Oggetto del Consiglio n. 1270 del 23 maggio 1990 - Resoconto
OGGETTO N. 1270/IX - Richiesta di referendum abrogativo di norme del testo unico delle leggi per la composizione e l’elezione degli organi delle amministrazioni comunali - (Mozione - non approvazione della proposta di referendum).
Presidente - Do lettura della mozione presentata dai Consiglieri Mafrica e Riccarand:
MOZIONE
Considerate le sempre crescenti difficoltà create dal vigente sistema elettorale alla possibilità di formare maggioranze efficienti e stabili negli Enti Locali,
Il Consiglio regionale della Valle d’Aosta
delibera
di richiedere, ai sensi della legge 352/70, il Referendum per l’abrogazione del Testo unico delle leggi per la composizione e la elezione degli organi delle Amministrazioni comunali approvato con Decreto del Presidente della Repubblica 16 maggio 1960, n. 570 e successive modificazioni e integrazioni; limitatamente alle parti seguenti:
articolo 11, I comma, limitatamente alle parole "Nei Comuni con popolazione sino a 10.000 abitanti";
articolo 12;
articolo 27, II comma, limitatamente alle parole "- per i Comuni con popolazione fino a 10.000 abitanti - e C e D - per i Comuni con popolazione superiore ai 10.000 abitanti-
intestazione della Sezione II del Capo IV del titolo II, limitatamente alle parole "nei Comuni con popolazione sino a 10.000 abitanti";
intestazione della Sezione III del Capo IV del Titolo II: "la presentazione delle candidature nei Comuni con popolazione superiore ai 10.000 abitanti";
articolo 32;
articolo 33;
articolo 34;
articolo 35;
articolo 47, I comma, limitatamente alle parole "Nei Comuni con popolazione superiore a 10.000 abitanti, il presidente invita, inoltre, i rappresentanti delle liste dei candidati ad assistere alle operazioni";
articolo 49, II comma, limitatamente alle parole "(e anche chiusa nei Comuni con oltre 10.000 abitanti)";
articolo 51, II comma, n.3, limitatamente alle parole "Nei Comuni con popolazione superiore ai 10.000 abitanti possono apporre la propria firma anche i rappresentanti delle liste dei candidati" e n. 4, limitatamente alle parole "Nei Comuni con popolazione superiore ai 10.000 abitanti è consentito ai rappresentanti di lista di trattenersi all’esterno della sala durante il tempo in cui questa rimane chiusa";
intestazione della Sezione II del Capo V del Titolo II, limitatamente alle parole "nei Comuni con popolazione fino a 10.000 abitanti";
articolo 55, I comma, limitatamente alle parole ", in qualunque lista siano compresi," e IV comma: "L’elettore che ha apposto il segno del voto sul contrassegno di una lista, può cancellare uno o più nomi nella lista prescelta e segnare candidati di altre liste fino alla concorrenza del numero dei Consiglieri per il quale ha il diritto di votare";
intestazione della Sezione III del Capo V del Titolo II "Disposizioni particolari per la votazione nei Comuni con popolazione superiore ai 10.000 abitanti";
articolo 56;
articolo 57;
articolo 58;
articolo 60, I comma, limitatamente alle parole "nei comuni con popolazione sino a 10.000 abitanti," nonchè alle parole "nei comuni con popolazione superiore ai 10.000 abitanti si intendono eletti i candidati compresi nella lista purchè essa abbia riportato un numero di voti validi non inferiori al 50 per cento dei votanti ed il numero dei votanti non sia stato inferiore al 50 per cento degli elettori iscritti nelle liste elettorali del Comune" e II comma limitatamente alle parole "nei Comuni con popolazione sino a 10.000 abitanti";
intestazione della Sezione II del Capo VI del Titolo II limitatamente alle parole "nei Comuni con popolazione sino a 10.000 abitanti;
intestazione della Sezione III del Capo VI del Titolo II "Disposizioni particolari per lo scrutinio e la proclamazione nei Comuni con popolazione superiore ai 10.000 abitanti";
articolo 68;
articolo 69;
articolo 70;
articolo 71;
articolo 72;
articolo 73;
articolo 74;
articolo 75, I comma, limitatamente alle parole "e III";
intestazione della Sezione II del Capo VII del Titolo II limitatamente alle parole "nei Comuni con popolazione sino a 10.000 abitanti";
intestazione della Sezione III del Capo VII del Titolo II "Disposizioni particolari per le surrogazioni nei Comuni con popolazione superiore ai 10.000 abitanti";
articolo 79;
articolo 80;
articolo 81.
indica
il seguente quesito da sottoporre alla popolazione:
"Volete che sia abrogato il Testo unico delle leggi per la composizione e la elezione degli organi delle Amministrazioni comunali approvato con Decreto del Presidente della Repubblica 16 maggio 1960, n. 570 e successive modificazioni e integrazioni, limitatamente alle parti seguenti:
articolo 11, I comma, limitatamente alle parole "Nei Comuni con popolazione sino a 10.000 abitanti";
articolo 12;
articolo 27, II comma, limitatamente alle parole "- per i Comuni con popolazione fino a 10.000 abitanti - e C e D - per i Comuni con popolazione superiore ai 10.000 abitanti -".
intestazione della Sezione II del Capo IV del titolo II, limitatamente alle parole "nei Comuni con popolazione sino a 10.000 abitanti";
intestazione della Sezione III del Capo IV del Titolo II: "la presentazione delle candidature nei Comuni con popolazione superiore ai 10.000 abitanti";
articolo 32;
articolo 33;
articolo 34;
articolo 35;
articolo 47, I comma, limitatamente alle parole "Nei Comuni con popolazione superiore a 10.000 abitanti, il presidente invita, inoltre, i rappresentanti delle liste dei candidati ad assistere alle operazioni";
articolo 49, II comma, limitatamente alle parole "(e anche chiusa nei Comuni con oltre 10.000 abitanti)";
articolo 51, II comma, n.3, limitatamente alle parole "Nei Comuni con popolazione superiore ai 10.000 abitanti possono apporre la propria firma anche i rappresentanti delle liste dei candidati" e n. 4, limitatamente alle parole "Nei Comuni con popolazione superiore ai 10.000 abitanti è consentito ai rappresentanti di lista di trattenersi all’esterno della sala durante il tempo in cui questa rimane chiusa";
intestazione della Sezione II del Capo V del Titolo II, limitatamente alle parole "nei Comuni con popolazione fino a 10.000 abitanti";
articolo 55, I comma, limitatamente alle parole ", in qualunque lista siano compresi," e IV comma; "L’elettore che ha apposto il segno del voto sul contrassegno di una lista, può cancellare uno o più nomi nella lista prescelta e segnare candidati di altre liste fino alla concorrenza del numero dei Consiglieri per il quale ha il diritto di votare";
intestazione della Sezione III del Capo V del Titolo II "Disposizioni particolari per la votazione nei Comuni con popolazione superiore ai 10.000 abitanti";
articolo 56;
articolo 57;
articolo 58;
articolo 60, I comma, limitatamente alle parole "nei comuni con popolazione sino a 10.000 abitanti," nonchè alle parole "nei comuni con popolazione superiore ai 10.000 abitanti si intendono eletti i candidati compresi nella lista purchè essa abbia riportato un numero di voti validi non inferiori al 50 per cento dei votanti ed il numero dei votanti non sia stato inferiore al 50 per cento degli elettori iscritti nelle liste elettorali del Comune" e II comma limitatamente alle parole "nei Comuni con popolazione sino a 10.000 abitanti";
intestazione della Sezione II del Capo VI del Titolo II limitatamente alle parole "nei Comuni con popolazione sino a 10.000 abitanti;
intestazione della Sezione III del Capo VI del Titolo II "Disposizioni particolari per lo scrutinio e la proclamazione nei Comuni con popolazione superiore ai 10.000 abitanti";
articolo 68;
articolo 69;
articolo 70;
articolo 71;
articolo 72;
articolo 73;
articolo 74;
articolo 75, I comma, limitatamente alle parole "e III";
intestazione della Sezione II del Capo VII del Titolo II limitatamente alle parole "nei Comuni con popolazione sino a 10.000 abitanti";
intestazione della Sezione III del Capo VII del Titolo II "Disposizioni particolari per le surrogazioni nei Comuni con popolazione superiore ai 10.000 abitanti";
articolo 79;
articolo 80;
articolo 81".
dà mandato
al Presidente del Consiglio di comunicare ai Consigli regionali di tutte le altre Regioni della Repubblica italiana la presente deliberazione con l’espresso invito all’adozione del medesimo atto;
nomina
ai sensi dell’articolo 10 della legge n. 352/1970, nelle persone dei Consiglieri
???????? (titolare)
???????? (supplente)
i delegati che, di concerto coi delegati di almeno altre quattro Regioni, provvederanno ad inoltrare la richiesta dei Referendum.
Presidente - Ha chiesto di illustrare la mozione il Consigliere Mafrica, ne ha facoltà.
Mafrica (PCI) - Le elezioni amministrative che si sono svolte il 6-7 maggio sono state elezioni importanti perchè erano collegate alla sorte del Governo; sono state elezioni importanti perchè dovevano esprimere una misura dei risultati del Partito comunista che aveva avviato il processo per una nuova formazione politica; sono state elezioni importanti perchè hanno dato risultati su cui è opportuna una riflessione.
Credo che la vera sorpresa di queste elezioni non sia stato il risultato ottenuto dalle liste del partito comunista, che ha riportato, anche se con una flessione consistente, un risultato comunque di per sè abbastanza previsto; l’elemento di novità che induce ed ha indotto alla presentazione di questa mozione è il risultato politico di questo voto.
L’Italia è apparsa divisa in due: nel sud del paese è prevalso il voto di scambio e si sono sentite, nel corso della campagna elettorale, consistenti pressioni giunte fino alla violenza e all’omicidio, che sicuramente hanno impedito uno svolgimento libero di questo importante momento democratico; nel nord del paese si è verificata una frammentazione su cui le forze politiche devono riflettere, ed in numerose grandi città sono state presentate numerosissime liste e la composizione che ne è risultata per i Consigli regionali e comunali è stata tale che in grandi città, in intere regioni, sarà difficile costituire delle maggioranze stabili.
Su questo elemento la mozione che è stata presentata dal Gruppo comunista e dal Gruppo Verde Alternativo induce a riflettere. Nei giorni scorsi è stato presentato un referendum da parte di alcune personalità politiche ed è iniziata una raccolta di firme. Questo referendum è suddiviso in tre parti, una delle quali riguarda gli enti locali, e in questo senso può interessare anche la nostra re-gione.
La proposta di referendum è quella di andare ad una modifica del sistema elettorale.
L’attuale sistema elettorale, che è basato sul metodo proporzionale, e questo sul sistema delle preferenze, si sta rivelando deleterio per lo svolgimento della vita democratica nel nostro paese, per la possibilità di costituire maggioranze nei comuni, nelle regioni, negli enti locali.
Con questa mozione si chiede che la Valle d’Aosta prenda l’iniziativa per proporre, assieme ad altri Consigli regionali, una abrogazione delle norme che mantengono in piedi il sistema proporzionale. Con l’eliminazione di alcuni punti delle norme in vigore si può ottenere una modifica del sistema elettorale che lo porti ad essere di tipo maggioritario per i comuni - questo è il caso proposto dalla mozione - evitando l’attuale frammentazione che rende ingovernabili gli stessi comuni.
All’interno delle forze politiche ci sono discussioni, ci sono punti di vista diversi; riteniamo che la Regione Valle d’Aosta potrebbe prendere l’iniziativa di avviare a livello istituzionale la ricerca di consensi per giungere ad una modifica del sistema elettorale. Non è che il referendum di per sè risolva il problema, però pone di fronte al Parlamento la necessità e l’urgenza di una modifica di questo sistema elettorale, che nelle ultime elezioni amministrative ha prodotto risultati che si possono definire sconcertanti e preoccupanti.
Ormai in tutti i paesi avanzati dell’Occidente il sistema proporzionale è messo in discussione; si cerca di avere sistemi elettorali che valorizzino di più per gli elettori la preventiva scelta del governo possibile, della maggioranza possibile, delle persone chiamate a fare il sindaco, a costituire la giunta. Una indicazione in questo senso credo sarebbe utile anche se proveniente da una istituzione forte qual è la nostra Regione, se questa proposta coinvolgesse anche altri Consigli regionali. Il fatto potrebbe stimolare il Parlamento e le forze politiche ad una revisione ormai indispensabile di un sistema elettorale proporzionale che andava bene in una fase in cui si stava costruendo il sistema democratico, ma che oggi crea problemi per la governabilità degli enti locali e dello stesso Stato, e quindi crea indirettamente problemi per la vita democratica del paese.
Presidente - E’ aperta la discussione generale.
Ha chiesto di parlare il Consigliere Riccarand, ne ha facoltà.
Riccarand (VA) - Questa mozione si affianca alla iniziativa di raccolta di firme per il referendum di modifica della legge elettorale, che è stata avviata a livello nazionale da alcuni comitati promotori che raggruppano persone collocate in diverse aree politiche.
Si tratta di una iniziativa che è stata assunta trasversalmente alle forze politiche, registrando delle resistenze anche al loro interno.
Credo che questa iniziativa referendaria, di cui con questa mozione si propone un appoggio a livello istituzionale attraverso il Consiglio regionale della Valle d’Aosta, abbia il grosso merito di porre con forza sul tappeto la necessità e l’urgenza di una modifica dei sistemi elettorali, di una riforma delle leggi elettorali che attualmente stanno alla base delle elezioni dei comuni, delle regioni e dello stesso Parlamento.
Non credo che siano i risultati delle ultime elezioni comunali che abbiano reso urgente questa revisione, perchè le necessità esistevano già prima. Tutti i segnali, tutte le indicazioni erano già presenti precedentemente e sono ormai diversi anni che notiamo tutti quanti che c’è bisogno di introdurre delle modifiche al sistema proporzionale così come è stato attuato finora; non credo che i risultati elettorali abbiamo amplificato questa necessità. In alcuni casi abbiamo notato la scomparsa di vecchi gruppi politici, in altri casi sono emerse alla ribalta nuove formazioni politiche, ma di per sè il quadro complessivo non è modificato; non si sono modificate le condizioni di base negative che già erano presenti prima.
Quindi credo che questa iniziativa referendaria vada vista non tanto come risposta alla situazione che si è verificata ultimamente, ma come risposta e correzione ad una situazione che ormai da tempo si è dimostrata inadatta rispetto ad una buona gestione dei nostri comuni, delle nostre regioni e del nostro stesso paese.
Come Movimento Verde Alternativo della Valle d’Aosta abbiamo dato la nostra adesione alla campagna per la raccolta delle firme, non perchè riteniamo che il meccanismo elettorale ideale sia quello che verrebbe fuori dall’approvazione di questi quesiti referendari, ma perchè riteniamo che sia fondamentale creare una situazione attraverso le richieste di referendum per cui si possa arrivare effettivamente ad una riforma elettorale. Riforma elettorale che non si è potuta finora fare nonostante le diverse proposte, perchè ci sono troppi veti incrociati da parte di un po’ tutte le forze politiche, che guardano al proprio interesse e temono una modifica di meccanismi elettorali che metterebbe in discussione l’orticello di ogni forza politica.
Bisogna pertanto arrivare ad una situazione, quale può essere quella creata dalla iniziativa referendaria, per cui comunque la riforma elettorale diventa necessaria, altrimenti attraverso il voto popolare questa riforma viene fatta in modo anche traumatico. Tanto per intenderci, non ritengo che sia il sistema ideale estendere a tutti i comuni in Italia il sistema che attualmente abbiamo adesso in Valle d’Aosta in 73 Comuni su 74; il sistema maggioritario secco ha dei vantaggi ma anche delle implicazioni negative, fra cui quella di rappresentare in maniera inadeguata la complessità dell’elettorato. Pertanto propendiamo per un sistema misto, cioè per un sistema proporzionale corretto con elementi di maggioritario, con premi di maggioranza, con premi di coalizioni, in modo da rendere possibile agli elettori di sapere prima chi andrà a governare, con quale tipo di alleanze, con quale tipo di coalizioni, con quale tipo di persone possibilmente. Un sistema elettorale più chiaro, in cui gli sbocchi futuri sono già individuabili prima dagli elettori e non sono rimandati alle trattative del dopo voto.
Questo è quello che pensiamo rispetto alla riforma elettorale; riteniamo che questa discussione sia molto importante per noi perchè si ricollega ad un impegno che il Consiglio regionale ha di fronte per i prossimi mesi, che è quello della nostra legge elettorale regionale. Non credo che si possa discutere ed approvare la nostra legge elettorale regionale prescindendo completamente da questo dibattito, che ormai è aperto nel paese, sulle nuove leggi elettorali. Quindi anche nel discutere la nostra legge elettorale dovremo tener presente di questo dibattito, di queste esperienze, di queste preoccupazioni.
Quanto alla nostra posizione in merito - l’abbiamo già resa pubblica con comunicati stampa e formalizzeremo anche una nostra proposta di legge ben precisa - siamo per il mantenimento del sistema proporzionale, però con una forte correzione rispetto ai meccanismi attuali, perchè ci sembrano inadatti rispetto ad un funzionamento corretto da parte della pubblica amministrazione.
In questo senso collochiamo questa mozione, cioè nel senso di affiancare alla raccolta di firme che sta andando avanti a livello di popolazione una iniziativa referendaria per arrivare ad una richiesta di referendum, che è la condizione fondamentale per costringere tutti quanti a vincere le proprie resistenze, i propri interessi di parte, per arrivare ad una riforma elettorale quanto mai necessaria.
Presidente - Ha chiesto di parlare il Consigliere Gremmo, ne ha facoltà.
Gremmo (UAP) - L’analisi che ha fatto il Consigliere Mafrica dei risultati elettorali mi è parsa molto affrettata, anche strumentale per certi versi. Già la volta scorsa ho sentito dei giudizi molto affrettati da parte del Consigliere Mafrica, specie nei confronti delle liste che hanno la fortuna di non avere alle spalle cose dimenticate.
E’ vero quello che ha detto il Consigliere Mafrica che c’è una diversità di voto fra le grandi regioni alpine e padane e la penisola italica; è vero che c’è questo fenomeno vergognoso ed inaccettabile che lui ha chiamato in modo molto eufemistico e ottimista "voto di scambio", che è la vergogna del voto clientelare che attraversa trasversalmente tutti i partiti da Roma in giù; ma nelle grandi regioni alpine e padane il quadro non è così semplice e così definito.
E’ vero, a Torino c’erano 19 liste; ma è anche vero, collega Mafrica, che mentre la corporazione dei partiti ha presentato le liste senza raccogliere le firme, le liste nuove, con un golpe elettorale fatto dal ministro napoletano regnante, signor Gava, hanno dovuto raccogliere 3.500 firme in una città come Torino, dove si elegge il Consigliere con 8.000 voti. Quindi, le uniche legittimate dall’appoggio preventivo degli elettori erano quelle due o tre liste, fra cui la mia, che per presentarsi hanno dovuto già prima sottoporsi al vaglio dei cittadini e chiedere 3.500 firme. E questo non è un dato da niente.
E’ vero che a Torino c’erano 19 liste; in Romania ce n’erano 80 ed era talmente tanta la voglia di democrazia, la voglia di sbarazzarsi del comunismo e delle dittature, che la gente presentava le liste; poi gli elettori decidono di votarne alcune, decidono di non votarne altre. Questa è la democrazia diffusa.
So che lei non ama molto Israele, ma in Israele c’è la grande fortuna di avere una ventina di partiti; questo non è che indebolisce la rappresentanza politica e la credibilità delle istituzioni, permette perfino agli arabi di avere una propria rappresentanza. Ecco, lei, che prima in qualche modo "concionava" contro il libero Stato di Israele, tenga presente anche questo dato, che le minoranze etniche di Israele sono presenti proprio perchè c’è un sistema che permette il pluripartitismo e che permette anche al Partito comunista e ad altre formazioni di presentare proprie liste.
Quindi, il quadro non è così schematico come diceva il Consigliere Mafrica, perchè è vero che ci sono tante liste, ma la corporazione dei partiti ha già trovato un primo correttivo, e sono certo che lo troverà ancora più pesantemente alle politiche, per impedire a formazioni nuove di presentarsi. Vorrà dire che invece delle attuali 400 firme per ogni collegio alla Camera e 100 in Valle d’Aosta, le formazioni nuove ne dovranno raccogliere qualcuna di più.
Io, che ho raccolto parecchie firme, perchè abbiamo presentato le liste in Piemonte e non solo in Piemonte, so che la raccolta delle firme è uno strumento interessantissimo di verifica delle proprie posizioni; se il Partito comunista dovesse adesso raccogliere le firme per presentare le liste, non so in quanti posti riuscirebbe ancora a presentarsi. A Torino pensi, collega Mafrica, che il commento più diffuso che girava fra i colleghi del Partito comunista con cui ho parlato era: "ci si è sciolto il partito di sotto". Ma lo stesso discorso si può fare per altri partiti, ad esempio per il MSI o per il PLI o per il PSDI. Un primo sbarramento lo avete messo in essere, è quello delle firme, però fortunatamente le formazioni più robuste sono comunque riuscite ad aggirarlo.
Lei in qualche modo deprecava, collega Mafrica, il fatto che ci sia stata una frammentazione, ma è stato secondo me correttamente ripreso dal Consigliere Riccarand, il quale ha detto che in realtà la frammentazione non c’è stata: c’è stata invece una semplificazione del quadro politico. Cioè, i partiti più deboli, i partiti che non hanno più ragione di essere o hanno poca ragione di essere, sono sempre più ridotti al lumicino, ed è giusto ed è bene che sia così; ma emergono in modo disordinato, caotico, non chiaro, con tutte le contraddizioni che hanno le cose nuove, con tutti i limiti e con tutti i dissensi che hanno le cose in formazione, le nuove aggrega-zioni.
Ora, qual è la natura delle nuove aggregazioni? Alcuni hanno ritenuto di dire che sono aggregazioni di protesta, altri, più correttamente secondo me, hanno insistito sul fatto che le nuove aggregazioni sono aggregazioni che si formano su questioni monotematiche: la lista dei cacciatori, che ha preso una barca di Consiglieri regionali (meno male!); le liste autonomiste; la lista presentata come contro la droga, ma che in realtà era a favore della droga libera; la lista degli automobilisti, e così via.
Penso invece che la nuova aggregazione non avviene tanto su un problema di monotematicità, quanto sul fatto che la gente dei partiti è stufa, ne ha abbastanza. La gente del sistema dei partiti veramente non ne può più, ed allora c’è chi non va più a votare e c’è chi vota qualunque cosa purchè non sia un partito. Basta che si presenti qualcuno e dica di non appartenere ad un partito, la gente lo vota e, esperto o inesperto che sia, lo manda al Consiglio comunale o provinciale o regionale.
Allora è logico che di fronte a questa realtà, la corporazione dei partiti corra ai ripari cercando di farsi un maquillage.
Il maquillage cos’è? E’ l’espediente, molto banale, di questo referendum (su cui parlerò dopo), che è in realtà il tentativo di reintrodurre il sistema prefascista della politica dei notabili, cioè la politica degli uomini con il censo che merita, degli uomini che contano rispetto alle masse che sono sempre abbastanza disprezzate. Questo espediente del referendum in realtà ha due componenti: una, il tentativo di mettere mano ai meccanismi elettorali per impedire, al nuovo che avanza, di avanzare troppo; l’altra, il tentativo di costringere le forze più sveglie del sistema politico ad ingabbiarsi anche loro.
Non credo di rivelare nessun segreto se dico che i promotori di questo referendum lo hanno fatto in chiave ferocemente antisocialista. Il Partito socialista, essendo un partito molto più dinamico di altri, non vuole prima del voto, prima della conquista delle posizioni all’interno del Parlamento, essere ingabbiato negli schemi; vuole molto spregiudicatamente, ma anche molto intelligentemente, perchè la politica è dinamica, avere una possibilità di movimento.
E allora ecco che emerge un fronte di conservazione e di arroccamento, che vede d’accordo anche una parte della Democrazia Cristiana con il beneplacito di alcuni bravissimi signori come Montanelli, che non hanno in questo caso, come in altri, capito molto cosa si sta muovendo - oppure l’hanno capito benissimo perchè Montanelli a suo tempo disse di turarsi il naso e di votare qualcuno - e che ha lo scopo, da un lato, di cercare di favorire dei correttivi che, con la scusa di rinnovare un sistema elettorale (che è criticabilissimo, per carità), in realtà vadano a mettere in movimento dei meccanismi che blocchino le forze nuove che stanno venendo avanti, e dall’altro, all’interno della corporazione cercare di ingessare il Partito socialista obbligandolo a prendere posizione prima.
Per quanto riguarda la Valle d’Aosta, credo che questo tentativo non vada solo contro il Partito socialista ma vada anche contro l’Union Valdôtaine, perchè lo spirito che aleggia dal discorso che ha fatto il Consigliere Mafrica è questo: è chiaro che bisogna avere la maggioranza sicura e per questo si va al sistema maggioritario; per fare il sistema maggioritario ci si mette d’accordo prima e si arriva a giochi già fatti al momento del voto.
Qual è la logica conseguenza? E’ quella di dire che l’Union Valdôtaine deve scegliere prima. Siccome le uniche forze dinamiche nel sistema politico valdostano sono i socialisti e l’Union Valdôtaine, senza nulla togliere agli amici A.D.P., queste vanno ingessate prima, vanno costrette a scegliere prima e in questa maniera le possibilità di movimento non ci sono più.
Questa è una proposta che va nella direzione di dire che anche per il Comune di Aosta bisogna fare i listoni prima; a questo punto rientrano in gioco i comunisti perchè un elettorato comunque lo hanno, e rientrano in gioco anche altre forze, ma si obbliga il Partito socialista e l’Union Valdôtaine a fare prima delle scelte. Chiaramente questo, nell’ambito del discorso dei partiti tradizionali, è un tentativo di andare a bloccare le possibilità che anche all’interno delle forze politiche tradizionali vengano fuori delle nuove scelte, delle possibilità di contraddizione o delle possibilità di confronto maggiori, e in questo modo il sistema (con la "s" maiuscola) viene salvato.
Infatti, come logica conseguenza, il referendum va a parare in due direzioni. Il discorso sulle preferenze è un discorso che va in contraddizione con la proclamata volontà di permettere all’elettore di esprimersi meglio; questa è una frase che i promotori del referendum ogni tanto tirano fuori, dicendo di volere il referendum perchè con una preferenza sola vengono impediti i giochi dei partiti e viene permessa una maggiore espressione all’elettore. In realtà è vero il contrario, cioè se l’elettore ha la possibilità di dare quattro o cinque preferenze, si muove meglio a livello di coscienza; se ne ha una secca è più facile che l’indirizzo del partito prevalga. Non è un caso - ma questa è una polemica molto larvata - che i sostenitori dell’unica preferenza che si sono espressi in Valle d’Aosta siano il Partito comunista e il gruppo degli Etnisti; non è un caso che anche in quella circostanza gli Etnisti abbiano ripetuto una tesi del Partito comunista, ma questo è un altro discorso.
Quindi, dicevo, da un lato abbiamo il discorso sull’unica preferenza, che però secondo me è una contraddizione rispetto alla conclamata volontà di far partecipare gli elettori, e d’altro lato abbiamo il sistema dei notabili. Nell’Italia Umbertina esisteva il collegio uninominale diffuso, dove il più potente, il più furbo, il più intelligente emergeva comunque sugli altri; i partiti non contavano nulla, si facevano delle aggregazioni su questo nome eccellente e a questo punto il discorso andava avanti.
Anche in questo caso cosa presuppone questa proposta del sistema uninominale? Presuppone, così come viene configurata l’idea referendaria, l’aggregazione preventiva da parte dei partiti sul nome eccellente; sistema che taglia fuori o comunque ridimensiona le possibilità dell’attuale sistema politico di vedere più forze politiche rappresentate. Lo sanno tutti che nelle previsioni che sono state fatte con questo sistema il Partito repubblicano avrà un senatore, se riesce a prenderlo, e che il Partito socialista ridimensiona notevolmente il numero dei senatori che riesce a prendere. Quindi, il discorso si fa grave.
Allora, se la natura di questa proposta è quella, da un lato, di cercare all’interno del sistema dei partiti di bloccare una forza per favorirne altre due, fra cui una è il Partito comunista; e a questo riguardo mi auguro ed auspico che la sua crisi venga accentuata, anche perchè, collega Mafrica, nella sua analisi ha dimenticato un piccolo particolare. E’ vero che lei dice che la vostra caduta è stata contenuta, che avete solo perso il 6%, però le posso garantire che il 90% dei voti che avete perso, almeno in Piemonte sono venuti agli autonomisti. Pensi che i sostenitori della mozione del "no", che sono secondo me i comunisti più comunisti nel senso migliore del termine, cioè quelli che hanno capito che nel momento in cui togliete la falce e il martello, togliete la speranza del cambiamento, togliete la difesa dei ceti popolari, giustamente vi riducete ad essere una forza di contorno, i sostenitori della mozione del "no" - dicevo - hanno più volte detto che è logico che ci sia questo travaso dal Partito comunista direttamente ai movimenti autonomisti, perchè sono questi ultimi che affrontano i problemi della gente.
Quindi, anche questo dato che la gente che votava comunista abbia votato la Lega Lombarda in Lombardia, altri movimenti in altre regioni, è un dato che va tenuto presente.
Se è vero quello che diceva il Consigliere Mafrica, che il voto nel sud si configura in modo allarmante per quello che eufemisticamente ha chiamato "il voto di scambio", allora attenzione perchè questa situazione offre una ragione di più per essere diffidenti nei confronti di un referendum, di una ini-ziativa che vada a dare maggiore potere all’uomo che conta, se questa è - ed è così - la peculiarità del voto nella stragrande maggioranza delle regioni italiane.
E’ vero che attualmente il sistema elettorale politico è spaventoso perchè il quorum per eleggere un deputato nella circoscrizione, ad esempio, Torino-Novara-Vercelli, è di 58mila voti mentre ad Avellino ne bastano 35mila, è vero che ci sono questi privilegi geografici che bisognerà in qualche modo eliminare, ma non è attraverso la strada del dare potere (come dice la proposta di referendum) alle persone che contano che si va in quella dire-zione.
Tanto più grave, sempre nelle zone in cui - come ha detto il Consigliere Mafrica - prevale il discorso del voto di scambio, permettere alla lista che avrà più voti di avere comunque il governo della cosa pubblica. Capite, colleghi, che nel momento in cui esce su tutti i giornali che in certe zone i voti sono controllati, i voti possono essere mossi - adesso non ricordo il nome di quel paese vicino a Napoli dove si è presentata la lista che aveva come simbolo una sveglia o non so cosa, che era sponsorizzata dalla camorra e che prese la maggioranza dei voti del paese - capite che andare a indirizzare, con la scusa dei correttivi elettorali, il voto in certe regioni, su pochi schieramenti, favorisce la possibilità di manovra per questo tipo di cose.
Diverso è il discorso per le grandi regioni alpine e padane. Non voglio enfatizzare niente perchè per quanto mi concerne il mio contributo è stato minimo, però il tentativo, nelle regioni alpino-padane, di fermare le istanze nuove con dei correttivi elettorali, consiglierei i colleghi del Partito comunista di toglierselo completamente dalla testa.
E’ vero che a Milano ed anche in Piemonte c’erano più liste verdi, è vero che c’è stato un tentativo di frammentazione, comunque l’area che è scappata anche lì dai partiti tradizionali per votare ambientalista è comunque cresciuta, malgrado tutti i tentativi.
E’ vero che nei confronti delle forze autonomiste nuove è capitata una cosa inaccettabile, cioè per la prima volta un Presidente della Repubblica si è messo a fare campagna elettorale: da quando esiste la Repubblica italiana non abbiamo mai avuto un Presidente della Repubblica che scendeva a fare campagna elettorale, invece abbiamo sentito il Presidente Cossiga fare campagna elettorale a Milano contro le leghe autonomiste. Questo è il primo caso nella storia della Repubblica, un caso gravissimo, su cui le riflessioni le lascio ai colleghi.
E’ vero che c’è stata anche questa novità allarmante, però il tentativo di criminalizzare le nuove formazioni politiche non è riuscito; anzi, proprio a Milano dove si è cercato di fermarle, la Lega Lombarda ha preso 15 Consiglieri al Consiglio regionale della Lombardia e l’Alleanza Lombarda (che modestamente sostengo) ha preso un Consigliere regionale in Lombardia. Consigliere regionale preso da una decina di persone senza mezzi, spendendo per tutta la regione Lombardia un milione e mezzo.
Ed è questo il dato nuovo che mi permette di dire che non sarà con questi referendum nè con queste modifiche elettorali che si potrà fermare la grande novità, non più politica ma istituzionale, che è venuta fuori a queste elezioni, ma che è il risultato di almeno dieci anni di lavoro. Mi ricordo che nel 1980 fu proprio un Valdostano il primo a capire che la vita politica italiana cambiava, ed era Bruno Salvadori.
Bruno Salvadori nel 1980 ebbe l’intuizione di capire che le autonomie non erano più solo un fenomeno di piccole minoranze linguistiche, non erano più un fenomeno delle regioni a statuto speciale, ma sarebbero emerse nella vita politica italiana con la volontà e la determinazione di essere soggetto di cambiamento.
E’ vero che oggi c’è qualcuno che pensa che le autonomie debbano andare ad occuparsi dei problemi del meridione, ed io non sono d’accordo, ma è anche vero che esiste una dinamica ed una dialettica che farà in modo che quella che è la logica pregnante delle autonomie, cioè chiedere alle grandi regioni, che mantengono tutta Italia, di essere rispettate, perchè questa è la logica delle autonomie, possa avere una sua forza. Questo indipendentemente da tutti i tentativi, collega Mafrica, di riacchiappare furbescamente quelle migliaia di voti popolari che vi sono scappati, cercando di cancellare i soggetti politici che vi danno fastidio, perchè questa è la logica che voi e una parte della D.C. volete portare avanti.
Invece di confrontarvi, invece di avere la possibilità di andare ad un confronto, perchè non avete argomenti, voi tentate di cambiare la legge elettorale e proponete degli sbarramenti, perchè, parliamoci chiaro, sappiamo molto bene che questi tentativi di cambiare la legge elettorale vogliono dire lo sbarramento.
Va bene, oggi lo sbarramento del 5% provate a farlo, noi non abbiamo nessuna difficoltà a mettere da una parte le eventuali divergenze che ci sono con altri movimenti e vi diciamo che con lo sbarramento del 5% non ci fermate.
Se questa è la logica, credo che una regione autonoma, che crede nell’autonomia, che crede nella voglia di autogoverno che anche altri, fortunatamente, stanno acquisendo, non deve accettare questa proposta.
Riassumendo il mio pensiero, dico che in Valle d’Aosta sarebbe un rischio principalmente per l’Union Valdôtaine accettare questo tipo di logica, perchè la logica dello scegliere prima le aggregazioni è quella che penalizza le possibilità di operatività di un movimento regionalista come quello dell’Union Valdôtaine. Per quanto riguarda più in generale la situazione dello Stato italiano, considero questo tentativo del referendum soltanto un alibi per ben altri tentativi di semplificare il quadro politico a pro solo di due o tre partiti, e dico che, siccome come autonomista credo nella democrazia diffusa, è molto meglio che ci siano 80 liste come in Romania, fra cui poi la gente sceglie quale votare.
E’ stata più democratica la Romania del postcomunismo dell’Italia di Gava, perchè in Romania nessuno ha pensato di mettere lo sbarramento delle 3.500 firme. E’ vero che c’erano 19 liste a Torino, però è anche vero che di queste 19 liste ce n’erano 12 di partiti alcuni dei quali cancellati nella coscienza popolare, mentre altre forze nuove hanno dovuto raccogliere una barca di firme perchè questa è la logica della partecipazione del Ministro Gava. Logica della partecipazione del Ministro Gava che ha visto imporre questo sbarramento della raccolta delle firme solo 15 giorni prima delle elezioni, malgrado la legge dicesse che le firme si potevano raccogliere sei mesi prima.
Quindi non voglio prestarmi all’ennesima operazione politica partitica di ingessamento del sistema, perchè questa è la logica, che non a caso - torno a dire - parte dalle forze politiche più stantie, cioè dal Partito comunista e da una parte della Democrazia Cristiana, che sono le forze della conservazione degli equilibri del ’45. Ma gli equilibri del ’45 nel 1990, voi che parlate sempre di Europa, hanno fatto il loro tempo, perchè l’Europa non è più quella del ’45, non è più quella dello "status quo", non è più quella dei ricatti, come è capitato ancora in questa campagna elettorale, dove qualcuno, uomo di chiesa, si è permesso di fare campagna elettorale in Valle d’Aosta, suonando la tromba, chiamando a raccolta la gente, che giustamente non ha ascoltato queste trombe stonate che qualcuno ha voluto suonare.
La realtà politica non è più quella del ’45, ma è quella dell’Europa, e proprio perchè è quella dell’Europa credo che sia la realtà di una democrazia diffusa in cui il sistema dei partiti ha molte ragioni per riflettere sul suo ruolo e sulla sua possibilità di sopravvivenza.
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Si dà atto che alle ore 13,05 riassume la Presidenza il Presidente BICH.
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Presidente - Ha chiesto di parlare il Consigliere Trione, ne ha facoltà.
Trione (DC) - Probabilmente sarò meno convincente, ma vi assicuro che sarò più breve del Consigliere Gremmo; su questo potete contarci.
La mozione presentata dai Consiglieri Mafrica e Riccarand, con la quale si invita il Consiglio regionale a deliberare la richiesta di referendum, concerne una delle tre iniziative referendarie sulle leggi elettorali avviate trasversalmente da alcuni rappresentanti dei nostri partiti a livello nazionale. Per inciso, il presidente del comitato promotore è il democristiano On. Segni. Iniziative referendarie che da più di un mese sono al centro dell’attenzione politica nazionale, suscitando non poche perplessità, preoccupazioni e molti dubbi.
I tre referendum, nati da iniziative distinte, hanno in comune l’obiettivo di sostituire il sistema proporzionale con quello maggioritario in tutti quanti i comuni; infatti, quello sugli enti locali persegue in particolare l’obiettivo di estendere a tutti i comuni questo sistema maggioritario a beneficio di una maggiore governabilità, con l’abrogazione di parti del Testo unico n. 570/60 e delle successive modificazioni e integrazioni.
Diciamo subito che nessuna delle tre iniziative referendarie pare in qualche modo, fatta eccezione per l’elezione del Consiglio comunale della città di Aosta, riguardare il sistema in atto nei comuni della nostra regione, dove, com’è noto, già si vota con il sistema maggioritario negli altri 73 comuni, in quanto tutti hanno meno di 5000 abitanti.
Abbiamo la sensazione, quindi, che si sia scelta la nostra regione per fare da sostegno ad una iniziativa che altrimenti avrebbe difficoltà a decollare con la normale raccolta di firme.
Ma per non ingenerare malintesi, o peggio favorire strumentalizzazione, premetto che di legge elettorale si deve discutere; il meccanismo elettorale ha senz’altro bisogno di aggiornamenti e di riadattamenti a nuove esigenze. Tuttavia ritengo, e con me l’intero Gruppo della Democrazia Cristiana, che il tema non possa essere lasciato ai referendum.
La Democrazia Cristiana, fin dalla formulazione della famosa legge che fu da taluni considerata truffa e liberticida - pare che adesso ci sia una revisione a tale proposito e non sia poi così truffa e liberticida - aveva dato il suo contributo perchè, pur nel rispetto delle regole democratiche, l’elettore scegliesse e la maggioranza e i programmi, affinchè fosse chiaro che il voto popolare non si pronunciava soltanto nei confronti di un partito, bensì dell’intera coalizione che avrebbe dovuto governare.
Il problema, quindi, non è quello di una contrapposizione che si trasferisce nel voto referendario, quanto di lavorare affinchè ogni strumento possibile venga messo in atto per offrire un esito positivo ai problemi urgenti che si pongono all’interno delle istituzioni.
Questi i nostri dubbi, le nostre perplessità, diciamo pure il nostro dissenso alla richiesta di referendum. Ma a queste motivazioni di fondo è opportuno aggiungerne almeno altre due, non meno importanti dal punto di vista politico, ma sicuramente essenziali dal punto di vista costituzionale ed istituzionale, e sono queste: il referendum, proponendo l’abrogazione di alcune parti di norme elettorali, non si configura più quale referendum abrogativo del genere di quello previsto dalla Costituzione, ma siamo in presenza quindi di un referendum legislativo o propositivo, che sostituisce con nuove norme di segno completamente opposto le norme elettorali vigenti. E la nostra Costituzione non prevede ancora per il momento un referendum propositivo. Sarà comunque la Corte Costituzionale ad ammetterne l’ammissibilità o meno.
Sul piano istituzionale, infine, le perplessità aumentano perchè una riforma delicata come quella elettorale, in quanto tende a modificare le regole fondamentali del gioco democratico, deve essere affrontata consentendo a tutti, minoranze comprese, di interloquire e di contribuire alla sua elaborazione. E ciò è impossibile con lo strumento del referendum.
Per questi motivi ci asterremo sulla mozione dei Consiglieri Mafrica e Riccarand.
Presidente - Ha chiesto di parlare il Consigliere Lavoyer, ne ha facoltà.
Lavoyer (ADP) - Per dichiarare il voto favo-revole del nostro Gruppo alla mozione in discussione.
Riteniamo infatti inammissibile la lentezza con cui il Parlamento sta portando avanti l’approvazione della legge relativa alle riforme istituzionali, che dovrebbe anche comprendere una modificazione del sistema elettorale per l’elezione dei consigli comunali, cosa ormai indispensabile. L’iniziativa dei referendum proposta dalla mozione dovrebbe, quindi, in primo luogo avere come obiettivo quello di accelerare l’approvazione di tale legge.
Ma indipendentemente da questa considerazione, riteniamo il sistema elettorale attuale, nei comuni con più di diecimila abitanti, poco democratico. Democrazia, infatti, significa potere del popolo, ma mi pare assai un misero potere quello che può, sì, dare la preferenza a questo o a quel partito, ma che poi è impossibilitato a condizionarne le scelte di alleanze e di governo. Nell’attuale sistema proporzionale i partiti sono ormai ridotti a chiedere il voto per governare non si sa bene con chi e per realizzare quello che gli alleati permetteranno. La motivazione del voto resta così l’ideologia di fondo dei partiti ed i favori da essi ottenuti o sperati.
Dopo il voto poi, lo spazio di manovra e la disinvoltura con cui, specialmente da alcuni partiti, viene gestito il consenso ottenuto, sono immensi; come pacchetti azionari i voti possono essere giocati su questo o su quel tavolo a seconda della convenienza. E’ il primo fondamentale spazio lasciato alla partitocrazia, che non possiamo condividere.
Per rendere più democratico e più incisivo il voto dei cittadini è nostra convinzione che i partiti dovrebbero essere costretti a dichiarare, prima del voto, la coalizione che intendono formare ed il programma che tale coalizione dovrebbe realizzare. Il voto diverrebbe così, nel senso scolastico della parola, la valutazione che il cittadino dà sul compito che gli presentano i partiti.
Oggi come oggi invece l’esame a cui si sottopongono i partiti è ben singolare, visto che deve basarsi sulla fiducia e sulla simpatia, nella speranza spesso illusoria che i comportamenti successivi corrispondano alle aspettative. Quindi il sistema maggioritario costringerebbe i partiti a scoprire le carte prima del voto, e se non vogliono regalare la vittoria a quello più forte, i partiti sarebbero così indotti ad allearsi ed a presentarsi all’elettorato non più singolarmente ma come coalizione, ognuna con il suo programma già concordato ed i suoi uomini preventivamente scelti.
Anche per queste considerazioni, il nostro Gruppo voterà a favore della mozione in discussione.
Presidente - Ha chiesto di parlare il Consigliere Louvin, ne ha facoltà.
Louvin (UV) - Je voudrais ajouter quelques considérations qui sont partagées par le Groupe de l’Union Valdôtaine sur cette question aussi importante et actuelle; actuelle dans sa dimension institutionnelle, mais aussi pour les implications politiques qui en découlent.
Beaucoup, parmi les orateurs qui m’ont précédé, se sont attelés à la tâche de donner des interprétations, de déceler les arrière-pensées à la promotion de ce référendum; je ne voudrais pas me livrer à cet exercice de style, mais plutôt me reconduire à celle que j’estime être la raison fondamentale pour laquelle ce référendum a été demandé par le comité promoteur. Je ne trouve pas d’argumentations plus pertinentes que celles qui sont énoncées dans le comité promoteur, où l’on définit clairement les objectifs et les résultats que l’on estime de poursuivre: "Questa è dunque la sola iniziativa referendaria possibile verso un sistema di maggior stabilità e di scelta diretta della maggioranza da parte dell’elettore. Non vi è dubbio che nei comuni medi e grandi questo sistema si presenta eccessivamente maggioritario; occorrerà quindi una modifica legislativa, ma il referendum rimane pur sempre l’unico strumento in grado di smuovere il Parlamento".
Faire bouger le Parlement est justement l’objectif du comité promoteur; un objectif sur lequel nous sommes parfaitement d’accord et c’est donc un accord sur l’instrument, sur la procédure, plus qu’un accord de détail sur le contenu, sur le fond de la proposition en question.
Nous avons assisté, pendant les mois derniers, à une situation de blocage au niveau du Parlement, où trop de rouille s’est accumulée dans la discussion d’un thème comme celui de la réforme des autonomies locales.
Le Parlement a dû enlever celui qui était le coeur du problème de la réforme, c’est-à-dire le système électoral, pour pouvoir faire aboutir un projet de loi qui en réalité ne renverse pas et surtout ne rend pas plus moderne et efficace un système communal encore régi par les lois de 1915 et de 1933.
C’est une situation à la "Tommasi di Lampedusa", "Il Gattopardo" - on fait semblant de changer quelque chose, mais rien ne change encore - et pour donner un coup de fouet dans cette situation, pour relancer la dynamique des réformes, il fallait - comme quelqu’un l’a dit - mettre une bombe à retardement dans ce système. Je crois que c’est un peu trop dire une bombe à retardement, c’est plutôt fixer un calendrier, fixer des échéances auxquelles le Parlement italien ne puisse plus se soustraire à une réforme devenue même trop importante pour toute l’Italie.
Le problème communal est - aux yeux de l’Union Valdôtaine - un problème essentiel; nous lui avons dédié notre conférence nationale il y a un mois, pour souligner l’attention que nous portons aux institutions locales, aux collectivités locales, et c’est donc dans cet esprit que nous voyons avec beaucoup d’intérêt tout ce qui peut aller vers un fonctionnement meilleur, plus simple, plus rapide de ces mêmes institutions.
Il est pourtant indéniable que l’instrument proposé, ce référendum, est un instrument inadéquat; en effet c’est intervenir lourdement sur un corps délicat, mais l’interprétation qui a été donnée par M.Trione vient paradoxalement soutenir les raisons qui font pencher pour le "oui". C’est, en effet, plus qu’un référendum d’abrogation, un référendum de proposition, et dans ce sens peut être qu’il rencontrera des obstacles au niveau de l’acceptation de la part de la Cour de Cassation, mais il est un référendum qui remet en question un état de choses qui traîne depuis longtemps. Dans ce sens, tout en reconnaissant qu’il faudrait une loi plus articulée, plus détaillée, qu’il faudrait mesurer un peu plus dans les détails les effets de la réforme, voilà, c’est dans cette direction qu’il faut s’orienter.
Pour ce qui est du contenu, en plus, ce référendum rencontre un obstacle énorme; il nous empêche de mettre au centre de la discussion l’autre grand volet de la réforme électorale, celui de l’élection directe du syndic. Nous ne pouvons nous approcher dans la discussion d’un référendum tel qu’il est proposé aujourd’hui à cet argument, parce que l’instrument du référendum abrogatif nous l’empêche. Et c’est un autre volet de la question sur lequel, au moment où l’on discutera la loi électorale de réforme des autonomies locales, il faudra nécessairement se pencher.
Quant au système électoral qui serait introduit par cette réforme, il est en effet trop brutal, il est à son tour peut-être inadéquat, mais il introduit des éléments de stabilité par rapport auxquels les grandes communes ressentent une très grande exigence et un besoin très urgent.
C’est donc dans cet esprit et pour éviter que le Parlement puisse encore tomber dans les sables mouvants de certaines commissions - comme la "Commissione Bozzi" qui a longtemps discuté des réformes institutionnelles sans aboutir à rien de concret - que nous sommes favorables à cette initiative pour les effets qu’elle peut introduire sur le Parlement, sur ceux qui sont au fond les destinataires principaux de ce message qui est aujourd’hui lancé, non pas par les partis, non pas par les forces politiques organisées, mais par les intellectuels - toutes couleurs confondues - et aussi indirectement par la société civile.
Dans cet esprit nous adhérons à l’initiative proposée et nous voterons à sa faveur.
Presidente - Ha chiesto di parlare il Consigliere Milanesio, ne ha facoltà.
Milanesio (PSI) - Vista l’ora tarda cercherò di essere breve.
Non credo in questa iniziativa presentata dal Partito Comunista e dal Movimento Verde Alternativo, iniziativa caudataria di iniziative nate altrove, che non rafforzano certamente l’autonomia nè della nostra regione nè del nostro Consiglio regionale, ma che casomai intervengono per supplire a delle possibili défaillances del comitato organizzatore, che non è composto da brillanti intellettuali, ma è composto da tanti parlamentari che hanno dei problemi da risolvere a livello delle loro aree elettorali, dove probabilmente pensano di contare di meno di quello che potrebbero contare se si introducesse il sistema dei notabili rispetto a quello dei partiti.
Faccio questa analisi molto spregiudicata, spietata e chiara, e lo dico qui quest’oggi; quindi, non è una iniziativa nobilissima: è una iniziativa "di bottega" come tante altre iniziative, alle quali non sento di dare il mio voto favorevole.
Abbiamo concordato una astensione, quindi mi asterrò, però ho tanta voglia di votare contro; anzi, vi dico che personalmente voterò contro. Intanto perchè qui si continua a parlare di riforme elettorali: il vero problema non sono le riforme elettorali, sono le riforme istituzionali. Le leggi elettorali sono, e non possono che essere, in funzione delle istituzioni che devono riempire, che devono contribuire ad eleggere; quindi, mettere il carro davanti ai buoi è uno di quei discorsi che a me non piace e lo voglio dire con estrema chiarezza.
Ho sentito un po’ tutti: alcuni hanno cercato di dare delle patenti di nobiltà, altri hanno fatto una critica spietata e feroce - mi complimento con il Consigliere Gremmo, anche se non condivido tutto quello che ha detto - però per quello che mi riguarda, chiamando le cose con il loro nome, questa è una iniziativa caudataria, che non rafforza l’autonomia del Consiglio regionale, e di parte. Ci si vuole solo inserire in un certo discorso, apertissimo, che è quello secondo me delle riforme istituzionali e non solo di quelle elettorali, e lo si vuole fare con un taglio di un certo tipo che io rifiuto, perchè nel nostro sistema politico, con tutti i difetti che ha, si stanno muovendo molte cose.
Le ultime elezioni regionali, provinciali e comunali hanno dimostrato che la gente ragiona con la sua testa e non è disposta a firmare delle cambiali in bianco ai partiti tradizionali o alle consorterie dei partiti, per cui sarà sempre più difficile dire di no a certe riforme istituzionali che sono indispensabili, che sono necessarie, e verso le quali alcuni grandi partiti hanno l’atteggiamento di chi nasconde la testa sotto la sabbia, perchè temono che queste riforme possano compromettere per alcuni il monopolio della opposizione, per altri il monopolio del governo.
In questo quadro, per quello che mi riguarda, non siamo disposti ad accettare questa proposta che riteniamo neanche tanto stabilizzante, quanto "di bottega", come tante altre proposte interessate a raggiungere dei risultati che vogliono dare fastidio magari ai vertici di certi partiti, senza avere il coraggio di essere presentate come tali. Non è questo il nocciolo del problema: il nocciolo del problema è un altro.
Annuncio l’astensione del Partito socialista e il mio voto contrario.
Presidente - Ha chiesto di parlare il Consigliere Rusci, ne ha facoltà.
Rusci (PRI) - Molto brevemente. Do atto al Consigliere Milanesio di brutalità, se si vuole, ma di estrema precisione di giudizio; la sua analisi mi trova molto, molto concorde.
E’ in atto questo grande dibattito a livello nazionale nel paese per ridisegnare la nostra mappa istituzionale: in questo senso la legge elettorale diventa strumento di operatività. Qui invece si vuole dare alla legge elettorale valenza di panacea per la risoluzione di tutti i mali.
Bisogna fare molta attenzione a confondere il concetto di governabilità con il concetto di democrazia. Noi siamo attenti sostenitori della democrazia: non crediamo che una riforma elettorale, quale quella che si propongono i sottoscrittori referendari, sia poi il metodo per battere il localismo e la monotematicità delle nuove formazioni partitiche. Su questo argomento le forze politiche sono chiamate, secondo me, invece, ad una analisi molto più seria e a comportamenti diversi da quelli che hanno tenuto sinora.
Sicuramente il voto del Partito repubblicano sarà un voto di astensione sull’argomento.
Presidente - Dichiaro chiusa la discussione generale.
Ha chiesto di parlare il Consigliere Mafrica, ne ha facoltà.
Mafrica (PCI) - Semplicemente per confermare che una revisione del sistema istituzionale, ma anche di quello elettorale, è necessaria, e non è quella proposta dalla mozione una soluzione del tutto inesistente o non sperimentata, perchè grandi paesi dell’Europa, dalla Francia all’Inghilterra alla Germania, ma gli stessi Stati Uniti, da tempo hanno sistemi elettorali diversi dal sistema proporzionale. Non crediamo, quindi, che sia nè reato nè conservazione proporre, in una Europa che si sta formando, una revisione del sistema elettorale di questo paese, in cui i partiti sicuramente hanno avuto un ruolo, ma in cui i partiti hanno anche creato guasti a cui è necessario porre rimedio, coinvolgendo di più gli elettori nella possibilità di scelta dei programmi degli uomini che li devono governare.
Quindi, ribadiamo il carattere innovativo e di stimolo al Parlamento di questa proposta e sottolineiamo anche la positività che vengano coinvolte le regioni in un dibattito di questa portata.
Presidente - Ha chiesto di parlare il Consigliere Riccarand, ne ha facoltà.
Riccarand (VA) - Siccome c’è stata una fuga dai banchi della Giunta, non so se si vuole aspettare un momento che ci sia possibilità di un rientro, forse c’è qualcuno che doveva consultarsi...
Credo che la discussione che c’è stata su questa mozione sia stata importante rispetto a delle scelte di fondo che anche la nostra regione si troverà a fare rispetto alla nostra legge elettorale e regionale, e che comunque abbia espresso un livello di riflessione molto importante rispetto ad un tema centrale com’è la riforma elettorale.
La riforma elettorale è sicuramente un pezzo importante di una riforma istituzionale più globale, e questo referendum è l’occasione per costringere tutti quanti ad arrivare finalmente ad una legge.
Come diceva anche il Consigliere Louvin, è chiaro che il referendum non è la soluzione, però la richiesta referendaria è la condizione fondamentale per poter arrivare ad una soluzione del problema, altrimenti non ci sarà nessuna riforma elettorale, perchè abbiamo visto che tutta una serie di strade percorse sono fallite. I tentativi da parte dei disegni di legge, da parte di modifiche di emendamenti alle leggi esistenti, compresa la legge sulle autonomie locali, non hanno permesso di arrivare ad una legge elettorale, quindi l’unico strumento per costringere i partiti di maggioranza e di minoranza ad arrivare ad una legge elettorale in tempi rapidi è quello del referendum, al di là dei contenuti che poi possono anche essere discutibili.
Quindi, in questo senso ribadiamo la nostra approvazione alla iniziativa referendaria e sosteniamo questa proposta di mozione, perchè potrebbe essere l’iniziativa a cui si aggregherebbero altre regioni, potrebbe essere di sostegno all’iniziativa referendaria, e comunque da parte del nostro Movimento c’è un sostegno pieno alla raccolta delle firme per arrivare poi a questa richiesta referendaria.
Presidente - Ha chiesto di parlare il Consi-gliere Gremmo, per dichiarazione di voto, ne ha facoltà.
Gremmo (UAP) - Ritengo che qualunque sia il risultato della votazione, moralmente in questo Consiglio regionale hanno vinto coloro che non ritengono di aggregarsi supinamente alle manovre dei partiti.Non voglio polemizzare con il collega dell’Union Valdôtaine che ha parlato: ritengo che fossero ben giustificate le mie osservazioni, non di dietrologia, ma di analisi politica.
Qualunque analisi politica si voglia fare di questo tentativo di coinvolgere il Consiglio regionale in una questione molto delicata e molto grave, si va a parare solo nel fatto che questa operazione non è una operazione condivisibile da degli autonomisti.
Credo che in questo caso non contano i voti, contano molto i non voti; secondo me hanno più valore le assenze che le presenze, oggi, qui al Consiglio regionale della Valle d’Aosta.
(... Interruzione...)
Chi è assente ha sempre torto, ma in qualche caso, collega, è più coraggioso chi è assente di chi invece si accoda supinamente ai partiti di Roma.
Presidente - Ricordo al Consiglio che ai sensi dell’articolo 30 della legge 25.5.1970, n. 352, le deliberazioni per la richiesta del referendum devono essere adottate con la maggioranza assoluta dei Consiglieri assegnati alla assemblea; in questo caso, quindi, 18 Consiglieri.
Pongo in votazione la mozione in oggetto.
Esito della votazione:
Presenti: 25
Votanti: 15
Favorevoli: 13
Contrari: 2
Astenuti: 10 (Beneforti, Bich, Bondaz, Fosson, Lanièce, Limonet, Pascale, Ricco, Rusci e Trione)
Il Consiglio non approva.
Presidente - I lavori sono terminati. Ricordo ai colleghi Capigruppo che la riunione della Conferenza dei Capigruppo è rinviata alle ore 16,30.
La seduta è tolta.
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