolto con legge ordinaria. Il Presidente della Giunta ha detto: "c'è l'impegno del Governo a fare questo trasferimento", è chiaro, ne sono convinto, oramai nel punto in cui siamo... mi pare che siamo arrivati buoni ultimi, ancora dopo le Regioni a Statuto ordinario, e credo che questa sia anche un po' una vergogna da parte dello Stato italiano nei riguardi della Valle d'Aosta. Bisogna accelerare però queste cose affinché si trovino gli strumenti concreti, affinché questo provvedimento avvenga, quindi gli atti di buona volontà del Senatore Morlino - il quale è un uomo simpaticissimo, ricchissimo ed estremamente verboso - devono passare finalmente e naturalmente ad un atto concreto di una proposta di legge di delega al Parlamento e tutte le storielle delle incostituzionalità, eccetera, le lasciamo stare, anche perché il Parlamento le aveva già superate in occasione dell'accettazione dell'emendamento presentato a suo tempo dal Senatore Filliétroz in questa materia.

Monami (P.C.I.) - Dobbiamo parlare di aziende o attività sostitutive. Ecco, ritengo che sarebbe pericoloso quando noi andiamo a trattare con il Governo o con l'E.G.A.M. di aziende sostitutive, il che presupporrebbe la sostituzione a ciò che si vuol togliere. No, dico, stiamoci molto attenti, il nostro deve essere un discorso di attività integrative, di attività nei confronti, guai a noi se passasse il concetto della sostitutività!

Il Consiglio prende atto delle comunicazioni del Presidente della Giunta.