Oggetto del Consiglio n. 327 del 20 ottobre 1975 - Verbale
OGGETTO N. 327/75 - Questione dei decreti delegati per la Scuola.
Caveri (U.V.) - È iscritta all'ordine del giorno della presente seduta la questione relativa al decreto delegato in riferimento all'articolo 19 della legge 30 luglio 1973, e alla legge n. 167 del 19 maggio 1975, in relazione anche al progetto di legge che era stato approvato dal Consiglio regionale.
Penso che sarebbe opportuno che l'Assessore Maria Ida Viglino illustrasse la questione.
Viglino M. Ida (R.V.) - Signor Presidente, Signori Consiglieri, chiedo scusa, prima di tutto, farò un'introduzione forse un po' lunga, ma ritengo che, per chiarire la questione della Scuola valdostana, sia utile fare un po' di cronistoria. Naturalmente gli Assessori che mi hanno preceduta conoscono molto bene la questione, ma penso che sia utile che tutto il Consiglio sia messo al corrente di una questione che ha travagliato la nostra Scuola per 30 anni e che continua ancora a essere una questione molto difficile da risolvere.
La prima legge che tratta di Scuola valdostana, dopo il 1945 è, come tutti sanno, la legge conosciuta sotto il nome di legge n. 365: il decreto legislativo del Capo provvisorio dello Stato in data 11 novembre 1946, che sanciva il passaggio di tutte le Scuole elementari e medie di qualsiasi ordine e tipo esistenti nella circoscrizione territoriale della Valle d'Aosta, queste Scuole dovevano passare alle dipendenze dell'Amministrazione della Valle d'Aosta secondo l'articolo 1 di questa legge.
Ora, temo che nel nostro Paese ci sia purtroppo una brutta abitudine - e questo non soltanto in Valle, ma anche sul restante territorio nazionale -: quella di fare delle leggi e poi di applicarle soltanto in parte, com'è il caso della legge n. 365, o addirittura di non applicarle affatto, come citerò in seguito per un'altra nostra legge regionale, perché se a quel momento la legge n. 365 fosse stata applicata, certamente non ci saremmo trovati nelle difficoltà presenti. Adesso evidentemente non richiamo le ragioni per cui è stato possibile applicarla, faccio soltanto un'osservazione personale. Di questa legge comunque sono stati applicati soltanto alcuni articoli e, in particolare, l'articolo 4, il quale viene citato tutti gli anni dagli insegnanti titolari per poter ottenere quello che si chiama il comando in Valle d'Aosta, perché, in base a questa legge, sono stati soppressi i cosiddetti "organici" nelle nostre Scuole e tutti gli insegnanti titolari della Regione, di primo e secondo grado, hanno una sede fuori dalla Valle d'Aosta e devono richiedere uno speciale comando con il nulla osta della Valle per poter insegnare qui.
Evidentemente già fin dall'inizio questo ha creato alcune difficoltà sia per la Valle, sia per le Scuole a cui erano stati attribuiti questi insegnanti. Aumentando il numero degli insegnanti ogni anno, è diventata sempre più difficile la situazione perché con l'aumento di tale numero venivano a crearsi fuori dalla Valle d'Aosta, per le Scuole a cui ho accennato, delle enormi difficoltà. Infatti, la maggior parte di noi non ha mai prestato servizio nella sede dove era stato collocato dopo aver vinto un concorso. Ormai bisogna riconoscere che la situazione, da questo punto di vista, è insostenibile.
Evidentemente, quindi, tutti i discorsi che sono stati fatti tendono a risolvere una situazione di disagio, prima di tutto per il Corpo insegnante e di rimbalzo per le nostre Scuole. Non è mai stato possibile, infatti, in Valle d'Aosta poter aprire le Scuole regolarmente al 1° di ottobre, se non un'unica volta, nella storia dei 30 anni e la situazione diventa sempre più difficile perché sempre meno il Ministero accetta subito di dare questi comandi. Occorre fare continuamente delle pressioni per ottenere questi comandi e ancora oggi - siamo il 20 ottobre - abbiamo ancora degli insegnanti che si trovano dislocati nello loro sedi di titolarità e qui naturalmente la loro sede è ancora coperta perché aspettiamo l'arrivo di questo comando.
Oltre all'articolo 4 della legge n. 365, è stato attuato anche l'articolo 5, infatti "gli stipendi e gli assegni da corrispondersi al personale devono essere, in ogni caso, non superiori a quelli corrisposti dallo Stato al personale statale". Ha avuto poi attuazione l'articolo 6 per quanto riguarda le funzioni del Consiglio scolastico provinciale, che sono state demandate a un Consiglio scolastico regionale e soprattutto l'articolo 8: quello cioè che ha soppresso il Provveditorato agli studi esistente nella Valle d'Aosta, sostituendolo con la Sovrintendenza agli studi, retta da un Sovraintendente Funzionario regionale.
Dopo questo decreto n. 365, che è stato ratificato il 25 giugno con legge pubblicata nella Gazzetta ufficiale il 25 giugno 1956, abbiamo avuto lo Statuto speciale, che, in base agli articoli 2, 3 e 4 ha dato alla Regione delle prerogative a cui la Regione non potrà rinunciare in nessun caso perché lo Statuto speciale è legge costituzionale. Dico il mio parere: proprio il terzo comma dell'articolo 19 della legge n. 477, dal mio punto di vista, è in contrasto e quindi anticostituzionale rispetto alle potestà che lo Statuto speciale della Valle d'Aosta ha dato alla Regione in materia scolastica, su questo comunque ci ritorneremo.
Naturalmente la questione era sempre presente e, per cercare di avviare una soluzione, è stata emanata nel 1959 la cosiddetta "legge dell'albo". Questa legge è forse poco conosciuta perché mi sembra che non abbia avuto quasi nessuna applicazione se non dalla parte del Ministero, il quale spesso nella corrispondenza con la Sovrintendenza fa riferimento all'articolo 8 di questa legge, ma per gli altri articoli - se non forse in un unico caso - vi è un ricorso presentato. Nessuno ha mai fatto riferimento a questa legge regionale, al Ministero fanno riferimento alla legge n. 365, che è una legge statale, e poche, se non rarissime volte, alla legge regionale: la cosiddetta "legge dell'albo".
Dopo questa breve sintesi riguardante la legislazione scolastica in Valle d'Aosta, siamo così arrivati, all'emanazione da parte del Ministero della legge n. 477 del 30 luglio 1973, all'articolo 19, che è quello che ci interessa e che rileggo tanto per riportarlo alla memoria di tutti. Questa legge n. 477, dunque, demandava al Governo l'emanazione di decreti delegati per tutte le questioni circa lo stato giuridico degli insegnanti e l'introduzione dei cosiddetti "organi collegiali", che dovevano apportare nella nostra Scuola quel rinnovamento per tutte le parti richieste, perché legalmente introduceva nel mondo scolastico i componenti che sino ad allora ne erano stati esclusi. L'articolo 19 al primo comma dice: "I decreti delegati conterranno le norme di attuazione della presente legge per le Scuole con lingua d'insegnamento diversa da quella italiana". Al secondo comma si prevede: "Sono fatte salve le competenze in materia delle Regioni a Statuto speciale, nonché quelle delle Province di Trento e Bolzano. Al terzo comma si dice: "Con apposito decreto delegato si provvederà alla definizione degli organici delle Scuole primarie, secondarie e artistiche della Valle d'Aosta, e all'inquadramento del relativo personale, al quale si applicheranno le norme previste dalla presente legge".
Ora, ripeto, sarà un punto di vista personale, ma non ritengo che spetti allo Stato definire gli organici che erano stati soppressi con legge statale e procedere all'inquadramento del relativo personale. Posso capire che questo comma sia stato introdotto per cercare almeno di avviare un discorso in modo da eliminare veramente quel disagio di cui parlavo prima sia per le nostre Scuole, sia per il Corpo insegnante.
Il quarto comma evidentemente limita le possibilità del terzo comma - e di questo sono la prima a rallegrarmi e a ringraziare chi è riuscito a fare introdurre il terzo comma e con questo ringrazio personalmente l'ex Assessore Lanivi -: "L'applicazione delle norme della presente legge per la Valle d'Aosta si effettuerà in armonia con le disposizioni dello Statuto, sentita comunque la Regione". Naturalmente, in seguito a questo articolo 19, l'Amministrazione regionale ha iniziato immediatamente lo studio dell'argomento in modo da poter sottoporre al Ministero al momento dell'applicazione di questo terzo e quarto comma - soprattutto visto che la Regione doveva essere sentita - uno schema di decreto delegato per la Valle d'Aosta.
Dopo certamente un lavoro non indifferente, arriviamo tuttavia - e forse qui è l'unico errore che è stato fatto - ai primi di maggio del 1974 perché attraverso questa legge n. 477 del 1973 il Governo era stato invitato a emanare tutti i decreti delegati per la Scuola entro la data del 31 maggio 1974. Nel 1974, con lettera protocollo n. 5707 datata 2 maggio - e qui c'è il bollo del nostro archivio del 6 maggio 1974 -, il Ministero inviava questa lettera che leggerò al Consiglio, l'oggetto è: "Richiesta di parere sullo schema di decreto delegato riguardante la definizione degli organici delle Scuole primarie, secondarie e artistiche della Valle d'Aosta, e all'inquadramento del relativo personale", cioè il terzo comma dell'articolo 19.
"In applicazione dell'articolo 19, penultimo comma della legge 30 luglio 1973, n. 477, recante delega al Governo per l'emanazione di norme delegate sullo stato giuridico del personale direttivo, ispettivo, docente e non docente, questo Ministero ha predisposto lo schema di decreto delegato, indicato in oggetto, che si trasmette a codesta Regione per il parere previsto dall'ultimo comma del citato articolo 19.
Considerato che l'emanazione del decreto delegato in questione dovrà avvenire entro il 31 maggio 1974, si prega di voler far pervenire il richiesto parere in tempo utile, prima della presentazione del decreto delegato alla Commissione parlamentare istituita a norma dell'articolo 18 della legge di delega n. 477 - cioè la famosa Commissione dei 36 -, presentazione che avverrà in data non successiva al 10 maggio prossimo venturo. Nel contempo codesta Regione dovrà fornire gli elementi necessari per la preparazione della tabella degli organici indicati nell'articolo 1 dello schema e in particolare il numero delle istituzioni scolastiche con l'indicazione delle relative classi funzionanti nella Regione, nonché quelle delle cattedre e dei docenti in servizio nelle istituzioni stesse.".
Capisco anch'io che questa lettera è certamente stata spedita in una data che avrebbe richiesto un anticipo perché è giunta qui il 6 maggio. Era molto difficile che entro il 10 sarebbe stato trasmesso un parere, però credo che giunta il 6 maggio, forse a quel momento dovevano essere investiti prima la Commissione Pubblica Istruzione, le Organizzazioni Sindacali e il Consiglio in modo da almeno essere messi a conoscenza di questa prima proposta del Ministero. Non è stato possibile farlo e posso riconoscere che il tempo era piuttosto limitato e infatti subito dopo l'Amministrazione regionale inviava, in data 8 maggio, questo telegramma al Ministro Malfatti: "At vostra 2 maggio n. 5707 Ufficio legislativo pervenuta 6 maggio Regione Valle d'Aosta non concorda intorno at schema decreto delegato trasmesso...", quindi il parere è stato inviato mediante questo telegramma, poi il telegramma prosegue: "...chiedo urgente incontro con S.V. per esporre personalmente proposte Regione valdostana". Questi incontri avranno certamente avuto luogo comunque...
Non è stato possibile definire la questione entro la data del 31 maggio 1974 ed è così che la questione della Scuola valdostana ha subito un ulteriore rinvio, che ha permesso la formazione, nell'estate del 1974, di una Commissione di studio: la Commissione paritetica fra Ministero e Regione Valle d'Aosta e penso che sull'argomento della Commissione e di tutti i suoi lavori, che non sono stati pochi, e non sono stati facili, potrà riferire il Consigliere Lanivi. Questa Commissione paritetica credo fosse formata dal Professor Onida, quale rappresentante della Regione, e dal Sovrintendente, il Dottor Thiébat, è logico, in qualità di Sovrintendente. Da parte del Ministero mi è stato detto che ci sono stati dei Funzionari che si sono alternati, ma, come ripeto, su questo sarà più preciso il Consigliere Lanivi. Questa Commissione, comunque, ha lavorato su un argomento certamente molto complesso perché ogni tanto penso, in qualità di ex insegnante di matematica, che risolvere la questione della Scuola valdostana è quasi come cercare di risolvere la quadratura del cerchio, cioè che tutti siano contenti e soddisfatti.
Allora purtroppo sappiamo che è una questione che, se verrà un giorno risolta, avverrà attraverso dei compromessi, mentre forse la legge n. 365 applicata a suo tempo avrebbe sì creato del malcontento, però non avrebbe portato la questione al punto in cui ci troviamo. Il lavoro di questa Commissione, comunque, ha permesso all'Amministrazione presieduta dal Dottor Dujany di presentare al Consiglio regionale, e precisamente in data 26 settembre 1974, uno schema di decreto delegato, che conosciamo tutti perché è stato discusso qui in Consiglio e successivamente, nei giorni scorsi, inviato in qualità di allegato alla convocazione del Consiglio. Evidentemente questo decreto delegato - e l'ho detto durante i miei interventi alla seduta del 26 settembre - ha dei lati positivi, dei lati negativi e cerca comunque di arrivare a una soluzione che sia il più possibile in armonia con il nostro Statuto speciale. È lì la questione perché evidentemente penso che quanto richiesto da noi su questo schema possa creare al Ministero - ma questi sono affari suoi - enormi difficoltà nell'accettazione integrale dello schema stesso, soprattutto in base ai decreti delegati emanati per il restante territorio nazionale, che lo Stato stesso, il Ministro stesso ha firmato.
Noi, comunque, ne avevamo discusso a lungo, ognuno di noi aveva fatto presente certe perplessità, ma il Consiglio aveva votato, a grande maggioranza, questo schema di decreto. Qui si introduce un piccolo equivoco che è stato interamente chiarito nella riunione della Commissione della Pubblica Istruzione, ma che, per onestà, devo accennare al Consiglio. Quando sono stata invitata al Ministero della Pubblica Istruzione in data 26 settembre a un certo momento uno dei Funzionari, non quelli al vertice, ma il Funzionario che era stato investito dallo studio tecnico della questione, ha semplicemente chiesto di avere gli estremi della trasmissione di questo decreto. Al mio ritorno ho chiesto alla Presidenza del Consiglio di farmi avere questi estremi ed è lì che è nato l'equivoco, perché questo schema non è stato inviato per via burocratica, cioè attraverso una regolare lettera con tanto di protocollo, e questo mi è stato interamente chiarito dal Consigliere Lanivi ne do atto e riconosco di aver forse detto: "ma è mai possibile che non si ritrovi questa lettera di trasmissione", quindi faccio la mia autocritica. Questo decreto, comunque, è stato portato a mano dall'Amministrazione regionale, penso persino fossero presenti anche il Dottor Dujany e il Consigliere Lanivi, così come il Sovrintendente, ed è stato consegnato direttamente al Ministro e ai suoi più alti Funzionari. Lasciamo pure quella questione da parte... quando sono stata convocata il 26 settembre, mi sono trovata di fronte a uno schema di decreto che non corrispondeva molto a quello che era stato trasmesso a mano e ho fatto naturalmente le debite osservazioni. Quando qualcuno mi ha detto che rappresentavo la Giunta in quel momento e che quindi era possibile arrivare a un accordo immediato - e di questo è buon testimone il Dottor Thiébat -, ho immediatamente detto: "non crediate che dia il mio benestare a questo progetto. Lo porterò su come mio dovere d'ufficio e lo sottoporrò alla Giunta, al Consiglio regionale e sono loro che dovranno decidere in ultimo".
Allora eravamo rimasti d'accordo che questo schema poteva rappresentare una traccia per ulteriori discussioni e vi garantisco che dico l'assoluta verità. Sono partita fiduciosa, si vede che non sapevo di certe cose... Eravamo rimasti d'accordo che la settimana successiva - questo era un venerdì - avrei preso degli accordi con il Funzionario incaricato per vedere di completare o far presente diverse questioni riguardanti questo schema. È inutile dirvi che durante quella settimana non sono riuscita a trovare il Funzionario in questione, l'ho solo trovato il sabato successivo e mi sono sentita dire che l'indomani, cioè il 27 - e d'altra parte ne abbiamo la conferma perché la lettera di trasmissione ufficiale al Presidente della Giunta di quella traccia di schema è datata il 27 di settembre, anche se, a causa dello sciopero delle Poste, è arrivata qui soltanto il 2 ottobre - questa traccia sarebbe stata distribuita alle Organizzazioni Sindacali, non dico definitiva, ma praticamente quasi.
Naturalmente ho fatto presente le mie riflessioni in merito chiedendo un immediato incontro che è stato fissato il giorno 7 ottobre, che era di martedì, cioè mi sembra lo stesso giorno in cui i Dirigenti sindacali romani erano venuti qui per discutere con le Organizzazioni Sindacali questa traccia che il Ministero aveva proposto. Devo dire che la seconda riunione al Ministero è stata certamente molto più leale della prima. Era presente il Funzionario più preparato per le questioni della Scuola valdostana, che era assente l'altra volta. Naturalmente è stata ribadita la posizione della Giunta con cui avevo parlato e si è cercato di far presente al Ministero che lo schema proposto, oltre a numerose omissioni materiali... per esempio, a un certo punto sullo schema stesso si parla di una Commissione nominata dal Sovrintendente, evidentemente nominata dall'Assessore... e questo indica la fretta con la quale è stato distribuito questo schema di proposta.
Dopo aver sentito la Commissione consiliare, la Giunta ha inviato al Ministero la lettera di cui darò lettura - chiedo un momento di pazienza perché con tutti questi documenti ho un po' di difficoltà a ritrovare i miei pezzi giustificativi -: "Aosta, 10 ottobre 1975, oggetto: schema del decreto delegato di cui all'articolo 19, comma terzo, della legge n. 477 del 30 luglio 1973 e alla legge n. 167 del 19 maggio 1975. In risposta alla lettera 27 settembre 1975, protocollo n. 37361 concernente l'oggetto, si comunica che dall'esame dello schema di decreto delegato per le Scuole della Valle d'Aosta predisposto da codesto Ministero e qui trasmesso per il parere di quest'Amministrazione regionale ai sensi dell'articolo 19 - eccetera - si rileva che lo schema stesso si discosta eccessivamente dai criteri informatori della proposta di schema di decreto sulla quale il Consiglio regionale si era espresso favorevolmente con propria deliberazione n. 218 del 26 settembre 1974 che si allega in copia.
Si rileva altresì che il predetto schema di decreto nel testo che viene ora proposto da codesto Ministero non può in alcun modo ritenersi in armonia con le disposizioni dello Statuto speciale di questa Regione, disattende pertanto la norma contenuta nell'ultimo comma dell'articolo 19 della legge 477 sopracitata. Per tali motivi la Giunta regionale nella sua seduta in data odierna, non concordando con il progetto di schema delegato inviato per un parere a questa Presidenza, con nota cui si riscontra, pervenuta il 2 c.m., mi ha incaricato di esprimere parere negativo all'emanazione del decreto stesso nella progettata stesura".
Aggiungerò che il 18 di questo mese, sempre per lo stesso oggetto, al Ministero della Pubblica Istruzione è stata inviata questa seconda lettera: "A seguito della nota n. 3501 del 10 ottobre 1975, cioè della prima nostra lettera, fermo restando il parere negativo sul testo dello schema di decreto trasmesso da codesto Ministero si inviano per dovere d'ufficio le tabelle annesse allo schema predetto, aggiornate alla situazione presente". Questo è tutto.
Lanivi (D.P.) - Vorrei fare delle integrazioni alla premessa dell'Assessore Viglino per evitare ogni equivoco e anche affinché il Consiglio regionale abbia un panorama completo di una vicenda lunghissima di cui sono stato in parte protagonista e responsabile. Alcune precisazioni e alcuni chiarimenti.
Dividerò la vicenda in tre parti essenziali rispetto all'applicazione dell'articolo 19 della legge n. 477: una prima parte del discorso si conclude al 31 maggio 1974, termine entro il quale il Governo doveva emanare una serie di decreti in base alla legge n. 477: stato giuridico degli insegnanti, organi collegiali della Scuola, stato giuridico del personale non insegnante, sperimentazione, ricerca e documentazione educativi; vi è poi una seconda fase che interessa la Valle d'Aosta a seguito della mancata emanazione del decreto - ho dimenticato fra i decreti quello apposito per la Valle d'Aosta in base all'articolo 19, commi terzo e quarto -, una seconda fase che si è conclusa il 1° ottobre 1974 e, infine, vi è una terza fase per il periodo dal 1° al 31 ottobre 1974. Cercherò di illustrare e di integrare le parti prima e seconda, perché le avevo seguite, e di porre alcuni interrogativi circa la terza parte.
Per quanto riguarda la prima parte, alcuni chiarimenti: sarei molto felice di accogliere un riconoscimento che non merito assolutamente perché l'inserimento del 4° comma, nell'articolo 19, è stato fatto dal Senatore valdostano Filliétroz a seguito della presentazione del terzo comma. Il terzo comma è stato un inserimento che non ci trovava e non può trovarci d'accordo. Non voglio aprire polemiche sui colori politici del presentatore, sta di fatto che la Valle è riuscita a correre ai ripari inserendo un quarto comma che lo rimette in discussione. Voglio ancora dire che la proposta della Regione che il Senatore Filliétroz aveva portato avanti, oltre a ribadire che lo Statuto rimaneva un punto fermo per affrontare il problema, prevedeva l'intesa della Regione e non solo il fatto di sentirla: "Le norme contenute nella presente legge si applicano per la Valle d'Aosta in armonia con le disposizioni contenute nello Statuto speciale, d'intesa con la Regione, in sede parlamentare", e qui sarebbe anche interessante annotare chi ha ridotto il termine "intesa" con il termine "sentito". Il Parlamento, comunque, vota il 4° comma, che dovrebbe salvaguardare i giusti interessi della Regione con il termine "sentito".
Quando, in base all'articolo 18, il Governo ha messo in piedi la Commissione dei 36 - composta da 10 Deputati, 10 Senatori, 12 rappresentanti delle Organizzazioni Sindacali e 4 esperti nominati dal Ministro -, già nel novembre-dicembre 1973, insieme con il Dottor Barbagallo abbiamo avuto il primo incontro con il Presidente di quella Commissione. La Commissione dei 36 era quella incaricata di preparare le bozze di tutti i decreti delegati. Abbiamo avuto nei mesi di novembre e dicembre due incontri con questo Presidente; perché li abbiamo avuti? Perché si temeva, e giustamente, che fosse una situazione eccezionale, delicata e particolare rispetto al resto del Paese. L'Assessore ha ricordato che già nel periodo pre-Statuto la Valle era in questa delicata e diversa situazione rispetto alle altre Regioni. Ci tenevamo a sottolineare questa diversità della situazione valdostana rispetto a ciò che questa Commissione doveva preparare.
Abbiamo avuto due incontri con il Presidente di quella Commissione e da questo Presidente volevamo ottenere - e l'abbiamo ottenuta verbalmente - l'assicurazione che, prima che questa Commissione elaborasse bozze di decreto, il Ministero avrebbe dovuto chiamare l'Amministrazione regionale. In queste due riunioni abbiamo cercato di illustrare al Presidente come vi fossero due aspetti del problema - non dico contrastanti, anzi, secondo me, non lo sono - da tenere in considerazione: uno di questi era la risoluzione del problema degli insegnanti che operano e agiscono in Valle d'Aosta; il secondo aspetto era il rispetto dello Statuto, linea quest'ultima su cui non eravamo disposti a cedere neppure di un millimetro e già nella prima fase si era cercato di individuare una linea di modo che, nel rispetto dello Statuto, nella coerenza dei principi riformatori della legge n. 477, fossero accolte le giuste richieste del mondo insegnante valdostano, che da circa 30 anni aspettava la risoluzione dei suoi problemi.
Contemporaneamente - e qui lo voglio sottolineare per evitare possibili equivoci su un episodio a cui si vuole dare forse dei toni eccessivi di polemica, non lo so per quali motivi - si cerca di far credere che l'invio di quelle proposte il 6 maggio da parte dell'Ufficio legislativo del Ministero avesse colto la Regione in contropiede, o comunque assente dal discorso e che la Giunta regionale avesse avuto interesse a nascondere un documento inviato dal Ministero. Ciò non è vero perché, dopo le riunioni di novembre e dicembre con i rappresentanti massimi responsabili della Commissione di cui all'articolo 18 (quella dei 36 che doveva preparare le bozze), alla fine del mese di febbraio, quando cominciavano ad apparire le prime bozze degli altri decreti che avrebbero avuto conseguenze sul nostro decreto, cioè le bozze dei decreti relativi alla situazione del personale, degli organi collegiali e le bozze del decreto per la sperimentazione e documentazione scolastica, alla luce di quanto sugli altri decreti stava avvenendo, abbiamo iniziato un lavoro in Valle per preparare delle proposte da porre in alternativa a eventuali proposte uscite da quella Commissione.
Ci sono stati incontri con le Organizzazioni Sindacali ed esattamente prima - sto parlando della prima fase - della scadenza del 31 maggio ci sono stati tre incontri non solo con le Organizzazioni Sindacali, ma anche con il Presidente della Commissione regionale consiliare della Pubblica Istruzione, presenti e invitati i Parlamentari. Queste riunioni sono avvenute: il 30 aprile, presenti la C.I.S.L. Scuola, la C.G.I.L., il S.A.V.T., il Sindacato Nazionale Scuola Media e il SI.NA.SC.EL.; l'11 maggio, presenti i due Parlamentari Filliétroz e Chanoux, di nuovo tutte le Rappresentanze Sindacali e anche il Presidente della Commissione della Pubblica Istruzione, Di Stasi, e il 16 maggio.
Il 6 maggio, smentendo la promessa fatta dal Presidente della Commissione, dal Ministero arriva una proposta dall'Ufficio legislativo che non ci tiene in considerazione, perché? Perché è una proposta che assolutamente non tiene conto dello Statuto. Secondo noi, è una proposta che la Regione, considerata la sua volontà di garantire le prerogative contenute nello Statuto, non può assolutamente tenere in considerazione. In effetti, con un telegramma in data 8 maggio il Presidente dichiara di non poter assolutamente concordare con le proposte fornite dall'Ufficio legislativo del Ministero. Il 17 maggio c'è un incontro con il Ministro - non voglio sbagliare date, anche per essere molto preciso - presenti, oltre la Sovrintendenza, il Sovrintendente, l'esperto che avevamo individuato nel Professor Onida, il Presidente e il Capo di Gabinetto del Ministero.
In quell'incontro abbiamo presentato al Ministro l'assoluta non concordanza della Regione con le proposte inviateci dall'Ufficio legislativo per il semplice fatto che queste proposte, non tenendo conto delle prerogative, non essendo in armonia con le disposizioni contenute nello Statuto speciale, erano anche in contrasto con quanto veniva affermato nel 4° comma dell'articolo 19 della stessa legge n. 477. Abbiamo detto al Ministro che eravamo in grado di presentare delle proposte regionali a quello schema che il Ministero aveva inviato. In effetti, lo stesso Ministro ci ha richiesto queste proposte e ci ha garantito che, entro il 31 maggio, ci sarebbe stato un successivo incontro per mettere a punto un'eventuale proposta risolutiva, ciò non è avvenuto. Il 24 maggio ufficialmente presentavamo non solo la proposta, e anche a seguito degli incontri con le Organizzazioni Sindacali... e con alcune riunioni della Commissione Pubblica Istruzione presentavamo delle controproposte... una proposta articolata a uno schema di decreto che rappresentava un modo di vedere il problema che salvaguardasse i diritti stessi della Regione. Accanto a questo vi era una proposta illustrativa, una nota dello schema proposto.
Il Ministero lascia passare il termine del 31 maggio; in effetti entro quella data vengono emanati altri decreti, ma su quello della Valle d'Aosta non succede niente. Le giustificazioni a questa mancata emanazione ci vengono illustrate dal Ministro stesso nella riunione del 29 luglio 1974. A seguito della mancata emanazione vi è una serie di proteste dell'Amministrazione regionale, fatte in forma ufficiale, non solo con telegrammi del Presidente della Giunta, ma anche con una mozione approvata da questo Consiglio regionale, mi pare il 15 giugno 1974, in cui si richiede un nuovo incontro con il Ministro che ci viene concesso... il 9 luglio, mi sono sbagliato prima: il 9 luglio si ha un secondo incontro con il Ministro e in quella sede il Ministro era accompagnato dal Capo dell'Ufficio legislativo, dal Capo di Gabinetto e la Regione era rappresentata, oltre che dal sottoscritto, dal Presidente della Giunta Dujany, dal Professor Onida, dal Sovrintendente Thiébat e dall'Onorevole Chanoux. In quella data del 9 luglio il Ministro ha giustificato la mancata emanazione del decreto della Valle d'Aosta per il fatto che gli è venuto a mancare il tempo per esaminare le proposte regionali. Il Ministro ha detto: "dovevamo vedere le conseguenze degli altri decreti su quello possibile della Valle d'Aosta e, dato che per gli altri decreti, soprattutto circa lo stato giuridico degli insegnanti e gli organi collegiali, direi l'intesa con le Organizzazioni Sindacali era avvenuta poche ore prima della riunione del Consiglio dei Ministri, in cui erano stati approvati gli altri decreti, ci era mancato tempo materiale per affrontare seriamente il problema della Valle d'Aosta", queste sono le dichiarazioni del 9 luglio 1974 del Ministro alla delegazione valdostana.
Il Ministro afferma, comunque, piena disponibilità per portare avanti con urgenza i problemi lasciati in sospeso o venutisi a creare a seguito della mancata emanazione del decreto, che erano fondamentalmente tre: l'applicazione dell'articolo 17, la nuova proposta di legge per la proroga della delega al Governo che era venuta a scadere il 31 maggio e la nuova bozza di decreto per la Valle d'Aosta. Per quanto riguarda i due ultimi punti: proroga della delega e nuova bozza, nuove proposte di decreto per la Valle d'Aosta, concordiamo su alcuni punti: proroga dal 31 maggio 1974 al 30 giugno 1975; seconda nomina di un Comitato tecnico misto Ministero-Regione per verificare, approfondire e portare avanti - e qui voglio che sia sottolineato - non le proposte che il 6 maggio il Ministero ci ha inviato, ma la proposta che la Regione aveva trasmesso al Ministero. La base di lavoro, di partenza e di approfondimento del lavoro da portare avanti quindi erano le proposte che, annunciate il 17 maggio e presentate a mano il 24 maggio, erano ufficialmente presentate unite a una nota illustrativa del problema della Scuola valdostana. In questa riunione del 9 luglio vi è stata ancora la promessa di un nuovo incontro Ministero-delegazione valdostana non appena questo lavoro fosse stato compiuto, al termine delle vacanze estive dell'agosto 1974. In effetti, questo Comitato misto ha lavorato con una certa rapidità e queste riunioni sono avvenute il 29 luglio e il 6 agosto 1974. La Regione ha nel frattempo individuato nel Sovrintendente agli studi, Dottor Thiébat, e nel Professor Onida i suoi tecnici, mentre il Ministero nella riunione del 9 luglio ha indicato il Capo dell'Ufficio legislativo e il Capo di Gabinetto come i due Responsabili di parte ministeriale. A queste riunioni del Comitato tecnico misto hanno partecipato altri Funzionari esperti nei singoli problemi che dovevano essere approfonditi.
Il 6 agosto si è svolta l'ultima riunione, che ha segnato un complessivo accordo a livello tecnico da parte della Regione e del Ministero. Accanto ai due tecnici di parte regionale Thiébat e Onida, oltre al sottoscritto, è stato sempre presente a tutte e tre le riunioni il Parlamentare Chanoux, così come voglio dire che in due su tre delle riunioni (quasi tutte) ha partecipato il Presidente della Commissione dei 36: la Commissione con il compito di verificare tutte le proposte di decreto delegato che andranno poi presentate al Ministro e quindi al Governo. A metà agosto del 1974 il Presidente della Giunta regionale ha trasmesso al Ministro la bozza che aveva raggiunto l'accordo tra Ministero e Regione e ha sottolineato al Ministro i due punti in sospeso. Cerco di citare il contenuto dei due punti in sospeso: l'articolo 7 conteneva l'insieme delle richieste che avevamo raccolto da parte sindacale - e ho citato alcuni dubbi di costituzionalità da parte dei tecnici del Ministero - e l'articolo 10, cioè l'Istituto di ricerca, sperimentazione e documentazione educativi, articolo 10 sul quale già il Ministro - questo ci tengo a dirlo - nella riunione del 9 luglio aveva sollevato dei dubbi e aveva detto che, secondo lui, la Regione non doveva avere un proprio Istituto di ricerca, sperimentazione e documentazione.
Qui si chiude - poi approfondiamo questo discorso - la terza fase. Il 1° ottobre il Ministro ci ha concesso il terzo incontro nel giro di 4-5 mesi. Anche questa volta l'incontro è al più alto livello e ha tutti i caratteri meno la nostra impressione della chiusura di un discorso. Accanto al Ministro Malfatti sono presenti il Capo dell'Ufficio legislativo, il Capo di Gabinetto, i due Responsabili indicati dal Ministro stesso per la verifica sul piano tecnico delle proposte regionali e che avevano collaborato alla stesura della nuova bozza, oltre al Presidente della Giunta Dujany, al sottoscritto, al Professor Onida, al Dottor Thiébat, ai due Parlamentari Chanoux e Filliétroz e al Dottor Bassanini, Capo di Gabinetto del Ministero alle Regioni. In quella sede consegniamo già la proposta che il Consiglio regionale in data 26 settembre aveva approvato: proposta che aveva avuto tutta una serie di verifiche anche in Valle d'Aosta.
Voglio ricordare ancora l'incontro con le Organizzazioni Sindacali del 1° giugno a seguito della mancata emanazione e quello del 13 settembre, sempre con loro, per una verifica della bozza concordata a livello tecnico; in quella sede i Sindacati, a cui avevamo fatto notare i rilievi avanzati da parte tecnica e ministeriale, hanno riformulato le loro proposte che sono state poi inserite nel testo che è stato trasmesso al Consiglio regionale. Il Consiglio regionale, in data 26 settembre, ha approvato, con alcune integrazioni formulate dai Capi Gruppo presenti, l'integrazione con la nuova formulazione delle richieste da parte sindacale. Il 1° ottobre abbiamo consegnato questa bozza al Ministro.
Qui voglio ancora ricordare le cose dette in quella riunione dal Ministro: "Per quanto riguarda la legge di proroga della delega, questa legge con scadenza 30 giugno è già stata approvata dal Senato e mi auguro che, entro la fine di questo mese, o di ottobre, il Parlamento l'approvi in via definitiva - aveva più che da passare alla Camera - prendo atto del buon lavoro svolto dal Comitato tecnico misto, rimangono pochissimi problemi da affrontare e in linea di massima i tecnici ministeriali mi hanno già detto dell'esito o del modo positivo in cui i lavori sono svolti". Ha indicato ancora il suo punto sul quale, a suo giudizio, non vi era l'accordo - e tra le altre cose noi l'avevamo già sottolineato nella lettera di trasmissione di questo documento -: l'Istituto di ricerca, documentazione e sperimentazione.
Il Ministro ha poi detto ancora: "Giunti a questo punto, ritengo che possiamo decisamente anticipare la scadenza del 30 giugno, cioè la legge parlamentare fisserà nel 30 giugno il limite, la scadenza della delega. Nessuno ci vieta addirittura di arrivare entro quest'anno (il 1974) all'approvazione del decreto per la Valle d'Aosta". Il buon Ministro non sapeva che tre giorni dopo il Ministero di cui faceva parte sarebbe andato in crisi, in quella riunione aveva prefissato una riunione con noi entro la fine del mese di ottobre, che non è potuta avvenire perché il Ministro si è dimesso tre o quattro giorni dopo questo incontro dato che poi è iniziata la crisi.
Ci tengo a sottolineare un dato che è importante perché indica, direi, un problema che interessa la Regione: i rilievi da parte tecnica erano relativi alle proposte formulate dalle Organizzazioni Sindacali, però la nuova bozza che il Ministero ha trasmesso ci dice che questi dubbi non erano fondati, o comunque che erano superabili. Nella seconda formulazione fatta dai Sindacati e contenuta nella bozza approvata del 26 settembre quelle proposte sono state interamente ripescate e rimesse (l'articolo 7). Nella bozza di decreto che il Ministro ha trasmesso a questa Giunta qualche giorno fa quindi quei rilievi sono superati, rimane il problema centrale per il Ministro: non si ritiene che la Valle d'Aosta possa avere un Istituto di ricerca e sperimentazione. Non solo, il Ministro ha avanzato anche una proposta sulla quale ci siamo dichiarati contrari, cioè non fare l'Istituto di ricerca, documentazione e sperimentazione in Valle d'Aosta, ma aprire una sezione per la nostra Regione presso l'Istituto di ricerca, documentazione e sperimentazione del Piemonte; secondo noi, una cosa assolutamente da evitare in qualsiasi modo, tant'è vero che anche con i Sindacati ho presentato la nostra proposta per uscire dal problema. Nel caso in cui il Ministro avesse fatto guerra su questo punto, avremmo potuto stralciare questa parte di questo articolo e richiedere nel contempo che il Ministro non aprisse una sezione per la Valle d'Aosta a Torino, ed eventualmente la Regione avrebbe provveduto con un suo intervento a crearne uno in Valle d'Aosta. Il pericolo era che l'aggancio alla Sezione piemontese dell'Istituto avrebbe teso - anche per le conseguenze che avrebbe poi potuto avere sulla realtà valdostana - in questo campo a trasformare la Valle d'Aosta in Provincia, in zona aggregata a una più ampia e con altri problemi come quella torinese e piemontese, e naturalmente con quest'aggregazione tutto un discorso particolare della Valle d'Aosta sarebbe stato fatalmente vanificato. Ora, queste sono le integrazioni della vicenda.
Quanto avvenuto successivamente ci lascia molto sorpresi e alcuni interrogativi meritano una risposta da parte di questa Giunta. Il primo interrogativo è relativo alla scadenza del termine di proroga della deroga. Come mai una legge che proponeva la scadenza della delega al Governo il 30 giugno, approvata già da un ramo del Parlamento (il Senato), a un certo punto si perde e riemerge approvata dal Parlamento con data 31 ottobre?
Secondo interrogativo. Il Ministero era stato coinvolto dal discorso, perché il lavoro del Comitato tecnico misto voleva dire il coinvolgimento degli organi tecnici del Ministero su un discorso che, in qualche modo, li impegnava. Risulta pertanto estremamente difficile da comprendere che esattamente un anno dopo l'approvazione solenne e ufficiale da parte di questo Consiglio di una proposta regionale che aveva già l'accordo a livello tecnico con il Ministro - e sul quale il Ministro si era dichiarato fondamentalmente e complessivamente d'accordo, tranne il discorso dell'Istituto di ricerca, sperimentazione e documentazione - il Ministero invii una proposta che non tiene conto di questo lavoro che l'aveva visto coinvolto. Non solo, ma da quel lavoro, di cui alcuni Funzionari fingono di non sapere nulla, vengono estratti - e basterebbe un esame comparativo - a blocco degli interi commi, e quali commi vengono estratti? Alcune parti che tendono a risolvere il contenuto dell'articolo 3 ma dimenticano completamente il 4° comma, di cui questa bozza di decreto non può non tenere conto, non può che rispettare le prerogative, i diritti e le competenze che lo Statuto speciale fissa per la Valle d'Aosta. Non solo, nelle note illustrative della prima proposta che avevamo consegnato al Ministro prima della scadenza del 31 maggio avevamo sottolineato - e ne avevamo poi discusso successivamente con i tecnici - come il decreto per la Valle d'Aosta dovesse essere del tutto particolare, perché? Perché, da una parte, doveva rispettare lo Statuto - non potevano essere cedute né prerogative, né diritti dello Statuto (legge costituzionale) -; dall'altra, secondo problema, il decreto doveva essere aderente e coerente alla logica informatrice della legge n. 477, che prevedeva la costituzione di tutti quegli organi collegiali della Scuola, che la Regione doveva fare ma con gli adattamenti alla propria realtà.
Terzo interrogativo: il problema degli insegnanti.
Non ve li dico per ordine di importanza, ma questi erano i tre poli del problema, a cui ne abbiamo voluto aggiungere un quarto. La Regione, facendo sacrifici, ha sempre ritenuto - e, secondo me, ha fatto bene - di dare alla Scuola il suo giusto rilievo e la sua giusta importanza. Dato che il problema della Scuola valdostana è un problema che giace irrisolto da 30 anni e dato che la Regione l'ha pagato ad alto prezzo - dobbiamo dire che il costo per la gestione negli ultimi anni tende al tetto dei dieci miliardi, aumentando il volume di spesa dell'Assessorato della Pubblica Istruzione -, era giusto che il decreto stesso cominciasse a dare una soluzione a tutta un'altra serie di problemi, tipo le modalità di attuazione dell'articolo 40 dello Statuto, così come si doveva avviare il meccanismo per rendere possibile gli adattamenti dei programmi scolastici alla particolare realtà valdostana. Ci tengo a precisare che, dal punto di vista tecnico, su queste linee non esistono problemi (questo ce l'hanno detto i tecnici che hanno lavorato con noi).
La bozza che questo Consiglio ha votato a stragrande maggioranza quindi cerca di rispondere a queste quattro esigenze: rispetto dello Statuto, coerenza con i principi informatori della legge n. 477, risposta positiva alle giuste richieste avanzate dal mondo sindacale della Scuola, a cui fin dall'inizio abbiamo detto - e questo l'ho ripetuto più volte -: "tutte le vostre richieste sono accettabili fino al limite dello Statuto". Su questo ritengo che abbiamo lentamente, anche se faticosamente, superato antiche diffidenze. Vi è poi chi può ancora avere strumentalizzato diffidenze, rianimato vecchi fantasmi. Coloro che agiscono in questo modo lo fanno solo per due ragioni: o perché sono contrari a una politica regionalista in maniera dichiarata o mascherata e tendono ad affermare una politica, secondo me, negativa e superata dallo Stato italiano, che afferma un'assoluta prevalenza della centralizzazione in questo discorso - centralizzazione che è messa fieramente in discussione dalla Valle d'Aosta per quanto lo Statuto le garantisce -; o per mantenere poteri personali.
Ci siamo impegnati affinché questa proposta garantisse la libertà e la dignità degli insegnanti. Sapevamo e sappiamo che, senza la collaborazione degli insegnanti, non si può attuare una politica scolastica in Valle d'Aosta e che quindi queste garanzie andavano fornite; riteniamo di averle date in questa bozza che il Consiglio regionale ha approvato e di aver nel contempo rispettato lo Statuto. Abbiamo, credo, presentato in questa proposta anche delle soluzioni ad altri problemi che, secondo noi, potevano trovare spazio in questa proposta, tipo le modalità di attuazione dell'articolo 40.
Ora, però, gli interrogativi sono di questo tipo: come mai questa scadenza è slittata quando vi erano tutti i presupposti perché il problema fosse definito brevemente? Come mai - e questa è una domanda che rivolgo alla Giunta - dal 1° ottobre si è aspettato la fine di settembre per riprendere un discorso che, tra parentesi, era già a buon punto di cottura? Come mai il Ministero si comporta in un modo così strano? E qui però alcune cose sono comprensibili in assenza di una costante pressione del potere politico regionale. Sul Ministero a Roma si sono fatte forti quelle voci che, nel rispetto dello Statuto, hanno, secondo me, una sbagliata concezione della difesa degli insegnanti. Ci sono fatti abbastanza forti, tant'è che, come ho detto, blocchetti interi sono stati pescati e hanno poi fatto oggetto di una nuova proposta.
Vorrei ancora fare un discorso: mi risulta che alcuni responsabili delle Organizzazioni Sindacali nazionali abbiano detto che, dato che la bozza della Regione votata il 26 settembre non ha più l'appoggio di questa Giunta, dobbiamo ritirarci su un terreno inferiore. Voci dicono che la riunione di oggi dovrebbe permettere di sapere in maniera chiara se vi è o non vi è ancora questa volontà.
Inoltre, secondo me, nella lettera che il Presidente della Giunta ha inviato il 10 ottobre vi è una lacuna, una dimenticanza che ha un suo valore: si trattava cioè di sottolineare al Ministro che non solo non eravamo d'accordo con la bozza speditaci il 6 settembre (bozza arrivata il 2 ottobre di quest'anno), ma di sottolineare che la proposta votata dal Consiglio aveva l'accordo complessivo - e vi era stata la trasmissione dello stesso a metà agosto del 1974 - della parte tecnica ministeriale, il Ministero cioè era già stato coinvolto nella formulazione di una bozza che poi il Ministero stesso pare dimenticare. Secondo me, questo andava sottolineato, così come, se la richiesta era stata precedentemente avanzata in due occasioni, il Presidente della Giunta doveva richiedere la sua presenza nel momento della discussione di questo problema da parte della Commissione dei 36 e doveva ricordare al Ministro che nella seduta di Governo in cui sarà discusso questo decreto la Regione dovrà essere presente con il suo Presidente della Giunta.
Ecco, questo è quanto dovevo dire a integrazione e queste sono le domande che pongo.
Caveri (U.V.) - La parola al Consigliere Chincheré.
Chincheré (P.C.I.) - Come nostra abitudine, quando un Assessore parla, soprattutto se lo fa su argomenti importanti come quello della Scuola, lo ascoltiamo sempre con molta attenzione, ma ci sembra che la relazione dell'Assessore abbia omesso, non so se casualmente o volutamente, due cose molto importanti: la prima è se questa maggioranza ha una spiegazione da dare sul perché e sul come si è arrivati all'attuale bozza di decreto delegato per la Valle d'Aosta; la seconda: visto che non siamo ancora il 31 ottobre e che sul piano teorico un certo potere di contrattazione ce l'abbiamo ancora, che cosa concretamente si intende fare o proporre a questo Consiglio di fare per modificare profondamente - perché le due bozze non sono nemmeno cugine prime, non sono difformi, sono due cose diverse - la nuova bozza ministeriale. Tale bozza oltre tutto, per la stessa ammissione dell'Assessore alla Pubblica Istruzione, contiene anche delle inesattezze dovute a errori di dattilografia, cosa che ovviamente non depone a favore della funzionalità dei nostri cari Ministeri ed è una carta in più per dire che i problemi della Valle d'Aosta da parte del Governo romano sono trattati in modo estremamente rapido e superficiale. La chiave di lettura dell'intervento dell'Assessore alla Pubblica Istruzione - esiste una chiave di lettura di tutti gli interventi, compreso quello dell'Assessore - la riassumerei utilizzando il termine "stupore", ma stupore di cosa?
La nostra vecchia bozza è stata respinta, perché si vuole addossare a responsabilità esclusivamente "romane" l'affossamento di tale bozza? Perché non esistono altre responsabilità e di altro tipo? Forse il Consiglio regionale aveva esagerato a proporre quelle modifiche all'articolo 5 fatte dai Sindacati e da noi accettate e l'inserimento di un richiamo esplicito alla legge n. 365? Ovviamente, da questo punto di vista, non abbiamo avuto sorprese perché nella nuova bozza queste due modifiche sono state integralmente accolte all'articolo 7 e in altri articoli, e allora qual è la spiegazione?
Proviamo ad affrontare la storia più recente dei decreti delegati per la Valle d'Aosta. Il Consiglio regionale - e questo è stato ricordato - in data 26 settembre 1974 approva, a eccezione del Movimento Sociale Italiano e della Democrazia Cristiana, una bozza di decreto delegato sul quale non mi dilungo oltre per il momento perché la storia è stata ampiamente svolta. In sede di discussione del bilancio di previsione per il 1975, il Gruppo Comunista, in data 26 febbraio 1975, presenta un ordine del giorno che mi permetto di rileggere: "Il Consiglio regionale della Valle d'Aosta... visto l'articolo 19 della legge 30 luglio 1973, n. 477, che prevede l'emissione di apposito decreto delegato per la Valle d'Aosta; tenuto conto che il Governo dovrebbe ricevere la delega dal Parlamento in tempi relativamente brevi; ribadita la validità delle proposte fatte dal Consiglio regionale - con le eccezioni che ricordavo prima - in data 26 settembre 1974, concernente una bozza di decreto delegato; delibera di impegnare la Giunta a promuovere tutte quelle iniziative per una rapida soluzione di quanto previsto dalla legge 30 luglio 1973, n. 477; a definire, dopo ampia consultazione di tutti gli Enti locali, le forze sociali e sindacali, i distretti scolastici da istituire in Valle d'Aosta". Quest'ordine del giorno viene clamorosamente bocciato dall'attuale maggioranza e ottiene i voti favorevoli del Partito Comunista e dei Democratici Popolari.
I Comunisti, testoni come sono, ripresentano in data 30 giugno 1975 lo stesso identico ordine del giorno trasformato in mozione, che è firmata congiuntamente da alcuni Consiglieri dei D.P., e improvvisamente questa mozione che prima era stata bocciata viene approvata all'unanimità. Ora, qui ne deriva una domanda immediata perché ovviamente queste cose lasciano un segno politico, queste cose consentono manovre di corridoio e sottobanco: perché ci furono valutazioni così difformi di fronte a un deliberato uguale? Ci sono ovviamente delle responsabilità anche nostre, valdostane, di questo Consiglio regionale, perché i casi sono due: al di là dei voti espressi da parte della vecchia Giunta, che poi è la stessa di oggi - e qui ovviamente vi è un'altra domanda -, c'era un sostanziale accordo ad affossare la vecchia bozza di decreto delegato, oppure c'è stata una totale mancanza di attività, di iniziative da parte di questa Giunta per portare avanti il decreto delegato per la Valle d'Aosta. Direi che questa tesi è suffragata anche da un'altra cosa, perché la Regione ha ricevuto in data 2 ottobre la nuova bozza ministeriale, ma i Consiglieri regionali che non fanno parte della maggioranza sono venuti a conoscenza, attraverso fonti diverse dell'Assessorato, soltanto in data 9 ottobre dell'esistenza della bozza stessa e viene davvero da chiedersi quali iniziative pubbliche, concrete, consiliari, o perlomeno a livello di Commissioni consiliari, sono state prese dall'Assessore alla Pubblica Istruzione per rifiutare quest'ultima bozza ministeriale.
Ora, vorremmo innanzitutto ribadire il perché noi siamo d'accordo con la vecchia bozza, che ci sembra l'unica base seria di trattativa con il Governo. Noi eravamo d'accordo e lo siamo tuttora sostanzialmente per cinque motivi:
- primo motivo: quella bozza al contrario di questa dà una visione unitaria della Scuola che parte dalla Scuola materna e finisce alla Scuola media di secondo grado superiore, mentre la nuova bozza lascia fuori totalmente la Scuola materna e mette in discussione seriamente che la Scuola media di secondo grado sia di competenza regionale;
- secondo motivo: quella bozza, pur salvaguardando i diritti particolari della nostra Regione, salvaguardava fino in fondo i diritti del personale insegnante e non insegnante;
- terzo motivo: prevedeva la figura del Provveditore agli studi a livello regionale, figura per noi validissima e indispensabile;
- quarto motivo: rispettava le nostre caratteristiche nella formazione dei vari Consigli di disciplina previsti dai decreti delegati e per quanto riguarda i distretti scolastici;
- quinto motivo, che può sembrare solo formale, ma è di sostanziale importanza: aveva un iter corretto, nel senso che veniva elaborato congiuntamente dal Consiglio regionale e dal Ministero competente.
La nostra battaglia per i decreti delegati ovviamente non è solo una battaglia di forma, di rispetto di una legge nazionale. In Valle d'Aosta si parla giustamente molto di etnia, direi che qualche volta se ne parla anche a sproposito e qualche volta anche in modo strumentale, perciò se è vero che etnia oggi vuol dire recupero positivo del territorio, vuol dire rispetto e potenziamento della nostra lingua, vuol dire salvaguardia delle tradizioni, è altrettanto chiaro che dobbiamo trovare un punto corretto di saldatura fra tutte queste cose. È la società civile che va avanti, si tratta di trovare una saldatura tra il presente e il futuro; questa saldatura ovviamente non la possiamo trovare se non abbiamo una Scuola che risponde alle nostre esigenze. Eravamo e siamo dell'opinione che i decreti delegati non possono essere soltanto un nuovo strumento per un governo democratico della Scuola, accanto a questa funzione devono essere anche strumenti per una riforma seria della Scuola italiana e della Scuola valdostana in particolare.
Abbiamo fatto delle domande, aspettiamo delle risposte altrettanto precise e concrete quanto lo sono state le nostre domande, dopodiché vedremo di chi sarà la responsabilità di tutto quanto è successo.
Caveri (U.V.) - La parola al Consigliere Ramera.
Ramera (D.C.) - Il collega Chincheré ha sempre modo di guastare le atmosfere, provocando polemiche che vorrei non raccogliere perché questo è un discorso serio che attende da 30 anni una soluzione. Molto probabilmente avrebbe avuto soluzione perché credo che alla base di tutto ci sia quello che ha detto il Consigliere Lanivi e l'anno scorso ci sono state forse delle diffidenze da parte del mondo della Scuola. Diffidenze che - il sottoscritto che proviene dal mondo della Scuola ha subito a suo tempo anche certi sistemi di una certa Scuola - sono rimaste intatte e che quindi abbiamo raccolto e avevamo votato contro proprio per queste motivazioni che risultano nel verbale della seduta del 26 settembre dello scorso anno, io le adducevo come pregiudiziale al nostro voto contrario.
Io qui non voglio fare polemica, ma premesso che il Consigliere Chincheré ha detto che il documento della nuova bozza inviata dal Ministro Malfatti è arrivato il 2 ottobre, ma i Consiglieri l'hanno conosciuto il giorno 9, avrei voluto che l'ottimo lavoro svolto lo scorso anno, e che ci ricordava nella sua lunga relazione il Consigliere Lanivi, fosse stato fatto conoscere altrettanto tempestivamente al Consiglio regionale. Molto probabilmente lo stesso Consiglio, con maggior conoscenza di causa e con maggior senso di responsabilità, lo avrebbe votato anche all'unanimità. Attraverso le relazioni della Signorina Viglino e del collega Lanivi sono venute fuori appunto notizie che io - ma credo anche gli altri - ignoravo. Il Ministro Malfatti ha inviato nel maggio dello scorso anno una bozza richiedendo una sollecita risposta; la Giunta, non essendoci il tempo, ha fatto bene a inviare il telegramma respingendo la bozza, dopo ci si è incontrati con il Ministro, sono state fatte riunioni di Comitato misto senza che il Consiglio regionale fosse investito minimamente del problema ...(voce di un Consigliere)... sì, ma per votare la mozione che abbiamo votato anche all'unanimità ...(voce di un Consigliere)... comunque adesso non so per cosa, però il problema non ci era stato portato... adesso non voglio mica fare una polemica! Sei stato talmente tranquillo, talmente onesto nella tua esposizione che non voglio ...(voce di un Consigliere)... io altrettanto! Dopodiché c'è stato l'incontro con il Ministro il 9 luglio, ci sono state tre riunioni di Comitato misto e molto probabilmente... non lo so, adesso non posso avanzare delle ipotesi sbagliate, però se anche il Consiglio regionale fosse stato investito almeno in forma conoscitiva di quanto si andava discutendo, molto probabilmente, invece di essere influenzati dalle Organizzazioni Sindacali che contano, avremmo potuto essere noi stessi a influenzare promuovendo degli incontri congiunti tra Commissione Pubblica istruzione... magari tra Consiglio regionale e Organizzazioni Sindacali, come si fa per altre vicende, e quasi certamente saremmo arrivati a un altro risultato; comunque in questo momento cosa vogliamo fare?
Se i tempi sono stretti - e l'ho già detto in Commissione Pubblica Istruzione -, ci rimane da richiedere un incontro immediato tra le varie Forze politiche che compongono questo Consiglio, sia attraverso la Commissione Pubblica Istruzione, sia attraverso altra Commissione, sia attraverso altra rappresentanza, con il Ministro - prendiamo pure la bozza dell'anno scorso, a quanto pare le Organizzazioni Sindacali hanno modificato quelle titubanze, quelle diffidenze che sono regnate nella Scuola per oltre 30 anni, e molte volte anche giustificate - di modo che si arrivi a una definizione del problema. Stabilirei anzi in due tempi, anche se velocissimi, un incontro di questa rappresentanza che deve andare a discutere con il Ministro con le Organizzazioni Sindacali e subito dopo l'incontro con il Ministro e la definizione, ma in maniera definitiva, di questo decreto delegato che risolva una volta per tutte questo trentennale problema che ci sta sulle spalle e che ogni tanto risorge per motivi vari, o perché sollecitato quasi sempre da provvedimenti esterni.
Se non ci fosse stata la storia dei decreti delegati, molto probabilmente la definizione del problema della Scuola sarebbe rimasta ancora a dormire; su quei banchi si sono alternati tutti i colori dell'arcobaleno, quindi ognuno di noi, ogni Gruppo ha le proprie responsabilità per non aver risolto la questione. Molto probabilmente, senza questo decreto delegato, il Consiglio regionale ancora una volta avrebbe slittato sull'argomento per evitare quelli che possono essere i fondi giustificativi o meno con le Organizzazioni della Scuola.
Io quindi sarei per trattare la cosa senza polemiche perché a un certo momento molto probabilmente un po' tutti abbiamo commesso errori nel non risolvere il problema della Scuola, questo è chiaro. Anche su questa vicenda le responsabilità sono di tutti, quindi definiamo il problema stamattina attraverso una proposta concreta in cui si chieda effettivamente questo incontro con il Ministero e prendiamo pure la bozza dello scorso anno... in maniera che il 31 ottobre si arrivi finalmente al decreto delegato.
Questa è la mia proposta, quindi non si venga con pretesti vari a interpretare il voto, perché nel verbale dello scorso anno risulta chiaramente che cosa dissi: che era una questione semplicemente sindacale. Mi ricordo che l'amico Dujany affermò che non era un problema esclusivamente sindacale, ma una scelta politica. Se scelta politica deve essere, i Gruppi si facciano rappresentare dal loro miglior rappresentante relativamente al problema, di modo che, insieme all'Assessore alla Pubblica Istruzione e al Presidente della Giunta, ci sia un incontro con il Ministro per definire una volta per tutte questa questione, bando alle polemiche, perché altrimenti ognuno ha i propri meriti e i propri demeriti in quest'aula!
Viglino M. Ida (R.V.) - Nell'introduzione che ho fatto ho già espresso, come ha rilevato il Consigliere Chincheré, un certo stupore circa la differenza sostanziale che esisteva tra lo schema consegnato nelle mani del Ministro il 1° ottobre del 1974 e quello schema che il 27 settembre mi è stato presentato come una traccia su cui doveva essere aperta una breve discussione. Non posso evidentemente conoscere le ragioni che hanno portato allo slittamento dal 30 giugno al 31 ottobre della legge delega, posso solo dire che diverse volte mi sono rivolta al Deputato Chanoux per parlare dell'argomento. L'Onorevole Chanoux mi ha detto più di una volta di essersi interessato affinché la legge delega fosse approvata dalla Camera e io non posso sapere per quale motivo la Camera ha pensato di cambiare la data di scadenza e così prolungando un iter legislativo che ha portato alla pubblicazione della legge stessa soltanto alla data che ho già citato nel mio primo intervento.
Per quanto riguarda l'accusa che mi è stata fatta di avere soltanto portato alla conoscenza della Commissione Pubblica Istruzione la bozza di decreto, ho le date sottomano e le posso benissimo enunciare: la lettera inviata raccomandata espresso in data 27 settembre dal Ministero al Presidente della Regione Valle d'Aosta porta come data del bollo della Regione Autonoma il 2 ottobre 1975. Probabilmente, dopo che questa lettera è stata ricevuta e bollata, è stata trasmessa al Dottor Lucat, che mi ha telefonato sabato mattina 4 ottobre per dirmi che era arrivata. Siccome il Presidente era in ufficio quel giorno, immediatamente gli ho chiesto un colloquio - era già il 4 ottobre - e ho di nuovo fatto le telefonate a Roma. Ho trovato il Funzionario che non ero riuscita a trovare durante tutta la settimana - e questo mi aveva già messo un dubbio -, il quale mi ha detto tranquillamente: "per accelerare i tempi - questa è stata la giustificazione del Ministro -, avevano pensato bene l'indomani stesso - cioè del mio soggiorno a Roma il 27 - non soltanto di inviare questa lettera al Presidente della Giunta regionale, ma di farne una distribuzione ad alcuni Sindacati", perché si vede che per Roma non esiste il Sindacato nazionale della Scuola media, che qui raggruppa almeno il 70 percento dei professori; questo, comunque, non mi riguarda. Sabato 4 ottobre, dietro naturalmente mia richiesta formale, il Ministero mi fissa un appuntamento per il martedì mattina. Quel giorno siamo partiti, naturalmente la sottoscritta accompagnata non soltanto dal Dottor Thiébat, ma anche dal Dottor Burro, in modo da vedere come mai era capitato tutto questo. Siamo arrivati al Ministero a mezzogiorno e un quarto a causa di scioperi del volo aereo, e abbiamo incontrato - per me era la prima volta - il Capo dell'Ufficio legislativo, che più di una volta è stato citato dall'ex Assessore Lanivi. Ora, sia ben chiaro che non ho alcuna ragione di dubitare neanche un istante di quanto ha detto l'ex Assessore Lanivi circa la disponibilità del Ministero al 1° ottobre 1974, però non capisco come mai questa disponibilità non sia emersa nei due colloqui che sono durati tre ore ognuno in mia presenza. Quando l'ho fatto presente dicendo che esisteva una bozza approvata dal Consiglio e concordata con tecnici del Ministero, mi è stato detto che il comma 3 dell'articolo 19 limita notevolmente le possibilità di accoglienza di alcuni... e specialmente la questione centrale del Consiglio scolastico regionale è in antitesi con le disposizioni emanate attraverso i decreti delegati.
Ho fatto le mie proteste, profondamente sentite, perché in questo momento la potestà della Regione veniva completamente dimenticata e ho detto che la Giunta avrebbe immediatamente preso visione delle loro proposte. Mi sono riservata anzi senz'altro di provocare una convocazione del Consiglio regionale perché ho detto - e ho dei testimoni - che l'organo supremo era sempre il Consiglio regionale. Siamo rientrati martedì sera, evidentemente mercoledì non è stato possibile convocare la Commissione consiliare, che è stata convocata per giovedì. Durante tale riunione della Commissione abbiamo raggiunto un certo accordo che ho portato in Giunta l'indomani mattina. Siccome la Giunta aveva già concordato il mercoledì su una presa di posizione che era assolutamente contraria a questo schema, confortata anche dal parere della maggioranza della Commissione consiliare, il Presidente ha potuto inviare immediatamente, cioè l'indomani il 10 ottobre, qual era il parere della Giunta. Per di più ho fatto anche presente alla Presidenza del Consiglio la richiesta formale di una convocazione urgente del Consiglio regionale.
Chanu (D.P.) - Voglio intervenire solo brevissimamente sul discorso aperto dalla relazione più cronologica che politica dell'Assessore alla Pubblica Istruzione e dall'intervento dell'ex Assessore Lanivi, un discorso importante che sottolinea la drammaticità attuale del problema. Tenuto conto delle dichiarazioni del rappresentante della D.C., che si era espresso a nome del suo Gruppo contro la bozza di decreto delegato di settembre, voglio soltanto fare presente che non è sufficiente venire adesso e con mano longanime dire: "ma sì possiamo anche prendere per buona questa vituperata bozza e andare a discutere". Così come non ritengo valida sul piano politico la giustificazione che è stata data sulla presa di posizione sindacale, a quanto ho potuto capire della D.C., che definirei più corporativa che sindacale, perché la responsabilità su questo si ricava da quello che è successo dopo e cioè, a mio avviso, è un discorso corporativo e delle spinte corporative sono state evidentemente sapientemente strumentalizzate a livello romano proprio da quello spirito centralizzatore che vedeva e vede di malocchio la realizzazione delle nostre prerogative statutarie in un campo così importante come quello della Scuola.
Per quanto riguarda lo stupore che l'Assessore alla Pubblica Istruzione sta manifestando per questo cambiamento di carte in tavola a livello romano rispetto alla situazione che era maturata fino all'ottobre del 1974, vorrei soltanto sottolineare in questo mio breve intervento che se uno ci ragiona un po', evidentemente, a mio avviso, deve capire almeno - è un discorso che faccio a titolo personale - che, quando ci si avvia su una maggioranza che, bene o male, vuole riaprire la politica della tecnica dei rubinetti; i rubinetti, anche se sono semi aperti, si chiudono molto rapidamente quando ci si sente in questa particolare situazione.
Mi permetterei di fare un altro rilievo all'Assessore relativamente al fatto che si stupisce che alla fine del settembre 1975 ci sia stato questo revirement. Rileviamo che il problema della Scuola, irrisolto e ancora in fieri all'ottobre-novembre 1974, dopo quanto ci è stato riferito dal Consigliere Lanivi, era pur sempre un grosso problema che bolliva in pentola. Possiamo quindi ritenere che forse ci sia stata una diminuita pressione psicologica da parte dell'Ente Regione su questo problema, forse anche nella fallace illusione che avere una parte politica a livello nazionale rappresentante la maggioranza qui a livello locale non avrebbe potuto determinare quel cambiamento di direzione e di indirizzo che è stato poi denunciato all'ultimo momento. Il rilievo che facciamo è sul fatto che si sia aspettato sapendo che addirittura la scadenza, secondo l'iter legislativo del termine di prova dei decreti delegati, era a giugno del 1975. Adesso non si sa spiegare neanche per quale motivo da giugno si sia arrivati a ottobre con questa proroga, proprio perché non ci si è preoccupati di vedere come mai i tempi tardavano, come mai la cosa non si risolveva e quindi lo stupore poi di vedersi modificato tout court un atteggiamento che forse in buona fede si credeva non dovesse mai sussistere da parte del Ministero della Pubblica Istruzione con la controbozza che ci è stata presentata. È uno stupore, a mio avviso, che riverbera anche in senso negativo nei confronti dell'Amministrazione regionale, che non ha evidentemente seguito con quel pungolo particolare la complessità del problema nel periodo che - ripeto - va dalla fine dell'anno 1974 al mese di settembre 1975.
In conclusione vorrei però riprendere quanto dicevo prima. Nell'intervento che il collega Ramera ha effettuato ha detto di prendere per buona così questa bozza di decreto che il Consiglio regionale aveva approvato a grande maggioranza. A nostro avviso, a prescindere di quali saranno poi le tattiche e le tecniche con le quali si solleciterà la riapertura in extremis di questo discorso a livello centrale, ci deve essere una solenne riaffermazione della validità dei nostri principi di autonomia consacrati nello Statuto, che sono già stati portati fino al limite della tollerabilità in questa bozza di decreto che abbiamo approvato, oltre la quale ritengo che il Consiglio regionale non possa andare.
Monami (P.C.I.) - Non entrerò nel merito del problema specifico proprio perché, consentitemelo, non sono un tecnico dei problemi della Scuola, anche se li conosco, ma mi limiterò a esaminare soltanto gli aspetti politici di questo complesso problema, a rischio di sembrare per taluni di voi - e soprattutto per il collega Ramera con il quale certamente non polemizzerò e per la Giunta - colui che inserisce nel dibattito di una cosa così seria degli elementi che possono sembrare polemici o che escano dal contesto specifico dell'argomento che stiamo discutendo. Mi pare che ci avete propinato qui un po' fra tutti (Assessore compreso, il collega Lanivi, eccetera) una serie di date che, se le avessimo dovute annotare tutte, ci saremmo persi sicuramente e ci perderemmo nell'orientarci attorno a questa strana vicenda in un nuovo calendario di strana formazione. Secondo me, il fondo della questione - che, tranne il collega Democratico Popolare Giorgio Chanu, nessuno ha richiamato - è un'anima profondamente politica, della quale nessuno ha voluto vedere gli aspetti più importanti: secondo me, cos'è avvenuto dopo settembre del 1974 o, meglio ancora - e farò uso ancora di una data -, dopo il 28 dicembre del 1974 cosa ha fatto questa Giunta per fare in modo che questo problema non fosse il problemino tecnico da risolversi fra Thiébat, Burro, non so come si chiamano i tecnici del Ministero... o con uno o due incontri con il Ministro. Dopo il 28 dicembre 1974 cosa abbiamo fatto al di là di citare un notevole numero di date? Quali sono state le iniziative politiche di questa Giunta che miravano a risolvere il problema nella direzione indicata dal Consiglio regionale? Come ci siamo mossi qui ad Aosta e a Roma? Abbiamo avuto dei contatti, dicevo prima, con i Funzionari e con il Ministro. Abbiamo sentito i Gruppi parlamentari? Abbiamo avvicinato quei Partiti che avevano dei loro rappresentanti nella Commissione dei 36? Siamo intervenuti con i Sindacati regionali per contrattare con i Sindacati nazionali? Abbiamo preso dei contatti con degli esperti dei vari Partiti politici, almeno quelli dell'arco costituzionale? Quali riunioni abbiamo fatto con il personale, con il mondo della Scuola interessato a questi problemi? Secondo me, è mancata l'azione politica della Giunta, è sempre mancata la capacità fin dal 28 dicembre 1974; speriamo che le cose cambieranno visto che da sabato scorso la Giunta è integrata, vi è una nuova maggioranza e la medesima ha manifestato la possibilità di amministrare la nostra Regione. È sempre mancata a questa Giunta un'adeguata iniziativa politica su tutti i problemi, facendo di questi problemi dei problemi tecnico-amministrativi, non volendone vedere il loro significato politico e magari trasformando tutti questi problemi come moneta di scambio sul terreno della costituzione di maggioranze e Giunte, per cui il discorso non era più un discorso politico, ma era un discorso tattico di convenienza del tipo: "io do una cosa a te e tu dai una poltrona a me".
Direi che sostanzialmente se volessimo ricercare le responsabilità precise sulla mancata concessione o emanazione in tempo debito di questi decreti, ma non solo, se avessimo voluto evitare l'affronto a questa Giunta, che così poca autorità e orgoglio esprime, di vedersi propinato un decreto che è completamente diverso - e ha ragione il Compagno Chincheré quando dice che non è neppure lontanamente cugino delle proposte del Consiglio regionale - dovremmo esaminare questi aspetti dell'attività politica per vedere quali sono stati i cedimenti fatti dalla Giunta e quali sono state le cose non fatte che avrebbero dovuto essere fatte.
Il Consigliere Lanivi si domanda se la bozza del 26 settembre non ha più l'appoggio di questa Giunta; da quanto a lui risulta, sembra non avercelo più. Il Compagno Chincheré si chiede come intende operare e cosa intende fare la Giunta per fare in modo che, entro il 31 ottobre, qualche cosa si risolva nella direzione che noi vogliamo. Il Consigliere Ramera di rincalzo, rispetto a queste domande, dice: "è semplice, mettiamo da parte le polemiche, finiamo per accettare, bontà nostra, le proposte della restante parte del Consiglio e ricominciamo da capo, chiediamo un incontro con il Ministro". Signori della Giunta, secondo noi, si tratta di elaborare attorno a questi problemi una linea politica che ci consenta di allargare il dibattito a tutte le Forze politiche presenti a Roma, a tutti coloro che all'interno e all'esterno della Commissione possono contribuire a portare avanti con noi il discorso. Dobbiamo andare a Roma non dal Ministro, ma dal Governo, dai Gruppi parlamentari, da tutti i Gruppi che possono darci un sostegno, farci guidare dai nostri Parlamentari e chiedere loro di portare avanti in prima persona questa battaglia all'interno e all'esterno della maggioranza di Governo, all'interno e all'esterno della maggioranza della Commissione, all'interno e all'esterno di questa maggioranza che guida e che amministra la Regione.
Ecco, dovremmo affrontare il problema da questo punto di vista e non limitarci a considerarlo un medio problema di carattere tecnico-amministrativo che è fatto sul dare e sull'avere. Noi probabilmente lo risolveremmo in un modo migliore, soprattutto perché sono tre i nodi fondamentali da sciogliere e sulla cui attenzione vanno richiamati i responsabili di Roma: uno è il rispetto dello Statuto. Presidente della Giunta, si ricorda quando si faceva forte dell'articolo 1 del decreto luogotenenziale. Bisogna riprendere quei temi per difendere lo Statuto ma non così come avete fatto dal dicembre a oggi, ma mobilitando tutte le Forze capaci di darvi un contributo su questo terreno politico, occorre impostare la battaglia sul terreno politico.
L'altro aspetto importante del problema - lo diceva il Consigliere Lanivi, non l'ho inventato io - è il rispetto del contenuto della legge n. 477, che non può essere così dimenticata facilmente dal Governo.
L'altra questione importante è che il Governo e la Commissione emanando i decreti non possono non tenere conto delle richieste del personale e del mondo della Scuola.
Ecco, se agiremo su questi che, secondo me, sono i tre pilastri fondamentali per tutta un'operazione di carattere politico, daremo contenuto alla nostra battaglia ed è anche probabile che otterremo dei risultati. Per fare questo, Presidente della Giunta, è necessario investirsi di un'autorità, di una capacità politica, di un consenso fra la gente che lei e che voi Giunta, espressione di questa maggioranza fino all'altro ieri, non avete avuto. E lo avete dimostrato negli incontri con il Governo per quanto riguarda la Cogne: dopo alterne vicende, non si sa ancora nulla. Presidente della Giunta, lei ha poca autorità soprattutto quando - e mi spiace ricordarglielo, ma glielo ricorderò molte altre volte -si arrende estremamente con facilità, arriva in Consiglio e fa delle denunce atroci e focose contro La Ruine, contro La Salle e contro l'Alpila e poi con estrema facilità - lo dicevo l'altro ieri - probabilmente con machiavellismo riesce a girare la pagina, a fare in modo che nessuno se ne accorga e nessuno si ricordi, dimenticando che in questi banchi c'è un'opposizione che è vigile, che sta attenta e che certe cose non le dimentica.
Signorina Viglino, dobbiamo attuare una giusta azione concreta politica senza contrattare di nuovo la conduzione politica della nostra Regione sul terreno del "tu dai una cosa a me e io do una poltrona a te" e viceversa; dando a tutto il nostro dibattito e a tutto il nostro lavoro un contenuto politico diverso da quello che è stato dato sinora e tenendo anche conto del significato del voto del 15 giugno (e quando qui lo ricordiamo, sappiamo che facciamo male al cuore di certi rappresentanti politici che in quella data si sono visti erodere notevolmente la loro base elettorale). Se terremo conto di tutte queste cose e ne sapremo fare tesoro e vi sarà non una trattativa a livello personale, che è sempre vinta dal più forte, dal Ministro, dal Governo, dal Partito di Governo - perché trova qui dei sostegni da parte di coloro... vedi un po' i Democratici Cristiani e i Missini che votano in modo difforme da come vota il Consiglio regionale, ma votano assieme a Roma, lo ricordavo l'altro ieri, per impedire che siano progettati... ci sono 36 Deputati Missini accusati di far risorgere il Fascismo nel nostro Paese... -, ma una coerente, costante e pungolante azione politica - che deve coinvolgere prima la Giunta e poi il Consiglio e poi vedere il Consiglio rapportarsi con le Autorità centrali -, probabilmente questo grosso importante problema che da 30 anni cerchiamo di risolvere verrà risolto.
Bordon (D.C.) - Penso che sia anche facile dire queste cose. Credo che se fosse stato un dibattito semplicemente tecnico-amministrativo, non avrei preso la parola perché i miei colleghi Ramera e Bondaz, che fanno parte della Commissione della Pubblica Istruzione, sono sufficientemente preparati e hanno esposto nelle varie sedute i loro punti di vista, e se dovessi considerare tutta la discussione che è stata fatta prima, sarei come un pesciolino fuori dall'acqua. Io però stavo protestando dopo l'intervento dell'amico Ramera in quanto qualche volta - è una giusta lezione che si è presa in questo momento -, volendo portare avanti qui le discussioni non alla vasellina ma addirittura all'olio di rose profumato per non creare della polemica, si finisce per ricevere delle accuse che non sono meritate.
Vorrei quindi puntualizzare alcune cose. È ovvio per tutti noi e per quelli che hanno sentito gli interventi che mi hanno preceduto - in modo particolare quello del Consigliere Monami e quello del Consigliere Chanu, perché quest'ultimo non è mai secondo a nessuno in queste cose - che il dibattito avvenuto qui dentro non è nient'altro che la continuazione del dibattito di sabato; si vede che, malgrado la festività di domenica, certe cose non le avete ancora digerite. È umano, è logico che sia così e penso che questa "indigestione" durerà ancora molto tempo e le battute che vengono fatte abitualmente qui dentro - non su dei problemi di amministrazione, non su altri problemi più importanti, ma semplicemente per fare della demagogia - lasciano il tempo che trovano, specialmente per coloro, come noi Democratici Cristiani, che siamo abituati da tanti e lunghi anni a sentire sempre queste solite baggianate. Non mi affretterò quindi, come voglio fare di solito, per seguire coordinatamente una linea di esposizione.
Allora qui dentro devo pur adeguarmi a quanto hanno detto altri... qui dentro si vuol dimostrare che, quando ci sono delle colpe su qualche cosa, delle carenze, la colpa è della Democrazia Cristiana. Naturalmente che cosa si deve fare per questo? Ad un certo momento si deve rinnegare tutto un passato di ideologia democristiana per opportunismo del momento, è la moda in questo momento di essere di Sinistra, dopo le famose elezioni del 15 giugno, che abitualmente tutte le volte qui dentro ci ricordano e che ha già anche fatto sorridere un sacco di gente... sorridere se non si va oltre un certo giudizio, perché se si va oltre un certo giudizio, ben poche persone sorrideranno. Arrivati a questo punto, se c'è qualcosa di buono, è la richiesta dell'unanimità o dell'unitarietà... ma se c'è qualche cosa che non quadra, è colpa della Democrazia Cristiana.
Naturalmente io desidero soltanto non contestare le affermazioni dei Consiglieri Monami e Chanu, perché, come ho detto prima, lasciano il tempo che trovano, sono loro punti di vista che non ci interessano proprio niente, anzi siamo sempre contenti di non andare d'accordo con il loro punto di vista perché questa confusione di idee, di impostazione indubbiamente ci metterebbe in difficoltà. Quando però qui dentro si continua a dire: "la Democrazia Cristiana confermatrice, la Democrazia Cristiana che vuole andare avanti con certi giudizi", li lasciamo dire, però ci rivolgiamo ai nostri amici di maggioranza con la coscienza tranquilla per chiedere a loro se attraverso 10 o 12 mesi di amministrazione hanno potuto rimproverare un qualche cosa di minimo alla Democrazia Cristiana per non aver voluto certe impostazioni. Questa è la prima considerazione che facciamo perché se questo giudizio ci venisse dai nostri "amici di cordata" e se venissimo rimproverati di aver impedito determinati fatti amministrativi, certe soluzioni per il nostro conservatorismo, questo ci rattristerebbe, ma, finché questo viene da parte del Partito Comunista, che sappiamo quale linea di condotta politica ha sempre portato avanti in Italia fino adesso, e viene portato avanti dai D.P., questo non ci tocca proprio per niente! Quando sentiamo queste battute, ci rivolgiamo ai nostri amici di cordata dicendo loro: la stessa condotta che abbiamo tenuto in questi ultimi dieci mesi verrà portata avanti, non preoccupatevi per niente.
L'altro giorno, sabato, il Consigliere Monami ha anticipato: "come faranno a votare i decreti delegati della Scuola" e io amichevolmente ho risposto allora come oggi: "questo lo vedremo lunedì". Lo vedremo adesso in ogni caso, quindi tu adesso ascolta quello che ti dico, come ridendo ho ascoltato quello che hai detto tu ...(voce di alcuni Consiglieri)... tanto per cominciare, perché voi siete veramente anche amici di fatto, perché vi occupate proprio della nostra linea di condotta, avete paura che ci scottiamo, cercate di salvarci e noi su questo argomento vi siamo riconoscenti... Noi invece proprio per questo - e quasi quasi mi amareggia - siamo meno gentili, perché noi, quando voi fate delle fesserie come state facendo, ci fate veramente piacere, perché, quando volete tenere i piedi in tutte le scarpe - e la gente le vede queste cose -, siete pronti ad andare in compromesso storico, siete pronti ad andare col diavolo e con l'acqua santa pur di poter arrivare dove volete voi, quando sarete arrivati - e Dio non voglia -, allora non so se saremo ancora a fare questi dibattiti in quest'aula! A ogni modo, anche questa è una considerazione personale, perché non si può parlare di Comunismo nazionale qui italiano ed essere legati sempre a quello là, ma qui ritorneremo al 1948... cosa che ancora oggigiorno, quando voi tenete questo atteggiamento ci convincete sempre di più... perché, Consigliere Monami, se Berlinguer fosse qui dentro, ti avrebbe già sculacciato, perché tu sei contro tutte quelle linee di condotta che sta portando avanti adesso il tuo Partito. Chiudo queste polemiche, rimaniamo qui, non parliamo della Ruine, e non parliamo delle solite baggianate, si sta parlando di decreti delegati della Scuola ed è qui che vogliamo restare.
Voglio fare alcune piccole puntualizzazioni che rimangano a verbale perché sono quelle che contano. Noi siamo venuti qui a settembre e abbiamo espresso il nostro punto di vista: vi pregherei di andare a rileggere il verbale di allora, c'è una lunghissima relazione del Consigliere Bondaz, che ha espresso il giudizio e il pensiero della D.C.. Vi è un intervento del Consigliere Ramera, che anche allora disse quello che pensava, basta rileggere qui: "Allora che cosa cominciamo a ricordare? Cominciamo a ricordare i ritardi, a incolpare già Lanivi che ha le sue responsabilità, perché poi qui dentro ogni tanto siamo tutti responsabili. Benissimo, quando però si tratta di avere qualche merito, è la Giunta di A, di B, di C, è l'Assessore A, B, C; quando invece le cose non sono andate bene, la colpa è di tutti". Acconsentiamo anche questo perché sennò - ha detto bene il Consigliere Ramera - se andiamo soltanto a vedere questi ritardi... se a un certo momento fin dal mese di aprile già si doveva parlare di questi decreti delegati e il Consiglio regionale viene solo investito di questo a settembre, ne abbiamo discusso allora e non lo ripetiamo adesso... La verità è un'altra Signori: qui si vuol sempre cambiare le carte in tavola, ma è logico perché il vostro mestiere è questo, perché non siete capaci di portare avanti un problema amministrativamente parlando con serietà, perché dovete dare delle colpe a qualcuno. Noi, invece, queste colpe non le accettiamo e vi dimostriamo di non meritarle, siamo venuti in quest'aula allora - e i verbali che ho qui parlano ben chiaro - dicendovi tanto per cominciare che eravamo tutti favorevoli a una Scuola regionalista, ma non lo diciamo da adesso. Non abbiamo voluto uscire dalla Democrazia Cristiana per dire questo, ma siamo sempre stati allineati su questa posizione fin dal 1943 e si possono tirare fuori... non si tirano fuori qui perché troppo personali... ma noi abbiamo fatto gli autonomisti valdostani quando qualcuno in Valle d'Aosta non era ancora neanche arrivato... Questo è il problema base e pertanto non creiamoci dei meriti perché non siamo qui per questo. Credo che tutti quanti in quest'aula difendiamo il regionalismo della Valle d'Aosta arrivati a questo punto. Abbiamo notato in quel momento di discussione che erano stati tralasciati, non erano stati sentiti, non erano stati presi con la dovuta attenzione determinati pareri dei Sindacati, e qui altra piccola parentesi: quando siamo noi che parliamo di Sindacati, è veramente strano, avete il monopolio voi. Consigliere Chanu, se parliamo noi di Sindacati, è corporativismo, quando invece ne parlate voi, è larga apertura a Sinistra. A noi non interessa questa moda, a noi non interessa quest'apertura: a noi interessa di portare qui i problemi e di cercare di risolverli nel migliore dei modi.
Tra i tre punti base vi è l'assoluto rispetto dello Statuto, e su questo siamo tutti d'accordo; secondo punto: sembra che siano applicati in Valle d'Aosta gli stessi provvedimenti nazionali e il terzo punto è che si possa venire incontro alla classe insegnante fino naturalmente a che non si colpisca lo Statuto. Siamo tutti d'accordo su questo, Signori della maggioranza, perché noi a loro non ci rivolgiamo neanche, in quanto è inutile, si perde solo tempo. Siamo d'accordo di portare avanti questo problema con questa impostazione e allora abbiamo votato contro questa legge, contro questo schema, questa traccia, come l'ha definita bene la Signorina Viglino, perché in buona fede come lo chiamo adesso, e allora lo trovammo... i Sindacati che rappresentavano la maggiore percentuale di iscritti in Valle d'Aosta, non erano stati sentiti. Ecco, quindi, proprio il discorso che vedete attraverso tutto questo... perché se è falso perché non lo avevate sentito... noi fuori avevamo sentito queste cose, però andiamo avanti e portiamo avanti questo discorso ancora oggi qui dentro... Vi diciamo a un certo momento: c'è una traccia, ci è pervenuta questa legge che abbiamo in mano adesso; bene, se volete seguire un'altra impostazione perché Ramera ne ha suggerita una e adesso si ritiene di fare così... Noi siamo qui a seguire quello che sarà dibattuto in quest'aula, a un certo momento ci dobbiamo mettere d'accordo qui dentro su quello che vogliamo mantenere: per esempio, che ci si dia solo la garanzia che i Sindacati, se non in tutto, in buona parte sono d'accordo con noi, vedremo la posizione che dovremo prendere perché quando invece si dimenticano dei Sindacati - ripeto che hanno delle forti iscrizioni, le maggiori che abbiamo in Valle d'Aosta, di molti aderenti... -, noi non facciamo il nostro dovere.
Ecco, quindi che con il dibattito che verrà avanti, precisate le cose di prima, non preoccupatevi, Signori della maggioranza, che noi sapremo seguire la strada giusta come la seguite voi nell'interesse della Valle, di tutti. Naturalmente, con questa cosa ancora che si portino avanti delle discussioni serie, non delle discussioni demagogiche come quelle che abbiamo sentito perché queste lasciano il tempo che trovano. Volutamente, si direbbe, hai dimenticato una cosa: ma, Signori, adesso abbiamo un Ministro, Malfatti mi sembra, che è Democristiano. Benissimo, se ritenete, partirò con voi, andremo a dire al Ministro Malfatti che questo decreto è malfatto e che noi non lo possiamo accettare. Ci volete mettere alla prova, ma noi siamo qui per questo. Ecco perché i vostri discorsi, i vostri giudizi non ci turbano: perché non sarà la prima volta che in un Partito - e io qui penso di aggiungere il nostro Partito, come tutti i Partiti, salvo il Partito Comunista penso - ci sia della gente che o interpreta male un'impostazione, o non conosce un problema. Penso che questo sia sempre accaduto, credo che solo nel Partito Comunista questo non possa accadere perché lì ce ne sono quattro o cinque che ragionano per tutti e gli altri camminano, ma da noi queste cose succedono e non avremo alcuna difficoltà a dire al Ministro Malfatti, Democristiano, che la Democrazia Cristiana della Valle d'Aosta non è d'accordo su determinate impostazioni perché ledono i diritti dello Statuto della Valle d'Aosta. E questo lo hanno detto anche altri qui dentro, perché questo è semplicemente ridicolo, lo abbiamo detto l'anno scorso e quando il Consigliere Ramera poi... e qui si dovrebbe aprire una parentesi, ma questo dilungherebbe troppo la chiacchierata. Noi siamo qui per discutere di problemi come questo, per portarli avanti, tranquillizzando le nostre coscienze per poter votare bene, se sarà necessario, e lo abbiamo detto anche prima, purché si rispetti lo Statuto. Siamo qui per mantenere questa linea e, se sarà necessario dire al nostro Ministro a Roma che ha sbagliato, lo diremo più forte di voi, non so se potrete dirlo voi quando avrete un Ministro Comunista, questo è un altro discorso, ma qui entrerei di nuovo nella polemica e la polemica in questo momento non la voglio fare.
Milanesio (P.S.I.) - C'è stata la relazione dell'Assessore competente, una lunga, circostanziata e documentata relazione dell'ex Assessore Lanivi, interventi di altri Consiglieri, poi a un certo punto qualcuno ha acceso la miccia ed è esplosa la discussione un po' violenta, direi, che giustamente butta in politica una questione che è politica, sia ben chiaro, perché nessuno qui vuole - e non credo che sia intenzione della Giunta - sostenere che questo è un argomento da lasciar trattare a funzionari. È un argomento che ha avuto diverse prese di posizione da parte del Consiglio regionale, diversi interventi della stessa Giunta e mi si consenta una battuta: quest'anno si celebra il Bimillenario della città di Aosta e potremmo celebrare il trentennale della non risoluzione dei problemi della Scuola valdostana.
Ora, tutte le Forze politiche qui presenti sono consce dell'importanza di questo problema e noi Socialisti in questo caso vogliamo sottolineare alcuni aspetti. Non voglio entrare nel merito delle, se vogliamo, documentatissime e cronologiche illustrazioni che sono state fatte di questo problema. È una cosa che non mi interessa o perlomeno mi interessa molto relativamente. Noi attribuiamo buona fede a chi è intervenuto, a chi ha esposto le sue opinioni e soprattutto a chi ha dato una versione dei fatti nella loro successione. Non ci interessa questo tipo di discorso, non vogliamo entrare nel merito, a noi interessa però cercare di comprendere quali sono le ragioni che hanno portato a questa inaspettata elaborazione e trasmissione di schema di decreto delegato, che, com'è stato detto da qualcuno, non è parente prossimo con quello che era stato trasmesso invece dal Consiglio regionale ed era stato approvato e discusso dalle varie Commissioni. Beh, io non credo che si debba rinunciare su questa vicenda. Penso che, inevitabilmente come succede sempre in tutte le questioni che attengono ad affermazioni di poteri regionali o addirittura alla trasmissione alla Regione di certi poteri - in questo caso si tratta solo di affermazione di potere regionale -, abbia influito una mentalità mai perduta della nostra classe burocratica nazionale, che è quella, centralizzatrice, che è quella che nega che la pubblica istruzione debba essere un fatto regionale, ma che vuole mantenere delle prerogative e un indirizzo accentratore su questo settore, che è tipico di una mentalità che dovrebbe essere ormai superata. Non voglio dire che sia fascista, ma comunque è di uno Stato accentratore, una mentalità che dobbiamo combattere con tutta la nostra forza e non solo in Consiglio, ma anche a Roma attraverso le nostre rappresentanze, i nostri Parlamentari, che dobbiamo combattere a livello politico, denunciando queste vicende sui giornali e attraverso la mobilitazione generale dell'opinione pubblica. Credo che sostanzialmente il giallo consista tutto lì, non voglio lanciare delle accuse com'è stato fatto, posso capire che di questa vicenda si debba anche trovare il significato politico, non voglio difendere nessuno, lo ha già fatto benissimo il Consigliere Ramera prima e poi è intervenuto successivamente il Consigliere Bordon.
Riteniamo che questa mentalità esista ancora, esiste ancora a livello di apparato statale, in certi ambienti politici che non sono solo la Democrazia Cristiana, perché esiste anche in altri Partiti un certo tipo di visione accentrata e accentratrice dello Stato e dobbiamo fare su questo, credo, un discorso di superamento di certe visioni. Vi ricordate, quando si trattava di fare dei decreti delegati per altre materie, quando si trattava di trasferire altre competenze di altri Ministeri, di altri Dicasteri, la resistenza c'è stata un po' da parte di tutte le Forze politiche che in quel momento sedevano al Governo, perlomeno in molti uomini titolari di Dicasteri, compreso qualche Socialista... sì, parlo anche del P.S.I., credo che questo sia avvenuto per il P.S.I., ma che sarebbe potuto avvenire anche per il P.C.I. se qualche suo uomo fosse stato seduto sui banchi del Governo. Il mio discorso non è polemico, Consigliere Chincheré - se vogliamo fare la polemica, la facciamo -, ma è un discorso direi obiettivo su questa vicenda; è una certa mentalità che va estirpata e che trova connivenza, complicità e direi fermento soprattutto nella classe burocratica, che ha interesse a mantenere certe prerogative... di cui va spogliata almeno quella centrale... Non credo quindi che sia un giallo, piuttosto se facciamo un'analisi così spassionata, è una realtà che esiste nell'Italia cosiddetta "regionalista", che esiste, continua a permanere, e tutte le attribuzioni, le assunzioni di potere e di responsabilità che le Regioni fanno le possono fare solo dopo una dura battaglia che le vede scontrarsi quotidianamente con i poteri statali, e questo è un caso.
Si è parlato di ingerenza dei Sindacati o di Corporazioni, qualcuno ha detto o ha fatto capire... beh, io ritengo che evidentemente sia i Sindacati che aderiscono alle Confederazioni generali, o diciamo alle tre Confederazioni, sia altri Sindacati non rinunciano mai a esercitare il loro peso e a far pesare la loro forza al momento delle decisioni e provano sempre e sovente compiacenza, specialmente quando questo peso e queste richieste vanno in certe direzioni che possono far comodo ai poteri centrali.
Non ritengo però sbagliata la richiesta avanzata di confrontare con queste Organizzazioni Sindacali se sarà necessario prima eventualmente di ribadire una posizione già espressa da questo Consiglio. Per quello che mi riguarda - evidentemente parlo a nome del P.S.I. perché la Giunta è seduta qui ai banchi, ma non si è ancora insediata e poi spetterà al Presidente parlare a nome della Giunta -, comunque, ribadisco che quanto approvato e accettato dal mio Partito il 26 settembre è su quella stessa identica posizione, con un'amarezza e direi una volontà di lotta superiori di quanto non ci fosse in quel momento, perché abbiamo visto disattesa un'indicazione data dal Consiglio regionale con un escamotage che è tipico della nostra burocrazia e forse anche della nostra classe politica nazionale, io questo lo ammetto. Ora, Signori Consiglieri, sentiamo anche i Sindacati, però vorrei dire una cosa: una volta che abbiamo sentito i Sindacati, non siamo mica vincolati a decidere quello che vogliono! Io sostengo e ribadisco l'autonomia del Consiglio regionale nelle decisioni perché sentire i Sindacati non significa che noi automaticamente decidiamo secondo le indicazioni emerse dagli stessi. Certamente, sono indicazioni autorevoli degli addetti ai lavori, sono indicazioni che non vanno disattese così con sufficienza, però rivendico in questo, come in altri casi, se sarà necessario, la piena totale decisionalità a questo Consiglio, che ha per sua costituzione e per suo compito la rappresentanza degli interessi generali della nostra Regione.
A nome del mio Partito, mi dichiaro quindi fin da adesso disponibile a tutte quelle forme di lotta e di sensibilizzazione che il Consiglio riterrà necessarie e opportune per portare avanti quella bozza, che forse è del 26 settembre - non mi ricordo bene la data in cui è stata approvata da questo Consiglio - e che in qualche modo dovremmo cercare di far ingoiare al Governo e alla burocrazia romana.
Lanivi (D.P.) - Non per far perdere tempo, ma per sottolineare come certe elencazioni di dati - qualcuno mi aveva rimproverato (credo il Consigliere Monami) di aver fatto un'eccessiva citazione di date - sono importanti, non sono da tralasciare. Anche perché il Consigliere Bordon - il cui intervento ricalca tanti altri suoi interventi che si aprono con la premessa: "non ho studiato il problema ma devo dire qualche cosa" - dimostra chiaramente di non conoscere il problema, dice delle cose false, io devo puntualizzare con date e mi sono documentato sapendo di queste cose appunto, mettendo in ordine alfabetico addirittura le presenze. Quando si cerca di dimostrare che le Organizzazioni Sindacali non sono state sentite - i Consiglieri Democristiani l'hanno detto -, io dico che è completamente falso e cito le date e le presenze una per una, cioè di questo non sono responsabile, prima del 31 maggio e prima del 26 settembre ...(voce di alcuni Consiglieri)... sentite un momento... perché allora ritorna il discorso, il nodo politico che c'è alla base. Le Organizzazioni Sindacali, compresi gli Autonomi, il Presidente dell'allora Commissione Pubblica Istruzione, i Parlamentari, il Sovraintendente regionale agli studi sono stati sentiti il 30 aprile 1974, l'11 maggio 1974 e il 16 maggio 1974, primo periodo; secondo periodo: 1° giugno, subito dopo la mancata emanazione dei decreti, proprio per studiare la strategia comune e il 13 settembre 1974, prima che quella bozza approvata in Consiglio arrivasse in Consiglio, questa bozza è stata illustrata e discussa in una riunione tenutasi nella sala di Giunta, presenti, oltre al Presidente e al sottoscritto, il Presidente della Commissione della Pubblica Istruzione, Di Stasi, e il Consigliere Chincheré della Commissione della Pubblica Istruzione, il Professor Onida, tecnico della Regione, e il Dottor Thiébat, il Sindacato Nazionale Scuola Media, il SI.NA.SC.EL., il C.I.S.L. Scuola, il S.A.V.T. e la C.G.I.L.. La storiella del voto contrario perché i Sindacati non sono stati sentiti quindi è falsa. I Sindacati sono stati sentiti, il problema è un altro ed è qui il dato politico, ed è qui la posizione della Regione.
Vi ho detto chiaramente in una riunione di Consiglio che stranamente il Consigliere Ramera dimentica ed è la riunione del 15 giugno in cui la Giunta, alla luce della mancata emanazione, riceve un mandato preciso: alla luce delle proposte che la Regione aveva trasmesso al Ministero dal 17 al 24 maggio 1974, doveva portare avanti un lavoro, una proposta che fosse rispettosa dello Statuto, che riconoscesse le giuste esigenze degli insegnanti, eccetera. Aveva avuto quindi già un mandato il 15 giugno, era stata votata una mozione dalla maggioranza e a questa la Giunta si è attenuta e anche in quel lavoro che ha compiuto con il Comitato tecnico misto, le cui risultanze sono state portate alle Organizzazioni Sindacali, e abbiamo visto la data in Consiglio regionale... Il problema qual è? Che cosa vuol dire "sentito"? Noi questo l'abbiamo detto chiaramente alle Organizzazioni Sindacali, abbiamo detto: Signori miei, noi dichiariamo la nostra disponibilità e vi garantiamo la difesa dei vostri interessi di ogni tipo fino a un limite che non possiamo travalicare e il limite si chiama Statuto. Siamo disponibili a discutere, ad accettare tutto fino a un punto: finché la richiesta non urti, non venga a violare le disposizioni contenute nello Statuto. Questo perché: 1) era una nostra dichiarazione politica; 2) su queste precise posizioni avevamo il mandato del Consiglio regionale; 3) la stessa legge, la n. 477, al 4° comma dice: "le norme contenute nella presente legge si applicano in Valle d'Aosta in armonia con le disposizioni contenute nello Statuto", quindi questo per ristabilire una verità. Certo, quando si agisce, non si può mai raggiungere la perfezione. Non dico che la nostra azione sia stata perfetta, voglio dire però che c'è stato un costante impegno fin dal momento precedente la stessa stesura delle bozze di decreto: parlo del novembre, del dicembre 1973, quando quella Commissione doveva ancora preparare le bozze, fino al 18 ottobre 1974. Le domande che abbiamo posto sono di due tipi: c'era una scadenza di delega fissata per il 30 giugno, riappare con data 31 ottobre, bisogna capire anche perché è un ramo del Parlamento... e questo non è un giallo, una motivazione che possiamo addebitare alla Giunta, però avremmo voluto sapere quali sono stati questi motivi, come mai questo iter si è prolungato. Secondo dato importante: al 1° ottobre in qualche maniera si poteva registrare un successo, per quanto parziale, per quanto discutibile, del lavoro compiuto e dell'impegno profuso in questo lavoro, seconda domanda che non mi sembra polemica, però bisogna sottolinearlo... dal 1° ottobre bisogna ripescare un'altra data, ecco perché i tempi sono importanti e si arriva alla fine di settembre 1975 per risentire un discorso che sembrava avviato... Torno quindi a ribadire per chi ha seguito questa vicenda e per chi non lo ha fatto, per quanto concerne il discorso delle Organizzazioni Sindacali, che la stessa bozza del Ministero riconosce che quanto era inserito per quanto riguarda il personale insegnante nella bozza approvata dal Consiglio regionale è valido perché lo hanno ripreso. Quello che noi cerchiamo di sottolineare è la validità della bozza approvata il 26 settembre, perché era una bozza rispettosa dello Statuto, perché teneva conto delle prerogative regionali e adesso le Forze politiche possono trovarsi malamente per aver votato contro quella bozza. Se esse ci dicono che quella bozza va bene, a noi fa piacere, non è che ci fa rabbia se questo vuol dire non mascheratura o non nascondersi dietro una facile posizione di adesione adesso a un anno di distanza e a dieci giorni dalla scadenza. Se questa è un'adesione sincera, a noi va bene, non è che si debba discriminare quando c'è una buona volontà da questo o da quel Partito; non saremmo d'accordo se questo invece segnasse la fine di una mascheratura di comportamento.
Ho un'ultima cosa: il Consiglio regionale di oggi, secondo me, dovrebbe dire solo una cosa: se la Regione, la Giunta regionale... se il Presidente nella trattativa che ha con il Ministero si batterà per difendere la bozza approvata il 26 settembre o meno e se il Presidente, i membri della Giunta che incontreranno il Ministero possono contare sull'appoggio unanime o meno del Consiglio sulla bozza approvata il 26 settembre. Questo è il punto, abbiamo annotato solo questo mi pare, dovete riconoscere il giusto compito dell'opposizione e rilevare che dal 1° ottobre a fine settembre su questo episodio c'è stato il silenzio.
Bordon (D.C.) - Se dell'ignorante me l'avesse dato qualche d'un altro, mi avrebbe provocato una reazione, ma detto da un ex Assessore alla Pubblica Istruzione come Lanivi, non posso che inchinarmi di fronte a questo suo giudizio, perché probabilmente in materia lui sa tutto e su questo potrei fermarmi. Ripeto solo che io ho detto che se si trattava di una discussione tecnico-amministrativa, mi sarei ben guardato dall'intervenire, perché i nostri due tecnici che hanno studiato questo problema erano sufficientemente preparati per portarlo avanti; sarebbe stata una mancanza di rispetto, quindi l'ho detto in questo modo. Per quanto riguarda il falso da me dichiarato, anche qui non protesto molto perché ho detto che dal Consigliere Lanivi, che è maestro in materia, non ho niente da aggiungere.
Continuo invece su quello che è più interessante quando si vuol fare il giochetto sulle parole sull'aver sentito i Sindacati. Chiedo scusa, fin da allora noi sostenemmo una cosa che oggi invece ha detto proprio il Consigliere Lanivi: "sarà o è molto pericoloso portare avanti tutto questo problema se non abbiamo il consenso dei professori, cioè degli interessati". È questa la discussione valida che, secondo me, è da portare avanti, perché se un domani dovessimo, contrariamente al parere, alle necessità, ai desideri del Corpo insegnante, portare avanti un problema di questa fattezza - con un atto di forza lo possiamo imporre e portare avanti -, non darebbe i risultati che ci aspetteremmo. Questo come prima cosa e naturalmente ribadisco per la seconda volta che è vero che dobbiamo portare avanti questo discorso con gli interessati, chiamateli Sindacalisti, chiamateli come volete, fino a quando - e qui concordo una volta tanto con il Consigliere Lanivi, come con tutti, perché è il buon senso che mi fa concordare su questo punto, di portarlo avanti - non vengano a ledere lo Statuto, le nostre prerogative, tutto quello che volete voi. Questo quindi che sia ben chiaro a verbale e il resto non conta niente.
Adesso il fatto che, per esempio, si venga fuori e si dica che c'è un ripensamento per poterlo approvare, eccetera... tanto per cominciare, ripeto per l'ennesima volta che il giudizio del Consigliere Lanivi non mi interessa proprio niente, il suo plauso, la sua accettazione non mi interessa. Qui io, come tutti i miei colleghi, cerco di fare il Consigliere nel modo migliore, lui lo fa in modo ottimo, noi soltanto un po' così... ma questo è un altro discorso; adesso il problema è un altro secondo me: dobbiamo venire fuori e dobbiamo dire, per esempio: "noi vogliamo rimandare questa stessa traccia". Mi permetterò di chiedere informazioni al nuovo Assessore Viglino, nel quale ho indubbiamente - e questo non lo deve interessare - una fiducia molto maggiore. Ricordo qui adesso - me lo fa rammentare Jorrioz - che se andiamo a rileggere il verbale di allora, c'è scritto che Jorrioz disse: "io, come rappresentante, come insegnante, come professore, non sono del tutto d'accordo con questa bozza".
Ripeto: io che ho maggiore fiducia nell'Assessore Viglino chiederò se, per esempio, sentiti questi Sindacati, si sono potuti incontrare come impostazione, perché solo sentirli e mandarli a quel Paese non credo sia la soluzione migliore. Quando uno dice: "sentiti i Sindacati", se sento i Sindacati per metterlo su un pezzo di carta come mi ha detto adesso che erano presenti A, B, C, D, eccetera, "li ho sentiti"... ma io mi auguro che questi Sindacati dei professori non siano così sprovveduti da calpestare tutti i diritti della Regione e di fare solo il loro interesse, perché allora tutti quanti qui potremmo fare un'altra discussione! Abbiamo fiducia nel Corpo insegnante, che credo tutto quanto condivida la difesa del francese e tutto quello che ci ha fatto avere l'autonomia. Questo è il discorso, quindi chiederemo alla Professoressa Viglino, all'Assessore Viglino, se questi Sindacati si sono espressi, se hanno concordato in parte, perché non chiediamo mica l'unanimità, però su questo punto si dovrà chiedere, e dovremo pur vederlo, perché, come dicevo prima... mi spiace, mi trovo perfino in difficoltà a usare queste parole, perché non fanno parte del nostro vocabolario, ma se noi a un certo momento dovessimo portare fuori un provvedimento che non fosse anche seguito da una maggioranza di professori... credo che abbiamo sbagliato, questo è il discorso...
(voce di alcuni Consiglieri)
Bondaz (D.C.) - Signor Presidente, Signori Consiglieri, le discussioni che sono fatte in aula rivestono sempre una caratteristica forse troppo accentuata di politicizzazione del problema, per cui ci troviamo di fronte ai Comunisti che dicono determinate cose, ai Democristiani che ne dicono altre, i Missini probabilmente ne diranno altre ancora, i Socialisti ancora altre.
Il problema, che deve essere così portato nella sua obiettività, viceversa è un problema troppo importante per essere sotto un certo profilo politicizzato. Ritengo che la Commissione Pubblica Istruzione, di cui sono il Presidente, in un certo senso abbia fatto un lavoro molto più valido, più simpatico, più realistico quando ha richiesto - e qui do atto al Presidente della Giunta di aver convocato il Presidente del Consiglio con estrema tempestività - la convocazione in via d'urgenza. È un argomento che se doveva essere portato in sede politica, i Comunisti, o chi per essi, avrebbero dovuto darne atto, perché evidentemente si deve anche valutare il fatto positivo di un operato del Presidente della Giunta regionale quando si vuol fare della politica e non solo guardare i fatti evidentemente negativi. Dirò di più: la Commissione della Pubblica Istruzione aveva fatto un'ulteriore richiesta dopo aver preso visione della lettera di risposta del Presidente al Ministro Malfatti, che oggi l'Assessore ci ha letto, in cui dava parere negativo sulla bozza che ultimamente ci era pervenuta. La Commissione Pubblica Istruzione al suo completo aveva fatto un'ulteriore richiesta che posso proporre come proposta della Commissione - l'ho già detto all'Assessore alla Pubblica Istruzione e lo posso riproporre in Consiglio -: per quanto possibile, di essere ricevuta nella sua totalità dal Ministro Malfatti. Si tratta quindi, con quell'azione che i Comunisti chiamano di forza o azione di massa - sulla quale si può convenire o meno -, di andare dal Ministro per spiegare a viva voce le necessità e le valutazioni che ha fatto il Consiglio regionale su questo problema dei decreti delegati, perché il Gruppo della D.C. ritiene che le critiche siano state fatte allora al decreto approvato dal Consiglio, per cui diventa un decreto di volontà del Consiglio a cui deve inchinarsi anche il Gruppo della D.C. in regime di democrazia.
Le critiche, peraltro, rimangono e sono uguali a quelle che avevamo fatto a suo tempo, vorrei però aggiungere un'altra, se bisogna parlare di problemi reali, di problemi della Scuola, di problemi che interessano una vasta categoria di persone e che, se ho capito bene, vengono di volta in volta qui strumentalizzati a seconda che siano favorevoli o siano contrari a determinate altre cose. Vorrei chiedere così come semplice Consigliere regionale della Valle d'Aosta se il Governo nazionale può emanare un decreto in cui vi è scritto che sono istituiti appositi ruoli regionali, se ha la possibilità di fare un'affermazione di questo genere o se viceversa non si tratta di un argomento di esclusiva competenza dell'Amministrazione regionale, del Consiglio regionale. Ho fatto una domanda perché non sono né troppo furbo, né troppo intelligente, né troppo prearato sulla materia, ritengo però che a questo riguardo bisogna avere anche il coraggio di essere umili, di chiedere quando non si capiscono le cose e questo lo richiedo qui in quest'aula. Non so quanti qui dentro... forse Dujany è più preparato di me - per carità, io non lo nascondo - e ha la possibilità di rispondere a un problema di questo genere, ma in ogni caso ritengo che sia giusto e lo ripongo qui così come ho detto prima che la Commissione Pubblica Istruzione abbia la possibilità... Oltretutto, a parte le considerazioni che ha fatto il Consigliere Bordon sulla presenza o meno, sul "sentito" o meno di questi Sindacati, feci questa richiesta già nel settembre dello scorso anno quando fui tacitato, se mi passate la parola, dall'allora Assessore Lanivi che mi disse che tutti i Sindacati erano stati sentiti. Non replicai per abito mentale probabilmente perché, quando un esponente dell'Esecutivo fa un'affermazione del genere in aula, evidentemente si deve avere quanto meno l'educazione di credere a queste affermazioni. Gli organi dello Stato dicono: "sentita l'Amministrazione regionale", basterebbe dire questo: "ti mando questo decreto delegato, ti sento, sei favorevole o sei contraria, poi decido quello che voglio". Non credo sia questo il significato del "sentito", deve avere un significato non restrittivo, ma semmai un significato elastico, più valido, di più ampio respiro. Ripeto quindi in quest'aula la richiesta fatta a tutta la Commissione della Pubblica Istruzione: che, quando l'Assessore, il Presidente o chi per esso andrà a parlare, a decidere sulle questioni che riguardano il decreto delegato della Valle d'Aosta - e questo deve essere fatto con estrema urgenza dal momento che la legge delega scade alla fine del corrente mese -, vi sia la presenza corporale e non solo teorica di tale Commissione.
Parisi (M.S.I.-D.N.) - Signor Presidente, Signori Consiglieri, mi corre l'obbligo di dover intervenire nella discussione non fosse altro perché nella seduta del 26 settembre votai contro questo dispositivo di legge affrontato dalla Giunta regionale di allora, ma votai contro perché, checché ne dica il Consigliere Lanivi, l'80 percento degli insegnanti non era d'accordo. Non dissi che non erano stati consultati, ma non erano d'accordo. Su che cosa? Sull'articolo 1 di quello schema in quanto, come lo dissi allora lo ripeto oggi, la classe insegnante vuol mantenere una propria autonomia - noi parliamo sempre di autonomia - e non voleva essere squartata, messa in un gioco politico che ovviamente poteva danneggiarla e questo lo vedremo se questo decreto sarà approvato, sarà portato a Roma - il Ministro Malfatti di decreti malfatti ne ha fatti tanti -: vedremo se potrà essere rimossa la questione e vedremo la posizione degli insegnanti di Aosta.
In relazione alla lettera di accompagnamento del decreto delegato che ha inviato il Ministro per il parere, dopo l'intervento dell'Assessore Viglino, dopo quello dell'ex Assessore Lanivi - che avevano chiarito come stavano le cose seppur con tante date come taluni affermano -, si doveva prendere atto della stessa e studiare il da farsi senza entrare in polemiche, che è da circa quattro ore che si protraggono. Ecco, allora il mio invito - fermo restando che coerentemente rimango fermo nella mia posizione - è di esortare la Giunta a studiare, anche perché altri interventi lo hanno già messo a fuoco, come si può ottenere dal Ministro Malfatti la modifica dei decreti malfatti.
Dujany (D.P.) - L'oggetto in discussione in questo momento è una ripetizione di una discussione già avvenuta lo scorso anno. Si tratta di una serie di atti dinanzi alla quale si trova Consiglio regionale rispetto alla quale esso deve chiaramente pronunciarsi fra una politica regionalista e una politica di pseudo regionalismo.
È un momento di scelta, di chiarezza politica in cui ci sarebbe bisogno di avere il coraggio di esprimere chiaramente le proprie opinioni anche a costo di andare contro alcuni interessi corporativi o interessi di altro genere. Il Consigliere Lanivi ha detto: "ai Sindacati si dà ampio spazio fino al limite del rispetto pieno del contenuto del nostro Statuto". Questa è stata la linea seguita dalla precedente Giunta su questo argomento, anche perché questo argomento ha sempre trovato grossi limiti da questi argini e da questo comportamento. Caro Bordon, non è sufficiente dire: "bisogna tener conto di questo o di quest'altro", perché se non facciamo scelte chiare e teniamo sempre conto di una serie di dettagli e di impedimenti, non risolveremo mai alcun problema. Ti ricordi che, quando si ricordava il problema del riparto fiscale, tu stesso avevi continue perplessità sull'opportunità di affrontare quel problema in quel momento perché eravamo alla vigilia della riforma tributaria, perché non era opportuno, perché conveniva aspettare?
Ora, naturalmente questi problemi vanno affrontati con la decisione e con il coraggio di dare un contributo e un contenuto alla nostra Carta costituzionale, quindi noi siamo ancora fermi, coerenti e conseguenti alla proposta approvata dal Consiglio regionale nel settembre del 1974. Il Consigliere Bondaz ha fatto una proposta ripetendo quella del Consigliere Ramera: ha suggerito l'invio di una Commissione consiliare presso il Ministro. Questo è solo un mezzo, uno strumento, ma cosa potrà fare questa Commissione? Quel che potrà fare la Commissione lo potrà fare il Presidente della Giunta, così come l'Assessore alla Pubblica Istruzione. Qual è il mandato che il Consiglio dà a queste persone fisiche? Quale posizione politica assume il Consiglio regionale dinanzi a questo problema?
Chiaramente gli interpreti potranno essere il Presidente della Giunta, l'Assessore alla Pubblica Istruzione, una Commissione e persone diverse che il Presidente della Giunta riterrà di utilizzare. Il problema di fondo però è di sapere quale mandato deve assolvere, quale linea deve seguire. Noi quindi diciamo chiaramente che la nostra linea è ancora quella del settembre 1974 e mi pare che questo sia il frutto di una lunghissima discussione e di un lunghissimo confronto avvenuto con molta difficoltà e con molto senso di responsabilità. Non dimentichiamoci che la bozza - che è diventata delibera sul piano formale in quanto approvata dal Consiglio nel 1974 - è stata integrata con le proposte dei Sindacati e con la Conferenza dei Capi Gruppo.
Se mi permettete, vorrei aggiungere un altro elemento chiarificatore nella storia di questa vicenda. La storia di questa vicenda trova una serie di episodi tra una presenza e una soluzione regionalista e un continuo tentativo di soluzioni centraliste, dove man mano che la Regione è assente o la sua presenza è timida, ci sono le Forze centralizzatrici e nazionaliste che si fanno avanti. Signorina Viglino, lei sa benissimo per esperienza che in una Scuola dove non c'è il Preside è la bidella che occupa il suo spazio, se la Preside non fa il suo lavoro, e questo capita in tutti gli ambiti e soprattutto in questi tipi di scelte. Direi quindi che se c'è un rimprovero da fare in questi ultimi tempi, è quello di una mancata presenza della Regione, e questo naturalmente è un gioco che si è verificato nel passato, si verifica oggi e si verificherà nel futuro.
Il problema di un equilibrio fra centralismo e decentramento è solo il frutto di una lotta costante di ogni giorno delle persone che vogliono raggiungere certe finalità, non è un problema di una vittoria di un momento, e poi è ottenuta per sempre, è la costante battaglia di ogni giorno, questo avviene negli Stati unitari, avviene in uno Stato di trasformazione quale quello italiano che dallo Stato centralizzato tende a uno Stato regionale con estreme difficoltà e con grosse contraddizioni, questo avviene persino negli Stati federati, dove nella vicina Confederazione svizzera siamo ogni giorno alla ricerca di equilibrio, di assestamento tra il potere centrale della Confederazione e il potere dei Cantoni dei Comuni, quindi questa è una battaglia di ogni giorno ed è una battaglia doverosa per tutti.
Allora, sul piano storico volevo ricordare a complemento di quanto ha detto Lanivi, che ha letto delle discussioni sulla legge n. 477 nel 1973 in Parlamento, avvenuto direi in un momento politico estremamente confuso, in momento politico estremamente difficile, in cui piombavano emendamenti in sede di discussione di Parlamentari di colori estremamente diversi e venivano in buona parte accettati. È piombato anche l'emendamento a carico della Regione presentato dal Senatore Spigaroli della D.C., il quale naturalmente ha apportato quel famoso comma 3 dell'articolo 19, che, se non fosse stato corretto con un intervento immediato proposto dal sottoscritto - ho pregato il Senatore Filliétroz di presentarlo immediatamente -, rischiavamo, Signori miei, di non avere voce in capitolo in questa materia. Ho telefonato successivamente al Senatore Spigaroli e gli ho detto: "ma come mai, Senatore, lei si è permesso di presentare un emendamento a carico della Scuola della Valle d'Aosta senza sentire minimamente il parere dell'Amministrazione regionale o attraverso l'Assessore, o il suo Presidente?", il Senatore mi ha risposto: "a me non interessa niente, la Scuola è dello Stato e ho proceduto in quel modo e per me va bene così". Queste sono le realtà di certi emendamenti quando passano e quando vengono proposti, quindi c'è una linea centralizzatrice e c'è una linea nazionalistica che va avanti e dobbiamo avere il coraggio di arginare questa linea se vogliamo fare del regionalismo completo e del regionalismo reale.
Il Consigliere Lanivi poco fa mi ha detto che non c'era l'accordo sull'articolo 7 per quanto riguarda il problema dell'organizzazione della Scuola, cioè dell'Istituto di ricerca di documentazione di sperimentazione scolastica, pardon, l'articolo 10... la giustificazione del Ministro, che mi è parso molto onesto, è stata ricca direi di intuito e di percezione: "perché in questo modo voi rompete l'uniformità della formazione nazionale della classe insegnante". Vista dal suo punto di vista era direi un'osservazione corretta e piena di intuito, però non possiamo condividerla e non dimentichiamo che è estremamente difficile far passare questo argomento in sede nazionale, perché la Valle d'Aosta si trova sola dinanzi a questa materia, l'unica Regione in Italia che ha un suo particolarismo in materia scolastica. Non è quindi la materia della riforma sanitaria che interessa tutte le Regioni d'Italia e la battaglia naturalmente contro il centralismo è portata avanti da tutte le Regioni sia a Statuto ordinario, sia a Statuto speciale; si riesce quindi, attraverso una grossa Forza nazionale di decentramento, a trovare determinate soluzioni. Qui invece siamo soli e naturalmente è anche molto difficile per un potere centralizzato qual è il potere del Ministero della Pubblica Istruzione far capire la realtà del nostro Statuto e far capire direi proprio anche in buona fede tante volte la realtà naturalmente dei nostri problemi. Se qui quindi non c'è una nostra chiara volontà, se non c'è un nostro chiaro indirizzo, rischiamo di perdere facilmente una battaglia che per me è estremamente importante e che può essere l'avvio di una soluzione chiarificatrice in un ambiente, in un settore estremamente importante della nostra vita democratica e della nostra vita culturale della Valle d'Aosta.
Chincheré (P.C.I.) - Da parte della Giunta - speriamo che l'intervento prenotato, se ho visto bene, del Presidente ovvi a questa mia affermazione - si tende sostanzialmente a restare fermi allo stupore, a rifiutare il pur necessario dibattito politico e a rispondere a delle domande forse di poca importanza a giudizio della Giunta, ma comunque domande molto chiare fatte da parte dell'opposizione.
Per quanto riguarda gli interventi della maggioranza ma non della Giunta... qui non si capisce poi molto bene perché non è detto esplicitamente se coinvolge solo la D.C. o coinvolge la maggioranza nel suo complesso... ci si stupisce che si tenti, ci si sforzi - e lo dico in senso positivo - di avviare il dibattito su un terreno politico e non lo si lasci fermo a quello che qualcuno ha definito un problema tecnico-amministrativo, che oltretutto non si sa bene che cosa significhi nel concreto operare di ogni giorno proprio perché credo che in generale e non solo per il problema della Scuola non esista distinzione, se non voluta e sicuramente non casuale, tra politica e amministrazione. Questa mi sembra una manovra nemmeno molto onesta, tipica di chi non ha le carte in regola - e vedremo poi, dove, come e il perché - per sostenere a fronte alta e con argomentazioni valide e corrette anche sul piano cronologico una posizione su un problema importante come quello dei decreti delegati, problema che va al di là dello specifico, ma diventa ben altra cosa, e vedremo poi dopo cos'è quest'altra cosa.
Si tende a dire: "siamo tutti colpevoli, che l'altra parte della stessa medaglia dove sta scritto, se è vero che siamo tutti colpevoli, siamo sostanzialmente tutti innocenti", tesi questa che fa sicuramente comodo alla Democrazia Cristiana che non ha le carte in regola su questo argomento, cosa che forse fa altrettanto comodo all'attuale e al vecchio Esecutivo ma che non risponde assolutamente a verità, anche perché su questo argomento specifico noi, come Gruppo consiliare comunista oggi all'opposizione e come Gruppo ieri in maggioranza - dicendo "ieri" non mi riferisco, per fortuna, a sabato -, non abbiamo alcuna responsabilità negativa di cui farci carico e non vogliamo assolutamente essere messi nel mezzo di chi pensa di scaricare in questo modo la coscienza. Ora, è chiaro che la D.C. non si stupisce, è antiregionalista a Roma, è antiregionalista in Valle d'Aosta, lo è sempre stata e direi che - vogliamo i fatti, benissimo - il modo con cui la D.C. amministra le Regioni dov'è in maggioranza ampiamente prova il regionalismo della D.C.... Parliamo anche di fatti: democristiano è stato il voto contrario alla vecchia bozza, questo è un fatto, non è demagogia! Democristiano è il Ministro che sicuramente, confortato da quel voto, si è rimangiato un lavoro proficuo durato molti mesi; democristiane sono state le tesi sui decreti delegati e mi sia consentito di dire che non convince nessuno la giustificazione a quel voto contrario, ma direi che non è possibile non fare politica su questo argomento, perché la politica è nelle cose, nei fatti. Fare politica, ecco, questo argomento è condizione per capire quello che è successo, e ovviamente la Signorina Viglino a una mia domanda non ha risposto. Vogliamo sapere in concreto attraverso quali azioni abbiamo fatto sentire come Regione il fiato sul collo al nostro caro Ministro che ci ha tirato, che ci ha propinato quel tipo di bozza di decreto delegato. Vogliamo date, fatti concreti, mobilitazioni svolte su questo problema, anche perché non è una battaglia astratta e il fatto è politico perché collocarsi in un certo modo di fronte a un decreto delegato significa concepire la riforma della Scuola in un certo modo, collocarsi in un altro modo di fronte a un decreto delegato significa o non concepire nessuna riforma della Scuola o concepire un altro tipo di riforma della Scuola e vogliamo sapere qual è questa proposta, questa ipotesi di lavoro sulla riforma della Scuola, perché ovviamente questo è il problema. Possiamo affermare oggi tranquillamente senza tema di smentita che, mentre - e l'hanno detto molto bene il Dottor Dujany e il Consigliere Lanivi - la vecchia proposta di decreto delegato salvaguardava - non era la chiusura di un discorso - profondamente i diritti per una Scuola valdostana e i diritti previsti dallo Statuto, questa nuova bozza - motivo per cui non è assolutamente parente - sancisce lo status di questa Scuola senza lasciare nei fatti alcun tipo di intervento e alcun margine di manovra da parte delle Forze valdostane, da parte del Consiglio regionale della Valle d'Aosta. Ecco perché aspettiamo ancora una risposta a queste domande politiche, che non può essere cronologica ma deve assolutamente essere per la chiarezza una risposta di natura politica.
Caveri (U.V.) - ...alle questioni tecniche l'Assessore Viglino... mi pare che sarebbe ora di concludere con questo dibattito, dando la parola al Presidente della Giunta, almeno è da sperare che arrivi alla conclusione.
Andrione (U.V.) - La défaite de l'Italie s'est complètement consommée dans la Deuxième Guerre mondiale. Le Comité National de Libération pour la Haute Italie formulait des promesses précises non en matière de décentralisation mais en matière de respect d'une minorité pur ce qui concerne l'école. Reculant nettement par rapport à ses promesses, le 11 novembre 1946 le Chef provisoire de l'État émanait un décret qui - je l'ai lu une fois, mais je le répète - à l'article 3 disait: "L'Amministrazione della Valle d'Aosta provvede all'istituzione dei ruoli regionali per la Valle stessa degli insegnanti per le Scuole elementari, degli insegnanti per le Scuole medie, degli ispettori scolastici, dei direttori didattici e dei capi di istituto".
Ce même décret venait transformé et reconnu en loi après une longue bataille au Parlement qui voyait différemment des positions verticales et non horizontales dans le Parlement, parce que dans tous les Partis il y avait des gens qui étaient contraires. Il devenait loi et était indirectement confirmée par le Statut, de façon que, comme j'ai dit le 26 septembre 1974, la seule façon correcte pour les décrets délégués aurait été pour le Parlement de dire: "le Conseil régional, dans le respect de la réforme scolaire étudiée per l'État, est délégué à émaner les normes pour l'institution...", et cetera. Lors de cette discussion, j'insurgeais contre l'article premier et - peut-être je faisais sourire quelqu'un - je disais que nous ne comprenions pas le pourquoi il fallait écrire: "appositi ruoli regionali". Nous avons présenté un amendement au deuxième alinéa de l'article 12, qui, à notre avis, sauvait le principe, et qui a été accepté par la majorité des Conseillers: "restano ferme le competenze delegate alla Regione con il D.L.C.P.S. 11 novembre 1946, n. 365, ratificato con legge 17 aprile 1956". Voilà pourquoi nous sommes favorables à ce type de décret délégué et nous sommes ici au Conseil pour demander l'aide de tout le Conseil. Je remercierai expressément après pour certaines affirmations qui ont été faites, pour l'aide de tout le Conseil pour conduire cette bataille, en reconnaissant cependant à priori que cette position est une position d'accord, cette limite extrême dont a parlé le Conseiller Lanivi, limite à laquelle nous pouvons faire des conceptions pour chercher d'obtenir la plus large collaboration possible dans l'école.
Cela dit, il y a eu un renvoi du 30 juin au 31 octobre pour l'émanation du décret, parce qu'il semble que ce soit une chose ordinaire. Devant n'importe quelle élection le Parlement s'arrête, parce que tous les Parlementaires vont faire des meeting et ils tournent toute l'Italie. Le terme était le 30 mai, en ce moment on était dans une campagne électorale qui aurait amené aux résultats du 15 juin - je cite une seule date, n'est-ce pas? - et bien, le Parlement n'étant pas en session, on a renvoyé au 31 octobre; première question. Deuxième question: nous avons reçu, encore une fois - mais je n'en fais pas une question technique -, exactement comme le Conseiller Lanivi l'avait reçue à son temps, l'assurance que, du point de vue technique, il n'y avait pas de problèmes que ce décret délégué pouvait être approuvé.
Il est évident que, en 30 ans de lutte, le corps enseignant je peux vous dire qu'encore maintenant il est contraire, mais il est contraire même à la formule édulcorée du décret délégué. Le corps enseignant n'a jamais permis l'application intégrale du décret du 11 novembre 1956, il a évidemment réussi et vraiment certaines fautes de presse, certaines erreurs, certaines références techniques dans ce décret délégué démontrent que les corrections ont été apportées à la dernière minute par un groupe de pression. Ce groupe organisé à l'intérieur du Ministère est arrivé sur la table du Ministre avec un décret préfabriqué, vraiment pour forcer la main, parce qu'il suffit de lire, dans la nouvelle édition, l'article 1 où, avec une hypocrisie qui ferait peur même aux Jésuites, on dit: "la consistenza dei ruoli del personale direttivo", mais si nous discutons vraiment de cela, comment peut-on parler de consistance d'une chose qui est en discussion? En continuant l'article 2 dit: "al personale appartenente ai ruoli di cui al precedente articolo", ma se nel precedente articolo on parle seulement de la consistance, il est évident que quelqu'un est arrivé. Nous pensons même de savoir qui est arrivé à la dernière minute pour présenter au Ministre un décret qu'en réalité constitue une base sur laquelle nous ne pouvons pas accepter, en tant que régionalistes, en tant que minorité, de passer outre à certaines positions plus dures, plus intransigeantes qui seraient les nôtres, qui serait l'application intégrale, comme nous avons toujours demandé, du décret du 11 novembre 1946.
Cela dit, pourquoi nous sommes heureux de cette réunion du Conseil et pourquoi nous remercions, malgré les Politiques, Monsieur Monami, d'avoir dit que son Parti est à notre disposition pour faire certaines pressions? Parce que nous demandons au Conseil un mandat. Le Conseiller Dujany a raison quand il dit qui n'est pas intéressant d'établir combien de personnes et quelles personnes y vont, mais il doit y être un mandat, un ordre du jour qui, réaffirmant la prise de position du 26 septembre 1974, nous permette de répéter avant tout à la Présidence du Conseil des Ministres - parce que, à notre avis, c'est une question constitutionnelle qui doit être discutée avec Moro - exactement ce que je viens de dire.
Je ferais - j'espère conforté par cet ordre du jour - une requête formelle d'être entendu par le Conseil des Ministres quand on discutera de ce décret délégué, où se pourrait lire cet ordre du jour et l'Assesseur à l'Instruction Publique, et la Commission du Conseil, et cetera. Pour ce qui concerne le Ministère de l'Éducation nationale, tous ceux qui ont été dans leur carrière politique Assesseur de l'Instruction Publique savent que il Palazzo di Trastevere est un des Palais où il y a plus de méandres et plus de labyrinthes et qu'il est toujours très difficile de trouver quelqu'un qui ne soit pas fuori istanza. En tout cas, à travers ce système, aussi à Rome, on doit faire l'effort maximum pour obtenir l'application intégrale de ce qui a été voté par le Conseil le 26 septembre.
Il y a une dernière chose à dire: nous n'accepterons pas de coups de force et au Conseil des Ministres, au Président du Conseil et au Ministre de l'Instruction Publique nous rappellerons qu'il y a une Cour Constitutionnelle et que quand même on ne peut pas nous présenter un décret délégué à la dernière minute en réalité, sans avoir entendu - parce que celle-ci est la vérité - la Région autonome du Val d'Aoste.
Pedrini (P.L.I.) - Evidentemente, Signor Presidente, avevo chiesto la parola prima del Presidente della Giunta proprio perché avrei richiesto di sentire quello che pensava la Giunta su questo problema già esposto dall'Assessore Viglino.
Mi pare che dopo le parole del Presidente della Giunta mi sia andata bene di parlare dopo, non c'è molto da aggiungere. Se vogliamo sentire qualche cosa anche di diverso, siamo qua disposti a sentire. Mi sembra però che su un ordine del giorno così com'è quello che è stato proposto non vi possa essere altro che l'unanimità e comunque do la mia adesione come Partito Liberale a quest'ordine del giorno, auspicando evidentemente che si arrivi all'unanimità. Questa è la cosa migliore che si possa dire in questo momento.
Lanivi (D.P.) - Faccio soltanto due aggiunte rispetto alle dichiarazioni del Presidente, sulle quali concordiamo in larghissima parte, la prima: la richiesta del Presidente di essere presente al momento in cui la Commissione dei 36, quella di cui all'articolo 18, che deve esaminare la bozza; anche se non è prescritto nella legge n. 477 e non trova riscontro nello Statuto, chiedo che il Presidente della Giunta o una rappresentanza regionale sia presente. Sono d'accordo sulla riunione del Consiglio dei Ministri, il Presidente ci deve essere. Terzo, mi pare che nella discussione di questa mattina si sia, non dimenticato, ma appena accennato, il discorso sull'articolo 10, cioè la previsione dell'istituzione di un Istituto di ricerca, documentazione e sperimentazione in Valle d'Aosta. Su questo argomento il Ministro più volte ha ribadito il suo "no" ed è il punto sul quale ha tenuto fermo e credo sia il punto sul quale il Ministero non rinuncerà. Secondo me, questo non deve essere il punto di rottura, è importante stabilire che l'Istituto di ricerca, sperimentazione e documentazione della Valle d'Aosta non sarà aggregato a quello piemontese. Ecco, questo mi pare punto di forza. Il Ministro quindi potrebbe accampare queste giustificazioni: che il decreto delegato per la ricerca, sperimentazione e documentazione traduce per questi strumenti di ricerca e sperimentazione il massimo di centralismo, quindi il Ministero potrebbe dire che è incompatibile ogni proposta alternativa, però esistono delle esperienze condotte da altre Regioni, ne cito solo una: l'Emilia-Romagna, che precedentemente alla emissione di questo decreto aveva istituito un suo Istituto di ricerca, anche se con termini variati, con propria legge regionale. Secondo noi, quindi, se il Ministero non accetta la proposta contenuta nella bozza del 26, parrebbe opportuno scartare l'ipotesi di un'aggregazione all'Istituto piemontese e piuttosto non parlarne e portare avanti un discorso di legge regionale circa questo argomento, saremo forti di una proposta già approvata di un'altra Regione che l'ha portata avanti. Sull'altro punto, a nome del nostro Gruppo, ribadisco che la controproposta regionale alla proposta inviata dal Ministero alla fine del settembre 1975 è quella di ribadire la proposta che questo stesso Consiglio ha votato il 26 settembre 1974.
Viglino (R.V.) - Intervengo per dire a proposito dell'Istituto di ricerca, per due volte, in tutte e due le sedute che ho ribadito il punto di vista che ha espresso adesso il Consigliere Lanivi, cioè ho detto, se per caso non intendessi introdurre nello schema quell'articolo 10 - sia ben chiaro che mai accetteremo di essere collegati con un Istituto di ricerca piemontese - e ricordo di aver citato le difficoltà che abbiamo nell'organizzazione dei corsi abilitanti perché siamo collegati con il Piemonte per questa questione. Il Ministero, quindi, sa già che mai accetteremo di avere un collegamento con Torino, con il Piemonte, in un argomento che è esclusivamente nostro.
Dujany (D.P.) - Osservazione a latere: Signori della Giunta, state attenti a non finanziare iniziative di Sovrintendenze scolastiche come avete già fatto forse con disattenzione.
Andrione (U.V.) - Una precisazione sulla questione dell'Istituto di ricerca. L'ordine del giorno deve essere formale e deve essere una protesta per il modo con cui è stato inviato questo... e una riaffermazione dei principi per i quali noi facendo quella famosa discussione e facendo quei famosi compromessi di quell'epoca avevamo...
Caveri (U.V.) - Prima di dare la parola, pensavo si potesse sospendere la seduta e rapidamente redigere un ordine del giorno. Rimandiamo alle ore 16,30.
Monami (P.C.I.) - Va bene. Ci rivediamo ma ciò non ci impedisce - e questo potrà servire anche per tutti i Signori Consiglieri che vorranno intervenire o approfondire il problema sul come concludere questo tipo di dibattito - di proporre un nostro ordine del giorno che vi leggiamo e vi distribuiamo.
Ordine del giorno
Il Consiglio regionale,
visto l'articolo 19, 3 e 4 comma, della legge 30 luglio 1973, n. 477, che prevede l'emanazione di apposito decreto delegato per la Valle d'Aosta;
ribadita la validità delle proposte fatte dal Consiglio regionale in data 26 settembre 1974, concernente una bozza di decreto delegato;
considerato che l'emanazione del decreto stesso per la Valle d'Aosta, aderente alla proposta approvata dal Consiglio regionale, può esprimere una visione autonomistica e costituzionale nella Scuola valdostana
Delibera
di confermare la deliberazione adottata il 26 settembre 1974, concernente il parere favorevole alla bozza elaborata a suo tempo dal Comitato tecnico misto, e di respingere il nuovo schema proposto dal Ministro della Pubblica Istruzione trasmesso con lettera 27 settembre 1975, n. 37361.
Andrione (U.V.) - Dico ai Commissari che le due cose devono essere invertite: prima si respinge e poi si...
Caveri (U.V.) - La seduta è tolta.
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La seduta termina alle ore 13,22.
