Oggetto del Consiglio n. 2733 del 8 novembre 1991 - Resoconto
OGGETTO N. 2733/IX Situazione dello stabilimento Cogne.
Presidente L'argomento in oggetto, proposto dalla Conferenza dei Capigruppo, è stato iscritto ieri sera in via d'urgenza all'ordine del giorno ed il Consiglio è d'accordo che venga discusso come primo punto nell'odierna seduta antimeridiana.
Prima di dare la parola all'Assessore Mafrica, che si è assunto l'impegno di "fotografare" la situazione e preparare un documento su cui il Consiglio possa eventualmente ritrovarsi, rendo noto che è in corso di distribuzione a tutti i consiglieri il testo di una interrogazione orale presentata dall'on. Caveri, Deputato della Valle d'Aosta.
Ha chiesto la parola l'Assessore all'industria, commercio e artigianato, Mafrica; ne ha facoltà.
Mafrica (PCI-PDS) Signor Presidente, signori Consiglieri, Onorevole Deputato della Valle d'Aosta, ritengo che questa discussione sia importante, perché la nostra regione si trova a dover affrontare un momento difficile della Cogne, simile a quelli che la stessa azienda ha già attraversato in passato.
Ricordo che i momenti difficili della crisi dell'EGAM, alla fine degli anni settanta, e della crisi della Finsider, alla fine degli anni ot-tanta, sono stati affrontati erigendo un fronte comune, politico-so-ciale, che ha visto unite tutte le energie della nostra regione, al fi-ne di conseguire risultati positivi nella salvaguardia della prin-cipale azienda valdostana. Anche allora i rischi erano grandi, tan-t'è che sono state chiuse aziende numericamente più importanti della Cogne, come quelle di Bagnoli e Sesto San Giovanni.
Come si è arrivati all'attuale situazione?
Io credo che il primo punto da sottolineare sia la crisi economico-industriale, che ha colpito l'Europa ed in particolare alcuni settori trainanti dell'economia nazionale, come quello dell'auto, che è direttamente collegato alla produzione siderurgica.
Dalla fine del 1990 ad oggi sulla siderurgia si è è abbattuta una pesante crisi che è ancora in corso. Tutti i grandi gruppi hanno perso fatturato, tranne la Nippon Steel, il principale gruppo giapponese. Ha perso la British Steel ed ha perso anche la Usinor Sacilor, il principale concorrente dell'Ilva, che ha registrato una riduzione del 70 percento negli utili, con un calo di oltre 600 milioni. I prezzi sono calati del 30 percento circa, mentre la domanda è calata del 3,5 percento. Si tratta di una crisi attuale, simile a quella che c'era stata all'inizio degli anni ottanta e che era stata superata soltanto nel periodo '88-'90 con una ripresa del mercato.
Credo che in questo contesto sia innegabile la grave difficoltà in cui si trova il gruppo pubblico dell'Ilva. Alcune notizie riferiscono di perdite per oltre 200 miliardi, che forse, dal punto di vista contabile, potranno essere in qualche modo nascoste, però ci sono.
Le perdite dell'Ilva hanno anche delle cause finanziarie, oltre che produttive e di mercato. C'è stata la mancata ricapitalizzazione del Gruppo, al quale sono stati assegnati 350 miliardi, invece dei 1200 ritenuti necessari. L'IRI non ha avuto gli 8500 miliardi dei fondi adesso previsti per legge, anche perché la Corte Costituzionale aveva dichiarato illegittimi alcuni punti di questa legge. Il Gruppo Ilva ha dovuto mettere in conto un'incidenza degli oneri finanziari superiore a quella della concorrenza, per vincoli imposti dalla CEE.
Che cosa si è verificato in questo contesto?
Nel corso degli ultimi anni l'Ilva ha mantenuto una strategia unitaria rispetto ai prodotti, cioè ha cercato di affermarsi contestualmente tanto nel settore degli acciai lunghi quanto in quello degli acciai piani; ha ricercato accordi tra settore pubblico e settore privato, stipulando intese che potessero in qualche modo superare concorrenze e sovrapposizioni;ha ricercato alleanze internazionali per razionalizzare la propria presenza sui mercati.
Questa strategia espansiva è stata messa in discussione ed in crisi dai negativi risultati economici di quest'anno. Dai primi di ottobre, il vertice dell'Ilva, man mano che arrivavano i preconsuntivi dalle proprie aziende, si è posto in allarme. Minacce di dismissioni sono state lanciate dall'ing. Gambardella a Montréal al convegno dell'ISI, a cui erano presenti 350 produttori di trenta Paesi. In quell'occasione ha minacciato dismissioni e vendite se non fossero arrivate positive risposte alla richiesta di ricapitalizzazione del Gruppo. La minaccia si è man mano trasformata in una scelta, perché il Gruppo non ha avuto i finanziamenti richiesti ed anche perché ha fatto una scelta, che io ritengo errata, di salvare il salvabile, rinnegando la strategia precedente, piuttosto che cercare di risolvere i problemi col concorso delle forze politiche e del Parlamento.
Ecco, quindi, che al Comitato di presidenza dell'IRI è stato presentato un piano che prevede le dismissioni del settore degli impianti produttori di acciai lunghi. Stando alle notizie che abbiamo, tale piano considera marginali tutte le altre produzioni e concentra la sua attenzione sui settori degli acciai piani, che fatturano circa il 75 percento della produzione complessiva dell'Ilva.
Cosa può significare per la nostra azienda questa decisione assunta ieri dal Comitato di presidenza dell'IRI?
Può significare, innanzitutto, un periodo di grave incertezza rispetto agli esiti ed alla vita dello stabilimento. Può significare l'abbandono di un piano di riqualificazione degli impianti, che, per ciò che riguarda il treno a filo, aveva visto degli investimenti che però non sono ancora stati completati. Può significare l'abbandono di una politica di rapporto con gli utilizzatori dei prodotti della Cogne, quindi un aumento delle difficoltà e l'abbandono della strategia che era stata portata avanti almeno fino alla fine di settembre.
Quale posizione può prendere il Consiglio regionale della Valle d'Aosta?
Innanzitutto io credo che vada stigmatizzato il comportamento dell'Ilva, che in parte continua probabilmente a ritenere che la forzatura delle dismissioni possa aiutare la sua ricapitalizzazione. Io credo, però, che la stessa Ilva sia anche pronta a scaricare sulle realtà territoriali esterne le proprie difficoltà, a scaricare su città e regioni inadempienze di altri, creando problemi anche alla nostra regione, disattendendo impegni più volte ribaditi sul ruolo strategico degli acciai prodotti dall'azienda della Valle d'Aosta, ribadito nei protocolli del 1987 e del 1988, nonché nella recente dichiarazione d'intenti del giugno 1991.
Credo che non si debba subire questo ricatto, ma si debba pretendere il rispetto delle prerogative della Regione, stabilite dal decreto n. 1142. Credo che si debba chiedere il rispetto dei protocolli siglati più volte. Credo anche che si debba chiarire cosa si intende con i termini "dismissioni" o "messa sul mercato" della Cogne. Da quando sono comparse le prime notizie su queste nuove decisioni o su questi nuovi orientamenti dell'Ilva, noi, come rappresentanti della Regione, abbiamo continuamente chiesto ulteriori elementi conoscitivi. Non ci è stato mai fornito nulla di scritto. Dai vertici Ilva, con cui abbiamo avuto rapporti, ci sono state date delle assicurazioni sul fatto che per la Cogne si sarebbe trattato di dismissioni di immobili o di ricerca di partnership nel capitale sociale.
In effetti, le prime notizie apparse sui giornali il 10 ottobre lasciavano la Cogne fuori dagli elenchi. Si parlava della Dalmine, della Magona, della Sidermar... Solo una volta si è fatto cenno allo stabilimento di Aosta. Comunque gli elementi fornitici dal vertice Ilva non davano la cosa per certa e definita, ma lasciavano intravedere una possibile esclusione della Cogne dal discorso delle dismissioni oppure parlavano delle dismissioni di immobili o di quote azionarie minoritarie. Io credo che questo fatto vada verificato, perché, se è vero come è vero che quest'anno nel settore degli acciai hanno perso tutti, non riesco ad intravedere chi possa essere il compratore di queste aziende, né quali privati possano farsi avanti ed in che modo. Che perdano tutti è dimostrato anche dal fatto che la Provincia Autonoma di Bolzano è intervenuta per aiutare le acciaierie di Falk.
Io credo che non si debba cedere a due tentazioni, ambedue possibili, ma credo che questo Consiglio sicuramente non le subirà.
La prima tentazione è quella di dare per chiusa la partita Cogne, pensando fin da oggi a soluzioni diverse. Io credo che questo sarebbe un errore gravissimo, prima di tutto perché ci sono 1800 lavoratori ancora occupati nell'azienda e quindi c'è un problema sociale non irrilevante e non trascurabile, ma anche perché credo che questa azienda possa ancora esercitare nella nostra regione un ruolo attivo se riuscirà a raggiungere un valido assetto produttivo. Questo è il primo punto su cui occorre essere chiari.
La seconda tentazione che può presentarsi è quella di disconoscere l'Ilva come interlocutrice a causa delle sue inadempienze nei confronti della Regione. Io credo che anche questa tentazione sarebbe un errore, perché, pur dovendo stigmatizzare il comportamento dell'Ilva, che è un dato di fatto, l'azienda resta pur sempre un grande gruppo e all'orizzonte non se ne vedono facilmente altri. Pertanto, la sua possibilità di ripresa è tutta da verificare, specie nell'attuale situazione che vede la Cogne non aver ancora completato gli investimenti necessari e non aver ancora raggiunto l'equilibrio economico. Io penso che questa situazione ci debba aiutare a collegare le cose nel modo corretto.
Cosa si dovrebbe fare a breve termine?
Innanzitutto occorre ribadire il ruolo della Cogne nella produzione nazionale degli acciai. Questo è stato un punto di forza che la nostra Regione ha sempre sottolineato, perché la Cogne ha un ruolo anche perché produce qualità di acciaio pregiate, che altrimenti dovrebbero essere importate.
Credo anche che il confronto con l'Ilva debba continuare, per consentirci di verificare esattamente quali sono le sue intenzioni circa lo stabilimento di Aosta, perché finora non c'è stata chiarezza.
Il secondo passo dovrebbe essere un confronto serrato con l'IRI, che insieme all'Ilva ha sottoscritto protocolli con la nostra Regione ed ha responsabilità generali nel Paese, come impresa di Stato, ed ha responsabilità verso la nostra regione, per aver preso impegni per nuove iniziative da insediare sul nostro territorio. Sia ben chiaro che queste nuove iniziative sono complementari rispetto al ruolo che la Cogne deve continuare a mantenere.
Penso che sia anche opportuno continuare ad attivarsi verso i Gruppi parlamentari, per stralciare la Cogne da questo programma di dismissioni.
Credo che questo confronto debba essere condotto in modo unitario dal punto di vista politico e sociale, ribadendo che la Regione ha rispettato, da parte sua, gli accordi ed è pronta a mantenere quanto ha sottoscritto nel corso degli anni. Io penso che nel tempo la Regione abbia mantenuto nei confronti dell'Ilva un atteggiamento sostanzialmente troppo disponibile ad intervenire, quasi che si trattasse di un normale gruppo industriale privato, per favorirne investimenti, attività, iniziative produttive, per sostenere gli ammodernamenti necessari nelle forme finanziarie eque e compatibili con i nostri ordinamenti.
Io penso che si debba ribadire la volontà della Regione di rispettare gli impegni presi, chiarendo, come credo sia sempre stato, che pur nel rispetto degli impegni, non si intendono subire richieste immotivate o eccessive, cioè l'intervento della Regione può esserci, purché finalizzato, purché commisurato alle effettive necessità e situazioni.
Sono convinto che non ci attendono confronti facili e che dovremo fronteggiare un periodo di grande tensione. Credo però che, come è già avvenuto in passato, la Regione abbia la capacità di far valere le proprie ragioni nei confronti dello Stato e dei gruppi imprenditoriali, anche se alcuni impianti, date le loro dimensioni, possono non essere ritenuti essenziali. Sono convinto che questa battaglia, con il contributo delle forze sociali e politiche della Regione, potrà conseguire dei risultati positivi.
Rispetto alla situazione attuale, mi ero assunto l'impegno di preparare una bozza di risoluzione che dovrebbe essere distribuita e della quale do lettura:
"Il Consiglio regionale della Valle d'Aosta
appresa la notizia dell'approvazione da parte del Comitato di Presidenza dell'IRI di un piano Ilva che prevede la dismissione delle società produttrici di acciai lunghi speciali, ivi compresa la Cogne di Aosta;
constatato che tale decisione contrasta con gli impegni assunti dall'IRI e dall'Ilva nei protocolli d'intesa con la Regione del 1987, del 1988 e con la dichiarazione d'intenti sottoscritta nel giugno 1991;
preoccupato per le possibili conseguenze negative che la privatizzazione dello stabilimento siderurgico di Aosta potrebbe avere sull'assetto economico e occupazionale della Regione;
ribadita l'importanza della presenza di una grande impresa come la Cogne in Valle d'Aosta;
riafferma
le proragive della Regione in materia di industria con particolare riferimento al ruolo della stessa nei procedimenti di approvazione dei piani delle Partecipazioni Statali;
respinge
nel metodo e nel merito le decisioni dell'Ilva e dell'IRI, relative alle prospettate dismissioni della Cogne;
richiama
l'IRI e l'Ilva al rispetto degli accordi sottoscritto con la Regione Valle d'Aosta;
impegna
la Giunta regionale ed i Parlamentari valdostani, d'intesa con le forze politiche e sociali della Regione, ad intraprendere tutte le iniziative necessarie per la salvaguardia del ruolo produttivo ed occupazionale della Cogne;
invia
copia della presente risoluzione al Presidente del Consiglio dei Ministri, al Ministro delle Partecipazioni Statali, ai Capigruppo parlamentari della Camera e del Senato, ai Presidenti delle competenti Commissioni parlamentari".
Il Consiglio sa che sono già stati richiesti incontri con la dirigenza dell'Ilva e dell'IRI, e sa anche che è già stata richiesta una copia del deliberato del comitato di Presidenza dell'IRI.
Domani, in sede di Comitato ristretto per la siderurgia, si potranno esaminare anche altri importanti dettagli relativi al modo in cui muoversi, ma è determinante che oggi il Consiglio regionale approvi all'unanimità un documento su tutta questa materia.
Presidente Colleghi Consiglieri, il documento testé letto dall'Assessore Mafrica sarà duplicato e distribuito come progetto a tutti i Consiglieri. Chi intende firmarlo, proponendo le opportune correzioni, ci consentirà di predisporne una stesura che possa essere sottoscritta da tutti coloro che intendano sottoscriverla.
Intanto dichiaro aperta la discussione. Ha chiesto la parola il Consigliere Bajocco; ne ha facoltà.
Bajocco (PCI-PDS) Sono personalmente convinto, ma credo che lo sia tutto il Consiglio, che è arrivato il momento di costituire un forte fronte comune, come abbiamo fatto in altre occasioni, quando noi eravamo all'opposizione e in maggioranza c'erano altre forze politiche. Penso che attorno ad un problema così grave, come le dismissioni annunciate da un comunicato Ansa di varie fabbriche, compresa la Cogne di Aosta che occupa circa 2000 lavoratori, dobbiamo essere compatti, per evitare che venga celebrato il funerale dello stabilimento aostano.
Data la mia età, nel corso degli anni ho assistito alla morte della Soie di Châtillon, della Filatura Brambilla, della Quinzio Rossi, delle miniere di La Thuile, dell'Ilssa Viola di Pont-Saint-Martin, delle miniere di Cogne e quindi di gran parte dei reparti della Cogne: altoforno, ferroleghe, parte dell'acciaieria, della fucina...
Credo che, come Consiglio regionale, dobbiamo cercare di far rispettare quei protocolli d'intesa che negli anni passati erano stati sbandierati dalla precedente Amministrazione, per cui mi auguro che anche oggi si raggiunga la massima unità, per evitare di dover celebrare il funerale della Cogne.
Mi spiace, però, che la città non sia insorta contro un provvedimento che mette a repentaglio il posto di lavoro degli attuali 1800 dipendenti della Cogne. Se ciò dovesse accadere, la città dovrebbe esporre le bandiere listate a lutto.
Sono convinto che in tutti questi anni l'Amministrazione regionale abbia svolto un ruolo importante, perché, dopo la chiusura delle aziende che ho ricordato, ha cercato nuovi imprenditori per rioccupare almeno una parte di coloro che perdevano il posto di lavoro. Diverse fabbriche sono state chiuse, ma alcune sono state ristrutturate, riconvertite e riaperte. Credo che dovremo seguire la stessa strada anche per la Cogne. É ovvio che non dobbiamo farci ricattare e non dobbiamo far credere che in Valle d'Aosta basta parlare per avere del denaro, ma dobbiamo far rispettare il protocollo siglato nel 1987.
La Regione deve fare qualche cosa, perché non può assolutamente lasciare che le cose vadano come stanno andando.
Ho voluto rompere il ghiaccio, perché ho visto che altri consiglieri volevano sentire l'opinione del PCI-PDS. Non è la prima volta che ciò succede: nei quarantacinque anni, dalla Liberazione ad oggi, il PCI-PDS non è mai stato secondo a nessuno nel difendere l'occupazione ed anche oggi lavora per trovare una soluzione concreta ai problemi occupazionali della Cogne.
Voglio leggere l'ultima parte di un'intervista rilasciata ieri sera dal rappresentante sindacale Ezio Donzel: "Ci vuole un'iniziativa politica forte, altrimenti la Cogne verrà ridimensionata senza nessun processo di ristrutturazione". Una politica forte può essere fatta solo se c'è la solidarietà di tutto il Consiglio e di tutta la popolazione.
Grazie.
PresidenteHa chiesto la parola il Vicepresidente Bich; ne ha facoltà.
Bich (Ind) Il mio intervento sarà breve, anche perché il 25 gennaio ed il 16 ottobre di quest'anno avevo già presentato due interpellanze, in cui chiedevo precise informazioni sull'andamento della Cogne. In quelle interpellanze si paventava soprattutto lo smembramento dell'azienda, la cessione di intere linee produttive, il ridimensionamento della principale fase operativa e produttiva costituita dai prodotti lunghi e inox e una serie di altri segnali negativi che poi sarebbero incontrovertibilmente sfociati in una condizione non solo di ristagno, ma di forte ridimensionamento dell'azienda o addirittura nella sua dismissione.
In quelle occasioni le risposte furono assai superficiali e si manifestò inopinatamente un ottimismo sul futuro della Cogne, generato da un protocollo d'intesa la cui credibilità ed attendibilità oggi vediamo cadere e crollare miseramente.
Ancora l'altro pomeriggio chiedevo all'Assessore notizie sul risultato economico della Cogne e sull'attendibilità del protocollo Iri-Regione. Mi veniva risposto che erano in corso degli accertamenti e dei sondaggi per meglio conoscere la realtà e disporre delle necessarie informazioni per poter decidere in merito.
La verità è che, stando a quanto è riportato oggi su Il Sole-24 Ore, l'Ufficio di presidenza dell'IRI ha approvato un piano che prevede il ridimensionamento totale della produzione, concentrandola sui prodotti piani e non più su quelli lunghi e le dismissioni di una serie di stabilimenti, inclusa la Cogne. Ciò fa non solo pensare, ma rende ormai edotta l'opinione pubblica o quantomeno chi si interessa degli aspetti economici generali e soprattutto i lavoratori, che in questo momento sono molto ansiosi di conoscere i loro destini, che è stato superato il punto di non ritorno e che il piano ormai ha efficacia e non deve più essere verificato in altre sedi. Mi sorge il dubbio, allora, che le notizie siano state quantomeno distorte e distorcenti, anche perché non si è capita bene la portata delle proposte di Gambardella e poi quelle dello stesso Ufficio di presidenza dell'IRI.
Io non penso che questa situazione possa essere sbloccata in sede politica e parlamentare, come si è detto ieri in una riunione fra le varie forze politiche, anche perché nella stessa relazione dell'Assessore Mafrica si evidenziano due aspetti: la famosa sentenza della Corte Costituzionale, che non ammette più il ripiano dei debiti delle imprese pubbliche, e la convinzione che la crisi dell'acciaio si proietti, con un possibile aggravio, anche per tutto il 1992.
Ecco quindi la necessità di poter disporre almeno di una fotografia precisa della strategia dell'Ilva e dell'IRI in questa materia. É inutile fare appello al presidente dell'IRI, quando già conosciamo i piani d'intervento per la Regione Autonoma Valle d'Aosta, ampiamente criticati in Consiglio regionale, e che quindi non possono essere rivisti, se non con una forte presa di posizione delle forze politiche, anche se io credo che questa presa di posizione non verrà mai.
La responsabilità dell'assunzione di questa presa di posizione a favore di un piano di recupero e di rimessa sul mercato della Cogne deve essere assunta innanzitutto dai rappresentanti dei principali partiti, specie di quelli che sono al governo. Sappiamo benissimo, infatti, che le pressioni politiche possono modificare di qualche parametro questi piani, ma mi sembra che qui siamo in assenza di una presa di posizione dei partiti per rivedere queste posizioni.
D'altronde, proprio nell'articolo comparso questa mattina su Il Sole-24 Ore appare molto chiaro come, oltre alla vendita degli immobili e delle quote di minoranza della Magona e della Sidermar, il piano 1992-94 dell'Ilva prospetta l'uscita dello Stato dai prodotti lunghi - quindi la dismissione di queste produzioni - con la vendita degli stabilimenti, ma poi aggiunge anche un punto che è sfuggito a molti: "Ora si torna a parlare di cessione, in quanto Piombino e Cogne presentano posizioni competitive deboli...". In queste condizioni appare quindi problematica anche l'acquisizione della Cogne da parte di altri gruppi, magari stranieri, per migliorarne e razionalizzarne la produzione. In ogni caso, essa sarà sottoposta a notevoli tagli dell'occupazione, ad un ridimensionamento del layout e dell'intero assetto aziendale.
Pertanto, di fronte a questa situazione, io chiedo che prima di tutto sia costituita una delegazione, che rappresenti anche la minoranza, per meglio accertare i dati economici e gli indirizzi del piano Ilva e la conseguente posizione dell'IRI, ed acquisire tutte le informazioni necessarie, che in questo momento mi sembrano assolutamente carenti. Ce lo ha detto l'Assessore nella sua relazione, ma mi sembra che le notizie che ci pervengono a getto continuo scavalchino in ogni modo ed in ogni tempo le dichiarazioni rese in Consiglio regionale. Si tratterebbe, quindi, della costituzione di un gruppo ristretto che possa prendere conoscenza diretta della situazione reale e quindi possa riferire al Consiglio regionale ed alle sedi o istanze più opportune.
Secondo punto. Non mettiamoci in testa che l'acquisizione delle aree e degli impianti sia la panacea di tutti i mali. Dobbiamo fare attenzione, perché proprio l'altro giorno, quando si parlava di risanamento ecologico dell'area Cogne, il Consiglio era forse un po' distratto ed il dibattito è stato preso sotto gamba, ma l'accumulo di un milione di tonnellate di scorie industriali nell'area Cogne prevede comunque un loro smaltimento e quindi un'operazione di disinquinamento.
Nel corso di un suo intervento l'Assessore Beneforti - poi l'abbiamo precisato meglio in un colloquio - diceva che un'operazione del genere potrebbe costare anche 50 miliardi. Ecco allora che l'area della Cogne risanata è già gravata da questa operazione, di cui non conosciamo a tutt'oggi il soggetto attivo o attuatore. Non potendo essere la Regione, perché la legge prevede che chi ha inquinato deve anche disinquinare, ecco che di tale aggravio si dovrà far carico la stessa Ilva.
Pertanto, al di là della cessione degli immobili delle Case Cogne e di altri beni non insistenti sull'area industriale, resta il fatto che tale area ha comunque una penalizzazione già in partenza, che non può essere superata con quattro parole o definizioni e quindi sussiste la necessità di mettere a punto una strategia, partendo da dati certi, che però stentano a venire e per questo richiamerei l'Assessore all'urgente necessità di dar comunque corso a questo aspetto.
Presidente Ha chiesto la parola il Consigliere Rollandin; ne ha facoltà.
Rollandin (UV) Hier, on a soulevé le problème de l'urgence de ce débat et on a demandé qu'il y ait de l'attention pour un thème qui, je crois, mérite un effort supplémentaire.
Si on va voir les différentes interpellations et motions que seulement notre Groupe a présentées dans ces derniers seize mois, on a la possibilité d'avoir une idée de ce qui s'est passé et de l'attitude qui a été tenue par rapport à ce problème.
Aujourd'hui, nous sommes là, malheureusement, pour dire à monsieur Mafrica, ce que le "compagno" Bajocco en partie lui a déjà dit, c'est-à-dire que monsieur Mafrica risque d'être le prêtre rouge qui va signer le certificat de mort de la Cogne.
Malheureusement, on doit dire que l'attitude tenue pendant ces seize mois est au moins critiquable. Si je vais reprendre les réponses - je ne veux pas les relire, car je crois que quelques conseillers se les rappellent - qui depuis le mois de juillet 1990 ont été données à ce Conseil, elles sont du type: "Tout va bien... Rien n'a changé... Les adresses sont toujours les mêmes... Il n'y aura pas de réduction...". Mais on arrive après quelque temps en disant: "400 personnes en moins..." et en soutenant que c'était la dernière étape, qu'il n'y avait plus d'évolution négative et que, par conséquent, on aurait finalement repris une méthode différente et on aurait quand même essayé de maintenir une certaine attention au protocole d'entente.
Je suis heureux de voir que aujourd'hui on va le reprendre avec une certaine attention, car pendant ces mois-ci on l'avait oublié. Il y avait des engagements qui n'étaient seulement vers l'Administration régionale, mais aussi envers l'Ilva et l'IRI qui en étaient les signataires et qui malheureusement n'ont pas été sollicités. Je crois que au moment de signer ce protocole d'entente il y avait une certaine situation, on avait essayé de faire une bataille contre un système qui allait primer certaines adresses qui pénalisaient la Cogne. Cette proposition avait été acceptée et on avait là un plan qui avait fait l'objet de ce protocole et qui avait maintenu une certaine position de l'Ilva et de l'IRI vis-à-vis de la Cogne d'Aoste.
Dans ce débat, à mon avis, on peut reprendre au moins trois points principaux: les choses qui ont été faites, les choses qu'il ne fallait pas faire et les choses à faire.
Les choses qui ont été faites.
D'une part, il y a eu les protocoles d'entente 1987-1988. On a eu - et je voudrais le rappeler comme fait extrêmement important - "trasferimento alla Regione Valle d'Aosta delle funzioni in materia d'industria, commercio, annona e utilizzazione delle miniere". A l'article 3, - je crois qu'il est important de le relire - on dit: "La Regione deve - non "può", ma "deve" - essere sentita dai competenti organi statali in sede di determinazione degli obiettivi, dei programmi e dei piani di attuazione della politica industriale che interessano la Valle d'Aosta".
Je crois que c'est clair et évident que cette consultation devait avoir lieu, au contraire on a appris hier de l'ANSA qu'il y a eu une décision de la part des organes de l'Ilva concernant Aoste où l'on parlait de "dismissioni". Je dois dire que en conséquence de ce pas il y avait eu un fait très important: on avait finalement pu nommer un représentant. Cette nomination n'avait pas pu être faite par le Conseil, elle a été faite selon une logique que l'on peut comprendre. En effet, le PDS avait voulu son représentant à l'intérieur du conseil d'administration, ce qui est même compréhensible. Mais, je veux le souligner, car il y a une personne qui représente la Vallée d'Aoste dans un conseil d'administration. A aujourd'hui je n'ai pas entendu un mot, je n'ai pas vu un communiqué, je n'ai pas vu une relation qui soit en ligne avec une prise de position face à certains événements. La chose est pour le moins étonnante!
A mon avis, un des problèmes importants d'une certaine attitude est l'information. Je ne veux pas dire qu'il n'y a pas deux niveaux de responsabilité: un niveau central et un niveau local. Mais, tout de même un des points qui étaient parmi les plus importants - dirais-je - de l'attitude à avoir vis-à-vis de l'évolution de cette entreprise, c'était l'information, c'était de savoir dès le début et toujours quelles étaient les intentions et les stratégies des responsables de l'Ilva-IRI. Ceci non seulement n'a pas été fait, mais, encore pire, il a été caché. Aujourd'hui, jusqu'au moment de la diffusion des nouvelles ANSA, personne n'a su ce qui se passait. Je crois que cette attitude n'a pas besoin de commentaires.
Toujours pour ce qui a été fait, je voudrais rappeler que, parallèlement au débat sur le protocole d'entente 1987-1988, il y avait eu un moment difficile, là où par rapport à d'autres entreprises on avait mis à la Cogne d'Aoste un aut aut: ou bien dans un certain délai il y avait un certain résultat économique, ou autrement le Cogne n'avait plus la possibilité d'exister.
On avait pris en examen le plan. On avait insisté pour avoir une stratégie compréhensible qui soit respectée. Le résultat c'est qu'il y a eu de la part des commissaires de la CEE la possibilité d'évaluer positivement ce qui avait été fait. Par la suite, la commission compétente de la CEE avait accepté le plan que la Cogne avait proposé, ce qui signifie que s'il y a la volonté de suivre certains pas on peut obtenir certains résultats. En effet, les résultats étaient là pour dire que cette attention primait.
Je veux dire, en même temps, que de la part de l'Administration régionale...
(...interruption...)
... Peut-être l'Assesseur doit écouter... Je ne sais pas si c'est le cas, compte tenu que nous parlons de la Cogne.
Je dois dire qu'en même temps il y avait eu un autre projet qui, dans ces derniers jours, a été repris par le Gouvernement. Ce projet demande que l'on prolonge les termes de la part de le CEE du projet "per la reindustrializzazione della Valle d'Aosta", qui avait obtenu 24 milliards, utilisés en partie pour la zone de Pont-Saint-Martin, en partie pour la zone de Châtillon et qui étaient liés aussi au plan de développement ou au moins d'intervention de l'Ilva. Je crois que là aussi il y avait la possibilité de s'insérer dans un discours qui donnait l'opportunité de reprendre pour l'Ilva-Cogne d'Aoste le rôle de pilier d'un développement sérieux de la sidérurgie en Italie en liaison aussi avec le pôle européen. Selon le projet approuvé par la CEE, il était évident que cette stratégie avait eu l'approbation au niveau de la Communauté.
En même temps, on avait accepté le problème des synergies. Au moment où on nous avait parlé de l'exigence qu'il y ait des privés dans cette société, on avait, en accord avec les forces syndicales, les mêmes qui - si j'ai bien compris - monsieur Bajocco regrette de ne pas avoir vu aujourd'hui dans les tribunes... Si les nouvelles sont exactes, je crois qu'il y a eu ce matin une rencontre, sollicitée par le PDS, de la FLM où l'on a décidé de ne pas faire de manifestations.
J'inviterais monsieur Bajocco, s'il veut avoir la tribune, de dire à ses amis de ne pas mettre en minorité d'autres forces, comme il s'était toujours passé. On avait pris une position sérieuse non pas contre quelqu'un mais pour trancher face à un problème urgent. Or, cette position a été mise à "bagnomaria" depuis quelque temps. Alors, je crois que avant de faire certaines affirmations dans ce Conseil ce serait bien de se renseigner.
Le problème de la participation d'un privé avait été discuté avec les forces syndicales, outre qu'avec les forces politiques. A ce moment-là on avait demandé d'avoir une participation majoritaire de la part de IRI et Finsider afin que l'accord ait une certaine importance et que la signature des mêmes puisse avoir un certain effet. En effet, la Falk, qui au début avait un plan qui prévoyait l'achat de l'ensemble ou de la majorité, avait été repoussée et par la suite il y avait une participation minoritaire.
Je voudrais encore rappeler, parmi les aspects qui ont été réalisés, un aspect qui n'est pas secondaire: c'est la formation professionnelle. A ce sujet, je crois que ce serait intéressant de l'analyser et j'inviterais l'Assesseur à relire les documents concernant la formation professionnelle et à revoir les plans concernant l'engagement de l'Administration régionale pour soutenir cette formation avec la Communauté Européenne. Cet engagement a dépassé les 10 milliards.
L'Assesseur connaît les plans de formation, il y avait toute une série d'engagements, chaque année il y avait 1,6 milliard ou 1,8 milliard pour former les gens. On nous disait qu'il y avait l'exigence de serrer les rangs et de prédisposer un système qui devait être concurrentiel. En effet, ce qu'on avait exigé à ce moment-là c'était d'avoir un plan qui pouvait être accepté non pas avec la logique de l'assistance, mais de la concurrence. Je crois que ce thème est encore un pilier du raisonnement d'aujourd'hui. On ne peut pas faire de la simple assistance. A ce moment-là on avait accepté des sacrifices pour prévoir un programme sérieux que les Conseillers connaissent.
Maintenant, je veux passer au chapitre douloureux: les choses que, à notre avis, il ne fallait pas faire.
A ce sujet, je veux reprendre deux lois. La loi n° 55 du 17 juin 1988 disait: "Acquisto di proprietà immobiliari Deltacogne s.p.a.". La loi prévoyait un financement et à l'article 2 de cette loi on disait: "Le disponibilità finanziarie acquisite dalla S.p.A. Deltacogne, ai sensi del precedente articolo, devono essere destinate per le finalità di cui all'articolo 1 della legge regionale 30 dicembre 1985 n. 88".
L'article 1 de la loi n° 88 que je viens d'évoquer disait: "Gli interventi di cui al comma precedente vengono promossi allo scopo di rendere possibile uno sblocco della situazione occupazionale regionale, in relazione all'accertata esuberanza di mano d'opera proveniente dal settore siderurgico, chimico-tessile e alla necessità di favorire l'occupazione giovanile". Je crois que le sens de cet article est évident.
Je me rappelle encore ce qu'on avait dit au moment où on avait présenté cette loi qui donnait la possibilité de faire des financements pour certains achats concernant des propriétés à l'extérieur. On avait dit que ce plan devait avoir comme objectif l'intervention pour la restructuration et l'occupation. On avait toujours refusé d'allouer ces fonds à la Deltacogne et au contraire on est arrivé à la fin du mois de décembre 1990, loi n° 91 du 21 novembre 1990: "Autorizzazione all'acquisto di immobili di proprietà della società Ilva S.p.A.". On avait fait à ce moment-là un débat en soutenant que, d'après les nouvelles que nous avions, le sens de la loi précédente n'avait pas été respecté et, par conséquent, qu'il ne fallait pas allouer tout de suite l'argent qui, entre autres, n'avait pas comme but la reprise industrielle et les investissements.
On nous avait dit que tout de même on était en train de faire les investissements, mais ce n'étaient pas les investissements qui avaient ces objectifs et qui devaient utiliser l'argent régional.
Sur ce sujet, on a fait un débat. J'ai repris les termes du débat. On nous a dit que la Cogne n'avait pas de problèmes, que le plan qui avait été approuvé marchait très bien, que les investissements étaient faits et que, par conséquent, on pouvait tranquillement allouer l'argent avant la fin de l'année. En effet, l'Administration régionale a alloué l'argent à l'Ilva patrimoniale avant la fin de l'année.
Or, je crois que ce passage est très significatif pour voir l'attitude qui a été tenue par rapport à la Deltacogne. Le programme qui avait été présenté à l'époque prévoyait une réduction de 400 places de travail. On nous avait donné cette liste. Lorsqu'on discutait sur la réduction des places de travail, il y a eu l'annonce qu'il n'y avait pas de problèmes, car il y avait 500 places de travail de la Mercedes.
A mon avis, le problème a été mal posé au point de vue psychologique. Le fait de donner l'idée que immédiatement après la perte de 400 places de travail, il y avait tout de suite disponibles 500 places de travail a été une présentation nuisible. Les interventions sont là pour le dire.
Un autre aspect négatif qui avait été posé à l'attention de ce Con-seil a été par contre accepté. Je voudrais rappeler que la Finaosta a une participation dans le groupe Bedini. Ce groupe travaille dans le même secteur de la sidérurgie. On avait discuté ici et on avait dit qu'on voulait savoir la raison pour laquelle il n'y avait pas eu un intérêt de la part de l'Administration régionale pour faire de façon que le groupe Bedini, qui donnait quand même du travail à la Cogne, n'aille pas vendre à la concurrence. On nous dit que les jeux étaient déjà faits et qu'on a su après que le groupe Bedini avait vendu sa propriété à la concurrente de la Cogne.
La même chose s'est passée au moment où on nous a présenté le problème du système de gestion informatisé à l'intérieur de la Cogne. Quelle a été la réponse? On nous a dit qu'on allait faire un accord entre la Cogne, l'Inva et la Région afin que les dépendants actuels qui sont à la charge de la Cogne par la suite passent à l'Inva. Résultat les dépendants seraient à la dépendance de l'Inva.
Le problème de l'énergie: la question des centrales.
Celui-ci était un des points de l'accord, mais il n'a jamais été exploité. Je crois que le problème de l'énergie qui est important, qui est le problème du futur pour l'ensemble du développement industriel en Vallée d'Aoste et qui est à présent, par rapport à la production, lié à une certaine stratégie qui devrait prévoir des investissements pour doubler la production, n'a pas été abordé sérieusement.
Par conséquent, il y a chaque jour une perte réelle et concrète compte tenu des investissements manqués. Il y a encore comme conséquence une perte pour l'Administration régionale. Je crois que c'est un thème sur lequel on reviendra.
L'autre thème qu'on a abordé il y a deux jours, concerne la Verrès Sadea. Là on a essayé de nous convaincre qu'il fallait faire une certaine évaluation compte tenu du fait qu'on avait eu le privilège d'avoir la présence du Poligrafico dello Stato dans cette entreprise, quand d'un autre côté il y avait toute une série d'engagements qui obligeaient l'Etat à prévoir une série de participations. En conséquence de cette attitude ce qui était évalué 11 milliards a eu par la suite une évaluation de 20 milliards. J'ai déjà dit que s'il se passait la même chose pour un privé il y aurait quelques problèmes supplémentaires qui dépassent les compétences de cette assemblée.
Ce qui, par contre, n'a pas été fait c'est d'insister sur la possibilité d'avoir des programmes sérieux pour ce qui concerne le centre d'expérimentation. C'est un volet de l'ensemble de l'accord qui n'a même pas été exploité.
Face à cette attitude on doit dire que les interventions nécessaires ne sont pas d'allouer de l'argent ou de dire qu'on est quand même disponible à acheter n'importe quoi. On avait dit qu'il y avait l'intention, au cas où il y ait une rationalisation de l'ensemble de l'activité, d'envisager la possibilité d'acheter les terrains qui ne sont plus nécessaires ou stratégiques, pour le centre d'Aoste. Mais, là aussi je crois qu'on ne peut pas à chaque instant faire un cadeau à l'IRI et aux différentes structures étatiques. Je crois qu'on ne peut pas faire un raisonnement uniquement et strictement commercial.
Les problèmes à aborder sont le thème de l'énergie là où on a gaspillé des milliards. J'ai évoqué le problème de la centrale de Verrès où il y a un programme de réaménagement et de restructuration qui n'a pas été respecté. Le problème est encore là avec une perte chaque jour de centaines de kilowattheures, ce qui signifie une perte de millions chaque jour. La même chose se passe pour les autres centrales.
Je crois qu'il s'agit de thèmes qui auraient la possibilité de démontrer que dans son ensemble une des conditions qui étaient à la base de certains choix industriels pourrait encore avoir un sens.
Les interventions pour avoir des garanties du point de vue de l'écologie et du point de vue de la santé devraient s'imposer. Ce choix de faire une société mixte pour utiliser les déchets de la Cogne est plutôt engageante pour l'Administration régionale et en outre, à la fin de la foire, elle va résoudre un problème qui est lié à un passé que l'on connaît. J'estime que c'est un thème trop délicat pour être abordé dans cette séance, mais on ne peut tout simplement dire que ce sera l'Administration régionale qui va chercher ailleurs un endroit pour mettre ces déchets.
Nous avons discuté pendant des années pour trouver un site dans une commune, où il y ait une décharge pour "materiali speciali tossici". A présent, la Région n'a pas encore un centre de ce genre, pour ses compétences, pour ses exigences. Figurez-vous si elle va résoudre dans ce sens les problèmes de la Cogne. Au contraire, si j'ai bien compris, ce Gouvernement s'est montré disponible pour chercher ailleurs un centre où les déchets "tossico-nocivi" seront placés. Cela a été écrit, monsieur l'Assesseur. Je ne sais pas si l'Assesseur a déjà repéré ce site et si on a informé les communes de ce choix.
Si on va écrire certaines choses, après il faut les respecter autrement le problème aura les conséquences que le Conseiller Bich évoquait. Je crois que le discours ne peut être réductif et ne peut viser uniquement un objectif. Aujourd'hui nous avons eu des nouvelles du centre et nous voudrions essayer de comprendre quelque chose. On ne peut dire tout simplement "stigmatizziamo".
L'attitude grave qu'on vient d'apprendre de l'Assesseur c'est qu'on n'a "mai fornito nulla di scritto". On a attendu la fin de la foire pour connaître qu'il y avait "la morte annunciata" et pour obliger le Conseil à en discuter sans avoir jamais de documents.
En même temps, l'Assesseur vient nous dire que "non si intravvedono compratori". Dans ce conditions-là je crois que ce sera difficile, même si en Italie il y a un autre système: la répartition des grands marchés entre privés et public. On va pénaliser le public en faveur de certains secteurs privés.
C'est peut-être important de faire remarquer le rôle que l'Ilva Cogne doit avoir. A mon avis, ce n'est plus possible de dire que nous demandons aujourd'hui d'avoir des nouvelles, il fallait les avoir avant. Il ne fallait pas arriver à un débat au moment où l'IRI a déjà tout accepté.
Nous avions signé une interpellation, après les nouvelles de l'Espresso: "Scusate non sono un uomo d'acciaio". Monsieur Mafrica pourrait dire la même chose. M. Gambardella disait "la nuova linea" va s'insérer dans des discours différents. Il n'y a plus de choix pour Aoste, mais cette nouvelle est déjà dans l'Espresso du mois d'octobre. C'était déjà évident. On avait présenté l'interpellation pour connaître quelle était l'information que l'Assesseur avait eue.
Aujourd'hui nous avons appris qu'il n'a jamais eu d'information. Mais alors je crois que le minimum c'était de solliciter ou d'avoir la possibilité d'être renseigné pour pouvoir informer les forces politiques. L'attitude qui a été tenue aujourd'hui est très pauvre. Je ne veux pas attribuer à l'Assesseur qui est en charge tous les malheurs, mais tout de même je ne peux ne pas évoquer le fait que, compte tenu de l'attention qu'il y avait eue de la part de la force politique que l'Assesseur Mafrica représente, on est un peu étonné de voir cette attitude faible, comme pour dire: "Qu'est-ce que vous voulez? Les choses se sont passées ainsi".
Il y avait toute une série de symptômes de la maladie qui faisaient prévoir une mort annoncée. Il fallait intervenir avant. On avait sollicité cette intervention.
On ne peut pas venir aujourd'hui nous dire qu'il faut être unitaires. Mais, à l'époque nous avions sollicité le Gouvernement pour qu'il intervienne et la réponse avait été: "Tout va bien, madame la marquise!" Il s'agit, à mon sens, d'une attitude peu responsable. C'est là l'étonnement d'aujourd'hui, c'est là la raison pour laquelle nous avons demandé un débat sérieux aujourd'hui. C'est pour comprendre quelle est l'indication, ce qu'on veut faire aujourd'hui face à cette attitude, même si je crois qu'on est très en retard. D'après les nouvelles qu'on vient de lire l'IRI a déjà accepté le plan de la présidence de l'Ilva.
On examinera par la suite l'ordre du jour qui ne contient rien du tout. Il faudra quand même attendre les réponses pour savoir s'il y a une adresse et s'il y a un sens concret d'intervention ou bien si l'on accepte passivement la réalité, chose que nous ne partageons pas.
Presidente Ha chiesto la parola il Consigliere Limonet; ne ha facoltà.
Limonet (DC)Signor Presidente e signori consiglieri, il mio intervento sarà brevissimo. Svolgerò solo alcune considerazioni su un problema di vitale importanza per l'economia valdostana, che non deve essere confuso con altri, anche se ugualmente importanti.
Naturalmente la notizia di ieri, relativa all'approvazione del piano IRI, con cui viene dismessa la Cogne di Aosta, ha suscitato scompiglio e sgomento, nonché incertezze per il futuro.
Qualcuno, in dichiarazioni fatte a caldo, ha detto che da mesi si aspettava questo fatto. Io vi dirò di più. Il sottoscritto ed altri, che come me hanno una lunga esperienza alle dipendenze della Cogne, se lo aspettavano da molto tempo, da più di vent'anni. Allora, alla Cogne lavoravano quasi 6000 dipendenti, che poi sono via via , ma costantemente, diminuiti, prima con la chiusura delle miniere e poi con la successiva chiusura di diversi reparti, tant'è che l'attuale forza lavoro si attesta intorno alle 2000 unità.
Il corso delle cose si è poi accelerato da quanto la Cogne ha avuto la disgrazia di entrare in quei colossi industriali nazionali, che nella Regione hanno intravisto una controparte contrattualmente debole dal punto di vista politico, e quindi facilmente soggetta ai condizionamenti di un discorso che veniva immancabilmente ripetuto, quasi come un disco, in tutte le occasioni: richiesta di finanziamenti per realizzare investimenti, con la minaccia di chiudere dei reparti, ridurre il personale o addirittura chiudere lo stabilimento.
Per l'esperienza vissuta, credo di poter dire che, benché la questione non debba essere sottovalutata, non sia il caso di farci intimidire più di tanto, perché, più si riducono le forze lavorative, più il pericolo di chiusura totale si avvicina, per cui sarà sempre più necessario pensare ad un'alternativa occupazionale.
Condivido lo sconcerto di altri consiglieri nell'assistere ad una retromarcia così sfacciata dell'Ilva di fronte ad un protocollo d'intesa concordato da soli pochi mesi.
Quindi, proprio per l'inaffidabilità della controparte a trattare un problema di tale portata e considerate le difficoltà del momento, ritengo utile l'unità di tutte le forze politiche e sindacali, altrimenti, in caso di fallimento dell'obiettivo, saranno tutti i cittadini valdostani a sperimentarne le conseguenze.
Non ci sono ancora elementi sufficienti per poter individuare e valutare le giuste linee d'azione, perciò mi limiterò ad abbozzare al Consiglio regionale alcuni suggerimenti, senza la pretesa che siano quelli più giusti.
Consiglierei l'immediato incontro di una rappresentanza regionale, comprendente i Parlamentari ed un rappresentante delle forze sindacali, con i massimi dirigenti dell'IRI, per verificare se esistono le condizioni affinché l'Ilva ritorni sulle sue decisioni. In caso contrario, sono convinto che, prima di pensare ad una riconversione della produzione, sia necessario esperire la possibilità di trovare altri partner nel campo degli acciai speciali, settore nel quale vantiamo una certa professionalità.
Concludendo, confermo che tutto il Gruppo della Democrazia Cristiana concorda sull'ordine del giorno presentato dall'Assessore Mafrica ed esprime la massima solidarietà ai lavoratori della Cogne.
Grazie.
Presidente Il Consigliere Bajocco ha chiesto la parola per il secondo intervento; ne ha facoltà.
Bajocco (PCI-PDS) Non voglio svolgere un secondo intervento, ma solo contestare le dichiarazioni fatte dal Consigliere Rollandin, circa la riunione di questa mattina della FLM per decidere il da farsi.
Egli ha detto che i rappresentanti del PCI-PDS hanno posto il veto ad un movimento. Io so quanto è falso il Consigliere Rollandin... lo so, ma voglio dirgli che è ora che scenda da quel trono e si metta anche lui al posto giusto, come gli altri consiglieri, perché - e glielo dico ancora - è falso quanto ha detto.
Infatti, mio caro Rollandin, in quella riunione tutte e quattro le federazioni, compreso il SAVT, erano d'accordo e solo una ha detto: "Sarebbe bene fare questo...". Ma io so che il sindacato è molto più responsabile di te, perché il sindacato ha a cuore il problema dei lavoratori e non viene qui a fare tanta demagogia, come fai tu...
(...interruzione...)
... É ora che tu scenda dalla cattedra... Devi capire che è ora di scendere dalla cattedra...
(...interruzione...)
... No, ti voglio dire di più. Innanzitutto i sindacati hanno preparato un volantino in cui chiedono di poter fare un incontro con il Comitato siderurgico e di riunire un'assemblea della FLM, per concordare con le rappresentanze delle altre fabbriche italiane il da farsi.
Mio caro Consigliere Rollandin, è bene che anche tu rimanga in questa logica, senza venire qui a dire delle cose inesatte.
E per l'ultima volta ti dico ancora che è bene che tu scenda da quel gradino...
(...interruzione del Consigliere Rollandin...)
Presidente Ha chiesto la parola il Consigliere Viérin; ne ha facoltà.
Viérin (UV) Je crois que les staliniens sont de retour. Le camarade Bajocco au moins...
(...interruption...)
... est de retour avec ses idées et ses concepts staliniens. Il n'y a plus la possibilité de s'exprimer à l'intérieur de ce Conseil. On ne peut plus formuler certaines hypothèses, que aussitôt on est censuré par monsieur Bajocco qui détient toute la vérité.
Je l'inviterais, à ce titre, à relire ou à lire avec attention au moins l'organe officiel de son parti, du PCI ou PDS. Je n'ai jamais compris, à juste titre, quelle est sa position. Le 2 novembre son organe officiel nous disait, encore une fois, que tout allait pour le mieux, comme quelqu'un l'a déjà affirmé, madame la marquise: "In Valle la vicenda è ovviamente seguita con particolare attenzione". Il y a tellement d'attention que, aujourd'hui encore, on ne sait rien. Et votre représentant à l'intérieur du Conseil d'administration, monsieur Bajocco? Il représente qui? Est-ce qu'il nous a renseignés?
Monsieur Mafrica a dit qu'on ne savait rien. Mais je veux lui dire ou lui rappeler, dans cette optique d'attention aux problèmes, que dans "La Repubblica" du 12 octobre - monsieur Mafrica, le 12 octobre! - on lisait: "La cessione della Dalmine, società quotata in Borsa, prevede che l'Ilva possa scendere sotto il 51%. Sul mercato viene posto l'impianto di Aosta".
Qui suit ces problèmes? Je ne crois pas que ce soit l'Assessorat à l'industrie. On l'a exproprié de cette compétence. Tout a été déchiqueté en fonction d'une logique de majorité. On l'a déjà dit autrefois. On ne peut que le reconfirmer aujourd'hui: l'Assesseur "al taglio e cucito". Toutes les autres compétences de la politique industrielle au Val d'Aoste ont été déplacées; ailleurs une seule compétence demeure: la Cogne. Le fossoyeur!
Il est inutile alors, monsieur Bajocco, que vous nous reprochiez de dire ou de faire certaines affirmations. Aujourd'hui nous discutons, mais pourquoi? Parce que vous l'avez sollicitée, monsieur Bajocco, en tant que chef de Groupe, cette discussion? Certainement pas.
Hier matin, il y a eu des appels téléphoniques à l'intérieur même du Conseil. Est-ce qu'il y a eu une information à cet égard? Nous avons dû solliciter une réunion de la Conférence des chefs de Groupe pour que finalement un débat ait lieu sur ce thème, pour que finalement on sorte ou l'on essaie de sortir de cette logique de majorité et de ce concept de fatalisme, d'acceptation du fait accompli. Etant en majorité, on ne peut déranger, on ne peut exprimer des avis contraires.
Finalement aujourd'hui on discute, et je dois vous remercier, monsieur Bajocco. Votre intervention a eu le mérite de faire rentrer l'Assesseur, de faire rentrer le Président. Au moins on discute avec leur présence. En cas contraire on aurait pu faire une réunion de commission, ou se voir dehors, vu l'importance qu'on attribue à ce problème.
Aujourd'hui, monsieur Mafrica est sur la sellette. Nous comprenons sa position, mais si vous le permettez nous exprimons certaines considérations. Et ces considérations ne peuvent que être critiques.
Il y a quatre problèmes: l'attention avec laquelle tout ce problème a été suivi; l'information; les initiatives ou les actions entreprises; les objectifs de cette majorité que nous ne comprenons toujours pas.
Les interventions sont un peu contradictoires. La première partie de l'intervention du chef de Groupe de la Démocratie Chrétienne nous a étonné, nous y reviendrons.
L'attention face à ce problème. A ce propos, il serait trop facile de notre part de reprendre les différents communiqués de presse et de lire toutes les déclarations triomphalistes qui, depuis quelques mois, ont été faites sur ce problème. Nous voulons en citer au moins deux.
Communiqué de presse officiel, visite aux établissements Cogne: "Espressa viva soddisfazione sia per l'impiantistica vista nel corso della visita, sia per i programmi futuri dell'azienda".
Déclaration officielle au Conseil régional, suite à l'accord Regione-Ilva. Allons lire le texte du mois de juin 1991 et après comparons-le avec ce qui aujourd'hui nous est présenté.
Il est vrai, l'Assesseur dans son illustration, après avoir présenté le problème et avoir fait une analyse socio-économique, mais de caractère général et en évitant surtout de parler de cette période qui va de juillet de l'année dernière à aujourd'hui, a dit: non aux chantages, oui au respect des prérogatives et des compétences du Val d'Aoste, oui au respect des protocoles et des accords de 1987 et 1988. Nous partageons ces affirmations.
Mais alors, pourquoi quand nous sollicitions ces mêmes engagements il y a eu de la part de cette majorité des réponses tout à fait différentes, en nous accusant de démagogie, comme l'a fait aujourd'hui monsieur Bajocco. Nous avions été...
(...interruption du Conseiller Bajocco...)
Presidente Consigliere Bajocco, per favore non interrompa. Continui pure Consigliere Viérin.
Viérin (UV) Nous avons diffusé des tracts à la Cogne. Je vous inviterais à les relire. Mois de février 1991. Par la suite, un autre tract. Je cite simplement les titres, je ne vais pas les relire. Nous disions exactement les mêmes choses que monsieur Mafrica dit aujourd'hui: "No ad un ulteriore ridimensionamento della Cogne. Sì al rispetto del protocollo d'accordo IRI-Regione". Il y en a marre des promesses, nous voulons la clarté et la vérité. Et de ce point de vue nous ne pouvons que constater, sur ce volet de l'attention, qu'il y a eu une grande superficialité. Par exemple, si le comité pour la sidérurgie s'est réuni, c'est suite à une motion déposée par l'Union Valdôtaine au mois de septembre 1990.
Une information qui s'est revélée insuffisante. Le respect de nos prérogatives, les décrets d'application du statut, la présence d'un représentant officiel de la Région autonome au sein du conseil d'administration. Bafoués. Résultat: le néant. Nous devons lire les nouvelles dans les journaux.
De la part de l'Assesseur on met en doute l'existence même d'un programme approuvé. Le programme, les journaux nous le confirment aujourd'hui, a été bel et bien approuvé. On se trouve face à des décisions déjà prises, mais avec la concertation et l'information de qui?
De plus, quelles initiatives, quelles actions ont été entreprises? Nous aurions apprécié un rapport de la part de l'Assesseur qui. Il est vrai je le répète - il a inséré ce problème dans un contexte international de crise de la sidérurgie mondiale, a analysé la situation industrielle et financière de l'Ilva, nous a parlé du changement de stratégie. Mais qu'est-ce qu'il a été fait pendant ce temps pour réclamer l'application des protocoles d'entente de 1987 et 1988? C'est à cet égard que nous aurions apprécié un rapport.
Si, d'une part l'Assesseur réaffirme l'importance de la Cogne et de ses fonctions dans le secteur des aciers spéciaux, d'autre part nous sommes obligés de nous poser la question: quelle est la vraie stratégie de ce Gouvernement? quelles sont ses finalités vis-à-vis du problème de la Cogne?
Nous l'avions déjà remarqué hier, lors de la Conférence des Chefs de Groupe. L'intervention de monsieur Limonet nous l'a confirmé. Nous croyons nous trouver face non pas à une unité de conduction, mais plutôt à deux lignes qui, par la suite, au nom de l'unité sacrée da la majorité, convergent dans des ordres du jour plutôt génériques.
Est-ce que l'on veut effectivement réaffirmer l'importance et la fonction de la Cogne dans le secteur des aciers spéciaux ou l'on vise d'autres alternatives? Quelles sont, monsieur Mafrica, les liens et les rapports entre la sauvegarde de cet établissement et l'affaire Mercedes? Depuis longtemps nous vous l'avons demandé. Je pense qu'il s'agit de l'un des points qu'il faudra éclaircir pour savoir si cette mobilisation demandée et sollicitée, ici au Conseil seulement par monsieur Bajocco, doit se faire en voiture ou non.
Nous ne comprenons pas. Je ne sais plus comment appeler cet accord parce que si on parle d'accord ou de protocole après l'Assesseur aux finances nous dit qu'il n'en sait de rien, le Président que tout est et n'est rien. En tout cas, côté industriel quelles sont les compatibilités?
C'est à cet égard que nous nous permettons de formuler ces remarques. S'il est vrai que aujourd'hui il y a des appels à l'unité, au moins laissez-nous dire que ces appels sont un peu tardifs. S'il y avait eu plus d'attention et s'il n'y a avait pas suivi une logique de majorité, on aurait peut-être pu mieux aborder le problème et on aurait pu le faire déjà depuis longtemps.
L'ordre du jour présenté devra être modifié parce qu'il est générique. C'est un appel à l'unité, à la solidarité, aux sentiments, mais quels sont ses perspectives? Dans cet ordre du jour, on reste dans le vague. Les affirmations de principe et de caractère général, j'espère, seront partagées par tout le Conseil. Mais au moment même où l'on évoque la nécessité, face au fait accompli, d'une alternative, nous voudrions comprendre comment l'on peut être d'accord avec cet ordre du jour et en même temps dire que nous imaginons ou que nous pensons à des alternatives. Lesquelles?
Pour conclure, j'espère qu'au moins à la fin de ce débat certains points, certaines indications se précisant afin de permettre d'arriver à cette unité et à cette entente souhaitée. Mais à une condition: qu'il y ait de votre part une information totale et complète des événements. Jusqu'à aujourd'hui ceci ne s'est pas vérifiée, jusqu'à aujourd'hui, face aux sollicitations diverses il y a toujours eu - passez-moi l'expression - "una velina di regime".
Presidente Ha chiesto la parola il Consigliere Rollandin; ne ha facoltà.
Rollandin (UV) Je crois que l'argument est tellement important qu'il ne mérite pas une polémique dans cette salle avec monsieur Bajocco, auquel je veux réaffirmer que je n'ai pas dit le faux, que j'ai repris son affirmation là où il se plaignait de ne pas avoir les travailleurs et j'ai dit que ce matin, dans une rencontre du conseil d'établissement, face à une sollicitation dans ce sens, il y a eu un avis contraire. Ce que je réaffirme dans cet instant, après m'être à nouveau renseigné et, par conséquent, je repousse les affirmations de monsieur Bajocco en regrettant qu'il y ait cette petite polémique sur un argument si important.
Presidente Ha chiesto la parola il Consigliere Riccarand; ne ha facoltà.
Riccarand (VA) Credo che il modo in cui si è avviata questa discussione, a partire dalle notizie giornalistiche di ieri pomeriggio, evidenzi già di per sé che qualcosa non ha funzionato nelle procedure messe a punto dall'Amministrazione regionale, ed in particolare la Giunta, per seguire l'evoluzione degli avvenimenti.
Il fatto che il dibattito si apra dopo l'approvazione di un piano triennale dell'Ilva da parte dei vertici dell'IRI e non nella fase della sua elaborazione, indica che qualcosa non ha funzionato, perché il piano non è stato elaborato, presentato e discusso in quarantotto ore. Evidentemente c'è stata una fase di preparazione, seguita da una discussione all'interno dell'Ilva, dopodiché è stato portato all'esame dei vertici dell'IRI e quindi, come abbiamo appreso, ieri sarebbe stato discusso e approvato.
In tutto questo processo, il momento in cui si doveva intervenire era sicuramente quello dell'elaborazione, ben prima quindi del momento successivo di approvazione da parte dell'IRI e delle notizie che ci sono pervenute da fonti giornalistiche. Evidentemente qualcosa non ha funzionato nel modo in cui la Giunta regionale ha affrontato il problema. Forse c'è stata la preoccupazione di tenere riservate certe informazioni o notizie, cioè c'è stata una certa reticenza che però in definitiva, stando almeno a quanto abbiamo appreso finora, non si è tradotta in una iniziativa forte e propositiva rispetto all'iter di formazione e di dibattito del piano Ilva per il 1992-94.
Non so se tale piano sia in possesso della Giunta regionale. Poiché l'Assessore Mafrica ha dichiarato di non aver avuto comunicazioni scritte, la Giunta non dovrebbe averlo. Comunque, da quel poco che sappiamo e da quel poco che è trapelato sui giornali in quest'ultimo mese, risulta chiaramente che quel piano è in totale contrasto con la dichiarazione d'intenti Ilva-Regione del giugno 1991, che in sintesi era incentrata sull'impegno dell'Ilva "a rafforzare" - questo era il verbo presente nella dichiarazione - il ruolo strategico della Cogne, ma nel piano Ilva 1992-94 tale impegno ha assunto il significato di dismissione, quindi siamo proprio di fronte ad un totale rovesciamento della situazione. Tra l'altro, non è ancora chiaro se il termine "dismissione" voglia indicare, come sembra, l'intenzione di cedere le aziende dismesse ai privati o se voglia significare che si va verso la chiusura di questa azienda.
Però, anche se è evidente questo radicale cambiamento di rotta da parte dell'Ilva, che sconfessa accordi fatti in passato e confermati recentemente con la Regione, cosa che non può che essere denunciata pesantemente, non giunge tanto inatteso e di sorpresa, perché era ampiamente preannunciato e forse era anche prevedibile. Direi anche che, in un certo senso, questa posizione era leggibile nella stessa dichiarazione d'intenti del giugno del 1991. Vorrei anche sottolineare che quella dichiarazione non è mai stata portata all'esame ed alla discussione del Consiglio - noi non avevamo condiviso questo atteggiamento - ma è stata approvata a livello di Giunta senza un opportuno dibattito in Consiglio regionale. Ebbene, in quella dichiarazione d'intenti c'era già un elemento di debolezza molto evidente, che era già emerso nelle discussioni in seno al Comitato siderurgico, in particolare nei ripetuti interventi dei lavoratori della Cogne presenti nel Comitato, dai quali era stata più volte sottolineata la mancanza di chiarezza sul tipo di produzione e sulle quote di produzione di acciaio riservate alla Cogne.
Questo nodo non solo non è stato risolto, ma non è stato neppure affrontato nella dichiarazione d'intenti, eppure è fondamentale per capire se l'azienda può avere o meno un futuro, perché se non viene definito con chiarezza il tipo di produzione, di acciaio o di altre attività, che si vuol fare alla Cogne, comprendendo anche la quantità della produzione di inox, di valvole, di superleghe o di nuovi tipi di acciaio, tutto diventa confuso e non ha alcun significato continuare a parlare di generici investimenti. Del resto, abbiamo visto che se ne è parlato molto, ma in realtà si è fatto molto poco.
Per quanto attiene agli investimenti, non è tanto importante sapere se siano decine o centinaia i miliardi investiti, mentre è molto più importante vedere se gli investimenti sono coerenti rispetto all'assetto produttivo che si vuole dare all'azienda. Questo aspetto non è mai stato chiarito. Gli stessi livelli occupazionali, per quanto importanti, possono avere un senso ed una validità solo se ancorati ad un preciso ruolo produttivo dell'azienda, altrimenti diventano indifendibili. Questo lo sappiamo per esperienza.
Quindi, a mio avviso, nella dichiarazione d'intenti è mancata una sufficiente chiarezza nella capacità di intervenire rispetto alla strategia di fondo dell'IRI e dell'Ilva sullo stabilimento Cogne di Aosta.
Io credo che questo sia ancora il nodo fondamentale che ci troviamo di fronte. Sicuramente l'attuale situazione è peggiorata, però condivido l'affermazione dell'Assessore all'industria che noi non dobbiamo dare comunque per chiusa questa partita, cioè non dobbiamo dare per scontato che si andrà verso la privatizzazione e progressivamente verso la chiusura di questa azienda, ma preoccupiamoci di trovare delle alternative, perché mi sembra che aleggi anche questa posizione.
Io credo che questa posizione non sia valida e non debba essere percorsa, perché, contestando le scelte dell'Ilva e dell'IRI, esiste la possibilità di ridefinire un certo ruolo per lo stabilimento di Aosta, che però passa innanzitutto attraverso un accordo generale con l'Ilva e l'IRI sul tipo di produzione che si vuole assegnare alla Cogne, come produttrice di acciai speciali di alta qualità, quali tipi e con quali quote di mercato. Questo è fondamentale, altrimenti non ci può essere alcuna prospettiva.
Solo dopo che sarà stato definito il ruolo produttivo, è possibile fare delle scelte impiantistiche coerenti, definire dei livelli occupazionali congruenti rispetto alla situazione e probabilmente sarà anche possibile ipotizzare un'azienda che con ogni probabilità sarà più piccola dell'attuale, ma con un più alto livello di specializzazione, insomma si tratterà di un'azienda completamente ridisegnata nella sua strutturazione impiantistica.
Puntare su un'azienda di questo tipo, più specializzata e più compatta nelle dimensioni, significa ridiscutere anche la funzione di tutte quelle aree che sicuramente si libereranno. In proposito io credo che dobbiamo dire con chiarezza che vogliamo utilizzare le aree che parzialmente si potranno liberare all'interno della vasta area Cogne per attività industriali e non per attività terziarie e neanche per iniziative tipo Mercedes, che non sono attività industriali. Questo significa che noi dobbiamo cercare di mantenere nella città di Aosta un importante polo industriale e produttivo.
Le esperienze di Châtillon e Pont-Saint-Martin ci dicono che aree attrezzate per l'industria sono molto importanti per poter ricollocare aziende industriali. Poiché oggi esiste una forte domanda di spazi attrezzati per l'attività industriale, bisogna riuscire a dare una risposta a tale domanda. Ecco perché non dobbiamo sacrificare questi spazi per attività tipo "operazione Mercedes" che non sono attività industriali ed il cui ruolo e la cui funzione possono essere molto discutibili.
Noi quindi riteniamo che ci debba essere una ferma presa di posizione del Consiglio regionale, che confermi il ruolo importante dell'azienda Cogne come produttrice di acciai speciali. Solo se riusciremo a definire bene il suo ruolo, la Cogne potrà vivere.
É chiaro che per definire una strategia e per fare in modo che essa sia credibile, occorre effettuare un salto di qualità nei livelli di informazione. É già stato sottolineato da altri consiglieri che c'è sicuramente un deficit di informazione quantomeno nei confronti del Consiglio. Non so quali siano i livelli di informazione della Giunta, ma sicuramente c'è stata una insufficiente circolazione di notizie e di informazioni, tant'è che a volte è difficile fare delle valutazioni.
Credo che vada avviata una "operazione verità" nei confronti del Consiglio, ma anche nei confronti degli stessi lavoratori della Cogne e delle organizzazioni sindacali, nel senso che bisogna dire fino in fondo tutti i termini del problema e tutti i livelli di conoscenza, perché è del tutto inutile cercare di nascondere i problemi, i dati di fatto o le notizie, pensando di poter tirare avanti ancora per un po', quando poi si corre il rischio di trovarsi di fronte a notizie che giungono attraverso i giornali, come è successo ieri.
Faccio un'ultima osservazione sulla bozza di risoluzione presentata dall'Assessore. Io credo che essa vada precisata proprio rispetto alle cose che dicevo prima, cioè sulla definizione del ruolo produttivo della Cogne, in modo da rimarcare con forza che è ancora possibile dare un ruolo all'azienda, ma solo definendone una strategia ben precisa.
Si dà atto che, dalle ore 11,36, presiede il Vicepresidente Bich.
Presidente Ha chiesto la parola il Vicepresidente Stévenin; ne ha facoltà.
Stévenin (UV) Credo di dover fare due osservazioni preliminari, la prima concerne l'intervento del Consigliere Limonet, che nelle premesse sembra in qualche modo aver già recitato il De profundis della Cogne, mentre mi sembra che l'Assessore Mafrica abbia voluto ribadire l'importanza - egli ha usato l'aggettivo "fondamentale" - del mantenimento di una presenza industriale, specializzata negli acciai lunghi, nella realtà valdostana.
Condivido, invece, fino in fondo l'altra affermazione del Consigliere Limonet, quella in cui riconosce che la Regione è stata una controparte contrattualmente debole.
Ecco, io vorrei mettere in risalto questa circostanza, nel senso che, secondo noi, da un certo momento in poi la Regione è stata effettivamente debole, dal punto di vista contrattuale, nei confronti del governo e dell'IRI.
Il protocollo d'intesa è stato un punto fondamentale nelle trattative per il mantenimento dello stabilimento siderurgico. Occorre però riconoscere che, mentre durante la crisi della Cogne dagli anni sessanta in poi, si assisteva sempre alla mobilitazione generale dei lavoratori, tant'è vero che non appena si annunciava una possibile crisi, essi scendevano in piazza, manifestavano e bloccavano strade, autostrade e, in alcuni casi, anche il tunnel, stamattina, compagno Bajocco, come è già stato detto in modo chiaro dal Consigliere Rollandin, a fronte della richiesta avanzata da due membri dell'esecutivo al Consiglio di fabbrica, non c'è stata la disponibilità o la volontà di far scendere gli operai in piazza, per contrastare una situazione così delicata.
Fatte queste premesse, vorrei riprendere - anche perché l'unica fonte che abbiamo è quella della stampa - le motivazioni che avrebbero determinato l'amministratore delegato, Giovanni Gambardella, ad assumere la decisione annunciata. Alla base delle sue decisioni ci sarebbe la carenza di risorse finanziarie, unita al perdurare di una difficile situazione congiunturale.
Non si tratta, però, di una volontà politica che scende dal cielo, ma della deliberata volontà di ben determinate forze politiche che non intendono mettere a disposizione le necessarie risorse finanziarie. Tali forze politiche, come tutti sanno, sono rappresentate da coloro che con i boiardi di Stato gestiscono la politica ed il potere in Italia: la Democrazia Cristiana ed il Partito Socialista Italiano. Non ho ricordato il Partito Repubblicano Italiano, perché in passato ha mantenuto delle posizioni ben precise sulla politica delle partecipazioni statali, scegliendo da sempre la linea, pur discutibile, delle privatizzazioni.
Si tratta quindi di una precisa volontà politica, che però l'Assessore Mafrica ha dimenticato di ricordare, forse per la particolare e contingente situazione della nostra Regione, che l'avrebbe costretto ad attaccare alcune forze politiche che oggi gli sono alleate nell'Amministrazione regionale. Il problema, quindi, non concerne solo l'Ilva o l'IRI, ma concerne le scelte politiche dei partiti che gestiscono il potere in Italia.
Prima la parola "dismissioni" non veniva recepita fino in fondo, nel senso che non si sapeva se volesse significare vendita totale, vendita di una quota di azioni o chiusura dello stabilimento, ma su Il Sole-24 Ore di oggi c'è una dichiarazione che desta qualche perplessità, perché vi si dice testualmente: "Stessa sorte per la Cogne di Aosta, società che, in seguito all'accordo con la Falk, la quale ne è azionista con il 22,4 percento, si sta specializzando nei lunghi inossidabili e speciali...".
Nello stesso giornale si dice ancora: "Le aziende, come Piombino e Cogne, potranno essere collocate nell'ambito di operatori che già oggi detengono forti posizioni sul mercato e potranno trovare assetti competitivi complessivamente accettabili". Quindi, stando alle poche notizie che abbiamo, sembra emergere la volontà di vendere la Cogne ai privati.
Come è già stato detto dai miei colleghi, è evidente che devono essere individuate delle responsabilità, anche per favorire la ricerca di una linea di condotta comune. Bisogna dire chiaramente come stanno le cose, al di là di alcuni toni trionfalistici che abbiamo sentito anche in questa sala nelle parole di alcuni Assessori dopo le riunioni di Genova e dopo la visita alla Cogne e che avevamo già sentito non più tardi della fine di settembre nelle risposte alle interpellanze da noi presentate per conoscere le alleanze e le ripartizioni delle varie produzioni nel mercato degli acciai rapidi e di quelli lunghi, e per sapere se nel frattempo erano intervenute delle modifiche nella direzione dell'Ilva e della Cogne e che cosa potessero significare.
Noi avevamo manifestato delle perplessità sui programmi della Cogne nel corso degli incontri tra l'azienda e l'Amministrazione regionale rispetto alle alleanze sia all'interno dello Stato italiano (Falk), sia a livello internazionale.
In questa sala avevamo detto che nell'accordo con la Falk era pre-vista una ripartizione delle produzioni, ma da un documento del-l'Assolombarda del 24 luglio 1991, che avevamo denunciato anche in Consiglio regionale, si evinceva che praticamente la Falk inten-deva investire nell'area di Bolzano, con l'intervento dell'Ammi-nistrazione regionale del Trentino-Alto Adige, quaranta miliardi finalizzati alla creazione di una nuova colata continua per l'ac-ciaieria e per i laminatoi. Quella produzione, però, era concorren-ziale con quella della Cogne e quindi avrebbe creato qualche pro-blema in termini di prospettiva al nostro stabilimento siderurgico.
Le nostre preoccupazioni non erano però legate solo all'eventuale perdita di manodopera, cosa puntualmente denunciata, ma alla necessità - e lo ripeto - di una ripartizione della produzione in Itala con le aziende private e di una trattativa per un'eventuale alleanza a livello internazionale, poiché all'interno dello stabilimento Cogne era dato ormai per scontato che si andasse verso la chiusura della produzione di acciai rapidi, l'eliminazione degli acciai da costruzione e il mantenimento di una produzione inox che nel giro di alcuni anni non avrebbe occupato più di mille persone.
Oggi, tutte queste preoccupazioni e perplessità, che noi avevamo manifestato prima che il governo decidesse di non concedere ulteriori risorse finanziarie, facevano già presagire la reale difficoltà o la scarsa volontà di attuare quella dichiarazione d'intenti che la maggioranza considerava un po' come il punto di riferimento per il prosieguo della produzione nella nostra regione.
Termino qui il mio intervento, ricordando l'importanza che ai danni che rischiamo di subire, e che senz'altro in parte subiremo, non si aggiungano anche le beffe, nel senso che dovremo intervenire come Regione non solo per l'acquisto delle aree, cosa del resto già prevista nella dichiarazione di intenti, ma anche per supportare iniziative che, se non sono ben collegate ad una ripartizione della produzione nel mercato degli acciai che oggi è in difficoltà, rischiano di non approdare ad alcun risultato.
Come ha già detto il Consigliere Viérin, altre perplessità sono state sollevate anche per iscritto da alcuni consiglieri sulla possibilità di una convivenza tra la Mercedes ed uno stabilimento siderurgico, perché i fumi dell'acciaieria potrebbero creare dei problemi alle carrozzerie delle macchine parcheggiate in un grande deposito a cielo aperto.
Non sappiamo quale sia l'incidenza di questo problema, ma è certo che le scarne informazioni, più volte da noi lamentate, su tutto il "progetto Mercedes", diffondono seri dubbi e perplessità tra la popolazione e gli amministratori.
Presidente Ha chiesto la parola il Consigliere Lanivi; ne ha facoltà.
Lanivi (AI)La mia particolare condizione mi consente di dire cose che, s'io fossi rigidamente inserito nell'opposizione o nella maggioranza, probabilmente non potrei dire per ovvi motivi di opportunità tattica. Farò quindi un intervento molto libero, nel senso che dirò quello che penso.
Partirei con alcune considerazioni di ordine generale, sulla distinzione tra "gestione" e "Governo", per sostenere che in questo momento in Valle d'Aosta prevale l'aspetto gestionale, che tende a distribuire le risorse in funzione delle spinte settoriali, su quello di Governo, che dovrebbe essere capace di regolare lo sviluppo nel suo complesso.
Faccio una prima considerazione. Oggi nel mirino di questo o di quel partito non c'è un Assessore in particolare, perché le decisioni sulla Cogne riguardano il Governo della Regione e non la gestione di particolari risorse che devono essere distribuite. Pertanto, l'interlocutore è il Governo nel suo insieme o meglio la Giunta regionale nel suo insieme e non solo un Assessore.
Seconda considerazione: l'importanza della Cogne. Vorrei chiedere provocatoriamente quanti credono sinceramente sul futuro della Cogne. Io credo che siano molto pochi, perché la tendenza che avverto nella conduzione di questo affare da parte della Giunta, fa credere che il problema Cogne si possa risolvere con interventi finanziari, invece il problema Cogne non si risolve con interventi finanziari. Da persona sensibile nei confronti di questo problema - ne spiegherò poi le ragioni - vorrei pregare di non continuare a mantenere l'atteggiamento di chi pensa che la Regione, avendo i soldi, possa risolvere tutti problemi della Cogne, come è già stato sostenuto altre volte in passato da alcune forze politiche, che per carità di patria non voglio neppure citare. Oggi, la vera alternativa ci impone di ragionare politicamente in questi termini: "Se non avessimo le risorse finanziarie che oggi abbiamo, come affronteremmo il problema?". Questo è il modo esatto di porsi di fronte al problema Cogne.
Dell'importanza della Cogne in Valle d'Aosta viene sottolineato soprattutto un aspetto che io ritengo riduttivo, cioè la dimensione occupazionale, nel senso che si dice: "La Cogne è importante perché occupa 1800 o 2000 persone". Per me, invece, la Cogne è importante perché nell'assetto complessivo della Valle d'Aosta ci deve essere lo spazio per una significativa presenza industriale. Questo è il primo punto.
Secondo punto: la Cogne partecipa per quasi il 50 percento alla pur ridotta o ridottissima apertura dell'economia valdostana verso l'esterno. Non so quanti consiglieri hanno letto l'inserto che, molto probabilmente sponsorizzato dalla Regione, è apparso su Il Sole-24 Ore di qualche settimana fa, nel cui grafico accanto all'inserto dedicato alla Valle d'Aosta si vedeva un esagono, riferito alla situazione complessiva dell'economia regionale, gravemente carente sul grado di apertura verso l'esterno. Eppure, dobbiamo pensare che il 50 percento circa di quel grado di apertura è dato dall'attività della Cogne.
Terzo punto. Il volume occupazionale, che è un dato di cui bisogna tener conto, è importante non solo quantitativamente, ma anche perché le attuali nostre disponibilità finanziarie mascherano una preoccupante situazione, in termini di equilibrio socio-professionale, della nostra Regione: circa 15.000 unità (25 percento), sulle complessive 49.000 che costituiscono la forza lavoro in Valle d'Aosta, sono nel pubblico. Occorre fare molta attenzione quando un'economia supera ogni logica percentuale di occupati nel settore pubblico, rispetto al complessivo delle forze occupate nei vari settori.
Nel 1945 i dipendenti della Cogne erano 9000, contro qualche centinaio di dipendenti regionali. Oggi i dipendenti regionali superano il numero degli occupati alla Cogne, ma tenete conto che nel calcolo dei redditi regionali i dipendenti dell'Amministrazione entrano solo per gli stipendi che percepiscono e non per altro, perché non sono produttori di ricchezza, tant'è che rientrano, sia pure impropriamente, nel settore dei servizi. Se questa economia regionale non ha una forte base produttiva, la dilatazione del sistema pubblico sarà un laccio che la strangolerà e diventerebbe un blocco terribile e drammatico qualora la Regione non avesse più le risorse sufficienti per consentirsi anche degli sprechi, come in questo momento.
Gli aspetti, quindi, sono due: gestire e governare. Qui ci si dimentica dell'attività di governo. Reggere il timone e conoscere la rotta è fondamentale. Infatti, non è solo di fondamentale importanza saper mettere il carbone nelle caldaie, perché l'aumento della velocità può diventare un fattore di rischio se non si sa dove si va, perché ci si può infrangere contro gli scogli.
É giusta la richiesta del sindacato che sollecita una forte iniziativa politica, ma mi pare che l'intervento dell'Assessore - e chiedo scusa, perché non voglio muovergli delle critiche - sia non solo molto debole, ma costituisca anche un arretramento rispetto alle posizioni già raggiunte.
Chiedere l'unità delle forze politiche credo sia il minimo che si possa auspicare, il che non significa che si deve necessariamente ricercare l'unanimismo attorno al voto. É giusto che ci sia un impegno, ma rispetto a che cosa e a quali linee? Vogliamo elencare le difficoltà dell'acciaio a livello mondiale? Va bene, ma cosa risolviamo? Ci vogliamo rimettere nelle condizioni di rifare i cortei funzionali alle richieste di denaro che l'Ilva avanza allo Stato, altrimenti chiude, perché il settore dell'acciaio non tira? Credo che questo sia molto poco, anche perché erano state raggiunte e tratteggiate delle linee che vanno portate avanti e sviluppate. Le voglio ricordare, perché sembra che qualcuno le voglia dimenticare o non le sappia.
Prima affermazione: se la Cogne rimane dentro la logica dell'Ilva, dei potentati nazionali e dentro il teatro politico nazionale muore e non ci saranno soldi regionali sufficienti a far fronte alle sue necessità. Questo è un punto fermo. É del tutto inutile andare a patteggiare con personaggi di passaggio, nominati da padrini politici e che di volta in volta trovano scuse: le hanno dette dieci e venti anni fa, hanno fatto quello che hanno voluto ed hanno lasciato il problema in mano alla Regione, perché i lavoratori non fanno i cortei al Ministero o fuori della Valle, ma li fanno intorno al palazzo regionale. Bisogna uscire quindi da questa logica.
Come rispondere e quali linee dobbiamo portare avanti? Con due tipi di intervento.
Primo. Le norme di attuazione sono una grande garanzia politica che bisogna valorizzare ed utilizzare. Sono lo scudo della Valle d'Aosta e la possono proteggere da tante ingerenze. Non dimentichiamo che questo scudo ha funzionato anche nei confronti della CEE, perché l'ingresso in Ilva è stato un grande risultato, anche se nessuno ha il pudore di dire che ha avuto dei risultati positivi. Non bisogna mica vergognarsene. Quando qualcuno raggiunge dei risultati positivi gli si deve dire: "Sei arrivato fino qui, ora io prendo il testimone e lo porto fino là". Questo vuol dire che dietro non c'è il vuoto, ma un percorso già compiuto e dei risultati già raggiunti e che bisogna sviluppare. Non ci sono grandi invenzioni da fare.
Qualcuno ha detto che la Regione Valle d'Aosta deve essere sentita nella predisposizione ed elaborazione dei piani industriali degli enti pubblici economici operanti in Valle d'Aosta. Ma per la Valle c'è un altro punto di riferimento: questo deve essere fatto tenendo conto delle esigenze socio-economiche regionali. Noi non possiamo lasciare che un ente pubblico agisca nei confronti di un pubblico regionale come un banditello a caccia di denaro. Eh no! Perché non ha alcun diritto di mettere le mani nel forziere regionale. Possiamo decidere e discutere se spendiamo bene o male i nostri soldi, ma non dobbiamo permettere che si allunghino certe mani in quel modo. Ricatti di questo genere non li dobbiamo accettare, dapprima perché non sono dignitosi per la Regione e poi perché, torno a ripetere, non risolvono il problema. Occorre, quindi, far valere questo dato, che è già stato raggiunto e non deve essere inventato.
Secondo. Credo di poter affermare, sia pure in via provocatoria, che quasi nessuno abbia letto il protocollo d'intesa con l'IRI del 1987, perché lì veniva delineata una strategia. É cambiata o no?
Quel protocollo conteneva la seguente strategia: autonomia (o recupero di autonomia) dello stabilimento. Sta bene avere qui la sede, che è stata trasferita con vantaggi positivi. Sta bene la presenza di un rappresentante della Valle nel Consiglio di amministrazione. Ma è tutto qui?
La definizione di un piano comporta il dimensionamento dell'azienda alla nuova situazione del mercato internazionale e quindi, oltre a sottolineare l'importanza degli impianti e della produzione, deve sottolineare anche il ruolo della commercializzazione. Dove siamo con questi temi?
La Regione non deve più atteggiarsi a sostenitrice temporanea o affiancatrice tattica delle richieste di quattrini dell'azienda o del gruppo verso lo Stato. Ci vuole un'assunzione di responsabilità - era questo il significato del protocollo d'intesa del 1987 - nel senso che occorre individuare un patto che, corresponsabilizzando l'Amministrazione pubblica regionale e l'ente economico pubblico a livello nazionale, veda riunite ambedue le energie per realizzare un progetto, che non può essere ridotto ad un semplice esborso di denaro da parte della Regione.
Per concludere, io non voterò la risoluzione proposta, perché segue la falsariga di tanti documenti che, per raccogliere l'unanimità formale del Consiglio, lasciano sottintendere che in definitiva, se la Cogne ha da morire con dolcezza, la si può pure lasciare morire.
Vorrei che fosse chiaro solo un dato: se è vero che un posto nell'industria costa tra i 300 ed i 500 milioni, i 1800 o 2000 dipendenti Cogne rappresentano una ricchezza per la Valle d'Aosta valutabile tra i 600 ed i 1000 miliardi di lire.
Dico questo anche per ridimensionare di molto coloro che pensano che sia facile e indolore istituire o creare in poco tempo qualcosa come 2000 posti di lavoro.
Stiamo poi bene attenti, perché non si tratta di 2000 posti di lavoro qualsiasi, ma 2000 posti di lavoro qualificati che occupano mano d'opera inferiore ai cinquant'anni, perché l'altra è già andata è già stata collocata in prepensionamento.
Ultimo punto. Il protocollo delineava un fatto innovativo nella riunificazione delle presenze ex Finsider in Valle d'Aosta, perché potessero costituire un sistema. Qualcuno ha già ricordato che ci si intendeva riferire alle centrali, agli stabilimenti di Aosta e di Verrès ed alle proprietà immobiliari.
Questo discorso va ripreso, anche perché non possiamo consentire che l'Ilva da un lato - questa è una colpa grave che vi siete assunti - si presenti come Ilva Immobiliare, per "strozzinare" la Regione, da un altro col volto del ricattatore ("Licenziamo se non ci danno i soldi") e da un terzo lato voglia farci digerire "il rospo gelato" del Poligrafico dello Stato... Occorre invece una trattativa politica complessiva. La Regione deve trattare con il Governo centrale e con l'IRI, protetta dalle norme di attuazione, perché deve far valere le proprie prerogative. É così che si difende la dignità della Regione e si possono risolvere i problemi.
Non dobbiamo dimenticare che in Valle d'Aosta la Cogne ha un valore simbolico che supera il dato economico ed occupazionale: è il simbolo di un'integrazione sociale della nostra Regione. Se lasciamo perdere e non facciamo questo discorso complessivo sulla Cogne, il problema Cogne rimane settoriale e quindi di competenza di un solo assessorato.
No, io non accetto questa logica. Non è ch'io voglia difendere l'Assessore, ma non accetto che questo problema sia ripartibile, perché è un problema politico di fondamentale importanza per una Giunta che voglia governare e non solo gestire le abbondanti risorse che esistono nella Regione.
Detto questo, per quel senso di dovere nei confronti degli attuali lavoratori, ma anche di quelli che li hanno preceduti, dobbiamo certamente esprimerci unitariamente, ma questa unità avrà un senso se opereremo attorno ad obiettivi chiari, non attorno a dichiarazioni che non indicano neppure la rotta che vogliamo seguire.
Per questo motivo io non voto l'ordine del giorno così come è stato proposto, ma mi auguro che si possano trovare delle forme che esprimano meglio e con più precisione la nostra volontà politica.
Presidente Ha chiesto la parola il Consigliere Faval; ne ha facoltà.
Faval (UV) Celle d'aujourd'hui est l'énième confrontation que le Conseil régional est en train de faire sur le problème de la Cogne. Un tas de choses ont déjà été dites et personnellement je ne veux pas entrer dans le détail. Je voudrais quand même vous soumettre quelques réflexions d'après le débat qui s'est produit jusqu'ici et par rapport à la situation qui est en train de se manifester, face à la gravité et à la délicatesse du problème Cogne d'Aoste.
Moi, j'ai personnellement une grande estime pour l'honnêteté, la capacité de travail et l'attitude sérieuse que l'Assesseur Mafrica a toujours eues dans son activité et dans ses engagements, mais je dois quand même avouer que son rapport de ce matin a été pour moi une grande déception. Une grande déception parce que, à mon avis, c'était un rapport plat, la manifestation d'une attitude bureaucratique, une simple liste de faits et de méfaits aussi, presque sans commentaire. Ce qui manque dans son rapport, à part la chronologie et l'histoire la plus récente des événements liés à la Cogne, c'est une évaluation politique sérieuse de ce qui s'est passé en reprenant sérieusement et correctement une attitude politique face à ce qui est en train de se passer.
Il fallait repérer de façon très nette les responsabilités qui ne vont pas uniquement dans la direction des côtés économiques, finan-ciers et techniques, mais qu'il faut rechercher aussi et surtout dans le milieu politique, dans les partis qui gèrent la déconfiture de l'Etat italien, "del sistema Italia" comme vous l'appelez.
Il n'y a pas de propositions. L'unique proposition d'une certaine envergure, si vous voulez, a été celle de passer un appel de solidarité du Conseil régional pour soutenir les droits des ouvriers de la Cogne.
Nous sommes là pour solidariser avec les ouvriers de la Cogne, bien sûr, et ce n'est pas depuis aujourd'hui, non seulement que l'on déclare mais que l'on travaille dans ce sens. Monsieur Mafrica, je crois que, avant de lancer un appel au Conseil régional, tu devrais vérifier à l'intérieur de la majorité à laquelle tu appartiens quel est l'avis des forces politiques qui la composent face à ce problème. Parce que nous avons la nette impression que quelqu'un - et le Conseiller Limonet l'a dit - pense d'agir de façon différente de celle que tu as de quelque façon illustrée. Tu penses qu'il faut insister pour maintenir la Cogne et ce genre d'activité de sidérurgie en Vallée d'Aoste, d'un autre côté quelqu'un nous dit qu'il vaut mieux penser à des alternatives.
Pour établir une stratégie, il est indispensable avant tout de connaître exactement quel est l'avis des différentes forces politiques qui composent cette majorité.
En plus, l'étonnement nous vient de ce qu'on a appris par rapport à la décision des représentants des ouvriers de ne pas demander aux ouvriers mêmes de manifester et de défendre leur place de travail.
Il est vrai qu'on a appris qu'au dernier congres de la CGIL on a décidé qu'il fallait passer de la défense de la classe ouvrière à la défense de l'homme. Mais, Demetrio, est-ce que la défense de l'homme et de sa dignité ne passe pas aussi par la défense de son poste de travail? Et alors, pour quelle raison vous pensez que, à cette occasion, il ne faut pas que les ouvriers montrent leurs nécessités, leurs droits? Je crois pour une simple raison: à cette occasion, vous êtes les victimes d'une politique aveugle et démagogique que vous avez entreprise face à ce problème.
Dans le temps, lorsqu'il se posait à l'attention de la communauté valdôtaine le même problème, on appelait les ouvriers à descendre dans les rues et à organiser les cortèges contre la Junte régionale. Tu te souviens de "Andrione, coglione, servo del padrone"?. On les invitait à descendre dans les rues contre la Junte régionale, comme si le Gouvernement régional avait des responsabilités d'un certain genre par rapport aux choix sur la Cogne.
Ces choix ont toujours été faits en dehors de la Vallée d'Aoste et souvent, trop souvent, sans tenir compte des intérêts et des droits de cette communauté et de cette réalité.
Maintenant, vous avez peur d'une manifestation, d'un cortège ouvrier parce que l'interprétation ne pourrait être que celle-là. Au contraire, si la politique que vous avez menée jusqu'ici avait été un peu plus clairvoyante, aujourd'hui les ouvriers Cogne pourraient descendre dans les rues pour défendre avec le Gouvernement régional, avec le Conseil régional leurs droits. Ce que nous aimerions qu'il se vérifie. Mais, puisque l'Assesseur actuel à l'industrie a une certaine couleur politique, les ouvriers n'ont plus le droit de défendre leur place de travail. C'est une situation dramatique. Pensez-y, réflechissez-y une minute: c'est une situation dramatique!
Nous souhaiterions que, par la suite, la Junte régionale soit à même de faire des propositions, de lancer des idées parce qu'on ne résous pas les problèmes en évoquant l'histoire. Vous avez voulu vous asseoir sur ces fauteuils, vous avez demandé de vous assumer des responsabilités, on vous demande d'être conséquents.
Presidente Ha chiesto la parola il Consigliere Milanesio; ne ha facoltà.
Milanesio (PSI) Ho l'impressione che, più che discutere su come fare e come muoverci, stiamo impercettibilmente scivolando su un brutto vizio di questo Consiglio: la recriminazione sul passato circa la pretesa contraddittorietà di qualche forza politica che, quand'era all'opposizione, diceva certe cose, mentre ora che è al governo ne dice altre. Mi sembra che sia un po' poco, specie se teniamo presente che ieri sera tutti abbiamo accettato l'urgenza e la drammaticità della situazione ed abbiamo deciso di farne oggetto di una discussione produttiva nel Consiglio regionale.
Mi sembra, invece, che questa situazione non sia produttiva, perché, a parte la solita polemica degli umori sui grossi argomenti e lo scarico di responsabilità, non è emersa alcuna proposta concreta sul modo di comportarci fin dal pomeriggio di oggi o da domani mattina.
Con molta umiltà, e non certo per sottovalutarmi, riconosco di non essere un esperto di problemi Cogne, forse non ho mai voluto esserlo, però mi risulta che altri consiglieri hanno approfondito ed hanno studiato molto da vicino il problema e quindi mi sarebbe piaciuto sentir delle proposte concrete.
É vero che, questa mattina, per impegni vari mi sono dovuto assentare più volte dai lavori, però mi sono rivolto ad alcuni consiglieri molto diligenti per chiedere se erano state fatte delle proposte concrete, specie da parte di qualcuno. Sembrerebbe - non ho ascoltato tutti gli interventi, ma quelli che ho potuto li ho ascoltati con molta attenzione - che non siano state formulate proposte concrete, al di là di quella che potremmo definire genericamente "la polemica degli umori", della quale, sia ben chiaro, né gli attuali lavoratori della Cogne, né i dirigenti dell'IRI o dell'Ilva hanno bisogno, né tantomeno ne abbiamo bisogno noi come consiglieri regionali.
Mi permetto quindi di dire che la risoluzione forse ha il difetto di essere un po' generica, ma le risoluzioni vengono presentate proprio perché poi il Consiglio faccia le sue osservazioni, dia le sue indicazioni, le integri e le migliori. Credo che la risoluzione dell'Assessore, come tutte le risoluzioni, sia aperta al contributo del Consiglio.
Forse l'Assessore ha peccato di ingenuità - questo glielo possiamo riconoscere - perché ieri avrebbe potuto chiedere lui stesso una sessione straordinaria del Consiglio regionale, avrebbe potuto evitare di fare un richiamo preventivo e generico all'unità, anche perché non si dovrebbero fare richiami all'unità, ma solo al senso di responsabilità. Infatti, se l'unità c'è, si manifesta su proposte o su documenti...
Quindi, se siamo tutti disposti a riconoscere una certa ingenuità nell'atteggiamento dell'Assessore, non mi pare sia il caso di voler per questo cercare di crocifiggere l'Assessore, la Giunta o una parte politica, che, a detta di altri, non sarebbe più operaista com'era una volta. Credo che qualcuno potrebbe anche risparmiarsi questo espediente retorico, che non serve alla bontà della discussione, né alla ricerca di una soluzione ai problemi.
Io non sono un esperto, ma da parte degli esperti avrei voluto sentire dei ragionamenti del tipo che mi permetto di simulare: "Va bene, è tutto vero. Premesso che quando si dice che l'Ilva ed il comitato di Presidenza dell'IRI sono venuti meno a certi impegni è vero e che si tratta di considerazioni su cui è inutile ritornare..."
Dicono sempre che io parlo male di Caveri. Non è vero, perché ho trovato molto precisa e ben fatta l'interrogazione da lui presentata al governo, nella quale si fa una cronistoria che io penso possa essere assunta come base di questa discussione. Però queste cose le sapevamo, le sappiamo un po' tutti e non dobbiamo discuterne tanto.
Per esempio, quei consiglieri che hanno seguito da vicino questo problema e che quindi sono esperti sull'argomento, che tipo di risposta possono dare, almeno in prima approssimazione, al Consiglio regionale, in modo che anche i meno esperti possano esprimere un loro parere?
É vero, c'è un tentativo di dismissioni. Ci sarebbe da discutere sul significato di questo termine. Non facciamolo, altrimenti ci impaniamo in una delicatissima questione lessicale. Abbiamo capito che potrebbe significare: "Diamo la Cogne in pasto ai privati". Intanto bisognerebbe capire se i privati possono avere un qualche interesse perché questo accada ed a quali condizioni potrebbe avvenire. Su tutto ciò, però, non ho sentito fare delle considerazioni precise, soprattutto da parte di chi è esperto nella vicenda.
Nell'ordine del giorno, che in linea di principio nessuno può denegare, si dice: "Il Consiglio regionale della Valle d'Aosta... riafferma le prerogative della Regione in materia di industria con particolare riferimento al ruolo della stessa nei procedimenti di approvazione dei piani delle Partecipazioni statali... ". Fin qui siamo tutti d'accordo. Poi si aggiunge: "Respinge nel metodo e nel merito le decisioni dell'Ilva...". Anche su questo siamo d'accordo e poi si dice ancora che in qualche modo bisogna ribadire l'importanza della presenza di una grande impresa come la Cogne in Valle d'Aosta. Credo che siamo d'accordo anche su questo.
Non sappiamo ancora se questa scelta è irrevocabile. Qualcuno ci ha detto che siamo abituati alle sceneggiate di certi manager delle partecipazioni statali. Anch'io sono propenso a non prendere come oro colato né le cose che dicono e nemmeno, purtroppo, gli impegni che sottoscrivono, perché poi si innesta un pericoloso gioco delle parti e dello scaricamento, per cui quando un impegno è sottoscritto da Regione, IRI o Ilva e Stato, se qualcuno non mantiene perfettamente gli impegni assunti, si può giocare a scaricabarile, dicendo: "Noi avremmo anche fatto quello che abbiamo detto, ma il Parlamento, che è il nostro padrone, non ci ha dato i mezzi e quindi non possiamo farlo...".
Intanto c'è da dire che ieri abbiamo convenuto sull'opportunità di effettuare una rapida ma anche responsabile ricognizione, prima di una dura mobilitazione della gente, che ci faccia capire esattamente a che punto stanno le cose, quali sono le decisioni assunte e quali sono le ragionevoli linee di sviluppo. Questo è fondamentale, altrimenti questa discussione finisce per trasformarsi in un parlarsi addosso, sia pure paludato.
Ecco, io che non sono un esperto - lo ribadisco - faccio delle domande. Pensiamo che ci sia ancora la possibilità di una presenza concreta, che sta in qualche modo sul mercato, se non subito, comunque almeno in una ragionevole prospettiva, per un'azienda che si occupi di acciai inossidabili? Da quel che ho capito, sembra che tutte le altre lavorazioni siano impraticabili, per cui rimarrebbe solo l'ipotesi degli acciai inossidabili. Ebbene, pensiamo che ci sia lo spazio per mantenere nella nostra Regione un'attività che, evidentemente, vedrà ridotto il numero dei suoi occupati nel settore degli acciai inossidabili?
Se vediamo questa possibilità, cerchiamo di perseguirla, sia pure ragionevolmente, ma in tutti i modi ritenuti più idonei, quindi: trattando con le partecipazioni statali, sentendo le indicazioni, le possibilità e gli interessi dei privati... Concordo pienamente con alcune affermazioni del Consigliere Lanivi che ci ricordano: "Attenzione: perdere del tutto una presenza industriale, con una tradizione, una capacità ed una tecnologia di questo tipo, vuol dire inibire una sua possibile futura ricostituzione o ricostruzione".
Da quel che ho capito, ci troviamo in una situazione in cui occorre cercare di salvare il salvabile, ma in un'ottica di mercato e di produttività.
Per questo non mi formalizzerei sulla necessità che la soluzione debba essere trovata con il pubblico. Penso che la soluzione, se non potrà essere trovata con il pubblico, possa essere cercata e perseguita, sia pure ragionevolmente, anche con il privato. Né sono favorevole a priori alla esclusione di un intervento diretto della Regione, sempreché - lo ripeto - si sia nell'ottica di un'azienda che riesca a stare sul mercato in un settore certamente complesso, ma che in questo momento è oggetto di spartizione, intesa nel senso delle specializzazioni dell'acciaio, tra i principali operatori.
Se queste informazioni potranno essere assunte in tempi ragionevolmente rapidi, credo che sia possibile un pronunciamento del Consiglio, che potrà essere unitario o meno, ma comunque responsabile. In questo momento, purtroppo, sono possibili solo ordini del giorno di tipo generico, perché non mi sembra che esista quella consapevolezza, quella visione o quella chiarezza sufficienti per farci affermare cose diverse.
Pertanto, nel prendere la parola - non solo per dovere di presenza - lamento la scarsità di indicazioni concrete. Questo ordine del gior-no può certamente essere votato e può anche essere migliorato e reso più puntuale e preciso, però non mi sembra che siano emerse delle proposte concrete, degne comunque di un Consiglio straor-dinario che avrebbe dovuto dire una parola importante sulla que-stione Ilva-Cogne. Mi sembra, infatti, che, al di là delle polemiche, degli umori e del gioco delle parti, si sia detto molto poco.
Io non sono in grado di dare un contributo maggiore a questa discussione, però vi confesso che me lo aspettavo da quelli che sono esperti nel settore.
PresidenteHa chiesto la parola il Consigliere Andrione; ne ha facoltà.
Andrione (UV) Il me paraît un exercice particulièrement difficile celui de faire des propositions concrètes dans une matière où l'on ne connaît pas quelles sont les décisions qui seront prises. Depuis quelques heures nous discutons sans savoir quel est le plan de l'Ilva et quel est le plan de l'IRI à propos de la Cogne.
Les quelques informations qu'on peut avoir peuvent être trouvées dans des journaux et elles sont nettement plus négatives que celles qui ont été données par les responsables du Gouvernement régional qui parlaient de "spiraglio, di larghi spazi", parce que ici je lis dans un journal financier qui, par conséquent, devrait être fait par des experts: "Oltre alla vendita di immobili dalle quote di minoranza della Magona e nella Sidermar, il piano prospetta l'uscita dello Stato dai prodotti lunghi - donc, "dismissione" voudrait dire "uscita dello Stato" - con la vendita degli impianti di Piombino, Condove e Cogne. Da anni in bilico fra Stato e privati questo settore, già nel piano del 1987, presentato a Romano Prodi dai vecchi vertici Finsider, fu destinato alla vendita, ma poi si decise di tenerlo e di mantener-lo nelle attività principali del gruppo. Ora si torna a parlare di cessione in quanto, rileva il documento dell'Ilva, Piombino e Cogne presentano posizioni competitive deboli che comunque potranno, collocate nell'ambito di operatori che già oggi detengono forti posizioni sul mercato, trovare assetti competitivi complessivamente accettabili". Qui? Usinor, Thyssen, Krupp, Nipponsteel, qui évidemment ont des positions compétitives en la matière et, comme quelqu'un n'exclut pas que les privés puissent acheter, nous pouvons aller dans n'importe quelle direction. D'un côté on dit qu'il faut faire des pressions sur l'Ilva pour qu'elle respecte les accords dont l'encre n'a pas encore complètement séché, de l'autre côté on dit: "Vendons tranquillement... Que l'Etat se retire".
Or, dans une confusion de ce genre il me semble qu'il faut repren-dre ce que disait avant notre collègue Riccarand, en premier lieu il faut savoir la vérité, il faut savoir à quel point nous en sommes.
Il y a trop de temps qu'on fait ce triste ballet, d'arriver et de dire: "Nous fermons, nous vendons etc." et puis on arrive à la compromission de réduire de quelques places, mais on n'inves-tit pas, on ne fait absolument rien pour que cet établissement puisse avoir une compétitivité décente. S'il y a une période de rémission dans la crise de la sidérurgie mondiale on gagne quelques mois, après quoi dans ces mois on se préoccupe d'éliminer tout ce qui pourrait rendre et on recommence 6 ou 7 mois après. Il faut quand même que nous disions assez à cette méthode. Nous sommes tous assez grands et vaccinés pour connaître la vérité, pour qu'on nous dise ce qu'on veut faire de la Cogne. Après quoi, mais seulement après qu'on sait quelle est l'intention de la propriété de la Cogne, nous pourrons étudier ensemble les mesures, les propositions concrètes et voir ce que la Région peut faire.
Un communiqué des syndicats dit que jusqu'à maintenant la Région a payé sans jamais demander des garanties, il est temps d'en finir, disent-ils. Ils ont raison, mais dans un certain sens nous avons demandé des garanties. Un accord est une garantie. Un accord est une chose bilatérale qui prétendrait que d'une part et d'autre on le respecte. Ici, au contraire, si la Région prend des engagements elle doit les respecter jusqu'à la dernière virgule, si c'est une des entreprises d'Etat, donc payées par les sous des contribuables et qui n'ont jamais fait de profits et qui ont toujours accumulé des pertes, alors la Région est coupée dehors, on ne sait pas, on ne veut pas nous informer, on ne veut pas dire quels sont les plans stratégiques, même pas à court terme, de l'Ilva et de l'IRI.
Nous ne pouvons accepter ni la passivité générique par laquelle le Gouvernement régional affronte ce problème, ni le comportement de l'Ilva et de l'IRI qui ne nous disent pas, malgré nos compétences, la vérité. Seulement après avoir connu ce plan, un plan sérieux qui ne soit pas la vielle soupe chauffée encore une fois de nous dire: "Oui, nous diminuons encore de 400 unités..." et puis tout le reste, seulement après nous serons à même, ou, comme dit monsieur Milanesio, les experts de ce Conseil seront à même, de faire des propositions. Quand on discute sur la signification de la parole "dismissioni", quelles sont les propositions à faire? Qui peut avoir une idée, quand il ne sait même pas de quoi en réalité il s'agit?
Presidente Colleghi consiglieri, è scaduto il termpo per ulteriori interventi. Sono le 12,44, per cui non mi resta che sospendere i lavori che riprenderanno alle ore 16,00.
La seduta è tolta.
