Resoconto integrale del dibattito dell'aula

Oggetto del Consiglio n. 2489 del 29 luglio 1991 - Resoconto

OGGETTO N. 2489/IX Illustrazione e discussione delle leggi relative al rendiconto per il 1990, al finanziamento di spese e all'assestamento di bilancio per il 1991.Errore. L'origine riferimento non è stata trovata.

Dolchi (Presidente)Poiché il Consigliere Ricco è relatore di tutti e tre gli oggetti iscritti all'ordine del giorno, rifacendomi ad una certa prassi, chiedo se il Consiglio è d'accordo a che la discussione sia unificata, come avviene per la finanziaria e per il bilancio preventivo, e le votazioni e le dichiarazioni di voto separate. Ci sono obiezioni? Bene.

Allora la discussione congiunta verterà sui seguenti disegni di legge:

- n. 308, presentato dalla Giunta regionale in data 1° luglio 1991, concernente: "Approvazione del rendiconto generale della Regione per l'esercizio finanziario 1990", iscritto al primo punto dell'ordine del giorno;

- n. 317, presentato dalla Giunta regionale in data 15 luglio 1991, concernente: "Finanziamento di spesa nei diversi settori regionali di intervento con modificazioni delle autorizzazioni di spesa di leggi regionali in vigore, assunti in coincidenza con l'approvazione del provvedimento di assestamento del bilancio di previsione per l'esercizio 1991 ai sensi dell'articolo 19 della legge regionale 27 dicembre 1989, n. 90", iscritto al punto 2 dell'ordine del giorno;

- n. 318, presentato dalla Giunta regionale in data 15 luglio 1991, concernente: "Assestamento del bilancio di previsione per l'anno 1991, ai sensi dell'articolo 43 della legge regionale 27 dicembre 1989, n. 90", iscritto al punto 3 dell'ordine del giorno.

Ha chiesto la parola il Consigliere Ricco; ne ha facoltà.

Ricco (DC)Colleghi, due sono gli appuntamenti più significativi che questo Consiglio regionale ha ogni anno: il bilancio di previsione e il conto consuntivo. Il primo indica la futura attività finanziaria della Regione ed esprime l'indirizzo politico ed il programma annuale dell'attività della Giunta regionale; l'altro è il documento che dimostra i risultati della gestione intercorsa nell'anno, fissando il punto della situazione economico-finanziaria della Regione.

Esaminando attentamente il rendiconto 1991 emerge che la Giunta regionale ha mantenuto fede agli impegni assunti in sede di approvazione del bilancio di previsione 1991.

Il conto consuntivo per l'anno finanziario 1990 non è diverso, dal punto di vista formale e direi anche sostanziale, da quello degli anni precedenti. Quanto accennato deriva principalmente dal fatto che istituzionalmente questo documento contabile è obbligato a fare riferimento al bilancio di previsione, che nel caso in esame, è quello del 1990.

Ricordo per inciso che la predisposizione del bilancio di previsione 1990 ebbe luogo sotto la precedente Giunta e ricordo che la nuova Giunta, anche dal punto di vista più strettamente gestionale, ha avuto pochi mesi di tempo, nell'anno 1990, per modificare eventualmente una situazione pregressa. Il cambio della Giunta avvenne, come tutti ricordano, nei primi di giugno del 1990 e, prima che si chiarissero le discussioni politiche, sopraggiunsero le sospirate ferie estive.

Ritornando alla situazione pregressa, non è vano ricordare che è migliorata la capacità di riscossione, ovvero si è drasticamente ridotta la quantità dei residui attivi (da 591 miliardi a 293), mentre la massa dei residui passivi si è confermata intorno al 30 per cento nonostante che nell'esercizio finanziario in esame, le somme rimaste da pagare per spese di investimento vengano conservate nel conto dei residui passivi per tre anni, anziché due, come previsto dalla nuova legge di contabilità regionale (legge regionale 90/89).

I residui formatisi alla chiusura del 1990 sulla gestione di competenza ammontano al 31,35 per cento delle somme impegnate, rilevabili essenzialmente nella finanza locale, negli altri interventi a carattere generale, nei settori sviluppo economico, assetto del territorio e tutela dell'ambiente, nella formazione professionale, nonché negli oneri non ripartibili.

Esaminiamo brevemente la spesa corrente e quella di investimento.

L'esame delle spese effettuate nel corso dell'esercizio 1990 evidenzia quanto segue:

Spesa impegn. come da conto finanz. lire 1.370.050.435.308

Dedotti: rimborso di prestiti lire 882.729.970

contabilità speciali lire 174.926.491.946

Differenza lire 1.194.241.213.292

L'impiego di tale somma è destinato per il 48 per cento a spese correntizie per il 52 per cento a spese di investimento. Il raffronto è ancora migliorato rispetto a quello risultante dalle previsioni iniziali, rispettivamente pari al 51 per cento ed al 49 per cento, premiando la costante attenzione posta al contenimento delle spese correnti di funzionamento.

Il rapporto è ancora più importante, se consideriamo che la spesa corrente per i servizi scolastici ed i trasferimenti correnti all'USL, comprese le altre spese correnti, direttamente sostenute dalla Regione per l'esercizio di funzioni sanitarie, ammontano a lire 117.953.000.000 e a lire 120.816.000.000.

Il conto consuntivo si chiude con un avanzo finanziario di circa 100 miliardi - per l'esattezza 99.791.000.450 - da imputare per la maggior parte al totale del fondo di cassa al 31 dicembre 1990, pari a lire 330.522.555.590, rispetto ai trenta miliardi iscritti in bilancio preventivo. Tale fondo di cassa è dovuto all'applicazione dell'articolo 6 del decreto legislativo n. 431 del 1989, che ha sot-tratto la Regione al regime della Tesoreria Unica, con conseguente non versamento, da parte del Tesoriere regionale, delle eccedenze di cassa rispetto al limite previsto dalla legge n. 119 del 1981.

Non possiamo dimenticare che fra le componenti dell'avanzo finanziario devono essere rilevati i minori accertamenti in conto residui e cioè: lire 26.026.914.883 per economie pure su impegni residui e 12.448.833.132 per perenzioni amministrative.

Oltre queste componenti positive vanno sottratte le componenti negative, praticamente le minori entrate ed i residui di nuova for-mazione provenienti dalla competenza dell'anno finanziario 1990.

Concludendo, il conto consuntivo pareggia nelle risultanze finali con l'importo di lire 1.307.381.404.676, oltre le somme di contabilità speciali. Pertanto le risultanze finali sono le seguenti:

Situazione di cassa e finanziaria

- Riscossioni effettuate nell'esercizio 1990

in c/competenza lire 1.164.042.992.273

in c/residui lire 467.802.008.816 lire 1.631.845.001.089

lire 1.645.207.246.632

- Pagamenti effettuati nell'esercizio 1990

in c/competenza lire 994.009.953.809

in c/o residui lire 320.674.736.843 lire 1.314.684.690.652

Fondo cassa a chiusura esercizio 1990 lire 330.522.555.980

- ammontare dei residui attivi

in c/competenza lire 171.115.793.922

in c/residui lire 122.207.613.318 lire 293.323.407.240

lire 623.845.963.220

- ammontare dei residui passivi

in c/competenza lire 376.040.481.499

in c/residui lire 148.014.481.271 lire 524.054.962.770

Avanzo finanz. chiusura esercizio 1990 lire 99.791.000.450

Situazione patrimoniale

Attivo netto inventario 1 gennaio 1990 lire 416.155.221.076

Differenza algebrica in aumento lire 103.099.406.407

Attivo netto invent. 31 dicembre 1990 lire 519.254.627.483

Questa è la breve relazione relativa al disegno di legge n. 308.

Veniamo a quella relativa al disegno di legge n. 317. Sulla base di quanto previsto dall'articolo 19 della legge regionale 27 dicembre 1989, n. 90 ("Norme in materia di bilancio e di contabilità generale della Regione Autonoma Valle d'Aosta"), contemporaneamente al disegno di legge dell'assestamento del bilancio di previsione per l'esercizio 1991 viene presentato il disegno di legge finanziaria che ne è il logico presupposto.

La legge finanziaria consente di adeguare le spese del bilancio della Regione agli obiettivi di politica economica, operando modifiche, integrazioni e disposizioni legislative aventi riflessi nel bilancio stesso.

Il disegno di legge allegato assume, pertanto, una caratteristica essenziale nella costruzione del bilancio, in quanto si integra con una serie di scelte precise nella vigente legislazione, allo scopo di dare organicità alla serie di interventi approvati dalla Giunta e continuità di azione nella scala degli obiettivi prescelti.

Con il presente disegno di legge si autorizza altresì la Regione a rimborsare all'USL gli interessi passivi su anticipazioni effettuate dal suo tesoriere, ai sensi del decreto legge 262/90 (articolo 2).

Inoltre, si è ritenuto opportuno modificare una norma finanziaria della legge regionale 18/88, articolo 4, comma terzo, al fine di renderla conforme alla normativa contabile regionale fissata, come dicevamo, dalla legge regionale n. 90 del 1989 (articolo 3).

Passiamo ora all'esame del disegno di legge n. 318.

La nuova impostazione del bilancio (per ripartizione amministrativa, anziché per settori di intervento) ha portato ad una imprecisa, talvolta, previsione di spesa.

Con questo atto, pertanto, oltre ad applicare il maggiore avanzo di amministrazione, si è provveduto ad una ridislocazione delle spese, che è avvenuta riducendo alcuni capitoli di spesa, compresi quelli relativi ai fondi globali (capitoli 67000 e 67030), in conseguenza dell'eliminazione o riduzione di alcuni di essi (articolo 10 della legge di assestamento) per quasi 19 miliardi.

In definitiva, sono state apportate variazioni, di competenza e di cassa, in diminuzione per oltre 27 miliardi (tabella D1) e aumenti, anch'essi di competenza e di cassa, per oltre 73 miliardi (tabella D2).

Naturalmente, nella legge di assestamento si è introdotto, al pari del bilancio di previsione, anche il dato di cassa.

In entrata si è iscritta la somma di lire 300 miliardi (differenza tra quanto incassato e quanto si era previsto di incassare nella previsione 1991 e cioè circa 30 miliardi).

Nella spesa, per tutti i capitoli che presentano variazioni di competenza, si è accompagnata una pari variazione di cassa, nella considerazione che tutte le spese che si è ritenuto di incrementare sono da considerare urgenti ed è molto probabile, di conseguenza, che siano liquidate e pagate oltre che impegnate.

Da un esame sintetico delle maggiori previsioni di spesa di ciascuna ripartizione amministrativa, emerge quanto segue.

Presidenza della Giunta.

Le previsioni ammontano a 5,9 miliardi, di cui oltre la metà (3,25 miliardi) concernono la finanza locale, ossia il trasferimento di fondi ai Comuni per l'acquisto di beni immobili, per garantire un adeguato livello di spesa corrente pro capite, per contribuire alle spese di investimento a carattere eccezionale. Si segnala anche l'incremento del capitolo afferente le consulenze, che ha richiesto numerosi prelievi dal fondo di riserva per le spese impreviste, perché era effettivamente sottostimato nel bilancio di previsione.

Finanze.

Va innanzitutto rilevato che fanno capo all'Assessorato delle finanze tutte le spese non riconducibili a specifiche ripartizioni dell'Amministrazione. E' il caso delle spese per il personale, che prevedono un incremento complessivo di lire tre miliardi, dovuto, oltre che ad aggiornamenti contabili, all'integrazione del Fondo Cessazione Servizio, causato dall'imprevisto aumento delle richieste di quiescenza e, soprattutto, dalle spese connesse all'assunzione di personale straordinario.

Sono da ricondurre all'Assessorato anche le spese per interventi su beni patrimoniali, tra cui si rimarca la previsione di maggiore spesa per circa tre miliardi di lire per l'acquisto di beni patrimoniali. Si è ritenuto opportuno aumentare prudenzialmente per lire 1,2 miliardi il fondo di riserva per le spese impreviste.

Agricoltura, foreste ed ambiente naturale.

L'incremento complessivo previsto ammonta a lire 10,68 miliardi.

C'è da segnalare che i maggiori aumenti di spesa riguardano le retribuzioni del personale addetto alla conservazione del patrimonio boschivo, come previste e concordate con le organizzazioni sindacali in relazione al piano lavori, ed i contributi per l'abbattimento di animali improduttivi e a fine carriera, sottostimati dalla recente legge regionale 15/91 anche a causa della difficoltà, al momento, di reperire gli opportuni mezzi finanziari di copertura.

Industria, commercio, artigianato e trasporti.

Quasi un terzo delle richieste, oltre alle prime spese per la Fiera di S. Orso, concerne quelle di partecipazione a mostre e fiere in Italia e all'estero. Complessivamente, le spese per il settore commerciale e artigianale ammontano a 883 milioni, contro i 1.220 milioni nei settori della cooperazione, trasporti ed energia.

Lavori pubblici.

Le spese di diretta competenza dell'Assessorato, oltre ad un aggiustamento contabile per lire 774 nel settore edilizio, riguardano lire 500 milioni per la costruzione di opere stradali.

Pubblica istruzione.

Lo stanziamento previsto ammonta a 2,2 miliardi, quasi equamente divisi fra servizi scolastici e servizi culturali. Si fa notare che circa la metà delle spese dei servizi scolastici riguarda la sistemazione e manutenzione straordinaria delle scuole, in considerazione dell'inizio dell'anno scolastico 1991-92.

Per quanto concerne i servizi culturali, circa un terzo delle spese è destinato a contributi ad associazioni culturali (Charaban, Forum giovanile, Centre d'Etudes Franco-Provençales R. Willien, bande musicali, corali, lega scacchistica, Comune di Morgex per la stampa di un libro sul paese), mentre le restanti sono spese dirette della Regione per manifestazioni culturali, l'acquisto e la stampa di libri e riviste.

Sanità ed assistenza sociale.

L'incremento di previsione di spesa nel settore socio-sanitario ammonta ad oltre 31 miliardi di lire, 9,6 delle quali nel settore specificatamente assistenziale.

L'assistenza sociale si caratterizza per una spiccata prevalenza dei trasferimenti rispetto alle spese dirette: in particolare, si tratta di contributi agli enti locali afferenti servizi per gli anziani, gli inabili e i giovani, nonché la gestione degli asili nido.

La notevolissima spesa per il settore sanitario riguarda soprattutto la bonifica sanitaria del bestiame ed il rimborso all'USL degli interessi sull'anticipazione straordinaria di fondi effettuata dal tesoriere dell'USL medesima. Quest'ultima spesa trova la sua ratio giuridica nel disegno di legge n. 272 del 1990, grazie al quale le regioni possono autorizzare le USL ad assumere impegni per l'esercizio finanziario 1990 anche in eccedenza agli stanziamenti di parte corrente autorizzati dal proprio bilancio per provvedere a spese improcrastinabili e di assoluta urgenza, entro i limiti pre-quantificati dalle regioni stesse, facendo ricorso ad un'antici-pazione del proprio tesoriere, il cui onere è assunto dalla regione.

La Giunta regionale ha provveduto ad autorizzare l'USL, nei termini suddetti, con delibera di Giunta n. 9230 del 26 ottobre 1990.

Turismo, urbanistica e beni culturali.

Lo stanziamento complessivo supera i dieci miliardi.

Le spese più significative riguardano i mutui per i centri storici, di cui all' legge regionale n. 33 del 1973 (cinque miliardi sui circa sette relativi alla Sovrintendenza per i beni culturali) e le spese per il potenziamento delle infrastrutture ricreativo sportive (due miliardi sui 2,2 relativi all'Ufficio regionale per il turismo).

Si evidenzia anche l'incremento per 750 milioni delle spese relative alla formazione del Piano Territoriale Paesistico (PTP).

Grazie.

Presidente Ha chiesto la parola l'Assessore delle finanze, Lavoyer; ne ha facoltà.

Lavoyer (ADP) Ringrazio il relatore per la precisa esposizione dei dati e delle cifre relativi ai disegni di legge che vengono discussi congiuntamente, proprio perché gli stessi, pur se per fasi successive, perseguono un unico obiettivo, quello di definire e quantificare i risultati di gestione dell'esercizio finanziario 1990 ed assestare il bilancio del corrente esercizio 1991 sulla base del consuntivo dell'anno precedente.

Visto che le relazioni allegate, ed esposte dal Consigliere Ricco, già definiscono con precisione gli aspetti tecnici e contabili dei provvedimenti in esame, è mia intenzione fare alcune considerazioni di natura più politica, che possono e devono scaturire dalla lettura più approfondita di questi strumenti, di per sé aridi e molto tecnici.

Mi sembra doveroso stimolare la discussione ed il confronto in Consiglio regionale su alcuni aspetti di natura più socio-economica e politica del conto consuntivo. In particolare, un aspetto di carattere generale, che si deve esplicitare nella giusta attenzione che deve essere posta al rendiconto, come strumento da analizzare e da utilizzare come importante punto di partenza per l'impostazione dei futuri bilanci di previsione.

Altro aspetto importante, per poter dare un giudizio significativo, è la necessità di inquadrare l'analisi del presente conto consuntivo in un periodo almeno decennale dell'evoluzione dei bilanci regionali, per avere un quadro di riferimento credibile.

Voglio quindi inquadrare la mia relazione in un'analisi politica, riferita ad una panoramica sui bilanci consuntivi degli esercizi compresi nell'ultimo decennio 1980-90, anche per poter fornire al Consiglio regionale una serie di dati significativi per il dibattito consiliare. Lascerò poi eventualmente agli Assessori competenti il compito di dare delle risposte sui problemi di dettaglio che hanno attinenza con i disegni di legge 317 e 318.

Premetto che la mia relazione cercherà di essere il più possibile realistica ed obiettiva, anche perché ritengo necessario in questa fase evidenziare i problemi, per poter apportare gli eventuali correttivi in sede di bilancio di previsione.

Questa analisi dell'evoluzione e della struttura dei bilanci consuntivi della Regione Autonoma Valle d'Aosta costituisce in certa misura l'analisi di uno degli elementi nodali dell'economia locale.

Riassumere in poche note la storia recente di una spesa pubblica così frammentata ed articolata, e al tempo stesso di tale rilevanza per gli operatori economici e per la popolazione locale, non è cosa facile. In questa breve sintesi mi limiterò a presentare alcuni elementi utili ad una riflessione finalizzata ad un maggior uso delle risorse finanziarie locali in una chiave di sviluppo regionale. I dati salienti che voglio evidenziare possono essere così riepilogati.

Primo punto di riflessione. Quantitativamente, a fine anni ottanta, la spesa regionale gioca un ruolo rilevante come non mai nel sistema economico locale, fornendo iniezioni di liquidità all'economia pari a circa i due terzi di quanto complessivamente prodotto dall'intero sistema produttivo. Ad esempio, 1.864 miliardi di lire "pubblici" immessi nel circuito economico per produrne poco meno di 2.800 nell'anno 1989.

Secondo punto di riflessione. Le principali fonti di approvvigionamento finanziario dell'Ente regionale sono costituite dalle quote di compartecipazione ai tributi erariali riscossi sul territorio regionale (90 per cento del totale di tutte le imposte e tasse previste dalla legislazione nazionale), che nel 1990 hanno apportato al bilancio regionale circa il 55 per cento delle entrate totali, e dai proventi derivanti dall'attività del "Casino de la Vallée", che nello stesso anno hanno contribuito per un altro 10 per cento circa delle entrate.

Per prevenire alcune osservazioni del Consigliere Riccarand, ci rendiamo conto che entrambe le fonti di entrata hanno origini solo parzialmente endogene al sistema economico locale, essendo esse legate in parte alla situazione anomala in cui opera la Casa da gioco di Saint-Vincent, protetta per ora da una legislazione che impone barriere a livello nazionale all'entrata di nuovi concorrenti, ed in parte alla riscossione nella Regione dell'IVA per le merci importate. Tale tributo, essendo la Valle d'Aosta una regione frontaliera dotata delle due importanti "valvole di comunicazione" dei trafori del Gran San Bernardo e del Monte Bianco, raggiunge importi molto elevati.

Il terzo punto di riflessione è relativo al fatto che gli importanti mezzi finanziari di cui ha disposto e dispone la Regione Valle d'Aosta se, da un lato, hanno prodotto un indubbio innalzamento del livello del benessere sociale e della qualità della vita dei resi-denti, non si sono tradotti in proporzionali aumenti del saggio di sviluppo del sistema locale. Al contrario, nel corso del decennio preso in esame, l'economia locale è cresciuta ad un tasso medio an-nuo inferiore a quello fatto registrare dall'Italia nel suo complesso.

Non va peraltro sottaciuta la pesante crisi industriale in cui la Valle d'Aosta è venuta a trovarsi all'inizio degli anni ottanta, che ha prodotto la chiusura di unità locali estremamente significative ed il forte ridimensionamento del principale stabilimento della regione, l'allora Deltacogne, provocando una fuoriuscita dal settore industriale stimabile in circa 4.500 addetti. Il bilancio regionale ha potuto essere in parte destinato ad ammortizzare l'impatto sociale di tale crisi con interventi sull'occupazione, sul sostegno alla formazione di nuove imprese, sulla riconversione professionale e sulla reindustrializzazione della Valle.

Il quinto aspetto è quello relativo all'orientamento dominante assunto dalla spesa pubblica regionale negli anni ottanta, che è stato quello di destinare gran parte delle risorse disponibili all'infrastrutturazione del territorio e delle attività economiche. Si è trattato prevalentemente di una politica di domanda per la realizzazione di opere viarie, edili ed infrastrutturali, il cui beneficio diretto è stato appannaggio delle imprese di costruzione e di quelle collegate, che hanno altresì beneficiato degli interventi finalizzati agli altri settori dell'economia.

Infine, l'ultimo e preoccupante dato da segnalare, è l'elevata quota di mezzi finanziari impegnati e non spesi nel corso dell'esercizio finanziario. Diverse sono le ragioni alla base del fenomeno, ma sicuramente la principale è costituita dall'importanza della spesa regionale verso la realizzazione di opere e costruzioni, che, in tutti i bilanci pubblici, tendono a produrre residui legati ai tempi di realizzazione dei lavori, in genere superiori a quelli previsti in sede di impegni di bilancio.

Se altre ragioni di ordine procedurale-organizzativo possono esservi per spiegare un'efficienza di spesa, che mediamente non supera il 66 per cento, non riescono ad emergere dalla lettura delle cifre esposte nei bilanci consuntivi. Si presume - ma la cosa va approfondita - che tali cause debbano essere di ordine strutturale, in quanto, per il corso dell'intero decennio, il livello di efficienza della spesa regionale non ha subito miglioramenti.

L'analisi dei bilanci consuntivi della Regione Autonoma Valle d'Aosta degli esercizi compresi nell'ultimo decennio, consente di svolgere una serie di considerazioni preliminari.

Complessivamente, nel periodo considerato sono affluite nelle casse della Regione Autonoma Valle d'Aosta risorse finanziarie per un totale di 11.627 miliardi di lire correnti. Nell'ultimo decennio, le entrate totali hanno fatto registrare un aumento, a valore corrente, dell'800 per cento, passando da 237 a 1.900 miliardi di lire e crescendo ad un tasso medio annuo composto del 25 per cento circa.

Nel trend evolutivo del decennio, lo sviluppo del livello delle entrate si è concentrato negli anni 1982-85 ed è da mettere in relazione con il significativo incremento degli introiti a valere sul Titolo I delle entrate, per gli effetti derivanti dalla legge 26 novembre 1981 n. 690.

Le contabilità speciali rivestono un'importanza sempre crescente a partire dal 1982. Le partite di giro, che passano dai 22 miliardi del 1990 ai circa 400 miliardi attuali, gonfiano in modo rilevantissimo entrate e spese, alterando in un certo senso i valori su cui pareggiano i bilanci regionali.

Il peso percentuale degli avanzi di amministrazione, rispetto alle altre poste del bilancio, e l'entità delle somme non impiegate, soprattutto negli esercizi dal 1982 al 1986, lasciano presumere che l'Amministrazione regionale si sia trovata impreparata al livello di programmazione economica e di pianificazione degli investimenti, al consistente ed improvviso incremento delle entrate intervenuto dopo l'entrata in vigore della legge sul riparto fiscale.

Per quanto riguarda le spese, l'analisi dei bilanci regionali degli ultimi anni evidenzia, parallelamente a quanto già messo in risalto a proposito delle entrate, una sostenuta dinamica delle spese. Complessivamente, le spese regionali totali sono aumentate nel periodo, a valori correnti, di quasi l'800 per cento, facendo registrare un incremento medio annuo del 22 per cento circa, passando dai 233 miliardi del 1980 ai circa 1.900 miliardi del 1990.

Come è comprensibile, le disponibilità di spesa riflettono il positivo andamento delle entrate evidenziate in precedenza, anche se in linea generale, e con le sole eccezioni degli anni 1981-87, il livello globale di spesa non è riuscito ad essere in piena sintonia con quello delle entrate, facendo registrare, soprattutto negli anni immediatamente successivi all'entrata in vigore della legge n. 690, dei significativi avanzi di amministrazione.

L'andamento delle diverse voci di spesa non ha assunto una dinamica regolare ed omogenea nel corso del decennio. Esso ha riflettuto le diverse situazioni in cui si è venuta a trovare la Valle d'Aosta in questo periodo: una fase iniziale, 1980-83, in cui la crisi industriale ha costituito il principale problema da risolvere; la fase centrale, 1984-87, in cui il sistema locale ha avviato una sua reindustrializzazione in mezzo a molte difficoltà, ma con forme e modalità nuove; una terza fase, 1987-89, in cui particolare attenzione è stata destinata alle opere di infrastrutturazione della Valle d'Aosta, fra le quali l'autostrada Aosta-Monte Bianco non è che l'esempio di maggior spicco.

Come si può esaminare, indagando in profondità nei principali capitoli di spesa dell'ente regionale, alcune direzioni di spesa si sono rivelate privilegiate, assorbendo una quota ingente delle risorse complessivamente spese. Ci riferiamo, in modo particolare, alle spese destinate agli interventi a carattere specifico, a quei quasi 7.000 miliardi destinati al territorio, ai settori economici ed alla spesa sociale.

E' importante esaminare in proposito l'efficienza temporale della spesa, intendendo con essa la capacità effettiva nell'esercizio di realizzare quanto previsto e programmato, spendendo effettivamente le somme impegnate nei vari capitoli.

Va subito detto a tale proposito, che i dati desumibili dai bilanci consuntivi dei dieci anni non portano a considerazioni positive. Globalmente, infatti, la Regione Valle d'Aosta non è mai riuscita a spendere effettivamente nell'esercizio finanziario più del 70 per cento delle somme a disposizione. Il massimo dell'efficienza di spesa, con 513 miliardi spesi su 735 impegnati, pari al 70 per cento circa, viene raggiunto nel 1983. Inoltre, in tre esercizi finanziari 1981, 1982 e 1988, la capacità di spesa complessiva non ha neppure raggiunto il 60 per cento, assestandosi rispettivamente alle quote 57, 58 e 53 per cento.

Le ragioni possono essere sicuramente molteplici e ricollegabili non solo a motivazioni di ordine interno all'Amministrazione regionale. Il bilancio di previsione viene presentato nella seconda parte dell'esercizio precedente e l'incertezza circa il livello della parte di entrata, concertata con l'Amministrazione centrale dello Stato, a sua volta impegnato nello stesso periodo a definire e ad approvare la legge finanziaria, possono spesso suggerire una certa prudenza nell'erogazione della spesa. Ciò non toglie però che la quota di mezzi finanziari impegnati e non spesi dall'Amministrazione regionale della Valle d'Aosta raggiunga comunque livelli strutturalmente assai elevati e che, malgrado le punte in alto ed in basso, si attesti mediamente sui due terzi degli impegni complessivi.

Esaminando più in dettaglio l'efficienza della spesa nell'ambito degli interventi a carattere specifico (territorio, sviluppo economico, sicurezza sociale, promozione sociale e formazione professionale), nel decennio considerato si evidenzia la seguente graduatoria di efficienza in ordine decrescente: promozione sociale (70 per cento degli impegni), sviluppo economico (68), sicurezza sociale (66), territorio e ambiente (50), formazione professionale (30).

Come detto precedentemente, la voce "promozione sociale" include per l'80 per cento le retribuzioni corrisposte dall'Ammini-strazione regionale al personale insegnante delle scuole regionali e statali operanti sul territorio valdostano. Ciò conferisce alla spesa, al tempo stesso, sia prevedibilità sia rigidità. Questo può spiegare il tasso relativamente più alto di efficienza nel decennio. Ad eccezione dell'anno 1986, i residui in tale capitolo non hanno mai superato il 30 per cento e nella voce "personale scolastico" l'efficienza media di spesa è dell'85-90 per cento.

Il dato riferito alle spese per i settori economici, non è omogeneamente composto. I fondi destinati alle attività commerciali, artigianali ed alberghiere, non ingentissimi ed in linea di massima legati al conferimento di risorse ai fondi di rotazione ed ai consorzi di garanzia, mostra un elevato tasso di spesa effettiva sull'impegnato, pari nel decennio, rispettivamente, al 75, 74 ed 80 per cento nei dieci anni.

I settori agricolo, industriale e del turismo (prevalentemente in questo ambito i maggiori beneficiari sono state le imprese di gestione di impianti a fune) hanno mediamente visto spendere nell'esercizio circa i due terzi delle somme impegnate. Decisamente sotto la media, invece, il livello di efficienza della spesa per la valorizzazione delle risorse energetiche, peraltro poco rilevanti, in termini quantitativi, sulla spesa globale dell'Ente regione.

All'interno dei capitoli sulla sicurezza sociale, un elevato tasso di efficienza è dato dalle spese di funzionamento della sanità (82 per cento circa) per le stesse considerazioni svolte circa le spese sostenute per il personale scolastico: spese prevedibili, assegnate in gestione all'USL, comprendenti in larga parte gli emolumenti per i dipendenti delle strutture sanitarie.

Assolutamente bassi, invece, i valori di efficienza relativi agli interventi per la realizzazione delle strutture sanitarie e per i servizi sociali, rispettivamente pari al 35 ed al 31 per cento. Riguardo alle prime, l'andamento nel corso del decennio è fortemente oscillante e ciò è probabilmente da mettere in relazione ai cicli di realizzazione e consegna da parte delle imprese alle quali vengono affidati gli incarichi di costruzione, spesso non esattamente prevedibili in sede di approvazione del bilancio. Le seconde, invece, mostrano un trend positivo, dal quale emerge, col passare degli anni, un costante e progressivo miglioramento dell'efficienza della spesa, che passa dal 16 per cento del 1980 al 60 per cento del 1989.

Le spese per territorio e ambiente, di cui preminentemente fanno parte le realizzazioni di opere pubbliche attraverso appalti e concessioni, evidenziano elevati livelli di residui. Sulle opere per la viabilità si supera di poco il 50 per cento della spesa, sull'edilizia abitativa si registra il 53 per cento, mentre gli interventi a difesa del suolo si attestano al 50 per cento.

Infine, anche se non rilevantissimo in termini quantitativi, il dato sulla spesa per la formazione professionale è il più basso (36 per cento) fra quelli relativi agli interventi di carattere specifico.

Anche in questo caso, operando la Regione prevalentemente su progetti, che spesso sono da realizzare di concerto con i finanziamenti erogati dalla Comunità Europea e/o dal Ministero del Lavoro, alla base dello scarto effettivamente elevato, fra somme spese ed impegnate, ci sono gli imprevisti procedurali e gli iter di approvazione ed esecuzione dei programmi, che in molti esercizi sono slittati per ragioni legate o all'ente approvante o alle organizzazioni preposte operativamente alla gestione delle iniziative.

In sintesi, in materia di efficienza di spesa, sembra di poter affermare che, laddove gli impegni del bilancio regionale sono relativi a progetti o ad opere e realizzazioni, il rapporto fra impegnato e speso è più basso. Infine, il problema dei residui passivi, da molti sollevato nel corso del decennio, non può, a tutto il 1990, essere considerato risolto, anzi, va osservato che, paradossalmente, il dato del 1989 coincide con quello del 1980. All'inizio come alla fine del decennio, l'Ente regionale è capace di spendere nell'esercizio finanziario solamente il 60 per cento di quanto ha deciso di impegnare.

Queste osservazioni dovranno incidere sulle scelte da effettuare nel prossimo bilancio di previsione e consigliano la ricerca di strumenti adatti ad effettuare un maggior controllo sulla gestione dello strumento finanziario, soprattutto in alcuni settori, dove si è rilevata una grossa difficoltà a rispettare le previsioni iniziali.

In conclusione, tralasciando gli aspetti di carattere tecnico, l'analisi fin qui svolta può suggerire alcuni spunti relativi a grosse aree di intervento.

La rapida definizione del quadro di insieme esaminato e l'individuazione di alcuni filoni interpretativi costituiscono un primo e parziale strumento di analisi della situazione e del sistema socio-economico valdostano. Anche se è solo un tentativo, questo primo sforzo di riflessione consente di tracciare con sufficiente chiarezza la mappa dei problemi su cui concentrare l'attenzione nella fase di costruzione dei bilanci di previsione degli anni '90.

Come primo punto, è necessario rivedere il rapporto tra risorse e sviluppo, bisogna dare forza ad un circolo virtuoso.

La contabilità ufficiale evidenzia che la Valle d'Aosta ha sufficienti risorse economiche. E' evidente altresì che non sempre le risorse alimentano un circolo virtuoso che, a partire dal reddito, attraverso la finanza e le decisioni di investimento, garantisca le opportunità per generale nuova ricchezza.

Il corto circuito tra risorse e sviluppo trova una schematizzazione esemplare nell'eccessivo livello del rapporto tra depositi ed impieghi bancari. In sostanza, attraverso i canali redditizi, il risparmio valdostano sostiene occasioni di crescita e sviluppo in realtà extraregionali. Si tratta quindi di studiare circuiti economici e finanziari regionali e di verificare, in questo ambito particolare, quale sia il ruolo attuale e quello possibile delle politiche economiche implicite ed esplicite dell'Ente Regione.

Altro problema scaturisce dall'esigenza di disegnare una vocazione settoriale e territoriale per il futuro della Valle d'Aosta.

Nella nostra Regione vi è un delicato equilibrio tra risorse produttive e ricchezza ambientale, tra presenza umana e tutela del territorio. Questo equilibrio va mantenuto in futuro, verificando quale sia il profilo settoriale e territoriale di sviluppo con esso compatibile. Si tratta allora di studiare in che modo sia possibile combinare l'esigenza di garantire autosufficienza ed integrazione interna al sistema regionale, con la necessità di individuare alcuni poli d'eccellenza nella sua capacità produttiva e di salvaguardare l'immagine naturalistica della nostra Valle.

Il terzo problema è relativo alla risorsa umana, come perno per lo sviluppo endogeno.

Un disegno di crescita per l'economia della Valle assegna un ruolo rilevante alla disponibilità di risorse professionali ed imprenditoriali. Questa è un'esigenza che caratterizza, trasversalmente, tutti i settori produttivi e ne condiziona la potenzialità di sviluppo. Non si tratta però solo di verificare i fabbisogni insoddisfatti di figure professionali qualificate, ma anche di analizzare, secondo un approccio metodologico, non solo economico, ma anche socio-antropologico, se il tessuto locale esprima oggi una vera e consistente propensione imprenditoriale.

Vi è infine il problema dell'autonomia tra autodifesa e rilancio.

Fronteggiare una tendenza potenziale di diminuzione delle risorse disponibili, ricercare una posizione di maggiore equilibrio tra dimensione finanziaria dell'Ente Regione e quella del sistema economico locale, stabilire le condizioni ed attivare gli strumenti per porre le basi di uno sviluppo endogeno e duraturo, sono queste le sfide che si pongono all'autonomia regionale e che possono essere accolte solo dopo una riflessione approfondita sulle priorità dell'intervento sociale ed economico, valutando quanto sino ad oggi è stato fatto di innovativo, costruendo le fondamenta di un ulteriore ammodernamento dello "strumentario" regionale.

Queste riflessioni, che vengono sottoposte all'attenzione del Consiglio regionale in occasione della discussione del conto consuntivo, concernono le problematiche più evidenti, alle quali è necessario dare delle risposte concrete sin dal bilancio di previsione del 1992, anche per ridare fiato e slancio a quel ruolo, indispensabile e fondamentale per il Consiglio regionale, di programmazione e di indirizzo nelle scelte politiche in campo socio-economico.

Per quanto attiene alla legge finanziaria n. 317, la Giunta regionale presenta, contestualmente all'approvazione del conto consuntivo per l'esercizio 1990 e all'approvazione della legge di assestamento del bilancio per l'esercizio 1991, un provvedimento con il quale vengono apportate variazioni agli stanziamenti in seguito a diversi provvedimenti legislativi regionali. Si tratta in effetti di un disegno di legge (Finanziaria bis) predisposto ai sensi dell'articolo 19 della legge di contabilità regionale, per adeguare le spese nei diversi settori d'intervento alle nuove disponibilità scaturite dall'utilizzazione dell'avanzo di amministrazione per l'esercizio 1991.

Gli incrementi negli stanziamenti, riportati analiticamente nell'articolo 1 del disegno di legge allegato, sono stati determinati sulla base delle reali esigenze di spesa di ciascun settore di intervento ed in funzione della capacità di realizzare la stessa entro il 31 dicembre 1991.

Infine, l'assestamento di bilancio è previsto ed autorizzato dall'articolo 43 della legge di contabilità regionale, al fine di procedere all'aggiornamento dei residui attivi e passivi e, conseguentemente, ad una loro revisione rispetto a quanto indicato in sede di bilancio di previsione, all'aggiornamento della giacenza o deficit di cassa, all'aggiornamento dell'avanzo o disavanzo finanziario al termine dell'esercizio finanziario.

Con la legge di assestamento si possono introdurre le opportune variazioni ai vari capitoli di entrata e di spesa, sempreché non venga alterato l'equilibrio di bilancio sia in termini di competenza sia di cassa.

Gli aumenti di spesa previsti ammontano complessivamente, come è già stato detto dal Consigliere relatore, a poco più di 73 miliardi, che trovano copertura, per oltre 45 miliardi, con il maggiore avanzo di amministrazione, e per oltre 27 miliardi con una diminuzione di spesa sui vari capitoli.

Per quanto concerne la ripartizione amministrativa a me affidata, rilevo che fanno capo all'Assessorato delle finanze tutte le spese non riconducibili a specifiche ripartizioni dell'Ammini-strazione, com'è il caso di quelle per il personale, per le quali è previsto un incremento complessivo di lire tre miliardi, dovuto, oltre che ad aggiornamenti contabili, anche all'integrazione del fondo di cessazione dal servizio per l'imprevisto aumento delle richieste di quiescenza (incremento di circa 600 milioni di lire).

Sono da ricondurre all'Assessorato delle finanze anche le spese per interventi su beni patrimoniali, fra le quali si rimarca la previsione di maggiore spesa per lire undici miliardi, compreso l'emendamento che si propone per l'acquisto di beni patrimoniali.

Infine, si è ritenuto opportuno aumentare prudenzialmente di lire 1,2 miliardi il fondo di riserva per le spese impreviste.

Per quanto attiene alle singole scelte, già illustrate dal relatore, lascerò agli Assessori competenti il compito di spiegare nel dettaglio le motivazioni, sempreché il Consiglio le richieda, che stanno alla base delle determinazioni assunte con il presente disegno di legge.

Presidente Dichiaro aperta la discussione generale.

Ha chiesto la parola il Consigliere Voyat; ne ha facoltà.

Voyat (UV) Vorrei pregare l'Assessore Lavoyer di farci avere una copia delle valutazioni che ci ha letto, perché non mi è stato possibile prendere nota di tutto e poi perché le stesse ci potranno servire nelle future discussioni relative alla Finaosta, al bilancio di previsione o ai normali lavori del Consiglio regionale.

Lo pregherei di fornirmi anche i dati, che io non ho, relativi alla discussione di qualche giorno fa, e che gli hanno dato modo di dire che il PIL della Valle d'Aosta era sotto la media nazionale, perché quelli di cui disponevo alcuni anni fa indicavano che il PIL della Valle d'Aosta era sempre superiore, anche se solo dello 0,20 o dello 0,30 per cento, a quello medio nazionale. E' importante conoscere quei dati, che provengono dalla Banca d'Italia, per predisporre particolari interventi di sostegno nei settori che ne hanno maggiore bisogno.

Comunque, a prescindere dalle valutazioni dell'Assessore delle finanze e dalle cifre forniteci dal Consigliere Ricco, possiamo dire che questo consuntivo non si discosta molto dai precedenti. Già è stato detto che non offre grandi novità, ma conferma che la macchina burocratica della Regione ha una capacità di spesa che si attesta intorno ai 1.400 miliardi all'anno. Nel 1989 questa capacità aveva permesso di spendere 1.433 miliardi di lire, cifra che però poi è scesa a 1.370 miliardi nel 1990, con una diminuzione di circa 63 miliardi. Sarebbe interessante esaminare le cause di questa piccola flessione, imputabile forse al cambio di maggioranza o a scelte diverse.

Lo stesso ragionamento potrebbe essere fatto per i residui attivi accertati, che, secondo le cifre riportate nella seconda pagina della relazione, sono ammontati a circa 503 miliardi nel 1989 e a 590 nel 1990. Tali cifre saranno però destinate a diminuire a partire da quest'anno, perché l'esenzione della Valle d'Aosta dall'obbligo della tesoreria unica (decreto del dicembre 1989) faciliterà le entrate. Non dobbiamo dimenticare, infatti, che a volte, in passato, la Regione è stata costretta a non sollecitare certe entrate per non superare con le giacenze di cassa il 15 per cento del bilancio di previsione e dover così versare l'eccedenza nelle casse della tesoreria unica, con conseguenti notevoli svantaggi: non c'era alcun interesse ed era difficile riavere i soldi in caso di necessità, perché i ritardi erano all'ordine del giorno.

Ora, invece, potendo disporre di questi soldi, che sono depositati nelle casse della tesoreria regionale e non in quelle della tesoreria unica statale, abbiamo dei vantaggi anche nel saggio di interesse, che fino a poco tempo fa era pari al 9,50 per cento. Non so a quanto ammonti ora, ma gradirei che l'Assessore me lo dicesse...

(...interruzione dell'Assessore Lavoyer...)

...9 per cento? E' un po' strano, perché prima, quando le banche sui depositi in normali conti correnti davano al massimo il 6 o il 7 per cento, noi avevamo il 9,50, grazie alla presenza della Banca regionale, che ha costretto le altre banche ad aumentare i tassi. Per questo vorrei sapere come mai c'è stata questa flessione al 9 per cento.

Tra l'altro, nel 1990, quando c'era la tesoreria unica, siamo andati anche in rosso, come cassa, perché dal momento della certificazione delle necessità passavano dei mesi prima che i fondi venissero versati alla Regione.

Anche nei residui passivi verifichiamo una certa la lentezza della macchina regionale. Nel 1989 tali residui ammontavano a 415 miliardi, mentre nel 1990 sono ammontati a 468,6 miliardi, con un aumento pari a circa 70 miliardi di lire. Siamo purtroppo convinti che tali residui saranno destinati ad aumentare, perché, come abbiamo già detto al momento della discussione del bilancio di previsione del 1991, con la ripartizione del bilancio per Assessorati, ci sarà una maggiore corsa agli impegni di spesa, con una conseguente flessione della spesa effettiva.

Il bilancio gonfiato del 1991 peggiorerà sicuramente questa situazione, in quanto sono state previste delle entrate non certe, anzi è già stato accertato che saranno minori; ciò farà registrare, ma solo sulla carta, una maggiore disponibilità, cui farà seguito una maggiore possibilità di impegni, accompagnata però da una conseguente minore capacità di spesa.

L'avanzo di amministrazione non si discosta molto da quello degli anni precedenti (97,9 miliardi nel 1989 e 99,7 nel 1990) e ciò è una diretta conseguenza della capacità di spesa e di funzionamento dell'Amministrazione regionale.

Ci risulta piuttosto nuova la questione dei residui perenti, per cui vorremmo chiedere come mai il loro ammontare è quest'anno di soli 12 miliardi, quando nel 1989 ha superato i 75 miliardi. Vorremmo sapere qual è il totale dei residui perenti ed a quali anni si riferisce.

A pagina 12 della relazione si parla di un miglioramento, in confronto alle previsioni del 1990, dell'andamento delle spese di investimento nei confronti di quelle correnti. Questa non è una novità, ma è una costante che si ripete tutti gli anni, perché le maggiori entrate, come ad esempio la maggior parte di quelle statali, non sono presenti nel bilancio perché non sono sicure e certe, ma vengono iscritte nel corso dell'anno e vengono spese nel settore degli investimenti. Pertanto, anche quest'anno, come in tutti gli altri anni, nel bilancio consuntivo si registrerà un miglioramento degli investimenti previsti in quello preventivo.

Nel merito del disegno di legge n. 317, si può convenire che la responsabilità delle scelte finanziarie compete alla Giunta. Faccio notare però che molti finanziamenti erano stati giudicati insufficienti durante la discussione del bilancio di previsione. La vera novità sta comunque nell'emendamento proposto dalla Giunta all'articolo 2, che concerne il recupero, fino ad un massimo di dieci miliardi, degli interessi bancari maturati sul fondo. E' evidente che la Giunta ritiene opportuno dover disporre di una maggiore liquidità per necessità immediate.

Ciò ci può stare anche bene, ma non ci sta bene che tali fondi siano sottratti allo sviluppo di attività industriali, senza che si sappia dove andranno a finire.

Veniamo ora al primo emendamento. Poiché, dai quattro miliardi previsti dal disegno di legge, si passa agli undici miliardi più i quattro già iscritti in bilancio, vorrei sapere quali sono gli acquisti o gli investimenti che si intendono effettuare con questo aumento piuttosto consistente.

Disegno di legge n. 318. Senza voler rifare tutto il discorso del dicembre 1990, mi limito a dire che la previsione era un po' approssimativa. Vengono infatti diminuiti di ben 26.656 milioni i capitoli di spesa previsti circa otto mesi fa, contro una diminuzione di circa un solo miliardo degli anni precedenti. Questo dimostra che c'è stata un'approssimazione nella previsione, in quanto quasi 28 miliardi sono stati distribuiti su capitoli che non avevano alcuna necessità e quindi ora quei fondi non hanno la possibilità di essere utilizzati.

Sarebbe interessante analizzare la ripartizione per Assessorati, che però io non affronto, per verificare se sono state riequilibrate le previsioni di investimento nei vari Assessorati oppure se è rimasto lo squilibrio esistente.

Vorrei ancora chiedere all'Assessore quando si intende adeguare il bilancio preventivo 1991 alle effettive entrate, quelle di competenza, perché se questo non verrà fatto al più presto, nei prossimi mesi noi continueremo a gestire la Regione con un bilancio volutamente bugiardo. Al momento della discussione generale, abbiamo infatti denunciato che alcune entrate erano gonfiate, perché già si sapeva che non si sarebbero verificate; oggi lo possiamo dire con maggiore certezza. Facciamo un esempio: il fondo sanitario nazionale era previsto in bilancio per circa 150 miliardi, ma ne saranno versati solo 119.

E' doveroso che io dica in Consiglio regionale quanto segue: probabilmente ci saranno minori entrate nel fondo sanitario nazionale e maggiori in altri; tuttavia, visto che le entrate per il 1991 sono previste più che abbondanti e noi le riteniamo sicuramente maggiori di quelle che sarà possibile verificare, sarebbe opportuno prevedere una diminuzione globale delle entrate pari a circa trenta miliardi, seguite da una conseguente pari diminuzione in alcuni settori di spesa.

Si dà atto che, dalle ore 10,219, presiede il Vicepresidente Stévenin.

Presidente Ha chiesto la parola il Consigliere Riccarand; ne ha facoltà.

Riccarand (VA) Condivido l'affermazione dell'Assessore delle finanze, che ha sottolineato l'importanza dell'esame del conto consuntivo della Regione, per ottenere un quadro reale della situazione finanziaria che consenta di valutarne appieno l'incidenza sull'economia regionale.

Ho trovato interessante la relazione dell'Assessore, che ha cercato di collocare storicamente il bilancio consuntivo in una evoluzione decennale, a partire dall'entrata in vigore della legge sull'ordinamento finanziario della Valle d'Aosta, che ha determinato il cosiddetto "nuovo riparto fiscale", fino ad oggi. Ora, poiché sono trascorsi effettivamente dieci anni dal 1981 al 1990, è possibile porre un punto fermo e fare una valutazione complessiva di quanto si è verificato.

Ritornerò brevemente verso la conclusione del mio intervento su quanto ha detto l'Assessore, ma prima vorrei fare alcune considerazioni di carattere più generale sul conto consuntivo, lamentando, anche in considerazione dell'importanza del documento, il tempo molto limitato che è stato lasciato ai Consiglieri per esaminarlo e soprattutto sottolineando ancora una volta - e non è la prima volta che lo faccio, ma continuo a farlo, sperando che alla fine si abbia qualche risultato - il fatto che lo schema della relazione, che accompagna il rendiconto e che viene trasmessa ai Consiglieri, risale agli anni '70.

Esso non è mai stato modificato, per cui si tratta sempre della stessa fotocopia, che viene riempita con dei numeri diversi, ma che ripete sempre le stesse banalità e gli stessi errori di impostazione, già più volte segnalati. Anzi, ogni anno ne viene eliminata qualche parte, per cui si impoverisce sempre più, tant'è che, mentre fino a qualche anno fa c'era ancora, ad esempio, un'analisi della dinamica delle entrate e delle spese, ora essa è scomparsa, per cui ci troviamo di fronte ad una semplice esposizione di dati. Naturalmente, ognuno di noi si arrangia e li interpreta come vuole, perché non c'è il benché minimo sforzo per far capire che cosa è successo nella dinamica delle entrate e delle spese.

Credo che ciò sia tanto più negativo, non solo se si considera il salto di qualità e di quantità del bilancio regionale negli anni '80 rispetto agli anni '70, ma soprattutto se si pensa che nel frattempo a livello statale e regionale sono state approvate numerose nuove leggi di contabilità e di bilancio. Eppure, a fronte di ciò, noi continuiamo ad avere delle relazioni che sono veramente preistoriche.

Cosa emerge sostanzialmente dai dati del consuntivo 1990? Emergono soprattutto le conferme delle valutazioni che il nostro Gruppo aveva già fatto negli anni passati sui consuntivi precedenti.

La prima conferma riguarda la dimensione dell'entrata regionale, che era e rimane notevole. E' vero che, se noi vediamo il dato complessivo, quest'anno abbiamo apparentemente una riduzione dell'entrata di competenza, che è di 1.335 miliardi, contro i 1.360 del 1989, però è anche vero che, a mio avviso, il dato più significativo non è questo, ma l'entrata di competenza al netto dei mutui e delle contabilità speciali, altrimenti non avremmo un quadro di raffronto significativo e valido.

Esaminando tale entrata, abbiamo 1.147 miliardi nel 1990, contro i 1.049 del 1989 ed i 974 del 1988. Tali dati indicano una dinamica ancora notevolmente positiva dell'entrata regionale, con una crescita nettamente superiore al tasso di inflazione, perché siamo nell'ordine del dieci per cento circa. Questo significa che l'entrata reale del nostro bilancio è ancora notevole, perché la Valle d'Aosta è la regione italiana con il più alto livello di risorse finanziarie in proporzione agli abitanti, e conferma la situazione che si è verificata dal 1982 fino ad oggi.

Altro aspetto che va contemporaneamente rilevato - e sono contento che per la prima volta anche un Assessore delle finanze lo rilevi nella sua relazione - è che le entrate di questo bilancio, pur così cospicue, poggiano però su due pilastri che non sono sicuramente definibili entrate totalmente o in gran parte endogene: quella dell'IVA da importazione e quella del Casinò. Queste due entrate rappresentano insieme quasi la metà dell'entrata reale del bilancio della Regione: 516 miliardi nel 1990 (372 di IVA da importazione e 144 dal Casinò).

Sono due entrate a rischio, perché l'una è collegata all'IVA da importazione, un'imposta destinata a scomparire pressoché totalmente nel corso dei prossimi anni, anche se ne rimarranno piccole aliquote provenienti da operazioni su merci extra-comunitarie di scarso rilievo, e l'altra, proveniente dal Casinò, è legata alla posizione di sostanziale monopolio di cui ha goduto e continua a godere il Casinò di Saint Vincent, ma che è messa anch'essa in discussione dalla progettata apertura di un casinò in ogni regione italiana, cosa che modificherebbe il ruolo finanziario del nostro Casinò, che per introiti è il più grosso casinò d'Europa. Non è infatti ipotizzabile che esso possa vita natural durante mantenere questa posizione.

Resta quindi da riconoscere e valutare il fatto che abbiamo un'entrata altissima, la più alta delle regioni d'Italia, che però è fondata su due pilastri portanti piuttosto fragili e privi di garanzie per il futuro.

Per quanto riguarda la dinamica della crescita dell'entrata, va sottolineata, come giustamente sentivo confermare anche nella relazione dell'Assessore, la sua fase di maggiore incremento, registrata fra il 1982 ed il 1985, quando siamo passati dai 162 miliardi di entrata reale del 1981, ai 441 del 1982, ai 605 del 1983, ai 564 del 1984, ai 759 del 1985. Questo è stato il periodo in cui abbiamo avuto aumenti del 200 o del 300 per cento circa all'anno nei nostri introiti, seguito poi da una sostanziale stabilizzazione, che però si è sempre mantenuta su livelli medi superiori a quelli del tasso di inflazione, tant'è che siamo passati ai 974 miliardi del 1988, ai 1.049 del 1989 ed infine ai 1.147 del 1990.

Questa ulteriore espansione della disponibilità finanziaria è tanto più significativa se si considera che neppure quest'anno si è fatto ricorso ad indebitamenti o a mutui e che l'attivo netto patrimoniale è ulteriormente cresciuto, passando dai 362 miliardi del 1987, ai 507 del 1988, ai 416 del 1989 ed ai 519 del 1990.

Un quarto elemento dell'entrata, che vorrei sottolineare, riguarda la dinamica delle imposte tributarie. Si tratta di un dato abbastanza positivo, perché le entrate tributarie, anche al netto dell'IVA da importazione e dell'entrata del Casinò, sono comunque cresciute in modo significativo, nel senso che dai 362 miliardi del 1989, sono passate ai 479 del 1990. L'IRPEF è passata dai circa 170 miliardi del 1989, ai 199 del 1990; mentre l'IVA, al netto dell'importazione, dai 62 miliardi del 1989, è passata ai 69 del 1990, con un aumento di sette miliardi.

Gli aumenti dell'IVA e dell'IRPEF sono sicuramente importanti ed interessanti, perché sono entrate nostre, legate all'attività economica ed alla ricchezza prodotta "in loco", però va sottolineato ancora una volta, come avevo già fatto anche in altre occasioni, che le nostre entrate dell'IVA e dell'IRPEF sono mediamente inferiori a quelle delle altre regioni italiane. Questo è sintomatico dell'esistenza di una ricchezza senza sviluppo, perché abbiamo una grossa ricchezza finanziaria, a fronte della quale però permangono grosse difficoltà a tradurla in sviluppo economico e quindi in una ricchezza solida e reale per la nostra Regione.

Non posso non cogliere l'occasione per sottolineare ancora una volta l'importanza, sia per la parte entrata del bilancio sia per quella relativa alle uscite, di distinguere l'IVA da importazione da quella derivata dalla nostra attività economica, perché questa distinzione è importante, allo stesso modo di quella che finalmente è presente nel bilancio tra le varie entrate tributarie e che ci consente di seguire la dinamica dell'IRPEF o dell'imposta di fabbricazione, perché consente di capire e distinguere la dinamica della nostra IVA da quella da importazione, che è destinata a ben altri esiti.

Un ultimo dato, che emerge dal consuntivo e che conferma, anche se in modo negativo per il nostro bilancio, una tendenza che si era già delineata negli anni passati, è costituito dalla riduzione piuttosto significativa dei trasferimenti dello Stato: dai 189 miliardi del 1989, siamo passati ai 140 del 1990. Questo andamento è collegato alle grosse difficoltà finanziarie dello Stato italiano ed alla conseguente politica di contenimento dei trasferimenti alle Regioni ed in particolare a quelle a statuto speciale.

Per quanto riguarda la spesa, va sottolineato ancora una volta che nel decennio essa è stata ancora più rapida dell'entrata, che pure si era mantenuta cospicua ed in espansione. Nel 1990 noi abbiamo un disavanzo di competenza pari a 134 miliardi, che diventa ancora più alto se lo confrontiamo con le spese reali, quindi al netto delle contabilità speciali; ma va soprattutto sottolineato il dato, mai smentito anno dopo anno, del costante aumento della spesa corrente. Sappiamo che tale dato è in parte discutibile, perché dovrebbe essere definito da parametri più precisi, però è l'unico significativo che noi abbiamo per valutare determinate dinamiche ed esso ci indica un incremento sempre rapidissimo (388 miliardi del 1987, 472 del 1988, 541 del 1989, 572 del 1990) della spesa corrente, che continua a crescere fortemente, mentre quella per gli investimenti rimane sostanzialmente stabile, perché registra solo un lieve incremento.

Sotto questo aspetto, anche in questa relazione, come in quelle degli anni precedenti, si continua a dire: "I dati sul rapporto spesa corrente e spesa di investimento sono positivi rispetto alla previsione iniziale". Queste affermazioni non hanno alcun senso e sono assurde, perché i dati relativi all'evoluzione della spesa corrente e di quella per gli investimenti vanno rapportati a quelli del consuntivo dell'anno prima e non a quelli del preventivo. Solo così si può veramente accertare la dinamica reale della spesa.

In conclusione, a nostro avviso, dal conto consuntivo del 1990 non emergono sostanziali novità rispetto all'impostazione degli anni precedenti, mentre emerge la conferma di alcune dinamiche che il nostro Gruppo aveva già individuato e sottolineato e che si riassumono in una grande disponibilità finanziaria. Abbiamo un'entrata con grandi risorse, che però sono in gran parte precarie, non solide e non garantite, sulle quali non possiamo riporre un sicuro e duraturo affidamento.

Vi è d'altra parte l'assenza, che continua ad essere molto evidente, della nostra Amministrazione regionale dalla politica dell'entrata, che invece è tutta affidata alla gestione di quello che ci viene trasferito dallo Stato, cioè del riparto fiscale, perché non abbiamo mai attivato - e mi sembra che non ci sia volontà politica in questo senso - quell'autonomia impositiva, capace di farci avere delle entrate effettivamente nostre, che pure esistono e sono previste dal nostro Statuto.

Per quanto riguarda la spesa, noi sottolineiamo ancora una volta la crescita eccessiva delle spese correnti, la dispersione delle risorse in numerose direzioni e, soprattutto, l'assenza di una strategia per uno sviluppo autocentrato della nostra Regione, l'assenza di validi progetti e, di conseguenza, di un efficace utilizzo delle risorse veramente capace di generare sviluppo.

A questo punto, proprio per fare una considerazione conclusiva, mi ricollego nuovamente alle considerazioni dell'Assessore delle finanze. Io credo che arrivare a dire alla fine del decennio che abbiamo avuto a disposizione circa 11.627 miliardi di disponibilità finanziarie nel corso dei dieci anni, con un aumento dell'800 per cento rispetto all'inizio degli anni '80, con un incremento medio annuo pari al 25 per cento, e con una disponibilità finanziaria che, in proporzione agli abitanti, è stata superiore a quella dello Stato italiano, sempre in proporzione agli abitanti, ebbene tutto ciò significa che alla fine del decennio noi ci ritroviamo con un dato che conferma che la crescita economica della nostra Regione è stata mediamente inferiore a quella italiana.

Questi dati ce li ha forniti l'Assessore e credo che emergano da studi commissionati dalla Regione, ma essi significano anche che qui c'è qualcosa di profondamente sbagliato: le grandi risorse finanziarie regionali non hanno generato un adeguato sviluppo economico regionale, per cui non ci troviamo di fronte ad un "circolo virtuoso", come è richiesto e come sarebbe auspicabile, ma ad un "circolo vizioso", che è negativo.

Pertanto, a mio avviso, siamo di fronte al fallimento della politica della spesa regionale e all'incapacità di utilizzare bene le grandi risorse finanziarie che abbiamo avuto per un decennio, per cui si impone la necessità di un profondo cambiamento di rotta e di una diversa finalizzazione nella politica della spesa della nostra Regione.

Su questo, devo dire che finora non ho visto indicazioni e neppure volontà precise, né nelle affermazioni né nella pratica politica, anche se credo che proprio questo sarà il vero dibattito che dovremo affrontare nei prossimi mesi, a partire dall'impostazione del bilancio di previsione per il 1992.

Presidente Ha chiesto la parola il Consigliere Rollandin; ne ha facoltà.

Rollandin (UV) Aujourd'hui, on a assisté à deux rapports: le rapport sur les trois projets de loi du rapporteur, qui a présenté en synthèse la situation du compte rendu 1990 et des modifications des deux lois conséquentes, l'une concernant les investissements prévus et l'autre le financement conséquent; en même temps, on a entendu une relation, dont on attend une copie, vu que l'Assesseur nous a dit qu'il nous en fera avoir une. Il s'agit d'une relation qui a dépassé le sens des trois projets de loi et a aussi dépassé l'interprétation qu'on peut donner aux deux moments qu'aujourd'hui nous sommes en train d'analyser: d'un côté le compte rendu et de l'autre les interventions qui se rendent déjà nécessaires.

C'est un fait qui se vérifie chaque année. Ce n'est pas la première fois. Chaque année on fait une variation de budget, mais je crois que celle-ci a été un peu spécifique et particulière. La relation de l'Assesseur a voulu reprendre l'analyse des dix années qui se sont écoulées et, par conséquent, faire, oui, un compte rendu, mais surtout une réflexion sur le système qui a été adopté pour gérer les financements qui ont été à la disposition de l'Administration régionale pendant cette période. Ce qui avait été annoncé au moment de la présentation du budget 1991 et que, aujourd'hui, nous avons écouté. Je crois que celui-ci - comme quelque collègue a dit - servira plutôt de base au budget de 1992.

A mon avis, il faut souligner deux points qui sont importants, pour mieux saisir le moment et les conséquences de ce moment pour notre Administration régionale.

Le premier est qu'on a oublié que l'Administration régionale va prendre en charge deux secteurs qui seront marquants pendant les années à venir et qui vont insérer des responsabilités lourdes pour ce qui est du budget des années à venir. Je me réfère au secteur des transports et au secteur de la santé. Transports et santé sont les deux moments qui, déjà pour le budget 1992,.... Je crois qu'il y aura une autre variation si je peux comprendre, compte tenu des exigences de ces deux secteurs qui aujourd'hui n'ont pas été abordés.

Quelqu'un a dit que dans le secteur de la santé il y a un haute pourcentage de "efficacia", car on va payer l'ensemble. Remarque qui a été faite aussi pour l'école, mais c'est assez clair, ce sont les salaires. Ce sont des frais déjà préfixés.

Il faut ajouter une remarque importante. Au moment de la discussion du budget, nous avions déjà insisté que, par rapport aux prévisions de recettes, il y avait un manque de 50 milliards. Aujourd'hui on va essayer de donner une contribution, de faire une première intervention dans ce secteur, là où, avant la fin de l'année, d'autres 30 ou 40 milliards de lires ne suffiront pas, compte tenu... Seulement pour la gestion, je veux insister sur le fait que c'est seulement pour la gestion ordinaire, car je veux rappeler que la loi financière de l'Etat prévoit qu'il y ait l'intervention de l'Administration régionale. "A decorrere dall'anno 1990, alle regioni a statuto speciale... - article 19 de la loi et je crois que les Assesseurs connaissent très bien cet article qui a été malheureusement imposé à l'Administration régionale - sono ridotte, tenuto conto del livello delle compartecipazioni ai tributi delle rispettive..., del venti per cento per la regione Valle d'Aosta".

Ce pourcentage du 20 pour cent, en réalité, est beaucoup plus élevé, car il y a la considération générale que au niveau national - et je crois que l'Assesseur à la santé connaît ces problèmes - il y a encore un différend entre Région et Etat de 10 000 milliards de lires. Ce qui donne comme conséquence sur l'Administration régionale, un manque de 50 milliards de lires sur les prévisions, qui doit être ajouté au pourcentage du 20 pour cent qui avait été calculé au début. C'est une réalité, sans avoir les nouveaux services de l'hôpital, seulement pour ce qui est de l'augmentation du personnel et pour ce qui est de l'augmentation des salaires et du nouveau contrat de "l'incentivazione". A ce propos, je crois que les augmentations seront assez lourdes.

Ce que nous ne comprenons pas, c'est la raison pour laquelle aujourd'hui on n'a pas voulu donner une réponse à ce problème, en créant, déjà aujourd'hui, des difficultés pour la gestion ordinaire de l'hôpital. L'Assesseur des Finances nous a dit, et monsieur Ricco aussi - je crois que le débat est sur les trois projets de loi et par conséquent on peut les faire ensemble - qu'on va payer les frais des emprunts qui ont été autorisés comme "tesoreria" à l'Unité Sanitaire Locale. Ce qui signifie que ce qui, jusqu'à en 1989, était aux frais et à la charge de l'Etat et qui remontera à des centaines de millions de lires, aujourd'hui est aux frais de l'Administration régionale.

Alors, qu'est-ce qu'il s'est passé? On a autorisé l'Unité Sanitaire Locale à faire face aux exigences contingentes de gestion en prévoyant des emprunts; mais les emprunts on va les payer au taux ordinaire comme Administration régionale. Je crois que le rapporteur connaît très bien ce thème. Il s'agit d'un frais qui va s'ajouter aux frais ordinaires.

Morale: je crois que l'attention à ce thème devrait être l'objet d'un débat à faire sur la gestion de la santé au niveau régional. Je crois que cette discussion s'impose, car si d'un côté quelqu'un dit - et cette affirmation on l'a toujours contestée - que, en tant qu'Administration régionale, on a eu par rapport aux autres régions trop d'argent, je crois que, au contraire, on est là pour voir que, d'ici quelques années, il n'y aura plus la possibilité d'avoir un rééquilibre par rapport au financement extraordinaire et avec des lois ordinaires qui sont possibles pour toutes les régions à statut ordinaire, sauf les régions à statut spécial.

Je regrette que personne n'ait rappelé, ni l'Assesseur, ni les autres Conseillers, le fait que, au moment où l'on va nous rappeler qu'on a la loi n. 690, il y a un rapport, que l'Assesseur Voyat nous avait présenté, où, déjà l'année dernière, les frais extraordinaires qu'on allait soutenir en tant qu'Administration régionale, qui constituaient les cinq dixièmes des recettes l'Etat, étaient considérés à la charge de l'Administration régionale comme "impropri". C'étaient des frais que les autres régions à statut ordinaire n'avaient pas.

Alors, je regrette. Ou bien l'on veut examiner l'ensemble des données d'une façon conséquente, autrement on risque de dire des paroles au vent. Heureusement, ce rapport avait été reçu et accepté de la part du Ministère compétent, qui avait finalement eu des données concrètes et sur lesquelles on n'a pas eu, jusqu'à présent, des retombées négatives. Au contraire, il nous a permis d'arrêter certaines intentions de la part du Gouvernement et de la commission des finances qui visaient à réduire encore les recettes de l'Administration régionale.

N'oublions pas qu'il y avait un projet pour réduire de deux dixièmes les recettes pour l'Administration régionale, sans considérer que - et l'Assesseur l'a rappelé -, pour ce qui est de l'école, les frais, comme pour le domaine de la santé, compte tenu du fait qu'ils sont liés à un contrat national, vont augmenter d'une façon qui n'est pas proportionnelle aux recettes de l'Administration régionale. Sans compter que même le prix... C'est une petite parenthèse, mais c'est tout de même significatif, comme sens de l'intervention: la prime de bilinguisme n'est payée de la part de l'Etat que pour une partie, même si elle a été adoptée - c'est vrai qu'on a voulu l'adopter comme Administration régionale - en conséquence d'un accord syndical qui avait été signé au niveau national. L'Etat fait les contrats et l'Administration régionale paye.

Je crois que les salaires ne sont pas proportionnels à l'inflation, il vont augmenter d'une façon réelle qui n'est pas conséquente ni proportionnelle à l'augmentation des recettes pour ce qui est des revenus, par exemple pour ce qui est de la TVA, qui en plus est liée à un phénomène qui est contingent, sans doute, et que nous espérons aille durer au-delà de janvier 1993, comme on a déjà dit et comme le rapport sur la Communauté Européenne nous avait illustré. De toute façon, il est lié à des faits exceptionnels ou à n'importe quel événement et peut avoir une baisse. Il suffit qu'on modifie certains barèmes de cette loi pour qu'il y ait automatiquement une diminution des recettes, surtout des recettes les plus importantes. Ce sont sans doute les plus importantes.

On a dit que la TVA de la loi 690 constitue le 55 pour cent des recettes et le Casino le 10 pour cent. Dans cette période, elle a porté une série de milliards de lires, mais n'oublions pas qu'en conséquence du fait que nous avions la 690, nous n'avons pas eu, de la part de l'Etat, les interventions pour ce qui est de la conséquence de la crise industrielle. La crise industrielle a été vécue uniquement par l'Administration régionale...

(...interruption...)

...Ce n'est pas proportionnel par rapport à ce qui s'est passé par rapport aux autres régions. Les autres régions ont eu l'intervention de l'Etat. Ici, au contraire... Je voudrais rappeler aux Assesseurs actuels que pas plus qu'il y a dix jours, on a prévu un investissement qui correspond à un dixième des recettes de la 690 pour le financement de deux industries. Dans une tournée on a prévu un dixième des recettes, tandis que pour les autres régions à statut ordinaire c'est l'Etat qui prévoit directement l'industrialisation. Alors, attention à faire certaines affirmations dans cette salle qui après ont une retombée très négative pour ce qui est de la gestion de l'Administration régionale.

Je crois que l'aspect lié à ces thèmes est un des problèmes qui sont à la base de l'autonomie. Et là j'ai apprécié qu'il y ait une intervention liée aux aspects de l'autonomie spéciale, car, attention!, d'un côté il y a une intervention parfois difficile à justifier sur la possibilité de légiférer dans cette salle. Très souvent, au niveau de certaines compétences, on nous dit qu'on ne peut dépasser certaines limites, pour ce qui est des secteurs qui auraient la possibilité de primer notre exigence d'interpréter les rôles nouveaux de la société, voire la réelle formation professionnelle, on nous dit que nous n'avons pas les compétences. Pour certaines écoles, on a renvoyé les lois une fois, deux, en nous disant qu'il fallait trouver d'autres systèmes, que nous n'avions pas les compétences, malgré notre spécialité.

En même temps, de l'autre côté l'on nous dit: "Attention...!", e chaque fois on va grignoter quelque chose de ce qui est des recettes de l'Administration régionale, car nous assistons le plus souvent à des lois ordinaires de l'Etat qui ont comme conséquence une augmentation des frais à la charge de l'Administration régionale. Et je viens au secteur des transports.

Pour ce qui est du secteur des transports, la gestion... Monsieur Mafrica a laissé à son collègue le problème des transports et puisqu'il est sans portefeuille pour l'instant il n'a pas de soucis. Il n'en avait pas non plus, monsieur Fosson. Je crois qu'il n'en aura pas davantage avec les transports. Le problème est difficile à résoudre pour le futur, car le réseau des transports au niveau régional et des contributions prévues par la loi sont, depuis un an, au frais total de l'Administration régionale. Je voudrais rappeler qu'il y a encore certains pas à régler. Monsieur Fosson aura le temps de voir la chose avec les responsables techniques, mais je crois que là on attend des comptes rendus qui seront plutôt lourds.

Transports et santé dans les années à venir et déjà en 1992, iront créer des problèmes non indifférents pour la gestion du budget, pour la simple raison qu'ils augmenteront d'une façon qui n'est pas proportionnelle à ce qui est non pas l'inflation, mais le taux des recettes au niveau régional.

A ce sujet, je crois que non seulement ce fait n'a pas été mis en évidence, mais il n'a pas été, dans cette première variation de budget, considéré. On regrette qu'il reste ces thèmes à résoudre. Avant la fin de l'année je crois qu'une intervention dans ce secteur s'imposera.

A mon avis, l'Assesseur a très bien fait de rappeler le problème de l'application de l'article 6 de la 431, "Decreti di attuazione", sur lesquels je me permets de dire que quelqu'un avait des doutes et ne croyait pas que c'était possible de prévoir l'application de ces décrets. Le collègue Voyat a rappelé les difficultés de gestion liées aux limites de caisse. Entre parenthèse, ce problème avait été soulevé par la Sicile et on n'avait pas accepté ce thème pour la Sicile: la limite du 4 pour cent. On ne peut qu'apprécier les retombées positives de ce fait. L'Assesseur a très bien fait de le dire.

En même temps, une considération s'impose sur le fonctionnement de la machine régionale dans son ensemble. On a eu des données, qu'au moment où l'on aura la relation on examinera dans le détail avec plus d'attention, sur le fonctionnement des différents Assessorats. Je crois que les données là aussi sont intéressantes et vont dans une direction qu'on avait largement prévue et à laquelle on avait essayé de porter quelques remèdes.

En résumant, je crois que les Assessorats, compte tenu que la nouvelle organisation a voulu remettre en vigueur la division par Assessorats... L'Assesseur et le rapporteur ont dit qu'elle a déjà créé des difficultés de gestion, ce qu'on avait largement anticipé. C'était normal que ça arrive, car parfois il est difficile de gérer deux ou trois Assessorats qui ont les mêmes exigences.

D'une façon particulière, je crois que les Assessorats qui ont des difficultés à maintenir un certain rapport conséquent entre prévisions et efficacité de travail, ce sont les Assessorats aux travaux publics, car il y a des conséquences normales. On va prévoir des travaux dans une certaine année, après il y a toutes les démarches conséquentes et très souvent on passe à l'année suivante. Pour justifier ce fait on présente des relations techniques correctes et conséquentes, mais je crois que là le thème à aborder est un autre.

Quand est-ce qu'on va prévoir dans le budget un financement réel et concret, c'est-à-dire qu'il y ait l'argent pour certaines infrastructures, au moment où l'on a déjà la possibilité de savoir qu'on pourra réaliser certaines infrastructures ou bien au moment où l'on va commencer ces infrastructures? C'est là la différence! Le plus souvent, et nous le vérifions au moment où l'on va examiner certains programmes, on dit qu'on va réaliser une certaine oeuvre pour vingt milliards de lires, pour dix milliards, dont on aura besoin dans les années à venir, s'il y a la disponibilité du terrain, s'il y aura la disponibilité des communes. On n'a pas considéré toutes les limites de l'évaluation d'impact de l'environnement et les conséquences qui viendront du "piano territoriale e paesaggistico" qui n'a pas encore été approuvé, mais qui va arriver et qui portera des conséquences sur l'ensemble des autorisations; toutes les commissions qui sont en vigueur, doivent examiner les différents dossiers. Cela donne comme conséquence normale qu'il y ait des retards, avec la situation actuelle.

Au contraire la prévision d'un programme a donné des résultats. Par exemple: les fonds pour les communes, même si, là aussi, on avait des limites. Dès que les communes demandaient les financements, on avait les autorisations.

Le secteur pose des problèmes importants et les problèmes doivent être résolus d'une façon conséquente. On ne peut pas seulement faire une analyse statistique et dire: 60 pour cent pour les uns, 70 pour cent pour les autres, 40 pour cent pour l'autre.

Un autre secteur où l'on doit avouer qu'il y a des difficultés à suivre les programmes, est la formation professionnelle. L'Assesseur a rappelé qu'on n'a réalisé que le 30 pour cent des programmes qui sont présentés. En plus, cette année, si nous allons voir... Aujourd'hui nous allons discuter le programme de formation professionnelle; c'est inscrit à l'ordre du jour, qui est là pour nous dire que les termes pour la présentation du programme de formation professionnelle pour 1992 devraient être présentés d'ici un mois. C'est normal qu'il y ait des retards. Chaque année il y avait des retards, il faut l'avouer, mais cette année on va exagérer. On a présenté des délibérations le long de l'année en disant que l'on autorisait quand même le fait que certains cours puissent démarrer, mais, dans son ensemble, je crois que la situation, aujourd'hui et cette année, va empirer, et c'est là le regret, surtout dans un secteur qui est l'un des piliers d'un développement socio-économique. On ne peut parler de "corto circuito" entre "risorse e sviluppo" si on n'a pas... On a rappelé le problème de la présence de personnel qualifié. Aujourd'hui, c'est l'un des points faibles.

Au moment où l'on va dénoncer que la formation professionnelle a des retards, c'est inutile de pousser sur le problème des infrastructures, il y aura toujours une difficulté d'interprétation qui porte comme conséquence des retards dans les autres secteurs. Je crois que la conséquence est assez nette, que se posent des difficultés et qu'elles se poseront davantage si on maintient cette interprétation.

Pour ce qui est des modifications dont on parle aujourd'hui, le rapporteur a dit que le drame est que, comme remarque générale, les variations qu'on présente pouvaient déjà être prévues au début de l'année, au moment de la présentation du budget 1991. Si nous allons relire le rapport qu'on avait fait, on avait dit clairement que, dans ces chapitres, il manquait les milliards pour les uns et les milliards pour les autres parce qu'il s'agissait de frais pour le personnel.

Ce qu'on ne pouvait prévoir, il faut le dire, c'était l'augmentation pour les expertises et ça a été un choix que, compte tenu des exigences contingentes le long de l'année, on a mis sur le plat. Je crois que ce serait inutile de relire le compte rendu des interpellations qu'on a présentés. Les expertises, pendant cette année, ont dépassé le milliard de lires. Alors, c'est clair que le chapitre n'a pas la disponibilité conséquente, mais pour le reste, on ne fait pas des variations qui soient liées à des choix, on fait des variations qui sont conséquentes au manque de prévision au moment du budget. J'ai repris l'analyse chapitre par chapitre et je regrette de dire qu'on l'avait déjà dénoncé, en disant: "Attention! Là manqueront les 600 millions, le milliard, les deux milliards de lires".

L'autre problème qu'on veut encore mettre en évidence est un fait. L'analyse, à laquelle je veux revenir, concernant les dix ans, est intéressante pour faire comprendre quel est le niveau de participation et d'action de la machine régionale par rapport aux exigences économiques de notre région. L'Assesseur a déjà anticipé la relation du Censis qui sera annexe au budget 1992. Ce sera un point à discuter pour 1992. Tout de même je crois qu'il est important de saisir un point.

L'autre remarque qui a été faite, concernait les infrastructures. Là aussi je voudrais rappeler un aspect. Pour les infrastructures, en Vallée d'Aoste, on a différents secteurs: des infrastructures routières, des infrastructures économiques et alors on a les installations de remonte-pentes, les différents bâtiments des entreprises qui viennent en Vallée d'Aoste. Je crois que, depuis des années, nous avons prévu de réaliser ou d'acheter... Aujourd'hui, on a prévu pour la Trinver ce qui s'est passé pour d'autres activités analogues. On va payer la différence des lois de l'Etat au niveau des infrastructures. N'oublions pas que pour le Sud... Aujourd'hui il faut le dire, compte tenu du fait que Olivetti et Fiat ont décidé de faire leurs investissements dans le Sud, là où il y a les infrastructures qui sont allouées à l'entreprise qui va. En plus il y a le 50 pour cent des investissements à fond perdu, les cours de formation professionnelle qui vont doubler les interventions par rapport à ce qui arrive au Nord. C'est la remarque un peu amère qu'il faut faire, que pour faire une concurrence inutile - car c'est une concurrence absurde et inutile - on va prévoir des investissements sur les infrastructures qui malheureusement sont au-delà des compétences ordinaires de notre Région.

En effet, s'il ne fallait pas s'insérer d'une façon extraordinaire pour ce qui est de la possibilité de prévoir que quelqu'un aille choisir la Vallée d'Aoste par rapport à d'autres régions, compte tenu que le Sud nous l'avons analysé et au Nord il suffirait de voir ce qui se passe dans les autres régions, pour voir qu'il y a le même le système pour avoir au moins la possibilité de présenter des conditions analogues. Après les choix sont conséquents.

Parfois, comme nous avons vu, nous avons une certaine disponibilité d'énergie, ne l'oublions pas, qui va se relier à la disponibilité d'infrastructures, mais dans son ensemble le soutien financier de la part de l'Administration régionale dépasse largement ce que les autres régions sont appelées à faire. Je crois que c'est l'autre aspect à souligner aujourd'hui.

Pour ce qui est des petites variations chapitre par chapitre, on peut faire le débat, mais je crois que la réponse serait toujours la même: "On a voulu faire ça. Il manque un milliard et demi, il manque 800 millions, 80 millions, 300 millions, 33 millions...". Dans l'ensemble on arrive à quelques milliards et on va utiliser une partie, les 45 milliards de "l'avanzo di amministrazione"...

A ce propos, une petite remarque pour quelqu'un de bonne mémoire: on a utilisé 10 milliards d'un fond qui avait été alloué à la Finaosta...

(...interruption...)

... Oui... Je crois que ce fond avait été contesté, si je me rappelle bien et on nous avait accusés: "Attention: vous allez cacher de l'argent! Ce n'est pas vrai que vous allez prévoir ce fond pour donner une disponibilité pour les infrastructures. C'est un système qui n'est pas possible, qui n'est pas admis...". Au contraire, aujourd'hui, si on peut faire cette variation, c'est aussi pour le fait qu'on avait prévu de, comme on dit, mettre à côté cet argent, compte tenu de certains investissements qui aujourd'hui sont nécessaires.

Et là, attention, ce sont les intérêts, monsieur Mafrica. Intérêts! Je crois qu'on n'a pas mal fait, ça a été un fait qui aujourd'hui permet à monsieur Mafrica de financer certaines petites réalisations qui autrement on ne pourrait pas résoudre. On s'en félicite et je crois que certaines réflexions s'imposent aussi pour quelqu'un qui finalement doit prendre acte du fait que la réalité est plus complexe de ce que parfois on veut faire apparaître.

Presidente Se nessun Consigliere chiede la parola, dichiaro chiusa la discussione generale e passo la parola all'Assessore alle finanze, Lavoyer, che ne ha facoltà.

Lavoyer (ADP) Ringrazio i Consiglieri che sono intervenuti e che hanno dato il giusto spessore a questo dibattito che, come avevo già detto, considero molto importante.

Per quanto concerne le richieste, posso dire di essere in grado di fornire subito alcuni dati, mentre altri più puntuali, sulla relazio-ne e sul PIL, li farò pervenire al Consigliere Voyat quanto prima.

Il tasso di interesse della tesoreria è del nove per cento. Comunque abbiamo chiesto un incontro con il direttore della Cassa di Risparmio di Torino per esaminare questo problema.

Consigliere Voyat, i dati più precisi sui residui perenti, suddivisi per anni, li farò avere non appena saranno stati preparati dagli uffici competenti.

Altre richieste si riferivano all'emendamento sugli otto miliardi di interessi, prelevati dalla Finaosta, e maturati sui sessanta miliar-di che a suo tempo la Regione aveva depositato presso la Finan-ziaria regionale per finanziare lo sviluppo di attività produttive, a fronte di autorizzazioni a contrarre mutui passivi. Questi miliardi, come ha già spiegato molto bene il Consigliere Rollandin, sono solo gli interessi, quindi non viene assolutamente intaccato il capitale di sessanta miliardi. Credo che spetti al Presidente della Giunta indicare con più precisione quali potranno essere gli eventuali acquisti, anche se posso anticipare che in questo caso dovrebbe trattarsi dell'acquisto dei locali del cinema Splendor.

Credo poi che la presente risposta alla richiesta del Consigliere Riccarand, circa la distinzione tra l'IVA da importazione e quella ordinaria, possa anche essere collegata a quella mozione che abbiamo rinviato nel corso della precedente adunanza consiliare.

La legge di contabilità stabilisce che le entrate sono ripartite in categorie, secondo la natura del cespite ed in capitoli secondo l'oggetto. E' fuori da ogni dubbio il fatto che l'oggetto del tributo è unico, in quanto si tratta di un'imposta avente un'unica radice.

Non è possibile ipotizzare una ripartizione dell'entrata secondo l'ufficio che ha riscosso il tributo, perché in tal caso si dovrebbe procedere alla spaccatura di tanti altri capitoli della parte entrata.

La legge di contabilità non consente per la parte entrata, a differenza della parte spesa del bilancio, di articolare il capitolo secondo le varie attività aventi un unico oggetto.

Una seconda motivazione è di ordine più politico, nel senso che si è inteso dare alle entrate un'organizzazione complessiva, evitando eccessive spaccature, che avrebbero potuto originare distorte riflessioni circa l'ammontare dei trasferimenti dallo Stato alla Regione.

E' difficile far capire che la legge di riparto fiscale ha conferito alla Regione le risorse necessarie per far fronte alle competenze ad essa assegnate dallo Statuto speciale. Il commento generalizzato circa l'ammontare delle entrate è costruito sulla base del rapporto risorse-popolazione, per cui ne è nata una distorta immagine della nostra Regione.

E' necessario ancora ricordare che, a richiesta dell'opposizione consiliare, il dato dell'IVA da importazione è stato comunicato in più riprese, disattendendo così il principio di unitarietà delle entrate. In proposito si era ritenuto opportuno elaborare uno studio per documentare la particolare situazione della Valle d'Aosta, che si trova ad espletare funzioni tipiche delle Province e dello Stato ed in particolare quelle della Prefettura, utilizzando i fondi provenienti dal riparto fiscale.

Allora si concluse sostenendo che alla Valle d'Aosta vengono trasferiti i nove decimi delle imposte, oltre tre dei quali sono però assorbiti per attendere alle predette funzioni provinciali e statali.

Giova infine ricordare che anche ad altre Regioni o Province a statuto differenziato è stata attribuita una quota del gettito dell'IVA da importazione, ma il dato non trova un riscontro così puntuale nel bilancio dei detti enti, come invece è richiesto dal Consigliere Riccarand.

In merito poi alla possibile perdita, dopo il 1° gennaio 1993, dell'entrata dell'IVA da importazione, si ritiene che lo Stato debba provvedere con altre somme sostitutive a fornire alla Regione le risorse necessarie alla propria attività e ciò in analogia a quanto praticato per le Province di Trento e Bolzano. Infatti, la recente legge di previsione dell'ordinamento finanziario della Regione Trentino-Alto Adige ha espressamente previsto che, in caso di modificazione del sistema tributario, anche in relazione all'armonizzazione col regime fiscale della Comunità Europea, si debba provvedere con entrate sostitutive.

Concludendo, posso dire che l'Assessorato è sempre disponibile a fornire questi dati disaggregati, anche se in sede di costituzione del bilancio, non li può iscrivere nei vari capitoli.

Per quanto concerne l'osservazione più importante del Consigliere Rollandin, sul fatto cioè che la mia relazione evidenzia tutta una serie di problemi, non indicandone però, soprattutto in questa fase, la soluzione, tengo a precisare che l'intento della lettura dei dati consuntivi di questi dieci anni era appunto quello di evidenziare le problematiche, per predisporre un utile punto di partenza all'elaborazione dei bilanci preventivi del 1992 e degli anni successivi.

Si dà atto che, dalle ore 11,24, riassume la Presidenza il Presidente Dolchi.