Oggetto del Consiglio n. 212 del 6 giugno 1975 - Verbale

OGGETTO N. 212/75 - AUMENTO DEL CAPITALE SOCIALE E FINANZIAMENTI PER LA RISTRUTTURAZIONE ED IL POTENZIAMENTO DEGLI IMPIANTI DELLA "CENTRALE LAITIÈRE D'AOSTE". (Discussione e ritiro di mozione)

Il Presidente CAVERI, dichiara aperta la discussione sulla seguente mozione, presentata dai Consiglieri Dolchi e Chincheré, riguardante l'oggetto: "Aumento del capitale sociale e finanziamenti per la ristrutturazione ed il potenziamento degli impianti della "Centrale Laitière d'Aoste", mozione trasmessa in copia ai Consiglieri, unitamente all'ordine del giorno dell'adunanza del 15 maggio 1975:

Aosta, li 2.5.1975

Ill.mo Sig.PRESIDENTE

del Consiglio Regionale

AOSTA

I sottoscritti Consiglieri regionali, pregano la S.V. Ill.ma, di voler inserire tra gli argomenti in discussione nella prossima seduta consiliare la seguente

MOZIONE

il Consiglio Regionale della Valle d'Aosta

CONSIDERATO che la Centrale Laitière d'Aoste, per i suoi compiti istituzionali, svolge una funzione sociale importante e insostituibile, garantendo al consumatore il conferimento giornaliero di latte alimentare igienico e genuino a prezzo controllato;

CONSTATATO che oltre a funzioni primarie di difesa della salute pubblica esercita pure compiti di sostegno nel settore agricolo zootecnico assicurando l'assorbimento del latte prodotto;

RITENUTO necessario intervenire con urgenza e in modo adeguato per eliminare le difficoltà finanziarie ed impiantistiche della Centrale al fine di rafforzare la situazione economica e di gestione, garantendo in tal modo la continuità produttiva in una dimensione corrispondente alle necessità sociali e ad esigenze di efficienza ed economicità;

CONSIDERATO altresì la possibilità di una ulteriore espansione delle vendite dei prodotti della Centrale se opportunamente valorizzati e fatti meglio conoscere

DELIBERA

di impegnare la Giunta Regionale ad orientare la sua azione nel quadro dei concetti espressi in premessa e, di conseguenza, a voler - entro un mese - provvedere agli opportuni atti deliberativi consistenti, in particolare, a:

- aumentare il capitale sociale;

- finanziare - secondo gli impegni a suo tempo assunti ed in base alle indicazioni del Consiglio di Amministrazione della Centrale - il completamento della ristrutturazione degli impianti e loro potenziamento.

Distinti saluti.

F.ti: Giulio Dolchi - Franco Chincheré

Il Consigliere DOLCHI dichiara che la mozione in esame è stata presentata per ricondurre in sede di Consiglio il dibattito politico sul problema della Centrale del latte di Aosta, in quanto ritiene che, per le conseguenze di ordine igienico-sanitario, sociale ed economico che dal problema stesso derivano, questa sia l'unica sede adatta per portare avanti un simile discorso.

Dato per scontato che la presenza di una Centrale del latte in Valle d'Aosta è necessaria e che, a suo avviso, solo una azienda pubblica può essere in grado di svolgere adeguatamente le relative funzioni, rimangono dunque da stabilire i modi, i tempi e la misura dell'intervento finanziario della Regione, che è già azionista per il 95% del capitale della Società "Centrale Laitière d'Aoste", per rendere più efficiente il funzionamento della predetta Centrale e per coprire il deficit derivante da scelte sociali fatte a monte a livello politico.

Per raggiungere tale obiettivo l'intervento regionale, a suo giudizio, dovrebbe indirizzarsi secondo le seguenti direttive:

- garantire una capacità produttiva corrispondente alle esigenze di economicità e di igienicità nelle fasi di raccolta, lavorazione e distribuzione del latte, mediante una struttura impiantistica razionale e moderna;

- una riorganizzazione degli impianti e della produzione, mediante adeguati finanziamenti atti al superamento delle difficoltà finanziarie relative all'acquisto di nuovi macchinari;

- promuovere una campagna pubblicitaria e una campagna educativa a livello scolastico per incrementare il consumo del prodotto della "Centrale Laitière d'Aoste", le cui caratteristiche nutritive nulla hanno da invidiare nei confronti di analoghi prodotti di altre Società;

- riequilibrare il bilancio dei costi e dei ricavi mediante prezzi controllati da fissarsi tenendo conto della necessità di garanzia della continuità del conferimento del latte, della qualità del prodotto, dei costi di lavorazione e di distribuzione e dei prezzi di vendita.

Rileva che il problema del rinnovamento degli impianti, già affrontato dal Consiglio regionale lo scorso anno, deve essere rivolto ora rapidamente, a causa dei continui e vertiginosi aumenti dei prezzi degli impianti stessi.

Passando ad esaminare il bilancio della Società, chiuso al 31 dicembre 1974, osserva che le cause che hanno provocato il relativo disavanzo di L. 211.185.336, possono essere così raggruppate:

- la sperequazione fra costi e ricavi, in conseguenza del prezzo controllato del latte e alla produzione e al consumo;

- l'inadeguatezza degli impianti che non consentono di avviare nuove lavorazioni per una più completa utilizzazione del latte conferito;

- i notevoli oneri per il pagamento di interessi passivi sui crediti bancari, cui si è dovuti ricorrere a causa di una insufficiente disponibilità finanziaria.

A proposito della sperequazione fra costi e ricavi, ricorda che il Consiglio di Amministrazione della Centrale del Latte, ha inviato, in data 18 marzo 1975, all'Assessore regionale all'Agricoltura ed ai componenti della commissione consiliare permanente per l'Agricoltura, una lettera nella quale, dopo un'analisi del costo del prodotto, il Consiglio di Amministrazione stesso si dichiara- disponibile per un eventuale aumento del prezzo del latte a Lire 250 il litro.

Aggiunge che, se si vogliono mantenere gli attuali prezzi controllati del latte, si deve allora ammettere che il deficit, derivante dalle spese di lavorazione e distribuzione, deve essere considerato un costo sociale.

Conclude, invitando il Consiglio a definire oggi precisi orientamenti per eliminare l'attuale precaria situazione finanziaria della società "Centrale Laitière d'Aoste" e per consentire alla medesima il raggiungimento dei suoi scopi che, in un'ultima analisi, sono scopi di pubblico interesse analoghi a quelli di ogni Ente pubblico.

L'Assessore MARCOZ rileva che la situazione finanziaria della Società "Centrale Laitière d'Aoste" era già grave quando, verso la fine dell'anno 1974, egli assunse la carica di Assessore all'Agricoltura e che, pertanto, nessuna colpa di tale situazione può essere addebitata a lui, almeno fino a quell'epoca, ma caso mai al Consiglio di Amministrazione della Società, che doveva e dovrebbe rendere conto del suo operato e all'Assessorato all'Agricoltura e all'intero Consiglio regionale, anche perché la Regione possiede il 95% del pacchetto azionario della Società stessa.

Aggiunge comunque, che la gravità del problema impone ora un serio discorso amministrativo, perché sarebbe troppo comodo ricordarsi degli allevatori e dei produttori di latte della Valle d'Aosta in termini demagogici soltanto alla vigilia delle competizioni elettorali.

Precisa dunque che, alla data del 30 maggio 1975, la situazione finanziaria della Società in questione presentava una esposizione bancaria di 170 milioni di lire, un debito verso i produttori di latte di circa 302 milioni di lire, una posizione creditizia nei confronti dei rivenditori di circa 100 milioni di lire, con un deficit totale di circa 372 milioni di lire.

Ritiene che una situazione del genere debba essere sanata al più presto, saldando, innanzi tutto, i debiti verso i produttori di latte conferenti, che dalla loro attività ricavano gli unici mezzi di vita.

Aggiunge però che, siccome, per l'anno 1975, i fondi disponibili nel bilancio della Regione a favore della Centrale del latte, ammontanti a 200 milioni di lire, non sono più sufficienti per raggiungere il predetto scopo, il Consiglio regionale dovrà, quanto prima, adottare un provvedimento, conforme alle leggi vigenti, per rimettere in sesto la situazione finanziaria della Società stessa.

Fa presente che lo stanziamento di 200 milioni di lire, iscritto nel bilancio della Regione per l'anno 1975 a favore della Centrale del latte di Aosta, corrisponde al deficit previsto e dichiarato dal Consiglio di Amministrazione della Società in una lettera a lui trasmessa.

Come mai, allora, - egli dice - si è passati da un deficit annuo preventivato in lire 200 milioni ad un deficit attua le dell'ordine di 400 milioni di lire?

A questo proposito riferisce che, ripetutamente, nello scorso ed anche in quest'anno, il. Consiglio di Amministrazione della Centrale del latte aveva fatto presente che il quantitativo di prodotto necessario per far fronte alle richieste di mercato di Aosta e dintorni era di circa 100 - 120 quintali giornalieri; stranamente, invece, nei mesi di ottobre e novembre 1974 e gennaio, marzo, aprile e maggio 1975 vennero conferiti alla Centrale circa 200 - 240 quintali di latte giornalieri, quantitativo questo che, ovviamente, la Centrale non poteva smaltire e i superi vennero quindi venduti ad altri operatori del settore, tra cui anche le Centrali del latte di Milano e di Busonzo, con una perdita secca di 29 lire al litro.

Aggiunge che, a detta del Presidente del Consiglio di Amministrazione della Società "Centrale Laitière d'Aoste", nessun membro del Consiglio stesso aveva mai autorizzato nuovi conferimenti e che, da quella parte, tutte le colpe sono riversate sul suo predecessore all'Assessorato dell'Agricoltura e Foreste.

Proseguendo nella sua analisi della situazione deficitaria del bilancio della Società di cui trattasi, egli afferma che tale situazione è determinata dai seguenti altri fattori:

- mancanza di capitale di gestione che provoca una rilevante esposizione bancaria con conseguenti elevati interessi passivi;

- cattiva gestione aziendale a livello di direzione e di utilizzazione del personale, di conoscenza commerciale del mercato del settore, di pubblicità e di lavorazione dei superi;

- prezzo di vendita del latte pastorizzato, prodotto decisamente inferiore a quello praticato in molte altre città d'Italia.

A proposito del prezzo di vendita del latte della Centrale, dichiara di non condividere l'attuale impostazione del prezzo controllato uguale per tutti, ma di essere favorevole ad una politica che vada incontro sì alle categorie più bisognose, ma non, indistintamente, a tutti i cittadini valdostani.

Riservandosi di riprendere la parola successivamente, comunica infine che l'Amministrazione regionale, per il momento, a favore della Centrale del latte di Aosta non ha potuto fare altro che anticipare alla medesima il fondo di 200 milioni di lire previsto in bilancio, al fine di consentire di saldare i debiti verso i produttori almeno per i mesi di gennaio e di febbraio.

Il Consigliere LUSTRISSY, dopo aver sottolineato il carattere analitico dell'esposizione testé fatta dallo Assessore Marcoz, decisamente carente sul piano della sintesi e delle proposte per risolvere la grave situazione finanziaria della Società "Centrale Laitière d'Aoste", afferma che anch'egli, nel periodo in cui ricopriva la carica di Assessore all'Agricoltura e Foreste, aveva continuamente posto viva attenzione ai problemi gestionali della predetta Società e sul piano direttivo e sul piano più strettamente tecnico. Fa presente che di questo suo comportamento possono far fede due lettere, agli atti dello Assessorato, e numerosi suoi interventi a viva voce di richiamo sull'attività gestionale della Centrale fatti agli organi direttivi della medesima, ed anche al suo Consiglio di Amministrazione, la cui azione si era rivelata contradditoria in più occasioni, nonché la scrupolosità, che nessuno può smentire, posta nella fase di scelta dei nuovi impianti, che aveva portato ad una proposta notevolmente più economica, sul piano dei prezzi e dei costi di gestione, di quella che poi il Consiglio ha voluto adottare.

Per quanto riguarda il problema dei costi e ricavi, non trova giustificabile l'attuale polemica, perché, quando nella primavera del 1974 si discusse e si decise in Consiglio l'aumento del prezzo del latte al consumo a lire 200 il litro, il Consiglio stesso era ben conscio che tale decisione, di evidente carattere politico-sociale, avrebbe comportato una perdita di lire 40 il litro e che, di conseguenza, il deficit della Centrale, che già all'epoca superava i 100 milioni di lire, sarebbe ulteriormente aumentato.

Riferendosi poi a voci e allusioni provenienti da alcune parti in tale senso, voci testé confermate in questa sede dall'Assessore Marcoz, smentisce nel modo più assoluto che egli sia intervenuto per far assumere nuove fasce di produttori alla Centrale stessa. Afferma, anzi, che egli intervenne proprio in senso contrario presso il Consiglio di Amministrazione della Società, a causa anche di lamentele, ricevute nel mese di ottobre del 1974 da alcuni presidenti di latterie turnarie della zona Aymavilles-St. Pierre e del Presidente del Caseificio "Châtel Argent", in quel di Villeneuve, per una propaganda di certi membri del Consiglio di Amministrazione stesso, - e tanto per non far nomi di un certo Dayné Oreste, che era anche socio del Caseificio di "Châtel Argent"-, tendente a far dirottare verso la Centrale di Aosta la produzione di latte dei soci di quegli altri organismi associativi, sulla base della constazione che in quel momento la Centrale di Aosta corrispondeva un prezzo unitario più conveniente.

A comprova di questo suo comportamento, ricorda che, dopo un intervento telefonico nei confronti del Presidente del Consiglio di Amministrazione della Centrale del Latte di Aosta per bloccare i conferimenti, egli fece indire una riunione presso il Caseificio di "Châtel Argent", nel corso della quale, alla presenza anche del Presidente della Giunta in carica, Dujany, e dei Consiglieri regionali Chabod e Manganoni, venne pubblicamente smascherata la poco corretta azione di quel tal Signore sopranominato.

Passando ad esaminare il problema dell'aumento dei conferimenti di latte alla Centrale nel periodo indicato dall'Assessore Marcoz, ritiene che, a suo avviso, - non sia questa la causa principale dell'attuale grave situazione finanziaria della Società, la quale va invece ricercata più a fondo, cioè nel tipo di gestione della medesima.

A proposito poi dell'aumento dei conferimenti nei precitato periodo, fa presente che tale aumento va anche inquadrato nella situazione specifica del periodo, caratterizzato da una forte pressione dei soci della Cooperativa Produttori Latte e Fontina e di altre latterie turnarie nei confronti della Regione per ottenere una integrazione del prezzo del latte da loro lavorato per portarlo almeno al livello del prezzo corrisposto dalla Centrale del latte, pressione che, con una accorta azione, si riuscì tuttavia a contenere.

Comunque, ribadisce che è la questione gestionale che bisogna risolvere, per ristabilire un equilibrio finanziario accettabile all'interno della Società in questione, tenendo conto e del fatto che, per una precisa scelta politica fatta ad una certa data dal Consiglio Regionale, fosse ora non più valida, il prezzo del latte della Centrale venduto al consumo è oggi tra i bassi di Italia e non adeguato alla qualità del prodotto, e del fatto che il problema della utilizzazione dei superi non ha mai trovato, per motivi vari, una sua soluzione economicamente valida.

Rileva che, evidentemente, per utilizzazione dei superi egli intende un qualche cosa di ben diverso da quanto rivelato dall'Assessore Marcoz nel suo precedente intervento: cioè la vendita, da parte della Centrale, ad altre aziende di lavorazione, di notevoli quantitativi di latte ad un prezzo inferiore a quello d'acquisto.

Osserva che, se ciò è vero, alla Giunta o al Consiglio regionale non rimane altro da fare che o nominare una Commissione di indagine per accertare eventuali responsabilità a carico e del Consiglio di Amministrazione e della dirigenza della Società o nominare un Commissario affinché provveda, per lo meno, a regolarizzare la posizione della Società stessa sul piano amministrativo, non escludendo, comunque, eventuali denunce a carico dei responsabili.

Dichiara, infatti, che sarebbe anche concepibile che la Centrale del latte di Aosta perseguisse una politica perequativa nei confronti dei produttori di latte in senso lato, mediante una maggiore raccolta di latte in Valle d'Aosta da non destinare tutta all'uso alimentare diretto, ma da trasformare in prodotti derivati attraverso una razionale ed economica lavorazione dei superi.

Non ritiene invece di poter condividere un'azione della Centrale del latte di Aosta del tipo di quella testé denunciata dall'Assessore Marcoz, azione che, a suo avviso, contiene tutti gli estremi intervento non solo dell'Autorità giudiziaria, ma anche della Regione a titolo cautelativo, per risolvere una situazione ormai insostenibile.

Invita quindi il Consiglio ad affrontare con serietà e fermezza il problema della situazione della Società in questione, sia sotto l'aspetto giuridico-strutturale sia sotto l'aspetto tecnico, riallacciandosi a precedenti studi in cui venivano esaminate diverse possibilità di soluzione, tra le quali anche la regionalizzazione dell'azienda o la privatizzazione della medesima attraverso la sua cessione ad una apposita Cooperativa di produttori locali, soluzione questa che, se fosse stata dotata fin dall'inizio, avrebbe consentito molto probabilmente di evitare gli attuali guai.

L'Assessore MARCOZ, dopo aver precisato che, nel suo precedente intervento, egli non ha rivolto accusa contro alcuno, ma semplicemente riferito quanto si dice nell'ambito della Centrale del latte di Aosta in merito ai maggiori conferimenti e alla loro utilizzazione, comunica che la Giunta ha già provveduto alla nomina di una Commissione d'inchiesta sulla gestione della Centrale stessa, formata dallo stesso Assessore all'Agricoltura, dall'Assessore Fosson, e dai Consiglieri Borbey e Manganoni, la quale inizierà i suoi lavori la settimana prossima e non mancherà di riferire al Consiglio sui risultati raggiunti.

Il Consigliere BORDON dichiara che il grave problema della Centrale del latte di Aosta deve essere affrontato in sede di Consiglio regionale con estrema serietà su di un piano politico-amministrativo che tenga conto della reale situazione dei fatti, ma non su di un piano polemico personale, alla ricerca o per scagionarsi di eventuali responsabilità e tanto meno su di un piano di equivocità in relazione a presenti o future possibili alleanze politiche.

Aggiunge che le responsabilità dell'attuale situazione deficitaria della Società sopradetta investono anche il Consiglio ed i singoli Consiglieri regionali, perché alcune importanti scelte della politica aziendale della Centrale del latte furono proprio fatte in questa sede, ad unanimità di consensi.

Ricorda, in proposito, che fu appunto il Consiglio a decidere sull'attuale prezzo politico di vendita al consumo del latte prodotto dalla sopracitata azienda, come fu il Consiglio a dare l'indirizzo sull'attuale prezzo, altrettanto politico, di acquisto del latte alla produzione e sull'attuale strutturazione tecnico-impiantistica dell'azienda stessa.

Ritiene che si sia trattato, allora, di scelte giuste, forse inevitabili, in relazione alla situazione agricola e sociale della VaIle d'Aosta e tuttora valide in linea di principio, anche se suscettibili di miglioramenti alla luce delle esperienze fatte; che si sia trattato di scelte ponderate anche nella direzione delle conseguenze finanziarie sul bilancio della Società interessata, previsto deficitario sì, ma entro determinati limiti, che rappresentavano appunto il costo sociale delle scelte sesse.

Rileva però che oggi, in questa sede, sono emersi fatti nuovi, non giustificati, che hanno sconvolto le previsioni iniziali, tanto che si è sentito parlare di deficit aziendali dell'ordine di 500 milioni e forse più all'anno; e tutto questo a causa di una non prevista politica di aumento dei conferimenti di latte alla Centrale e di un'altrettanta non prevista politica di utilizzazione degli inevitabili superi che la prima provocava.

Dichiara che è su questi fatti che bisogna immediatamente indagare e porre un freno, allo scopo di ricondurre la gestione dell'azienda alle sue previsioni iniziali per poi passare ad un riesame attento dell'intero problema, nell'intento di perfezionare i vari meccanismi e tecnici e amministrativi ora in atto, affinché la Centrale del latte di Aosta possa svolgere in modo ordinato quella funzione sociale che è propria delle sue finalità.

Auspica, quindi, che l'apposita Commissione costituita dalla Giunta inizi e porti avanti con sollecitudine i suoi lavori, per essere in grado di riferire quanto prima al Consiglio regionale su questo importante problema, già più volte, dibattuto in sede di Consiglio stesso.

A proposito di tali dibattiti solleva, in via incidentale, il problema della verbalizzazione delle sedute consiliari, problema mai risolto per carenza di personale, ma che sarebbe anche ora di risolvere in via definitiva, utilizzando meglio, con eventuali spostamenti, gli ormai numerosi dipendenti assunti a livello dei vari assessorati.

Il Consigliere JORRIOZ, nella sua veste di Presidente della Commissione consiliare permanente per l'Agricoltura, risponde ad alcune critiche fatte, nel corso della odierna seduta antimeridiana, su di una presunta scarsa funzionalità della Commissione da lui presieduta, affermando che, nel caso specifico, investito del problema all'inizio del mese di febbraio, non ha potuto portare avanti i suoi lavori, perché non è riuscito ad ottenere, da chi di dovere, tutti i dati necessari per affrontare in modo documentato la questione del volume e della forma di utilizzazione dei superi della Centrale del latte di Aosta nel periodo contestato. Si dichiara comunque lieto che la mozione comunista abbia dato la possibilità di discutere del problema in sede consiliare.

Il Consigliere LUSTRISSY, ribadito che la sua condotta, in veste di Assessore all'Agricoltura e Foreste, nei confronti della Centrale del latte di Aosta, è sempre stata lineare ed improntata alla tutela degli interessi della Regione e degli allevatori e produttori di latte, si dichiara stupito che, nel caso in esame, la Giunta Regionale non abbia sentito il dovere di nominare una Commissione di indagine rappresentativa di tutte le forze politiche presenti in Consiglio, stante il fatto che l'argomento è di competenza specifica del Consiglio stesso. Chiede, pertanto, a nome del gruppo dei Democratici Popolari, che la apposita Commissione nominata dalla Giunta sia integrata dai rappresentanti di tutti i gruppi presenti in Consiglio, affinché sia possibile una analisi serena ed obbiettiva della situazione di fatto esistente nella Centrale del latte di Aosta.

Riconfermato il suo giudizio non del tutto negativo, nella situazione contingente in cui questo si è verificato e alla luce dell'azione perequativa che la Centrale del latte di Aosta potrebbe anche essere chiamata a svolgere nei confronti dei produttori di latte in genere della Valle d'Aosta, sull'aumento dei conferimenti verificatosi, ritiene però che si debba affrontare con estrema chiarezza il problema della vendita sotto costo di una parte dei conseguenti superi ad altre aziende di lavorazione di latte situate anche fuori Valle, perché a lui risulta che tale vendita sia stata decisa dal Consiglio di Amministrazione della Centrale del latte di Aosta nello scorso mese di gennaio, presente l'Assessore all'Agricoltura Marcoz.

Prosegue il suo intervento insistendo nuovamente sulla necessità di un nuovo approfondito esame del problema della Centrale del latte di Aosta, per trovare, alla luce delle esperienze e degli studi fatti, nonché della nuova situazione giuridica interna ed internazionale del mercato del latte, una soluzione del medesimo più aggiornata e giuridicamente e tecnicamente e, soprattutto, più valida sul piano economico e finanziario, soluzione che, a suo avviso, non può che ricercarsi o in una regionalizzazione dell'azienda o, meglio ancora, in una forma di associazionismo cooperativistico fra i produttori valdostani.

Il Consigliere DOLCHI constata come la mozione presentata dal gruppo consiliare del P.C.I. abbia ottenuto lo scopo desiderato, che era quello di riportare nella sede competente la discussione politica sui problemi della Centrale del latte di Aosta.

Rileva infatti che la gestione di detta azienda è stata impostata sulla base di precise scelte politiche fatte dal Consiglio regionale e che, pertanto, eventuali diversi orientamenti in tale senso devono nuovamente essere decisi dal Consiglio stesso.

Aggiunge che le precedenti scelte fatte dal Consiglio, come ha bene evidenziato il Consigliere Bordon, erano indirizzate, da un lato, ad un controllo del prezzo del latte al consumo e, dall'altro, alla difesa del prezzo del latte alla produzione e che esse comportavano di per sé un deficit di bilancio nella gestione della Centrale del latte di Aosta, deficit che, per quanto riguarda il 1974, sembra essere considerato da tutti ancora accettabile.

Osserva che, prima di emettere dei giudizi sul bilancio della Società in questione per l'anno 1975, sarebbe opportuno aspettare la chiusura del bilancio stesso, perché, solo allora, i giudizi potranno essere oggettivi e, solo in tale sede, si potranno valutare le conseguenze definitive della contestata nuova politica dei conferimenti, che, intanto, sul deficit di 211 milioni di lire del bilancio per l'anno 1974, ha inciso solamente per la modesta somma di lire 8 milioni.

A questo proposito, ritiene che tutta la polemica fatta su questa nuova politica durante il dibattito in corso non sia altro che un diversivo inutile, che ha distolto l'attenzione del Consiglio dai problemi di fondo della Centrale del latte, problemi importanti, che devono essere dibattuti e trovare una loro giusta soluzione in questa sede.

Si dichiara stupito del tono scandalistico usato in alcuni precedenti interventi su detto tema, perché di scandalistico vi è proprio nulla in tale senso, in quanto il Presidente del Consiglio di Amministrazione della Centrale del latte, con lettera in data 18 marzo 1975, aveva reso noto e alla Giunta e a tutti i Consiglieri l'esatta situazione sulla utilizzazione dei superi di lavorazione del latte nel periodo contestato. Aggiunge che l'aumento dei conferimenti, che in questo momento può sembrare alquanto elevato, era anche la conseguenza di un orientamento che la Centrale del latte seguiva, nell'intento di riequilibrare la propria situazione finanziaria con la trasformazione dei superi in prodotti derivati, quali yoghourt, panna e burro, trasformazione che non ha mai potuto essere realizzata per il mancato completamento delle attrezzature necessarie.

Afferma di non essere contrario alla Commissione di inchiesta; sottolinea però che il problema non si risolve con un processo al Consiglio di amministrazione della Centrale del latte o al suo Presidente, ma semmai con una revisione dei rapporti che devono intercorrere tra l'Assessorato dell'Agricoltura ed il Consiglio di Amministrazione stesso, che è espressione e del Consiglio e della Giunta regionale, perché esiste a disposizione dei Consiglieri regionali tutta una documentazione recente della Centrale del latte, che va da una lettera del 28 ottobre 1974, dal bilancio dello stesso anno con i relativi allegati, alla lettera del 18 marzo 1975 testé citata e ad un ultima lettera del 28 maggio 1975.

Conclude, ricordando le proposte operative contenute nella mozione in esame su cui è in attesa di risposta e respingendo i meschini diversivi anticomunisti dell'Assessore Marcoz tendente a colpire la figura del compagno Sartore, nominato Presidente del Consiglio di Amministrazione della Centrale del latte di Aosta in base ad un accordo di maggioranze, il quale porta avanti responsabilmente la gestione dell'azienda, seguendo l'impostazione scaturita dalla precedenti decisioni assunte in merito dal Consiglio regionale.

Il Consigliere CHABOD dichiara di ritenere che la soluzione migliore del problema della Centrale del latte di Aosta sarebbe quella di affidare la gestione dell'azienda ad una cooperativa di produttori, tant'è il fatto che, finora, le Cooperative del genere non hanno mai creato grosse difficoltà all'Amministrazione Regionale.

Il Consigliere PARISI non concorda con chi in precedenza ha affermato che bisogna cercare, di comune accordo, una soluzione all'attuale grave situazione finanziaria della Società Centrale del latte di Aosta, tralasciando di indagare sulle responsabilità della medesima che, a suo avviso, vi sono e gravi. Afferma, anzi, di ritenere che questo accertamento debba farsi senza indugio, perché non è concepibile di amministrare in modo tale il denaro pubblico.

A questo proposito, si rivolge all'Assessore Marcoz affinché gli sia messa a disposizione, come è nel suo diritto di Consigliere, tutta la documentazione sulla Centrale del latte, per una eventuale denuncia alla Magistratura, dei responsabili.

Il Consigliere MANGANONI, riferendosi al precedente intervento del Consigliere Jorrioz, Presidente della Commissione consiliare permanente per l'Agricoltura, dubita che sia il mancato riferimento dei dati richiesti alla Centrale del latte il solo motivo che ha impedito una nuova riunione della predetta Commissione dopo l'ultima seduta del 30 aprile, perché ha motivo di ritenere che, in questi ultimi giorni, tali dati sono pervenuti.

Invita, quindi il Consigliere Jorrioz ad accelerare i lavori della Commissione stessa, in modo da poter risolvere i problemi della Centrale del latte di Aosta in tempo utile per la demonticazione del bestiame.

Il Consigliere JORRIOZ precisa di aver sì ricevuto dei dati riguardanti la gestione della Centrale del latte di Aosta, ma non ancora quelli relativi ai nominativi dei produttori che hanno conferito quel maggior quantitativo di 100 quintali di latte giornaliero. Ritiene che questi dati siano indispensabili per l'accertamento di eventuali responsabilità in ordine alle autorizzazioni, tant'è il fatto che, allo stato attuale degli impianti, ben si sapeva che gli inevitabili maggiori superi non avrebbero potuto essere lavorati dalla Centrale del latte, e per una migliore organizzazione dì tale settore di attività della Centrale stessa.

Il Presidente della Giunta, ANDRIONE, premesso che il latte è una merce non soggetta alla normale legge della domanda e dell'offerta, perché ovunque commerciata sulla base di prezzi calmierati, e che la posizione attuale della Centrale del latte è ben diversa da quella iniziale per l'evoluzione subita dalla legislazione nazionale ed europea disciplinante il commercio del latte alimentare, per cui la situazione finanziaria della Centrale stessa si è aggravata, sottolinea che è chiaro che fin dall'inizio la Regione aveva accettato la possibilità della formazione di un deficit di bilancio nella gestione della medesima perché aveva accolto il principio del prezzo politico del latte alla produzione in difesa di un'agricoltura tra le più disagiate.

Osserva pertanto che si tratta ora non di rimettere in discussione quel principio, ma di stabilire una linea politica tale da mantenere il deficit in limiti accettabili.

In proposito, fa presente che, se detto limite, per l'anno 1975, è stato fissato in lire 211 milioni, quello che preoccupa ora è che, a causa di decisioni che non sono state assunte dal Consiglio regionale, il deficit di bilancio della Centrale del latte per l'anno in corso oltrepassi il limite che il Consiglio stesso ha indicato come limite di guardia.

Aggiunge che sono proprio queste preoccupazioni che, dopo aver ricevuto dalla Centrale del latte quella tal lettera del 18 marzo 1975, hanno indotto la Giunta a nominare una apposita Commissione, che non è di inchiesta come erroneamente è stato detto, ma tecnico-amministrativa, con il compito di raccogliere dei dati e stendere una dettagliata analisi sulla situazione attuale della Centrale stessa, in modo da consentire e alla Giunta e al Consiglio regionale di definire una nuova linea politica di gestione aziendale valida per il futuro.

Visti gli scopi della Commissione, riferendosi alla proposta in precedenza avanzata dal Consigliere Lustrissy, dichiara dunque di non aver nulla in contrario ad allargare la composizione di tale Commissione, chiamando a farvi parte alcuni altri Consiglieri regionali, senza però renderne eccessiva la composizione per ragioni di funzionalità.

Per quanto riguarda la questione dell'aumento dei conferimenti, rileva che è chiaro che, fino e quando il prezzo del latte conferito alla Centrale sarà più remunerativo del prezzo del latte lavorato in altre aziende, vi saranno delle pressioni da parte dei produttori per poter conferire il latte alla Centrale stessa. In proposito, osserva che il fatto che certi aumenti dei conferimenti possano essere stati decisi al di fuori della volontà del Consiglio o di qualche membro della Giunta può essere un argomento di discussione per decidere la nuova politica gestionale della Centrale del latte.

Riferendosi alle proposte contenute nella mozione in esame, dichiara poi di essere favorevole all'accoglimento del principio di un intervento sul capitale della società in questione, che non potrà essere però di aumento ma di azzeramento e ricostituzione ai sensi del Codice civile, perché non ci sono altre vie di uscita, mentre esprime dei dubbi sulla opportunità di una ristrutturazione degli impianti per migliorare ed incrementare la lavorazione dei superi prima di una attenta indagine di mercato in merito, perché intensa è anche la concorrenza estera nel settore, e di una esatta analisi dei costi di produzione e dei possibili ricavi.

Rivolgendosi al Consigliere Chabod, dichiara che anche la Giunta sarebbe ben lieta di poter affidare ad una Cooperativa di produttori la gestione della Centrale del latte, ma, siccome questo non è avvenuto nel passato per mancanza di volontà da parte dei produttori stessi, non vede come ciò possa realizzarsi oggi.

Concludendo, invita il Consiglio a tralasciare le polemiche sul problema riguardante la situazione della Centrale del latte di Aosta, sia per non creare delle incomprensioni tra Regione ed Organi direttivi della Centrale stessa, sia per non perdere quella visione pacata ed oggettiva indispensabile per il raggiungimento di valide soluzioni.

Il Consigliere MAQUIGNAZ dichiara che, anche a suo avviso, il deficit di gestione della Centrale del latte è dovuto in gran parte ai prezzi politici fissati per il latte nei confronti sia dei produttori, sia dei consumatori; con questo sistema, la gestione stessa, evidentemente, non può che essere passiva.

Ritiene quindi che il Consiglio, se volesse rendere meno grave la situazione finanziaria della Centrale del latte di Aosta, dovrebbe riesaminare la questione del prezzo del latte al consumo uguale per tutti, perché è chiaro che se tale prezzo non viene adeguatamente aumentato, continueranno a verificarsi delle passività gestionali.

Fa presente però che 1a precedente decisione in merito era una decisione politica assunta a livello di Consiglio previ contatti, da parte della Giunta, con le Organizzazioni Sindacali, le quali si erano pronunciate in senso negativo su di una eventuale discriminazione dei consumatori stessi in relazione alle loro capacità economico-finanziarie.

Per quanto riguarda la Commissione nominata dalla Giunta, fa presente che, se il compito della medesima è limitato ad una raccolta di dati presso la Centrale del latte non sarebbe affatto necessario che fosse una Commissione a compire tali adempimenti, bastando, all'uopo, l'Assessorato dell'Agricoltura attraverso i suoi funzionari; se invece la predetta Commissione dovesse analizzare e vagliare la validità dell'attuale impostazione di gestione della predetta Centrale, allora è evidente che essa avrebbe un carattere politico e che, pertanto, in questa ipotesi, riterrebbe fondata la richiesta fatta dal Consigliere Lustrissy di integrare la Commissione stessa con un rappresentante di ogni gruppo consiliare.

L'Assessore FOSSON fa presente che, già in sede di discussione del bilancio preventivo della Regione per l'anno 1975 egli aveva posto l'accento sul problema della Centrale del latte di Aosta, in quanto aveva avuto sentore che il disavanzo di gestione dell'azienda per il 1975 non avrebbe potuto essere contenuto nella somma iniziale prevista in lire 211 milioni.

Aggiunge che, per questo motivo, aveva già fin da allora espresso delle perplessità sulla nuova politica dei conferimenti e di utilizzazione dei superi instaurata dalla predetta Società.

In relazione alla situazione del bilancio regionale che, per quanto riguarda le entrate fiscali derivanti dallo Stato è stato consolidato su di un aumento del 10%, mentre le spese subiranno un notevole incremento a causa della svalutazione in atto, fa presente che sarà necessario riesaminare molti problemi, allo scopo di contenere al massimo l'aumento delle spese.

A questo proposito, dichiara di non essere contrario, in linea di principio, ad una politica di controllo del prezzo del latte al consumo; ritiene però che bisognerà forse rivedere le modalità di questa politica, al fine sì di difendere le categorie sociali meno abbienti, ma di non estendere indistintamente a tutti i cittadini valdostani simili benefici.

Per quanto riguarda poi l'allargamento della apposita Commissione tecnico-amministrativa nominata dalla Giunta per l'esame della situazione finanziaria della Centrale del latte di Aosta, in risposta alla richiesta avanzata dal Consigliere Lustrissy di integrare la composizione di detta Commissione con un rappresentante per ogni gruppo consiliare, fa presente che la questione potrebbe anche essere risolta attraverso riunioni congiunte della Commissione tecnico-amministrativa con la Commissione consiliare permanente per l'Agricoltura, in seno alla quale, praticamente, tutti i gruppi consiliari sono rappresentati.

Il Consigliere MONAMI dichiara che il gruppo consiliare del Partito comunista è sostanzialmente d'accordo sulla impostazione testé data al problema della Centrale del latte di Aosta dal Presidente della Giunta regionale, perché si tratta di un'impostazione chiaramente politica; il che era proprio lo scopo che i Consiglieri del Gruppo comunista si erano proposti con la presentazione della mozione in esame, che pertanto viene ritirata dai proponenti.

Ritiene infatti che su tutti i grandi problemi regionali si debba sempre fare un discorso politico a livello di Consiglio, perché è solo in quella sede che possono essere confrontate le posizioni delle varie forze politiche e mediati gli interessi di cui le medesime sono portatrici.

Aggiunge che, nel caso specifico, è evidente che ogni successivo discorso politico dovrà essere preceduto da una accurata preparazione a livello tecnico, per poter trovare le soluzioni più confacenti, ferma restando la validità delle scelte di principio già effettuate in difesa e dei produttori agricoli e dei consumatori appartenenti alle classi sociali più bisognose.

Invita, pertanto, la Giunta ad accelerare i tempi per la preparazione dell'inevitabile dibattito che dovrà svolgersi successivamente in sede di Consiglio su questo tema.

Il Consigliere LUSTRISSY conferma che, se la Giunta insiste nel voler mantenere la Commissione speciale tecnico-amministrativa dalla medesima nominata per esaminare la situazione gestionale della Centrale del latte di Aosta - Commissione che, a suo avviso, non è una Commissione tecnico-amministrativa, ma una Commissione politica, in quanto formata esclusivamente da uomini politici, egli ribadisce la sua richiesta che in detta Commissione siano inclusi i rappresentanti di tutti i gruppi consiliari; in caso contrario, se si accedesse alla proposta testé fatta dall'Assessore Fosson, di investire del problema la Commissione consiliare permanente dell'Agricoltura, egli non avrebbe alcuna obiezione da fare, a condizione però che venisse soppressa la Commissione speciale.

L'Assessore MARCOZ precisa che la Commissione nominata dalla Giunta, a suo avviso, è effettivamente una Commissione tecnico-amministrativa, perché della medesima fa parte anche il Dott. Piaggio in qualità di consulente tecnico, il cui nominativo gli era sfuggito nella sua precedente elencazione dei componenti.

Il Presidente della Giunta, ANDRIONE, ritiene che il problema debba essere risolto sulla base del buon senso, partendo dal presupposto che la Giunta aveva pensato di nominare, per ragioni di funzionalità, una Commissione ristretta per l'esame della situazione della Centrale del latte di Aosta. Aggiunge che, se ora il Gruppo dei Democratici Popolari insiste per l'inclusione di un suo rappresentante in seno a tale Commissione, la Giunta non ha difficoltà ad accogliere la richiesta, ma che non sarebbe propensa ad allargare eccessivamente la composizione della Commissione stessa, fermo restando che la medesima, per ovvii motivi di economicità dei lavori, dovrà poi svolgere i lavori stessi in collaborazione con la Commissione consiliare permanente per l'Agricoltura.

Invita dunque il Gruppo consiliare dei Democratici Popolari a designare il nominativo di un loro Consigliere che sarà senz'altro incluso nella Commissione di cui si tratta.

In risposta a quanto richiesto dal Consigliere Monami, dichiara che egli si assume l'impegno di accelerare al massimo i lavori della Commissione speciale nominata dalla Giunta, scontando, evidentemente, la collaborazione di tutti gli interessati, in modo da poter riproporre il problema all'esame del Consiglio prima delle vacanze estive.

Il Presidente CAVERI, ricordato che il Consigliere Monami, a nome degli altri proponenti, ha testé dichiarato di ritirare la mozione in esame e constatato che nessun altro Consigliere intende prendere la parola in-merito, dichiara chiusa la discussione sull'argomento.

Il Consiglio prende atto.