Objet du Conseil n. 12 du 10 janvier 1975 - Verbale
OGGETTO N. 12/75 - DISCUSSIONE GENERALE SULLE LEGGI DI RIFORMA OSPEDALIERA.
Dolchi (P.C.I.) - Colleghi Consiglieri, i lavori hanno inizio con 34 Consiglieri presenti.
La parola al Presidente della Giunta, Andrione.
Andrione (U.V.) - Cercherò di essere breve in questa materia, poiché ritengo sia indispensabile fare una premessa circa i disegni di legge n. 84, n. 85 e n. 86 presentati dalla Giunta che concernono gli adempimenti obbligatori che la Regione avrebbe dovuto prendere prima del 1° gennaio e che, per le note vicende, siamo costretti ad assumere oggi con particolare urgenza. Com'è noto a tutti, lo Stato italiano ha deciso di attuare una riforma sanitaria dividendola però in due tempi: il primo tempo, entrato in vigore il 1° gennaio di quest'anno, concerne la riforma ospedaliera; con il 1° gennaio 1975 tutti gli ospedali esistenti in Italia e l'assistenza ospedaliera passano alla completa competenza delle Regioni. Successivamente verranno emanate altre norme perché questa regionalizzazione dell'assistenza sanitaria sia completa. È evidente che il complesso dei disegni di legge presentati è in applicazione di leggi dello Stato che però sono leggi-quadro, e quindi considerano alla stessa stregua una Regione come la Lombardia, dove il problema ospedaliero è evidentemente molto più grosso, e una Regione come la Valle d'Aosta, dove vi è un solo ospedale. Si tratta quindi di procedere all'adattamento e all'inquadramento di queste disposizioni statali nella particolare realtà della Valle d'Aosta.
È opinione della Giunta che bisogna procedere con cautela, e cioè bisogna attuare questa riforma così com'è attuabile: molti sono i problemi sul tappeto già solo per la riforma ospedaliera e non è opportuno, secondo noi, aggiungere altri problemi. A questo proposito debbo dire che ieri sera - con un lavoro giudicato molto utile, penso, da tutte le forze politiche - abbiamo potuto coordinare differenti punti dei testi presentati sia dai Consiglieri Siggia e Monami sia dal Consigliere Chanu. Debbo anzi dire che, poiché le differenze fra i disegni di legge della Giunta e la proposta di legge presentata dal Consigliere Chanu erano minime, praticamente d'ora in poi, quando si parlerà di disegni di legge della Giunta, si intenderà che su questi progetti vi è stata la concordanza del Consigliere Chanu e dell'Assessore Benzo a nome del loro Gruppo.
Dicevo che vi sono rimaste alcune differenze di impostazione fondamentali tra le proposte di legge del Partito Comunista e le nostre che verranno illustrate punto per punto e sulle quali il Consiglio sarà chiamato a votare e a prendere una decisione. Il problema della riforma ospedaliera è grave sotto il profilo politico perché, con una mossa purtroppo abbastanza abituale, il Governo ha trasferito alle Regioni questa "patata bollente" senza che vi sia la precisa copertura finanziaria, che invece avrebbe dovuto esserci, dei debiti pregressi degli Enti ospedalieri. A questo proposito, dopo che avrò finito, darò la parola all'Assessore Fosson che mi ha rappresentato a Roma l'8 gennaio in una conferenza regionale in cui si è discusso di questi problemi e, come egli stesso vi dirà in maniera competente perché era presente, non vi è ancora un impegno preciso.
L'avevo già accennato precedentemente: non è intenzione della Regione assumersi l'enorme carico finanziario rappresentato dai debiti dell'Ospedale di Aosta. Una politica di questo genere vorrebbe dire stravolgere completamente tutto il bilancio regionale, vorrebbe dire paralizzare ogni altra attività dell'Amministrazione. Su questo punto abbiamo la completa solidarietà di tutte le Regioni italiane, meno una che è stata presa da un accesso acuto di piemontesismo. Pensiamo, con una battaglia condotta da tutte le forze rappresentate in questo Consiglio - e mi rivolgo particolarmente al Partito della D.C., al Partito Comunista, al Partito Socialista Italiano, al P.S.D.I. e ai D.P. che hanno molte aderenze nella Sinistra democristiana - che queste ci possano aiutare affinché, nella concordia di tutti, sia possibile evitare che la Regione sia chiamata ad assumere dei debiti tali per i quali il bilancio regionale diventerebbe praticamente una burletta. Penso che su ogni altra questione sarà forse opportuno parlare in sede di leggi specifiche, in modo che la discussione sia ordinata. Prego l'Assessore Fosson di relazionare molto brevemente su quanto è stato detto a Roma nella Conferenza interregionale.
Dolchi (P.C.I.) - Ha chiesto la parola il Consigliere Pedrini.
Pedrini (P.L.I.) - Io qua desidero ringraziare pubblicamente il Presidente della Giunta. È la prima volta, da quando sono seduto in questo Consiglio, che sento un Presidente il quale, su un problema di così grave importanza, non ha sentito il dovere di nominare anche il Partito Liberale che è rappresentato in campo nazionale. Noi, di questo partito, specie per quello che riguarda l'istruzione e su specifica richiesta comunista - adesso non mi ricordo bene, è di alcuni anni fa un problema di ripartizione o altro - eravamo stati i primi, solo noi con voi, a rispondere su un determinato problema impegnando il Gruppo parlamentare alla Camera e al Senato al fine di far arrivare in porto quella questione che in questo momento mi sfugge, perché forse sono un po' troppo eccitato. Ci sono delle sberle in faccia tali che effettivamente uno ci rimane secco ed è giusto che a un dato punto il sangue gli ribolla un pochino nelle vene, specie per me che non sono di primo pelo. Non credo di avere altro da aggiungere, se non di dire che, come sempre, anche se non interpellato, il Partito Liberale, e nella Regione e in campo nazionale, è a totale e completa disposizione dei cittadini valdostani e della Regione valdostana.
Andrione (U.V.) - È semplicemente per scusarmi: mi scusi, Commendatore Pedrini. L'Assessore Marcoz mi aveva messo addirittura un appunto così: Consigliere Pedrini; avesse scritto P.L.I. l'avrei capito, ho visto scritto Pedrini e non l'ho capito. Avevo cercato di elencare i differenti Partiti nazionali in ordine di grandezza e quando sono arrivato a Jorrioz purtroppo non ho girato gli occhi dalla sua parte. Le chiedo scusa: non è assolutamente un'esclusione volontaria.
Pedrini (P.L.I.) - Non volevo delle scuse. È evidente che, insomma, ci si sente toccati e questo il Presidente della Giunta lo capirà, io penso.
Fosson (U.V.) - Io dirò brevemente solo qual è il risultato della Conferenza interregionale tenutasi a Roma l'8 gennaio e che, praticamente, ha fatto delle proposte per il C.I.P.E., proposte poi approvate ieri dal C.I.P.E. con leggere modificazioni. Particolarmente in questa riunione interregionale si è cercato di mettere il Governo e i responsabili dei vari Ministeri dinnanzi alle loro responsabilità, nonché di ottenere delle garanzie e degli impegni per quanto concerneva la questione finanziaria di questo problema degli ospedali. Devo dire che questo risultato non si è ottenuto perché, pur essendoci la presenza di diversi Ministri responsabili, non c'è stata assolutamente la possibilità di avere impegni precisi. Si sono avute delle promesse di rivedere tutta la questione e la riunione è terminata dopo quattro ore e mezza con un ordine del giorno concordato fra tutte le Regioni presenti, affinché lo stesso spingesse il C.I.P.E. e il Parlamento a rivedere a fondo questo problema, specialmente dal lato finanziario.
Brevissimamente, nei giornali di oggi e anche in articoli di questi giorni scorsi, avrete già visto quali sono i punti di maggiore diversità: prima di tutto tutte le Regioni si preoccupano, con questo passaggio degli ospedali direttamente alle Regioni, di non dover sanare i debiti esistenti. Ora nel d.l. del luglio 1974, all'articolo 1, si parla di un fondo di 2.700 miliardi che dovrebbe, appunto, servire per coprine i debiti precedenti degli ospedali. A parte il sistema previsto per questa copertura con certificati di credito che le banche attualmente non vogliono affrontare, e quindi tutti gli ospedali, anche quando avranno questi certificati di credito, si troveranno nella difficoltà di poter ottenere effettivamente il denaro necessario, a parte questo, la cifra di 2.700 miliardi è largamente insufficiente rispetto ai debiti consolidati degli ospedali dal 1° gennaio 1974, perché il conto, certamente non esatto, molto approssimativamente supera i 4.000 miliardi. Questo dato è venuto fuori, è già stato anche molte volte pubblicato dai giornali, ed è stato effettivamente riconfermato in questa riunione di tutte le Regioni. Su questo primo punto, quindi, a parte il sistema dei certificati di credito, c'è già una differenza che si aggira sui 1.300 miliardi come impostazione. Oltre a questo bisogna tener conto che gli ospedali, non potendo sanare i debiti pregressi, sia per le ragioni che ho esposto sui certificati di credito, sia perché il fondo è insufficiente e per il momento non è stato assolutamente accreditato, continuano ad avere degli aggravi enormi di interessi passivi su queste cifre anticipate.
Si pone quindi il problema che, se questi debiti verranno pagati ad una certa distanza, vi sarà sempre un cumulo di interessi passivi che graveranno ancora sulle gestioni che partono dal 1° gennaio 1973. Su questo le Regioni hanno insistito e hanno detto: va bene, lo Stato si è scaricato questo problema con una legge passando la "patata bollente" alle Regioni dal 1° gennaio 1975, però - a parte quelle sulle quali dobbiamo discutere per vedere la situazione finanziaria a partire dal 1° gennaio 1975 - dicono anche che non possono e non vogliono accettare i debiti pregressi oppure gli interessi che graveranno in seguito su questi debiti se non saranno estinti in un ragionevole tempo. Questa è pertanto la prima questione grossa che è stata impostata e, come ho detto prima, si vedrà di adeguare i 2.700 miliardi all'effettiva situazione di questi debiti pregressi, però un impegno preciso non c'è stato. Erano presenti: il Ministro del Bilancio Andreotti, il Ministro della Sanità Gullotti, il Ministro delle Regioni, il Sottosegretario del Tesoro in rappresentanza del Ministro del Tesoro, ma l'impegno non c'è stato, dobbiamo dirlo, e questo lascia molto perplessi. È un primo problema.
Il secondo problema è quello del fondo a disposizione a partire dal 1° gennaio 1975 per la copertura delle spese che verranno effettivamente sostenute dagli ospedali. Ora la cifra indicativa messa a disposizione nell'anno si aggira sui 2.700 miliardi, cifra che, per combinazione, è la stessa di quella vista prima per la saldatura dei debiti. Questi 2.700 miliardi vengono fuori da un conto fatto in base alle rette che gli ospedali praticavano nel 1973. Sappiamo tutti qual è stata la misura dell'inflazione dal 1973 ad oggi: per garantire i servizi attuali, con il personale attuale e senza alcun incremento, il calcolo fatto dalle Regioni si aggira sui 3.300-3.400 miliardi, quindi con una differenza in meno dai 600 ai 700 miliardi all'anno. Anche su questo punto c'è stato un ordine del giorno presentato dalle Regioni che investe immediatamente il Parlamento a modificare questo quantitativo di fondi messi a disposizione, in modo da dare la sicurezza di garantire la situazione attuale, perché altrimenti diversi ospedali si troveranno a dover ridurre la loro attività. Anche su questo punto non ci sono impegni precisi, ci sono solo promesse e, praticamente, si starà a vedere.
Altro punto: in questo momento i fondi ripartiti per l'immediata possibilità di funzionamento degli ospedali è di 325 miliardi che, rapportati alla spesa di 3.300-3.400 miliardi all'anno, costituiscono la possibilità di vita di 40-50 giorni di funzionamento degli ospedali. Allora è necessità assoluta che non si aspetti sei mesi per la distribuzione delle altre tranches perché, se anche i 2.700 miliardi coprono solamente 9 o 10 mesi dell'anno, questi dovranno essere immediatamente suddivisi e pervenire alle Segreterie regionali in tempo utile, poiché altrimenti gli ospedali si troveranno di nuovo a fare altri debiti, altre anticipazioni di cassa con un gravare di interessi, con la difficoltà in certi casi anche dei rifornimenti. Come tutti sapete, sia per le attrezzature, sia per i viveri, molti fornitori degli ospedali in diverse Regioni si sono rifiutati di eseguire le forniture se non vengono pagati, e ciò perché i fornitori hanno dovuto fare delle anticipazioni, sono fuori con degli interessi passivi: è tutto un insieme di cose che, se non viene risolto con una certa severità, mette effettivamente in difficoltà il funzionamento degli ospedali. Nell'ordine del giorno redatto c'è stata quindi anche su questo punto una pressione affinché si addivenisse alla ripartizione immediata - cioè entro il 20 gennaio - di questi primi 325 miliardi, con lo scopo che vengano suddivisi in base ai criteri approvati dalla Conferenza interregionale e leggermente modificati dal C.I.P.E. per una quota percentualmente di poco conto rispetto al fondo. Su questi fondi non ci sono grandi variazioni e le Regioni, proprio per sveltire la pratica - anche se qualcuna aveva delle obiezioni da sollevare sul criterio dei parametri presi a base - hanno concordato di accettare in blocco i parametri adottati dai tecnici preposti: ciò per non creare dei ritardi, per non prolungare le discussioni e per avere immediatamente la ripartizione di questi fondi. La richiesta è quindi che questi 325 miliardi vengano accreditati alle Regioni e alle Tesorerie regionali con la suddivisione in base a quei parametri.
Per le Regioni che hanno le Province c'era anche il problema che il Tesoro voleva accreditare i fondi alle Tesorerie provinciali, ma al riguardo è stato sgombrato il terreno e c'è stata l'assicurazione che questi fondi sarebbero stati versati direttamente alle Tesorerie regionali. La questione era quindi di sveltire, di accelerare al massimo la suddivisione di questi 325 miliardi e di prendere immediatamente dei provvedimenti per ripartirli già e avere, con una cadenza regolare, l'accreditamento dei fondi almeno per quei mesi coperti dalla somma dei 2.700 miliardi stanziati a questo proposito. Investire in aggiunta il pagamento per l'adeguamento di questi fondi alla realtà del 1975: queste sono un po' le cose che sono state dette in quella conferenza. Per avere la misura, così, di quello che è il divario, ad esempio, la Regione Liguria faceva presente che i fondi che vengono stanziati in base alla ripartizione dei 2.700 miliardi lasciano un deficit di 50 miliardi che è superiore al bilancio regionale della Liguria. Questo è un po' quello che si verifica in tante Regioni in maniera che, anche a voler mettere a disposizione i bilanci regionali per coprire questa parte ospedaliera, per certe Regioni questa differenza è superiore allo stesso bilancio regionale. Ora la situazione è veramente vista sotto un lato brutto da parte di tutte le Regioni, perché dal 1° gennaio tutte si sono preoccupate di mettere in atto questa legge, però se non ci sono garanzie dal punto di vista finanziario - e non sto a ripetere quali sono i punti che ho cercato, proprio brevissimamente, di enucleare senza entrare in maggiori particolari - se non si risolve questo problema la questione sarà veramente grave e non so come si potrà andare avanti.
Un dato che può interessare la nostra Regione, come avete visto dal giornale, è che non è esatta la cifra di cui si parla in base ai parametri approvati. Si parla di 4 miliardi, forse la cifra di quello che ci viene con i vari parametri sarà di 4 miliardi e mezzo, quindi una differenza di poco, ma il conto che abbiamo fatto noi e che è stato fatto qui porta le necessità del 1975 per i nostri ospedali a 7 miliardi e mezzo; quindi praticamente, solo per noi, abbiamo una differenza di tre miliardi circa. Guardate queste proporzioni con le altre Regioni e vedrete che tutto questo si condensa poi in quella differenza che va dai 2.700 ai 3.000 miliardi. Ora le Regioni hanno fatto una pressione in questo senso, hanno votato quest'ordine del giorno che hanno lasciato ai Ministri presenti, hanno richiesto che, al più presto, si convochi una nuova riunione per vedere quali saranno le risultanze di questo ordine del giorno e per discutere di nuovo questo problema, in maniera da mantenere sempre una pressione costante in modo che sia risolto, non dico a vantaggio delle Regioni, ma esclusivamente per coprire le spese effettive che risultano oggi, nel 1975, senza parlare di ampliamento di attrezzature e di modifiche dal lato salariale contrattuale. Infatti le Regioni, su questo punto, hanno dato prova di moderazione.
Proprio dal Presidente della Regione Emilia-Romagna è venuta la proposta che, se il Governo avesse dato le assicurazioni che le Regioni chiedevano sul piano finanziario in maniera da garantire la funzionalità con la situazione attuale, avrebbe anche potuto proporre un incontro con Sindacati per congelare le ricchezze salariali almeno per due anni, perché altrimenti questa bilancia salariale avrebbe spostato di nuovo tutto. Questa proposta del Presidente Fanti ha portato il Ministro Andreotti a formulare una battuta: il Ministro ha detto che certe cose le possono dire da una parte perché se le dicesse lui praticamente sarebbe tacciato di qualche cosa altro. Questa è una battuta non a sfondo politico e l'ho voluta riportare perché mi sembra che sia una dimostrazione di responsabilità delle Regioni dinnanzi ai rappresentanti del Governo, dinnanzi al Governo nel dire: voi garantiteci la questione finanziaria e noi faremo tutto quello che è necessario per non mettere in movimento, perché si capisce che se ad un certo momento si chiede una differenza di 600-700 miliardi per garantire la situazione attuale bisogna anche mettere un punto fermo su altre cose, altrimenti i vari dati vengono di nuovo tutti spostati. Questo è quanto io volevo dirvi così, brevissimamente, per rendervi conto della situazione, situazione che, come dico, è molto difficile e deve far riflettere tutti noi Consiglieri regionali come fa riflettere tutte le altre Regioni. Questo problema è molto difficile e, se anche sarà risolto nel migliore dei modi, darà sempre dei grandi fastidi dal punto di vista finanziario. Non dobbiamo nascondercelo, perché questa è la netta sensazione che tutti poi abbiamo avuto; speriamo almeno di poterlo risolvere nel migliore dei modi. Non bisogna essere troppo pessimisti e non vorrei portare in quest'aula quello che può essere, alle volte, un pessimismo personale.
Dolchi (P.C.I.) - Colleghi Consiglieri, vorrei attirare la vostra attenzione sul fatto che ci troviamo a discutere nove leggi, dico nove, perché nella seduta di ieri il Gruppo Comunista ha sciolto la riserva sulla richiesta di rinviare il punto n. 17 dell'ordine del giorno concernente la proposta di legge n. 77, anche se questo rinvio sarà oggetto poi di una formale presa d'atto del Consiglio regionale nella seduta di oggi. Sono nove leggi che riguardano l'applicazione della legge nazionale n. 386 e, come ha già detto il Presidente della Giunta, saranno poi votate singolarmente; le eventuali differenze troveranno nell'esame delle singole leggi l'espressione della volontà del Consiglio di volta in volta, articolo per articolo. Vorrei suggerire, non dico per accelerare ma per meglio organizzare i lavori, che la discussione generale fosse fatta una volta sola sul tema all'inizio del dibattito stesso, cioè una sola discussione generale su tutte le nove leggi che, in fondo, si integrano, si concatenano e trattano la stessa materia.
La proposta della Presidenza è quindi di fare un'unica discussione generale, fermo restando il diritto di ogni Consigliere di intervenire, articolo per articolo, quando affronteremo la votazione delle singole proposte e disegni di legge. Lungi da me l'intenzione di limitare il dibattito, però voglio informare il Consiglio che, nella tarda mattinata, il Presidente della Giunta dovrà allontanarsi per degli imprescindibili impegni che non gli è stato possibile rinviare e quindi dovremo sospendere i lavori. Mi auguro e sarebbe auspicabile, nel momento in cui il Presidente della Giunta dovrà chiedere di potersi allontanare e quindi io dovrò sospendere i lavori, che almeno questi argomenti possano essere già terminati.
Detto questo, aprirei la discussione generale sul tema e su tutto il complesso dei progetti di legge presentati dando la parola al Consigliere Chanu.
Chanu (D.P.) - Non voglio naturalmente entrare nel merito dei progetti di legge in quanto questo compito sarà svolto, a nome dei Democratici Popolari, dal Consigliere Benzo. Vorrei soltanto manifestare la mia adesione alla proposta fatta dal Presidente del Consiglio di un'unica discussione generale. Suggerirei, a questo proposito, per la seconda fase - non so se dal punto di vista formale si possa fare - di affrontare i vari progetti di legge radunandoli ognuno per la materia che compete al progetto stesso. Abbiamo praticamente un progetto di legge della Giunta, un progetto di legge che porta la mia firma, un progetto di legge che porta la firma del Gruppo Comunista. Poiché determinati argomenti sono i medesimi, ritengo che in questa seconda fase forse sarebbe opportuno coordinare ognuno di questi argomenti in modo da snellire la discussione e non dover ritornare a dire le stesse cose magari in tre distinte sedi di interventi. D'altra parte ritengo - e ne do atto al Presidente della Giunta - che ieri sera un certo lavoro è già stato compiuto e questo dovrebbe, in un certo senso, favorire e snellire i lavori. Il disegno di legge presentato dalla Giunta è sostanzialmente la parafrasi dei progetti di legge che portano la mia firma; d'altra parte si tratta di questioni tecniche in cui il dono dell'originalità ha dei limiti. Non facciamo e non avanziamo certo i diritti di assoluta primogenitura, però ritengo che con questo sistema di discussione, anche nella seconda fase, i lavori potranno essere portati avanti con maggiore celerità.
Dolchi (P.C.I.) - Accolgo senz'altro la proposta del Consigliere Chanu e, laddove sarà possibile, i testi saranno unificati; se non sarà possibile verranno discussi in concomitanza. La parola alla Consigliera Siggia.
Siggia Giovanna (P.C.I.) - Colleghi Consiglieri, lo dico subito per non dimenticarmene: come Gruppo Comunista siamo d'accordo a collegare i vari testi dei progetti di legge e quindi a fare una discussione, laddove è possibile, più simile che non comporti ripetizioni di argomenti da parte di tutti i Gruppi.
Veniamo alla discussione di questo argomento, che è estremamente importante e che stamattina trova attento tutto il Consiglio regionale. Dirò subito che ho ascoltato con attenzione la relazione fatta dal Presidente della Giunta e le notizie che ci ha dato l'Assessore Fosson sul suo incontro romano. Devo però altrettanto dire subito che mi ha un po' stupito il fatto che, su un problema di tanta importanza, il Consiglio abbia messo particolarmente l'accento su questioni esclusivamente finanziarie, che ci sono, che sono gravissime, che comportano a carico di un Assessore alle Finanze grosse preoccupazioni future, ma non si sia sottolineato l'aspetto estremamente importante di questa nuova riforma che, secondo noi, trova così conforto in una lunga battaglia fatta dal Gruppo Comunista in questi ultimi anni sul problema della Sanità. Tale riforma, secondo me, comporta intanto due grosse innovazioni: innanzitutto vuol dire aver risolto un problema in modo positivo di decentramento in certe strutture, e ciò vuol dire porre politicamente le Regioni in condizioni di dover organizzare dei servizi, al di là del fatto che i soldi ci siano o no. Ripeto: l'aspetto finanziario risulta essere un problema e continua ad esserlo in maniera assillante, però teniamo subito conto, colleghi, che qui ci troviamo in una situazione particolarmente felice. Ammesso anche che alla Regione valdostana capitasse di dover sanare il passivo dell'Ente ospedaliero - ma non lo so, Presidente della Giunta - questo influirebbe sul nostro bilancio in maniera sensibile ma non drammatica: non siamo nella situazione di alcune Regioni in cui l'intero bilancio è assorbito dal risanare il deficit degli Enti ospedalieri.
Il problema, dal punto di vista del Gruppo Comunista, è quello di vedere tutta questa legge nazionale, e quindi le leggi regionali di adeguamento ad essa, concepite in modo da far progredire la riforma sanitaria. Dico questo confortata anche da quanto il Presidente della Giunta, nella sua relazione, ha affermato: che se ieri è stato possibile, in un lavoro faticoso ma proficuo, concordare quasi esattamente i testi dei progetti di legge del Consigliere Chanu e della Giunta, è stato più difficile - addirittura impossibile in certi punti - concordare con le proposte di legge del Gruppo Comunista. Certo, le nostre proposte di legge avevano qualcosa di innovativo, avevano qualcosa che era decisamente incisivo in tutto il contesto della materia sanitaria. Il collega Chanu non c'è, ma anche lui ripete questo concetto quando dice "tra i nostri testi c'erano differenze tecniche"; ecco, con le proposte di legge comuniste non c'erano differenze tecniche, c'erano differenze di sostanza.
Mi si consenta allora, qui in Consiglio, dire due parole sul perché queste differenze ci sono e in che termini. Il Presidente della Giunta ha detto in due occasioni nel suo intervento di stamattina di andare cauti. Siamo d'accordo col Presidente della Giunta: non si può procedere in maniera sempre molto avventata, soprattutto facendo dell'amministrazione; non sempre, però, bisogna andare molto cauti, perché se c'è da parte di un Consiglio regionale la volontà di una riforma certe volte bisogna anche tentare di forzare un po' la mano e i tempi per tentare qualche cosa di nuovo, anche con difficoltà che io riconosco, e faccio l'esempio di uno degli argomenti che ieri ci ha trovato a discutere in maniera amichevole pur non trovando un punto di intesa sulle nostre posizioni. È vero, la legge nazionale per adesso - l'ha detto molto bene il Presidente della Giunta - è una legge che riguarda tutta l'organizzazione degli Enti ospedalieri, quindi tutto questo aspetto è limitato in attesa di una legge nazionale che sia quella della vera riforma sanitaria e quindi di tutti gli altri strumenti necessari e indispensabili per questa riforma.
Questo è un dato di fatto: l'articolo 6 della legge nazionale dà alle Regioni il compito di integrare le norme in materia ospedaliera. Noi Comunisti siamo però del parere che se ci perdiamo in questo strumento, forzando evidentemente un po' la mano, ma soprattutto collegandomi a quanto ieri l'Assessore Fosson ci diceva circa il fatto che a Roma hanno tanta premura che le Regioni con loro leggi si adeguino alla legge nazionale - addirittura si è parlato in quella sede di approvarle comunque siano, perché al Governo è necessario andare avanti - mi chiedo se non sia il caso di interpretare questa legge nazionale e di adeguarla alla realtà valdostana andando al di là delle strutture ospedaliere, e mi riferisco alle salvaguardie. Se interpretiamo, se vogliamo dare a tutto il contesto della legge nazionale il significato che credo qui nessuno dei Consiglieri presenti riconosca, che cosa ha voluto essere, blocchiamo certe attività degli Enti ospedalieri perché non si facciano più certe cose, però consentiamo determinate innovazioni in certi campi ben stabiliti con certe garanzie date dalle Regioni, quindi da questi comitati, va bene e noi vogliamo andare più avanti, blocchiamo ogni qualsiasi possibilità di strutture, Enti ospedalieri, benissimo, anche di altre cose. Ieri mi dicevano che ciò è impossibile statutariamente; sì, forse, però crediamo sia anche il caso di provare, perché se riusciamo a bloccare tutte le attività in questo campo della Regione non corriamo il rischio di vedere sorgere altre cose che intralciano in futuro un tipo di riforma che credo, concordemente, possiamo anche provare a rendere globale nella Regione.
Ho fatto un esempio brevissimo ma ne posso fare un altro. Noi chiedevamo che esistesse il libretto sanitario e ci rendiamo conto delle difficoltà tecniche enormi per l'istituzione di questo libretto. Il documento di cui si parla nel disegno di legge presentato dalla Giunta ci pare però ancora - seppure in una prima fase indispensabile - insufficiente, perché se noi, in questo testo di legge accenniamo al libretto sanitario e siamo d'accordo nel non avere dei termini brevi come originariamente avevamo previsto, ma anche molto più lunghi o addirittura senza termini per dare modo di mettere in moto questo tipo di organizzazione complessa, cominciamo a fare un qualcosa in più di quello che prevede la legge nazionale che va sulla strada indicata a grandi linee qui, ma che deve essere seguita per una riforma globale. Non è che non abbiamo ascoltato ieri le spiegazioni che ci sono state date sui progetti di legge presentati dalla Giunta e dal Consigliere Chanu oggi, concordati e coordinati in un testo unico.
Ringraziamo perché dalla discussione e dal dibattito di ieri su quel testo sono stati inseriti anche alcuni concetti che facevano parte delle nostre proposte di legge. Però ci consenta e ci giustifichi la Giunta se insistiamo sule nostre proposte di legge, proprio perché riteniamo che siano proposte più politiche di quanto non sia il discorso che questa mattina si è svolto su questo importante problema. Le nostre proposte di legge vogliono essere indicazioni per un lavoro nuovo, diverso, e vogliono essere già il presupposto di un qualcosa di più che la Regione può fare in materia sanitaria rispetto all'arretratezza della legge nazionale.
Benzo (D.P.) - Signor Presidente, Signori Consiglieri, come ha già detto prima il Presidente dei Consiglio, sono sottoposti all'attenzione del Consiglio regionale per l'approvazione numerosi progetti di legge in attuazione della legge n. 386 che trasferisce la competenza dell'assistenza ospedaliera alle Regioni. C'è da rilevare che l'Assessorato della Sanità, fin dai primi di dicembre, aveva predisposto i testi dei tre disegni di legge ritenuti necessari per mettere la Regione ed i cittadini rispettivamente in condizioni di derogare e di ricevere l'assistenza senza interruzioni e carenze nel momento del passaggio della stessa dagli Enti mutualistici alle Regioni. I tre disegni di legge furono presentati alla Giunta regionale il giorno 11 dicembre, ma gli stessi, essendo la Giunta dimissionaria, non potevano essere trasmessi alla Presidenza del Consiglio. Essi furono comunque portati dal sottoscritto alla Conferenza dei Capi Gruppo il giorno 13 dicembre perché fossero iscritte all'ordine del giorno del Consiglio regionale del 20 dicembre. Purtroppo non ci fu accordo, e lunedì 16 dicembre i Consiglieri Monami e Siggia presentavano tre proposte di legge, oltre ad una proposta di legge per il Comitato di Coordinamento, che, in buona sostanza, salvo un ampliamento del blocco di salvaguardia, ricalcavano i tre disegni di legge della Giunta dimissionaria. Il giorno 18 dicembre l'Avvocato Chanu, a nome del Gruppo Democratico Popolare, presentava ufficialmente alla Presidenza del Consiglio i tre disegni di legge. A fine anno la nuova Giunta regionale faceva propri i nostri tre disegni di legge e non abbiamo potuto che apprezzare il diligente lavoro di copiatura delle relazioni e dei paragrafi dei disegni di legge. Questo non vuol significare per noi nemmeno un accento polemico, vuol solo portare a conoscenza di tutti l'esatta versione di quanto è avvenuto, ben lieti, visto che da tempo ci lavoravamo, che quanto da noi predisposto sia servito ai fini che più ci interessano, cioè quelli di servire bene la nostra comunità. Siamo quindi d'accordo con quanto deciso nella riunione convocata dal Presidente della Giunta.
Mi sia consentito però in questa occasione fare alcune considerazioni, a seguito di questo primo avvio della riforma sanitaria, sui problemi della Sanità. Per trattare, sia pure in termini generali e non ancora del tutto definiti, i problemi della Sanità nella prospettiva della riforma sanitaria che sta alle porte, è necessario anzitutto una premessa: tale riforma costituisce non un episodio isolato, bensì un atto politico fondamentale del processo di generale rinnovamento delle strutture del nostro Paese; una risposta in termini moderni alla coscienza ormai diffusa della necessità di nuove ed adeguate strutture ai servizi resi dallo Stato e dagli Enti locali alla Comunità. La riforma sanitaria si collega quindi strettamente con altre scelte politiche ad altre riforme che sono in cantiere, non può essere disgiunta dalla difesa dell'ambiente e dall'assetto urbanistico, dall'imposizione fiscale che deve assicurarne le risorse necessarie, dall'assistenza che concorre a realizzare unitariamente un completo sistema di sicurezza sociale e, infine, dalla scuola per garantire la formazione di personale preparato ai nuovi compiti.
Si deve inoltre affermare che la condizione del successo della riforma sanitaria e il ruolo che in essa avrà la Regione è un ruolo fondamentale e insostituibile, sia per la competenza ad esso attribuita dalla Costituzione, sia perché ormai la nuova dimensione istituzionale dello Stato è la dimensione regionale. Si tratta dunque non di nazionalizzare il sistema esistente, ma di organizzare un nuovo sistema, eliminando le cause delle attuali disfunzioni e realizzando una nuova distribuzione dei compiti e delle responsabilità al fine di rendere, attraverso la Regione, il completo e articolato servizio reso ai cittadini. Ciò non significa comprimere la libertà degli utenti, dei servizi sanitari e quella degli operatori della sanità, ma offrire a tutti, indipendentemente dalla condizione sociale, l'appagamento delle proprie esigenze e l'equilibrato sviluppo della propria personalità. In tal modo si porterà a compimento un atto di giustizia specialmente nei confronti di quelle categorie che, tenute lontano a lungo dalla garanzia della salute fisica oltre che dal benessere economico e dallo sviluppo sociale e culturale - e vorrei in particolare ricordare nella nostra Regione le classi rurali - potranno finalmente vedere realizzate appieno a loro vantaggio un servizio di primaria importanza.
I valori politici, i contenuti tecnici e le modalità dalla riforma sanitaria così come sono venuti delineandosi in questi ultimi tempi, sono oramai sostanzialmente accettati da tutte le forze politiche, sindacali e democratiche che in materia sanitaria hanno raggiunto un alto grado di conoscenza: si può dire che la riforma sanitaria oggi si afferma per forza sua propria e se nasce in contrapposizione all'attuale organizzazione sanitaria, essendo basata prevalentemente sul sistema mutualistico, si discosta sia dai principi della sicurezza sociale, sanciti dalla nostra Costituzione, sia dalle reali esigenze della società moderna. Secondo il dettato costituzionale la tutela della salute configura come un diritto soggettivo e, ponendosi sullo stesso piano degli altri diritti fondamentali e primari, deve essere garantito dallo Stato e non può essere oggetto di contrattazioni; si tratta di un diritto soggettivo alla tutela della salute, è un diritto cioè dell'uomo sano a mantenere la sua salute, prima che del malato a recuperarla. Nel concetto di tutela della salute è implicita l'esigenza degli interventi preventivi, oltre e prima che sull'individuo, sull'ambiente nel quale egli vive, l'attenzione viene allora spostata dalla cura alla prevenzione in quanto la tutela della salute si realizza innanzitutto nell'eliminazione dall'ambiente sociale di ogni causa di danno alla salute. La protezione della salute del fanciullo deve iniziare con l'eliminazione dei fattori negativi esistenti nella casa, nella famiglia, nella scuola; quella di tutti i cittadini con l'igiene del suolo, dell'atmosfera, delle abitazioni, dell'alimentazione, della tutela dei lavoratori dei luoghi di lavoro.
È noto che le strutture esistenti non possono assolvere pienamente questi compiti, che le prestazioni attuali sono settoriali e basate su criteri di categoria o di professione, limitate nel tempo, nella quantità, soprattutto nella qualità; i servizi sanitari e sociali sono dispersi sul territorio e, nel complesso, inadeguati alla domanda. Sono noti inoltre gli squilibri territoriali in relazione alla dotazione dei servizi, la sicurezza sociale alla quale sono estranee sia l'assicurazione di origine privatistica, sia l'assistenza sociale. Così come erogata attualmente si caratterizza per un'obbligazione sociale e rivolta non verso questa o quella categoria, ma verso tutti i cittadini per un'obbligazione che non è limitata nel tempo e pone lo Stato e le Regioni al centro di precisi doveri cui corrispondono precisi diritti soggettivi dei singoli e interessi generali della collettività. Di conseguenza le prestazioni non solo sanitarie, ma anche previdenziali ed assistenziali, da questo momento interessano tutti i cittadini, assumono un significato ed un valore di servizio pubblico diretto a tutelare la collettività dal bisogno. A chi accetta tali premesse appare evidente che l'attuale sistema assistenziale nel suo complesso non risponde ai fini della sicurezza sociale e quindi della tutela della salute che della sicurezza sociale rappresenta l'aspetto forse più importante. Di qui l'esigenza di una riforma che riduca all'unità i problemi ed i mezzi necessari per risolverli attraverso un'azione globale unitaria sul piano istituzionale ed amministrativo volta a rendere effettivi ed operanti i principi della Costituzione e a rendere accessibile a tutti le conquiste della scelta della tecnica.
Vi è insomma la necessità di una razionale sistemazione dei singoli provvedimenti legislativi e delle strutture sorti nel tempo frammentariamente per far fronte alle esigenze più immediate e contingenti e della formazione di strumenti unitari che rispondano alle esigenze della promozione e del benessere globale dell'individuo. In questa prospettiva chi si accinge a programmare il settore sanitario non può dimenticare in un sistema di sicurezza sociale che il cittadino ha diritto non solo alla tutela della salute, ma anche agli altri servizi. Ne deriva la necessità che tutti i servizi siano organizzati in un quadro funzionale unitario, ma alcuni servizi sanitari e sociali, come per esempio quelli relativi all'età evolutiva, alla psichiatria, alla pediatria, presentano degli aspetti per così dire misti, era impossibile qualificarli esclusivamente in senso sanitario o in senso assistenziale. Sorge allora la necessità pratica oltre che di principio, che i problemi del settore assistenziale siano affrontati e risolti contemporaneamente a quelli del settore sanitario e che, almeno la Regione, sin dall'avvio della riforma sanitaria tenga presente che i servizi sociali formano un tutt'uno con i servizi sanitari e si agisca in modo conseguente.
Nel campo della sanità le esigenze per organizzazioni istituzionale e amministrativa discendono direttamente dall'accoglimento del principio della globalità dell'intervento sanitario, che può essere garantito solo da strutture coordinate in una rete di presidi a diversi livelli adatti a raccogliere gli indirizzi di politica generale e ad applicarli sul piano operativo in modo dinamico, in relazione alle pecuniarie esigenze delle varie zone. Si tratta, in altre parole, di superare radicalmente il sistema mutualistico, nei limiti del quale non può trovare applicazione il principio della globalità dell'intervento e quindi non può essere superata la distinzione tra i momenti della prevenzione, della cura e della riabilitazione. Le attuali strutture mutualistiche, infatti, sono rivolte essenzialmente al momento diagnostico-terapeutico e intervengono solo quando la malattia è in atto, ma la mancanza della prevenzione organizzata comporta aspetti negativi di vari ordini, non ultimo quello dell'intasamento degli ospedali e l'affannosa richiesta della costruzione di nuovi posti letto.
La riforma mira poi a un'altra importante innovazione: quella della gestione decentrata e autonoma dei servizi attraverso la partecipazione diretta della popolazione. Penso che i Signori Consiglieri sappiano le linee fondamentali della riforma sanitaria di cui queste leggi sono l'avvio, consistono nell'istituzione di un Servizio Sanitario Nazionale che può essere definito come il complesso di servizi pubblici preposti agli interventi nei campi dell'igiene, della sanità pubblica, della prevenzione, della diagnosi, della terapia e, infine, del recupero del convalescente alla sua attività, volti a rassicurare gratuitamente tale intervento a tutti i cittadini.
Il Servizio Sanitario Nazionale, come previsto dalla legge approvata dal Parlamento, viene strutturato attraverso le Regioni, i Comuni e i loro Consorzi; questi ultimi costituiscono le Unità Sanitarie Locali e rappresentano la cellula tecnico-operativa su cui si fonda il servizio del quale costituiscono strumento immediato per il raggiungimento delle finalità della Regione. Quali sono queste finalità e restrizioni lo vediamo già sin da oggi: a tutti cittadini sono garantite delle prestazioni sanitarie, globalmente intese come preventive, curative, riabilitative, come la qualificazione in senso preventivo dell'intervento sanitario al fine di ridurre l'incidenza delle malattie di maggiore interesse sociale e di ottenere un'apprezzabile elevazione a livello igienico-sanitario del Paese. Vi è il raggruppamento in un unico organismo decisionale e operativo di tutte le funzioni attualmente disposte, disperse in una miriade di enti, uffici, istituti, la partecipazione dei cittadini all'organizzazione e alla gestione delle strutture sanitarie, il decentramento delle competenze e l'eliminazione di qualsiasi forma di centralismo burocratico, anti-regionale, le previsioni del finanziamento per mezzo delle fiscalizzazioni degli oneri sociali e la ristrutturazione del settore farmaceutico.
Queste mie considerazioni non hanno la pretesa di essere né complete, né tanto meno definitive, vogliono essere un contributo alla conoscenza e all'approfondimento dei temi connessi con la riforma sanitaria, vogliono favorire una prima presa di contatto del Consiglio regionale con i problemi della Sanità a seguito dell'avvio della CEE. Con l'affidamento del Centro di assistenza ospedaliera della Regione in essa si è fatto appena cenno all'assistenza, seppure strettamente connessa all'igiene e alla sanità, non perché si tratti di un campo di importanza e urgenza minore, ma soltanto per affrontare i problemi uno alla volta, secondo i tempi prioritari di intervento della Regione, e in relazione del passaggio a destra delle relative competenze. Se volete affidare rilievo alle funzioni che la Regione dovrà esercitare secondo le attribuzioni ad esse conferite dalla Costituzione nell'attuazione della riforma sanitaria ai compiti che la Regione deve assumere, perché sia garantito il raggiungimento dei fini che la riforma si propone nella gradualità dei suoi interventi è stato posto l'accento sull'Unità Sanitaria Locale, cardine e cellula del Servizio Sanitario Nazionale sugli ospedali, strumento primario dell'U.S.L.
La costituzione delle Unità Sanitarie Locali, con lo studio che le precede e le caratteristiche ambientali, sociali, topografiche del territorio, serve anche ad un'altra finalità rilevante, e cioè all'avvio di una politica di risoluzione dei problemi in termini di comprensori omogenei ai quali la dimensione comunale per molti aspetti è, il più delle volte, insufficiente alla realizzazione di determinati servizi, viene ad integrarsi in una dimensione più vasta e adeguata alle esigenze moderne. In tale prospettiva nulla avranno a perdere le Autonomie locali che sono uno degli aspetti più caratteristici e più congeniali della nostra Regione: esse saranno anche esaltate e rafforzate dalla possibilità di conseguire più direttamente e democraticamente ai fini propri delle Comunità locali. Né saranno repressi la libertà e lo spirito di iniziativa dei singoli: essi troveranno, piuttosto, un più ampio ed aperto campo di esplicazione nella diretta gestione dei servizi e nel diretto contatto tra gli utenti e i gestori dei servizi sociali. La riforma sanitaria, di cui questo primo avvio è sintomatica espressione in questo spirito e secondo questi indirizzi, potrà dunque contribuire efficacemente al miglioramento dei servizi sanitari e allo sviluppo sociale della nostra Regione.
Concludo nel dire, che per quanto concerne in particolare i progetti di legge presentati in attuazione della legge n. 386, di avvio della riforma sanitaria come dicevo poc'anzi, praticamente diretta dai compiti della Regione e di assistenza ospedaliera, noi Democratici Popolari che li abbiamo presentati siamo favorevoli, ma riteniamo che si dovrà al più presto procedere ancora più approfonditamente nel senso sopraindicato in tutto il settore sanitario.
Dolchi (P.C.I.) - La parola al Vice Presidente Chanu.
Chanu (D.P.) - Dopo quanto esposto in linea generale dal Consigliere Benzo, a me non resta che puntualizzare alcune osservazioni fatte dalla collega Siggia, dicendo ed affermando - e in ciò mi riallaccio alla parte conclusiva dell'intervento del Consigliere Benzo - che queste leggi non devono e non possono essere dei mattoni definitivi, ma sono soltanto dei presupposti per l'avvio di una più completa e razionale riforma.
Tuttavia, pur comprendendo e condividendo lo spirito che anima gli intendimenti che traspaiono dalle proposte di legge presentate dal Gruppo Comunista, in relazione soprattutto l'attuazione dell'articolo 6 che è il punto più importante, mi corre l'obbligo di sottolineare che devono albergare in noi non soltanto questioni di carattere politico, anche se queste devono essere tenute giustamente in considerazione, ma deve albergare anche la certezza, soprattutto in relazione alla necessità e all'urgenza che queste leggi entrino in fase esecutiva con la massima sollecitudine, di non compiere dei passi falsi che potrebbero addirittura arrivare all'effetto opposto, cioè quello di paralizzare anche quel poco che si intende mettere in attuazione con i disegni di legge in materia di salvaguardia. Non è per essere dei legalitari ad oltranza, ma io sono perfettamente convinto che sulla base delle disposizioni dalle quali dobbiamo partire, le interpretazioni di carattere estensivo quali quelle che, appunto, risultano da alcuni articoli delle proposte di legge presentate dal Gruppo Comunista, in relazione all'articolo 6, intingono a mio avviso sulla legittimità del provvedimento e lo potrebbero rendere suscettibile di caducazione immediata, o comunque di rinvio alla discussione per un nuovo riesame sulla base di rilievi, che, a mio avviso, in questo caso, non potrebbero essere che giuridicamente fondati.
Non si può prescindere dallo scopo, che è la finalità della legge di partenza, della legge n. 384, la quale è limitata al concetto, alla struttura dell'Ente Ospedaliero. Quindi, un'interpretazione estensiva o addirittura un'interpretazione concorrente in una materia quale questa, praticamente a mio avviso potrebbe comportare degli appunti di legittimità.
Ed è per queste ragioni che noi riteniamo che, forse, sarebbe preferibile affrontare ed approfondire il problema non nell'ambito dell'eventuale blocco delle iniziative che vanno al di là dell'Ente Ospedaliero, non nell'ambito della legge di attuazione che ci è richiesta dalla legge n. 384, ma con un disegno di legge autonomo, studiato e approfondito, così come abbiamo studiato ed approfondito per esempio il disegno di legge riguardante l'applicazione, a livello regionale, delle disposizioni della legge n. 865 in materia di esproprio.
Allora, in questo caso, evidentemente, anche se possiamo fare del buon lavoro dal punto di vista politico, mettendo in evidenza la nostra idea - e qui concordo con l'idea del Partito Comunista, cioè di portare avanti un discorso più agile, più ampio, anche se non ancora recepito dagli strumenti legislativi a livello nazionale -, comunque noi correremo il rischio di portare un'ulteriore paralisi in un argomento, quale quello che dibattiamo oggi, nel quale la rapidità di discussione e di decisione deve accompagnarsi anche con la convinzione di aver posto in essere un qualche cosa che non sia lì come un castello di carta o che non debba sciogliersi come neve al sole, e possono essere soggette ad organi di controllo in sede di legittimità o a ricorsi che Enti privati o persone controinteressate potrebbero rivolgere contro un progetto di legge del genere.
Sono questi, quindi, i motivi che hanno spinto il Gruppo dei D.P. a prendere tale posizione: una cautela che non vuol dire, certamente, rifiuto allo spirito e alle intenzioni che animano i compagni comunisti nella presentazione delle loro proposte di legge, ma che significa soltanto questo: evitare, per eccesso di zelo, di portare forse un danno maggiore di quello che non potrebbe essere l'attuazione tout court della legge n. 384 con i progetti di legge della Giunta decaduta con la mia firma formale e recepite, sostanzialmente, dalla nuova Giunta.
Andrione (U.V.) - Vorrei sgombrare il campo subito da alcune affermazioni perché sostanzialmente concordiamo in toto con quanto è stato adesso affermato dall'Avvocato Chanu.
È vero che abbiamo largamente scopiazzato e ci siamo serviti dei lavori della Giunta precedente, ma anche questi lavori della Giunta precedente erano, a loro volta, largamente scopiazzati, perché in questa materia - l'ha detto anche l'Avvocato Chanu - non è che ci si inventi nulla, evidentemente si deve procedere in base alle risultanze e ai fatti.
Per quanto riguarda quello che è stato detto dal Consigliere Siggia, noi non abbiamo sottolineato l'aspetto del decentramento, perché crediamo di avere sempre dimostrato di essere favorevoli ad esso, e non abbiamo sottolineato il fatto politico che le Regioni devono organizzare i servizi, proprio perché, prendendo questo dato di fatto, abbiamo sostenuto che è indispensabile che per l'organizzazione di questi servizi sia prevista anche la copertura finanziaria, poiché non siano solo delle affermazioni di principio che rimangono sulla carta.
D'altra parte, permettetemi di esprimere un dubbio personale: ci sono dei decentramenti indispensabili, ma in questa Repubblica viene talvolta il dubbio che si voglia decentrare proprio per trasferire ad altri, a dei poveretti, delle responsabilità che prima non avevano: se domani lo Stato italiano volesse decentrare le Poste, probabilmente sarebbe solamente per lavarsene le mani, non perché crede nel decentramento. Questo dubbio lo esprimo e permane quando si sentono, da parte dell'Assessore alle Finanze che aveva discusso soltanto di quel problema, delle documentate affermazioni su buchi che assommano a diverse centinaia di miliardi.
Vorrei pregare la Signora Siggia di non parlare di situazione felice per quanto riguarda la Valle d'Aosta, perché invece la Valle d'Aosta è nell'elenco delle Regioni sottosviluppate dal punto di vista sanitario, e se c'è qualcuno che ha bisogno di soldi per fare quelle strutture infrastrutture indispensabili in materia è proprio la nostra Regione. Non vorrei che da un'affermazione di questo genere mancasse poi alla Regione quanto è necessario per fare certe riforme.
Non aggiungo niente a quanto ha detto l'Avvocato Chanu su certi concetti basilari di questa riforma che è la riforma ospedaliera e che non deve vedere nelle leggi - che per noi sono degli strumenti tecnici, perché la legge è uno strumento tecnico, qui parla un avvocato - l'introduzione di affermazioni politiche, quando queste o sono pericolose dal punto di vista costituzionale, perché possono essere causa di rinvio da parte del Presidente della Commissione di Coordinamento, o sono affermazioni che magari saranno anche estremamente incisive sul piano sociale ma sono irreali, perché manchiamo assolutamente dei servizi adeguati a garantire certe previsioni di una riforma sanitaria che, per adesso, è soltanto agli inizi.
È per questo che, per quanto riguarda il disegno di legge n. 84 presentato dalla Giunta, per le proposte di legge n. 77 e n. 78 presentate dai Consiglieri Siggia e Monami e per la proposta di legge n. 81, di iniziativa del Vice Presidente Chanu si era raggiunto una parte di accordo... no, no, la discussione generale non è chiusa, faccio questa brevissima spiegazione, perché poi dovremo ben passare anche a un certo momento alle votazioni... l'accordo raggiunto è questo: il Gruppo Comunista accetta la riunificazione delle proposte di legge di cui ai punti n. 17 e n. 18 dell'ordine del giorno, se non vado errato, semplicemente con la divisione in tre titoli del disegno di legge presentato dalla Giunta che ha ricevuto l'adesione del Gruppo dei Democratici Popolari, dopo alcuni piccoli aggiustamenti. I titoli sono: il Titolo I va dall'articolo 1 all'articolo 4, se non vado errato; il Titolo II va dall'articolo 5 e articolo 6 e il Titolo III è l'articolo 7. Le differenze che permangono tra il disegno di legge della Giunta, ma si intende concordato con voi, riguardano fondamentalmente questa questione: gli articoli 6 e 7 della legge nazionale prevedono che non possano essere istituiti nuove divisioni, sezioni o servizi, salvo i casi documentati, specificati e particolareggiati, con autorizzazione della Regione. Abbiamo voluto che fosse scritto che l'autorizzazione di cui al precedente comma è concessa dal Consiglio regionale e non dalla Giunta, come era scritto in un precedente progetto, perché riteniamo che sia materia di tale importanza che debba essere politicamente valutata dal Consiglio. Questo anche perché negli ospedali vivono quei supermen - almeno dal punto di vista del trattamento economico - che sono i medici, i quali hanno sempre le visioni faraoniche di quello che bisogna fare.
La legge nazionale si preoccupa, appunto, che non vi siano iniziative non controllate dalla Regione, iniziative che potrebbero essere costosissime, forse anche non perfettamente aderenti alla realtà. La legge non vuole che il passivo già grave venga ancora aumentato da prese di posizioni irresponsabili.
Noi, formulando l'articolo 1 in questa maniera, riteniamo di avere perfettamente risposto a quello che è lo spirito e alla lettera dell'articolo 6, anche in relazione all'articolo 117 della Costituzione, perché si tratta di una potestà integrativa e non di legislazione primaria.
Il Gruppo Comunista, invece, ritiene che fino all'approvazione del Piano regionale dei servizi sanitari e sociali è fatto divieto ad Enti ed Istituti pubblici privati e religiosi, nonché a Case di cura private ed Istituti e Cliniche universitarie, di creare nuove divisioni, sezioni o servizi, eccetera. A nostro avviso questa forzatura, il tentare di forzare la mano - mi sembra che sia stato detto dalla Signora Siggia - è incostituzionale in questo momento, perché, certamente la Regione Autonoma della Valle d'Aosta, in base all'articolo 6 della legge n. 386, non può da sola impedire di aprire una Casa di cura a chi oggi avesse voglia o in mente di farlo.
La Giunta ritiene di conseguenza di proporre questo testo e di proporre ugualmente, pur apprezzando i motivi che spingono il Gruppo Comunista ad insistere sulla sua posizione, a respingere la proposta di legge comunista per quanto riguarda il Titolo I di questa legge.
Vi era una seconda differenza di minor importanza e che riguarda l'articolo 6. Per quanto riguarda l'indennità e i compensi, la proposta della Giunta - che poi è la proposta del Gruppo dei Democratici Popolari - ha una sua logica e cioè per le Commissioni di concorsi si sono prese le stesse tariffe applicate dalla Regione in occasioni analoghe, cioè le Commissioni giudicatrici sono pagate così come vengono pagate le Commissioni giudicatrici della Regione. La proposta comunista è di una diminuzione di queste tariffe, una diminuzione che per motivi logici riteniamo ingiustificata.
Il Consiglio prende atto.
