Compte rendu complet du débat du Conseil régional

Objet du Conseil n. 818 du 5 octobre 1984 - Resoconto

OGGETTO N. 818/VIII - SOSPENSIONE DEI LAVORI DI COSTRUZIONE DELL'ELETTRODOTTO "SUPERPHOENIX" E TRATTATIVA CON L'ENEL PER IL RIPRISTINO DELL'AMBIENTE E RISARCIMENTO DEI DANNI CAUSATI. (Reiezione di mozioni).

PRESIDENTE: Ha chiesto di parlare il Presidente della Giunta, ne ha facoltà.

ROLLANDIN - (U.V.): Je tiens à souligner, surtout pour la question du Superphoenix, que d'ici à quelque temps, les travaux sont terminés. Le problème notamment se pose, mais je crois que c'est là une question de principe, et plusieurs fois le Conseiller Torrione l'a déjà soulevée.

PRESIDENTE: Ha chiesto di parlare il Consigliere Torrione, ne ha facoltà.

TORRIONE - (P.S.I.): Riteniamo che l'argomento vada comunque sollevato, anche se ci rendiamo conto che l'interruzione estiva ha indubbiamente precluso la possibilità al Consiglio di discutere una materia così delicata, ed in effetti la stagione consentirà da sola di sospendere i lavori.

Riteniamo però che l'argomento sia di tale importanza anche perché, come il Presidente della Giunta ha detto giustamente, è una questione di principio per cui siamo d'accordo che la discussione venga aggiornata alla prossima seduta consiliare.

Se poi, per regolamento, le mozioni andranno in testa all'ordine del giorno, questo è un altro discorso e siamo disponibili a restare qui.

PRESIDENTE: Allora si procede con la trattazione congiunta delle mozioni iscritte ai punti 32, 33 e 34 dell'ordine del giorno. Do lettura delle mozioni presentate rispettivamente dai Consiglieri Torrione, Breuvé e Pascale; dal Consigliere Riccarand; dai Consiglieri Mafrica, Millet, Tonino, Cout, Bajocco e Dolchi.

MOZIONE

VISTI i gravissimi danni provocati all'ambiente e al paesaggio di alcune fra le zone più suggestive e caratteristiche della nostra Regione dai lavori di costruzione dell'Elettrodotto "Superphoenix";

CONSIDERATO che la Giunta regionale ha costantemente sottovalutato la portata di tali danni, limitandosi peraltro a comminare una multa di poco superiore al milione di lire ad una ditta appaltatrice per opere, tra l'altro abusive, realizzate nell'alta valle di Cham-porcher;

RILEVATO che l'uso dell'elicottero è stato limitato a pochi casi sporadici, mentre il Presidente della Giunta aveva garantito, in risposta ad una nostra interpellanza presentata nel corso del mese di marzo c.a., una utilizzazione costante di detto mezzo nell'effettuazione dei lavori di cui trattasi;

RILEVATO che la procedura seguita dai Sindaci e dalla Giunta regionale nella concessione delle autorizzazioni all'ENEL non è conforme a quanto previsto dalla legge regionale 15.6.1978 n. 14 recante norme in materia urbanistica e di pianificazione territoriale;

OSSERVATO che la prosecuzione dei lavori potrebbe causare ulteriori irreparabili guasti all'ambiente della nostra Regione;

tutto ciò premesso il Consiglio regionale della Valle d'Aosta

DELIBERA

1°) l'immediata sospensione dei lavori di costruzione dell'elettrodotto Superphoenix;

2°) l'apertura di una trattativa complessiva con l'ENEL atta a definire:

l'individuazione delle zone soggette a ripristino a totale carico delle ditte appaltatrici o dell'ENEL stesso, a seconda delle responsabilità;

il pagamento dei danni subiti per l'esecuzione di lavori comunque non autorizzati;

l'accertamento di eventuali sperequazioni nel pagamento dei danni o degli indennizzi ai privati per il passaggio dell'elettrodotto.

F.ti: Torrione, Breuvé, Pascale

MOZIONE

CONSTATATO che la costruzione dell'elettrodotto 380 KW. Piccolo San Bernardo Rondissone comporta, per la nostra Regione, notevoli danni paesaggistici ed ambientali, nonché gravose servitù senza apportare, alla nostra Valle, nessun beneficio nè energetico nè occupazionale;

APPRESO che la Giunta regionale ha autorizzato il passaggio dell'elettrodotto attraverso la Valle d'Aosta senza porre precise e rigorose condizioni sia per le modalità di realizzazione dei lavori, sia per il ripristino dei terreni e delle opere;

ACCERTATO altresì che l'elettrodotto convoglierà in Italia energia prodotta dal reattore nucleare veloce "Super-phoenix" della Centrale di Creys-Malville e rappresentava quindi una oggettiva collaborazione della Regione ad un progetto che è contemporaneamente civile (produzione di elettricità) e militare (produzione di plutonio con cui sarà possibile il rinnovamento ed il potenziamento delle armi nucleari francesi);

RILEVATO quindi che la collaborazione della Valle d'Aosta a tale progetto è in netto contrasto con la deliberazione del Consiglio regionale del 24.2. 1983 che dichiarava la Valle d'Aosta "zona libera da armi nucleari" ed impegnava la Giunta regionale a farsi promotrice di una iniziativa tendente a trasformare le Alpi in una zona di pace "denuclearizzata";

SOTTOLINEATO infine che le autorizzazioni degli Assessori regionali sono state incautamente rilasciate senza sentire il parere nè del Consiglio regionale nè del Comitato regionale per la pianificazione territoriale e che nel corso dei lavori alcune imprese non hanno neppure rispettato le prescrizioni regionali;

Il Consiglio regionale

DECIDE

di compiere un riesame dell'opportunità di autorizzare il passaggio del citato elettrodotto attraverso la Valle d'Aosta e di sentire nel merito anche il parere del Comitato regionale per la pianificazione territoriale;

IMPEGNA

quindi il Presidente della Giunta regionale:

a ordinare l'immediata sospensione dei lavori di costruzione dell'Elettrodotto;

a richiedere all'ENEL la chiusura delle piste aperte senza esplicita autorizzazione della Regione nonché il ripristino dei terreni e delle opere danneggiate nel corso dei lavori.

F.to: E. Riccarand

MOZIONE

CONSIDERATA la evidente sottovalutazione con la quale la Giunta regionale ha rilasciato le autorizzazioni all'ENEL per la costruzione del gigantesco Elettrodotto da 380 KW. che attraversa la Valle d'Aosta;

RAVVISATO come scorretto il comportamento della Giunta regionale che non ha sentito l'elementare dovere di investire il Consiglio regionale di una materia così importante;

TENUTO CONTO che durante l'esecuzione della prima consistente fase dei lavori sono stati prodotti, da parte delle imprese appaltatrici dei lavori, danni consistenti all'ambiente e al paesaggio violando, in taluni casi, anche i limiti delle già larghe autorizzazioni regionali;

VALUTATA la necessità urgente di stabilire con precisione sia le modalità per l'esecuzione dei lavori relativi alle opere ancora da completare, sia le modalità per il completo ripristino, per quanto ancora possibile, dei danni ambientali;

VISTE le dichiarazioni di disponibilità rilasciate dall'ENEL di agire nei confronti delle imprese appaltatrici al fine di concordare le opere di ripristino, a condizione che la Regione ed i Comuni esplicitino le rispettive richieste;

Il Consiglio regionale

della Valle d'Aosta

DELIBERA

di chiedere all'ENEL la sospensione immediata dei lavori al fine di rinegoziare le modalità di esecuzione dei lavori ancora da eseguire e l'azione di ripristino ambientale;

di incaricare l'Assessore regionale all'Agricoltura, Foreste ed Ambiente di predisporre un dettagliato piano per il contenimento dei danni ambientali, sentendo il parere della Commissione consiliare Assetto del Territorio e Tutela dell'Ambiente e dei Sindaci dei Comuni interessati.

F.ti: Demetrio Mafrica, Ruggero Millet, Tonino Alder, E. Cout, Igino Bajocco, Giulio Dolchi.

PRESIDENTE: Ha chiesto di parare il. Consigliere Torrione, ne ha facoltà.

TORRIONE - (P.S.I): Non nascondo che il fatto di discutere in fine di seduta questo argomento ci toglie parte dello slancio, anche perché credo che questa storia dell'elettrodotto sia una storia che va comunque raccontata, perlomeno va riaggiornata per chi ha perso alcuni passaggi di questo che ho definito in un altra sede la storia di una sconfitta. E' la sconfitta che ha subito il territorio della nostra Regione, una sconfitta dovuta ad una sottovalutazione costante del problema, un problema che ha dimensioni ciclopiche, Polifemo, ma con due occhi. Bisognerebbe che questi due occhi però li avesse avuti la Giunta regionale quando si è presentata questa occasione, la chiamo occasione da parte dell'ENEL di sfruttare il territorio della nostra Valle come un corridoio di passaggio per una palificazione di dimensioni notevoli e senza che la Regione potesse avere in contropartita qualcosa, senza che la Regione esprimesse su questo argomento così delicato, un proprio parere.

Devo dire, per correttezza e obiettività, che l'ENEL ha impostato questo problema con una certa intelligenza e perspicacia. Evidentemente far passare attraverso le Alpi un elettrodotto di queste dimensioni dava delle preoccupazioni, in quanto l'ENEL probabilmente si aspettava una reazione delle collettività e delle comunità interessate al tracciato dell'Elettrodotto. E l'ENEL, con molta astuzia e furbizia, ha contrabbandato il discorso del Super-phoenix come la sostituzione di un vecchio e desueto elettrodotto di oltre trent'anni fa. In questa trappola mortale sono caduti anche gli stessi uffici regionali, perché la documentazione che abbiamo ottenuto dal Presidente della Giunta regionale ci testimonia come gli organi regionali preposti ad un primo parere su questo argomento abbiano deciso di non insistere più sulle obiezioni avanzate con una precedente lettera, quando era stato chiesto - un parere dell'Assessorato all'Agricoltura e Foreste, di far passare altrove quell'elettrodotto perché, da informazioni assunte, avevano appurato che si trattava della semplice sostituzione di un vecchio elettrodotto.

Ed è così che siamo arrivati alle conseguenze drammatiche sul territorio e sull'ambiente della nostra Regione. Ricordo che, quanto il 7 marzo scorso ho sollevato questo problema in Consiglio regionale, sono passato per colui che ha la vocazione dell'ecologo un po' folle. Questo atteggiamento come per dire, ma lascialo parlare che è in cerca di facile pubblicità, me lo sono sentito addosso, sia da parte di forze politiche contrastanti, sia all'interno del mio stesso partito.

Dobbiamo tener conto che, tutto sommato, un elettrodotto da qualche parte deve pur passare, se è toccato a noi, scalogna! In effetti, la scalogna è piombata sulle spalle di tutti i valdostani. Perché dico questo? Perché lo sconquasso di tipo ambientale che in alcune zone della nostra Valle ha provocato il passaggio di questo elettrodotto credo che possa essere definito un piccolo disastro ecologico. Una delle zone fra le più colpite è quella dell'Alta Valle di Champorcher, e noi stessi, attraverso il sopralluogo, abbiamo potuto constatare con rammarico come il passaggio di questo elettrodotto abbia spianato una testimonianza della nostra storia, che era l'antica strada di caccia reale, ed abbia consentito a questo tracciato di inerpicarsi lungo la montagna scoscesa fino ai colli della finestra di Champorcher da una parte, e del Pontoney dell'altra.

Qui devo fare una prima amara constatazione, che non riguarda tanto gli atteggiamenti, della Giunta regionale, quanto gli atteggiamenti delle amministrazioni locali, e mi ricollego per certi versi al discorso di stamattina. Il Presidente ha detto che le Amministrazioni locali devono avere una loro autonomia, e sono d'accordo perché sono stato per tanti anni amministratore di un Comune e troppe volte ho subito anche io questo atteggiamento da parte di una mamma Regione troppo preoccupata delle cose altrui anziché delle proprie. Però devo riconoscere che manca in alcuni amministratori locali un certo tipo di sensibilità nei confronti del problema dell'ambiente. Dico questo perché ho visto e sentito il Sindaco di Cham-porcher meravigliarsi perché avevamo detto che questa strada arrivava fino in cima. Se un amministratore di un Comune è così scarsamente sensibile verso la tutela del proprio ambiente da compiacersi che una strada arrivi fin su dove ci sono gli stambecchi e le aquile, bisogna dire che o sbagliamo noi che dalla piana diciamo cose sbagliate, o sbagliano loro, che hanno un concetto errato di come si può vivere in montagna.

Si poteva evitare questo taglio della montagna come si è verificato in più parti, se si fosse usato, così come noi avevamo creduto dalla parole del Presidente della Giunta, l'elicottero, limitando i danni all'ambiente della nostra Regione.

Invece l'elicottero è stato usato in modo molto parziale, e la differenza, là dove questo mezzo è stato usato rispetto al tradizionale uso della strada, la si è vista: lo sconquasso è stato limitato al minimo.

Quale è stato l'atteggiamento della Giunta regionale, che si è trovata il problema già impostato, con una serie di autorizzazioni da parte dei Comuni - autorizzazioni che a mio avviso vanno prese con le pinze perché dicono una cosa molto aleatoria, e cioè che il passaggio dell'elettrodotto non contrasta con gli strumenti urbanistici, il che significa tutto e assolutamente niente, ed è qui un'altra critica che mi sento di fare agli amministratori locali - cosa ha fatto la Giunta?

La Giunta ha sottovalutato questo problema, e lo dico con rammarico perché credo alla vocazione ecologica del Presidente Rollandin, che in alcuni casi ha dimostrato una sensibilità particolare nei confronti di questo problema; però devo constatare che l'autorizzazione per i avori definitivi nella Valle di Champorcher è arrivata esattamente sette giorni dopo che avevo presentato l'interpellanza. E la mia interpellanza non era che l'ultimo atto, perché a monte c'erano una serie di prese di posizione di enti protezionistici, quali il WWF, l'Ente Parco - copiosa è la corrispondenza fra la Regione e questo Ente - che chiedevano di evitare i danni che poteva provocare il passaggio di una simile megalattica struttura attraverso il territorio della nostra Regione.

Qualcuno si è un po' stupito che abbiamo passato l'estate ad andare per tralicci, nel senso che, non contenti della documentazione che avevamo avuto a disposizione dalla Presidenza della Giunta, abbiamo fatto dei sopralluoghi lungo tutto il percorso toccato dall'elettrodotto.

Ho visto, nella valle di Champorcher, l'Assessore Perrin, che era il capo delegazione, profondamente preoccupato di quanto aveva visto; probabilmente ho visto male, perché i provvedimenti conseguenti sono stati piuttosto limitati rispetto a quelle che erano state le sue prime impressioni dette a caldo anche ai rappresentanti della stampa.

Durante questo nostro peregrinare abbiamo visto che il danno non è stato solo mortale, come nella Valle di Cham-porcher, all'ambiente; è stato anche mortale al paesaggio della nostra Regione, perché per esempio lungo il Col d'Arpy i picchi più suggestivi sono tutti caratterizzati da queste strutture metalliche che si innalzano per oltre 70 metri sugli orizzonti più panoramici della nostra Regione. Un intervento della Giunta regionale avrebbe consentito in alcuni casi di spostare il tracciato, se non era possibile far altro; alludo al vallone di Urtier di Cogne, dove il percorso dell'elettrodotto segue esattamente il centro della Valle, mentre poteva essere spostato in zona più decentrata, con un impatto sull'ambiente meno orripilante di quello che non offre attualmente.

Mi si dice che siamo stati ancora fortunati, perché nel suo tragitto verso Rondissone, in Val Soana stanno facendo saltare con a dinamite metà montagna, ed è un caso di una imprevidenza di amministrazione, sia locale che regionale, che non ha fatto tesoro di quanto era successo nell'ambito della nostra Regione.

Sarebbe troppo lungo documentare in maniera pedissequa tutti i vari passaggi, a volte anche abbastanza incomprensibili nel senso che non si capisce come l'Amministrazione regionale della Valle d'Aosta, messa sull'avviso di questo piccolo disastro che stava per capitarle sulla testa da parte di organismi che hanno un certo peso nella protezione dell'ambiente, non abbia minimamente reagito, limitandosi a subire questa profonda ferita nell'ambito del suo territorio.

Un noto esponente politico valdostano che non è del mio partito, un giorno, incontrandomi lungo i portici di questo palazzo, mi ha fermato e mi ha detto: "Mi scusi, ma perché questo complesso di sudditanza della Regione nei confronti dell'Enel?"

A questa domanda non ho saputo dare una risposta, perché in effetti c'è stata questa acquiescenza dell' Amministrazione regionale nei confronti dell'Enel. Illustrando la precedente mozione avevo detto che l'Amministrazione di Quincinetto era stata più furba perché si era fatta costruire, per la concessione di una centrale sul suo territorio, una scuola materna ed un campo sportivo. Nono sono assolutamente favorevole a monetizzare un danno di tipo ambientale, che monetizzatile non è, ma sono anche peraltro conscio che questa avventura del Superphoenix ha prodotto solo dei danni alla Regione, senza avere avuto alcun riflesso positivo per quanto riguarda l'effettuazione dei lavori, perché, al di là dell'utilizzo dissennato di pale meccaniche da parte di ditte locali, l'aspetto occupazionale è stato del tutto irrilevante. Le ditte, fra l'altro, per un'opera di questo tipo si sono portate dietro personale altamente specializzato e non hanno usufruito delle prestazioni di manodopera locale, se non in maniera del tutto marginale.

Chiudo dicendo che, per quanto riguarda la storia dell'elettrodotto, da parte nostra e in collaborazione con altre forze politiche, e devo ringraziare pubblicamente qui il P.C.I. e Nuova Sinistra con i quali abbiamo raggiunto un'intesa per portare avanti questa battaglia contro l'elettrodotto, ci faremo promotori affinché venga pubblicato un libro bianco per evidenziare come a volte la superficialità e l'imprevidenza provochino dei danni incalcolabili al nostro paesaggio e al nostro ambiente che i nostri avi ci hanno consegnato in maniera ancora integra. Faccio riferimento agli avi perché il modo di accostarsi del montanaro valdostano all'ambiente è stato sempre molto rispettoso, perché il fatto di capire l'ambiente in cui vive, di collocarsi anche con fatica quotidiana in questo stesso ambiente, ha fatto sì che si stabilisse un rapporto fra l'uomo e la natura che era molto equilibrato, e che noi, nonostante avessimo tutti i mezzi burocratici per mantenere questo equilibrio, non abbiamo saputo assolutamente tutelare.

Questa è la storia di una sconfitta che abbiamo subito perché non abbiamo usato quella capacità di autogoverno che avremmo dovuto usare, perché non abbiamo saputo mettere l'Enel con le spalle al muro.

Chiediamo, anche se in maniera tardiva, che siano comunque fermati i lavori, che ci sia una presa di posizione specifica in modo da rimetterci ad un tavolo di trattative insieme all'Enel, perché se è vero che c'è stato lo sconquasso ambientale, e non voglio anticipare quanto diranno i colleghi sulle disponibilità dell'Enel a questo proposito, è altrettanto vero che abbiamo il dovere morale di pretendere, per quanto ancora possibile, un ripristino che sia il più corretto possibile.

PRESIDENTE: Ha chiesto di parlare il Consigliere Riccarand. ne ha facoltà.

RICCARAND - (N.S.): Molte considerazioni che devono essere svolte su tutta la vicenda dell'elettrodotto sono già state bene illustrate dal Consigliere Torrione. Vorrei fare alcune ulteriori osservazioni, che riguardano anzitutto il modo con cui si è arrivati a questa decisione di autorizzare l'Enel a costruire sul territorio di una buona fetta della Valle d'Aosta questo gigantesco elettrodotto.

Questa decisione è stata presa dagli Assessorati competenti, non so fino a che punto c'è stata discussione in Giunta; è stata una decisione presa senza discussione in nessun organo del Consiglio regionale, nè in Commissione nè in aula; non solo, è una questione di cui non è stato investito nemmeno il Comitato tecnico incaricato di esaminare l'opportunità di tutta una serie di opere che hanno una grossa rilevanza sul piano urbanistico, e mi riferisco al C.R.P.T.. Si doveva vagliare e discutere a fondo l'opportunità di questa opera, si doveva valutare l'impatto ambientale che questa opera avrebbe avuto, a giudicare dalle opere di costruzione che erano necessarie, che poi è stato violentissimo.

Inoltre si doveva valutare attentamente il peso delle servitù nuove che si andavano a creare e ad aggiungere alle già numerose servitù che gravano sull'esiguo territorio della Valle d'Aosta, tutte considerazioni queste che avrebbero dovuto portare il Consiglio a fare una scelta meditata, vista l'imponenza dell'opera, cosa che invece non è stata possibile, in quanto il Consiglio è stato espropriato da questa scelta, ne è venuto a conoscenza solo con l'interpellanza del gruppo socialista e andando a verificare di persona, attraverso una sua delegazione, quello che stava succedendo in particolare nella Valle di Cnamporcner e nella Valle di Cogne.

Vorrei introdurre un ulteriore elemento che ho indicato nella mozione e che a mio avviso è di una notevole importanza. Mi chiedo se, al di là delle valutazioni molto importanti sull'impatto ambientale che questo elettrodotto avrebbe comportato, era da valutare l'opportunità di dare, come Regione, l'autorizzazione all'elettrodotto di attraversare la Valle d'Aosta, proprio per il tipo di elettrodotto e di progetto cui questo è ancorato.

Se noi leggiamo l'annuncio comparso sul foglio di annunzi legali del 14.7. 1982, a cura del Ministero dei Lavori Pubblici, troviamo scritto che il predetto elettrodotto a 380 KW., della lunghezza complessiva di km. 138, si dipartirà dal Passo del Piccolo San Bernardo collegandosi al tronco proveniente dalla Centrale di Creys-Malville (Francia) e raggiungerà la stazione elettrica di Rondissone sita in territorio del Comune di Rondissone. Esiste quindi una indicazione molto chiara di quello che è l'aggancio principale di questo elettrodotto, che è questa centrale di Creys-Malville, ed è per questo che l'elettrodotto è stato giustamente definito, sintetizzandolo, l'elettrodotto del Superphoenix, perché legato a questo progetto del Superphoenix che si realizza attraverso la centrale di Malville.

Va sottolineato che tale progetto non è quello di una centrale nucleare qualsiasi che sta per entrare in funzione a Malville, ma è un tentativo assolutamente nuovo di una centrale autofertilizzante, che non si basa sui reattori tradizionali ad uranio, ma si basa sul plutonio.

Il principio sarebbe quello che, attraverso il processo di produzione di energia, si creerebbe più plutonio di quello che si consuma nel processo e quindi sarebbe la realizzazione del sogno di una fonte illimitata di energia. Un principio in teoria ottimo, se non che la produzione di plutonio ha delle conseguenze molto gravi, perché il plutonio è una sostanza pericolosissima, ad alto grado di tossicità, di cui bastano pochissimi milligrammi nei polmoni di una persona per determinarne la morte, e soprattutto ne bastano pochi Kg. per confezionare una bomba atomica.

Infatti tutto l'arsenale francese si sta rimodellando sulla base del plutonio ed il progetto del Superphoenix è un progetto civile e nello stesso tempo militare. Questo lo hanno scritto i giornali francesi; il mese di settembre è uscita questa rivista "Altro mondo" con questo servizio "I veloci in ritardo: Francia, l'Enel paga armi atomiche alla Francia. Le autorità francesi hanno reso note le intenzioni di servirsi tanto del Phoenix come del Superpnoenix per ottenere plutonio da utilizzare nella fabbricazione di armi per la propria "force de frappe". Dichiarazioni in tal senso sono apparse a nome dei autorevoli portavoce governativi e su organi ufficiali quali Energie una pubblicazione dell'E.D.F.; in altri termini Superphoenix può essere considerato una eccellente attrezzatura militare".

A parte tutte le altre considerazioni che si possono fare, avevamo votato il 24.2.1983, pressoché all'unanimità, una mozione con cui si dichiarava la Valle d'Aosta zona libera da armi nucleari e con cui si impegnava la Giunta regionale a farsi promotrice di una iniziativa che coinvolga tutte le Regioni alpine in un movimento tendente a trasformare le Alpi in una zona di pace denuclearizzata. Ora invece si autorizza l'organizzazione di opere one sono collegate con un progetto di tipo nucleare: questa è una grave contraddizione, perché da una parte si fanno certe affermazioni di principio, dall'altra in pratica si va nella direzione opposta.

La mozione che no presentato, che risale, come le altre mozioni, alla data del 24 agosto, mirava a chiedere una sospensione dei lavori, sia per tutte le considerazioni fatte dal Consigliere Torrione sull'impatto ambientale che ha questa opera, sia perché è in palese contrasto con quello che è un deliberato tassativo da parte del Consiglio regionale. E' chiaro che, in questo momento, arrivati al 5 ottobre, purtroppo siamo in notevole ritardo. La speranza, quando è stata presentata la mozione, era che la Giunta arrivasse ad un intervento drastico, alla sospensione momentanea dei lavori, in modo che il Consiglio potesse riesaminare l'intera questione. Questa sospensione non è intervenuta, ad ogni modo noi insistiamo su questa proposta.

Resta aperto poi tutto il discorso, dal momento che certi lavori, e quindi certi danni, sono stati realizzati, del ripristino del territorio, degli interventi che si possono fare presso l'Enel, e in un incontro che abbiamo avuto fra i Gruppi che hanno portato avanti questa battaglia e i dirigenti dell'Enel, questi hanno dimostrato una certa sensibilità per una serie di interventi di recupero, chiedendo che ci fossero delle indicazioni chiare da parte dell'Amministrazione regionale.

Quindi è ancora aperta tutta una serie di riflessioni su questa vicenda molto grave. Rimane da vedere se c'è, da parte della maggioranza di questo Consiglio, la volontà di arrivare ad una sospensione dei lavori e ad una rimeditazione complessiva della questione.

PRESIDENTE: Ha chiesto di parlare il Consigliere Tonino, ne ha facoltà.

TONINO - (P.C.I.): Non ripeto le cose che prima di me i Consiglieri Torrione e Riccarand hanno già illustrato, voglio solo sottolineare che anche il nostro Gruppo considera negativamente la sottovalutazione con cui la Giunta regionale ha affrontato il problema di questo elettrodotto, e giudica scorretto il fatto che il Consiglio regionale non sia stato investito, neanche attraverso una discussione in Commissione, di un problema di così grossa portata.

Faccio un inciso a questo proposito e chiedo alla Giunta regionale se decisioni sono già state prese in merito all'invaso di Fénis, e se si, perché di quell'argomento non si è discusso in Consiglio.

La sottovalutazione è tanto più grave se si collega alla scarsa attenzione che la Giunta regionale ha prestato alle osservazioni che sono venute per tempo dai banchi dell'opposizione.

Altri hanno fatto la cronistoria delle date, dall'interpellanza presentata dal Gruppo socialista, alle verifiche che ancora tempestivamente per quanto riguarda alcuni danni avevamo fatto, alle lettere che abbiamo spedito al Presidente della Giunta, dapprima una lettera che nel mese di luglio no firmato con il collega Torrione, successivamente una lettera molto dettagliata, un esposto, che ho firmato come segretario del mio partito; atti che non hanno avuto neanche il buon gusto di una risposta della Giunta.

Ed è grave la sottovalutazione, perché la preoccupazione che un così largo strato di forze politiche in quel momento esprimeva è stata bollata con affermazioni che sfiorano l'incoscienza. Il Presidente della Giunta ha dichiarato alla stampa che se ci saranno dei danni per quanto riguarda la realizzazione dell'elettrodotto, una verifica si potrà avere solo alla fine dei lavori. Ricordo la data, 27 luglio 1984, di lavori abusivi che erano iniziati, non ancora completati, che sono stati terminati, per quanto riguarda la Valle di Dondena, successivamente al nostro esposto alla Procura della Repubblica ed al Presidente della Giunta.

L'esposto che abbiamo preparato puntualizza nel dettaglio anche una serie di reati che non possono essere lasciati passare sotto silenzio, c'è una sciagurata complicità del Comune di Champorcher e del Sindaco di Cnamporcher, il quale fra l'altro, rispetto al nostro esposto, non ha sentito neanche il dovere di verificare la violazione delle norme urbanistiche nella realizzazione di diverse strade costruite senza alcuna autorizzazione comunale.

Nel complesso c'è stata una grave sottovalutazione del problema e la richiesta di sospensione dei lavori che tutti noi abbiamo presentato tempestiva- mente, in modo da contrattare un ripristino serio dei danni, a nostro avviso è valida ancora oggi, perché non siamo soddisfatti di come si sta concludendo il tipo di rapporto, ma che tuttavia ha minore efficacia perché è presa in modo non tempestivo.

Voglio aggiungere ancora una cosa riguardo al passato, se così si può dire: è incredibile come la Giunta regionale, rispetto ad un progetto così consistente presentato dall'Enel, non abbia presentato alcuna osservazione in merito al tracciato dell'elettrodotto. E' materia opinabile, ma io sostengo - e non solo il sottoscritto - che in alcune parti si è scelto un tracciato che, da un punto di vista paesaggistico, è uno di quelli che provoca i maggiori danni, e ovviamente potevano essere prese in considerazione e quindi discusse altre possibilità di tracciato. Anche questa è una pericolosa leggerezza dimostrata nel passato e che ha le sue fondamenta nello scarso confronto che c'è stato alla base, al momento della scelta.

Per non andare oltre, voglio riferirmi alle ultime battute di questa vicenda, per quanto riguarda i rapporti che sono intercorsi fra l'opposizione, l'Assessore Perrin e la Giunta regionale relativamente al che fare. Altri prima di me hanno detto che c'è una disponibilità da parte dell'Enel per concordare con la Regione un intervento, per quanto possibile, di ripristino che sia efficace. Da questo punto di vista l'Enel ha manifestato la sua volontà di farsi valere, con la possibilità delle trattenute contrattuali sugli appalti, in modo da garantire che le imprese sistemino adeguatamente il territorio, tuttavia a questa disponibilità noi abbiamo solo saputo che l'Assessore Perrin e il Presidente della Giunta hanno concordato che si avvarranno dei tecnici forestali per stabilire man mano le opere di ripristino che si devono verificare. A me sembra una decisione ancora troppo generica e da questo punto di vista voglio che la Giunta mi illumini su cosa intende per ripristino. E scendo nei dettagli per avere delle risposte esaurienti.

Come si ripristina l'ultima parte della strada che porta al Col Fenêtre, ricostruendo la mulattiera, e in che modo si ripristina il manto erboso molto piccolo e contenuto che esisteva? In secondo luogo chiedo se per azione di ripristino si intende anche la ricostruzione in pietra, a partire da Dondena, di tutto l'antico sentiero di caccia che è stato distrutto. Lo chiedo perché questa è la posizione nostra; chiediamo che, finiti e completati i lavori, si sostituiscano quei tracciati polverosi che rischiano di provocare seri danni successivamente all'ambiente, con la ricostruzione di una massicciata in pietra che riproduca i vari sentieri che prima erano percorsi dall'antica strada reale di caccia.

Perciò credo che sia ancora oggi quanto mai valida la necessità che le modalità di ripristino dei lavori siano stabilite nero su bianco, con una contrattazione che, partendo dal Piccolo San Bernardo ed arrivando a Champorcher, definisca zona per zona in che modo si intende l'azione di ripristino. Credo che non sia noto a tutti, e in particolare all'Assessore all'Agricoltura e all'Ambiente, che le opere di ripristino ad alta quota, sono particolarmente costose e difficili.

Mi auguro che per ripristino non si intenda il ricomporre alla meglio il terreno così com'era prima, ci sono operazioni di inerbimento con particolari tecniche che in quelle zone sono necessarie.

Queste operazioni sono già contrattate, è pacifico che le imprese le realizzeranno? Questo è l'interrogativo che pongo e che mi sembra particolarmente necessario perché il rischio, che finiti i lavori, le imprese se ne vadano e ci lascino ancora una volta con i danni, è reale. In quel momento l'unica arma che avremo in mano sarà quella di comminare alle imprese qualche multa di poche centinaia di mila lire o di qualche milione, dopodiché resteremo con il danno e con la beffa.

PRESIDENTE: E' aperta la discussione sugli oggetti 32, 33 e 34. Ha chiesto di parlare il Consigliere Tamone, ne ha facoltà.

TAMONE - (U.V.): Sono ben convinto che probabilmente molte delle ragioni che sono state addotte sono giuste e logiche, a parte una battuta che mi consentirà il Consigliere Torrione sulla questione dell'elicottero: in altri casi si cercherebbe di limitarne l'uso, invece quest'oggi se ne sta facendo una specie di salvatore della patria. E mi fermo qui senza andare oltre, perché questo elicottero è diventata una bestia che non si deve più vedere, e sono d'accordo con il Consigliere De Grandis quando dice che bisognerebbe arrivare ad una regolamentazione.

Tenterei di fare un discorso più ampio, e non mi rivolgo tanto al Consigliere Riccarand, il cui movimento si riferisce ad una zona specifica, un po' come il nostro - lui dice che è valdostano, Nuova Sinistra della Valle d'Aosta, mi può andare anche bene - quanto al P.C.I.e aI P.S.I., ai quali vorrei tentare di fare un piccolo discorso. Qui bisogna che ci mettiamo d'accordo su una questione di fondo; non mi sento molto italiano e l'ho già detto altre volte, ma l'energia che serve all'Italia ogni anno è di 81 miliardi di Kwh: o questi 81 miliardi vogliamo produrceli oppure ce li dobbiamo comprare. E stante che voi oggi siete divenuti degli pseudoecologi in questo Consiglio, cosa volete dire? Non si possono fare le centrali nucleari in Italia, e probabilmente avrete anche ragione, però non siete voi che lo dite, ma le forze che vi rappresentano che insieme ad altre forze si oppongono alla costruzione di centrali nucleari. C'è una proposta del Ministro Altissimo dell'altro ieri che è stata bocciata da tutti i partiti dell'opposizione perché lui ha capito che ci vuole un'altra centrale vicino a quella che vogliono costruire in Piemonte.

Lo stato italiano cosa deve fare? In qualche modo dovrà pur risolvere il suo problema.

Allora l'Italia fa degli accordi internazionali per procurarsi l'energia e noi ci chiediamo: questa energia come la portiamo in Italia? L'energia si porta con i pali, e sapete bene che c'è a tendenza ad arrivare alle tensioni più alte perché sono quelle che, trasportando l'energia, hanno le perdite minori. Negli U.S.A. sono in corso degli studi per trasportare l'energia elettrica, purtroppo per noi, ad un milione di volts di tensione. Quindi questi sono dei sacrifici che dobbiamo pagare per mantenere un certo tipo di civiltà nella quale viviamo, oppure diciamo che vi rinunciamo, ma dobbiamo dirlo prima, dobbiamo essere onesti fino in fondo.

Questo è il discorso che voglio tentare di farvi. Si tratta di una esigenza dello Stato italiano che non è capace di prodursi l'energia di cui ha bisogno, perché noi valdostani di energia ne produciamo in avanzo e ne regaliamo allo stato italiano: 2 miliardi e 800 milioni di Kwh all'anno. Voi dovete dirci cosa scegliete: o ve la fate o ve la comprate, e purtroppo qui non posso non dare ragione allo Stato italiano, il quale aveva una linea già fatta che partiva dal Piccolo San Bernardo e andava a finire a Rondissone.

Cosa gli si doveva dire: rifatti la linea? Certo, potevamo anche dirglielo, glielo diciamo anche, ma glielo dite anche voi questo? 0 volete solo fare delle speculazioni?

Voi dite, se lo avessimo saputo: ma la costruzione dell'elettrodotto era pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale. Quindi, se volete drammatizzare, fatelo; a mio modesto avviso si tratta di affrontare questa questione dal punto di vista giusto. Si guardi il tracciato, non sono andato in molti posti come voi, però ho esaminato il tracciato nella sua parte centrale ed ho visto che ricalca il vecchio tracciato piazzando dei tralicci che sono adatti a portare i 380 mila volts piuttosto che i 220 mila. E mi pongo già il problema di cosa succederà quando arriverà la modifica del milione di volts. Però è la società che avanza e, come diceva giustamente il Consigliere Cout, cento anni fa si andava con il mulo, oggi le scelte sono di altro genere.

Andiamo a verificare dove sono stati fatti dei danni e concordo con il Consigliere Tonino, cerchiamo di riparare a quello che è stato il mal fatto in certe zone, dove si poteva avere una sensibilità maggiore e non arrivare a portare delle strade a 3000 metri, ma usare altri mezzi che oggi esistono. Però mi pare che qui si stia facendo una speculazione di tipo partitico per tirare l'acqua al proprio mulino.

PRESIDENTE: Ha chiesto di parlare l'Assessore all'Agricoltura, Foreste ed Ambiente Naturale Perrin, ne ha facoltà.

PERRIN - (U.V.): Après la fougue de mon ami Leonardo, moi je serai plus calme selon mon habitude, et je dois dire qu'il m'a volé le chapeau de ce que je voulais dire, c'est-à-dire qu'il y à une contradiction - c'est peut-être la contradiction de la société moderne - d'un côté on empêche certaines choses et en on veut d'autres qui sont contradictoires. En effet il y a une nécessité de la part de l'Etat italien d'avoir une énergie électrique, celle-ci peut ou être créée en Italie ou bien elle doit être importée. Or, comme justement certaines forces politiques se lancent contre les centrales nucléaires, et je peux être d'accord, alors il n'y a qu'une seule solution: il faut importer l'énergie électrique. C'est ce que l'Etat italien a fait en cette occasion.

Face à cette nécessité de l'Etat, quelqu'un dit, mais il fallait arrêter l'Enel. Or, moi je me demande si cela était possible; ma réponse est certainement négative, parce qu'au moment où on a su de ce projet, il y avait déjà une concession donnée par le Ministère des Travaux Publics, et peut-être une action conduite par la Région, même si elle en avait le pouvoir, aurait porté à une situation pire que celle qui est l'actuelle, parce que probablement alors, même pas l'intervention du service de la défense du milieu naturel aurait été possible. N'oublions pasque, malheureusement, l'article 1 du Statut valdôtain est conçu d'une certaine façon: nous sommes autonomes mais dans certaines limites, et ces limites sont justement les intérêts de l'Etat. En s'agissant là de l'intérêt de l'Etat, cela aurait sans doute passé, n'importe quelle était l'action du gouvernement régional sur nos têtes.

D'ailleurs M. Torrione vient de donner lui-même l'exemple, il parlait de ce qui est arrivé au sud de a Rose des Bancs, en descendant du Col Larissa. Mais peut-être il a oublié de dire pourquoi cela est passé, parce que là il y a eu l'intervention directe de la part du gouvernement italien, pour qu'il n'y ait pas de résistance.

L'intervention de la Région a été au moment des concessions pour les cons tructeurs et donc pour l'Enel, de ce que l'on pouvait faire. Et je crois que là l'Assessorat a suivi un raisonnement politique, qui a essayé de maintenir dans toutes les concessions. C'est-à-dire il a permis d'ouvrir des pistes jusqu'à une certaine hauteur, à l'hauteur des alpages, et ça parce qu'évidemment on profitait de la construction de cette ligne pour avoir un service. Je suis d'avis que porter une route dans un alpage o'est un service social que nous donnons à la Vallée d'Aoste, assez méritoire, qui continue à être attachée au sol. Et ce n'est pas le nombre des routes qui me fait peur; il suffit que ces routes soient bien tracées, qu'elles soient remises en ordre, parce qu'il y à même la possibilité de semer sur le sol même de la route, de façon qu'il n'y a pas de dégâts à la nature.

Au-dessus de la ligne des alpages, il y avait deux possibilités pour les sociétés, jusqu'à une certaine altitude de monter avec l'excavateur, faire le trou et redescendre, sans laisser aucune trace et sans ouvrir des pistes, et puis encore, comme c'était le cas de certaines zones de porter le matériel par l'hélicoptère.

Donc la politique suivie par le service avait une raison d'être. Malheureusement, ces concessions n'ont pas été respectées dans les limites données et dans certains endroits, notamment dans le vallon de Dondena, les sociétés adjudicataires des travaux sont allées au-delà des concessions données.

M. Torrione dit que, lors du surlieu, j'étais impressionné de ce que j'ai vu, et maintenant aussi je n'ai pas changé d'opinion. En effet on été faits des travaux qui n'avaient pas été concédés et d'autres travaux, qui ont été concédés, ont été mal faits par rapport à d'autres que M. Torrione a pu voir lui-même, par exemple du côté du vallon de l'Urtier, où les pistes avaient été ouvertes avec critère et qu'une fois qu'elles seront à nouveau couvertes par l'herbe, ne poserons pas de problèmes au point de vue écologique.

Mais si je suis impressionné par ce que j'ai vu là-haut, je dois déclarer à M. Torrione, que je suis impressionné aussi par exemple pour ce qui arrive sur la colline d'Aoste, ou à Pont-Saint-Martin, où il y a un peu moins d'attention de la part de quelqu'un.

Alors si on veut suivre une ligne, il faut avoir le courage, la Vallée d'Aoste est Vallée d'Aoste du Petit Saint Bernard jusqu'à Carema.

En ce qui concerne l'Assessorat, je crois que nous avons fait, dans les limites du possible, notre devoir. En effet, dès que nous avons été alertés de ce qui se passait, j'ai pourvu à faire envoyer une lettre au Corps Forestier, afin qu'il surveille ce qui se passait, en donnant la 'recommandation qu'on suive à la lettre les concessions qui avaient été faites. Et là il y a aussi des situations de manque de personnel dans certaines maisons forestières, notamment celle de Pont -Bozet, ce qui a fait que un forestier responsable de la station, étant monté le lundi à Dondena, avait vu la route là où elle avait été concédée. Lorsque nous sommes montés le 6 août, quatre jours après, la route était arrivée aux Trois Cols. Face à ce que j'avais vu, nous avions invité l'Enel à ne pas payer les sociétés adjudicataires, afin de pouvoir contracter avec elles la remise en état des terrains et des dégâts causés.

Dans une rencontre avec les responsables de Turin et d'Aoste de l'Enel, il y avait eu justement cette assurance que l'Enel aurait donné son appui pour que le terrain soit mis en état. Successivement j'ai envoyé une lettre à l'Enel, en disant que nous aurions fourni nous-mêmes, à travers nos services, les indications de ce qu'il faudra faire. En effet, petit à petit, les stations forestières nous donnent les indications de l'état dans lequel le terrain a été laissé, par conséquent nous pourrons donner les indications de comment devra être remis en état là autour des poteaux, ou sur les pistes qui ont été ouvertes. Mais dans cette même lettre, je demandais d'appuyer la reconstruction du chemin de chasse dans le vallon de Dondena, de contrôler les sociétés adjudicataires et en même temps j'avançait une préoccupation pour le futur, au moment de la pose des câbles, afin qu'il n'y a pas à ce moment d'ultérieurs dégâts. Face à ces requêtes d'Enel a répondu justement en acceptant les indications qui ont été données.

De notre côté le service forestier continue à contrôler et à donner des amendes, hélas, ce n'est pas cela qui ruine les sociétés parce que même en appliquant le maximum de ce qu'on peut, vous avez vu les chiffres, ces amendes ne sont pas énormes.

Dans un des derniers surlieus, tout récemment, par le responsable de l'Enel, l'Ingénieur Aliverti, le responsable du service de la protection du milieu, dirigeant et vice dirigeant, le responsable de la société qui a adjugé les travaux dans le vallon de Dondena et de l'exécuteur matériel des pistes, M. Berger, on a donné des indications sur ce qui est à faire. Au cours de ce surlieu, justement de la part d'un responsable a été illustré à l'Ingénieur Aliverti tout ce qui a été fait d'une manière difforme aux prescriptions qui avaient été données par la Région même. En effet nous n'oublions pas que les concessions portaient en elles-mêmes non seulement ce qu'on pouvait faire, mais ce qu'on devait faire à la suite. Or, soit l'Ingénieur Aliverti, soit le représentant de la Sae, ce sont engagés à exécuter tous les travaux nécessaires aptes à remettre en état les lieus qui ont été gâtés selon celles qui ont été les autorisations régionales, selon les suggestions que nous donnerons lorsque nous aurons tous les éléments pour pouvoir le faire, y compris les pistes qui portent aux Trois Cols, pour lesquelles il faudra avoir la précaution non seulement de faire un remblai, mais de semer à nouveau, et même s'il y a là des énormes difficultés pour une reprise de la végétation, la chose n'est cependant pas impossible. Il y a maintenant des mélanges des semences qui, si bien étudiées peuvent donner de très bons résultats.

J'ai parlé tout récemment au Prof. Moltoni, qui a déjà donné des indications de ce genre, par exemple pour la société de Champoluc, où tout le monde a pu constater que les résultats ont été excellents, et je dirais même que là on a amélioré la nature.

Il y aura forcement de traces, parce que la nature ne reprendra que très lentement, mais nous devons aider dans ce cas la nature elle-même à se reprendre. Lors de ce surlieu on a parlé aussi de la route de chasse, du chemin royal; il y a la possibilité de remettre en état aussi cette route ainsi qu'elle était, donc avec le mur de pierres etc. évidemment ceci sera fait dès que la pose des poteaux sera terminée, parce que certains travaux ce seraient inutiles avant.

Nous avons quand même fait le possible pour éviter ultérieurs dégâts, il y a la surveillance de la part du Corps Forestier, de la part du service de la protection du milieu, de la part de l'Assessorat, et donc je crois qu'à beaucoup de cela pourra être porté un remède. D'ailleurs évidemment c'est toujours assez dramatique voir les choses au moment de la construction, et cela pour n'importe quoi; c'est au moment où la construction est terminée qu'il faut vérifier. Il suffirait déjà maintenant de donner un coup d'oeil par exemple au poteau qui est au-dessus de Pont Serrand, où les travaux de remise en état du terrain ont été faits. Si tout sera fait comme cela, il n'y aura pas de problèmes.

PRESIDENTE: E' chiusa la discussione generale. Ha chiesto di parlare il Consigliere Torrione, ne ha facoltà.

TORRIONE - (P.S.I.): Non posso che dichiararmi profondamente deluso e insoddisfatto del l'andamento di questa discussione. E dico subito che no trovato rozzo e poco corretto l'intervento del Consigliere Tamone, perché credo di aver mantenuto il tono del mio intervento in termini accettabili, mentre non lo è stato altrettanto il tono del Consigliere Tamone.

Intanto non mi sento assolutamente uno pseudo ecologo, credo in alcune cose e credo di portare avanti una battaglia con lealtà. Mi fa rabbia e mi mortifica il fatto di uno che cerchi di leggere nella mia coscienza per sapere se sono ecologo o pseudo.

Credo di aver dimostrato in questo Consiglio di credere in alcune cose, e di aver portato avanti, con coerenza, un certo tipo di discorso.

Dico al Consigliere Tamone che non sempre fare l'ecologo paga, perché si cade in una serie di incomprensioni, di fraintendimenti, di equivoci. E' anche più facile fare della facile demagogia come lui ha fatto stasera. E spiego perché.

Questo Stato italiano che viene tirato in ballo a seconda se conviene o non conviene è un argomento su cui sarà bene una volta per tutte fare chiarezza.

Se la solidarietà nazionale serve solo per giustificare il passaggio del l'elettrodotto, allora questa è una meschinità di carattere politico che non accetto, come socialista e, lo sottolineo tre volte, come italiano. Se invece poi, per altri motivi ed in altre occasioni, questo tipo di solidarietà la si vuole spezzare dicendo che non si è italiani, vuol dire che il discorso è altamente strumentale, perché o si è coerenti in tutto o lo si è in niente. Ed è bene che su questo tema apriamo un dibattito in quest'aula, in modo da sgombrare il campo da qualsiasi equivoco. E' un discorso che riguarda il modo di essere allo stesso tempo autonomisti e valdostani; è un discorso che attiene il nostro modo di concepire l'autonomia, su questo terreno noi abbiamo le idee molto chiare e desideriamo solo confrontarci con gli altri.

Si è detto che qui si fa una speculazione di tipo politico: ma non so quale tipo di speculazione si è fatto venendo in quest'aula e dicendo con molta chiarezza che il problema era di una certa gravità e che la Giunta regionale aveva ancora i mezzi per correre ai ripari. Se questa è speculazione di tipo politico, non lo so. E voglio dire fra l'altro che l'opposizione diventa sempre più difficile perché se è un'opposizione costruttiva ti dicono che sei uno che rompi le scatole, se è invece leggermente urlata ti dicono che sei uno che viene qui solo per fare della demagogia, per cui l'unico tipo di opposizione che si può fare qui dentro è il silenzio, e allora si è dei bravi Consiglieri e degli onesti valdostani.

E quindi se ho perso l'estate ad andare per tralicci non l'no fatto per divertirmi, ma perché la Giunta non ha fatto assolutamente niente, quando aveva la possibilità di fare. Se si interpreta il ruolo del politico per il fatto che il Consigliere deve andare a leggerselo sulla Gazzetta Ufficiale che in Valle d'Aosta passa un elettrodotto, si ha una concezione della politica che è estremamente riduttiva e che non condivido. In termini corretti, senza più speculare perché dal mese di marzo al mese di luglio nessuna azione è stata fatta da parte nostra, avevamo detto alcune cose in questa aula, avvisando la Giunta che c'era questo pericolo; dopo cinque mesi, quando abbiamo visto che l'inerzia era totale, ci siamo mossi chiedendo un sopralluogo e facendo una conferenza stampa. Ma qui il concetto è che se uno parla diventa sempre più antipatico, allora pazienza, siamo i Consiglieri che non godono di certe simpatie ed io non vado sicuramente a cercarle. Credo di svolgere un ruolo in questo Consiglio e continuerò a svolgerlo nello stesso modo e non lo cambio certo perché sono in cerca di simpatie o di accattivarmi dei meriti per il futuro. Sia ben chiaro.

Dico questo perché in altri tempi, in questa aula, con ben altro spessore culturale, esponenti dell'Union Valdôtaine hanno condotto appassionate battaglie contro l'Enel; cito il compianto Avv. Caveri, nei confronti del quale ho avuto un rapporto molto difficile e scabroso, ma al quale ho sempre riconosciuto di essere coerente con la propria azione. Qui invece l'incoerenza domina sovrana.

Un'ultima considerazione sull'importanza di questo elettrodotto è relativa al fatto che la Valle d'Aosta potrebbe essere nuovamente attraversata da un altro megaelettrodotto; a questo proposito chiediamo solo che, se gli interessi nazionali vanno salvaguardati, almeno questo consesso, che è la massima espressione del popolo valdostano, venga debitamente informato e non si venga a sapere da un compagno socialista di Torino che ci sta passando sulla testa un elettrodotto. Se è così che dobbiamo comportarci, se il silenzio è d'obbligo va bene. Ma è la collettività valdostana che ha fatto le spese del silenzio dell'Amministrazione verso l'Enel. Ed è strano che lo faccia io questo discorso dell'Enel, tanto che sembra quasi che i socialisti siano contro l'Enel; dico solo che si doveva procedere in un modo più corretto nei confronti di questo consesso, della Regione, della collettività valdostana.

Questo megaelettrodotto, ha detto l'Assessore Perrin, è in fondo servito perché tutto sommato si sono aperte nuove strade che sono servite agli alpeggi. Allora consiglierei l'Assessore Perrin, se non lo ha ancora fatto, di fare un viaggio aereo sulla nostra Regione per vedere quale reticolo di strade interseca le nostre montagne. Ci sono 1560 Km. di strade interpoderali in Valle d'Aosta e su questo riceverà fra breve la mia interrogazione.

Allora pensare che la costruzione dell'elettrodotto sia stata presa a pretesto per costruire altre strade interpoderali, mi sembra una assurdità totale. Questo tipo di lavoro, Assessore Perrin, non aveva bisogno della sorveglianza della Guardia Forestale, qui ci voleva un Ingegnere Capo per far fronte a questa impresa megalattica. Mi vien da ridere se penso al povero forestale che va a controllare sulle nostre montagne dove andavano a finire questi piloni. Ecco perché un discorso diverso nei confronti dell'Enel avrebbe consentito un controllo di tipo sostanzialmente diverso anche nell'effettuazione dei lavori. Non dico che i forestali non abbiamo fatto il loro lavoro, ma serviva ben altro e la contrattazione con l'Enel su questo argomento non c'è stata.

Dice l'Assessore Perrin che ormai quello che è successo è successo; questo è lapalissiano, ma è anche frutto di uno stato d'animo che a mio avviso mortifica il senso dell'autonomia, di difendere la collettività anche di fronte ad una sciagura come questa dell'elettrodotto. Ed è in questo che vogliamo un confronto con l'Union Valdôtaine, perché l'essere autonomisti significa alcune cose per noi. Se significa solo contestare lo Stato italiano non siamo d'accordo; se significa riaffermare tutte le nostre prerogative statutarie, questo vuol dire fare i socialisti in Valle d'Aosta.

PRESIDENTE: Ha chiesto di parlare il Consigliere Tonino, ne ha facoltà.

TONINO - (P.C.I.): Credo anche io che, mantenendo tutta la calma necessaria, sia da giudicare inopportuna e molto fragile a posizione che ha espresso come premessa l'Assessore Perrin, come pure il Consigliere Tamone. Lo abbiamo detto altre volte e lo ripetiamo qui, l'Union Valdôtaine ha il diritto di perseguire come linea strategica la separazione dallo stato italiano, il federalismo, l'accorpamento con gli stati arabi, la ricostituzione di un regno valdostano: sono scelte vostre, e noi le rispettiamo. L'importante è che, malgrado le vostre scelte di prospettiva strategiche, voi abbiate la bontà di riconoscere che in Valle d'Aosta sui problemi che esistono ci possa essere e ci debba essere il concorso di tutti per risolverli. Allora, se questo problema dell'elettrodotto è un problema che interessa lo Stato italiano, io, che sono un valdostano, voglio poter discutere su come passa, sul perché ci passa e quali danni ci provoca. Ed è su questo che è mancato l'intervento della Giunta regionale e della Regione, ed è su questo che ancora oggi si fa finta di niente.

Voglio ribadire, siccome è sempre antipatico vedersi attribuire cose non dette - e mi spiace che il Consigliere Tamone non era presente alla conferenza stampa che abbiamo fatto a Cogne - che non siamo contrari al passaggio di questo elettrodotto. Per quanto riguarda le centrali nucleari la nostra posizione è molto chiara, abbiamo votato in Parlamento un documento in cui si decide che il nostro Paese deve realizzare un numero limitato di centrali nucleari necessarie, con particolare attenzione ai siti in cui queste vengono collocate. Non abbiamo problemi quindi a ripetere qui, come abbiamo detto a Cogne, all'Enel e da altre parti, che questo elettrodotto, se doveva passare sulla nostra Regione, poteva passare, l'importante è che non è concepibile che la comunità valdostana non abbia la possibilità di discutere come passa. Addirittura mi sembra incredibile l'affermazione che ha fatto l'Assessore Perrin, quando dice: "Se avessimo discusso o se ci fossimo opposti, avremmo potuto avere risultati peggiori". Con questa logica noi non diciamo più niente e sciogliamo il Consiglio regionale.

Noi siamo perché questi temi - e riferendomi all'invaso di Fénis, noi quella questione la vogliamo discutere se possibile - siano discussi in modo ampio, perché ci sia una posizione della Valle d'Aosta, cosa che in questa occasione non si è verificata.

Non ci va di passare come portatori di posizioni arretrate, siamo favorevoli al progresso e il progresso, in questa materia dell'energia, significa probabilmente anche questo tipo di collegamenti: ricordo che il Superphoenix non serve solo per importare energia, ma anche per collegare il nostro paese alla rete degli elettrodotti europei per una compensazione in caso di necessità.

Consigliere Tamone, confrontiamoci; mi piacerebbe però che oggi si discutesse di quello che noi abbiamo sollevato durante l'estate, non fuorviamo l'argomento. Noi durante l'estate abbiamo sollevato fatti concreti, che parlano perché sono delle infrazioni che vanno affrontate. Da questo punto di vista voglio dire, per correttezza, che molte delle cose che ha affermato l'Assessore Perrin sono condivisibili, sono la dimostrazione che quello che si è sollevato era un problema reale. L'Assessore Perrin ha anche detto come la questione fosse così grossa che andava inizialmente esaminata con una maggiore attenzione.

Ribadisco che la nostra esigenza è di avere notizia nero su bianco di quello che si fa. Ho appreso oggi che l'Assessorato ha predisposto una memoria con alcune indicazioni e sulla base di questa c'è stata una disponibilità dell'Enel. Ripeto la domanda: e se questi poi se ne vanno e non ripristinano l'ambiente? A questo punto chiedo qualcosa di più, che questi accorgimenti che sono stati indicati, siano trattati in una convenzione che preveda quello che devono fare le singole parti ed anche la possibilità della Regione di controllare su tutte queste operazioni.

Per questa ragione il riproporre, anche se con dei mesi di ritardo, la questione e gli argomenti che sono stati al centro del dibattito di questa estate, ritengo sia utile e necessario.

PRESIDENTE: Ha chiesto di parlare il Consigliere Riccarand, ne ha facoltà.

RICCARAND - (N.S.): Vorrei fare alcune ulteriori considerazioni in tono molto pacato perché, a mio avviso, la questione che discutiamo stasera va ben al di là della questione dell'elettrodotto in corso di costruzione, ma riguarda un intero modo di concepire lo sviluppo, la nostra autonomia, le funzioni di questo Consiglio regionale.

Ha detto il Consigliere Tamone che è la società che avanza e cammina e noi non possiamo fermare un certo tipo di progresso. La nostra posizione è critica rispetto a questo tipo di società e di progresso, con il quale si avanza verso un modo di vivere che non è migliore ma è più distruttivo dell'ambiente. Non riteniamo che questo progresso debba proseguire con queste caratteristiche, altrimenti andiamo incontro ad un annientamento. Quindi ci chiediamo perché come Regione autonoma, visto che abbiamo certe possibilità di scelta, dobbiamo subire certe impostazioni o perché non tentiamo quanto meno di ostacolare un certo tipo di impostazione che ci viene imposto.

Siamo contrari alle centrali nucleari, ai grandi elettrodotti, ai grandi sbarramenti, ai grandi e crescenti consumi di energia. Siamo per un contenimento dei consumi energetici, per lo sviluppo di fonti energetiche alternative, meno pericolose, meno inquinanti, dall'energia idrica, all'energia solare.

Sbaglia profondamente Giorgio Bocca, e sbaglia anche il Consigliere Tamone quando lo cita, quando dice che l'Italia ha dovuto fare l'elettrodotto del Superphoenix perché c'è una opposizione alle centrali nucleari in Italia. Non è questo il motivo: l'elettrodotto del Superphoenix è un prodotto organico alla filosofia delle centrali nucleari, alla filosofia che vuole dei grandi sbarramenti, delle grandi centrali, e di conseguenza dei grandi elettrodotti. A questa filosofia si può invece contrapporre un disegno che è diverso, di fonti energetiche a contenuto più basso, più diversificate sul territorio, che non richiedono dei grandi elettrodotti, che richiedono un controllo centrale meno capillare, che sono più diffuse, che sono fonti di maggiore democrazia che non le centrali nucleari.

E' chiaro che, proprio a partire da queste considerazioni, noi non siamo solo contrari a come è stato realizzato l'elettrodotto, ma siamo contrari all'elettrodotto in sé, al fatto che passa per la Valle d'Aosta. E' chiaro che era difficile andare contro, ma bisognava quanto meno discuterlo. Quella sarebbe stata un'ottima occasione per un movimento come l'Union Valdôtaine di fare una battaglia, che poi magari si perdeva, ma che doveva essere fatta. Questa subalternità è a mio avviso un modo pericoloso di rinunciare; non è stata fatta una scelta da parte dell'Union Valdôtaine e della maggioranza di questo Consiglio, c'è stata solo una grave sottovalutazione della questione.

Da questa vicenda bisogna trarre una lezione in modo che il Consiglio si riappropri della possibilità di discutere di queste scelte così importanti, di modo che non si ripetano più queste vicende.

Per quanto riguarda la questione del ripristino, no sentito con soddisfazione alcune affermazioni dell'Assessore Perrin, perché è anche importante, in questa fase, se non si riesce a bloccare questo progetto, fare almeno il possibile perché i danni ambientali siano ridotti al minimo. Spero che l'impegno, che l'Assessore ha affermato che sarà posto in quest'opera, prosegua, e che in Consiglio si possa discutere un quadro in via di miglioramento della situazione.

PRESIDENTE: Ha chiesto di parlare il Presidente della Giunta, ne ha facoltà.

ROLLANDIN - (U.V.): Je pense avant tout qu'il faut faire une considération. En effet, à l'origine il y eu un manque de dialogue entre les Communes et la Région. Je reprends le discours qui a été fait préalablement: au moment où a démarré le problème du Superphoenix, je crois que personne pouvait soupçonner qu'à la fin il y avait les dégâts que nous sommes en train de voir.

Il faut reconnaître qu'il y a, à ce sujet - et ce sera une leçon pour l'avenir - une difficulté préalable,

c'est-à-dire les Communes reçoivent une requête d'autorisation. Selon ce qu'on leur proposait, elles adoptent une délibération qui est envoyée aux organes de contrôle. Vu que c'était nécessaire l'avis de l'Assessorat compétent, ce dernier examine la question et donne son avis. A ce sujet il n'y a jamais eu malheureusement une prise de position politique sur l'ensemble du projet, parce que chacun était en train de voir son petit problème.

Nous regrettons vraiment qu'il y a eu cette difficulté.

Deuxième problème: lorsqu'il y a des travaux comme le Superphoenix, qui est réalisé par certaines entreprises, la direction des travaux est faite par l'Enel. Du côté de l'Administration régionale on n'a même pas les organes pour contrôler ces travaux. Et je pense que là c'est une question technique assez délicate, qui doit être étudiée pour l'avenir.

Au moment de l'interpellation de M. Torrione, j'avais dit que la réalisation du Superphoenix entrait dans un accord européen, à ce moment on était à la veille des élections européennes et j'avais dit que même à ce sujet il fallait démontrer s'il y avait cette nécessité de collaboration.

Là je partage l'avis de M. Riccarand, en effet si on avait eu la possibilité de voir l'ensemble du problème, c'était un problème à poser vis-à-vis de l'Etat. Il n'y a jamais eu de la part de l'Administration régionale une autorisation sur tout le trajet, chaque tronçon a eu son autorisation. Cela c'est une limite, si la polémique doit avoir une morale c'est justement le fait que - et nous espérons qu'il n'y ait plus des exemples semblables - au sujet de ceux qui devront être les pourparlers et les accords futurs avec l'Enel, nous avons proposé le protocole d'entente. Je crois que ce soit une méthode pour arriver à discuter à niveau de Conseil sur tous les problèmes.

M. Tonino soulevait la question de Fénis, mais je pense qu'il y a d'autres questions encore, dont ce sera bien d'en parler dans ce Conseil, pour voir si c'est possible d'éviter des dégâts pour l'avenir.

En ce qui concerne la suspension des travaux, à présent il n'y a plus même la possibilité de le faire. L'Assesseur Perrin pourra arriver avec l'Enel à des accords écrits sur la nécessité de prévoir tous les travaux que l'Assesseur même a déclaré que l'Enel était disponible à faire faire aux entreprises intéressées, et puis à niveau d'Administration régionale, et également à niveau des rapports avec l'Etat, on devra prévoir qu'il y ait la possibilité de discuter lorsqu'il y a des choix qui nous intéressent.

Avec cet engagement nous nous abstiendrons sur les différentes motions.

PRESIDENTE: Si passa alla votazione delle mozioni. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il Consigliere Torrione, ne ha facoltà.

TORRIONE - (P.S.I.): Siccome sono abituato a dire quel che penso, devo dare atto al Presidente della Giunta del cambiamento di tono e lo ringrazio. Ha avuto il coraggio di dire alcune cose, se lo avessimo sentito all'inizio, avremmo forse impostato la discussione in maniera diversa. C'è stato un riconoscimento della battaglia che noi abbiamo condotto e gliene diamo atto. Ha detto che da questa vicenda bisogna trarre una morale, e cioè evitare per il futuro dei danni del genere al nostro territorio ed avere con lo Stato italiano un rapporto corretto. Sono due cose che noi valutiamo in termini estremamente positivi, riteniamo che questa nostra considerazione, che il problema nella sua complessità sia stato in effetti sottovalutato, abbia trovato un riscontro nelle parole del Presidente della Giunta. In effetti i rapporti fra i piccoli Comuni e questo Ente hanno creato difficoltà di comprensione.

Riteniamo che la mozione abbia un suo significato, se si potesse addivenire ad una formulazione che trovi il consenso anche degli altri proponenti in un.' unica mozione, saremmo disponibili ad una breve sospensione.

PRESIDENTE: Faccio presente, solo dal punto di vista formale, pur essendo il Consiglio sovrano, che eravamo già durante le dichiarazioni di voto, con chiusura della discussione generale, quindi non sarebbero possibili emendamenti. Ha chiesto di parlare il Consigliere Tonino, ne ha facoltà.

TONINO - (P.C.I.): Apprezziamo l'intervento del Presidente della Giunta e non credo sia il caso di dare qui valutazioni sul risultato che hanno avuto certe iniziative o meno. A noi interessa la questione di fondo che in questo caso abbiamo cercato di concretizzare alla fine, dicendo che per quanto riguarda la possibilità di salvare il salvabile è opportuno che si mettano in cantiere tutti gli strumenti che abbiamo; in secondo luogo devo ammettere che il Presidente della Giunta ha saputo, meglio di quanto no potuto farlo io, prendere da tutta questa vicenda anche alcune indicazioni che ci possono servire per il futuro.

Riteniamo che le mozioni che abbiamo presentato mantengano la loro validità, si tratta di stabilire meglio quello che dovremo fare nel futuro. La nostra opinione è quella di stabilire un protocollo di intesa che sia dettagliato e riguardi tutta la zona. Se lo fa la Giunta ci va bene e restiamo in attesa che la Giunta ci fornisca questo tipo di garanzie, ma soprattutto che le fornisca al territorio della Valle d'Aosta che - ha ragione il Presidente della Giunta - tutti quanti abbiamo interesse a mantenere nel migliore dei modi.

PRESIDENTE: Metto in votazione la mozione del gruppo socialista, iscritta al l'oggetto n. 32:

ESITO DELLA VOTAZIONE

Presenti 25

Votanti 10

Favorevoli 10

Astenuti 15 (Beneforti, Bondaz, Chabod, De Grandis, Faval, Fosson, Lanivi, Martin, Perrin, Pollicini, Ricco, Rollandin, Stévenin, Tamonee Voyat)

Il Consiglio non approva

PRESIDENTE: Metto in approvazione la mozione del Consigliere Riccarand, iscritta all'oggetto n. 33:

ESITO DELLA VOTAZIONE

Presenti 25

Votanti 10

Favorevoli 10

Astenuti 15 (Beneforti, Bondaz, Chabod, De Grandis, Faval, Fosson, Lanivi, Martin, Perrin, Pollicini, Ricco, Rollandin, Stévenin, Tamonee Voyat)

Il Consiglio non approva

PRESIDENTE: Metto in approvazione la mozione del gruppo comunista iscritta all'oggetto n. 34:

ESITO DELLA VOTAZIONE

Presenti 25

Votanti 10

Favorevoli 10

Astenuti 15 (Beneforti, Bondaz, Chabod, De Grandis, Faval, Fosson, Lanivi, Martin, Perrin, Pollicini, Ricco, Rollandin, Stévenin, Tamonee Voyat)

Il Consiglio non approva