Oggetto del Consiglio n. 313 del 1° ottobre 1975 - Verbale
OGGETTO N. 313/75 - Interventi finanziari annui a favore dei Comuni della Regione. (Approvazione di ordine del giorno e reiezione di mozione)
Mozione
Il Consiglio regionale della Valle d'Aosta,
Ravvisata la necessità di coordinare e disciplinare la complessa serie di interventi finanziari che attualmente sono indirizzati verso i Comuni della Regione nonché di potenziare quantitativamente tali interventi;
Considerato - come anche sottolineato tempo fa dalla Associazione dei Sindaci - che non si tratterebbe di istituire solamente nuovi finanziamenti ma bensì di soprassedere anche alla erogazione di contributi già esistenti per attribuire tali somme ai Comuni ed alle Comunità Montane perché ne possano disporre in base a proprie scelte prioritarie esplicando in tal modo una efficace e reale autonomia decisionale;
Considerato altresì che ciò presuppone una legge regionale per il finanziamento degli Enti Locali in base a criteri e parametri che tengano conto della popolazione, della necessità dei servizi, del grado di "urbanizzazione" e industrializzazione, della ubicazione, della situazione economica oggettiva e dello sviluppo territoriale nonché di altri fattori da individuare;
Ritenuto indispensabile addivenire ad un reale decentramento anche finanziario necessario allo sviluppo della vita comunale su basi di effettiva autonomia
Delibera
di impegnare la Giunta a predisporre e presentare all'esame delle competenti Commissioni e del Consiglio entro il 11 ottobre 1975 un disegno di legge regionale che preveda uno stanziamento annuo - a partire dal 1° gennaio 1976 - da ripartire fra tutti i Comuni della Valle d'Aosta, in base ai criteri, - e conseguenti parametri -, descritti in premessa, quale finanziamento certo per le necessità comunali.
F.ti: Dolchi - Chincheré - Siggia - Monami - Manganoni - Tonino - Crétier
Dolchi (P.C.I.) - Tutto il Gruppo Comunista ha sottoscritto questa mozione per dimostrare l'importanza che intendiamo dare a questo argomento che si inserisce in un momento in cui nella Valle, nei Comuni, sulla stampa, anche a seguito della campagna elettorale del 15 giugno, il problema è stato molto dibattuto.
Molto si è parlato e si parla del decentramento, del passaggio di poteri, di mezzi finanziari dalla Regione agli Enti locali e, in primo luogo, ai Comuni; per chi segue questi problemi non è un tema esclusivamente valdostano, ma investe tutti degli Enti locali della Repubblica. Nella nostra Regione esistono documenti in proposito di forze politiche, interviste di Sindaci pubblicate dalla stampa, recentemente quella del Sindaco di Gignod, al quale bisogna dare atto che, anche se in forma polemica, già negli anni scorsi su questo argomento si era cimentato; esiste un ordine del giorno del Comune di Verrès che voi tutti, come me, avrete ricevuto; esiste anche una proposta, già articolata, dell'Associazione dei Sindaci in data 4 giugno 1974.
Ho ricordato questo al Consiglio per dire che, secondo noi, il problema è maturo per un approfondito esame da parte del Consiglio regionale nel quadro di una visione innovatrice della vita amministrativa e politica regionale e dei rapporti tra Regione e Comune. Il Comune, lo ricordiamo, è infatti l'Ente locale di base della struttura non solamente regionale, ma della Repubblica Italiana e l'autonomia rivendicata giustamente dalla Regione nei confronti dello Stato svolgersi in tutte le sue articolazioni, deve comunque essere estesa dalla Regione ai Comuni, i quali sono adulti e, benché non abbiano i mezzi, hanno le capacità e sono in grado di operare scelte nella direzione delle esigenze della popolazione con cui sono a più diretto contatto. Secondo noi, secondo l'iniziativa nostra, devono quindi essere dotati di quei poteri di cui ancora mancano o di finanziamenti certi, cioè di quei mezzi che non sono solo decisionali, ma anche finanziari, per tradurre in concreto le scelte che si fanno.
Il Comune di Verrès nel documento è stato abbastanza esplicito e, facendo l'analisi della propria situazione finanziaria - sappiamo quante analogie possiamo trovare in situazioni finanziarie di tanti altri Comuni della Valle e dell'intero paese -, ha detto però una cosa particolarmente significativa: ha affermato che l'Ente comunale da questa situazione è costretto in una posizione di completa subordinazione, sia nei confronti della Regione come istituzione, sia nei confronti dei vari Assessorati come interlocutori specifici, per qualsiasi decisione o deliberazione che vada al di là della normale amministrazione.
Si è parlato in termini direi un po' folkloristici di Sindaci che, nei diversi piani del Palazzo regionale, venivano a mendicare l'aiuto, l'intervento per il proprio Comune. Comunque ci sembra - e in questo senso abbiamo presentato la mozione - che il problema sia maturo. Non ci nascondiamo però, e non lo nascondiamo nemmeno al Consiglio, che il problema è particolarmente complesso, certamente non pretendiamo che sia risolto oggi. Ribadisco: lo scopo della mozione è quello di sensibilizzare il Consiglio e di impegnare la Giunta ad esprimere una volontà politica per affrontarlo. Indipendentemente dal dibattito politico e dalla richiesta da parte nostra di dimissioni di questa Giunta per un maggiore chiarimento e per un maggior confronto, il bilancio preventivo della Regione per il 1976, se si rispettano i termini, dovrebbe essere in corso di elaborazione, bilancio che non potrebbe certo non tener conto dell'evolversi della situazione in questo settore e non recepire una visione nuova o eventuali scelte provenienti dalle decisioni di questo Consiglio.
Il problema - e qui vorrei sottolinearlo - riguarda tutti i 74 Comuni della Valle d'Aosta. Per quanto attiene al Comune di Aosta e al finanziamento per il bilancio del 1975, il Consiglio sarà chiamato a parlarne in altro momento, credo alla fine di questa seduta, quindi io non ne parlo assolutamente. Dicevo quindi che riguarda tutti i 74 Comuni della Regione. Nella nostra mozione indichiamo come esercizio 1976 la data di questo rinnovamento, di questa che, se volete, possiamo anche chiamare "riforma". Non vi nascondiamo che la preparazione di un siffatto documento che dovrebbe tracciare queste linee deve tenere conto della popolazione, delle necessità dei servizi, del grado di urbanizzazione e di industrializzazione, dell'ubicazione geografica, della situazione oggettiva economica, dello sviluppo territoriale - queste cose le indichiamo già in larga massima nella mozione - ma anche di tutti quegli altri fattori che il Consiglio e le varie forze politiche potranno individuare qui con noi. Inoltre, per chiarire subito un concetto e per permettere un dibattito più completo, noi per "decentramento" non intendiamo solamente l'erogazione di fondi, ma intendiamo anche trasferimenti di poteri, di gestioni a livello comunale, di decisioni ora accentrate ad Aosta, o all'Assessorato o allo stesso Consiglio regionale: penso ad esempio al Piano di Opere Pubbliche così come è andato configurandosi in questi anni e che forse ha necessità di essere rivisto per una maggiore articolazione e per una maggiore responsabilizzazione a livello comunale.
Secondo noi, dobbiamo andare di pari passo con l'evolversi del tempo. Vorrei anche attirare l'attenzione dei Signori colleghi Consiglieri: ve l'ho già accennato, ma vorrei anche sottolineare, proprio per scrupolo di coscienza, che su questa strada noi andiamo più avanti; le proposte che formuliamo con la mozione e che saranno oggetto di studio vanno più avanti di quelle dell'Associazione dei Sindaci. Noi pensiamo quindi che non si tratterebbe solo di soprassedere all'erogazione di una serie di contributi già esistenti e sparpagliati in numerose leggi regionali a favore di Comuni e sostituire tali erogazioni, adesso disperse in queste leggi, in un'unica somma - cioè la stessa somma da dividersi fra i Comuni e le Comunità Montane -, ma pensiamo anche che questa somma, che verrebbe ad essere il risparmio di tutte le numerose leggi che prevedono interventi a favore dei Comuni, dovrebbe essere integrata affinché nuovi finanziamenti per particolari settori di intervento come l'erogazione di servizi e gli interventi di carattere sociale siano messi a disposizione dei Comuni.
Si parla molto, dopo il 15 giugno, di un nuovo modo di amministrare, di un nuovo modo di affrontare i problemi qualificanti e più importanti. Questa mattina abbiamo parlato di fedeltà agli ideali dell'autonomia; ora, se crediamo all'autonomia a tutti i livelli, ebbene noi non possiamo dare ai Comuni quell'autonomia che i Comuni stessi possono realizzare in maniera operante con decisioni proprie e conseguenti a maggiori contatti con le esigenze della gente. Non credo che facendo ciò, come qualcuno potrebbe pensare o nel dibattito extra che in quest'aula si è avanzato, si potrebbe temere che Partiti o Movimenti possano perdere le loro caratteristiche, le loro idee programmatiche o fette di potere - quelle le hanno - se rinunciassimo a queste prerogative regionali o se rinunciassimo ad una parte del bilancio regionale. Ecco, secondo noi questo è assolutamente vero, semmai diventa un'intesa più agevole sulle scelte concrete che possono fare i Comuni in base a quei trasferimenti, una... come si dice attualmente con quella parola che è diventa di moda? una "convergenza" nel cui ambito i Partiti e le forze politiche a livello regionale e comunale non rinunciano alla loro identità; al contrario, le fanno diventare più chiare in un confronto politico che mira alla soluzione dei problemi concreti.
Noi chiediamo, quindi, che in momento così importante questa mozione - che io mi auguro abbia il consenso del Consiglio regionale - sia un provvedimento atteso dagli Amministratori comunali, dalle Comunità Montane, dalla gente, sia un importante e qualificante passo in avanti che può compiere la nostra Regione. Questa è pertanto l'esortazione che faccio - chiaramente sono le nostre posizioni - perché il tempo stringe e quindi avanziamo proposte alternative e concrete. Diciamo già, fin da oggi, che in linea di massima - noi non pretendiamo certo nel dettaglio - siamo d'accordo, siamo favorevoli. Io ritengo che sarebbe un grave danno se si rinviasse ancora perlomeno questo pronunciamento di principio, quest'espressione di volontà politica su tale problema. Non perdiamo altro tempo.
Mi permetto di ricordare a me stesso e al Consiglio che noi Comunisti, molti anni fa, avevamo già avanzato proposte di maggior decentramento e di controllo più democratico sugli Enti locali; sono passati molti anni e poco o nulla si è fatto; ora è arrivato il momento di recuperare il tempo perduto e di dare una risposta. Concludendo, posso dire che la mozione vuole mettere sullo stesso piano - e lo ripeto, affinché non vi siano equivoci in proposito - tutti e 74 i Comuni della Valle d'Aosta con quei parametri e con quei criteri a cui mi riferivo prima e ha lo scopo di non prendere altro tempo. Mi auguro sia approvata nei termini da noi indicati, che potrebbero anche sembrare molto ravvicinati, ma che, se ci si mette a lavorare "di buzzo buono", si può riuscire a fare qualche cosa anche in un mese affinché si realizzi uno studio che porti già ad un dibattito consiliare su un disegno di legge. Mi sembra che questo mio ottimismo venga confortato da una frase che ebbe già a dirmi il Presidente della Giunta in alcune occasioni e che, ritrovando sulla pagina della Regione, mi permetto di leggere ai colleghi Consiglieri, i quali credo che forse non l'abbiano ancora letta. Leggo pertanto solo la frase che si riferisce a questo specifico problema; il Presidente Andrione dice: "Nous sommes absolument disponibles pour une confrontation, pour un débat sur une loi régionale qui définisse, une fois pour toutes, le rôle de la Région à l'égard des Communes". Ecco, come dicevamo e come dicevo io all'inizio di questo mio intervento, mi sembra che il momento sia maturo e mi pare che anche il Presidente della Giunta lo consideri maturo. Se fossimo d'accordo - e qui concludo con una battuta, permettetemelo - sarebbe certo una data e un giorno memorabile, poiché non capita sovente nel calendario che si possano adottare decisioni il 31 settembre come, invece, ci indica il nostro orologio!
Andrione (U.V.) - A meno che non siano decisioni... che da marzo non giungano a novembre. Vorrei solo fare alcune osservazioni su quanto è stato detto e confermo che siamo assolutamente disponibili a un confronto su questo tema. Dopo tanti anni che l'Amministrazione regionale ha fatto una politica comunale, ci sembra del tutto normale che i Comuni rivendichino di fare in proprio quella politica che, invece, è stata fatta dalla Regione. Però, detto questo, bisogna tenere anche conto che la Regione, unico Ente territoriale pubblico in Valle d'Aosta ad avere un bilancio che non sia assolutamente deficitario in partenza, non può fare come il pellicano delle Sacre Scritture che si apre il gozzo; fa, in forma differente, la stessa politica comunale che ha fatto fino adesso perché distribuisce il bilancio ai Comuni e continua a non fare quella politica regionale che invece è altrettanto urgente, altrettanto necessaria, altrettanto indispensabile alla Valle d'Aosta per la definizione del problema cui ha accennato, e con accenni molto commossi, il Consigliere Dolchi.
In pratica, detto questo, mi sembra che sia indispensabile stabilire a priori la congruità degli interventi regionali e, se penso che nessuno è in principio ostile al fatto di trasferire certi tipi di interventi sul terreno dei lavori pubblici e cose di questo genere ai Comuni, cosa che implica d'altra parte una ristrutturazione di certi Assessorati regionali, nessuno può, d'altra parte, pretendere che, nell'arco di un mese, si faccia quest'operazione arrivando con una legge regionale in Consiglio. Prima considerazione. Seconda: mi sembra impossibile che un simile ragionamento sia portato avanti senza nessuna pianificazione sul piano regionale, cioè senza sapere quali sono le iniziative, anche a livello comunale, che vogliamo premiare. È facile dire che ci sono dei parametri quali la popolazione, i servizi e lo sviluppo, ma per esempio io vorrei chiedere al Consigliere Dolchi: in quale senso consideriamo questi parametri? Diamo di più laddove c'è già una enorme concentrazione di servizi, dove c'è già un certo tipo di sviluppo e di infrastrutture o diamo di meno proprio perché vogliamo invece elevare il livello di quei Comuni che si trovano in condizioni disagiate? Qual è il tipo di interventi pianificatori che la Regione vuole fare attraverso questa legge? Qual è il tipo di intervento puramente finanziario o di trasferimento di competenze ai Comuni?
Detto in altri termini, il problema sollevato mi sembra che vada molto al di là di una "mozione degli affetti" che raccolga su un principio generoso ma generico, un'unanimità che poi di fatto diventa impossibile tradurre in disegno di legge. Di conseguenza, almeno per quanto riguarda la Giunta, non ci sentiamo di accogliere questo tipo di mozione e chiediamo che il problema venga, sì, discusso e affrontato, ma che il carico che viene posto all'Esecutivo sia di tipo differente e permetta uno studio reale della questione.
Milanesio (P.S.I.) - Il problema sollevato dalla mozione presentata dal P.C.I. non è certamente di secondaria importanza, tant'è che se ne parla da diverso tempo e già in questo Consiglio le varie forze politiche hanno avuto modo di esprimersi però sempre a livello di voto generico, di "mozione degli affetti", come la chiamava prima il Presidente della Giunta; mai si è però scesi ad un dibattito sufficientemente approfondito che potesse far dire al Consiglio regionale che il problema, oltre a essere maturo, sia stato anche tecnicamente messo a punto. Se questo problema è maturo nella coscienza dei nostri Sindaci, delle popolazioni e di una parte dell'opinione pubblica, almeno quella che segue le vicende amministrative dei nostri Comuni nella nostra Regione, devo però dire, con molta onestà e con molta chiarezza, che condivido la parte direi un po' scettica e realistica dell'intervento del Presidente della Giunta, il quale dice che questo problema non ha ancora visto indicazioni concrete, non ha ancora visto soluzioni prospettate in modo chiaro e definitivo. Per intenderci, è chiaro che, in questo momento, esistono, nella nostra Regione, tre ordini di entità amministrative: la Regione, le Comunità Montane in fase di assestamento - direi proprio di costituzione e, se mi consente, di trasferimento di poteri e di mezzi, perché non ne hanno assolutamente - e i Comuni.
Non dobbiamo neanche dimenticare - e Dolchi lo ha ricordato - che il concetto di autonomia non può essere inteso solo a senso unico, cioè come autonomia della Regione rispetto allo Stato, ma deve permeare tutta la vita amministrativa della nostra Regione, quindi deve anche essere in qualche modo un'autonomia reale effettiva da parte dei Comuni intesa anche come autonomia di spesa, come autonomia di cervello; direi che il tutto, però, deve sempre tenere conto della realtà che, non dimentichiamolo, è abbastanza municipalistica già per conto suo, è abbastanza frazionata. So che in questo momento sto facendo un discorso che può anche venire frainteso, gradirei non esserlo, tanto per incominciare non sono contro le Amministrazioni comunali e maggiore autonomia di Comuni, non faccio un discorso né di sufficienza, né di superiorità nei confronti degli Amministratori comunali e dei Sindaci, nessuno di noi ritiene che siano persone da considerare sotto tutela e che la Regione, con le sue grandi ali protettrici, debba fare come fa la chioccia con i pulcini. Ciò premesso, però, mi sento anche in dovere di dire alcune piccole verità: una è quella dell'eccessivo numero di Comuni presenti nella nostra Regione, perché su 110 mila abitanti circa ve ne sono 74. Ora, so che questo tipo di proposta è abbastanza generica perché non poteva essere approfondito ulteriormente nel foglio che di solito si riempie per fare una mozione, però, dall'illustrazione che Dolchi ha fatto, ho sentito degli echi molto chiari e precisi circa la complessità di tradurre in termini concreti un discorso di quel tipo, che non può avere solo un riflesso finanziario, ma deve avere anche un riflesso di trasferimento di funzioni per esempio; a mio avviso deve investire tutta l'organizzazione dei poteri politici e amministrativi esistenti in questa Regione, ma deve anche investire l'apparato stesso e l'organizzazione stessa della Regione, perché - lo ricordava prima il Presidente ed è stato detto in altre circostanze - questa Regione è cresciuta un po' come un grosso Comune, magari come una Provincia che è diventata Regione, diciamo con tutti i difetti di queste due strutture. Oggi è giunto il momento di invertire decisamente questa tendenza e, riguardo ai compiti sempre più gravosi che ci stanno di fronte, di fronte anche alle richieste di maggiori autonomie e di maggiore partecipazione, è necessario fare tabula rasa di un certo schema politico, amministrativo e di funzionamento dell'apparato regionale e ripartire da zero con un'impostazione nuova, più moderna, più efficiente che in qualche modo non solo consenta una decisione, ma anche i controlli su queste decisioni che si prendono, soprattutto un controllo di efficienza sulle iniziative che si assumono.
In questo quadro, va da sé che la Regione deve decentrare, deve delegare alle Amministrazioni comunali, ma io dirò di più, alle Comunità Montane, determinati suoi interventi che fa oggi e che, secondo me, va in modo, se non vogliamo dire "paternalistico", comunque poco puntuale, poco preciso e, direi, a volte con scarsa produttività. Su questo, senza dubbio, siamo d'accordo.
Intanto non vorrei che questa mozione fosse stata presentata in questo momento per ragioni di simmetria - per "simmetria" intendo dire perché in un altro punto dell'o.d.g. vi è un provvedimento steso in modo diverso, sul quale siamo tutti d'accordo sulla sostanza, e che riguarda il Comune di Aosta - per fare appunto da bilancia ad una presa di posizione che certamente ci sarà da parte degli altri Comuni quando la Regione deciderà di intervenire come ha sempre fatto, come in qualche modo deve ancora fare nei confronti del Comune. Ciò detto, mi pare però che i tempi indicati in questa mozione per poter dare al Consiglio un'indicazione sufficientemente e tecnicamente valida non siano congrui, ma questo non per voler come sempre rinviare o pestare acqua nel mortaio o magari riproporre la nomina di una Commissione ad hoc - premetto che mi oppongono fin da questo momento alla nomina di una Commissione ad hoc per studiare questo problema - perché qui dobbiamo anche stabilire un metodo di lavoro, e può essere questo: o si dà alla Giunta il compito, l'incarico e si confida nella Giunta e nei tempi in cui potrà portare avanti questi problemi, oppure si deve presentare una proposta di legge articolata, precisa, con tutte le indicazioni, non solo per esorcizzare un problema. Sia ben chiaro, questo che faccio ora non è un rimprovero al P.C.I., questa è una un'indicazione che mi sento di dover dare per tutti quanti noi che in qualche modo presentiamo mozioni o interveniamo su certi argomenti. A mio avviso, quando ci si rivolge all'Esecutivo, o gli si dà il tempo e la possibilità delle proposte oppure, se lo si vuole pigliare di contropiede, si deve presentare una proposta di legge di fronte alla quale uno voterà a favore, uno voterà contro oppure ne presenterà un'altra.
Questo argomento è comunque estremamente arduo e difficile, perché, se noi puntiamo ad una pura e semplice erogazione di fondi, siamo sostitutivi sia pure di certi interventi che, ad esempio, la Regione fa nel settore dei Lavori Pubblici. Che cosa cambiamo noi se ci muoviamo sic et simpliciter in questo? Aumentiamo, a mio avviso, non già le spese per investimenti che i Comuni faranno, ma aumentiamo il bilancio di parte corrente, le spese ordinarie dei Comuni, perché inevitabilmente... È questione di poco tempo: questi denari che noi eroghiamo ai Comuni, se non li diamo per destinazioni specifiche, finiranno per essere assorbiti dalle spese di gestione, dalle spese burocratiche-amministrative dell'apparto dei Comuni, perché è viva in tutti i Comuni l'esigenza, in qualche modo, di ritoccare gli stipendi, di adeguarli ai livelli retributivi di altri Comuni che stanno di fronte a loro, c'è sempre il problema magari di assumere qualcuno in più, perché certe pratiche, secondo loro, non vengono istruite sufficientemente in modo rapido e adeguato. Facciamo quindi attenzione, a mio modesto parere, ad un trasferimento di denaro, di contante sic et simpliciter al Comune, senza destinazione di scopo; a questo punto noi aumenteremmo le spese correnti nella nostra Regione, se decidessimo di erogare... un miliardo a tutti i Comuni, certamente, un miliardo... verranno aumentate nel giro di pochissimo tempo.
Il problema secondo me è un altro: è che certi denari, certi interventi e certe funzioni possono essere attribuite ai Comuni, ma non dimentichiamo a questo punto il discorso molto importante, se ci crediamo... se non ci crediamo, allora chiudiamolo una volta per tutte su queste benedette Comunità Montane, perché per certi compiti, per certe esigenze che sono di coordinamento, di pianificazione, di gestione di certi servizi, di indicazione di certe necessità, abbiamo ritenuto che l'interlocutore non fosse già più il singolo Comune, ma fosse la Comunità Montana, lo abbiamo ritenuto tutti. Mi pare che la legge sulle Comunità Montane - adesso non ricordo più tutta la vicenda consiliare - abbia avuto un'approvazione da parte del P.C.I. Qui nessuno vuole fare un discorso di lesione, non ci siamo capiti, io voglio solo dire che se abbiamo costituito le Comunità Montane, se abbiamo dato loro certi compiti, evidentemente devono poter operare a quei livelli per raggiungere quegli obiettivi. Pertanto a questo punto noi non possiamo avere come unici interlocutori i Comuni. Qui ho detto che si impone una riorganizzazione dei poteri politici-amministrativi a livello generale nella Regione, deve essere la Regione a modificare atteggiamenti, comportamenti e interventi, devono essere le Comunità Montane a essere riempite, in qualche modo, di significati, di possibilità operative e i Comuni devono accettare un ruolo che è diverso, non sminuito, rispetto ad esse... in eccedenza, ma è diverso, e quindi certi problemi non li devono più affrontare loro stessi, ma devono farli affrontare in qualche modo dalle Comunità Montane. Questo discorso richiede evidentemente del tempo per un'elaborazione anche ideologica. Scusatemi, non vorrei che qui si cadesse nel solito errore nel quale molte volte si cade in questo Consiglio regionale e cioè quello che, di fronte al problema di tirare fuori 4, 8 o 10 soldi o 40 denari o quelli che sono, si pensa di risolvere tutto in questo modo, purché non siano 30. No! Si pensa di risolvere tutto in questo modo e poi ci accorgiamo che non abbiamo risolto alcun problema in realtà, che le finanze regionali sono sempre un po' più rigide, quelle comunali non nuotano certamente nell'abbondanza e i problemi di fondo che stanno di fronte a noi rimangono ancora e non sono risolti.
Mi pare pertanto che questo discorso debba essere approfondito ed essere tradotto in termini di proposte concrete, precise. Noi ci dichiariamo fin da adesso favorevoli - e vorrei essere chiaro - a trasferire determinate funzioni e compiti che attualmente la Regione esercita ma che non sono suoi, secondo me; non sono suoi e non devono competere istituzionalmente alla Regione, ma ai Comuni e alle Comunità Montane. In questo caso io metto sullo stesso piano i Comuni e le Comunità Montane, perché i Comuni esistono come entità amministrative, svolgono un certo compito, e alle Comunità Montane abbiamo dato un ruolo, quindi dobbiamo farle esistere, altrimenti abroghiamo quella legge e non se ne faccia più niente, abbiamo il coraggio di dire che non ci crediamo più, che sono una... non so, una superfettazione burocratica, politico-burocratica e cancelliamola!
Ora, per concludere su questo argomento - e voglio essere abbastanza rapido per consentire ad altri di intervenire - non dobbiamo dimenticare che per fare una politica di autonomia occorre anche, da parte dei Comuni rispetto alla Regione, un momento unitario. Questo momento unitario noi però non l'abbiamo ancora, perché non esiste né un Piano di Sviluppo Regionale che sia stato discusso, accettato, che abbia avuto come interlocutori i Comuni e le Comunità Montane, né abbiamo un Piano Urbanistico Regionale. Voglio solo dire i rischi, i pericoli di un trasferimento in questa fase storica, in questo momento dell'organizzazione della macchina e dell'apparato regionale, un trasferimento ai Comuni di ingenti mezzi, o comunque di mezzi molto più ampi di quelli che non sono gli attuali, è una sottrazione alla Regione, di conseguenza. Mi pare che nessuno qui ha la possibilità di fare la moltiplicazione dei pani e dei pesci, anche se c'è l'appoggio della D.C. a questa Giunta, ma nessuno ha il filo diretto con chi consente queste cose. Dicevo: siamo in presenza di mezzi e di risorse scarse e di problemi grossi, occorre una concentrazione di questi mezzi, di queste risorse per raggiungere tali finalità. A mio avviso, se non arriviamo ad avere un Piano Urbanistico Regionale ed un Piano di Sviluppo Regionale, distribuire dei soldi così, in base ad un criterio che è tutto da discutere... perché qui si parla, ma non so se è in modo alternativo o in modo integrativo dire: "che tengano conto della popolazione, della necessità di servizi, del grado di urbanizzazione dell'ubicazione, della situazione economica oggettiva e dello sviluppo territoriale, nonché di altri fattori individuali...", ma cosa significa? Che quindi potremmo finire per premiare quei Comuni che hanno consentito uno sviluppo edilizio senza fare pagare le opere di urbanizzazione, cioè quei Comuni che dovrebbero essere castigati per l'incuria e per la insipienza dei loro Amministratori, per esempio, e magari, non lo so, non interverremmo invece nei confronti di altri Comuni che non hanno avuto sviluppo ma che non per questo magari hanno bisogno di opere primarie e di infrastrutture primarie?
Questo discorso, per concludere, è difficile da farsi, è un discorso che va risolto e affrontato con a monte un'elaborazione tecnica che in questo momento non c'è, perché gli studi che a suo tempo vennero fatti sulla programmazione non hanno consentito e non sono mai stati finalizzati nella direzione del decentramento. Non abbiamo quindi dei dati oggettivi, non sappiamo da dove cominciare per fare un discorso di questo tipo; non solo, l'apparato regionale deve essere modificato e trasformato. Non voglio fare quello che vuole insabbiare, ma dico le cose che in questo momento ho dentro di me e che mi sento di poter esprimere: questo problema non può certo essere risolto in tempi celeri, deve marciare di pari passo con la riforma dell'apparato regionale e dell'organizzazione dei poteri regionali, il trasferimento di certi poteri ai Comuni e alle Comunità Montane, e - cosa non indifferente - all'approvazione di un Piano Urbanistico Regionale e di un Piano di Sviluppo; altrimenti noi, come sempre, finiremo nel tentativo di risolvere un problema e di crearne di nuovi. Se già a mio avviso la nostra Regione non brilla per la produttività di certi interventi, la produttività diminuirebbe ancora di più, così come l'incisività degli interventi regionali stessi.
Pertanto, per quello che riguarda il mio Partito, noi siamo favorevoli ad accettare questa proposta di studiare nei tempi più brevi possibili, siamo disposti ad accettarla, però ricordiamo semplicemente che tecnicamente noi vorremmo vedere questo problema risolto in un quadro di compatibilità generali che si può avere con la riforma dell'apparato regionale, con il Piano di Sviluppo Regionale e con il Piano Urbanistico Regionale, altrimenti questo tipo di discorso diventa, secondo me, confusionario, non velleitario, ma significa semplicemente trasferire dei denari che poi non incideranno sostanzialmente su problemi di fondo della nostra Regione, bensì dilateranno solo quella che viene definita la "spesa corrente" che, secondo me, è già ampiamente dilatata e che certamente non merita altri incoraggiamenti. Grazie.
Si dà atto che dalle ore 17,48 alle ore 17,53 presiede il Vice Presidente Perruchon Maria Celeste.
Monami (P.C.I.) - Non ho capito dagli interventi del Presidente della Giunta e del collega Milanesio - ed era nel loro diritto non farlo capire, perché non erano in dichiarazione di voto - se accettano o no questa mozione, se la votano, non la votano o la respingono, davanti a questo dubbio... Lei l'ha detto? Mi è sfuggito, scusi... davanti a questo dubbio, che poi è un dubbio che si vede tra 20 minuti, si vota e si vedono gli schieramenti, quindi è chiaro... ma non è conoscere in tempo il pensiero del Presidente e del collega Milanesio che mi preoccupa. Quello che mi preoccupa è che su un problema così importante si tenti di fare, come si è usi qui, della filosofia sul: è nato prima l'uovo o è nata prima la gallina. Forse io, ultimo fra cotanto senno, non risolvo quel problema, può darsi che dai banchi della Giunta possa venirci un'indicazione se è nato prima l'uovo o la gallina, però pare che non lo sappia neppure la Giunta, al punto tale che non si discute per sapere se è nato prima l'uovo o la gallina, si discute se far nascere prima l'uovo o far nascere prima la gallina.
È importante il problema del decentramento, è importante il fatto di dare dei soldi ai Comuni, però davanti a quale ostacolo ci fermiamo? Dobbiamo prima fare il decentramento amministrativo, un decentramento di competenze, o dobbiamo prima fare un decentramento di carattere finanziario? Se facciamo un decentramento di carattere amministrativo, politico, di competenze, mettiamo i Comuni nelle condizioni di non poter svolgere quei compiti che noi vorremmo attribuire loro con questo decentramento, e non è possibile; d'altra parte non è neppure possibile fare il decentramento finanziario, perché sennò cosa farebbero i Comuni con tutti questi soldi? In sostanza questa è stata l'argomentazione di fondo del Presidente della Giunta e del collega Milanesio. A parte il fatto che questo dovrebbe farci riprendere - e non lo riprendo per amore di premura - il discorso di questa mattina, qualcuno, nel suo intervento, ha accennato al decentramento finanziario tra lo Stato e la Regione della Valle d'Aosta, al famoso riparto fiscale. Se noi avessimo dovuto attendere il riparto fiscale nel momento in cui si devolvevano alla Regione tutte le competenze per le quali discutevamo stamattina, avremmo ancora da ottenere, giustamente secondo le teorie del Presidente e di Milanesio, il riparto fiscale. Perché il riparto fiscale alla Regione Valle d'Aosta, se a questa Regione ancora non sono state date e stabilite e definite le competenze? Beh, noi ci troveremmo qui ancora a bisticciare con il Governo di Roma per avere il riparto fiscale perché questo non ci ha ancora definito le competenze, ma il Presidente della Giunta regionale dimentica che i Comuni hanno delle loro competenze, dei compiti di istituto attribuiti loro dalla legge, che non dobbiamo attribuire noi. Noi possiamo attribuire ai Comuni altre competenze, ma non quelle che già la legge delega loro: il commercio, i lavori pubblici, la viabilità, il culto, la giustizia, l'istruzione sono competenze che statutariamente competono ai Comuni e quindi i Comuni, in modo autonomo, debbono poter affrontare quei problemi senza sapere se dietro c'è o non c'è l'accondiscendenza magnanima dell'Amministrazione regionale che provvede a risolvere finanziariamente tali problemi che loro decidono di dover risolvere.
Se noi partiamo dal presupposto che i Comuni hanno già delle loro competenze a cui fare fronte e soprattutto se diciamo che le Comunità Montane dovranno assolvere i compiti per cui sono state create, mi pare che dobbiamo dare a questi Enti i mezzi necessari per iniziare a muovere i primi passi proprio in direzione dell'assolvimento delle competenze loro delegabili in futuro.
È valido il discorso del collega Milanesio: come possiamo noi pretendere dalle Comunità Montane che assolvano i compiti per cui sono previste per esempio la loro partecipazione all'elaborazione dello sviluppo economico dei Consorzi comunali, come possono essi in modo autonomo contribuire all'elaborazione del Piano Urbanistico Regionale? A meno che non vi sia un intendimento dell'Assessore, e quindi il Piano Urbanistico, che oggi è retto dal Presidente della Giunta regionale, non voglia essere una cosa calata dall'alto, un cappello costruito dall'Amministrazione regionale che i Comuni debbono per forza calzare anche se questo cappello non va bene. Come possono i Comuni partecipare in modo autonomo al Piano di Sviluppo Regionale se non diamo ad essi la possibilità concreta, e quindi finanziaria, di iniziare gli studi nella direzione per la quale per quei compiti di istituto sono state create le Comunità Montane, pur avendo, i Comuni stessi, parte di queste materie già conferite dalla legge?
Secondo noi bisogna muovere il primo passo e non c'è nessun parallelismo tra la proposta del Comune di Aosta e questa proposta, è un'esigenza che non è nuova, è sentita da tempo, per la quale invece riteniamo siano maturi i tempi, checché se ne dica dall'altra parte. Sono maturi i tempi, dobbiamo permettere a queste Amministrazioni, a questi Enti locali, di essere slegati dal giogo direi protettivo, paternalistico, talvolta anche clientelare dell'Amministrazione regionale. Con il rinvio di questo problema si ha la sensazione di ottenere come obiettivo quello di avere ancora i rubinetti in mano, di essere ancora seduti nella "stanza dei bottoni" e di poter decidere noi e, direi, non noi Consiglieri, ma noi Giunta o noi Esecutivo. Il "noi" evidentemente in questo caso è un auspicio, il poter decidere di aprire il rubinetto che vogliamo e nella misura che vogliamo, perché quel determinato Comune o quella determinata Comunità Montana si comporta... forse è sfuggita e poi l'ha corretta il collega Milanesio... in un momento unitario politico, di soluzione di Governo, di Esecutivo, il Comune è amministrato da coloro che ci piacciono o no? Diceva il collega Milanesio: un momento unitario di elaborazione del Piano Urbanistico Regionale e del Piano Regionale di Sviluppo. Ecco, dobbiamo mettere questi Enti nelle condizioni di funzionare. Come? Lo dicevo prima: muovendo i primi passi, facendo nascere, si voglia o no, o prima l'uovo o prima la gallina, ma fare in modo che l'uovo produca la gallina o la gallina faccia delle uova, e quindi il primo passo che noi non riteniamo con leggerezza. Perché dicevamo che sono maturi i tempi? Perché richiesti dai Comuni, perché richiesti dalle Associazioni dei Sindaci, perché richiesti da varie Organizzazioni: dicono che questo riparto finanziario è indispensabile se vogliamo far sì che i Comuni agiscano in modo autonomo e non sotto l'influenza politica, paternalistica, dicevo talvolta clientelare, dell'Amministrazione regionale.
E va bene, mi pare che voi ci lanciate una sfida dall'altra parte. Siccome il problema è tecnicamente arduo da risolvere e ce ne rendiamo conto, abbiamo indicato dei parametri sui quali lavorare, quelli annunciati dal compagno Dolchi, ma mi sembra che lui abbia detto che questa è materia di confronto. Qui vogliamo vedere solo i parametri giusti da adottare: lo sviluppo industriale, lo sviluppo agricolo, l'intensità delle abitazioni, l'estensione del Comune, il grado di degradazione finanziario e territoriale del Comune, il grado di degradazione morale e sociale del Comune. Sono tutti elementi che noi non vogliamo inventare, vogliamo discuterne qui pacatamente e serenamente con voi per poter stabilire che alcuni di questi parametri siano i pilastri fondamentali su cui si basa tutto il nostro concetto di decentramento finanziario regionale. Facciamo questo primo passo. Però dicevo: davanti alla non volontà di fare questo primo passo, allora si lancia la sfida, si venga qui in quest'aula non con una proposta sentimentale, ma con una proposta concreta.
Ebbene, noi accettiamo la sfida: se la Giunta non si sente di prendersi l'incarico di presentare entro breve tempo la legge che noi richiediamo, ci faremo promotori come Gruppo Comunista di portare in quest'aula una proposta di legge che preveda il decentramento finanziario, politico e amministrativo della Regione. Sarà una legge probabilmente non perfetta per ragioni di fretta e per una visione unilaterale del problema, è probabile, ma come tutte le leggi potrà essere corretta. Noi, quando prendiamo impegni pubblici, intendiamo mantenere certamente la parola - abbiamo detto agli elettori di amministrare in modo diverso, di fare politica in modo diverso -, per cui siamo disponibili ad affrontare tutti quei problemi di fondo che dimostrino alla gente che veramente dopo il 15 giugno - per noi valeva anche prima - si è imboccata una via per amministrare in modo diverso e fare politica in modo diverso.
Ebbene, noi riteniamo che vada ricordato - e concludo - al Presidente della Giunta, all'Esecutivo e ai colleghi della maggioranza o a tutti coloro che non condividono questa nostra opinione, il Convegno di Viareggio che si è svolto alcuni giorni fa su questi drammatici problemi inerenti alla situazione economica dei Comuni. Per fortuna in Valle d'Aosta non si ripete fedelmente quello che accade nei restanti Comuni italiani, proprio perché dietro alle deboli spalle finanziarie di questi Comuni ci sta la potente "mamma Regione", solo per quello. Se però non avessero avuto questo sostegno finanziario, a Viareggio avremmo avuto una partecipazione notevole anche da parte dei Comuni valdostani, che, in altre condizioni, avrebbero sentito pesante questa situazione finanziaria. I Comuni sentono l'esigenza di sgiogarsi da quello che noi chiamiamo il "giogo autoritario, paternalistico e clientelare della Regione" per rivendicare una propria politica finanziaria. Ora noi non possiamo negare agli Amministratori di questi 74 Comuni la possibilità di decidere autonomamente le sorti del loro Comune, almeno per quanto la legge attribuisce loro come competenze.
Vogliamo fare questo primo passo? Signor Presidente della Giunta regionale, non è un voler cavalcare il primo cavallo matto che incontriamo il mattino alzandoci, è un problema profondamente discusso. Lei sa quanto e come dai Comuni e dai Sindaci trova adesso un momento di maturazione propizio. Vogliamo fare assieme questo sforzo? E diciamo pure che tale sforzo ci potrà portare incontro anche a delle difficoltà e a degli errori, ma è uno sforzo comune che ci permetterà di superarli, se veramente si ha l'intenzione di marciare in questa direzione; oppure si dica molto chiaramente, al di là della pretesa mancanza di tempo per elaborare bene una legge, che non vogliamo farla e non vogliamo dare ai Comuni né i soldi, né l'autonomia finanziaria politica e amministrativa.
Bordon (D.C.) - Dopo le relazioni fiume che abbiamo sentito fare - chi ha parlato a braccio e chi ha anche letto, che è molto più facile - ci sarebbe ben poco da aggiungere, se non fare alcune brevissime considerazioni a braccio, alla buona, perché sarebbe sufficiente che a nome del mio Partito, dei miei amici Consiglieri, io dicessi che la D.C. è favorevole a questo problema. Nel limite del possibile non voglio polemizzare e vorrei sapere chi, qui dentro, non è favorevole a una tale impostazione. Sarebbe semplicissimo dire che la D.C. è favorevole a questo problema e andate a rileggervi i verbali dei Consigli regionali passati non di 2, 3 o 4 anni fa, ma anche di 5, 6, 10 anni or sono su questo problema del finanziamento dei Comuni e del trasferimento non solo finanziario, perché su questo punto poi io sono contento di soffermarmi, dato che c'è anche il trasferimento dei poteri.
Naturalmente che cosa ne viene fuori come prima considerazione? L'altro giorno ho letto come avrete letto tutti - chi è arrivato prima, chi dopo - dei manifesti murali in cui c'era scritto: "il P.C.I., i Comunisti propongono" e si parlava di questo finanziamento. Ora, siccome in me qualche volta - e vi chiedo venia, amici - affiora il pensiero che tutto questo sia fatto soltanto a scopo demagogico, avevo pregato il mio Partito di voler fare un altro manifesto in cui si diceva: "i Democristiani su questo problema propongono invece di dare sempre un milione di più di quello che vorranno dare gli altri", perché avevo l'impressione che qui il problema lo si guardasse - non come importanza, perché è condivisa da tutti - dal punto di vista dell'apparire più simpatici, più o meno vicini. Pertanto, quando si sentono certi interventi, io mi auguro che i Sindaci non siano sprovveduti e non si precipitino qui, ad abbracciare certi Consiglieri che vogliono apparire migliori di determinati altri.
Mi verrebbe poi voglia di aggiungere anche un'altra considerazione, ma io chiedo venia, perché so che non è vera. Quando vengono presentate mozioni di questo genere, dato il momento in cui ci troviamo, mi viene voglia di pensare che questi amici, compilando tale mozione, alla fine si siano detti: li abbiamo incastrati. Non è così, sia ben chiaro, vero! Non pensiamo che di fronte a un siffatto problema si possano fare simili ragionamenti, quindi chiedo scusa se mi è balenato nella zucca. Allora vi dirò che, secondo me, nessuno qui dentro può essere contrario a questo tema, quindi penso che nessuno, né Milanesio che ha parlato prima di me, né il Presidente Andrione, né altri che parleranno dopo diranno di essere contrari, perché non si può essere contrari, solo che ognuno lo farà apparire con un'impostazione secondo un proprio punto di vista. Credo che questo sia giusto perché non siamo ancora tutti standardizzati, ognuno presenterà le proposte per vedere di avere soluzioni più o meno veloci, però su questo non si può che essere d'accordo. Immaginatevi un po' se a un certo momento qui in Valle d'Aosta vi fossero i rappresentanti di un Partito, cioè i Consiglieri, ai quali venisse lo sfizio di dire: sono contrario o siamo contrari a quest'impostazione, quindi scartiamo questi "malintesi" (che io chiamo così per non chiamarli in altro modo). Con la massima calma mi permetterò di dire che questo problema è giunto a maturazione. Noi questa maturazione l'abbiamo prevista da tanto tempo, ma non noi come D.C., bensì io penso noi tutti Consiglieri di quest'aula, di questo Consiglio regionale. Perché? Ma è logico, Signori, noi tanto tempo fa avevamo un Governo centrale - contro questo Governo centrale si è voluto richiamare quanto io avevo brevemente detto stamattina, ma che lungamente abbiamo già detto qui dentro e non scoprendo niente, perché ne siamo tutti convinti - al quale a un certo momento le Regioni hanno detto: basta Signori con quest'accentramento, i problemi locali non possono venire fuori con la dovuta celerità, con la dovuta competenza, con la dovuta necessità, con la dovuta cura, e allora, caro Governo centrale, incomincia un po' a deperire... più roba, incominciamo quindi a chiedere un riparto finanziario, perché è logico che così sia, era logico che così fosse, chiediamo un decentramento di potere. Questa battaglia la stiamo ancora combattendo adesso.
Naturalmente che cosa si potrebbe aggiungere in questo campo? Io penso che chi chiede deve avere il buonsenso di chiedere e chi deve dare deve avere il buonsenso e deve sentire il suo dovere di venire incontro a giuste richieste. Ecco quindi che noi dobbiamo trasferire questo ragionamento dal Governo centrale alle Regioni, qui, nella nostra Regione.
Ha detto bene Monami prima: il Governo centrale ormai siamo noi che gravitiamo intorno a questo Governo centrale, è giusto che si chiedano delle sovvenzioni e delle autonomie finanziarie, legislative, tutto quello che volete voi, come abbiamo sempre chiesto noi, quindi su questo punto il problema è più che maturo, qui non si scappa, perché se per caso non fossimo d'accordo, noi, qui dentro, a prendere in esame questo problema e a dire che non è ancora maturo, Signori, non ci salveremmo più! Potrei per esempio dire: mi sembra assurdo che a un certo momento si prenda il bilancio della Regione e lo si divida in 74 fette, su questo non sarei d'accordo come non lo siete voi, per un motivo semplicissimo. Ad esempio, quando si legge o si sente che noi vorremmo dare dei denari alla popolazione in base ad un determinato criterio, io penso che al momento dell'attuazione - perché io non l'ho ancora studiato questo problema, come nessuno di voi l'ha studiato, e sarà l'applicazione di questo criterio che sarà necessario vedere - non potremmo neanche dire per esempio che il Consiglio regionale debba distribuire un bilancio e noialtri Consiglieri verremmo qui, per altri problemi di massima importanza che gravitano lo stesso qui dentro. Lo sento già dire, me lo hanno già detto che rimangono altri problemi, ma non so se finanziariamente un bilancio - prima avete fatto cenno all'Assessorato dei Lavori Pubblici - che venga a distribuire 740 milioni ne distribuisca per esempio 10 milioni a ogni Comune per determinati lavori, perché verremmo meno allo scopo per cui ci siamo sempre battuti e che abbiamo sempre sostenuto: è la Regione che deve indirizzare, incanalare e discutere.
Si capisce che qualche volta, quando si prende la parola qui, si ha paura di diventare noiosi e si deve ripetere ugualmente quello che si è detto forse in altre occasioni. E che cosa si è detto in altre occasioni? È da anni che ci battiamo qui dentro, che stiamo cadendo nel ridicolo, ma perché? Lo dicevo l'altro giorno, chiedo scusa, riguardo all'Assessorato dei Lavori Pubblici: si passa in un paese, dove la spesa per la rete fognante è di lire 2 milioni, e l'Impresario... se non saranno due milioni saranno tre, ma la mia citazione in questo momento si riferiva a tutte le somme insignificanti che noi dovremmo certamente deliberare a questi Comuni affinché se li facciano da soli, si diano da fare, ben lontani per esempio dal paternalismo di cui si è sentito parlare. Quindi per me e per tutti noi questo problema indubbiamente è maturo.
Chiedo scusa, ma io penso che da parte tua - e sono le solite battute che poi portano alle polemiche - sia forse anche facile sostenere questa tesi del clientelare, tutte quelle solite frasi che si sentono, perché - io vi annoio, ma ve lo ripeto - voi non siete mai stati al Governo centrale, quindi non vi si può fare carico di queste cose. Ve lo ripeto per l'ennesima volta, sono contento che a un certo momento veniate a farci vedere quello che sapete fare, e ripeto quello che dicevo stamattina: mentre in campo nazionale voi non avete pecche, perché avete sempre avuto la facilità soltanto di chiedere, sempre, poiché chi doveva dare erano altri, invece qui in Regione il problema è diverso, qui in Regione siete già stati su quei banchi. Noi vi possiamo dire che quei problemi non sono stati risolti neanche da voi, e corrisponde al vero, perché avete fatto parte delle maggioranze. Ripeto, si è noiosi, ma a un certo momento qualche volta è necessario esserlo: dal 1959 al 1963, o non so quando, siete rimasti voi in maggioranza; dal 1965 al 1970, non so se sbaglio, anno più, anno meno, ci siamo stati noi, ma poi dal 1970 al 1974 ci siete stati voi, quindi avete avuto voi qui il campo per dimostrare le vostre capacità. Chiedo scusa, non solo sono registrate lì le vostre capacità e si vedono, ma anche le vostre carenze si vedono, perché qui il problema è molto diverso per la situazione che ho detto prima, e al potere ci siete stati.
Qui ci sono problemi che sono fermi da 20 anni e io mi chiedo perché non li potevate risolvere voi, se eravate così in gamba, tant'è che mi viene ancora un'altra battuta. Quando sento per esempio fare delle dichiarazioni come le vostre, onestamente, come valdostano, ti dovrei dire: è un peccato che non tornino lì, perché per esempio questo problema si vede che lo risolverebbero facilmente in un mese, poiché tale è il periodo di tempo richiesto qui per risolverlo. Ecco quindi che io dico: se noi fossimo convinti di queste vostre enormi capacità nel risolvere i problemi per come li avete illustrati, noi saremmo a posto qui di fronte ai nostri elettori e vi dovremmo cedere il posto. Venite qui, però a una condizione: se non mantenete quello che chiedete a noi in un mese, fate le valigie un'altra volta, ma su questo voi non siete d'accordo con noi!
Stabilito ...(voci)... eh già, vedi, Monami, noi stamattina ci siamo sentiti dire cortesemente, come penso di dirlo io, con quell'enorme amicizia che ci lega, sia ben chiaro, e tutti lo sappiamo, perché le nostre battaglie qui dentro sono battaglie ideologiche che fanno arrivare a questo punto, un po' sempre pronti a rivalerci verso gli altri, perché quello che io dico di male oggi magari domani me lo dici tu... però i nostri punti di battaglia sono questi. Quindi, se a un certo momento voi siete così capaci di risolvere questi problemi, noi ci dovremmo ritirare e dire: fate voi e, se non mantenete, ve ne andate. Solo che voi... giusto, è umano, lo facciamo anche noi, fin lì ci battiamo, andate via voi come questa mattina e arriviamo noi, però prima di andare via... non rinvanghiamo certe situazioni, perché sarebbero fuori luogo e fuori tempo. Continuiamo, allora. Siamo tutti d'accordo per risolvere questo problema, ma perché quel famoso dubbio dell'incastratura di cui facevo cenno prima è questo. Vi leggo qui tranquillamente, vorrei dire con simpatia, di non richiedere niente: qui siamo andati a finire al Forte di Bard, impegnando la Giunta a predisporre e a presentare all'esame delle competenti Commissioni (che sarebbero le Commissioni regionali del Consiglio) entro il 31 ottobre 1975... abbiamo capito, non vogliamo mica farcelo ripetere, questa data era stata messa in relazione al bilancio di previsione. Quindi, Consigliere Dolchi, siamo d'accordo come ragionieri, e almeno in questo cercheremo di essere solidali, di poter dire ai Comuni qual è la situazione. Un disegno di legge regionale che prevede uno stanziamento annuo a partire dal 1° gennaio e da ripartire... ecco, è qui che non vorrei si giuocasse sulle parole.
Noi siamo tutti d'accordo su questo argomento e vorrei servirmi di una frase, perché l'amico Monami ha tirato fuori delle frasi giuste e ha detto: noi vogliamo sapere che cosa intendete fare. Che cosa intendiamo fare? Io vi direi una cosa: non la D.C., perché io non seguo questi principi dello scaricare sempre sugli altri quello che possiamo portare anche noi. Noi siamo del parere che qui dentro questo problema deve essere risolto perché lo abbiamo già affrontato troppe volte, qui dentro di discussioni per lavarci la bocca e farci belli con le Amministrazioni locali ne abbiamo già fatte troppe e non abbiamo mai portato avanti niente. È la storia della micina, non mi ricordo più, che aveva fatto i gattini troppo presto con gli occhi chiusi. Io non vorrei che anche questa volta dovesse accadere questo, non vorrei che, arrivati a un certo momento, con questa fretta - non "incastratura" come ho detto io prima, sia ben chiaro - di risolvere il problema nel migliore dei modi, non si concluda niente un'altra volta. È vero che i Sindaci dei Comuni della Valle d'Aosta hanno già espresso in gran parte il loro parere, ma per esempio io vi dico: se per risolvere un problema di questa fattezza si dovesse rimanere prettamente a quello che è scritto qui sopra, di sentire le Commissioni, come viene detto, io penso che almeno il Presidente della Giunta dovrà pur sentire i Sindaci! Perché? Ma è semplice, è il discorso più facile di questo mondo: noi abbiamo sentito dei Sindaci che ci dicono di non aver grandi pretese, che amministrano questi Comuni con difficoltà, non è come certi Comuni in Italia che forse spendono denari volutamente più di quanto possono spendere per richiederli al Governo centrale, come se il Governo centrale i soldi li facesse con la macchinetta, provocando l'inflazione come c'è adesso, come se i soldi del Governo centrale non fossero i soldi di tutta la Nazione! No.
Qui, sono sicuro, non è la solita pompata che si deve fare sempre, perché siamo abbastanza distanti dalle elezioni. Io sono convinto che i Sindaci valdostani e le Amministrazioni valdostane dimostrano la loro serietà, specialmente quelli che sono sempre stati qui, in Valle d'Aosta, in linea di massima ce l'hanno dimostrato: sono degli ottimi Amministratori, perché mi ricordo che anche in passato, quando mi battevo qualche volta con certi Comuni perché facessero dei debiti, dimostrando, conti alla mano, che con la svalutazione forse la spesa fatta dieci anni fa con un mutuo sarebbe stata oggi un'ottima speculazione, non la facevano lo stesso. Noi non abbiamo paura di questo, quindi noi riteniamo che i Sindaci della Valle d'Aosta chiederanno quello che è necessario. Non andiamo però d'accordo con Dolchi e con voi che avete firmato la mozione quando dite: "entro il mese di ottobre", questo dobbiamo risolverlo. Io penso che abbiamo tutti la volontà politica di risolvere questo problema, tutti quanti.
Vorrei soltanto ritornare a quell'appello assembleare che ha fatto prima Dolchi, perché l'appello assembleare è una cosa simpaticissima, anche quella è diventata di moda, quindi esaminiamolo tutti insieme, sarebbe una grande data se lo si potesse risolvere. Allora, se vogliamo fare le cose sul serio, fare degli studi e assumere delle decisioni di tutto il Consiglio, ebbene, Signori facciamolo con questa serietà, ma non facciamolo sotto questa forma. Mi ha fatto piacere quello che è stato aggiunto dopo sulla sfida, ma io penso che su questo problema non ci siano grandi sfide da fare, la sfida la si fa con il bilancio della Regione, secondo il mio modesto parere, perché, se il bilancio della Regione può dare 20 miliardi li darà, se non può darli non li darà, malgrado la volontà di tutti noi. Pertanto non si tratta di fare delle sfide, ma semplicemente di portare avanti con serietà e coerenza questo problema, facendo delle proposte di legge, portandole alle dovute Commissioni, impegnando il Presidente della Giunta, i suoi collaboratori che sono nei Dicasteri più indicati a sentire la voce dei Sindaci, e vedere come le vogliono impostare. Questo è il punto di vista di tutti noi, ad ogni modo parlo a nome della Democrazia Cristiana.
Non si tratta qui di essere alcuni più favorevoli ai Comuni o altri meno, si tratta di risolvere un problema che va avanti da troppi anni. Quando pensiamo che è da dieci, quindici anni che ne parliamo e lo si dovrebbe risolvere in un mese, Signori, allora è segno che noi non vogliamo risolverlo neanche questa volta! Con la massima serietà d'intenti, con la massima buona volontà, e se è possibile con la massima collaborazione com'è stato detto prima, tralasciando la demagogia fuori da questa porta, mettiamoci tutti d'accordo e risolviamolo nel termine più breve. Se ci sarà un'altra aggiunta non ha importanza, ma il problema rimane e deve essere risolto, perché non ci sarà nessuna Giunta di un colore diverso dal rosso, dal nero, dal caffè latte che abbia la possibilità di fare la moltiplicazione dei pani, vale a dire dei miliardi; tutt'al più potrà fare altre moltiplicazioni, ma questo è un altro discorso.
La Democrazia Cristiana è quindi d'accordissimo su questa mozione, ma non com'è fatta, perché per portarla avanti come è stata predisposta vuol dire non risolvere niente, poiché in un mese non si può fare niente.
Dujany (D.P.) - Je crois que la motion présentée par le Groupe Communiste a le mérite de soulever le problème qui est ressenti par les Administrations communales et les Communautés des Montagne et qu'en même temps a toujours mis toutes les Juntes devant beaucoup de difficultés et de choix. Je crois que le moment est mur pour s'acheminer dans cette direction.
Si le Conseil me le permet, je voudrai lire une mi page de Tocqueville: "Il arrive quelquefois alors que la centralisation essaie, en désespoir de cause, d'appeler les citoyens à son aide, mais elle leur dit: vous agirez come je voudrai, autant que je voudrai, et précisément dans le sens que je voudrai. Vous vous chargerez de ces détails sans aspirer à diriger l'ensemble, vous travaillerez dans les ténèbres, et vous jugerez plus tard mon œuvre par ses résultats. Ce n'est point à de pareilles conditions qu'on obtient le concours de la volonté humaine. Il lui faut de la liberté dans ses allures, de la responsabilité dans ses actes. L'homme est ainsi fait qu'il préfère rester immobile que marcher sans indépendance vers un but qu'il ignore... Que m'importe, après tout, qu'il y ait une autorité toujours sur pied, qui veille à ce que mes plaisirs soient tranquilles, qui vole au-devant de mes pas pour détourner tous les dangers, sans que j'aie même le besoin d'y songer; si cette autorité, en même temps qu'elle ôte ainsi les moindres épines sur mon passage, est maîtresse absolue de ma liberté et de ma vie; si elle monopolise le mouvement et l'existence à tel point qu'il faille que tout languisse autour d'elle quand elle languit, que tout dorme quand elle dort, que tout périsse si elle meurt?".
Ce sont évidemment des considérations d'un historien, que Tocqueville a écrit dans son livre "De la démocratie en Amérique", qui nous posent encore une fois devant le problème de la décentralisation et du transfert des compétences et des rapports entre l'État et la Région, la Commune ou les Communautés de Montagne. C'est un problème en ce moment dont est intéressée toute l'Italie, dont est intéressée la France, que les États Fédéraux ont déjà résolu depuis longtemps, évidemment par leurs conceptions justement politiques, mais nous autres nous appartenons à un État unitaire, à un État centralisé qui bouge lentement ses pas vers une décentralisation avec beaucoup d'incertitude et de contradictions. Lorsqu'on parle de l'autonomie des Communes on parle évidemment d'un problème politique qui intéresse le Conseil régional et tous les Partis qui agissent dans le domaine national, parce que la décentralisation du pouvoir est un problème qui dépend de l'Administration régionale et, en même temps, c'est un problème de l'État.
Ce qui nous intéresse en ce moment, faisant partie de ce Conseil régional, c'est le rapport que nous voulons entretenir entre Région, Communes et Communautés de Montagne. Je crois que nous sommes persuadés que le pluralisme du pouvoir est garantie de démocratie, c'est l'unique garantie de démocratie et c'est un moyen pour responsabiliser les citoyens.
Lorsqu'on parle d'un simple transfert d'argent, là j'ai beaucoup de doutes. Si ce transfert d'argent nous donne la possibilité de créer un développement équilibré de toutes les Communes et de toutes les zones existantes dans notre région, faisons cette distribution d'argent, mais si malheureusement cet argent devrait même maintenir le déséquilibre il vaut mieux le laisser aller. Je ne veux pas accuser personne, parce que c'est un comportement général, dû à des nécessités concrètes devant lesquelles tout le Conseil régional s'est toujours trouvé. Évidemment nous devons y penser un petit moment, si vous pensez que la Vallée d'Aoste dans ces 30 ans a grandi d'une façon terriblement déséquilibrée. Il y avait un écrivain qui écrivait: "Paris est tout, la France est le désert". Un habitant de la France sur 5 habite Paris. Ici, en Vallée d'Aoste, nous avons un habitant sur 3 qui habite Aoste, nous avons eu la concentration des tous les services à Aoste et nous avons évidemment aidé ce phénomène du dépeuplement, c'est-à-dire que ce phénomène s'est vérifié d'une façon naturelle parce que nous avons toujours laisser faire et, en laissant faire, évidemment on a choisi toujours les chemins plus rentables. La politique ne décide jamais rien, mais elle subit les développements économiques et les exigences sociales de la population. Si vous pensez que d'Aoste on en a fait la capitale politique administrative, la capitale sanitaire, la capitale de l'occupation, la capitale scolaire et tout cela dépend de nous-mêmes... je ne veux pas faires des reproches à personne, je fais une simple constatation.
Or l'argent sert pour vérifier une certaine décentralisation et pour reporter la Vallée d'Aoste dans une certaine redistribution démographique, de richesse et de services, donc elle doit évidemment parvenir le plus tôt possible. J'ai dit qu'à Aoste il y un habitant sur 3, ce sont des raisons économiques qui nous portent à cela. L'ouvrier de Verrayes, lorsqu'il commence à travailler à la Cogne, est tenté - mais je pourrais parler de Villeneuve, comme de n'importe quelle autre localité -, après quelques années de voyage, de se transférer à Aoste et la tentation normalement vient des femmes: "Pourquoi ne vas-tu pas à Aoste? Tu es plus près du travail, les enfants ont l'école, nous avons l'hôpital et les services médicaux, les enfants pourront avoir un emploi...". Évidemment ce sont des considérations très normales et c'est de là qu'il se vérifie le déplacement, ce sont des raisons économiques et sociales. Nous devons alors renverser le problème et nous apporter dans les Communautés de Montagne ou bien dans les Communes des services différents. Je lisais l'autre jour qu'il y a des Pays, même des Nations telles que l'Angleterre, qui ont distribué les différents services de l'État dans différentes villes, de façon à ne pas tout concentrer à Londres; l'Allemagne, par exemple, a décentré de nombreux services dans différentes villes pour éviter la centralisation. Ne parlons pas de la Suisse: si nous regardons Sion, qui est la capitale du Canton du Valais depuis quelques centaines d'années, elle n'a que 35.000 habitants; là on a un développement discrètement équilibré malgré le phénomène de la montagne qui est un phénomène général. Alors je crois que nous nous devons poser ce problème de fond. Le soixante-dix pour cent de notre population est distribué le long de la Doire et le trente pour cent de la population est distribué - je le dis à peu près - dans plus de cinquante pour cent des Communes. C'est certainement un problème de déséquilibre qui s'est vérifié dans ces derniers cinquante ans surtout et qui est devenu plus grave encore dans ces derniers trente ans.
Moi je suis d'accord, et le Groupe des Démocrates Populaires aussi, d'affirmer dans cette motion une question de principe pour commencer à faire quelque chose dans cette direction de la décentralisation. Je crois que la vérité du Parti Communiste a été celle de poser ce problème qui est très grave et très important pour le développement et également pour l'ethnie de notre Région. Nous sommes d'accord sur la motion avec la gradualité nécessaire pour le transfert de l'argent et de fonctions plus opératives que les Communes et les Communautés de Montagne sont à même de mieux organiser. En même temps, par la suite, si le Conseil est d'accord je proposerais un débat pour poser à l'étude le plan d'aménagement du territoire, de façon que l'Administration régionale commence à discuter et à évaluer ce problème en pleine Assemblée, afin que nous puissions affronter cette distribution d'argent sans créer d'autres déséquilibres dans la Région. D'ailleurs je crois que le problème se pose, il ne s'agit que de dépenser l'argent d'une façon différente en reconnaissant aux Communes et aux Communautés de Montagne une certaine autonomie.
Justement, dans le but de ce que disait Tocqueville, l'homme préfère rester immobile que marcher sans indépendance vers un but qu'il ignore. Évidemment on pourra dire que les Communes et les Communautés de Montagne sont dépourvues de services, dépourvues de certaines organisations techniques; elles commenceront à marcher comme elles le peuvent, elles se tromperont, mais elles seront responsables devant leurs citoyens: c'est par là qu'on fera des hommes responsables qui répondront aux citoyens et aux électeurs.
Dolchi (P.C.I.) - Signor Presidente, alcune considerazioni del collega Bordon mi permettono di chiarire meglio alcune posizioni. Intanto ringrazio i colleghi intervenuti nel dibattito che hanno riconosciuto alla mozione comunista almeno il pregio di aver posto l'accento su un problema di particolare importanza.
Mi è sembrato di capire che Bordon ci dà atto della serietà delle relazioni che egli chiama fiume, a braccio o lette, ma che hanno il pregio, se mi permettete, di mettere il Consiglio in condizioni di discutere appieno sul problema e di realizzare quel confronto che sul piano politico ci auguriamo. Ecco, vorrei precisare che sono frutto di studi, di dibattiti interni del nostro Partito, di contatti con gli interessati. Noi non improvvisiamo, perché sentiamo profondamente la responsabilità di appartenere ad un importante Partito che si sforza in modo politico e concreto di dare delle soluzioni, di interpretare l'evoluzione di una società civile in movimento e sempre cosciente delle proprie responsabilità e dei propri diritti.
Tra parentesi, proprio per dare un contributo alle scelte di carattere economico, il nostro Partito, con un documento che è stato reso pubblico, intende preparare e organizzare un convegno economico - al quale mi auguro siano presenti le forze qui presenti, in questo Consiglio - per approfondire questo tema riguardante la Valle d'Aosta.
Il collega Bordon usa una parola - l'ha usata questa mattina - il cui significato può essere distorto e io lo vorrei precisare, per quello che ci concerne, nei termini più esatti. Bordon dice che molte volte qui si fa della demagogia quando si affrontano temi di fondo della vita politico-amministrativa della Valle d'Aosta in determinato modo. Ecco, noi non possiamo essere d'accordo con lui su quest'affermazione, perché alle volte lui interpreta, o per lo meno attribuisce questo significato; per lui è un significato quello che per noi invece è l'esposizione di posizioni politiche ben precise che noi intendiamo dare in un dibattito e che concernono le impostazioni programmatiche del nostro Partito, del Partito Comunista, della parte che noi rappresentiamo. Non possono esse definite semplicemente "demagogia", bensì sono il frutto di una nostra analisi che diventa proposta politica che noi presentiamo in questo Consiglio, poiché lo riteniamo la sede più adatta per fare delle proposte politiche. E quando formuliamo proposte politiche come quelle che sono contenute nella nostra mozione noi non intendiamo incastrare nessuno.
Noi intendiamo dare un contributo alla soluzione di un problema che tutti abbiamo conosciuto essere maturo, perché se la nostra posizione fosse strumentale, se fosse solamente per incastrare qualcuno, non sarebbe valido solo per il fatto che su 74 Sindaci 9 appartengono al Partito Comunista e 65 appartengono ai Democratici Popolari, alla Democrazia Cristiana, all'Union Valdôtaine, ma tutti i 74 sono responsabili della vita del proprio Comune. Se noi ci preoccupassimo solo dei 9 Sindaci Comunisti facendo una proposta politica faremmo della strumentalizzazione e della demagogia. Noi, invece, poniamo come proposta politica nella nostra mozione una soluzione che chiediamo al Consiglio di affrontare. Non ci intestardiamo sulla data del 31 ottobre che, ripeto, aveva comunque un significato, quello di essere strettamente collegata, se vogliamo, come mi sembra che tutti a parole siamo d'accordo, per dare una soluzione a questo problema, tenendo conto che entro breve termine (entro questi due mesi) i Comuni per loro conto, e la Regione per quanto ci concerne, sono chiamati a predisporre i bilanci preventivi per il 1976.
Mi è sembrato pertanto che in linea di principio nessuno sia di fatto contrario, salvo il Presidente della Giunta. Mi scusi, è stato il primo a precisare che era contrario alla mozione così come formulata, ma in linea di principio mi sembra, dagli interventi svolti, che nessuno sia contrario all'importanza e alla soluzione di questo problema. Di fatto, però, tutti i problemi complessi inerenti al Piano di Sviluppo pongono grosse responsabilità e quindi degli attenti studi e, in ultima analisi, sono ancora una formula per rinviare il problema.
Il Presidente della Giunta dice "discutiamone". La mozione aveva appunto come scopo primario quello di discuterne in Consiglio regionale e, secondariamente, una volta affermati alcuni concetti di fondo in questo consesso, si sarebbe passato ad un lavoro più pratico di elaborazione. Ma discutiamone dove? Intanto non partiamo da zero, perché c'è tutto uno studio dell'Associazione dei Sindaci in cui sono elencati una serie di capitoli che potrebbero essere stralciati dal bilancio regionale e i cui importi potrebbero essere devoluti ad un'attività decisionale dei Comuni, pertanto non partiamo da zero; per lo meno uno studio in questo senso è stato fatto e portava, nel 1974, alla cifra globale di 5 miliardi e 219 milioni. Ritorno all'interrogativo che ho posto al Presidente della Giunta: dove ne discutiamo? Ne abbiamo discusso qui, possiamo concludere con un voto favorevole o contrario alla mozione, ma se le Commissioni non si riuniscono o si riuniscono esclusivamente per affrontare brevemente qualche problema sottoposto dalla Giunta e non approfondiscono e non elaborano, dov'è la sede per cui attorno ad un tavolo si possa concretizzare l'iniziativa politica se il dialogo democratico, quello sostanziale - non quello esclusivamente formale della libertà di parola in sede di Consiglio regionale perché uno fa l'interpellanza o la mozione - se una democrazia sostanziale, che è anche di confronto continuo, non può avvenire proprio per una mancanza di attività democratica del Consiglio regionale e delle sue Commissioni?
Io sono d'accordo: discutiamone, l'obiettivo della nostra mozione era infatti questo. Discutiamone, visto che tutti assieme riconosciamo l'urgenza e l'importanza del problema, discutiamone per trovare assieme un provvedimento che possa soddisfare queste esigenze che ci stanno di fronte, perché sennò è chiaro che ritorniamo alle contrapposizioni, a quella proposta che il compagno Monami ha chiamato "sfida" e che comunque ci è pervenuta anche dal compagno Milanesio. Se non possiamo discuterne è perché le Commissioni non hanno vita e perché una Commissione ad hoc non è stata proposta; noi stessi non l'abbiamo proposta per non aggiungere un'altra che forse non funzionerebbe, come tante altri esistenti che non funzionano, quindi manca questo confronto. La soluzione è quella che i Comunisti che si sono fatti carico di quest'iniziativa presentino una loro proposta di legge sic et simpliciter, molto semplicemente; forse la Commissione non l'esaminerà nemmeno e darà parere unanime perché se ne discuta in aula e poi, in aula, diventando difficile il calibrare gli emendamenti e l'organizzazione degli articoli, si passa ad un voto in cui la maggioranza fa pesare le palline nere!
Secondo me lo scopo della mozione - e concludo - aveva questo significato: credevamo possibile fare un lavoro comune di elaborazione per una proposta, un provvedimento il quale, in base a quanto si era sentito, ci sembrava maturo, soprattutto indispensabile. Ci sembra indispensabile adottarlo con urgenza, se vogliamo fare dei passi in avanti sulla vita di una democrazia sostanziale in Valle d'Aosta nei rapporti tra Comuni, Comunità Montane e Regione nelle rispettive sfere di competenza e con mezzi necessari, affinché ciascuno abbia la potestà di decidere sulle scelte che fa con i finanziamenti - che sono poi la cosa fondamentale - assicurati da questo provvedimento quadro, il quale doveva provenire dalle forze, dall'intelligenza e dal contributo di tutte le componenti di questo Consiglio regionale.
Se questa sfida è possibile o meno, a seconda dell'importanza che volete dare a questa parola, il Gruppo Comunista si farà carico di presentare lui stesso un'iniziativa legislativa e ci auguriamo che abbia poi non solo lo studio di tutti gli altri componenti del Consiglio, ma anche il voto favorevole.
Si dà atto che dalle ore 18,51 alle ore 18,59 presiede il Vice Presidente Perruchon Maria Celeste.
Fosson (U.V.) - Je voudrais reprendre quelques mots prononcés par le Conseiller Dujany. Personnellement j'en partage une partie, mais je ne partage pas la conclusion à laquelle il est arrivé, parce que vraiment les problèmes qu'il a touchés et la complexité des problèmes mêmes qui mènent à une décentralisation comme nous voulons l'entendre, dans le sens qu'il ne soit pas seulement un transfert d'argent mais aussi un transfert de compétence, une valorisation et une responsabilisation des Administrations communales, ceci comporte certainement une étude approfondie. Si aujourd'hui nous pensons d'arriver à trouver une possibilité de faire ce transfert dans l'espace d'un mois ou de deux mois, nous risquerons vraiment de faire seulement et exclusivement un transfert d'argent et de ne tenir pas compte de toutes les questions justement soulignées par le Conseiller Dujany dont nous partageons entièrement ses préoccupations.
Je partage aussi son avis sur la question de ce qui a déterminé la motion communiste, en tout cas elle a mis de nouveau le doigt sur une question qui avait déjà été affrontée et discutée quelquefois mais qui n'a jamais été résolue. Tout de même, toujours grâce à ce qu'a dit le Conseiller Dujany, nous voyons la difficulté d'approuver la motion présentée par le Parti Communiste sans y apporter des modifications. Alors, tout en étant d'accord d'étudier ce problème et de l'étudier de façon si non parfaite au moins d'appliquer en deuxième temps une possibilité qui donne de bons résultats, nous devons nous mettre en tête que cela comporte un certain temps.
Le Conseiller Monami a dit qu'on pourrait commencer à faire quelque chose de façon à permettre aux Communautés de Montagne d'élaborer ces plans (i Piani di Sviluppo); or, pour ce fait de l'élaboration des Piani di Sviluppo de la part des Communautés de Montagne, il y a quelques mois, des fonds ont été alloués par l'État aux différentes Communautés de Montagne pour leur permettre de commencer à faire ce travail d'élaboration des plans. Dans le budget de 1975 nous avons mis d'autres contributions de l'État qui ne sont pas encore arrivées, mais qui sont établies soit pour l'année 1976, soit pour l'année 1977. Ceci ne permet pas de résoudre le problème d'application du plan, mais, tout de même, permet aux Communautés de Montagne de démarrer vraiment vis-à-vis de la préparation des plans. Nous devrions alors voir à travers une étude approfondie qu'est-ce que nous pouvons faire, en suivant, grâce à un débat complet, quelle ligne d'application nous pouvons donner pour celle que nous pensons "une décentralisation des pouvoirs" qui soit accompagnée d'une répartition financière pour permettre aux différentes Communes et aux Communautés de Montagne d'appliquer éventuellement ces plans. Tout ceci, si nous voulons le faire sérieusement, comporte un temps assez long qui ne peut pas être réduit à un mois ou à deux. Nous devons donc tenir en compte ce qu'a été dit avant par le Président de la Junte, qu'il fallait tout de même voir aussi quelles sont les directives que nous voulons appliquer dans un deuxième temps. Je pense que sur la motion, dans son but principal de soulever le problème, nous pouvons être tous d'accord, mais tout de même elle devrait être modifiée sans mettre des termes restreints, en posant effectivement le problème de façon quelle puisse être approuvée par tout le Conseil et prise sérieusement en examen, avec des temps possibles, afin qu'on puisse mettre à l'étude tout ce qui est nécessaire pour arriver aux buts, qu'il me semblent assez partagés par tout le monde, par tous les Partis et par tous les Mouvements présents dans ce Conseil.
Voilà, je me suis permis de dire ceci: j'approuve le fait d'avoir posé la question à la discussion du Conseil, mais tout de même, si nous voulons faire une chose sérieuse, il faut donner le temps possible pour l'approfondir et pour faire quelque chose de réellement valable pour le futur.
Caveri (U.V.) - Presidente della Giunta.
Andrione (U.V.) - È semplicemente per chiarire alcune cose di quanto molto brevemente avevo detto prima.
Non credo che in una situazione come quella in cui ci troviamo possiamo fare un discorso di tipo ideale e cioè stabilire, come sarebbe auspicabile, un rapporto preciso tra libertà e responsabilità, perché allora in questo caso dovrebbero essere i Comuni ad avere le imposte e certamente sarebbe la soluzione migliore, poiché chi è responsabile sa quello che può tirare e quello che deve prevedere ed evidentemente è anche libero. Agiamo in un quadro che è totalmente differente perché la stessa Regione Valle d'Aosta, in Italia, è trattata così come sono trattati i Comuni in Francia, cioè ha diritto ad una quota di imposte che sono comunque statali e non abbiamo quella massima responsabilità che è d'imposizione propria dell'Ente territoriale pubblico. Questo è il punto fondamentale dal quale in questa discussione bisogna partire. Partendo da questo punto fondamentale, è evidente - e qui Dujany ha ragione - che quello che possiamo fare è limitare il gravissimo danno costituito da una legislazione anacronistica che pone sulle spalle dei Comuni una serie di compiti infiniti - Monami ne ha citato una serie - mentre non dà agli stessi la possibilità finanziaria di sopperire a quei compiti che la legge pone a loro carico.
Chiedo scusa, prego, prego... (voce del Consigliere Monami)... no, no, era appunto quello che dicevo prima... (voce del Consigliere Monami)... sovraimposte, sì, sì, ma tu sai benissimo dire quali sono le aliquote delle sovraimposte quando racimolo dieci milioni.
Mi sembra di poter continuare il discorso dicendo che la Regione ha dei compiti propri che non possono essere dimenticati e cioè che questo importante problema, così com'è stato sollevato, è una parte, è uno specchio del problema generale della pianificazione regionale, perché quando Monami si alza - io non la conosco così bene come lui perché lui è più abituato di me a recitare quella litania che comincia: scuola, casa, trasporti, e poi non mi ricordo più - attribuisce alla Regione un certo numero di compiti per i quali la Regione deve avere dei finanziamenti. Dolchi ha detto giustamente che quello che conta poi alla fine, dopo aver fatto il giro della demagogia delle battute di Bordon, quelle di Monami, è di arrivare al sodo, ai finanziamenti.
Ripeto quindi quello che dicevo prima: uno dei compiti fondamentali di questa discussione deve essere la compatibilità, cioè una pianificazione regionale nei confronti dei Comuni, sapendo noi quali sono le nostre possibilità e la nostra volontà di intervento in Valle d'Aosta e sapendo qual è la quota parte del bilancio regionale che può essere devoluta ai Comuni.
Io mi permetto di dire - e in questo credo che Dujany mi abbia preceduto - che una semplice distribuzione di fondi, fatta con qualsiasi tipo di parametro e studiata magari a tavolino per notti intere, non porterebbe ad una soluzione del problema di fondo, ma semplicemente all'acclimazione di certi gravi malesseri che oggi i Comuni sentono. Ed è su questo che noi siamo disponibili, come dicevo, per una discussione, che però non può investire soltanto questo aspetto importantissimo ma settoriale, bensì deve investire l'arco. Non vorrei riprendere quanto detto stamattina sul Ministro Toros, avevo avuto un'impressione differente della discussione, perché mi sembrava che il Ministro Toros avesse fatto una bellissima conferenza universitaria di geometria piana, poiché si è parlato di arco, di quadrato, di piramide e di altre cose di questo genere - ero presente e me lo ricordo bene -, tutto l'arco dei problemi della Regione che vanno dal Comune agli interventi che la Regione deve fare in quanto tale.
Di conseguenza, se su quest'esposizione il Gruppo Comunista concorda, se accetta una discussione che d'altra parte potrebbe benissimo essere fatta, tutti concordi, su una vostra proposta di legge, perché potrebbe essere un metodo valido e cioè quello di eliminare il campo da una prima parte e discutere su un testo - accettabile o meno, questo non lo posso sapere adesso - se su questa proposta si concorda, si può modificare la parte dispositiva della mozione in maniera da arrivare a concordare un'azione comune. Se invece si vuole fare carico all'Esecutivo, alla vigilia dell'obbligo che abbiamo di presentare un bilancio regionale, com'è stato ricordato da quei banchi, obbligo che comporta evidentemente da parte nostra alcune scelte prioritarie, obbligo di discuterlo da parte di tutti Consiglieri e quindi al massimo di arrivare lì - mi scuserete, ma lo ripeto - con una meschina spazzolata distribuendo qualche centesimo, ebbene, su questo aspetto del problema non sono d'accordo.
Io non so se con il vostro aiuto, in così breve tempo, sarà possibile arrivare ad una soluzione del problema accettabile, comunque vorremmo sentire l'Associazione dei Sindaci, i differenti Partiti e Movimenti, vorremmo cioè mettere tutte le parti interessate di fronte a una discussione serena, chiara e precisa. Fatte queste... non dico riserve... fatto questo quadro entro il quale deve svolgersi la discussione, noi siamo a disposizione del Gruppo Comunista che ha sollevato questo specifico problema, che per noi è un problema di pianificazione regionale, come purtroppo ne esistono tanti altri.
Chanu (D.P.) - Io ritengo che il pregio di questa mozione sia stato quello non solo di mettere il dito sulla piaga o sul problema, come diceva l'Assessore Fosson, ma anche quello di verificare - e in questo voglio essere ottimista - la nostra volontà regionalista intesa nel senso più nobile del termine, cioè non un regionalismo in senso solo ascendente, la pretesa di un decentramento sul gradino Regione-Stato a cui poi invece faccia da contrapposto una forma di conservatore autoritarismo nei confronti Regione-Enti locali o Istituti territoriali che nella graduatoria si trovano al di sotto. Ritengo che questo sia importante, al di là delle polemiche che hanno mantenuto - e non sta a me certo sindacare o giudicare sul problema - un livello dignitoso: è questo il minimo comune denominatore che ci deve vedere tutti sullo stesso piano se vogliamo effettivamente fare fede a noi stessi e alle nostre professioni di regionalismo, perché non possiamo avere un ideale regionalista a senso unico, ma evidentemente se si è regionalisti e se si è dei decentratori lo si deve essere in tutti i sensi.
Detto questo, evidentemente la complessità del problema non può sfuggire a nessuno, così come non è sfuggito e non può sfuggire ai presentatori della mozione, proprio perché il problema del riparto finanziario costituisce solo un aspetto che non direi marginale, ma comunque un aspetto importante benché non esclusivo. Il grosso problema a monte è quello di un trasferimento razionale di competenze, di poteri. Vi è poi anche la sussistenza dell'altro problema, cioè dell'esistenza, fra la realtà regionale e la realtà dei Comuni, di una terza realtà, quella delle Comunità di Montagna che, a mio avviso, proprio in una discussione del genere, rivendicano una loro dignità e una loro ragion d'essere. Ci rendiamo conto che, mentre fra Comune e Regione il salto può essere grande, fra Comunità e Regione e, a sua volta, fra Comunità e Comuni, i salti possono essere di portata assai minore, quindi con possibilità di quelle riorganizzazioni a livello intercomunale che, a mio avviso, proprio per le limitate dimensioni di troppi nostri Comuni devono costituire un antecedente necessario, e questo sia che riguardi il trasferimento delle competenze, sia che riguardi il riparto finanziario.
Il problema - e questo è un dato di fatto su cui tutti concordiamo - è maturo e non deve essere affrontato solo come palestra di dialettica, ma con una visione realistica e con la volontà di risolverlo. Lo dicevo in premessa con un'affermazione pratica di vero regionalismo: tenuto conto della complessità, ritengo che questo problema, nelle sue varie implicazioni e nello stesso tempo per la sua urgenza, non necessiti solo di questo dibattito, ma certamente ne dovranno seguire altri, e a mio avviso non devono portarsi sul piano della sfida, su chi fa meglio o su chi fa prima, bensì sul piano della collaborazione fattiva di tutti per fare il meno peggio possibile (io sono un modesto) e il meno lentamente possibile (perché sono altrettanto modesto e realista). Credo che su questo punto certamente potremo trovarci d'accordo e avremo occasione di confrontarci. Per cui, concludendo - e in ciò praticamente traduco quanto aveva detto Dujany e nello stesso tempo riprendo quanto detto dall'Assessore Fosson - si potrebbe trovare la possibilità di dare conclusione a questo dibattito con una formulazione unitaria della parte dispositiva del deliberato nella quale si riaffermino questi principi e, contemporaneamente, non ci si sclerotizzi su date che forse noi stessi ci rendiamo conto possano costituire soltanto poi un pretesto per dire: "non abbiamo potuto fare e quindi non facciamo".
Se i proponenti sono d'accordo, ci potremmo trovare per dare una soluzione a questo dispositivo con queste riaffermazioni di principio che sono valide e certamente da tutti noi sentite. Potremmo risolvere il dibattito naturalmente con il convincimento interiore che non si tratti, come dicevo già stamattina, del solito asettico deliberato venuto fuori dopo tante discussioni che lascia il tempo che trova, ma che costituisca un vero punto di partenza: in ciò sta la bontà, la validità e anche la tempestività.
Vorrei dire, per quel che riguarda la mozione presentata dai Comunisti, che si tratta di una pietra di avvio per la rapida soluzione di un problema che tutti sentiamo.
Caveri (U.V.) - Mi sembra che il Consigliere Milanesio avesse presentato un ordine del giorno... non so, poi darò la parola al Consigliere Dujany.
Milanesio (P.S.I.) - L'intenzione di questo ordine del giorno...
Caveri (U.V.) - Questo lo dico in riferimento alla conclusione di Chanu.
Milanesio (P.S.I.) - Certo, questo ordine del giorno non vuol essere in alternativa e quindi c'è la possibilità probabilmente di trovare un componimento nella parte finale, nella parte deliberativa della mozione presentata dal Partito Comunista. È un brevissimo ordine del giorno che, secondo me, riassume abbastanza il significato della discussione che c'è stata qui, e reciterebbe così:
Ordine del giorno
Il Consiglio regionale, concordando sull'opportunità dell'intervento finanziario regionale a favore dei Comuni della Valle d'Aosta, dà mandato al Governo regionale di predisporre nei tempi brevi una o più proposte di legge che, disciplinando in modo tecnicamente efficiente e politicamente democratico l'organizzatone dei diversi livelli politico-amministrativi (Regione, Comunità Montane, Comuni) consenta di esplicare appieno, e nelle diverse sfere di competenza, l'autonomia effettiva di questi organi.
Mi pare che questo vada incontro alle richieste fatte da diversi Consiglieri circa la possibilità che ognuno di questi organi, nella sua sfera di competenza, esplichi in modo pieno e totale quell'autonomia di decisioni e di intervento; evidentemente devono avere anche un supporto economico e finanziario, oltre che morale e politico.
Pertanto io non lo presento in alternativa; se ci sarà un'intesa e la volontà di arrivare nella parte deliberativa, non è presentato in alternativa. Volevo poi anche precisare che non è stata lanciata nessuna sfida. Io ho detto incidentalmente in questa discussione, anche per altri problemi, che oltre a sollevare i problemi - ed è sempre bene sollevarli - è opportuno, quando si tratta di problemi che non siano estremamente complessi come l'attuale, per il quale certamente occorre quanto meno un ufficio studi onde poter fare proposte un po' serie... ecco, se si arrivasse con delle proposte già un po' concrete, forse il Consiglio farebbe un lavoro più produttivo e non finirebbe per trasformarsi in una palestra così accademica. Comunque mi pare che oggi il discorso sia stato abbastanza concreto e con questo non volevo criticare gli interventi che ci sono stati, poiché ritengo siano stati tutti concreti e centrati sull'argomento.
Ripeto: questo ordine del giorno non è in alternativa se si vuole trovare, con uno spirito unitario, una risposta unitaria a questo problema; se non si vuole, allora magari verrà presentato in alternativa.
Caveri (U.V.) - Consigliere Dujany, con preghiera di non fare una concione sui temi già svolti, poiché dobbiamo avviarci ad una conclusione. Sono le 19,24, arriviamo a mala pena a finire l'ordine del giorno di ieri e dovremmo cominciare l'ordine del giorno di oggi.
Dujany (D.P.) - Parlerò per non più di cinque minuti.
Volevo solo precisare il mio pensiero. Quando dicevo che siamo d'accordo su questa mozione per iniziare gradualmente un trasferimento di denaro e di funzioni intendevo dire che il contenuto di questa mozione pone un problema di un'ampiezza e direi di una rivoluzione rispetto alla prassi passata che richiederà molta riflessione e tempi relativamente lunghi. Non però vorrei che oggi si chiudesse con un ordine del giorno più o meno sentimentale e poi non si rispondesse almeno ad alcuni fatti. Tanto più che con la distribuzione di una quantità di denaro, seppur limitata - ma è il primo avvio alle Comunità Montane - c'è il rischio di percorrere quella strada di distribuire del denaro senza dare compiti precisi in questa fase di transizione in cui le Comunità Montane non hanno ancora avuto la possibilità di dotarsi di un Piano di Sviluppo e di un Piano Urbanistico; naturalmente in questa fase di transizione rischiano di spendere denaro in una direzione che non potrebbe essere considerata prioritaria, in una visione più globale di sviluppo che intende dare la Regione. Per di più si rischia, ad un certo momento, di integrare con altri contributi regionali investimenti che la Comunità Montana o il Comune ritiene di fare; quindi rischiamo di sovrapporre denaro speso senza nessun obiettivo con altro denaro, creando naturalmente un disordine che potrebbe essere pregiudizievole in avvenire.
Ora io credo, quando si parla di "trasferimento di funzioni", che dobbiamo incominciare a vedere le cose gradualmente, quindi dico ad esempio: alcuni tipi di interventi sul Piano dei Lavori Pubblici - e si precisano quali - sono di competenza dei Comuni e delle Comunità Montane, e di lì la Regione non ci pensa più. Incominciamo a fare questi piccoli passi, ci confronteremo successivamente, verificheremo naturalmente qual è il risultato di quel tipo di comportamento e pian panino naturalmente si avvia un discorso di decentramento che permetta ai Comuni di crescere, alle Comunità Montane di organizzarsi e all'Amministrazione regionale di diventare sempre più organo di programmazione e di indirizzo e meno organo operativo. Insomma, è chiaro che in tutti questi anni c'è stata una serie di interventi che si sono sovrapposti gli uni agli altri e certamente il modo con cui è distribuito il denaro della Regione - non per colpa di nessuno - non credo che sia di soddisfazione, a nessuno. Pertanto questo esame delle cose che avvengono oggi, viste su un piano di sintesi, per riesumarle, diciamo per risistemarle in una scelta che può essere di inizio e sarà graduale verso un decentramento verso i Comuni, deve iniziare subito, altrimenti naturalmente rischiamo di fare...
Ecco quindi la proposta concreta: gradualità vuol dire affrontare il problema gradatamente, però affrontando subito qualcosa. Occorre prima un minimo di indagine su come sono distribuiti i denari in questo momento, quali finalità raggiungono, vedere se questi rientrano in alcuni obiettivi che la Regione si pone e vedere di ridistribuirli in un modo diverso, dando già subito ai Comuni e alle Comunità Montane alcune funzioni e una certa quantità di denaro per assolvere alle stesse.
Caveri (U.V.) - Consigliere Milanesio.
Milanesio (P.S.I.) - ... la proposta di sottoporre alla votazione del Consiglio regionale l'ordine del giorno che ho letto prima; se il Presidente lo ritiene, lo rileggo, oppure i Consiglieri lo danno per letto e ascoltato.
Caveri (U.V.) - Legga pure.
Milanesio (P.S.I.) - "Il Consiglio regionale, concordando sull'opportunità dell'intervento finanziario regionale a favore dei Comuni della Valle d'Aosta dà mandato al Governo regionale di predisporre nei tempi brevi una o più proposte di legge che, disciplinando in modo tecnicamente efficiente e politicamente democratico l'organizzazione dei diversi livelli politico-amministrativi (Regione, Comunità Montane, Comuni) consenta di esplicare appieno, e nelle diverse sfere di competenza, l'autonomia effettiva di questi organi".
Caveri (U.V.) - Osservazioni? Consigliere Dolchi.
Dolchi (P.C.I.) - Noi riteniamo che l'ordine del giorno presentato riassuma, da un punto di vista abbastanza aderente, il dibattito che si è svolto in linea puramente teorica; non affronta secondo noi il problema specifico che aveva sollevato la mozione e che - lo ripeto ancora una volta, mi scusino i colleghi - è legato al provvedimento del bilancio regionale e dei bilanci comunali.
Non possiamo essere contrari all'ordine del giorno che traccia una linea su cui concordiamo, però insistiamo anche sul fatto che il dispositivo della nostra mozione era più concreto e impegnava maggiormente la Giunta. Il dibattito ha anche però evidenziato il fatto che, se non può farlo, non dico la Giunta, ma se non può farlo un lavoro comune dei Gruppi, come noi auspicavamo, può farlo un Gruppo che si prende quest'iniziativa.
In conclusione, per non dilungare questo dibattito, la posizione del Gruppo Comunista è la seguente: noi voteremo l'ordine del giorno chiedendo al Presidente del Consiglio di mettere poi ai voti, come del resto ci viene di diritto, il dispositivo della mozione con questo significato: né di incastrare nessuno, né di porre dei termini, ma con lo sforzo di poter realizzare quanto ci proponevamo nei confronti del Consiglio, fissando quella data con lo sforzo di realizzare quel documento che potrebbe essere poi discusso dal Consiglio regionale.
Penso di essere stato chiaro: voteremo a favore e dell'ordine del giorno e della mozione che abbiamo presentato ...(voci)... con Bordon, siccome abbiamo annunciato il voto favorevole all'ordine del giorno e il voto favorevole al dispositivo della mozione, il collega Bordon ha chiesto se eravamo disposti a modificare questa data e io ho detto che il 30 novembre poteva trovarci consenzienti. Ecco, per non mettere in difficoltà la Presidenza sul testo da mettere in votazione, noi stessi proponiamo la data del 30 novembre.
Caveri (U.V.) - Consigliere Bordon.
Bordon (D.C.) - Una precisazione, solo questa: non è questione di data o di mese, l'impostazione della mozione non guastava niente, perché l'abbiamo seguita e l'abbiamo discussa. Secondo me l'errore è di voler continuare a porre un termine, è questo il discorso. Perché - come ho detto prima lo ripeto adesso - non si possono fare le riunioni dei Gruppi, delle Commissioni? Ma non è affatto vero! Io penso che, se noi vogliamo rimanere senza dei secondi fini e portare avanti questo problema... Presidente della Giunta, quale incarico ha al più presto possibile? Di sentire i Sindaci, di vedere che cosa può fare, come lo può impostare e si servirà delle Commissioni subito dopo. Non si può dare un mandato con una data fissata in quel senso perché, come dico, cade tutto lo scopo. Perché, io che ho interesse a portare avanti una questione e che la si risolva, dopo dieci anni di discussione che non è stata risolta, la devo risolvere in due mesi?
Io sono del parere che è un errore, è segno che c'è qualche cos'altro nel voler fissare i due mesi, perché se qui siamo tutti d'accordo di portare avanti questo problema, ritengo che non ci sia un termine da seguire.
Caveri (U.V.) - Io vorrei sapere che cosa intende fare la maggioranza in relazione alla mozione... sì, ma bisogna che ci sia comunque un'indicazione, perché i Consiglieri... scusi, cosa dice lei?
Ramera (D.C.) - ... del mio Gruppo, non posso impegnare altri, questo è chiaro. Se siamo d'accordo a votare l'ordine del giorno che dice una cosa, non credo che la maggioranza possa votare il dispositivo della mozione che è in termini restrittivi. Per cui, mentre l'ordine del giorno è abbastanza chiaro e può soddisfare diciamo le esigenze, il desiderio di tutti di portare avanti questo problema, il dispositivo della mozione è talmente ristretto che, a certo momento, fa a pugni con l'altro.
Io non posso votare la stessa cosa due volte, io ne voto una e non posso votare l'altra.
Caveri (U.V.) - Quindi lei annuncia l'astensione o la votazione in senso contrario? ...(voci)... Ecco, allora pongo in votazione l'ordine del giorno presentato dal Consigliere Milanesio. Chi è favorevole è pregato di alzare la mano.
Chanu (D.P.) - Per dichiarazione di voto, Presidente, a nome del Gruppo dei Democratici Popolari.
Per quello che riguarda l'ordine del giorno, riservandomi di fare la dichiarazione al momento della messa in votazione della mozione, i Democratici Popolari dichiarano voto favorevole per lo spirito e per i concetti che praticamente traducono quello che è stato il risultato della discussione da parte di tutti i Gruppi, del quale l'ordine del giorno pare informato, pur facendo presente che l'ordine del giorno, per la sua genericità, potrebbe prestarsi a quello che dicevo prima nelle premesse, di rimanere soltanto una vacua manifestazione di principio.
Caveri (U.V.) - Allora pongo in votazione l'ordine del giorno presentato dal Consigliere Milanesio. Chi è favorevole è pregato di alzare la mano.
Esito della votazione
Presenti, votanti e favorevoli: 33
Il Consiglio approva all'unanimità.
Caveri (U.V.) - L'ordine del giorno è approvato. Pongo ora in votazione la mozione presentata dal Gruppo Consiliare Comunista. Chi è favorevole è pregato di alzare la mano. Dica... tanto la sappiamo già, ad ogni modo dica pure.
Chanu (D.P.) - Se lei la sa, la faccia lei!
Caveri (U.V.) - Non posso sostituirmi a lei!
Chanu (D.P.) - I Democratici Popolari annunciano voto favorevole alla mozione nella sua parte sia deliberante che dispositiva e, andando di contrario avviso al formale anacronismo, alla formale antitesi sollevata dal Consigliere Monami, giustificano la loro decisione in questo senso: riteniamo che in materia politica, più ancora che in materia giuridica, i termini non siano tanto perentori in quanto ordinatorio. Riteniamo pertanto che questo termine messo nella mozione adesso - che sia quello di fine ottobre o quello del 30 novembre non conta - stia ad indicare la volontà, da parte dei proponenti, di impegnare la Giunta ed impegnare l'Esecutivo non solo ad accogliere una petizione di principio, ma ad entrare al più presto sul piano operativo per poter arrivare, anche con quella gradualità di cui si era fatto carico di esprimere il Consigliere Dujany, alla soluzione di problemi, i quali potrebbero essere affrontati gradualmente in una visione globale, ma anche con possibilità di interventi, diciamo, di carattere... se non preliminare, comunque di una certa priorità, là dove effettivamente la Regione potrebbe cominciare a decentrare di fatto quanto dovrà decentrare, se vogliamo essere conseguenti di diritto alla nostra idea regionalista.
Caveri (U.V.) - Presidente della Giunta.
Andrione (U.V.) - Un termine ordinatorio è sempre un termine e, come principale responsabile di questo termine, sono costretto a votare contro per evitare l'amaro calice di predisporre in un mese un progetto di legge che richiede, come penso tutti abbiano palesemente affermato, una certa ponderazione.
Caveri (U.V.) - Quindi coloro che sono favorevoli alla mozione presentata dal Gruppo Consiliare Comunista sono invitati ad alzare la mano.
Esito della votazione:
Presenti: 33
Votanti: 33
Favorevoli: 14
Contrari: 17
Astenuti: 2 (Milanesio e Tripodi)
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Il Consiglio non approva la soprariportata mozione.
