Objet du Conseil n. 110 du 14 mars 1975 - Verbale
OGGETTO N. 110/75 - FUNZIONAMENTO DEL COMITATO ANTIFASCISTA PERMANENTE DELLA VALLE D'AOSTA. (APPROVAZIONE DI MOZIONE)
Mozione
Il Consiglio Regionale della Valle d'Aosta,
Denunciato il ripetersi di atti criminosi tendenti a sovvertire l'ordine repubblicano e chiaramente ispirati ad ideologie eversive fasciste;
Respinta come dannosa e provocatoria la teoria degli opposti estremismi;
Fatto proprio il concetto che gli Enti Locali devono essere sempre più centri permanenti di educazione antifascista e di promozione di vita democratica;
Conosciuto il programma di lavoro del Comitato Antifascista permanente della Valle d'Aosta che prevede l'organizzazione, tra l'altro, di un Convegno a carattere regionale sul tema: "Costituzione e Forze Armate" per il 1° marzo c.a.;
Delibera
di impegnare la Presidenza del Consiglio regionale e la Giunta, ciascuna per quanto di sua competenza, a garantire il loro appoggio politico, organizzativo, finanziario a tutte quelle manifestazioni unitarie e antifasciste che rientrano fra gli obiettivi del suddetto Comitato Antifascista Permanente della Valle d'Aosta.
Aosta, li 3 febbraio 1975
F.to: Giulio Dolchi - Franco Chincheré
Caveri (U.V.) - Un proponente è pregato di illustrare la mozione.
Dolchi (P.C.I.) - Signor Presidente, colleghi Consiglieri, la mozione che abbiamo presentato il Consigliere Chincheré ed io in data 3 febbraio 1975 aveva e ha lo scopo di richiamare l'attenzione del Consiglio, della Presidenza del Consiglio e della Giunta sulla validità e sulla necessità di una vigile e unitaria lotta antifascista.
Può sembrare superfluo ricordare a questo Consiglio gli episodi gravissimi, le violenze, le stragi, i tentativi di eversione, gli atti di teppismo, però che non siano inutili alcuni accenni ancora recenti che hanno profondamente scosso l'opinione pubblica.
I giornali, per esempio, hanno riportato - questo per illustrare il clima in cui si vive a Roma - che l'ultimo giorno di Carnevale dei Fascisti mascherati da SS hanno aggredito con bastoni e sassi boy-scouts che con i genitori si recavano a un cinema parrocchiale. Alcune sere prima, sempre a Roma, un pensionato è stato gravemente ferito a colpi di spranga sul Lungotevere perché proclamandosi Democristiano aveva reagito a dei giovinastri che volevano che inneggiasse al Duce e questi giovinastri gridavano "noi Fascisti ammazzeremo tutti". Questi sono solamente due esempi, così, fior fiore, che ho rilevato dagli innumerevoli che si trovano ogni giorno sulla stampa del nostro Paese.
Il Paese, quindi, è turbato dalla violenza criminale e, per essere chiaro subito affinché non ci siano possibilità di equivoci, dirò che mentre riproviamo la violenza di estremismi che ambiguamente si colorano di rosso e risulta sempre più chiaro lo stretto legame fra Brigate Rosse e Neo-Fascismo, ci sentiamo in dovere di riaffermare - come è stato fatto in questi ultimi tempi da eminenti personalità, esponenti di tutti i Partiti dell'arco costituzionale - che il pericolo viene dal Fascismo.
È quindi contro il Fascismo nazionale, strettamente collegato a quello internazionale, che si devono mobilitare le forze democratiche di tutto il Paese e della Valle d'Aosta.
Con questo obiettivo è sorto, anzi direi che nel corso del 1974 è "risorto" il Comitato Antifascista Permanente della Valle d'Aosta, in cui sono rappresentati tutti i Partiti, i Movimenti e le Organizzazioni culturali. Comitato Antifascista Permanente la cui responsabilità è affidata a sei persone in rappresentanza dei Partiti più importanti sul piano regionale e le Organizzazioni Sindacali e il Comitato di Fabbrica della Cogne.
Il Comitato si è posto l'obiettivo di uscire dal solito rituale commemorativo delle manifestazioni e di radicare l'Antifascismo nella realtà quotidiana contemporanea. Direi che in questo suo obiettivo penso trovi concorde e consenziente il Presidente della Giunta, che alcune volte aveva manifestato la sua perplessità sulla necessità, sull'organizzazione di un rituale antifascista che non aveva, secondo lui, delle profonde concezioni di attualità.
Questo Comitato Antifascista ha preso determinate iniziative e, in accordo con l'Assessore alla Pubblica Istruzione e con l'ANPI, una Sezione, che è la Sezione Scuola, ha organizzato e sta organizzando un ciclo di conferenze-dibattito sul tema "1920-1970: cinquant'anni di storia italiana". Un'altra Sezione, quella delle Forze Armate, ha organizzato un Convegno che ha avuto luogo nella sala al pianterreno di questo Palazzo regionale il 1° di marzo.
Lo scopo della nostra mozione aveva e ha proprio il significato di riattirare l'attenzione del Consiglio regionale sul fatto che non venga a mancare la collaborazione, il patrocinio, l'aiuto della Regione, così come la Regione, tramite le sue Presidenze e il suo Consiglio, deve essere in prima fila per le iniziative per il Trentennale della Resistenza che ancora sono in programma in questo periodo primaverile. Direi che tutto ciò rientra perfettamente negli orientamenti del Consiglio regionale e, se volete, è anche una conseguenza non solo delle posizioni antifasciste dei Partiti e dei Movimenti che siedono in questo Consiglio, ma anche di un ordine del giorno che è stato votato all'unanimità, dopo essere stato firmato dai rappresentanti di tutti i Gruppi, il 14 novembre 1974, che non vi leggo integralmente, ma di cui vi rileggo un passaggio: "... che assumere la lotta contro il Fascismo in tutte le sue espressioni come obiettivo politico è compito primario e permanente del Governo, del Parlamento, degli Enti locali e quindi della nostra Regione, del suo Consiglio regionale, delle sue Presidenze, di tutti i pubblici poteri, e che ciò comporta la improcrastinabile azione a cui sono chiamate tutte le forze democratiche".
Nello spirito di questo ordine del giorno che ci ha visti unanimi un anno fa, abbiamo presentato la mozione che ricorda questi principi. Lo spirito della mozione, così come il dispositivo deliberativo, hanno lo scopo di ribadire questa necessità di unità antifascista nel nostro Consiglio regionale e anche la necessità di iniziative di Antifascismo militante concreto nelle scuole, nelle fabbriche, in ogni settore della vita economica e sociale anche in Valle d'Aosta. In questa attività, il Consiglio regionale, la Giunta, le Presidenze devono dare il loro insostituibile - diciamo noi - apporto di strumenti organizzativi, di finanziamento, di prestigio e di patrocinio.
In questo senso e con questo spirito abbiamo presentato la mozione e ci auguriamo troverà il consenso unanime dei Consiglieri della Regione Valle d'Aosta.
Caveri (U.V.) - Penso che mi sarà consentito fare una precisazione a proposito di quanto è stato detto e scritto in merito al problema di cui ci occupiamo. Devo dunque precisare quanto segue.
Primo: i locali della Presidenza del Consiglio. Un rappresentante di tale Comitato mi ha chiesto, in una riunione del 1° febbraio, di poter occupare una parte dei locali della Presidenza del Consiglio. Ora i locali della Pubblica Amministrazione sono destinati ai compiti dell'Amministrazione stessa, non possono essere destinati ad estranei all'Amministrazione. A parte tale questione, di principio, si rileva che i locali della Presidenza si compongono dell'Ufficio del Presidente, di cinque anguste stanzette occupate da tredici funzionari e impiegati, della Sala pre-consiliare destinata alle Commissioni consiliari, e questa stessa Sala, come ben sapete, è quasi costantemente occupata, specialmente nel pomeriggio. Io stesso nei giorni scorsi avevo iniziato, con due funzionari, l'esame di alcuni documenti, mappe catastali di progetti nella Sala pre-consiliare. Pochi minuti dopo sono giunti i Consiglieri della Commissione Lavori Pubblici e così ho dovuto sloggiare e ho potuto continuare l'esame dei predetti documenti in una saletta della Pubblica Istruzione, al quarto piano, eccezionalmente disponibile. Il Comitato Antifascista potrebbe dunque collocarsi degnamente nella sede dell'Istituto Storico della Resistenza che gli è stata offerta; anzi, mi risulta che tale sistemazione è già avvenuta.
Secondo: i mezzi finanziari. Mi è stato chiesto altresì in quell'occasione che ho citato di destinare al predetto Comitato una parte dei dieci milioni che una legge regionale assegna alla Presidenza del Consiglio per la documentazione storica della Resistenza. Con questi dieci milioni si pensa di provvedere alla ristampa di un libro e alla presentazione di un film; anzi, mi risulta che la ristampa di questo libro sia in corso. Il fondo di dieci milioni a tal uopo è appena sufficiente ed evidentemente non può essere cambiata la destinazione stabilita per legge.
Ho soltanto detto questo e su queste dichiarazioni si è costruito... non voglio dire della speculazione perché la parola è brutta, ma se la sostanza è quella... un castello, si è giunti al punto che un tale, facendo delle dichiarazioni a un quotidiano, ha messo il mio nome addirittura insieme al nome di Almirante! Ora la cosa mi fa soltanto ridere, perché evidentemente non sono esagerazioni, sono falsità e denigrazioni.
Convegno delle Forze Armate: si tratta di un argomento che non rientra nei compiti istituzionali della Regione. Il Presidente del Consiglio non poteva assumerne la paternità, può diventare promotore di un Convegno nel quale sarebbero state espresse le idee e i propositi particolari già preannunciati di un determinato settore politico che non rispecchiamo le idee e i propositi dell'opinione pubblica nella sua generalità. Non aggiungo altro, potrei aggiungere molte cose ma non aggiungo altro.
Infine, nessuno può contestare che sono stato un Antifascista durante il ventennio e che le mie opinioni al riguardo non sono cambiate. Pertanto, non in polemica col Consigliere Dolchi, ma in polemica con certe cose dette e scritte al riguardo, dichiaro che non accetto lezioni di Antifascismo da nessuno.
Chi domanda la parola? Ramera.
Ramera (D.C.) - Dopo quanto detto dal Capo Gruppo del Partito Comunista in maniera come sempre pacata e che non si presta a polemiche, debbo anch'io seguire questa traccia, anche se avrei preferito che il Consigliere Dolchi avesse già apportato quelle modifiche che, vedendo questo testo, si debbono per forza apportare. Il capoverso che riguarda l'organizzazione del Convegno sulle Forze Armate va tolto, come qualcosa del deliberato va modificato. Egli ha detto che il documento, comunque, intendeva richiamare l'attenzione del Consiglio su una vigile e unitaria lotta al Fascismo e su questo siamo pienamente d'accordo.
La Democrazia Cristiana è presente nel Comitato, anzi direi nei sei membri che dirigono questo Comitato Antifascista, anche se vi sono state delle prese di posizione da parte di ambienti non ben qualificati, almeno come partecipazione, che hanno dato adito a polemiche e, ad un certo momento, a costringermi a riflettere un attimo su quanto era accaduto se dovessi consentire ancora alla Democrazia Cristiana, in qualità di Segretario, di aderire a questo Comitato Antifascista. Nel corso di questa manifestazione si era verificato il caso che proprio il nostro rappresentante era stato subissato di fischi, interrottamente, per cui ad un certo momento dico che se l'Antifascismo viene condotto sotto queste forme potrei dire che quelli che si comportano in questa maniera sono dei Fascisti senz'altro della prima ora. Anch'io su questo non accetto lezioni da nessuno, tanto è vero che noi che abbiamo fatto la Resistenza, da qualche mese ci stiamo riunendo, magari in maniera un po' conviviale, però siamo partiti in pochi e stiamo già raggiungendo un numero consistente proprio perché riteniamo che quello spirito che ci ha animati allora debba rimanere ancora vivo. Proprio perché noi abbiamo fatto la Resistenza in un momento un po' più difficile di quello odierno, forse comprendiamo anche di più i valori di quella libertà che abbiamo acquisito in quel momento e che altri invece ora usufruiscono forse troppo facilmente, dimenticando troppo spesso quali sono i doveri e richiamandoci semplicemente a dei diritti.
Ora, detto questo in modo molto tranquillo, la Democrazia Cristiana è favorevole al documento in sé, così come personalmente ho già avuto modo di manifestare di essere favorevole anche a quanto ha già detto il Presidente che ha preannunciato che questi Organismi - che operano in questo settore e cioè l'Istituto Storico della Resistenza, il Comitato del Trentennale della Liberazione, il Comitato Permanente Antifascista - praticamente rimangano nella stessa sede, per quel naturale scambio di idee, di formazioni, di programmi, di materiale, e forse anche perché gli stessi uomini forse operano nei vari Organismi in maniera che ci sia una certa unità nell'operare.
Ritengo quindi che questi clamori ai quali accennava prima il Presidente del Consiglio si siano spenti, me lo auguro, e che il Consiglio, attraverso una votazione unanime praticamente per ribadire la sua volontà di lotta al Fascismo, voglia anche accedere a queste richieste che senz'altro faciliteranno il funzionamento di questi Organi.
Vorrei chiedere al Consigliere Dolchi, che forse più di me può dire quanto sono state belle quelle iniziative prese nelle scuole - anche se ho visto che c'era un indirizzo un po' troppo unitario verso un solo binario - la presenza a una di queste lezioni per la scuola dell'Onorevole Taviani, il quale, libero attualmente da impegni di Governo, è pur sempre il Presidente della Federazione Volontari della Libertà, un Comandante partigiano; potrebbe senz'altro portare la sua parola in queste lezioni che si fanno negli Istituti scolastici e che dovrebbero pertanto documentare i ragazzi, gli studenti su quella che è stata questa pagina veramente meravigliosa del Popolo italiano dal 1943 al 1945.
Per il resto credo che non si possa dire niente, se non richiamare a un senso di responsabilità maggiore i Partiti che formano il Comitato Antifascista, e direi che se si chiede la presenza dei Presidenti in certi Organismi e a certe manifestazioni, allora direi che i Partiti che aderiscono a questo Comitato debbano avere la forza di essere presenti in prima persona attraverso i loro Segretari, proprio perché sia maggiormente responsabilizzato questo Organismo, si evitino incidenti e ci sia maggior solidarietà nel caso in cui questi incidenti debbono accadere o accadano tra i rappresentanti dei vari Partiti.
Andrione (U.V.) - Parlo tanto più tranquillamente per il fatto che, essendo nato il 14 giugno del 1932, per quello che riguarda il Fascismo storico, sono al di là del bene e del male, perché a quell'epoca ero bambino.
Debbo dire però che mi fanno ridere coloro che vengono adesso a fare delle lezioni di Antifascismo, quando molto sovente hanno portato il camicione nero. Alla Signorina Viglino, Presidente del CLN, all'Avvocato Caveri, che è stato uno dei cinque o sei personaggi di Aosta mai iscritto al Fascismo, e alla Signora Chanoux, che è vedova per vicende che non sto qui a ripetere, certi bambini che sono nati dopo faranno bene a non dare del Fascista, neanche a Dolchi, Presidente del Consiglio, che probabilmente in materia conosce qualche cosa più di loro. Non abbiamo alcuna intenzione di lasciarci imporre certe teorie da chicchessia, specie quando poi sono portate avanti con certi sistemi!
Ciò detto, per quanto riguarda la Presidenza della Giunta regionale, come del resto credo abbiamo dimostrato con dei fatti, siamo dispostissimi a dare tutto l'appoggio possibile ad iniziative che siano seriamente volte a contenere certi germi di violenza, certe manifestazioni di intolleranza e certe risorgenze di carattere, anche se sono molto differenti. Non si devono mai usare le parole che storicamente hanno un significato in significati differenti: oggi non ha senso essere anti-hitleriani perché Hitler, se mi ricordo bene, deve essere morto tra il 30 aprile e il 1° maggio del 1945. Ha invece significato essere contrari a certe forme politiche attuali, perché non vorrei riaccendere una polemica con Chanu, in politica quello che conta è il presente e non ci lasceremo togliere la parola da nessuno, anche se si mette l'etichetta "Antifascista" e quindi garantiamo il nostro appoggio.
Vorremmo però che il deliberato di questa mozione fosse più preciso e dicesse a quali tipi di impegni la Giunta deve fare fronte, perché se è per patrocinare una parte, né il Presidente del Consiglio, né il Presidente della Giunta sono disponibili; se invece è per fare un discorso serio, allora siamo disponibili.
Pedrini (P.L.I.) - Mi pare che sull'argomento ci sia poco da aggiungere a quanto ha detto il Capo Gruppo della Democrazia Cristiana, Ramera, e il Presidente della Giunta.
Desidero, a nome del Partito Liberale e a nome personale, quale grande invalido della guerra partigiana, portare come sempre una voce chiara, che mi pare venga interpretata dal sottoscritto in questo momento come quella della Presidenza della Giunta.
Chincheré (P.C.I.) - Devo dire, partendo un po' da alcune considerazioni venute fuori e dall'intervento del Presidente del Consiglio, che in larga parte non condivido né quelle del Consigliere Ramera né quelle del Presidente della Giunta.
Mi sembra poco corretto, ma non poco formalmente corretto, bensì poco sostanzialmente corretto dare dei giudizi sull'attività del Comitato Antifascista in Valle d'Aosta che ha alcuni suoi caratteri particolari, sui quali tornerò in seguito, accentuando alcuni aspetti negativi che si sono verificati nel lavoro di questo Comitato. Perché è vero, non siamo d'accordo quando l'oratore democristiano in un Convegno di quella importanza viene disturbato, anche se abbiamo dissentito in una certa misura nelle cose che ha detto. Su queste manifestazioni di intolleranza non siamo d'accordo, pertanto è un'accusa, e non mi sembrava un'accusa rivolta alla nostra parte, anzi, sono felice di questa conferma. Semmai da parte di qualcuno ci fosse stata questa intenzione, respingiamo ufficialmente in questa sede importante che questo sia un metodo di comportamento voluto e aizzato o condiviso dalla componente comunista pur importante all'interno di questo Comitato.
Direi invece, se vogliamo fare un discorso serio - e indubbiamente presumo che tutti lo vogliamo fare, perché era seria oltretutto la domanda posta al Presidente della Giunta, e cioè cosa vogliamo in concreto - che dobbiamo cercare giustamente di valorizzare, senza trionfalismi, gli aspetti particolari, peculiari, caratteristici dell'attività del Comitato Permanente Antifascista della Valle d'Aosta.
Questo Comitato ha sancito una volta per tutte, fino in fondo, unitariamente... cito anche delle affermazioni fatte da un rappresentante della D.C., Consigliere comunale Ricco, che indubbiamente ha dato un contributo positivo ai lavori di questo Comitato, e ci auguriamo che continui a partecipare con la sua capacità e la sua posizione politica, anche se qualche volta difforme dalla nostra ma pur utile per andare avanti. Questo Comitato Antifascista ha sancito fino in fondo, una volta per tutte, che l'Antifascismo domenicale di maniera è finito in Valle d'Aosta, perché se è vero che il Fascismo non è morto il 25 aprile è altrettanto vero che "Antifascismo" non vuol dire fermarsi in un'analisi storica e politica del 25 aprile. Significa altre cose, cioè abbattere tutte quelle teorie e quelle componenti politiche che dentro e fuori dal Movimento Sociale Italiano - non dimentichiamocelo mai - portano avanti metodi, logiche, prospettive, indicazioni che sono contrarie alla Costituzione Repubblicana, sono contrarie a quel tipo di Democrazia per il quale la classe operaia in primo luogo e poi ampi strati della borghesia democratica e altri strati sociali si sono battuti e hanno avuto quel grande risultato che è stata la Costituzione Repubblicana. Pertanto, se vogliamo accettare con una formula non vuota l'affermazione "non accetto lezioni di Antifascismo da nessuno" dobbiamo anche dire cosa vuol dire Antifascismo oggi, dobbiamo anche vedere se siamo disposti sul piano personale e sul piano degli uffici che rappresentiamo se vogliamo portare il nostro contributo affinché un certo modo di essere Antifascista trovi corrispondenza concreta, operativa, operante, positiva all'interno della società valdostana.
Se noi affrontiamo infatti l'Antifascismo in termini politici e - mi sia consentito - in termini culturali, perché l'Antifascismo è anche una battaglia culturale, non a caso il Fascismo è appaiato giustamente con l'inciviltà, con la maleducazione, con l'incultura. Se noi affrontiamo quindi questo argomento in termini politici e culturali, non in termini burocratici, come mi è sembrato che in qualche misura venisse fuori, e leggiamo attentamente le deliberazioni del Consiglio regionale, troviamo la strada per uscire al di là della carenza di metri quadrati di disponibilità degli uffici della Presidenza del Consiglio, al di là di alcuni limiti economici, al di là addirittura di alcuni limiti che hanno alcune leggi in Valle d'Aosta.
Vorrei rammentare che tutti i Consigli regionali d'Italia... non parliamo del vicino Piemonte, che su questo argomento è molto avanti e c'è il Centro-Sinistra, perciò non è un problema di composizione di maggioranza, non cito l'Emilia-Romagna perché mi sarebbe troppo facile, non cito né l'Umbria, né la Toscana, perché mi sarebbe troppo facile, cito la Calabria, Centro-Sinistra, cito la Sardegna, dove il Consiglio regionale e i suoi legittimi rappresentanti, l'Ufficio di Presidenza che è l'Organo di Governo del Consiglio regionale... sono mobilitati permanentemente su questa strada. Direi che da un punto di vista delle affermazioni di principio anche questo Consiglio regionale ha accettato queste affermazioni.
Proviamo a leggere attentamente, sempre ripetendo alcune cose dette da Dolchi, quel famoso ordine del giorno che abbiamo presentato e votato unitariamente. Lui ha accennato ad una parte di esso, ma penso che anche gli ordini del giorno sono una cosa seria, sono un atto deliberativo del Consiglio al quale tutti ci dobbiamo adeguare, non sono assolutamente d'accordo con quelli che dicono che gli ordini del giorno sono solo carta scritta che molte volte vuol dire "carta straccia", sono una cosa reale. Cosa dice questo ordine del giorno? "Il Consiglio Regionale, ribadito... fatto proprio... preso atto... riafferma... si impegna altresì a rendersi promotore e garante di tutte quelle iniziative di carattere unitario che vedano impegnati gli Enti locali, le forze sociali e i poteri dello Stato alla crescita antifascista e democratica della società, condizione per lo sviluppo e il potenziamento dell'autonomia regionale". Se questo è vero e se i Consiglieri che l'hanno votato sapevano quello che votavano - e non ho niente che mi faccia dubitare della piena coscienza di questo voto - evidentemente dobbiamo anche essere conseguenti con quanto abbiamo detto e votato, proprio perché se vogliamo che alcune situazioni che si sono verificate non si verifichino più - ed è giusto, credo che l'impegno nostro come Comunisti all'interno del Comitato Antifascista sarà quello di operare affinché certe cose non succedano più perché non sono tollerabili - la condizione è che i Partiti innanzitutto partecipino tutti in forma attiva e continuativa ai lavori di questo Comitato. Soprattutto questo lavoro non è un'adesione politica. Non è detto che il Presidente del Consiglio o della Giunta debbano condividere tutto quanto viene detto all'interno di un Convegno di questo genere, però evidentemente devono accettare, devono promuovere e assicurare la possibilità a tutte queste forze indicate di dibattere dei problemi, e devono garantire loro di potersi esprimere in un certo modo, perché indubbiamente nella misura in cui si discute, nella misura in cui da una discussione vengono fuori programmi, iniziative, proposte, questo è un andare avanti concreto verso la costruzione di una società realmente antifascista, proprio perché pensiamo che l'Antifascismo non possa essere ridotto a una parola, ma debba essere la somma di tanti fatti.
Evidentemente va altresì detto che se l'Antifascismo non è una formula di Governo - e su questo credo non ci possano essere dubbi - è però un obbligo costituzionale, un dovere morale, un interesse di tutte quelle forze politiche che si richiamano alla Costituzione; anche questo credo sia un dato di fatto incontrovertibile.
Ecco che allora non è assurdo, non è una forzatura, ma è una richiesta legittima, motivata, perché anche i "no" debbono essere motivati e noi i "sì" li motiviamo. Una richiesta motivata del fatto che la Presidenza del Consiglio in quanto espressione unitaria del Consiglio regionale, anche se eletto da una maggioranza, ma è pur sempre istituzionalmente espressione unitaria del Consiglio, debba farsi parte promotrice, garante e dare la sua adesione politica, istituzionale a questo tipo di attività; evidentemente poi se ci sono dei problemi di ciclostile, di macchine da scrivere, di buste da spedire sono problemi di carattere tecnico, economico, li risolviamo dopo. Tra parentesi va detto che non mi sembra che attualmente l'Istituto Storico abbia un'organizzazione che consenta di assorbire le esigenze organizzative del Comitato Antifascista; probabilmente non le ha nemmeno la Presidenza del Consiglio, forse prima le aveva, caso strano, forse oggi non le ha più e può anche essere questo un fatto vero, ma se è un problema di strumenti organizzativi cerchiamolo insieme, se è un problema di natura economica risolviamolo insieme.
Evidentemente il discorso a monte resta quello che la Presidenza del Consiglio, l'Ufficio di Presidenza - senza con questo voler diminuire l'apporto concreto e positivo dato in questo periodo dalla Presidenza della Giunta, anzi voglio valorizzarlo al massimo come un fatto positivo - debba assicurare la vita politica a questo Organismo che, ripeto, è indubbiamente un fatto nuovo nella realtà valdostana proprio perché ha smesso l'abito dell'Antifascismo domenicale e di maniera per diventare uno strumento operativo, concreto dentro il quale ci sono ancora grossi limiti, ma ci sono ancora grosse possibilità e tensioni ideali che devono assolutamente essere valorizzate con la presenza di tutti i Partiti dell'arco costituzionale e con la presenza attiva della Presidenza del Consiglio.
Andrione (U.V.) - Semplicemente per ribadire che non siamo d'accordo e che diciamo no, ma proprio molto chiaramente e motivatamente a certe pretese ingiustificate.
La Presidenza del Consiglio è un istituto e non è al servizio di nessun Comitato, questo sia ben chiaro, quindi l'appoggio politico verrà dato a quelle manifestazioni che avranno un carattere per il quale la Presidenza del Consiglio e la Presidenza della Giunta crederanno opportuno dare il loro appoggio nell'arco di quelli che sono i Partiti democratici così come la Costituzione prevede, ma gli uffici pubblici sono al servizio del pubblico, non dei Comitati di qualsiasi tipo siano ...(voci)... e allora lo dico io, lo dico io!
Comunque, per quanto riguarda il deliberato della mozione, la nostra proposta è molto semplice, non vorremmo ci fossero delle confusioni. Diciamo che il Consiglio regionale, la Presidenza del Consiglio regionale e la Giunta, ciascuno per quanto di sua competenza, garantiscono il loro appoggio a tutte quelle manifestazioni unitarie e antifasciste che rientrano fra gli obiettivi del suddetto Comitato Antifascista. La Regione, come Regione, non è tenuta a fornite la carta, le buste e i francobolli a nessun Comitato, la Regione opera dando dei sussidi, riconoscendo dei fondi a quei Comitati, a quegli Organismi che vanno dall'Académie de Saint-Anselme al Comitato Permanente Antifascista che faranno quello che devono fare, ma non mi sembra che sia compito della Regione accogliere fra le sue mura un dato Comitato perché si chiama "Comitato Permanente Antifascista" e perché ha smesso l'abito dell'Antifascismo domenicale! Non so bene poi che abito sia, questo me lo spiegherai meglio tu. D'accordo, sono spiegazioni, ma ripeto: per noi la funzione della Regione è quella di aiutare, di appoggiare le iniziative meritorie, non quella di andare a rimorchio di certe iniziative.
La proposta di Ramera mi sembra molto seria, perché attraverso l'istituzionalizzazione di un Comitato in cui partecipano i Segretari dei Partiti e dei Movimenti qui rappresentati mi sembra si possa effettivamente ottenere quegli scopi; penso siano scopi culturali, di insegnamento, di spiegazione, di accrescimento di un certo grado di democrazia, di capacità di capire le cose, che sono, penso, gli scopi comuni, ma non certamente quello di trasformare l'Amministrazione regionale in una specie di rimorchio di iniziative, per quanto buone e valide, che potrebbero domani diventare estremamente numerose e pericolose.
Caveri (U.V.) - Do la parola al Consigliere Benzo.
Benzo (D.P.) - I Democratici Popolari condividono i concetti espressi da alcuni Consiglieri precedentemente e ritengono che essere Antifascisti, sia per coloro che hanno vissuto e sofferto il drammatico periodo della Resistenza, sia per gli altri che ne hanno beneficiato, significhi rispettare i valori conquistati dalla Resistenza, che per noi sono le istituzioni repubblicane e autonomistiche, e significhi vivere e agire quotidianamente in questo spirito che tende a realizzare le idee di democrazia, di libertà, di giustizia e di autonomia in un'azione politica e personale di ogni giorno.
Jorrioz (P.S.D.I.) - Non vorrei dire che sono stato uno della Resistenza, perché penso sia negativo su tutta la linea; del Fascista me l'hanno già dato e me lo daranno di nuovo, non ha alcuna importanza. Ritengo che qui dentro ci siano trentaquattro Consiglieri Antifascisti e che il primo Comitato Antifascista della Regione Autonoma della Valle d'Aosta sia il Consiglio regionale eletto democraticamente in un periodo democratico contro il Fascismo. Ritengo che tutti gli altri Comitati che si possono organizzare vadano bene, però il primo Comitato Antifascista è il nostro, perché se non fosse un Comitato Antifascista potremmo chiudere tranquillamente bottega e andarcene.
Naturalmente l'Antifascismo di oggi può essere diverso, almeno così penso che l'abbia voluto spiegare l'amico Chincheré. L'Antifascismo è uno solo: l'Antifascismo è lotta contro le dittature, contro i prepotenti, contro quanti vogliono forzare la mano in tutti i settori e in tutti i luoghi, dappertutto. Secondo me questa non è la maniera più adatta per fare dell'Antifascismo. Antifascismo vuol dire combattere proprio la prepotenza, la maniera di aggredire e di imporre a quanti non si sentono di portare avanti un certo discorso diverso dal proprio, un'idea personale.
Per me Antifascismo è anzitutto accettare un'idea democratica e noi l'abbiamo accettata. Noi rappresentiamo veramente il primo Comitato Antifascista, cioè tutti i Consiglieri regionali delle passate legislature hanno rappresentato in tutto questo periodo i primi Comitati Antifascisti nella nostra Regione.
Monami (P.C.I.) - Penso, colleghi Consiglieri, che non si tratta di dividerci in due diverse squadre e che l'una, primeggiando sull'altra, voglia dare a nessuno lezioni di Antifascismo. So che nelle file nel mio Partito ci sono dei convinti ferventi, vecchi Antifascisti, so anche però che ci sono degli Antifascisti altrettanto convinti e altrettanto ferventi e altrettanti vecchi di età. È evidente che si può scusare il Presidente Andrione che ha la fortuna di essere molto giovane e so che questo sentimento di Antifascismo è diffuso, è radicato in molte forze politiche che qui sono rappresentate. D'altra parte vale la pena ricordare che il Comitato Antifascista Valdostano è rappresentato nel suo esecutivo da un rappresentante dell'Union Valdôtaine, e in questo senso credo dalla Federazione dei Movimenti regionalisti, dal Partito Socialista, da un rappresentante del Partito Comunista e dei Sindacati. Nel Comitato più largo ci sono altre forze politiche.
Quando noi, tutte le forze politiche, poniamo il nostro accento a una politica antifascista, coerente, conseguente, unitaria, non facciamo distinzione fra gli Antifascisti che militano nei diversi Partiti, ma facciamo lo sforzo, per quanto ci compete come parte politica, di creare attorno a un problema così importante l'unità di tutte le forze antifasciste italiane, di tutte le forze democratiche italiane, perché saremmo degli illusi - e lo dico chiaramente - se noi Comunisti pretendessimo da soli di poter battere oggi il Fascismo e le risorgenze fasciste in Italia. Così come il Partito Comunista non si è illuso durante tutta la Resistenza dal 1922 al 1940 di poter condurre in Italia e all'estero la lotta antifascista da solo, isolato da tutte le altre forze antifasciste e democratiche del Paese che si potevano in quel momento esprimere, così come cerchiamo l'unità per risolvere tutti i problemi che stanno alla base e al fondo della nostra vita nazionale.
Ricordo di aver detto una volta, durante la nascita della Giunta Andrione - e non era certamente un espediente politico, né tattico di quel momento - che l'artificiosa costruzione di una Giunta di Movimenti locali in contrapposizione a un'altra Giunta o in contrapposizione alle forze espressioni di Partiti nazionali "poteva" - non ho detto "era" - costituire una divisione fra la Comunità valdostana, perché ero guidato anche in quel fatto e anche in quell'episodio da quel profondo senso unitario della politica unitaria. Il nostro partito sempre e comunque si è espresso - quindi non solo in quell'occasione - sul problema dell'Antifascismo, sui problemi nazionali più gravi che investono il nostro Paese. Non crediamo di poter risolvere la crisi del nostro Paese, la crisi economica, sociale, politica, morale con una battaglia di bandiera fatta dai Comunisti, non crediamo che si difende la Costituzione Repubblicana Antifascista con la sola lotta del Partito Comunista, né pensiamo che una nuova guida politica del nostro Paese per uscire da queste secche debba essere fatta solo dal Partito Comunista o con la partecipazione del Partito Comunista.
In tutti questi grandi temi che coinvolgono la vita del Paese, la vita profonda, vera, reale, i problemi che contano, così come quando abbiamo chiamato all'Unità il Popolo italiano per la guerra contro il Nazismo era un atto unitario, era voler dire che tutta l'Italia democratica, antifascista si deve unire. Questo è oggi il nostro intendimento, come quando il compagno Dolchi nella sua prima esposizione diceva "questo è il profondo significato che vogliamo dare alla lotta antifascista".
Ha ragione Jorrioz: noi qui dovremmo e dobbiamo essere il primo Comitato Antifascista, il primo e il più importante Comitato Antifascista che - me lo consenta il Presidente della Giunta - non può e non deve essere a rimorchio di nessuno, anzi deve essere davanti, deve guidare questo processo di educazione e di maturazione antifascista nel nostro Paese. Ecco perché ci permettiamo di ricordare qualche volta la funzione antifascista che è propria anche delle Assemblee elettive e della Costituzione, perché la Costituzione così l'hanno voluta i costituenti Antifascisti.
Nel dispositivo della nostra mozione che vi sottoponiamo chiediamo che questa unità del Popolo valdostano sul terreno dell'Antifascismo si esprima, avendo in prima fila quei compiti, certo, nobili ed importanti, al di là di quelle cose che noi stessi condanniamo, forse più ferocemente e più velocemente di altri che non accettiamo e che condanniamo. Riteniamo che questa unità popolare valdostana possa nascere e sarà garantita soltanto se lì, all'interno di questa grossa unità per la quale noi lavoriamo e combattiamo, ci sono le Assemblee elettive, c'è il suo Presidente, ci sono i Presidenti del Consiglio, ci sono i Presidenti della Giunta, ci sono i Capi Gruppo, i Gruppi consiliari, le forze politiche democratiche che la Liberazione e la Resistenza ha espresso. Ecco quale significato diamo alla lotta antifascista, una lotta unitaria di popolo per la difesa di ciò che abbiamo conquistato lottando, perché anch'io, compagno Jorrioz, sono come te un resistente, non l'ho fatta ad Aosta ma l'ho fatta combattendo su altri fronti, proprio per difendere quello che combattendo siamo riusciti a conquistare: la libertà e la democrazia. Libertà e democrazia, pace e benessere che oggi in Italia non si può fondare che su una concreta, reale, unitaria, possente lotta antifascista, non possiamo dimenticare questo. Noi non chiediamo soldi, non chiediamo carta, non chiediamo uffici; chiediamo che alla testa di questo grande Movimento unitario e democratico si collochino le forze politiche e gli uomini che le forze politiche e democratiche esprimono: in questo senso va il nostro auspicio e il nostro augurio.
Chincheré (P.C.I.) - Sempre in quel "famigerato" - perché a questo punto è famigerato - ordine del giorno, votato nemmeno molto tempo fa, il 14 novembre 1974, nella parte introduttiva, al primo punto - ma forse la crisi della Regione aveva annebbiato alcuni riferimenti specifici al problema - c'è scritto: "Il Consiglio Regionale della Valle d'Aosta, ribadito che assumere la lotta contro il Fascismo in tutte le sue espressioni come obiettivo politico è compito primario e permanente del Governo del Parlamento e degli Enti locali e di tutti i pubblici poteri...". Con i compagni Monami e Dolchi ho cercato di interpretare questa affermazione "compito primario e permanente" e siamo curiosi di sentire qual è l'interpretazione che ne dà l'attuale maggioranza.
Vorrei anche soffermarmi su alcune contraddizioni che vengono fuori da questa maggioranza composta dagli stessi Partiti che governano attualmente il Comune di Aosta, anche se con ruoli scambiati. Qua abbiamo il monocolore Socialista, il monocolore Unionista, il Sindaco della Città di Aosta, il Socialista Torrione; giustamente siamo d'accordo con lui, anche se riguardo ai problemi generali la battaglia nei confronti di quella Giunta e maggioranza sarà ferma e decisa, ma su questo siamo d'accordo con lui e lo diciamo senza problemi di nessun genere. Nelle sue dichiarazioni programmatiche - forse la sua elezione era meno a sorpresa di qualcun'altra - grosso modo dice (cito a memoria, non ho qui la sua introduzione): "sarà compito dell'Amministrazione comunale di Aosta aderire al Movimento Antifascista e farsi promotore di tutte quelle iniziative che vanno in questa direzione", ma direi che forse in questo momento polemizzare non serve e chiudiamo questo accenno a questo punto.
Vorrei rispondere a quanto Andrione mi chiedeva prima, a cosa si intende per "Antifascismo della domenica". La risposta è molto facile: Antifascismo della domenica vuol dire mandare i telegrammi dopo ogni strage, dopo ogni attentato, senza poi fare niente in concreto affinché queste cose non accadano più, ci si ferma cioè alla condanna morale, alla solidarietà umana, ma sul piano politico non si muove niente. Antifascismo della domenica vuol dire riunirsi in Piazza Emilio Chanoux una volta l'anno, il 25 aprile, fare il corteo - cosa che bisogna fare, sia chiaro - e poi per gli altri 364 giorni non si fa niente. Antifascismo vuol dire limitarsi a dire come sono cattivi quei Fascisti che occupano Roma per tre giorni picchiando la gente senza poi fare niente in concreto affinché queste situazioni vengano battute. Ma se questo è l'Antifascismo della domenica quale è l'Antifascismo al quale facevo riferimento prima? Ce n'è uno solo in realtà di Antifascismo, pur nella pluralità delle idee degli altri, che è quello dell'impegno quotidiano e costante per rimuovere le cause politiche, sociali, istituzionali che sono il terreno, la sorgente, il supporto di certe manifestazioni di intolleranza. Vuol dire lottare concretamente, quotidianamente e unitariamente, possibilmente per rimuovere tutte quelle cause sociali che producono stati di disoccupazione, miseria, emarginazione, perché lì trova radice il fenomeno fascista; significa lottare concretamente ogni giorno perché le scuole siano strumenti di educazione antifascista, perché così l'hanno voluta i Partigiani, perché così vuole la Costituzione Repubblicana, così la vogliono gli Antifascisti. Vuol dire concepire l'Ente locale non come un momento di amministrazione, di capitoli più o meno ben fatti del bilancio regionale annuale, ma come una componente fondamentale, insostituibile di questo processo. Vuol dire concepire il ruolo delle forze politiche in termini positivi dove intorno a questi grossi nodi da risolvere, a un modo di essere e di fare politica, a un modo di essere e di voler sciogliere le cause di certi fenomeni, dai quali la Valle d'Aosta non è estranea, perché non pensiamo che certi sintomi pericolosi... certamente non vogliamo fare degli allarmismi per il gusto di farli, ma certe situazioni esistono anche in Valle d'Aosta, anche se apparentemente sembra di essere in una situazione privilegiata.
Vorrei rammentare che la citazione del Consigliere Jorrioz sui 34 Consiglieri aveva aspetti così visibili... nel senso che il 35° è latitante, e non mi risulta che lo sia perché ha rubato il latte alla Centrale, ma perché ha fatto altre cose o perlomeno si presume fortemente che ne abbia fatte altre. Se questi fenomeni esistono è perché esiste un terreno di cultura anche qui in Valle e allora non possiamo far finta che ciò non ci sia e non possiamo essere assenti da questo grosso problema.
Ecco cos'è l'Antifascismo della domenica - detto in modo molto schematico - e cos'è l'Antifascismo degli altri giorni, proprio perché deve essere un impegno costante e, ripeto, permanente, altrimenti corriamo il rischio di perdere di vista qual è l'obiettivo finale. Certo, evidentemente gli obiettivi che si perseguono possono essere diversi, non è che i Comunisti cessano di essere Comunisti all'interno del Comitato Antifascista e i Socialisti cessano, si svestono di questa loro veste ideale, ideologica e politica per diventare delle altre cose. All'interno di questi Comitati, nel rispetto delle idee reciproche si possono trovare obiettivi comuni all'interno dei quali lavorare ognuno nella sua autonomia; ecco che allora il richiamo all'Ente locale - questo non è un richiamo forzato, ma è un richiamo concreto - evidentemente non può essere assente da questa battaglia.
Certo, vi sono problemi, perché poi viene fuori quello della legittimità se l'Ente locale può fare questo. Certo, lo può fare se lo vuole e, se non vuole, può non farlo, ma vi sono problemi di natura tecnica. Gli uffici attualmente presenti in questo Palazzo servono, anzi sono carenti al normale funzionamento dell'Amministrazione, di conseguenza non possiamo ospitare fisicamente il Comitato all'interno di questo Palazzo. Benissimo, ma questo non significa assolutamente niente. Possiamo registrare questa realtà e dire che qui dentro non possono venire, troviamo un altro luogo, troviamolo insieme, però dobbiamo garantire a questo Comitato tutti quegli strumenti, siano essi di carattere organizzativo, siano essi di carattere economico, che gli consentano di portare fino in fondo la sua battaglia.
Caveri (U.V.) - Dovrei dare la parola al Consigliere Milanesio e all'Assessore, vedo anche l'Assessore De Vita, ma se il Presidente della Giunta mi permette vorrei fare un'osservazione.
Si usano molto i vocaboli "unità" e "unitario". Noi siamo senz'altro d'accordo con questi vocaboli, con l'aggettivo e con il sostantivo, anzi con i concetti, a patto però che unità e unitario vogliano dire partecipazione di tutti i Partiti a determinate attività, fra le quali anche a questa attività di cui si parla, e quando la partecipazione di rappresentanti dei vari Partiti democratici non venga contrastata e sopraffatta da una parte, perché allora non siamo più d'accordo. Allora l'unità è scritta sulla carta, ma non esiste nella sostanza delle cose.
Altra osservazione: se un gruppuscolo, di fatto, con molta abilità, si impadronisce o tende a impadronirsi di certe determinate organizzazioni e Comitati o attività allora non siamo più d'accordo, perché non si tratta più di manifestazioni unitarie, ma di manifestazioni di una parte molto limitata dell'opinione pubblica. In tal caso allora l'Amministrazione pubblica non è tenuta a intervenire in appoggio di organizzazioni che non siano più espressione di manifestazioni unitarie di tutti i Partiti democratici dell'arco costituzionale. Quando di queste organizzazioni si sono impadroniti determinati gruppuscoli la parola "unità" e l'aggettivo "unitario" non servono più a coprire la realtà delle cose che abbiamo già visto operante in certe manifestazioni.
Ho sempre detto quello che pensavo anche al tempo del ventennio e continuo a dirlo adesso, perché sono fondamentalmente anticonformista e quindi ero contro il conformismo fascista e sono contro il conformismo che pretende di nascondere sotto la parola magica "Antifascismo" altre cose, ben diverse, con le quali noi non siamo d'accordo o almeno, io penso, la maggioranza del Consiglio non è d'accordo, così come la maggioranza della popolazione non è d'accordo e poi ci si venga a dire che siamo Fascisti, perché il Consigliere Monami ha parlato molto bene e sono perfettamente d'accordo con quello che lei ha detto.
Vorrei però chiedere come mai un individuo iscritto veramente al suo Partito si è permesso di accomunare il mio nome col nome di Almirante! Chi lo conosce... l'ho detto, l'abbiamo letto su un quotidiano che si stampa ad Aosta. Quando si parla in questi termini di denigrazione, di diffamazione e di intolleranza, allora non c'è più lo spirito democratico, ma c'è uno spirito che può essere definito in tutt'altro modo.
Monami (P.C.I.) - Visto che mi ha chiamato in causa, solo per una questione: vede, Signor Presidente, malgrado siano 30 anni che facciamo assieme lotte politiche con alterne vicende, il tempo probabilmente non è bastato per conoscerci molto bene. Le posso assicurare, probabilmente come lei, ma certamente per quanto mi riguarda, che sono avvezzo sempre a dire quello che penso. Le cose che ho detto, che dico e che andrò dicendo, talvolta anche sbagliando, sono cose che sento profondamente, così come sentivo profondamente quelle che dicevo oggi. Non mi posso certamente assumere la responsabilità di cose che possono fare altre iscritti al mio Partito, così come ritengo lei non possa assumersi la responsabilità in tutto ciò che dicono le varie migliaia di iscritti all'Union Valdôtaine. Sarebbe un errore da parte mia se la ritenessi responsabile di queste cose.
Per quanto riguarda la fede antifascista lei dovrebbe però convincersi di una cosa, Presidente: che in noi possono esserci errori, è indubitabile, ma non può avere il minimo dubbio che dietro al nostro conclamato e dichiarato "Antifascismo" vi sia una doppiezza di linguaggio e di intendimenti. Creda pure che questo non esiste, con tutti gli errori che possiamo fare nel nostro Partito, nel Partito Comunista: non vi è certamente una doppiezza di sentimenti, soprattutto quanto si parla di Antifascismo. Il sottoscritto che le parla le vuole ricordare un piccolo avvenimento, lei forse lo ricorderà: il 1° maggio del 1924, sia pure con un'azione incontrollata fatta da coraggiosi o da coloro che adesso potrebbero essere chiamati "Avanguardisti", fu issata sulla ciminiera più alta della Cogne una bandiera rossa (il Comitato Storico della Resistenza potrebbe fare delle ricerche); ebbene, fra quegli uomini c'era mio padre.
Caveri (U.V.) - Presidente della Giunta.
Andrione (U.V.) - Mi riferisco all'intervento precedente di Monami sul quale siamo d'accordo. Non credo che abbiamo mai dato prova di tirarci indietro, né di mancare a certi appuntamenti quando si tratta di difendere le idee che abbiamo, pur nella loro diversità, che possono essere comuni, così come riteniamo che il Governo italiano, il Parlamento, gli Enti locali debbano svolgere un'azione non solo di amministrazione, ma di educazione. Questo non centra niente con il Comitato Antifascista Permanente, è un'altra cosa.
Non siamo d'accordo non per motivi tecnici, ma non siamo d'accordo che l'Amministrazione pubblica metta a disposizione dei locali di certi Comitati, quali che siano i Comitati in questione. Non parlo più, lo dico solo l'ultima volta. È quindi una questione di impostazione differente. Per esempio non vado mai ai cortei, non mi piacciono, non vado al corteo del 25 aprile, non sono andato quando è venuto il Presidente della Repubblica perché non mi piacciono le manifestazioni, e con questo non mi ritengo meno Antifascista di Chincheré.
Quanto all'impegno permanente, quotidiano, riteniamo che il primo impegno da avere quando si vuole essere Antifascisti è di essere onesti, specie nella Pubblica Amministrazione, perché se c'è una cosa che suscita sfiducia nel Popolo italiano è proprio quella di avere troppo sovente Amministratori di un certo tipo e certe sfiducie come reazione provocano - lo constatiamo anche in questo momento - la credenza facile che ci possa essere della provvidenza.
Ciò detto, per quanto riguarda il nostro impegno personale - e questo vale per il Presidente del Consiglio, vale per tutta la Giunta - in ogni manifestazione seriamente antifascista noi ci saremo. Per quanto riguarda quel Comitato, nella misura dei compiti di istituto di questa Regione, lo appoggeremo e lo aiuteremo come abbiamo fatto finanziariamente attraverso l'Istituto della Resistenza e altre cose di questo genere, ma non intendiamo lasciarci imporre da nessuno un dato tipo di comportamento. Credo con questo che non abbiamo fatto del male a nessuno e abbiamo preso una posizione chiara e pulita.
Milanesio (P.S.I.) - Mi auguro che questa discussione stia svolgendo al termine e si arrivi a conclusioni concrete, scusatemi se abuso anch'io di un aggettivo... perché sarebbe veramente ridicolo che il Consiglio regionale arrivasse a votazioni diverse su un argomento così importante e che sostanzialmente, ritengo, ci accomuna tutti quanti. Dico tutti quanti, ma non escludo il Consigliere Parisi, assente certamente non per motivi di Antifascismo, quindi posso dire che accomuna tutti i presenti evidentemente.
Ho sentito questa sera due affermazioni che ritengo importanti e che mi sento di sottoscrivere pienamente: una è stata fatta dal Consigliere Jorrioz, quando ha detto che il primo Comitato Antifascista, in questa Regione, per i connotati che ha questa Regione, per la storia che ha all'origine della sua Autonomia, deve essere proprio il Consiglio regionale. Ritengo che questa sia un'affermazione valida; la seconda, che apprezzo e che considero anche una mia affermazione, è quella fatta dal Presidente del Consiglio, Avvocato Caveri, il quale ha detto: "io sono anticonformista, così come lo sono stato durante il ventennio". Lui ha potuto esserlo, io no perché non ero nato, non lo sono anche oggi, quindi un certo Antifascismo di maniera lo rifuggo e non ritengo di dover fare molte dichiarazioni su questi argomenti. Ebbene, evidentemente, la discussione di questa sera mi pare che degeneri un pochettino in una polemica di umori, degli umori e non delle cose, perché credo che sostanzialmente le affermazioni fatte da Monami, da Dolchi e da altri Consiglieri - non ho ascoltato tutto il dibattito perché sono stato chiamato al telefono - come anche molte di quelle fatte da Chincheré le condivido.
Sulla differenza che esiste fra quello che possiamo definire "Antifascismo militante" e quello che è "Antifascismo celebrativo" e basta o quello dei telegrammi, è chiaro che l'Antifascismo è un impegno quotidiano di ciascuno di noi, in ciascuna circostanza in cui viene minacciata la Democrazia, gli Istituti democratici, in cui comunque il Fascismo si presenta sotto forme e vesti diverse da quelle del ventennio. Compito di ogni Partito, quindi, di ogni democratico sincero, è quello di vigilare in permanenza e di essere attento a qualsiasi fenomeno degenerativo della libertà e che minaccia l'istituzione.
Ciò detto, Signori Consiglieri, mi pare che vadano bene anche le affermazioni del Presidente della Giunta sull'opportunità che questo Comitato - al quale noi aderiamo, perché il mio Partito aderisce e ha fatto benissimo ad aderire - non debba però necessariamente trovare sede presso gli uffici della Pubblica Amministrazione. Abbiamo votato un ordine del giorno - lo ha ricordato Chincheré - che evidentemente risottoscriviamo, non ritengo sia necessario ribadire in questa sede il nostro impegno antifascista che c'è e esiste. Non credo che ognuno di noi debba fare ogni tre mesi affermazioni di Antifascismo, non lo credo necessario; dobbiamo farlo in certe circostanze e in certi momenti concretamente, con le azioni, ma non credo che in questa nostra Regione e in questo Consiglio regionale ora vi siano minacce o comunque degli ottenebramenti per quanto si riferisce all'impegno antifascista: non mi risulta. Mi risulta invece che ci sia una polemica degli umori su questo argomento, una polemica dovuta al fatto che non sempre - e concordo con l'Avvocato Caveri - c'è stata una correttezza di comportamento da parte di alcuni membri, sia ben chiaro, del Comitato Antifascista Permanente. Non credo nemmeno che il P.C.I. voglia strumentalizzare, perché non è certamente sua abitudine o attitudine strumentalizzare questi Comitati. A qualcuno è sfuggita qualche parola pesante, saranno le interpellanze... purtroppo sono sfuggite anche nei confronti del Consigliere Dolchi, Presidente dell'ANPI, quando presiedeva questa Assemblea e qualche scalmanato non ha saputo fare di meglio che attribuirgli l'epiteto di "Fascista", che evidentemente era incongruente, ma non era neanche il caso di alzarsi e fare quella difesa del Consigliere Dolchi perché la vicenda cadeva nel ridicolo. Ora, Signori Consiglieri, mi pare che il Presidente della Giunta abbia detto che questa Giunta non può che dare il sostegno materiale - oltreché morale - a questo Comitato che è espressione delle forze politiche di questo Consiglio, accomunando questo alla dichiarazione di Jorrioz: che il Consiglio regionale si considera un Comitato Permanente Antifascista.
Ritengo che ci sia la possibilità di uscire da questa discussione con un ordine del giorno unitario e quindi, probabilmente qualche piccola modifica... la mozione è superata nella parte definitiva... ecco, concordiamo su alcune piccole modifiche nella parte deliberativa, ma mi pare che sulla sostanza siamo d'accordo tutti. Non credo che dobbiamo fare di questo un "casus belli", perché non penso che nessuno di noi debba dimostrare che è più Antifascista di quello che gli siede vicino; non credo che qui, in Valle d'Aosta, a questi Consiglieri che sono seduti su questi banchi, si ponga questo problema.
De Vita (Assessore tecnico) - Riconoscerete che nelle passate sedute di questo consesso, come nella presente, chi parla è intervenuto esclusivamente laddove gli argomenti trattati si riferivano tassativamente ed esclusivamente all'Assessorato che ho l'onore di rappresentare. L'argomento che si tratta in questo momento è peraltro tale che ritengo consenta un brevissimo intervento. Mi limiterò a qualche minuto per esprimere ciò che ho sentito attraverso gli oratori che mi hanno preceduto e la discussione che si è svolta.
Fare delle dichiarazioni di Antifascismo è una cosa, oltreché facile, che non si addice soprattutto a coloro che l'Antifascismo lo hanno combattuto e lo hanno sofferto: mi riferisco particolarmente al Presidente della Giunta, alla Signorina Viglino, ad altri che non nominerò e, fra essi, a molti che fanno parte del P.C.I., il quale - lo devo riconoscere - fra tutti fu il Partito più tenace nella lotta contro il Fascismo, e non penso che dopo la caduta del Fascismo stesso abbia mutato o pensi di mutare bandiera.
Quanto si è verificato è un attrito - non voglio offendere nessuno - sorto dalla forma più che dalla sostanza. La sostanza è quella di cui abbiamo sentito ripetute affermazioni: non faccio professione di Antifascismo, penso di averla fatta negli anni crudi, nei cosiddetti "anni ruggenti", dopo mi sono comportato da cittadino onesto e nulla più, ero nato con spirito democratico e tale rimango. Badate che Democrazia è l'opposto del Fascismo; mentre il Fascismo è sopruso, è tirannide, racchiudendo in questa espressione quella che può essere la peggiore delle forme di Governo, la Democrazia è libera lotta di opinioni, è prevalere pacifico di maggioranze. Scusate, non intendo darvi una lezione, perché non ne avete bisogno, ma intendo semplicemente spiegare le ragioni del mio intervento. Accennavo e ritorno in argomento a ciò che, a mio avviso, ha dato luogo a questo attrito. Gente antifascista, che ha sofferto, a un certo momento è uscita con affermazioni del tipo: "non intendo accettare lezioni di Antifascismo da nessuno". Sotto questo profilo tali dichiarazioni, che sono indubbiamente sincere e che sono sorte direi quasi con indignazione da parte di chi le ha pronunciate, voi dovete accettarle come genuine. Ora vi dico quali frasi non condivido dell'ordine del giorno presentato, che si è concluso formalmente, ripeto, ma non sostanzialmente. Il dire che è sorto questo Comitato Permanente - sarà che non conosco o credo di non conoscere gli alti membri di questo consesso, probabilmente personalmente li conoscerò senza sapere chi sono - ma, ripeto, il dire che è sorto questo Comitato e voi dovete inchinarvi, aprirgli le porte, introdurlo... ma che cosa avrebbero detto le altre Regioni, gli Enti locali regionali? Fornire tutti i mezzi di cui abbisognano non è una cosa che si confaccia a una Pubblica Amministrazione, soprattutto quando sentiamo dal Presidente dire che esiste questo Istituto Storico, che tutti conosciamo e che ha offerto la sede. Ma quale sede è più degna per questo Comitato di quella ove oggi siede? Si dice che non ha mezzi. Ma credete proprio che questo consesso non fornirà i mezzi, se mancano e se sarà necessario?
Occorre dare quanto abbisogna a questo Comitato affinché possa proseguire negli intenti che si presume e presumo intenda mantenere, quindi accetto senz'altro i suggerimenti provenienti sia dal Signor Chincheré, sia dal banco di fronte, sia dal Commendator Ramera: inserire in questo Comitato tutti i Segretari dei Partiti politici, così sarà finita la diatriba e penso che si potrà proseguire serenamente nei nostri compiti.
Caveri (U.V.) - Chi domanda ancora la parola? Chi chiede la parola? Consigliere Ramera.
Ramera (D.C.) - Sono d'accordo sul deliberato proposto dal Presidente della Giunta in cui si dice: "di impegnare la Presidenza del Consiglio regionale e la Giunta, ciascuna per quanto di sua competenza, a garantire il loro appoggio... a tutte quelle manifestazioni unitarie e antifasciste che rientrano fra gli obiettivi del suddetto Comitato Antifascista Permanente della Valle d'Aosta". Con questo prima di tutto il Comitato dovrà programmare e, essendo presenti tutti i Partiti, programmerà le manifestazioni, le porterà alla Giunta e al Consiglio, avrà così tutte le garanzie di appoggio possibili e immaginabili, ma propongo di togliere però quel capoverso che ormai è già superato nella parte introduttiva.
Caveri (U.V.) - Non ho capito bene qual è il capoverso che si vuole togliere... sì, lo so, ma rimarrebbe "Conosciuto il programma di lavoro"? Ah, verrebbe tolto tutto?
Dolchi (P.C.I.) - Quale presentatore sono d'accordo sulla cancellazione del 4° capoverso, delle quattro righe che cominciano con "Conosciuto il programma" fino a "1° marzo c.a.".
Non sono invece d'accordo sulla cancellazione delle tre parole proposte dal Presidente della Giunta, cioè "politico, organizzativo, finanziario". Mi sembra che la proposta di cancellare queste tre parole sia in contrasto con le stesse affermazioni del Presidente della Giunta, il quale ha detto chiaramente che va mantenuta la competenza delle singole Presidenze, della Giunta e del Consiglio, all'interno del Comitato Permanente Antifascista, che - lo ricordo ancora una volta - è comprensivo di tutte le forze politiche presenti in questo Consiglio... Comitato allargato ad alcune forze politiche come il P.C.I., il P.S.I., la D.C. e l'U.V. e poi alle Organizzazioni Sindacali... nel Comitato ristretto. Questo Comitato, dice il Presidente della Giunta, potrà avere la struttura per supportare questa nuova attività nei modi che si riterranno più opportuni, negli accorgimenti organizzativi e tecnici che verranno trovati, anche quelli di far capo eventualmente all'Istituto Storico. Il Consiglio regionale, la sua Presidenza e quella della Giunta non faranno mancare quegli aiuti di carattere finanziario-organizzativo e quel patrocinio politico che, di volta in volta, si riterrà opportuno concedere sul programma presentato e sulle iniziative prospettate, come diceva adesso Ramera.
Non vedo perché, se c'è questa manifestata volontà di collaborare con il Comitato Antifascista che è espressione di tutte le forze politiche presenti in Consiglio regionale - questo primo e primario Comitato Antifascista, come lo ha definito Jorrioz - non possiamo anche definire "quale" appoggio nel testo deliberativo, invece di lasciare solo il termine generico.
Farei quindi un appello al Presidente della Giunta affinché queste tre parole "politico, organizzativo, finanziario" che sono state proposte dai presentatori della mozione siano mantenute, perché direi che l'appoggio, in senso generico come viene proposto, può essere ancora più ampio che non quello invece si va precisando. Mi sembra che non valga la spesa di contendersi lo spirito se lo spirito è questo e il Consiglio approvi così com'è - visto che questo è anche l'orientamento dello stesso Presidente della Giunta - il testo deliberativo.
Andrione (U.V.) - Mi duole di dover respingere l'appello del Consigliere Dolchi perché sarebbe molto meglio votare un testo uniforme. Credo sia importante non dare adito ad equivoci o confusioni, quindi garantiamo il nostro appoggio, però quelle parole potrebbero essere interpretate in una certa maniera e noi non vorremmo che ciò accadesse. Pertanto diamo il nostro appoggio a tutte quelle manifestazioni unitarie e antifasciste e crediamo, con questo, di aver fatto quanto dovevamo fare. Quelle parole, invece, potrebbero voler dire quanto ha spiegato adesso molto bene il Consigliere Dolchi, ma potrebbero anche voler dire altre cose e dar adito ad un'altra interpretazione, per cui manteniamo la nostra proposta di emendamento.
Caveri (U.V.) - Allora qual è la conclusione del Gruppo Comunista? Voi mantenete quei tre aggettivi? Va bene. Allora pongo in votazione l'emendamento soppressivo proposto dal Presidente della Giunta che consiste nell'eliminare gli aggettivi "politico, organizzativo, finanziario", dopo il sostantivo "appoggio".
Signorina Viglino, per la dichiarazione di voto.
Viglino M. Ida (R.V.) - Per dichiarazione di voto, perché non penso di essere sospettata di una certa tendenza spesso qui nominata. Credo di aver dato prove di democrazia tali da non tediare il Consiglio su quell'argomento.
Ora mi associo a quanto ha proposto il Presidente della Giunta, perché - e lo abbiamo dimostrato ultimamente - abbiamo dato il nostro appoggio senza avere bisogno di specificare "politico, finanziario, organizzativo". Non ero d'accordo sull'appoggio organizzativo perché ho detto agli amici che sono venuti a trovarmi: siete voi che dovete pensare all'aspetto organizzativo, perché altrimenti continuiamo a prepararvi tutto e invece siete voi che dovete provare questa volta di saper fare qualcosa.
Per tutto quanto riguarda la mia parte e la parte della Giunta abbiamo dato tutto l'appoggio, quindi dichiaro che voterò nel senso indicato dal Presidente della Giunta per questi precisi motivi.
Caveri (U.V.) - Altre dichiarazioni di voto? Milanesio.
Milanesio (P.S.I.) - Sarò brevissimo e mi rammarico che si arrivi a una votazione separata.
Posso capire che in questo ordine del giorno presentato dal P.C.I. sia superflua la parola "organizzativo" perché, se si è creato questo Comitato, lo stesso servirà per organizzare qualcosa, quindi se va a chiedere l'appoggio organizzativo della Regione tanto vale che rimanga, il Consiglio regionale può benissimo farsele da solo queste cose. Sono però d'accordo sull'appoggio politico e finanziario; non vado a proporre un altro subemendamento, sono semplicemente contro e ritengo superfluo il termine "organizzativo". Ora non voglio creare altri pasticci, però sarei d'accordo sull'appoggio politico e finanziario. Non vorrei che si andasse a finire votando a favore di tutti e due gli ordini del giorno, perché sull'Antifascismo voto sempre a favore, evidentemente, però... non voglio poi essere accusato di voler ridurre i limiti di questa attività e invito anche il P.C.I. a rivedere un attimo la sua posizione su questa vicenda.
Auspico che in questo caso il Consiglio possa arrivare a un voto unitario. Non mi sento di far fronte a un dramma tra l'ordine del giorno proposto dai Presidenti del Consiglio e della Giunta e quello proposto dal P.C.I.; la sola espressione che ritengo superflua è "organizzativo", perché il Comitato è sorto proprio per quello, quindi...
Chanu (D.P.) - Stavo per dire "quod abundat, non nocet" [traduzione letterale dal latino: "l'abbondanza non guasta"], qui si ha paura di essere rimorchiati anziché di rimorchiare, ma ritengo che l'Antifascismo non sia un problema né di rimorchio, né di essere rimorchiati, così come non credo ci siano vari modi di essere Antifascista o Antifascista di maniera. L'unica maniera per essere Antifascista è di essere Antifascisti e basta; essere Antifascisti vuol dire essere democratici, anche se non vuol dire essere liberali, come non vuol dire esser D.P., come non vuol dire essere Comunisti o D.C., tanto per intendersi.
Ritengo - e qui gliene devo dare atto - che forse la proposta del Consigliere Milanesio è quella che toglie il superfluo, perché effettivamente il parlare di "appoggio organizzativo" a un Comitato organizzatore sarebbe anche un voler prendere sotto tutela da parte dell'Amministrazione regionale questo Comitato Antifascista che si è istituito come Comitato. Avrà certamente fra i suoi compiti primari quello di darci una sua organizzazione e di svolgere un suo determinato programma! Ritengo però che non ci si debba sentire dei "rimorchiati" dal Comitato Antifascista se si parla di appoggio politico o di appoggio finanziario, perché poi si dice: sì, sì state tranquilli, su quelle che saranno le necessità vi verremo incontro... allora, ammettiamolo! E poi mi dice qui il collega Benzo che c'è un'apposita legge che potrebbe sopperire a queste necessità di carattere finanziario.
A mio avviso, anziché portare in votazione l'emendamento sì o l'emendamento no, si potrebbe giungere a una soluzione concordata, naturalmente se i proponenti all'emendamento si adeguassero a questo: parliamo di appoggio politico - ed è naturale che questo lo si dia - e parliamo di appoggio finanziario, vogliamo aggiungere un "abundantiam", ma che le manifestazioni siano organizzate con coerente responsabilità.
Monami (P.C.I.) - Mi pare che siamo arrivati a una conclusione unitaria anche nella definizione del testo. Pensiamo di poter accettare la soluzione suggerita dal collega Milanesio che toglie il termine "organizzativo". Devo dare atto alla Signorina Viglino che effettivamente è un superfluo e, sempre nel termine del superfluo, ci potrebbe anche stare, ma questo è un loro specifico compito. Rimarrebbe il termine "appoggio politico, finanziario", così si potrebbe arrivare a un voto unitario dell'ordine del giorno.
Caveri (U.V.) - Va bene. Allora siamo giunti alla conclusione sopprimendo la parola "organizzativo" e lasciando le parole "politico, finanziario". Va bene? Pongo in votazione la mozione così modificata: con la soppressione della quarta premessa e della parola "organizzativo". Chi è a favore alla mozione così modificata è pregato di alzare la mano.
Esito della votazione:
Presenti, votanti e favorevoli: 31
La mozione è approvata all'unanimità.
Mozione
Il Consiglio Regionale della Valle d'Aosta,
denunciato il ripetersi di atti criminosi tendenti a sovvertire l'ordine repubblicano e chiaramente ispirati ad ideologie eversive fasciste;
respinta come dannosa e provocatoria la teoria degli opposti estremismi;
fatto proprio il concetto che gli Enti Locali devono essere sempre più centri permanenti di educazione antifascista e di promozione di vita democratica;
Delibera
di impegnare la Presidenza del Consiglio regionale e la Giunta, ciascuna per quanto di sua competenza, a garantire il loro appoggio politico e finanziario a tutte quelle manifestazioni unitarie e antifasciste che rientrano fra gli obiettivi del suddetto Comitato Antifascista Permanente della Valle d'Aosta.
Il Consiglio prende atto.
