Oggetto del Consiglio n. 1162 del 4 aprile 1990 - Resoconto
OGGETTO N. 1162/IX - RICHIESTA AL PARLAMENTO DI APPROVAZIONE DI UNA LEGGE DI RIFORMA DELLA CACCIA. (Approvazione di mozione)
PRESIDENTE:Do lettura della mozione presentata dal Consigliere Gremmo ed iscritta al punto 32 dell'ordine del giorno.
MOZIONE
Il Consiglio regionale
della Valle d'Aosta
RITENENDO i previsti referendum sulla caccia inutili, laceranti e dannosi;
INTERPRETE dello stato d'animo e degli orientamenti largamente diffusi nell'opinione pubblica valdostana;
RICHIEDE che i due rami del Parlamento approvino sollecitamente, anche tramite la concessione della sede legislativa alle competenti Commissioni Parlamentari, una legge di riforma della caccia, avanzata ed equilibrata, capace di garantire il necessario cambiamento e di adeguare il Paese all'Europa, prima dei referendum.
PRESIDENTE:Ha chiesto la parola il Consigliere Gremmo; ne ha facoltà.
GREMMO (UAP):La mia illustrazione sarà telegrafica, nel senso che mi limiterò a fare una breve cronistoria dei fatti.
Il 21 marzo, il Comitato regionale della Valle d'Aosta della Federazione italiana della caccia ha inviato a tutti i rappresentanti dei partiti DC, PSI, PSDI, PRI, PLI, MSI e dei movimenti politici regionali UV, ADP e UAP una petizione, chiedendo ai Segretari dei partiti o dei movimenti di siglarla, nella quale si chiedeva al Parlamento di darsi da fare per evitare il referendum sulla caccia.
Quando questi signori sono venuti a chiedermi di firmare la petizione, io ho preso il manifesto stampato dal mio movimento, il cui titolo era "I cacciatori contro i partiti", dove si diceva che la posizione di alcuni partiti contro i cacciatori e l'attività venatoria è quanto di più antidemocratico esista, perché i cacciatori pagano le tasse e perciò hanno diritto di esercitare l'attività venatoria, e dove in qualche modo si sosteneva che la caccia deve essere solo regolamentata in modo intelligente, cosa che è possibile fare con una legge, senza dover arrivare al referendum.
Sabato è prevista a Roma una manifestazione dei cacciatori, alla quale sembra che parteciperà anche una folta delegazione valdostana, proprio per continuare a sollecitare il Parlamento affinché eviti di giungere al referendum.
In ogni caso, se si dovesse arrivare al referendum, io penso che ci si dovrebbe dare da fare perché la gente non vada a votare e faccia mancare il numero legale, come è successo nella civilissima Emilia Romagna, dove l'elettorato comunista, giustamente disubbidendo alle direttive del partito, non è andato a votare e quindi ha fatto mancare il numero legale. I referendum sono certamente utili, ma quando possono trasformarsi in strumento di prevaricazione nei confronti dei legittimi diritti di qualche cittadino, è giusto - del resto in Svizzera capita regolarmente - che la coscienza dei cittadini faccia in modo che sia disattivata quella che potrebbe diventare una specie di mina politica.
Per la verità, nel documento della Federazione della caccia si dicono tre cose, nel senso che si fanno tre ragionamenti intelligenti, che io mi permetto solo di riprendere, senza farli miei, per esternarli al Consiglio.
Questi referendum sono inutili perché sono abrogativi di norme di legge e potrebbero creare un vuoto legislativo difficilmente colmabile e quindi comportano anche dei grossi rischi.
Tali referendum sono anche laceranti, perché, su una questione di non coinvolgimento diretto, ma di mera scelta e non di obbligo - premetto che io non sono un cacciatore -, vanno ad innescare delle divisioni tutte da verificare.
I referendum sono soprattutto costosi, perché - e questo bisogna dirlo - faranno spendere circa 300 miliardi, che sono una cifra piuttosto rilevante.
Ora, pensare di andare al voto per creare un vuoto legislativo, buttando dalla finestra 300 miliardi, mi sembra un po' eccessivo.
Qual è allora il problema ed il senso della mia mozione? Analogamente a quello che è stato fatto in altre regioni, si chiede in sostanza che il Parlamento cerchi di abbreviare l'iter di disinnesco di una mina politica non indifferente, dando la sede legislativa alle Commissioni e quindi permettendo alle stesse di trovare delle forme giuridiche che, garantendo il sacrosanto diritto all'esercizio dell'attività venatoria, permettano una regolamentazione che sia - permettetemi di dirlo - all'altezza dell'Europa. Non è possibile che i cacciatori italiani siano i più vessati, sia dal punto di vista del costo dell'attività, sia da quello delle giornate di caccia, perché hanno meno possibilità degli altri.
Questa è la richiesta ed io ritengo importante che si abbia il coraggio di scegliere, perché la demagogia cosiddetta "ambientalista" sta facendo acqua da tutte le parti, perché si vede chiaramente che, dietro ad un'astratta difesa dell'ambiente, c'è in realtà una debole conoscenza dei problemi.
Oggi, anche se dovessi ricandidarmi, avrei qualche difficoltà a tornare al Consiglio provinciale di Torino, visto il proliferare di liste di disturbo inventate dagli amici dei partiti di Roma - e questo lo diremo tra quaranta giorni -, ma ricordo che, quando ero Consigliere provinciale di Torino, ai colleghi contrari all'attività venatoria facevo osservare che, grazie ai ripopolamenti ed al partecipare più da vicino alla vita degli animali, erano proprio i cacciatori da considerare come i veri ambientalisti. Tanta gente, infatti, che si riempie la bocca di termini come ambiente, natura ed animali, in realtà li ha magari visti solo sui libri o sulle riviste patinate, stampate dalle case editrici.
In questo senso, quindi, la mia è una mozione politica per chiedere al Consiglio regionale della Valle d'Aosta una scelta politica che, secondo me, avrà un notevole peso, perché, purché il Parlamento lo voglia, ci sono sia i tempi sia le forme per sbloccare questo errore politico rappresentato dal referendum.
PRESIDENTE:Ha chiesto la parola il Consigliere Riccarand; ne ha facoltà.
RICCARAND (VA):Noi siamo stati fra i sostenitori, i promotori ed i raccoglitori di firme per i due referendum sulla caccia, oltre che per quelli sui pesticidi e sullo statuto dei lavoratori, ma non riteniamo affatto che tutti coloro che hanno firmato e voluto questo referendum abbiano inteso attivare uno strumento inutile, lacerante e dannoso. Anzi, è stata presentata la richiesta di un voto popolare, in modo che finalmente anche gli elettori valdostani ed italiani possano esprimersi sul problema della caccia e dell'attuale normativa.
Io credo, quindi, che iniziative come questa e come altre tuttora in corso per cercare di "scippare" il referendum, dopo che per già due volte le firme raccolte per il referendum sulla caccia sono state annullate da provvedimenti molto discutibili, siano tentativi inaccettabili.
Il referendum è stato richiesto regolarmente, è stato accolto ed ha superato tutti gli esami, per cui è giusto che si arrivi al voto. E' giusto che chi ritiene di poter esprimere il suo dissenso non andando a votare, non vada a votare, anche se io credo che la maggioranza dei cittadini andrà a votare e dirà esplicitamente "sì" all'abrogazione di queste norme.
Da quel momento ci sarà la possibilità e la necessità di arrivare ad una normativa effettivamente in grado di porre l'Italia ed anche la nostra regione in una dimensione più rispondente anche alle normative europee che attualmente non vengono rispettate.
Io credo che tutti i tentativi per evitare questo referendum siano sicuramente contrari al diritto di espressione democratica richiesto da più anni su un tema delicato come questo, su cui però c'è il diritto della popolazione di potersi esprimere chiaramente.
Il nostro Gruppo, quindi voterà contro questa mozione, che ci sembra voler mettere in discussione la validità dello stesso strumento referendario, che in altri paesi vicini a noi, come la Svizzera, viene usato come strumento di democrazia diretta. Voglio anche ricordare che in Svizzera esistono dei cantoni in cui da molti anni la caccia è vietata ed in cui non si registra alcuna situazione drammatica e dove anzi se ne è realizzata una estremamente positiva dal punto di vista ambientale.
Noi siamo a favore del referendum, siamo contrari a tutti i tentativi di evitare o di "scippare" questo referendum e siamo favorevoli ad un voto popolare, dopo il quale si potrà anche arrivare ad una normativa più avanzata rispetto all'attuale, ma soltanto dopo il referendum.
PRESIDENTE:Ha chiesto la parola il Consigliere Mafrica; ne ha facoltà.
MAFRICA (PCI):Il Gruppo comunista si asterrà su questa mozione, perché non condivide il giudizio espresso sullo strumento democratico dei referendum. Definire "inutili, laceranti e dannosi" strumenti quali i referendum, a nostro giudizio significa avere uno scarso rispetto della volontà di quelle forze e di quei cittadini che, in base ad una norma costituzionale, ritengono di proporre la soluzione di un problema.
Il Partito Comunista Italiano, pur rispettando le competenze del Parlamento, è comunque impegnato a dare una soluzione legislativa positiva al problema della caccia.
La nostra astensione, quindi, è motivata dal fatto che con questa mozione si dà un giudizio negativo sullo strumento referendario e sull'impegno che i Comunisti porranno in atto in Parlamento per risolvere un problema che interessa la popolazione.
PRESIDENTE:Ha chiesto la parola il Consigliere Maquignaz; ne ha facoltà.
MAQUIGNAZ (Indipendente):Sul referendum sulla caccia e sulla legittimità dell'attività venatoria si potrebbero fare molte considerazioni ed io credo che il dibattito dovrebbe essere realmente affrontato ed approfondito in tutte le sue implicazioni umane, sociali e giuridiche.
Non ritengo, però, che la mozione del Consigliere Gremmo abbia questo obiettivo, che invece si limita a sottolineare la volontà espressa dalla maggior parte delle forze politiche presenti nel nostro Paese di addivenire ad una legge di riforma sulla caccia prima dei referendum. La discussione, quindi, dovrebbe limitarsi a questo aspetto del problema.
Mi dichiaro personalmente favorevole alla mozione, anche se propongo un piccolo emendamento, perché, laddove si chiede la riforma della caccia si dice che bisogna tener conto delle direttive della Comunità europea, del Parlamento europeo e di quello nazionale, io credo che andrebbero anche sottolineate le esigenze e le prerogative della nostra regione che, stando all'articolo 2 del nostro Statuto, ha competenza primaria in materia di caccia.
Condivido quanto detto dal Consigliere Mafrica in tema di referendum, nel senso che anch'io li considero uno strumento democratico, anche se in questo caso specifico ritengo che tale strumento sia inopportuno. Pertanto, se il Partito comunista è disponibile a votare questa mozione, io propongo di modificare anche la parte iniziale, sostituendo i tre aggettivi "inutili, laceranti e dannosi" con "inopportuni", così si potrebbe trovare una soluzione che raccolga il consenso della maggior parte delle forze politiche presenti in Consiglio.
PRESIDENTE:Anche se l'emendamento è molto semplice e può essere facilmente compreso da tutta l'assemblea, pregherei il Consigliere Maquignaz di rimetterci ugualmente il testo dell'emendamento formalizzato.
MAQUIGNAZ (Indipendente):Tengo a precisare che l'emendamento che sostituisce gli aggettivi "inutili, laceranti e dannosi" con "inopportuni" vale solo se il Partito comunista vota la mozione.
PRESIDENTE:Dichiaro chiusa la discussione generale.
Ha chiesto la parola il Consigliere Gremmo; ne ha facoltà.
GREMMO (UAP):Vorrei solo assicurare i colleghi che da parte mia, come credo da parte di tutti, c'è il massimo rispetto nei confronti del referendum, ma non è questo il problema. Il vero problema è il clima e l'informazione con cui si arriva al referendum.
Non nascondiamoci dietro un dito, perché sulla questione della caccia sono state scritte tante sciocchezze e spesso si è aizzata un'opinione pubblica completamente disinformata. Io ho sempre presente la figura della maestra elementare che dice al bambino: "Ah, tuo papà è un cacciatore? Che cattivo!". Nel senso che, dalla scuola elementare in avanti, per un conformismo tutto italiano, si è creato un clima di disinformazione che adesso stiamo pagando.
Io mi chiedo come l'opinione pubblica potrà andare a votare su questi referendum, che tra l'altro sono stati chiesti con delle campagne molto pesanti nei confronti dell'attività venatoria, mentre, se andiamo a vedere le norme che si vogliono abrogare, scopriamo che sono molto più limitate. Il referendum, invece, propone solo il dilemma: "Caccia sì. Caccia no". E' in questo senso che si ritengono laceranti, proprio perché, mancando un'informazione e andando (mentalità tipicamente italiana) al confronto muro contro muro, si corre il rischio che la gente poco informata e documentata, veda la cosa come una competizione a tesi, mentre non è questo il modo migliore per risolvere i problemi.
Faccio mio, quindi, quello che diceva il Consigliere Maquignaz e togliamo pure gli aggettivi "inutili, laceranti e dannosi" e sostituiamoli con "inopportuni", nel senso che effettivamente è inopportuno, in questa situazione, affrontare un referendum, quando, come è stato detto anche dal Consigliere Mafrica, lo stesso Parlamento potrebbe utilmente lavorare per trovare una soluzione, però non sottraiamoci ad una nostra grossa e significativa possibilità di prendere una posizione.
Se il Consiglio regionale della Valle d'Aosta assume questa posizione, fa una cosa saggia, perché chiede al Parlamento di utilizzare le sue prerogative, che vengono sempre prima di quelle dei referendum che, Consigliere Riccarand, in Italia, purtroppo, sono solo abrogativi e non propositivi. E allora, se sono abrogativi, ciò è perché il Parlamento, a giudizio di alcuni cittadini, ha fatto delle cose non sufficienti.
Noi chiediamo che il Parlamento, prima di dover ricorrere all'arma referendaria, realizzi quello che è perfettamente in grado di fare e che è voluto, io credo, dalla stragrande maggioranza dell'opinione pubblica. Questa non vuole essere una polemica nei confronti del PCI, ma il fatto dell'Emilia Romagna dovrebbe insegnare qualcosa anche al PCI, il cui elettorato ha saggiamente disubbidito alle indicazioni ricevute.
PRESIDENTE:Ha chiesto la parola il Presidente della Giunta, Rollandin; ne ha facoltà.
ROLLANDIN (UV):A propos de cette motion, je crois que le débat ne doit pas porter, comme l'on a dit, sur les favorables à la chasse ou les défavorables. Je crois que l'intention était de solliciter une intervention face, entre autres, à toute une série de positions qui avaient été prises même en Vallée d'Aoste.
Par conséquent, compte tenu de l'amendement qui a été proposé par M. Maquignaz, je crois qu'il serait opportun d'enlever la première partie ("Ritenendo..."), qui n'ajoute rien du tout à ce que nous sommes en train de dire, c'est-à-dire de solliciter le Parlement à utiliser ses moyens, ce qui est tout à fait normal. Après ce sera aux autres de juger si la réponse sera dans les termes positifs ou non. On n'entre pas dans le mérite de ce que le référendum veut dire ou peut dire. Au contraire ici on dit qu'il y a des propositions, on va voir si on peut les examiner et les solliciter.
Donc, s'il est possible de prévoir: "Il Consiglio regionale... interprete... richiede che i due rami del Parlamento...", avec comme amendement l'insertion de "... nel rispetto di...", je crois qu'on peut l'accepter.
PRESIDENTE:Ha chiesto la parola il Consigliere Gremmo; ne ha facoltà.
GREMMO (UAP):Bien sûr, je n'ai aucune difficulté à accepter ce que M. le Président de la Junte régionale a dit. A mon avis la question centrale est le terme "avant le référendum". Le problème est d'avoir une loi avant les référendums prévus pour le mois de juin. Je suis évidemment tout à fait d'accord.
PRESIDENTE:Do lettura di un secondo emendamento proposto dal Consigliere Maquignaz.
EMENDAMENTO
Nella parte deliberativa, dopo le parole "una legge di riforma della caccia," sono aggiunte le parole "fatta salva la competenza legislativa primaria della Regione in materia di caccia,".
PRESIDENTE:Se tutti sono d'accordo e se non ci sono obiezioni possiamo considerare integrati nella mozione gli emendamenti proposti dal Presidente della Giunta e dal Consigliere Maquignaz.
Ha chiesto la parola il Consigliere Riccarand; ne ha facoltà.
RICCARAND (VA):Vorrei sapere esattamente su quale testo si vota.
PRESIDENTE:Si vota sulla mozione riproposta dal Consigliere Gremmo, come da sua esplicita accettazione, nel nuovo testo del quale do lettura.
MOZIONE
Il Consiglio regionale
della Valle d'Aosta
INTERPRETE dello stato d'animo e degli orientamenti largamente diffusi nell'opinione pubblica valdostana;
RICHIEDE che i due rami del Parlamento approvino sollecitamente, anche tramite la concessione della sede legislativa alle competenti Commissioni Parlamentari, una legge di riforma della caccia, fatta salva la competenza legislativa primaria della Regione in materia di caccia, avanzata ed equilibrata, capace di garantire il necessario cambiamento e di adeguare il Paese all'Europa, prima dei referendum.
PRESIDENTE:Ha chiesto la parola il Consigliere Riccarand; ne ha facoltà.
RICCARAND (VA):Ribadisco il voto contrario a questa mozione e mi stupisco che la Giunta regionale e la maggioranza appoggino una proposta che tende a sostenere i tentativi di evitare un pronunciamento referendario, affermando, oltretutto, di farsi interpreti "dello stato d'animo e degli orientamenti largamente diffusi nell'opinione pubblica valdostana".
Io credo che questo tentativo molto maldestro fallirà e che il 3 giugno, quando andremo a votare sui quesiti referendari, avremo modo di vedere che cosa effettivamente pensano i cittadini valdostani.
PRESIDENTE:Ha chiesto la parola il Consigliere Mafrica; ne ha facoltà.
MAFRICA (PCI):Ribadisco l'astensione del nostro Gruppo, perché la discussione non ha chiarito il senso di questa mozione, che è stata presentata dal Consigliere Gremmo con una impostazione, mentre alla fine ne risulta una diversa, però non sufficientemente chiara.
PRESIDENTE:Se nessuno chiede la parola, pongo in votazione la mozione in oggetto, nel testo emendato del quale ho già dato lettura.
ESITO DELLA VOTAZIONE
Presenti: 26
Votanti: 22
Favorevoli: 21
Contrari: 1
Astenuti: 4 (Bajocco, Dolchi, Mafrica e Tonino)
Il Consiglio approva
