Oggetto del Consiglio n. 237 del 30 giugno 1975 - Verbale
OGGETTO N. 237/75 - RICHIESTA DI INFORMAZIONI CIRCA LA MANIFESTAZIONE DEL 2 GIUGNO. (Interpellanza dei Consiglieri Chanu, Pollicini, Dujany, Lanivi e Maquignaz)
Interpellanza
I sottoscritti Consiglieri regionali del Gruppo dei Democratici Popolari,
preso atto della sostanziale diserzione dell'Esecutivo Regionale dalla manifestazione celebrativa del 2 giugno, indetta peraltro dalla Presidenza della Giunta e tenutasi in tale data presso la Sala delle manifestazioni del Palazzo regionale,
interpellano
il Sig. Presidente della Giunta, per conoscere:
1°) per quale motivo la celebrazione ufficiale della ricorrenza sia stata tenuta da un componente dell'Esecutivo con funzioni di Assessore tecnico, anziché dal Presidente della Giunta, o da un Parlamentare della Regione - come era per il passato - o, al più, da un componente elettivo della Giunta stessa.
2°) Se i concetti espressi in tale occasione dall'Assessore tecnico, Avv. Giovanni De Vita, e che hanno suscitato, sia nei presenti alla cerimonia, sia nell'opinione pubblica informata dalla stampa quotidiana, PERPLESSITÀ, STUPORE ED INDIGNAZIONE, - rappresentino il pensiero della Giunta Regionale (e della maggioranza consiliare che la sostiene) sulla realtà storica costituita dall'Istituzione Repubblicana in Italia -, ovvero siano l'espressione di opinabili e personali convincimenti dell'oratore.
Ringraziando, doverosamente ossequiano.
F.to: G. Chanu - A. Pollicini - Dujany - Ilario Lanivi - G. Maquignaz
Jorrioz (IND.) - La parola al Consigliere Chanu.
Chanu (D.P.) - Premetto che non intendo rivolgere nessun appunto alle convinzioni personali dell'Avvocato De Vita, perché egli può avere le proprie idee personali e come Avvocato De Vita ha il diritto di manifestarle, quello che invece forma oggetto di questa interpellanza è un fatto che assume degli altri aspetti di carattere anche politico. Noi vogliamo sapere perché mai la Giunta, nei suoi componenti di provenienza elettiva, ha sostanzialmente disertato la manifestazione del 2 giugno e perché alla celebrazione della ricorrenza sia stata incaricata una persona qual è l'Avvocato De Vita, ma che pur tuttavia è un membro non elettivo, è un membro avente funzioni tecniche limitatamente ad un Assessorato. Noi non siamo certamente né schiavi, né vittime di un'inutile retorica, però ci sia consentito di dire che la data del 2 giugno, proprio per quello che anche i valdostani hanno dato nella lotta contro il Fascismo, nella lotta per l'autonomia, nel perché si realizzasse il nuovo assetto istituzionale dello Stato, meritava da parte della Giunta, dell'Esecutivo una considerazione maggiore.
Il secondo aspetto dell'interpellanza è conseguente al primo perché o la Presidenza della Giunta si dissocia dalle considerazioni espresse in quella sede dall'Assessore tecnico alla Sanità, che naturalmente non doveva prendere la parola a titolo personale, in quanto rappresentava la Regione, oppure le fa proprie.
Ora, noi rispettiamo le idee di tutti e rispettiamo certo anche le idee dell'Avvocato De Vita, ma non condividiamo il fatto che le stesse idee personali, le motivazioni addotte, l'analisi, mi si permetta, superficiale di una situazione di crisi, senza puntualizzarne le cause, si trasformino nel pensiero dell'Amministrazione regionale sulla validità dell'istituto repubblicano, sia per quello che riguarda la genesi sia per quello che ne riguarda la matrice.
In sostanza, noi ci opponiamo a che la celebrazione di un fatto storico, frutto della resistenza al Fascismo e frutto dell'impegno della parte migliore del popolo italiano e della gente valdostana, per ripristinare le libertà democratiche e per riconquistare, per quello che ci riguarda, la nostra autonomia, debba essere trasformata in una squallida passarella di drogati, di ricattatori, presenti alla cerimonia, e l'opinione pubblica informata dalla stampa... non sono stati, come detto nell'interpellanza, toccati...
Questo è il contenuto dell'interpellanza che, ripeto, non vuole sindacare opinioni personali di chicchessia, e non meno dell'Avvocato De Vita, ma che evidentemente è costretto a sindacarle quando queste si trasformano o tendono a trasformarsi nel pensiero dell'Amministrazione regionale.
Jorrioz (IND.) - La parola al Presidente della Giunta.
Andrione (U.V.) - Per quanto riguarda il primo punto, credo sia molto semplice rispondere dicendo che l'Assessore tecnico De Vita era l'unico libero in quella giornata.
Mi dispiace parlare di un precedente che mi riguarda, ma il 2 giugno 1963, in quanto Assessore tecnico, ho tenuto la celebrazione del 2 giugno facendo riferimento alla scuola, suscitando non poche critiche e, direi, che la cosa si è conclusa bonariamente senza interpellanza. Comunque, questo fatto è semplicemente stato determinato da impegni miei e di altri membri della Giunta.
Per quanto riguarda il secondo punto, la celebrazione di un fatto storico non può essere che un fatto personale e direi proprio che chiunque sia colui che è chiamato a parlare un qualsiasi fatto storico - che sia il 26 febbraio del 1948, o il 2 giugno, o il 24 maggio - esprime un apprezzamento personale rispetto a quella data, e io spero che almeno non ci siano anche le veline del Ministro della Cultura Popolare per le celebrazioni dei fatti, di qualsiasi tipo essi siano. Almeno per quanto ci riguarda, siamo contrari a questo tipo di impostazione, perché sennò sarebbe molto semplice prendere un magnetofono e ripetere regolarmente ogni 2 giugno qualche leggera, come l'ha chiamata Chanu, passerella, evidentemente improntata a quel tipo di discorso che piace e che non suscita perplessità, indignazione e stupore.
Ciò detto, io non ho avuto occasione di sentire l'Avvocato De Vita, ma ribadisco semplicemente che in questo caso ha espresso delle opinioni personali e che, comunque, interpretando una ricorrenza storica come il 2 giugno, credo che si riferisca al 2 giugno del 1946, data di un referendum nel quale è stata votata a maggioranza, spero per nostra fortuna, la Repubblica, ebbene, lui ha fatto delle considerazioni che riguardano un'interpretazione di questa data storica.
Io dico che è criticabile certamente, ma in quel caso, evidentemente, bisognerà prossimamente stabilire che la manifestazione sia tenuta da un nutrito gruppo di persone dove ognuna dà il suo apprezzamento; ma non ci sembra che sia concepibile in un regime che si pretende liberatorio stabilire a priori quali sono le forme e i discorsi celebrativi che possono essere ammessi. Secondo noi, questo è un sistema anti libertario.
De Vita (Assessore tecnico) - Ringrazio per la parola. È indispensabile peraltro che si chiariscano degli elementi di fatto perché, consentitemi l'espressione, non è lecito - questa è la parola - di travisare il pensiero di chi ha parlato del 2 giugno, che avrà tutte le sue glorie, e io sono l'ultimo a contestarlo come una manifestazione d'intolleranza, così è stato scritto, ed è per questo che ho detto... ma questo è un fatto personale, mi permetterò di prendere la parola in argomento.
Dirò che, a mio avviso, il tramonto di un'istituzione medioevale qual era la monarchia era fatto ormai scontato dovunque. In Italia - e particolarmente non intendo parlare di me stesso ma di chi ha dato qualche cosa proprio nei ranghi della Resistenza - se gli Italiani debbono celebrare ed esultare per una data non è tanto l'inizio di una nuova forma, diciamo, costituzionale, preveduta e prevedibile, quanto invece per ciò che è avvenuto il 25 aprile. Questa è la data che ha visto il crollo di un regime odiato, diciamo pure la parola, e l'inizio di un'era che tutti speravamo essere non solo di libertà, e questo sono il primo ad ammetterlo, perché il fatto stesso che si possa discutere di questi argomenti è dimostrazione di esistenza di questo principio di libertà, ma anche di benessere. Ed è appunto a questo argomento che io mi sono rivolto dicendo che, effettivamente, furti, rapine, aggressioni e fatti consimili, che naturalmente lasciano e scavano un senso di scoramento, costituivano - e dico le parole testuali - il quadro che le cronache dei giornali ci presentavano quotidianamente. E credo che questo sia un fatto incontestabile; ho aggiunto che, purtroppo, un altro male si presentava all'orizzonte: è la droga. A questo proposito, io vi richiamo un titolo, a caratteri di scatola, dei giornali di ieri, dove si dice che soltanto in Piemonte o a Torino 13.000 studenti sarebbero drogati. Io spero che questa notizia non sia esatta, che ci siano le solite deformazioni e dilatazioni, perché sarebbe troppo sconsolante oggi di dover constatare che questo quadro così desolante risponda a realtà.
È certo che il fatto ha peraltro una qualche base, perché ha mosso le preoccupazioni dell'Autorità amministrativa che già ha formato delle Commissioni per studiare il problema ed intervenire proprio nel campo scolastico, per evitare il dilagare di una simile nefandezza. Certo, io non ho né ingiuriato, né diffamato, né vilipeso chicchessia: prendo atto con piacere delle parole del collega Avvocato Chanu. Debbo però fare una precisazione: le mie opinioni così chiaramente espresse non rappresentano - e questo l'ho detto in modo chiaro e preciso - che la delusione, dopo tanti anni, e queste sono le parole che tanti e tanti Parlamentari, ne cito uno che io conosco personalmente: Carlo Pajetta, il quale in pieno Parlamento ha detto: "Signori, non vorrete credere che noi abbiamo fatto la Resistenza, il carcere, per giungere a questo quadro" che egli ha qualificato con un termine che non desidero riferire ma che indubbiamente è molto più pesante di quello che io ho adoperato.
Ammetto che io non sono un Parlamentare, però, la mia espressione fu contenuta e castigata. È stata un'espressione con cui ho ritenuto di qualificare quanto purtroppo si verifica e ho detto che questa situazione - e questo lo confermo in questo momento - si può risolvere soltanto attraverso un Governo forte, Signori, che sia capace di rimediare a questa situazione.
Quello che ancora voglio aggiungere è una circostanza che è stata completamente obliterata. Io ho parlato anche della nostra Regione e ho detto che, da quando era cessata la Provincia di Aosta - non sia mai detto che la nostra Regione era provincia di Aosta -, da quando si era costituita la Regione, noi vivevamo non in un Paese, se non sbaglio, devo avere detto di "Bengodi", o qualche cosa di consimile, ma in un Paese dove la vita civile si svolgeva ordinata. Questa è stata la mia espressione e ho concluso dicendo che quello che dovevamo augurare era una forma di governo, cari Signori, in grado di ovviare alle nefandezze, consentite, a cui stiamo assistendo. Non ho altro da aggiungere.
Chanu (D.P.) - Per una dichiarazione sapendo che il Regolamento impone soltanto di dire se sono soddisfatto o meno e di esprimere sinteticamente i motivi.
Per quello che ha detto il Presidente della Giunta, sul precedente suo personale, a cui io potrei riagganciare un altro precedente che ha fatto altrettanto scalpore, e si tratta sempre di avvocati, guarda un po' Andrione, allorquando la celebrazione dell'autonomia tanti e tanti anni fa fu tenuta in strana lingua francese, mi scuserà l'Avvocato Palmas se mi sente, proprio dall'Avvocato Palmas, credo su incarico del Presidente del Consiglio Caveri. Si vede che questo modo di far celebrare questa celebrazione, questa ricorrenza coincide sempre con un numero di impegni tali da dover ricorrere a questi validissimi cavalli di scorta che però, evidentemente, in quanto esseri intelligenti - e parlano e dicono delle loro - esprimono delle loro convinzioni personali.
All'Avvocato De Vita, che sa quanto io lo stimo, lo apprezzo e gli voglio bene, dico questo: caro De Vita, se tu avessi fatto il discorso del 2 giugno, come hai parlato in quest'aula, io sarei stato lietissimo, dovrei dire questo: oggi l'Avvocato De Vita ha celebrato per noi il 2 giugno come andava celebrato.
Il Consiglio prende atto.
Jorrioz (IND.) - Signori Consiglieri, sono le 19,40, vogliamo ancora andare avanti, oppure rinviamo al 3 alle 9,30? Siamo tutti d'accordo per il rinvio. Io pregherei i Capi Gruppo di fermarsi un momento per esaminare eventualmente i lavori del mese di luglio.
Il Consiglio prende atto.
