Objet du Conseil n. 63 du 13 février 1975 - Verbale

OGGETTO N. 63/75 - PROBLEMI CONCERNENTI IL BATTAGLIONE ALPINI AOSTA. APPROVAZIONE DI ORDINE DEL GIORNO E DI MOZIONE.

Mozione

Il Consiglio regionale della Valle d'Aosta

Venuto a conoscenza delle voci insistentemente circolanti negli ambienti militari e fra la cittadinanza aostana circa il possibile prossimo scioglimento o trasferimento del Battaglione Alpini "Aosta";

Ricordando il profondo legame esistente fra la popolazione ed il glorioso Battaglione Aosta del quale hanno fatto parte, di padre in figlio, i Valdostani che, in pace o in guerra, si sono avvicendati sotto le armi;

Considerato il grave danno morale e materiale che deriverebbe alla città e alla Valle se fossero private del contingente di Alpini;

Ritenuto indispensabile prontamente intervenire in proposito;

delibera

- di impegnare la Giunta - nel caso si palesassero veritiere le notizie precisate in premessa - ad intraprendere, in ogni direzione, gli opportuni passi onde evitare lo scioglimento del glorioso Battaglione Aosta;

- di fare appello a tutte le forze politiche e alle Associazioni affinché siano adottate le più opportune iniziative al fine di conservare alla Città di Aosta il suo Battaglione di Alpini;

- di invitare i Parlamentari valdostani a promuovere, a livello parlamentare, prese di posizione positive in tal senso;

- di inviare il presente pressante appello al Presidente del Consiglio dei Ministri, al Ministro della Difesa, ai Capi Gruppo del Senato e della Camera, ai Partiti politici, ai Parlamentari valdostani, al Capo di Stato Maggiore dell'Esercito, al Comandante del Presidio Militare di Aosta.

F.ti: Giulio Dolchi - Franco Chincheré

Caveri (U.V.) - La parola al Consigliere Dolchi.

Dolchi (P.C.I.) - Signor Presidente e colleghi Consiglieri, la mozione che abbiamo presentato in data 16 gennaio 1975 il collega Chincheré ed io, a nome del gruppo Comunista, aveva lo scopo di approfondire a livello consiliare il problema dello scioglimento del Battaglione Alpini Aosta, che in quel momento, circa un mese fa, veniva ventilato, tanto per rimanere nel linguaggio militare da "radio-scarpa" e "radio-gavetta", come si dice. È passato ormai un mese da quelle vaghe e sommesse voci e in questo periodo si sono verificate, accumulate e aggiunte dichiarazioni semi-ufficiali, prese di posizioni di associazioni combattentistiche, fra le quali particolarmente l'Associazione Nazionale Alpini; ci sono stati articoli su La Stampa, ci sono state prese di posizione dell'Ufficio Stampa del Ministero della Difesa, ci sono state riunioni ad esempio nel Veneto che sono terminate con l'impegno da parte dei Parlamentari di quelle Regioni di prendere opportune iniziative a livello nazionale.

Direi che siamo andati più avanti nella conoscenza delle cose, anche se la situazione non è ancora chiara e si apprende ad esempio dai giornali, dalle indiscrezioni filtrate sull'allegato A), che si tratterebbe di un documento che prevede la ristrutturazione delle Forze Armate. Quest'allegato A), che contiene quindi il progetto di riduzione degli organici dell'Esercito, prevede, per quanto riguarda le Truppe alpine, un'amputazione di oltre un terzo e, come dicevo prima, una comunicazione dell'Ufficio Stampa del Ministero della Difesa diceva testualmente: "la ristrutturazione dell'Esercito e dei Corpi speciali come gli Alpini è allo studio". In questo momento - la data è del 9 febbraio - nemmeno il Ministro Forlani è in condizione di precisare come si realizzerà e in particolare dove verranno soppresse o ridotte le unità degli Alpini o di altre specialità dell'Esercito. Questo per dire che la mozione, anche se presentata un mese fa, può avere ancora una sua validità se il Consiglio regionale intende prendere delle iniziative e posizioni in proposito, in quanto sembrerebbe comunque, da tutte le cose dette più o meno ufficialmente, che il IV Reggimento Alpini dovrebbe subire l'amputazione del Battaglione Aosta. Su questo sembrerebbe non ci siano dubbi e quindi viene naturale per noi - che già altre volte abbiamo preso posizione in quest'aula affinché si discutessero i problemi concernenti la vita delle Forze Armate in genere, compresa quella degli Alpini di stanza ad Aosta, della "Testafochi" o della Scuola - di attirare la vostra attenzione, in quanto riteniamo che come Ente locale, come Assemblea rappresentativa della Valle d'Aosta ci sia qualcosa da dire in proposito, e la mozione è abbastanza esplicita in proposito.

Fondamentalmente sono due le ragioni per cui chiediamo che la mozione sia approvata all'unanimità dal Consiglio regionale. Ricordo che il Consiglio comunale di Aosta si è riunito lunedì sera in seduta straordinaria ed urgente per discutere l'analogo problema. Dicevo che sono due gli argomenti di fondo. Primo: il profondo legame esistente fra la popolazione della Valle d'Aosta ed il Battaglione Aosta, il glorioso Battaglione Aosta del quale hanno fatto parte, di padre in figlio, i Valdostani che, sia in pace che in guerra, si sono avvicendati sotto le armi in questo Corpo. Secondo: la considerazione del danno materiale che deriverebbe alla città ed anche alla Valle se fossero private dei contingenti degli Alpini.

Oltre a queste due considerazioni che riguardano particolarmente la nostra Regione, ve ne è un'altra più generale e di principio, che noi non vogliamo tacere e che riterremmo anche sbagliato sottovalutare. Dicevo prima: il Consiglio regionale, l'Ente Regione, in uno Stato che si articola o si auspica che si articoli a livello di Autonomie, deve dire la propria parola in tutti i settori della vita del Paese. Non possiamo quindi essere accusati di velleitarismo se anche nel Consiglio regionale questi problemi vengono affrontati. I problemi della politica estera, della NATO, delle Forze Armate e dell'interpretazione dell'articolo 52 della Costituzione sono materie di cui alle volte si è sentito dire che non ci riguardano perché sono di competenza di altre istanze a più alto loco. Noi abbiamo sempre respinto questa posizione e direi che oggi si dimostra la validità della concezione secondo la quale non ci possiamo estraniare dai grandi problemi che interessano la vita del Paese, delle sue culture, delle sue Istituzioni, proprio perché ne subiamo le conseguenze.

Lo scioglimento del Battaglione Aosta è una conseguenza delle scelte della politica nazionale. Sono le direttive NATO che oggi subiamo ad Aosta, sono orientamenti che tendono alla riduzione dei contingenti di leva e al potenziamento del personale in servizio permanente, cioè l'aumento del personale volontario, a media e a lunga ferma del personale, diciamo così, professionista dell'Esercito. Riteniamo che ciò sia in contrasto con l'articolo 52 della Costituzione che dice che il servizio militare è obbligatorio nei limiti e modi stabiliti dalla legge, e quindi con il concetto democratico a cui si deve ispirare l'Ordinamento delle Forze Armate della Repubblica: ciò è provato anche da recenti statistiche. Vi è la preoccupazione che a quell'Esercito previsto dall'articolo 52 della Costituzione, composto da Militari di leva, sia sostituito l'Esercito dei professionisti, quando leggiamo che nella ristrutturazione sono stati richiesti, in otto esercizi finanziari, 500 miliardi. Il problema sarà discusso alla Camera perché si passi dall'impostazione a cui accennavo prima, cioè dall'Esercito composto da Militari di leva, a quello di volontari. A questa tendenza ne fa riscontro un'altra tendenza che le statistiche provano: per esempio, su 470.000 iscritti nelle liste di leva per un anno, 400.000 sono stati sottoposti a visita medica, 320.000 sono stati arruolati e 170.000 sono stati incorporati; le statistiche ci dicono quindi che i cittadini che prestano il servizio militare raggiungono appena il 50% degli iscritti nelle liste di leva. Questa è una delle ragioni di fondo per cui noi riteniamo che, nel prendere posizione contro lo scioglimento del Battaglione Aosta, il Consiglio regionale riaffermi anche un concetto fondamentale importante: quello dell'idea di un Esercito che non sia l'Esercito di mestiere.

Vorrei in proposito ricordare, seppur brevemente, ciò che il compagno Togliatti ebbe a dire proprio in previsione della tendenza, che già allora si manifestava, di ridurre l'Esercito a un piccolo Esercito di professionisti, idea che adesso è respinta anche da tutte le forze democratiche del Paese. Togliatti disse: "il servizio militare è obbligatorio, senza il servizio militare obbligatorio non si avrebbe più il popolo intero che si arma ed è pronto a difendere il suolo della Patria, ma una categoria di professionisti delle armi che potrebbe rappresentare la rovina di una società e la rovina dello Stato". Ecco quindi come già nel 1946-1947 questi pericoli fossero presenti nel dibattito all'interno dell'Assemblea Costituente e come già allora la nostra posizione fosse quella di far sì che la presenza dei giovani che prestano il servizio militare fosse una garanzia per un Esercito democratico a difesa delle libertà e dell'Ordinamento repubblicano.

Non mi dilungo di più su questa discussione della mozione. Vorrei sottolineare che ho ricordato delle questioni di principio perché riteniamo doveroso non tacere o ignorare questi problemi che, volenti o nolenti, si calano nella realtà valdostana. Noi, discutendo dello scioglimento o meno del Battaglione Aosta, faremmo male se non li collegassimo a monte a questa questione di principio che ci sta particolarmente a cuore, come credo stia a cuore di tutti voi, vale a dire la necessità di evitare la trasformazione dell'Esercito repubblicano, dell'Esercito italiano, in un Esercito di professionisti.

Ancora alcune brevissime considerazioni. Ci sono anche le preoccupazioni, più limitate alla vita di ogni giorno, da parte dei piccoli operatori economici, degli operatori turistici e dei commercialisti della città e della Valle che traggono vantaggio per le loro attività dalla presenza dei Militari, degli Ufficiali e dei Sottoufficiali. Si valuta - ed è stato già anche detto, non vi dico niente di nuovo - che sia di circa un miliardo il giro di affari, di soldi che direttamente o indirettamente arrivano nella città di Aosta e nella Valle.

Giungo alla conclusione. Mi sembra quindi indispensabile che il Consiglio regionale prenda la posizione da noi indicata nella mozione - che potrebbe essere anche integrata da altre idee e suggerimenti provenienti da altri Gruppi - contro uno scioglimento del Battaglione Aosta, per il danno morale e materiale che ne deriverebbe e che ho illustrato precedentemente. Mi sembra che l'impegno del Consiglio, che mi auguro unanime, debba coinvolgere anche le forze politiche presenti in questo Consiglio, i Parlamentari valdostani, affinché se ne facciano interpreti sia alla Camera che al Senato e, infine, le associazioni che, come l'Associazione Nazionale Alpini, hanno già preso posizione ma che necessariamente hanno necessità anche del conforto dell'Assemblea elettiva. Proprio come dice il Presidente nazionale dell'ANA nella lettera inviata al Ministro della Difesa - la lettera è composta di numerosissime pagine -, la richiesta dell'Associazione Nazionale Alpini è quella del mantenimento dell'attuale aliquota di 30.000 giovani all'anno per quest'arma e quindi verrebbe anche - e ci troviamo forse d'accordo su questa posizione - ad evitare che questi Alpini, 30.000 giovani destinati per un reclutamento particolare regionale a svolgere il loro servizio militare nelle zone alpine, fossero sostituiti da professionisti... la parola è troppo grossa, "mercenari", ma in fondo da "professionisti" dell'Esercito delle armi.

Mi auguro, se la mozione sarà approvata, che questa possa essere inviata con la massima urgenza ai destinatari da noi indicati ed anche ad altri che altri Consiglieri vorranno indicare.

Caveri (U.V.) - La parola al Presidente della Giunta o al Consigliere Chincheré, non so... dopo, va bene, allora a Chincheré e poi ai Consiglieri Lustrissy e Pedrini.

Chincheré (P.C.I.) - Signor Presidente, per correttezza il Consigliere Lustrissy aveva chiesto la parola prima di me e, dato che siamo freschi freschi di intervento, penso sia più produttivo che gli altri intervengano prima.

Lustrissy (D.P.) - A nome dei Democratici Popolari devo ringraziare i Consiglieri Chincheré e Dolchi per avere sottoposto questo problema all'attenzione del Consiglio regionale.

Molti sono i motivi che potrebbero influenzare e determinare le decisioni del Consiglio regionale in rapporto alla ventilata soppressione del Battaglione Aosta, in vista della ristrutturazione di tutto il settore delle armi. Nel Corpo degli Alpini sarebbero fatalmente coinvolti anche la Scuola Allievi Militari Ufficiali, la Scuola Allievi Sottoufficiali e la Scuola Militare Alpina, che vanta tradizioni anche gloriose non solo sotto il profilo di arma degli Alpini, ma anche sotto il profilo sportivo nella nostra Regione. Ebbene, se sono stati qui richiamati dei motivi di natura più commerciale, dovuti alla presenza nella città di Aosta del Battaglione Alpini e di tutti questi organismi militari connessi al notevole flusso turistico e all'attività economica dell'intera città, non dobbiamo dimenticare quello che il Battaglione Alpini e la Scuola Militare Alpina rappresentano in Valle d'Aosta e per la Valle d'Aosta, per la lunga tradizione di reclutamento del Battaglione Aosta proprio nella nostra Regione.

A parte i motivi affettivi, ci sono esigenze - mi pare già manifestate anche in sede parlamentare - di confermare perlomeno questo principio del reclutamento su basi regionali nelle singole armi e c'è stata una tradizione nel reclutamento del Corpo degli Alpini che si differenzia da altre specialità e da altre armi: quella del reclutamento delle "forze alpine" nelle zone di montagna e nei territori, diciamo così, con la conseguente prestazione del servizio militare di leva nelle singole zone di appartenenza.

Noi, come Democratici Popolari, siamo pertanto d'accordo con l'impostazione della mozione e sollecitiamo il voto dell'intero Consiglio affinché queste abolizioni o, diciamo, queste ristrutturazioni del Battaglione Alpini, della Scuola Militare Alpina e di tutte le attività connesse alla presenza di tutti questi organismi operanti ad Aosta siano rinviate o quanto meno riesaminate. A tal fine non basta l'impegno di una mozione votata dal Consiglio che sia mandata ai singoli destinatari, occorre anche un impegno preciso da parte della Giunta regionale, in modo particolare del suo Presidente, che contatti il Ministro della Difesa Forlani, uno dei garanti del famoso "pacchetto" preannunciato dal Presidente della Giunta tramite mediazione romana, del nuovo pacchetto per la Valle d'Aosta, affinché si tengano presenti anche queste esigenze e perplessità manifestate dal Consiglio regionale. D'altra parte sul problema della ristrutturazione del Corpo Alpino vi sono stati comunicati abbastanza lacunosi anche da parte degli organi responsabili, non ultimo l'incontro del Presidente Nazionale dell'Associazione Alpini, che non ha sortito alcun comunicato ufficiale. Infatti il Presidente della Repubblica ha ricevuto il Presidente Nazionale dell'ANA, ma il Presidente Nazionale dell'ANA non ha ottenuto alcuna garanzia da parte del Presidente della Repubblica in merito al suo interessamento sulla vicenda della ristrutturazione, in modo particolare nel settore reclutamento dei Corpi Alpini.

Tengo anche a sottolineare che questa esigenza di ristrutturazione colpisce soprattutto la nostra gente di montagna, delle vallate alpine della Valle d'Aosta e del Piemonte. Il Veneto, che ha molti più "padrini" della Valle d'Aosta, probabilmente per il momento sarà lasciato fuori da questa tempesta e da questa mania di ristrutturazione che deve passare attraverso - come diceva il Consigliere Dolchi - la creazione di un "Esercito di professionisti", un Esercito di mercenari al servizio di un'idea non sempre coincidente con quel servizio militare di leva avente anche finalità di formazione civile per quei cittadini che hanno compiuto l'età e che per questo breve periodo - 12 o 18 mesi - lo affrontano. Tale servizio è anche sul piano umano, sul piano della formazione della coscienza morale, della coscienza civica, diciamo sul piano del rapporto di questa formazione nei confronti della comunità.

Ebbene, crediamo sia doveroso sottolineare questa tendenza alla formazione civica del servizio militare di leva dicendo di no al servizio militare di tipo professionistico. Il servizio militare stesso si deve aggiornare ed adeguare alle nuove esigenze della società attuale, soprattutto alle esigenze delle zone alpine ove il servizio militare del Corpo degli Alpini potrebbe benissimo essere utilizzato come servizio di professione civile a favore delle popolazioni locali, dando anche la possibilità ai nostri ragazzi di svolgere con minore danno, per le famiglie e per loro stessi, il proprio servizio militare nei luoghi d'origine.

Per tutti i motivi sopra esposti e per quelli già richiamati dal Consigliere Dolchi, noi approviamo questa mozione. Preghiamo il Presidente della Giunta - oltre che il Presidente del Consiglio - di trasmettere gli atti deliberativi del Consiglio agli organismi indicati (al Ministro della Difesa e al Presidente Nazionale dell'ANA) e chiediamo che ci sia un suo interessamento diretto nei confronti del Ministro Forlani per avere tutte le informazioni relative a questa ristrutturazione, in modo da poter intervenire per tempo affinché alla Valle d'Aosta sia conservato il proprio glorioso Battaglione Aosta.

Caveri (U.V.) - Sono iscritti a parlare i Consiglieri Chincheré, Pedrini e Milanesio. Io vorrei sapere... va bene, Pedrini per primo.

Pedrini (P.L.I.) - Signor Presidente, non voglio praticamente ripetere - perché penso sia inutile - quanto è detto nella parte essenziale e centrale della mozione presentata dai Consiglieri Dolchi e da Chincheré, né quanto detto evidentemente anche dal Consigliere Lustrissy.

Desidero soltanto centrare due piccoli argomenti molto veloci, ossia il centro della mozione che avevo presentato, la quale chiede al Presidente della Giunta quali azioni intende intraprendere per far sì che questo non avvenga; parla naturalmente dell'argomento e invita l'intero Consiglio regionale ad appoggiare qualunque iniziativa di intesa a far vivere e restare in Valle il Battaglione Alpino Aosta, medaglia d'oro in cui militarono migliaia di Valdostani.

Allora, giunti a questo punto, io dichiaro di presentare un ordine del giorno che suona praticamente così (naturalmente è variabile sotto tutti i profili, nelle virgole, nelle parole, se qualcosa di questo a qualcuno dà fastidio):

Ordine del giorno

Il Consiglio regionale della Valle d'Aosta,

riunito in sessione ordinaria il 13 febbraio 1975;

sentite le voci di provvedimenti ministeriali che dovrebbero essere presi per la riduzione delle forze militari alpine e che addirittura si vorrebbe abolire il nome del Battaglione Aosta;

unanime respinge

qualsivoglia decisione in merito, ricordando tutti gli Alpini ed in particolare quelli valdostani che hanno immolato la loro vita in onore della Patria.

Auspica

che la notizia sia dichiarata infondata e che, comunque, il Battaglione Aosta venga mantenuto in vita con la sua "storia" a tradizione ed insegnamento per i figli della montagna e di tutta la Nazione.

Milanesio (P.S.I.) - Ho preso la parola anche perché non ho cose sconvolgenti da dire, ma bisognerebbe seguire l'ordine cronologico delle iscrizioni. Voglio fare un appunto al Presidente del Consiglio: il Consigliere Chincheré aveva chiesto la parola prima, avrebbe quindi dovuto dargliela. Ad ogni buon conto, io intervengo nella discussione proprio perché non ho cose né clamorose, né sconvolgenti da dire.

Il Partito Socialista voterà a favore della mozione presentata dal Partito Comunista per le seguenti ragioni: intanto perché ritiene che con questa ristrutturazione in atto nelle Forze Armate il rischio che corre la nostra Regione sia proprio quello, poiché non ha sufficienti "padrini" a Roma. Io do ragione a questa parte dell'intervento del Consigliere Lustrissy e al fatto che a farne le spese sarà la nostra Regione, quando invece probabilmente altre Regioni forse non ne faranno le spese in modo analogo o identico alla nostra. Ritengo quindi che questa presa di posizione sia opportuna e necessaria, perché se ristrutturazione vi deve essere nell'Esercito, non possono esservi Battaglioni che possono essere cari ad alcuni Ministri o Parlamentari di Regioni molto più numerose e potenti delle nostre, magari a discapito della Valle d'Aosta.

Ciò detto, e quindi condividendo il contenuto e il tenore della mozione, vorrei solo svolgere alcune brevissime considerazioni, perché sennò qui mi pare che si cada nella mozione degli affetti, che è giusta, però forse non tiene conto di altre considerazioni, di altre questioni, di altre richieste avanzate a livello nazionale e da diverse forze politiche, dallo stesso Partito Socialista, dal Partito Comunista, accettate dal Governo e dalla stessa Democrazia Cristiana, e cioè quelle di una ristrutturazione del nostro Esercito secondo criteri di difensività e non di offensività, concepiti in un quadro di una strategia che in questo caso si chiama "strategia NATO"; è chiaro, perché non apparteniamo ad un sistema offensivo ma difensivo. È chiaro che in tutto questo discorso l'Esercito costa e lo abbiamo sempre detto (l'abbiamo detto noi Socialisti, l'avete detto voi Comunisti, l'hanno detto altri Democristiani): l'esercito costa troppo e serve a poco. Ci sono tanti Generali e se per caso dovessimo fare un conflitto di carattere difensivo chissà quante ore di fuoco abbiamo e chissà che fine facciamo! Morale della favola: abbiamo detto che sarebbe stato bene dare una ridimensionata a questo Esercito, renderlo funzionale ad un sistema difensivo che in questo momento non può che essere la NATO.

È chiaro che le conseguenze di questo discorso sono inevitabilmente la riduzione di alcuni Corpi gloriosi come il Battaglione Aosta e come tanti altri Corpi che hanno fatto la storia d'Italia: l'hanno fatta quando abbiamo vinto, quando abbiamo perso, però appartengono ad un momento storico della ricerca dell'Unità nazionale, se vogliamo, dell'Imperialismo, quando c'è stato anche quello nazionale, l'Imperialismo straccione, quello di Mussolini, che comunque era Imperialismo. Il tipo di Esercito che abbiamo ereditato, poi riformato successivamente dopo la guerra, era impostato su una concezione non solo di difesa, ma di offesa e in tutte le direzioni, con tutte le specialità; c'era l'Italia, c'erano le altre Nazioni, potevamo avere i nemici sulle montagne, i Francesi per esempio erano nostri nemici.

Riguardo al Corpo degli Alpini, oggi, con questo quadro, va da sé che la ristrutturazione di un sistema difensivo e non offensivo di cui facciamo parte comporta inevitabilmente dei casi e delle riduzioni; non possiamo rifiutare questa logica, ma dobbiamo inserirci in essa pretendendo che tutti siano trattati almeno alla stessa maniera. Questa mozione va in tale direzione e noi la appoggiamo per queste considerazioni.

Sarebbe il caso di fare anche considerazioni più ampie sul discorso dell'Esercito di professionisti o dell'Esercito del popolo in armi. In questo momento c'è un dibattito a livello mondiale. Io ho avuto occasione di assistere qualche mese fa ad una interessante trasmissione alla televisione in cui si intervistavano rappresentanti dei diversi Parlamenti, dei diversi Eserciti, non solo del blocco occidentale, ma anche di quello orientale. Che l'Esercito debba essere di volontari o di specialisti è un dibattito aperto in tutti i Paesi del mondo, di qualunque colore politico essi siano, e ci si sta orientando ad una forma mista dove però la circoscrizione obbligatoria, frutto della Rivoluzione francese - è chiaro che ha avuto un suo significato e può ancora averlo - sta tramontando di fronte al costo elevatissimo che comporta l'istruzione di un cittadino chiamato poi a fare il soldato. La circoscrizione obbligatoria ha fatto il suo tempo e oggi occorre rivederla in modo nuovo. Un Esercito di professionisti non credo sia un Esercito mercenario.

Comunque una cosa è certa: se molti giovani non vengono più chiamati sotto le armi è solo perché non se ne ha bisogno, perché il costo dell'istruzione di questi giovani può essere benissimo impiegato o indirizzato in altri settori dell'attività sociale; questo denaro che viene impiegato per le Forze Armate può essere utilizzato nel settore dei servizi sociali. È una scelta che lo Stato sta cercando di fare sotto la pressione - lo devo dire - delle Sinistre, e credo che anche il recepimento di certe istanze abbia portato a certi vantaggi. Quindi, cercando di togliere tutto quell'alone eccessivo di sentimentalismo, io posso capire e condividere perché non ho fatto il servizio militare, ma non vorrei per questo essere tacciato di "imboscato"; mio padre, tra parentesi, l'ha fatto negli Alpini. Cerchiamo però di ragionare come uomini del XX secolo, con il sistema difensivo e non offensivo, con l'Italia democratica, non imperialista, e quindi con un Esercito che al massimo dovrà difenderci - io spero da nessun pericolo rosso, che non esiste in realtà - con un Esercito che dobbiamo tenere pro-forma come devono tenerlo tutti gli Stati. Non contiamo molto nel contesto mondiale, siamo nel Mediterraneo, probabilmente si rafforzerà la Marina. Mi dispiace per coloro che hanno fatto i Marinai, troveranno una Marina più gloriosa di prima, mentre invece coloro che hanno fatto gli Alpini, poveretti, forse si troveranno un po' ridimensionati.

Questa mozione è pertanto sottoscritta e accettata pienamente da parte nostra con le finalità che dicevo in premessa.

Bordon (D.C.) - Povero Chincheré, ti sacrificano! No, io penso sarebbe di cattivo gusto polemizzare su un argomento così, anzi, avrei voluto che tu parlassi prima e non per polemizzare, perché lo possiamo sempre fare in qualunque momento; certe toccate naturalmente ti divertono un mondo e se mancasse un po' questo incentivo in questo Consiglio noi dormiremo tutti!

Prendo la parola con molta difficoltà, dico la verità, perché ho tante cose da dire e non voglio polemizzare, ho paura di non dire molto bene quello che sento qui, ma è già stato detto prima dal Consigliere Dolchi e da altri che sono intervenuti. Ho sentito il Consigliere Milanesio toccare il tasto dell'imboscata o non imboscata, ma non è proprio il caso di arrivare a queste direzioni. Però penso che affrontare questo argomento non sia così semplice per coloro che hanno servito nei ranghi del IV Reggimento Alpini come Ufficiali di prima nomina o soldati semplici (e qui dentro ne abbiamo). L'emotività qualche volta ci frega, ma non vede dove scoprire.

Ora io potrei dirvi semplicemente che siamo d'accordo su questa mozione e sull'ordine del giorno, ma in realtà mi sembra che quando si parla di Truppe militari in Valle d'Aosta - sia ben chiaro che non voglio togliere il merito a nessun'altra arma - si parli di altri punti. Prima di arrivare alla conclusione di questo nostro dibattito, io vi dico: ho l'impressione e una paura tremenda che, mentre stiamo parlando, i buoi in buona parte siano scappati dalla stalla, se non proprio tutti, e pertanto quanto chiediamo oggi qui lasci un po' il tempo che trova, anche se faremmo di tutto perché non fosse così. Mi sembra che dopotutto non si tratti tanto dei problemi economici illustrati molto bene prima - sulle minori entrate economiche che si potrebbero avere in Valle d'Aosta, su un numero più o meno grande di Militari (400-500 Militari, non so quanti possano essere) - quanto soprattutto di un fattore morale: lo scioglimento del Battaglione Aosta è una gravissima offesa morale che si fa ai Valdostani. Naturalmente per "Valdostani" intendo quelli nativi e quelli no, perché sappiamo perfettamente che nel Gruppo del Battaglione Aosta, IV Reggimento Alpini, militano e hanno militato non solo i Valdostani, ma anche persone che sono sempre state qui e che hanno sempre avuto un po' un carattere di arruolamento regionale, cosa di enorme importanza.

Ora, che cosa accade secondo me? Vorrei farmi un po' di autocritica e penso che ognuno di noi se la dovrebbe fare qui dentro per ritornare indietro con la memoria, per assumersi un po' le proprie responsabilità e darsi anche la possibilità di certi ripensamenti. Milanesio ha già toccato un po' il tasto, ma durante questi ultimi anni, perbacco, che cosa abbiamo fatto? Guai se avessimo parlato e detto: "abbiamo fatto il soldato in tale Reggimento"! Questo spirito di Corpo era un qualche cosa di imperialistico, di militarista, di non concepibile in Italia; questi valori sarebbero stati offensivi se li avessimo tirati fuori e detto di far parte di un Battaglione Aosta, di un Comando del IV Reggimento Alpini o di un'altra arma. Ci saremmo sentiti dire: "quello lì è un guerrafondaio" e potrei anche ricordare chi ha sempre detto questo, ma non interessa in questo momento, ognuno di noi si faccia l'esame di coscienza e esamini attentamente perché certe situazioni si sono create e sono venute fuori.

Tanto per cominciare, abbiamo letto su tutti i giornali che dovevamo ridurre sostanzialmente le spese in bilancio perché la difesa non serviva un fico secco, che di fronte ai grandi Eserciti europei e mondiali noi non contavamo niente. Immaginatevi per chi è arrivato al IV Reggimento Alpini cosa significhi vedere sul Piano regolatore di Aosta la demolizione della Caserma Testafochi! Nello stesso momento abbiamo sentito dire che è troppo lungo un reclutamento di 15 mesi, che lo si ridurrà a 12 riducendo così il numero, poi ci siamo sentiti dire che ci sono gli obiettori di coscienza; ben vengano questi obiettori, poveri diavoli, ma non facciamo far loro un servizio militare in ambienti così terribili come lo sono oggi! Pensate un po' per chi ha fatto la Guerra nel 1940 e chi ha fatto il Militare prima che cosa voglia dire fare il Militare oggi... non dico con l'indisciplina, ma con norme molto più blande! E allora ad un certo punto uno dice: che cosa volevamo ottenere noi con tutto questo? Arrivati ad un certo momento si spendeva troppo, la difesa non serviva a niente, questo non valeva un fico secco, più che una riduzione delle forze non si poteva ottenere e la disgrazia ha voluto che, fra le altre riduzioni, gli Alpini si riducessero da 40.000 a 32.000, questa è la verità!

Naturalmente andiamo avanti, parliamo degli Alpini. Ricordo che qui abbiamo sentito dibattiti, proposte e discussioni per fare polemica, ma se io mi servissi di certi scritti che sono venuti fuori e che non servono proprio a niente, se non per dare la possibilità di polemizzare... ad un certo momento mi sembrava che qui ad Aosta nell'ambiente alpino fossero tutti Fascisti e che - lo leggiamo sui giornali - Comandanti di Divisioni alpine quali la "Taurinense" si erano immischiati nel SIV, per cui io non riuscivo più a capire niente, perché chi ha vissuto negli Alpini con disciplina, cameratismo, molta serietà e molta amicizia di fronte a queste cose non capisce più niente. Ecco che quindi ad un certo momento arriviamo a vedere che si vuole sciogliere il Battaglione Aosta e chi più ne ha più ne metta! Noi indubbiamente insorgiamo contro questo, poiché riteniamo che dopo tutte queste campagne qualche cosa si doveva fare per la riduzione dell'Esercito, se si doveva fare anche per le Truppe alpine, perché potrebbe anche darsi - ha detto bene Milanesio - che certi passi o certe posizioni geografiche impongano una Nazione ad avere piuttosto una spinta di forze verso il mare che verso la montagna.

Noi chiediamo che questa riduzione avvenga in altri posti, non in Valle d'Aosta, perché potremmo dire che i Battaglioni degli Alpini dell'Alto Adige, del Veneto o di altre Regioni non sono come noi. Non creiamo questa campagna fra di noi. Chiedo scusa a tutti coloro che mi sentono e a quelli che leggeranno, ma io ritengo che la Valle d'Aosta abbia contribuito - saggiamente o no, questo non lo so - a fare l'Italia, questo è poco ma sicuro, perché con Casa Savoia, con la capitale a Torino, indubbiamente tra le Truppe che hanno portato avanti la Guerra per il Risorgimento c'erano le Truppe valdostane. Mentre altri ancora dovevano combattere contro gli Austro-Ungarici, con loro enorme sacrificio, noi combattevamo già per l'Italia. Io ritengo e dico pertanto che se queste riduzioni devono avvenire, e non se può fare a meno, devono avvenire per altri Battaglioni, non per i Battaglioni piemontesi. Molti amici nostri, Parlamentari di Roma, hanno fatto parte anche loro di Truppe alpine e forse avranno più voce in capitolo di noi a Roma; è indubbio che sappiano che la nostra è una solenne protesta, perché è una solenne ingiustizia. Questo Battaglione d'oro, a parte quello che ha rappresentato dappertutto, in tutta la nostra storia, è un qualche cosa che rappresenta la Valle d'Aosta. Noi dobbiamo quindi fare di tutto affinché ci siano questi futuri reclutamenti, a parte il fatto del professionismo o meno in un Esercito che la tecnica moderna di questa nuova guerra può richiedere, come abbiamo visto in altre Nazioni.

Personalmente sono d'accordo sul reclutamento, non solo per l'Esercito del popolo come è stato detto, ma perché 12, 14 o 15 mesi di naia non hanno mai fatto male a nessuno. È vero che molte volte le famiglie hanno dovuto subire dei sacrifici economici, perché spesso anche i giovani diplomati hanno dovuto perdere un bel po' di tempo - magari dei posti proficui - per fare il Militare, ma un po' di naia ha fatto bene a tutti. Inoltre io dico che il Battaglione Aosta non deve essere sciolto, perché come vi dicevo prima rappresenta la Valle d'Aosta, non soltanto Aosta, e quindi sono d'accordo che noi dovremo impegnarci al 100% perché a Roma i nostri amici governanti non facciamo distinzione. Mi metto anche nei panni dei Ministri della Difesa, di ieri, di ieri l'altro, di oggi, quando ad un certo momento vengono fuori richieste di riduzione di ferma, riduzione di quadri o di altro, e devono ridurre perché il bilancio non comporta la spesa per cui devono portare via qualche Battaglione. Ebbene, noi vi diciamo che questi Battaglioni devono essere toccati altrove, non in Aosta! Prima scherzavo con il Consigliere Pedrini, la pianto lì perché vi annoiate abbastanza. In fondo a questo ordine del giorno io vorrei solo un'aggiunta: "Ca cousta l'on ca cousta viva l'Aousta!" [traduzione letterale dal patois: " A qualunque costo, viva l'Aosta!].

Chincheré (P.C.I.) - Ho molto apprezzato la mozione giusta, comprensibilmente umana del Consigliere Bordon e la condividiamo, anche se sul piano politico parecchie cose che ha detto non mi possono trovare d'accordo, se non altro per un motivo molto semplice. Il motivo è questo: primo, dall'intervento del Consigliere Bordon non si è usciti sostanzialmente da quella che il Consigliere Milanesio ha definito la "mozione degli affetti", pur comprensibile, pur giustificata, ma non si è cercato di entrare nel quadro più generale di quella che per comodità chiamerei "la politica militare", di cui questa ristrutturazione è un prodotto nazionale; soprattutto alcune proposte o alcune accettazioni da lui fatte non sono a nostro parere sufficientemente motivate (e a noi piacciono le proposte motivate, altrimenti diventano velleitarie). Soprattutto mi dispiace - ma anche questo è comprensibile - che si sia guardato bene dal tirare in ballo le indubbie responsabilità del Governo nazionale di cui la D.C. ne compone larga parte, e continua da trent'anni a questa parte a gestire la politica militare e i termini che più sono convenienti al Governo con termini più convenienti alla Regione.

Mi sia allora consentito, a costo di ripetere alcune cose dette dal compagno Dolchi, di cercare di ricondurre all'interno di un discorso più generale il problema del Battaglione Aosta. Lo scioglimento del Battaglione Aosta viene giustificato con la necessità di ristrutturare secondo le direttive NATO l'Esercito italiano rendendolo più snello ed efficiente. Quali sono le proposte indicate? Da ambienti militari e politici qualificati - rammento il discorso di insediamento del Generale Viglione, Capo di Stato Maggiore Generale della Difesa - viene avanti con particolare vigore, nel passato e anche oggi, la proposta di un Esercito ridotto nel numero ma più efficiente. È una proposta condivisa da noi Comunisti, e meno male che non siamo soli in questa battaglia respinta in quanto contraria alla Costituzione, ma il tentativo di farla passare - anche se con l'etichetta diversa - è ancora attuale, di questi giorni, e le conseguenti proposte sono recentissime: si parla infatti ormai apertamente, accanto alla riduzione della ferma a 12 mesi - cosa sulla quale noi siamo d'accordo - di un potenziamento notevole del personale in servizio permanente e delle riduzioni dei contingenti chiamati alle armi per un ammontare che varia dalla 60 alle 80 mila unità.

Tenuto presente che già attualmente un terzo delle Forze Armate è effettivo, cioè fa di mestiere il Militare - mestiere tra l'altro rispettabilissimo, a cui va tutta la nostra comprensione - ci si rende conto che di fatto la struttura militare sarebbe formata con ampia prevalenza da quadri permanenti e il personale di leva servirebbe soltanto a garantire il supporto logistico a questo quadro permanente, fatto che di per sé - se vogliamo dettarci delle cifre possiamo anche farlo - non garantisce nessuna particolare efficienza, né un minor costo complessivo; secondo statistiche NATO: un Militare a media ferma costa quattro volte un Militare di leva.

Questa massiccia riduzione dei contingenti chiamati alle armi non vuole dire automaticamente il ridimensionamento delle servitù militari che con questo ipotecano gravemente l'economia presente e futura in intere zone - basta ricordare il Ticino, il Trentino-Alto Adige - ma significa sicuramente privare le sedi di accantonamenti militari di una fonte di reddito spesse volte non secondarie. Ricordava il compagno Dolchi che mille unità in meno in Valle d'Aosta a conti fatti, a spanne, per difetto, si aggira intorno ad un miliardo annuo in meno che entra in circolo delle strutture economiche di Aosta.

Inoltre occorre capire quali criteri saranno adottati per stabilire quali giovani verranno esentati dal servizio militare. Le attuali strutture regolanti il reclutamento sono in grado di garantire un'esenzione non discriminata politicamente e sappiamo, per lunga e triste esperienza, che la discriminazione sarebbe fatta come è sempre avvenuto nei confronti di quei giovani impegnati sul terreno delle Democrazie e dell'Antifascismo, questo in omaggio all'aberrante teoria degli opposti estremismi. Inutile sottolineare che questo ha aperto un assetto che ci preoccupa, e in modo determinante; da qui la necessità di affermare quanto segue: primo, le scelte di politica militare, fatte salve le competenze, le responsabilità e l'autonomia di chi specificatamente a ciò è incaricato, non possono non essere patrimonio di tutto il Paese; secondo, la scelta dell'Assemblea costituente per un Esercito a leva generalizzata è una scelta di piena attualità e rispondente alle esigenze democratiche e di indipendenza nazionale del nostro Paese.

Un ruolo non secondario per riaffermare questi principi lo possono e lo devono svolgere - e salutiamo con favore la riunione del Consiglio comunale di Aosta, augurandoci che altri Consigli comunali della Valle lo facciano, ruolo non secondario in questa direzione - la Regione, le Comunità Montane, i Comuni. Infatti una lettura non ristretta di quanto prefigurato dalla legge fondamentale dello Stato in ordine alle Forze Armate ci consente di dire con piena legittimità che anche il problema del ruolo delle Forze Armate non può che essere risolto nel quadro più ampio dell'assetto costituzionale della nostra Repubblica democratica parlamentare antifascista, che vede le Assemblee elettive al centro di un sistema e di un equilibrio dei poteri con funzione di raccordo tra le istanze democratiche di base e le altre Istituzioni forse al vertice dello Stato. Ne deriva che gli Enti locali, protagonisti della formazione della realtà nazionale e di quello sviluppo progressista e progressivo della Democrazia italiana, hanno non solo la possibilità ma l'obbligo di intervenire, per quanto di loro competenza, per la soluzione dei temi posti dall'esistenza delle Istituzioni militari. Le direzioni di lavoro che si presentano oggi all'attenzione degli Enti locali per un loro intervento efficace e produttivo derivano da queste considerazioni. L'organizzazione delle Forze Armate non può in alcun modo essere considerata un fatto tecnico-economico di esclusiva competenza dei programmatori e dei vertici militari, in quanto prefigura sempre le scelte profonde di politica militare con tutte le conseguenze che ciò comporta, anche in ordine alla collocazione internazionale del nostro Paese.

La ristrutturazione delle Forze Armate, soprattutto quando ciò comporta una modificazione del tessuto sociale ed economico della zona influenzata da quel Presidio Militare, non può essere effettuata senza una partecipazione ristretta degli Enti locali interessati alla formazione dei tempi e dei modi delle decisioni opportune. Su queste proposte apriamo il confronto con le altre forze politiche e sociali operanti in Valle d'Aosta, convinti che questa è la strada maestra per il superamento della crisi di credibilità che le Forze Armate stanno attraversando nel nostro Paese. Tale crisi investe non solo la loro credibilità democratica - che noi Comunisti mai abbiamo messo in dubbio, fatte salve le dovute critiche e denunce doverose - ma anche la loro piena efficienza operativa a cui è affidata la difesa dell'indipendenza nazionale - e di nient'altro che questo - e della salvaguardia delle Istituzioni democratiche che il Popolo italiano si è conquistato con la Guerra di Liberazione.

Jorrioz (P.S.D.I.) - Solo due parole, come alpino e come orfano di alpino. Penso sia bene dire due parole sul provvedimento che si sta prendendo verso il Battaglione Aosta.

Non ripeterò quanto detto dai Consiglieri che mi hanno preceduto sulla questione economica, perché è già stata illustrata ampiamente. Piuttosto vorrei partire proprio dall'ultima frase pronunciata dal Consigliere Chincheré sulla Resistenza. Vorrei ricordare - per coloro che non lo sapessero - che in Valle d'Aosta, durante la Resistenza, c'erano formazioni che portavano il cappello alpino, non avevano altri distintivi, però portavano sul loro capo gloriosamente il vecchio cappello alpino; li abbiamo visti nella nostra Valle, li abbiamo seguiti e sono caduti nella Resistenza. Erano degli Antifascisti, ritengo che gli Alpini abbiano sempre dimostrato una loro avversione al Fascismo.

Si parla di riduzione delle Forze Armate, di riduzione del Battaglione Aosta. Si può ridurre tutto quello che si vuole, ma un battaglione può rimanere, può formare una Compagnia di Alpini del Battaglione Aosta, non so, la chiameremo la "Compagnia del Battaglione Aosta", che può appunto reclutare i ragazzi della nostra Valle e rimanere in Valle. Appena poco tempo fa, mi sembra di aver letto su qualche giornale che il Capo di Stato Maggiore dell'Esercito abbia detto che d'ora in avanti il reclutamento sarà fatto in senso regionale, ma con questo provvedimento mi sembra che si vada controfacendo a quanto è stato chiesto dal Capo di Stato Maggiore.

Io penso che i nostri Alpini, gli Alpini del Battaglione Aosta di ieri, di oggi, debbano rimanere in Valle e noi, tutti assieme, a parte tutte le altre disquisizioni di base, di ristrutturazione, di rimodernamento dello spirito delle Forze Armate, su tutte queste cose dobbiamo pensare e dobbiamo chiedere, tutti uniti, che almeno i ragazzi di leva della Valle d'Aosta possano prestare il loro servizio in una Compagnia e in un Reparto diciamo "ridotto" se vogliamo ridurre le Forze Armate, però possiamo benissimo avere una Compagnia in Valle d'Aosta. Questo vuol dire che in ogni altra Regione si formerà una Compagnia: una a Cuneo, un'altra a Mondovì e un'altra nell'Alto Adige che tra tutte formeranno un Battaglione, però ci sarà la rappresentanza in ogni Regione degli Alpini delle varie Regioni d'Italia.

Andrione (U.V.) - La Giunta accetta sia la mozione che l'ordine del giorno. Non sto a ripetere le ragioni per le quali, a difesa degli interessi della popolazione valdostana e delle tradizioni - espresse molto meglio di quanto non potrei fare io - siamo favorevoli a questa presa di posizione.

Vorrei solo fare alcune brevi considerazioni in base ad informazioni avute. La notizia sembra vera, dico "sembra" perché ai Ministeri le notizie sono estremamente fluide e non c'è nessuno che afferma, tutti dicono può anche darsi, quindi uso anch'io il linguaggio usato prima dal Consigliere Dolchi e dico "sembra che sia vero". Dal punto di vista puramente commerciale, sottolineato precedentemente da Dolchi, sembra che il Battaglione Aosta verrà sostituito da un Gruppo Aosta con armi più moderne, mescolando artiglieria di intervento e fanteria specializzata, perché sembra che la liquidazione dell'Esercito italiano debba avvenire, sì, su base regionale, ma con nuclei fortemente specializzati - e di conseguenza di professionisti - e con nuclei di Militari di leva, anche questi scelti secondo criteri fisici particolari, adatti al maneggio di armi - che non so per quali motivi si chiamano "sofisticate" - che pretendono certe conoscenze tecniche e una certa preparazione da parte di chi li deve usare.

Per quanto riguarda i cittadini che fanno il Militare, credo che da tutti i tempi in Italia il Militare sia stato riservato ad alcune categorie di stupidi di cui io ho fatto parte, perché potrei presentarvi numerosi individui della mia generazione, abili, forti e vigorosi che, invece, il servizio militare non l'hanno fatto. Ci sono poi considerazioni di fondo che sono di natura politica e strategica: sembra che l'Italia faccia parte della NATO ed è certo che la decisione finale sarà presa a Washington, tanto per non nasconderci dietro un dito. È altresì certo che l'Italia ha stanziato mille miliardi per la Marina, perché vi è stato un conflitto tra Grecia e Turchia a proposito di un'isola che si chiama Cipro e come conseguenza la situazione strategica della NATO si è deteriorata nel Mediterraneo orientale, obbligando certi pescatori di Washington a cambiare piani, per cui l'Italia ha una funzione che è essenzialmente marinara. Anch'io avevo fatto per telefono un paragone con il Veneto, ma oltre ai "padrini" che esistono e che certamente pesano, Lustrissy, sembra che il Veneto sia più vicino alla frontiera orientale italiana che non alla Valle d'Aosta e che non ci siano a quanto pare, a quanto dicono a Roma, motivi di conflitto con la Francia, mentre invece la Jugoslavia appartiene - almeno sembra appartenere in parte - a un sistema politico strategico differente. Ci sono fatti che non possiamo non vedere e se è giusto che si discuta di politica e di strategia in questo Consiglio, bisogna discuterne però tenendo presente che il mondo è diviso in una certa maniera e che esistono armi atomiche. Questi sono i dati di fatto che non possiamo dimenticare e, di conseguenza, la situazione non è facile. Ho scritto al Ministro Forlani, mi sono già interessato, ma non ho mai parlato di "pacchetto". Rileggerò quello che ho detto, perché mi era completamente sfuggito, rileggendo certamente mi ricorderò di qualche cosa; ho scritto al Ministro Forlani che insisteremo, faremo tutto quello che dovremo fare, vorrei solo che rimanesse presente a tutti che qui vanno tanto bene... chiedo scusa, Consigliere Bordon, se vi faccio una critica... vanno tanto bene le questioni sentimentali, però stiamo discutendo di questioni che vanno al di là di queste prese di posizione. Ho fatto parte del IV Reggimento Alpini e, dicevo, vanno al di là di queste prese di posizione, emozionanti e tutto quanto, ma rischiano di esserci imposte, neanche a livello nazionale, questo tanto per essere chiari...

(voci)

Chincheré (P.C.I.) - Indubbiamente come sua abitudine, ormai quasi consolidata, il Presidente della Giunta Andrione ha dato una serie di notizie naturalmente interessanti. Faccio il parallelo con le dovute proporzioni. Quando il Presidente della Giunta ha relazionato sull'Alpila non ha detto cose nuove o perlomeno che noi non conoscevamo; ha soltanto ufficializzato, dall'alto della sua carica, cose che si mormoravano e che si sono dimostrate vere. Oggi assistiamo allo stesso fenomeno.

Cito quasi testualmente: "sembra che la decisione addirittura verrà presa a Washington" ...(voci)... Signor Presidente, gradirei non essere interrotto... "scopriamo altresì che qualche grande pensatore, sempre a Washington - che improvvisamente è diventata la capitale italiana - abbia deciso che l'Esercito italiano, nato dalla Resistenza e finanziato, pagato per difendere la sovranità territoriale del nostro Paese e le sue Istituzioni democratiche per quello prevede la Costituzione e nient'altro, abbia deciso che dopo la Guerra di Cipro, fomentata non si sa bene da chi... ufficialmente non esiste, l'Italia debba organizzarsi militarmente in base a quelle cose: abbiamo scoperto che il nemico - per fortuna adesso ne abbiamo uno solo, prima in teoria erano tanti i nemici, mentre adesso ne abbiamo uno solo - è la Jugoslavia", sempre secondo la neo-capitale italiana.

La domanda che mi pongo e che pongo all'attenzione di questo Consiglio e alla quale nessuno ha risposto, perché tutti, compreso il Presidente della Giunta, si sono ben guardati dal prendere una qualunque posizione, è molto semplice: come possiamo tollerare, come cittadini, come uomini, come gente che opera all'interno di certe strutture che si richiamano alla Patria, all'indipendenza, alla neutralità, come possiamo accettare senza dire niente, senza almeno prenderci il gusto e la libertà - che per me è un diritto - di dire no? Se poi queste cose ce le imponessero, noi non saremmo certamente d'accordo e faremmo di tutto per dire che queste scelte non devono passare, perché sono contrarie al dettato costituzionale e agli interessi reali del nostro Paese. Il problema non è fuori dalla NATO o dentro la NATO. Credo che il Movimento operaio abbia superato almeno da qualche anno questo modo di porre il problema dell'Alleanza.

Chiediamo ai rappresentanti della Democrazia Cristiana che ci dicano se sono d'accordo su queste cose, sì o no, noi siamo curiosi, vogliamo sentire, perché il problema oggi ...(voci)... Signor Presidente, desidero non essere interrotto, se insistono li cacci e insegni loro l'educazione!... Il problema non è dentro o fuori dalla NATO, il problema è se l'appartenenza alla NATO è compatibile con il ruolo che, ripeto, la Costituzione assegna, Costituzione che per chi se l'è scordato è la legge fondamentale dello Stato alla quale si devono ispirare tutti gli atti del Governo. Questo vallo a chiedere a qualche altro amico tuo, non a me... vorrei rammentarti, visto che qui siamo in confessionale, che la Costituzione repubblicana in fondo è firmata da un qualcuno che si chiama Umberto Terracini, Presidente della Costituente, che casualmente sotto il Fascismo s'è fatto 19 anni di carcere e che è sempre casualmente e leggermente Comunista.

Pertanto il problema è molto semplice, ed è qui che a mio avviso è stata carente l'esposizione del Presidente della Giunta. Se lui accetta queste cose abbiamo chiuso il discorso, ma se le subisce, cosa intendiamo fare insieme concretamente per dire che con queste scelte il nostro Paese e la sua indipendenza non hanno niente a che vedere? Siamo d'accordo o non siamo d'accordo?

Andrione (U.V.) - Io non credo di dire cose nuove dicendo che non sono per niente d'accordo ad esporre il problema in questi termini, che sono Federalista europeo e mondialista e che in materia di indipendenza mi sento cittadino del mondo, non certo parte di questo sistema per il quale si usa la Costituzione semplicemente per fare una piccola polemica partitica. Scusami, Chincheré, ma ad un certo momento bisogna dirci certe cose in faccia!

Cosa intendiamo fare? Qui ci sono dei compiti di istituto della Regione che magari non affrontiamo, magari alla lunga ci perdiamo, perché va bene discutere di strategia, però, anche per non passare la notte a dibattere su quello che Mario Andrione pensa della NATO, se la subisce o se invece non la accetta ...(voci)... ma dico: questo me lo chiedi come cittadino, come individuo, o me lo chiedi da Presidente della Giunta? Sì, come maggioranza delle forze politiche che io rappresento, dove l'Union Valdôtaine è conosciuta per certe idee che evidentemente non sono quelle della Democrazia Cristiana! Dal punto di vista politico, mi permetto di dire che questa maggioranza non si è mica formata sul problema delle Forze Armate o su quello della NATO... fatto male, sì, sì, va bene, però ...(voci)...

Allora, rimanendo legati a quella che è la mozione presentata dal Gruppo Comunista, che noi accettiamo, e all'ordine del giorno presentato dal Consigliere Pedrini, che ugualmente accettiamo, votiamo a favore di questa mozione, anche se ho l'impressione che si cerchi a tutti i costi di voler portare il discorso in una bella e simpatica discussione di carattere puramente politico, ma su questo punto la Giunta non è d'accordo.

Chincheré (P.C.I.) - Una breve battuta: evidentemente stiamo parlando di politica e non di floricoltura.

Caveri (U.V.) - Bene, allora ci troviamo davanti a due documenti ...(voci)... Consigliere Bordon, ci troviamo davanti a due documenti: c'è un ordine del giorno e c'è una mozione; mi pare che sia l'ora di passare alla votazione. Devo mettere in votazione prima l'ordine del giorno e poi la mozione.

Dolchi (P.C.I.) - Intervengo sull'ordine del giorno. Per abbreviare l'introduzione della mia mozione avevo eliminato un capitolo che riguardava la partecipazione degli Alpini alla Resistenza, come giustamente ha ricordato il collega Jorrioz. Vorrei in proposito rimediare citando solo una frase della pubblicazione che riassumeva questa partecipazione in occasione del trentennale della Resistenza, per fare poi una proposta di emendamento aggiuntivo sull'ordine del giorno che ho già comunicato al presentatore e che si trova d'accordo. La frase dice questo: "gli Alpini nella Resistenza, nati per la difesa dei confini, cresciuti nell'amore per la loro terra, hanno combattuto nella Resistenza antifascista e antinazista per amore della libertà, per dignità di uomini, per fierezza di soldati". Per tale ragione la mia proposta riguardo all'ordine del giorno è che prima della parola "Auspica" si aggiunga "sui vari fronti e nella Resistenza". Il presentatore è d'accordo.

Caveri (U.V.) - Le parole da aggiungere sono quindi: "sui vari fronti e nella Resistenza". Allora pongo in votazione l'ordine del giorno. La parola al Consigliere Ramera.

Ramera (D.C.) - La D.C. voterà sia l'ordine del giorno che la mozione, considerando come firmatario della mozione Giulio Dolchi, in quanto l'altro firmatario non ha avuto il coraggio di emendare la propria mozione, con tutte quelle argomentazioni fasulle che ci hanno fatto star qui due ore ad ascoltarlo sul piano della politica estera, militare, eccetera.

(voci)

Caveri (U.V.) - Parli pure.

Chincheré (P.C.I.) - Grazie per la scappatoia, Ramera, grazie! Sono molto felice dell'interpretazione e delle accuse fattemi dal Consigliere Ramera, però credo che se voterà quella mozione, piaccia o non piaccia, dovrà accettare anche la mia firma...

(voci)

Caveri (U.V.) - Ci sono delle dichiarazioni di voto sull'ordine del giorno? Dichiarazione di voto del Consigliere Lustrissy.

Lustrissy (D.P.) - I Democratici Popolari dichiarano di essere d'accordo sull'ordine del giorno presentato dal Consigliere Pedrini. Mi chiedevo solo questo: se al passo "che addirittura si vorrebbe abolire il nome del Battaglione Aosta", non si possa semplicemente dire: "abolire il Battaglione Aosta".

Caveri (U.V.) - Va bene, l'ordine del giorno è modificato nel senso indicato dal Consigliere Lustrissy. Possiamo finalmente arrivare alla votazione di quest'ordine del giorno? Chi è favorevole all'ordine del giorno è pregato di alzare la mano. Chi è contrario?

Esito della votazione:

Consiglieri presenti, votanti e favorevoli: 33

Il Consiglio approva all'unanimità l'ordine del giorno.

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Ordine del giorno

Il Consiglio regionale della Valle d'Aosta,

riunito in sessione ordinaria il 13 febbraio 1975;

sentite le voci di provvedimenti ministeriali che dovrebbero essere presi per la riduzione delle forze militari alpine e che addirittura si vorrebbe abolire il Battaglione Aosta;

unanime respinge

qualsivoglia decisione in merito, ricordando tutti gli Alpini ed in particolare quelli valdostani che hanno immolato la loro vita in onore della Patria, sui vari fronti e nella Resistenza;

Auspica

che la notizia sia dichiarata infondata e che, comunque, il Battaglione Aosta venga mantenuto in vita con la sua "storia" a tradizione ed insegnamento per i figli della montagna e di tutta la Nazione.

Il Consiglio prende atto.

Caveri (U.V) - Veniamo quindi alla mozione. Chi è favorevole alla mozione è pregato di alzare la mano.

Esito della votazione:

Consiglieri presenti, votanti e favorevoli: 33

Il Consiglio approva all'unanimità la sopra riportata mozione.