Oggetto del Consiglio n. 297 del 30 settembre 1975 - Verbale

OGGETTO N. 297/75 - Commemorazione dei martiri spagnoli.

Caveri (U.V.) - Signori Consiglieri, centinaia di milioni di uomini in Europa e nel mondo hanno trascorso ore e giorni alterni di angoscia e di speranza per le giovani vite sulle quali pesava il pericolo imminente di una fine spaventosa.

Franco, competente a decidere in ultima istanza, è stato sordo agli inviti e agli appelli di autorità sovranazionali europee, di Governi, di Ministri, di Assemblee. Franco, il presunto cattolicissimo, non ha accolto la triplice sollecitazione di Paolo VI che gli ha telefonato per la terza volta nella stessa notte fatale. Franco non ha ascoltato né la voce dell'Europa intera, né la voce della pietà cristiana. Cinque giovani, tre spagnoli e due baschi, sono stati fucilati.

Di fronte a tali fatti noi proviamo viva indignazione e profondo dolore, indignazione e dolore tanto più acuti in quanto pende su altri giovani il pericolo di altre condanne a morte. Tali condanne e le esecuzioni avvenute costituiscono un'offesa all'umanità intera, un'offesa al Popolo spagnolo, al quale auguriamo di liberarsi al più presto di questa sanguinosa dittatura. Noi siamo consapevoli delle carenze, dei difetti, delle insufficienze, delle colpe persino della nostra democrazia, ma i fatti di Spagna dimostrano che la dittatura presto o tardi ci fa tornare ai tempi più oscuri e più inumani della Storia.

Terminata da parte mia questa commemorazione, voglio dare comunicazione al Consiglio che il Gruppo Comunista aveva presentato un ordine del giorno di cui do lettura (questo prima che le esecuzioni avessero luogo):

Ordine del giorno

Il Consiglio regionale della Valle d'Aosta, nella sua seduta del 30 settembre 1975, solidale con le lotte per l'indipendenza e la libertà dei popoli, si unisce a quanti oggi, in tutto il mondo, manifestano viva indignazione per la condanna a morte dei patrioti baschi e spagnoli.

Le condanne a morte di Burgos e di Madrid segnano una nuova ondata di repressione sistematica tendente ad eliminare totalmente qualunque istanza democratica antifascista.

Il Consiglio regionale esprime la sua costernazione per i metodi processuali medioevali dei tribunali del regime franchista e per il fatto che nel secolo XX° vi siano ancora esecuzioni con la garrota.

Queste cose sono una vergogna incancellabile della Spagna fascista di Franco ed il Consiglio regionale della Valle d'Aosta chiede la sospensione delle condanne a morte e la revisione dei vergognosi processi.

Questo era l'ordine del giorno che è stato poi ritirato, perché purtroppo è stato superato dai fatti avvenuti.

Si proporrebbe quindi al Consiglio di mandare al Ministro degli Esteri il telegramma seguente, salvo le modifiche suggerite dal Consiglio: "Il Consiglio regionale Valle Aosta riunito il 30 settembre unanime esprime profondo dolore e esecrazione per esecuzione cinque patrioti spagnoli tra cui due autonomisti baschi. Crimine agonizzante dittatura franchista suscita ulteriore solidarietà per lotta libertà a Popolo spagnolo che è motivo di impegno per tutti coloro che credono ai valori democrazia e dignità umana nonché richiesta isolamento regime fascista spagnolo''.

Dimenticavo di dire che mi ero associato nei giorni scorsi ad un passo compiuto dal Presidente della Regione Puglia per ottenere una comunicazione dal Ministro spagnolo per i fatti di cui abbiamo parlato finora.

Chi chiede la parola? Il Consigliere Dolchi.

Dolchi (P.C.I.) - Signor Presidente, Signori Consiglieri, come è già stato detto dal Presidente del Consiglio, data la gravità della situazione e l'urgenza, purtroppo il punto 2bis dell'ordine del giorno iscritto tra gli argomenti in discussione - e ringrazio per la sensibilità il Presidente del Consiglio - viene ad essere superato dal crimine franchista perpetratosi sabato mattina.

Cinque giovani patrioti sono stati fucilati provocando in tutta Italia, in tutta Europa, nel mondo intero, un'ondata di protesta senza precedenti; orrore, angoscia, rabbia, rivolta, sdegno, commozione, dolore, esecrazione, riprovazione, solidarietà, forse non sono aggettivi sufficienti per manifestare i sentimenti della gente, quelli che si sono manifestati da parte di centinaia di donne e di uomini di ogni Paese dopo l'esecuzione. Tutto ciò dopo che l'intero mondo civile aveva fatto sentire la sua voce di protesta per i "processi farsa", per la procedura usata definita "medioevale". I cinque giovani, fra cui due autonomisti baschi, sono stati assassinati da un dittatore di un regime in agonia malgrado gli interventi di uomini di governo, di Governi stessi in modo ufficiale, di Presidenti dei Parlamenti europei, delle massime Organizzazioni Internazionali, Politiche e Sindacali, dall'ONU alla Federazione dei Sindacati, all'Internazionale Socialista, allo stesso Pontefice, il quale ha dichiarato ufficialmente, di fronte a cinquemila persone, di aver cercato per tre volte di intervenire affinché si scegliesse la clemenza e non la repressione, ma le sue suppliche e il suo intervento purtroppo non sono stati ascoltati.

Franco non ha ascoltato, non ha voluto ascoltare la voce della ragione. perché vuole continuare nel sangue il suo regime nato e vissuto nel sangue e nella repressione, e annuncia nuove condanne a morte sfidando l'umanità intera e la coraggiosa, coraggiosissima reazione interna.

Ecco perché noi Consiglieri regionali, noi Valdostani, come la stragrande maggioranza del Popolo italiano - e cito testualmente le parole ufficiali del Ministero degli Esteri a nome del Governo Italiano - "dobbiamo sentire il dovere di condannare nel mondo più fermo un atto che, infrangendo ogni considerazione umanitaria, offende profondamente la coscienza di ogni Paese civile".

Ecco perché, come già annunciato dal Presidente del Consiglio, considerato superato e ritirato l'ordine del giorno proposto, aderiamo all'iniziativa del Presidente del Consiglio e concordiamo sul telegramma che egli ci ha letto, convinti che l'azione che si sviluppa e che si intensificherà sempre più per la libertà e la democrazia in Spagna sia l'omaggio più degno che si può rendere alle vittime, ai patrioti assassinati: Echeverría, Baena, Sanz, Bravo e Manot.

Pertanto il Gruppo consiliare regionale comunista propone che anche la Regione valdostana aderisca e partecipi ufficialmente alla giornata internazionale europea di mobilitazione fissata per giovedì e all'Assemblea che avrà luogo, a quanto mi è stato detto, giovedì sera, nella quale mi auguro prenda la parola, a nome di tutti noi Consiglieri regionali, il Presidente della Giunta Andrione.

Daremo così anche il nostro contributo alla causa della libertà del Popolo spagnolo che è la causa di tutti quelli che credono nei valori della democrazia e della dignità umana.

Caveri (U.V.) - Il Consigliere Parisi.

Parisi (M.S.I.-D.N.) - Signor Presidente, Signori Consiglieri, non vi è dubbio che fatti del genere provocano nell'animo di ciascuno e in special modo dalle parti più interessate un certo risentimento. Quello che è vergognoso, Signor Presidente, è che, mentre mari di parole si sciupano per queste ragioni, non una parola è stata detta per i Poliziotti vilmente assassinati. Se si è contro la pena di morte si deve essere contro la pena di morte da qualunque parte essa sia erogata. Vi sono state pene di morte erogate in Grecia contro i Colonnelli: non una parola; sono recenti le notizie su un sacerdote impiccato in Russia: non una parola; quelle del giorno 19 di un commerciante, e vorrei far presente ai commercianti di Aosta e d'Italia cosa spetterebbe loro se vi fosse l'avvento del Partito Comunista in Italia.

Di fronte a queste cose, almeno a titolo strettamente personale e a fronte alta, io dico: chi uccide deve pagare, perché non è lecito per nessuno uccidere, né in un modo, né nell'altro.

Si dà atto che alcuni Consiglieri abbandonano l'aula.

Caveri (U.V.) - Aspettiamo il ritorno dei Consiglieri regionali per riprendere l'esame dell'argomento. Però sarebbe stato opportuno che questa commemorazione dei cinque condannati a morte fosse avvenuta in un'atmosfera di maggiore serenità e dignità.

Parisi (M.S.I.-D.N.) - Bastava quello che aveva detto lei!

Caveri (U.V.) - Forse quello che ha detto lei è stato un po' di troppo.

Consigliere Milanesio.

Milanesio (P.S.I.) - Signor Presidente, Signori Consiglieri io non credo che questo argomento si debba prestare a strumentalizzazioni di parte o a prese di posizione tipo quella che ho ascoltato per una parte e che per l'altra non mi sono sentito di ascoltare (quella del Consigliere Parisi).

Questo argomento ha fatto indignare la coscienza civile del mondo intero, mi sia consentito, perché la Spagna in questa situazione è rimasta isolata politicamente e moralmente da parte di tutte quelle potenze, sia pure in modo sfumato, che in qualche modo potevano o possono avere anche degli interessi militari e strategici nella Spagna e, ovviamente, è stata isolata da parte di tutti quegli altri Paesi che non hanno nulla a che spartire con il Governo spagnolo. Ebbene, dicevo che queste esecuzioni, dopo processi sommari, offendono e colpiscono la dignità del diritto e del buon senso comune; quindi anche noi nelle forme che sono state indicate da lei, Signor Presidente, e in altre forme che autonomamente i Partiti politici e le Organizzazioni Sindacali e Culturali vorranno assumere e alle quali, fin da adesso, il nostro Partito darà l'apporto e dà l'adesione più incondizionata, riteniamo che si debba levare alto il grido di protesta contro questa nefandezza del regime franchista.

Riteniamo che la coscienza civile debba essere mobilitata, perché è antistorico e inumano che certi crimini si possano compiere ed è bene che questo regime, ormai in uno stato - come diceva oggi il corrispondente della Spagna - "di barocca putrescenza" abbia il contraccolpo da parte dell'opinione pubblica internazionale e possa probabilmente evolversi verso forme diverse di organizzazione politica che noi ci auspichiamo siano democratiche e pluralistiche.

Lo sdegno e l'esecrazione del Consiglio regionale devono quindi levarsi alti, decisi e sicuri contro questo crimine. Il Partito Socialista Italiano dà la sua adesione indiscriminata all'azione di protesta che Presidente, tramite telegramma, vuole indirizzare e fin da ora aderisce alle varie iniziative che si intendono assumere.

Caveri (U.V.) - Consigliere Chanu.

Chanu (D.P.) - A nome dei Democratici Popolari do la mia adesione incondizionata all'iniziativa del Presidente del Consiglio, perché i fatti di cui siamo stati testimoni accorati - e, quel che è peggio, impotenti - non possano certo determinare soltanto o un ipocrita cordoglio o tattiche indifferenti o, ancora peggio, inutili e dannose strumentalizzazioni.

Franco e il suo regime hanno detto "no" alla giustizia con i processi farsa che sono stati intentati. Franco e il suo agonizzante barocco regime hanno detto "no" agli appelli di clemenza, agli appelli di pietà che dopo che ingiustizia si era manifestata si erano levati unanimemente da tutto il mondo civile. Purtroppo pare che questa catena di sangue che è stata aperta in Spagna e che alimenta gli ultimi sussulti di questo agonizzante regime proiettato irreversibilmente attraverso la china debba ancora continuare. È questa la ragione per cui - come tutti - anche noi Valdostani che amiamo la libertà, la democrazia e l'Autonomia dobbiamo unire la nostra voce in questa protesta vibrata nella speranza che questa triste vicenda, che ha insanguinato e insanguina la Spagna, debba concludersi al più presto col ritorno alla Spagna a quei valori di libertà, democrazia e di autonomia che essa, come, tutte le Nazioni civili, merita.

Caveri (U.V.) - Consigliere Bordon.

Bordon (D.C.) - Mi avvalgo della parola "strumentalizzazione" perché se effettivamente volessimo qui dire tutto quello che sentiamo dovremmo parlare per delle ore.

Io dirò semplicemente che è con profonda tristezza, con un senso di impotenza e vorrei dire di disgusto che si deve prendere la parola in questi casi che purtroppo si verificano. Non è la prima volta che la prendiamo in quest'aula o in altre aule, perché la violenza si direbbe proprio che ha da diventare il sistema base della vita di tutto il mondo. Mentre ascoltavo con profondo dolore i miei predecessori, stavo pensando che quegli stessi Paesi da cui abbiamo avuto un insegnamento, come l'India attraverso Gandhi, con una protesta che ha avuto un risultato, con una non violenza, in quegli stessi Paesi si ripetono e vengono fuori impostazioni tali che effettivamente ci si domanda se non è proprio questo il destino dell'umanità: avviarci ad un suicidio collettivo. In effetti basta guardare i Paesi del mondo: se proprio non vi sono fucilazioni, vi sono incarcerazioni di centinaia di migliaia di persone politiche che forse non vengono fucilate, ma lasciate languire nei campi di sterminio, nel manicomio, nelle carceri e quindi si potrebbero dire tante e tante cose.

La Democrazia Cristiana è sempre stata per la non violenza e qualche volta è stata accusata di non essere abbastanza rivoluzionaria. Io ritengo che la strada giusta sia questa, e lo dimostrano i fatti: la violenza ha sempre creato la violenza, quindi anche Franco ha da finire nella violenza che purtroppo ha seminato per tanti anni. Immaginate che cosa io voglia dire con queste parole, vuol dire vedere un giorno o l'altro in Spagna una guerra civile, con altri massacri.

Noi ci auguriamo che le preghiere - non le mie, che non contano proprio niente, come forse non contano niente quelle di tanti altri - del Pontefice possano valere e possano servire a qualche cosa, perché effettivamente abbia a finire tale regime in questo Paese. È vero, ci sono anche lì delle violenze, ma non è possibile che si continui con "processi farsa" come quelli che abbiamo visto adesso, che sono proprio il disonore di tutta l'umanità e anche di quelli che in fondo in fondo, indirettamente, partecipano a questa violenza.

La Democrazia Cristiana si associa pertanto a tutte le iniziative che possono essere prese e vorrebbe portare fuori qualche cosa di nuovo, qualche cosa che risolva questo problema senza cadere in una guerra civile che procurerà altro sangue. Noi, con profonda tristezza, dobbiamo riconoscere la nostra impotenza, però dobbiamo elevare una grossa voce di protesta. Ci associamo quindi a qualsiasi iniziativa con vero dolore e con profondo sentimento di protesta, perché non è possibile che le cose procedano così. Immaginatevi se fra pochi giorni - speriamo di essere cattivi profeti - dovessimo vedere un altro processo, con altre condanne a morte che avvengano poi con la garrota, perché anche questo è ridicolo, con la garrota o con la fucilazione! Ad ogni modo la storia è sempre questa: in questi Paesi vi è della gente che vuole esprimere il proprio parere e non lo può fare. Bene ha detto il Presidente del Consiglio: "né questa dittatura, né altra dittatura, valga pure anche il marciume della democrazia, ma andiamo avanti su questa strada", perché sennò non so dove andremo a finire!

Caveri (U.V.) - Altri interventi? Presidente della Giunta.

Andrione (U.V.) - Una rivolta armata, vittoriosa della legittima Repubblica spagnola, grazie ad armi straniere, continua a colpire chi insorge in difesa della libertà.

Noi non abbiamo mai predicato la violenza, ma capiamo che di fronte alla dittatura non vi siano mezzi termini. Vorrei ricordare qui un dialogo tra l'Avvocato Page e il Canonico Bréan il giorno in cui Mussolini è venuto ad Aosta. Page, che era cattolico e praticante, ha chiesto al Canonico Bréan: "dis-moi, toi que tu es un prêtre, si moi je me tue est-ce que je ferais péché?".

Non si può accettare la violenza di chi nega la libertà e, di conseguenza, noi riteniamo che quei vergognosi processi con i quali sono stati condannati a morte giovani che difendono la libertà del loro Paese - e vorremmo anche sottolineare che l'opposizione al Franchismo è particolarmente forte nelle minoranze catalane e nella Nazione basca, perché è più sentita ancora la violenza contro i diritti dell'uomo - noi non ci sentiamo di chiamarli "processi" e non ci sentiamo di approvare una condotta che è vergognosa e che umilia tutta l'umanità.

Non possiamo però non sottolineare in questo momento che per la prima volta in maniera massiccia, dopo 40 anni, in Spagna vi sono delle reazioni. Tutto il mondo ha protestato, ma la cosa più significativa è che sono i lavoratori borghesi e gli intellettuali spagnoli che reagiscono contro il regime; in tutta la Spagna vi sono manifestazioni - pericolose per chi le compie - di disapprovazione, di riprovazione di un certo sistema di violenza e di dittatura.

È da questo profondo moto popolare che noi possiamo credere che il sacrificio di quei cinque giovani non è stato vano e che anche per la Spagna vi è la speranza, proprio perché questi si sono battuti, di un avvenire migliore.

Caveri (U.V.) - Ci sono altri interventi? La seduta è sospesa per cinque minuti in segno di lutto.

Il Consiglio prende atto.

Si dà atto che la seduta è sospesa dalle ore 10,27 alle ore 10,36.

Caveri (U.V.) - Riprendiamo l'esame dell'ordine del giorno e quando sarà presente il Consigliere Pedrini parleremo delle sue interrogazioni.