Oggetto del Consiglio n. 1067 del 28 febbraio 1990 - Resoconto
OGGETTO N. 1067/IX - Provvedimenti per una riduzione del traffico di transito di merci su gomma attraverso le Alpi. (Reiezione di risoluzione).
Presidente - Do lettura della risoluzione presentata dal Consigliere Riccarand:
RISOLUZIONE
Premesso che il transito di camion attraverso il tunnel del Monte Bianco e l’intera Valle d’Aosta ha avuto, in questi ultimi anni, un costante, pesante incremento passando dai 434.691 transiti del 1983 (in media 1190 passaggi ogni giorno dell’anno) ai 684.837 transiti del 1989 (in media 1896 passaggi ogni giorno) con un aumento annuo che è mediamente del 10%;
Rilevato che nel solo mese di settembre ’89 sono transitati attraverso il tunnel del Monte Bianco 68.352 camions (pari a 2.280 di media giornaliera) e che il 19 settembre 1989 si è arrivati, in 24 ore, a 3.992 passaggi;
Evidenziato che tale intenso traffico di transito è costante fonte di pericolo e di inquinamento atmosferico ed acustico, fenomeni aggravati dal carattere stretto del fondovalle in tutta la nostra regione;
Evidenziato altresì che, come dimostrato dalla situazione verificatasi fra il 6 e l’11 febbraio 1990, si verificano ormai frequentemente episodi di blocco e di paralisi della circolazione che provocano gravi disagi e notevoli danni all’economia regionale;
Sottolineato che la Valle d’Aosta, come già hanno fatto le comunità alpine della Svizzera, dell’Austria e del Sud-Tirolo, intende operare attivamente per una riduzione del traffico di transito di merci su gomma attraverso le Alpi;
il Consiglio regionale della Valle d’Aosta
delibera
di impegnare la Giunta regionale:
1) ad assumere i necessari provvedimenti perchè nel corso del 1990 si realizzi una inversione di tendenza rispetto all’aumento del traffico di transito di camions, operando in modo da ridurre tale traffico transito a livelli sensibilmente inferiori di quelli del 1989;
2) ad illustrare alla Conferenza dei Capigruppo entro 30 giorni, i provvedimenti che si intendono assumere per ottenere tale riduzione.
Presidente - Ha chiesto di illustrare la risoluzione il Consigliere Riccarand, ne ha facoltà.
Riccarand (VA) - Questo è un argomento che in questo Consiglio è già stato affrontato altre volte, ma che credo si ponga oggi con particolare drammaticità, tanto da poter parlare ormai di una emergenza TIR in Valle d’Aosta dopo gli avvenimenti che si sono verificati all’inizio del mese di febbraio. Quindi credo che da questa discussione in Consiglio debba oggi uscire una posizione chiara, per dire cosa vuole fare la Valle d’Aosta negli anni novanta rispetto al problema più grave che ci troviamo oggi ad affrontare, rispetto all’assetto ambientale, alle condizioni di salute, alle condizioni di vita nella nostra regione.
Tutti sappiamo che l’aumento notevolissimo che c’è stato del traffico su gomma comporta dei costi molto alti in termini di consumo ed anche di spreco energetico e in termini di inquinamento. Questo problema generale del traffico su gomma acquista poi una particolare gravità ed incidenza quando andiamo ad analizzare un settore particolare che è il trasporto di merci, cioè il trasporto su gomma di tonnellate e tonnellate di merci su lunghe distanze, passando attraverso zone impervie come sono le zone alpine. E questo traffico di merci su gomma è da ormai una ventina di anni in costante incremento ed in particolare con una ulteriore potente crescita in questi ultimi anni ed una previsione di ulteriore aumento nel prossimo decennio.
I passaggi al tunnel del Monte Bianco di automezzi pesanti, di camion, erano stati 46mila nel 1966, primo anno di esercizio del traforo del Monte Bianco, sono stati 684mila nel 1989. Basta questo dato per dirci come è cambiata tutta l’alta Valle d’Aosta in conseguenza di una invasione di mezzi che non era prevedibile sicuramente all’inizio degli anni sessanta e che poi si è verificata e che adesso deve essere misurata, controllata e ricondotta in binari accettabili.
Negli ultimi anni in particolare c’è stato ogni anno un incremento del traffico di merci su gomma di circa il dieci percento in più rispetto all’anno precedente, quindi abbiamo ormai un aumento geometrico che diventa apparentemente incontenibile. Dal 1983, primo anno della Giunta Rollandin, al 1989, siamo passati da 434mila TIR, transitati attraverso il tunnel del Monte Bianco, a 684mila, con un aumento quindi di 250mila TIR all’anno; nell’arco di un paio di anni, se non si modifica questa tendenza, saremo al raddoppio rispetto al 1983. Attualmente siamo ad una media che sfiora i 2000 passaggi al giorno al tunnel del Monte Bianco, con delle punte che arrivano a quasi 4000 TIR al giorno in determinate giornate con traffico particolarmente intenso.
Se lasciamo che le cose proseguano senza un controllo e senza una disincentivazione, saremo sommersi da una media di 4-5000 TIR al giorno: non più, dunque, un fattore di punta come attualmente avviene, ma un fattore di media giornaliera. Sappiamo tutti che l’unificazione del mercato europeo, quindi l’abolizione di una serie di meccanismi e di controlli che ancora esistono alle frontiere, incentiverà e determinerà una crescente mobilità di merci e quindi una pressione ancora più ampia sulle Alpi e sulla nostra Regione. Sappiamo anche che le limitazioni che sono state introdotte dalla Svizzera e dall’Austria rispetto al traffico di merci su gomma stanno già dirottando verso la nostra Regione un traffico che non riesce a passare attraverso altri valichi alpini, quindi già oggi la Valle d’Aosta, la Valdigne, il tunnel del Monte Bianco è diventato il principale canale di transito dei camions di tutto l’arco alpino.
La realizzazione di una autostrada nell’Alta Valle fino a Courmayeur, all’interno di questa prospettiva, non solo non risolverà i problemi, ma anzi diventerà essa stessa un fattore di attrazione per nuovo traffico e sarà un elemento che renderà molto difficile mettere in atto una politica di contenimento di questo traffico. Quindi diventa un fattore che va a moltiplicare queste tendenze che già esistono spontaneamente.
La Valle d’Aosta del Duemila, la Valle d’Aosta di qui a dieci anni, riceverà soltanto più danni da questo transito di milioni di camion, danni rappresentati da congestionamenti, da pericoli costanti sulle nostre strade, da un inquinamento acustico ed atmosferico che sarà sempre più elevato, danni pesantissimi, senza contemporaneamente avere da questo flusso di traffico nessun pur minimo vantaggio. I duemila TIR che transitano attualmente attraverso la Valle d’Aosta sono già adesso un attentato quotidiano alla salute di migliaia di persone. Ogni anno sono ormai tonnellate di ossido di azoto e di anidride solforosa che vengono immesse dal traffico pesante e sono ogni anno centinaia di chilogrammi di polveri e di idrocarburi.
I dati che sono stati forniti dal Treno Verde nelle rilevazioni fatte nella città di Aosta lungo Via Parigi sono stati estremamente eloquenti ed hanno indicato che siamo sopra la soglia di allarme in determinate ore del giorno e durante tutta la giornata per quanto riguarda gli idrocarburi. Ma non è stata questa l’unica rilevazione che ha fornito degli elementi preoccupanti. Sull’ultimo numero di "Nuova ecologia" ci sono i dati sulle rilevazioni fatte il 3 e 4 gennaio a Courmayeur, da cui si può notare come esistono dei livelli di inquinamento da biossido di azoto, di particelle sospese e di idrocarburi totali, che sono sopra la soglia di allarme. Quindi non solo ad Aosta, ma anche in località turistiche, in località montane come Courmayeur siamo ad un livello ormai di cosiddetto allarme rosso, cosiddetto allarme da inquinamento atmosferico. E’ veramente un dato vergognoso che queste informazioni, questi rilievi, questi dati, ci debbano venire da laboratori esterni alla nostra regione e che non siano stati in grado i nostri strumenti, la Regione, la sua USL, di rendersi conto del pericolo rappresentato da questo flusso di traffico e di segnalare opportunamente questa situazione.
Abbiamo sottovalutato per troppo tempo le conseguenze di questo flusso di traffico; le popolazioni che stanno vicino alla Valle d’Aosta si stanno preoccupando ben più seriamente di questa situazione. Si è parlato in un precedente Consiglio regionale dell’indagine avviata dalla Comunità Montana Dora Baltea Canavesana, che ha avviato una indagine proprio sull’inquinamento veicolare provocato dall’autostrada e dalla statale, ed ha affidato la ricerca ad un istituto specializzato di Milano, Istituto Mario Negri, proprio perchè è stato accertato ad una prima analisi che l’inquinamento da traffico è il principale fenomeno di inquinamento della zona fra Ivrea e Pont-Saint-Martin e che si tratta di un dato che ormai è a livelli di allarme.
Quello della Comunità Montana Dora Baltea Canavesana non è l’unico esempio; in una valle vicino a noi, con problemi molto simili ai nostri, la Valle Susa, qui l’USL n. 36, che fa capo alla cittadina di Susa, ha messo a punto un progetto (di cui ho portato copia) che reca: "Effetti del traffico veicolare sull’ambiente della Valle Susa", in cui viene predisposta una analisi su quelle che sono le conseguenze del traffico intenso soprattutto di camion attraverso la loro valle, che non è ancora ai livelli della Valle d’Aosta, ma che comunque è a livelli anche lì estremamente preoccupanti.
Questo progetto porta la data del gennaio 1990, quindi è un progetto recentissimo, che è stato illustrato anche sul quotidiano "La stampa", dal quale leggo alcune considerazioni: "L’idea di questa ricerca dell’USL n. 36 non è nata solo dalle spinte ecologiche e dal timore che l’incremento del traffico possa essere un duro colpo all’ambiente, ma anche dalla constatazione che in Valle Susa si è notato un incremento dei tumori rispetto alla media del resto d’Italia". E ci sono gli indici di questo incremento. "I correttivi che fin d’ora si possono prevedere vanno dalla formazione di barriere, anche vegetali, antirumore ed antinquinamento, all’allontanamento dai margini stradali delle colture intensive ed estensive, alla conversione delle aree adiacenti alle arterie di scorrimento, ma anche al contingentamento del passaggio dei TIR ed al potenziamento del trasporto su ferrovia".
Allora, dalla Valle Susa ci viene un segnale preciso: si comincia a parlare concretamente di contingentamento di passaggio di TIR, si comincia a dire che oltre un certo livello non possono più passare perchè sono insostenibili rispetto all’equilibrio ecologico di una vallata.
Abbiamo già citato in altri Consigli regionali l’esempio della Svizzera: lì non ci sono soltanto dei progetti, dei primi passi, lì ormai c’è una realtà storica consolidata che pone il divieto di transito di mezzi sopra 28 tonnellate, divieto di transito notturno, tassa sui TIR. Sappiamo che in Austria hanno introdotto dal 1° dicembre il divieto notturno di circolazione, sappiamo che si sono posti l’obiettivo di ridurre gli attuali 3000 TIR che transitano attraverso la Valle dell’Inn, Brennero, a meno di 1000 TIR al giorno.
E noi in Valle d’Aosta cosa facciamo rispetto a questa situazione? Noi, che siamo autonomi, che abbiamo più soldi, più poteri, più possibilità di intervento della Comunità Montana Dora Baltea e della USL n. 36 o della Valle Susa, cosa facciamo per proteggere la salute della gente, della flora e della fauna della Valle d’Aosta?
Finora abbiamo fatto una legge per finanziare la realizzazione dell’autostrada, abbiamo fatto una legge per finanziare la società Autoporto, la quale a sua volta deve finanziare le società di spedizione perchè a loro volta facciano passare più camions attraverso la Valle d’Aosta. Cioè, noi stiamo facendo esattamente il contrario di quello che fanno tutte le altre popolazioni dell’arco alpino e sembriamo essere estranei alle preoccupazioni che da altre parti ci sono. Continuiamo ad inseguire ormai disperatamente, perchè ormai siamo alla disperazione in questo campo, quelle entrate dell’IVA da importazione che sappiamo tutti sono destinate a scomparire nell’arco di pochi anni.
Nel corso di questi ultimi mesi crediamo che su questo problema siano suonati non dei piccoli segnali di allarme come si erano già presentati in passato, ma siano ormai suonate le campane a stormo. Quando le autorità austriache decidono, andando contro a tutta la Comunità europea, andando quindi contro anche a delle resistenze allo stesso ingresso dell’Austria che chiede di entrare nella comunità europea, ma comunque quando essi decidono che sono disposti a pagare qualsiasi prezzo pur di ridurre il transito dei TIR attraverso le loro vallate e fanno i provvedimenti che sappiamo (hanno determinato il blocco del Brennero nel mese di settembre, hanno determinato una levata di scudi da parte del governo italiano, dei governi europei, da parte dei Ministri CEE, ecc), è perchè al fondo del problema ci sono dei fatti gravi che si devono affrontare. E questo mi sembra un segnale molto preciso e molto chiaro che dovremmo per-cepire.
Quando i lavoratori del Treno Verde ci dicono che siamo in situazione di allarme rosso, anche qui abbiamo un segnale molto forte e preciso. Ed infine, sicuramente anche il blocco della città di Aosta e di una parte dell’Alta Valle d’Aosta, fra il 6 e l’11 febbraio, è un episodio che dovrebbe condurre questo Consiglio regionale a prendere atto di una situazione che è diventata insostenibile e a dire basta, a dire che bisogna cambiare strada.
Quindi chiediamo, con la risoluzione che abbiamo presentato, che il Consiglio regionale abbia il coraggio di dire finalmente che bisogna cambiare indirizzo rispetto alla politica dei trasporti in Valle d’Aosta, che di camion, che di TIR attraverso la Valle d’Aosta, in particolare attraverso il tunnel del Monte Bianco, ne passano ormai troppi. Dobbiamo assumere un impegno perchè il 1990, invece di essere un anno in cui registreremo un nuovo picco in salita e in cui batteremo ogni primato storico del passaggio dei TIR, sia invece un anno in cui finalmente questa curva sarà decrescente e in cui quindi il punto massimo nel transito dei TIR, nella storia della Valle d’Aosta, sarà stato raggiunto nel 1989, dopo di che si sarà invertito la tendenza.
Se vogliamo andare in questa direzione, dobbiamo cominciare a dirlo chiaro, forte, ad alta voce. Dobbiamo prendere una posizione precisa ed anche solenne da parte di questo Consiglio e poi andare ad individuare gli strumenti concreti di intervento, che ci sono. Bisogna però che ci sia la volontà.
Se questa Amministrazione regionale, se in particolare questa Giunta, questo esecutivo non opera concretamente, attivamente, ponendolo come uno degli elementi prioritari per invertire la tendenza alla costante crescita del traffico dei TIR, allora si rende complice di un attentato quotidiano alla salute dei valdostani. E la salute non si monetizza neppure con le centinaia di miliardi dell’IVA da importazione.
Ho visto che alcuni mesi fa il Sindaco di una cittadina piemontese, la città di Chivasso, ha avuto il coraggio di fare una ordinanza con cui ha vietato il transito dei TIR in una zona ritenuta troppo centrale rispetto all’abitato, e lo ha fatto con una ordinanza molto articolata sulla base di un richiamo preciso ai valori difesi e tutelati dalla Costituzione. Vi leggo solo alcuni passi: "Considerata la particolare nocività indotta dal traffico pesante per la grave quantità di emissione di fumi altamente inquinanti, come risulta dalla relazione dell’USL 24 di Grugliasco, e la correlazione fra la percentuale di traffico pesante e il livello di inquinamento acustico, relazione USL 40 di Ivrea, considerato che nella doverosa comparazione di interessi, entrambi pubblici ma confliggenti, quello diretto a ridurre le condizioni di specifica nocività in danno e pericolo della salute dei cittadini residenti nel Comune prevale su quello diretto a garantire la libera circolazione dei veicoli, considerato ancora che la tutela delle condizioni di salute coincide con quella più generale della salvaguardia dell’ambiente, bene ritenuto dalla Corte Costituzionale insuscettibile di essere subordinato a qualsiasi altro, ivi compresi quelli economici, ecc.".
Sulla base di questi presupposti, il Sindaco ha emesso una ordinanza che vieta in determinate zone il transito dei TIR. Questo ha avuto il coraggio di fare un povero Sindaco di un povero Comune della provincia piemontese.
Il nostro Presidente della Giunta, che ha poteri di Prefetto, che conosce e frequenta i potenti d’Europa, non ha il coraggio di fare un decreto che estende anche solo di poche ore i divieti nazionali che ci sono rispetto al transito dei TIR? Come mai si ha questa reticenza, questa mancanza di coraggio nell’aprire una battaglia per sottrarre la Valle d’Aosta alla invasione dei TIR?
Chiediamo con questa risoluzione, con molta calma ma con molta fermezza, di prendere una posizione di principio, di dire che abbiamo raggiunto il punto massimo e che vogliamo tornare indietro, e di cominciare ad individuare concretamente gli strumenti per cui possiamo, in tempi ragionevoli, con il tempo che sarà necessario ma in modo rapido ed efficace, tornare indietro e riportare tranquillità alla Valle d’Aosta rispetto a questa invasione dei TIR, che costituisce un elemento grave rispetto alle condizioni di vita di tutta la nostra popolazione, e non solo della popolazione umana, ma di tutto l’ambiente nel suo complesso.
Presidente - E’ aperta la discussione generale.
Ha chiesto di parlare il Consigliere Tonino, ne ha facoltà.
Tonino (PCI) - Voteremo la risoluzione presentata dal Consigliere Riccarand, perchè condividiamo in toto anche l’intervento e l’illustrazione che ha fatto poco fa.
Lo abbiamo detto già in un’altra occasione: riteniamo del tutto sbagliata, del tutto insufficiente la politica regionale nei confronti del transito dei TIR; riteniamo miope la cecità che questa Giunta dimostra rispetto ad un bisogno che ormai è indilazionabile, di ridurre drasticamente il passaggio dei TIR attraverso la nostra Regione. Bisogna in tal senso, anche qui mi ripeto, manifestare una netta indicazione politica in tal senso da parte della Regione e di questo Consiglio regionale. Se così non sarà, avremo una situazione destinata ad aumentare in termini di pericolosità e in termini di inquinamento, quindi in termini di salute nei confronti dei cittadini valdostani.
Qualche giorno fa il Ministro Ruffolo ha lanciato una denuncia- allarme, che è stata ripresa dal quotidiano Italia Oggi e pubblicata venerdì 16 febbraio. Dice il Ministro Ruffolo: "Lo sviluppo addizionale del mercato unico europeo porterà con sè sviluppi preoccupanti per l’ambiente. Due i casi forse più critici: un peggioramento dell’inquinamento atmosferico con un aumento dell’8-9 percento dell’anidride solforosa e del 12-14 percento degli ossidi di azoto, e un aumento del traffico transfrontaliero su gomma del 30-50 percento. Due fenomeni di non piccola portata, il cui impatto ambientale è facilmente prevedibile". E’ il Ministro della Repubblica che parla di un incremento del transito su gomma transfrontaliero, che avrà un incremento del 30-50 percento con l’apertura del mercato unico europeo.
Anche qui non è il caso di ripetere che, mentre altre regioni dell’arco alpino stanno mettendo in atto misure per contenere questo transito, siamo l’unica realtà, ripeto, l’unica realtà dell’arco alpino che non solo non si preoccupa di questo innaturale incremento, ma attraverso una politica assurda di incentivi e attraverso l’apertura a qualsiasi livello di transiti favorisce nei fatti questo incremento dei passaggi.
Come non si possa vedere la necessità di arrivare ad un serio contingentamento dei passaggi, che sia dimensionato sulla base della potenzialità di questo nostro territorio, di questo nostro ambiente, è cosa per noi incomprensibile. In questo senso ripetiamo la necessità che sia la Regione Valle d’Aosta a compire gli studi, le analisi, i rilevamenti necessari per valutare il grado di inquinamento e quindi il grado di sopportabilità di questo ambiente.
Le misure per ridurre il transito dei TIR sono misure possibili; io rifiuto una tesi che in altre occasioni qui è stata sostenuta dallo stesso Presidente della Giunta, per cui oggi questa Regione non ha poteri in tal senso. Non è vero: eserciti innanzitutto un potere politico che le spetta e che non esercita in questa fase, ed utilizzi tutti gli strumen-ti normativi per poter arrivare all’obiettivo del contenimento.
Queste sono le ragioni essenziali per cui, a nostro avviso, una politica di contenimento e misure immediate, così come sono richieste nella risoluzione proposta dal Consigliere Riccarand, devono essere assunte dal Consiglio regionale.
Ancora una volta aspetteremo di conoscere dalla Giunta quali risposte saprà dare a questa richiesta ormai reiterata dai banchi dell’opposizione e valuteremo quindi sulla base delle risposte che ci verranno date il livello della nostra iniziativa.
Voglio sottolineare un fatto: il grado di sopportabilità che ormai l’opinione pubblica dimostra nei confronti di questo incremento abnorme del transito dei TIR sta raggiungendo limiti. Avremo fra non molto una rivolta popolare nei confronti di questo fenomeno, così come è avvenuto in altre regioni dell’arco alpino. Sarebbe davvero segno di arretratezza che le istituzioni non si ponessero per tempo e prima questo problema, anzichè aspettare le reazioni popolari.
A proposito di reazioni, credo che lo stesso Consigliere Stévenin in un momento di disperazione abbia emesso qualche settimana fa un comunicato, che ho avuto modo di vedere, in cui chiedeva di bloccare i TIR e definiva questo traffico insopportabile. Credo che quella del Consigliere Stévenin sia la reazione che avrà, e fra non molto e giustamente, la gente valdostana.
Presidente - Ha chiesto di parlare il Consigliere Rusci, ne ha facoltà.
Rusci (PRI) - Non è la prima volta che prendo la parola in questo Consiglio per affrontare l’argomento del trasporto su ruota. Anche oggi non so bene da cosa partire, se dalla teoria del millenarismo catastrofico, secondo la quale alla scadenza di ogni millennio si verificano atteggiamenti esistenziali di insopportabilità, per cui Ottaviano Augusto prima e Cristo assieme mettono fine al caos di guerre civili e di problematiche spirituali all’inizio dell’era cristiana, oppure dalla vendita delle indulgenze che tranquillizza gli animi dei benpensanti di allora, convinti di non poter continuare dopo il primo millennio; attualmente potrebbero essere gli ambientalisti i venditori di nuove indulgenze. Non so se riferirmi alla fusione fredda, che ha fatto ridere il mondo intero: per alcune settimane ha tenuto testa sui mass media la notizia, per cui sembrava si fosse arrivati ad una scoperta scientifica di grandissimo pregio, risolutrice di tutte le problematiche dell’umanità; non so se rifarmi alla teoria del buon selvaggio, e mi è caro ricordare in questa occasione Rousseau.
La verità è che ho la sensazione che si perda il concetto del buon senso per appiattirsi sul senso comune. Si è scoperto che c’è questo problema, l’ambiente è il problema del secondo millennio e siamo alla scadenza del secondo millennio. C’è qualcuno che è in grado di vendere indulgenze, ma, attenzione, le indulgenze sono rappresentate da una serie di fotografie catastrofiche; non si va al di là di questo, non si pensa alle implicazioni. Mi sembra che ci sia un atteggiamento mentale di rifiuto a buon mercato della società industriale avanzata, nella quale volenti o nolenti viviamo e con la quale volenti o nolenti dobbiamo fare i conti.
C’è poi un vezzo della Sinistra, soprattutto di una Sinistra estremamente avanzata, che è quello di non rispettare le competenze istituzionali. E’ il solito discorso: si propongono ordini del giorno sulla Cambogia alle riunioni di condominio. Noi siamo degli amministratori regionali; io non ho capito bene, qualcuno me le dovrebbe spiegare, quali sono le competenze in questa materia dell’Amministrazione regionale.
Allora io credo che siamo all’interno della storia, siamo all’interno di uno sviluppo economico di un certo tipo, operiamo e credo che in questa Regione si sia operato con il senso delle cose, perchè qualcuno mi deve spiegare se la proposta del tunnel ferroviario Aosta-Martigny serve a soddisfare le esigenze di 200 possibili viaggiatori al giorno, o l’obiettivo è invece quello di arrivare ad uno sviluppo differenziato del trasporto, perchè se manca la componente economica grossa, fondamentale ed importante del trasferimento di buona parte del trasporto su gomma al trasporto su rotaia (non dico di tutta, perchè questa è una posizione antistorica, non la si potrà mai ottenere questa traslazione definitiva), mi si deve spiegare a cosa pensiamo: ad un finanziamento di 3-4000 miliardi per accontentare 200 Svizzeri che vengono il martedì a fare il mercato nella città di Aosta? Non credo che questo sia l’obiettivo delle proposte concrete che la maggioranza ha in questo caso fatto.
La posizione geotopica della nostra Regione, lo sviluppo economico di questo periodo, la nostra storia ci hanno collocati ad essere anche regione di passaggio. Il nostro Stato, e questo è un argomento in più di riflessione che voglio portare, è uno Stato anche di tipo sociale caratterizzato da forti ammortizzatori. Qui una sola parola non si è spesa e non viene spesa dalla Sinistra, e questo mi fa specie, per il discorso degli autotrasportatori. In Italia sono duecentomila, è un numero impressionante. Nessuno pensa alle problematiche della categoria, mi sembra di capire.
C’è questa visione idilliaca delle pecorelle al pascolo e si rifiuta l’autostrada, grande veicolo di smistamento di traffico che allontana dai centri più abitati dove forse, dico forse, possono insistere rischi dal punto di vista ambientale per quello che è l’inquinamento acustico e dell’aria, perchè qui ritorno al discorso della fusione fredda: la certezza di aver trovato dal punto di vista scientifico una conquista incredibile, poi risoltasi in una bolla di sapone. Su questo argomento mi sembra che ci siano degli atteggiamenti estremamente contraddittori, nel senso che gli scienziati in questo momento, pur di attirarsi finanziamenti che possono provenire dalle parti più disparate, sono pronti a sostenere tutto e il contrario di tutto.
Abbiamo la fortuna di avere dei mass media che propinano una serie di informazioni incredibili e dal punto di vista numerico e dal punto di vista emotivo; raramente c’è la dimostrazione della tesi: c’è la produzione della notizia, c’è la produzione di ciò che fa notizia.
Dobbiamo essere estremamente attenti in questo tipo di discorso, perchè il Consigliere Ric-carand ha concluso il suo intervento precedente dicendo che siamo arrivati al punto massimo (credo volesse di-re al punto di rottura) e che è il momento di torna-re indietro; io dico che siamo avanti sul cammino dello sviluppo della storia di questa Regione ed è opportuno andare avanti con i correttivi che le necessità impongono. E le proposte concrete ci sono.
Ultima annotazione a margine. Siamo tutti convinti che i duemila TIR che attraversano quotidianamente la nostra Regione siano interessanti, fra virgolette, esclusivamente per i 400 miliardi annui che ne derivano alle casse regionali. Ma, attenzione, c’è un indotto, ci sono problematiche di occupazione che rischierebbero il tracollo nel caso in cui si accettasse l’infausta proposta di considerare questa una Regione oleografica, in cui il paesaggio è considerato come il bene massimo ed il bene supremo.
Noi, come repubblicani, su questa strada non marciamo e quindi voteremo contro l’ordine del giorno presentato dal Consigliere Riccarand.
Presidente - Ha chiesto di parlare il Consigliere Pascale, ne ha facoltà.
Pascale (PSI) - Non credo che già oggi si possa parlare di emergenza TIR, come ha detto il Consigliere Riccarand, anche se non escludo che in prospettiva si possa arrivare ad una emergenza TIR. Quindi respingo subito l’accusa velata che è stata fatta dal Consigliere Tonino, che nell’ambito delle forze di maggioranza non ci sia una preoccupazione per il futuro della Valle d’Aosta di fronte a questo problema.
Mi pare che allo stato attuale l’emergenza TIR sia nata anche su un fatto emozionale, di fronte a quelle che sono state circostanze eccezionali, cioè quelle relative al blocco della circolazione nella settimana che va fra il 6 e l’11 febbraio. Circostanze eccezionali che sono già state evidenziate stamattina dal Presidente della Giunta nella risposta che ha dato alle varie interpellanze, facendo osservare che nell’arco di questa settimana sono venute a coincidere due agitazioni: una del personale doganale per le sue rivendicazioni sindacali, e una determinata da un blocco improvviso e secondo me anche immotivato dei camionisti. Perchè poi il punto oscuro di tutta questa vicenda è come mai gli autotrasportatori abbiano anticipato questa protesta che era già stata fissata per l’11 marzo, ed abbiano scelto proprio Aosta per fare questa anticipazione. Questo non l’ho ancora capito; è un punto oscuro, sul quale forse varrebbe la pena di riflettere. Mi pare che una delle motivazioni fosse quella per cui ad Aosta mancava una corsia preferenziale per il transito; in realtà questo non esiste neanche in altre dogane. Se andiamo a fare il paragone con il Brennero, per il divieto notturno che c’è da parte dell’Austria, lì ci sono condizioni di transito per gli autotrasportatori peggiori di quelle che possono trovare in Valle d’Aosta. Ecco perchè non ho capito perchè proprio ad Aosta ci sia stata questa manifestazione degli autotrasportatori.
Comunque sono state circostanze eccezionali che non possono costituire la normalità. Al limite, se vogliamo parlare di emergenza TIR o quanto meno di situazione insostenibile, questa va riferita ad una parte del territorio della Valle d’Aosta, cioè all’Alta Valle, dove esiste un asse viario che indubbiamente è inadeguato a sostenere ed a sopportare questo transito di veicoli commerciali. Ma la risposta a questa situazione insostenibile noi l’abbiamo già data ed è la scelta autostradale; anzi, questo conferma la validità della scelta che è stata fatta dalla maggioranza di andare a costruire questo anello mancante dell’autostrada.
Nel momento in cui l’autostrada sarà in funzione, i duemila TIR potranno circolare e, attenzione, potranno circolare senza soste, perchè l’inquinamento maggiore avviene dove ci sono incolonnamenti; è cosa che avviene anche nelle grandi città dove si discute di inquinamento dovuto alla circolazione di tutti gli autoveicoli.
Nel momento in cui l’autostrada sarà terminata, potrà sopportare un transito veloce di questo flusso di TIR che attualmente circola in Valle d’Aosta. Questo diciamo pure nel medio-lungo periodo, cioè nell’arco di una decina d’anni, perchè è vero quello che diceva il Consigliere Riccarand: qui ogni anno il transito dei TIR aumenta del 10%. Ma non è che aumenta perchè in Valle d’Aosta c’è una politica a favore del transito; questo non è vero, perchè aumentano dappertutto, aumentano qui, aumentano al Brennero, al Fréjus, in quanto aumentano gli scambi commerciali. Ed è vero che nel 1992, con il mercato unico europeo, con l’apertura anche dei mercati dell’Est, è prevedibile un ulteriore aumento degli scambi commerciali all’interno di questo mercato comune e quindi un aumento dei transiti commerciali.
Chiaramente, se andiamo ad una prospettiva che va oltre il duemila, questa prospettiva ci preoccupa, ma non da adesso, ci ha preoccupato anche prima, e se non si troveranno dei rimedi efficaci e possibili, oltre il duemila anche la Valle d’Aosta, come altre regioni attraversate dalle vie internazionali, sarà sommersa dai TIR.
Quali i rimedi? Qui si parla sempre di un contingentamento e si prende ad esempio la Svizzera e l’Austria. Ma la Svizzera e l’Austria sono paesi che non fanno parte del MEC, sono paesi sovrani che non hanno dei vincoli come può averli una regione come la Valle d’Aosta, che è all’interno di uno Stato italiano, che a sua volta ha dei collegamenti all’interno del MEC. Non dimentichiamoci che il traforo del Monte Bianco, l’asse internazionale che passa attraverso il traforo del Monte Bianco, oggi è una via internazionale, ma nel 1992 diventerà una via interna al MEC, ed io non so se è possibile per una regione stabilire autonomamente delle limitazioni o dei contingentamenti. Forse sarà possibile, ma sempre nel quadro di un accordo europeo, e non so se questa è una ipotesi praticabile.
Tonino (PCI) (fuori microfono) - Come ha fatto Pillitteri a Milano? Lui c’è riuscito.
Pascale (PSI) - Pillitteri lo ha fatto per quanto riguarda la città di Milano e per quanto riguarda gli autoveicoli, ma ha delle alternative. Pillitteri ha detto: la dogana non deve essere al centro di Milano, vada fuori del centro di Milano.
Qual è l’alternativa che possiamo porre? Qui non si parla di strutture che possiamo spostare, qui si parla di una via che è internazionale, e come questa è quella del Brennero, è quella del Fréjus. Mi pare che lo abbia detto Rusci, ma lo abbiamo detto tante volte in questo Consiglio regionale: l’unica alternativa è quella di diversificare i mezzi di trasporto, cioè in modo particolare l’unica alternativa vera e seria è quella del trasporto su rotaia.
La direzione è già stata assunta con iniziativa propria di questa Regione; a mio avviso si tratta di insistere su questa strada in sede nazionale e in sede europea, perchè deve crescere anche la sensibilità di quelli che sono gli organismi competenti a trovare alternative valide ad uno sviluppo abnorme del trasporto su gomma.
Presidente - Ha chiesto di parlare il Consigliere Stévenin, ne ha facoltà.
Stévenin (UV) - Je crois que presque tous les conseils régionaux nous aurons le plaisir de discuter des poids lourds, parce qu’on a voté une résolution il y a quelques semaines et on avait voté une autre résolution il y a un mois et demi à peu près. Je crois que certaines forces politiques veulent se servir de ce problème en tant que prétexte pour fai-re un certain jeu politique. Ça c’est tout à fait normal, parce que c’est un problème qui existe, et sur le fait que ce problème existe, nous sommes tous d’accord.
La vérité est que ce qui s’est passé tout dernièrement avec le bloc réalisé à la suite de la grève des douaniers, est interprété de la part de M.Riccarand et peut-être même de la part d’autres, comme une situation qui doit trouver une solution en bloquant l’autoroute; c’est-à-dire à la suite de ce qui s’est passé, on s’est servi de cette grève pour dire non à l’autoroute.
De notre part on tire des conclusions complètement opposées; je suis convaincu que la plupart, 90%, sauf quelques exceptions, a tiré les conclusions qu’il fallait absolument faire le plus tôt possibile cette autoroute, pour créer une alternative et pour éviter encore une fois que situations comme celles qui se sont passées dans ces jours puissent se réaliser de nouveau.
Il est évident que ce qui s’est passé a procuré toute une série de problèmes, surtout à ceux qui habitent la ville. Il est évident qu’il y a eu la protestation de la part des habitants et il est évident que moi également, j’ai protesté, mais j’ai protesté pour le fait que ce n’était pas juste que les habitants de la ville d’Aoste devaient subir une répercussion à la a suite d’une grève. Et c’est bien pour cela qu’on a demandé de bloquer les poids lourds, et d’ailleurs la décision a été prise par le Gouvernement régional, par le comité de salut public.
S’il se vérifiera dans l’avenir une situation pareille, les poids lourds n’auront plus la possibilité, comme ils ont eu dans le passé, de créer des problèmes à la population.
Or, on l’a dit maintes fois que du fait qu’il y a le tunnel du Mont Blanc l’autoroute était indispensable et nécessaire. Nous n’avons pas d’alternatives, comme il en existe au Sudtirol, parce que nous n’avons pas le chemin de fer.
Je crois que le comportement de cette majorité est exemplaire pour le fait qu’on a prévu l’autoroute, qui est indispensable pour relier notre pays à l’Europe; on a prévu pour le futur la solution du tunnel ferroviaire, qui pourra, si réalisé, éliminer toute une série de problèmes qui existent aujourd’hui.
Il y a là, donc, la réponse aux exigences qui a la Vallée d’Aoste; tout le restant c’est de la polémique inutile. Il est évident que les poids lourds augmentent, il est évident que les poids lourds existent et nous créent des problèmes, mais l’autoroute est le moindre des mals. Il n’y a pas d’alternatives. Nous ne sommes pas une république indépendante, nous devons faire face au fait de faire partie d’un Etat et donc de subir en ce sens des décisions qui malheureusement ne reviennent pas à nous. La Suisse, l’Autriche, sont des Etats libres et indépendants, nous ne le sommes pas.
Evidemment, c’est le premier passage, celui du Fréjus, qui permet aux transports internationaux de venir en Italie. L’Autriche peut décider d’une façon différente, la Suisse également.
Je veux contester, d’ailleurs je l’ai fait hier... J’ai eu la possibilité de discuter pendant une heure et demie avec M.Riccarand dans une télévision privée sur le même sujet, mais on a des données qui nous disent qu’il y a une augmentation des passages au Fréjus plus importante qu’au tunnel du Mont Blanc, sauf au mois de septembre, là où il y a eu une augmentation de 6000 poids lourds provenant du nord de l’Allemagne, des poids lourds qui auraient passé dans une situation de normalisation au tunnel du Brennero.
Là s’était créée une situation tout à fait particulière; il y a eu la grève et c’est pour cela qu’il y a eu cette augmentation au mois de septembre. Par la suite tout est rentré dans la normalité. Alors là c’est tout à fait contestable que cette situation, qui s’est passée au mois de septembre, puisse se vérifier encore une fois dans l’avenir.
Le risque que le passage des poids lourds augmente c’est un risque que nous connaissons; mais d’ailleurs ce que nous disons encore une fois c’est que la seule solution que nous pouvons adopter aujourd’hui c’est celle de terminer le plus tôt possible cette autoroute et en même temps de continuer notre oeuvre pour réaliser le tunnel ferroviaire entre Aoste et Martigny, et par là éliminer l’un des problèmes les plus importants que nous avons en ce moment.
D’ailleurs, pour ce qui est de la santé, parce qu’évidemment on tient compte des problèmes concernant les dangers du passage qui nous amènent les poids lourds, nous venons de voter une résolution, où nous disons que "La Giunta regionale si impegna a mettere in atto ogni utile ricerca ed iniziativa tendente ad accertare i reali rischi di inquinamento che i notevoli flussi di traffico possono comportare per la salute della nostra popolazione ed a riferire successivamente al Consiglio".
Alors, il y a déjà un engagement; la réalité c’est qu’aujourd’hui les poids lourds continuent a passer dans notre Région et continuent à nous apporter des problèmes, et je crois - je le répète pour la énième fois - que le moindre des mals sera la réalisation de l’autoroute.
Presidente - Ha chiesto di parlare il Consigliere Limonet, ne ha facoltà.
Limonet (DC) - Credo che ogni buon padre di famiglia, in prima battuta, sceglierebbe di bloccare, o quanto meno di ridurre, il traffico pesante in transito nella nostra Regione.
Soffermandoci sul problema, ci si accorgerà invece che detta affermazione è di difficile attuazione per una regione come la nostra che ha sempre puntato ad essere, grazie alla sua felice posizione geografica (e la storia ce lo conferma), il carrefour d’Europa. Ridurre il transito ai mezzi pesanti adesso vorrebbe dire mettere in forse delle scelte nazionali ed internazionali, di conseguenza anche l’esecuzione dell’ultimo tratto autostradale, tratto che riteniamo essere indispensabile per eliminare il crescente disagio degli abitanti dell’Alta Valle.
Siamo anche convinti che senza autostrada il disagio persisterebbe, malgrado la riduzione dello stesso traffico pesante. Inoltre, se mettessimo in atto una eventuale politica di restrizione del traffico, saremmo poco credibili nel proporci poi come promotori nella costruzione di una nuova ferrovia, quindi favoriremmo dei ripensamenti a chi avesse pensato di investire in tale opera.
Voglio fare una riflessione ad alta voce, con la quale naturalmente non pretendo di tranquillizzare nessuno. Affermo di essere convinto che il domani del trasporto sarà senz’altro nella ferrovia e presto, vuoi per le giuste ragioni ecologiche o vuoi per il risparmio energetico, le politiche si invertiranno, e se noi avremo saputo impostare un giusto discorso, come riconosco che stiano facendo le istituzioni responsabili, avremo una autostrada che rimarrà al servizio della popolazione locale e di un turismo sempre più internazionale a cui miriamo; avremo inoltre una ferrovia per un interscambio di prodotti sempre più serrato. Tutto questo servirà, anche se adesso ci costa un po’ di sacrificio, ad avviarci verso una vita di miglior qualità e verso una autonomia culturale e finanziaria sempre più completa.
Prendo l’occasione, come amministratore, per evidenziare e quindi ringraziare la popolazione, le forze dell’ordine e le categorie in causa, per l’alto senso di responsabilità che hanno dimostrato nell’occasione dell’agitazione verificatasi dal 6 all’11 febbraio. Li inviterei inoltre a continuare ad affrontarli, se vi saranno altri momenti di difficoltà, con lo stesso senso di responsabilità finora dimostrata, assicurando loro, assieme agli altri amministratori, che l’effetto negativo del traffico pesante sarà quanto prima contenuto nella tangenziale.
In ultimo, ma non per importanza, ringraziamo il Ministro Bernini, che si è dimostrato sensibile alle problematiche locali ed ha provveduto a sbloccare la situazione di disagio generale, ascoltando e prendendo impegni per assolvere alle rivendicazioni delle categorie in causa.
Presidente - Ha chiesto di parlare il Consigliere Ricco, ne ha facoltà.
Ricco (DC) - In questo Consiglio regionale assistiamo ad ogni seduta a continue richieste di maggiori spese da sostenere per scopi sociali, umanitari, di investimento, per alleviare il grave problema anche della disoccupazione.
Grazie alla legge 690/81, che ci permette di essere fra le regioni che hanno pochi problemi finanziari, questo Consiglio regionale può deliberare, come avviene, tali maggiori spese.
Come sappiamo, la maggior parte delle entrate tributarie fiscali a favore della Regione ci provengono dalle entrate IVA all’importazione, e conseguentemente dal transito dei TIR attraverso la nostra bellissima valle, traffico che non possiamo legalmente fermare. Ha detto bene il nostro collega Stévenin: la Valle d’Aosta non è una repubblica autonoma come l’Austria o la Svizzera; non possiamo impedire questo sviluppo commerciale e turistico dell’Europa unita che tutti noi auspichiamo.
L’intervento del Consigliere Riccarand è di estremo interesse e non vedo chi potrebbe negare la veridicità di quanto afferma, in buona parte almeno. Io dico che dobbiamo deciderci, caro amico, se volere "la botte piena o la moglie ubriaca" e la possibilità di poter soddisfare i bisogni impellenti della nostra popolazione, che a mio avviso è il massimo scopo che ci permette di far politica. Ogni entità politica ha il dovere di tendere alla soddisfazione del maggior numero di bisogni dei suoi cittadini in rapporto ai propri mezzi finanziari.
Cosa ha fatto questa maggioranza per diminuire o eliminare i pericoli cui fa cenno giustamente il Consigliere Riccarand? Ha approvato la creazione dell’autostrada, che sta andando avanti con notevoli difficoltà anche grazie all’opposizione. Si è dichiarata favorevole allo sviluppo del trasporto su ferrovia, che certamente se ritarderà non sarà addebitale a questa maggioranza, a questo Consiglio. Ha preso e continuerà a prendere iniziative per ridurre il tasso di inquinamento atmosferico, acustico ed altro che si può aggiungere.
Si è accennato anche al problema che fra qualche anno verranno a sparire i confini doganali. Per quello che mi riguarda, vi prego di non credere ad una imminente fine delle barriere doganali. Intanto è certo uno slittamento di almeno 3-4 anni per colpa, o merito, a seconda dei punti di vista, dei paesi che attualmente fanno parte della CEE; se poi ci aggiungiamo che fra 3-4 anni altre nazioni saranno ammesse, su loro richiesta, nella nostra CEE (vedi Austria, Turchia, forse Albania), capite bene che questi tempi oggi noti di eliminazione delle barriere doganali slitteranno almeno all’an-no duemila, forse come materia solamente di discussione.
L’emergenza TIR potrà diminuire con la completa costruzione dell’autostrada, con il potenziamento - aggiungo - ipotetico da parte dello Stato del trasporto su ferrovia, potenziamento che la Valle d’Aosta deve continuare a chiedere con insistenza, anche partecipando.
Infine, il Presidente della Giunta è personalmente pregato da me ed anche dai miei colleghi di prendere in seria considerazione la possibilità di chiedere, direi quasi pretendere, dal Ministero delle Finanze il raddoppio numerico del personale civile delle dogane della Valle d’Aosta, al fine di eliminare lo sfruttamento fisico del personale attualmente in servizio, che è costretto ad un estenuante lavoro straordinario con grave pregiudizio della loro salute.
Chiudo con una veloce elencazione del gettito IVA all’importazione per gli anni 1988-1989 conseguito nella sezione doganale di confine di Pollein. Nel 1988 la sezione doganale di confine di Pollein ha accertato L. 332.496.323.425; nel 1989 L. 402.525.413.420.
Presidente - E’ chiusa la discussione generale.
Ha chiesto di parlare il Presidente della Giunta, ne ha facoltà.
Rollandin (UV) - Je croyais que le débat qui s’était déroulé le 25 du mois de septembre de l’année dernière avait donné la possibilité d’examiner les différentes propositions et surtout de savoir les engagements que les forces de la majorité étaient à même de prendre face au problème du trafic des poids lourds, pas seulement, mais au problème des transports dans le sens plus général.
Par la suite il y a eu une autre résolution qui a été rappelée de la part de M.Stévenin, qui synthétisait ce que le 25 septembre on avait essayé de dire d’une façon la plus complète.
Or, il y a eu pendant une semaine sans doute toute une série de difficultés de la part de la population face à une série de coincidences qui ont été déjà expliquées de la part de M.Pascale, c’est-à-dire l’ensemble des problèmes des douaniers et des transporteurs.
Le problème, comme il est posé de la part des Conseillers qui ont présenté cette résolution, paraît comme s’il y ait une série de forces politiques qui sont tellement myopes de ne pas voir ce qui se passe, qui n’ont pas l’intérêt de sauvegarder la santé de la population et qui par conséquent n’adoptent pas les mesures qu’on pourrait mettre sur pied pour éliminer les dangers conséquents au trafic des poids lourds.
Je dois repousser avec toute la force qui nous vient des résolutions et des engagements que nous avons déjà pris, cette position, qui - je me permets de dire - face au problème risque de devenir démagogique. Je voudrais m’expliquer.
On a cité une série d’interventions des unités sanitaires locales des autres régions et toute une série d’enquêtes qui ont été menées, pour mieux comprendre et par conséquent juger le niveau auquel est arrivé la pollution soit de l’air, soit de l’eau et de la terre notamment. Depuis des années on a demandé de prévoir des mesures qui soient à même de mener l’enquête. On peut dire qu’il suffisait d’acheter des structures mobiles qui puissent être à même de se déplacer dans notre Région, pour avoir les données. Ça c’est vrai, mais on a cru qu’étant donné que la connaissance de la pollution quelques mois avant ou quelques mois après à un moment donné ne changeait pas tellement les possibilités d’intervenir, on pouvait le faire beaucoup mieux en sachant qu’il y avait un réseau que nous sommes en train de mettre sur pied aux frais de l’Administration régionale, et c’est la première région en Italie qui le fait avec une dépense globale de 10 milliards, en prévenant le plan que le ministère compétent est encore en train d’étudier, afin de mieux relier les connaissances que l’USL pourra avoir sur le territoire. Ce sera un réseau informatisé qui nous permettra de donner une appréciation générale sur les faits différents.
N’oublions pas qu’au moment de Chernobyl tout le monde s’était demandé quelles étaient les méthodes que les Régions adoptent pour juger sur les radiations existantes. Et tout le monde a acheté de petits appareils qui étaient placés n’importe où... Le temps est passé, la chose a été oubliée, les différents produits ont été vendus ailleurs et personne ne parle plus de ça.
On croit qu’au contraire c’est beaucoup plus sérieux d’avoir un réseau qui puisse être à même de vérifier dès le début ce qui se passe. Et alors voilà une mesure de prévention face aux centrales existantes, qui sont une des causes de la pollution, voire Creis- Malville, voire le débat sur un des risques pour notre Région.
En revenant à l’enquête, je répète qu’on a déjà fait l’appel d’offres pour avoir les deux structures mobiles, qui seront à même de fournir toutes les données nécessaires pour notre Région.
Au mois de mai on pourra déjà connaître le résultat de cet appel d’offres, et donc avoir la structure même. Et cela pour ce qui est de la connaissance, qui est la base pour savoir quelle est la pollution dans notre Région.
Après il y a l’aspect des compétences de notre Région face au problème des transports, qui n’est pas un problème qui peut être lu uniquement dans un système clos.
En effet il y avait eu des interventions qui demandaient aux différentes régions et cantons de trouver un accord finalisé à mettre sur pied des mesures limitant le passage des poids lourds et pour transférer une grande partie des transports sur le chemin de fer plutôt que sur les autoroutes. Les différentes communautés de travail des Alpes soit occidentales que centrales ont examiné ce problème, ont présenté des observations au ministère compétent et je voudrais rappeler que sur le problème des transports internationaux la compétence de l’Administration régionale malheureusement ne dépasse pas les mesures des compétences des régions à statut ordinaire. En plus je voudrais souligner que si par hasard on pouvait le faire, je voudrais savoir quel est le résultat de mettre un bouchon à Pont- Saint-Martin et un bouchon au tunnel. Si quelqu’un est en train de penser que c’est la solution de la politique des transports, je crois que c’est une solution risible.
La logique porte, au contraire, à examiner quelle est la solution pour déclencher un plan qui soit appréciable et qu’il y ait l’argent pour le construire, car autrement on risque d’avoir des beaux projets sans rien réaliser, qui puissent dire quelle est la logique des transports par chemin de fer de l’Europe; ce qu’on a tenté de faire en Suisse, en Allemagne et en Autriche. L’Italie a suivi cette partie de débat en se reliant un peu aux trains à grande vitesse et dernièrement pour les transports des poids lourds.
Quelqu’un a dit que dans d’autres villes on a fait des décrets, on a adopté des mesures qui ont limité la circulation des poids lourds: on peut le faire même ici, mais quelle est la conséquence? Il faut étudier des alternatives et en effet j’ai parlé ce matin du décret qu’on a fait pour Aoste, mais justement en prévoyant qu’il y ait dans le plus bref délai la possibilité de faire passer les poids lourds qui s’arrêtent à La Grenade tout de suite à l’autoport. Mais on ne peut pas arrêter les poids lourds au tunnel du Mont Blanc.
On a examiné le problème avec les autorités de la Savoie pour au moins demander qu’il y ait une entente sur le système des transports, pour savoir si dans certaines occasions on peut se relier, pour qu’il y ait de la part française une intervention préalable, afin de ne plus permettre aux poids lourds d’arriver en Vallée d’Aoste lorsqu’il y a déjà une grève. Là on a des difficultés à avoir ces accords et en plus c’est impossible de prévoir un décret pour arrêter le trafic des poids lourds ici.
Quelqu’un a dit que l’Haut Adige a adopté cette mesure; mais c’est une mesure inutile, l’avait déjà adoptée l’Autriche. La conséquence est exactement la même: si on va fermer une porte c’est inutile de interdire l’autoport. Là c’est vraiment de la démagogie.
En plus de cette démagogie, les poids lourds, qui doivent s’arrêter pendant toute la nuit en Autriche, à présent ont déjà créé des problèmes de pollution, car pendant l’hiver ils doivent maintenir le moteur en marche, par conséquent ils ont augmenté dans une zone limitée les dégâts qui autrefois étaient au moins partagés. Ce sont les conséquences de ce problème que le gouvernement autrichien est en train d’examiner pour savoir quelle est l’alternative. Quelqu’un a dit: vraiment le Gouvernement régional ne veut pas adopter aucune mesure, il suffirait d’utiliser au moins le chemin de fer qui arrive jusqu’à Aoste. Moi j’aimerais au moins qu’il y ait un essai à ce propos; au premier tunnel qui arrive en Vallée d’Aoste la chose se serait déjà arrêtée; nous avons des tunnels qui ne sont pas à même déjà aujourd’hui de supporter le trafic.
C’est une réalité et on peut le vérifier. En prévoyant que quelque chose arrive à Aoste, quand elle arrive à la gare d’Aoste, qu’est-ce qu’on fait? Je n’ai pas eu de réponses; j’aimerais bien savoir quelles sont les conséquences à tirer de cette prise de position.
Au moment où on pourra démarrer avec le tunnel Aoste-Martigny, n’oublions pas - si quelqu’un a assisté à la présentation du projet - qu’il y a toute une série de travaux à faire aussi sur la partie existante du chemin de fer. Mais au moment où on prévoit le passage des marchandises à un certain niveau, il faudra prévoir une surface énorme pour donner la possibilité d’améliorer le trafic.
Alors, les alternatives: on a prèsenté au mois de septembre cette proposition, qui je croyais être assez claire, en disant quelle est l’attitude face au trafic des poids lourds. Et je répète encore une fois que l’autoroute n’est pas en fonction des poids lourds, n’est pas en fonction de faire augmenter les poids lourds, qui - comme a rappelé M.Stévenin - ont augmenté partout et augmenteront encore, davantage, car le trafic des marchandises augmentera toujours.
C’est vraiment se refuser d’examiner la réalité de dire qu’il suffit de ne pas réaliser l’autoroute pour résoudre le problème des poids lourds. Ça c’est faux et c’est inutile d’insister sur ce point, tandis qu’au contraire nous insistons sur le fait que par exemple le problème du passage des poids lourds ce n’est pas proportionnel aux recettes de l’Administration régionale, car - et M.Pascale l’a dit maintes fois - seulement une partie réduite des poids lourds s’arrêtent pour dédouaner et seulement ces derniers nous donnent un revenu, les autres ne donnent rien du tout.
Si on veut présenter une mesure pour dire aux poids lourds d’aller d’un autre côté, on est favorable. Mais vous croyez que c’est possible faire un discours de ce genre, lorsqu’on va prêcher de l’Europe?
Je crois que l’Europe c’est aussi un système de communication qui soit à même d’accepter les différentes réalités et on a exprimé le voeu qu’on puisse démarrer avec un projet de chemin de fer sérieux, qui à présent n’existe pas. A présent nous n’avons pas d’alternatives.
Nous avons dit: on s’engage et on est disponible à s’engager comme on a fait pour l’autoroute même au point de vue financier. Les ententes avec les vallées, que nous sommes en train de mener, vont dans cette direction. Alors je crois qu’au-delà d’une dispute idéale sur qui est plus écologiste ou moins écologiste, je crois que ce serait beaucoup mieux de mettre nos forces ensemble pour avoir des résultats au niveau de Gouvernement et du Parlement, afin qu’il y ait une politique des transports qui puisse maintenir un engagement pour la Vallée d’Aoste qui peut se concretiser avec l’Aoste-Martigny, et il faudra reprendre entièrement le tronçon du chemin de fer qui passe en Vallée d’Aoste. A ce moment-là il y aura quelques petits problèmes à voir, qu’il faudra étudier ensemble.
Pour le restant, la résolution que nous avions adoptée le 25 septembre est encore valable. On disait: "Ribadire l’esigenza di un forte impegno per la ristrutturazione e potenziamento del sistema ferroviario quale condizione indispensabile per stabilire un diverso rapporto fra il trasporto di persone e di merci su gomma e su rotaia; sostenere l’esigenza che il Governo, dopo la scelta del traforo ferroviario del Brennero, prenda in esame e decida la costruzione del raccordo ferroviario Aosta-Martigny".
Au préalable on avait dit toute une série de raisons pour lesquelles on est pour le trafic par chemin de fer; je crois qu’au delà de ça on ne peut rien faire. Vu qu’on avait déjà dit clairement les intentions du Gouvernement, on s’abstiendra sur la motion.
Presidente - Ha chiesto di parlare il Consigliere Riccarand, ne ha facoltà.
Riccarand (VA) - In diversi interventi si è fatta una osservazione chiedendo: ma perchè torniamo a parlare di questa questione, di cui già il Consiglio regionale si è occupato nei mesi scorsi, e dopo che sono state votate delle risoluzioni sul problema dei collegamenti internazionali e sui dati di rilevamento dell’inquinamento atmosferico?
Credo che torniamo a parlarne perchè da settembre ad oggi sono successi dei fatti nuovi....
Rollandin (UV) (fuori microfono) - .... sono fatti contingenti.
Riccarand (VA) - Saranno anche contingenti, ma sono fatti di una notevole portata. Dal primo dicembre è cambiata una cosa fondamentale nella politica dei trasporti attraverso le Alpi, perchè c’è un paese che ha deciso che di notte attraverso le sue strade non passano più TIR. Questo è mica un fatto che succede tutte le settimane, questo è un fatto di portata storica! I dati che per la prima volta ufficialmente sono stati rilevati sull’inquinamento atmosferico ad Aosta non ce li avevamo fino ad oggi; un blocco come quello che si è avuto dal 6 all’11 febbraio, anche se c’erano stati tanti precedenti episodi (rallentamenti, la via Parigi bloccata di notte), non si era mai verificato prima.
I dati complessivi dei transiti del 1989 non si erano mai verificati negli anni precedenti.
Quindi, abbiamo sicuramente un dato di aggravamento della situazione che è in atto rispetto al quale dobbiamo rifare la discussione che abbiamo fatto, rimeditare sulle scelte che abbiamo fatto e vedere se rimangono valide oppure se dobbiamo cambiarle.
Allora ho sentito oggi, da parte dei Consiglieri della maggioranza, una comunanza su un obiettivo, che è quello di dire: i TIR ci stanno bene, soprattutto quelli che producono IVA da importazione; però con delle motivazioni diametralmente opposte, perchè c’è stato un coro veramente stonato su quelle che sono le motivazioni di fondo. C’è chi ha detto che i TIR vanno bene perchè danno l’IVA, c’è chi ha detto che i TIR vanno bene perchè sono un segno di modernità della società, c’è chi ha detto che i TIR vanno bene perchè giustificano la realizzazione dell’autostrada, oppure perchè ci permettono di chiedere il collegamento ferroviario internazionale. Che sono poi tutti ragionamenti diversi l’uno dall’altro e che, messi in concatenazione fra di loro, non fanno un sillogismo aristotelico.
Vorrei dire che in questa risoluzione, per sgombrare subito il campo da un equivoco che è stato tirato in ballo, non compare mai la parola autostrada, Consigliere Stévenin; qui parliamo di traffico di TIR, che ci sia o non ci sia l’autostrada, questo è un altro problema. E comunque lasciamo stare il discorso autostrada, perchè ci vorranno anni se non decenni prima che sia realizzata. Nel frattempo mi chiedo cosa farete, visto che il problema esiste oggi. Ma qui non affrontiamo il problema autostrada, qui affrontiamo il problema del transito dei TIR. Oggi, per come stanno le cose in Valle d’Aosta, sosteniamo, e chiediamo che il Consiglio regionale lo dica, che oggi i TIR sono troppi, che siamo arrivati a dei livelli che non devono più aumentare, ma rispetto ai quali dobbiamo scendere.
(Interruzione del Presidente della Giunta...)
No, non l’abbiamo mai detto questo; chiediamo che questo sia esplicitato. Noi vogliamo parlare del passaggio dei camion in Valle d’Aosta e con questa risoluzione chiediamo al Consiglio regionale se vuole dire che i TIR che passano dalla Valle d’Aosta sono troppi oppure no. Questo non riguarda un problema di competenze, qui si tratta di un problema di volontà politica.
(Interruzione del Presidente della Giunta...)
No, non lo abbiamo mai detto e c’è qualcuno che non ha il coraggio di dirlo e non ha la volontà politica di dirlo, per prima cosa.
Diceva il Presidente della Giunta, lo diceva anche il Consigliere Limonet: "Bisogna puntare ad un riequilibrio in prospettiva fra il trasporto su rotaia e il trasporto di merci su gomma". Ma allora, se su questo siamo tutti d’accordo, se siamo d’accordo cioè che bisogna modificare alla radice questo sistema di trasporti, che il trasporto di merci sulle lunghe distanze va fatto su rotaia, come si spiega che andiamo a finanziare un’autostrada? Come si spiega che continuiamo a costruire le autostrade se invece il problema è di rovesciare la situazione?
Se siamo convinti di questo, dobbiamo dire di bloccare, come è stato fatto in Italia per un certo periodo, la costruzione delle autostrade e di mandare avanti le ferrovie, e solo quando il sistema sarà riequilibrato, allora eventualmente riprenderemo a costruire le autostrade. Ma non dire: siccome c’è uno squilibrio, in conseguenza di questo squilibrio facciamo un’altra autostrada.
Comunque, ripeto, qui non parliamo di autostrada; qui parliamo del problema se vogliamo dire (o meno) che questo livello di traffico di TIR crea una situazione insostenibile in Valle d’Aosta.
Il Consigliere Pascale dice che non siamo ancora all’emergenza, ma che forse ci arriveremo: certo, se per emergenza intendiamo quello che è successo fra il 6 e l’11, può darsi che è rimasto un episodio, non isolato, ma un episodio circoscritto; ma se per emergenza intendiamo la qualità dell’aria che respiriamo ogni giorno, siamo già in questa situazione di emergenza, e questo nessuno lo può negare.
Allora, se siamo in una situazione di emergenza, cosa facciamo per uscirne? Questo è il problema che poniamo. Per questo diciamo, anzitutto, che questa politica, questo sistema, questa situazione non ci va bene, chiediamo di invertire la direzione e poi, di conseguenza, ci poniamo anche il problema degli strumenti. Non ho mica detto che è tutto semplice e tutto facile, però ci sono gli strumenti se si vogliono attivare. Ci sono degli strumenti che un sindaco di un comune può attivare...
(...Interruzione del Presidente della Giunta...)
Mi stupisco di questa dichiarazione di incapacità, di impotenza che viene fatta dalle file dell’Union Valdôtaine per dire che qui non possiamo fare niente. Voi che vi dichiarate ad ogni pie’ sospinto autonomisti, che difendete poteri e competenze, quando mai avete cercato di usare una competenza nostra in questo settore? Ma quando mai? Le avete usate per derogare a divieti nazionali, tant’è vero che abbiamo dovuto ricorrere ad un tribunale amministrativo contro le deroghe del Presidente della Giunta, e il TAR ci ha dato anche ragione, dicendo che quelle deroghe non erano consentite. Questo è stato fatto per tanti anni, ed ancora adesso si fanno in parte queste deroghe, e ancora adesso si fanno incentivazioni mese dopo mese. Questa è la realtà dei fatti, questa è la scelta politica della nostra Amministrazione regionale, della nostra Giunta e del nostro Presidente.
Allora noi diciamo che questa direzione va invertita e ci sono degli strumenti politici, prima cosa, come ha detto anche il Consigliere Tonino. Quando mai siamo andati a dire apertamente in tutte le sedi competenti che non vogliamo più i TIR in queste dimensioni? Quali strumenti normativi, che pur abbiamo, quali strumenti tariffari abbiamo usato? Noi abbiamo anche dei Consiglieri di amministrazione alla Società del traforo del Monte Bianco: quando mai abbiamo fatto una proposta di politiche tariffarie per cercare di diminuire il passaggio dei TIR attraverso il tunnel del Monte Bianco? O non abbiamo piuttosto voluto e sostenuto dei meccanismi tipo il premio di fedeltà, che consente ai TIR di passare a prezzi scontatissimi attraverso il tunnel del Monte Bianco?
Ci sono degli strumenti giuridici, normativi, tariffari, oltre che politici, che possiamo mettere in moto, bisogna avere la volontà di metterli in moto; bisogna avere la volontà intanto di fare delle scelte e di dare delle battaglie su queste cose; però, se non si ha la volontà di dare battaglia, è chiaro che si dice che non abbiamo la competenza.
Noi sosteniamo che invece questa non è una scelta arretrata, quella di dire no ai TIR, di dire che sono troppi, di dire che ne vogliamo di meno, ma che è una scelta che guarda ad un futuro reale per la nostra Regione. E’ vero che la Valle d’Aosta è una regione di transito, ma credo che non debba essere e non debba diventare una regione di transito di autotreni e di TIR pesanti; può diventare una regione di transito di persone, di turisti, di gente che vuole conoscere la nostra vallata, ma perchè deve diventare una regione di transito di milioni di TIR, quando poi tutti diciamo che comunque quel sistema di trasporti è sbagliato? E allora, se quel sistema di trasporti è sbagliato, non facciamo niente per sostenerlo, anzi diciamo che noi i TIR non li vogliamo più, che la Valle d’Aosta è disposta a farsi carico dell’attraversamento sul suo territorio di merci solo su rotaia. Facendo questo, facciamo una scelta di sostegno a scelte fatte da altre popolazioni alpine, dall’Austria e dalla Svizzera, che in condizioni molto più difficili di noi hanno fatto queste scelte. E allora bisogna avere del coraggio, bisogna guardare veramente al futuro, bisogna avere una mentalità innovativa su queste cose e non ripetere delle scelte passate, delle scelte sbagliate che avranno fra pochi decenni delle conseguenze estremamente negative.
Per quanto riguarda il collegamento ferroviario Aosta-Martigny sappiamo tutti che è un progetto che oggi non esiste, se intendiamo per progetto un qualcosa che ha dei tempi di realizzazione che sono definiti; non solo, ma diciamo anche che, se intendiamo il collegamento ferroviario Aosta-Martigny come un collegamento aggiuntivo a quello autostradale, è un progetto sbagliato. E’ giusto che la Valle d’Aosta si faccia carico di un collegamento ferroviario internazionale per il trasporto merci, perchè è giusto che le merci passino attraverso le Alpi e devono passare su ferrovia, ma è un peso per noi e questo noi dobbiamo porlo come condizione e dire che passano solo su rotaia, che siamo disposti a farci carico anche di sacrificare il nostro territorio, la nostra tranquillità per far passare questi treni, purchè non passino su strada.
E allora non si conciliano le due scelte: non è possibile dire da una parte facciamo l’autostrada, e dall’altra facciamo un collegamento come questo che avrà delle conseguenze pesantissime sulla nostra Regione; l’una scelta esclude l’altra e oggi c’è una sola scelta, che è quella autostradale, l’altra scelta non esiste. Fra vent’anni saremo ancora qui a parlare di un progetto di collegamento ferroviario internazionale, perchè quella scelta non esiste e lo sappiamo tutti benissimo, è solo propaganda.
Qui non diciamo di dire sì all’autostrada o no all’Aosta- Martigny, diciamo soltanto che il Consiglio regionale deve prendere atto di questa situazione, deve dire che siamo in una situazione di difficoltà, che vogliamo tornare indietro rispetto a questa situazione e che cercheremo di individuare gli strumenti per farlo. Solo questo c’è scritto nella risoluzione.
Se non si vuole votare la risoluzione, vuol dire che vanno bene le cose così; del resto il Consigliere Ricco, il Consigliere Rusci ed altri hanno espresso delle motivazioni che hanno una loro dignità, che noi non condividiamo e che la maggioranza della popolazione valdostana credo condividerà sempre meno. E credo che probabilmente anche voi, fra alcuni anni, quando questa benedetta IVA da importazione finirà, allora alzerete la bandiera contro i TIR. Ma forse in quel momento sarà un po’ trop-po tardi.
Presidente - Ha chiesto di parlare il Consigliere Tonino, per dichiarazione di voto, ne ha facoltà.
Tonino (PCI) - Una brevissima dichiarazione per sottolineare innanzitutto alcuni pericolosi sbandamenti della maggioranza su questo tema, il che mi fa dire che non è inutile discutere.
Mi riferisco in particolare ad alcuni interventi che hanno in un certo senso mitizzato il benessere portato da questo favoloso incremento dei TIR nella nostra Regione e ad alcune osservazioni che invece abbiamo accolto positivamente, sia nell’intervento del Consigliere Pascale che nell’intervento del Presidente della Giunta. Credo che la sostanza sia chiarissima: tutti siamo d’accordo sulla necessità di una inversione più generale della politica dei trasporti, che privilegi la ferrovia rispetto alla gomma. Dobbiamo ancora dividerci su questo? Credo di no. Questo non ci esime - e qui è la debolezza di quell’ordine del giorno del tutto vago e del tutto ininfluente approvato dalla maggioranza di questo Consiglio - dal porci un problema drammatico oggi, peggiorato gravemente e che (i dati sono lì a dimostrarlo) è destinato ad aumentare paurosamente nei prossimi anni in assenza di alter-native.
Allora, c’è qualcuno qui che non è disponibile a manifestare con tutta la sua forza la necessità di costruire delle alternative? Non credo, ci siamo tutti, anzi, e mi rivolgo al Presidente della Giunta, quando vogliamo prendere queste iniziative a livello nazionale ed a tutti i livelli, noi ci siamo. Ma cosa facciamo oggi per esprimere sul piano politico, se avete voglia di esprimerlo, il disagio rispetto a questo incremento dei TIR e per chiedere che questa situazione sia modificata? Il Presidente della Giunta risponde che è stato approvato un ordine del giorno a novembre. No, quell’ordine del giorno non è sufficiente; siamo per altre iniziative politiche ben più incisive, subito, per individuare fra gli Stati, fra le regioni, in un rapporto vero fra noi e la Repubblica italiana misure concrete da mettere in atto oggi, per una riduzione del transito dei TIR nella nostra Regione. E questa, caro Presidente, non è demagogia: questa è una richiesta concreta, se ci teniamo a fare assieme questa battaglia.
Rispetto le posizioni di coloro che dicono, come ha detto il Consigliere Rusci, che sono le regole dello sviluppo economico, con una posizione che io definisco un po’ protocapitalista, archeocapitalista, nel senso che ormai tutte le forze cosiddette del capitalismo avanzato mostrano un grandissimo interesse su quello che è oggi lo sviluppo sostenibile e quindi lo sviluppo compatibile con l’ambiente. E’ davvero singolare che questo tema non sia ormai assunto da tutte le forze politiche, e in questo senso ritengo piuttosto maldestro il tentativo di dipingere la Sinistra come una forza che sia contraria allo sviluppo economico e alla qualità dell’economia; è ben altro il problema. Il problema di carattere mondiale che oggi tutti si pongono, anche le forze imprenditoriali più avanzate, è quello del rapporto compatibile fra lo sviluppo economico e l’ambiente; non mi pare che questo sia un atteggiamento antindustriale, antieconomico, antisviluppo. A me pare che quello è il nodo che abbiamo di fronte: è disponibile questa maggioranza, a fronte di una situazione che rischia di peggiorare giorno per giorno (e i dati sono di fronte a noi) ad una iniziativa forte in questo senso? Noi siamo disponibili e in questa direzione va l’ordine del giorno che ha presentato il Consigliere Riccarand. Dire di no a questo ordine del giorno e dire che avevamo già detto tutto a novembre e lasciare che le cose vadano avanti così, è davvero una posizione che non possiamo accettare.
Presidente - Ha chiesto di parlare il Presidente della Giunta, ne ha facoltà.
Rollandin (UV) - Je voudrais qu’il n’y ait pas de malentendus face à la position des forces de la majorité.
Si on a demandé de l’abstention sur cet ordre du jour c’est justement pour souligner deux aspects. Le premier aspect c’est que l’augmentation du trafic des poids lourds n’est pas conséquence d’une intervention de l’Administration régionale, mais d’une économie européenne qui est modifiée. A ce propos je veux souligner qu’au moment où j’avais participé à une rencontre avec le Ministre aux Travaux Publics, il y avait une délégation des syndics de l’Emilia Romagna pour demander qu’il y ait un déplacement du trafic de la zone des routes nationales sur l’autoroute. La Région Abruzzo a demandé, pour faire passer les poids lourds sur l’autoroute, de payer 30% de la cotisation de l’autoroute. Ces propositions disent quelque chose à propos de l’attitude des autres régions, qui ne sont pas des régions contre le bien-être ou la santé de la population.
Alors, on a pris position au moment du débat du 25 du mois de septembre, mais on est disponible encore aujourd’hui de faire les pas nécessaires; à ce propos on a déjà prévu une série de rencontres et on peut augmenter encore la force en prévoyant qu’il y ait une rencontre officielle d’une représentativité des forces du Conseil, pour insister afin qu’il y ait une inversion de tendance face à l’augmentation du trafic des poids lourds. Je crois de le dire au nom de tout le Conseil.
Ce qui est intéressant c’est de voir quelle est la politique des transports face aux difficultés que nous connaissons, car le fait de dire, comme quelqu’un a fait, que le projet Aoste-Martigny c’est un avant-projet, c’est rien du tout; mais vous savez que le projet Aoste-Martigny c’est le projet le plus avancé des Alpes. Je crois qu’il faut au moins reconnaître un peu de bonne foi face à un problème qui a été prédisposé de la part de l’Administration régionale; on est en train de prendre des contacts avec la Confédération Suisse, avec le Valais pour essayer de porter de l’avant ce projet, car autrement le Valais aurait des difficultés à faire accepter de la Confédération le projet. Et tous ces efforts sont rien du tout, c’est de la démagogie: mais qu’est-ce qu’on doit faire?
En même temps qu’on dit que le projet c’est de la démagogie, on avait demandé de mettre déjà cette année des milliards pour le chemin de fer Aoste-Martigny. On a dit qu’il y aura un projet approuvé, on est disponible à mettre de l’argent. Alors il ne faut pas tout mélanger et dire que la position de l’Administration régionale n’est pas sérieuse; je crois qu’au contraire on a fait des choix assez précis, on a demandé de soutenir cette inversion de tendance en prévoyant qu’il y ait de plus en plus la possibilité de prévoir un trafic des marchandises par chemin de fer. Mais attention: ce n’est si simple de résoudre ce problème, il ne s’agit pas d’un problème qui est résolu demain. On peut insister et on est disponible de cette façon, mais on ne pourra jamais dire que nous sommes pour faire augmenter le trafic.
On a prévu une politique pour le trafic qui dédouane à Aoste pour une question fiscale, qui est encore autre chose; mais pour le restant on est disponible à n’importe quelle intervention au niveau de Parlement afin qu’il y ait le soutien nécessaire pour les problèmes du chemin de fer.
J’invite les Conseillers dès à présent avec l’Assesseur, à faire de façon qu’il y ait la possibilité de se déplacer à avoir les rencontres que vous croyez nécessaires avec le Ministre, avec les représentants à la Chambre et au Sénat, pour faire connaître nos intentions face à ce problème.
Presidente - Pongo in votazione la risoluzione in oggetto.
Esito della votazione:
Presenti: 32
Votanti: 6
Favorevoli: 6
Astenuti: 26 (Agnesod, Aloisi, Andrione, Beneforti, Bich, Bondaz, Faval, Fosson, Lanièce, Lanivi, Lavoyer, Louvin, Marcoz, Martin, Milanesio, Mostacchi, Pascale, Perrin, Ricco, Rollandin, Rusci, Stévenin, Trione, Vallet, Viérin e Voyat)
Il Consiglio non approva
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