Oggetto del Consiglio n. 319 del 18 ottobre 1975 - Verbale

OGGETTO N. 319/75 - Accettazione delle dimissioni del Presidente della Giunta e della Giunta regionale.

Caveri (U.V.) - Sono presenti trentacinque Consiglieri, tutti i membri del Consiglio regionale sono presenti.

Signori Consiglieri, in data 14 ottobre 1975 il Presidente della Giunta mi ha scritto la seguente lettera: "Monsieur le Président, j'ai l'honneur de vous informer que je présente ma démission de la charge de Président de la Junte. Les Assesseurs régionaux sont également démissionnaires. Je vous prie, en application de l'article 30, troisième alinéa, du Règlement, de bien vouloir convoquer d'urgence le Conseil régional pour l'acceptation de la démission et l'élection du Président et de la Junte régionale".

Nella stessa data è stata assunta una deliberazione dalla quale risulta che i Signori Fosson, Manganone, Marcoz e la Signorina Viglino hanno a loro volta rassegnato le loro dimissioni nelle mani del Presidente della Giunta. A seguito di questa lettera, in applicazione degli articoli 30, 32 e 37 del Regolamento interno, è stata convocata la Conferenza dei Capi Gruppo nella quale è stata esaminata la questione della fissazione della convocazione, che, in seguito a una certa discussione, è stata poi fissata per la data odierna.

Oggi quindi dovremo compiere i seguenti adempimenti: prima di tutto l'accettazione delle dimissioni del Presidente e della Giunta - e la votazione avverrà a scrutinio segreto con palline bianche e nere -, successivamente è prevista la votazione del Presidente a scheda segreta e la votazione degli Assessori con votazioni in questo caso per "sì" e per "no". Questi sono in brevissima sintesi gli adempimenti che dovremo compiere. Vi sono interventi? La parola al Consigliere Dolchi.

Dolchi (P.C.I.) - Signor Presidente, colleghi del Consiglio, il Gruppo Comunista prende atto - e lo farà anche con il voto segreto mettendo pallina bianca - delle dimissioni rassegnate martedì 14 dal Presidente della Giunta, ma ritiene anche che l'argomento sia di tale importanza da giustificare un dibattito su queste dimissioni prima di passare alla votazione. Dagli allegati che ci sono stati trasmessi e dalla lettura che ne ha fatto il Presidente del Consiglio (la lettera di dimissioni e il verbale della Giunta che ha sancito queste dimissioni) non si ricavano molti elementi di carattere politico. Nel comunicato stampa che ha seguito queste decisioni troviamo in più una frase che ci dà una spiegazione, la leggo testualmente: "conformemente agli impegni presi all'atto della costituzione". Per ricordarlo al Consiglio e a noi stessi, il 28 dicembre del 1974 all'atto della costituzione la Giunta - che si era autodefinita "Giunta di transizione" e che vedeva le forze della Federazione regionalista, o perlomeno in quel momento non ancora così cementate nella Federazione, (l'Union Valdôtaine Progressiste, l'Union Valdôtaine, il Rassemblement Valdôtain e un Indipendente già della Democrazia Cristiana), nell'Esecutivo con l'appoggio esterno del Partito Socialista e della Democrazia Cristiana -, si poneva pochi obiettivi per un breve lasso di tempo. A dieci mesi di distanza c'è da dire che forse il lasso di tempo è diventato troppo lungo per una serie di eventi e anche per dei confronti e delle motivazioni politiche che noi nel corso di questi mesi abbiamo fatto come Gruppo Comunista. Il nostro Gruppo aveva anche chiesto, in una situazione di crisi latente, che le dimissioni di questa Giunta cosiddetta "di transizione" diventassero formali affinché, date nel naturale luogo (il Consiglio regionale), permettessero alle forze che qui sono rappresentate, previ tutti quegli accordi e quegli incontri che sono indispensabili, di dibattere il problema. Aggiungiamo anche che i luttuosi eventi che hanno colpito la Giunta con il decesso di due Assessori hanno aumentato la situazione di crisi e di immobilismo che sempre più ha preoccupato il Consiglio e la nostra parte politica. Secondo noi, c'è - e questo è il giudizio politico di fondo su cui vogliamo attirare l'attenzione dei colleghi Consiglieri, e lo abbiamo detto in questa sala e nei documenti del nostro Partito - un'incapacità politica alla base dell'azione delle iniziative e delle possibilità di realizzazione della Giunta dimissionaria.

Le dichiarazioni del Presidente della Giunta all'atto della costituzione sono state chiare, le ho accennate prima: breve lasso di tempo, pochi argomenti su cui la Giunta prendeva degli impegni. Poiché in un dibattito vale la spesa rifarsi ai documenti, mi permetto di rileggervi cos'è stato detto il 28 dicembre del 1974: "le point essentiel pour comprendre l'orientation politique et administrative quel le nouveau Gouvernement régional veut imprimer à la Vallée d'Aoste c'est le programme illustré par le Président Andrione. La ligne d'action qu'il veut suivre, ce qu'il veut faire et les objectifs qu'il se propose, tout cela ressort très clairement des déclarations du Président dont nous reportons ci-après une synthèse complète et systématique afin d'indiquer ce que la Junte Andrione veut faire et obtenir pour la Vallée d'Aoste", est le programme du nouveau Gouvernement pubblicato sulla pagina ufficiale dell'Amministrazione regionale.

Ricordo che i punti erano 13 - se il Presidente fosse stato superstizioso, forse ne avrebbe tolto 1 o aumentato 1 - perché il Presidente stesso, e lo ricordo, ne do atto, aveva dichiarato che questi 13 punti erano le grandi linee di programma exposées par le Président Andrione. Il Presidente con franchezza, di cui do atto, aveva detto che "des engagements sérieux sur le problème de l'école et des transports" non erano possibili considerando la transitorietà di questa formula e di questa Giunta. Non si affrontavano quindi - lo dice lo stesso Presidente Andrione - i problemi della riforma scolastica, dei trasporti nel loro complesso ma ci si impegnava anche con engagements formels, più volte lo si è ripetuto, alla realizzazione di questi 13 punti.

Noi che siamo, o che riteniamo di essere degli attenti osservatori della vita politica, ma soprattutto degli attenti partecipanti alla vita del Consiglio regionale, vediamo ora che solo 2 di questi punti sono stati attuati: uno di ordinaria amministrazione, direi di doverosa amministrazione, perché non ne avrebbe potuto fare a meno qualsiasi Giunta e cioè l'approvazione del bilancio preventivo per il 1975; l'altro punto che è stato attuato riguarda la legge sul référendum régional: quella legge che era stata abbozzata, predisposta dalla Giunta precedente. Si tratta della legge che è stata presentata dal Presidente Andrione alla competente Commissione e per la quale, senza dare alla nostra azione alcun peso eccessivo e senza farcene un vanto, abbiamo anche dato il nostro contributo portando alcuni emendamenti che hanno avuto poi il conforto, il consenso e della Commissione, e del Consiglio regionale, previo anche - lo ripeto - l'intervento e l'approvazione da parte del Presidente della Giunta.

Non scendo quindi nei dettagli di tutti gli altri punti su cui potremo lungamente discutere, ma è evidente che nessuno degli altri punti ha trovato attuazione malgrado les engagements formels che troviamo più volte nella dichiarazione del 28 dicembre. Ai colleghi Consiglieri che ancor oggi per poter espletare la loro attività si incontrano o si trovano nei corridoi della Presidenza del Consiglio basta che io citi il fatto che questi Consiglieri e i loro Gruppi attendono quella saletta o quelle salette per sistemare i loro uffici, ciò che era al punto 6: un altro engagement formel della Giunta dimissionaria.

Non voglio dilungarmi. Questa presa d'atto non è un semplice fatto formale, secondo noi, riveste un'importanza politica, soprattutto per quanto poi dovrà succedere, per quanto è annunciato, per quanto abbiamo letto ancora oggi sulla Gazzetta del Popolo circa l'esistenza di una Giunta già precostituita. Ritengo che questo argomento meriti un dibattito da parte del Consiglio regionale. Vorrei aggiungere che, oltre alle inadempienze che ho brevemente accennato del pur ristretto programma, soprattutto abbiamo ritenuto in questi ultimi mesi che la formula che cementava al potere queste forze che appoggiavano, che costituivano la Giunta fosse una formula inadeguata rispetto alla gravità dei problemi, alla crisi, alle necessità che si andavano accentuando, una formula inadeguata alla crisi dell'occupazione che sta investendo anche la Valle d'Aosta e per la cui difesa del posto di lavoro minacciato e dell'intera economia regionale i Sindacati e le Forze sociali si battono, lottano, fanno precise proposte che essi stessi dicono alle volte troppo inascoltate. Ecco perché la crisi era ormai inevitabile e oggi ne prendiamo atto con il voto delle dimissioni.

Avevamo chiesto questo atto formale, avevamo anche detto che doveva essere una crisi breve perché i problemi incalzano e devono trovare in un Esecutivo efficace ed efficiente la risposta che i cittadini si attendono. A questo proposito, mi spiace che la proposta che avevo avanzato nella Conferenza dei Capi Gruppo non sia stata accolta dai colleghi. A nome del Gruppo Comunista, avevo chiesto un rinvio di qualche giorno della seduta odierna per un maggior confronto fra le forze politiche dell'arco costituzionale. Era l'occasione per incontrarsi e ritenevamo che tre giorni fossero insufficienti perché incontri o confronti sui programmi, sulle intenzioni, sulle prese di posizione avessero un risultato positivo, che noi riteniamo indispensabile per la Valle d'Aosta perché i nostri documenti lo dicono: il Partito Comunista giudica che non è più possibile continuare ad amministrare la Regione come un grosso Comune, recependo forse dallo stesso più difetti che pregi, o come una piccola Provincia, recependo dall'attività di un'Amministrazione provinciale forse più i difetti che i pregi, e quindi che non si possa più considerare questa Regione nella situazione nuova che si è venuta a creare dopo il 1970 con la costituzione delle altre Regioni a Statuto ordinario, che non si possa più continuare ad amministrare la Regione con metodo e ottiche ristrette, limitate, ma che occorre muoversi nella direzione dello sviluppo dell'autonomia politica, amministrativa e finanziaria degli Enti locali. In proposito potrei citarvi anche la frase del Presidente della Repubblica, Leone, che richiama l'attenzione delle Regioni a una maggior esaltazione e partecipazione degli Enti locali che egli definisce "minori" e che noi potremmo identificare nella nostra Regione come i Comuni e le Comunità Montane. Bisogna rilanciare e definire più compiutamente una politica di programmazione democratica dello sviluppo economico e sociale della Valle d'Aosta, una politica che difenda e incrementi i livelli di occupazione e che organizzi con maggiore efficienza e diffusione i servizi; occorrono passi importanti in difesa del territorio e contro la speculazione.

Concludo dicendo che fra i punti che il Presidente della Giunta, Andrione, al momento della costituzione della sua Giunta, aveva indicato come prioritari c'era una legge urbanistica che egli, in ottemperanza a questo impegno assunto in Consiglio regionale, aveva presentato all'esame della competente Commissione Affari generali e Finanze. Ebbene, c'è stato l'apporto costruttivo del Gruppo Comunista al disegno di legge della Giunta, ci sono state quattro riunioni apposite di questa Commissione, il cui Presidente è il Compagno Milanesio, alle quali hanno partecipato anche tecnici ed esperti affinché si giungesse rapidamente a un risultato positivo. Ebbene, questa Commissione dal 21 aprile del 1975, dopo quattro riunioni avvenute nell'arco di 11 giorni, non è stata più convocata su questo argomento, che pur tuttavia era un engagement formel del Presidente della Giunta all'atto della sua costituzione. Cosa vuol dire questo in fase di approvazione e di presa d'atto delle dimissioni? Vuol dire che è difficile che le buone intenzioni, anche se sono in buona fede, possono trovare attuazione quando la formula con cui si intende governare ha nel suo interno tali e tante contraddizioni - e ne ho citata una: quella della legge urbanistica - che non permettono un'azione efficace e conseguente. Ecco perché, ritenendo superata questa formula nella situazione politica e in quella economica e sociale della Valle d'Aosta dell'ottobre del 1975, prendiamo atto delle dimissioni di questa Giunta e ci riserviamo nel corso di quest'adunanza di esprimere ancora la nostra opinione su quella che potrà e dovrà essere, nell'interesse della Valle d'Aosta, una nuova e rinnovata Giunta.

Caveri (U.V.) - La parola al Consigliere Pollicini.

Pollicini (D.P.) - Signor Presidente, Signori Consiglieri, questa Giunta, messa in cantiere dopo la benedizione di Fanfani in occasione della sua visita ad Aosta nella tarda estate del 1974, è figlia di questi intrallazzi romani che l'hanno originata. Questa Giunta che oggi si presenta dimissionaria ci viene a raccontare che la sua funzione transitoria - che, secondo le dichiarazioni del Presidente Andrione del dicembre del 1974, avrebbe dovuto permettere un serio confronto fra le Forze politiche della Valle al fine di consentire la formazione di un solido Governo regionale autonomista e progressista - è terminata. Ci paiono però troppi 10 mesi per un Governo di transizione, anche perché questa Giunta ci ha fatto capire più volte che a marzo del 1975 si sarebbe dimessa. Alcuni ricordano che l'Assessore Viglino a chi all'epoca le poneva dei problemi rispondeva che li avrebbe risolti il suo successore dopo il mese di marzo, una Giunta che è rimasta monca per tutti i 10 inutili mesi di gestione con tendenza allo zero. Di fronte ai gravi problemi di questi tempi, il comportamento della Giunta Andrione fa pensare al vuoto Torricelliano tanta è la paralisi politica e amministrativa che ha contraddistinto i peggiori 10 mesi della Valle d'Aosta. Neppure le Commissioni consiliari, salvo rarissime eccezioni, hanno funzionato.

Nel caso della Giunta Andrione parlare di Giunta regionalista è come parlare di una bottiglia con una bella etichetta, ma assolutamente vuota di contenuto. È stato questo della Giunta Andrione il classico esempio di come il regionalismo in qualche caso ha coinciso con la conservazione, si tratta evidentemente di un regionalismo statico. Andrione è riuscito a dimostrare che la "sua" istanza autonomistica non è un'istanza progressista, ma semplicemente di potere, che, per la sua natura, non può che essere conservatrice, tipica di un regionalismo puramente di comodo opportunismo. Quali problemi ha portato avanti la Giunta di Centro-Sinistra di Andrione, a cui non è mai mancata l'ancora di salvezza che il rappresentante del M.S.I. gli lanciava ogni qualvolta si trovava in difficoltà? E, quando neppure quest'ancora era sufficiente, la "maggioranza" (si fa per dire) ha ingloriosamente, ma velocemente abbandonato l'aula come tutti noi ricordiamo. In una parola è una Giunta fuggitiva di fronte ai problemi e alle responsabilità. Cosa ha fatto questa Giunta? Non si può certo parlare della legge sul referendum che Andrione ha trovato nel cassetto lasciatogli dalla Giunta Dujany, e così si può dire per la legge per le guide alpine.

Della Giunta Dujany, invece, fra le molte realizzazioni si può ricordare la legge sul riparto fiscale, che è stata fondamentale e ha consentito alla Regione di garantirsi delle risorse finanziarie. La ricezione della T.V. francese garantisce un tipo di cultura nuovo nell'ambito del particolarismo valdostano, elemento che contribuisce a perseguire un ulteriore sviluppo civile della Valle. Anche questo problema la Giunta Dujany l'ha risolto lavorando sodo, senza tanta grancassa, come invece fa Andrione, che - ammantandosi delle penne del pavone - si prepara martedì prossimo a premere il bottone della T.V. francese circondato dai grossi personaggi romani. La Giunta Dujany ha risolto l'annoso problema delle acque a uso idroelettrico da parte dell'E.N.E.L.; è sua la legge per l'agricoltura che va sotto il nome di "legge del verde agricolo", la legge sulle Comunità Montane che ora la Giunta cerca di rendere inoperante di fatto. D'altra parte, l'Union Valdôtaine non ha mai creduto nelle Comunità Montane: diceva che i Sindaci non sono preparati, questo vuol dire non aver fiducia nella gente, vuol dire: "io solo sono capace di amministrare, di governare", questo è un abito mentale ereditato da un passato che noi non vogliamo ricordare.

D'altra parte, è abbastanza comune nella maggioranza questo concetto sul decentramento amministrativo. Basta ricordare quando il Consigliere Milanesio, nella sua veste di Capogruppo del P.S.I., nella riunione dei Capi Gruppo tenutasi presso la sala della Giunta il 30 settembre per esaminare i problemi del Comune di Aosta, ebbe a fare la proposta che la Regione avrebbe dovuto assorbire i servizi pubblici dei vari Comuni. Siamo cioè all'opposta posizione: si cerca di accentrare, di centralizzare sempre più i poteri della Regione, questo è un concetto di vertice e noi vi sfidiamo proprio nel discorso delle Comunità Montane a portare la democrazia alla base poiché è il momento di verifica più valido per poter dare la possibilità a tutti di partecipare alla gestione del potere. Altra realizzazione della Giunta Dujany: la legge sui fondi di rotazione per l'industria, l'agricoltura e il turismo; la costruzione dello stabilimento di Arnaz, ove oggi lavorano 150 dipendenti; l'acquisto della Sirca-Davit che oggi occupa personale femminile; l'acquisto al 50 percento dell'ex Brambilla ove oggi è insediata la Sadea; l'intervento presso l'ex Guinzio & Rossi per impedirne la chiusura. La Giunta Dujany ha preparato quei decreti delegati per la scuola valdostana per i quali la Federazione dei Movimenti regionalisti avrebbe dovuto fare fuoco e fiamme e invece lunedì questa Giunta ci porterà in aula la mortificante controproposta del Democristiano Malfatti. Assisteremo ancora una volta alla farsa di questa Giunta che sarà poi la stessa di lunedì, salvo l'inserimento organico dei Socialisti e non ancora dei Democristiani. Questo ennesimo smacco della Giunta Federal-Democristiana-Socialista è il logico frutto della mancata presenza della Regione a tutti i livelli e quindi anche a quello nazionale. Abbiamo impostato la riforma dell'apparato regionale, dell'operatore pubblico attraverso lo studio I.S.A.P. e anche questo è fermo, siamo ormai alla paralisi, al caos, al disordine.

Avete arrestato tutta un'opera di preparazione delle condizioni per un salto di qualità della nostra Regione, un'opera che è costata anni di duro lavoro. L'albero era coltivato e stava per dare i frutti e voi l'avete rinsecchito. La radiografia della situazione della Valle d'Aosta era fatta, così il censimento delle risorse e delle esigenze, e definita la strategia degli obiettivi. Per fare questo, occorreva un regionalismo dinamico e progressista e non statico e conservatore come il vostro. Vi siete persino dimenticati - auguriamoci che sia solo così - di riproporre per il 1975 - e stiamo andando verso la fine - la legge per il mutuo dei 5 o 7 milioni per l'acquisto o la costruzione di alloggi per i lavoratori, altro che politica per la casa!

Veniamo al regionalismo double face. Tutti ricordano quando in quest'aula si discuteva il regolamento per l'assegnazione dei 48 alloggi costruiti dalla Giunta Dujany. L'attuale Presidente Andrione, allora Consigliere di minoranza, di fronte alla proposta della nostra Giunta di accettare le domande di capi famiglia con almeno 5 anni di residenza in Valle, propose di elevare questo periodo a 10 anni e votò contro la nostra proposta. Ebbene, quando poi, cambiati i panni, nella veste di Presidente della Giunta, Andrione riportò in Consiglio quella legge perché la Commissione di Coordinamento aveva obiettato sulla legittimità dei cinque anni, Andrione non batté ciglio di fronte alla richiesta del rappresentante del Governo romano, non abbozzò neppure la battaglia di principio di un autonomista vero che era quella di riconfermare la legge. Andrione, invece, addirittura abrogò i 5 anni e li portò a zero, altro che i 10 anni di qualche mese prima!

Si vede che per il Presidente vi è un autonomismo diverso a seconda che sieda sui banchi della maggioranza o della minoranza. Di fronte al grave problema della crisi economica che vede minacciata di chiusura la Montefibre di Châtillon, vede minacciate di morte naturale le Miniere di Cogne, gli stabilimenti siderurgici di Aosta che lavorano al 50%, l'ex Guinzio & Rossi in crisi, l'Ilssa Viola con personale in cassa integrazione, così come la Appel, vi è la totale assenza del Governo regionale, la Regione non si vede, non si sente, non esiste. Abbiamo partecipato ad assemblee in Piemonte organizzate dalla Giunta piemontese sui problemi della Montedison: mai la nostra Giunta si è sentita di parteciparvi direttamente. Abbiamo una serie di problemi che i Sindacati hanno messo a punto con documenti, ma non si trova la possibilità di un colloquio costruttivo a livello regionale ed è sufficiente leggere questi documenti per dare l'idea della gravità del momento. Il documento elaborato dalla Federazione valdostana, dai Sindacati è un documento importante, in cui sono riportate anche le iniziative che devono essere affrontate dalla Giunta regionale: vediamolo un momento, perché fa anche parte questo del consuntivo dei 10 mesi di gestione di questa Giunta.

"Proposte e iniziative da attuare a livello regionale in difesa dell'occupazione e degli investimenti. La Federazione Unitaria C.I.S.L., C.G.I.L., U.I.L., S.A.V.T. con questo documento intende puntualizzare le proposte e le iniziative che devono essere attuate a livello regionale in difesa dell'occupazione e degli investimenti. Premesso che questo documento scaturisce dopo la riunione straordinaria del Consiglio regionale, richiesta dal Sindacato dopo l'ordine del giorno approvato all'unanimità dal Consiglio stesso e in vista degli incontri con il Governo centrale e i Ministri competenti; premesso altresì che le proposte e le iniziative da attuare contenute nel presente documento rientrano nell'azione generale condotta dal Sindacato su scala nazionale per il conseguimento per una nuova e diversa politica economica del Paese, che si presenti come una reale alternativa alla linea economica espressa dal padronato pubblico e privato e dal Governo che fino a oggi è stata tesa solo al rilancio del vecchio meccanismo di sviluppo, la Federazione unitaria ritiene che a livello regionale, nonostante i Coordinamenti sindacali esistenti nei vari settori, si devono realizzare i seguenti presupposti:

1) intervento dell'Ente regionale nella politica dell'occupazione e degli investimenti che si intende realizzare a livello regionale dalle Partecipazioni statali e a capitale pubblico. Ogni iniziativa deve essere precedentemente discussa ed elaborata congiuntamente con le Autorità regionali e il Movimento Sindacale, ciò sia nell'ambito del riordino delle Partecipazioni statali che per evitare che i piani delle aziende vengano imposti senza tener conto degli interessi reali della Regione e degli effetti che possono avere sull'occupazione e sull'economia locale. In sostanza, non deve essere più permesso all'E.G.A.M., alla Cogne, all'E.N.E.L., alla S.I.P., alla Montedison e a tutti gli altri Enti pubblici parastatali, statali, Ferrovie e Poste di agire autonomamente com'è avvenuto sino a oggi. In tal senso richiede per lo stabilimento Cogne di Aosta il superamento dello stato di crisi in atto e in tale contesto il mantenimento dei livelli prestabiliti di potenziamento che fanno parte degli accordi sindacali, con particolare riferimento allo sviluppo quantitativo e qualitativo degli acciai speciali per i quali alla Cogne deve rimanere la primogenitura della produzione;

2) verticalizzazione della produzione per ottenere l'espansione delle attività collaterali allo stabilimento siderurgico;

3) mantenimento dei livelli occupazionali tramite il potenziamento degli organici e la sostituzione di tutte quelle unità lavorative che hanno lasciato e lasciano il lavoro per raggiunti limiti di età o per invalidità;

4) sostituzione delle attività soppresse e rispetto degli accordi sui lavori in appalto tendenti ad abolire quest'attività in quanto l'attuale gestione è precaria e, oltre a non garantire i livelli di occupazione, non rispetta nemmeno la legislazione e le norme contrattuali vigenti;

5) potenziamento e piena utilizzazione degli impianti elettrici superando le carenze in atto sul piano strutturale e dell'occupazione.

Com'è previsto dalla legge istitutiva, l'E.G.A.M. (Ente Gestione Aziende Minerarie) ha il compito di potenziare il settore minerario nel quadro di una politica degli approvvigionamenti per i minerali di cui siamo produttori tramite un piano di sviluppo che comprenda lo studio e l'impostazione di un programma di ricerche, il censimento delle miniere di giacimenti scoperti e le loro prospettive di coltivazione, le condizioni dell'economia delle zone minerarie, le eventuali attività sostitutive in caso di ristrutturazione e chiusura delle miniere, le condizioni sociali urbanistiche delle zone minerarie, degli ambienti di lavoro e la sicurezza all'interno delle miniere, i rapporti con lo Stato e le Regioni in cui si trovano i cantieri minerari. Di tutto questo l'E.G.A.M. non ha tenuto conto, anzi, oltre a non prevedere nel suo ambito una verticalizzazione del settore, non ha stabilito quali investimenti intende impiegare. Ha dimostrato solo le sue intenzioni, che sono quelle di ridurre l'attività mineraria e l'occupazione fino a giungere alla chiusura delle miniere stesse come accade per le Miniere di Cogne. Il programma del Sindacato per le Miniere di Cogne pertanto è il seguente: un piano di ricerche minerarie da estendersi in tutte le zone dove sono prevedibili altri giacimenti, tale piano deve essere realizzato in tempi brevi e con il controllo delle Organizzazioni Sindacali; un più organico e razionale sfruttamento dei giacimenti già in coltivazione, la manutenzione degli impianti, la difesa dell'ambiente di lavoro e delle condizioni antinfortunistiche; la riapertura immediata delle assunzioni dato che gli attuali organici sono del tutto insufficienti, non vengono sostituiti nemmeno coloro che lasciano il lavoro per raggiunti limiti di età o per malattia; impedire il trasporto su strada del minerale e l'eliminazione di un turno all'interno della miniera in quanto tali iniziative favorirebbero la chiusura della miniera, obiettivo cui tende la società.

Montefibre a Châtillon. Rispetto agli accordi sottoscritti in sede sindacale nel 1973 e 1974, in quanto hanno una loro validità e collocazione nello sviluppo del settore delle fibre, l'azione del Sindacato contro la decisione della Montefibre di chiudere la produzione sia in Piemonte che in Valle d'Aosta e di sostituirla con altre attività previste nel piano alternativo deriva dalla necessità di impedire il disegno della Montefibre di realizzare un suo disimpegno imprenditoriale e di puntare a trasformare il suo gruppo in una finanziaria, ma deriva altresì da una necessità di evitare la liquidazione dell'industria chimica nel nostro Paese e di ottenere, se necessari, investimenti seri di ristrutturazione senza ricorrere a nuove aziende come previsto dal piano Montefibre, che non ci darebbero alcuna garanzia di governabilità sul piano economico e sociale.

E.N.E.L.. I piani E.N.E.L., per quanto riguarda la Valle d'Aosta, devono tener conto delle esigenze regionali, in particolare si richiede che gli uffici della produzione idrica vengano trasferiti in Valle d'Aosta dove la produzione stessa avviene. Inoltre si richiede il pieno sfruttamento delle acque, il superamento dei ritardi dell'elettrificazione rurale, il mantenimento dei livelli di occupazione e l'eliminazione dei lavori in appalto.

Ferrovia Chivasso/Aosta. Si richiede la smilitarizzazione della Ferrovia in quanto con il passaggio al servizio civile si possono recuperare 200-250 posti di lavoro in Valle. La convenzione fra il Ministero della Difesa e le Ferrovie dello Stato scade ad aprile del 1976 per cui è necessario intervenire per risolvere il problema prima del rinnovo di tale convenzione; inoltre, si richiede il potenziamento e l'elettrificazione della ferrovia stessa.

Enti pubblici statali e parastatali. Al di là della inderogabile necessità di realizzare un'organica riforma della pubblica amministrazione e delle altre riforme sul tappeto, è necessario ottenere che in tutti gli Enti pubblici, Poste, uffici statali e parastatali, eccetera, esistenti in Valle d'Aosta siano effettuati concorsi regionali riservati esclusivamente ai residenti. È necessario pertanto che da parte del Governo centrale vengano date precise disposizioni in tal senso poiché quelle vigenti per alcuni settori non sono sufficienti alla nostra richiesta di generalizzazione. Ciò, oltre a evitare l'immigrazione forzata dei lavoratori provenienti dalle altre regioni e a rendere efficienti i servizi e le amministrazioni pubbliche, consentirebbe a centinaia di diplomati e licenziati dalle scuole valdostane di trovare un'occupazione nella loro regione; assunzione da parte della Regione di tutte quelle iniziative che sono necessarie per il controllo delle occupazioni e degli investimenti nel settore privato. In tal senso si richiede, oltre che un dialogo costante fra Regione e Sindacato, che da parte della Regione stessa sia istituito subito, presso l'Assessorato dell'industria e commercio, un apposito settore che segua i problemi relativi all'occupazione e agli investimenti, che elabori piani, ricerche e programmi sulle attività produttive regionali; inoltre che indichi e incentivi quelle attività produttive che trovano collocazione sul mercato e creano posti di lavoro, con particolare riferimento alla piccola e media industria e l'artigianato, ciò nell'ambito di una precisa politica del territorio e, se necessario, anche con la revisione degli attuali sistemi di finanziamento. Solo così la Regione può esercitare il suo ruolo politico, controllare l'occupazione e gli investimenti ed essere un interlocutore valido sia nei confronti del padronato pubblico che privato. In sostanza, con una diversa organizzazione il potere esecutivo può essere posto in condizioni di seguire e di prevenire determinate situazioni senza dover intervenire, com'è successo sino ad oggi quando i fatti sono accaduti e le crisi colpiscono i lavoratori e l'economia della Regione.

Riforme sociali a livello regionale. Si richiede che la Regione effettui la scelta politica di realizzare le riforme sociali relative alla casa, ai trasporti, alla sanità, alla scuola poiché tali realizzazioni, oltre a eliminare le gravi situazioni che esistono in vari settori sociali, sono anche fonte di preoccupazione, in particolare nell'edilizia dove gli addetti non raggiungono nemmeno le 3.000 unità negli anni scorsi sia per la cessazione dell'attività stradale e idroelettrica sia per la caduta dell'edilizia abitativa e popolare. Oggi esiste, anche se ridotta, solo l'edilizia speculativa, pertanto è necessario intervenire per realizzare i piani regolatori comunali e, di conseguenza, realizzare i piani di edilizia abitativa e popolare sia per dare occupazione al settore edile, sia per porre un freno nei confronti dei costi speculativi delle abitazioni e degli affitti. Nei trasporti, per le cui riforme il Sindacato ha già indicato da tempo i presupposti per la sua realizzazione, la Regione deve fare la scelta politica di rendere il trasporto un servizio sociale, in particolare si deve procedere immediatamente a istituire un ufficio regionale dei trasporti allo scopo di coordinare detto servizio sia su strada che su rotaia.

Per la sanità è necessario dare avvio a un serio discorso concernente la politica sanitaria e assistenziale in Valle d'Aosta allo scopo di stabilire le misure di riforma da attuare in tempi definiti, le scelte di fondo circa il ruolo, le funzioni delle strutture sanitarie, Ospedale, Enti mutualistici, Enti pubblici e presidi sanitari.

Per la scuola è necessario:

- superare con un apposito piano pluriennale le carenze esistenti in materia di edilizia scolastica;

- istituire gli asili-nido nei maggiori centri industriali della Valle, regionalizzare tutte le scuole materne esistenti e organizzare il loro orario in modo da soddisfare i bisogni reali delle donne lavoratrici e riqualificare il loro ruolo educativo;

- avviare, anche se gradualmente, il tempo pieno nella scuola elementare e media con il superamento dell'attuale doposcuola regionale;

- effettuare interventi di riforme nella scuola media superiore;

- che vi sia la piena valorizzazione dei diritti allo studio dei lavoratori occupati e disoccupati;

- che vi sia l'attuazione di una reale politica di gratuità della scuola, garantendo in modo capillare mense, trasporti e materiale didattico.".

Questo è il documento del Sindacato cui ha fatto seguito un recente, drammatico oserei dire, documento di questi ultimi giorni culminato con la manifestazione di ieri, venerdì 17 ottobre, con tutte le Forze Sindacali della Valle chiamate a scioperare per quattro ore. Conclusa questa manifestazione con un ritrovo in Piazza Chanoux, che è avvenuto ieri alle 11,15, ebbene il Comitato direttivo dei Sindacati valdostani ha effettuato un approfondito esame della situazione economica e sociale della Valle in riferimento ai rinnovi contrattuali, ai problemi aperti sul pubblico impiego, nei servizi e in merito al progressivo deterioramento della situazione produttiva e occupazionale che investe ormai la quasi totalità delle aziende nei diversi settori di attività. Viene rivelato che al centro di questa rapida ed estesa evoluzione ci sono le persistenti minacce di chiusura di importanti aziende come la Montefibre di Châtillon e la Miniera E.G.A.M. di Cogne, il blocco generalizzato degli investimenti e l'attacco all'occupazione, l'estendersi degli stati di crisi e di precarietà, di pericolosa e grave assenza di prospettive in tutti i maggiori complessi industriali pubblici e privati del settore siderurgico, Nazionale Cogne e Ilssa, fino alle attività meccaniche, edili, tessili e dell'abbigliamento, che, nel loro insieme, costituiscono la principale e insostituibile fonte di lavoro e di reddito della popolazione valdostana in tutte le sue componenti.

Un elemento di particolare gravità è costituito dalla perdurante latitanza della direzione dell'E.G.A.M., la quale non solo viola sistematicamente gli impegni assunti in sede sindacale, ma rinvia in tempi lunghi gli stessi incontri stabiliti in sede ministeriale in un momento di particolare gravità della situazione aziendale. Questa situazione, pur con i suoi aspetti specifici e particolari, soprattutto in senso di gravità e pericolosità, si colloca nel quadro generale e nazionale di una profonda ed estesa degradazione economica e sociale di perdurante assenza del Governo nazionale sui problemi di fondo del Paese, di sostanziale subordinazione alle scelte dei grandi gruppi privati e di incapacità di far assolvere alle aziende di Stato o a capitale pubblico, per quanto ci riguarda soprattutto E.G.A.M.-Cogne e Montedison, una funzione peculiare e un ruolo in senso di reale sviluppo indirizzato chiaramente al rinnovamento economico e produttivo.

Richiamandosi al documento conclusivo del recente Consiglio direttivo delle Federazioni nazionali C.G.I.L.-C.I.S.L. e U.I.L. e sottolineandone tutta l'importanza e la validità, la Federazione Unitaria Valdostana sollecita l'attuazione delle decisioni in esse assunte con particolare riguardo alle decisioni di movimento all'azione di reale e puntuale coordinamento per la realizzazione degli obiettivi indicati sul Piano dello Sviluppo, delle politiche economiche di rinnovo dei contratti e di soluzione dei problemi di pubblico impiego e dei servizi, delle vertenze in materia fiscale e delle tariffe, precisando anche modalità e forma di lotta affinché l'insieme delle piattaforme e dei momenti di verifica, confronto e scontro abbiano rapida attuazione.

Sul Piano Regionale il Consiglio direttivo della Federazione Unitaria ha ritenuto di investire di questo insieme di problemi tutte le forze politiche dell'arco costituzionale e l'Amministrazione della Regione autonoma per la loro responsabilizzazione diretta e la verifica della loro reale disponibilità per l'attuazione di ogni iniziativa sul piano nazionale e locale che possa concorrere alla soluzione dei difficili e gravi problemi aperti, sottolineando in particolare l'assoluta, immediata esigenza dello sviluppo di una seria e concreta politica regionale di sviluppo economico, produttivo e occupazionale con strumenti e mezzi di intervento veramente idonei, collocando in essa precise e inequivocabili scelte sul piano dei servizi sociali e delle riforme da tempo avanzate dal Sindacato e ancora ribadite in un recente pubblico intervento. La consapevolezza della gravità della situazione e della portata dello scontro in atto non consentono però, a giudizio della Federazione Unitaria, ulteriori attendismi e rinvii, in questo senso è stato deciso di attuare un primo movimento unificante di lotta a livello regionale.

Ebbene, questi drammatici documenti di una realtà palpitante stanno a dimostrare ancora una volta quali sono i problemi che questa Giunta non ha affrontato. Per quanto concerne, a esempio, la Miniera di Cogne, il 1° di ottobre c'è stata un'assemblea aperta a cui erano invitate le Forze politiche e la Giunta, ma nessuno dell'Esecutivo si è fatto vedere, salvo un telegramma del Presidente. Chi vi parla era presente e non ha mancato di rilevare che la Regione sta assistendo alla smobilitazione della miniera in maniera morfinizzata, la più pericolosa. È indispensabile quindi, per superare questo clima di abbandono, mobilitare tutta l'opinione pubblica della Valle d'Aosta attorno alla miniera che muore, che nel quadro strategico della mobilitazione di tutte le forze vive della Regione si possa arrivare, in nome di questa esigenza superiore del posto di lavoro e dell'occupazione, a mobilitare tutte le Forze politiche e sociali. Ebbene, in questo quadro, in quella sede il 1° di ottobre, a nome del mio Gruppo, ho proposto che si tenesse una seduta del Consiglio regionale sia nel villaggio dei minatori di Cogne, sia negli stabilimenti Sider di Aosta per dibattere di fronte ai lavoratori, e con loro, i problemi dell'occupazione e della garanzia del posto di lavoro. In quella sede ogni forza politica assumerà le proprie responsabilità e misurerà la sua credibilità. Il Consigliere Monami, nell'assemblea di giovedì scorso alla Sider di Aosta, laddove si è tenuto il Consiglio comunale della città, a nome del suo Gruppo, ha proposto una seduta del Consiglio regionale alla Cogne. Ebbene, siamo già a due Movimenti, due Gruppi che concordano che deve essere un momento di verifica delle reali valutazioni politiche di ogni Gruppo, delle reali responsabilità che ogni Movimento intende assumere per risolvere la crisi. Ebbene, noi ci stiamo, l'abbiamo proposto, i Comunisti ci stanno, sentiamo cosa propongono e dicono le altre Forze.

Ricordo alla Giunta che la Valle d'Aosta ha avuto l'onore della citazione sulle pagine finanziarie dei quotidiani del 3 ottobre in virtù del poco invidiabile primato dell'aumento del costo della vita tra giugno e luglio, ebbene, Aosta ha avuto quasi il doppio della media nazionale, anche in questo campo le iniziative della Giunta sono state zero.

Domandiamoci allora perché è stata fatta questa Giunta. La risposta non ci sembra troppo difficile: questa Giunta l'ha voluta la D.C. romana, alla quale interessava avere il Centro-Sinistra ad Aosta. Questa Giunta è vista di buon occhio dai grandi interessi economici operanti in Valle, è gestita dagli attuali vertici che detengono il pacchetto azionario delle tessere dell'Union Valdôtaine, dei Progressisti, del P.S.I. e della D.C., cementati tra di loro dal potere, a prescindere, anzi, contro gli interessi generali della Valle.

Le dimissioni di oggi sono un atto della farsa iniziata nel 1974 con la Giunta cosiddetta "di transizione", che è servita solo ad Andrione per preparare il palato dei suoi a ingoiare il rospo rappresentato dall'entrata in Giunta dei Socialisti, magari contrabbandandola con lo stato di necessità.

Dalle elezioni del 15 giugno i nostri obiettivi strategici sono usciti rafforzati, la linea moderata della Giunta Torrione ne è uscita battuta, mentre ne è uscita rafforzata la linea di Sinistra rappresentata dal P.C.I. e dai D.P., relegata all'opposizione dal disegno moderato di Centro-Sinistra, che oggi i Socialisti contestano e rifiutano in campo nazionale ma confermano in sede locale. Non vi sono dubbi che il vertice del P.S.I. valdostano sta combattendo una battaglia di retroguardia, che nel tempo sarà certamente e sicuramente perdente, perché sta perseguendo una linea che è antistorica. Così come non ci sono dubbi, salvo per i moderati, che una linea politica democratica, progressista e autenticamente regionalista non può che essere collocata a Sinistra ed essere vincente. Questa linea non può trovare spazio e affermarsi con Forze moderate di Destra e, a prescindere dalle differenze ideologiche che ci separano dal P.C.I. (sono molte e profonde), intendiamo operare, con questo Partito della Sinistra italiana, un confronto serio sui temi dello sviluppo della società civile. Intendiamo batterci con coerenza per una linea di Sinistra, disposti anche a pagare con la cessione del potere (così come abbiamo fatto) pur di non tradire il nostro progetto politico.

Non siamo disponibili per una linea moderata e per operazioni pendolari, anche se - ripeto - ci costa stare all'opposizione. Questa è la linea che stiamo battendo da oltre cinque anni e che continueremo a battere. Crediamo che una politica di progresso democratico e regionalista possa essere portata avanti soltanto da una maggioranza collocata a Sinistra all'interno della quale trovino la loro collocazione Forze progressiste di diversa estrazione, con diversi connotati, ma fortemente unite dalla volontà di realizzare un programma capace di rispondere alle nuove esigenze della Comunità valdostana.

Oggi la situazione particolare della Valle e i gravi problemi del momento impongono una precisa scelta di campo. Per quanto ci riguarda, quella scelta noi l'abbiamo già fatta e la manterremo anche se questo vuol dire - lo ripeto ancora una volta - stare all'opposizione.

Caveri (U.V.) - La parola al Presidente della Giunta.

Andrione (U.V.) - Credo sia la prima volta che in quest'aula, sovvertendo la logica di ogni dibattito, si parla al passato, si parla di un'epoca chiusa, si vanno a cercare giustificazioni storiche per dire quello che evidentemente dovrà essere ripetuto - io spero con noia non soltanto mia - di qui a poco, al momento in cui bisognerà fare l'analisi del presente. Dato che avevamo detto che la nostra era una Giunta di transizione, dato che avevamo affermato che, poiché il quadro politico non è ancora chiaro e ogni Forza deve trovare la sua precisa collocazione, non abbiamo accettato alcun altro impegno se non quello preciso di dire al Consiglio che questa è una Giunta a termine. Che cosa voleva dire "Giunta a termine"? Voleva dire tempo per chiarificare quelle scelte di campo che Pollicini per quanto lo riguarda e per quanto riguarda il suo Gruppo ha fatto. Per quel che è delle altre Forze, sono state ugualmente fatte le scelte, in modo da dimostrare che la Regione può essere amministrata, si può formare una maggioranza.

È vero quanto ha detto Dolchi e cioè che molti dei punti che abbiamo presentato come prioritari e sui quali ci siamo impegnati formalmente non sono ancora stati realizzati, ma proprio per prendere gli esempi che ha citato Dolchi, lui che è stato Presidente del Consiglio, sa benissimo che certi permessi edilizi ci sono stati rifiutati per ben due volte e che continuiamo in una certa strada e che evidentemente non possediamo né bacchette magiche, né possibilità di sostituire altri organi.

Relativamente all'assetto territoriale - di cui parleremo più a lungo dopo, e faremo anche alcune precisazioni - per quanto riguarda la Giunta, la legge urbanistica è stata presentata il 27 marzo se ricordo bene, e se vi sono delle vischiosità, in Consiglio sarà compito di tutti i Consiglieri cercare di farle sparire. Certo, non credo che questo possa essere imputato alla Giunta: comunque questa discussione che cosa ha dimostrato? Ha dimostrato che, da un lato, si ritiene inadeguata politicamente una certa formula - ed è un giudizio politico che noi accettiamo, non condividiamo ma accettiamo -; dall'altro, si è fatto dell'infantilismo politico contrapponendo il buon Dujany al cattivo Andrione, cosa che più o meno è da asilo elementare. Vorrei fare solo una piccola precisazione per orgoglio personale: a Pollicini ricordo che della televisione francese me ne sono occupato dal 1960 e sulla deliberazione del Consiglio dei Ministri francese, presieduto dal Generale De Gaulle, dell'11 novembre del 1965, c'è il mio nome, non quello di nessun altro Consigliere perché se ci sono le antenne che portano di qua il segnale francese all'Aguille du Midi, è perché siamo noi regionalisti che ce ne siamo interessati, non certamente voi! Questo è solo un punto perché poi avremo tempo molto più a lungo ...(voce di un Consigliere)... sì, certo, d'altra parte tu non saresti capace.

Dette queste piccole cose, credo che il punto fondamentale sia quello di discutere della situazione presente e certamente non faccio l'apologia della Giunta che ho presieduto per alcuni mesi, mi sembra però che sia corretto, una volta che le dimissioni - come devono essere - sono state ratificate dal Consiglio, che si apra quel dibattito politico in cui tutti i rimproveri, tutte le accuse, eccetera, potranno trovare una giustificazione. Adesso mi sembra talmente fuori luogo fare una specie di cadavere di una Giunta di transizione, fare una specie di processo e dire: "guarda quanto era brutta!"... può essere vero, comunque, così come aveva detto, è "transatta", è finita, ha dato le sue dimissioni formali, non resta al Consiglio che accettarle.

Caveri (U.V.) - Se non ci sono altri interventi, passiamo alla votazione a scrutinio segreto. La parola al Consigliere Chanu.

Chanu (D.P.) - C'è prima il Consigliere Monami.

Monami (P.C.I.) - Penso che l'intervento dell'ex Presidente della Giunta - o del Presidente della Giunta, sin quando non prenderemo atto delle dimissioni - dia ulteriori motivi alla prosecuzione di questo dibattito; perché? Perché proprio il Presidente della Giunta ci ricordava che questa maggioranza e quindi questa Giunta con carattere transitorio erano frutto di un quadro politico non chiaro. Questo avveniva 9 o 10 mesi fa, è chiaro che il dibattito sull'accettazione delle dimissioni non può che avere questo significato dato che gli organi di stampa e le voci che circolano dicono insistentemente che non vi è alcuna variazione in prospettiva della maggioranza e quindi non vi è stato un chiarimento del quadro politico. Voglio essere chiaro su queste cose: il quadro politico di 9 mesi fa non era chiaro in quanto si era stabilito che una certa maggioranza, costituita dalla Federazione dei Movimenti regionalisti, dal Partito Socialista e dalla Democrazia Cristiana, avrebbero dato vita a una Giunta di transizione. Oggi ci troviamo nuovamente di fronte ad analoga proposta e cioè che il Movimento, la Federazione dei Movimenti locali, il Partito Socialista e la Democrazia Cristiana danno vita di nuovo a un'altra Giunta, cioè la medesima maggioranza con una Giunta modificata, con il quadro politico di 9 mesi fa non ancora chiarito.

Allora, Signor Presidente, come possiamo non fare la discussione, il dibattito proprio sull'argomento all'ordine del giorno, che è la presa d'atto delle dimissioni di una Giunta che in quelle condizioni di 9 mesi fa era stata nominata e che viene a rinominarsi senza variazioni del quadro politico, a distanza di 9 mesi? Non è certamente machiavellico il motivo ricercato per discutere su questi problemi: è perché non possiamo non ritenere possa essere chiarito il quadro politico con la medesima Giunta modificata e con la stessa maggioranza che la sostiene. Direi con la medesima maggioranza che la sostiene addirittura con le stesse posizioni per quanto riguarda l'interno e l'esterno di questa Giunta, perché la Democrazia Cristiana, che allora appoggiava dall'esterno questo Esecutivo estemporaneo di transizione, continua ad appoggiare dall'esterno questa medesima Giunta.

Sarebbe stato forse più corretto, da un punto di vista politico, passare decisamente a un rimpasto della Giunta in quanto si trattava di sostituire degli Assessori assenti e non provocare una crisi che le dimissioni denunciano, ma il dibattito non vuole accettare, che non si vuole fare come dibattito e che la maggioranza politica riconferma, allora tanto valeva scegliere la via più semplice del rimpasto della Giunta. Ecco perché, secondo noi, è necessario il dibattito per chiarire perché noi accettiamo queste dimissioni e ci rifacciamo a una frase con la quale il nostro Gruppo aveva annunciato il suo tipo di opposizione: un'opposizione ferma, stimolante, democratica, senza rissa, ma non per questo meno tenace e meno decisiva. Ebbene, noi nell'arco di questo tempo abbiamo fatto questo tipo di opposizione. Ci siamo battuti contro questo Esecutivo non certo, Presidente Andrione, per fare la distinzione fra il buon Dujany e il cattivo Andrione, mai abbiamo pensato a raffronti e parallelismi di questo tipo e mai ci è passato per la testa di dire una sola volta che era buono Dujany ed è cattivo Andrione. Noi sul terreno delle persone siamo sempre disponibili a concedere una buona fetta di buona fede a chiunque, salvo poi giudicare sulle azioni che queste persone fanno o compiono o, meglio ancora, il nostro giudizio risale non tanto alle azioni di queste persone, ma alle azioni che queste persone compiono perché una certa maggioranza politica gliele fa compiere in un senso o nell'altro. Non buon Dujany quindi e cattivo Andrione, ma due persone che, legate a due politiche, portano avanti e risolvono in un modo o nell'altro i problemi che ci stanno di fronte sui quali bisogna parlare e non si può non dire quali sono i motivi e la mancata risposta a questi problemi che ci inducono oggi ad accettare le dimissioni di questa Giunta.

Il Compagno Dolchi ha parlato dei 13 punti e non si è soffermato su alcuni, tranne su quelli che sono stati risolti o quelli rinviati, tipo le scuole e i trasporti. Io vorrei porre l'accento, se mi è consentito, su 3 punti che ritengo importanti ai fini di un giudizio politico da esprimersi e da darsi a questa Giunta, al Presidente Andrione, non cattivo, ma certamente quale esecutore di una politica: sono quelli relativi al pacchetto - così chiamato perché voleva imitare il pacchetto di un'altra Regione autonoma a Statuto speciale tipo la nostra sulla base dell'accordo De Gasperi-Gruber, e probabilmente è mancata al Presidente della Giunta la capacità di mettere d'accordo i due Ministri degli Esteri italiano e francese per costituire un analogo pacchetto -, quell'altro problema relativo al trasferimento delle competenze e un altro ancora più importante sul quale noi abbiamo messo il dito: quello del decentramento finanziario e amministrativo che era previsto fra i famosi 13 punti.

Direi che né sul pacchetto, né sul trasferimento di competenze è stata presentata dall'attuale Giunta la minima proposta in 9 mesi di tempo, né si è voluto affrontare il problema del pacchetto e del trasferimento delle competenze neppure con un dibattito in aula che avrebbe potuto chiarire le posizioni dei vari Gruppi politici per andare quindi a costruire quel pacchetto e per stabilire quali fossero le competenze delle quali noi richiedevamo il trasferimento dallo Stato alla Regione.

Ecco l'incapacità di fare proposte, ma più grave ancora è quando prendiamo in esame il punto relativo al decentramento finanziario e amministrativo, punto davanti al quale una precisa proposta del Partito Comunista veniva respinta dall'attuale maggioranza e dall'attuale Giunta e quindi se per conseguenza si deve dire del "cattivo Andrione", dobbiamo dire così, ma non è questa la ragione. È stata respinta una proposta precisa del Partito Comunista che mirava a risolvere il punto relativo al decentramento finanziario e amministrativo della nostra Regione. Ecco perché dobbiamo motivare il nostro voto positivo a queste dimissioni, ma certamente, visto che siamo in argomento, non possiamo non tacere alcune cose che vengono e balzano evidenti agli occhi di tutti. Se abbiamo la capacità quanto meno di ricordarle alla gente e a noi stessi - e io lo faccio per ricordarlo a me stesso - soprattutto per quanto riguarda le affermazioni del Presidente di due minuti fa quando dice che, per ciò che concerne l'assetto territoriale, che è un altro dei 13 punti, se ne parlerà a lungo e si vedrà se, attraverso la discussione dell'assetto territoriale e della legge urbanistica, in questo Consiglio verranno fuori delle vischiosità. Allora come si può parlare di assetto territoriale, di legge urbanistica e di vischiosità che possono esistere all'interno del Consiglio senza ricordare che l'attuale Presidente della Giunta, in un documentato intervento di circa un anno e mezzo fa, scagliava frecce di fuoco contro una certa politica urbanistica legata alla rovina de La Ruine di Morgex? Cosa si deve dire al Presidente della Giunta che soltanto 8 mesi fa, in un lungo intervento di un'ora e mezza, scagliava altrettante frecce di fuoco contro un altro grande provvedimento: quello dell'Alpila?

Lo stesso Presidente della Giunta, dopo aver detto tutte queste cose infuocate contro quel tipo di politica e contro quei tipi e quei personaggi che quelle politiche a La Ruine e all'Alpila portavano avanti e dopo aver detto anche allora, come due minuti fa: "ne parleremo a lungo", ha girato agevolmente la pagina con una machiavellica maestria e non ne ha mai più parlato a nessuno, quasi si fosse pentito e vergognato di aver posto il dito su due piaghe così grosse e così tremendamente tragiche direi per quanto riguarda la sistemazione territoriale e urbanistica della Valle d'Aosta: l'Alpila e La Ruine, facendo quindi capire combine e intesa con quei personaggi e con quelle intenzioni che hanno portato avanti questi due grandi fatti. Come possiamo non dire queste cose al Presidente della Giunta regionale? E come possiamo non dire all'Assessore Viglino come potrà sedere in una Giunta dove probabilmente siederanno quei personaggi contro i quali lei stessa ebbe a dire: "sui tavoli della Giunta siederanno quei personaggi, ma non siederò io!". Come non si possono dire queste cose? Come si può non ricordare alla gente come con altrettanta scaltrezza politica - doveva essere furbizia politica, non capacità politica - il Presidente è riuscito a tenere chiusa in un cassetto una nostra proposta di legge, del Partito Comunista, che tendeva a risolvere in parte un altro dei 13 punti: quello dell'assistenza ospedaliera e sanitaria? Ebbene, il Presidente, che si era impegnato a risolvere almeno in parte quel problema, ha tenuto e tiene ancora ferma nel suo cassetto una nostra proposta relativa alla nomina del Comitato regionale sanitario. Ecco un'altra incongruenza di questa Giunta, per la quale noi Comunisti abbiamo chiesto più volte le dimissioni e anche attraverso un documento ufficiale del Partito le abbiamo ottenute perché in parte era una Giunta transitoria, ma anche per merito della nostra battaglia. Abbiamo vinto questo primo aspetto della battaglia contro questa Giunta che più volte abbiamo detto esprimere nulla e poco, essere poco autorevole, poco politicamente sostenuta da un retroterra politico valido. Come possiamo giudicare questa Giunta? E come non possiamo non motivare il perché accettiamo le dimissioni di questa Giunta se andiamo con la memoria al fatto che questa così autorevole Giunta ha impiegato due mesi per farsi ricevere dal Governo centrale per discutere i problemi economici della Valle e della Cogne? Si raggiunge l'obiettivo dell'incontro e poi non si ha il coraggio di portare in aula, con un conseguente serio dibattito, i risultati di quell'incontro che nessuno conosce, che è rimasto segreto a livello di Presidente, di componenti della Commissione e a livello dei Sindacati? Non è tanto quello, ma come si può dare o non dare questo voto favorevole? Alle dimissioni di una Giunta che non ha avuto il coraggio di venire a parlare perché lo sa e conosce i problemi, quei grandi problemi che stanno davanti alla Cogne legata all'E.G.A.M. (l'Ente Gestione Aziende Minerarie)? E non tanto per rifarne la storia, come l'ha fatta il collega Pollicini per quanto riguarda le rivendicazioni sindacali, le risoluzioni politiche, tecniche, interne di questo stabilimento, ma per vedere quale sarà la sorte della Cogne nel quadro dell'E.G.A.M. in una diversa sistemazione nazionale. E qui il collega Ramera potrebbe dirci molte cose e lo stesso Presidente Andrione per quanto riguarda la sua eventuale collocazione in altri enti tipo l'I.R.I. e la Finsider di cui si parla con insistenza. Andremo verso il mantenimento dell'E.G.A.M. nel cui quadro agirà questo grande stabilimento della Valle d'Aosta, andremo verso la "Irizzazione" di questo grande complesso industriale o ancora verso la sua collocazione nei rami organizzativi della Finsider? Ecco, queste cose non sono state mai affrontate, così come non è mai stato affrontato, per esempio, il problema del fondo di dotazione dell'E.G.A.M.. Noi facciamo le battaglie contro l'E.G.A.M., contro la Cogne, contro la direzione tecnica e politica di questo grosso ente, ma nessuno si è accorto - e neppure il Presidente ne ha fatto cenno - che a pagina 11 del progetto di bilancio di previsione dello Stato del 1976 c'è scritto che il Ministro Colombo non ha acceso nel 1975 un mutuo di 40 miliardi per dotare il fondo di dotazione dell'E.G.A.M.. Ecco quali sono i grandi problemi che ci stanno di fronte: certo l'organizzazione tecnica dello stabilimento, il suo inquadramento all'interno o all'esterno dell'E.G.A.M. o però all'interno o all'esterno dell'IRI o della Finsider. Come può poter decidere questo ente - sia E.G.A.M., sia altro ente - di una politica tecnico-amministrativa all'interno dello stabilimento se a questo ente mancano i finanziamenti e se per tali finanziamenti il Ministro Colombo, Democratico Cristiano, non ha acceso i relativi mutui per il 1975? Come non si possono ricordare queste cose - e io qui lo faccio come l'ho doverosamente fatto di nuovo in fabbrica riallacciandomi a quanto ha detto Pollicini -? Se ci sono richieste ufficiali, noi dovremmo andare a dibattere questi problemi come Consiglio regionale all'interno della fabbrica affinché anche quei lavoratori, quegli operai siano partecipi di un'elaborazione della politica regionale perché questo non è patrimonio soltanto degli eletti o soltanto dell'Esecutivo: ecco un altro aspetto e un'altra faccia del decentramento amministrativo e soprattutto politico a cui noi vogliamo mirare.

Vi sono altre considerazioni, colleghi Consiglieri, che non possiamo dimenticare soltanto perché sono state accennate e sono state dette come cose acquisite e cioè che questa maggioranza continuerà a sostenere questa Giunta modificata e variata, una maggioranza nelle cui fila siederanno i Democratici Cristiani. Vorrei tanto richiamare all'attenzione della gente il comportamento di questo Partito della Democrazia Cristiana in campo nazionale e locale. Va da sé che il mio discorso non coinvolge tutta la Democrazia Cristiana, ma quelle Forze del Partito più moderate che ancora riescono a dare una linea politica non consona agli attuali momenti difficili che il Paese attraversa. Ebbene, questi contrasti esistono tra la Democrazia Cristiana e i Movimenti regionalisti, per esempio, per quanto riguarda i decreti della scuola: ricordo che abbiamo votato in quest'aula una proposta fatta dal Consiglio regionale, ed è stato un voto unanime tranne quello dei Democristiani. Oggi si ripropongono all'esame di questo Consiglio i decreti per la scuola fatti dall'Onorevole Malfatti; diceva Pollicini in antitesi, in contrasto con quella proposta. Come sarà in futuro sanato questo contrasto fra la Democrazia Cristiana che vota contro le proposte che votano i Movimenti regionalisti e il Partito Socialista dopodomani, lunedì, quando affronteremo questo problema? Come possono sedere sui medesimi tavoli gli Antifascisti come l'Onorevole Caveri, a cui va tutto il nostro rispetto, la Signorina Viglino, a cui va tutto il nostro rispetto quale combattente della libertà, quale partecipante della lotta di liberazione a seguito dell'accordo con quel Partito che a Roma soltanto sei giorni fa con un voto combinato con quello dei Missini ha impedito che fossero processati 36 Deputati Missini denunciati per il tentativo di ricostituzione del Partito Fascista? Queste sono le contraddizioni politiche interne di quella maggioranza che nove mesi fa aveva detto di combattere e abbiamo combattuto, contraddizioni che riemergono a ogni piè sospinto e che vedremo presenti, ma che soprattutto ci preoccupano perché impediranno alla Giunta di funzionare, di amministrare nel modo giusto e cioè nel modo che si deve amministrare negli interessi della Valle d'Aosta.

Per tutti questi motivi, ma soprattutto per le affermazioni fatte dal Presidente due minuti fa, che promette cose grosse per le quali ne parleremo a lungo, per la sistemazione territoriale e la legge urbanistica, per le medesime cose che aveva occasione di dire un anno e mezzo fa per La Ruine e un anno fa per l'Alpila, proprio per questi motivi, noi diciamo che era ora ed era giusto che questa Giunta si dimettesse, è per questi motivi che noi voteremo le dimissioni della Giunta.

Signor Presidente, non ci sono contrapposizioni di persone buone e cattive, ci sono contrapposizioni e confronto di linea politica e su queste cose noi vogliamo portare avanti il confronto non sul giudizio sulle persone e lei non tenti di farci scivolare su questo terreno perché noi non la seguiremo. Il nostro sarà un giudizio politico che abbiamo sempre espresso e continueremo a esprimere al di là della persona che rappresenta quella o quell'altra maggioranza.

Si dà atto che dalle ore 10,55 alle ore 11,19 interviene il Senatore Filliétroz.

Caveri (U.V.) - La parola al Consigliere Chanu.

Chanu (D.P.) - Signor Presidente, Signori del Consiglio, ritengo, essendo di avviso differente rispetto a quanto il Presidente della Giunta ha detto nel suo breve intervento di replica, che il dibattito, così com'è stato impostato fin qui da parte delle forze di opposizione in sede di presa d'atto, abbia la sua ragion d'essere. Vorrei rendermi conto che forse è proprio il modo sostanziale con il quale si vuole portare a soluzione questa pseudo crisi che determina il Presidente della Giunta a dire che un dibattito di questo genere è inutile quando si vogliono solo spostare le carte dello stesso mazzo, collocarle diversamente ma si sa e si vuole che le carte rimangano identiche. È questo, a mio avviso, il punto politico di profonda divergenza fra l'opposizione e questa maggioranza.

La parola "crisi" evidentemente, a nostro avviso, non poteva che essere un momento di ripensamento serio su che cosa l'inadeguatezza, la contraddittorietà di una formula politica e raffazzonata nel dicembre del 1974 non aveva portato di positivo nella soluzione dei problemi della Valle d'Aosta, nella conduzione della vita politica e amministrativa della Valle d'Aosta e se alla parola "crisi" si fosse data questa portata, si fosse dato questo significato, è del tutto evidente che alla crisi formalizzata con le sintetiche dimissioni portate a conoscenza negli stringati allegati che ci sono stati forniti, alla parola crisi, alla crisi così formalizzata avrebbe dovuto seguire per forza di cose quel momento di confronto non già formale, ma sostanziale, serio, con le forze politiche rappresentanti l'arco costituzionale, presente a livello di Consiglio regionale. Questo, a mio avviso, doveva essere il significato della parola "crisi" e i discorsi e gli interventi che si sono fin qui succeduti da parte dei colleghi dell'opposizione tendono a sottolineare e a porre all'attenzione della maggioranza le ragioni e i motivi del perché la crisi odierna doveva essere crisi di sostanza, di ripensamento, non già crisi puramente formale, non già momento per poter eseguire materialmente quello spostamento di carta, di tessere di mosaico che rimaneva e rimane sempre però nella sua sostanza il medesimo.

Tutti gli interventi che si sono sin qui succeduti, mettendo in evidenza e a fuoco le carenze, le inadeguatezze, le mancanze nei fatti alle previsioni sia pur estremamente stringate di carattere programmatico fatte a settembre, non volevano che significare questo. Naturalmente noi Democratici Popolari - e non facendolo non faremmo il nostro dovere di Consiglieri regionali - non possiamo che unirci nel sottolineare questi motivi che avrebbero dovuto portare alla crisi nel senso non solo formale, ma anche sostanziale della parola.

D'altra parte, allorquando in alcuni comunicati che erano stati dati agli organi di stampa da parte di coloro che avevano la responsabilità a livello di Esecutivo per la massima parte (i Federati Union Valdôtaine, Rassemblement Valdôtain, Union Progressiste Valdôtaine) si diceva che se ci sarebbero dovute essere delle dimissioni, si sarebbe dato corso a quel confronto di carattere programmatico e politico con tutte le forze presenti in Consiglio... se questo poteva essere il vero pensiero di chi formulava questi comunicati, non ci saremmo trovati oggi come oggi a discutere con la sostanziale convinzione di discutere a bocce ferme, su un gioco che si è già formato.

Il Presidente della Giunta Andrione nel suo telegrafico intervento, per quello che ho potuto cogliere, a un certo momento ha detto: "non si può parlare e perdere del tempo davanti a un cadavere perché oggi siamo cadaveri". Non è vero, Signor Presidente della Giunta, perché la sua Giunta - e questa maggioranza - ha avuto lo sviluppo biologico degli insetti: è nata come bruco e ora questa fase che lei definisce volutamente cadavere non è altro che lo stato di crisalide che porta all'insetto completo. Questa è la biologia politica della Giunta di transizione da lei presieduta, Signor Presidente. Non abbiamo dei cadaveri, abbiamo soltanto la continuazione e la conclusione di un disegno politico che già si era configurato se non nei programmi, comunque nella volontà di creare uno staff di potere nell'autunno del 1974. Tutte queste non sono altro che fasi dello stesso gioco. Diceva qualcuno - non mi ricordo più chi - che queste dimissioni che avrebbero dovuto portare, a nostro avviso - lo ripeto -, a quella crisi di confronto e di ripensamento "paiono soltanto l'indoratura di quella pillola che ormai si crede di poter fare impunemente digerire all'opinione pubblica". Anche perché nei fatti questa Giunta si è manifestata come l'espressione di una maggioranza politica e poco importa, ai fini della qualificazione politica di quest'Amministrazione, che Forze facenti parte di questa maggioranza - che la determinano nel bene poco, nel non bene molto - entrino poi a un certo momento nella stanza dei bottoni dell'Esecutivo.

Quello che abbiamo denunciato e quello che denunciamo è a monte, non è il fatto dell'inserimento nell'organico di una Giunta di rappresentanti di una parte politica che ha sempre manifestato e manifesta di voler appoggiare questa maggioranza e che si pone come determinante di questa maggioranza: il Partito Socialista. Quello che noi denunciavamo e denunciamo è la maggioranza così come si è costituita, è l'incontro di queste forze politiche indipendentemente poi dalla collocazione, vuoi a livello legislativo, vuoi a livello di Esecutivo, che queste forze politiche intendono dare.

Noi denunciamo questo perché noi riteniamo - e i fatti e le considerazioni di coloro che mi hanno preceduto lo hanno semplificato e lo semplificano a sufficienza - che questa convergenza di forze politiche sia contradditoria, sia disorganica e soprattutto non abbia possibilità di sbocco con serietà d'intenti per la soluzione dei problemi politici, di struttura ed economici che attanagliano la nostra Regione. Il gioco però è quello. Ci siamo trovati di fronte a delle dimissioni telegrafiche, mi ha fatto sorridere il verbale che il Presidente del Consiglio ci ha letto relativamente alle dimissioni della Giunta: "dopo breve discussione, decide di dimettersi". Di cosa avete discusso? Io credo niente. Si sarebbe potuto anche non metterla quella frase, sarebbe stato forse più sincero. La discussione certo non c'era stata perché semmai la discussione c'è stata prima, allorquando si è determinata la linea che si doveva seguire e di cui questa di oggi non è altro che una delle stazioni.

Quando noi e il Partito Comunista ci siamo trovati soli alla riunione dei Capi Gruppo nel far presente che se si voleva dare un minimo di serietà alla parola "crisi", bisognava quanto meno cronologicamente dare la possibilità a questo confronto che era stato ventilato, non ci siamo stupiti alla fine e questo non ha fatto altro che confermare quello che dicevo prima: la fretta con la quale questa Giunta dimissionaria nella forma, ma ben decisa a rimanere nella sostanza, questa maggioranza la cui dimissione di Giunta non pregiudica niente non costituiscono affatto alcun momento di ripensamento di esame di coscienza che si voleva portare avanti.

Ci siamo trovati in questa situazione e ora ci troviamo a discutere su una presa d'atto. Il Consigliere Monami giustamente ha detto che non è il caso di fare i buoni, di parlare di buoni e di cattivi, così com'è di scarso buongusto incensare, incensarsi, denigrare, denigrarsi dal punto di vista delle persone. A ognuna delle persone che ha il senso di responsabilità e di potere noi diamo sempre la patente della buona fede. A un certo momento però il superare, com'è stato fatto dal Presidente della Giunta, l'ondata di giuste critiche all'immobilismo della Giunta da lui presentata - immobilismo il cui carattere di transitorietà era soltanto un pietoso alibi che trovava invece le sue radici in quelle contraddizioni interne di questa strana maggioranza che si vuole portare avanti a tutti i costi - e limitarsi a dire che i ripetitori, i segnali della televisione che arriveranno tra poco in Valle d'Aosta - in veste ufficiale perché arrivano già in veste para-ufficiale da tempo - sono stati portati avanti dalla persona persino all'Aiguille du Midi sarebbe soltanto dire e cercare di far dire agli altri. La persona "y" però ha cercato di farli scendere dall'Aiguille du Midi nella Valle d'Aosta e sarebbe credo di poco buon gusto questo palleggiarsi di meriti fino alla linea confinaria e oltre. Su questo argomento ci sarebbe piuttosto da dire, da fare una considerazione, Signor Presidente...

Caveri (U.V.) - Scusi Consigliere Chanu, mi spiace interromperla brevemente per pregare le persone che tra il pubblico stanno disturbando di stare in silenzio, soltanto per questo e per pregare gli uscieri di voler pregare a loro volta queste persone di tacere.

Chanu (D.P.) - ...la ringrazio Presidente. Dicevo soltanto questo, se si vuole fare della piccola e inutile polemica su questo argomento, viene ben facile pensare che per lo Stato francese non ci poteva essere nessun interesse a impedire che i suoi segnali televisivi venissero captati in una Regione che lo stesso Generalissimo defunto citato dal Presidente della Giunta avrebbe ben voluto far sua anni e anni fa. La difficoltà invece consisteva proprio nel consentire a chi doveva ricevere in questo Stato italiano centralizzatore e vischioso per quanto riguarda l'ottenimento di quello che è stato ottenuto, ma - ripeto - sarebbe un discorso inutile, che veramente squalificherebbe questa seduta.

Né meriti, né demeriti, né buoni, né cattivi quindi, c'è però questo fatto che noi, proprio in sede di presa d'atto di dimissioni, non potevamo che puntualizzare: a nostro avviso, le dimissioni devono essere considerate come un atto nel quale si devono vedere le carenze e le contraddizioni di quella formula politica a cui non crediamo, la quale non ha praticamente voluto portare avanti nell'ambito della sua maggioranza quel problema qualificante della legge urbanistica.

È inutile, Signor Presidente, che mi venga a dire che la Giunta ha presentato il disegno, perché se il disegno presentato dalla Giunta in ossequio all'adempimento formale programmatico avesse voluto essere portato avanti, la maggioranza doveva avere e aveva certamente i numeri e la forza per portarlo avanti; se questo provvedimento non è stato portato avanti, evidentemente è perché proprio su questo settore d'importanza primaria la coalizione Democrazia Cristiana Conservatrice, Union Valdôtaine, Rassemblement Valdôtain, Union Valdôtaine Progressiste, ora Confederati, e Partito Socialista non trovava gli accordi e non potrà mai trovarli così come non potrà trovarli su determinati problemi e scadenze qualificanti che continuano a imperversare, a incalzare, a incancrenirsi relativamente ai quali certamente questa Giunta continuerà sulla stessa strada che ha preso nel periodo di cosiddetta "pseudo-transitorietà". Nella discussione effettuata in occasione dell'elezione del Presidente della Giunta nel dicembre del 1974 avevo detto: "non c'è niente di più pericoloso e di più permanente che il transeunte". Soprattutto - aggiungo adesso - quando il transeunte, la transitorietà altro non era che un pietoso alibi che copriva un disegno politico concretizzatosi nella strutturazione d'una formula politica che noi contestiamo e che doveva andare avanti già dall'autunno 1974 e deve per forza di cose - e tutta la tecnica di queste dimissioni lo conferma - ancora andare avanti. Di tutto ciò potrete essere contenti o lieti, ma non potrà esserne contenta, né lieta la Valle d'Aosta.

Caveri (U.V.) - Penso che possiamo considerare chiusa la discussione e passare alla votazione. La parola al Consigliere Manganoni.

Manganoni (P.C.I.) - Come al solito, il dibattito si riduce a un monologo...

Caveri (U.V.) - Chiunque ha diritto di chiedere la parola.

Manganoni (P.C.I.) - ...questo mi fa piacere perché fino adesso la discussione si è ridotta a un monologo fra i Consiglieri di minoranza, salvo un intervento brevissimo del Presidente. Mi fa piacere perché almeno sentiremo anche la voce di una delle componenti che hanno appoggiato questa Giunta.

Cercherò di non ripetere quanto già è stato detto dai colleghi, voglio brevemente trattare due punti. Del primo punto se n'è già accennato, ma rivestendo, almeno per me, un'importanza tale, è bene che venga nuovamente sottolineato riferendomi agli impegni non mantenuti dalla Giunta e dal suo Presidente. Voglio dare lettura della dichiarazione fatta dal Presidente e della quale mi ero allora compiaciuto, ne leggo solo un passaggio perché sarebbe lungo: "Nous ne sommes pas seulement les défenseurs intransigeants de la langue, du patois, des traditions du Val d'Aoste, mais aussi ceux qui savent se battre pour défendre le territoire, patrimoine inaliénable de la Nation montagnarde, de la langue française formée au long des siècles avec la Savoie, le Valais et aujourd'hui brisé. Cette Nation avait su créer une civilisation alpestre originale, permettant à l'homme de vivre en symbiose avec la montagne, civilisation qui doit être insérée dans le monde moderne, c'est certain, mais qui ne peut toutefois être effacée et détruite per l'avidité alliée au manque de culture et aux intérêts capitalistes fondés sur des modes passagères. Patrimoine inaliénable et au même titre de tous ceux qui vivent et y travaillent aujourd'hui et qui ne peuvent accepter pour la qualité de leur vie d'être relégués au rôle de domestiques et au fond des vallées exclues des zones les plus belles ou seul peuvent évoluer sur la neige ou bronzer au soleil quelques privilégiés: ceux qui peuvent se permettre de payer au mètre carré une résidence dite secondaire - et qui, par conséquent, n'est pas une exigence vitale - ce qu'un ouvrier ne gagne pas dans une année".

Potrei continuare ma questo è il passaggio che più mi aveva colpito e che più avevo sottolineato e approvato. Ebbene, se questi impegni sono stati mantenuti, vediamolo! Della legge regionale urbanistica se n'è parlato qui abbastanza, il Presidente ha ribadito che la Giunta aveva fatto il suo dovere trasmettendola alla Commissione. Questo è un vecchio sistema utilizzato anche dalle altre maggioranze: quando si vuole arenare un problema, il potere esecutivo lo manda alle Commissioni sapendo che in esse detiene la maggioranza e la Presidenza. È stato osservato che questa legge non ha dovuto elaborarla la Giunta perché la Commissione all'urbanistica l'aveva già preparata. Sarà una bozza di legge discutibile, suscettibile di modifiche, di emendamenti, comunque la bozza di legge c'era.

Ora, cos'è successo in questa Commissione? Quello che dicevo prima: la Presidenza della Commissione fa parte delle Forze di maggioranza e anche la maggioranza della Commissione. Allora la Commissione volutamente o non convoca le riunioni, o non porta il problema all'ordine del giorno, o ancora tira per le lunghe cercando cavilli in modo che questa legge rimanga nelle Commissioni e non arrivi in Consiglio. Questo è stato l'iter della legge, quindi responsabili sono sempre le Forze di maggioranza che non hanno voluto mandare avanti questa legge. Non vi è solo però la normativa urbanistica, ma anche il Piano Regionale Urbanistico, la cui bozza è pronta da tre o quattro anni, che già è stata passata in Consiglio alla vigilia delle elezioni e poi rinviata. Ora, mentre altre Regioni a Statuto ordinario create quattro anni fa - perché non esistono da 30 anni come noi - hanno elaborato e alcune approvato il Piano Regionale Urbanistico, noi quel piano continuiamo a tenerlo nel cassetto e così succede che intanto i Comuni mandano avanti il Piano Regolatore, le Comunità Montane devono elaborare anche loro i piani di sviluppo, eccetera. Allora, quando avremo tutti questi piani spezzettati, singoli, non coordinati, noi vareremo il Piano Regionale Urbanistico? Avremo un mosaico di piani: 74 solamente dei Comuni, altri 7 delle Comunità montane. Allora, salvo che si vari questo piano e si dica che tutti gli altri strumenti comunali o delle Comunità Montane già approvati sono tutti da rivedere, da rifare, che razza di Piano Regionale Urbanistico vareremo? Non riesco a capire, quindi, perché questo Piano Regionale Urbanistico continua nei suoi sonni nei polverosi cassetti delle scrivanie dell'Assessorato del Turismo.

Abbiamo altre leggi sulla tutela della natura, sulla protezione dei boschi - mi pare che ne fosse già stata distribuita una bozza ai Consiglieri -; quelle che prevedono una regolamentazione per impedire o perlomeno per frenare la distruzione della flora, della fauna, tutte leggi che già 1 anno fa o 10 mesi fa erano pronte per essere inviate alle Commissioni. Che fine hanno fatto queste leggi? La stessa fine di quella dell'urbanistica.

Ora, non accenno alla questione dell'Alpila che è già stata trattata. Il Presidente aveva preso delle posizioni nei confronti della stessa, ho qui le sue dichiarazioni - ve ne faccio grazia - però dopo 8 mesi a che punto siamo con questa costruzione? Quegli orrori continuano ad andare avanti, le colate di cemento armato continuano, così come tutta la questione della fognatura, della vasca di decantazione che non funziona se non è collaudata, per cui avevamo presentato un'interpellanza e una mozione e ci riserviamo di presentarne ancora. A che punto siamo? Anche in questo caso era stato demandato tutto a una Commissione, però cos'è successo? Anzi a due Commissioni: quella dei Lavori pubblici e quella della Sanità. I rispettivi Presidenti, che fanno parte della maggioranza, hanno convocato una volta la Commissione in cui sono state fatte delle grandi discussioni, non dico inutili, però non solo non si è concluso nulla, ma da allora - e sono trascorsi quattro o cinque mesi - queste Commissioni non sono state più riunite. Questa cosa denota la volontà da parte della maggioranza o di alcune forze che appoggiano questa maggioranza di voler arenare tutto e di non voler approvare alcuna legge nel campo urbanistico o nel campo ecologico.

Ora, vi dicevo, le altre Regioni hanno fatto molto in questo campo. Non dico che dobbiamo copiare quello che hanno fatto le altre Regioni, ma facciamo qualcosa anche noi e non limitiamoci a grandi discorsi in questo Consiglio da parte di tutti i Consiglieri e poi le cose - dopo i bei discorsi tutti sono soddisfatti - rimangono esattamente come prima. In questo modo con questo comportamento della Giunta l'avidité des capitalistes continua a deturpare, a distruggere le patrimoine inaliénable de la Nation montagnarde perché les Administrateurs de la Nation montagnarde non solo lo permettono, ma lasciano adito a dubbi circa la sincerità dei propositi manifestati in Consiglio, salvo che le buone intenzioni manifestate dal Presidente non siano state ostacolate, anzi direi bloccate, da quelle forze, o da alcune di quelle forze che lo sostengono e che hanno degli interessi da difendere, da sostenere e che in campo nazionale dopo il 15 giugno stanno rivedendo le loro posizioni, mentre in Valle persistono nella vecchia e superata politica.

Secondo punto e vengo alla fine: le finanze. Se i dati che sto citando non fossero esatti perché sono suscettibili di variazioni non solo da mese a mese, ma da giorno a giorno, pregherei l'Assessore alle finanze e la Giunta di correggermi. Mi risulta che mesi fa ci fossero 36 miliardi di residui passivi - e il cenno del capo da parte del Presidente mi fa sperare che si siano ridotti -, di fondi impegnati e non spesi, e noi questo lo abbiamo denunciato a più riprese in questo Consiglio. Se poi andate a vedere altri residui passivi - vi faccio alcuni esempi: le somme messe a disposizione da parte della Regione, del Comune di Saint-Vincent e delle Comunità Montane, che oggi, grosso modo, assommano a tre miliardi, anche quelli residui passivi, cioè soldi stanziati e non spesi -, vedete quale cifra astronomica per la piccola Regione. Certo che se si trattasse di governo di altre Regioni, questa cifra non sarebbe astronomica e rilevante, ma lo è per una piccola Regione come la nostra questa cifra che noi teniamo lì a bagno maria, ferma senza spenderla. Mi risulta poi - e anche qui mi auguro di vedere il tentennamento della testa del Presidente - che 24 miliardi giacciono depositati nelle banche della Regione a svalutarsi. Queste sono somme rilevanti, come dicevo prima, per una piccola Regione e che avrebbero dovuto essere destinate - non dico tutte perché ammetto che parlavo di 36 miliardi - ma al massimo una quindicina di miliardi, non 36, o anche delle cifre inferiori che citerà il Presidente. Ebbene, dicevo che queste cifre devono essere destinate a opere e a servizi per la realizzazione dei quali non si reperiscono i fondi.

Ho già avuto occasione, non molto tempo fa, di rivolgermi a un Assessore chiedendo lo stanziamento in aggiunta a quello precedente e che era dovuto al fatto della lievitazione dei prezzi (cinque o sei milioni), mi è stato risposto: "capitolo zero, non ci sono fondi, come faccio?" Ora, questi capitoli a zero per delle opere urgenti e indispensabili rimpinguiamoli con questi residui passivi e facciamo in modo che questi fondi vengano spesi bene, non buttati dalla finestra, come avviene in molti casi per spese assolutamente superflue e inutili, ma per spese o servizi necessari, utili, richiesti dalla collettività. Potrei continuare nell'elencazione, ve ne faccio grazia, penso però che siano sufficienti queste poche citazioni per dimostrare che gli impegni solennemente assunti dalla Giunta non sono stati mantenuti con gravi conseguenze nel campo urbanistico, ecologico, sociale ed economico della nostra Regione.

Bordon (D.C.) - Con l'augurio di accelerare i lavori ed eseguire le varie tappe, rinuncio alla parola augurandomi di poterla prendere oggi pomeriggio perché sennò non finiamo più.

Lustrissy (D.P.) - Mi spiace di non poter fare altrettanto, collega Bordon, grazie, ma l'occasione del dibattito che ci ha fornito il Presidente della Giunta nella sua laconica dichiarazione non ci soddisfa sul piano politico e verremo meno alla nostra dignità e alla nostra qualità di Consiglieri regionali se non mettessimo il punto sulla piaga dolente della situazione politica che sta attraversando la Valle d'Aosta in questo momento.

È questione di stile. Come può una Giunta al termine del mandato - sia pur esso di transizione - presentarsi in crisi e dimissionaria al Consiglio regionale senza avere l'amabilità o il coraggio di presentare un consuntivo della sua attività nel periodo trascorso? È una pratica seguita correntemente in tutte le organizzazioni, siano esse le più minime della società di tipo associativo. È prassi costante che al termine di un mandato irresponsabile l'Esecutivo compia un'analisi della situazione, offra delle giustificazioni del suo comportamento a quest'Assise che è il Consiglio regionale. È mancato un confronto, una verifica sulle dichiarazioni programmatiche che hanno portato all'instaurazione di questa nuova maggioranza nel dicembre 1974. Manca pertanto a livello politico un dibattito o un dialogo per verificare se queste condizioni, che allora esistevano, oggi sono state superate o è successo qualcosa di nuovo che le porti a superare. D'altra parte, si continua a insistere - e lo si dichiara pubblicamente anche nelle dichiarazioni programmatiche - che si assicurerà e si favorirà in tutti i modi la crescita culturale e civile dei cittadini. Quale modello di riferimento hanno i cittadini in questa situazione? Quale modello hanno i nostri giovani per poterci permettere il lusso di ammantarci sempre di parole auliche per poi, nella sede più naturale del dibattito politico, nella sede più naturale di queste situazioni di crescita culturale e di maturazione politica, compiere sempre questo tipo di attentato alla sovranità dell'organo massimo legislativo della nostra Regione? È prassi costante da un po' di tempo a questa parte snobbare continuamente il Consiglio regionale. Si rifiuta il dialogo politico, il dibattito e il silenzio di questa mattina della maggioranza ne è la controprova. C'è una latitanza che è continua e pervicace su tutti i problemi politici e contingenti che la nostra Regione si trova a vivere in questo momento e si fugge sempre continuamente davanti ai problemi reali e concreti che la situazione economica di oggi pone all'attenzione di questo Consiglio regionale.

A nostro giudizio, pertanto, nessun chiarimento sul piano politico è stato originato in questo periodo di transizione che è nato da una presunta paralisi amministrativa della Giunta precedente. È stato un anno perso ed è stata la dichiarazione unanime dell'opposizione perlomeno che ha contestato la validità di questa maggioranza, un anno perso per la nostra Comunità, caratterizzato dalla presunzione politica, dall'incapacità e dall'incompetenza all'insegna del più bieco qualunquismo politico, qual è quello rappresentato dalle dichiarazioni programmatiche del Presidente della Giunta, che mette al bando le formule e le etichette politiche facendo in questo modo del pendolarismo politico e del qualunquismo.

Si voleva favorire il chiarimento del quadro politico e invece si è giocato al catenaccio, la maggioranza si è rinchiusa nella sua corazza e mai una volta ha sviluppato il dibattito politico in questo Consiglio; eppure a più riprese l'opposizione ha sollevato i problemi, ha richiesto questo confronto e questo dialogo, ma il dibattito non è mai avvenuto per rifiuto. In questo tipo di conduzione politica c'è una complicità evidentemente anche dei componenti della maggioranza, della Democrazia Cristiana e del Partito Socialista, cui spetta veramente la regia di questa involuzione politica registrata in questo anno di vuoto di potere in un Paese che sta col fiato alla gola, che chiede agli Amministratori meno intrallazzi, meno disfunzioni di sottogoverno e più impegno sul piano dell'amministrazione.

Quanti sono stati gli impegni dichiarati nelle relazioni programmatiche e non assolti? Per quanto riguarda la difesa della minoranza etnica, da parte dei colleghi che mi hanno preceduto è stata più volte ricordata la posizione che ha assunto, anche più volte, questa maggioranza di fronte ai problemi concreti della difesa della nostra popolazione. In tema di assegnazione di alloggi per le case popolari, sul piano culturale cosa di nuovo è stato fatto nonostante l'impegno pervicace e continuo del Presidente della Giunta già all'opposizione di favorire l'istituzione di nuove biblioteche per portare la cultura più vicina agli utenti, per dare la possibilità alla nostra popolazione di usufruire di questo servizio? Ebbene, esiste giù tutta un'organizzazione pronta per assolvere a questo impegno, eppure questa organizzazione è lì latente e nessuno riesce a farla funzionare malgrado gli impegni assunti in questo settore. Iniziative nuove sul piano culturale non ne sono state prese, dibattiti non se ne sono fatti e di più si sono strumentalizzati per uso clientelare quei pochi centri culturali che erano nati spontaneamente nella nostra regione. La muffa ormai ricopre le sedie e le pernacchie di quel maleducato del pubblico... delle Commissioni consiliari e nelle aule qui accanto... perché, malgrado le affermazioni programmatiche del Presidente della Giunta che avrebbe favorito il dibattito soprattutto a livello di Commissione consiliare, le Commissioni consiliari non hanno avuto materia di contendere o, se l'hanno avuta, non si sono mai riunite, non sono state convocate. In più di un anno la Commissione del Turismo è stata convocata sì e no due volte: una volta per desiderio espresso dell'opposizione per esaminare un progetto di legge presentato dal Partito Comunista.

Sul piano dell'integrale applicazione del nostro Statuto, dell'autonomia, più volte il Presidente ha affermato e riaffermato che era grato ai Partiti nazionali e si sarebbe servito degli stessi per realizzare compiutamente la nostra Carta costituzionale. Ve ne siete serviti in modo abbastanza eloquente e i fatti lo stanno a testimoniare e prova ne sono i decreti delegati - in più volte ricordati - in cui a un certo punto si sovverte la volontà del Consiglio regionale accettata quasi all'unanimità e si vengono a proporre dei decreti delegati che mortificano lo Statuto regionale e lo mortificano al punto che, da dichiarazione di Rappresentanti e di Segretari della Federazione dei regionalisti, solo ieri a un Sindacalista della C.G.I.L. veniva testualmente affermato: "sì, formalmente saremo d'accordo in Consiglio, ma poi a livello di governo passerà il decreto proposto dal Governo". Questa è la realtà dei fatti perché ci si nasconde dietro i problemi e non si vuole affrontare nella realtà la completa attuazione nel nostro Statuto regionale con uno spirito così nuovo, forse, per l'Union Valdôtaine di sudditanza nei confronti dei Partiti nazionali che impongono la loro logica di azione, la loro volontà a questa Federazione di regionalisti. Fare politica - ha affermato il Presidente - non vuol dire solo parlare, fare dei bei discorsi, ma vuol dire anche avere il coraggio di decidere anche quando decidere costa sacrificio. Quando mai avete manifestato questo coraggio di decidere quando la decisione costava il sacrificio personale, delle proprie ambizioni? Vi è stato il malaugurato pretesto di difendere il prestigio dell'uno o dell'altro Movimento, a scapito delle realizzazioni a favore della nostra Comunità. Non è costato molto invece abusare del potere per decidere su casi clamorosi affidando delle responsabilità a funzionari che non avevano il titolo, e vi sono casi eclatanti di veri abusi di potere da parte del Presidente dell'Esecutivo, con l'invenzione di posti di comodo, l'affidamento delle responsabilità a funzionari neanche appartenenti all'organizzazione burocratica di quest'Amministrazione e di questo ne parleremo ancora in seguito perché il caso è troppo clamoroso per lasciarlo tacere.

Ricordava Dolchi che il pallino - così è stato annunciato nel programma dal Presidente della Giunta all'atto del suo insediamento - di dotare i Gruppi consiliari, in attesa di quelle famose autorizzazioni di licenze edilizie che l'Amministrazione comunale di Aosta tarda a rilasciare, di almeno una sede dove i Gruppi consiliari possano trovare a loro disposizione un minimo di organizzazione da svolgere alla loro attività è diventato un grosso pallone gonfiato e si è librato nell'atmosfera senza portare risultati concreti. Per quanto riguarda i problemi della meccanizzazione dei servizi, della denuncia dei metodi, delle procedure antiquate - che era stato uno dei presupposti e uno dei motivi fondamentali, dopo un'analisi compiuta in questo Consiglio da parte di tutti i Gruppi politici, della quasi paralisi dell'Amministrazione regionale o della capacità di operare della stessa -, non si è avuto il coraggio di progredire e di adottare delle soluzioni più coerenti con il volume di attività e di spesa dell'Amministrazione regionale in questo momento, tant'è vero che ci sono dei grossi ritardi nei pagamenti, nelle spettanze e non parliamo del verde agricolo, dei sussidi e dei contributi. La situazione, che era già difficile in precedenza, si sta sempre più aggravando senza che si ponga mano effettivamente alla razionalizzazione di questo sistema. E quale applicazione pratica, a detta del Presidente, si è data agli studi sulla programmazione che erano maturati (e qualcuno ha voluto ricordare l'albero che era ormai fiorito e stava per dare i suoi frutti)? Sul problema della casa quali passi in avanti abbiamo fatto? Tutto è rimasto sul piano delle intenzioni e delle dichiarazioni perché quella legge che ci è stata ricordata - che prevedeva un minimo di organizzazione, di intervento nel settore dell'edilizia popolare, che ci trasciniamo dietro da molti anni, ma se non avessimo avuto quella, non avremmo avuto niente in questo settore -, pur imperfetta com'era, nemmeno in via di transizione è stata riproposta come soluzione tampone al Consiglio per la prosecuzione nell'erogazione dei mutui a coloro che intendevano acquistare l'alloggio o ricostruirsi la casa. In più la situazione si è aggravata utilizzando dei fondi dello stanziamento regionale per fare degli acquisti che sono stati pubblicamente criticati in questo Consiglio e che hanno avuto un seguito anche abbastanza lungo in sede di organo di controllo.

Ricordiamo la Casa Berti con le fondazioni laminate d'oro, gli alloggi vari acquistati qua e là nella città di Aosta senza una visione chiara dei problemi della casa che ci stavano di fronte e che tutti i giorni urgono dell'attenzione di questo Consiglio regionale. Del problema dell'urbanistica ne ha parlato molto bene il Consigliere che mi ha preceduto: il Consigliere Manganoni. Vorrei ricordare che dopo il 15 giugno sta iniziando un altro massacro della Valle d'Aosta con alcune nuove Amministrazioni elette: una per tutte ricordo l'Amministrazione comunale di Courmayeur formata da maggioranza Union e D.C., che ha dato il via a quella famigerata funivia di Dolonne - e che probabilmente avrà il consenso della Giunta - che sottoporrà la frazione di Dolonne a un massacro di tipo urbanistico senza precedenti, sottraendo spazio e possibilità di vita a quella popolazione. Inevitabilmente tutto il problema che oggi non è mai stato affrontato della fornitura delle fasi di partenza per gli impianti funiviari, che a Courmayeur è sempre più impellente, si sposterà in quel di Dolonne con fatali conseguenze sulla popolazione locale... con i nuovi pareri espressi dalla Sovraintendenza alle Antichità su dei progetti di lottizzazione in quel di Courmayeur, e anche qui avremo modo di parlarne molto presto. Caro collega Manganoni, questa è la legge urbanistica che ci è stata proposta ed è la politica urbanistica che si sta portando avanti da questa parte della maggioranza.

Molta attenzione era stata dedicata ai problemi seri e gravi dei servizi sociali della sanità nella nostra regione che non rispondono alle esigenze elementari di un servizio sanitario e sociale nei confronti della nostra Comunità; ebbene, nemmeno il problemino più immediato e concreto della distribuzione territoriale della Croce Rossa ad oggi non è ancora stato risolto. Mancano ancora le basi elementari per l'organizzazione dei servizi nel nostro Paese e poi abbiamo visto tanti provvedimenti a settori - in quello sanitario soprattutto - che sono stati centrati principalmente a valorizzare la funzione e la posizione di determinati personaggi che hanno superato nella loro attività addirittura l'Esecutivo, la Giunta e gli Assessori per disporre personalmente della loro attività, con questo senza portare in quel settore un reale contributo di razionalizzazione e di riorganizzazione di tutto il servizio. L'Ospedale regionale è travagliato da una profonda crisi che dura da anni, dura nel tempo e quest'anno si è ancora aggravata, eppure cosa si è fatto in questa situazione? Quale rapporto concreto si è tenuto col corpo sociale della Comunità? Quale dialogo c'è stato con gli imprenditori, con le Organizzazioni Sindacali, con coloro che hanno insieme con noi la responsabilità, nella nostra regione, della gestione dell'economia e della realizzazione di una Comunità migliore di quella attuale?

Sul piano dei trasporti siamo ancora all'anno zero. È stato detto: "bisogna studiare", abbiamo studiato, abbiamo avuto delle commissioni di studio, abbiamo delle relazioni, però nel settore trasporti siamo ancora in una situazione molto difficile e per molte zone addirittura drammatica.

Cosa ne è dell'applicazione e cosa ne sarà dell'applicazione integrale dell'articolo 40 dello Statuto? I decreti delegati saranno destinati a fare la fine preannunciata da membri autorevoli della Federazione regionalista. Salviamo la forma, ma poi nel concreto passerà la proposta ministeriale e questo vuol dire salvaguardare i diritti della nostra Regione, vuol dire salvaguardare le prerogative, attuare lo Statuto? E il richiamo all'articolo 40 è vano in questa situazione... Come si può continuare a ignorare questi problemi senza dare agli stessi una risposta adeguata in senso autonomistico?

Non parliamo poi delle discriminazioni che sono riprese a tutti i livelli per quanto riguarda l'Amministrazione di colore diverso, il caso più clamoroso è quello dell'Amministrazione comunale di Aosta. Presso altre Amministrazioni sui casi personali, sui problemi del personale vi sono molti favoreggiamenti; avremo modo di discutere anche di questi problemi ampiamente nelle prossime riunioni del Consiglio. In pratica, sul piano politico in questo anno di transizione si è realizzata una gestione sempre più clientelare del potere e prova ne sono le numerose deliberazioni della Giunta - e noi, com'era nostro dovere di Consiglieri regionali, ci siamo anche presi la briga di scorrerle -, che ancora una volta e sempre di più esaltano il sistema delle elargizioni dei contributi ai privati e ai singoli senza regolamentazioni. Se si voleva dare il via a un corso nuovo, a un nuovo indirizzo - almeno questo era nelle intenzioni programmatiche del Presidente della Giunta - si sarebbe dovuto proprio partire da qui e pretendere la regolamentazione di quei capitoli di spesa che lasciano anche spazio d'intervento nel settore clientelare a tutte le Amministrazioni.

Ebbene, dalle dichiarazioni ai fatti noi abbiamo constatato il fallimento di una maggioranza di fronte ai problemi reali del Paese e, proprio per superare nella concretezza questi problemi, è necessario oggi più di ieri un confronto aperto, un dialogo aperto con tutte le forze politiche presenti in Consiglio regionale affinché si riesca una buona volta a dar vita a una maggioranza operativa che abbia a cuore questi problemi, che tenga il dialogo costante con la nostra società in evoluzione, che utilizzi tutte le energie vive del nostro Paese e della nostra Comunità nel rapporto di dialogo costante e costruttivo e con le Organizzazioni Sindacali, e con le Organizzazioni dei datori di lavoro, e con gli operatori in tutti i settori dei servizi sociali della scuola che hanno a cuore e interesse la loro Comunità. Solo se noi ci comporteremo di conseguenza, se avremo il coraggio di prendere delle decisioni in questo settore di avanguardia, di progresso nel rispetto della libertà dei cittadini e attribuendo la giusta importanza alla partecipazione dei cittadini a tutti i livelli decisionali... partecipazione che abbiamo realizzato con una delle più grosse riforme di struttura dei nostri tempi: la legge che prevede l'istituzione delle Comunità Montane. È una riforma che dobbiamo realizzare concretamente affinché questa partecipazione si realizzi dai livelli più bassi e salga all'Amministrazione regionale, che coordinerà tutte queste attività di partecipazione all'elaborazione delle scelte che l'Esecutivo sarà chiamato a fare per gli anni futuri della nostra Regione.

Si dà atto che dalle ore 12,01 alle ore 12,04 il Presidente Caveri si assenta dall'aula.

Lanivi (D.P.) - Lo svolgimento di questa riunione è in qualche modo significativo ed emblematico dell'impostazione politica di fondo che questa maggioranza intende seguire. Si ha la netta impressione - e non è una sorpresa per noi - che gli interventi dell'opposizione non seguiti da nessuna replica o precisazione da parte delle forze di maggioranza rappresentino delle perdite di tempo, degli altrettanti granelli di sabbia in un ingranaggio che, messo in moto molto tempo fa, deve con forza andare avanti. I Consiglieri dell'opposizione che sono intervenuti hanno cercato di dimostrare come la prima esperienza di questa maggioranza che si vuole stabilizzare non abbia dato alcun frutto utile per la nostra Regione e frutti utili è difficile prevederli per il futuro.

Al di là delle facili polemiche o annotazioni di carenze nell'attività di una maggioranza e di una Giunta, cercherò di sottolineare i nodi centrali politici e le scelte fondamentali politiche che stanno oggi di fronte alla Valle d'Aosta e come questo modo e questo metodo di fare politica - e la Giunta rappresenta questo metodo - siano insufficienti rispetto alle esigenze della Valle d'Aosta. In pratica, esistono delle tendenze generali nello sviluppo che se sono lasciate andare avanti così com'è stato fatto, diminuiscono il potere della Regione e non risolvono gli squilibri culturali, sociali, economici e territoriali della nostra Regione. Per affrontare validamente questi problemi, occorre dare un Governo all'Amministrazione regionale. Dare un governo alle Comunità nazionali, a quelle regionali e alle altre Comunità è un impellente problema ed è un'incomprimibile esigenza della Comunità valdostana così come delle Comunità più ampie rispetto a problemi che in questi ultimi anni sono andati a svilupparsi.

Questa formula politica, il metodo seguito per raggiungere questa maggioranza non tendono a dare un Governo alla Regione. Le Forze politiche che stanno dando luogo a questa maggioranza intendono gestire il potere, non governare la Regione: questo, secondo me, è il nodo centrale ed è il discorso fondamentale per capire non solo l'improduttività della Giunta passata, ma il vizio di fondo che fa nascere superata la Giunta nel momento stesso in cui sta per presentarsi in questo Consiglio. Intendo dire che questa volontà politica segna una svolta a Destra in senso conservativo e segna un arresto della vita politica della nostra Regione. Perché sostengo questo? Dare un Governo alla Regione significa scegliere alcuni obiettivi fondamentali coerenti alle esigenze basilari che la nostra Comunità esprime e sono fondamentalmente due: un'esigenza regionalista e un'esigenza di rinnovamento sociale, queste sono le due esigenze fondamentali che da tempo la Comunità esprime con sempre maggiore forza e chiarezza. Si passa dal livello istintivo ad un livello più maturo e in questo senso si aumenta la forza.

Fornire una risposta coerente alle due esigenze rilevanti e incomprimibili della Comunità valdostana in questo momento e nel futuro, cioè l'esigenza regionalista e quella di rinnovamento della nostra Comunità, significa raccogliere la volontà che rende solidale le Forze di una maggioranza e quindi che qualificano un Governo attorno ad alcune scelte programmatiche precise, scelte che devono rendere coerente l'azione di una Giunta regionale in ogni suo atto, in ogni suo comportamento, in ogni sua espressione. Questa maggioranza non nasce con questa volontà, ma sulla scia tradizionale di formare Governi, Giunte, organi esecutivi più su una ripartizione del potere, su una delicata ricerca di ripartizione, senza trovare una solidarietà precisa che renda qualificante l'azione della Giunta su un programma politico e amministrativo. La gestione del potere in questo momento, se è vero che non si pone in grande contrasto anche con quanto sta succedendo a livello nazionale, non tende a rispondere a quelle due esigenze fondamentali della Comunità valdostana che ho elencato all'inizio. È quindi in qualche modo tempo perso, cioè non si consente e alle Forze politiche, e alla vita politica della Valle d'Aosta nel suo complesso di riqualificarsi, di riportarsi al livello che i problemi che oggi emergono dalla nostra Comunità richiedono alle Forze politiche.

Questo metodo di guardare ai problemi contingenti dell'oggi senza tenere conto di quelle grandi tendenze di sviluppo fatalmente porta nel suo complesso l'azione del Governo regionale a non essere regionalista e a non essere capace di raccogliere le esigenze di rinnovamento che la nostra popolazione esprime con sempre maggiore chiarezza. Ecco perché la formula in sé stessa, la sua natura, il metodo che è stato seguito - e che è stato così ben espresso nell'andamento della riunione del Consiglio regionale di questa mattina - indicano i limiti e anche la fine di un modo di agire politico che è improduttivo di per sé, cioè che non è capace di dare frutti positivi proprio perché non è questa l'intenzione fondamentale delle Forze politiche che costituiscono il Governo.

Ci si è basati piuttosto su una ricerca di equilibrio, un metodo cioè che andrebbe bene se la nostra Comunità non fosse coinvolta in problemi così grandi e in momenti così decisivi da richiedere un Governo regionale che voglia determinate cose, la cui volontà sia il vero e reale cemento delle Forze politiche che la costituiscono. A nostro giudizio, quindi, è un'esperienza parziale, che non è positiva e che contribuirà ad aumentare quegli squilibri, ad allontanare la risoluzione di quei problemi senza la quale non si può parlare né di sviluppo in senso regionalista della nostra Regione, né di crescita sociale della nostra Comunità. Si tratta di un disegno politico, di una situazione politica che da una parte ci porta a fare questo tipo di considerazioni alle Forze che danno luogo e vogliono stabilizzare un disegno politico non solo insufficiente in questo momento, ma anche certamente per il futuro. Questo disegno politico ha in sé già i limiti, gli errori che gli impediranno con assoluta certezza di marciare nel senso di una politica regionalista e progressista rispetto alla quale noi diamo la nostra adesione. Pone a noi il dovere di rappresentare questi dati, che sono in fondo politici per la nostra Regione e pone nello stesso tempo a noi l'impegno per essere disponibili con una battaglia forte affinché questa situazione venga superata. È senza dubbio la possibilità di garantire alla Regione un Governo stabile non perché si raggiunge il numero di 18, ma perché vi è una volontà comune e precisa di raggiungere determinati obiettivi. Questo tipo di impegno obbliga la nostra Forza a cercare di ostacolare e di contenere un disegno che ha questi dati negativi e contrastanti con un discorso politico, con obiettivi politici che noi riteniamo più validi nella nostra Regione e, nello stesso tempo, sentiamo l'impegno di portare avanti, in positivo, il discorso affinché in questo Consiglio regionale si evidenzi sempre più lo stacco tra un modo di fare politica e uno svolgimento delle vicende che fatalmente porterà a una diminuzione della forza, del ruolo della nostra Regione, si cercherà di ridurla sempre più al ruolo di un Ente periferico, continuamente subordinato nelle sue scelte a prevalenti interessi culturali, sociali ed economici che fatalmente tenderanno a ridurre lo spazio e la libertà. Queste motivazioni di fondo mi sembrano pienamente comprensibili. Dall'atteggiamento di questa mattina, dall'atteggiamento in generale di questa maggioranza pare risultare che a questi discorsi essa non rivolga molta attenzione. Come ho detto, questa maggioranza è partita da molto lontano, ha trovato nella sua strada e fin dal suo nascere delle Forze interessate, perché sono molti gli interessi che sostengono una politica di limitazione dell'autonomia della Valle e di abbassamento del livello politico della nostra Regione.

Oggi questa maggioranza ci dice: "state zitti, ci state facendo perdere tempo, abbiamo concluso degli accordi che "accontentano" le forze politiche che la compongono, tutti gli altri discorsi sono superflui. Dalla nostra parte c'è la forza dei numeri e su questo possiamo andare avanti, il resto è perdita di tempo". Se questa è la scelta della maggioranza, è dovere dell'opposizione dire come questo atteggiamento risponda a una scelta più o meno cosciente che le stesse Forze che compongono la maggioranza possono più o meno aver compreso, sta di fatto che questo comportamento sta a significare che la scelta è nel senso di non governo, ma di gestione del potere.

Concludo dicendo che la gestione del potere non servirà a risolvere i problemi della Valle e, soprattutto, non risponde alle due esigenze fondamentali che la popolazione ha maturato e porterà avanti facendo fallire questa proposta politica che si è dimostrata insufficiente in sé, al di là della qualità degli uomini o dei giudizi personali, ed è superata e vecchia al momento stesso in cui viene presentata in questo Consiglio.

Caveri (U.V.) - Allora si chiude la discussione? Se la Giunta va tanto male, accettiamo le dimissioni. Non vorrei che, com'è già successo, le mie parole siano poi interpretate per traverso perché qui bisogna fare attenzione a come si parla. La parola al Consigliere Chincheré.

Chincheré (P.C.I.) - Ho tardato a prendere la parola, questo attimo di pausa che ho avuto è stato proprio perché pensavo che le Forze di maggioranza, sollecitate ampiamente e da alcuni interventi dei Democratico Popolari e nostri, si decidessero finalmente a parlare proprio perché questo fatto avrebbe facilitato un dibattito serio. È un dibattito che noi esigiamo perché pensiamo che soltanto attraverso lo scontro, il confronto politico e democratico si riesca a dare una soluzione non transitoria e soprattutto politicamente positiva a questa profonda crisi che sta attraversando la nostra Regione e che giustamente il Consigliere Lanivi ha definito non crisi numerica, che non si risolve con i numeri, ma una profonda crisi politica che solo su un terreno squisitamente politico può trovare e deve trovare, a nostro avviso, soluzione, che ovviamente non può che essere ampiamente unitaria e soprattutto non discriminante nei confronti di nessuno e di nessuna Forza politica che intorno a un programma, intorno a delle scadenze - ma di questo credo che ne parleremo in seguito - trovi accordo sostanzialmente positivo e unitario.

Questa premessa non è casuale ovviamente, perché abbiamo sentito da parte della maggioranza soltanto uno scarno, direi nemmeno molto onorevole, intervento del Presidente della Giunta. Era scarno ed era come se le dimissioni fossero un atto d'ufficio, un atto dovuto non si sa bene a chi, e a cosa, e non un fatto di preminente importanza politica. Quello che più mi ha colpito dell'intervento del Presidente della Giunta è la parola "noia" o "annoiato", un termine di questo genere. Oltretutto si augurava che questo sentimento albergasse non soltanto all'interno della sua persona, ma fosse un sentimento generalizzato che presumo dovesse coinvolgere sia il resto del Consiglio regionale, sia quelli che con molta pazienza, devo ammettere, ascoltano questo dibattito, che oltretutto vede protagonista solo la minoranza. Ovviamente su questo termine noi non possiamo essere d'accordo, caso mai se proprio degli annoiati ci devono essere, lo siamo noi dell'opposizione perché, di fronte a un fatto di questo genere, non abbiamo avuto la possibilità di sentire quali sono le cause reali che hanno portato alle dimissioni, visto che la lettera non ha alcun tipo di spiegazione, e soprattutto come si sono svolti i dibattiti politici all'interno dei Partiti e che tipo di prospettive si vuole dare a questa crisi, con il chiaro scopo dimostrato di dire che ormai i giochi sono stati fatti: non si sa bene su quale base, non si sa bene all'interno di quale corridoio, ma ormai le cose sono fatte e ogni dibattito diventa inutile. Noi sosteniamo esattamente il contrario e non solo perché ci sembra nostro diritto e dovere di Consiglieri regionali ricalcare le mancanze di questa Giunta e non soltanto per quanto riguarda le cose da lei promesse e non fatte, non solo per quanto riguarda la mancanza di un'impostazione generale di un sistema di governo regionale che noi non confondiamo con il potere - per noi governo non vuol dire potere, vuol dire un'altra cosa - ma soprattutto ci interessa anche sottolineare molto brevemente - perché ci sembrava una lacuna del nostro dibattito - quali sono le cose che la maggioranza doveva e poteva fare e non ha fatto assolutamente. Qualcuno ricordava (Lustrissy e Lanivi) i decreti delegati, ad esempio, che, ricordiamoci bene - lo diremo lunedì visto che c'è un Consiglio in ritardo convocato apposta su questo argomento -, sono l'affossamento definitivo di un'ipotesi di scuola valdostana, e non entro nel merito su cosa intendiamo noi per "scuola valdostana" visto che lo faremo ampiamente lunedì. Per quanto riguarda quello che la Giunta non ha fatto relativamente alle Comunità Montane, ovviamente non è sufficiente fare un'ipotesi di suddivisione dei fondi, non è sufficiente fare l'approvazione degli statuti, ma è necessario dotare le Comunità Montane di alcuni strumenti operativi, di alcuni studi conoscitivi, cosa che non è stata assolutamente fatta. Cos'è stato fatto, ad esempio, per la legge sullo sport? È chiaro, questa Giunta è di transizione, otto mesi non sono molti, però almeno applicare in modo corretto e avanzato le leggi già esistenti, che sono cose che bisognava assolutamente fare e che in realtà non si sono fatte. Direi che questo elenco può continuare a lungo: quali rapporti ha instaurato questa Giunta e ha consentito al Consiglio regionale di instaurare attraverso le sue Commissioni, con tutto il tessuto democratico della nostra Regione? Quale ruolo hanno svolto i consigli di istituto, ad esempio, già esistenti per un nuovo modo di fare la scuola in Valle d'Aosta? Quale seguito si è dato alle mozioni votate all'unanimità tanto per salvarsi la faccia e presentate dal Gruppo Comunista e dall'opposizione affinché quel voto positivo del Consiglio regionale si realizzasse attraverso azioni concrete?

Anche dal punto di vista della normale amministrazione delle cose che si potevano e si dovevano fare, non abbiamo avuto alcun tipo di soddisfazione per quanto riguarda i lavori consiliari. Ovviamente la spiegazione c'è: quando si confondono interessi personali, interessi di gruppi di potere con interessi più generali della Regione, quando c'è un rifiuto costante di affrontare nel concreto il dibattito e le ipotesi di soluzione dei gravi problemi occupazionali, della scuola, dei trasporti... alla nostra Regione ovviamente questo modo di amministrare diventa un fatto normale. Ecco perché noi crediamo che soltanto attraverso un profondo dibattito politico si risolvano questi problemi e alcune affermazioni che erano state fatte per giustificare la nascita e la prosecuzione di questa maggioranza poi non trovano né spiegazione, né sono corroborate da atti concreti.

Abbiamo sentito molte volte in quest'aula e abbiamo letto anche in alcuni giornali, sui quali poi si dicono delle cose stranissime: "noi siamo al di là e al di sopra della Destra e della Sinistra, che sono delle invenzioni storiche", e cose di questo genere. Mi auguro che nessuno storico abbia letto fesserie di simile portata perché non sarebbero sicuramente a onore della Valle d'Aosta. Abbiamo sentito parlare di regionalismo integrale, di federalismo integrale, di "valdostanesimo" allo stato puro, del 51 percento alla Federazione dei movimenti regionalisti. Ci sembrano queste soltanto delle misere e nemmeno molto colte fughe in avanti che non trovano riscontro nell'operare concreto di questa Giunta e se è vero, come si mormora nei corridoi in Valle d'Aosta - perché sembra che i corridoi in Valle d'Aosta, quando si cerca di fare politica in un certo modo, abbiano più valore di quest'aula consiliare -, che le maggioranze sono già fatte, ci auguriamo che a queste nostre domande molto precise venga data una risposta perché riteniamo che la politica sia una cosa estremamente seria e il governo della cosa pubblica non possa essere mai confuso con l'esercizio di piccoli poteri, di gruppi di pressioni o personali proprio perché pensiamo che se questo modo di far politica passa, ci sono ben poche speranze per l'autonomia della Valle d'Aosta e per risolvere concretamente i nostri problemi.

Bordon (D.C.) - Una boutade come al solito. Avevo chiesto la parola per una brevissima puntualizzazione, ma quella timidezza che mi affligge mi ha fatto recedere e ho fatto male. Mi permettevo di richiamare l'attenzione dei miei colleghi Consiglieri su questo fatto. La parola "dibattito" è una bellissima parola, che permette nei Paesi con democrazia come il nostro di poter portare avanti le discussioni, di andare a spaccare il capello in quattro, di fare tutto quello che si vuole e riprenderemo questo discorso in un altro momento.

Avevo chiesto alla buona la parola per questo motivo, ma chiedo scusa, stiamo seguendo un ordine del giorno sul quale c'è scritto: "comunicazioni del Presidente", d'accordo, e poi "dimissioni del Presidente della Giunta e della Giunta regionale, presa d'atto". Siamo qui, quindi, per dire: "prendo atto di queste dimissioni" oppure "cari Signori, rimanete ancora lì perché ci fate dispiacere se ve ne andate": questo era il primo punto base. Ora, abbiate pazienza, ridevamo perché dobbiamo ridere qui con gli amici, non posso andare a ridere neanche con il Consigliere Monami... va benissimo tutto il dibattito che abbiamo sentito. Dopo aver detto "peste e corna" di questa Giunta - e io ho discusso apologeta di questa Giunta, prenderò la parola nel pomeriggio per dire quello che penso -, dopo aver sentito tutto quello che si è detto, credo che siamo tutti d'accordo di accettare queste dimissioni, prendiamone atto quindi. Ho fatto bene a non prendere la parola e a non entrare nel merito, perché, fino a prova contraria, questa Giunta e questa maggioranza le ho volute, ne ho fatto parte, e certamente non farò le pugnalate nella schiena come abbiamo visto fare in questo Consiglio regionale. È altrettanto vero che a un certo momento se questa Giunta è fatta così male e per voi ha dato le dimissioni, accettiamole e andiamo avanti.

Credo che abbiamo anticipato un tempo nel nostro discorso e su certi interventi che sono stati fatti qui io penso e auguro che non ce ne sia il caso e la necessità, questo perché sarà un godimento vostro, ma anche mio. A un certo momento però rileveremo anche delle incongruenze perché ce ne sono tantissime e diremo quello che penseremo degli interventi che sono avvenuti, che sono stati fatti. Vi prego, Signori, di esaminare attentamente solo questo. Questa Giunta non ha funzionato, secondo voi, non vale niente, dobbiamo prendere atto delle dimissioni, andiamo avanti con i lavori, dopo ci sarà l'elezione del Presidente, tutto quello che volete. Avremo tempo di sbizzarrirci di nuovo, di dire tutto quello che volete, perché mi sembra che siete stati un po' incauti in certi casi perché avete già detto tutto, vi ripetereste soltanto, quindi tanto valeva dirlo allora. Adesso però andiamo avanti, prendiamo atto di queste dimissioni ...(voce di un Consigliere)... dopo pranzo, se sarà il caso, ne riparleremo, ma se avessi avuto dei dubbi su questa Giunta, avrei dovuto seguirvi e dire: "aspettiamo le dimissioni", è quello che vi dico adesso, questa mi sembra che sia praticità.

Caveri (U.V.) - Passiamo alla votazione a scrutinio segreto, come abbiamo detto.

VOTAZIONE A SCRUTINIO SEGRETO

Esito della votazione:

Presenti e votanti: 35

Maggioranza: 18

Favorevoli: 32

Contrari: 3

Le dimissioni quindi sono state accettate.

Il Consiglio prende atto delle dimissioni del Presidente della Giunta regionale e degli Assessori.

Caveri (U.V.) - I lavori riprenderanno alle 16,30 per la prosecuzione dell'ordine del giorno.

La seduta è tolta.

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La seduta termina alle ore 12,27.