Oggetto del Consiglio n. 311 del 1° ottobre 1975 - Verbale
OGGETTO N. 311/75 - Approvazione di un ordine del giorno concernente il trasferimento alla Regione Valle d'Aosta delle funzioni amministrative e delle altre norme necessarie per dare attuazione allo Statuto speciale.
Mozione
Il Consiglio regionale della Valle d'Aosta
- richiamate la discussione e approvazione nelle sedute del Senato della Repubblica, in data 15 e 16 luglio 1975 del disegno di legge "Norme sull'ordinamento regionale e sulla organizzazione della pubblica amministrazione" (n. 114/B) già approvato dal Senato e modificato dalla Camera dei Deputati;
- ricordato che fra le modificazioni apportate dalla Camera ve ne sono di grandemente pregiudizievoli per il trasferimento di numerosi, importanti, effettivi, previsti, poteri alla Valle d'Aosta il cui statuto non prevede norme di attuazione;
- preso atto della presentazione al Senato, in seduta pubblica, da parte dei Senatori comunisti Germano Modica, Cossutta, Perna, Adamoli ed altri di un ordine del giorno di grande interesse per la Valle d'Aosta che dice testualmente:
"Il Senato,
considerato che lo stralcio avvenuto alla Camera delle "norme riguardanti le Regioni a Statuto speciale e le province di Trento e Bolzano affida alle norme di attuazione contenute nei rispettivi statuti speciali il compito di operare il trasferimento delle deleghe e dei nuovi compiti alle Regioni;
tenuto conto che per la Regione a Statuto speciale Valle d'Aosta non sono previste nello statuto "norme di attuazione";
impegna il Governo a presentare rapidamente in Parlamento un provvedimento legislativo che preveda per la Valle d'Aosta la costituzione di una Commissione paritetica di quattro membri, di cui due nominati dal Governo e due dal Consiglio regionale valdostano, i cui compiti dovranno essere quelli di proporre i decreti legislativi per il trasferimento delle funzioni amministrative alla Regione e di dettare le norme necessarie per dare attuazione allo Statuto speciale di cui alla legge costituzionale 26.2.1948 n. 4";
- preso altresì atto che nella seduta pubblica del 16 luglio, in riferimento al citato documento dei senatori comunisti il relatore Agrimi ebbe a manifestare, pur rimettendosi al parere del Governo, "la sua integrale adesione all'ordine del giorno presentato dai Senatori Germano, Modica ed altri" e che il Ministro Morlino, in rappresentanza del governo, ebbe testualmente a dichiarare "...per la Valle d'Aosta - a proposito della quale è stato presentato un ordine del giorno che non ha (parla a nome del governo n.d.r.) nulla in contrario ad accettare - in relazione a cui occorrerà valutare l'opportunità di scegliere la via della legge formale";
- ritenuto indispensabile e urgente riaffermare la unanime volontà del Consiglio regionale della Valle d'Aosta sulla necessità che la Regione possa avere, in tempi accelerati, la propria certezza normativa e programmatica in attuazione dello Statuto speciale del 1948 e dei principi autonomistici sanciti dalla costituzione repubblicana e affermatisi pure nell'evoluzione della efficace funzione di tutte le regioni
delibera di approvare il seguente:
Ordine del giorno
Il Consiglio regionale della Valle d'Aosta
richiamato l'ordine del giorno presentato nel corso del dibattito sul disegno di legge 114/B al Senato ed accolto dal governo per bocca del Ministro Morlino nella seduta pubblica del 16.7.1975;
esprime
al governo fervidi e pressanti voti affinché - mantenendo gli impegni assunti - la materia venga celermente affrontata ed intraprese - in accordo con i parlamentari valdostani ed il Consiglio regionale - le necessarie iniziative al fine di evitare alla Valle d'Aosta di essere assurdamente l'unica regione - fra quelle a Statuto speciale e a Statuto ordinario - a non poter esplicare interamente le proprie funzioni costituzionalmente attribuite a mezzo dello statuto speciale.
F.ti: Giulio Dolchi - Gianna Bianco Siggia - Luigi Monami - Manganoni Claudio - Crétier Egidio - Tonino Aldo - Franco Chincheré
Caveri (U.V.) - Il Consigliere Dolchi è pregato di illustrare la sua mozione.
Dolchi (P.C.I.) - Signor Presidente, colleghi del Consiglio, dopo che ieri pomeriggio abbiamo affrontato una serie di questioni di normale amministrazione che hanno provocato anche alcune polemiche, con questa mozione ritorniamo ad un problema di carattere politico più generale che il Gruppo Comunista, che noi Comunisti consideriamo di notevole importanza.
La mozione propone infatti un ordine del giorno con il quale il Gruppo Comunista invita il Consiglio regionale a richiamare l'attenzione del Governo su alcuni impegni assunti in sede parlamentare, in occasione della legge che va sotto il nome di "Norme sull'ordinamento regionale e sull'organizzazione della pubblica amministrazione" e che viene considerata come legge di trasferimento dei poteri dallo Stato alle Regioni. I colleghi mi scuseranno se ruberò loro alcuni minuti per fare il punto della situazione; mi sembra indispensabile, se il Consiglio regionale vuole assumere una posizione che noi ci auguriamo ferma e precisa in materia. Una breve cronaca, quindi, come messa a punto.
Circa tre anni fa veniva presentato un disegno di legge, che prendeva appunto il n. 114, concernente la materia di cui vi ho detto, è l'oggetto di cui vi ho dato lettura prima. Questo disegno di legge n. 114 era stato approvato dal Senato dopo circa due anni di studi, di dibattiti e di confronti, era stato approvato con il voto favorevole dei massimi Gruppi dei Partiti dell'arco costituzionale e, per quanto ci riguarda, con il parere e con il voto favorevole del Partito Comunista.
In quella sede erano stati anche presentati una serie di emendamenti, alcuni accolti, alcuni approvati, di ordini del giorno, di raccomandazioni che sottolineavano la necessità di risolvere il problema del trasferimento non solo per le Regioni a Statuto ordinario, dove direi quasi per assurdo che le cose erano più semplici, proprio per la natura degli Statuti di queste Regioni, e dove invece erano più difficili le interpretazioni e le puntualizzazioni per quanto riguardavano le Regioni a Statuto speciale. Dopo questi due anni di studio il disegno di legge è andato alla Camera e questa lo ha notevolmente ridotto e modificato, soprattutto ha ridotto il testo che era stato votato al Senato, il quale, nel mese di luglio del 1975, si è ritrovato a riesaminare questo disegno di legge chiamato "114/B" proprio perché era stato modificato dalla Camera. Il Senato si è trovato di fronte aa un bivio: o approvare questo provvedimento così come lo aveva modificato la Camera, o nuovamente ribadire alcuni concetti che avevano trovato consenziente la stragrande maggioranza del Senato e che avevano invece trovato non consenziente la maggioranza della Camera che li aveva modificati.
Per chiarezza, la nostra parte politica, il Gruppo Comunista, proprio per questa differenziazione di valutazione tra il Senato e la Camera, si è astenuto alla Camera e il Senato, come dicevo, nei giorni 15 e 16 luglio ha discusso questo problema e si è trovato di fronte a questo bivio. Il Senato, per lo meno la forte maggioranza, e il Partito Comunista al Senato, non hanno avuto esitazioni nella scelta, hanno cioè valutato che fosse più importante approvare questo provvedimento comunque, così come era ritenuto dalla Camera, anziché insistere su alcuni concetti che avevano pur tuttavia trovato l'unanimità nel preventivo esame al Senato stesso. Se leggete i resoconti traspare chiaramente anche un certo disappunto dei componenti di Palazzo Madama nei confronti dei tagli operati a Montecitorio. L'importante - lo potete anche leggere dai resoconti e viene fuori chiaramente - era che si completasse il trasferimento dei poteri alle Regioni così come avvenne poi con il voto di nuovo di tutti i Partiti dell'arco costituzionale, ivi compreso quello comunista. Il provvedimento divenne poi la legge delega n. 382 del 22 luglio 1975, pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale del 20 agosto. Questa - scusate se vi ho rubato alcuni minuti - è la storia di una legge che interessa tutte le venti Regioni a Statuto ordinario e a Statuto speciale. Vi ho detto pertanto quali sono state le differenziazioni che avevano posto in posizione diversa le Regioni a Statuto ordinario e quelle a Statuto speciale di fronte al Parlamento.
Vediamo ora quanto ci interessa direttamente e che riguarda la Valle d'Aosta. Mentre il primitivo testo approvato dal Senato prevedeva tutte le venti Regioni comprese nei provvedimenti di delega - e quindi nella definizione in tempi abbastanza brevi, si tratta di 12 mesi - di questi trasferimenti, la Camera ha ritenuto di dover escludere le Regioni a Statuto speciale, perché i loro Statuti già prevedevano particolari norme di attuazione (vedasi l'Alto Adige e la Sardegna, in cui tali trasferimenti di poteri erano avvenuti con atti formali legislativi, ci ricordiamo per l'Alto Adige il famoso "pacchetto").
Nessuno si è accorto che lo Statuto della Valle d'Aosta non prevede particolari norme di attuazione e quindi si poneva il problema di come procedere nei confronti di questa Regione o comunque questa Regione sarebbe stata esclusa, a quanto è stato detto nel dibattito parlamentare e anche in Commissione, dalla delega che questa legge forniva al Governo. È un problema che era già sul tappeto, i colleghi Consiglieri lo ricordano da tempo. Ricordo poi per inciso - e altri forse lo potranno fare meglio di me - la visita del Ministro Toros ad Aosta alla fine del 1973, dove i Capi Gruppo e i Consiglieri hanno avuto occasione di discutere di questi problemi. Ricordo ancora, nella mia qualità di Presidente del Consiglio, di avere accompagnato personalmente l'allora Presidente Dujany in un incontro-dibattito con la Commissione interparlamentare per le Regioni, presieduta dal Senatore democristiano Oliva. Ricordo infine l'esistenza di una proposta, già dibattuta in Consiglio regionale, con la quale si richiamava l'attenzione del Parlamento sulla necessità di istituire una Commissione di quattro personalità - due nominate dal Governo e due nominate dalla Regione - le quali, d'intesa con la Regione, avrebbero dovuto presentare dei provvedimenti all'esame parlamentare o al Governo come elementi che potevano entrare nella famosa "legge delega". Direi di più: in quell'occasione abbiamo anche discusso - ma lo accenno solo, perché mentre ieri mattina c'è stato un colloquio tra il sottoscritto e il Presidente della Giunta questa mozione permette l'intervento di altri, quindi accenno solo le differenze di posizione riguardanti il metodo - sulla procedura da seguire, cioè se fosse più utile alla Valle d'Aosta un pacchetto unico come per il Trentino-Alto Adige o se non fosse più opportuno suddividere in vari provvedimenti tutta la materia, proprio per la difficoltà di alcuni argomenti, in modo che un settore o un argomento non intralci la normale conclusione positiva degli altri sui quali non vi sono discussioni.
Dicevo quindi che il disegno di legge diventato "114/B" ritornava al Senato. Al Senato, alcuni Senatori Comunisti, amici della Valle d'Aosta, hanno presentato un ordine del giorno perché si sono accorti della situazione in cui veniva a trovarsi la Valle d'Aosta. L'ordine del giorno è riportato integralmente nella mozione che abbiamo presentato, risulta dal resoconto sommario della seduta del Senato del 15 luglio; ve ne faccio grazia, non lo rileggo. Devo però aggiungere, proprio perché ho parlato con alcuni dei presentatori di questo ordine del giorno (Germano, Modica, Cossutta, Adamoli ed altri), che il fatto dell'aver raggiunto un accordo sul non passare a votazioni che potessero turbare l'orientamento concordato circa il voto sul disegno di legge così come è ritornato dalla Camera, ha consigliato, dopo quegli accordi avvenuti in corridoio come succede anche in questo Palazzo, di ritirare l'ordine del giorno, così come ha fatto il primo presentatore, Senatore Piero Germano, a condizione che ci fosse nella replica e nelle relazioni ufficiali del giorno dopo, prima del voto, una presa di posizione del Governo in questo senso. Dal resoconto sommario della seduta del 16 luglio risulta chiaramente che il relatore, Senatore Agrimi, dice testualmente: "manifesta infine, pur rimettendosi al parere del Governo, che egli comunque sapeva già favorevole, la sua integrale adesione all'ordine del giorno presentato dai Senatori Germano, Modica ed altri, in quanto esso riproduce la sostanza del quinto comma dell'articolo del testo a suo tempo già approvato dal Senato". Qui riconfermo come il Senato avesse portato particolare attenzione alle Regioni a Statuto speciale.
Quello che però ci interessa particolarmente è quanto dice poi il Ministro Morlino, in rappresentanza del Governo. Noi, nella mozione, abbiamo riportato solo la frase che interessa la Valle d'Aosta, ma io penso che il Consiglio, proprio per avere un quadro più generale, possa essere informato di tutta la frase, che non è lunga. Egli dice: "Il provvedimento in primo luogo si collega, più che al generico richiamo alle Regioni a Statuto speciale contenuto nella prima stesura, alla concreta emanazione delle norme di attuazione degli Statuti speciali, alla quale dopo tanto tempo è stato decisamente posto mano - e qui precisa in che modo - con i provvedimenti già approvati dal Consiglio dei Ministri per la Sardegna e il Trentino-Alto Adige, già iscritti all'ordine del giorno dello stesso Consiglio dei Ministri per la Sicilia ed in corso di definizione ed elaborazione per il Friuli Venezia Giulia". Quindi, per il Ministro Morlino, queste sono quattro Regioni a Statuto speciale che hanno già avuto o hanno buone probabilità - perché è iscritto all'ordine del giorno del Consiglio dei Ministri - di vedere definito il loro problema.
Successivamente il Ministro Morlino, per la Valle d'Aosta, a proposito della quale è stato presentato un ordine del giorno, dice che non ha nulla in contrario a valutare l'opportunità - usa la terza persona, perché parla a nome del Governo - di scegliere la via della legge formale. In un certo qual modo conferma quello che era stato non solo il dibattito precedente, ma l'ordine del giorno presentato il giorno prima dai colleghi, dai Senatori Comunisti, sulla necessità di questa Commissione che, d'intesa con la Regione, provvedesse poi a fare queste proposte per l'eventuale scelta della via della legge formale. In sostanza il Ministro Morlino conferma che non rientrerebbe nella delega il problema della Valle d'Aosta, ma che per la Valle d'Aosta c'è un impegno governativo.
Ecco quindi il motivo di fondo della presentazione della nostra mozione: ci sembra che il Consiglio regionale, quindi l'Assemblea regionale valdostana, con l'ordine del giorno che presentiamo - che può essere integrato, emendato e rivisto - debba prontamente richiamare il Governo ai suoi impegni, ufficialmente espressi dal Ministro Morlino, in modo che non ci siano ritardi. Dico questo perché forse abbiamo un certo legame con l'attività parlamentare e alle volte abbiamo anche degli elementi negativi in proposito. Cito solo un piccolo esempio: una serie di emendamenti democristiani, dopo il 20 dicembre 1974 - e qualsiasi riferimento alla data del 20 dicembre è puramente casuale - che andavano contro gli interessi della Valle d'Aosta non hanno trovato una pronta reazione, né dal Parlamentare valdostano, né da altri Parlamentari delle Regioni a Statuto speciale e sono stati ancora una volta i Deputati Comunisti che hanno rintuzzato tali posizioni. Su questo non mi dilungo, perché uscirei dal seminato e perché potremo fornire, nel corso della vita del Consiglio regionale, anche per propaganda, tutta la documentazione in proposito.
Mi avvio alla conclusione. Questo problema specifico mi pone la possibilità di portare l'attenzione dei colleghi sulla necessità - secondo noi sempre ribadita - di una maggiore partecipazione alla vita regionale e a quella di una maggiore valorizzazione dell'autonomia in tutte le sue manifestazioni. Non voglio qui approfondire il tema che è oggetto di dibattito politico sui periodici, sull'Autonomia e sul Regionalismo. Noi riteniamo però, per la Regione, proprio per la sua rappresentanza elettiva, per la sua posizione più diretta e ravvicinata alle popolazioni di cui può più facilmente utilizzare l'apporto concreto per la soluzione dei problemi economici, sociali, culturali riguardanti la crisi occupazionale, la vita politica e sociale, che debba essere più viva questa vita democratica e possa anche essere un contributo a quella regionalizzazione, a quella conquista della Repubblica delle Regioni che sta scritta sullo Statuto, ma che non è ancora operante. Questa era la nostra posizione già dopo il 15 luglio, e la ritroviamo anche con il Ministro Democristiano Morlino, il quale, nella stessa discussione, dice: "Pertanto, come è stato richiamato nel corso del dibattito, ricordando le dichiarazioni programmatiche del Governo, bisogna dare alle Regioni in tempi accelerati le certezze normative programmatiche affinché possano apportare il loro indispensabile contributo alle esigenze di un modo nuovo di governare che il Paese pone in un momento così grave e verso le quali le Regioni si sono mostrate un idoneo strumento".
La considerazione politica che noi facciamo è che anche la Regione valdostana deve dimostrarsi un idoneo strumento in questo discorso generale per la conquista dello stato della Repubblica delle Autonomie e delle Regioni e per essere, come era stato in passato, fra le prime, quindi non fra le ultime in quest'azione concorde all'interno e all'esterno.
Ecco quindi i concetti su cui noi chiamiamo a confrontarsi le forze politiche operanti in questo Consiglio, su cui chiediamo - se non in questa sede, certamente in altra occasione - il dibattito politico con le altre forze politiche e con la Giunta; direi con qualsiasi Giunta, anche se rileviamo che forse farlo con questa Giunta può sembrare anacronistico, perché di fatto è una Giunta in crisi, se non altro per la sua riduzione numerica. A nostro avviso questo confronto - e lo dicono i nostri documenti - potrebbe essere fatto meglio con le dimissioni formali che potrebbero agevolare un indispensabile chiarimento, e lo ripeto, anche se la parola è abusata: con un "confronto politico e programmatico".
Non mi dilungo di più. Molto è stato detto di carattere generale sui rapporti Stato-Regioni-Comuni nel Convegno di Viareggio e non ritengo che abbiamo qualcosa in più da dire sul piano storico e culturale, sul piano etnico che ci distingue; forse non lo si fa scrivendo sui muri Liberaxion - tra l'altro non capisco quella "x" da dove venga fuori, ma comunque ammettiamo che sia una deformazione del patois Libérachón [Liberazione] - lo si fa, secondo noi, con l'azione di ogni giorno, coinvolgendo nella lotta autonomistica anche le popolazioni, i lavoratori, la gente. Io so che il collega e amico Bordon mi dirà che gli ordini del giorno lasciano il tempo che trovano, però quello che abbiamo presentato con questa mozione - e ci auguriamo sia unanimemente votato dal Consiglio - è un ordine del giorno che fa un espresso richiamo ad impegni che sono di un Ministro e sono fatti a nome del Governo.
Se l'ordine del giorno non basta, io penso che occorra un Consiglio più vivo, più pronto a recepire i problemi di carattere politico più generali, nei quali la polemica non si limiti forse sempre al dettaglio ma investa maggiormente le posizioni di fondo, affrontando con maggiore studio e collaborazione le leggi. Per carità di Patria non elenco tutte le leggi giacenti presso le Commissioni, perché non si riuniscono più; semmai, per spirito di polemica, potrei rivolgermi a quanti hanno scritto quel volantino a firma Union Valdôtaine che ha citato ieri il collega Pollicini che, tra le righe, vorrebbe accusare il Partito Comunista di aver frenato l'esame delle legge urbanistica, quando già in questa aula è stato detto e affermato dall'Assessore Fosson che l'apporto dei Comunisti è stato un contributo costruttivo, e che comunque è giacente, perché dal 21 aprile - basta documentarsi - su quell'oggetto non è più stata convocata la Commissione. Noi sappiamo che in Valle d'Aosta, a differenza di quello che succede in molte altre Regioni d'Italia in cui le Commissioni sono presiedute da Consiglieri della maggioranza e da Consiglieri della minoranza, qui, siccome le Commissioni sono tutte presiedute da Consiglieri della maggioranza, bisogna rivolgersi ad altri, e non a noi, tanto per non fare nomi al Presidente di quella Commissione, che è Bruno Milanesio, per il fatto che dal 21 aprile non l'ha più convocata per discutere di questo problema che sappiamo stare particolarmente a cuore al Presidente della Giunta.
Io non avrei altro da dire, anzi, concludendo forse ho fatto una parentesi che mi ha portato fuori dal discorso che avevo cominciato con il collega Bordon: qui c'è l'impegno preciso di un Ministro, l'impegno preciso del Governo, c'è la necessità, dopo trent'anni, che si esca da questa strada a fondo cieco. Alcune cose si possono fare, ma i trasferimenti non avvengono, come il Genio civile, che continua ad essere Genio civile e non diventa, come dovrebbe, un organismo regionale.
Predisponiamo pure l'ordine del giorno, però troviamo anche altre forme di lotta, di lotta democratica, se necessario, investiamo di questo problema la stampa, facciamo qualche atto anche più audace, più clamoroso. La do come indicazione: ricordo che i colleghi Consiglieri regionali della Sicilia, in un momento cruciale dei loro difficili rapporti con il Governo centrale, hanno occupato il Palazzo dei Normanni permanentemente fino a che non hanno avuto contatti, promesse o concrete iniziative da parte del Governo centrale. È un'indicazione che richiama l'esempio anche di altre Regioni a Statuto speciale, e non vi parlo delle azioni del Trentino-Alto Adige, perché sono oltre modo conosciute.
Secondo me, partendo dal fatto che adesso c'è un impegno preciso all'ordine del giorno, se siamo profondamente regionalisti e autonomisti, come diciamo di essere, e troviamo su questo terreno l'unità di azione, mi sembra che Giunta, Presidente della Giunta, Presidente del Consiglio e Consiglio possano far fare dei passi in avanti per la soluzione di questo problema, oltretutto credo che saranno passi in avanti anche per l'avvenire della Valle d'Aosta.
Si dà atto che dalle ore 9,58 alle ore 10,06 presiede il Vice Presidente Perruchon M. Celeste.
Andrione (U.V.) - L'ampia esposizione fatta dal Consigliere Dolchi mi fa risparmiare tutta una parte di storia che è già stata spiegata abbondantemente, per cui mi limiterò a brevissimi cenni su come questa questione è stata presentata all'attenzione della Regione fin dal maggio del 1973, in sede di riordinamento della pubblica amministrazione; la Regione ha chiesto che si provvedesse ad inserire norme per il completamento del trasferimento delle funzioni alla Valle d'Aosta così come era stato previsto fin dall'emanazione dello Statuto, in particolare era stato inserito nel disegno di legge relativo al predetto riordinamento un comma concernente la Valle d'Aosta che recitava in questo modo: "Con decreti legislativi concernenti il trasferimento delle funzioni amministrative alla Regione Autonoma della Valle d'Aosta che saranno proposte da una Commissione paritetica composta da quattro membri, nominati due dal Governo della Repubblica e due dal Consiglio regionale valdostano, si provvederà altresì a dettare le norme necessarie per dare attuazione allo Statuto speciale di cui alla legge costituzionale 26 febbraio 1948, n. 4".
Successivamente, alla fine del novembre 1974, le cinque Regioni a Statuto speciale formulavano un'altra proposta di modifica al decreto legge delegato in argomento, volta a stralciare dal contesto riguardante tutte le Regioni quelle a Statuto speciale. Anche tale proposta prevedeva una norma espressa concernente la Valle d'Aosta che recitava: "Il Governo è delegato ad emanare, entro 12 mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge e previa intesa con la Regione Autonoma Valle d'Aosta, uno o più decreti aventi valore di legge ordinaria che saranno proposti da una Commissione paritetica di quattro membri, nominati due dal Governo e due dal Consiglio regionale valdostano, per il trasferimento delle funzioni amministrative alla Regione medesima secondo i principi e i criteri di cui ai commi precedenti. Con detti decreti sarà provveduto altresì a porre le altre norme necessarie per dare attuazione allo Statuto speciale adottato con la legge costituzionale 26 febbraio 1948, n. 4". Tale formulazione, oltre ad una maggiore ristrettezza terminologica, aveva il pregio di chiarire di quali decreti legislativi si trattasse in ordine al trasferimento delle funzioni alla Valle d'Aosta; infatti, dovendo trattarsi di decreti legislativi atipici, cioè visti dagli altri Statuti speciali con l'unica eccezione di quella della Valle d'Aosta, non poteva trattarsi di decreti delegati, pertanto era necessario conferire espressamente la delega al Governo e porre la relativa limitazione temporale, cioè i dodici mesi. Si faceva inoltre espressa menzione dell'intesa della Regione.
All'inizio del 1975, se ricordo bene il 9 gennaio, avveniva una riunione della prima Commissione Affari Costituzionali della Camera presieduta dall'Onorevole Riz, nella quale il Presidente del Consiglio siciliano, incaricato da tutti i Presidenti delle Regioni a Statuto speciale, quindi autonome, difendeva questo tipo di procedimento e questo articolo specifico citando espressamente il caso della Valle d'Aosta. Le assicurazioni dell'Onorevole Riz erano favorevoli all'approvazione di questo articolo che veniva chiamato articolo 1bis, in quanto l'articolo 1 trattava soltanto le Regioni a Statuto ordinario e quindi con l'articolo 1bis si aveva uno stralcio e si trattavano le Regioni a Statuto speciale, ivi compresa la Valle d'Aosta. Successivamente avveniva un colpo di coda, poiché tutta la parte concernente le Regioni a Statuto speciale veniva espunta dal testo - questo è stato ampiamente spiegato dal Consigliere Dolchi - probabilmente per affidare le relative disposizioni a Commissioni paritetiche previste dagli Statuti speciali, con le procedure previste da quanto detto sopra e cioè dai decreti delegati. Questo procedimento, però, mentre poteva risolvere il problema per le altre quattro Regioni a Statuto speciale, non poteva essere adottato dalla Valle d'Aosta per quella limitazione dello Statuto che non prevede specificatamente - come invece prevede quello sardo, che è più simile al nostro - la possibilità per il Governo di emettere questi decreti delegati. Non appena la Regione aveva notizia di questa decisione, provvedeva ad interessare il Presidente della Commissione Affari Costituzionali, Onorevole Riz, della particolare situazione del tutto negativa nei confronti delle altre Regioni in cui veniva a trovarsi la Valle d'Aosta e chiedeva, all'Onorevole Riz, di assecondare l'iniziativa della Valle volta a far divenire legge la parte eliminata concernente la Valle medesima. In tal senso inviava una lettera all'Onorevole Riz in data 7 giugno 1975.
Successivamente, dopo contatti presi il 23 e il 27 giugno con altri funzionari della Camera e in particolare con il Segretario della prima Commissione Affari Generali, Dottor Peruzzi - anche se di origine toscana, Peruzzi è uno dei banchieri andati ad Avignone al seguito dei Papi e il suo nome si è trasformato in Peruzi, noi siamo gli unici che lo pronunciamo giusto - abbiamo avuto questi vantaggi.
In seguito, in data 27 giugno, scrivevo al Ministro Morlino la seguente lettera, che leggo, perché specifica esattamente la situazione e quello che attraverso queste norme di attuazione la Regione può tenere.
"Signor Ministro, la situazione della Regione Valle d'Aosta per quanto riguarda il trasferimento delle funzioni amministrative statali presenta, come ben noto alla Signoria Vostra, aspetti del tutto particolari; lo Statuto valdostano, infatti, a differenza di tutti gli altri Statuti speciali, non prevede in via generale l'emanazione di norme di attuazione dello Statuto medesimo e pertanto la Regione non dispone di uno strumento che consenta un organico passaggio ad essa delle funzioni anzidette.
La Corte Costituzionale, in relazione all'argomento in esame, con sentenza n. 76 del 1973 si è pronunciata nel senso che anche per la Valle d'Aosta, come per le Regioni a Statuto ordinario, il trasferimento di funzioni debba avvenire in seguito ad un provvedimento legislativo statale ai sensi dell'ottava disposizione transitoria e finale della Costituzione. Un siffatto provvedimento tuttavia non è stato finora adottato, anche se frattanto ha avuto luogo il passaggio di funzioni alle Regioni a Statuto ordinario attuato con decreti delegati del 1972. La Regione Valle d'Aosta è venuta pertanto a trovarsi in una situazione di svantaggio nei confronti di tutte le altre Regioni, dato che essa da un lato non ha potuto fruire di un organico trasferimento di funzioni a mezzo di norme di attuazione statali, né d'altro canto ha ricevuto, se non in minima parte, le funzioni attribuite alle stesse Regioni a Statuto ordinario. Di questa particolare situazione si era tenuto conto nel disegno di legge n. 114 del Senato - 3157 della Camera, recante "Norme sul riordinamento della pubblica amministrazione". Il 5° comma dell'articolo 1, nel testo approvato dal Senato, nel luglio 1974 aveva infatti previsto l'emanazione delle norme di attuazione dello Statuto valdostano, ivi compreso il trasferimento delle funzioni amministrative dello Stato alla Regione. Il testo, pur con qualche adattamento, forniva uno strumento utile per la realizzazione dell'esercizio di potere amministrativo spettante alla Regione; senonché, l'avvenuto stralcio dell'intera parte concernente il trasferimento di funzioni ad uffici statali alle Regioni a Statuto speciale in sede di esame da parte della Camera, nella seduta del 22 maggio 1975 ha finito con il comportare pregiudizio all'esercizio da parte della Valle d'Aosta di buona parte delle funzioni ad essa spettanti per norma costituzionale.
Tornerebbe ora utile alla Regione che, limitatamente alla sola Valle d'Aosta, venisse riaffermata la delega al Governo ad emanare uno o più decreti aventi valore di legge ordinaria diretti a trasferire alla Regione le funzioni amministrative ad essa spettanti e ad emanare le altre norme di attuazione dello Statuto. Tutto ciò secondo criteri e principi posti per la delega nella parte soppressa del disegno di legge anzidetto, sentita la Regione Valle d'Aosta, al fine di stabilire la necessaria intesa fra gli organi del Governo della Repubblica e quelli della Regione medesima. Mediante tale procedura si definirebbe la situazione di quegli uffici statali tuttora esistenti in Valle e operanti in materia di competenza statutaria della Regione, i cui compiti residui verrebbero assunti da organi regionali.
In particolare, a scopo esemplificativo, si possono indicare, oltre ai problemi della scuola, i seguenti punti di più pressante interesse per la Regione: 1) in tema di strade e lavori pubblici di interesse regionale, si pone il problema dell'Ufficio del Genio Civile di Aosta, alle cui residue competenze la Regione stessa potrà provvedere con i propri uffici. Agli stessi uffici regionali potranno poi essere attribuite le funzioni già esercitate dal Provveditorato Regionale sulle Opere Pubbliche per il Piemonte nei confronti della Valle d'Aosta. Inoltre sarà opportuno prospettare l'istituzione di un Compartimento regionale dell'Azienda Nazionale Autonoma delle Strade per la Valle d'Aosta con lo scorporo del Compartimento di Torino; 2) in tema di linea automobilistiche locali, col trasferimento delle funzioni amministrative in materia di funivie e di linee automobilistiche locali e di servizio pubblico, di attribuzione, attualmente esercitate in via transitoria dall'Ufficio Motorizzazione Civile di Aosta, a norma dell'articolo 14 del D.P.R. 14 gennaio 1972, n. 5, e inerenti al territorio della Valle d'Aosta, verrebbero trasferiti alla Regione stessa; 3) in tema di Biblioteche e Musei di Enti locali, col passaggio delle funzioni relative le competenze eventualmente esercitate in via transitoria a norma dell'articolo 8 del D.P.R. 14 gennaio 1962, n. 3, inerenti al territorio della Valle d'Aosta, verrebbero trasferite alla Regione; 4) la soluzione in via di delega a norma dell'articolo 4, secondo comma, dello Statuto speciale della questione delle cave, unica materia non prevista nello Statuto valdostano, sebbene appartenente alla competenza di ogni altra Regione a Statuto ordinario.
Con i decreti legislativi in argomento si dovrebbe anche dare completa attuazione ad altre parti dello Statuto speciale, in particolare all'articolo 38; il che vuol dire i famosi concorsi a livello regionale per occupare uffici statali e per poter assumere in uffici statali personale sotto concorso, quindi con una prova di lingua francese. Si confida..." e via dicendo.
Dopo ulteriori contatti, il 18 luglio inviavo un'altra lettera al Ministro pregandolo di fissarmi urgentemente un appuntamento per la discussione di questi punti e per stabilire attraverso quale iter il Governo avrebbe potuto proporre al Parlamento simili questioni. Infine, precedentemente, in data 7 giugno, era stato scritto a tutte le Regioni a Statuto speciale (Sicilia, Sardegna, Trentino-Alto Adige e Friuli Venezia Giulia) chiedendo di assecondare la nuova iniziativa della Valle, affinché diventasse legge la parte eliminata concernente la Regione stessa.
Per tutte queste ragioni noi siamo favorevoli a votare l'ordine del giorno presentato dal Gruppo Comunista e a continuare con il Governo la trattativa. Questa trattativa potrebbe concludersi con una riunione del Consiglio dei Ministri, sentita la Regione Valle d'Aosta, per la formalizzazione all'ordine del giorno di un progetto di legge, sotto forma di uno o più decreti che delegherebbero alla Regione le competenze di cui è stata questione tale relazione.
Dujany (D.P.) - Mi pare che il problema sollevato dalla mozione del Partito Comunista sia di estrema importanza, a cui ha già risposto il Presidente della Giunta leggendo diligentemente un appunto preparato, ma mi sembra che manchi di alcune informazioni, per cui cercherò di completarle.
Lo Statuto della Valle d'Aosta, contrariamente agli Statuti delle altre Regioni, non prevede norme di attuazione dello Statuto stesso. Probabilmente è un'omissione che i Costituenti hanno effettuato di proposito, non ritenendo necessario prevedere appositi istituti per l'attuazione dello Statuto stesso in una Regione particolare quale la nostra. Infatti dai lavori preparatori si ricava il convincimento che l'attuazione dello Statuto debba essere automatica, d'altronde il sistema fu seguito negli anni 1950-1960 dalla Regione stessa, che ha provveduto ad assumere le funzioni con proprie leggi e con propria legislazione; senonché nel 1973, con una sentenza della Corte Costituzionale, si è stabilito che, non essendo istituita una Commissione paritetica per la Valle d'Aosta, occorrevano delle norme di attuazione per il trasferimento alla Regione delle funzioni di sua competenza. E la realtà è stata questa: che dal 1973 ad oggi lo Stato non ha provveduto a fare questo provvedimento.
La Regione è rimasta immobile per quanto riguarda il trasferimento di queste competenze amministrative ed è per questo motivo - come ha accennato il Consigliere Dolchi - che abbiamo avuto l'incontro con il Ministro delle Regioni, Toros, nell'autunno del 1973: per attirare la sua attenzione su questo aspetto. È venuto in questa Regione, ha preso contatti con la Giunta e con il Consiglio ed in quella sede, fra gli altri problemi, è stata prospettata la necessità di un chiarimento e il trasferimento delle competenze amministrative dallo Stato alla Regione.
La venuta di Toros risale al 1973 e già allora si era accennato ad alcuni modi per affrontare questo problema (o legge parlamentare o delega da parte del Parlamento al Consiglio dei Ministri attraverso Commissioni paritetiche) per il trasferimento di queste competenze, senonché nel 1974 il Parlamento decise di mettere in moto una legge presentata nel 1972 che va sotto il titolo di "Riordinamento degli uffici dello Stato e il trasferimento di alcune competenze alle Regioni". Questa legge, che è stata presentata in Parlamento nel maggio del 1973 e poi rinviata nuovamente alle Commissioni, avvia la sua discussione nel maggio del 1974 in una forma più coordinata, una forma che tenga conto delle varie altre proposte di iniziativa parlamentare. Ci accorgiamo però che la Valle d'Aosta in questa legge del maggio 1974 non è accennata, la Valle d'Aosta non esisteva, malgrado naturalmente tutti gli impegni di cui vi ho parlato. Allora mi permettevo di segnalare - ed era in discussione al Senato - di ricordare all'attenzione del Senatore Filliétroz di prevedere un emendamento aggiuntivo a favore della Valle d'Aosta, poiché in quella legge si parlava della riforma degli impiegati pubblici dello Stato e della riorganizzazione degli uffici pubblici dello Stato, si prevedeva il trasferimento di altre competenze a favore delle Regioni a Statuto ordinario, si prevedeva altre competenze a favore delle Regioni a Statuto speciale, ma non si prevedeva nulla a favore della Regione Valle d'Aosta.
Interessavo pertanto il Senatore Filliétroz a presentare un apposito emendamento che, in data 6 giugno 1974, veniva presentato in questa forma, alla fine di un comma si aggiungeva il seguente periodo: "Con i decreti legislativi concernenti il trasferimento delle funzioni ammnistrative alla Regione Autonoma della Valle d'Aosta che saranno predisposti di intesa con la Regione provvederà altresì a dettare norme necessarie per dare piena attuazione allo Statuto speciale di cui alla legge costituzionale 1948". Questo emendamento, proposto dai Senatori Filliétroz e Treu, veniva accolto il 4 luglio 1974 dal Senato con una leggera modificazione, che è la seguente: "Con i decreti legislativi concernenti il trasferimento delle funzioni amministrative alla Regione Autonoma che saranno proposte da una Commissione paritetica di quattro membri, nominati due dal Governo della Repubblica e due dal Consiglio regionale valdostano, si provvederà altresì a dettare le nome necessarie per dare attuazione allo Statuto della Regione Valle d'Aosta". Pertanto con il primo emendamento era previsto il condizionamento dell'intesa con l'Amministrazione regionale, mentre nella seconda fase, approvata dal Senato, si è prevista la Commissione paritetica con due rappresentanti della Regione e due rappresentanti del Ministero. Questo emendamento è stato poi approvato dal Senato con la legge nel suo complesso nel luglio del 1974.
Il provvedimento passa poi alla Camera e lì intervengono altri elementi, per cui questa legge approvata dal Senato viene completamente stravolta: il problema della riforma degli uffici dello Stato e quello del trasferimento delle altre competenze alla Regione viene completamente sdoppiato e in questa fase di discussione del Senato tutto il problema relativo alla Valle d'Aosta viene materialmente stralciato e viene omesso. Direi che il passaggio dal Senato alla Camera è avvenuto grosso modo nei mesi di novembre-dicembre del 1974. A gennaio del 1975 inizia la ridiscussione alla Camera che finisce, se non vado errato, verso i mesi di maggio-giugno 1975; è quindi stato approvato nuovamente e definitivamente dal Senato nel luglio del 1975, quindi in questa fase alla Camera avviene una discussione - a cui ha accennato mi pare il Presidente della Giunta -assieme alle Regioni a Statuto speciale nel novembre del 1975, dopo l'approvazione del Senato. Proprio in quella sede nel 1974 il Presidente della Sicilia viene incaricato di prendere contatti con i vari Parlamentari, il Ministro alle Regioni, i Presidenti delle varie Commissioni, però poi si vede che il risultato è stato completamente diverso, perché la Camera stravolge completamente e dimentica la legge approvata dal Senato.
Il problema interessante è che la Valle d'Aosta viene completamente ignorata, finché naturalmente il Presidente della Giunta, nel giugno del 1975, predispone questa famosa lettera. Mi pare però che per un problema così importante ci sia stato senza dubbio un periodo di inattività che parte dal mese di gennaio fino al mese di giugno del 1975, problema che noi ritenevamo importante. Vorrei ancora segnalare il contenuto di tale lettera: spero sia un'esemplificazione indicativa, perché naturalmente questi problemi non dovrebbero essere contenuti in una tale missiva, ma essere espressione della volontà del Consiglio regionale; ecco perché la materia mi pare estremamente delicata e anche estremamente importante. L'appuntamento chiesto al Ministro Morlino il 18 luglio del 1975 è poi avvenuto a funerali avvenuti, quando la legge oramai era stata definitivamente approvata e dalla Camera e dal Senato.
Per quanto riguarda l'ordine del giorno, chiederei cortesemente ai presentatori di volerne precisare maggiormente il contenuto e di voler esaminare la possibilità di integrarlo con questa dizione aggiuntiva: "Tenuto poi conto che per la Regione a Statuto speciale della Valle d'Aosta non sono previste norme di attuazione, impegna il Governo a presentare d'urgenza, in Parlamento, un provvedimento legislativo che preveda per la Valle d'Aosta la costituzione di una Commissione paritetica di quattro membri, di cui due nominati dal Governo e due dal Consiglio regionale, i cui compiti dovranno essere quelli di proporre, d'intesa con la Regione, i decreti legislativi per il trasferimento delle funzioni amministrative alla Regione e di dettare le norme necessarie onde dare attuazione allo Statuto speciale della Valle d'Aosta". Chiederei pertanto cortesemente di esaminare, integrare o completare questo ordine del giorno per apportare una migliore precisazione e un miglior inserimento, almeno così mi pare.
Caveri (U.V.) - Chiedo al Consigliere Dujany in che punto dell'ordine del giorno dovrebbe essere inserita quell'aggiunta e poi mi dovrebbe dare il testo scritto.
Dujany (D.P.) - Direi nella parte dispositiva: si propongono tutte le premesse dell'ordine del giorno, ma nella seconda parte, dopo "Il Consiglio regionale della Valle d'Aosta, richiamato..." aggiungerei "Tenuto poi conto...", eccetera, prima dell'impegno, quindi ...(voci)...
Caveri (U.V.) - Dopo le parole "Statuto speciale"? Bisognerebbe precisare meglio ...(voci)... sì, la seduta è sospesa.
Si dà atto che la seduta è sospesa dalle ore 10,53 alle ore 11,29.
Caveri (U.V.) - Do lettura dell'ordine del giorno che è stato concordato, in cui c'è una prima parte che ricalca il testo del Gruppo Comunista e c'è una seconda parte che ricalca e modifica l'emendamento aggiuntivo presentato dal Consigliere Dujany.
Ordine del giorno
Il Consiglio regionale della Valle d'Aosta,
Richiamato l'ordine del giorno presentato nel corso del dibattito sul disegno di legge 114/B al Senato e accolto dal Governo per bocca del Ministro Morlino nella seduta pubblica del 16 luglio 1975, esprime al Governo fervidi e pressanti voti affinché, mantenendo gli impegni assunti, la materia venga celermente affrontata e vengano intrapresi, in accordo con i Parlamentari valdostani e il Consiglio regionale, le necessarie iniziative al fine di evitare che la Valle d'Aosta sia assurdamente l'unica Regione - fra quelle a Statuto speciale e a Statuto ordinario - a non poter esplicare interamente le proprie funzioni costituzionalmente attribuitele a mezzo dello Statuto speciale.
Impegna in particolare, il Governo a presentare d'urgenza in Parlamento un provvedimento legislativo di delega per l'emanazione, attraverso decreti legislativi delle norme per il trasferimento delle funzioni amministrative alla Regione Valle d'Aosta e delle altre norme necessarie per dare attuazione allo Statuto speciale approvato con legge costituzionale del 28 febbraio 1948, n. 4, secondo le procedure qui di seguito indicate
Impegna altresì il Governo ad agire d'urgenza per la costituzione di una Commissione paritetica di sei membri, di cui tre nominati dal Governo e tre dal Consiglio regionale valdostano, i cui compiti dovranno essere quelli di proporre, d'intesa con la Regione, al Governo le norme anzidette.
I Capi Gruppo hanno avuto copia di questo ordine del giorno ...(voci)... ah, vi è un'ulteriore proposta di modifica: di sopprimere, nella seconda parte, la frase: "secondo le procedure qui di seguito indicate" e riprendere il periodo "a tal fine impegna il Governo...", eccetera, ...(voci)... i Consiglieri sono d'accordo su questo testo?
Monami (P.C.I.) - Ma è chiusa la discussione generale o no? Riteniamo di aver fatto cosa utile per il Consiglio regionale della Valle d'Aosta aver richiamato l'attenzione dello stesso su questo importante problema. Però penso che se il dibattito si svolgesse sul binario che si è svolto sino a questo momento, secondo me perderemo di vista il centro, il nocciolo del problema, che non è tanto secondo noi la tecnica con cui arrivare a definire tutta questa complessa materia, né è il caso di ripetere qui quali sono le materie su cui possiamo o abbiamo competenza o quelle a cui dobbiamo giungere con tecniche più o meno concordate (sono tutte quelle materie di cui si è discusso): Si sono dimenticate tante altre cose, ma non voglio ritornare su questo argomento, così come secondo noi non è tanto rifare la storia di questa lunga vicenda, ma anche l'avercelo ricordato serve e, direi, ancor più serve a mettere in grado il Consiglio regionale di giudicare tutto l'aspetto di questa materia da un punto di vista strettamente politico.
Secondo me è importante e interessante ricordare la storia e gli avvenimenti, ricordare per esempio quell'importantissima lettera che il Presidente ci ha letto, inviata mi pare al Presidente della Commissione Affari Generali della Camera e poi al Ministro Morlino, perché si vede come questi problemi sono sentiti, oramai sono chiari nella mente di tutti, però lasciano aperto quel famoso dibattito sul contenuto politico che dia alla Regione della Valle d'Aosta, dopo un confronto, quella forma e quell'autorità tale che le permetta di giungere, sì, al Ministro Morlino, sì al Presidente della Commissione Affari Generali della Camera, ma che le permetta anche di arrivare al dibattito del Consiglio regionale, a quel dibattito che è mancato in quest'aula con quella lettera importante, piena e densa di contenuti che dovrebbe poi essere inviata anche ai Parlamentari valdostani, i quali al Senato e alla Camera rappresentano la Valle d'Aosta. È importante richiedere l'intervento di questi Parlamentari affinché seguano i binari tracciati dal Consiglio regionale per porre con forza questi problemi. E allora, se non è il caso di discutere della storia, se non è il caso di discutere dei contenuti che ben conosciamo, se non è il caso di conoscere le lettere di carattere burocratico, anche se importanti e interessanti, ma che sono e rimangono una corrispondenza privata tra il caro Signor Ministro e il caro Signor Presidente della Regione Autonoma della Valle d'Aosta, dobbiamo dire che abbiamo mancato nella nostra funzione più importante: quella di chiamare il Governo alle sue responsabilità con prese di posizione precise che avrebbero dovuto essere assunte qui, nell'aula del Consiglio regionale.
Mi pare lo abbia detto abbastanza chiaramente il compagno Dolchi: siamo quasi sempre assenti da quel dibattito di carattere nazionale attraverso il quale, si voglia o no, passa la storia della Regione; siamo assenti da quel dibattito nazionale attraverso il quale, si voglia o no, passa la storia e la politica della nostra Valle, passa anche la politica sociale ed economica della nostra Valle. Secondo noi - e lo diceva ancora una volta chiaramente il compagno Dolchi - per essere presenti in questo dibattito è necessario essere rappresentati al Governo della Regione nel modo più largo, più ampio e più autorevole possibile, ed è per questo che il compagno Dolchi diceva che sarebbero opportune, in questo momento della vita politica regionale, le dimissioni di questa Giunta che, direi, non solo è in crisi numericamente - come ha detto Dolchi - ma politicamente, perché politicamente ancora una volta ha dimostrato di non saper portare avanti i problemi della Regione valdostana. Chi fa questo discorso - mi sia consentito - è quel Consigliere regionale che sul giornale della Valle d'Aosta La Ville d'Aoste ha definito un "piètre personnage régionaliste" e forse ha ragione. Credo che convenga con me anche il Presidente Caveri: io sono un "piètre personnage régionaliste", perché non mi ammanto di colori rosso e neri per fare del Regionalismo, ma cerco di dare a questo Regionalismo quei contenuti che alcuni regionalisti che amano invece solo ammantarsi di colori rosso e neri non danno al Regionalismo che noi intendiamo, quei contenuti di carattere politico, sociale ed economico che sono indispensabili. Se è per questo io sono un pietoso regionalista e me ne vanto, perché non amo vestirmi solo di colore rosso e nero, ma amo dare alla parola "Regionalismo" quei contenuti di cui qui già ampiamente e molto diffusamente abbiamo discusso.
Certamente mi richiamo all'episodio di questa mattina, al fatto che si può essere in diverso modo regionalisti, e richiamo l'attenzione al comportamento dei Parlamentari valdostani su questo argomento. Probabilmente, proprio perché soltanto regionalisti in quanto ammantati di rosso e di nero, sono stati completamente assenti e verrebbe spontanea la domanda di chiedere dov'era Chanoux nel momento in cui alla Camera si discutevano questi problemi tanto importanti della Valle d'Aosta. Probabilmente non c'era, o forse c'era, il che era la medesima cosa, e lo si potrebbe definire in questo modo: "regionalista soltanto perché si ammanta di colori rosso e nero", dimenticandosi invece che il suo dovere era intervenire in quel dibattito alla Camera per discutere i problemi relativi alla Valle d'Aosta, problemi che sono invece stati sollevati e impugnati con energia da altrettante piètres figures régionalistes come si chiamano il Senatore Comunista Germano Cossutta ed altri.
Ecco cosa vuol dire essere regionalisti: non vuol dire conquistare il potere per difendere determinate posizioni di potere già conquistate soltanto attraverso lo sbandieramento di idee regionaliste, ma vuol dire essere regionalisti per fare qualche cosa di concreto, dare dei contenuti concreti al nostro Regionalismo, alla nostra economia, risolvere i problemi della Valle d'Aosta, l'occupazione, l'economia, la programmazione, risolvere tutti i problemi delle riforme che a livello regionale possono essere risolti, come il problema della sanità, dei trasporti, del turismo, della scuola, della casa, dare cioè un contenuto concreto che non sia soltanto quello verbale e ammantarsi di Regionalismo soltanto perché si sa parlare meglio un dialetto o una lingua o perché si sa vestire tempestivamente con colori più adatti a quelli della nostra bandiera. Ecco perché secondo noi un Regionalismo così concepito va corretto dando atto - e dobbiamo darne atto - che comunque alcuni Partiti nazionali, con una forza veramente notevole, esercitano nel nostro Paese una politica concreta, una politica seria, una politica onesta. I Partiti di carattere nazionale sanno fare questo tipo di politica. Quando si avvia un discorso regionalista ed autonomista, non è possibile continuare a fare i comizi sulle piazze della Valle d'Aosta dicendo che non si può essere buoni regionalisti se si appartiene ad un Partito di carattere nazionale.
Ritengo, proprio perché noi Comunisti apparteniamo ad un grande Partito nazionale ed internazionalista, che siamo profondamente, fortemente regionalisti ed autonomisti. Ecco perché siamo presenti in queste battaglie che interessano anche la Valle d'Aosta: siamo presenti con i nostri Deputati e con i nostri Senatori che non sono valdostani ma che sono profondamente regionalisti e profondamente autonomisti, sono profondamente regionalisti ed autonomisti per la Regione della Valle d'Aosta, sono profondamente regionalisti ed autonomisti per tutte le altre Regioni a Statuto speciale e sono profondamente regionalisti e autonomisti per tutte le Regioni a Statuto normale, perché così vuole la Costituzione della Repubblica Italiana, che è una Repubblica basata sull'ordinamento regionalista.
Amici e compagni della maggioranza, amici e colleghi rappresentanti della Valle d'Aosta al Senato e alla Camera, ecco qual è il vostro dovere di regionalisti e di autonomisti: è quello di stringere uno stretto rapporto con il Consiglio regionale, uno stretto rapporto e uno stretto dialogo con tutte le forze politiche che siedono in questo Consiglio regionale, è stabilire un dialogo con tutte le forze e quei Partiti che a Roma esprimono, sanno esprimere e sanno difendere queste legittime aspirazioni autonomistiche e regionaliste dei cittadini valdostani. Ecco qual è in via primaria il dovere dei Consiglieri regionali e qual è il dovere dei rappresentanti della Valle d'Aosta al Parlamento: non è certo chiuderci nel nostro guscio cercando di non vedere ciò che avviene al di fuori del nostro Paese.
Noi ricordiamo a questi due nostri Parlamentari, ma soprattutto all'Onorevole Emilio Chanoux - mi sia consentito di dire almeno questo -, che fin quando sedeva nei banchi della Camera, a Roma, prima che fosse cambiata la rappresentanza della maggioranza che lo appoggiava o che comunque lui era teso ad appoggiare nella nostra Valle, è intervenuto in quel di Roma su alcuni argomenti relativi e interessanti la politica della Valle d'Aosta, così come ha fatto il Consigliere Filliétroz. Però, guarda caso, non appena in Valle d'Aosta è cambiata la maggioranza, non appena questo Parlamentare si è sentito sostenuto da un'altra maggioranza della quale fa parte la D.C., da quel momento questo Onorevole, proprio per non turbare la pace creata da quest'alleanza ibrida nata tra le popolazioni valdostane e la Democrazia Cristiana romana, questo Parlamentare non parla più a Roma! Non solo, ma non interviene neanche quando a Roma si discutono dei problemi così profondamente interessanti per la Valle d'Aosta! È una questione di carattere politico, amici Consiglieri regionali, ed ha ragione Dolchi con questa sua frase.
Voglio concludere anch'io questo mio intervento: una maggioranza che non è capace di essere presente in questo tipo di dibattito è una maggioranza che non può governare la Valle d'Aosta, è una maggioranza che non ha autorità, che non ha una larga base popolare, che non ha quel potere che deve avere attingendolo dalla forza datale dalle masse popolari per portare avanti delle battaglie politiche, è una maggioranza che non è in crisi soltanto perché la Giunta è ridotta al suo minimo funzionale, ma è una maggioranza che non ha più nulla da esprimere, che deve lasciare il passo ad un dibattito politico aperto e franco in quest'aula, affinché quella o un'altra maggioranza sia espressione vera di questo Consiglio, soprattutto espressione vera di come gli elettori della Valle d'Aosta hanno indicato il 15 giugno. È in questo momento, amici della maggioranza, che noi vi aspettiamo su questo tipo di confronto, e questo tipo di confronto può avvenire soltanto il giorno in cui voi avrete il coraggio di riconoscere la vostra incapacità e la vostra impossibilità di agire. Davanti a questa incapacità e impossibilità di agire ci rimane solo una cosa degna e pulita da fare nei confronti dei vostri elettori e di tutti gli elettori: quella di dimettervi, per dare a tutti la possibilità di partecipare attivamente per poter dare alla Valle d'Aosta un Governo e soprattutto una maggioranza che sappia governare, una nuova maggioranza che sappia fare politica.
Chanu (D.P.) - Il Gruppo dei D.P. darà il proprio voto favorevole all'ordine del giorno presentato con l'emendamento aggiuntivo, oggetto di un accordo tra i Capi Gruppo, conscio dell'importanza dell'estrema attualità e della gravità del problema politico-amministrativo che è oggetto della discussione di stamane dell'ordine del giorno. Si tratta di una battaglia importante che doveva e deve vedere la Valle d'Aosta, nei suoi organi più rappresentativi, unita e capace nel portarla avanti. Si tratta di un episodio, di quella battaglia che si può dire è iniziata l'indomani dalla data di emissione del decreto luogotenenziale che costituiva l'Autonomia, l'indomani dalla promulgazione del nostro Statuto fra Regione e centralità, fra Autonomia e centralismo politico e burocratico.
V'è da dire che l'intervento del Consigliere Monami in un certo senso ha rivitalizzato la discussione, perché francamente avevamo l'impressione che il problema presentato nell'ordine del giorno illustrato e discusso fin qui dovesse esser preso in considerazione dal Consiglio regionale in quanto iscritto all'ordine del giorno, e che si dovesse concludere come se ne sono conclusi forse tanti, forse troppi: con un asettico ordine del giorno che lasciasse poi le cose come prima.
Quello che sta a fondo del problema, ripeto, è di gravità e di importanza talmente evidente che un comportamento del genere non sarebbe stato né ammissibile, né lodevole da parte del Consiglio regionale. Mi si permetta di dire che la trattazione di questo problema, con lo svisceramento di tutto quanto c'era a monte e che non è stato portato - e in ciò mi associo a quanto ha detto Monami - a una discussione tempestiva a livello consiliare, fa presente che forse è troppo facile atteggiarsi a regionalisti con una face esteriore, mentre invece l'essere veramente regionalisti, anche a vent'anni o più dalla promulgazione degli Statuti, è cosa veramente difficile, è una battaglia che dobbiamo combattere tutti giorni e deve trovare tutti noi valdostani pronti a sostenerla con intelligenza e con tempestività. È questa carenza di intelligenza e di tempestività che noi rimproveriamo alla Giunta regionale, all'Esecutivo, e anche ai Parlamentari, perché, mi si consenta di dire, l'assistere con senso di rassegnata impotenza ai vai e vieni, agli stravolgimenti di disposizioni legislative che incidono profondamente nella carne della nostra Autonomia, è cosa che certamente non possiamo né apprezzare, né tollerare.
Devo dire che si è assistito e si assiste oramai quasi da un anno a questa parte, da quando questa nuova maggioranza si è costituita, a questo transitorio e transeunte - che vuol dire paralisi che diventa permanente - con le conseguenze evidenziate proprio oggi da questo problema. Permettetemi di dirlo e di rimproverarlo: questo problema è stato trattato con superficialità, con leggerezza, con senso di impotenza, se non forse, come giustamente diceva Monami, con una nuova tattica di convergenza a livello politico nazionale, che evidentemente portava a considerare l'opportunità di non prendere posizioni precise e soprattutto energiche a tutti i livelli per la difesa del nostro patrimonio di autonomia per l'attuazione del nostro Statuto. Si è assistito, da quanto ho potuto capire - ma gradirei avere delle smentite - allo stravolgimento di un disegno di legge che bene o male teneva conto della nostra particolare esigenza dello stato di impotenza politico-amministrativa in cui la Regione Valle d'Aosta veniva messa se non si passava a queste forme di provvedimenti attuativi, allo stravolgimento in sede parlamentare, alla Camera dei Deputati, senza che la voce del nostro Parlamentare, di concerto con la voce del Consiglio regionale, potesse ergersi con tempestività e con dignità a difesa di queste che sono prerogative elementari. È inconcepibile che abbiamo potuto sfuggire all'attenzione di un parlamentare privo di quel minimo di attenzione che è necessario per trattare i problemi della Valle d'Aosta, per rendersi interprete delle nostre esigenze. Se è vero - come pare - che per quel che riguarda la Camera il nostro rappresentante era assente nelle sedute delle Commissioni del 12 dicembre 1974 e del 14 maggio 1975, se è vero - come è vero - che nelle sedute plenarie del 20 maggio e del 22 maggio del 1975 il nostro Parlamentare alla Camera seppur presente non ha parlato, è evidente che la conseguenza che dobbiamo trarre da questo è assai grave; o è disattenzione fatale o evidentemente è un atteggiamento precostituito per evitare prese di posizione che avrebbero potuto forse scalfire quel precario equilibrio di potere politico venutosi a creare qui a livello regionale.
Io ritengo che queste lezioni debbano servire a tutti noi della minoranza, a tutti voi della maggioranza, per renderci conto che la Valle d'Aosta merita qualcosa di più di questo apparato, merita qualcosa di più di questa maggioranza transeunte, merita qualcosa di più di un Esecutivo che evidentemente fa del piccolo cabotaggio e rischia, se non viene tratto in salvataggio in corner da interventi a livello parlamentare da parte dei rappresentanti di un Partito che ora è all'opposizione in sede regionale, in definitiva rischia di vedere portare avanti questo stato di paralisi amministrativa che dipende dalla mancata attuazione delle norme che rendono possibili l'esercizio delle funzioni amministrative a pieno ritmo e a tutti i livelli da parte dell'Amministrazione regionale. La conseguenza è quella che vi ha detto Monami: o vi rendete conto che effettivamente non si può andare avanti e trincerarsi dietro quel Regionalismo folcloristico a cui lui ha fatto cenno per poter giustificare la vostra presenza, oppure evidentemente si tratta di un disegno di potere fine a sé stesso che da parte nostra non possiamo tollerare, così come ritengo non possa tollerare la Valle d'Aosta.
Dobbiamo però a mio avviso renderci conto che, al di là delle facili combinazioni politiche per mantenere posti di potere o poltrone in Esecutivo, la Valle d'Aosta continua nella sua battaglia di Regione Autonoma contro il potere centrale, di questo non dobbiamo mai dimenticarci, perché non sono le lettere, non sono le dichiarazioni di comodo che si fanno a livello di corrispondenza interna o anche nel chiuso di una Commissione di tecnici o di esperti che possono tranquillizzarci. Quanto è successo e quanto riguarda la discussione di oggi ci fa ahimè sempre più convinti che il centralismo continua la sua battaglia di freno e di conservazione contro l'esplicazione dell'autonomismo e noi non vogliamo che questa battaglia del centralismo contro le Autonomie debba passare proprio sulla carne della Regione Valle d'Aosta.
Bordon (D.C.) - È logico, adesso tocca a noi del gruppo della Democrazia Cristiana. Pensavo, dopo la discussione avvenuta in sala pre-consiliare per l'ordine del giorno, che forse avremmo accelerato i lavori votandolo all'unanimità; però, a chi mi aveva prospettato questa soluzione, io mi ero permesso di dire che era un illuso, in quanto che già si vedeva prospettare l'iter di questo dibattito, già si poteva prevedere quello che ne sarebbe venuto fuori, perché tutti i salmi finiscono in "Gloria" e la gloria la vedremo poi adesso.
Indubbiamente che cosa ne è venuto fuori? È venuto fuori un problema di un'enorme importanza che nello Statuto della D.C. è da risolvere da tanti anni e che naturalmente questa Giunta avrebbe dovuto risolverlo in 24 ore. Su questo vorrei soffermarmi ancora dopo, perché mi sembra innanzitutto che una prima parte degli interventi debbano essere presi in esame e non possono che trovarci consenzienti. Noi abbiamo sempre sostenuto che i Partiti nazionali come la D.C. erano sempre stati di vocazione autonomista e regionalista, fin dall'inizio, fin da quando si votarono queste leggi, non quando vennero applicate, perché è troppo comodo. Quando si diede inizio a questa nuova impostazione nazionale, fin da allora la D.C. si trovò in prima posizione. Quante volte però in quest'aula ci siamo sentiti dire un po' da tutti che la D.C. non era regionalista da gente che aveva militato per venti anni nella D.C. e che soltanto quando era uscita dalla D.C. era diventata regionalista? Sono quindi delle assurdità, per non urlare altre parole, per cercare di non offendere nessuno.
È indubbio, Signori: la D.C. è un Partito nazionale e anche quando - mi riferisco ad un altro discorso di prima - era stata aggredita o veniva aggredita di non essere regionalista ha sempre dimostrato il contrario; quindi, in fondo in fondo, per una certa parte di un certo intervento sono d'accordo. Naturalmente io ritengo che se non si possa caricare la mano perché penso che questa gente chiamata in causa non avrà bisogno di avvocato difensore, ma penso anche altrettanto che attraverso tanti anni di attività, ritenendosi forse più regionalisti di altri, abbiano però fatto ugualmente il loro dovere e sulla bilancia della Valle d'Aosta il loro atteggiamento abbia pesato, questo è indubbio. Quante volte, anche a noi, è accaduto di andare a Roma con questo famoso Governo centrale e di battere molti pugni sul tavolo fino ad ottenere tutto quello che si desiderava! Certe pressioni ci hanno aiutato molto e noi ne diamo atto pubblicamente qui dentro, non agli ultimi regionalisti nati 24 ore fa, ai regionalisti nati nel 1946 o nel 1947, non discuto di chi, perché parlando di 24 ore fa sapete perfettamente a chi mi riferisco. Primo discorso. Stabilito questo, qui si è voluto fare il processo a qualcheduno ed era logico, tutti i salmi finiscono in "Gloria", questa Giunta così vilipesa, così bersagliata e impreparata, non so quali sono i termini sempre usati, a un certo momento renderà conto della sua attività e vedrete che in otto mesi è in situazioni disastrose, è appoggiata da quella famigerata D.C. che è tutta di Destra.
Penso che il Presidente della Giunta al momento opportuno saprà esporre quanto è stato fatto, quindi io mi compiaccio con questa Giunta che, in questo brevissimo lasso di tempo, ha portato avanti dei problemi per i quali gente che era passata lì, per cinque-sei anni prima, aveva dormi sur le rôti, come dice l'Avvocato Caveri, aveva fatto molto fumo ma c'era molta poca sostanza. Su questo siamo tutti d'accordo, anche fuori, non solo qui dentro, è stato il Presidente a dirlo, e vedremo che cosa ne verrà poi, quindi mi compiaccio per quello che si è potuto fare. Se ci fossero stati altri Presidenti e componenti di Giunta indubbiamente questo problema, che è lì, dormiente da vent'anni, sarebbe stato risolto, questo noi lo sappiamo, siamo abituati. Magari in questo momento il problema è diventato più caldo perché, per tutto un evolversi di situazioni, dalle Regioni a Statuto speciale a quelle a Statuto ordinario, c'è un indirizzo diverso, quindi forse il momento era proprio quello più favorevole. Siamo stati un po' tutti su quei banchi e questi problemi che dovevano portare a completamento lo Statuto valdostano sono rimasti lì. Ora io mi domando: con che coraggio imputiamo la colpa a una Giunta che sta lavorando da otto mesi? Come si può? Perché è questa la verità: in mezzo a un sacco di difficoltà per vecchie eredità passive, ereditate prima da altri, Signori, arrivati ad un certo momento era logico che questo venisse fuori, perché è umano, perlomeno è politico che questi problemi abbiano a venire qui non come sostanza, ma che debbano soltanto servire a portare avanti della pedagogia e a fare delle discussioni che naturalmente poi i problemi non li risolverebbero ma dovrebbero preparare altre soluzioni.
Non voglio neanche entrare nel merito dei Parlamentari o dei non Parlamentari, questo lo possiamo giudicare anche noi, penso che abbiano fatto sempre il loro dovere e, se non sono intervenuti, avranno avuto i loro giusti motivi. Sono poi ancora contento quando mi si dice che questa gente non avrebbe fatto il proprio dovere solo per il fatto che era alleata con la D.C. e qui, consentitemelo, vorrei entrare nella seconda parte del mio dibattito. Sono contento di sentire queste cose, mi fanno piacere, perché io ritengo che certi Autonomisti - che oggi tali si professano - hanno una posizione di particolare vantaggio, dato che questa famigerata D.C. è stata trent'anni al potere, come si sente dire, lasciando solo una cosa di difetto gravissimo: troppa libertà, troppo disordine, troppa anarchia. Si è permesso a tutti di criticare, a torto o a ragione, questa è la verità!
Noi non abbiamo altro da dire, ci auguriamo che coloro che hanno sempre vantato questi loro meriti senza aver fatto niente - perché non sono mai stati al potere - vengano al potere, perché qui in Valle d'Aosta noi li abbiamo visti al potere, qui abbiamo visto sedute su quei banchi altre maggioranze, e abbiamo visto anche quali sono stati i risultati, e mi sia permesso di inserirmi per un ordine del giorno o qualche cosa che verrà fuori dopo: noi ci stupiamo dell'autonomia che richiedono i Comuni stessi. Ebbene, Signori, io vi dico che non ci dobbiamo stupire, perché, come noi riversavamo al Centro tutti i problemi che potevamo poiché tutte le colpe venivano da lì, oggi i Comuni lo fanno con noi e arriverà il momento per cui con questo sistema vedrete anche il Governo centrale valdostano sarà aggredito da tutte le parti, tutti quanti riverseranno sulla Regione quell'autonomia che rivendicano, che è santa finché è compresa nei giusti limiti, ma quando continuamente si portano avanti proposte e impostazioni che si sa già che non dovrebbero arrivare, io penso che non sia la strada migliore da seguire.
Detto questo, il mio finale è che noi votiamo a favore di questa proposta. Siamo ben lieti e contenti di quello che ha fatto la Giunta e se la Giunta avesse potuto fare di più saremmo stati ancora più lieti, ma noi non pretendiamo di avere due lune in un posto, perché qui se ne chiedono due nel modo più assoluto. Vi diciamo poi qui dentro che saremo contenti in avvenire per questa Autonomia valdostana e Autonomia regionale quando un domani avremo - ed io non lo voglio ancora - determinate forze al potere a Roma, vedremo se saranno autonomiste come lo sono oggi quando sono all'opposizione!
Caveri (U.V.) - Chi parla prima dei due? Consigliere Milanesio.
Milanesio (P.S.I.) - Molto brevemente. Vorrei dire che il Partito Socialista Italiano è favorevole all'ordine del giorno presentato e ritiene che una presa di posizione - la più autorevole e la più unitaria possibile - del Consiglio regionale in questa materia sia non solo utile, ma indispensabile per porre al Governo in termini duri e precisi le esigenze autonomistiche della nostra Regione, che in qualche modo sono state disattese e, se vogliamo, sono anche complesse, soprattutto se ci riferiamo alle Regioni Autonome che vedono nei loro Statuti, attraverso il trasferimento di funzioni che sono state fatte dallo Stato, competenze che allo stato attuale noi non abbiamo, se non in linea statutaria - quindi purtroppo in via teorica - e che invece devono essere trasferite in modo preciso e completo alla nostra Regione, oltre che ad altre norme che si rendono necessarie per dare attuazione compiuta al nostro Statuto.
A margine annoto il vecchio discorso dell'Autonomia - "vecchio discorso" lo intendo in senso polemico -, al ribaltamento di un atteggiamento che noi abbiamo criticato in precedenza, ai comportamenti di certe forze politiche che non possiamo non criticare in questo momento. Si sta cercando di stabilire una specie di... potrei dire di "nobiltà dell'Autonomia", cioè ci sono Partiti che hanno più quarti di nobiltà, quelli che ne hanno meno e storicamente in Valle d'Aosta è chiaro che il discorso autonomistico è stato portato avanti in modo particolare da certe forze che ancora oggi richiamano in modo preminente a questo discorso. Successivamente, per acquisizione politica da parte di altre forze politiche, tra cui le Sinistre in modo particolare, questo discorso ha permeato molti Partiti nazionali che certamente storicamente sul discorso delle Autonomie avevano alcune perplessità e alcuni ripensamenti.
Io credo che però dovremmo cercare di mettere la parola "fine" a questa polemica ridicola e assurda. Ritengo che le forze politiche presenti in questo Consiglio - tranne probabilmente quelle che hanno votato contro all'attuazione delle Regioni e si sono battute contro - sono forze che si richiamano... certamente non era la D.C., perché mi pare che l'attuazione dell'Ordinamento regionale è avvenuto con un Governo che vedeva la partecipazione della D.C., del Partito Socialista, del Centro-Sinistra, approvazione avvenuta da parte ovviamente delle Sinistre. Però storicamente voglio dire che l'acquisizione del discorso autonomistico da parte delle Sinistre è comunque un fatto, se non recentissimo, di un'elaborazione successiva ad avere ideologia politica e della presenza politica delle Sinistre. Vorrei dire, per chiudere il discorso, che noi rifiutiamo come Partito Socialista un tipo di discorso che sembra discriminare le forze politiche presenti in Valle d'Aosta tra forze politiche che sono e non sono autonomistiche.
Evidentemente operiamo nell'ambito di una Costituzione. La Costituzione è il risultato storico della Resistenza, della volontà dei Partiti che in qualche modo in questo momento rappresentano o dominano la scena politica in Italia, vuoi al Governo, vuoi all'opposizione. È chiaro che l'intero Paese è permeato di un discorso autonomistico. In Valle d'Aosta poi, in modo particolare, io credo che nessuna forza politica che si presenta alle competizioni elettorali possa sottacere o sottovalutare le ragioni storiche, etniche, culturali e linguistiche che stanno a fondamento della nostra speciale Autonomia. Pertanto io ritengo che qui non ci debbano essere quarti di nobiltà per gli uni e atteggiamenti discutibili da parte di altri su questo discorso. Ritengo che l'impegno del Consiglio regionale e delle forze politiche sia però di dimostrare con i fatti queste affermazioni, queste dichiarazioni.
Mi pare che questo ordine del giorno sia un modo per porci autorevolmente nei confronti del Governo in materia di acquisizione di poteri, di trasferimento di funzioni amministrative. Tutto il resto, scusatemi, è polemica politica. Mi rendo conto che in questo momento può avere il suo significato, perché, come si dice, la Giunta presieduta dall'Avvocato Andrione è una Giunta definita "di transizione", quindi le forze politiche che sono all'opposizione in questa Giunta vogliono vedere più chiaro, per l'avvenire, che cosa succederà di questa Giunta, ma da qui a voler capovolgere il senso e la presenza delle varie forze politiche di questo Consiglio e di quello che storicamente rappresentano o hanno rappresentato mi pare che ci sia una piccola montatura. Non vorrei che questo discorso venisse usato strumentalmente. Ritengo in buona fede che qui dentro ci siano non dico il 100% dei Consiglieri che crede nell'Autonomia regionale, ma probabilmente il 99%. Senza arzigogolare sul fatto che qualcuno è più o meno autonomista di qualchedun altro, qui sono i fatti che devono dimostrare il grado di Autonomia, secondo me, non deve essere messo in discussione... deve essere messa in discussione solo l'aggressività, l'intelligenza e la pertinacia con la quale cerchiamo di perseguire questi risultati nei confronti di uno Stato che è di per sé accentratore, indipendentemente dalle forze politiche che lo rappresentano, e che non vuole delegare - per un rifiuto che direi quasi "fisiologico" - alle Regioni competenze e potestà di intervento. Questa è una battaglia dura alla quale dobbiamo chiamare tutte le forze politiche con serenità e onestà di intenti, altrimenti questa battaglia è destinata a fallire o, nella migliore delle ipotesi, potrà solo prestare a mediocri speculazioni elettorali di carattere interno alla nostra Regione.
A nome del Partito e dei Consiglieri Socialisti, io dichiaro quindi che voteremo a favore di questo ordine del giorno ritenendo che, se questo avrà un consenso ampio in questo Consiglio, possa porre in termini di prestigio e di forza questo problema nei confronti del Governo centrale.
Pedrini (P.L.I.) - Mi pare che il dibattito si avvii al termine e che le polemiche su un problema così importante siano state aperte, se chiuse o respinte questo non interessa. Un fatto è certo: si è fatta e si è voluta fare anche qua della demagogia, si è voluto creare un certo clima.
Noi, come Liberali, non vogliamo entrare né in polemica, né ripetere le cose che abbiamo scritto e che abbiamo detto, tra l'altro confermate ufficialmente di persona, con propria voce, dagli uomini Liberali in campo nazionale.
Io desidero soltanto dire che il Partito Liberale vota tramite la mia persona questo ordine del giorno; siamo convinti che, se si vuole veramente perseguire quanto vi è scritto, si debba perseguire. Per inciso vorrei pregare di rivedere un momentino la penultima riga dove c'è l'italiano che zoppica, laddove c'è scritto: "i cui compiti dovranno essere quelli di proporre, d'intesa con la Regione, al Governo le norme anzidette"; o la parola "al Governo" viene cancellata oppure si può scrivere: "di proporre al Governo, d'intesa con la Regione", ma si potrebbe addirittura togliere la parola "al Governo" e tutta la questione sarebbe a posto. Con questo credo che non vi sia nient'altro da aggiungere.
Parisi (M.S.I.-D.N.) - Signor Presidente e Signori Consiglieri, molto brevemente ed umilmente debbo affermare che non vi è dubbio che, così stando i fatti, non essendo possibile pensare che la Valle d'Aosta non possa godere dei privilegi di cui fruiscono le altre Regioni e se tutto questo è dato dal fatto che alla Valle d'Aosta mancano quei poteri il cui Statuto non prevede, va da sé che un voto favorevole all'accoglimento dell'ordine del giorno rivesta solo un carattere di obiettività. Se la giustizia misura, non vedo come il Governo possa negare alla Valle d'Aosta gli stessi diritti di cui beneficiano altre Regioni.
L'intervento della nostra Regione dovrà pertanto essere intransigente al punto che il Governo non si comporti adottando due pesi e due misure, anche se la Valle d'Aosta è carente di norme di attuazione. Non entro nelle polemiche che si sono avute, non faccio accusa a nessuno, a nessuna precedente Giunta e a nessuna susseguente Giunta se vi sarà il caso di farlo, ma debbo soltanto dire onestamente che tali problemi vanno affrontati di comune accordo, senza riserve di nessun genere. Grazie.
Caveri (U.V.) - Consigliere Pollicini.
Pollicini (D.P.) - Sarebbe sembrata commovente la difesa che ha fatto il Consigliere Bordon alla Giunta Andrione se non conoscessimo Bordon! Allora ricordiamo al Consigliere Bordon che quando si è formata questa Giunta di transizione, uno dei motivi che giustificava questa formazione era che, attraverso questa Giunta e il determinante appoggio della Democrazia Cristiana, questa Giunta avrebbe ottenuto un così detto "pacchetto" dal Governo proprio grazie ai buoni uffici della Democrazia Cristiana, la quale avrebbe permesso di risolvere ancora problemi insoluti. Di fatto, però, oggi siamo a dimostrare una cosa fondamentale: che si è autonomisti nei fatti e non nei nominalismi, non nelle parole. Proprio perché Bordon ha voluto riandare a un recente passato, ricordiamo in quest'aula che la Giunta installatasi nell'aprile del 1970 sino alla fine dello scorso anno si è dimostrata autonomista nei fatti, ha risolto alcuni problemi di fondo, fra cui il più importante: quello del riparto fiscale. Vorrei ricordarlo proprio al Consigliere Bordon, perché lui probabilmente non voleva quando aveva alcune responsabilità di Giunta, poiché riteneva che fosse sufficiente - diceva lui - l'articolo 12, cioè il classico modo di gestire il potere che ha la D.C., quello dei rubinetti: "se sei con me li apro, se non sei con me te li chiudo". Ecco perché il Bordon era contro il riparto e auspicava invece un regolamento di rapporti tra lo Stato e la Regione; non voleva sentire parlare di riparto in quanto per lui si rappresentava importante quella valvola che consentiva praticamente di prendere la Valle d'Aosta attraverso i quattrini: "se siete con noi vi daremo un grosso malloppo attraverso l'articolo 12; se non ci siete, chiuderemo quei rubinetti", così come i fatti hanno dimostrato e come si sono verificati.
Ebbene, che sostanza può avere allora il discorso autonomista? La Giunta Dujany ha risolto il problema finanziario di fondo attraverso il riparto e ne ha risolto anche un altro di fondo: quello della televisione. Ha pure avviato il discorso che si sta portando avanti con il Ministro Toros, quel Ministro Toros che - in questa sede non è inutile dirlo - ha lamentato le sue notevoli difficoltà ad operare in senso regionalista nell'ambito del Governo e ha lamentato anche un'altra cosa: delle difficoltà provenienti dalla Democrazia Cristiana valdostana. Questo Ministro Toros è venuto in Valle d'Aosta con una Giunta non Democristiana, e questo vi fa onore, però vi fa onore anche la correttezza con cui ammetteva che le difficoltà maggiori provenivano da questa stessa Democrazia Cristiana della Valle d'Aosta.
Mi sia allora consentito di richiamare al Presidente la memoria di quel suo impegno del pacchetto che avrebbe potuto portare in questo piatto a dimostrazione della giustezza della scelta, del ribaltamento politico voluto dalla D.C. e dal Partito Socialista. Ecco perché ci pare importante definire il Regionalismo nella sostanza, nei fatti e non nelle parole.
Ramera (D.C.) - Non è che io voglia alimentare queste polemiche, comunque comincio a dire al collega Pollicini che dice il falso, e lo accuso quindi di menzogna, quando vuole mettere addirittura in bocca ad un Ministro Democratico Cristiano difficoltà esposte dalla D.C. valdostana, da che cosa non ho capito, ma difficoltà che noi avremmo frapposto all'operato del Ministro Toros, quindi questo è falso. È falso soprattutto quando si viene in quest'aula a magnificare, a ricordare per l'ennesima volta il riparto fiscale. Che io debba per l'ennesima volta dire di aver accompagnato, io Consigliere di minoranza, il Presidente Dujany dal Presidente del Senato Fanfani per risolvere più celermente il problema, l'ho fatto nell'interesse generale, non è che me ne voglia vantare. Ho fatto il mio dovere di Consigliere, anche se di minoranza, per risolvere la questione con la mia modesta partecipazione, naturalmente molto più modesta di quella del Presidente che aveva avviato il problema per una sua definizione unitamente al Senatore Berthet.
Quindi a un certo momento ha detto bene Milanesio: non accendiamo troppe polemiche, non veniamo qui a dire "io sono il primo della classe, tu sei invece il Pierino che scombina tutto". Se in quest'aula siamo coscienti di operare in senso autonomistico, nell'interesse generale del Paese, io credo che siamo - e vorrei augurarmelo - tutti sulla stessa linea, tutti, siano essi Partiti nazionali, siano essi Partiti regionalisti. Pertanto non voglio che nessuno - e non lo permetterei a nessuno - di dirsi più regionalista o più valdostano e più amante della propria terra di quanto possa esserlo io, perché operiamo tutti nell'interesse comune.
Noi votiamo questo documento, sperando che non rimanga fine a sé stesso, e auguriamoci che ognuno di noi, attraverso le possibilità che ha in campo nazionale, porti avanti questo discorso, così come bene ha detto il Consigliere Monami in questa sua parte di discorso: noi Partiti nazionali dobbiamo essere all'avanguardia proprio per risolvere questo problema che sta a cuore ai Valdostani.
Mappelli (D.C.) - Chiedo scusa all'Assemblea, ma desidero che le affermazioni del Consigliere Pollicini siano portate a conoscenza - e lo farò io - del Ministro Toros, al fine che queste vergognose insinuazioni vengano smentite.
Andrione (U.V.) - Anticipando sul dibattito politico che dovrà avere luogo di qui a poco, sono state fatte delle affermazioni che evidentemente verranno discusse più approfonditamente in altre sedi, in altro momento anche se nella stessa sede, chiedo scusa.
Vorrei soltanto precisare alcuni punti di natura strettamente politica non interessante questa discussione e cioè il fatto che, dando atto del Regionalismo dei Partiti nazionali, noi non ci riteniamo superiori, ma differenti, perché rappresentanti di una minoranza etnica e non soltanto regionalisti così come sono regionalisti Lagorio in Toscana, Guidolin nel Veneto e Santi in Emilia Romagna, sosteniamo in base all'articolo 6 della Costituzione che in Valle d'Aosta esiste una particolare minoranza etnica di cui noi siamo... politici, perché sennò, se così non fosse, a nostro avviso se il Regionalismo così eloquentemente difeso da Monami e Bordon in questo aspetto candidamente uniti, se così non fosse, non avremmo ragion d'essere e ognuno di noi poi potrebbe trovare una sua collocazione politica nell'ampio raggio dei Partiti nazionali e costituzionali esistenti in questo momento in Italia. Si tratta semplicemente di una differenza.
Ciò detto, riguardo all'argomento in questione dove si sono levate voci da Cassandra, devo dire che evidentemente il problema è di autonomia, ma è soprattutto un problema tecnico in questo momento, perché così come è stato ben spiegato dal Consigliere Dolchi, il Governo, sollecitato da un ordine del giorno presentato dal Senatore Gemano, ha accettato di fare una dichiarazione ufficiale, così come era stata fatta la stessa dichiarazione ufficiale alla seduta della Commissione Affari Generali da parte dei rappresentanti di tutte le forze politiche: che come Governo si è d'accordo di dare alla Valle d'Aosta quei provvedimenti di attuazione dello Statuto richiesti in maniera così solenne in questo momento con questo ordine del giorno. Di conseguenza, certe battute e certe piccole vanterie con le quali si vorrebbe tirare la coperta tutta da una parte contro un Governo che viene immaginato da quegli stessi che allora lo sostenevano - così erano i Governi Scelba e certe altre epoche che non volevano applicare lo Statuto - non sono esatte. Non è perché noi oggi ci troviamo a discutere di fronte a un Governo che è disponibile ed ha dichiarato ufficialmente di essere d'accordo per concedere le norme di attuazione alla Valle d'Aosta...
Di conseguenza, questo ordine del giorno è importante per sollecitare e per rendere immediata la decisione governativa. Mi sia permesso dire che deve essere soprattutto seguita la parte tecnica per ottenere che venga esattamente interpretato e applicato lo Statuto, così come in due investiture ha dichiarato Dujany e così come più modestamente ho dichiarato io nel momento in cui ho accettato l'incarico: siamo convinti che lo Statuto regionale debba essere completamente attuato. Credo che su questo punto, sul quale allora ho richiesto la collaborazione di tutti i Gruppi presenti, per una volta tanto si possa avere l'unanimità del Consiglio.
Dujany (D.P.) - ...quando si parla di Partiti che hanno... il Governo Scelba...
Monami (P.C.I.) - ...mai nessuno come noi ha combattuto il Governo Scelba e mai nessuno come la D.C. ha appoggiato il Governo Scelba.
Caveri (U.V.) - Mi pare che ormai siamo maturi per la votazione, quindi invito i Consiglieri che sono favorevoli all'ordine del giorno concordato ad alzare la mano.
Esito della votazione
Presenti, votanti e favorevoli: 30
Il Consiglio approva pertanto all'unanimità l'ordine del giorno.
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Ordine del giorno
Il Consiglio Regionale della Valle d'Aosta,
- richiamato l'ordine del giorno presentato al Senato nel corso del dibattito sul disegno di legge 114/B e accolto dal Governo per dichiarazioni del Ministro Morlino nella seduta pubblica del 16 luglio 1975;
Esprime
al Governo fervidi e pressanti voti affinché, mantenendo gli impegni assunti, la materia venga celermente affrontata e vengano intraprese, in accordo con i Parlamentari valdostani e il Consiglio Regionale, le necessarie iniziative al fine di evitare che la Valle d'Aosta sia, assurdamente, l'unica regione - fra quelle a statuto speciale e a statuto ordinario - a non poter esplicare interamente le proprie funzioni costituzionalmente attribuitele a mezzo dello statuto speciale.
Impegna
in particolare, il Governo a presentare d'urgenza in Parlamento un provvedimento legislativo di delega per l'emanazione, attraverso decreti legislativi, delle norme per il trasferimento delle funzioni amministrative alla Regione Valle d'Aosta e delle altre norme necessarie per dare attuazione allo statuto speciale approvato con legge costituzionale 28 febbraio 1948, n. 4.
A tal fine
Impegna
il Governo ad agire d'urgenza per la costituzione di una Commissione paritetica di sei membri - di cui tre nominati dal Governo e tre dal Consiglio Regionale valdostano - i cui compiti dovranno essere quelli di proporre al Governo, d'intesa con la Regione, le norme anzidette.
Il Consiglio prende atto.
Caveri (U.V.) - Si potrebbe... alle ore 16,30? Non possiamo affrontare la discussione sul Forte di Bard? No? Si potrebbe, se si la discussione fosse breve...
Andrione (U.V.) - Occorrerebbe fare alcune variazioni, però, e lo dico subito: se ricordo bene, si tratta dei punti n. 2 e n. 4 di quella mozione, laddove secondo noi si impegna la Giunta prima che vi sia una definizione con il Ministero delle Finanze, la sdemanializzazione... certo, certo, quindi a più forte ragione...
Caveri (U.V.) - La seduta è tolta e continua alle ore 16,30.
Il Consiglio prende atto.
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La seduta termina alle ore 12,32.
