Oggetto del Consiglio n. 266 del 9 luglio 1975 - Verbale
OGGETTO N. 266/75 - VARIAZIONE DEI CANONI DI LOCAZIONE DI ALLOGGI POPOLARI COSTRUITI AD INTERO CARICO DELLA REGIONE. (Mozione dei Consiglieri Dolchi, Monami, Tonino e Crétier - Interpellanza dei Consiglieri Tripodi e Milanesio)
Mozione
Il Consiglio regionale della Valle d'Aosta
Considerato che i canoni di locazione previsti per i nuovi alloggi dall'Istituto autonomo case popolari (£. 52.000 mensili per 3 vani e £. 62.000 mensili per 4 vani) sono alquanto elevati per essere "popolari".
Rilevato che il conteggio considerato dalla Giunta tiene conto di alloggi di 5 e 6 vani e che nel bando di concorso per l'assegnazione vengono invece indicati di 3 e 4 vani portando ad una notevole differenza in quanto il prezzo dell'alloggio è stato, fra l'altro, determinato dal prodotto numero vani per costo vano mese.
Rilevato altresì che le spese di manutenzione, amministrazione, luce e pulizia locali comuni e piazzali, riscaldamento e acqua potabile incidono per circa la metà del canone mensile, la qual cosa appare esagerata
Delibera
di impegnare la Giunta a rivedere, alla luce delle precisazioni in premessa e del dibattito consiliare, la propria deliberazione n. 1456 del 12 aprile 1975 al fine di apportare un sensibile e giustificato "taglio" ai canoni di locazione di alloggi popolari costruiti a intero carico regionale.
Aosta, 18.6.1975
F.ti: Giulio Dolchi - L. Monami - Aldo Tonino - Crétier Egidio
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Interpellanza
I sottoscritti Consiglieri regionali interpellano il Presidente della Giunta per sapere qual è la competente autorità che ha stabilito i canoni di locazione degli alloggi che l'I.A.C.P. di Aosta ha inserito in un bando di assegnazione di recente pubblicazione.
Chiedono inoltre alla S.V. Ill.ma se ritiene tali calcoli adeguati ai fini che dovrebbe perseguire l'I.A.C.P. o se piuttosto essi non corrispondano ad una mera estrapolazione di valori di mercato correnti in Aosta per alloggi di tipo economico e popolare offerti all'iniziativa privata.
Ringraziano ed ossequiano.
Aosta, lì 28.5.1975
F.to: Bruno Milanesio - Pasquale Tripodi
Jorrioz (IND.) - I presentatori della mozione voglio prendere la parola per illustrarla? La parola al Consigliere Dolchi.
Dolchi (P.C.I.) - Ricordo al Consiglio che di questo argomento si è lungamente discusso in occasione dell'acquisto della cosiddetta "Casa Berti", quando da questi banchi abbiamo sollevato il problema dell'incidenza del prezzo del terreno sulla fissazione del canone di locazione. Non ripeterò quindi le argomentazioni che già abbiamo sviluppato in quell'occasione; d'altra parte la mozione è sufficientemente chiara.
Vorrei attirare l'attenzione del Consiglio soprattutto su un fatto. Direi che se è così difficile modificare la valutazione in base alla legge regionale, ci sembra - d'altronde un'interpellanza dei Compagni Socialisti, che dovrebbe essere discussa assieme a questa mozione, sollevava lo stesso problema - che l'Istituto Autonomo delle Case Popolari raddoppi questa valutazione con spese di manutenzione, amministrazione, conguaglio di riscaldamento, acqua potabile, luce, scale e pulizie dei locali comuni. Questo raddoppio della valutazione del costo dell'immobile e del terreno fa sì che gli alloggi raggiungano, come dal bando reso pubblico due mesi fa, il canone in questione a 52.000 mensili per gli alloggi di tre vani e 62.000 mensili per quattro vani. Non sono certamente canoni a basso prezzo, direi che sono alquanto elevati per essere considerati alloggi di edilizia economica e popolare.
Nello stesso tempo ricordo al Consiglio che noi avevamo presentato un ordine del giorno - che il Presidente della Giunta ci ha già comunicato essere accolto dalla Giunta stessa - per quanto riguarda la valutazione dell'incidenza del terreno nell'elaborazione, nel riesame delle norme che dovranno regolare questi conteggi:
Ordine del giorno
Il Consiglio regionale della Valle d'Aosta
Preso atto delle prime applicazioni della legge regionale 27 aprile 1973, n. 20, recante provvedimenti per la ripresa dell'industria edilizia nel settore dell'edilizia economica e popolare;
Rilevato che è essenziale aggiornare la predetta legge in relazione all'ammortamento quarantennale dei costi di acquisizione delle aree sulle quali si realizzano gli interventi regionali per l'edilizia economica e popolare;
delibera
di invitare la Giunta Regionale a presentare con urgenza al Consiglio Regionale un disegno di legge con il quale si stabilisca che l'incidenza del 10% del costo del terreno sul prezzo di affitto degli alloggi realizzati in base alla legge regionale 27 aprile 1973, n. 20, è intesa come incidenza massima e che, in ogni caso, tale incidenza massima non può superare l'ammortamento in 40 anni del costo di acquisizione delle aree edificabili in base alle norme dettate dalla legge n. 865 del 22 ottobre 1971.
Come illustratore della mozione non direi niente di più, vorrei semmai riservarmi di reintervenire quando il Presidente della Giunta, che ci ha già comunicato l'accettazione dell'ordine del giorno, ci dirà sul fatto specifico se è possibile ancora intervenire o, se non è più possibile intervenire, quali provvedimenti ritiene di adottare, oppure quali contatti ha avuto con l'Istituto Autonomo delle Case Popolari. In proposito ricordo che già nella passata seduta ho fatto alcuni rilievi su alcune cose richieste dall'Istituto Autonomo delle Case Popolari e che, secondo noi e anche secondo il Presidente della Giunta che mi ha risposto, non sono consoni alla procedura normale.
Jorrioz (IND.) - La parola al Consigliere Milanesio.
Milanesio (P.S.I.) - Avendo unificato la mozione all'interpellanza, io vorrei sapere dal Presidente della Giunta qual è l'autorità che ha stabilito questi canoni di locazione, se questi canoni che sono abbastanza elevati - come ha ricordato prima il Consigliere Dolchi - in realtà non finiscano per corrispondere ad una mera estrapolazione di valore di mercato corrente in Aosta per costruzioni che anche la libera iniziativa offra, perché a questo punto c'è da fare tutto un discorso evidentemente sull'utilità dell'Istituto Case Popolari e sull'opportunità che certi leggi vigenti hanno per il raggiungimento di quei fini che invece l'Istituto Autonomo Case Popolari dovrebbe perseguire, cioè quello di consentire abitazioni ad un prezzo minore dell'offerta di mercato, niente altro. Mi riservo di riprendere la parola successivamente.
Jorrioz (IND.) - Altri interventi? La parola al Consigliere Pollicini.
Pollicini (D.P.) - Quando la Giunta passata ha deciso di costruire delle case ad uso popolare era evidente che riteneva di compiere un atto coerente in tutti i suoi aspetti. La nostra sorpresa è proprio perché abbiamo visto capovolto lo spirito con il quale la maggioranza passata ha preso questa iniziativa, è stata nel leggere quei manifesti, i prezzi di affitto addebitati a coloro che dovrebbero occupare i 48 alloggi delle case che stanno per essere ultimate. La nostra sorpresa è tale che viene a sconvolgere l'obiettivo a cui si mirava: di dare la casa a chi non aveva la possibilità di acquisirla nel libero mercato, ai prezzi del libero mercato.
Jorrioz (IND.) - Altri interventi? La parola al Presidente della Giunta.
Andrione (U.V.) - Per quanto riguarda la questione delle case popolari, la determinazione del costo degli affitti deve essere fatta in base al decreto del Presidente della Repubblica 30 dicembre 1972, n. 1035, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 3 marzo del 1973 n. 58. L'articolo 19 recita: "Il canone di locazione degli alloggi è costituito: a) da una quota destinata all'ammortamento del costo convenzionale a vano, determinato ogni triennio con decreto del Ministro per i lavori pubblici di intesa con le Regioni interessate". Tale quota può essere calcolata sia sui vani utili sia sui vani convenzionali. Nel bando di concordo presentato dall'Istituto delle Case Popolari si è parlato di vani utili, per cui c'è anche quella differenza che è stata rilevata tra i quattro e i sei vani. Il costo vano al mese prevedeva alloggi di cinque/sei vani convenzionali, cioè vani utili più servizi, mentre sul bando di concorso gli stessi alloggi vengono classificati a tre e quattro vani utili, quindi senza considerare i servizi annessi. Poi: "b) da una quota di spese generali e di amministrazione determinata annualmente dal Consiglio di Amministrazione dell'Istituto Autonomo per le Case Popolari in base ai consuntivi dell'esercizio immediatamente precedente" (o i consuntivi di analoghi condomini); "c) da una quota per la manutenzione..." (non sto a leggere tutto l'articolo); "d) da una quota per i servizi di custodia...", e via dicendo.
Che cosa è successo nel caso specifico? In base alla legge regionale del 27 aprile 1973, n. 20, è stato costruito un certo numero di fabbricati, un fabbricato con 24 alloggi in Aosta, in Via Lys (mappali nn. 37 e 38, Foglio 34) e il costo è di 360 milioni; ripartito secondo quei criteri, porta a un dato prezzo per l'ammortamento senza interessi del costo della casa stessa; per quanto riguarda il fabbricato con 24 alloggi in Aosta, Via Chavonne, il costo è di 470 milioni per una spesa complessiva di 830 milioni, più i box, anche questi con ammortamento quarantennale danno i canoni mensili di £... gli alloggi a 5 vani affitto 5 x 5.290: 26.450, manutenzione 5 x 1.800: 9000, amministrazione 5 x 300: 1.500. Il totale è 36.950. Servizio conguaglio annuo riscaldamento, acqua potabile, luce scale, parti comuni, pulizia scale e piazzale 15.000 lire all'anno, per un totale di 51.950, arrotondato a 52.000. Gli alloggi di sei vani, invece, hanno un costo di 44.340 al mese più 18.000 per servizi a conguaglio annuo, che sommato fa 62.340 e arrotondato a 62.500. Effettivamente nessuno lo può negare: per quanto comprensivi di tutte le spese di riscaldamento, di manutenzione, eccetera, sono prezzi abbastanza elevati rispetto alle finalità della legge e soprattutto rispetto ai prezzi delle case popolari di più antica costruzione, per cui si crea una disparità all'interno di una stessa categoria di utenti.
Ora, come si può intervenire? Qui il dilemma è molto chiaro: o noi applichiamo la legge così come da un certo punto di vista siamo tenuti a fare, oppure facciamo una legge regionale, modifichiamo la legge regionale, modifichiamo la legge dello Stato e non calcoliamo più l'ammortamento in base ai costi. L'ammortamento quarantennale è un ammortamento massimo, è già estremamente lungo, dal punto di vista teorico il costo senza interessi è minimo, per cui le somme reintroitate dalla Regione non saranno sufficienti per costruire altre case popolari. Con questo tipo di legge possiamo ancora abbassare questi canoni, però non ci sono altre strade, non è possibile modificare una legge attraverso una delibera di Giunta.
Qui la mozione nel deliberato parla "di impegnare la Giunta a rivedere la propria delibera", ma in realtà è il Consiglio stesso che deve decidere se vuole modificare con legge i canoni e i criteri di ammortamento dei costi delle case popolari. Se qualche Consigliere lo desidera, posso fare delle fotocopie di questi calcoli che risultano fatti in base all'articolo 19 della legge citata prima.
Per quanto riguarda l'ordine del giorno, ripeto che siamo favorevoli alla sua approvazione. In tal caso evidentemente verrà considerata come fondo perso - non voglio riaprire la polemica - quella parte che abbiamo pagato in più il terreno per avere degli alloggi più rapidamente e a un costo globale che è più o meno corrispondente a quello che sarebbe stato il costo globale in un uguale condominio procedendo con altra via.
A questo punto possiamo accettare l'ordine del giorno presentato dal Partito Comunista con questa intesa.
Jorrioz (IND.) - Ci sono altri interventi? La parola al Consigliere Pollicini.
Pollicini (D.P.) - Non intendo aprire la polemica, ma una considerazione è opportuno farla.
Il Presidente ci ha dimostrato, leggi alla mano, che non si poteva fare diversamente, però il discorso può essere censurabile là dove fa riferimento sempre a disposizioni romane, dimenticando che, noi Regione Autonoma, possiamo legiferare, perché il fatto di avere prescelto l'Istituto Case Popolari per gestire la casa era solo per non sovrapporre a un Ente che già aveva un suo compito di istituto un altro Ente soprattutto regionale. Ma tutto questo doveva costare il prezzo di una soluzione ad impostazione romana, intendo dire questo, non intendo fare polemica. Mi pare che noi abbiamo questo compito, non vogliamo certo sovrapporre carrozzone a carrozzone o ad altro ufficio regionale per gestire le case. Non c'è dubbio che, con il fatto di avere dato in gestione, ci si imbrigli le braccia e le mani e si faccia tutto ciò che a Roma decidono di fare.
Io inviterei il Presidente a tenere conto di questa considerazione.
Jorrioz (IND.) - Altri interventi? La parola al Consigliere Borbey.
Borbey (D.C.) - Io vorrei avere un chiarimento, perché nella mozione presentata dai Comunisti qui c'è scritto: 52.000 lire mensili per gli alloggi a tre vani e 62.000 mensili per quattro vani; il Presidente della Giunta, nella sua esposizione, ha detto che l'affitto è di 36.000 per gli alloggi a cinque vani, più le spese condominiali, il riscaldamento, eccetera, e che il tutto arriva a 52.000. Io ho sentito per gli alloggi a cinque vani.
Andrione (U.V.) - Vani utili e vani convenzionali, cioè cinque vani sono vani convenzionali.
Borbey (D.C.) - Sì, d'accordo, ma i cinque vani che il Presidente della Giunta ha espresso sono vani catastali?
Andrione (U.V.) - Sì, esatto, cioè i tre vani utili più i servizi.
Borbey (D.C.) - Sì, d'accordo. Ad ogni modo, i cinque vani che lei ha citato diciamo che sono convenzionali, quindi sono alloggi con cinque vani che normalmente vengono affittati adesso a 55.000 lire più o meno, il prezzo è quello, 50.000, cosa che invece per le case popolari andrebbe a 36.000, più o meno siamo su questi prezzi commerciali in Valle, quindi dai 50.000 reali siamo già a 36.000 lire.
Non entro nel merito. Il Gruppo della D.C. non è contrario a votare a favore di questa mozione affinché la Giunta riveda il tutto alla luce dei fatti, ma diciamo: non esageriamo neppure, cioè non facciamo come si faceva alcuni anni fa. Diciamo che il sistema di non seguire le direttive di Roma - come dice il Consigliere Pollicini - non vuole dire adottare sistemi regionali come succede per i fabbricati di Corso Ivrea, dove l'ECA di Aosta e via dicendo paga l'affitto a famiglie considerate meno abbienti, ma fuori della Città di Aosta queste cose non avvengono.
Una mia preghiera alla Giunta: usiamo un sistema regionale, ma che non sia un sistema regionale di favoritismo per la Città di Aosta o per alcune famiglie, diciamo un sistema contrario alla correttezza.
Jorrioz (IND.) - La parola al Consigliere Dolchi.
Dolchi (P.C.I.) - Siamo d'accordo per modificare il conteggio della parte vani-terreno. Bisognerebbe modificare la legge regionale 27 aprile 1973, n. 20, che fa riferimento al Decreto del Presidente della Repubblica e che fissa l'ammortamento e l'incidenza terreno; d'altra parte il nostro ordine del giorno accettato dal Presidente della Giunta si richiama appunto alla necessità di rivedere in questo quadro, cioè l'invito alla Giunta è di tenere conto eventualmente in questa sede.
Mi sembra che per il fatto del bando recente dei 48 alloggi non si poteva prescindere dal conteggio come stabilito dalla legge regionale n. 20 del 27 aprile 1973. Chiarisco ancora al Consigliere Borbey che quando parliamo di cinque vani nel bando poi ne troviamo tre, quando parliamo di sei vani è per fare quel conteggio a cui si riferisce la legge regionale ma nel bando dell'Istituto Autonomo Case Popolari ne troviamo quattro. È lo stesso alloggio con diversi vani, ed è così esclusivamente per il conteggio. Però penso che potremmo rivedere semmai quella posizione che è da concordarsi con l'Istituto Autonomo delle Case Popolari, soprattutto per le spese di manutenzione, spese di manutenzione che, in base ai conteggi fatti dall'Istituto Autonomo delle Case Popolari e alla media tra gli alloggi a cinque vani ovverosia a tre vani e a sei vani ovvero sia a quattro vani, raggiunge la cifra da cinque milioni e mezzo a sei milioni all'anno per due case che sono nuove.
Forse l'accorgimento potrebbe essere di vedere per queste case nuove, perché non penso abbiamo bisogno di una immediata manutenzione o perlomeno una manutenzione così onerosa, che sia ridotta questa percentuale, per quanto riguarda la manutenzione, perché? Perché con questo bando e questi conteggi, oltre ad esserci la disparità cui accennava il Presidente della Giunta, l'elevato onere di manutenzione fa sì che questi nuovi inquilini paghino un affitto superiore a quello dei locatari delle vecchie case Istituto Autonomo Case Popolari e poi in più pagano anche - se vogliamo pensare ad una loro contribuzione onerosa per quanto riguarda la manutenzione - la manutenzione dei vecchi stabili.
Non so se è possibile ancora modificare il bando o, indipendentemente dal bando, se è ancora possibile rivedere con l'Istituto Autonomo delle Case Popolari, ma se c'è questa volontà di adeguare i prezzi ad un mercato controllato, calmierato come dovrebbe essere quello dell'Istituto Autonomo Case Popolari, mi sembra che il ragionamento della manutenzione, così onerosa come è nel conteggio - o perlomeno abbastanza onerosa - di sei milioni all'anno per due case completamente nuove, potrebbe essere rivisto, per evitare la sensazione che questi nuovi inquilini che pagano già molto di più abbiano un carico notevole per la manutenzione e che questi loro versamenti praticamente vadano a servire alla manutenzione di stabili più vecchi, quindi bisognosi di maggiori e più gravosi interventi.
Penso anch'io che allo stato attuale delle cose sia difficile intervenire, se non si modifica la legge regionale. Per quanto riguarda la manutenzione, o perlomeno per un certo periodo di tempo, essendo nuove le due case penso proprio che potrebbe essere ridotta questa quota di manutenzione.
Jorrioz (IND.) - La parola al Consigliere Mappelli.
Mappelli (D.C.) - Prendo lo spunto di quanto in questo momento ha precisato il Consigliere Dolchi.
Forse non me ne intendo, non voglio certo mettermi a fare il conteggio se sei milioni sono troppi o troppo pochi per due case, però bisogna che stiamo molto attenti sulla questione "manutenzione". Io abito proprio in una zona molto vicina alle case popolari di Viale Europa e devo dire, con estrema franchezza, che sulla questione manutenzione, sarà perché forse tanti ragazzi hanno creato un certo tipo di ambiente, però è vero che lascia a desiderare, perché se ad un certo momento voi andate nelle entrate e nelle scale a vedere poi anche questi piazzali non c'è niente di troppo. Ora, se per due case ci vogliono sei milioni... il tetto in questo momento può resistere molto bene, anche perché ci saranno pure delle garanzie da parte di chi ha costruito, però sulla manutenzione esterna e l'interno stiamo attenti a non essere troppo larghi di maniche! Caso mai si può poi vedere la partecipazione anche da parte dell'Amministrazione regionale per compensare, ma è evidente che non possiamo trascurare - come abbiamo potuto verificare di persona in alcuni periodi - certi fabbricati delle case popolari di Aosta.
L'altro discorso che il Presidente della Giunta ha voluto far suo, cioè quello di scorporare certe spese, mi sembra validissimo, l'Amministrazione regionale va avanti.
Non è per polemica, ma con l'amico Pollicini vorrei chiarire un aspetto. È pur vero che gli Istituti Case Popolari giustamente gestiscono questo nostro tipo di partecipazione per la costruzione di case popolari, ma è anche vero che queste hanno tutta una normativa nazionale. Ora, o noi la modifichiamo su tutti i tipi di finanziamento... anche i finanziamenti dello Stato provengono da certe normative che la Regione ritiene valide, e in quel caso avremmo una linearità di intervento per tutti coloro che possono avere questo tipo di case; diversamente, creeremmo degli squilibri all'interno dell'Istituto stesso, cioè tra quei finanziamenti provenienti dai vari Enti dello Stato e quello che perverrà invece da parte dell'Amministrazione regionale, ci saranno due normative diverse.
Noi ci sentiamo di fare una raccomandazione. Non so se questo si potrebbe poi verificare, ma se l'Amministrazione regionale scorpora certi costi con questo tipo di finanziamento dobbiamo prendere in considerazione se le stesse cose potrebbero poi avvenire con eventuali finanziamenti da parte di Enti dello Stato. So bene che certi Enti sono stati soppressi e che ormai tutto passa tramite la Regione, però io mi sentivo di fare queste due raccomandazioni. Se poi vogliamo ancora (ma è evidente), l'Amministrazione regionale può anche fare una legge per cui fa le case a proprie spese e poi le dà con i canoni che ritiene di poter dare, anche gratis, ma questo è tutto un altro discorso evidentemente.
Andrione (U.V.) - Per quanto riguarda quanto affermato dal Consigliere Pollicini, in realtà è una legge regionale che fa riferimento al decreto del Presidente della Repubblica del 1972 e, in linea di massima, mi sembra sia corretto come procedimento, proprio per avere un parametro uguale a quello che è stabilito in campo nazionale; quindi non è una corsa servile per prendere idee altrui, ma è un principio abbastanza valido di equiparazione per quanto riguarda la costruzione e il costo delle case popolari.
Adesso, anche in relazione a quanto diceva il Consigliere Dolchi, si può tentare di trattare con l'Istituto Autonomo delle Case Popolari e limare di qualche migliaio di lire questi affitti, ma dico non credo si risolva lì il problema.
L'unico modo di diminuire effettivamente il canone è quello di considerare con legge che una parte delle spese sostenute della Regione sono a fondo perso, perché per esempio nel caso degli alloggi convenzionali a cinque vani le spese di manutenzione citate dal Consigliere Dolchi ammontano a 9.000 lire mensili, il che vuol dire 108.000 lire, se non vado errato, all'anno; chiunque abiti dovunque, casa più o meno nuova, sa che le spese di manutenzione grosso modo si aggirano su quella cifra. Anzi, direi che le case di recente fabbricazione, proprio per una tecnica di costruzione e un certo impiego di materiali, necessitano sempre, per non essere troppo degradate in brevissimo tempo, di interventi: ad esempio gli ascensori nelle case nuove hanno bisogno di essere rodati continuamente prima di cominciare a funzionare; è un esempio, ma comunque qui si riuscirebbero al massimo a risparmiare poche migliaia di lire, perché una manutenzione è indispensabile in questi stabili, mentre se vogliamo effettivamente stabilire un criterio con il quale noi decretiamo che quel dato affitto è equo a un livello che dobbiamo evidentemente concordare, e che potrebbe essere invece di 36.000, 30.000 o 25.000... io non voglio anticipare niente, ma dobbiamo per forza di cose non ammortizzare una parte del capitale impiegato, sennò mi sembra che si fanno semplicemente dei piccoli aggiustamenti senza che il principio venga a essere scalfito. Rendiamoci altresì conto che l'idea di non ammortizzare parte del capitale può essere valida in certe circostanze, ma come principio è pericoloso.
Io prenderò contatto con l'Istituto delle Case Popolari per queste limature, ma credo che lì andiamo a poche migliaia di lire al mese; quindi la sostanza del problema non è modificata.
Jorrioz (IND.) - Altri interventi? Se non ci sono più interventi, io metterei prima di tutto in votazione l'ordine del giorno presentato dal Consigliere Dolchi e poi la mozione.
Andrione (U.V.) - La mozione lasciata così com'è, dopo il dibattito, mi sembra che non abbia più significato, perché la Giunta non può modificare autoritativamente.
Jorrioz (IND.) - La parola al Consigliere Milanesio.
Milanesio (P.S.I.) - Io ritengo, dopo le precisazioni fatte dal Presidente della Giunta, che effettivamente sia discutibile il dispositivo della mozione; piuttosto mi pare giusto votare l'ordine del giorno presentato dal Consigliere Dolchi, là dove si fa riferimento all'incidenza massima che il terreno dovrebbe comunque avere. Su questo noi siamo perfettamente d'accordo, tenuto conto anche del fatto che l'incidenza del terreno, se è elevata, evidentemente si riverbera proporzionalmente sul costo dell'affitto mensile.
Anche se non credo di essere completamente a digiuno di queste cose, ora non sono in grado di entrare nel merito dei costi di manutenzione, né sono in grado di capire se tali costi, che si riferiscono grosso modo a 1800 lire vano/mensili sono comprensivi di manutenzione straordinaria e ordinaria. È probabile che siano comprensivi anche della manutenzione straordinaria, nel qual caso il valore non mi sembrerebbe elevato. Certo è anche pericoloso introdurre il principio che queste case debbano essere pagate dalla Regione totalmente o parzialmente, è pericoloso, me ne rendo conto. Del resto potremmo anche al limite individuare due o tre tipi di intervento nel settore dell'edilizia economica e popolare, si potrebbe intervenire per le case di coloro che non hanno la possibilità di pagare questi canoni di affitto abbastanza elevati, che tengono certamente conto di tutti gli oneri, anche quello del riscaldamento che ha subìto aumenti vertiginosi in questi ultimi anni.
Forse è necessario che l'Amministrazione regionale intervenga in modo più articolato nel settore dell'edilizia popolare, dando magari anche delle case in affitto con canoni che non siano remunerativi per una certa fascia sociale, dico "che non siano completamente remunerativi", che non paghino completamente le spese. Questo può essere un tipo di intervento, si può fare, ma in altri casi io ritengo sia saggia amministrazione far sì che queste case costino il meno possibile, perché l'obiettivo è poi questo: devono costare il meno possibile, perché se costano il meno possibile incidono il meno possibile ...(voce)... Guardate, io voglio dire questo: sulla via Berti, che è poi la via Mattioda, no? Perché c'è la via Berti e la via Mattioda all'edilizia economica e popolare, come c'è la via IACP, tutto sommato, da valutazioni fatte allora - e che io sono pronto a rifare adesso per quello che mi riguarda - riferite ai costi che hanno le case costruite dall'Istituto Autonomo Case Popolari non c'è differenza, la differenza è minima, forse inesistente, addirittura forse sono più bassi i costi delle case così acquisite. Ovviamente bisognerà fare una certa valutazione sull'incidenza dell'area, ma se noi togliamo l'incidenza dell'area ci accorgiamo - ed è questa la cosa che mi stupisce - che le case che ha offerto in qualche modo l'iniziativa privata, sia pure con l'acqua alla gola, sia pure nelle forme e con le modalità che sappiamo, sono costate di meno come costo di costruzione rispetto alle case dell'Istituto Autonomo Case Popolari. Questo che ci deve un pochettino preoccupare, anche perché la tipologia di queste costruzioni è identica, forse migliore che non le altre.
Secondo me qui va ripensato tutto, perché sia la vostra mozione che la nostra interpellanza indicavano un fenomeno scoppiato attraverso la fissazione di questi canoni: non ci siamo resi conto tutti quanti che sono elevati. Dobbiamo risalire alle origini, alle radici di questi costi troppo elevati. Un fattore importante è certamente il terreno, e poi dovrà essere valutato attentamente, però credo che ci siano dei parametri. Ho detto prima che non potevo entrare completamente nel merito, ma credo che siano fissati dei parametri a livello nazionale, ma non per questo io mi sentirei di chiamarli "romani", perché sono unificanti e unificati. È anche giusto che ci siano questi parametri. Del resto, se lo Stato dà dei contributi, giustamente pretende che gli Enti che li ricevono si comportino secondo una normativa che non può che essere uguale per tutti, altrimenti noi ci facciamo le nostre leggi, ce le finanziamo per conto nostro e non pigliamo contributi dallo Stato, il che può anche avvenire. Potremmo avere due tipi di edilizia economica e popolare: una tipicamente ed esclusivamente regionale e l'altra anche con contributi dello Stato; non è da escludere, però dovremmo approfondire un attimo questo argomento.
Ciò detto, ritengo che l'ordine del giorno presentato dal Consigliere Dolchi possa essere accolto perché, a mio avviso, tende a ribadire un concetto sul quale noi Socialisti siamo sempre stati d'accordo, salvo deroghe fatte da tutto il Consiglio regionale. Voglio poi ricordare che la legge n. 865 è stata emendata dal Consiglio regionale in un certo modo e votata, se ben ricordo, all'unanimità (o giù di lì), quindi non mi pare che questo debba creare problemi di ideologia a nessuno.
Circa la mozione presentata dal P.C.I., si fanno considerazioni che a mio avviso sono tecniche e che varrebbe la pena di approfondire, perché il discorso dei cinque o sei vani o quello dei tre e quattro... beh, qui occorrono norme precise che unifichino questa valutazione. È chiaro, non ci può essere una norma regionale che per "vano" intenda una certa superficie o un certo modo di conteggiare le superfici all'interno dell'alloggio e una norma nazionale che li intenda diversamente; mi pare che dovremmo unificare questo tipo di valutazione, anche per non ingenerare confusione.
Io non sono in grado in questo momento, con molta onestà, di entrare nel merito delle spese di manutenzione, di amministrazione, luce, pulizia, eccetera. Dico solo questo: se la manutenzione si intende ordinaria e straordinaria non mi pare sia un valore elevato, ma non so se si intende quello, perché se si intende solo la manutenzione ordinaria il valore mi parrebbe invece elevato, però sono cose che non so.
Non mi è stata data una risposta e quindi non posso votare questa mozione. Qui si dice: "di impegnare la Giunta a rivedere, alla luce delle precisazioni in premessa e del dibattito consiliare, la propria deliberazione n. 1456 del 12 aprile 1975 al fine di apportare un sensibile e giustificato "taglio" ai canoni di locazione di alloggi popolari costruiti a intero carico regionale". Questa può essere una strada da seguire, però affermare che questo principio valga per tutti gli interventi regionali è un po' pericoloso. Noi dobbiamo tutto sommato rappresentarci i carichi che deriverebbero al bilancio regionale da un comportamento di questo tipo; può essere una scelta, ma allora, come ho detto prima, stabiliamo che gli interventi della Regione siano tre: quelli a intero carico regionale dati ad un prezzo politico (senza fare i conti della locazione, di quello che c'è e di quello che non c'è), quelli dell'edilizia convenzionata anche dallo Stato in base alle leggi dello Stato, e quelli dell'intervento dei mutui soliti della "edilizia agevolata", chiamiamola così. Allora avremmo un ventaglio di interventi e potremmo anche decidere di comportarci così, ma questo discorso dovrebbe essere fatto una volta per tutte in modo generale. Questa mozione, secondo me, non può impegnare così, tout court, la Giunta a fare un discorso di un "giustificato" taglio ai canoni di locazione, anche perché questo "giustificato" dovrebbe esserlo nel quadro di una politica precisa, organica, che stabilisca a quali settori sociali deve essere rivolto, come deve essere fatto, e poi in che modo, invece, non si deve operare questo taglio nei confronti di altri settori.
Io ho quindi qualche perplessità ad accettare la mozione così come proposta, perché mi sembra che il discorso sia troppo vago e finisca per creare attese che poi non possono essere soddisfatte, mentre invece mi dichiaro consenziente a votare a favore dell'ordine del giorno presentato dal Consigliere Dolchi.
Jorrioz (IND.) - La parola al Consigliere Monami.
Monami (P.C.I.) - Siamo perfettamente d'accordo nel ritenere, alla luce del dibattito, l'improponibilità del dispositivo della nostra mozione, la modificheremo, ed io suggerirò a nome del Gruppo il testo sostitutivo.
Però non possiamo non ricordare, ancora una volta, che la nostra intenzione nel promuovere il dibattito su questo argomento era proprio quella di vedere in che modo l'Amministrazione regionale, sia nel settore della casa che in altri settori, assolva alle sue funzioni di carattere sociale, che talvolta le sono e le debbono essere proprie. L'esigenza era quindi di rivedere il tutto alla luce dell'esperienza per fare in modo che almeno le cose da noi prodotte abbiano una funzione calmieratrice sul mercato.
È chiaro che tutto questo nasce da un problema di fondo, quello dei costi, e lo ha detto molto bene il collega Milanesio. Però, legato al problema dei costi, ve ne è anche uno di celerità nell'affrontare determinati problemi, tipo quell'altra nostra interpellanza fatta al Presidente della Giunta, che andremo a discutere, circa l'applicazione della legge per la distribuzione e la localizzazione degli interventi in Valle d'Aosta per le case popolari. Secondo noi occorre accelerare i tempi proprio per non incorrere nel problema dei costi, costi sui quali soprattutto dovremmo porre la massima attenzione - e lo vogliamo ripetere perché la riteniamo essere stata un'operazione sbagliata - e non correre più dietro a quelle soluzioni offerte da particolari situazioni contingenti in cui vengono a trovarsi determinati costruttori.
Io ho dei dubbi, noi abbiamo dei dubbi notevoli, caro collega Milanesio, circa i costi che saranno contenuti per esempio nella casa recentemente acquistata dal Berti. Certo, non sono neppure convinto dell'operazione Mattioda, anche se è stata fatta in un periodo diverso e in condizioni notevolmente diverse. Noi abbiamo cercato di dimostrare, con dati alla mano e se volete con conti qui ribattuti, controbattuti e confutati, che quegli alloggi sono destinati... io vorrei che la Giunta si togliesse la soddisfazione e si facesse sempre fare quei preventivi che normalmente mancano in accompagnamento al suo provvedimento per verificare quanto può essere l'incidenza della finitura per vano di quelle case. Si è parlato della famosa incidenza del 24% o del 35% per quanto riguarda la struttura del greggio. Noi rimaniamo sulle nostre posizioni: incidendo questo soltanto, nella misura del 24% nel costo complessivo del vano o alloggio, avremo per quelle case prezzi notevolmente superiori a quelli per i quali ci siamo rivolti con questa mozione, e quindi, sotto questo punto di vista, naturalmente viene a cadere nel nulla la nostra funzione di carattere sociale.
Pertanto siamo perfettamente d'accordo di rivedere la nostra posizione. Siccome la Giunta ha accettato il nostro ordine del giorno, mi pare che tale accettazione comporti implicitamente la revisione della legge con la quale stabiliamo quei criteri, perché deve essere introdotta l'innovazione che il costo del terreno non può superare l'incidenza del 10%. Se questo è giusto - e mi pare sia giusto, perché d'altra parte non potremmo avvalerci di questo dispositivo se non modifichiamo la legge - noi riteniamo di sottoporre al Consiglio il voto della nostra mozione. Se volete può anche essere modificata nel preambolo, non è tanto quello che mi preoccupa, sostituendolo con questo dispositivo deliberante: "Delibera di impegnare la Giunta a presentare con urgenza un disegno di legge che modifichi in senso riduttivo i criteri già contenuti nella legge regionale 27 aprile 1973, n. 20".
Ora mi pare che una proposta di questo tipo possa essere accolta, perché può anche darsi, benché noi consenzienti, che quella legge alla luce delle esperienze potrebbe non modificarsi oppure non esserci gli elementi per poterla modificare. Noi riteniamo che gli elementi per modificare in senso riduttivo questa legge ci siano, ecco perché richiediamo di fare vostro questo testo conclusivo, variato, di questa nostra mozione.
Jorrioz (IND.) - La parola al Consigliere Pollicini.
Andrione (U.V.) - Scusa, ma io chiederei una breve sospensione, perché vorremmo studiare un attimo quel testo. La Signorina Viglino ha altresì bisogno di concordare un testo riguardante il disegno di legge di cui al punto n. 5 dell'ordine del giorno e purtroppo, non sapendo che avevamo scelto il 9, avevo accettato per oggi la visita del Console di Gran Bretagna di Milano e di Torino. Vi chiederei quindi un attimo di sospensione, così intanto mettiamo d'accordo queste cose. Ringrazio il Consiglio.
Jorrioz (IND.) - Chiedo scusa al Presidente della Giunta, ma vorrei dire questo: approfittando di questa sospensione, si potrebbe eventualmente avere un breve incontro fra i Capi Gruppo e i rappresentanti dei Sindacati per la giornata di venerdì, per concertare quello che potrebbe essere fatto assieme quando si andrà a Roma?
Io penso, come diceva giustamente l'Assessore Viglino, che dobbiamo coordinare un pochettino queste tre questioni: vedere la parte deliberante di questa mozione, vedere la legge sui libri di testo e, terzo, il problema per andare a Roma. Penso che sarebbe opportuno sospendere il Consiglio fino a oggi pomeriggio, se vogliamo riuscire a fare queste cose, così le riunioni le facciamo tutte stamattina. Andiamo tutti di là e vediamo, si potrebbe anche non rinviare al pomeriggio, vediamo se ci rimane ancora del tempo ...(voci)... alle quattro invece che alle quattro e mezza, i Consiglieri però debbono essere presenti.
C'è una proposta per le quattro del pomeriggio, così riprendiamo prima; caso mai la Commissione Affari Generali si riunisce alle 15,30... non può, non è possibile? Allora, c'è una richiesta di sospensione per vedere la parte deliberante della mozione presentata dal Gruppo Comunista, c'è una richiesta da parte dell'Assessore Viglino di riunire i rappresentanti della Pubblica Istruzione e Affari Generali, e c'è il problema da esaminare assieme ai Sindacati riguardo all'incontro che ci sarà a Roma, venerdì. Va bene? Pertanto sospendiamo e rinviamo al pomeriggio, ma riprendiamo alle ore 16,00.
Il Consiglio prende atto.
La seduta è tolta.
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La seduta termina alle ore 11,15.
