Resoconto integrale del dibattito dell'aula

Oggetto del Consiglio n. 2304 del 27 giugno 1991 - Resoconto

OGGETTO N. 2304/IX Dibattito sull'approvazione di un appello per l'unione politica europea democratica e per un ruolo in essa delle autonomie territoriali

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Presidente Do lettura della proposta iscritta al punto 34 dell'ordine del giorno.

Deliberazione Il Consiglio regionale della Valle d'Aosta

delibera

di approvare il sottoriportato Appello:

"Noi, Sindaci di comuni e Città, Presidenti di Province, Dipartimenti, Landkreise, Contee e regioni della Comunità Europea, constatiamo con inquietudine le esitazioni e le lentezze, che si registrano in seno alle Conferenze intergovernative nell'esecuzione delle decisioni prese a Roma lo scorso dicembre, relative all'attuazione secondo un preciso calendario dell'Unione Economica e Monetaria e alla preparazione del nuovo trattato di Unione politica europea.

Noi ricordiamo l'importanza da noi attribuita alla realizzazione della struttura istituzionale autenticamente democratica della Comunità, che, per essere compresa e sostenuta dai cittadini, deve, in applicazione del principio di sussidiarietà e come prevede il Parlamento Europeo nel suo progetto di Unione, approvato il 12 dicembre scorso:

- riconoscere nel Trattato il posto e il ruolo delle comunità locali e regionali nella costruzione europea,

- permettere, in base al Trattato, alle comunità territoriali di partecipare attivamente all'elaborazione e all'attuazione delle politiche comunitarie che le riguardano, in modo che esse possano esprimere le loro preoccupazioni e i loro bisogni,

- dotare, nel Trattato, le comunità locali e regionali di un organo consultivo ufficiale, composto dai loro rappresentanti designati in piena indipendenza.

Noi ci aspettiamo dai Governi europei che passino senza tardare all'azione, poiché i cambiamenti profondi che si verificano nel mondo esigono più che mai la presenza di una Comunità Europea, solidamente ancorata alle libertà locali e regionali, che manifesti una volontà politica comune e parli con un'unica voce".

Presidente Colleghi Consiglieri, dovrei essere io il relatore di questo provvedimento, ma mi limiterò a sottolineare che l'iniziativa compete all'Associazione italiana Consiglio dei comuni e delle regioni e concerne il superamento di inquietudini, esitazioni e lentezze. Tale provvedimento viene approvato da tutti i Consigli comunali, provinciali e regionali.

Il testo è stato riprodotto, forse in modo un po' affrettato, come ci è pervenuto ed alcuni colleghi Consiglieri ne hanno rivisto l'impostazione, proponendoci un testo che ora vi viene distribuito ed in cui è stata messa a posto la parte generale, facendo in modo che sia il Consiglio regionale a pronunciarsi, a differenza di quanto dice l'allegato: "Noi, Sindaci di comuni e Città, Presidenti di Regione, Dipartimenti....". Possiamo quindi dire che la forma italiana è stata adeguata a questa impostazione.

Inoltre, i colleghi Consiglieri Rusci, Milanesio, Bajocco e Limonet hanno fatto pervenire alla Presidenza - il documento vi viene distribuito in questo istante - un testo coordinato, comprensivo di una frase finale, che si riferisce all'attualità dei problemi relativi alla Jugoslavia e che potremmo chiamare "emendamento aggiuntivo". In questo modo abbiamo la possibilità di pronunciarci immediatamente.

Do quindi lettura della parte deliberativa della proposta che risulta pertanto così modificata:

Delibera Il Consiglio regionale della Valle d'Aosta

approva

il sottoriportato Appello:

"Constatando con inquietudine le esitazioni e le lentezze, che si regi-strano in seno alle Conferenze intergovernative nell'esecuzione delle decisioni prese a Roma lo scorso dicembre, relative all'attuazione secondo un preciso calendario dell'Unione Economica e Monetaria e alla preparazione del nuovo trattato di Unione politica europea.

Ricordando l'importanza attribuita alla realizzazione della struttura istituzionale autenticamente democratica della Comunità, che per essere compresa e sostenuta dai cittadini, deve, in applicazione del principio di sussidiarietà e come prevede il Parlamento Europeo nel suo progetto di Unione, approvato il 12 dicembre scorso:

- riconoscere nel Trattato il posto e il ruolo delle comunità locali e regionali nella costruzione europea,

- permettere, in base al Trattato, alle comunità territoriali di partecipare attivamente alla elaborazione e all'attuazione delle politiche comunitarie che le riguardano, in modo che esse possano esprimere le loro preoccupazioni e i loro bisogni,

- dotare, nel Trattato, le comunità locali e regionali di un organo consultivo ufficiale, composto dai loro rappresentanti designati in piena indipendenza.

Ci si aspetta che i Governi europei passino, senza tardare, all'azione, poiché i cambiamenti profondi che si verificano nel mondo esigono più che mai la presenza di una Comunità Europea, solidamente ancorata alle libertà locali e regionali, che manifesti una volontà politica comune e parli con un'unica voce.

In particolare, di fronte ai drammatici avvenimenti in corso in Jugoslavia, auspichiamo un fattivo intervento della Comunità Europea, dei Governi e dell'opinione pubblica, affinché, nel rispetto del diritto all'Autodeterminazione dei Popoli, specie se si è manifestato (come in Slovenia e in Croazia) liberamente e democraticamente vengano rimosse le cause di conflitto e di scontro in una prospettiva di cooperazione e di pace".

Penso che, con quest'ultimo periodo, i Consiglieri presentatori abbiano voluto completare l'esortazione all'Europa ad interessarsi, prima che sia troppo tardi, di quei Paesi che si trovano in difficoltà nelle loro trasformazioni interne, affinché faccia di tutto per evitare spargimenti di sangue ed allontanare i timori di una possibile guerra civile, come purtroppo i giornali stessi ci testimoniano in questi giorni.

Dichiaro aperta la discussione generale e chiedo se i colleghi Consiglieri sono d'accordo a che sia esaminato il testo che ho appena letto, comprensivo dell'emendamento aggiuntivo.

Ha chiesto la parola il consigliere Louvin; ne ha facoltà.

Louvin (UV) Monsieur le Président, il ne vous a pas échappé que hier nous avons déposé à la Présidence du Conseil une résolution, qui avait pour objet la grave situation qui s'est créée dans les républiques de Slovénie et de Croatie et qui invitait la Communauté Economique Européenne et le Gouvernement italien à reconnaître immédiatement ces républiques.

Nous estimons être du droit de chaque Conseiller, et je dirais "a fortiori" de l'opposition, de présenter au Conseil des résolutions et de ne pas voir que ces résolutions sont, je ne dis pas ignorées, mais dépassées largement, dans les faits, par des rajouts qui sont faits à l'intérieur d'autres initiatives, ayant tout autre nature et en allant ainsi vider de sens et de contenu une prise de position que nous voudrions forte et résolue sur la question politique yougoslave.

Je voudrais faire une remarque supplémentaire, monsieur le Président du Conseil, et c'est la suivante. Dans la délibération on parle "di Unione politica europea, di Unione economica e monetaria" et de participation de Communes et de collectivités locales à cette union politique. Si mes souvenirs sont bons, la Yougoslavie ne fait pas partie de la Communauté Economique Européenne, c'est un pays qui est à l'extérieur, tout en appartenant, historiquement et géographiquement au continent européen et qui n'a, à l'occurrence, rien à voir avec la participation des Communes, des communautés locales et des Régions à la formation de la politique européenne.

En disant: "In particolare, di fronte ai drammatici avvenimenti in corso...", vous introduisez un argument qui n'a, excusez-moi, absolument rien à voir avec l'argument qui est en discussion. Je ne vois, par conséquent, aucune raison valable pour insérer, pour brancher le discours yougoslave et le discours des deux républiques qui veulent se séparer de la Fédération yougoslave, dans un contexte qui est de tout autre nature. La seule raison que j'y vois, c'est de vider de contenu et de priver de sa valeur politique une initiative telle que celle que nous avons présentée, hier, à l'attention de ce Conseil.

Nous vous invitons, par conséquent, monsieur le Président, a bien vouloir revenir au projet originaire, bien sûr avec les modifications que la forme impose, mais en excluant l'alinéa concernant les dramatiques événements de Yougoslavie, d'autant plus que la formulation qui est contenue est différente, ne reporte les motivations, les raisons que nous avons posées à la base de la résolution que nous avons présentée à ce sujet.

Nous vous invitons donc à revenir au texte original, sur lequel notre Groupe n'aurait absolument rien à remarquer, ni aucune objection de principe à faire et que nous serions prêts à voter tel qu'il est; mais insérer, comme on l'a fait, un alinéa que l'on pourrait définir hybride, dans ce contexte, nous paraît sans doute un coup de force que nous ne pouvons accepter.

Par conséquent, notre position, si le texte demeurera celui qui a été présenté dans sa dernière formulation, ne pourra absolument nous trouver d'accord avec la proposition qui est faite et signée par un certain nombre de Chefs de Groupe de la majorité.

PrésidentJe voudrais préciser que, en tant que procédure, j'ai présenté le premier texte, en disant qu'il fallait faire des modifications de langue, et qu'il y avait un deuxième texte. Ce n'est pas à moi de dire au Conseil si c'est le premier ou le deuxième texte qui doit être choisi. Pour qu'il ne soit pas présenté à l'examen et au vote du Conseil, il faudra s'adresser aux Conseillers Limonet, Bajocco, Milanesio et Rusci qui ont présenté cet amendement et ce nouveau texte.

Le Conseiller Gremmo a demandé la parole; il en a la faculté.

Gremmo (UAP) Signor Presidente e colleghi Consiglieri, a me è parsa molto ragionevole l'iniziativa dei colleghi Limonet, Bajocco, Milanesio e Rusci, di aggiungere ad una riflessione generale, peraltro di ampio respiro, come l'esigenza di coordinare la costruzione dell'unità europea ad una particolare attenzione per le libertà locali e regionali, focalizzando in qualche modo l'attenzione su una situazione esplosiva, come quella jugoslava, su cui, "giustamente" dicono i colleghi che hanno presentato l'emendamento, occorre che l'Europa abbia una atteggiamento articolato, ma chiaro.

Mi spiace che il collega Louvin non abbia colto che questo non esclude e non toglie nulla al valore del suo documento, che con più chiarezza dice altre cose. Qui si tratta semplicemente di richiamare e focalizzare l'attenzione della Comunità Europea sul problema jugoslavo, con alcuni punti fermi, uno dei quali è il diritto dell'autodeterminazione. Nel documento cui faceva riferimento il collega Louvin - ma lo si sottolinea anche qui - si ricorda l'importanza di tale diritto.

In secondo luogo, però, non bisogna dimenticare che nella realtà di questo processo di autodeterminazione di due importanti popoli della Jugoslavia, si inseriscono perlomeno due grandi problemi, su cui è possibile e necessario pronunciarsi, ma da cui si esce solo con un atteggiamento propositivo.

Primo problema. Il fallimento di una impostazione solo apparentemente federalista ha fatto sì che oggi in Jugoslavia si tenda a sostituire lo scontro politico con quello armato e con la violenza. Questo è un fatto drammatico, da cui non possiamo prescindere e su cui non possiamo far finta di niente.

E allora, proprio perché i popoli della Jugoslavia sono europei, noi riteniamo che debbano essere agganciati e coinvolti in un discorso di democrazia ed è quindi importante ricordare che le difficoltà e le contraddizioni interne di un Paese devono essere risolte col metodo della democrazia e del confronto.

Perché dico questo? Perché io credo che negli anni a venire i problemi che si pone oggi la Jugoslavia, ce li porremo per certi versi anche noi, come ad esempio quello della contraddizione tra un Nord industrializzato e veramente europeo ed un Sud con gravi carenze. Ecco allora che cominciare a dire che queste contraddizioni oggettive, che non dipendono da noi, ma che sono dovute allo sviluppo ineguale di quei due Stati, ed affermare che dovranno essere affrontate garantendo il diritto all'autodeterminazione, ma anche col metodo democratico, per non veder ripetersi anche da noi quello che purtroppo vediamo oggi in Jugoslavia (spargimento di sangue e rischio di guerra civile), credo che sia un po' come mettere giustamente le mani avanti.

Secondo problema. Perché io ritengo che abbiano fatto bene ad inserire i termini "cooperazione" e "pace"? Perché la Jugoslavia non è un Paese lontano del Terzo Mondo, che conosciamo solo per sentito dire o perché è francofono, ma è un Paese la cui situazione interna può avere un peso enorme per lo Stato italiano. Se non vengono risolti in modo equilibrato i problemi della Jugoslavia, noi corriamo il rischio di ritrovarci fra pochi mesi di fronte al dramma degli Albanesi, moltiplicato però al centesimo grado, perché, nella misura in cui si sviluppassero violenti conflitti interetnici, centinaia e centinaia di immigrati premerebbero ancora di più alle nostre frontiere e quindi si tratta di un problema da non sottovalutare.

Infine, visto che si vuole giustamente riflettere sulla situazione jugoslava, ci deve interessare anche un elemento che mi permetto di far presente con forza al Consiglio. Stiamo attenti, perché in questo processo, peraltro auspicabile e condivisibile, di autodeterminazione della Croazia e della Slovenia, corriamo il rischio di veder massacrata una minoranza nazionale.

Noi sappiamo molto bene che una delle conseguenze dell'infausta politica di aggressione del Fascismo, durante l'ultima guerra mondiale, fu la perdita dell'Istria, che però non è né croata, né slovena, ma appartiene ad una minoranza giuliano-dalmata, agganciata alle tradizioni di civiltà della Serenissima Repubblica di Venezia, tant'è che la lingua parlata in Istria non è il croato o lo sloveno, ma il veneziano trasferito dai colonizzatori della Serenissima che edificarono Ragusa, Pola...

Ora, siccome questa minoranza è riconosciuta nell'ordinamento giuridico jugoslavo come minoranza italiana - il termine è improprio, ma è comunque accettato -, il grande rischio che io vedo e su cui mi sento di richiamare l'attenzione del Consiglio, anche per le ripercussioni che una situazione analoga potrebbe avere un domani nel nostro Paese, è che nell'euforia, peraltro giusta e condivisibile, del riconoscimento dell'indipendenza della Croazia e della Slovenia, alla fine gli Italiani - ho precisato che col termine "Italiani" intendo i giuliano-dalmati del litorale - vengano in qualche maniera ad essere penalizzati. Questo purtroppo sta avvenendo anche dal punto di vista dell'assimilazione e dell'alienazione dell'identità "italiana" dell'Istria, perché purtroppo la Croazia e la Slovenia non hanno dubbi ad andare avanti.

Perché dico che è importante richiamare l'attenzione sui rischi che certi legittimi processi di autodeterminazione o di affermazione di identità possano poi alienare gli altrettanto legittimi diritti di una minoranza? Perché, se nella situazione italiana dovesse svilupparsi un processo di affermazione delle identità dei vari popoli- stando a quello che vedo, c'è ormai un processo oggettivo in atto in Lombardia, in Piemonte... - bisogna stare attenti che ciò non avvenga mai a rischio delle minoranza linguistiche. Se, ad esempio, un domani il Piemonte affermasse una sua ragione d'essere autonomo, ciò non dovrebbe avvenire a rischio delle minoranze linguistiche o etniche presenti nel suo territorio.

Per questo motivo quindi io innalzo un giusto richiamo all'importanza di tenere presente il diritto all'autodeterminazione della Croazia e della Slovenia, purché si tratti di un processo quanto più possibile ragionevole e pacifico, avviato su binari di democrazia, che non deve nuocere agli interessi della minoranza italiana dell'Istria.

Perché dico questo? Perché la prospettiva per il litorale e per l'Istria, non è quella di essere una periferia della Slovenia o della Croazia, ma - e questa è la scommessa politica su cui noi dovremmo puntare di più - è quella di una grande regione giuliana sovrannazionale, di transizione, come una specie di grande ponte che comprenda Trieste, Pola..., che non sia soggetta né alla Jugoslavia, come adesso, né alla Croazia, ma realizzi veramente l'idea - ecco perché mi pare puntuale il richiamo a questo discorso europeo - di quelle grandi regioni transfrontaliere, che secondo me non deve riferirsi solo a Trieste o a Pola, ma anche al Sud Tirolo e a maggior ragione - io continuo ad insistere - al Piemonte, alla Valle d'Aosta, alla Savoia ed al Vallese.

Queste, secondo me, sono le grandi sfide che possono fare in modo che le prospettive europee non siano né quelle degli Stati centralisti, né quelle della violenza. La preoccupazione ch'io vedo oggi in Jugoslavia è che la violenza prevalga sul diritto e voi sapete che, se questo avviene in un Paese limitrofo al nostro, potrebbero ricadere su noi tutti ripercussioni fortemente negative.

Presidente Ha chiesto la parola il Consigliere Cristina Monami; ne ha facoltà.

Monami (PCI-PDS) Io non so se questa Giunta sia congrua o incongrua, riduttiva o meno rispetto ad un importante argomento attuale di valore storico. Molto semplicemente e sinceramente dico che non lo so, però, stando così le cose, se i Consiglieri proponenti ritengono di formulare in questo modo l'oggetto n. 34, io lo voterò.

Questo non significa che non voti anche la risoluzione presentata ieri e sottoscritta da cinque Consiglieri.

Presidente Ha chiesto la parola il Consigliere Rollandin; ne ha facoltà.

Rollandin (UV) Je voudrais souligner à nouveau un aspect du problème. Le document présenté par les forces de la majorité était évidemment un soutien à l'appel fait par l'AICCRE et comme tel il avait une certaine possibilité de mettre en évidence les raisons des communautés locales. En effet, ce document a comme base le Traité de Rome, le Traité de la Communauté Européenne. Dans ce contexte, il demande un renforcement de la présence des communautés.

Si on veut faire en même temps le débat sur ce qui passe dans les communautés qui ne sont pas encore à l'intérieur de la Communauté Européenne, mais qui ont des problèmes en tant que reconnaissance de leurs droits, en matière d'autodétermination, on peut le faire; mais j'estime indispensable que les deux discours soient différenciés. Je me permets de rappeler qu'ici on a déjà présenté, à maintes reprises, l'exigence de soutenir, en tant que Région à Statut spécial, les communautés minoritaires. On a soutenu et on a voté des documents, lors des prises de positions et des revendications de la Lettonie, de l'Estonie et de la Lituanie.

Le document sur les problèmes de la Croatie et de la Slovénie pouvait être discuté en même temps, mais c'est un débat parallèle. C'est toujours pour renforcer l'autodétermination des peuples, mais dans des contextes différents.

Je crois que cette volonté d'unifier deux problèmes, qui, je le répète monsieur le Président, ne peuvent être réunis dans le même texte... Il s'agit de deux moments différents d'une vie communautaire. D'un côté il y a la possibilité, et il suffit de lire l'appel de l'AICCRE, de: "Riconoscere nel Trattato il posto ed il ruolo delle comunità locali nella costruzione europea. Permettere, in base al Trattato, alle comunità territoriali di partecipare... Dotare, nel Trattato, le comunità locali e regionali...". Après on ajoute: "In particolare, di fronte ai drammatici avvenimenti in corso in Jugoslavia...". Je crois qu'il s'agit de deux aspects qui ne peuvent être liés si étroitement dans un document.

J'estime beaucoup plus correct de faire un débat sur les deux thèmes et d'approuver les deux documents. A moins d'agir de façon différente, c'est-à-dire reprendre le thème de la résolution qui avait été présentée, qui est beaucoup plus fort. La résolution présentée donne, en effet, une valeur différente à la reconnaissance de ces droits, non seulement une invitation générique à travailler pour la paix et la coopération.

Le débat qui pourra être mené sur l'échec d'un certain système fé-déraliste qui n'avait pas des bases sérieuses de participation, on pourra le faire au moment du débat sur le document présenté; je vous inviterais vraiment à ne pas discuter sur le texte unifié, mais à discuter les deux textes, afin qu'il y ait la possibilité de s'exprimer tranquillement.

Presidente Mi sembra che potrebbe essere logico chiedere ai quattro Consi-glieri presentatori (Bajocco, Limonet, Milanesio e Rusci) se rinun-ciano all'ultima parte, trasformandola in un documento loro.

Se i quattro presentatori del documento insistono, io non posso fa-re altro che metterlo ai voti; ma se sono dell'avviso di ritirare la parte finale, trasformandolo in un testo a parte... Non so... Si pronunci...

Colleghi Consiglieri, dopo aver raccolto le varie opinioni, sembra che si possa procedere esaminando l'oggetto n. 34 assieme alla risoluzione che era stata presentata ieri, purché entrambi i provvedimenti siano votati per commi separati, in modo che i due testi possano essere approvati in parte o integralmente con diverse posizioni del Consiglio. La Presidenza aderisce, ovviamente, alle richieste che sono pervenute.

Siamo d'accordo?

Il Consiglio prende atto, concordando.