Resoconto integrale del dibattito dell'aula

Oggetto del Consiglio n. 1743 del 20 dicembre 1990 - Resoconto

OGGETTO N. 1743/IX - Iniziative per lo scioglimento delle strutture clandestine dell’operazione Gladio e per una indagine sulle sue eventuali ramificazioni in Valle d’Aosta. (Approvazione di mozione).

Presidente - Do lettura della mozione presentata dal Consigliere Riccarand:

Mozione

Appresa la notizia dell’esistenza di una struttura militare clandestina che dagli anni ’50 fino ad oggi ha operato in Italia;

rilevato che il Parlamento italiano era totalmente all’oscuro dell’esistenza di tale struttura che sembra essersi sviluppata in base ad accordi segreti stipulati in ambito NATO;

appreso che anche gran parte dei componenti dei Governi italiani, dal dopoguerra ad oggi, sono stati tenuti all’oscuro dell’operazione Gladio, mentre per gli stessi Presidenti del Consiglio dei Ministri e per i Ministri della Difesa è stata messa in atto una prassi di informazione differente e differenziata, probabilmente a seconda dei gradi di affidabilità interna ed internazionale;

rilevato che sono emersi numerosi elementi che fanno pensare ad un uso dell’operazione Gladio anche a fini interni, per impedire uno spostamento a sinistra del governo del Paese;

sottolineato infine che è possibile che strutture segrete come la Gladio abbiano ultimamente operato anche in delicate zone di confine, come la Valle d’Aosta, cercando di condizionare le locali scelte politiche;

al fine di esprimere la preoccupazione della Valle d’Aosta per la situazione rivelatasi con l’alzarsi del velo di silenzio sull’operazione Gladio;

al fine, inoltre, di acquisire elementi certi rispetto alle eventuali ramificazioni in Valle d’Aosta di tali operazioni;

il Consiglio regionale della Valle d’Aosta

chiede

lo scioglimento immediato delle strutture clandestine dell’operazione Gladio;

impegna

la Commissione consiliare permanente per gli affari generali a svolgere una indagine sull’eventuale ramificazione dell’operazione Gladio in Valle d’Aosta, prendendo gli opportuni contatti con la Commissione parlamentare sulle stragi ed i Comitati parlamentari che stanno esaminando la questione e con tutte le persone e gli organismi che possono fornire validi elementi di informazione;

impegna

la Commissione permanente per gli affari generali a riferire al Consiglio regionale, entro novanta giorni, sull’esito dell’indagine;

chiede

infine ai Parlamentari valdostani di promuovere e sollecitare la trasmissione al Parlamento di tutti gli accordi segreti con la NATO o in ambito NATO che hanno consentito e consentono l’attivazione di strutture militari clandestine.

Presidente - Ha chiesto di illustrare la mozione il Consigliere Riccarand, ne ha facoltà.

Riccarand (VA) - Già altre volte in Consiglio regionale abbiamo avuto occasione di accennare a questa vicenda Gladio; il nostro Gruppo ha ritenuto opportuno arrivare ad una votazione anche da parte del Consiglio su questa vicenda, per esprimere l’attenzione e la preoccupazione del Consiglio regionale della Valle d’Aosta rispetto alle notizie che sono emerse relativamente a questa vicenda.

Le notizie che sono emerse in questi ultimi mesi sono di fatti estremamente gravi, sostanzialmente abbiamo appreso che dagli anni cinquanta e fino ad oggi ha operato in Italia una struttura clandestina paramilitare, una struttura clandestina di cui il parlamento italiano era totalmente all’oscuro e di cui neppure tutte le più alte cariche dello stato italiano, neppure tutti i Presidenti del Consiglio dei Ministri, neppure tutti i Ministri della Difesa erano a conoscenza. E’ anche emerso che ci sono tutta una serie di elementi che fanno pensare ad un uso di questa struttura clandestina non solo a fini militari di difesa come retroterra di una lotta contro una eventuale occupazione militare, ma un uso anche a fini politici interni. In particolare ormai sappiamo da tutta una serie di dichiarazioni anche ufficiali che sono state fatte sui giornali da chi indaga su queste vicende, dalle commissioni parlamentari che se ne stanno occupando, che questa struttura è stata utilizzata anche a fini politici per impedire o comunque per ostacolare uno spostamento a sinistra del quadro politico di governo dell’Italia. Sono emersi nelle ultime settimane delle conferme molto preoccupanti sui collegamenti fra l’operazione Gladio e il piano Solo, cioè il piano con cui il Gen. De Lorenzo, comandante dell’Arma dei Carabinieri, negli anni sessanta progettava un colpo di stato (che è andato molto vicino all’attuazione) che prevedeva l’arresto di centinaia di dirigenti politici della sinistra italiana e prevedeva, secondo le dichiarazioni autorevoli che sono state riportate sui giornali, l’internamento di queste persone arrestate proprio nel campo di addestramento dei facenti parte dei quadri operativi dell’operazione Gladio, situato nel centro di Alghero in Sardegna.

Quindi ci sono questi fatti estremamente preoccupanti che fanno sì che si possa ragionevolmente pensare che la democrazia italiana sia stata posta per un lunghissimo periodo di tempo sotto una tutela, che questa democrazia in cui abbiamo operato negli ultimi trenta anni sia stata una democrazia a sovranità limitata, limitata da centri di potere oscuri che hanno ordito e gestito delle trame estremamente pericolose. Si è parlato negli anni sessanta e settanta della strategia della tensione, una strategia della tensione condita da stragi terribili, su cui non si è mai riusciti a fare luce e su cui gravano delle ombre inquietanti. Ebbene, da quando si è cominciato ad approfondire queste vicende relative all’operazione Gladio, sono emersi elementi che danno una ragione a tutte queste vicende che si sono dipanate dal 12 dicembre 1969, dalla strage di Piazza Fontana, fino ad arrivare al sequestro e all’omicidio dell’On. Moro.

Si tratta di avvenimenti estremamente inquietanti, che sicuramente hanno avuto diramazioni e ripercussioni anche in Valle d’Aosta. Non è pensabile che una regione di confine come la nostra, che era un crocevia importante in cui negli anni sessanta c’erano anche equilibri politici piuttosto anomali, non sia rimasta influenzata dalla operatività di strutture come la Gladio, che non avevano le funzioni di esaltare rinnovamenti politici, fermenti autonomistici, eccetera, anzi avevano una funzione diametralmente opposta.

Non voglio soffermarmi più del necessario su queste premesse, perché credo che sia necessario un lavoro di approfondimento che gli organi del Consiglio devono fare. La proposta che facciamo è che questo lavoro di approfondimento venga fatto dalla Commissione consiliare permanente per gli affari generali, che prenda contatto con la commissione stragi e il comitato parlamentare che si sta occupando di questa vicenda, per avere tutti gli elementi conoscitivi possibili su quelle che sono le possibili diramazioni in Valle d’Aosta di questa operazione Gladio.

Chiediamo che la commissione riferisca tassativamente al Consiglio regionale entro novanta giorni, in modo da poter in quella sede fare una discussione molto ampia anche alla luce degli elementi che saranno emersi.

Chiediamo infine che i parlamentari valdostani siano sollecitati ad attivarsi, affinché tutta una serie di elementi di segretezza, di clausole segrete, di trattati internazionali, di trattati nell’ambito NATO che hanno consentito l’attivazione di queste strutture militari clandestine, siano portati alla luce del sole e finalmente si sappia cosa è successo, perché è successo e quali sono gli accordi che stanno dietro determinate decisioni che sono state assunte.

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Si dà atto che alle ore 17,48 riassume la Presidenza il Presidente Dolchi.

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Presidente - E’ aperta la discussione. Ha chiesto di parlare il Consigliere Milanesio, ne ha facoltà.

Milanesio (PSI) - Riteniamo opportuna ed utile la presentazione di questa mozione, perché potrà consentire anche al nostro Consiglio, se lo ritiene opportuno, di discutere questa sera ma soprattutto di approfondire in una delle sue commissioni questa complessa vicenda di cui tanto si parla e si scrive e di cui in verità non molto si sa. Non molto si sa soprattutto in riferimento alla nostra regione, e comunque non sarebbe male che tutti gli interrogativi che sono stati elencati potessero avere una risposta.

Per quel che mi riguarda condivido la struttura di questa mozione, c’è solo un aspetto che pongo come quesito al Consiglio ed è l’attribuzione della competenza alla commissione. Vorrei ricordare che è stata costituita la Commissione affari istituzionali, e non perché io ne sia immeritatamente Presidente, ma perché credo che questa sia materia degli affari istituzionali. Comunque, se il Consiglio intende votare questa mozione, chiedo solo che valuti sulla opportunità e sulla competenza della commissione a cui debba essere riferita questa incombenza. Questo lo dico perché mi pare non possa eludersi la competenza della Commissione affari istituzionali, trattandosi di una vicenda che ha degli aspetti che sono di carattere marcatamente istituzionale.

Presidente - Ha chiesto di parlare il Consigliere Mafrica, ne ha facoltà.

Mafrica (PCI) - I cambiamenti che sono in atto a livello internazionale stanno provocando riflessi anche in Italia, e soprattutto la fine della guerra fredda, la fine degli opposti schieramenti militari fra NATO e patto di Varsavia hanno provocato in qualche modo il riemergere di elementi che erano rimasti nel sottofondo.

Dalle notizie che si sono avute in questi mesi ed anche dalle polemiche viene fuori che nel nostro paese ci sono stati elementi per cui si può affermare che forse la democrazia è stata limitata. Se il parlamento viene tenuto all’oscuro dell’organizzazione di strutture di civili organizzate in questo modo, se depositi di armi sono disseminati, se (per come appare) sono stati anche presi atti di politica interna oltre che di eventuale difesa da aggressioni militari straniere, si può affermare che forse c’è una storia di questa repubblica parallela alla storia ufficiale, una storia ancora tutta da scoprire, e credo che inevitabilmente gli elementi di questa storia verranno fuori. Quando sta cambiando tutto il mondo, non è pensabile che un solo paese continui a rimanere nelle stesse condizioni, con gli stessi schieramenti, con le stesse aggregazioni politiche, con le stesse strutture istituzionali e militari del passato.

Quindi credo che delle cose emergeranno e ritengo che in effetti anche nella nostra regione la vicenda Gladio abbia avuto delle ramificazioni per il fatto, che è già stato accennato prima, che si tratta di una regione di confine, per il fatto che si tratta di una regione in cui per la prima volta le sinistre sono andate al governo in periodi in cui ciò non avveniva altrove, per la presenza di un forte nucleo industriale, per la presenza di un partito comunista rilevante in modo particolare nelle regioni alpine. Per tutte queste cause penso che l’ipotizzare ramificazioni della Gladio in Valle non sia una idea da rigettare. Da qui l’opportunità di una commissione che indaghi su questi fatti in collegamento con le commissioni parlamentari nazionali è senz’altro da prendersi in considerazione positivamente.

Si tratta di verificare qual è la commissione che più agevolmente e per competenza può affrontare questi problemi.

Presidente - Ha chiesto di parlare il Consigliere Rollandin, ne ha facoltà.

Rollandin (UV) - On avait déjà présenté une interpellation au même sujet, qui a été discutée dans la journée de hier et je crois que, en prenant acte de la motion qui a été présentée de la part de M.Riccarand, on ne peut que soulever à nouveau l’exigence qu’il y ait tous les éclaircissements nécessaires.

A ce sujet je voudrais rappeler que même au niveau du parlement européen - cela pour dire que l’affaire Gladio a dépassé les frontières régionales ou de l’Italie - il y a une prise de position officielle, dont je vous donne la lecture: considérant les révélations par plusieurs gouvernements européens de l’existence depuis quarante ans d’une structure parallèle de renseignement et d’action armée clandestine, considérant que cette structure a échappé cependant plus de quarante ans à tous contrôles démocratiques et qu’elle était pilotée par les services secrets des états concernés - et le fait que ce soit une déclaration du parlement européen dit de l’importance qu’on donne à ce thème - craignant que de tels réseaux clandestins n’aient pu ou ne puissent encore aujourd’hui intervenir d’une façon illégale dans la vie politique interne des états membres, et cetera, le parlement européen invite tous les états membres à entreprendre les démarches nécessaires, en instituant des commissions d’enquête pour dresser d’inventaires exhaustifs des organisations et cetera.

Donc je crois que le sens de cette motion va aussi dans cette direction, au-delà du fait qu’il y ait la commission affaires générales qui ne peut qu’être la plus indiquée pour faire une enquête, qui ne doit pas dépasser certaines limites, mais surtout qui doit retrouver la collaboration des autres commissions qui déjà ont un système d’enquête analogue, par conséquent je crois qu’on ne peut qu’apprécier cette initiative qui va dans le sens de finalement éclaircir ce qui s’est passé dans ces quarante ans.

Presidente - Ha chiesto di parlare il Consigliere Riccarand, ne ha facoltà.

Riccarand (VA) - Mi sembra che ci sia un orientamento sostanzialmente unanime da parte del Consiglio sul fare questa indagine, sull’assumere queste informazioni. C’è una perplessità rispetto alla commissione consiliare competente; non è stata messa a caso la Commissione affari generali, perché ritengo che sia proprio una questione di competenza di tale commissione. Non è una questione di tipo istituzionale nel senso di equilibri di rapporti fra le istituzioni, qui è un problema di assumere delle informazioni rispetto ad un fenomeno anticostituzionale che si è determinato, di avere delle notizie, di riportare queste notizie e queste valutazioni in Consiglio, in modo che il Consiglio possa fare le sue valutazioni complessive. Quindi, così come per l’audizione che abbiamo previsto per la verifica delle notizie relative alle infiltrazioni camorristiche nelle imprese subappaltatrici dell’autostrada abbiamo ritenuto di individuare il momento di approfondimento in sede di Commissione affari generali, allo stesso modo mi sembra che questa vicenda vada approfondita in tale sede.

Quindi insisto perché sia la commissione affari generali che svolga questo approfondimento e perché porti al più presto in Consiglio degli elementi conoscitivi ulteriori.

Presidente - Ha chiesto di parlare il Consigliere Milanesio, ne ha facoltà.

Milanesio (PSI) - Non voglio assolutamente insistere, perché qui sembra che su questa vicenda debba nascere una specie di conflitto di competenza fra commissioni di questo Consiglio, però ritengo - ma mi affido all’arbitrato superiore del Presidente del Consiglio - che questa materia sia di carattere istituzionale e possa fare riferimento correttamente alla I Commissione, che è la Commissione affari istituzionali. Poi decida il Presidente, per me quello che viene deciso va benissimo, non c’è nessun che vuole crearsi un sovraccarico di lavoro; però ad onore del vero e del regolamento credo che sia corretta la sede della Commissione affari istituzionali.

Ripeto, decida il Presidente del Consiglio, io non ne voglio fare una questione di contrapposizione con nessuno, tantomeno di un conflitto di competenza; però se non avessi detto quello che ho detto, avrei mentito a me stesso.

Presidente - Vorrei precisare che il Presidente del Consiglio si trova di fronte ad una mozione che fa esplicito riferimento ad una commissione; può essere dubbia l’assegnazione ad una o all’altra. Se devo esprimere un parere personale, mi sembra che sia un riferimento più alla messa in discussione delle istituzioni che non ad un problema di affari generali, però qui si tratta di una iniziativa che raccoglie elementi e fa una inchiesta, e in altri casi analoghi si era fatto ricorso alla commissione affari generali.

Comunque la mozione parla di Commissione affari generali e il Consiglio è chiamato a pronunciarsi sulla mozione, e non su cosa può pensare il Presidente del Consiglio.

Ha chiesto di parlare il Consigliere Bich, ne ha facoltà.

Bich (PSI) - Mi sembra che l’attribuzione degli argomenti in discussione alle varie commissioni abbia una delimitazione abbastanza rigida, e su questo volumetto diramato dalla Presidenza del Consiglio, dove si specificano bene le competenze, sulla Commissione affari generali nell’ultimo paragrafo si fa proprio riferimento a informazione e radiotelecomunicazioni. In questo c’è diritto alla informazione e poi sistema informativo regionale; questo mi sembra che rientri più nell’aspetto del diritto all’informazione.

Presidente - Ha chiesto di parlare il Consigliere Milanesio, ne ha facoltà.

Milanesio (PSI) - Voglio leggere solo per memoria del Consiglio ed anche del Presidente del Consiglio le materie di competenza della commissione istituzioni ed autonomia: autonomia, decentramento, elezioni, partecipazioni, statuto, riforme istituzionali, rapporti con la CEE ed organismi internazionali, cooperazione transfrontaliera e relazioni interregionali. Evidentemente si è trattata di una forma di cooperazione molto transfrontaliera che atteneva alle istituzioni.

Sia ben chiaro che per quello che mi riguarda mi va bene tutto, però vorrei solo far notare che qualche volta si vogliono tirare per i capelli certe soluzioni.

Voto la mozione comunque, però sarebbe opportuno su queste cose cercare di darsi una regolata.

Presidente - Pongo in votazione la mozione in oggetto.

Esito della votazione:

Presenti, votanti e favorevoli: 28

Il Consiglio approva all’unanimità

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