Resoconto integrale del dibattito dell'aula

Oggetto del Consiglio n. 458 del 26 gennaio 1994 - Resoconto

OGGETTO N. 458/X - Iniziative inerenti la chiusura del Centro comunale diurno di socializzazione di Via Antica Zecca. (Approvazione di mozione).

Mozione - Presa conoscenza delle decisioni della Giunta comunale di Ao­sta in data 30 dicembre 1993 con la quale veniva decisa la chiusura del centro diurno di socializzazione di Via Antica Zec­ca;

Preso atto della profonda disapprovazione manifestata dalla popolazione aostana attraverso dichiarazioni e interviste di cittadini, nonché la sottoscrizione di un documento firmato da oltre 2000 cittadini;

Sentita la determinazione di chiedere la riapertura del Centro emersa dall'assemblea pubblica tenutasi il 12 gennaio u.s., alla quale hanno partecipato diversi operatori sociali e amministra­tori pubblici;

Considerata la necessità di approfondire in tutte le sue implica­zioni la gravità dei fatti denunciata nelle diverse sedi

il Consiglio regionale della Valle d'Aosta

Impegna

la Giunta e l'Assessore competente a portare in tempi brevi l'ar­gomento all'attenzione e all'approfondimento della V Commis­sione consiliare permanente, nel corso della quale si richieda l'audizione del Sindaco di Aosta e dell'Assessore comunale ai Servizi Sociali.

F.to: Aloisi - Bich - Lavoyer - Piccolo - Lanièce.

Presidente - Ha chiesto la parola il Consigliere Bich.

Bich (APA) - L'intento di questa mozione non è quello di polemizzare né quello di creare delle sovratensioni, dal momento che ce ne sono già parecchie e si riflettono sull'opinione pubblica e sulla stam­pa; ma è quello di capire un po' qual è la posizione della Giun­ta, qual è la posizione dell'Amministrazione regionale, e soprat­tutto capire qual è la posizione delle amministrazioni locali, in modo particolare del Comune di Aosta.

Dirò che sono stato spinto anche dall'emozione per sottoscrivere questo atto politico assieme agli altri colleghi della Federazio­ne, perché il sottoscritto ha avuto l'onore di essere uno fra i fondatori del Centro Antica Zecca. Nel 1984, in tempi quasi eroici, in condizioni di assoluto caos dei servizi sociali e con grandi difficoltà nel cercare di riordinare l'offerta pubblica in quel settore, il sottoscritto, con diversi altri operatori sociali, in modo particolare con l'Assessore ai servizi sociali di allora, Egidio Lanivi, con difficoltà spesso considerate insormontabili, abbiamo cercato di organizzare questo Centro di socializza­zione. Le difficoltà derivavano: da un apparato burocratico, che poneva davanti ogni giorno il problema delle competenze e il comune non aveva competenze per fare questo; dall'assenza di fondi; dalla lunghezza delle procedure per cui le decisioni avrebbero procrastinato nel tempo una qualsiasi risposta dall'ente pubblico all'ente locale, in favore e a sostegno delle condizioni di disagio, che sono diffuse e che allora erano ancora più diffuse nella città.

É un'area grigia quella delle condizioni di disagio, di difficile definizione; chi ha fatto il sindaco, e qui ve ne sono diversi, e chi ha fatto l'amministratore comunale sa bene che molto spes­so, arrivando al mattino in municipio, possono trovarsi in anti­camera il soggetto a rischio nel suo malessere sociale, il quale è indefinibile e che non può definire il sindaco.

Allora le risposte che poteva dare il sindaco erano: "Vai dall'assistente sociale", che era un po' come pensare di curare una malattia con l'ausilio dell'assistente spirituale. In alterna­tiva, si poteva decidere di non ricevere questi soggetti, oppure di organizzarsi un po' di più e creare un servizio che potesse dare un'assistenza anche se precaria a queste persone. E così si scelse di fare allora, senza neppure delle delibere, con volonta­riato a bizzeffe, con Egidio che alla sera andava a tinteggiare assieme ai futuri utenti questo Centro, che poi era uno scanti­nato con un piano sopraelevato; quindi, con tanta volontà si è riusciti a fare questo.

In effetti, questo Centro diede delle buone risposte, perché in qualche modo si dava anche un'assistenza a quelle persone che venivano rilasciate dal Servizio di psichiatria, perché il sindaco, anche lì con mille improprietà, spesso con molto timore di sbagliare e con una certa angoscia, firmava il ricovero coatto, poi, dopo il ricovero coatto, la prosecuzione volontaria dell'in­ternato nell'ospedale, ma i problemi nascevano con il reinseri­mento di questi soggetti. Comunque, il Centro dava delle ri­sposte e andava discretamente bene.

Poi c'è stato un periodo di buio, io non l'ho più seguito, ed è bal­zata alla cronaca in questi ultimi tempi la chiusura del Centro Antica Zecca di Aosta. In effetti sarebbe stato il caso di discu­terne in Comune, se la Giunta municipale non avesse deciso di sospendere il servizio dando delle motivazioni che sono abba­stanza incomprensibili (o sono comprensibilissime, a seconda da che punto di vista le si vedano).

Dicono queste motivazioni: "All'USL nell'ambito di tali modelli operativi è emersa la possibilità di affrontare i problemi del di­sagio psichico e psichiatrico con risposte più razionali e senza sovrapposizioni di ruoli e di interventi, quindi nell'ambito della Regione e Unità sanitaria locale".

In un dibattito abbastanza infervorito tenutosi circa un mese fa si dice proprio che le competenze, soprattutto gli indirizzi, le organizzazioni della rete dei servizi, erano proprie della Regio­ne. Allora non si riesce a capire più niente; da qui, la domanda: cosa vuol fare l'Amministrazione in questa direzione e quali sono i servizi sostitutivi a quelli chiusi? Perché non possiamo pensare di andare avanti stando a quello che si sente dire, so­prattutto da rappresentanti di una certa polarità, che parlano pomposamente di solidarietà, e poi proprio le persone che par­lano di solidarietà vanno a soffocare quelle maglie molto strette che ci sono sul territorio, che assorbono la parte più difficile e più scarsamente gestibile del rapporto individuo-società. Quindi si va a tagliare dove già l'essenziale è sottodimensio­nato, dove l'offerta è quasi inesistente.

C'è la richiesta di conoscere la linea della Regione su questo punto; so che l'Assessore si è già interessato di questo, so che sta formulando delle proposte precise, so che già si stanno deli­neando dei servizi che saranno senz'altro più funzionali alla domanda; però mi chiedo, dati i tempi burocratici, data la lun­ghezza delle decisioni, che è connaturata purtroppo con la scienza amministrativa nostra, se in questo periodo era proprio necessario chiudere traumaticamente questo rapporto con il Centro Antica Zecca.

In secondo luogo, non riusciamo a capire la lettera che ha in­viato l'Assessore alle politiche sociali del Comune di Aosta alla Cooperativa Antica Zecca, nella quale dice che l'Amministra­zione regionale ha assunto nuove decisioni ed indirizzi deter­minanti ai fini di una diversa impostazione dei servizi rivolti alle persone con problemi psichici e psichiatrici. Come se tutto fosse già deciso e quindi il cambio fra i due servizi fosse attua­to.

Mi sono permesso di presentare assieme ai colleghi questa mo­zione, che non ha altro senso se non quello di discutere di que­sto argomento in Consiglio regionale, dal momento che ci ven­gono assegnate queste competenze, e di poter sentire dagli amministratori qual è stata la motivazione reale della chiusura e quali sono le condizioni di sussidiarietà a quel servizio, ben sapendo però che già da un po' di tempo l'Amministrazione era molto restia nei filtri e lasciava passare pochissimo l'utenza dall'area del disagio - che è spesso l'anticamera del sindaco - a quella che è l'area della copertura del servizio sociale.

Nessun intento polemico, ripeto, solo la volontà di avere dei chiarimenti.

Presidente - Ha chiesto la parola il Consigliere Parisi.

Parisi (VAP) - Il problema sollevato da questa mozione è in apparenza un problema che dovrebbe riguardare solo il Centro di socializza­zione del Comune di Aosta, e invece credo che vada al di là di quello che è il problema specifico che emerge dalla mozione.

Innanzitutto volevo premettere che il mio intervento non è dettato dal fatto che in tribuna ci siano i cartelli o gli inviti o le sottoscrizioni a fare qualcosa, ma rientra nel dovere di ogni consigliere e di chiunque si interessi dei problemi della collet­tività. Quindi credo che l'impegno di ognuno di noi vada al di là di quelli che possono essere gli inviti fatti attraverso le mani­festazioni, che possono esplicarsi in tantissimi modi.

Come dicevo prima, la questione va al di là di quello che è il di­scorso del Centro di socializzazione e coinvolge direttamente questo Consiglio, in particolare i consigli precedenti, che non hanno avuto la capacità e forse la volontà di affrontare e risol­vere i problemi che riguardavano la legge 18/81. Credo che tutto parta da quel momento lì. Bisogna far rilevare che per quanto riguarda la prevenzione, la cura e la riabilitazione delle malattie mentali e del disturbo psichico in particolare, come veniva detto dal Consigliere Bich, è stato fatto poco e non è stato fatto comunque quel lavoro di programmazione e di ana­lisi che era previsto dall'allegato alla legge, dove si prevedeva­no certi servizi ma che poi in effetti, per quello che mi risulta fino adesso, non sono stati fatti. Mi riferisco ad uno studio pre­gevole che era stato fatto nel 1985 da parte dell'USL, che sta­biliva una serie di proposte operative, studio del quale non mi risulta sia rimasta traccia.

Dico questo tanto per inquadrare il problema che si vuole oggi affrontare in questo Consiglio, per­ché ritengo che non basti fare gli inviti agli incontri per verifi­care quali sono i motivi che hanno determinato una certa scelta anziché un'altra. Credo che, invece, l'impegno da parte di que­sto Consiglio, in modo particolare dell'Assessore al quale non possiamo imputare sicuramente queste responsabilità, debba essere quello di fare in modo di dare in tempi brevissimi delle risposte concrete ai cittadini, che sono coinvolti da queste ne­cessità e da questi bisogni. Perché non basta fare i libri bianchi: l'impegno nostro deve essere quello di dare delle risposte con­crete e immediate, possibilmente credibili, alle reali esigenze dei cittadini, altrimenti faremmo tutti dei bei discorsi; però, nel momento in cui non fossimo in grado di dare delle risposte, di­venteremmo poco credibili, come lo siamo stati tutti fino ades­so.

L'intervento, al quale si riferiva il Consigliere Bich, fatto dal Comune di Aosta nel 1984, era legato al fatto che la Regione in quel momento, a distanza di tre anni, non era stata in grado di dare delle risposte a questo tipo di problema. Allora non esiste­va il problema della tossicodipendenza, né esistevano tante al­tre problematiche; si trattava di dare delle risposte ad un pro­blema contingente ma che non andava sicuramente a dare una risposta complessiva all'intera problematica che era inserita nella legge 18/81. Mi ricordo che allora, quando era stata fatta questa proposta, la Cooperativa di Via Antica Zecca si era offer­ta di dare questo servizio andando ad attingere a delle unità operative, a livello di volontariato. Poi il problema, forse per quella carenza dovuta all'inefficienza o alla incapacità di una programmazione regionale, si è via via ampliato ed ha portato a creare una struttura che sicuramente ha dato degli ottimi ri­sultati, ma che non ha affrontato e risolto nella sua interezza questo problema che è un problema delicatissimo e che ha biso­gno di risposte più complessive.

Non aggiungo di più. Credo che il Comune di Aosta debba dare una risposta per il Centro di socializzazione, se non per quanto riguarda la materia specifica che attiene alla malattia psichia­trica o comunque a quello che è annesso a questo problema, che è un problema di carattere regionale e al quale va data una ri­sposta su tutto il territorio regionale, non limitandosi al solo territorio del Comune di Aosta. Però, sicuramente, il Comune di Aosta dovrà dare una risposta anche a quelle che sono tutte le altre problematiche, perché non credo che possa pensare di tirarsi indietro su una problematica che riguarda il suo territorio.

Quindi le cose stanno su due livelli: non credo sia giusto che il Comune di Aosta sospenda, così come è stato fatto, l'erogazione di un servizio che da tutte le parti è stato ritenuto indispen­sabile e utile alla collettività; al tempo stesso, però, credo che l'impegno dell'Assessore debba essere quello di affrontare la problematica in maniera più complessiva, per dare una rispo­sta a tutti i bisogni previsti e alle necessità previste dalla legge 18/81. Mi auguro che, non solo per quanto riguarda l'aspetto occupazionale, che ha una sua rilevanza, ma per quanto ri­guarda la soluzione del problema dell'utenza, si affronti questa problematica nella sua giusta dimensione e mi auguro che l'As­sessore, in tempi brevi, con il concorso delle associazioni e di chiunque è direttamente coinvolto a questo problema, possa dare delle risposte concrete per il soddisfacimento dei bisogni di tutta la collettività.

Presidente - Ha chiesto la parola il Consigliere Chiarello.

Chiarello (RC) - Mi ero dichiarato disponibile anch'io a firmare la mozione in oggetto, proprio perché questo problema non è secondario. E condivido quando Bich, che parla tante volte come un libro stampato, ha detto che la solidarietà non può essere una opi­nione, non è un optional, ma deve essere dimostrata nei fatti.

Questa del Centro Antica Zecca mi sembra una strana questio­ne. Ho qui una specie di dossier, da dove si evince che l'anno scorso a giugno è stato votato dal Consiglio comunale di Aosta un ordine del giorno in cui si dice che il Centro sociale è utile, funziona bene, anzi gli vengono aumentati i finanziamenti in modo che possa andare avanti bene. Si dice che si stanno stu­diando delle soluzioni sulla tipologia del servizio ma si confer­ma che la gestione proseguirà a convenzione.

Invece il 29 dicembre, tre giorni prima della scadenza della convenzione, c'è un'altra lettera in cui si dice che, dato che l'Amministrazione regionale ha assunto nuove decisioni e indi­rizzi determinanti, si toglie questa convenzione.

Dai dati che abbiamo questo Centro è risultato molto utile, e mi sembra poco serio da parte del Comune, se questa Giunta non ha ancora assunto le nuove decisioni che permettano al primo gennaio di risolvere tali problemi, prendere una decisione il 29 dicembre. Questa Cooperativa ha avuto la delibera di decisione il 31 dicembre, cioè il giorno prima per il giorno dopo doveva chiudere questo servizio.

Più che parlare tanto di questa cosa, appoggio la richiesta di Bich di discutere con il Sindaco di Aosta e con le persone inte­ressate proprio per vedere come mai si è giunti a questa deci­sione. Non vorrei che ci fossero anche lì giochi politici. Non gio­chiamo sulle persone e sui dipendenti, perché anche qui ci sono dei dipendenti che hanno perso il posto in questo periodo. Vor­rei che almeno nel "sociale" riuscissimo a tenere una qualità che ogni tanto viene sbandierata da questa regione.

Per questo chiedo che venga fatto un incontro al più presto e, se possibile, che il Comune di Aosta riveda questa sua decisione e la rimandi, almeno finché la Regione non riesce a sopperire a tale Centro.

Presidente - Ha chiesto la parola il Consigliere Squarzino Secondina.

Squarzino (VA) - É già stato detto parecchio su questo problema; si sono già il­lustrati, da parte di chi mi ha preceduto, gli elementi da tener presente, per cui non mi dilungo ulteriormente.

Mi sembra molto importante che venga previsto un momento e un luogo, in questo caso la V Commissione - ma potrebbe essere anche un altro luogo - in cui affrontare nel suo complesso il problema del disagio, e non solo il disagio psichico, in cui si rie­sca a definire con chiarezza quali sono i vari livelli di interven­to rispetto al disagio e quali sono le responsabilità dei diversi enti.

Fra l'altro, noi, in commissione, abbiamo più volte, affrontando i problemi da un punto di vista settoriale, chiesto con forza che si definissero le linee del nuovo Piano sanitario regionale.

Pur­troppo questo episodio è un'occasione che ci fa toccare con mano come sia importante che noi chiariamo dove vogliamo andare, cosa vogliamo fare, come vogliamo realizzare la legge 18, che tipo di risposte differenziate vogliamo dare all'interno della Regione. Una volta indicati gli indirizzi, è chiaro che all'interno di questi, i vari enti locali (comuni compresi) possono poi at­trezzarsi.

Credo che non spetti a noi, in quest'aula, dire al Comune di Aosta cosa deve fare o non deve fare; spetta a noi, invece, dire con chiarezza cosa vogliamo fare di fronte al disagio psichico e offrire ai vari enti che sono sul territorio la possibilità di dare risposte differenziate ai bisogni che ci sono.

Presidente - Ha chiesto la parola il Consigliere Piccolo.

Piccolo (PRI-ADP-Ind) - Vorrei aggiungere qualcosa in ter­mini di invito all'Assessore per quanto riguarda il caso specifi­co; nella convocazione che dovrebbe avvenire presso la V Commissione, direi che assieme all'Assessore e al Sindaco del Comune di Aosta sarebbe opportuno venisse anche il Respon­sabile del Servizio psichiatria, perché sarebbe opportuno che anche il reparto di psichiatria desse una relazione dettagliata, non solo dei casi esistenti in Valle d'Aosta, ma soprattutto di coloro che devono essere ospitati in strutture diverse della Valle d'Aosta.

Condivido le considerazioni che faceva il Consigliere Squarzino per quanto riguarda le persone con problemi di disagio di tipo sociale.

Volevo aggiungere solo queste cose, il resto è già stato detto dai colleghi.

Presidente - Ha chiesto di parlare il Consigliere Marguerettaz.

Marguerettaz (PpVA) - Solo per annunciare il voto favorevole dei Popolari per la Valle d'Aosta e motivare questa scelta, che non è dettata da nessun giudizio, a differenza degli interventi che mi hanno preceduto.

Non entriamo nel merito della scelta fatta dal Comune di Ao­sta; certo, è un problema, ed è un problema urgente e grave che si presenta per la collettività, ma siamo favorevoli a incontrare il Sindaco, l'Assessore ai servizi sociali del Comune di Aosta proprio per capire le ragioni che hanno portato a questa scelta e, al tempo stesso, per vedere se l'Amministrazione regionale può essere solidale nei confronti del Comune di Aosta, per poter sopperire là dove il Comune di Aosta non è in grado di fornire delle risposte, pur necessarie.

Questo è uno, grave e certamente importante, problema, che però ne porta con sé tanti altri, concernenti soprattutto il setto­re dei servizi sociali nella città di Aosta. Ecco perché sarebbe interessante portare avanti un discorso e un confronto, così co­me, seppure molto blandamente, abbiamo già cominciato a fare con l'Assessore in seno alla commissione, anche con i respon­sabili del Comune di Aosta, proprio per vedere di unire le forze e dare dei servizi qualitativamente e quantitativamente mi­gliori alla città.

Ricordiamo che, per quanto riguarda il discorso dei servizi so­ciali in generale, vi è un'altra grossa problematica che investe il Comune di Aosta, ed è quella che riguarda il settore delle poli­tiche giovanili. É un argomento, questo, dietro al quale spesso si spendono delle parole, ma di fatto, ad oggi, il Comune di Ao­sta ha ancora servizi messi in piedi anni fa, anzi direi che non sono neppure più gli stessi, perché alcuni sono stati chiusi.

Quindi, favorevoli ad un confronto con il Comune di Aosta per vedere se, unendo le forze, possiamo giungere a dare migliori servizi alla città.

Presidente - Ha chiesto la parola l'Assessore alla sanità e assistenza sociale, Vicquéry.

Vicquéry (UV) - Comme j'ai déjà eu occasion de dire en commission, nous voterons cette motion.

Je dois dire sincèrement que quand M. Bich nous parle de la Commune d'Aoste, j'ai un sens d'ouvrir le livre d'histoire, même si le sens poétique de Bich, à mon avis, est un peu exagéré: l'année 1984 n'était pas le "moyen âge" de la Commune d'Aoste, l'année 1984 était un an après le Plan sanitaire socio-régional et, depuis lors, les choses ont changé énormément du point de vue socio-sanitaire à l'intérieur de la Région.

Je ne veux pas entrer dans le mérite de la décision de la Commune d'Aoste, car en tant qu'ancien administrateur communal j'ai toujours soutenu que les compétences sont bien différentes entre commune et Région, et donc aujourd'hui je n'ose pas entrer dans le mérite de cette décision.

Je me limite à dire qu'il est absolument nécessaire définir les compétences, non seulement entre Région et commune, mais aussi entre Région, commune et USL: la Région doit se limiter à faire des lois et à programmer les services; les communes doivent gérer certains services et doivent essayer de ne pas gérer certains autres services. C'est-à-dire, dans le domaine socio-sanitaire, il faut diviser les deux secteurs principaux: le secteur social dans le domaine social, le secteur sanitaire tout court. Les rencontres qui se sont passées avec l'Administration communale ont touché ce thème principal, c'est-à-dire on a dit à l'Administration communale: "vous êtes en train de gérer des services sanitaires tels que les services pour les malades mentaux", et on a dit à la Commune d'Aoste que celle ci est une compétence de l'USL. Pour l'instant la Région est en train encore de gérer une partie des services sanitaires, mais c'est une gestion qui doit être éliminée en perspective; c'est une compétence stricte de l'USL et, en vue de la prochaine réforme sanitaire, évidemment la chose sera de plus en plus importante. Et donc quand la lettre de l'Assesseur de la Commune d'Aoste dit que la Région a l'intention de programmer d'autres services, dit cela, c'est-à-dire de programmer et de faire une loi en matière. Cette loi sera le Plan socio-sanitaire; nous avons commencé à examiner ce gros problème et il sera nécessaire définir les lignes directrices pour définir les compétences entre la Région et les pouvoirs locaux.

Justement Parisi dit que depuis l'entrée en vigueur de la loi 18/81 l'Administration régional a fait peu dans le domaine de la santé mentale; il est vrai, mais il est aussi nécessaire souligner que la loi n° 18 est en application de la loi n° 180, et cette loi, depuis l'entrée en vigueur est objet de discussion et d'examen. Seulement à niveau central, il y a un mois, a été approuvé un projet en matière de santé mentale, et je m'engage officiellement à l'intérieur de la V Commission de prendre en examen ce problème.

Mais le principe que je suis en train de suivre comme administrateur est simple. Il est nécessaire définir les besoins avant de programmer, de légiférer; et après on peut réaliser quelque chose. Maintenant, on a maintes fois réalisé exactement le contraire: on a réalisé des structures, et après on a vérifié quels étaient les besoins. Si on veut faire de la bonne administration, à mon avis il faut travailler de cette façon, et c'est ce que j'ai demandé au Service de la psychiatrie de l'USL, et c'est ce que j'attends encore depuis deux mois. Mais ce n'est pas si facile comme on pense, parce que le secteur de la santé mentale est un domaine très délicat.

Il y a l'autre problème, si on peut définir ainsi le domaine du malaise social: là on voit des jeunes au troisième âge, et c'est très difficile définir les termes du malaise social. Là aussi j'ai demandé au service de vérifier quel est le point de la situation, pour éviter que tout le monde fasse quelque chose et tout le monde ne fasse rien, car il y a des zones d'ombre totale à l'intérieur de notre région, et il y a, à l'intérieur de certains quartiers de la Commune d'Aoste des services qui ne marchent pas car il y a trois administrations qui s'en occupent.

En renvoyant la discussion générale à l'intérieur de la V Commission, je répète que le problème est très délicat, la motion peut être acceptée. Je souligne à nouveau le fait que je ne veux pas absolument confondre la position de l'Administration régionale et la position non seulement de la Commune d'Aoste mais des communes en général: les rôles sont très différents et donc l'autonomie communale dans les choix est totale.

Presidente - É chiusa la discussione generale. Ha chiesto la parola per di­chiarazione di voto il Consigliere Chiarello.

Chiarello (RC) - Giustamente l'Assessore Vicquéry ha detto che non bisogna confondere le cose; intanto la politica è un po' strana, perché chi ha firmato questa delibera della Giunta per la chiusura dell'Antica Zecca fa parte di certi partiti che poi fanno le mo­zioni per discutere queste cose.

É un po' strana la politica e non si riesce tanto a capire. Però l'Amministrazione regionale mi sembra che sia stata tirata per le orecchie in tale questione; quando si dice che l'Amministrazione regionale ha assunto nuove decisioni, mi sembra che sia una affermazione ben preci­sa ed è per ciò che abbiamo richiesto questa discussione.

Presidente - Ha chiesto la parola l'Assessore alla sanità e assistenza sociale, Vicquéry.

Vicquéry (UV) - Je prends l'occasion pour répondre. Quand on dit "ha assunto nuo­ve decisioni", probablement on se réfère au fait que l'Administra­tion régionale a fait une convention avec la Coopérative "L'Envers", en insérant aussi deux cas de malades mentaux qui étaient suivis de la part du Centre de socialisation de la coopéra­tive. C'est là, à mon avis, le problème, au-delà du discours général de l'engagement que j'ai pris au niveau de ces rencontres de propo­ser un plan général de réorganisation des services.

Presidente - Pongo in votazione la mozione in oggetto

Presenti, votanti e favorevoli: 31

Il Consiglio approva all'unanimità