Objet du Conseil n. 104 du 13 mars 1975 - Verbale
OGGETTO N. 104/75 - CONCESSIONE DI UN CONTRIBUTO "UNA TANTUM" ALLA PICCOLA CASA DELLA DIVINA PROVVIDENZA (COTTOLENGO), DI BIELLA, PER IL RICOVERO DI HANDICAPPATI PSICHICI E FISICI GRAVI VALDOSTANI.
La Piccola Casa della Divina Provvidenza (Cottolengo), di Biella, ospita attualmente diciotto handicappati psichici e fisici gravi e irrecuperabili, nati o già residenti in Comuni della Valle d'Aosta.
L'Istituzione, per l'ospitalità dei predetti minorati, non richiede una determinata retta di degenza, come tutti gli altri istituti consimili, ma accetta contributi "una tantum" a titolo di offerte.
L'Amministrazione Regionale, a partire dall'anno 1949 e sino al 1970 ha erogato al predetto Cottolengo un contributo annuo di Lire 1.000.000 elevato a Lire 2.000.000 negli anni 1971 e 1972; per l'anno 1973 l'importo del contributo è stato di L. 2.500.000.
A giustificazione della erogazione dei contributi vi è il fatto che istituti analoghi per il ricovero di minorati psichici richiedono una retta annua di 2-3 milioni pro-capite e che, se i soggetti ospiti presso il Cottolengo di Biella fossero presso i rispettivi nuclei familiari, la Regione dovrebbe erogare loro l'assistenza integrativa regionale, prevista dalla legge regionale 9 novembre 1974 n. 40, con una spesa media annua di L. 10.000.000.
Per l'instaurata consuetudine e per le motivazioni sopra esposte, si ritiene opportuno proporre al Consiglio Regionale di concedere un contributo "una tantum" all'istituzione per l'assistenza prestata ai minorati psichici valdostani durante l'anno 1974.
Si propone pertanto che il Consiglio regionale
Deliberi
di approvare la concessione e la liquidazione alla Piccola Casa della Divina Provvidenza (Cottolengo), di Biella, della somma di Lire 2.500.000 (lire duemilionicinquecentomila) a titolo di offerta "una tantum", per l'ospitalità durante l'anno 1974 degli handicappati psichici e fisici gravi valdostani, dando atto che la relativa spesa sarà imputata al capitolo del bilancio di previsione della Regione per l'anno 1975, corrispondente al capitolo 739 del bilancio preventivo per l'anno 1974 ("Spese per l'assistenza agli infermi di mente ed agli affetti da parkinsonismo encefalitico e spese per l'assistenza ai minorati psichici"), che presenta la necessaria disponibilità.
Caveri (U.V.) - La parola all'Assessore De Vita.
De Vita (Assessore tecnico) - Si tratta di rinnovare un provvedimento dei precedenti esercizi che si riferisce al ricovero di n. 18 handicappati ospitati a Biella, presso la Casa di ricovero, praticamente il Cottolengo.
Negli anni scorsi avevamo elargito a questa istituzione un contributo annuo che era inizialmente di due milioni e che nel 1973 è stato poi elevato a 2 milioni e cinquecentomila. La proposta della Giunta è quella di confermare questi due milioni e cinquecentomila lire.
Vorrei brevissimamente illustrare il perché non ci sia nulla da obiettare a questa elargizione. Come ho accennato, in questo istituto abbiamo 18 ricoverati. Versiamo, sia pure a titolo di contributo volontario, perché teoricamente potremmo anche non dare nulla. È una fondazione che nel suo istituto ha come scopo - e quindi lo persegue - il ricovero di persone handicappate del Canavesano, del Biellese, della Provincia di Vercelli, e anche della Valle d'Aosta. Parlo guardandovi, non so il perché, forse per una certa affinità di concezioni su certi argomenti. Credo che mi abbiate capito, abbiamo fatto ...(voci)... invece è proprio a coloro che non sono della maggioranza, ai quali bisogna rivolgersi ...(voci)... sotto certi profili senz'altro, è un argomento che esponiamo insieme, lo sanno perfettamente. Scusate comunque la digressione: per questi ricoverati abbiamo dato e ritengo che si possa continuare a dare. Propongo pertanto che si possa continuare a dare questo contributo volontario.
Faccio presente che, a conti fatti, versiamo sostanzialmente per ciascuno di questi ricoverati la modica cifra di 385 lire al giorno, cioè meno di quello che paga uno studente presso, non so, la "Casa del Goliardo" o qualche consimile istituzione; il che dimostra da solo che non è un peso che gravi eccessivamente sulle casse regionali. Si può dire che, se invece di essere ricoverati presso questa Casa della Divina Provvidenza, o come diavolo si chiama, lo fossero presso l'Ente degli Ospedali Psichiatrici di Torino, Opera Pia, noi verseremmo 15 mila e 750 lire ogni giorno, esattamente come noi le versiamo e paghiamo per tutti i ricoverati.
Qui si potrebbe aprire il discorso se questi handicappati - che, sia ben inteso, sono dei tranquilli, sono più che altro dei dementi - possono a un certo momento essere recuperati. È un problema sul quale discuteremo a tempi brevi, perché stiamo trattando la questione esattamente in tempi brevi e potremo decidere sul numero di ricoverati per malattie psichiche che potremmo richiamare in Valle. Penso che di questi dementi molti siano in condizioni tali da essere affidati ai cosiddetti "Centri sociali" che sono oggetto specifico di uno studio da parte di una Commissione e che credo tutti i Gruppi consiliari conoscano.
Comunque sta di fatto che, non avendo oggi come oggi ancora altra disponibilità, non rimane che accettare la situazione pregressa, vada per questi due milioni e mezzo; praticamente sotto il profilo economico, non certo morale, diciamo: "provvediamo a quanto necessario al sostentamento di questi poveri infelici". Se è necessario, sono a disposizione per qualsiasi maggiore chiarimento.
Propongo pertanto al Consiglio di votare per il 1974 la stessa erogazione già elargita nel 1973.
Caveri (U.V.) - Allora sono iscritti a parlare Mappelli, Maquignaz, Milanesio e Siggia.
La parola al Consigliere Mappelli.
Mappelli (D.C.) - Non voglio abbordare il problema degli handicappati, perché ho visto che si è iscritto l'amico Maquignaz e penso che sia molto più sensibile a questo problema.
Rimarrò al problema della Divina Provvidenza.
Alla Divina Provvidenza di Biella - e questo lo ha dichiarato l'Assessore - noi diamo 385 lire al giorno; è proprio la Divina Provvidenza che ci assiste, perché non abbiamo fatto molto in questo senso.
Parlo ora della Divina Provvidenza di Saint Vincent. Abbiamo circa 40 ricoverati... perché poi il bello è questo, no? stiamo sempre a discutere sulle cifre e non sempre siamo capaci di essere generosi con le cifre in questo settore... mi risulta infatti che presso la Divina Provvidenza di Saint Vincent abbiamo circa 40 persone anziane. È pur vero che hanno quella famosa pensione sociale di cui ognuno di noi sa quanto significhi, però da anni l'Amministrazione regionale ha solo saputo fare una cosa: chiedere il ricovero di persone ammalate, anziane, croniche. Non abbiamo avuto la sensibilità, per questo faccio una raccomandazione, raccomandazione che è motivata. O noi troviamo delle soluzioni a questi problemi, oppure dobbiamo avere il coraggio di esaminare e di dare delle disponibilità economiche a questi Enti che oggi ci sono, che condivido e che altri forse non condividono, comunque questo è un altro discorso. Fin quando non troveremo alternative o soluzioni diverse - ecco la mia raccomandazione - io richiamerei l'attenzione della Giunta, del Consiglio, in particolar modo dell'Assessore, al fine di esaminare questi casi, perché non è possibile che bussiamo a queste porte e non troviamo e non abbiamo la sensibilità di venir loro incontro. È evidente che, essendo Istituti di questo genere, la loro è una missione, dunque non è che facciano della pubblicità o richieste, però il problema esiste. Dico queste cose a ragion veduta.
Pertanto il mio intervento mira soltanto a questa richiesta: che la Giunta, e per essa l'Assessore alla Sanità, esaminino anche la situazione di Saint Vincent - situazione che potrebbe anche essere di altre case di questo genere - e vengano incontro alle attuali necessità.
Qui si inserisce il grande discorso degli handicappati, però, come ripeto, penso che l'amico Maquignaz abbia veramente, purtroppo, le capacità di esprimersi meglio. È evidente che tutti assieme dovremo pur trovare delle soluzioni. È vergognoso - non volevo dirlo, ma lo devo dire - che i nostri bambini, che purtroppo hanno già delle menomazioni fisiche, debbano vivere distanti dalla Valle; soffrono loro, non è che soffrano molto meno i loro genitori, tutti assieme soffriamo, perché non siamo capaci, con tutte le nostre chiacchere, i nostri punti di vista e le nostre teorie, di trovare una soluzione per coloro che, come noi, sono valdostani, non siamo stati capaci di assicurare la loro esistenza in questa Valle d'Aosta.
Maquignaz (D.P.) - Mi vorrei soffermare brevemente sulla relazione allegata a questo oggetto. Qui si dice: "A giustificazione dell'erogazione dei contributi vi è il fatto che istituti analoghi per il ricovero di minorati psichici richiedono una retta di 2-3 milioni pro-capite e che, se i soggetti ospiti presso il Cottolengo di Biella fossero presso i rispettivi nuclei familiari, la Regione dovrebbe erogare loro l'assistenza integrativa regionale prevista dalla legge regionale con una spesa di 10 milioni di lire".
Non sono molto d'accordo su questa impostazione, perché mi sembra che il problema venga trattato come una pura operazione finanziaria.
Mi pare che il problema sia molto più serio e molto più profondo, quindi penso che l'Amministrazione regionale debba esaminare le soluzioni migliori, non tanto se costa di più o di meno, o una soluzione piuttosto che un'altra. Deve invece cercare, cogliendo lo spunto da questo provvedimento che ce ne dà l'occasione, di vedere un po' tutto il problema: istituire questi famosi "servizi" per cercare di avere una possibilità di prevenzione, soprattutto di cura e di riabilitazione, di assistenza, in modo da evitare nel modo più assoluto, o comunque nel limite del possibile, questi ricoveri.
Non penso che sia qui il momento di iniziare tutto il discorso degli handicappati, il Consiglio regionale già sovente lo ha fatto e il problema si conosce. Direi che dobbiamo solo prendere uno spunto. Io prendo lo spunto da questo oggetto per invitare la Giunta a esaminare con decisione e con determinazione questo problema, in modo da ridurre effettivamente il numero di questi ricoverati.
Vorrei fare anche una seconda osservazione. Ho visto che nella relazione si dice che un istituto costerebbe 2-3 milioni pro-capite, quindi il costo per il ricovero presso un istituto per 18 ricoverati sarebbe dai 36 e 54 milioni. Mi pare che noi, con un contributo di due milioni e mezzo al Cottolengo, veniamo ad approfittare della beneficenza, quindi non so se come Pubblica Amministrazione dobbiamo fare questo ragionamento. Mi pare che, finché non abbiamo soluzioni alternative in Valle, non dovremmo accontentarci di dare un contributo così minimo, perché sappiamo che per i nostri ricoverati ci sarà certamente questo aiuto di benefattori e l'Amministrazione regionale penso che non possa arrivare a questo punto.
Per il provvedimento che abbiamo adesso in approvazione non ho quindi alcuna osservazione, e sarò favorevole. Direi però che dobbiamo proprio metterci tutti d'accordo, esaminare attentamente il problema nel suo insieme e fare in modo che la Valle d'Aosta cammini e faccia dei progressi anche in questo campo.
Milanesio (P.S.I.) - Molto breve, anche perché molte considerazioni che volevo svolgere su questa deliberazione le ha già svolte il Consigliere Maquignaz.
In effetti, come del resto viene precisato e ha precisato l'Assessore, credo che qui si tratti di una delibera ricorrente, che però offre il destro per aprire una discussione che penso veda concorde gran parte del Consiglio sulla necessità di modificare questa deliberazione la quale risente, soprattutto nella relazione, di una visione arida, che tende a ridurre a fatti monetari economici un problema molto più importante e molto più grosso.
Chiedo intanto all'Assessore se qui si tratta di handicappati psichici e fisici assolutamente irrecuperabili, perché evidentemente se si tratta di questi, è chiaro, purtroppo, che non vi può essere alternativa che il ricovero in qualche istituto a ciò preposto.
Fatta questa domanda, e avuta questa risposta, annuncio voto favorevole al provvedimento.
Voglio solo sollecitare la Giunta, l'Amministrazione regionale a intervenire nel settore dei Servizi sociali, facendo in modo che se ne istituisca uno al più presto che consenta, nella misura dell'umanamente possibile, il recupero di questi handicappati psichici e fisici, soprattutto non li emargini dal contesto in cui gli esseri umani sono chiamati a vivere, che è possibilmente quello della famiglia, della scuola, della loro casa, anche se questo ci costerà di più. Evidentemente non si può fare una questione di soldi su questo, anzi: io ritengo che i soldi spesi in questa direzione siano ben spesi. Non dobbiamo porci dei limiti, delle preoccupazioni, perché alleviare e recuperare se possibile gente che altrimenti è destinata a una sofferenza e a una quasi vita o a una non vita, direi che sia il compito primario dell'Ente pubblico e di una Regione che vuole gestire in modo democratico e soprattutto umano questo aspetto.
Mi devo solo un po' rammaricare - e so che l'Assessore ha opinioni diverse - del taglio, non ho detto finanziario, della relazione fatta dagli uffici. Sembrerebbe che questa relazione riduca il problema degli handicappati a un problema di bilancio e la motivazione che viene addotta in questa delibera è: "invitiamo il Consiglio a votare a favore perché in fondo spendiamo due milioni e mezzo; ne avremmo spesi 10 se li avessimo ricoverati in un altro istituto". Mi pare che questo sia un po' poco, anzi sia addirittura contrario al buon senso comune, direi soprattutto contrario alla morale che deve ispirare un intervento dell'Ente pubblico in questo settore.
Fatte queste premesse, e conoscendo quali sono le opinioni dell'Assessore che so essere diverse, volevo solo dire che bisognerebbe cercare di sintonizzare su queste opinioni anche gli uffici, perché non è concepibile che i nostri uffici in materia di assistenza la vedano in questo modo anti-diluviano e, direi, addirittura offensivo, che il problema venga visto in questi termini. Credo che i Consiglieri regionali, visto che altri l'hanno fatto rilevare, non possono che concordare su questo. Ciò detto, e tenuto conto della dichiarazione che si tratta di irrecuperabili, voteremo evidentemente a favore.
Caveri (U.V.) - Devo dare la parola alla Signora Siggia per prima.
Siggia Giovanna (P.C.I.) - Credo che in una discussione anche breve, ma che riguarda una delibera di questo genere, non possa mancare il pensiero e il parere del Gruppo Comunista.
Gli interventi che mi hanno preceduto mi trovano perfettamente concorde, perché le due osservazioni di fondo che volevo fare al Consiglio sono state centrate già dal Consigliere Maquignaz e successivamente dal Consigliere Milanesio.
Innanzitutto è da parecchio tempo che in quest'aula discutiamo, ma l'Assessore è nuovo di questi discorsi, pertanto ritengo opportuno che oggi gli siano riproposti, proprio per l'impegno che dovrà mettere per risolvere un problema a lungo dibattuto in Consiglio regionale.
È vero, l'Assessore dice che così come siamo messi oggi, qualcuno dice: finquando non troviamo alternative... verissimo, però dobbiamo trovarle queste alternative! Qui il Presidente del Consiglio diceva prima che si dicono tante parole a proposito di molti argomenti, ma in una materia come questa non possiamo più continuare con dibattiti consiliari senza trovarsi intorno a un tavolo, in cui credo che, con estrema facilità, dato l'interesse che ogni singolo Consigliere mette al problema, sarebbe possibile una soluzione. Dico subito: la soluzione è possibile quanto meno per alleviare le difficoltà di questa gente fuori Valle, ed è quanto ha già espresso il Consigliere Milanesio: avvicinamento alla famiglia, maggiori contatti con i parenti, maggiori possibilità di controllo da parte della famiglia anche alla vita di questi individui. Non posso non sottolineare quello che hanno già detto gli altri.
Assessore, non è una questione di costi, mi rifiuto di ritenere che un Consiglio regionale debba approvare una delibera solo esclusivamente perché nell'insieme, economicamente, grava poco sul bilancio regionale. Il problema dell'assistenza è profondo e deve vedere l'Ente pubblico impegnato. È un problema politico, e in questo senso non concordo neanche con quanto diceva Milanesio: che bisogna solo far sì che gli uffici non propongano relazioni di questo genere, con l'impostazione data a questo problema nel corso di diversi anni. Non si tratta solo di ottenere che i funzionari non scrivano queste cose nel testo deliberativo di un oggetto portato all'esame del Consiglio, ma bisogna che il Consiglio regionale modifichi la propria politica nei confronti di persone che hanno bisogno di un'assistenza che è diventata - e oggi lo è sempre più - un posto sociale e che l'Amministrazione pubblica deve accollarsi.
Detto questo, sono d'accordo nel votare la delibera così com'è, con l'impegno che l'Assessore trovi finalmente un momento non più di discussione, ma di decisione con il Gruppo Comunista, attraverso i suoi rappresentanti, o con la Commissione Sanità o con altra Commissione, di un incontro che può essere promosso dall'Assessore stesso in qualsiasi momento. Troverà l'adesione, l'aiuto e, nel limite delle possibilità, anche un contributo di studio e di risoluzione di questo problema.
Caveri (U.V.) - La parola all'Assessore De Vita.
De Vita (Assessore tecnico) - Signori, mi sia consentita una premessa: lodo e ammiro la vostra sensibilità manifestata attraverso ben quattro oratori che mi hanno preceduto. Mi dispiace soltanto che questa sensibilità si sia manifestata solo oggi. L'ho sentita e la sento da molto tempo benché non abbiate fatto voi altrettanto; non è una richiesta che posso rivolgervi, ma ognuno ha il dovere morale di rivolgerla a sé stesso. Questo come premessa.
Aggiungo che è veramente mortificante, perché questa è l'espressione, che si paghino 485 lire al giorno per un ricoverato fuori Valle. Debbo peraltro precisare che non dovete ritenere che l'Istituto di ricovero vada in perdita. Questi Istituti, per le opere pie che svolgono, godono della benemerenza - direi nazionale -, dispongono di capitali e, più che di capitali, di rendite che consentono loro queste opere umanitarie. Non portiamo quindi fuori di tasca a qualcuno il denaro che serve per questi ricoverati. Sappiate che questi Istituti - mi è sfuggita la parola, ma lo sapete meglio di me - hanno ricevuto dal Consorzio civile ciò che reimmettono sotto questa benemerita forma al Consorzio stesso.
Temo di andar fuori argomento, perché dovrei intrattenermi per un lungo periodo. Alcuni Consiglieri lo sanno, ma per altri, invece, la materia è ancora sconosciuta.
Da quanto abbiamo trattato l'ultima volta in seno proprio al Consiglio sul problema del recupero, sia dei cosiddetti "malati acuti", cioè di coloro che debbono essere vigilati di giorno e molte volte anche di notte, sia dei cosiddetti "pacifici", noi abbiamo intrapreso un cammino che speriamo di poter condurre a termine a brevissima distanza.
In primo luogo, l'Ente regionale assicura di porre a disposizione della Regione 80 stanze entro il 30 di settembre. Dico la Regione perché, come sapete, ai sensi della legge attuale gli handicappati, i mentecatti, i pazzi furiosi o non furiosi che siano, non sono ritenuti malati (questo l'abbiamo già detto e non faccio che ripeterlo, perché siano chiari il concetto e la situazione). Queste stanze devono essere destinate esclusivamente al richiamo e al ricovero di questi malati, e saranno sufficienti. Torino dice che i malati ricoverati presso Collegno sono sì e no 40: rimango scettico, penso che siano di più, probabilmente constateremo che i vani necessari per ospitare tutti coloro che debbono essere soccorsi saranno ben maggiori. Questo per dirvi che abbiamo già avuto tre riunioni - una con le Comunità Montane, le altre con i Medici psichiatrici di Torino, i Medici locali e le Assistenti sociali - in cui si è deliberato questo programma che verrà elaborato in questi giorni e che dovrebbe essere quello che, attraverso una relazione, verrà esaminato prima dalla Giunta e poi sottoposto al Consiglio.
Le preoccupazioni del Signor Mappelli, del Signor Maquignaz, della mia collega Avvocato Siggia e del Signor Milanesio hanno quindi turbato e preoccupato chi parla, forse prima di loro.
L'iniziativa che abbiamo preso pensiamo che potrà volgere al termine, perché non riguarda soltanto i locali dell'Ospedale Mauriziano, ma anche la costituzione di Centri sociali, avremo delle équipes medico-sanitarie e Istituzioni di carattere sociale per ricoverare e far entrare, vicini al paese dove sono nati e vissuti, tutti coloro che sono in condizioni di essere ricoverati senza necessità di controllo quotidiano da parte degli infermieri. Avremo anche degli infermieri, perché soprattutto quelli di tarda età saranno soggetti evidentemente a malori, agli acciacchi della vecchiaia, avranno bisogno anch'essi di questo intervento.
Comunque, ripeto, per quanto l'iniziativa non sia la mia personale ma dell'Assessorato, a nome del quale parlo in questo momento, state tranquilli che se c'è un problema che sta a cuore è quello che dibattiamo in questo momento.
Caveri (U.V.) - La parola al Consigliere Chanu.
Chanu (D.P.) - Bordon, non vorrei che il numero di posti citati dall'Assessore De Vita dovessero essere destinati a noi!
Comunque, poiché non è certo un argomento su cui si può scherzare, ma è estremamente serio e toccante, devo dare atto all'Assessore De Vita - d'altra parte lo conosco personalmente - che quello che c'era nelle aride righe della relazione e che effettivamente e giustamente ha sollevato preoccupazioni da parte dei Consiglieri intervenuti, non può - e qui parlo da uomo, non da Democratico Popolare, ma da uomo - non può certamente essere alla base della soluzione del problema degli handicappati.
Guai se effettivamente dovessimo credere a quanto è stato scritto in quella relazione, e cioè che il problema degli handicappati può essere risolto in termini monetari, con un esborso modico, perché possiamo giovarci del fatto e della circostanza obiettiva che questi Istituti godono della beneficenza e delle elargizioni di tante benemerite persone, delle quali certamente una Pubblica Amministrazione non può far parte perché non può fare della beneficenza o, come in questo caso, sfruttare la beneficenza altrui! Ha il dovere di risolvere i problemi di queste categorie che sono infelici e, proprio perché sono infelici e ci sono talmente vicine, i problemi devono per forza di cose essere risolti, indipendentemente da basse questioni di costi, di risparmio e di modiche rette da pagare.
Voglio augurarmi - concordando con quanto ha detto il collega Maquignaz per conto dei D.P. sul dare il voto favorevole a questa delibera - che si voglia seguire questa strada, che questo non voglia essere il modo più comodo, più programmatico di risolvere un problema che, se non è stato risolto in precedenza... e qui prendo atto di quanto ha detto De Vita, quando dice che il problema è questo, voi parlate, voi dite, però il problema è questo... ci possiamo assumere tutti quanti le nostre responsabilità per il passato prossimo, ciò non di meno anche per il passato remoto. Questo problema lo sentiamo e riteniamo che debba essere risolto in un modo veramente umano e consono alla nostra dignità di uomini, oltre che di Amministratori regionali. Vorrei proprio augurarmi che le parole dell'Assessore De Vita, allorquando ci propone possibilità di interventi, anche di carattere non definitivo ma che comunque potrebbero già dare uno sprazzo di luce per queste risoluzioni, vengano poi nella pratica portate alla realtà.
Caveri (U.V.) - Va bene, allora con questo augurio, al quale forse non replica l'Assessore De Vita, procediamo alla votazione di questa delibera. Chi è favorevole è pregato di alzare la mano.
Esito della votazione:
Presenti, votanti e favorevoli: 29
La delibera è approvata all'unanimità.
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Il Consiglio
delibera
di approvare la concessione e la liquidazione alla Piccola Casa della Divina Provvidenza (Cottolengo), di Biella, della somma di Lire 2.500.000 (lire duemilionicinquecentomila) a titolo di offerta "una tantum", per l'ospitalità durante l'anno 1974 degli handicappati psichici e fisici gravi valdostani, dando atto che la relativa spesa sarà imputata al capitolo del bilancio di previsione della Regione per l'anno 1975, corrispondente al capitolo 739 del bilancio preventivo per l'anno 1974 ("Spese per l'assistenza agli infermi di mente ed agli affetti da parkinsonismo encefalitico e spese per l'assistenza ai minorati psichici"), che presenta la necessaria disponibilità.
Passiamo ora ad un altro argomento.
