Objet du Conseil n. 3099 du 7 octobre 1987 - Resoconto
OGGETTO N. 3099/VIII - INIZIATIVA PER L'ISTITUZIONE IN VALLE D'AOSTA DI CORSI UNIVERSITARI DECENTRATI. - (Reiezione di mozione)
PRESIDENTE: Do lettura della mozione in oggetto presentata dal Consigliere Pascale:
MOZIONE
Nei prossimi giorni, all'inizio dell'anno accademico, anche Alessandria disporrà di una sede universitaria decentrata, sia pure relativa ad alcune facoltà (Scienze Politiche e Scienze matematiche, per complessivi 6 corsi di laurea).
Questa iniziativa segue quelle già in atto da tempo a Novara (Medicina Chirurgia ed Economia e Commercio) e Vercelli (Ingegneria) e precede quelle già previste per Cuneo ed Asti nel prossimo futuro, arrivando così ad attuare in tutto il Piemonte quel decentramento voluto dai vertici dell'Università torinese e dal Ministero della Pubblica Istruzione, sia per alleggerire il sovraffollamento della sede centrale di Torino, sia per venire incontro alle esigenze degli studenti delle varie province piemontesi.
A quel punto solo la Valle d'Aosta resterebbe esclusa da tale politica di decentramento e continuerebbe a dipendere totalmente da Torino, benché presenti i collegamenti ferroviari più sfavorevoli e nonostante il numero complessivo di studenti iscritti (1.100), superiore a quelli di Alessandria (870) e Novara (614).
Il confronto appare ancora più assurdo se si tiene conto che la Valle d'Aosta non è una provincia del Piemonte ma una Regione autonoma e come tale dovrebbe avere la possibilità di programmare e favorire quegli indirizzi scolastici più confacenti alle proprie peculiarità, che si riflettono evidentemente anche nel mondo del lavoro.
D'altro canto proprio queste iniziative assunte negli ultimi tempi dall'ateneo torinese rimuovono sostanzialmente le difficoltà e le perplessità emerse in passato sull'ipotesi di una sede universitaria valdostana: difficoltà legate alla autorizzazione da parte degli organismi competenti, superate oggi dai nuovi indirizzi sia dell'ateneo torinese che del Ministero della Pubblica Istruzione; perplessità legate al timore di convogliare la maggioranza degli studenti sulle poche facoltà decentrate, superate oggi dalle esperienze delle iniziative sopracitate che sono state positive anche sotto questo aspetto.
Alla luce di tali considerazioni, sono quindi maturi i tempi per riconsiderare la possibilità di ospitare anche in Valle d'Aosta cori universitari decentrati, relativi a quelle facoltà che si ritengono più consone alle prospettive economiche della Regione ed alle aspettative della classe studentessa ed appare superfluo sottolineare i diversi benefici che discenderebbero da tale istituzione.
Ciò premesso, il sottoscritto Consigliere regionale propone che il Consiglio regionale della Valle d'Aosta
DELIBERI
1) di dare mandato alla Giunta di avviare immediate trattative con l'Università degli Studi di Torino e con il Ministero competente per la stipula di una convenzione che preveda l'istituzione anche in Valle d'Aosta di corsi universitari decentrati;
2) di dare mandato alla Giunta di individuare nel contempo, attraverso una ampia consultazione con gli organismi del mondo della scuola e del mondo del lavoro, gli indirizzi universitari più consoni alle peculiarità socio-economiche e culturali della Regione, riportandone i risultati in Consiglio regionale prima di avanzare le specifiche richieste all'ateneo torinese.
PRESIDENTE: Ha chiesto la parola il Consigliere Pascale; ne ha facoltà.
PASCALE (P.S.I.): Questo argomento è già stato posto più volte all'attenzione del Consiglio regionale, sia da parte del nostro gruppo, che di altri Consiglieri. Lo ripropongo oggi con una mozione, perché, nel frattempo, è intervenuta una novità importante e significativa. Si tratta di una politica di decentramento che l'Università degli Studi di Torino sta portando avanti, e penso che intenda continuare a portarla avanti nonostante il parere non proprio favorevole, stando almeno a quanto abbiamo letto questa mattina sugli organi di informazione, della Commissione ministeriale.
Già da tempo sono in atto esperienze analoghe a Novara, per le Facoltà di Medicina e Chirurgia ed Economia e Commercio, ed a Vercelli, per la Facoltà di Ingegneria. Quest'anno, ad Alessandria sarà avviato un decentramento relativo alle Facoltà di Scienze Politiche e Scienze Matematiche, per complessivi 6 corsi di laurea, e sono in corso di predisposizione delle convenzioni con le città di Cuneo ed Asti per un ulteriore decentramento di facoltà e, quindi, di corsi universitari.
A quel punto, io credo che tutte le realtà del Piemonte, che oggi gravitano su Torino, avranno la possibilità di avere in sede alcune facoltà decentrate e, quindi, di andare incontro alle esigenze della maggioranza degli studenti delle varie province, mentre, nel contempo, si alleggerirà il sovraffollamento, che oggi esiste e che crea notevoli problemi presso l'Università di Torino.
Solo la Valle d'Aosta resterebbe esclusa da questa politica di decentramento, pur avendo presso l'Università di Torino la stragrande maggioranza dei propri studenti universitari: su 1.150 studenti, iscritti nel 1986, ben 1.100 gravitavano, infatti, sull'Università degli Studi di Torino.
Questo fatto è quantomeno assurdo, perché la Valle d'Aosta non può essere paragonata ad una provincia del Piemonte, perché è una regione autonoma. Anche solo sul piano dell'immagine, quindi, e senza voler tenere conto dei riflessi di tipo culturale e socio-economico, sarebbe importante che anche la Valle d'Aosta potesse fruire di questa nuova politica dell'Ateneo torinese.
In passato, ogni volta che si era affrontato questo problema, sono state mosse obiezioni di due tipi: da un lato si diceva che non ci sarebbe stata l'autorizzazione da parte degli organi competenti e dall'altro si evidenziava il timore di convogliare la maggioranza degli studenti sui pochi corsi che sarebbero stati decentrati in Valle d'Aosta.
Mi pare che il primo problema sia stato superato, tant'è che oggi c'è questo nuovo indirizzo. Mi sembra, poi, che anche il secondo problema possa essere superato, perché non si vede perché in Valle d'Aosta si debbano avere di questi timori, quando, in altre realtà, non solo non ci sono stati, ma si sono tratte delle esperienze positive, nel senso che non si è verificata quella corsa, così temuta, alle facoltà decentrate.
Alla luce di questa novità, io credo che vada fatta una certa riflessione, affinché possa essere riconsiderata la possibilità di avere, anche in Valle d'Aosta, oltre ai corsi post-universitari, ai quali la Giunta aveva fatto cenno altre volte e che sono ugualmente importanti, anche quei corsi universitari decentrati relativi alle facoltà più consone alla realtà socio-economica della Regione. Penso che occorra fare uno studio in questo senso, anche se, per esempio, si potrebbe già individuare l'indirizzo di Scienze Forestali o gli indirizzi linguistici, come quelli più confacenti alle esigenze del mondo del lavoro valdostano.
In questo senso va la mozione che io ho presentato e che prevede di dare mandato alla Giunta di avviare, sempre ché non l'abbia già fatto, delle trattative con l'Università degli Studi di Torino, così come hanno fatto le altre realtà del Piemonte e come stanno facendo anche le città di Cuneo e di Asti.
PRESIDENTE: Ha chiesto la parola il Consigliere Cout; ne ha facoltà.
COUT (P.C.I.): Vorrei solo precisare che del problema sottoposto all'attenzione del Consiglio dal Consigliere Pascale si è già parlato altre volte e su di esso il nostro Gruppo, pur con dei "distinguo" di vario tipo, è, in linea di massima, d'accordo.
L'università in Valle d'Aosta presenta aspetti indubbiamente positivi, anche se ne presenta alcuni che possono essere considerati negativi. È positivo il fatto che molti studenti eviterebbero di frequentare lontano dalla Valle d'Aosta, che sorgerebbero dei centri di ricerca, comunque collegati all'università, molto importanti per la nostra Regione e dei quali sentiamo certamente la mancanza ogniqualvolta dobbiamo rivolgerci a professionisti esterni alla Valle, pagandoli in modo piuttosto oneroso, per ottenere degli studi dei quali, utilizzabili o meno, non ci rimane quasi più niente.
Con la presenza di una università, grazie a degli investimenti un po' più consistenti, ci rimarrebbe sicuramente qualcosa: le strutture ed anche le intelligenze di persone che, vivendo all'interno del mondo universitario, darebbero senz'altro qualcosa in più alla Valle d'Aosta.
Ci sono anche alcuni aspetti negativi, sui quali, in altre occasioni, quasi tutti, tanto della maggioranza che della minoranza, abbiamo concordato. Mi riferisco, ad esempio, alla considerazione che la Valle d'Aosta è una regione e non solo una provincia. È altrettanto vero, però, che si tratta pur sempre di una regione di 114.000 abitanti, nella quale, la presenza di una struttura universitaria con corsi di un certo tipo canalizzerebbe quasi in senso obbligato gli studenti. Se non si riesce a trovare il modo di rendere la scelta di questi corsi piuttosto flessibile, per molti studenti sarebbe difficile, per diversi anni, trovare sbocchi sul mercato del lavoro.
Penso che la nuova proposta del Consigliere Pascale superi in qualche modo questa difficoltà, perché la scelta dei corsi da lui proposti sarebbe molto più flessibile, ed inoltre, la convenzione stipulata con l'Università di Torino o, al limite, anche con quella di Chambéry, ammesso che ciò sia possibile, potrebbe già prevedere un'eventuale modifica dei corsi, dopo un certo numero di anni.
Del resto, anche la proposta dell'Assessore, avanzata nel corso di un'intervista di pochi giorni fa a "La Vallée", fa riferimento a scuole a metà strada fra il diploma e la laurea, piuttosto che a corsi universitari, ed individua nei due corsi di telematica e di informatica ed in un corso specializzato sull'assetto idro-geologico, i corsi più confacenti alla nostra realtà. C'è da precisare, intanto, che, pur non trattandosi di corsi universitari, non abilitati a rilasciare lauree, non sarebbero né più e né meno che dei corsi universitari propriamente detti e, dopo alcuni anni, anche seguendo questa strada, si correrebbe il pericolo di esaurire le richieste del mercato.
Secondo me, quindi, sulla questione dell'istituzione di una università o di eventuali corsi a livello universitario in Valle d'Aosta, è da approfondire proprio la possibilità che essi siano quanto mai flessibili, in modo che, dopo alcuni anni, nel caso sopravvengano nuove necessità, possano essere cambiati.
Noi siamo d'accordo sul merito della mozione, così come siamo convinti che l'argomento meriti un certo approfondimento e che la Giunta esamini gli aspetti più tecnici e stipuli gli accordi più opportuni. Saremmo molto contenti, comunque, se, di tanto in tanto, fossimo tenuti al corrente dell'evolversi dell'iniziativa. Continuo, comunque, a sottolineare l'aspetto positivo che deriverebbe alla Valle dalla presenza di corsi a livello universitario, perché si tratterebbe di un'istituzione più duratura, che contribuirebbe a ridurre in modo sensibile la nostra richiesta di consulenze al di fuori della Valle.
PRESIDENTE: Ha chiesto la parola l'Assessore alla Pubblica Istruzione, Faval; ne ha facoltà.
FAVAL (U.V.): L'absence d'université au Val d'Aoste est certainement un manque culturel que nous partageons. Néanmoins, il y a deux manières fondamentales d'interpréter cette absence: ou bien l'université doit servir surtout aux étudiants valdôtains pour se former en fonction des exigences réelles de la Région, ou bien l'université se justifie, en tant que présence culturelle, pour tous les services en dehors de la possibilité de "cultiver" les étudiants et leur faciliter l'accès à ce genre de diplôme. Si l'hypothèse que nous considérons est celle de servir au mieux les étudiants valdôtains, nous ne croyons pas que la situation ait changé par rapport à ce que nous avons dit il y a cinq ou six mois, même si l'attitude de l'Université de Turin comme vient de le dire M. Pascale, est l'attitude de toutes les universités: avoir chez soi une université.
Rien n'a changé puisque le nombre d'étudiants - 1250 en comptant les "fuori corso" - n'a pas augmenté et les raisons pour lesquelles nous ne voyons pas l'utilité d'une faculté au Val d'Aoste n'ont pas changé non plus: de convoiter, la plupart pour des questions de facilité, une université au Val d'Aoste plutôt qu'ailleurs.
Pour les langues, M. Pascale, nous avons largement couvert les exigences du point de vue de l'école: nous avons bon nombre de gens avec un diplôme universitaire qui attendent d'obtenir quelques heures à l'école.
C'est dans ce sens que nous avons pris des contacts avec l'Ecole Polytechnique de Turin pour instituer au Val d'Aoste les cours définis "di scuola speciale" dans le domaine des télécommunications, de l'informatique, de la défense hydrogéologique du sol (cette dernière serait entre autres la première en Italie et, vu que nous sommes dans une région de montagne, il serait important d'avoir des spécialistes dans ce domaine). Ces écoles, qui sont prévues par la réforme universitaire amorcée en 82, délivrent des "superdiplomi" et dont les cours sont de 3 ans, tenus par des professeurs d'université. La lettre a déjà été envoyée au Ministre, le Sénat académique de l'Ecole Polytechnique de Turin a donné son avis favorable et j'ai eu l'occasion d'en parler personnellement avec le Ministre, lors du congrès qui s'est tenu à Saint-Vincent. Je devrais par ailleurs parler la semaine prochaine avec le Recteur du Polytechnique de Turin, pour obtenir un rendez-vous avec le Ministre en vue de la définition des derniers détails.
En outre, des contacts ont été amorcés avec l'Université de Grenoble pour avoir des cours permettant la reconnaissance réciproque des titres obtenus ou à Turin ou à Grenoble. C'est le même principe que celui qui est établi avec Chambéry, mais cette dernière Université n'a pour sections que les langues, les langues appliquées qui n'existent pas en Italie et les lettres.
J'espère, d'ici à la fin de l'année, vous donner des nouvelles plus concrètes à ce propos. Je peux vous assurer que les demandes d'universitaires valdôtains pour l'organisation de cours au Val d'Aoste seront prises en considération.
Cette politique de décentralisation amorcée dans les universités italiennes ne prévoit pas de changer les cours universitaires, c'est-à-dire les facultés; cette flexibilité n'existe pas.
L'organisation de l'université italienne reste rigide: si l'on demande une faculté nous risquons de la garder très longtemps.
PRESIDENTE: Ha chiesto la parola il Consigliere Sandri; ne ha facoltà.
SANDRI (N.S.): Spero che non sia molto tardi e che quindi ci sia consentito di chiacchierare un po' di più su questo problema, che mi sembra interessante. Torna certamente a merito del Gruppo socialista l'averlo riproposto all'attenzione del Consiglio, anche se non è la prima volta che lo si affronta.
Penso che il merito maggiore di questa mozione, che approvo totalmente, sia quello di rivendicare l'orgoglio, per una regione come la nostra, di ambire una università, che, come centro di studi a livello molto elevato, è sicuramente l'orgoglio di tutte le regioni d'Italia e delle varie regioni del mondo, tranne che della Valle d'Aosta.
Il vero problema, anche in questo caso, è di scelta e credo che abbia fatto bene il Partito Socialista a scegliere, tra i simboli della cultura della Valle d'Aosta, l'università ed a battersi per la sua istituzione secondo i normali canoni, senza le scappatoie dei corsi post, pre, para o quasi-universitari, italiani, misti o mistilingue, ecc.
Il fatto che la Giunta regionale, praticamente da sempre, mantenga un atteggiamento negativo, anche se più o meno condito di buone iniziative o di iniziative che, comunque, possono essere considerate di tipo universitario, discende dall'ipotesi che, forse, essa consideri come maggior motivo di orgoglio la presenza di qualche altro simbolo, che sarebbe interessante conoscere; non è detto, però, che questo simbolo sia un fedele testimone della cultura alla quale noi ci riferiamo. Sarebbe bene, infatti, che la Giunta si decidesse ad indicarci, dal punto di vista culturale, quale simbolo dobbiamo riconoscere, ed accettare come nostro, dell'istruzione della nostra Regione.
Io penso che sarebbe grave identificare il simbolo della Valle d'Aosta nelle arginature della Dora, nell'autostrada, nello sviluppo dell'impresa edilizia o nel cosiddetto "vaccodromo"; credo, invece, che sarebbe molto più bello identificarlo in una università.
Questo fattore non è importante solo per una ragione di "sfizio" o di cultura, perché la cultura è anche inutile sotto certi aspetti, ma perché l'università è sicuramente una delle fonti e delle garanzie principali dello sviluppo, così come esso viene inteso dall'opposizione; non conosco, del resto, il concetto di sviluppo della maggioranza. Non è possibile, infatti, continuare a sprecare miliardi e miliardi, come è stato fatto rilevare, giustamente, dal Consigliere Cout, per consulenze cercate un po' dovunque nel mondo, quando sarebbe più interessante sviluppare un tessuto cognitivo locale. Conosciamo anche la qualità di queste consulenze: non so se qualcuno si ricorda di un certo famoso Masoli.
Al di là di queste considerazioni politiche, che sono certamente personali e che, proprio per questo, non sono condivise da altri, ritengo di dover sottolineare che non credo sia possibile mettere sempre in relazione, come ha fatto l'Assessore, il mercato del lavoro con la necessità o meno di avere una "industria universitaria" o un' "industria di cervelli". Io credo che il diritto ad avere un'università in Valle d'Aosta rientri nella vasta accezione del diritto all'istruzione dei cittadini e che, tutt'al più, questa università debba armonizzarsi con il mondo del lavoro, ma non che il mondo del lavoro, come ritiene l'Assessore, analizzando gli elenchi di persone in attesa di insegnare le lingue, debba essere il "verbo" con cui giudicare l'importanza o meno di una università. Ci si può benissimo, per esempio, laureare in lingue per un bisogno culturale personale, per le necessità della propria impresa familiare che opera nel settore turistico, perché da Torino vuole venire ad imparare le lingue qui ad Aosta... I motivi, in ogni caso, possono essere tanti e la loro comprensione è solo in funzione di una buona osservazione della realtà.
Qualcuno dice che questa non è programmazione; io penso che possano già essere intesi come programmazione i dati che mi aveva fornito l'Assessore, rispondendo ad una interpellanza con risposta scritta all'inizio del mio mandato consiliare, là dove si scopriva che, pur essendo gli universitari valdostani 1.200, erano accreditati di un tasso di studio pari alla metà di quello degli universitari delle altre regioni. La nostra Regione ha la metà dei laureati delle altre regioni: se andassimo a vedere le regioni di altri paesi viciniori, che certamente non sono disdegnate, come termine di paragone, dalla Giunta regionale, come ad esempio le regioni francesi, riscontreremmo dei tassi di istruzione a livello universitario molto superiori al nostro. Ne consegue, quindi, che, nei prossimi anni, noi potremmo attenderci un numero di universitari anche superiore alle 2.000 o alle 2.200 unità.
Questa eventualità farebbe bene alla nostra Regione per svariati motivi, ma vorrei far riferimento soprattutto al suo contributo per il buon funzionamento della pubblica amministrazione. Uno dei problemi ricorrenti in Valle d'Aosta è legato alla mancanza di un efficace e dignitoso funzionamento della pubblica amministrazione. Ciò è dovuto al fatto che, per esempio, da anni si continuano a bandire concorsi, per qualche posto di ingegnere presso l'U.S.L., che, sistematicamente, vengono sempre disertati dai concorrenti. Spesso ai concorsi regionali partecipano scarsissimi concorrenti e non sempre si trovano le persone idonee allo scopo.
Io mi chiedo, pertanto, se effettivamente gli universitari valdostani siano tanti quanti dovrebbero essere e se non siano proprio le difficoltà di spostamento, verso l'Università di Torino o altre sedi universitarie, a condizionare, di fatto, la scelta di frequentare o meno l'università. Io penso che dovremmo porci queste domande, senza liquidare il problema dicendoci solo: "Poiché ci sono 40 laureati in lingue e si tratta di possibili insegnanti di lettere, non c'è alcun bisogno di istituire facoltà umanistiche". Assessore Faval, bisognerebbe spiegare comunque questa circostanza al centinaio di studenti universitari iscritti alla Facoltà di lettere di Torino.
In ogni caso, non mi spiegherei completamente questa specie di avversione della Giunta regionale e della maggioranza nei confronti dell'università, se non affrontando un problema che, pur essendo un po' ideologico, forse, merita ugualmente di essere citato. Ho l'impressione, infatti che una università, la quale, secondo le leggi statali, viene finanziata dallo Stato anche a livello di costruzione edilizia (si tratterebbe cioè di soldi che si potrebbero prendere dal bilancio dello Stato), che funziona con proprie leggi e quindi con un bilancio completamente autonomo e con fondi dello Stato (la Regione, pertanto, dovrebbe spendere assai poco), che si regge con proprie norme che non dipendono dalla Regione Valle d'Aosta, ma dal fatto che l'università, per definizione, deve essere un'istituzione libera e indipendente, forse, fa paura ad una maggioranza che cerca di tenere tutto e sempre sotto le proprie ali, come del resto abbiamo visto poco fa in tema di contributi ed in tema di interventi nel campo dell'assistenza sociale.
Io penso che sia questa la vera motivazione ed è per questo che voterò due volte a favore di questa mozione, anche perché, tra l'altro, essa esprime l'ambizione di non aver paura di questi problemi, mentre ho l'impressione che questa maggioranza nutra un certo timore nel veder crescere in Valle d'Aosta qualcosa che non sempre può essere capita e condizionata.
Si dà atto che dalle ore 18,10 alle ore 18,16 assume la Presidenza il Vice Presidente DE GRANDIS.
PRESIDENTE: Ha chiesto la parola il Consigliere Pascale; ne ha facoltà.
PASCALE (P.S.I.): Ringrazio coloro che sono intervenuti ed in particolare il Consigliere Sandri, che, molto opportunamente, ha sottolineato la nostra carenza di laureati, che possiamo toccare con mano durante lo svolgimento dei vari concorsi banditi dall'Amministrazione regionale. Molto spesso, infatti, i concorsi sono stati riaperti per carenza di candidati e, a volte, sono stati espletati con uno o due soli candidati.
Sono rimasto un po' deluso dalle risposte dell'Assessore e dall'atteggiamento di chiusura che continua a persistere nella Giunta e, forse, in tutta la maggioranza, nei confronti di questo tema: vanno bene i corsi pre-universitari e quelli universitari, ma, ogni volta che si parla di università o di universitari, si manifesta un atteggiamento di chiusura.
In passato avevamo posto all'attenzione della Giunta i problemi che incontrano gli studenti universitari valdostani a Torino; ci erano state fatte delle promesse, alle quali, però, non hanno fatto seguito delle azioni concrete, al di là della borsa di studio o del solito contributo.
Anche sul problema dell'università in sé o, quantomeno, di alcune facoltà decentrate, persiste questo atteggiamento di chiusura, che si esprime con delle obiezioni che non mi sembrano molto valide. È stata mossa, ad esempio, un'obiezione sul numero degli studenti. I nostri 1.200 studenti iscritti a Torino sono il doppio di quelli di Alessandria (870) o di Novara (614), e, pertanto, mi pare che si tratti di un numero piuttosto considerevole. È vero che una parte di essi è fuori corso ed un'altra parte non giunge al termine degli studi, ma quanti sono coloro che non riescono a terminare gli studi proprio perché la loro frequenza a Torino costa tra gli 8 ed i 10 milioni all'anno ed essi non possono sostenere tale spesa, mentre, se avessero in loco delle facoltà decentrate, riuscirebbero, magari, a terminare i loro studi?
L'altro timore sembra essere quello di convogliare la maggioranza degli studenti su questi corsi e su queste facoltà decentrate: francamente non capisco perché noi dovremmo avere questo timore che altri non hanno avuto. In ogni caso, io mi sono limitato solo a fare degli esempi e, citando scienze forestali, ho ricevuto il consenso dell'Assessore. Non credo che una facoltà universitaria di scienze forestali, in Valle d'Aosta, sarebbe frequentata da un numero eccessivo di studenti, ma da quel numero di studenti necessario ad una regione che ha una notevole parte del suo territorio occupata da foreste, nelle quali, tra l'altro, avrebbe finalmente delle risorse intellettuali da impiegare.
Potrebbero anche essere, però, le facoltà più comuni, come ad esempio quelle di Economia e Commercio, di Ingegneria e di Architettura, nelle quali già ora ci sono più di 100 iscritti a Torino e che, invece, avrebbero la possibilità di frequentare in loco, con un notevole risparmio da parte delle famiglie e della Regione.
Al di là di questo aspetto, credo che il Consigliere Sandri abbia centrato il problema, circoscrivendolo, innanzitutto, ad una questione di immagine di una regione autonoma e ad una questione, assolutamente essenziale, di cultura. Non mi riferisco certamente ad una cultura di riporto, come quella che viviamo oggi con le manifestazioni che ci vengono trasmesse da altre regioni italiane o straniere, ma ad una cultura autenticamente locale.
Io non ritiro questa mozione, non solo, ma su questo argomento ritornerò anche in futuro, sperando, ovviamente, che cambi l'atteggiamento della Giunta e di alcune forze politiche, così come è cambiato, in passato, in riferimento ad altri temi. Ricordo, infatti, che, sul tema dell'autostrada, l'Union Valdôtaine, all'inizio, era contraria...
(...INTERRUZIONE...)
Come no! Parlavate di camionale e poi, a furia di sentire certe cose, anche da parte del Partito Socialista, avete cambiato idea. Mi auguro che, un giorno, possiate cambiare idea anche su questo argomento.
PRESIDENTE: Ha chiesto la parola l'Assessore alla Pubblica Istruzione, Faval; ne ha facoltà.
FAVAL (U.V.): Une petite précision: je n'ai pas dit que l'on ne pouvait pas instituer une université au Val d'Aoste car il y avait des chômeurs parmi les diplômés en langues; j'ai dit, en réponse à une réflexion de M. Pascale, que dans le secteur des langues nous avions cette situation. Nous sommes contre pour une autre raison.
Il y a aussi une autre interprétation erronée: dans les concours publics on manque de gens diplômés. C'est faux: je vous donne des chiffres: en économie et commerce nous avons 129 inscrits, à l'école polytechnique 117, en droit 117. La Région a tout simplement des salaires qui n'incitent pas les gens à y travailler, malheureusement.
De plus, pour les dépenses importantes que nous demandons à faire à l'extérieur, quelqu'un peut-il penser que lorsqu'on demande à une université de faire des expertises, on ne les paie pas? C'est faux. Ce n'est pas une justification pour l'institution d'une université.
Nous croyons à une culture concrète qui réponde aux besoins de l'université et pour le moment nous ne croyons pas qu'une université au Val d'Aoste se justifie.
Si dà atto che dalle ore 18,16 riassume la Presidenza il Presidente BONDAZ.
PRESIDENTE: Se nessuno chiede la parola, pongo in votazione la mozione in oggetto:
ESITO DELLA VOTAZIONE
Presenti: 23
Votanti: 12
Favorevoli: 10
Contrari: 2
Astenuti: 11 (Beneforti, Bondaz, Chabod, De Grandis, Faval, Lanivi, Maquignaz, Martin, Perrin, Ricco e Rollandin)
Il Consiglio non approva
PRESIDENTE: Procediamo, ora, alla discussione dell'oggetto n. 47 all'ordine del giorno, che viene discusso unitamente ai punti n. 17 e n. 50.
