Objet du Conseil n. 2978 du 9 juillet 1987 - Resoconto
OGGETTO N. 2978/VIII - DISEGNO DI LEGGE CONCERNENTE: "INTERVENTI DI SISTEMAZIONE IDRAULICO-FORESTALE E DI DIFESA DEL SUOLO NELLE ZONE CHECROUIT E VAL VENY, COMUNE DI COURMAYEUR".
PRESIDENTE: Ha chiesto la parola l'Assessore all'Agricoltura, Foreste ed Ambiente Naturale, Perrin; ne ha facoltà.
PERRIN (U.V.): Dans les fonds globaux du budget régional avait été prévue, et le Conseil en avait déjà discuté à ce moment-là, une intervention pour la zone du Checrouit. Ce projet de loi a pour but de financer l'opération en question en prévoyant, pour l'année 1987, une dépense de 700 millions et pour l'année 1988 une dépense de 2000 millions (deux milliards). Je me rends compte des observations que pourront faire certains conseillers à ce propos; du reste il y avait déjà eu une discussion lors de la votation du budget.
Tous connaissent la zone du Checrouit, tous savent que la situation Val Veny, mais il faut tout de même reconnaître que cette société a aussi hérité des sociétés précédentes une situation désastreuse.
Dans l'intérêt de la communauté valdôtaine, pour redonner également une image à cette partie de territoire, il est bien que l'Administration régionale, alliée à la volonté politique que la majorité avait exprimée en début d'année, ait voulu intervenir par le biais d'un financement régional. Ce der nier sera évidemment assorti d'un financement de la société même. Ici nous ne prévoyons que la partie présentant un intérêt régional.
Il est quand même nécessaire, je crois, d'intervenir, vu la situation, et d'intervenir le plus rapidement possible d'autant que sur le versant Val Veny, dans la zone de la piste internationale, les dangers sont imminents. En cas de grandes pluies, il pourrait se produire des éboulements, compte tenu de l'état du terrain, d'où la nécessité d'agir dès cet été par des travaux de drainage, de contention du sol, de regazonnement des pistes et des talus qui ont été ouverts pour la création de ces pistes.
PRESIDENTE: Ha chiesto la parola il Consigliere Baldassarre; ne ha facoltà.
BALDASSARRE (P.S.D.I.): Vorrei chiedere alcune delucidazioni all'Assessore all'Agricoltura, Foreste ed Ambiente Naturale.
In Commissione io ho espresso un parere favorevole all'approvazione di questo disegno di legge. Al funzionario che si è presentato in Commissione ho chiesto la modifica di una parte dell'ultimo comma della relazione che accompagna il disegno di legge; vorrei che l'Assessore si impegnasse qui in Consiglio a far sì che là dove si parla di "maestranze avventizie, compreso l'uso di maestranze e dei mezzi meccanici, in quanto compatibili, della società Val Veny" venga precisato che la seconda parte e cioè "...dei mezzi meccanici, in quanto compatibili, della società Val Veny" abbia minore importanza della precedente, per evitare, come sembrava che fosse scritto nella relazione che è stata portata all'attenzione della Commissione e che poi è stata modificata, che i lavori sarebbero stati affidati direttamente alla Val Veny.
Dopo questa mia richiesta, avanzata in sede di Commissione, chiederei all'Assessore che queste mie preoccupazioni non vengano trascurate e che le assicurazioni che potrà darci vadano incontro alla nostra esigenza di usufruire di maestranze avventizie, affinché i lavori non siano appaltati direttamente alla Val Veny, con un appalto "tipo Casinò", come l'avevo definito in Commissione, anche perché si tratta di 2 miliardi dei contribuenti valdostani.
Questa era l'osservazione che intendevo portare all'attenzione dell'Assessore Perrin e mi aspetto una assicurazione in merito.
PRESIDENTE: Ha chiesto la parola il Consigliere Torrione; ne ha facoltà.
TORRIONE (P.S.I.): Il nostro gruppo, già in occasione della discussione sul bilancio del corrente anno, aveva manifestato delle grosse perplessità sul capitolo di spesa relativo ad un eventuale finanziamento per la sistemazione idraulico-forestale della zona del Col Checrouit, perché non ritenevamo e non riteniamo giusto creare un precedente che potrebbe essere invocato anche per altre zone in analoghe situazioni.
Non intendiamo assolutamente togliere alla Val Veny i meriti conseguiti, sul piano turistico-alberghiero, nel territorio del Comune di Courmayeur: riconosciamo, infatti, che la presenza della Val Veny ha contribuito senz'altro a rilanciare la stazione turistica di Courmayeur ed il suo comprensorio. Dobbiamo, però, porci il problema di che cosa significhi costruire degli impianti di risalita e delle piste di sci senza alcun rispetto per l'ambiente su cui insistono.
Da un sopralluogo alla zona in questione, effettuato nello scorso autunno, durante una giornata che, forse, non si prestava allo scopo e che, perciò, ha sicuramente contribuito a renderlo più drammatico, abbiamo potuto constatare il limite estremo di degrado ambientale che la mancanza di sensibilità nella costruzione di tali infrastrutture ha rappresentato per "una fetta" (mi si consenta l'espressione) dell'intera montagna. Tutto il comprensorio del Col Checrouit è altamente compromesso ed i piccoli interventi fatti, più a titolo dimostrativo che altro, non compensano certamente, da parte della società, i danni enormi che ancora sussistono.
Io credo che una delle equazioni del nostro tempo sia quella di riuscire a coniugare, per qualche verso, il progresso e lo sviluppo con la tutela dell'ambiente. Non sempre, infatti, siamo riusciti a dare a questa equazione una risposta positiva, anzi, come in questo caso, io credo che una politica di controllo più accurata ed oculata, da parte dell'Amministrazione regionale, avrebbe sicuramente evitato lo sconquasso ambientale del comprensorio del Col Checrouit.
Nei limiti del possibile, quello che resta del glorioso Servizio della Tutela ambientale, che è ormai ridotto quasi al lumicino...
(...Interruzione dell'Assessore PERRIN...)
TORRIONE (P.S.I.): Sta aumentando? Vorrei che l'Assessore ripetesse a voce alta questa affermazione, così potremmo verificare se le sue affermazioni potranno trovare riscontro anche nei fatti.
Dicevo, comunque, che, nonostante questa coincidenza, la Val Veny è andata, probabilmente, molto al di là di certe autorizzazioni che le erano state date: non sarebbe altrimenti spiegabile, infatti, un danno di questo tipo e di questa portata. Se, invece, è mancata l'azione di controllo, occorre, allora, che l'Amministrazione regionale reciti il "mea culpa".
È evidente, infatti, che quando noi in quest'aula abbiamo prospettato l'opportunità dell'approvazione di una legge sulla procedura di impatto ambientale anche per l'installazione di impianti di risalita, simili a quelli realizzati dalla Val Veny, qualcuno, in sede di Commissione, ebbe l'impudenza di dire che così facendo si sarebbe bloccato lo sviluppo turistico della nostra Regione.
Andando a guardare ciò che è successo ci si rende conto della necessità che una corretta procedura di impatto ambientale venga applicata anche per la costruzione degli impianti di risalita. Non tutte le zone, ed il Col Checrouit ne è in parte una testimonianza, sono adatte ad ospitare piste di discesa ed impianti di risalita.
Se ci sono delle responsabilità ben precise per quanto è successo, occorre andare sino in fondo.
Questa mattina io sono stato estremamente critico, e forse sono andato al di là delle mie intenzioni, nel giudicare negativamente la conduzione amministrativa dell'Agraria regionale, ma mi devo ripetere anche nella discussione di questo disegno di legge, perché non è giusto che i soldi dei cittadini vengano utilizzati per coprire delle mancanze che, in quel caso erano dovute a cattiva amministrazione, ed in questo caso ad un intervento sul territorio che grida vendetta.
So già che l'Assessore mi potrebbe rispondere che noi non possiamo lasciare quel territorio così com'è, perché lo scempio è tale da non poter rimanere a futura memoria, per cui si ritiene indispensabile intervenire per rimediare.
Io credo che il ripristino ambientale sia un dovere della pubblica amministrazione, ma cosa succederà un domani se anche altre società, che gestiscono gli impianti di risalita di un'altra località, dopo aver fatto gli stessi danni e pur riconoscendoli, dovessero chiedere alla Regione di intervenire in maniera analoga? Non potremo più dire di no. Ritengo, pertanto, nociva per gli interessi dell'Amministrazione la teoria che "Pantalone" debba pagare sempre e comunque. Nel nostro caso, poi, non si tratta di un intervento da 100 milioni, perché le sue dimensioni, a mio avviso, giustificano certe precauzioni e la collaborazione della Val Veny nell'opera di ripristino.
Chiedo scusa all'Assessore, ma, non essendo stato presente in Commissione, non ho sentito se la Val Veny abbia quantificato o meno l'importo che metterà a disposizione per l'intervento di ripristino. Io non l'ho sentito, ma può darsi che mi sia sbagliato. Se il rapporto è squilibrato a sfavore dell'Amministrazione regionale, nel senso che la Regione si vedrà costretta a pagare tutto o quasi tutto, e la Val Veny non pagherà nulla o quasi nulla, allora le mie perplessità e quelle del nostro Gruppo diventano ancora maggiori.
Il nostro atteggiamento è estremamente critico nei confronti di questo disegno di legge e, soprattutto, dell'articolo n. 1 che, praticamente, stanzia la bella somma di 2 miliardi, mentre i piani di intervento sfuggono all'intervento del Consiglio e noi, in un'altra circostanza, non saremo neanche più in grado di esprimere un giudizio su quanto si è fatto.
Presento, in merito, un articolo aggiuntivo che recita testualmente:
"ART. 1 BIS
I piani di intervento per l'esecuzione delle opere di cui al precedente art. 1 devono essere approvati dal Consiglio regionale.
I piani stessi devono essere accompagnati da una relazione tecnica del Servizio Tutela dell'Ambiente dell'Assessorato all'Agricoltura, Foreste ed Ambiente Naturale".
Chiedo che ciò sia fatto, oppure chiedo che si trovi una formula attraverso la quale il Consiglio venga investito del problema. Non è pensabile, infatti, che i soldi della collettività vengano spesi esautorando totalmente il massimo organo legislativo, e cioè il Consiglio regionale, dalla sua specifica competenza di approvare i piani di intervento.
Sulla tutela dell'ambiente noi potremmo ancora discutere a lungo, ma ripeto, come ho già citato altre volte, un'affermazione che mi è molto cara: se non abbiamo un estremo riguardo del nostro territorio, non siamo dei buoni difensori della nostra autonomia, perché, a mio avviso, essa viene difesa soprattutto con la difesa della terra. Grazie.
PRESIDENTE: Ha chiesto la parola il Consigliere Tonino; ne ha facoltà.
TONINO (P.C.I.): In riferimento a questo intervento sulla Val Veny, per alcuni versi, siamo costretti a ripetere considerazioni già fatte, perché, in altre occasioni, noi avevamo sollevato un problema di metodo.
In questo caso siamo di fronte ad una società che è intervenuta in un territorio ed in un ambiente particolarmente delicato. Poiché non si è tenuto conto della delicatezza dell'ambiente, si è procurato uno squilibrio sul piano ambientale ed ecologico, che ha provocato una serie di conseguenze che molti Consiglieri presenti hanno potuto constatare di persona.
C'è quindi problema di metodo: non è più concepibile che, nella definizione degli interventi nelle zone turistiche e nei "domaines skiables", si proceda in questo modo, lasciando prima procurare il danno e poi andando a coprire i danni provocati.
Ripeto il concetto, già in altre occasioni da me affermato sempre in quest'aula, che non è più possibile affidare questo problema unicamente alle imprese che gestiscono gli impianti di risalita, perché il "domaine skiable" e una stazione invernale hanno, come ormai sappiamo, un indotto importante sull'economia del posto e quindi il problema della qualità di quell'ambiente e della qualità di quella stazione ha interessi di tipo collettivo. Questo metodo, tuttavia, deve essere applicato nei confronti di tutti gli interventi sul territorio che hanno bisogno di rigore tecnico-scientifico, di valutazioni sulla compatibilità tra l'insediamento turistico e le caratteristiche ambientali e che, quindi, hanno bisogno di un metodo di approccio stabilito prima di intervenire.
È davvero stupefacente e sconsolante che la Giunta regionale, in questo caso, malgrado stiamo sommando di anno in anno problemi di questa natura, per cui la nostra esperienza negativa è ormai veramente corposa, non abbia "prodotto" un metodo d'intervento. Si parla da parecchio tempo della necessità di una legge che riguardi il modo di intervenire sull'ambiente, ma noi non abbiamo ancora uno strumento di questo tipo, né mi risulta che ci sia un metodo per valutare a priori il rapporto tra sviluppo turistico, qualità ed equilibrio dell'ambiente.
La discussione che stiamo facendo oggi è, in qualche modo, simile a quella di ieri: dove l'imprenditore sbaglia, arriviamo noi e paghiamo. Questa è la sostanza del problema. Da questo punto di vista ci troviamo in una situazione simile a quella che esisteva prima nell'Unione Sovietica, mentre adesso, con il rinnovamento, anche lì chi sbaglia paga. Qui da noi, invece, gli imprenditori che sbagliano vengono salvati...
(...Interruzione del Presidente ROLLANDIN...)
TONINO (P.C.I.): No, no, li faccio! Da quel punto di vista, infatti, noi stiamo ripercorrendo il peggiore esempio di altre società. Scelte sbagliate...
(...Interruzione del Presidente ROLLANDIN...)
TONINO (P.C.I.): Anche quello ha insegnato qualcosa, tant'è che lì si comincia a valutare la convenienza di far pagare a chi sbaglia, mentre qui da noi chi sbaglia non paga mai.
Queste sono le considerazioni di carattere generale. Nel merito dell'intervento, invece, sollevo un problema che è già stato evidenziato in sede di Commissione e cioè: con questo intervento di 2 miliardi e 700 milioni si risolve davvero il problema? Esiste un progetto complessivo di sistemazione di quell'area, che dia garanzie, sotto l'aspetto tecnico, perché l'ambiente sia ripristinato? Ad una domanda di questo tipo non è giunta alcuna risposta in sede di Commissione, tant'è che lì è stata avanzata la preoccupazione che questo, ancora una volta, sia solo un primo intervento. Ma quale sarà il risultato finale?
Voglio pertanto che, anche sotto questo punto di vista, la Giunta spieghi al Consiglio se e come, con l'intervento finanziario della Regione, si riuscirà a ripristinare quel tipo di ambiente. Bisognerebbe, poi, che su un tema di questo tipo la discussione non avvenisse soltanto sulla fiducia, ma anche sulla base di progetti verificabili e controllabili, che riportino le modalità di intervento ed i costi. Mi pare che siano queste le ragioni fondamentali che ci sollecitano a manifestare notevoli perplessità nei confronti di tale intervento.
PRESIDENTE: Ha chiesto la parola il Consigliere Sandri; ne ha facoltà.
SANDRI (N.S.): Credo che questo disegno di legge sia interessante sia per quanto dice sia per quanto non dice. L'Assessore Perrin, infatti, nel suo intervento ha glissato uno dei noccioli del disegno di legge, emerso invece con chiarezza in sede di Commissione e cioè, che quest'anno, Consigliere Tonino, non si fa praticamente niente perché, a detta di un dirigente dell'Assessorato all'Agricoltura, Foreste ed Ambiente Naturale: "Ci saranno grandi difficoltà a spendere questi 700 milioni". Ne consegue che il piano di risanamento della zona del Col Checrouit non è per quest'anno, perché quest'anno si faranno solo alcuni tamponamenti molto superficiali, ma è per l'anno prossimo.
Questo disegno di legge, in effetti, ha come unico scopo quello di mascherare il fatto che nella zona del Col Checrouit non si faccia nulla e non si stia per fare nulla, ma che anzi si faccia di peggio!
Per capire, tuttavia, la situazione occorre andare un pochino indietro nel tempo. Altri Consiglieri regionali hanno già manifestato le loro preoccupazioni e penso che lo spettacolo che si è offerto ai loro occhi (all'epoca io non ero Consigliere regionale e sono andato ad effettuare un sopralluogo con coloro che mi hanno preceduto in questo seggio) sia stato molto preoccupante e ne ricordo solo qualche aspetto.
Nella zona sopra Dolonne ci sono dei movimenti molto pericolosi, per cui l'ipotizzata realizzazione di una pista di discesa, dalla zona del Plan Checrouit a Dolonne, provocherebbe gravi disastri.
Un'altra zona molto problematica è quella dell'Aretu. Già nell'inverno scorso il Ministero dei Trasporti ha assunto dei provvedimenti per bloccare la sciovia dell'Aretu, perché sorge su un terreno carsico, con delle grosse doline sotterranee che hanno dato origine a cedimenti del terreno e dei plinti di fondazione della sciovia.
Non parlo poi dei problemi del "diserbo" e dell'erosione superficiale del terreno, ma voglio ricordare i danni presenti lungo alcune piste del versante che guarda la Val Veny, dove il dilavamento, dovuto al notevole aumento della velocità dell'acqua in discesa, ha provocato i noti fenomeni di erosione con conseguenti rischi di frane anche catastrofiche.
Di fronte a questa situazione, riferendoci anche alla testimonianza di un dirigente dell'Assessorato all'Agricoltura, Foreste ed Ambiente Naturale, l'Amministrazione regionale non sa che cosa fare, perché, dice sempre quel dirigente:
"Noi non sappiamo dove andranno a parare i nuovi investimenti della società Val Veny. Questo non si può fare, quell'altro neppure e quella cosa non può essere affrontata.... perché non conosciamo nel modo più assoluto i progetti della Val Veny".
Eppure i progetti della Val Veny sono ben conosciuti, ma che non siano conosciuti dall'Assessorato all'Agricoltura, Foreste ed Ambiente Naturale è piuttosto grave! Noi sappiamo che quella società vuole sviluppare la zona dello Youla, sappiamo che vuole sviluppare gli impianti di risalita meccanica della zona del Checrouit e sappiamo che vuole fare tutta una serie di interventi urbanistici sempre nella zona del Col Checrouit e sappiamo, infine, che vuole apportare delle modifiche alle piste che scendono nella Val Veny.
Tutti questi interventi non sono certamente coordinati con le azioni di ripristino, tant'è che il geom. Busanelli ha detto chiaramente in Commissione di essere seriamente preoccupato:
"Noi facciamo un lavoro e, dopo due giorni, una settimana o quindici giorni, passano i camion della Val Veny e sfasciano di nuovo il tutto! Molte volte la Regione ha dovuto ripagare inerbimenti sugli stessi posti nei quali erano già stati pagati prima, a causa di spostamenti di progetti che avevano provocato altri guasti".
Il Consigliere Torrione non vorrebbe che si spendessero dei soldi, quando una società viene a chiedere alla Regione di ripristinare l'ambiente nel quale essa opera. Io sono assolutamente convinto che la Val Veny non ha mai chiesto niente, non gliene frega niente e non verrà mai a chiedere due lire per il ripristino della sua zona, perché essa vuole investire i soldi per creare altri disastri!
Riferisco altre parole testuali del dirigente già citato:
"Tale situazione, relativa alla costruzione di impianti di risalita, è già ora inaccettabile per le capacità ricettive di quel particolare territorio".
Non si tratta, quindi, di sviluppare ulteriormente gli impianti sciistici nella zona dello Checrouit, ma di ridurli rispetto alla loro situazione attuale.
Oltre a queste preoccupazioni di carattere ambientale, alle quali accennerò ancora più avanti, esistono anche altre gravissime preoccupazioni di carattere legale. L'Amministrazione regionale sembra voler dimenticare, o forse non ha mai saputo o non si è mai preoccupata di andare a fondo nella questione, che, per convenzioni intercorse tra il Comune di Courmayeur e la società Val Veny negli anni 1971-73, quest'ultima si era impegnata a ripristinare tutti i guasti che avrebbe provocato, in cambio dell'affitto dei terreni da parte del Comune di Courmayeur. Quest'ultimo, però, non si è mai preoccupato di far rispettare tali delibere, perché sindaco di quella stazione turistica è, da circa nove anni, una persona che cura molto gli interessi del Comune, ma ha avuto sempre un occhio di particolare riguardo per la società Val Veny, tant'è vero che la vostra Giunta regionale l'ha promosso consigliere di amministrazione della società Val Veny nel maggio del 1986.
Nella stessa persona, quindi, c'è un connubio tra la figura di sindaco e quella di consigliere di amministrazione della società Val Veny. È fin troppo evidente che il sindaco non andrà mai a chiedere alla società, della quale è consigliere, il risarcimento dei danni per ripristini non fatti in quattordici o sedici anni di attività. Si potrebbero aggiungere anche problemi di calcolo di interessi ma, a questo punto, noi inoltreremo una regolare denuncia alla Magistratura.
La questione che questo ripristino sia pagato dalla Val Veny è di tipo legale, tra il Comune e la Val Veny, ma è anche una questione che interessa la Regione: non potete pensare di continuare a pagare a piè di lista i danni fatti da questa gente; non solo, ma non potete continuare a finanziare interventi di innevamento artificiale e di costruzione di nuovi impianti senza prevedere fin dall'inizio i danni che saranno fatti, anche perché il territorio della Val Veny è assolutamente unico nel suo genere.
A mio parere, occorrerebbe poi, che la Regione vigilasse anche su alcune attività "a latere", che stanno per essere intraprese al Col Checrouit. Esiste una politica di espansione urbanistica della Val Veny che viene portata in Consiglio comunale e poi ritirata, con dei trucchetti da illusionista, dal solito "buon sindaco", nel senso che ogni anno la Val Veny chiede un po' di volumetria in più, un pezzo di terreno dal Comune, l'autorizzazione a costruire 400 o 500 metri quadrati o qualcos'altro... Le richieste sono in genere motivate con ragioni di sicurezza, come nel 1986:
"Ci vuole un locale coperto perché, in caso di tempesta, gli sciatori possano trovarvi rifugio...".
Nel luglio 1987 vediamo che la solita Val Veny, ovviamente assecondata dal solerte sindaco, trasforma questi locali in ristoranti, bar, sale riunioni... Tutto ciò, però, non si verifica in un solo caso, ma in tre o quattro casi. Ciò significa che al Col Checrouit non vengono più costruite solo stazioni di arrivo, ma anche ristoranti, bar... Alla fine si scopre che il ricovero per gli sciatori non c'è più e si rende necessario ed urgente ricostruirlo di nuovo. Pertanto, oltre a tutti i problemi di carattere ambientale, legati agli impianti e all'innevamento artificiale, c'è anche il problema di carattere urbanistico.
Queste considerazioni non valgono solo per il Colle, ma anche per la zona del Plan Checrouit e sempre con la solita giustificazione di organizzare meglio il servizio, per cui la volumetria passa da un indice di 10 ad uno di 15. L'anno dopo bisognerà fare il centro congressi... In definitiva, c'è sempre una scusa per giustificare qualsivoglia intervento, con il risultato che tra un po' di tempo ci saranno più paletti che sciatori.
Noi dobbiamo fare un salto culturale per comprendere l'esatta situazione del Col Checrouit, ma credo che questo salto culturale debba essere fatto anche dal pubblico e occorre incominciare a far presenti agli sciatori i danni ambientali provocati da siffatta politica.
Abbiate il coraggio di chiudere l'Aretu quando deve essere chiuso! Quando gli sciatori diranno:
"Ma perché non si può andare su questa sciovia?", si dovrà loro rispondere: "Ragazzi miei, che venite dall'Inghilterra..., l'abbiamo chiusa perché il terreno sprofonda!"
"Ma, d'inverno, il ghiaccio tiene compatto il terreno!"
È vero che quando fa molto freddo il ghiaccio tiene compatto questa zona carsica, ricca di doline, ma allora chiediamo a questi sciatori di tornare d'estate per vedere in quali condizioni è il Col Checrouit.
Bisogna ammettere che la società Val Veny ha sbagliato a caricare eccessivamente quel comprensorio con realizzazioni che non vi potevano trovare luogo. Non sono parole mie, ma del dirigente già citato.
Invito, pertanto, la Giunta regionale a fare alcune cose e a fornire alcune risposte. L'invito, innanzitutto, ad assumere un provvedimento straordinario per bloccare qualsiasi intervento di urbanizzazione, di lavoro, di aggiornamento degli impianti e di modifiche all'innevamento artificiale, nella zona del Col Checrouit. Bisogna fermarsi, prendere delle persone capaci e fare un progetto realistico. Non c'è altro da fare! Questo rientra anche nei vostri interessi, visto che volete sviluppare, a tutti i costi, questo tipo di attività turistica. Infatti, al primo incidente che potrebbe accadere in tempi relativamente ristretti, verrà distrutta la linea politica della Giunta regionale e della Val Veny, le quali sono volute andare sempre in un'unica direzione.
Occorre poi chiedere con urgenza alla Val Veny l'ultimo progetto di espansione e, sulla base di quello, avviare gli interventi di ripristino, perché, in mancanza dei progetti di espansione, non è possibile avviare alcun ripristino e si ripeteranno gli inconvenienti già lamentati dal geom. Busanelli: si procede all'inerbimento di un prato, ci si fanno passare sopra i camion della Val Veny, si lavora ancora e lo si inerbisce una seconda volta... È indubbio che questo modo di agire vada a tutto vantaggio dell'occupazione, ma mi ricorda tanto le fatiche mitologiche di Sisifo.
A nostro parere esistono poi delle cose più gravi che devono essere verificate dalla Presidenza della Giunta, prima che ci pensi qualcun altro. Se esistono delle delibere comunali che confermano l'obbligo per la Val Veny di mantenere certi impegni, occorre invitare il Comune a farli rispettare. Credo che il Presidente della Giunta, nella sua qualità di Prefetto, possa far rispettare questi impegni senza tanto clamore.
Visto che siamo nell'anno dell'ambiente, ed in proposito vorrei sapere dov'è finita l'apposita Commissione, si potrebbero frapporre tutta una serie di delimitazioni, perché credo che per la nostra Valle giri un'eccessiva quantità di camion per movimento terra di grande portata. Vedere viaggiare mezzi di quel genere, con 10 o 15 metri cubi di materiale e del peso di 20 o 30 tonnellate, su terreni carsici fa un po' impressione. A me pare che bisognerebbe avvertire gli autisti di quei mezzi, perché rischiano, effettivamente, di trovarsi dentro un buco; inoltre si tratta anche di una questione di impatto ambientale transitorio. Visto che si parla di impatto ambientale, occorre che gli interventi che comunque voi volete fare, nonostante tutti i suggerimenti che noi vi diamo, siano fatti almeno con i mezzi più adatti e cioè proporzionati e idonei alla consistenza dei terreni su cui dovranno operare.
Io voterò a favore di questa deliberazione e non voterò a favore dell'emendamento proposto dal Partito socialista. La distruzione della Val Veny è una responsabilità che ricade sulla Giunta regionale ed è bene che essa se la assuma, e comunque, già oggi, noi prendiamo atto che essa non ha voluto presentarci i piani di ripristino. Non dobbiamo, tuttavia, assumerci la responsabilità che loro ci accusino di aver bloccato la legge e di aver impedito di realizzare lavori per 300 o 400 milioni, entro questa estate. È un'accusa che, visto il modo in cui si comporta questa Giunta regionale, sicuramente essa ci lancerebbe contro, per cui voglio spuntarle questa arma.
Se questa Giunta vuole effettivamente difendere l'ambiente valdostano deturpato nella zona della Val Veny, così come dice di voler fare, deve bloccare ogni ulteriore attività in quella zona, chiedere alla società Val Veny la descrizione esatta di ciò che intende fare e, quindi, verificare le competenze e le attività comunali, nonché i mezzi con i quali si procede agli interventi di ripristino.
Si dà atto che alle ore 17,04 assume la Presidenza il Vice-Presidente DOLCHI.
PRESIDENTE: Ha chiesto la parola il Consigliere Segretario, Breuvé Lilliana; ne ha facoltà.
BREUVÈ LILLIANA (P.S.I.): A forza di pensare troppo ai problemi legati al comprensorio della Val Veny, a me è venuto il "complesso della terra", tant'è che, quasi tutte le settimane, per non dire tutti i giorni, vado a controllare se l'erba cresce o meno. L'anno scorso, nella parte più bassa, è stato effettuato un intervento, nel corso del quale è stato usato del gasolio o forse del petrolio, fatto sta che ora l'erbetta sta crescendo. Il gasolio, tuttavia, defluisce ora verso il fiume sottostante, tant'è che, scendendo a piedi dal Col Checrouit verso Courmayeur, si sente un puzzo terribile, causato da questo combustibile che, oltretutto, credo che abbia notevolmente contribuito ad inquinare la Dora. Chiedo, pertanto, di poter capire fino in fondo quale intervento debba essere effettuato al Col Checrouit.
Mi associo alla richiesta avanzata dai miei Colleghi di conoscere l'intervento globale che deve essere fatto nella zona, perché anch'io ho l'impressione che con 2 miliardi non si faccia molta strada. La parte bassa è inerbita, ma su in altro l'erba non riesce a crescere, neanche se la seminiamo ripetutamente e se la innaffiamo, perché non credo che l'erba possa crescere sui sassi. Se si vuole inerbire anche la parte alta del Col Checrouit, si dovrà fare un lavoro enorme. Anche i camion, ai quali faceva riferimento il Consigliere Sandri, impediscono l'assestamento del terreno.
Non ritengo, quindi, che si possa portare in Consiglio una legge nella quale si stanziano 2 miliardi perché la Regione intervenga nell'opera di ripristino ambientale, sollevando la società Val Veny da qualsiasi impegno o incombenza. Sarebbe bene, invece, avere un preciso piano di intervento con la quantificazione delle spese e descrizione qualitativa dei singoli interventi.
Vorrei, infine, che mi si togliesse una curiosità: come mai, verso il fondo della pista dello Checrouit, è stata piantata tutta una serie di pini proprio sulla pista? Questi pini non impediranno agli sciatori di scendere a valle? Che cosa significano questi pini posti a dimora sulla pista?
Non aggiungo altro, per non ripetermi, ma credo che occorra tener ben da conto questa lezione, perché non si può permettere a nessuno, anche a chi ha portato del benessere a Courmayeur, cosa che riconosciamo tutti d'altronde, di fare dei lavori del genere. Ognuno deve fare il proprio lavoro con correttezza e giocando le carte che ha in mano, nel rispetto, però, delle regole e delle norme. Grazie.
PRESIDENTE: Ha chiesto la parola l'Assessore all'Agricoltura, Foreste ed Ambiente Naturale, Perrin; ne ha facoltà.
PERRIN (U.V.): Personne ici n'a voulu défendre la Val Veny: cette société a ses fautes pour ce qui concerne les dommages causés à l'environnement dans les zones de l'Aretu, du Chécrouit et du Val Veny, mais je crois qu'il faut souligner encore qu'elle a hérité d'une situation dont nous devons, hélas, prendre acte, et qu'il nous faut améliorer.
Voilà pourquoi nous disons qu'une partie des dépenses, nécessaires pour remettre en état le territoire doit être supportée par l'argent public; la société doit, évidemment, y mettre sa part. Nous avions, à ce sujet, demandé à notre maison forestière de retrouver toutes les délibérations oui avaient été accordées, pour voir ce que la société Val Veny devait faire, ce qu'elle a fait, ce qu'elle n'a pas fait.
Il faut dire par ailleurs que cette dernière est très souvent intervenue pour les regazonnement ou reboisements ou encore pour les défens forestiers. Ces actions ont été mal faites et partant n'ont pas donné les résultats escomptés.
Pour ce qui est des questions posées, je peux assurer à M. Baldassarre que quand on parle dans la relation de main-d'oeuvre aussi de la société Val Veny, ceci ne concernera qu'une petite partie pour laquelle seule la Val Veny doit mettre de l'argent et non en remplacement du personnel qui sera employé grâce à ces 27000 millions prévus par le projet de loi actuel. Cet argent sera employé à travers des sociétés, puisque certains travaux ne peuvent être faits en régie par nos services, ainsi par exemple le regazonnement (sauf quelques parties, ce sont des sociétés pourvues des engins nécessaires qui devront l'effectuer) ou les travaux de régularisation des eaux.
D'autres travaux en revanche pourront être effectués par une main-d'oeuvre recrutée par nos services d'aménagement hydraulique et de défense du sol.
Ce n'est pas vrai qu'il n'existe pas de plan global de remise en état de cette zone: le prédécesseur de M. Sandri l'avait consulté.
Les conseillers se rappellent sans doute qu'au mois de septembre 1985, une délibération avait été adoptée, qui soumettait la Val Veny à la formulation d'un plan global de remise en état du territoire; plan global qui avait été confié à la TECNCFOREST, qui a été présenté et qui a été approuvé par le Service d'aménagement hydraulique et défense du sol. Je vérifierai ce qu'a dit M. Busanelli en Commission et s'il est vrai qu'il a dit ce qui a été rapporté, il y aura lieu de le reprendre car c'est vraiment lui, avec son personnel et le géologue Bonnetto, qui ont examiné ce plan, l'ont approuvé, ont demandé à la TECNOFOREST et à la Val Veny, avant d'arriver au plan définitif, d'apporter des modifications à ce plan, ont donné des indications sur le système d'écoulement des eaux. C'est justement sur ce plan que l'on interviendra. La difficulté était justement de ne pas intervenir de façon inopportune.
Nous avons demandé à la Val Veny de nous faire connaître toutes ses intentions, pour ce qui est du futur de la Val Veny, afin justement d'intervenir à notre tour: citons l'exemple de l'enneigement artificiel.
Pour ce qui est de la méthode, si le passé a donné ces résultats, il faut quand même dire qu'elle a changé car, face à la requête de la Val Veny d'une piste de retour du Plan Checrouit à Dolonne, une estimation d'impact sur l'environnement a été demandée avant que l'on se prononce sur cette opération.
Quant à l'extension de l'éventuel domaine skiable, nous avons agi de la même façon. C'est exactement ce que M. Tonino nous reproche de ne pas avoir fait ce qui est fait.
La convention entre la commune et la société Val Veny sera réexaminée pour obliger cette dernière à effectuer la part de travaux qui lui revient. Néanmoins, nous soutenons qu'il est indispensable d'intervenir aussi avec de l'argent public.
PRESIDENTE: Ha chiesto la parola il Presidente della Giunta, Rollandin; ne ha facoltà.
ROLLANDIN (U.V.): Je crois que l'attitude des conseillers face à ce projet de loi est assez surprenante. Certains se rappellent sans doute que l'Etat est en train de solliciter l'intervention des Administrations régionales pour qu'elles présentent, en accord avec des entrepreneurs privés, des plans de réaménagement des zones endommagées ces dernières années. Du reste des financements sont prévus à cet effet.
Dans la zone de Val Veny, justement, comme l'a dit l'assesseur, les interventions qui ont été faites ont connu des obstacles. Celles qui ont été faites par la Val Veny entre autres ont été dictées par certains conseils et en vertu d'un but: le skieur. C'est une optique qui, heureusement, a changé.
Cette Junte a voulu dés le début qu'il y ait une intervention programmée à n'importe quel niveau, dans les domaine:, skiables. Ainsi donc aucune intervention n'a plus été autorisée sans étude préalable sur l'impact.
Dans cette zone notamment, à part la délibération qui avait été adoptée, les interventions prévues ont fait l'objet d'une série de rencontres entre les assesseurs compétents et la Val Veny; la zone de l'Aretu a fait l'objet de visites sur les lieux de la part des conseillers et de la Junte.
Hélas, le dommage causé est plus difficile à réparer que dans d'autres zones, en raison de la nature quartzique du terrain. Les poids lourds, cependant, ne traversent plus cette zone.
L'intervention à laquelle nous devons procéder doit être progressive et respecter le plan élaboré par les services de l'assessorat; si les conseillers veulent en savoir davantage. l'assesseur et le fonctionnaire sont à leur disposition: ainsi la partie technique et la partie politique ne seront-elles pas liées. La partie politique c'est le choix d'intervenir; la partie technique, comment intervenir.
Les rencontres de ces derniers temps entre géologues et techniciens avaient pour but de nous renseigner sur le niveau auquel il convenait d'agir. Toute intervention massive a été exclue cette année pour le fait que l'enneigement artificiel est prévu.
Pour le domaine d'Arp. il en est allé de même, contrairement à ce que l'on voudrait laisser croire. l'Administration communale de Courmayeur, son syndic en tête. accorde une attention particulière à l'économie de la zone, mais aussi aux interventions et aux méthodes d'action.
Le premier projet présenté par la Val Veny a été examiné par les différents assessorats qui ont connu des problèmes. tant du point de vue touristique que du milieu. et il a été repoussé: l'intervention prévue au sommet de l'Arp se révélait incompatible avec le territoire.
Je soutiens que l'intervention doit être progressive et perdurer. C'est le minimum que nous ayons pu faire, d'autant que nous sommes en société avec la Val Veny; il y aura sans doute un pourcentage (de 20 ou 30) de cette dernière.
Nous sommes disposés à présenter tous les plans nécessaires, à les discuter en commission. à analyser ce que nous pouvons faire en 1987 et ce que nous prévoyons pour les années suivantes. compte tenu des interventions touristiques qui ont déjà été discutées par la Val Veny et les assessorats. en présence des fonctionnaires de l'Administration régionale.
M. Torrione a raison, la Région doit toujours payer, mais ce discours est alors valable pour d'autres interventions. telles les installations de sports d'hiver, les aides aux différentes entreprises. etc... C'est un choix. mais cela ne signifie pas que nous avons adopté le modèle russe. Nous avons présenté des initiatives. des pro jets de loi dans les cas où nous prévoyons un pourcentage très haut d'initiatives privées: que M. Tonino soit rassuré!
PRESIDENTE: Passiamo ora all'esame dell'articolato.
Do lettura dell'articolo 1:
ART 1
1 Per l'esecuzione di opere di sistemazione idraulico forestali e di difesa del suolo nella zona Chécrouit e Val Veny del Comune di Courmayeur è autorizzata per l'anno 1987 la spesa di lire 700 milioni e per 1 anno 1988 la spesa di lire 2000 milioni
PRESIDENTE: Ha chiesto la parola il Consigliere Torrione; ne ha facoltà.
TORRIONE (P.S.I.): Faccio una dichiarazione di carattere complessivo, anche perché il disegno di legge consta praticamente di un solo articolo.
Do atto al Presidente della Giunta e all'Assessore Perrin che alcune loro osservazioni sono sicuramente molto pertinenti. Devo ammettere ciò anche perché se non lo facessi l'opposizione rischierebbe di perdere la sua funzione costruttiva. Io credo che l'"aptitude" di questa Giunta nei confronti della Val Veny sia effettivamente cambiata. Prima, infatti, c'era un atteggiamento diverso, non solo verso la Val Veny, ma anche verso la tutela dell'ambiente, intesa nel suo senso più generale. Le testimonianze di questa scarsa "aptitude" nei confronti dell'ambiente, da parte del pubblico potere (e mi riferisco anche alle amministrazioni comunali, perché non sarebbe giusto riferirci solo all'Amministrazione regionale) dimostrano che non era assolutamente presente questa sensibilità. È questo un dato di fatto su cui noi dobbiamo riflettere e non ci dobbiamo arrabbiare se qualcuno, ogni tanto, ci rimprovera gli errori del passato, perché ne sono stati commessi tanti.
Torno a ripetere che io avevo apprezzato l'intervento fatto l'anno scorso, con grande tempestività, dalla Regione e che forse ha segnato un cambiamento di rotta nel comportamento verso la Val Veny. Saremmo andati incontro a dei guai seri se così non fosse stato, anche perché, come ha riconosciuto il Presidente della Giunta, la Val Veny ha costruito degli impianti di risalita e delle piste di sci dove non doveva. Questa ammissione è vera e l'anno scorso abbiamo potuto verificare che cosa era successo quando abbiamo sentito dire, dal geologo della Regione, che alcuni impianti di risalita costituiscono addirittura un serio pericolo per il luogo in cui sono stati costruiti. Ecco a quale livello di disattenzione si era arrivati!
Ora la Regione dice: "Io non posso lasciare una porzione così consistente del mio territorio in questo stato di degrado e quindi intervengo". Può anche trattarsi di un atto di riparazione dovuto. Mi preoccupa, però, l'atteggiamento della Regione nei confronti della Val Veny. Personalmente avrei preferito che, accanto a questo disegno di legge, che rappresenta un preciso impegno della Regione per quanto dovrà fare per ripristinare e tutelare quello che è ancora tutelabile in quel comprensorio, ci fosse anche una manifestazione di buona volontà da parte della Val Veny. Ritengo, infatti, che questo sia apparso inevitabile a tutti coloro che, in qualità di membri della Commissione, hanno fatto un sopralluogo in quella zona.
Il Consigliere Tamone sosteneva che, se siamo rispettosi di noi stessi, dobbiamo intervenire. Posso anche essere d'accordo, per carità! È più giusto intervenire, infatti, che lasciare che in quella zona si verifichi un ulteriore degrado, ma certamente io avrei stabilito il principio che, accanto all'intervento pur doveroso dell'Ente pubblico, si sarebbe dovuta manifestare anche una certa volontà della società privata di concorrere alle spese di ripristino.
Visto che la sensibilità dell'Amministrazione è cambiata, ci si augura che situazioni del genere non si abbiano più a ripetere, ma io credo che, a questo punto, sarebbe stato preferibile che si esprimesse una qualche dimostrazione di buona volontà da parte della Val Veny. Ciò sarebbe stato più tranquillizzante per tutti...
(...Interruzione del Presidente ROLLANDIN...)
TORRIONE (P.S.I.): Come? La Giunta si deve assumere un impegno del genere, perché non è giusto che l'Ente pubblico dica solo: "Io faccio il mio dovere nei confronti del territorio valdostano", perché a ciò dovrebbe aggiungere: "È necessario, però, che anche tu, Val Veny, esprima e manifesti il tuo dovere, visto e considerato che il danno l'hai procurato tu e non noi!"
Il Presidente ha ragione: in effetti, l'atteggiamento della Regione è cambiato, tuttavia siamo arrivati in ritardo perché ci siamo accorti dell'accaduto quando, forse, le cose erano già andate troppo oltre, mentre, con un po' più di attenzione e tempestività, si sarebbe potuto intervenire prima. È ormai inutile, però, piangere sul latte versato.
Mi rendo conto dell'urgenza di questo discorso e capisco che l'Art. 1 bis, da me presentato, possa ritardare, per qualche verso, l'intervento della Regione. Mi permetto allora di suggerire alla Giunta di dare il via agli interventi previsti per l'anno 1987, ma di inserire anche il principio che il piano di intervento per l'anno 1988 debba tornare in Consiglio, così avremo modo di verificare sia la consistenza del piano d'intervento sia l'atteggiamento della Val Veny e potremo mettere un punto fermo sulla situazione.
Voglio ancora far riflettere il Consiglio sull'abilità e sulla capacità della Val Veny di riuscire a sfuggire a qualunque tipo di controllo, ed in questo do ragione ai Colleghi che mi hanno preceduto. Può darsi che l'Amministrazione si sia trovata in difficoltà nel controllare gli interventi della società, perché la stessa è andata avanti, comunque, a spizzichi e bocconcelli. Questa del resto era anche una delle osservazioni più consistenti fatte dal geologo che ci ha accompagnati nel sopralluogo. Diceva, infatti: "Non è possibile andare a controllare lì, quando la Val Veny ha già iniziato un nuovo piano altrove ed ha già avviato un altro intervento!"
Per questo io dico che, accanto al discorso relativo al piano di intervento, noi dobbiamo anche esaminare quali saranno gli interventi successivi, ma quelli definitivi, beninteso, che la Val Veny intende fare, in modo che "da qui all'eternità" non si abbia più a parlare di interventi da fare nel comprensorio della Val Veny. Solo così potremo avere un quadro di riferimento preciso e puntuale. Ecco perché io mi permetto di presentare un autoemendamento o un sub-emendamento che recita:
"SUB-EMENDAMENTO ALL'ART. 1 BIS
I piani di intervento, per l'esecuzione delle opere di cui al precedente art. 1, per l'anno 1988 devono essere approvati dal Consiglio regionale.
I piani stessi devono essere accompagnati da una relazione tecnica del Servizio Tutela dell'Ambiente dell'Assessorato all'Agricoltura, Foreste e Ambiente Naturale".
In questo modo non si ritarda alcun intervento, ma nel contempo abbiamo anche la garanzia che il Consiglio possa ridiscutere l'intera materia. Grazie.
PRESIDENTE: Consigliere Torrione, le faccio presente che gli emendamenti devono essere presentati in sede di discussione generale e, quindi, rimane valido il testo dell'emendamento che era già stato presentato a suo tempo.
Ha chiesto la parola il Consigliere Tonino; ne ha facoltà.
TONINO (P.C.I.): Io accetto l'invito del Consigliere Torrione a fare dell'opposizione costruttiva, tenendo conto della discussione e svolgendo una funzione di stimolo nei confronti della Giunta regionale.
Sarebbe disonesto non riconoscere che, indubbiamente, la Giunta ha compiuto dei passi in avanti in tema di tutela ambientale. Rispetto al metodo seguito, tuttavia, io continuo a fare un'osservazione di questo tipo: poiché in questa Regione ci sono aree che debbono ancora essere recuperate, dal punto di vista ambientale e paesaggistico, si decida di intervenire in esse, si facciano i relativi progetti e si definiscano i soggetti interessati al loro recupero, così come, del resto, lo Stato ha intenzione di fare nei confronti di certi suoi progetti. Questo deve essere il metodo da seguire.
È possibile leggere un metodo di questo tipo nello scarno disegno di legge che oggi ci viene presentato? Secondo me, no.
Perché 2 miliardi e 700 milioni? Da cosa deriva questa cifra? Da quali interventi prioritari e rispetto a quale piano? Io continuo a manifestare una certa difficoltà ad esprimermi su questo problema.
Qual è l'intervento finanziario della Val Veny? È stato richiesto da qualcuno, ma mi pare che neppure questo sia del tutto chiaro. Il problema non è se deve essere tanto o poco, il vero problema è di capire in che consiste quell'intervento ed in che consiste, a modello finale raggiunto, l'intervento complessivo della Regione. Questa è la programmazione degli interventi per il recupero ambientale di una determinata area. O si danno queste risposte, altrimenti rimane valida la critica che noi abbiamo mosso a questo provvedimento, di essere, cioè, casuale, fatto per rispondere a quello specifico caso...
La questione, d'altronde, potrebbe anche essere posta in altri termini, per ottenere una risposta più esauriente: "Faremo una legge per ogni area nella quale dovremo intervenire per il ripristino ambientale? Faremo, cioè, ogni volta una legge regionale?" La risposta a questa domanda è di per sé la dimostrazione che il metodo non può essere considerato giusto.
In merito alle valutazioni da effettuare prima di operare delle scelte, prima avevo fatto dei riferimenti al passato, che, però, riguardano anche il presente. Ora mi si dice che, per alcune scelte, la Giunta regionale ha richiesto studi di valutazione. Torno a ribadire ancora una volta che le mie osservazioni erano riferite all'assenza di una nostra legislazione in merito ed ho anche fatto un riferimento specifico a tale assenza.
Anche in questo caso non ho alcuna garanzia che le valutazioni preliminari vengano richieste per tutti gli interventi; ne avrò la garanzia solo quando questo Consiglio si darà quel metodo di lavoro per intervenire in zone delicate...
(...Interruzione del Presidente ROLLANDIN...)
TONINO (P.C.I.): Sì, sì, appunto. Noi, però, guardiamo le cose che dovremmo fare in quest'aula.
Queste sono le osservazioni rispetto alle quali non ho ancora ottenuto risposte e che, quindi, ci lasciano molto perplessi nei confronti del presente provvedimento; per questi motivi noi ci asterremo dal votarlo.
PRESIDENTE: Ha chiesto la parola il Consigliere Baldassarre; ne ha facoltà.
BALDASSARRE (P.S.D.I.): Ribadisco il mio voto favorevole a questo disegno di legge e ringrazio l'Assessore per le assicurazioni date alle mie preoccupazioni sull'ultima parte della relazione. Queste ultime erano originate anche dal fatto che nessuno, e neppure l'Assessore, aveva precisato l'entità dei finanziamenti accordati alla Val Veny. Qui si parla solo dell'intervento regionale, ma, poiché i guasti erano stati procurati dalla Val Veny, avevamo chiesto se ci sarebbe stato un analogo intervento da parte della Val Veny.
Eravamo preoccupati, infatti, che, oltre ad aver procurato dei guasti, la società Val Veny si vedesse beneficiare, dalla Regione, anche di lavori per 2 miliardi e 700 milioni. Ringrazio l'Assessore di avermi fornito delle risposte precise in merito e di avermi assicurato che così non sarà. Io gli credo sulla parola. Sarebbe opportuno, però, capire se ci sarà effettivamente un intervento finanziario anche da parte della Val Veny.
Esprimo, comunque, il mio parere favorevole a questo disegno di legge.
In merito all'emendamento presentato dal Consigliere Torrione, inviterei la Giunta a recepire il suo riferimento limitatamente ai lavori previsti per il 1988 o, addirittura, non essendo possibile la presentazione di un emendamento dopo la chiusura della discussione, suggerirei di trasformarlo, sempreché il regolamento lo permetta, in un ordine del giorno che impegni la Giunta per i lavori del 1988 ed oltre.
PRESIDENTE: Ha chiesto la parola il Consigliere Sandri; ne ha facoltà.
SANDRI (N.S.): Mi rammarico che l'emendamento proposto dal Consigliere Torrione non sia stato recepito per ragioni regolamentari, perché riafferma un concetto importante, cioè che, malgrado le assicurazioni dell'Assessore Perrin e del Presidente della Giunta, non esiste alcun piano per il recupero della zona del Col Checrouit.
Non è solo una questione legata alla rotazione dei Consiglieri, per cui il sottoscritto non è stato informato dal Consigliere Viberti che l'ha preceduto, ma è legata al fatto che il progetto evidenziato nel 1985, ripreso nel 1986 e riproposto, con molte modifiche, nel 1987, non è più attuale, se confrontato con le nuove richieste e con i continui cambiamenti di piano della Val Veny, e non è più quello valido.
Pur considerando le accuse che mi stanno facendo in questo momento i compagni comunisti e forse anche i rimbrotti che prenderò a casa mia, vi invito almeno a prendere atto della mia buona volontà, di riconoscere che il mio voto favorevole vuole essere anche un invito all'Assessore Perrin a presentare il progetto del 1988, corredato anche delle prospettive della Val Veny relative al 1989 e al 1990, purché abbiano un valore vincolante, nel senso che la società Val Veny ci dovrebbe dire: "I piani sono questi e non altri". Per cui, compagni comunisti, dichiaro che voto a favore di questo disegno di legge.
PRESIDENTE: Se nessuno chiede la parola, pongo in votazione l'articolo 1 nel suo testo originale:
ESITO DELLA VOTAZIONE
Presenti: 30
Votanti: 25
Favorevoli: 25
Astenuti: 5 (Cout, Dolchi, Mafrica, Millet e Tonino)
Il Consiglio approva
PRESIDENTE: Do lettura dell'emendamento all'articolo 1, presentato dal Consigliere Torrione:
EMENDAMENTO
ART. 1 BIS
I Piani di intervento per l'esecuzione delle opere di cui al precedente art. 1 devono essere approvati dal Consiglio regionale.
I piani stessi devono essere accompagnati da una relazione tecnica del Servizio Tutela dell'Ambiente dell'Assessorato all'Agricoltura, Foreste e Ambiente Naturale.
PRESIDENTE: Ha chiesto la parola l'Assessore all'Agricoltura, Foreste ed Ambiente Naturale, Perrin; ne ha facoltà.
PERRIN (U.V.): M. Torrione aura compris qu'il ne nous est pas possible d'accepter cet amendement puisque le fait de revenir au Conseil, et vu qu'il n'y en a plus jusqu'à la fin de septembre, aurait pour conséquence de renvoyer es travaux prévus pour cette année. Si le plan est visé par le Conseil, fin septembre, cela signifie que la neige tombera d'ici là et que tout sera remis à l'année prochaine.
Cependant je m'engage dès la semaine prochaine, et si le président de la Commission le désire, à illustrer le plan à la Commission et aux Chefs de groupe qui le souhaitent, en invitant les rédacteurs du plan ainsi que les rédacteurs de notre Service.
Il s'agirait alors d'une illustration globale du plan. Ce n'est pas vrai que celui-ci n'est plus valable, car le plan d'aménagement préparé par la TECNOFOREST est un plan global de remise en état du territoire sur les deux versants, Checrouit et Val Veny, et dont l'unique difficulté concerne les délais: il ne fallait pas intervenir avant qu'il y ait d'autres travaux de la Val Veny puisque notre action aurait alors été inutile.
Pour ce qui est des travaux de l'année 1988, le plan global peut être illustré immédiatement, mais le plan d'intervention des travaux pourra être illustré à la Commission compétente au printemps prochain.
PRESIDENTE: Ha chiesto la parola il Consigliere Torrione; ne ha facoltà.
TORRIONE (P.S.I.): Mi spiace che, per un problema di carattere procedurale, questo emendamento non possa essere approvato, ma, se me lo consente l'Assessore, io suggerivo un "escamotage", anche perché, al di là della sua buona volontà di portare questo discorso in Commissione, cosa della quale lo ringrazio, io ritengo opportuno sancire prima, in sede consiliare, un impegno di questo tipo.
Sono anche d'accordo con il Presidente della Giunta sul fatto che, per l'anno 1987, si possa approvare il piano così come esso è stato presentato, per rettificarlo, eventualmente, nella prima seduta autunnale del Consiglio regionale. Se è possibile procedere in tal senso, io credo che l'articolo possa rimanere tale e quale: potrebbe essere approvato dalla Giunta e quindi ratificato dal Consiglio.
L'articolo rimarrebbe così com'è, perché ritengo più conveniente che il Consiglio, su questo problema, mantenga una sua costante attenzione anche per far sì che la pressione esercitata dalla Regione sulla Val Veny possa far emergere tutto il progetto d'intervento della Val Veny sul comprensorio dello Checrouit. Non è pensabile, infatti, trovarsi sempre di fronte ad un atteggiamento dilatorio, del quale non incolpo sicuramente l'Amministrazione regionale, perché mi rendo conto che i soldi che la Regione può pretendere dalla Val Veny, per il ripristino ambientale della zona degradata, non vanno spesi per realizzare altre infrastrutture, magari più produttive per gli obiettivi della Val Veny.
Io credo che prima o poi occorra affrontare questo discorso con la Val Veny. Ecco perché insisto sull'opportunità che venga approvato questo articolo. Il nostro voto favorevole vuole essere proprio la testimonianza di un'estrema buona volontà espressa anche nell'intento di rendere la Giunta più forte nei confronti della stessa società Val Veny; è in fondo una specie di atto di fede. La Giunta, infatti, ben sa quanto noi siamo stati polemici nei confronti della Val Veny e dei suoi interventi. Visto, però, che le cose hanno assunto una certa piega, vogliamo servirci dello stesso atteggiamento del Consigliere Sandri, che vuol servire da pungolo su questo problema nei confronti della Giunta regionale, altrimenti ci asterremmo.
Io credo che si debba prendere atto di questo nostro sforzo e della nostra particolare considerazione. Grazie.
PRESIDENTE: Se nessuno chiede la parola, pongo in votazione l'emendamento proposto dal Consigliere Torrione:
ESITO DELLA VOTAZIONE
Presenti: 29
Votanti: 9
Favorevoli: 9
Astenuti: 20 (Baldassarre, Beneforti, Borbey, Chabod, De Grandis, Faval, Fosson, Lanièce, Lanivi, Maquignaz, Marcoz, Martin, Perrin, Pollicini, Ricco, Rollandin, Sandri, Stévenin, Tamone e Voyat)
Il Consiglio non approva
PRESIDENTE: Do lettura dell'articolo 2:
ART. 2
1. L'onere derivante dall'applicazione della presente legge graverà sul capitolo 28270, di nuova istituzione, del bilancio di previsione della Regione per l'esercizio finanziario 1987, come previsto nel successivo articolo 3, e sui suoi corrispondenti capitoli dei futuri bilanci.
2. Alla copertura di cui al comma precedente si provvede:
- per l'esercizio 1987 mediante riduzione di £. 700 milioni dello stanziamento iscritto al capitolo 50150 "Fondo globale per il finanziamento di spese per ulteriori programmi di sviluppo (spese di investimento)", a valere sull'accantonamento previsto nell'allegato n° 8 del bilancio di previsione per l'anno 1987 relativo agli interventi di recupero della zona del Chécrouit in Comune di Courmayeur.
Su detto intervento rimane, quindi, disponibile la minor somma di £. 2.000 milioni;
- per l'esercizio 1988 mediante utilizzo per £. 2000 milioni delle risorse disponibili iscritte al programma 3-2 "altri oneri non ripartibili" del bilancio pluriennale 1987/1989.
PRESIDENTE: Se nessuno chiede la parola, pongo in votazione l'articolo 2, testé letto:
ESITO DELLA VOTAZIONE
Presenti: 29
Votanti: 24
Favorevoli: 24
Astenuti: 5 (Cout, Dolchi, Mafrica, Millet e Tonino)
Il Consiglio approva
PRESIDENTE: Do lettura dell'articolo 3:
ART. 3
1. Alla parte spesa del Bilancio di previsione della Regione per l'esercizio finanziario 1987 sono apportate le seguenti variazioni:
- in diminuzione:
capitolo 50150 "Fondo globale per il finanziamento di spese per ulteriori programmi di sviluppo (spese di investimento)"
£. 700 milioni
- in aumento:
Settore 2.2.1. - Assetto del Territorio e Tutela dell'ambiente. Programma 2.2.1.06 - Difesa del suolo;
Capitolo 28270 di nuova istituzione;
Codificazione 2.1.2.1.0.3.10.15.94. "Spese per sistemazioni idraulico-forestali e di difesa del suolo nella zona Chécrouit e Val Veny del Comune di Courmayeur"
£. 700 milioni
PRESIDENTE: Se nessuno chiede la parola, pongo in votazione l'articolo 3, testé letto:
ESITO DELLA VOTAZIONE
Presenti: 29
Votanti: 24
Favorevoli: 24
Astenuti: 5 (Cout, Dolchi, Mafrica, Millet e Tonino)
Il Consiglio approva
PRESIDENTE: Do lettura dell'articolo 4:
ART. 4
1. La presente legge è dichiarata urgente ai sensi del 3° comma dell'articolo 31 dello Statuto Speciale ed entrerà in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione sul Bollettino Ufficiale della Regione.
È fatto obbligo a chiunque spetti di osservarla e di farla osservare come legge della Regione Valle d'Aosta.
PRESIDENTE: Se nessuno chiede la parola, pongo in votazione l'articolo 4, testé letto:
ESITO DELLA VOTAZIONE
Presenti: 29
Votanti: 24
Favorevoli: 24
Astenuti: 5 (Cout, Dolchi, Mafrica, Millet e Tonino)
Il Consiglio approva
PRESIDENTE: Il Consiglio è chiamato ora a pronunciarsi per votazione segreta sul complesso della legge.
VOTAZIONE A SCRUTINIO SEGRETO
ESITO DELLA VOTAZIONE
Presenti: 29
Votanti: 24
Favorevoli: 22
Contrari: 2
Astenuti: 5 (Cout, Dolchi, Mafrica, Millet e Tonino)
Il Consiglio approva
