Resoconto integrale del dibattito dell'aula

Oggetto del Consiglio n. 2836 del 2 dicembre 1991 - Resoconto

OGGETTO N. 2836/IX Nomina di un rappresentante della Regione in seno al Consiglio di Amministrazione della Società Alpila.

Dolchi (Presidente) Colleghi Consiglieri, le nomine iscritte all'ordine del giorno si effettuano tutte con votazione segreta per schede, poiché si tratta di nominare delle persone.

Ricordo inoltre che, se fosse necessario esprimere giudizi o effettuare valutazioni sulle candidature proposte, il Consigliere che intende farlo dovrebbe anche chiedere la seduta segreta.

Per questi argomenti figura come relatore il Presidente del Con-siglio, che comunque si rimette agli atti che vi sono stati trasmessi ed agli allegati che concernono ogni punto all'ordine del giorno.

Gli allegati contengono i nominativi di quelle persone che, ai sensi della legge regionale, hanno presentato domanda a seguito della pubblicazione sul Bollettino Ufficiale della Regione dell'elenco delle nomine e dei posti vacanti.

L'oggetto iscritto al primo punto dell'ordine del giorno, che stiamo ora trattando, concerne la nomina di un rappresentanza in seno al Consiglio di amministrazione della Società Alpila e pertanto la scheda che vi sarà distribuita contiene una riga, dove dovrà essere scritto il nome ed il cognome o, se si scrive solo il cognome, deve essere una definizione che non possa dar luogo ad erronee interpretazioni e deve trattarsi anche di un nominativo contenuto tra coloro che hanno presentato domanda e che si trovano quindi nell'elenco allegato a cui ho fatto cenno.

Se qualcuno non avesse gli allegati, che erano stati trasmessi con la convocazione del 20 novembre, in cui però non si è dato corso a queste votazioni, può chiederne copia.

E' aperta la discussione generale.

Presidente Ha chiesto la parola il Presidente della Giunta, Bondaz; ne ha facoltà.

Bondaz (DC) La maggioranza propone la riconferma del rag. Sergio Vitali.

Presidente Ha chiesto la parola il Consigliere Riccarand; ne ha facoltà.

Riccarand (VA) Sono molto sorpreso dal modo in cui svolge questa discussione sulle nomine in Consiglio regionale.

Qui ci troviamo in sede di prima applicazione della legge regionale 27 marzo 1991 n. 12, che al momento della sua approvazione in Consiglio era stata salutata come un avvenimento importante, come una scelta qualificante, perché si trattava di una decisione significativa assunta dal Consiglio per introdurre trasparenza nella procedura delle nomine di designazione regionale ed eliminare il vituperato fenomeno delle lottizzazioni.

Quando venne approvata questa legge il Presidente del Consiglio regionale ed il Presidente della Giunta regionale fecero a gara per presentarsi quali portabandiera dell'iniziativa ed essere segnalati come quelli che più avevano contribuito per l'introduzione di questa legge moralizzatrice all'interno del nostro ordinamento giuridico. Il Presidente della Giunta arrivò persino a sollecitare e ad ottenere un'intervista al TG3 della RAI, per sottolineare in modo particolare l'importanza dell'avvenimento ed i meriti acquisiti nella circostanza dallo stesso Presidente della Giunta e dalla maggioranza.

Tali meriti, per la verità, erano molto modesti, perché la legge era di iniziativa della minoranza ed in particolare del nostro Gruppo, mentre il contributo della maggioranza era semmai stato quello di peggiorare sensibilmente la proposta di legge iniziale.

Tale peggioramento aveva riguardato in particolare una funzione fondamentale della legge, che doveva essere rappresentata dalla Commissione che avrebbe dovuto esaminare le proposte di candidatura e la documentazione allegata e poi avrebbe dovuto formulare un parere, sulla cui base il Consiglio regionale e la Giunta regionale, secondo le rispettive competenze, avrebbero dovuto procedere alle designazioni.

Sulla composizione di quella Commissione ci fu un fuoco di sbarramento da parte della maggioranza, in particolare da parte del segretario regionale del PSI, per cui l'impostazione che io avevo dato alla proposta di legge venne sostanzialmente modificata e fu prevista una maxi-commissione, composta dalla Commissione affari generali, allargata a tutti i Capigruppo, e presieduta addirittura dal Presidente del Consiglio, che avrebbe dovuto fare chissà quale lavoro di approfondita analisi delle candidature, in modo da istruire adeguatamente le designazioni che poi sarebbero arrivate in Consiglio.

Sappiamo però che così non è stato, perché le cose sono andate molto diversamente ed oggi mi aspettavo che oggi, nel momento in cui si dava attuazione a questa legge, ci fosse da parte del Presidente del Consiglio e del Presidente della Giunta un minimo di relazione per spiegare perché si è voluto procedere in un certo modo, perché si è voluto annullare l'operato della Commissione, perché e su quali basi sono state formulate delle proposte ed in quali sedi. Ovviamente io non lo so, anche se posso immaginarlo, ma sono sicuramente sedi esterne a quelle previste dalla legge.

Ora, alla luce di quello che è successo dalla metà di settembre, quando è scaduto il termine per la presentazione delle candidature, ad oggi, c'è un sostanziale boicottaggio pratico nei confronti della legge che era stata approvata. Io ho sentito che si sono levate molte voci, anche a livello di opinione pubblica, di giornalisti e di persone che intervengono sui problemi dell'informazione, che hanno introdotto un elemento di dubbio sulla validità della legge che è stata approvata nel marzo del 1991. Qualcuno ha detto: "Allora si tratta di una legge inutile... sbagliata...". Qualcun altro ha detto: "E' una legge carente, perché prevede le procedure, ma non i requisiti...".

Io credo che in realtà la legge che è stata approvata dal Consiglio, con i limiti peggiorativi voluti da questa maggioranza, sia importante, perché, comunque vada, ci ha fatto compiere un passo in avanti, che a mio avviso è da migliorare ulteriormente, ma non da cancellare.

Con la legge regionale del marzo 1991 sono state introdotte delle procedure che quantomeno ci permettono di capire chi sono i candidati, si chiede di presentare il "curriculum", i titoli di studio, il certificato dei carichi pendenti in sede penale e quindi viene quantomeno avviato un "iter" trasparente e certamente più positivo rispetto alla situazione precedente.

Quello che non si riesce a realizzare, perché manca la volontà politica, è di andare al di là della trasparenza per superare anche la lottizzazione. Questo non lo si ottiene, perché c'è una feroce volontà di mantenere questo meccanismo lottizzatorio per interessi clientelari ed elettorali.

Noi qui ci siamo trovati di fronte ad una settantina di nomine da fare ed alla presentazione di 773 candidature. Noi quindi in sede di Commissione avremmo potuto fare un esame istruttorio molto qualificato, ripartire le candidature fra le varie nomine, evitando dei doppioni, cercando di evitare che chi aveva già determinati incarichi ne ricoprisse anche altri, cercando quindi di individuare una più ampia partecipazione, visto che c'erano le candidature disponibili. Si poteva fare un'analisi sui "curricula" di studio, per vedere le rispettive competenze tecniche più qualificate a disposizione. si dovevano andare ad esaminare i certificati dei carichi pendenti, per vedere in quali casi era opportuno non procedere.

Questo lavoro, che in base alla legge doveva essere fatto dalla Commissione, non è stato fatto, perché è stato opposto un veto da parte dei Consiglieri che fanno parte di questa maggioranza.

Pertanto, oggi ci troviamo a dover votare con una legge nuova, ma con lo spirito, con la volontà e con i metodi vecchi, delle proposte di nomina che sono state definite e concordate dai segretari dei partiti della maggioranza al di fuori degli organi consiliari e di quelli previsti dalla legge.

Direi anche di più. L'articolo 6 della legge è chiaro, perché dice: "Scaduto il termine per la presentazione delle candidature, le proposte di candidatura sono trasmesse alla Commissione per le nomine, perché esprima il suo parere", ed al secondo comma precisa: "La Commissione per le nomine entro venti giorni dal ricevimento della documentazione esprime il proprio parere e lo trasmette all'organo regionale a cui spetta la nomina o designazione".

Siccome, però, questa procedura non è stata seguita ed il parere della Commissione non è stato espresso, chiunque voglia fare un ricorso al TAR contro le nomine che oggi andremo a fare, ha motivi validi, fondati e giusti, per fare ricorso e per vincerlo, proprio perché noi non abbiamo voluto seguire lo spirito e la lettera della legge, perché in sede di Commissione non si è voluto fare neanche quell'esame che pure non avrebbe impedito che emergessero i candidati della maggioranza, probabilmente perché si temeva che sorgessero dei problemi, perché tutto doveva essere prima concordato in "petits comités" dai segretari dei partiti della maggioranza e poi propinato al Consiglio.

In secondo luogo, noi oggi ci troviamo a fare le nomine di competenza del Consiglio regionale, ma una parte delle designazioni sono di competenza della Giunta. Io vorrei sapere se la Giunta ha proceduto a fare le sue designazioni con deliberazione. Siccome i candidati sono in gran parte gli stessi per consigli di amministrazione e per presidenze, per poter procedere sarebbe stato importante sapere la Giunta ha nominato i membri di sua competenza, anche per evitare della sovrapposizioni.

Niente di tutto questo ci è stato detto ed io non so se la Giunta ha fatto le sue deliberazioni. Se non le ha fatte, mi chiedo come mai non le ha fatte, visto che sono trascorsi dei mesi da quando sono state presentate le candidature e quindi i tempi previsti dalla legge sono già saltati. Se le ha fatte, chiedo di sapere quali sono le designazioni, in modo che se ne possa tenere conto nella designazione dei rappresentanti nei vari consigli di amministrazione, perché non mi sembra che si possa partire dai consigli di amministrazione senza sapere qual è il presidente e sapendo che delle persone si sono candidate sia per il consiglio di amministrazione sia per la presidenza.

Anche sotto questo aspetto arriviamo con una mancanza di chiarezza, proprio perché non si è voluto rispettare lo spirito ed il significato profondamente innovativo della legge.

Nonostante tutto questo, io ribadisco che comunque la legge che è stata approvata dal Consiglio regionale, a mio avviso, è importante ed utile e deve essere ulteriormente sviluppata e precisata, specie in due direzioni, visto che non c'è la volontà politica di andare nel senso giusto.

Le due direzioni in cui bisogna precisare delle cose sono, a mio avviso, quella dei requisiti, su cui però sbaglia chi dice che bisogna intervenire sulla legge sulle nomine, perché questo non è un problema della legge, che disciplina le procedure, ma è un problema che va inserito all'interno di ogni convenzione, di ogni regolamento e di ogni legge regionale che prevede la partecipazione di rappresentanti della Regione nei consigli di amministrazione.

Del resto, già in precedenti occasioni, come quando, ad esempio, abbiamo ridiscusso la legge sulla Finaosta e quella sul consiglio di amministrazione del CCS (Centro Colture Sperimentali), avevo già proposto precisi requisiti. Non è un caso che la maggioranza di questo Consiglio si sia espressa contro la definizione dei requisiti, perché evidentemente è molto comodo andare avanti con un metodo che non chiede requisiti, ma che è rifiutato dai cittadini e quindi noi dovremmo cercare di modificare.

Comunque, noi abbiamo intenzione di introdurre sistematicamente, su tutte le leggi che prevedono queste valutazioni, precisi requisiti, perché vogliamo verificare di volta in volta il comportamento della maggioranza: se continuerà a dire di no o se alla fine sarà costretta, come io credo e per non coprirsi di vergogna, ad introdurre questi requisiti.

L'altro aspetto in cui assumeremo una nostra iniziativa, riguarda il ruolo della Commissione.

Noi avevamo detto: "Questo lavoro istruttorio può essere fatto dalla Commissione affari generali". Ci è stato risposto di no, perché qualcuno che non ne faceva parte voleva ficcare il naso nella questione delle nomine, per cui alla fine è venuta fuori quella maxi-commissione presieduta dal Presidente del Consiglio, alla quale è stato detto: "Quella Commissione non deve fare niente, deve solo prendere atto di quello che è stato fatto dagli uffici". Se qualcuno doveva essere escluso sulla base del lavoro svolto dagli uffici, la Commissione non poteva più far nulla. E' proprio quello che è successo.

Allora, siccome non abbiamo né la volontà ne la capacità di funzionare in modo corretto all'interno del Consiglio regionale, io proporrò che ci sia una Commissione, dotata di un effettivo potere di proposta - ciò dovrà essere scritto a chiare lettere, per evitare ogni ambiguità interpretativa - composta da membri esterni al Consiglio, in modo che deleghiamo almeno questa funzione di consulenza o di supporto tecnico ad una struttura esterna.

Non è facile, perché anche lì bisognerà vedere chi mettere, però sicuramente non possiamo continuare in questo modo, altrimenti è come se questa Commissione non ci fosse, perché non ha alcuna funzione, non la si vuole far funzionare, con tutte le conseguenze che ne derivano quando si arriva in Consiglio senza aver istruito alcune nomine.

Esprimo quindi il mio più profondo rammarico perché si è voluto fare solo del fumo in termini di cambiamento, di trasparenza e di non lottizzazione, perché la sostanza è rimasta la stessa, nel senso che non si è voluta cogliere l'opportunità rappresentata da questa legge per compiere un concreto e positivo passo in avanti.

Comunque, siccome ritengo che la legge sia positiva, cercherò in tutti i modo di farla applicare superando le resistenze che ci sono attualmente.

Veniamo ora alla proposta del rag. Vitali come rappresentante del Consiglio regionale nel Consiglio di amministrazione della Società Alpila. Qui abbiamo ventinove nominativi di persone che si sono presentate come candidate. Nel momento in cui la Giunta propone il consigliere uscente, a me piacerebbe sapere dalla Giunta perché lo fa, cioè mi piacerebbe sapere se ha fatto un buon lavoro, quali risultati ha dato, se la Giunta ritiene di adottare il criterio primario della riconferma in tutti i casi, oppure ritiene di procedere caso per caso. Mi spiego meglio: vorrei sapere se la Giunta intende scegliere la riconferma degli uscenti come criterio generale oppure lo vuole adottare come criterio particolare solo in questo caso. Io vorrei capirlo questo...

(...interruzione...)

... Solo in questo caso? Io vorrei capirlo. Adesso, ovviamente, io faccio una domanda; se poi voi mi volete rispondere, bene; altrimenti...

Vorrei capire un altro aspetto. Dalla scheda vedo che il rag. Vitali ricopre già una serie di cariche importanti: consigliere di amministrazione della Banca della Valle d'Aosta, segretario del Consiglio di amministrazione della Finaosta... Anche in questo caso, qual è il criterio che vogliamo usare? Vogliamo prevedere un cumulo di cariche, quindi riteniamo di puntare su poche persone che riteniamo qualificate e sulle quali vogliamo concentrare tutte le nomine, oppure riteniamo più opportuno distribuire le nomine da fare fra tante persone? Vorrei capire in che modo si intende procedere, perché c'è la disponibilità di molte altre persone che mi sembra possano essere candidature qualificate.

Io credo che queste risposte vadano date, per capire in che modo si intende procedere, tanto in questo quanto negli altri casi.

Presidente Ha chiesto la parola il Consigliere Milanesio; ne ha facoltà.

Milanesio (PSI) Visto che il Consigliere Riccarand ha introdotto una discussione di carattere generale, che per altro era già stata fatta in altre situazioni e circostanze, sulla legge sulle nomine, vorrei solo far presente a questo Consiglio che non mi sembrano assolutamente fondate le osservazioni che il Consigliere Riccarand ha inteso svolgere sull'applicazione della legge regionale 27 marzo 1991 n. 12: "Criteri per le nomine e le designazioni di competenza regionale".

Per meglio intenderci: è assolutamente capzioso, per non dire falso, che questo Consiglio e questa maggioranza non stiano dando puntuale e corretta applicazione a quella legge.

Intanto perché mi sembra che il Presidente del Consiglio, quando ha convocato la Commissione delle nomine per esaminare le proposte di candidatura, abbia sì compiuto un gesto doveroso, ma abbia consentito alla Commissione stessa di esprimersi. Non è vero che la Commissione non si è espressa. Sono sorti problemi, in parte interpretativi sulla legge, in parte sulla opportunità-necessità di modificare la legge che, in sede di prima applicazione, aveva dimostrato più di una magagna e creato più di un problema.

Mi sembra che in quella circostanza più di un Consigliere abbia detto che la maggioranza si dichiarava disponibile ad introdurre delle modifiche, per rendere la legge più puntuale e precisa, in modo che potessero essere superate le incongruenze e le difficoltà di gestione che erano emerse in sede di prima applicazione.

La maggioranza ha appunto intenzione di proporre una modifica alla legge, in modo che la stessa, rispettando i criteri della pubblicità e della trasparenza, "spoliticizzi", almeno per quanto possibile, il momento dell'esame dell'ammissibilità delle domande.

Vorrei essere molto chiaro. Questo tipo di discorso è già stato fatto in Commissione e viene ora ribadito in quest'aula. Penso che la proposta arriverà prossimamente - non so se per iniziativa della Giunta o dei Gruppi consiliari della maggioranza - però all'interno della maggioranza è già stato raggiunto un accordo per addivenire ad una proposta precisa, che prossimamente potrà essere esaminata dal Consiglio regionale.

Vorrei ancora chiarire che l'applicazione data finora alla legge è stata puntuale, precisa e corretta. Per meglio intenderci: la legge non dice le cose richieste dal Consigliere Riccarand e la Commissione per le nomine, prevista dalla legge, ha espresso il suo parere, ovviamente, di ammissibilità sui criteri e sui requisiti richiesti al momento in cui era stata data notizia della scadenza delle nomine.

Quindi, se al momento in cui era stata data notizia che esistevano delle cariche da rinnovare ed i requisiti erano: "nessuno", evidentemente la valutazione che sarà fatta dal Consiglio e dalla Giunta sarà assolutamente sovrana. Certamente dovrà tener conto della competenza, ma tale valutazione incombe alla classe politica. Non c'è stato alcun filtro, se non quello tecnico, previsto del resto dalla legge.

Per questo vorrei essere molto chiaro e preciso: su tale questione tutto si può dire, meno che non si sia applicata la legge. Si vuole modificare la legge? Siamo disposti a modificarla. Vogliamo prevedere dei criteri a monte? Siamo disposti a prevedere tali criteri, cosa che del resto avevamo già detto, ma li prevederemo al momento in cui si farà il bando o l'avviso.

Dopodiché la Commissione, che noi riteniamo possa essere molto ristretta e non composta da rappresentanti politici, esaminerà, alla luce dei criteri che saranno formulati dal Consiglio e dalla Giunta, le domande che saranno state presentate e poi, gli organi competenti per le nomine, in certi casi il Consiglio ed in altri la Giunta, assumeranno le loro sovrane decisioni.

Non mi pare, quindi, che sia il caso di sollevare un polverone o che sia il caso di affermare che c'è stata violazione di legge. La legge è stata applicata puntualmente e correttamente. C'è una interpretazione del Consigliere Riccarand, di cui egli si assume tutte le responsabilità, che noi intendiamo contestare, perché l'affermazione che non si sia rispettata la legge è assolutamente falsa.

Presidente Ha chiesto la parola il Consigliere Viérin; ne ha facoltà.

Viérin (UV) Après la profession de foi de monsieur Milanesio, je pense qu'il serait nécessaire de suivre un stage religieux. En effet, la logique de monsieur Milanesio est celle de l'ipse dixit, celle de la profession de foi. On ne peut évidemment se permettre d'avoir un avis différent, quant aux comportements tenus en cette occasion, que aussitôt ces avis sont qualifiés de faux et de mensongers.

Néanmoins je veux également exprimer quelques considéra-tions sur l'application de cette loi de mars 1991 et sur le fonctionnement de la commission chargée d'examiner les différentes propositions de candidature.

Je veux, à cet égard, être assez clair et j'affirme que la loi n'a pas été appliquée et que les fonctions de la commission ont été rendues vaines.

Monsieur Milanesio dit, en considérant les travaux et le fonctionnement de la commission, que la commission s'est exprimée. Elle s'est réunie et déjà en son sein on a discuté longtemps sur la méthode de travail et sur la procédure à suivre. Quelqu'un voulait tout simplement prendre acte que la Présidence du Conseil, avec ses bureaux, avait déjà examiné les différentes candidatures et que donc le tout devait se limiter à un examen formel de candidatures, à un contrôle du respect des conditions formelles requises par l'avis publié au bulletin officiel, contrôle qui par ailleurs avait déjà été effectué par la Présidence du Conseil.

Par la suite, on a quand même accepté de discuter les critères et, à cet égard, contrairement à ce qui a été affirmé, les représentants de l'opposition avaient formulé une proposition pour établir des critères objectifs, fondés sur les capacités professionnelles des candidats plutôt que sur leur appartenance politique ou de parti, afin de donner une application précise à la loi approuvée par le Conseil.

C'est de ce point de vue que nous réaffirmons que la commission n'a pas exercé ses fonctions. Comment justifier la création d'une commission spécifique, chargée d'examiner les différentes candidatures si, par la suite, cette commission n'exerce aucune fonction, vu que elle ne s'exprime pas; elle prend simplement acte de l'instruction des dossiers effectuée par les bureaux de la Présidence du Conseil et se limite à transmettre ces mêmes dossiers aux organes compétents: la Présidence du Gouvernement ou la Présidence du Conseil.

A cet égard, vraiment, nous ne comprenons pas comment l'on puisse affirmer que l'on a donné application à la loi, qui expressément établit des critères et des procédures pour les nominations et les désignations de représentants régionaux auprès de sociétés et d'organismes divers et qui crée une commission, chargée des nominations, qui doit formuler un avis et le communiquer à l'organe régional chargé de la nomination ou de la désignation.

Comment l'on peut prétendre que l'avis de la commission ait été exprimé, quand, face à une procédure qui prévoit que pour présenter les différentes candidatures les personnes concernées doivent déposer un dossier, en précisant le titre d'études, le curriculum professionnel, la liste des onctions et des charges remplies au sein des différentes sociétés, le certificat du casier judiciaire, le certificat attestant l'absence d'actions pénales en cours...

Comment l'on peut concilier cette procédure avec un non avis exprimé pas la commission? Surtout que les pouvoirs et les compétences de cette commission sont expressément établis à l'article 7 de la loi sur les nominations. La commission est chargée de vérifier si les candidats répondent aux conditions requises, elles prend en compte les éléments qu'elle juge nécessaires et dans des cas particulièrement importants elle peut procéder à l'audition des candidats.

A cet égard, la loi ne prévoyait pas un examen simplement formel de la part de cette commission, la loi établit spécifiquement que la commission examine les différents dossiers, établit des critères et surtout - et là, je pense que c'est un autre aspect important du fonctionnement de cette commission - prépare un rapport à soumettre et à la Présidence du Gouvernement et au Président du Conseil afin de donner des indications sur les nominations à effectuer.

L'importance de la fonction de cette commission est également soulignée, toujours à l'article 7, au cinquième alinéa, où l'on établit que au cas où, à la suite de l'avis de la commission, l'organe compétent jugerait opportun de nommer une personne autre que celle dont la candidature a été soumise à la commission, est appliquée la procédure prévue aux articles 5 et 6, c'est-à-dire qu'on ne peut pas procéder à la nomination d'une personne autre que celle ayant présenté sa candidature sans suivre la procédure expressément prévue par cette loi et, donc, sans obtenir l'avis de la commission.

De ce point de vue, nous pouvons affirmer que la commission ne s'est pas exprimée. Elle n'a pas voulu exercer ses fonctions, mais a voulu simplement accepter une procédure, une méthode qui représente exactement le contraire de la transparence qu'on veut ou qu'on voulait atteindre avec l'approbation de cette loi.

Une seule fonction a été respectée et c'est la publicité. On a donné publicité aux différentes nominations. Cette publicité a permis à quelques centaines de personnes. Nous pouvons en tout cas dire que plusieurs centaines de personnes ont répondu positivement, mais, par la suite, tous leurs espoirs, quant à l'application de la loi ou la présentation des candidatures, ont été bafoués et ont été rendues vains, parce que la majorité a voulu suivre la vieille logique de la désignation et des nominations sur la base des répartitions entre les forces de majorité.

La commission, donc, ne s'est pas exprimée. Et vu qu'elle a choisi une méthode différente de celle qui aurait permis une instruction des différents dossiers et assurer une vraie transparence dans les nominations du ressort du Conseil ou du Gouvernement, nous pouvons affirmer que la loi n'a pas été appliquée, qu'il n'y a pas eu d'application ni précise, ni ponctuelle et ni correcte de la loi de mars 1991.

Le jugement que nous pouvons tirer de cette situation est extrêmement négatif quant à la volonté qui s'est exprimée et manifestée et qui, une fois encore, met en évidence la dichotomie existant entre les affirmations de principe - et nous en avons eu une preuve ultérieure avec l'intervention de monsieur Milanesio - et les actions concrètes, les décisions qui sont prises en vertu ou en application de ces mêmes principes.

La transparence, qui était le critère à la base de l'approbation de cette loi, n'a pas eu d'application et elle n'est pas respectée. Je pense que la responsabilité revient entièrement à la majorité, parce que - et je termine - si elle avait accepté les propositions formulées par l'opposition au sein de cette commission, je pense que non seulement on aurait respecté les dispositions établies par la loi, mais aujourd'hui on aurait évité de continuer dans cette discussion et dans cette analyse. On aurait ainsi pu donner un exemple de vraie transparence et surtout de volonté de procéder à des nominations, dans les différentes sociétés ou dans les différents organismes, axées sur les compétences professionnelles et non pas sur l'appartenance politique et sur la répartition entre les forces de majorité.

PresidenteHa chiesto la parola il Vicepresidente Bich; ne ha facoltà.

Bich (Ind) Avendo io avuto un ruolo particolarissimo nella proposta e nei successivi percorsi legislativi della legge e avendo io incominciato l'esame di questo articolato e di questa volontà politica - la legge è in effetti l'estrinsecazione di una volontà politica - in una posizione ben precisa all'interno della maggioranza, vorrei fare alcune considerazioni di ordine politico.

Il dibattito su questi argomenti nacque proprio da una proposta di legge fatta dai Consiglieri della vecchia opposizione, una parte della quale era entrata in maggioranza (PCI-PDS). Questa legge doveva sancire il segnale del cambiamento, doveva cioè indicare che i partiti contavano un po' meno e che, almeno nelle nomine pubbliche, si poteva incominciare a percorrere una via diversa. Ricordo anzi che, quando il comitato interpartitico di maggioranza si riuniva, era una questione di orgoglio del PCI-PDS poter dire: "Per entrare nella maggioranza, noi avevamo posto la pregiudiziale politica della trasparenza, dell'affidabilità e della professionalità nelle nomine pubbliche". Ricordo che c'era il compagno Mafrica, che ora non è presente e mi dispiace perché mi tocca parlare ad una sedia vuota, però il contenuto del mio intervento gli sarà senz'altro riferito. Si trattava, comunque del sigillo del nuovo corso.

Già allora posi delle riserve notevoli, perché dissi: "Avrà il Consiglio la forza di cambiare le cose in modo così prepotente, per effettuare un'inversione di marcia, per togliere i partiti dalle nomine pubbliche e dagli enti economici, per trovare un modo nuovo di selezionare la classe dirigente negli enti in cui è presente la partecipazione pubblica?".

Con molto scetticismo io pensavo che questo non sarebbe potuto avvenire, perché sarebbe prevalsa la logica dei rapporti fra i partiti, cemento ed anima della quale sarebbe stata la questione dei rapporti tra i partiti della maggioranza. Quindi, il problema di tenere insieme il potere e di trovare gli equilibri all'interno della maggioranza avrebbe fatto tutto ed avrebbe anche determinato, come sempre del resto, le nomine negli enti pubblici.

Mi fu detto invece che le cose sarebbero andate in modo molto diverso, che il potere contrattuale, soprattutto della Sinistra, era forte, che si sarebbero cambiate radicalmente le cose, che la dialettica era diversa e che finalmente anche in Valle d'Aosta, come già era avvenuto in altre regioni - questo, invece, non è vero, perché anche nelle altre regioni si sono verificate le stesse discrasie - sarebbe stata capovolta la filosofia delle nomine negli enti pubblici.

Le prime "picconate" alla proposta del Consigliere Mafrica arrivarono proprio dall'interno della maggioranza, perché un primo stock di nomine doveva essere fatto fuori dalla legge, perché nei sacri ambulacri si era già deciso che quelle nomine - alle autostrade ed a qualche altro ente - dovevano essere di stretta pertinenza partitica o autocratica dei partiti della Sinistra. Così si andò avanti, si rinviò di un sacco di tempo la legge, si scelsero i tempi per consentire di raggiungere i vari obiettivi e finalmente il parto fu perfetto, senza forcipe, e venne fuori il nuovo consiglio di amministrazione dell'autostrada e qualche altra cosa.

Già allora non solo sollevai dubbi, ma obiettai che quella legge sarebbe stata completamente disattesa nei suoi princìpi e quindi non sarebbe servita a niente, perché i partiti avrebbero avuto la prevalenza e la targa apposta ai candidati sarebbe stata comunque il principale elemento di continuità con il passato. Obiettai anche che avremmo creato delle aspettative all'interno del corpo sociale e della comunità per allargare la base della selezione del gruppo dirigente negli enti pubblici, ma che tali aspettative sarebbero state mortificate.

Questo lo si riscontra anche oggi. Io sono pronto a scommettere adesso, a scatola chiusa, che le nomine in questi consigli di amministrazione seguiranno un criterio prettamente partitico e che tutti i candidati che verranno indicati, sono targati, cioè riconducibili comunque ad un'organizzazione politica, quando non addirittura, con una ulteriore suddivisione, a correnti all'interno dei partiti. Dopo che le nomine saranno state effettuate, potremo eventualmente anche verificare questa circostanza. Siamo solo 110.000 abitanti, ci conosciamo quasi tutti, per cui non credo che ci sarà difficile andare a setacciare e verificare come sono stati collocati i nomi giusti nei posti giusti.

Per me, quindi, questa legge è passata come l'acqua fresca sulla pietra. Ricordo, infatti, che non è stato neppure possibile stabilire che all'interno della commissione potesse essere stilata una specie di graduatoria, senza determinare dei requisiti professionali, cosa che avrebbe potuto generare uno scompiglio, ma almeno una graduatoria che indicasse per sommi capi le figure professionali più adatte ed affidabili per determinati incarichi. Gli emendamenti improntati a questo fine furono rapidamente cassati, prima all'interno della maggioranza di cui facevo parte e poi successivamente in Consiglio regionale.

La chioccia ha covato delle uova che oggi daranno alla luce i pulcini che vedremo. Anche le riconferme seguono la stessa logica.

Non mi resta pertanto che esprimere al Consigliere Riccarand il mio più assoluto dissenso circa la possibilità di recuperare questo dettato legislativo, perché un'eventualità del genere sarebbe troppo sconvolgente e costringerebbe i partiti a cambiare la loro stessa essenza. Non penso, però, che i partiti in questo momento siano in grado di autoemendarsi al punto da modificare la loro visione sull'occupazione degli organismi economici a partecipazione pubblica, come quelli che stiamo affrontando oggi. Beninteso, non mi riferisco all'asilo infantile di Verrès, ma ad altri enti.

In questo Consiglio si discuterà ancora a lungo sulla trasparenza, ma cosa vuol dire "trasparenza"? Vuol forse dire ricondurre ad un nome, ad un cognome e ad un indirizzo? Non è questo. La trasparenza è allargare le basi consensuali, è poter far capire al corpo elettorale e sociale, nonché a tutta la comunità, quali sono i meccanismi di selezione che portano a certi risultati. Questa è la trasparenza. E' lasciare il minore spazio possibile alla discrezionalità, ai rapporti di forza, in modo che sulla selezione la gente possa esprimere un certo consenso dicendo: "Sì, hanno messo l'uomo giusto al posto giusto Questo, però, non succederà, perché - ripeto - il termine di riferimento sarà sempre costituito dai partiti.

Con un certo senso di cinismo, dal momento che si è già stabilito dove devono essere collocati gli eletti fra gli oltre 700 nominativi, termino dicendo che non credo che la politica possa avere un rilancio in questa materia, almeno fino a quando i partiti non cambieranno e fino a quando non avranno corso le riforme strutturali degli stessi partiti.

Le proposte che vengono dai grandi partiti tradizionali, come la DC, che in questi giorni a Milano sta concentrandola sua attenzione su alcuni problemi specifici, mi sembrano un fatto serio, che non possiamo liquidare con due parole. Il tentativo di autoemendarsi, di autoriformarsi è un problema che c'è ed è sentito, soprattutto dopo gli ultimi avvenimenti Forse è da lì che bisogna partire, per colpire al cuore le problematiche specifiche ed interne dei partiti.

Noi avevamo fatto delle proposte, penso che ci potremo risentire, il dibattito è corrente e di piena attualità e penso che vada avanti.

Lasciamo, quindi, che la legge sulle nomine faccia il suo corso e che il misfatto si compia. Spero che si compia oggi e non ci comporti un giorno in più di dilacerante ripetizione di tematiche che abbiamo già sentito mille altre volte.

Mi dispiace, invece, che qualcuno si ammanta di forbiti interventi per negare la possibilità di modificare in meglio questa legge, dandole trasparenza, espressione formale perfetta... E' un atto di trasformismo.

Un momento fa abbiamo sentito un esponente della maggioranza dire che questa legge subirà quanto prima un miglioramento sostanziale, ma quella stessa persona non si è ricordata di essere stata la prima affossatrice dei criteri generali dettati da questa legge.

Qualche volta la politica ha anche un effetto anatomico: crescono moltissimo le guance. Questo effetto ha colpito ripetutamente certi Consiglieri della maggioranza, che vogliono assumere un certo senso di patria potestà su tutto e su tutti, ma alla fine non denunciano altro che meschinità e contraddittorietà.

Presidente Ha chiesto la parola il Consigliere Rollandin; ne ha facoltà.

Rollandin (UV) La convocation extraordinaire du Conseil pour examiner le thème concernant les nominations est, à mon avis, exagérée. Elle l'est encore plus si on va voir ce qui s'est passé au niveau des commissions et du débat qui s'est tenu au moment de la présentation du projet de loi.

Quelqu'un a parlé aujourd'hui de faire un pari. Déjà à ce moment-là on avait dit tranquillement que, après cette tentative et malgré les bonnes intentions de M. Riccarand, la fin de la foire donnait comme résultat que rien ne changerait. Je crois de l'avoir dit clairement car j'ai vérifié le procès-verbal. Je dois avouer que, aujourd'hui, on est là pour dire qu'on a perdu du temps.

Je crois que l'aspect plus tragi-comique est celui de voir combien de personnes ont cru qu'on avait vraiment l'intention de changer. Il sera difficile de se justifier car on leur a fait croire qu'il y avait une possibilité, si on se présentait, d'occuper certaines places. Je crois que c'était déjà évident au moment du débat de cette loi qu'il n'y avait pas l'intention de modifier les critères qui sont à la base d'un choix fait par les partis politiques.

C'est une observation qu'on avait déjà faite, c'est une remarque qu'on veut refaire aujourd'hui. Je crois que malheureusement on doit dire qu'on va perdre une journée et demie pour régler une situation qui pouvait être déjà réglée tranquillement ou bien en donnant un sens aux travaux de la commission ou en retirant cette loi. Ce serait beaucoup mieux, si on a l'intention de travailler comme il est évident depuis le début de cette séance, de retirer la loi et, par conséquent, de ne plus donner l'illusion à toute une série de personnes d'être candidats pour des places qu'ils n'occuperont jamais.

Aujourd'hui on fera ces nominations selon les critères de toujours, selon certains accords entre partis, comme il s'était toujours passé il y a des années depuis qu'il y a des nominations. Sans critères, sans avoir la possibilité de faire des évaluations préalables je crois que, comme j'ai déjà souligné, on ne changera rien par rapport à ce qui s'est passé il y a des années.

Presidente Ha chiesto la parola il Consigliere Bajocco; ne ha facoltà.

Bajocco (PCI-PDS) Alcuni consiglieri della Sinistra non perdono occasione per picconare la "Sinistra". E' facile ripetere certe affermazioni, delle quali però noi ci freghiamo, perché lavoriamo per la trasparenza, che, Consigliere Bich, è sempre stata un elemento di orgoglio per il nostro partito, che cercherà sempre di perseguirla con qualsiasi alleanza.

Io penso che una prima forma di trasparenza possa già esse l'occasione di oggi, visto che è la prima volta che siamo qui riuniti in Consiglio a discutere di nomine. Prima, infatti, non se ne era mai discusso...

(...interruzione...)

... Mai. Noi abbiamo votato una legge, che avrebbe potuto essere presentata tanti anni prima, ma, guarda caso, allora le nomine venivano designate in altre sedi...

(...interruzione...)

... Ho detto che è un primo passo in avanti, perché prima il pubblico non aveva la possibilità di sentire discorsi di questo genere. Questo è già un primo passo.

E' stato detto che la legge può essere rivista. Certamente, abbiamo la possibilità di rivederla, proprio per una questione di maggiore trasparenza. Oggi andiamo avanti in questo modo, non vogliamo ritardare niente, ma vogliamo che in ogni posto vada - o almeno io me lo auguro - l'uomo più serio e capace, così come penso che fossero capaci le persone che erano state designate in precedenza.

Nel primo punto si propone la stessa persona che era già stata proposta prima, ciò vuol dire che anche questa maggioranza ritiene che essa sia ugualmente capace. Credo che sotto questo aspetto non sussistano problemi.

Anche noi siamo dell'avviso che la legge debba essere rivista, perché crediamo che ci debba essere la massima trasparenza. Forse sarà opportuno istituire un'apposita griglia, che consenta di assegnare ogni posto alle persone più idonee.

Oggi la legge è fatta in un certo modo. A mio avviso, non possiamo fermarci, ma dobbiamo andare avanti e per questo noi conveniamo sull'indirizzo proposto dalla Giunta.

Presidente Ha chiesto la parola il Consigliere Lanivi; ne ha facoltà.

Lanivi (AI)Io vorrei muovere alcuni rilievi, fare alcune valutazioni e svolgere alcune argomentazioni su questo tema, che, ricondotto ai suoi termini essenziali, significa che il Consiglio regionale deve indicare dei motivi per designare le proprie rappresentanze in seno a organismi di vario tipo, i più importanti dei quali sono quelli di carattere economico.

Prima valutazione sul discorso della trasparenza. Mi pare che il Consigliere Bajocco abbia sostenuto la tesi che trasparenza significa parlare di trasparenza, cioè che il tema farebbe un passo avanti sulla via di rendere trasparente l'azione del pubblico, parlandone.

Gli vorrei però ricordare che in genere si parla molto di una cosa quando non c'è. Faccio qualche esempio: quando c'è crisi si parla molto di sviluppo, quando non c'è solidarietà si parla molto di solidarietà, quando i partiti sono in crisi si parla molto dei partiti... Probabilmente si parla molto di trasparenza, perché non c'è trasparenza. Si tratta magari di un'esigenza che la gente può avvertire, ma la trasparenza non è realizzata, non è nei fatti, negli atti o nella prassi degli organismi pubblici.

Non mi sorprende quello che avviene questa mattina, nel vedere cioè che prevale nettamente ed in modo anche duro la logica spartitoria per raggiungere, mantenere, consolidare od espandere il consenso elettorale.

A mio modesto avviso, la trasparenza oggi non è un lusso, ma è una esigenza. Cercherò di svolgere in merito alcune considerazioni.

Il tema centrale delle mie considerazioni è la presenza del pubblico nella vita economica regionale e nazionale. Abbiamo cioè un ente pubblico che è sempre più presente in organismi economici.

Negli organismi privati, la selezione della dirigenza avviene sulla base delle capacità o della professionalità. Non a caso le vicende degli ultimi giorni ci dicono che alcune ditte, che attraversano un periodo di difficoltà, cambiano l'organigramma dirigenziale per procedere alla fase di ristrutturazione, cioè sostituiscono degli uomini con altri uomini, nella convinzione che tale sostituzione faccia superare i momenti critici.

Secondo me, la filosofia finale dovrebbe essere proprio questa. Infatti, noi siamo chiamati ad individuare persone che debbano rappresentare la quota pubblica in imprese ed in aziende di vario tipo, cercando però di seguire - questo è il discorso connesso alla trasparenza - due possibili alternative: l'interesse dei partiti e l'interesse delle aziende e quindi del pubblico, come protagonista dello sviluppo economico della nostra Regione.

Il criterio della trasparenza, tradotto in parole povere, vorrebbe che l'ente pubblico regionale scegliesse i migliori uomini in grado di garantire funzionalità a questi enti, efficacia alla loro azione e soprattutto rappresentanza degli interessi politici generali dell'Amministrazione regionale. Questa, secondo me, è la chiave per interpretare il termine trasparenza, che non vuol dire rendere pubbliche le aziende in cui dobbiamo sostituire i nostri rappresentanti o l'elenco di chi aspira a divenire rappresentante dell'Amministrazione. Trasparenza vuol dire creare dei criteri e delle condizioni per la scelta degli uomini capaci di garantire al meglio l'efficienza e la funzionalità degli enti, nei quali sono tenuti a rappresentare gli indirizzi generali dell'Amministrazione regionale.

Quando dico che oggi la trasparenza non è un lusso, intendo dire che non è qualcosa di superfluo, un qualcosa in più che il Consiglio regionale si dà perché vuole migliorare la propria immagine, ma è un'esigenza. Cioè, nel momento in cui l'attuale fase economica dello sviluppo richiede la massima funzionalità di questi enti, è necessario che l'ente pubblico adegui il suo modo di essere in funzione delle difficoltà che devono essere affrontate. Questo è il vero problema.

Si possono quindi scegliere due vie: stabilire il criterio in base al quale competenze e professionalità sono delle discriminanti oppure scegliere gli uomini che garantiscano al meglio la raccolta, il mantenimento e l'espansione del consenso elettorale, a prescindere dall'efficacia dell'azione dei rappresentanti che siamo chiamati a designare e dal funzionamento degli enti cui questi rappresentanti sono chiamati a contribuire.

Mi pare che la linea seguita ed il dibattito avvenuto in seno alla Commissione abbiano ruotato attorno a questo discorso: se era il caso di stabilire dei criteri di selezione oppure se era semplicemente il caso di creare le condizioni perché le forze politiche potessero scegliere in funzione dei loro interessi.

Mi pare che la via seguita sia sicuramente la seconda. Come in tutti i casi, sono possibili le più varie interpretazioni sulla validità della legge e sulla sua interpretazione letterale o meno, ma queste discussioni sono per lo più superflue. Il problema centrale è verificare l'esistenza o meno di una volontà di corrispondere alle esigenze complessive dello sviluppo oppure adattarsi alle esigenze delle forze politiche, che in questo caso sono quelle della maggioranza.

Mi pare che il taglio della discussione odierna tenda chiaramente alla seconda alternativa, sembra cioè che ancora una volta prevalgano gli interessi di parte, quindi dei partiti, che utilizzano questa opportunità per creare condizioni di tutela del loro interesse, ma non certo di quello complessivo della nostra Regione.

Presidente Ha chiesto la parola il Consigliere Gremmo; ne ha facoltà.

Gremmo (UAP) Sarò molto telegrafico, anche perché devo fare un'autocritica. Purtroppo io non ho mai partecipato alle riunioni di questa commissione, forse è stato un errore, perché non avevo colto tante cose che sono emerse da questo dibattito.

Sì, in effetti, la critica che faccio a me stesso è di aver trascurato tanto le cose della Valle e di essermi occupato troppo di cose di fuori. Penso che non accadrà più.

L'altra sera nel corso di un interessante dibattito televisivo un esponente della maggioranza è stato molto cortese nei miei confronti, perché alla fine ha detto: "Ma in Val d'Aosta la Lega c'è già ed è Gremmo". E' vero, da oggi la Lega c'è anche in Valle d'Aosta.

Ecco, io ho ascoltato molto bene i discorsi che sono stati fatti. Purtroppo ho un altro impegno in Valle e quindi non parteciperò a queste votazioni. Me ne rammarico, ma avrei avuto forse difficoltà a scegliere, perché tutta questa rosa di nomi, scorrendo la quale ho ritrovato nomi conosciuti ed anche molti esponenti del partito del Consigliere Bich. Sono tutti nomi degni ed accettabili, forse io avrei avuto difficoltà ad entrare nel merito.

Ha ragione chi dice che bisognerebbe cercare una strada nuova. Io credo che abbiano ragione quelli che pensano che bisognerebbe davvero fare in modo che la trasparenza non sia solo un'etichetta elettorale.

A proposito di trasparenza, leggevo su Il Giorno di oggi: "Tangenti: arrestato in Calabria ex Sindaco del PDS e l'Assessore". Stiamo attenti a parlare di trasparenza, quando poi non la realizziamo per davvero. Consigliere Bajocco, non ho fatto la citazione per ragioni polemiche, ma solo perché ho letto il giornale...

(...interruzione...)

... Ad Aosta può capitare di tutto, ma il peggio deve ancora venire. Comunque, al di là di questo, vorrei fare una proposta molto modesta. Bisognerebbe trovare un sistema nuovo. Hanno ragione quelli che invitano a praticare strade nuove. La strada nuova - non rivolgo questo consiglio solo alla maggioranza, ma a tutta l'assemblea - potrebbe essere quella di utilizzare anche per le nomine regionali un sistema analogo a quello che vige, ad esempio, nelle elezioni scolastiche, in cui le forze politiche fanno delle candidature, ma vi sono poi anche delle candidature che vengono proposte dai cittadini. Si potrebbe stabilire, ad esempio, una soglia minima di mille firme per presentare delle candidature. A questo punto sarebbero le categorie sociali quelle che meglio potrebbero presentare candidature, ma in questo caso io potrei suggerire 3000, per indicare una cifra che sarebbe ragionevole per presentare tutte le liste alle elezioni, cioè tutti i partiti, anche quelli presenti in Regione, dovrebbero raccogliere le 3000 firme. Io non ho paura di questo...

(...interruzione del Consigliere Riccarand...)

... Io faccio molto in fretta, Consigliere Riccarand, e non ho alcun timore a dirlo. Faccio in fretta a fare questo ed a fare quello...

(...interruzione del Consigliere Riccarand...)

... Scusa, io non ho interrotto i tuoi sproloqui. Tu sei venuto qui a fare il grillo parlante, come fai sempre, però avevi promesso che dopo due anni e mezzo te ne saresti andato. Sei ancora li attaccato alla sedia, esattamente come gli altri...

(...interruzione del Consigliere Riccarand...)

... Abbi pazienza, ma lasciami finire. So benissimo quello che stavo dicendo.

Stavo dicendo che si potrebbero fare delle liste, alcune promosse da partiti o da coalizioni di partiti, altre da cittadini, che le presentano dopo aver raccolto le firme. A decidere potrebbero essere i cittadini, come capita in Svizzera - tutti i momenti parliamo di federalismo e di riforma in senso federale dello Stato; ed è giusto parlarne, però poi nel concreto non siamo capaci a farla - dove tutte le domeniche i cittadini, che dispongono di un tesserino elettorale, fanno un referendum sui vari problemi. Anche noi potremmo fare la stessa cosa. Ad esempio, sulle nomine, tra nomi proposti con un minimo di consistenza dietro, decida la gente della Valle d'Aosta.

Questo potrebbe essere un sistema per uscire da quello che è stato deprecato da tutti quelli che hanno parlato prima di me, perché io non ho sentito delle tonalità diverse tra quello che dicevano i Consiglieri Milanesio, Bajocco, i colleghi dell'Union Valdôtaine e tantomeno quello che diceva il Consigliere Bich - posso accettare certe cose dette dal Consigliere Riccarand, ma non le accetto quando le dice Bich - che è pienamente all'interno di questa logica. In fin dei conti egli è la classica dimostrazione di come la scelta del partito viene privilegiata sulla scelta delle assemblee e delle cose, lo dimostra la pervicacia con cui è abbarbicato alla sedia di Vicepresidente del Consiglio.

Voglio dire che, se noi tutti vogliamo veramente uscire da certe logiche, dobbiamo cominciare a dire che questa potrebbe essere un'occasione: andiamo a far votare i cittadini della Valle d'Aosta sulle nomine e allora probabilmente verrebbero fuori delle cose nuove ed impensabili. Infatti, se qualcuno crede e pensa che tutto sia com'era prima, si sbaglia, perché la Valle d'Aosta, come tutto il resto del territorio italiano, ha delle dinamiche nuove e delle dimensioni nuove: a me piace rischiare - io sono uno che non ha mai giocato in vita sua, ma politicamente sono un giocatore - ed io amo rischiare tutto e quindi butto via tutto quello che avevo e rigioco.

Ricordo che da piccolo avevo letto questa massima di R. Kipling: "Sei un uomo se ad un certo punto sai rischiare tutto quanto". Ebbene, la classe politica dovrebbe avere il coraggio di rischiare tutto, senza giocare di posizione o di rendita. Noi dovremmo avere questo coraggio e potremmo partire dalle nomine: peccato che non l'abbiamo fatto!

Torno a ripetere ch'io non ho seguito la cosa più di tanto, però potevamo farlo. Visto che il collega Milanesio, che è una persona di parola, ha detto che si lavora in questa direzione, da adesso in poi si potrebbe cominciare a ragionare così: dare alla Valle d'Aosta una legge per le nomine, in cui decidano i cittadini, vanno a votare i cittadini, come capita appunto per i consigli scolastici e per altre cose di minore importanza. I partiti o loro coalizioni presentano dei nominativi e poi decidono i cittadini. Questa sarebbe trasparenza, altrimenti saremmo tutti complici - non è più un problema di maggioranza o di minoranza - di una logica che ci stritola ed allora sarebbe del tutto inutile che ce la raccontiamo, perché saremmo tutti colpevoli allo stesso modo.

Io ho visto dei nomi proposti dall'Union Valdôtaine ed altri proposti dalla maggioranza. Alcuni li conosco molto bene, perché sono partiti persino da casa mia. Questo vale per dire che siamo tutti in una logica sbagliata.

Se vogliamo davvero girare pagina, diamo questo potere ai cittadini, altrimenti, quando ci punzecchiamo tra di noi, dicendoci anche delle cose spiacevoli, ma vere, facciamo solo una sceneggiata, perché tanto siamo tutti presi dentro la stessa logica.

Presidente Ha chiesto la parola il Vicepresidente Stévenin; ne ha facoltà.

Stévenin (UV) Signor Presidente, l'unica trasparenza che appare evidente e chiara in questa discussione, ma che era apparsa con altrettanta chiarezza ed evidenza anche nella riunione della commissione incaricata di proporre dei criteri per la designazione delle nomine, è la colossale presa in giro della cittadinanza valdostana e di coloro che, avevano creduto, al momento dell'applicazione della legge e successivamente con la presentazione delle domande, avevano creduto di poter essere tenuti considerazione per eventuali nomine.

Condivido quanto è stato detto dal Consigliere Lanivi, nel senso che non c'è da stupirsi del comportamento di questa maggioranza, che è stato determinato da una specifica volontà politica del Consigliere Milanesio ed è una logica conseguenza della metodologia di questa maggioranza, che l'ha applicata anche in altre circostanze, come quando, per esempio, ha illuso la popolazione valdostana, parlando di un aumento dell'organico di 480 dipendenti - cosa molto discutibile rispetto alle effettive esigenze dell'Amministrazione - mentre poi, con l'assunzione settimana per settimana di centinaia di persone, ha ricoperto tali posti con contratti a tempo determinato, con l'intento di occuparli in via definitiva con concorsi interni al momento del rinnovo contrattuale.

Questa è la stessa logica che istituisce corsi formazione per invalidi, i quali poi devono attendere nell'elenco, mentre nel frattempo vengono fatte chiamate dirette di persone che non hanno partecipato ai corsi di formazione.

Questa a logica non continua affatto quella della Giunta precedente, ma caratterizza l'operato di questa Giunta regionale che davvero ha innovato molto rispetto al passato, ma nel senso che opera con un criterio di lottizzazione e di clientelismo che supera di gran lunga quanto era stato praticato fino ad ora.

Presidente Ha chiesto la parola il Presidente della Giunta, Bondaz; ne ha facoltà.

Bondaz (DC) Sono molto stupito, forse per la mia diversa sensibilità o per la mia diversa estrazione politica e culturale, delle affermazioni che ho sentito in Consiglio.

Finché certe cose sono dette dal Consigliere Riccarand, che ha l'abitudine di atteggiarsi a Savonarola della Valle d'Aosta, mi lasciano del tutto indifferente, tanto che a volte si potrebbe anche non tenerne conto. Per lui, infatti, qualunque cosa faccia la maggioranza, qualunque maggioranza, non va mai bene.

Quando poi osa dire che la maggioranza o la Giunta debbono coprirsi di vergogna, credo di doverlo invitare, come ho già fatto una volta, a moderare i termini, perché la stessa affermazione potrebbe essere ritorta contro di lui.

Mi stupisce però che il Consiglio dica certe cose nei confronti della legge n. 12, approvata il 27 marzo 1991 con tutti quei difetti che probabilmente sono emersi in fase di applicazione. Si tratta, infatti, di una legge nuova, che modifica le precedenti procedure e quindi può dar adito a delle difficoltà.

Questo però non muta la sua validità, perché anche quando si applicano altre leggi accadono cose del genere, specie se le leggi non hanno ancora un consolidato iter burocratico-amministrativo, per cui possono succedere queste cose nel momento della loro prima applicazione e non c'è affatto da stupirsi.

Posso dire che, come Giunta regionale, siamo disponibili a migliorare questa legge, laddove il Consiglio regionale ritenga opportuno apportare delle modifiche, anche di carattere interpretativo, perché il Consiglio, nella sua autonomia, può approvare anche delle norme di comportamento, tant'è che sono già state approvate delle leggi interpretative di leggi e nulla vieta che ciò possa essere fatto anche in questa circostanza. Le varie interpretazioni emerse in sede di discussione possono avere una loro validità. Solo il prosieguo della discussione o la fase dell'applicazione potranno dirci chi dice il vero.

Qualcuno ha detto che non era il caso di convocare una adunanza straordinaria del Consiglio. In linea di massima potrei anche essere d'accordo. Teniamo però conto che dobbiamo fare delle nomine in consigli di amministrazione già scaduti da tempo e che lo stesso iter della legge ha fatto slittare molto in avanti questa convocazione. Così abbiamo ritenuto opportuno accorpare le nomine del primo semestre con quelle del secondo in un'unica seduta convocata "ad hoc", come avevo preannunciato nella precedente adunanza consiliare, anche per consentire ai consigli di amministrazione già scaduti di poter riprendere il loro regolare lavoro nelle società di appartenenza.

Qualcuno potrebbe dire: "Ma c'è la prorogatio". Tale istituto va bene solo per un certo periodo di tempo, magari anche per qualche mese, ma oltre potrebbe diventare quantomeno poco simpatico.

Mi stupisco che il Consiglio regionale faccia questo genere di discussioni su una legge che esso stesso ha votato a larga maggioranza. Io dico: prima approviamo queste nomine e permettiamo ai vari consigli di amministrazione di lavorare. Se poi sarà necessario modificare questa legge, non sarà certamente la maggioranza ad impedirlo.

Sarebbe però opportuno che la commissione competente, votata da questo Consiglio con difficoltà e polemiche, proponesse certe modi-fiche alla legge, magari per darne una interpretazione più logica, per farla applicare in un modo più efficiente... Nulla lo impedisce. Fare un processo alle intenzioni, come si sta facendo adesso, mi sembra invece una cosa anomala, per non dire assurda.

Per rispondere ancora al Consigliere Riccarand, aggiungo che noi, per questo punto all'ordine del giorno, abbiamo proposto la riconferma del rag. Vitali, che, a nostro parere, ha lavorato molto bene nell'ambito della Società Alpila ed è stato per lunghi anni Ragioniere Capo della Regione, sotto varie Amministrazioni. Noi abbiamo ritenuto di riproporlo, perché è un elemento sicuramente efficiente.

E' chiaro che si tratta di una nostra valutazione. Altri possono fare valutazioni analoghe o diverse nei confronti di qualcun altro. Nulla vieta che ci siano altre proposte.

Quanto poi alla riconferma in blocco o in parte di coloro che erano stati designati in precedenza o alla presenza di nuove nomine, lo vedremo di volta in volta nelle proposte di nomina per le varie società che saremo chiamati ad approvare.

In merito alla supposta mancanza di chiarezza, dovuta al fatto che, a detta del Consigliere Riccarand, la Giunta non avrebbe provveduto a fare le nomine di sua competenza (presidenti, vicepresidenti, amministratori delegati e presidenti di collegi sindacali), io ho un'interpretazione diametralmente opposta a quella del Consigliere Riccarand. Noi abbiamo scelto questa strada proprio per evitare che il Consiglio si venisse a trovare di fronte al fatto compiuto e quindi fosse posto in condizione di non poter designare le persone che riteneva più opportune.

Nel merito si può anche ridere, così come noi ridiamo di tante cose che dice il Consigliere Riccarand, ma questa è la realtà, che piaccia o meno. Le nomine le faremo dopo che il Consiglio regionale avrà approvato le nomine di sua competenza, perché noi abbiamo ritenuto questa procedura fosse seria e rispettosa delle prerogative del Consiglio regionale.

Mi spiace che questa procedura non sia intesa nel senso giusto, ma sono profondamente convinto che se la Giunta fosse venuta qui con le nomine già fatte, il Consigliere Riccarand avrebbe detto cose esattamente opposte a quelle che ha detto oggi. Del resto lo conosciamo da troppi anni, per non sapere che è abituato a dire sempre di no e a criticare tutto.

Mi farebbe veramente piacere che un giorno o l'altro il Consigliere Riccarand fosse obbligato a fare delle scelte di governo, così forse capirebbe che cosa significa governare. Io non accetto che si possa fare il disfattista contro tutto e tutti, perché questo è il tipico modo di operare dei leghisti, che tendono al disfacimento della società in cui noi viviamo.

Certamente egli è libero di dire tutte le cose che vuole, ma anch'io - e non me ne voglia - sono altrettanto libero di dire ciò che penso su quello che lui sta facendo in questo Consiglio: il disfattista. Non accetto neppure che lui faccia il Savonarola della situazione, perché non è assolutamente in grado di farlo.

Presidente Ha chiesto la parola il Consigliere Milanesio; ne ha facoltà.

Milanesio (PSI)Mi si consenta di fare qualche piccola precisazione. Io ho l'impressione che il Consiglio ignori che la commissione per le nomine ha anche votato un ordine del giorno, che forse non è stato trasmesso e perciò lo leggerò, in modo che il Consiglio possa avere contezza di quanto è successo. Mi stupisce però che personaggi che fanno parte di quella commissione vengano qui a ripetere le stesse cose che avevano detto lì, dimenticando però nel frattempo quello che alla fine dei lavori la commissione ha votato.all'unanimità.

Alcuni Consiglieri, infatti, con il solito "fair play" che li contraddistingue, quando non sono d'accordo su qualcosa, se ne vanno ed abbandonano la seduta, per cui, se c'è il numero legale, tanto peggio per loro, ma se non c'è, tanto peggio per le istituzioni.

Quella volta, guarda caso, c'era il numero legale e la commissione ha votato all'unanimità questo ordine del giorno, che io mi permetto di leggere al Consiglio regionale, affinché i Consiglieri che non fanno parte di quella commissione e quelli che ne fanno parte ma hanno abbandonato i suoi lavori per impedire che assumesse delle decisioni, sappiano.

"La commissione per le nomine, riunita nella mattina di lunedì 7 ottobre 1991, ribadisce che la legge regionale 27 marzo 1991 n. 12, "Criteri per le nomine...", rappresenta una tappa importante per la trasparenza amministrativa della pubblica amministrazione ed un significativo momento di partecipazione, come dimostrano le numerose domande presentate.

La commissione ritiene però necessario introdurre degli emenda-menti migliorativi alla legge, tali da rispondere efficacemente ai rilievi mossi dai commissari sulla possibilità di valutazione delle 763 proposte di candidatura avanzate dai cittadini. In sostanza, la commissione, in relazione alle attribuzioni previste dall'articolo 7 della legge n. 12, preso atto della rispondenza dei dati contenuti nel curriculum di ciascun candidato, si trova nell'impossibilità, in mancanza di precisi requisiti previsti dall'avviso pubblico, di esprimere dei pareri suffragati da valutazioni oggettive.

Pertanto, la commissione concorda sulla necessità che per ogni singola nomina o designazione di rappresentanti regionali presso le diverse società di volta in volta vengano individuati dagli organi aventi poteri di nomina appositi parametri e requisiti, sulla base dei quali i cittadini sono chiamati ad avanzare le loro proposte di candidatura.

La commissione, quindi, per le nomine riguardanti il primo e secondo semestre 1991, verificherà l'ammissibilità delle domande pervenute in base alla rispondenza dei requisiti personali dei candidati rispetto a quanto previsto dall'avviso pubblico; per le nomine in scadenza a partire dal 1992, la commissione invita il Consiglio e la Giunta regionali a stabilire preventivamente i requisiti richiesti per la presentazione delle domande".

Questo ordine del giorno è stato votato all'unanimità dalla commissione per le nomine, composta nel modo in cui vi ho prima detto. E' ovvio che, se qualcuno se ne va via, quelli che rimangono, se c'è il numero legale, si trovano nelle condizioni di poter decidere qualcosa.

E' opportuno che il Consiglio sia informato di ciò, perché nel corso di tutta la discussione di questa mattina è mancata questa puntualizzazione.

Io non voglio polemizzare con nessuno in modo particolare, perché sono i fatti che polemizzano. Aggiungo però ancora qualche piccolissima considerazione.

Noi abbiamo detto che presenteremo delle proposte di modifica a questa legge, di fronte alle quali ognuno sarà libero di assumere l'atteggiamento che riterrà più opportuno. Noi riteniamo che le proposte tendano a migliorare la legge.

Non ci vogliamo certamente riempire la bocca più del dovuto con la parola "trasparenza", anche perché abbiamo detto che, più che di "trasparenza", si tratta di "pubblicità", nel senso che vengono rese pubbliche delle procedure che prima non lo erano.

E' un passo in avanti, è un passo in dietro? Per noi è un passo in avanti e riteniamo che lo sarà di più se la commissione chiamata a valutare i requisiti, che saranno stati fissati preventivamente, non sarà composta da Consiglieri, proprio per evitare che siffatte commissioni, presentate come "commissioni di saggi", in realtà applichino la logica di Cloche-Merle, nel senso che vanno lì solo a fare del pettegolezzo. Questo non toglie sovranità a nessun organo, perché il Consiglio e la Giunta voteranno sovranamente nelle rispettive sfere di competenza.

Questa mattina abbiamo anche assistito al disgustoso tentativo di far passare come gesto di scorrettezza la mancata designazione, da parte della Giunta, delle nomine di sua competenza. In merito io concordo "in toto" con quanto è già stato detto dal Presidente della Giunta, cioè che si tratta di un gesto di cortesia e di rispetto nei confronti di questo Consiglio.

Se quei Consiglieri regionali che sostengono la centralità del Consiglio in funzione loro personale, perché per loro la centralità del Consiglio si verifica solo se ci sono loro in quella Commissione, loro in quella seduta, loro in quell'adunanza consiliare, ebbene se quei Consiglieri non capiscono questo, cambino pure mestiere. Forse sarebbe stato bene che fosse applicato il principio della rotazione, se ancora sussiste.

Ad altri Consiglieri che non voglio nominare, ma che invece di esprimere opinioni fanno delle prediche a questo Consiglio, io vorrei solo dire che la predica ha efficacia in funzione dell'altezza del pulpito. Vorrei ricordare a questo Consiglio, ma senza alcun intento polemico e senza voler aprire un contenzioso che verrà aperto in altre circostanze, che questo è forse l'unico Consiglio regionale d'Italia in cui la minoranza è rappresentata da ben due Vicepresidenti, mentre il nostro Regolamento ed il nostro Statuto prevedono che il sistema di votazione sia fatto in modo tale da consentire accanto all'elezione inevitabile di un rappresentante della maggioranza, anche quella, evitabile ed evitabilissima in altre circostanze, di un rappresentante della minoranza.

Per collocazioni che autonomamente alcuni Consiglieri si sono date, noi ci troviamo oggi in una spiacevole situazione, non per certi partiti che non possono avere dei loro rappresentanti, ma per le istituzioni, perché essi ne costituiscono turbativa e delle quali in qualche modo usurpano le funzioni. Non ci rivolgiamo a nessuno in particolare, ma noi vorremmo sapere quale di quei due Consiglieri rappresenta la maggioranza, visto che nessuno praticamente la rappresenta, altrimenti dovrebbero tirare a sorte.

Quando si fanno delle prediche, è bene che chi le fa abbia, se non altro sotto questo profilo, l'autorità politica ed istituzionale per farlo.

Questa è una semplice considerazione che non vuole costituire oggetto di polemica.

Presidente Ha chiesto la parola il Vicepresidente Bich; ne ha facoltà.

Bich (Ind)Ho chiesto la parola per fatto personale. Ovviamente non l'ho chiesta per l'altezza del pulpito, perché - evidentemente, l'intervento del Consigliere Milanesio è al di fuori di un'ottica ecclesiale - l'altezza del pulpito non dà il carisma della predica, anzi il Concilio Vaticano II ha stabilito che il pulpito deve essere più basso possibile e collocato "intra omnes", quindi a livello dell'assemblea ecclesiale. Su questo argomento, che concerne il diritto ecclesiastico, il Consigliere Milanesio deve essere bocciato e rinviato ad ottobre.

Ma deve essere rinviato ad ottobre anche per altre considerazioni, che certamente, benché io non sono stato nominato, si concentravano su di me. Mi riferisco, in particolare, all'usurpazione del titolo di Vicepresidente del Consiglio.

Ho già spiegato che per divenire Vicepresidente del Consiglio io ho avuto i voti di 25 o 26 Consiglieri, in date ed in periodi molto più difficili di questi, quando cioè i rapporti di forza erano molto complessi e pencolanti. Ricordo che il voto mi fu dato da vari gruppi politici ed anche da una parte minoranza, cosa di cui mi sento onorato.

Ora, se si vuole ristabilire la posizione "quo ante", se si vuole fare un "flashback" e se si vuole ch'io restituisca la carica, io devo chiedere alla maggioranza di restituirmi il mio voto, che allora fu determinante per la creazione di quella maggioranza, di quel capo del governo, di quella Presidenza del Consiglio e via discorrendo. Non è corretto venire oggi a chiedermi indietro la carica, dopo che voi avete fatto abbondante uso anche del mio voto individuale. Se vogliamo fare dei "flashback", facciamoli in modo corretto, si ritorni ad allora e si azzerino tutte le situazioni.

Non si venga qui a fare del moralismo, sempre peloso e penoso, specie se fatto da certi personaggi, simili a cervelloni del Ministero degli Interni e dei quali potremmo stilare una bella tabella di requisiti.

La correttezza vuole che si pareggino le sorti e gli intenti e non che la questione sia posta in questi termini o che si faccia lanciare dal Consigliere Gremmo, che adesso è assente, ma che fa il dobermann del Capogruppo del PSI, la prima pietra di certe considerazioni. Il Capogruppo del PSI si è scelto veramente un bel dobermann, un bell'elemento! Bella discendenza dalle origini e dalla filosofia del PSI! Bel richiamo anche al suo segretario di partito! Bel modo di conformarsi a Craxi ed alla politica del PSI! Per carità! Parlano i fatti: l'asse trasversale Gremmo-Milanesio la dice lunga sull'alto profilo della politica.

Questa è la situazione e non si viene adesso a fare del moralismo o a parlare di pulpito. Ma il suo pulpito, egregio collega, Consigliere e compagno Milanesio, è sotto il livello della basilica, per cui lei non ha neanche occasione di poter salire al piano di sopra per stare "intra omnes".

Presidente Il Consigliere Milanesio ha chiesto la parola per fatto personale; ne ha facoltà.

Inviterei, però, i colleghi Consiglieri a non andare avanti con un duetto di fatti personali.

Milanesio (PSI) Signor Presidente, d'ora in avanti mi asterrò dal rivolgermi a certe persone che, per quello che mi riguarda, non costituiscono più un fatto politico, ma solo un caso umano. Però, visto che non ho fatto dei nomi, ma ho solo avuto l'avvertenza di ricordare a tutto il Consiglio che in questo momento vi sono ben due Consiglieri che ricoprono la carica di Vicepresidenti ed appartengono entrambi alla minoranza, ho poi dovuto una difesa d'ufficio sconvolgente sotto il profilo della logica e della correttezza politica, per non toccare altri tasti.

E' stato detto che, perché uno una volta ha votato a favore di una Giunta, che poi è stata eletta "temporibus illis" con quel voto, questa circostanza dovrebbe costituire per lui titolo per non essere più schiodato da una posizione che usurpa.

Voglio ricordare che lo stesso Consigliere ha avuto l'impudenza di presentare una mozione di sfiducia nei confronti di quella Giunta, che poi è stata ritirata per diverse ragioni. Comunque tutti hanno potuto evidentemente accertare che si poteva fare benissimo a meno del suo voto e del suo sostegno.

Io non voglio scendere sul piano personale, ribadisco solo che mi sembra strano che il Consiglio non possa e non voglia svolgere delle considerazioni di questo genere e mi sembra assolutamente incongruente l'affermazione che è stata fatta e che è scaduta su riferimenti personali, che però mi lasciano del tutto indifferente, anche se ho chiesto la parola per fatto personale proprio perché non potevo assolutamente farne a meno, anche se d'ora in poi, almeno per quello che mi riguarda, il fatto personale non sussisterà più.

Detto questo, preciso solo che di questo problema interesseremo il Consiglio nelle forme dovute, proprio perché il Consiglio non sta rispettando i Regolamenti che si è dato: siamo in una situazione di sostanziale difformità dai Regolamenti.

Dichiaro fin d'ora che voterò a favore della proposta del Presidente della Giunta.

Presidente Il Vicepresidente del Consiglio Stévenin ha chiesto la parola per fatto personale, ma non ho capito bene il perché di tale richiesta.

Stévenin (UV) Perché sono uno dei due Vicepresidenti oggetto...

Presidente Ah, è in questo senso? Allora sono d'accordo.

Il Vicepresidente Stévenin ha chiesto la parola per fatto personale; ne ha facoltà.

Stévenin (UV) Vorrei solo dire al Consigliere Milanesio che, grazie a Dio, i voti per essere eletto Vicepresidente non li ho avuto da lui in particolare e comunque neppure dalla maggioranza di questo Consiglio regionale.

Non ho bisogno di dire altro dopo quanto è già stato detto dal Vicepresidente Bich, che ha espresso con molta chiarezza un pensiero che è molto diffuso.

Credo, ma vorrei che lei lo confermasse Signor Presidente, che l'attuale Regolamento non possa essere messo in discussione, perché non prevede, come sostiene il Capogruppo del PSI, una diversa rappresentanza della maggioranza o della minoranza all'interno dell'Ufficio di Presidenza del Consiglio. Questo non è affatto previsto.

Se si vogliono cambiare le regole e quindi il Regolamento, è un altro discorso, che è già stato fatto in diverse altre occasioni. Deve essere chiaro, però, che quanto sosteneva il Consigliere Milanesio non è previsto dall'attuale Regolamento.

Presidente Ha chiesto la parola il Consigliere Riccarand; ne ha facoltà.

Riccarand (VA) Ritorno sulla questione delle nomine e partirei dalle affermazioni del Presidente della Giunta, che accusa il sottoscritto Consigliere di essere un disfattista e di dire sempre di no A parte il fatto che questo atteggiamento potrebbe anche essere legittimo, non corrisponde comunque a verità, come ben sa tutto il Consiglio.

In questo caso, poi, il Presidente della Giunta dovrebbe valutare un po' meglio le sue parole, visto che discutiamo di una procedura di una legge che scaturisce proprio da una proposta del Gruppo Verde Alternativo. Altro che disfattismo!

Qui noi ci siamo fatti carico di inserire una proposta, una innovazione normativa, che non viene applicata correttamente, ma questo è un altro discorso, che non ha nulla a che fare con un atteggiamento di pregiudiziale rifiuto nei confronti di qualsiasi proposta costruttiva, anzi io credo che il nostro Gruppo abbia presentato tutta una serie di proposte di legge e di mozioni sostanziali e positive, tant'è che non a caso molte di esse hanno poi ottenuto il voto favorevole della maggioranza del Consiglio e quindi sono diventate leggi o provvedimenti applicativi, come è successo appunto alla legge sulle nomine.

Su questa legge io continuo ad esprimere un giudizio fondamentalmente positivo e non condivido l'atteggiamento di alcuni Consiglieri della minoranza, che oggi sono intervenuti per dire quasi che la legge è da cancellare, che quasi era meglio prima... Questo non è vero, perché io ho ben presente quello che succedeva prima, quando non si discutevano le nomine, come invece facciamo oggi.

Questo non è sicuramente il metodo migliore - l'ho già detto - ma costituisce pur sempre un passo in avanti rispetto alla situazione precedente. Prima, infatti, le nomine erano fatte in gran parte dalla Giunta, perché dovunque fosse scritto "nomina della Regione", i provvedimenti venivano assunti dalla Giunta e non dal Consiglio e si trattava anche allora di provvedimenti portati alla spicciolata, senza un esame istruttorio, e rispondevano anche quelli ad una logica lottizzatrice.

Con la legge, a mio parere, sono state poste alcune griglie e sono stati inseriti alcuni punti positivi. Noi abbiamo previsto, ad esempio, una chiara distinzione tra le nomine di competenza della Giunta (presidenti ed amministratori delegati) e quelle di competenza del Consiglio (la gran parte dei consiglieri di amministrazione) che prima passavano soltanto a livello di Giunta.

Non solo, ma abbiamo anche previsto una fase pubblica di candidature, mentre prima le proposte di nomine arrivavano in Consiglio quando i candidati erano già stati decisi, altrimenti le proposte non venivano neanche inserite nell'ordine del giorno. Tutto questo lo sappiamo benissimo.

Nella legge abbiamo previsto che tutti i nominati dovranno presentare, periodicamente e al massimo ogni due anni, una relazione scritta sull'attività da essi svolta all'interno della società. Si dovrà controllare che ciò avvenga, ma averlo stabilito è comunque un aspetto che ci permette un minimo di raccordo.

Nella legge abbiamo previsto l'incompatibilità tra le figure di Consigliere regionale e dipendente regionale e quelle di membri di consigli di amministrazione, mentre prima accadeva che i controllori facevano i controllati. Anche questo è un elemento positivo.

Ciò che non ha funzionato è stata l'applicazione della legge per quel che riguarda le procedure, perché c'è stato il veto di una persona, che è stato subìto dalla maggioranza del Consiglio: c'è stato il veto del segretario regionale del PSI, che aveva bisogno di avere le mani libere per potersi muovere e che ha dovuto legare le mani alla commissione!

Questa è la realtà ed è questo che non ha funzionato! Non si è data applicazione agli articoli 6 e 7 della legge.

Ecco allora che il problema non è quello di rivedere la legge, che può anche essere rivista, ma il primo problema è quello di applicarla.

Si dice: "La commissione ha fatto il suo lavoro, perché ha espresso un parere di ammissibilità formale sulle domande". Ma non era questo il compito della commissione in base alla legge, non si trattava certo di un'ammissibilità formale, perché sull'ammissibilità formale è la scheda preparata dagli uffici che ci dice: "Hanno presentato la documentazione? Sì. L'hanno presentata in tempo utile? Sì". Finito lì.

Dopo, però, per esempio con la Società Alpila, noi ci troviamo con un elenco di 30 nominativi, accanto ai quali figura tutta una serie di elementi: cariche ricoperte, esperienze professionali, corsi sostenuti, incarichi ricoperti presso partiti, situazione penale pendente... E' su questo che doveva essere fatto un esame di merito da parte della commissione, altrimenti perché chiediamo tutta questa documentazione?

Faccio un esempio relativo alla Società Alpila. Noi abbiamo tre candidati, Genestrone Pierantonio, Stacchetti Elio e Pedrini Ennio, per i quali nella colonna dei carichi pendenti c'è scritto: "Vedere casellario giudiziale". Questo cosa vuol dire? Qui noi dovevamo entrare nel merito per esaminare che cosa c'è e che cosa non c'è, e non dovevamo semplicemente dire: "Va bene, abbiamo preso atto che ci sono dei carichi pendenti, però sono comunque domande formalmente ammissibili".

C'era bisogno di fare un'apposita commissione con tutti i Capigruppo e presieduta addirittura dal Presidente del Consiglio per prendere atto che gli uffici avevano fatto uno specchietto in cui si diceva: "La documentazione è stata presentata in tempo utile"?

Non ci prendiamo in giro, perché sappiamo tutti che quando abbiamo approvato la legge non volevamo certo significare questo, altrimenti non saremmo stati a discutere tante ore sulla composizione della commissione.

Era chiaro allora ed è chiaro nel testo di legge che il parere della commissione è un parere di merito, non decisivo, non definitivo, solo consultivo, ma la commissione e noi dovevamo venire in Consiglio dicendo: "L'elenco dei candidati è questo. La commissione ha esaminato ed ha ritenuto di proporre questo nominativo".

Il Consiglio e la Giunta sarebbero poi stati liberissimi di accettarlo o meno, ma questa era la funzione della commissione.

Questo non è stato fatto, perché avrebbe reso più difficili alcune manovre, anche se non le avrebbe impedite.

Nei confronti dell'intervento del Capogruppo del PDS, devo anche dire che i Consiglieri del PDS non hanno svolto un ruolo positivo in commissione, non hanno svolto il ruolo che affermano a parole, perché sono stati zitti e coperti, sono rimasti subalterni a quanto era stato sostenuto dal segretario del PSI. Questa è la realtà.

Il problema non è di rivedere le leggi, ma di applicarle, altrimenti continueremo a rivedere le leggi, finiranno le legislature, cambierà tutto, ma non applicheremo mai le leggi, perché è proprio questo ciò che si vuole.

Qui, evidentemente, noi ci troviamo di fronte ad un'occasione mancata, che - ripeto - per quanto ci riguarda, non impedisce che la legge costituisca comunque un passo in avanti, su cui noi intendiamo insistere, affinché si arrivi all'applicazione concreta e positiva di questa normativa.

PresidenteColleghi Consiglieri, io non ho più nessuno iscritto a parlare.

Sull'oggetto n. 1 non ci sono altre proposte oltre a quella del Presidente della Giunta.

Il Consigliere Segretario chiede che si possa votare regolarmente nella cabina, per garantire una maggiore regolarità al voto. Come ho già chiarito, si tratta di una scheda con una sola riga, su cui scrivere nome e cognome o anche solo il cognome, tenuto conto che è stata presentata una sola proposta, quella del rag. Vitali. Per essere eletto, il candidato deve riportare la maggioranza assoluta dei votanti.

Se nessuno chiede la parola, pongo in votazione per schede segrete la designazione del rag. Vitali, proposta dal Presidente della Giunta, Bondaz.

Votazione a scrutinio segreto.

Esito della votazione:

Presenti: 31

Votanti: 31

Schede nulle: 4

Schede valide: 27

Schede bianche: 5

Hanno riportato voti:

Vitali Sergio: 20

Fracasso Stefano: 1

Mondardini Giorgio: 1

Su richiesta dei colleghi scrutatori e del collega segretario, informo il Consiglio che le schede nulle si riferiscono a nominativi non compresi nell'elenco delle persone che hanno fatto domanda di candidatura. Sono considerate nulle perché la legge stabilisce chiaramente che deve trattarsi di nominativi di persone che hanno presentato domanda.

Deliberazione Il Consiglio

- richiamata la legge regionale 3 agosto 1971, n. 10

- richiamata inoltre la legge regionale 27 marzo 1991, n. 12

delibera

di nominare, quale rappresentante della Regione in seno al Consiglio di Amministrazione della Società Alpila, per il triennio 1991/1994 che scadrà il 31 marzo 1994, il rag. Sergio Vitali, residente in Aosta, Via Parigi, n. 20.