Objet du Conseil n. 569 du 15 mai 1984 - Resoconto
OGGETTO N. 569/VIII - RELAZIONE SUI LAVORI DELLA COMMISSIONE CONSILIARE AFFARI GENERALI ALLARGATA AI CAPI GRUPPO INCARICATA DI EFFETTUARE ACCERTAMENTI E VERIFICHE SULLA GESTIONE DELLA CASA DA GIOCO DI SAINT-VINCENT. DIBATTITO GENERALE.
PRESIDENTE: Come da accordi, stamani ha inizio la discussione sulla relazione presentata dal Presidente della Commissione d'inchiesta, Consigliere Beneforti.
Ha chiesto di parlare il Consigliere Riccarand, ne ha facoltà.
RICCARAND - (N.S.): Aprendo il dibattito sulla relazione presentata ieri, a nome della Commissione, da parte del Consigliere Beneforti, ritengo opportuno ricordare come si è giunti il 24.11.1983 ad istituire la Commissione d'indagine che ieri ha presentato la conclusione dei suoi lavori.
La Commissione d'indagine era già stata proposta dal Gruppo comunista con una mozione discussa in Consiglio regionale il 7.11.1983, subito dopo che era uscito il primo servizio su "L'Espresso", in cui fra l'altro il Ministro degli Interni Scalfaro aveva definito i Casinò le "banche della mafia", che si era soffermato in particolare sulla situazione del Casinò di Saint-Vincent. Quel dibattito in Consiglio avvenne tre giorni prima del primo blitz della Guardia di Finanza svoltosi nella notte fra il 10 e l'11 novembre a Saint-Vincent. In quella prima discussione del 7 novembre, la proposta di una Commissione d'indagine venne respinta da tutte le forze di maggioranza che sostennero in quell'occasione che a Saint-Vincent tutto era regolare e che non c'era nulla su cui indagare. Questo è un primo dato da cui dobbiamo partire.
Un secondo dato è costituito dal fatto che la proposta della Commissione d'indagine venne ripresa in esame nel Consiglio regionale straordinario richiesto da tutti i Gruppi di minoranza e svoltosi il 24 novembre 1983, dopo l'arresto di Masi, Chamonal, Ramera ed altri.
Anche in tale occasione le forze di maggioranza del Consiglio respinsero la proposta di una Commissione speciale d'inchiesta, però non poterono fare a meno di accettare l'istituzione nell'ambito della Commissione Affari Generali di una Commissione d'indagine con compiti limitati.
Credo che sia importante ricordare, non per polemica ma proprio per valutare quelli che sono i risultati dell'indagine della Commissione Affari Generali allargata ai Capigruppo che sono contenuti nella relazione letta ieri, quali furono le posizioni delle forze di maggioranza ed in particolare le affermazioni di esponenti della maggioranza in quella fase iniziale del dibattito sul Casinò, fra cui quella del Consigliere Tamone che, non in aula a dire il vero, ma in numerose sedute in sede di Commissione di Capigruppo, disse più volte e con veemenza che a Saint-Vincent non era successo niente e che era tutto regolare: questo già dopo i primi arresti. Ancora più esplicito fu il Consigliere Voyat, che nella sua qualità di Capogruppo espose la posizione dell'Union Valdôtaine nella seduta del 24.11.1983. Voglio rileggere alcune delle sue affermazioni non per pignoleria, ma perchè ritengo necessario partire proprio da quelle affermazioni per capire cosa è cambiato con il lavoro della Commissione, quali sono i dati che sono emersi.
Allora il capogruppo dell'Union Valdôtaine disse, riferendosi agli assetti societari SAISET, che era sufficiente indirizzare una semplice domanda in carta da bollo alla Cancelleria civile del tribunale di Aosta per sapere chi erano gli azionisti della SAISET; si dichiarò anche contrario alla creazione di una Commissione speciale di inchiesta, essendo del parere che sarebbe stato meglio per il momento lasciare che le indagini si svolgessero con celerità e tranquillità. Disse ancora di non condividere la richiesta di indagine da farsi su persone ed organismi non messi in discussione da parte della Magistratura, di avere sempre avuto fiducia nelle persone che ricoprivano incarichi di controllo e essere convinto che queste persone avevano sempre fatto il loro dovere. Infine, sostenne che non esistevano responsabilità politiche, amministrative e tantomeno personali da parte del Presidente Andrione o di una qualunque forza di maggioranza.
Queste sono affermazioni che ha fatto il Consigliere Voyat, che erano rappresentative in particolare dell'Union Valdôtaine ma anche di una parte consistente delle forze di maggioranza, affermazioni che hanno trovato la più netta smentita nei lavori della Commissione e nella stessa relazione conclusiva che è stata approvata anche dal Consigliere Voyat e dal Consigliere Tamone, che erano esponenti dell'Union Valdôtaine in tale Commissione.
Una seconda premessa riguarda il modo in cui la Commissione d'indagine ha svolto il suo lavoro.
Nel corso dei lavori ci eravamo impegnati alla riservatezza sui lavori della Commissione, però in questo momento vanno anche fatte alcune osservazioni su come ha funzionato la Commissione e sul giudizio che diamo sul suo comportamento. A mio avviso la Commissione ha lavorato bene, con sufficiente rapidità nei primi tre mesi, quando cioè si trattava prevalentemente di acquisire delle informazioni, di avere un quadro sufficientemente chiaro della situazione.
L'attività si è piuttosto sfilacciata negli ultimi due tre mesi, quando bisognava trarre delle valutazioni e delle conclusioni sugli elementi emersi dalla prima fase di indagine conoscitiva.
Dei quattro punti su cui la Commissione aveva il compito di indagare in base alla deliberazione di Consiglio, cioè la convenzione e relative opere, assetti societari SITAV e SAISET, sistema dei controlli, eventuali forme diverse di gestione, la Commissione ha affrontato in modo adeguato i primi tre, ma come del resto già ricordato dal Presidente della Commissione ieri, non è stata in grado di affrontare il 4° punto, riguardante eventuali forme diverse di gestione.
Le maggiori difficoltà per i lavori della Commissione sono state a mio avviso due: la prima, l'insufficiente e comunque lenta e tardiva collaborazione da parte della Giunta regionale, per cui la documentazione necessaria ha dovuto essere più volte richiesta, in alcuni casi non è pervenuta; gli Assessori e lo stesso Presidente della Giunta non si sono mai presentati alla Commissione per esporre i dati e le informazioni in loro possesso.
Un secondo elemento che ha inciso negativamente sulla Commissione è il fatto che nella Commissione era molto folto il gruppo di quelli che possiamo chiamare gli insabbiatori, di coloro che non hanno dato alcun contributo a far emergere le questioni delicate e che anzi hanno spesso cercato di sminuire l'importanza di certi fatti o avvenimenti di cui la Commissione è venuta a conoscenza.
Questo atteggiamento insabbiatorio e spesso dilatorio ha riguardato sia Consiglieri della maggioranza sia Consiglieri della cosiddetta minoranza, quindi non è un dato che ha diviso esponenti della maggioranza e della minoranza. E' proprio questo atteggiamento che ha impedito alla Commissione di affrontare il 4° punto, cioè eventuali forme diverse di gestione, ed altri aspetti importanti, (come ad esempio la questione delle opere relative all'impianto del tiro al piccione o perchè sono state realizzate con disordine ed irregolarità - che sono costate oltre due miliardi alla Regione -), aspetti su cui la Commissione si sarebbe dovuta soffermare perchè sono intrinsecamente connessi con l'attività del Casinò quindi riguardavano l'ambito di competenza della Commissione. Su queste opere invece rimane un mistero piuttosto fitto.
Un altro argomento su cui la Commissione non si è espressa - non aveva ricevuto in realtà uno specifico mandato ma avevamo avuto una richiesta abbastanza pressante in questo senso e sarebbe stato opportuno, a mio avviso, da parte della Commissione esprimersi - riguarda la richiesta presentata dai controllori sospesi di una riassunzione. La Commissione su questo punto non si è pronunciata perchè da parte di un folto gruppo, che ho chiamato di insabbiatori e di dilatori, non c'è stata la volontà di pronunciarsi e non si è potuto porre la Commissione nella condizione di esprimere un parere su questo argomento.
Un'ultima osservazione su questa parte, prima di entrare nel merito della relazione, riguarda il costo economico della Commissione.
Come è stato detto nella relazione letta ieri, la Commissione si è avvalsa di alcuni consulenti, in particolare di un avvocato, un commercialista e due ingegneri, che presenteranno le loro parcelle. Credo che anche sotto l'aspetto economico l'Amministrazione abbia fatto un buon affare con questa Commissione, perchè dovremo senz'altro pagare alcuni milioni o più per le consulenze, ma abbiamo sgombrato il campo della contesa fra SITAV e Regione sulle opere extra contratto di ben 750 milioni che la SITAV richiedeva del tutto arbitrariamente, e che la Giunta regionale, bontà sua, aveva in precedenza tranquillamente accettato di liquidare alla SITAV. Non solo, i pareri dei consulenti ed in questo caso dell'Avv. Dal Piaz, sono tali che potrebbero permettere alla Regione di incamerare gratuitamente opere non autorizzate, realizzate dalla SITAV, per circa 3 miliardi di lire.
Un terzo argomento che vorrei affrontare riguarda la valutazione sulla relazione finale letta ieri dal Presidente della Commissione. Di fronte alla stesura di una relazione finale per un Consigliere di opposizione quale ero io, si imponeva una scelta molto chiara fra due atteggiamenti: o presentare una relazione di minoranza sottoscritta da pochi Commissari in cui dire tutto e nel modo più chiaro possibile senza tentare di incidere poi sulla relazione di maggioranza; oppure lavorare per una relazione unitaria che fosse la più completa e la più veritiera possibile, scontando evidentemente certe reticenze.
La relazione di minoranza avrebbe permesso di affrontare in modo più incisivo determinate questioni, ma avrebbe avuto senz'altro meno credibilità perchè sottoscritta da un numero limitato di Commissari. La mia scelta è caduta sulla relazione unitaria, anche perchè devo riconoscere che sono state accettate numerose modifiche (anche se non tutte) che avevo proposto di introdurre rispetto alla bozza iniziale.
La reazione della Commissione, letta ieri dal Consigliere Beneforti, costituisce a mio avviso un documento che contiene affermazioni importanti e che fornisce una fotografia sufficientemente fedele di quanto la Commissione è riuscita ad appurare, un giudizio quindi di sufficienza e per questo l'ho approvata, anche se non mancano limiti, e voglio sottolinearli.
Nella relazione non si distingue quasi mai in modo chiaro fra quelle che sono le cose importanti e da sottolineare e quelle che sono le cose secondarie; il tutto viene elencato in modo disordinato, anche perchè forse non c'è stato il tempo per una rielaborazione definitiva e organica.
Inoltre permangono nella relazione alcune imprecisioni e reticenze che sono state causate soprattutto dall'atteggiamento di quel gruppo di insabbiatori ed anche assenteisti, di cui parlavo prima, che non hanno permesso che si svolgesse un lavoro sufficientemente tranquillo nella fase finale della Commissione.
Soprattutto mancano nella relazione, questo è il dato più negativo, delle esplicite conclusioni, che era compito della Commissione trarre e fornire al Consiglio e a tutta la popolazione valdostana.
Qui c'è stato un rifiuto di alcune forze della maggioranza di inserire delle conclusioni esplicite della Commissione e queste conclusioni dovremmo cercare di trarle oggi nel dibattito consiliare.
Proverò a dire quali sono le soluzioni che emergono in base ai dati della relazione.
Emerge sostanzialmente da tutto il lavoro della Commissione che al Casinò di Saint-Vincent non c'era quasi nulla che funzionasse regolarmente. Le convenzioni non erano rispettate, le opere di ampliamento sono state realizzate in modo irregolare, i controlli della Regione erano del tutto inadeguati, la SITAV e la SAISET invece di essere due società diverse in concorrenza fra loro, come erano state spacciate, erano controllate dallo stesso gruppo di potere.
Voglio riprendere alcune cose dette nella relazione per metterle a fuoco. Sul primo punto, per quanto riguarda l'applicazione delle convenzioni in atto e le opere, sono risultate in particolare le irregolarità che andrò ad illustrare.
Sul versamento delle decadi c'era una duplice irregolarità: anzitutto i pagamenti avvenivano in ritardo, venti giorni dopo la scadenza prevista dal contratto, e di ciò il Presidente della Giunta era perfettamente a conoscenza, tanto che la segnalò alla SITAV con una sua lettera, ma poichè questa lettera non ebbe alcun seguito le cose rimasero al punto di prima. In secondo luogo era stata effettuata dalla SITAV la trattenuta del 25% sulle decadi dal 1° maggio 1982 fino agli arresti del novembre-dicembre 1983, in contrasto con gli articoli 7 e 8 del contratto Regione/SITAV, operata all'insaputa del Consiglio regionale, con avallo del Presidente della Giunta e degli Assessori che si sono succeduti all'Assessorato delle Finanze, e con la collaborazione del Ragioniere capo della Regione.
Nel mancato rispetto alla convenzione c'è un altro punto importante che, a mio avviso, nella stesura finale della relazione non è emerso in modo sufficientemente chiaro (fra l'altro alcune modifiche erano state decise nell'ultima riunione, forse per incomprensioni intervenute non sono mai state esplicitamente corrette nella stesura finale): mi riferisco ai due giochi del punto banco e del tout-va.
In questo caso, la irregolarità grave è costituita dal fatto che la Commissione di Coordinamento, nel vistare la Convenzione Regione/SITAV/SAISET, aveva esplicitamente imposto che per quanto riguarda i giochi con introiti a forfait per la Regione, cioè il punto banco e il tout-va, l'introito giornaliero a forfait dovesse essere stabilito con provvedimento del Consiglio regionale integrativo della Convenzione.
Non solo il Consiglio non ha mai stabilito questo importo con propria deliberazione, ma neppure la Giunta ha mai deliberato in materia, ed è semplice capire il perchè. La Giunta non poteva deliberare perchè se lo avesse fatto, la Commissione di Coordinamento avrebbe annullato la deliberazione perchè era di competenza del Consiglio, come aveva esplicitamente segnalato approvando la delibera.
Quindi non c'è stata approvazione nè di Consiglio nè di Giunta, i giochi sono stati messi in funzione senza nessuna autorizzazione né regolamentazione, e solo successivamente, quando questi due e più tavoli erano in funzione, sono intervenute delle prese d'atto che, come tutti sappiamo sono atti interni senza nessuna influenza giuridica in quanto su questi non si vota, non vengono pubblicati, non vengono sottoposti al visto della Commissione di Coordinamento. Sono degli atti che dimostrano però che la Giunta sapeva dell'introduzione di questi giochi, sapeva di assumere un atteggiamento non corretto, altrimenti non avrebbe fatto una presa d'atto ma avrebbe fatto una deliberazione; è stato un modo per aggirare quella che era la strada imposta dalla Commissione di Coordinamento.
Bisogna dire che da questi giochi, in particolare dal punto banco, la Regione ha subito un danno enorme; gli incassi di questo gioco oscillavano infatti, secondo tutte le stime che abbiamo sentito, fra un minimo di 5 - 10 milioni al giorno ad un massimo di 40 - 50 milioni. Di fronte a questi introiti la Regione incassava ogni giorno solo una quota che oscillava fra le 350 mila in una prima fase e le 750 mila lire in una seconda fase. Bastano questi dati per capire l'enormità di questo atteggiamento da parte della Giunta, che ha permesso ad un gruppo all'interno del Casinò di gestire con enormi profitti questi tavoli da gioco.
L'ultimo aspetto che riguarda un mancato rispetto delle convenzioni è la questione dei biglietti d'ingresso. Non mi soffermo su questo punto, che mi pare ben illustrato dalla relazione; l'unica cosa che forse qui non è stata inserita sono alcuni dati quantitativi che danno un'idea di quali erano le dimensioni di questo problema, perchè il fatto che la SITAV suddividesse soltanto 5.000 lire con la Regione e non le 10.000 lire può sembrare un fatto limitato.
Se invece facciamo un calcolo, considerando che gli ingressi al Casinò di Saint-Vincent sono in media di 600 mila all'anno, ci accorgiamo che con questo meccanismo di suddividere fra Regione e SITAV solo il 50% dei biglietti di ingresso, la SITAV incamerava annualmente una somma esente dalle tasse che andava dai 2 ai 3 miliardi, quindi una somma considerevole.
Per quanto riguarda le opere di ampliamento o di rifacimento del Casinò, è emersa nel corso dei lavori della Commissione, e risulta anche dalla relazione, una grande confusione e soprattutto mancato rispetto del contratto Regione/SITAV dell'11 settembre 1980.
La SITAV, con l'avallo dell'ex Presidente della Giunta Mario Andrione, ha realizzato opere non autorizzate per circa 3 miliardi, cercando di farle pagare alla Regione. La SITAV ci ha anche fatto pagare delle opere che poi senza autorizzazione sono state completamente trasformate e questo è il caso del costosissimo salone delle feste, realizzato a spese della Regione e poi trasformato dopo 8 mesi dalla sua inaugurazione in salone giochi americani. La SITAV pretendeva di far pagare questi costi di trasformazione nuovamente all'Amministrazione regionale.
Il tentativo di far pagare alla Regione dette opere non è passato soltanto per l'opposizione della Commissione di Coordinamento, che ha più volte respinto le deliberazioni di Giunta che liquidavano queste spese alla SITAV per eccesso di potere.
Non solo, sempre la SITAV ha presentato alla Regione dei conti su certe opere che, come risulta dalla relazione, i consulenti della Commissione hanno dovuto depurare di diverse voci; ha addebitato infine alla Regione costi di progettazione, come nel caso del Privé, che inizialmente si era impegnata ad assumere a proprio carico.
Relativamente alle opere, come ho già detto prima, la Commissione non si è occupata dei miliardi spesi per l'impianto di tiro al piccione, su cui non c'è sufficiente chiarezza. Per quanto riguarda poi le manifestazioni ad onere comune fra Regione e SITAV, sono emersi anche in questo caso una carenza grave di indirizzo e di controllo della Regione sullo svolgimento delle manifestazioni e la presenza da alcuni anni di un fantomatico contributo al Centro Culturale Congressi, contributo concordato non si sa fra chi e perchè, che si configura comunque come un contributo ad una società per azioni, ponendosi così al di fuori dell'art. 6 del contratto Regione/SITAV.
Le conclusioni che possono essere tratte su questo primo punto, convenzioni ed opere, sono le seguenti: almeno 5 articoli della convenzione Regione/SITAV e Regione/SITAV/SAISET erano applicati in modo irregolare ed ovviamente in senso sfavorevole alla Regione; si tratta degli articoli 3, 6, 7, 8 della convenzione Regione/SITAV, e dell'articolo 8 della convenzione Regione/SITAV/SAISET.
Per quanto riguarda gli assetti societari, che era il secondo punto di indagine della Commissione, le conclusioni a cui è giunta la Commissione sono ormai note da tempo, ma non per questo sono meno clamorose.
Per cogliere l'importanza di quanto messo in luce dalla Commissione, bisogna tornare un po' indietro nel tempo, a tre anni fa, alla seduta del Consiglio regionale del 29.6.1981, quando in questa aula Mario Andrione, Sergio Ramera ed Angelo Pollicini si batterono per far passare la Convenzione con la SAISET con quella fantomatica società che veniva secondo qualcuno dalle Antille, secondo altri da Roma, secondo altri ancora dalla zona di Milano, e che con il suo ingresso avrebbe dovuto rompere il monopolio della SITAV ed avvantaggiare la Regione.
La Commissione, come è detto nella relazione, ha appurato che gli azionisti ed i capitali della SAISET non provenivano nè dalle Antille, nè da Roma, nè da Milano, ma erano roba nostra, roba di Saint-Vincent - Verrès - Aosta.
La SAISET era ed è una creazione di Masi, Chamonal e Giovannini, i quali ne controllavano e ne controllano il 78% delle azioni. La Commissione ha anche scoperto, per modo di dire perchè evidentemente ancor prima della Commissione le cose erano già uscite sui giornali, che il gruppo Masi, Chamonal, Giovannini era riuscito nel 1982, l'anno successivo dell'operazione SAISET, a rastrellare anche il 21,21% delle azioni SITAV assicurandosi quindi il controllo sia della Società che gestiva giochi tradizionali, sia della società che gestiva i giochi americani.
Infine, è emerso anche se non è sottolineato con la dovuta importanza, che uno degli azionisti della SAISET nella fase di introduzione dei giochi americani, era quel Giorgio Sacco che attualmente è agli arresti per associazione a delinquere di stampo mafioso, che era revisore dei conti della Getualte, la società che gestiva il Casinò di Campione d'Italia, nonchè titolare della Tecnosystem, grossa azienda di Milano presso la quale sono state trovate molte girate di assegni protestati al Casinò di Saint-Vincent.
Ma non è tutto: la Commissione aveva i compiti delimitati dalla deliberazione del Consiglio e non si è quindi occupata della penetrazione del gruppo Masi, Chamonal, Giovannini in vari settori della economia valdostana al di fuori di quelle che erano le attività connesse alla Casa da gioco.
In sede di discussione consiliare non dobbiamo dimenticare questo aspetto e passare sotto silenzio le preoccupanti connessioni del gruppo che gestiva il Casinò di Saint-Vincent con altri settori importanti dell'economia valdostana, la presenza dei signori del Casinò nella piccola industria, come l'Alluver e la Trinver, nel commercio con la costituzione fra la società Autoporto e Masi dell'Incoval, e nell'edilizia. Emerge cioè un disegno di potere che se fosse andato in porto, avrebbe pesantemente condizionato le sorti della Valle d'Aosta.
Non si deve infine dimenticare il coinvolgimento della Finaosta nell'indagine della Magistratura ed i pesanti sospetti secondo cui la Finanziaria regionale sarebbe stata utilizzata proprio per finanziare società in cui erano presenti ed interessati i signori del Casinò.
Per quanto riguarda il sistema regionale di controllo, la stessa relazione letta dal Consigliere Beneforti contiene una conclusione esplicita, una delle poche che ci sono nella relazione, che troviamo a pag. 74.
Si dice: "il controllo pertanto non è avvenuto nei modi e nei termini previsti dalle vigenti disposizioni di legge regionale". Nella ultima riunione della Commissione avevo proposto di spostare questa affermazione in fondo alla relazione, nella parte delle conclusioni, e ne avevo motivato il perchè. Poste in quel punto della relazione, in quel modo, quelle conclusioni, per quanto giuste alla lettera, sono infatti affrettate e fuorvianti perchè riferite soltanto alla questione dei fuori busta, che non può essere l'unico parametro su cui misurare la congruità dei controlli regionali.
I controlli regionali presso il Casinò non funzionavano non solo e non tanto per la questione dei fuori busta, ma per molti altri motivi: perchè non c'era controllo sull'ufficio fidi e i prestasoldi circolavano liberamente nelle sale spremendo i clienti in difficoltà (non dobbiamo dimenticare che uno di questi prestasoldi...omissis...è tuttora latitante anch'egli con un mandato di cattura di associazione a delinquere di stampo mafioso); perchè con l'avvento della SAISET era aumentato l'afflusso di persone, i giochi erano diventati più veloci ed il corpo dei controllori era rimasto sostanzialmente lo stesso, si era accresciuta la confusione e c'erano questi famosi gettoni fuori corso che facevano strani incontrollati e incontrollabili giri; perchè il conteggio degli incassi effettuato al mattino e non alla chiusura dei tavoli non garantiva la Regione da indebite sottrazioni; perchè il comportamento del Commissario regionale, che si sedeva ai tavoli e faceva finta di giocare, non deponeva certo a favore dell'efficienza e del rigore di chi doveva organizzare l'intero servizio di controllo; era questo comportamento a sua volta, la conseguenza di una lottizzazione del posto di Commissario regionale che prescindeva dagli interessi della Regione; perchè alcuni giochi ed in particolare il punto banco erano stati sottratti alla sorveglianza dei controllori regionali; perchè infine l'introduzione nel 1982 di un secondo più cospicuo fuori busta accanto a quello che esisteva fin dalle origini del Casinò e che veniva periodicamente aggiornato, ha creato una pur parziale compromissione fra controllori e controllati, cosa che non agevolava il regolare svolgimento del servizio.
Per tutti questi motivi, e non solo per il fuori busta, possiamo concludere che al Casinò non c'era e forse non c'è neppure adesso un adeguato controllo da parte della Regione.
Di chi sono allora le responsabilità? Alcune responsabilità sono del Commissario regionale, dei Vice Commissari e dei controllori attualmente sospesi, di misura diversa fra di loro: responsabilità, quanto meno, di essersi adeguati a quella situazione di confusione e di irregolarità senza riuscire a denunciarla con tutta la forza che sarebbe stata necessaria.
Ma le maggiori responsabilità non sono certo dei controllori regionali, bensì di chi doveva guidare, disciplinare e sorreggere l'azione del corpo dei controllori regionali: sono del Consiglio regionale messo insieme ma soprattutto della Giunta regionale, e all'interno di essa dell'ex Presidente delle Giunta, Mario Andrione, che gestiva in prima persona, l'intera questione.
E' proprio sulla base di queste considerazioni che Nuova Sinistra ritiene opportuno e doveroso chiarire la sur posizione rispetto alla richiesta di riassunzione dei controllori sospesi. Siamo favorevoli ad una riassunzione dei controllori sospesi nell'Amministrazione regionale; è una riassunzione che riteniamo doverosa e giusta per tutta una serie di motivi; non siamo però favorevoli ad una riassunzione dei controllori all'interno della Casa da gioco per tutta un'altra serie di motivi di carattere di opportunità che quando sarà il caso illustreremo.
Se queste sono le conclusioni che si possono trarre rispetto al passato, quali le prospettive per il futuro? Alcuni correttivi, come ieri ricordava il Consigliere Beneforti verso la conclusione della reazione, sono già stati introdotti in questi ultimi mesi con provvedimenti della Giunta, del Consiglio regionale o del Commissario regionale provvisorio al Casinò. Li ha elencati ieri il Consigliere Beneforti, sono essenzialmente questi: il pagamento dei debiti accumulati dalla SITAV fra il 1982 e il 1983 (è rimasta però fuori la questione delle penali); la riduzione da 20 a 10 dei giorni di ritardo concessi alla SITAV per il pagamento delle decadi; il conteggio totale dei biglietti di ingresso nella ripartizione fra SITAV e Regione; l'allontanamento dalle sale dei prestasoldi; il conteggio immediato dei biglietti alla chiusura dei tavoli; l'eliminazione dei gettoni fuori corso, a chiusura del tavolo del punto banco.
Numerosi altri problemi sono rimasti irrisolti, in particolare ve ne sono cinque che sono ancora aperti: il versamento da parte della SITAV alla Regione per la soprattassa dovuta per le trattenute irregolarmente effettuate nel corso del 1982 e del 1983; revisione delle percentuali sugli introiti dei giochi americani spettanti rispettivamente a SAISET, Regione e SITAV: abrogazione della clausola contrattuale che impone alla Regione di rinunciare ad una quota dei propri introiti a favore della SITAV quando il costo del lavoro supera determinati parametri; il controllo delle mance; l'eliminazione della duplicità di società nella gestione dei giochi.
Proponiamo, rispetto a tutta questa materia, una linea che ci sembra chiara e precisa ed è la seguente: chiediamo che si richieda formalmente alla SITAV il pagamento della soprattassa dovuta per le trattenute irregolarmente effettuate nel corso del 1982-83 senza cedimenti e patteggiamenti. Chiediamo che si comunichi formalmente alla SITAV e alla SAISET la decisione della Regione di rivedere in senso favorevole all'Amministrazione regionale la percentuale di introiti sui giochi americani.
Proponiamo di utilizzare questi due strumenti - la soprattassa e la revisione degli introiti sui giochi americani insieme ad altri strumenti come ad esempio il non pagamento dei 3 miliardi di opere aggiuntive, per imporre alle due società che gestiscono la Casa da gioco di Saint-Vincent una completa revisione dei contratti, quindi una decadenza degli attuali contratti ed un nuovo rapporto contrattuale finalizzato ai seguenti punti:
1) eliminazione della duplicità della società di gestione, quindi una sola società;
2) abrogazione delle vessatorie clausole sul costo del lavoro;
3) riduzione al dicembre 1987 della durata della concessione mentre le scadenze attuali sono al 1991-1992;
4) controllo delle mance.
Evidentemente questa azione deve essere promossa in prima persona dalla Giunta; riteniamo tuttavia che sarebbe opportuno affiancare all'azione della Giunta il lavoro della Commissione che ha operato in questi mesi e da cui sono venute indicazioni importanti, che potrebbero rappresentare un impegno di tutto il Consiglio in questa direzione.
Chiediamo al Consiglio regionale di dare mandato alla Commissione Affari Generali allargata ai Capigruppo di proseguire la propria attività relativamente alla Casa da gioco di Saint-Vincent con i seguenti compiti:
- affiancare la Giunta regionale nella trattativa per l'immediata revisione dei contratti attualmente in vigore fra Regione/SITAV e SAISET;
- mantenere collegamenti con il Commissario regionale presso la Casa da gioco;
- esaminare il punto finora non affrontato riguardante eventuali forme diverse di gestione della Casa da gioco.
Vi è poi un'ultima e fondamentale questione che come Consiglio regionale dobbiamo porci con lucidità, se non vogliamo fare del piccolo cabotaggio. Dopo tutto quello che è successo, dopo 51 mandati di cattura, centinaia di comunicazioni giudiziarie, anni di processi che si preannunciano, dopo che abbiamo avuto l'ennesima dimostrazione - perchè non è la prima volta che il Casinò provoca incriminazioni, processi ecc. - dell'incidenza deteriore ed inquinante del Casinò in Valle d'Aosta, vogliamo come Consiglio regionale mantenere e sviluppare ancor più la bisca di Saint-Vincent?
La nostra posizione in materia è nota, non l'abbiamo cambiata e non la cambieremo. Siamo favorevoli alla chiusura del Casinò di Saint-Vincent, non immediata, ma in un arco di tempo ragionevole e programmato con delle contropartite occupazionali e finanziarie per Saint-Vincent, per la sua zona e per l'Amministrazione regionale; contropartite che ci possono essere e che possono essere provate.
Se poi non si accetta questa impostazione, che è radicale, ci sono altri discorsi che si possono fare, che mi sembrava fossero anche emersi nei mesi scorsi. Lo stesso Consigliere Maquignaz, lo stesso Presidente della Giunta Mario Andrione, si erano posti nelle precedenti discussioni questa domanda: "Non è forse il Casinò di Saint-Vincent troppo grande, troppo invadente, troppo grosso per una realtà piccola come la Valle d'Aosta? Non è forse necessario andare ad un ridimensionamento del peso finanziario ed occupazionale della Casa gioco?"
Queste domande sul ruolo che si vuole assegnare al Casinò, soprattutto alla luce di quello che è successo, sono domande fondamentali a cui il Consiglio regionale non può sottrarsi, ed è anche sulla base delle risposte che si daranno che occorre articolare le forme e le modalità di gestione provvisorie della Casa da gioco.
E' anche per svolgere questa riflessione sul ruolo e sui destini che vogliamo assegnare al Casinò di Saint-Vincent, che noi chiediamo che la Commissione Affari Generali allargata ai Capigruppo sul Casinò rimanga in piedi e svolga al suo interno questo tipo di riflessione, ed è anche per vincolarci per tempi non troppo lunghi, che proponiamo la scadenza del 1987 per la nuova convenzione da stipulare con la SITAV, convenzione con carattere transitorio in attesa che altre valutazioni, altri elementi emergano dalla riflessione globale del Consiglio regionale in tutti i suoi organismi.
Mi pare che la nostra proposta sia chiara, praticabile, e non comporti alcun sconvolgimento rivoluzionario.
Resta da chiedersi se questa Giunta, se questa maggioranza; che è poi l'erede della maggioranza e della Giunta che ha determinato la situazione descritta di confusione e di irregolarità, abbiano la volontà e la capacità di individuare una via di uscita in positivo da una situazione estremamente precaria.
Questa è una riflessione che dovremo riprendere anche in vista delle dimissioni preannunciate per il 4 luglio della Giunta regionale, ma crediamo che già dall'esito del dibattito di oggi emergeranno alcuni utili elementi di orientamento.
Concludo leggendo l'ordine del giorno in cui ho riassunto quanto ho esposto nel mio intervento e che propongo all'approvazione del Consiglio regionale:
ORDINE DEL GIORNO SULLA CASA DA GIOCO DI SAINT-VINCENT
SENTITA la relazione sui lavori della Commissione di indagine sulla gestione della Casa da Gioco di Saint-Vincent, istituita il 24 novembre 1983;
RILEVATO che la relazione evidenzia numerosi e gravi illeciti e irregolarità nella gestione della Casa da gioco; irregolarità ed illeciti in alcuni casi di origine antica, in altri casi di origine recente;
SOTTOLINEATO, in particolare, che:
a) per quanto riguarda l'applicazione delle Convenzioni in atto e relative opere:
E' risultato dall'indagine che molti punti, anche importanti delle convenzioni in atto non erano applicati o erano applicati in modo irregolare.
Si ricordano in particolare i ritardi della SITAV nel versamento delle quote spettanti alla Regione; la trattenuta del 25% operata dalla SITAV dal 1° maggio 1982 al 30 novembre 1983 sugli introiti spettanti alla Regione; le modalità di introduzione e regolamentazione dei giochi del Punto Banco e del Tout-va; le irregolarità nelle opere di ampliamento della Casa da Gioco; la questione dei biglietti di ingresso; l'inadeguata applicazione del regolamento per le assunzioni presso la Casa da Gioco.
b) Per quanto riguarda gli assetti societari della SITAV e della SAISET:
Il dato più significativo emerso dall'indagine e costituito dal fatto che la Commissione ha appurato l'esistenza di un gruppo di azionisti presenti in maniera determinante sia nella SAISET sia nella SITAV. Questo gruppo e rappresentato da Bruno Masi, Paolo Giovannini e Franco Chamonal i quali avevano notevolmente accresciuto il loro potere degli ultimi 3 - 4 anni, giungendo a detenere il 78% delle azioni SAISET e il 21,21% delle azioni SITAV e giungendo a ricoprire le più alte cariche all'interno della SITAV stessa. Questo gruppo aveva inoltre esteso la propria attività anche in settori dell'economia valdostana esterni alla Casa da Gioco.
c) Per quanto concerne la congruità del sistema regionale dei controlli:
L'indagine della Commissione ha permesso di rilevare una grave inadeguatezza nel sistema regionale di controllo presso la Casa da Gioco di Saint-Vincent. La libertà di circolazione e di "operatività" concessa ai prestasoldi; il mancato controllo di giochi come il punto banco o di strutture come l'ufficio fidi; la questione dei gettoni fuori corso; le irregolari indennità fuori busta; le modalità adottate per il conteggio del denaro; lo stesso comportamento del Commissario regionale in carica fino all'inizio del dicembre 1983; sono tutti aspetti indicativi di un'impostazione che non era certo rigorosa ed efficace del sistema di controllo regionale.
Le maggiori responsabilità di tale situazione non possono tuttavia essere attribuite al personale regionale di controllo che doveva operare in condizioni di grave disagio sia per la natura del lavoro svolto sia per le carenze di regolamentazione, di disciplina e di indirizzo dell'attività lavorativa da parte dell'Amministrazione regionale.
Per quanto concerne poi le indennità percepite fuori busta dai controllori sono emersi elementi che riconducono ad evidenti e gravi responsabilità dell'ex-Presidente della Giunta regionale, Mario Andrione.
SOTTOLINEATO inoltre che la Commissione d'indagine non ha finora preso in esame eventuali forme diverse di gestione della Casa da Gioco, argomento che richiede un supplemento di indagine;
RILEVATO che nel corso dei lavori della Commissione del Consiglio, il Consiglio regionale o la Giunta hanno provveduto, con propria deliberazione o tramite il Commissario regionale al Casinò, a regolarizzare alcune situazioni e a sanare alcune anomalie ed esattamente:
- versamento delle somme dovute dalla SITAV alla Regione per trattenute irregolari effettuate sugli introiti dal 1° maggio 1982 al 30 novembre 1983;
- riduzione da 20 a 10 dei giorni di ritardo con cui la SITAV versa le quote di introito spettanti alla Regione;
- conteggio integrale del prezzo dei biglietti di ingresso nella ripartizione degli introiti fra Ragione e SITAV;
- conteggio immediato degli incassi alla chiusura dei tavoli;
- divieto di accesso alle sale da gioco dei prestasoldi;
- eliminazione dei gettoni fuori corso;
- chiusura del punto banco.
CONSTATATO tuttavia che insieme a numerosi altri problemi sono rimaste irrisolte quattro grosse questioni:
a) versamento da parte della SITAV alla Regione della soprattassa dovuta per le trattenute irregolarmente effettuate nel corso del 1982 e del 1983;
b) revisione delle percentuali sugli introiti dei giochi americani spettanti rispettivamente a SAISET, Regione e SITAV;
c) abrogazione della clausola contrattuale che impone alla Regione di rinunciare ad una quota di propri introiti a favore della SITAV quando il "costo del lavoro" supera determinati parametri;
d) controllo delle mance;
IL CONSIGLIO REGIONALE
Delibera
1) di impegnare la Giunta regionale ed il suo Presidente a:
a) richiedere fermamente il pagamento della soprattassa dovuta dalla SITAV alla Regione per le trattenute irregolarmente effettuate nel corso del 1982 e 1983;
b) comunicare formalmente alla SITAV e alla SAISET la decisione della Regione di rivedere in senso favorevole all'Amministrazione regionale, la percentuale sugli introiti dei giochi americani;
c) utilizzare i diritti della Regione sulla soprattassa e sulla revisione delle percentuali per i giochi americani, per imporre alle due società che gestiscono la Casa da gioco di Saint-Vincent una completa revisione dei contratti. Revisione finalizzata, fra le altre cose, alla eliminazione della duplicità delle società di gestione, all'abrogazione delle vessatorie clausole sul "costo del lavoro", alla riduzione al dicembre 1987 della durata della concessione, al controllo delle mance.
2) Di dare mandato alla Commissione Affari Generali allargata ai Capigruppo di proseguire la propria attività relativamente alla Casa da gioco di Saint-Vincent con i seguenti compiti:
a) affiancare la Giunta regionale nella trattativa per l'immediata revisione dei contratti attualmente in vigore fra Regione, SITAV e SAISET;
b) mantenere i collegamenti con il Commissario regionale presso la Casa da gioco;
c) esaminare eventuali forme diverse di gestione della Casa da gioco;
d) avviare una riflessione sulle caratteristiche che ha assunto la Casa da gioco di Saint-Vincent e sul ruolo che gli dovrà o non dovrà essere assegnato nel prossimo futuro.
Si dà atto che alle ore 10,01 presiede il Vice Presidente DE GRANDIS.
PRESIDENTE: Ha chiesto di parlare il Consigliere Baldassarre, ne ha facoltà.
BALDASSARRE - (P.S.D.I.): Prometto che sarò molto più breve del Consigliere Riccarand, che è stato esauriente nella sua relazione.
Non nascondo che è con profonda delusione che prendo oggi la parola dopo aver udito la lunga e fumosa relazione svolta ieri pomeriggio dal Consigliere Beneforti, Presidente della Commissione incaricata di svolgere un'indagine conoscitiva sulla gestione della Casa da Gioco di Saint-Vincent. Una Commissione che l'attuale maggioranza non voleva e che ha accettato solo dopo il drastico intervento dell'autorità giudiziaria culminato nel famoso blitz della notte di San Martino; dunque non una decisione nata da una autonoma volontà del Consiglio, ma quasi imposta dalla forza degli eventi.
Tutti ricordiamo infatti la sicumera con cui l'allora Presidente della Giunta, Mario Andrione, oggi latitante e colpito da tre mandati di cattura, rifiutò a più riprese la richiesta avanzata dall'opposizioni di nominare una Commissione d'indagine, sostenendo che a Saint-Vincent tutto procedeva bene. Si era allora al 7 novembre 1983.
Poi l'11 novembre ci pensarono i giudici a smentire le rassicuranti assicurazioni di Andrione e soci, arrestando i vertici della Casa da gioco, e solo dopo l'intervento della Magistratura, e questo è veramente abnorme, la maggioranza accettò di nominare una Commissione.
In quel momento credevo - e purtroppo mi sono sbagliato - che a seguito del ciclone giudiziario che aveva investito la nostra Regione, l'attuale maggioranza avesse veramente intenzione di cambiare metodi di gestione della cosa pubblica, di abbandonare una certa concezione del potere, quella arroganza caratteristica dell'allora e dell'attuale maggioranza di stampo assolutamente medioevale, e di collaborare come noi avevamo chiesto, con tutte le forze operanti in Consiglio regionale, al fine di fare un po' di chiarezza in una situazione che era ingarbugliata.
Animato da buona volontà mi sono messo dunque al lavoro, unitamente ai colleghi componenti la Commissione Affari Generali, nella certezza che tutti assieme avremmo potuto portare un positivo contributo.
Purtroppo sin dalle prime battute, mi sono reso conto che mancava la volontà politica di fare chiarezza soprattutto da parte delle forze politiche di maggioranza in particolar modo dell'Union Valdôtaine e della Democrazia Cristiana.
Oggi, dopo cinque mesi di attività ininterrotta, questa Commissione non ha saputo far di meglio che darci delle notizie che già erano state anticipate dagli organi di informazione e che ogni Consigliere avrebbe potuto raccogliere da solo. E' veramente penoso, per non dire di più, che questa Commissione si sia limitata a fotografare la situazione e non abbia voluto presentare delle proposte operative che consentissero di gettare le premesse per estirpare tutto il marcio che si era andato creando attorno alla Casa da gioco. Questo grazie anche all'atteggiamento della Giunta, che anzichè preoccuparsi di difendere gli interessi della Comunità valdostana, ha permesso ai dirigenti della Casa da gioco, di Saint-Vincent di fare il bello ed il cattivo tempo, ignorando le più elementari regole di correttezza amministrativa. Il comportamento della maggioranza della Commissione è dunque grave, e una grave responsabilità si sono assunte la D.C. e l'U.V. che hanno dimostrato di essere preoccupati non di fare chiarezza, come andavano dicendo ai quattro venti, ma solo di mantenere traballanti posizioni di potere per continuare nella politica tradizionale seguita in questi ultimi anni, caratterizzata da uno sfacciato clientelismo. Nel 1983 all'epoca delle elezioni l'U.V. e la D.C. hanno conseguito modeste posizioni elettorali, non per avere amministrato correttamente a cosa pubblica, ma per aver praticato la peggior forma di clientelismo. Pertanto sul piano politico il giudizio non può essere che negativo, questa Commissione, per il modo con cui ha lavorato, era meglio non costituirla; si sarebbe evitato di gettare fumo negli occhi di una opinione pubblica che si attende chiarezza, che vuole che il marcio sia estirpato, che la Valle d'Aosta possa essere di nuovo additata all'opinione pubblica come esempio di buon governo, come lo era anni addietro, quando sulla scena politica della Regione dominavano personaggi di un'altra elevatura.
Fatta questa premessa di carattere generale ed indispensabile per smascherare i comportamenti di una classe politica che ha perso il senso dello Stato, vorrei adesso contestare quanto asserito in alcuni punti delle relazione.
Che la Commissione in questione non fosse intenzionata a far chiarezza lo si deduce soprattutto nella parte della relazione concernente l'analisi della situazione verificatasi al Casinò di Saint-Vincent, dopo l'introduzione dei giochi americani, la cui cessione era stata affidata alla società SAISET.
La relazione della Commissione non dice niente di nuovo rispetto a quanto già sapevamo; si limita ad una asettica cronistoria dei fatti, buona forse per un collegio di educandi ma non certo per l'opinione pubblica valdostana, quando invece anche le pietre sanno che la SAISET è stata introdotta per far diminuire gli incassi alla Regione in virtù di un meccanismo studiato molto in alto e che ha trovato la complicità dell'allora Presidente della Giunta e di tutta la Giunta regionale.
Adesso forse si capisce il perchè delle furiose reazioni di Andrione, quando nel 1983 alcuni Consiglieri di maggioranza, convinti che la Regione ci rimetteva con l'introduzione dei giochi americani, si erano permessi di dire che il contratto Regione/SAISET era svantaggioso e ne avevano di conseguenza chiesto la revisione. Allora però nulla si fece perchè il gran capo non voleva e la maggioranza, come succede ancora oggi, si accodò ai voleri di chi stava in alto.
Speriamo che oggi questa revisione si faccia e che cessi questo scandalo: alla luce dei fatti che tutti conosciamo è ora di cambiare strada, di eliminare certe incrostazioni e di fare pulizia sul serio.
A mio avviso sarebbe ora di voltare pagina, non solo a parole, ma prendendo drastici provvedimenti contro una società, la SITAV, che dopo i recenti fatti non è più degna di gestire la Casa da gioco. Occorre dunque ricominciare daccapo, occorre far rispettare la convenzione, occorre disdire la convenzione fra la SITAV e la Regione; esistono gli elementi amministrativi e giuridici da permettere questo.
Occorre cambiare gestione al fine di dare più garanzia alla Regione, dopo quello che è successo, dopo che la Regione Valle d'Aosta si è dimostrata indegna della fiducia con cui la Regione l'aveva onorata, rinnovandole l'incarico della gestione della Casa da gioco con la convenzione del 1977.
Prima di concludere vorrei occuparmi brevemente del personale di controllo presso la Casa da gioco di Saint-Vincent, vittima anch'esso della vicenda giudiziaria, che ha investito la Casa stessa.
Questi lavoratori sono senza lavoro, senza stipendio o con stipendio ridotto, tutto ciò mentre personaggi politici in alto, colpiti da mandati di cattura ed ora latitanti, continuano a percepire la loro indennità di Consigliere regionale.
Loro, i controllori, sono forse una categoria diversa? Per loro non vale la presunzione di non colpevolezza tanto invocata da luminari dell'Union Valdôtaine per il loro capo?
Non possiamo condividere quanto indicato nella relazione, in cui si accusano i controllori di scarso impegno e di aver percepito indennità fuori busta.
Ci sono delle responsabilità a monte, delle autorizzazioni anche se verbali per cui non credo esistano delle responsabilità penali nei confronti di questi controllori. Siamo favorevoli alla loro riassunzione presso la Casa da gioco di Saint-Vincent, al contrario di quanto ha detto il Consigliere Riccarand; non esiste alternativa di riassunzione presso la Regione.
Una soluzione dunque senza significato politico, contenente soltanto una elencazione di buoni intenti cui non faranno seguito azioni concrete perchè manca la volontà politica.
Questo modo di comportarsi della maggioranza regionale costituisce un affronto alle tradizioni di onestà e serietà del popolo valdostano, che non deve e che non vuole assolutamente essere confuso con un gruppetto di individui spregiudicati alla ricerca e alla conquista del nuovo Far West.
PRESIDENTE: Ha chiesto di parlare il Consigliere Mafrica, ne ha facoltà.
MAFRICA - (P.C.I.): Non credo che il lavoro della Commissione sia stato inutile e non credo neanche che questo documento si possa liquidare con poche battute.
Si tratta di un documento che ha dei limiti; è però un resoconto abbastanza fedele sia dei lavori della Commissione che della storia di alcuni fatti che hanno inciso profondamente sulla vita politica, ed anche sulla vita personale, di molti valdostani.
Credo che questa relazione debba essere affrontata con un atteggiamento di valutazione complessiva. Non era scontato, anzi non lo era quasi per niente, che una Commissione composta da tutte le forze politiche del Consiglio regionale, quindi da forze della minoranza e della maggioranza, trovasse un metodo di lavoro prima di tutto unitario e poi trovasse anche la possibilità di una espressione unitaria.
Credo che si possa dire che la relazione ha una sua importanza, anche se i commenti sono ridotti al minimo (questo è vero) e la parte propositiva manca, ma è già importante avere trovato una unità dei Commissari sulla cronaca dei fatti. La relazione non è a mio avviso nè inutile nè reticente: una cosa è quando determinati fatti vengono raccontati dai giornali oppure vengono ricordati in Consiglio da alcuni Consiglieri di questa o di quella forza politica; un'altra è quando queste considerazioni vengono fatte unitariamente da una Commissione investita dei suoi poteri dal Consiglio regionale, che vengono trascritti in un atto ufficiale che resterà come memoria di un certo periodo, di certi errori, che quindi potrà servire per oggi e per domani.
Non credo che quando si dice a pag. 48 che "l'autorizzazione per la costruzione delle opere complementari e ampliamento della Casa da gioco era di competenza del Consiglio regionale, non della Giunta; che secondo le indicazioni date anche dalla Commissione di Coordinamento per tutte le opere complementari doveva essere rivista la Convenzione Sitav/Regione, dal momento che tutte le spese non dovevano e potevano essere a carico della Regione" si faccia un'affermazione priva di senso.
Lo stesso vale quando a pag. 20 la Commissione dice che "l'accantonamento delle quote degli introiti da parte della SITAV è avvenuto senza una regolare revisione della Convenzione in atto, non era competenza del Presidente della Giunta decidere in tal senso e quindi concedere la relativa autorizzazione. La competenza era, com'è, del Consiglio regionale".
Non credo neppure che sia ininfluente avere affermato, come fa la relazione a pag. 79 a proposito dei prestasoldi, che "è risultato che coloro che avevano libero accesso alle sale da gioco come all'ufficio fidi della società erano stati autorizzati; la Commissione tuttavia non è venuta a conoscenza di chi fosse dietro a queste persone anche se si può dedurre che l'autorizzazione veniva dai dirigenti SITAV o da altre particolari raccomandazioni".
E' importante che la relazione abbia trascritto a pag. 29 per le assunzioni: "La Commissione ha rilevato che le assunzioni non sono avvenute secondo le norme del suddetto regolamento e quindi tenendo presente lo stato di necessità, le caratteristiche, le capacità e la professionalità degli interessati. La Commissione ha altresì rilevato che all'interno della SITAV i passaggi di qualifica e di livello non sempre sono avvenuti secondo le norme previste dai contratti aziendali ed integrativi stipulati fra le parti, e che a detta di alcuni rappresentanti sindacali in forma addirittura antisindacale e paternalistica, oltre che clientelare".
Senza continuare oltre nelle citazioni, credo che l'avere espresso questi giudizi come giudizi della commissione sia un fatto importante che fa chiarezza, ed anzi credo di poter dire che il lavoro della Commissione, con tutti i difetti che può avere questo Consiglio regionale, con tutti i difetti che possono avere le forze politiche presenti in questo Consiglio, dimostra che perlomeno si è avuto il coraggio di indagare su dei fatti gravi avvenuti e di mettere alla luce del sole i panni sporchi. Questo stesso fatto dimostra che ci sono in questa Regione le energie per cambiare metodo e per andare avanti.
Cosa è emerso da questa relazione? Cosa è emerso dai lavori della Commissione? Non riprenderò come Riccarand in modo analitico, citerò soltanto una serie di fatti per trarne anche dei giudizi politici.
In una rubrica del giornale del nostro partito "Le travail", in cui venivano ricordati dei comportamenti arbitrari della Giunta e venivano riportate delle delibere quantomeno curiose, c'era un titolo di questo tenore: " Quella terra senza legge a ovest di Carema". Quel titolo, alla luce delle cose emerse, bisogna dire che non era poi così paradossale.
Dai lavori della Commissione è venuto fuori un fatto che credo ormai sia dimostrato: il Presidente della Giunta regionale, soprattutto negli ultimi anni, forse confondendo il fatto di rappresentare la Giunta, la Regione, con quello di decidere per la Giunta, per il Consiglio, per la Regione, ha commesso una serie di atti illegittimi che non erano di sua competenza. Ha autorizzato verbalmente la SITAV a trattenersi il 25% delle decadi e per questo ha ricevuto da parte della Magistratura un provvedimento giudiziario; ha autorizzato dei funzionari ad alterare dei documenti, anche se interni; ha autorizzato dopo assensi generici della Giunta, la SITAV a realizzare delle opere non previste dal contratto, anche dopo aver ricevuto delle osservazioni da parte della Commissione di Coordinamento; ha autorizzato una ripartizione anomala dei biglietti di ingresso - compito questo che era del Consiglio -; ha autorizzato - almeno questo è emerso dall'audizione dei controllori regionali - i controllori regionali a dei prelievi fuori busta, in particolare allargando questa consuetudine dal sistema della tabellina a quello dell'indennità fissa; ha autorizzato l'introduzione del punto banco, stabilendo delle quote forfettarie prima ancora di darne comunicazione alla Giunta e senza rispettare le indicazioni della Commissione di Coordinamento, che prescriveva una modifica del contratto.
Credo quindi che, senza volerci insistere sopra, l'atteggiamento del Presidente della Giunta vada sottolineato e che emerga in modo netto dalla relazione, per cui a mio avviso non si può dire che questa relazione non abbia voluto, almeno su questi aspetti, fare chiarezza.
Dalla relazione emerge anche che la Giunta regionale abusava del sistema delle prese d'atto. Perchè si ricorreva a questi atti che, come ha detto i Consigliere Riccarand, non avevano valore legale, non erano pubblici, non venivano vistati dal Coordinamento?
Lo scopo è chiaro: è quello di noi informare il Consiglio, è quello di sottrarsi al controllo da parte della Commissione di Coordinamento.
Da questa relazione viene confermato anche un certo disordine amministrativo che in tutti questi anni il nostro Gruppo ha costantemente denunciato, ma che qui viene fuori in modo abbastanza clamoroso. Per esempio si verifica dalla relazione che determinate opere, che fra l'altro è dubbio ancora oggi che debbano essere pagate - (secondo l'Avv. Dal Piaz non dovrebbero essere pagate) - addirittura venivano di nuovo riportate in Consiglio per il pagamento dopo che erano state liquidate sotto altra forma con altro provvedimento. Questo è il caso del piazzale sul torrente Zerbion.
Per alcune opere c'è, volendo andare fino in fondo, addirittura un triplo pagamento, per esempio la centrale termica che era già compresa nelle opere principali, che era già stata pagata in parte con una di libera del 14.4.1981, si ritrova lo stato finale dei lavori. Quindi per la stessa opera, su richiesta della SITAV, si va avanti con questo disordine senza saper bene cosa è stato fatto, arrivando fino a questi eccessi di pagamenti multipli degli stessi lavori.
Sempre per continuare con gli esempi, il disordine amministrativo portava al fatto che le delibere che riguardavano i lavori complementari cambiavano continuamente come numero di lavori; se ne introducevano sempre di nuovi da pagare senza che fossero stati autorizzati in alcun modo: è questo il caso del Music hall e dell'impianto cucina.
Dalla relazione, oltre che questi fatti emerge anche una responsabilità della SITAV che deve essere valutata perchè contiene elementi per una possibile decadenza della concessione.
La SITAV ritardava il pagamento delle decadi da sempre, prelevava indebitamente una parte delle somme che servivano per l'indennità fuori busta ai controllori; anche questo è un elemento che può avere qualche influenza rispetto alla validità della concessione della SITAV.
La SITAV iniziava i lavori prima ancora di avere qualsiasi tipo di autorizzazione, per quanto non regolare; in modo particolare emerge dalla relazione - il fatto era noto ma è importante che sia scritto e che resti agli atti - che la SITAV e la SAISET non erano società concorrenti, fatto che, almeno dal punto di vista politico, aveva portato alla concessione alla SAISET per i giochi americani, ma erano società in cui avevano partecipazioni determinanti gli stessi azionisti.
Non voglio continuare con questi esempi: credo che la relazione che è stata letta, sia stata ascoltata da tutti, quindi mi chiedo per quali ragioni si è arrivati a questo punto, perchè sono state commesse le irregolarità che emergono dai lavori della Commissione.
Non penso che si possa parlare di una follia improvvisa da parte del potere politico; credo invece che questa relazione, se la vogliamo chiamare in qualche modo, potremmo chiamarla una sentenza di rinvio a giudizio per un certo modo di governare. Questi fatti sono il risultato di un modo di amministrare la cosa pubblica: il primo elemento che ha portato a questa situazione è un elemento che abbiamo denunciato costantemente e che riteniamo sia ancora presente all'interno di questo Consiglio regionale, vale a dire lo strapotere della Giunta regionale nei confronti del Consiglio.
Negli ultimi periodi della Presidenza Andrione si era manifestata una vera e propria insofferenza verso il Consiglio regionale; forse in questo c'è una eredità del vecchio sistema maggioritario, quando in pratica la maggioranza, la Giunta erano al riparo da qualsiasi colpo di scena. E' però da rilevare come si sia abusato in questi anni di alcuni meccanismi che vanno rimossi se si vuole ridare trasparenza all Pubblica Amministrazione.
C'è stato un abuso delle prese d'atto, che sottraggono al Consiglio la possibilità di verificare il comportamento della Giunta e, o sono un verbale di discussioni e allora è forse inutile farlo, oppure comportano delle decisioni e non possono essere prese in quella forma, devono essere prese come deliberazioni, devono essere portate a conoscenza dell'opinione pubblica e del Consiglio regionale.
Devo dire che su questo punto, ancora recentemente, la Giunta si è rifiutata di fornire ai Gruppi consiliari copia delle prese d'atto degli anni passati. Sono convinto che se si andasse ad un esame di tutte queste prese d'atto, probabilmente di irregolarità potrebbero venirne fuori ancora tante. A mio giudizio, prese d'atto non se ne devono fare più; questa è la prima conclusione che si può trarre da questa vicenda.
Il secondo elemento è l'abuso del protocollo riservato del Presidente della Giunta. Il Presidente Andrione, come si può verificare dalla relazione, con le sue lettere con protocollo riservato (che quindi non è assolutamente a conoscenza del Consiglio) dava delle autorizzazioni, disponeva l'esecuzione di determinate opere; nell'abuso del protocollo riservato c'è un altro rifiuto antidemocratico alla trasparenza. Devo ricordare al Presidente Rollandin che anche lui recentemente non ha ancora voluto portare a conoscenza dei Gruppi consiliari gli scambi di corrispondenza fra la Giunta regionale e la Commissione di Coordinamento.
C'è da ringraziare che negli ultimi tempi - e bisogna darne atto - perlomeno arriva l'elenco delle deliberazioni annullate dalla Commissione di Coordinamento. In passato non si aveva notizia di questo scambio di corrispondenza interno fra la Giunta e la Commissione di Coordinamento, non si aveva neppure notizia delle delibere annullate.
Un altro elemento che credo sia importante nel crearsi di situazioni di degenerazione è la scarsa documentazione fornita al Consiglio. Manca un archivio ordinato delle deliberazioni della Giunta, non è ancora stato costituito neppure l'ufficio legislativo per il Consiglio regionale, diventa difficile quindi seguire nella realtà il comportamento amministrativo della Giunta regionale. Tutti gli atti della Giunta tendono a cercare la via in cui c'è la minore resistenza, quindi a sottrarre le informazioni che possono essere necessarie al dibattito politico.
C'è questo elemento che è costitutivo del potere e che è quello del possesso delle conoscenze, degli elementi di giudizio: anche in questa direzione si deve cambiare strada.
C'è poi un fatto che è più di natura politica, che è l'atteggiamento remissivo in questa Regione da parte di molti Consiglieri rispetto al prestigio della Giunta. Prevalgono molto spesso questioni di schieramento rispetto alla sostanza dei problemi, l'autonomia di giudizio del Consigliere viene messa da parte perchè le preoccupazioni per la solidità delle maggioranze comporta atteggiamenti subalterni.
Per fare degli esempi, dopo tutto quello che era successo è incomprensibile come il Consiglio regionale abbia potuto procedere alla lottizzazione dei tre Vice-Commissari nominati recentemente in sostituzione di quelli sospesi.
Anche nel caso della richiesta degli interessi e della soprattassa alla SITAV il Consiglio regionale ha accettato, per ragioni di schieramento, la prima proposta della Giunta, nonostante apparisse a molti improponibile, di difficile procedura. C'è un altro elemento da ricordare, oltre a questo strapotere della Giunta rispetto al Consiglio: si tratta del non coinvolgimento dei funzionari regionali, soprattutto quelli con più alte responsabilità, nelle procedure amministrative. I funzionari regionali dovrebbero avere il compito di filtro rispetto alla legittimità degli atti che la Giunta porta avanti. Questo non sempre avviene perchè c'è da parte della Giunta la tendenza ad utilizzare personale che riscuote la propria fiducia, perchè magari non solleva obiezioni; c'è la tendenza a mettere da parte o a non utilizzare i funzionari che possono fare osservazioni sulla legittimità degli atti della Giunta.
Credo che i funzionari regionali, in questo senso, debbano avere un ruolo oggettivo al servizio di tutto il Consiglio e dell'Amministrazione e che non possano essere misurati con il metro della convenienza politica dell'esecutivo.
Un altro elemento ancora che ha portato a questa situazione, a cui bisogna comunque far fronte, è quello che può essere definito l'eccessiva disponibilità finanziaria della Regione rispetto alla sua attuale capacità di spesa. Il fatto di avere ingenti risorse, di non sapere bene come utilizzarle, può aver portato alla facile autorizzazione di spesa senza il rispetto delle procedure necessarie.
Il bilancio del 1982 si era chiuso con un avanzo di amministrazione di 55 miliardi, il bilancio del 1983 si chiuderà con un avanzo di amministrazione ancora più elevato, avanzeranno fra i 100 e i 150 miliardi; il fatto di avere questa enorme massa di denaro senza aver ben chiaro come utilizzarla perchè mancano progetti di grande respiro, perchè manca una struttura organizzata e finalizzata alla spesa, indubbiamente crea dei problemi, ed a questo bisogna pensare.
Un ultimo elemento infine ha portato alla situazione che oggi discutiamo: è un certo atteggiamento di comprensione, di giustificazione, rispetto ai meccanismi con cui funziona una Casa da gioco. Si sono sempre guardati come necessari i fenomeni quali il mancato controllo delle mance da parte della Regione, la presenza dei prestasoldi all'interno del Casinò, si è seguito la logica di lasciare un po' da parte le questioni della Casa da gioco, di non intromettersi purchè il tutto rendesse.
Questo non è un atteggiamento che ha portato a frutti positivi e occorre cambiarlo. Per il futuro occorre anzitutto rispettare il Consiglio regionale e le sue competenze, bisogna smetterla con le prese d'atto, con il ricorso a tutti i sotterfugi per nascondere per quanto è possibile gli atti amministrativi della Giunta ed il loro significato. Si tratta di utilizzare il Consiglio regionale nella sua pienezza per tutte le energie di cui può disporre ed anche tutte le forze disponibili ad una corretta amministrazione e al ridare prestigio a questa Regione.
Proponiamo una prosecuzione dei lavori della Commissione; ha già detto prima il Consigliere Riccarand che alcuni aspetti della vicenda non sono stati chiariti, che alcuni compiti della Commissione non sono stati portati fino in fondo; crediamo che la commissione debba continuare i suoi lavori per esaminare la possibile revisione delle convenzioni se queste non decadranno in seguito agli accertamenti fatti dalla Magistratura; si tratta di esaminare la possibilità di diverse forme di gestione, si tratta di dare una risposta definitiva alla questione dei controllori regionali. Le possibilità sono tre: o non vengono riassunti, o vengono riassunti presso la Casa da Gioco, o vengono riassunti presso l'Amministrazione regionale. Noi propendiamo per questa terza ipotesi. Un'ultima considerazione è di carattere politico. Dopo quanto è emerso dalla relazione, dopo tutti i fatti che ci sono stati in questi mesi, se il 4 luglio, al termine del periodo di transitorietà della Giunta a termine, non ci fosse nulla di nuovo credo che inevitabilmente errori che ci sono stati nel passato potrebbero ripetersi. Credo che la popolazione valdostana, l'Amministrazione regionale abbiano bisogno di un segno che può venire da questo livello politico.
Se con il 4 di luglio, con le dimissioni della Giunta regionale, si formerà un nuovo governo regionale che cercherà di governare in modo diverso dal passato, cercherà di seguire e rispettare tutte le norme delle regole amministrative, allora forse da questo periodo grigio, scuro, potrà venire qualcosa di buono. Altrimenti credo che continueranno ancora per anni fatti e polemiche che non hanno recato vantaggio nè al prestigio della Valle d'Aosta nè ai cittadini valdostani.
Anche noi abbiamo preparato un ordine del giorno di cui do lettura:
ORDINE DEL GIORNO
Il Consiglio regionale della Valle d'Aosta
NEL PRENDERE ATTO della relazione sui lavori della Commissione consiliare Affari Generali allargata ai Capigruppo, incaricata di effettuare accertamenti e verifiche sulla gestione della Casa da gioco di Saint-Vincent;
SOTTOLINEATE le numerose irregolarità riscontrate nell'applicazione della convenzione in atto (trattenuta del 25% operata dalla SITAV dal 1° maggio 1982 al 30 novembre 1983; ritardi nel versamento delle decadi; autorizzazioni illegittime per le opere di ampliamento; mancato rispetto del regolamento per le assunzioni; introduzione del punto banco e del tout-va senza le dovute integrazioni contrattuali; ripartizione anomala degli introiti dei biglietti di ingresso);
RISCONTRATA la partecipazione determinante degli stessi azionisti nelle società SAISET e SITAV, presentate come concorrenti al momento della concessione per i giochi americani;
RILEVATE l'inadeguatezza del sistema dei controlli regionali (sia nel numero che per i compiti loro affidati) e le responsabilità politiche che hanno consentito la prosecuzione ed il consolidamento della illegittima consuetudine dell'indennità fuori busta;
CONSTATATO come la Commissione d'indagine non abbia ancora affrontato, così come prescritto nel provvedimento n. 267/VIII del 19.12.1983, le questioni del controllo delle mance e delle assunzioni, oltre a non aver esaminato le eventuali forme diverse di gestione delle attività della Casa da gioco di Saint-Vincent;
DELIBERA
di dare mandato alla Commissione Affari Generali allargata ai Capigruppo per una nuova fase di lavori finalizzata a:
1°) formulare proposte qualora non vi fossero le condizioni per la revoca delle concessioni alla SITAV e alla SAISET, per una tempestiva revisione delle convenzioni in atto, tendente ad eliminare la molteplicità delle gestioni, a migliorare le quote di spettanza regionale, ad applicare un controllo sulle mance ed a chiarire definitivamente tutte le questioni controverse;
2°) affrontare concretamente, con idonee proposte, la questione del sistema dei controlli regionali;
3°) esaminare la possibilità di forme diverse di gestione alla Casa da gioco di Saint-Vincent.
PRESIDENTE: Ha chiesto di parlare il Consigliere Aloisi, ne ha facoltà.
ALOISI - (M.S.I.): Colleghi Consiglieri, innanzitutto non condivido il giudizio alquanto positivo espresso da alcune forze di opposizione nei confronti di questa relazione. Oggi posso qui affermare con documentazione alla mano che in questa relazione ci sono dei falsi, delle inesattezze, e quindi pregherei attentamente i vari Commissari della Commissione ed i vari Consiglieri a riflettere su quello che dirò nella mia relazione, perchè la ritengo della massima importanza, in quanto riguarda il futuro dei controllori regionali.
Faccio una distinzione per quanto riguarda la relazione. Condivido alcuni aspetti tecnici per quel che concerne le relazioni portateci dai vari periti, dai legali che sono stati consultati; alcune cose sono inesatte e false, altre possono essere un resoconto obiettivi di quello che è stata l'audizione della Commissione.
Inizierò a pag. 16 dove si dice per quanto riguarda il punto banco che "il personale di controllo della Regione non aveva il compito, stante quanto previsto dalla convenzione, relativa ai giochi americani, di avvicinarsi al gioco del punto banco per qualsiasi verifica e controllo". Questo è falso perchè la Convenzione innanzitutto non lo prevede, perchè sono state fatte delle verifiche da parte dei controllori regionali. Esistono infatti comunicazioni ed ordini di servizio fra il Commissario Manganone e la società SITAV, la SAISET, con relative relazioni su risultati ottenuti e verificati.
La testimonianza che quello che è scritto su questa relazione è falso potrebbe darla il Consigliere Voyat perchè la famosa sera del blitz al Casinò di Saint-Vincent era presente ed era stato invitato, a chiusura dei giochi, a verificare e controllare gli importi introitati del punto banco.
Dirò di più: l'Assessore Martin aveva pregato il Commissario Manganone di fare gli opportuni controlli per la determinazione definitiva del corrispettivo forfettario. Tutto ciò smentisce in modo categorico le false affermazioni sostenute in questa relazione.
Quello che meraviglia di più è che il Consigliere Voyat sapeva ed ha taciuto, ma non è il solo, perchè molti colleghi sanno ma fanno finta di non sapere.
Passiamo a pag. 27, dove ci si riferisce ai giochi tradizionali, per i quali sarebbe stato opportuno che fosse completato con una tabella, non come quella che è stata fatta per un confronto fra il 1983 e il 1984, ma una tabella che dimostrasse le percentuali di aumento degli incassi mese per mese, anno per anno, desumibili dai rapporti decadali e dalle varie relazioni del Commissario e dei Vice Commissari, che costantemente hanno inviato all'Amministrazione regionale copie ed atti fino al giorno del famoso blitz.
Copie ed atti esistono ed era compito della Commissione prenderli in visione data la loro importanza. Mi risulta inoltre che i rapporti decadali fossero sempre scritti di pugno dal Commissario, debitamente firmati ed inviati al Presidente della Giunta, all'Assessore alle Finanze, all'Assessore al Turismo, al Ragioniere Capo ed al Vice Ragioniere Capo.
A pag. 31 si dice che "il rendiconto relativo agli anni 1969/70/71/72/73/74/75/76 è stato deliberato dal Consiglio regionale nell'adunanza del 27.4.1978, oggetto n. 246". Anche qui è vergognoso il modo di adempimento da parte dei Consiglieri, di questa Giunta, che approvano questi rendiconti dopo nove anni!
E poi ci stupiamo se una bozza di legge che doveva regolamentare i rapporti economici tra il personale di controllo del Casinò e l'Amministrazione regionale, promessa e stilata, non viene portata in Consiglio regionale nel giro di due anni. Qui siamo entrati nel ridicolo, si vuole far ricadere sui controllori regionali colpe e responsabilità che sono esclusivamente politiche.
A pag. 68 al penultimo capoverso dove dice che "nel rispetto delle disposizioni di forfettizzazione dei proventi non sono mai stati posti in essere controlli sui giochi americani del punto banco, tout-va e simili": è falso, per le stesse motivazioni elencate a pag. 16 sul controllo del punto banco e soprattutto per l'eliminazione temporanea del tout-va, che, era stato controllato e dichiarato non redditizio: per dichiararlo non redditizio, bisognava averlo perlomeno controllato!
A pag. 71 si dice che "La Commissione tuttavia, sia a seguito dei mandati di cattura emessi dalla Magistratura, nei confronti del Commissario, Vice Commissari e controllori in data 6.12.1983, sia dalle audizioni degli interessati, nonchè dei rappresentanti SITAV, è accertato che oltre agli emolumenti previsti dalle leggi regionali i controllori percepivano altre erogazioni di denaro non previste dalle leggi stesse". Anche questo è falso perchè il Commissario Manganone non è mai stato interpellato dalla Commissione d'indagine e la cosa più grave è che nessun componente della Commissione - eccetto il sottoscritto - si è sentito in dovere di chiederne l'audizione. Come si può, Consigliere Beneforti, ignorare un personaggio così importante ed indispensabile, sia per le responsabilità che ricopriva, sia per il contributo che avrebbe potuto dare per la ricerca della verità? Forse qualcuno ha paura, probabilmente qualcuno ha interesse affinchè la verità non venga a galla.
A pag. 73 si dice che "i prelievi venivano autorizzati dal Presidente della Giunta e dal Commissario dopo l'incontro fra le parti, ma di non conoscere il meccanismo nè la procedura che veniva seguita". Anche questo è inesatto; questo passaggio manca di chiarezza e soprattutto di sincerità. Figuriamoci se non erano a conoscenza delle procedure che venivano eseguite.
A pag. 74 - questa è la cosa più importante - si dice che "in conclusione la Commissione di indagine ha preso atto che oltre alle 165 mila lire mensili corrisposte in cifra fissa a tutti i controllori tramite busta paga, gli stessi percepivano illegittimamente altri importi senza alcun provvedimento di Giunta o di Consiglio che venivano prelevati dagli introiti lordi dei giochi". La presa d'atto della Commissione riferita alle 165 mila lire non dice assolutamente nulla nel contesto contingente.
Contesto inoltre in modo categorico l'affermazione del tutto gratuita che i controllori percepivano illegittimamente altri importi. Questo è un giudizio falso. Cosa si intende, Consigliere Beneforti, quando si dice"illegittimamente?"
Vi dimostrerò documenti alla mano che le affermazioni fatte nei confronti dei controllori regionali e cioè che essi rubavano o percepivano illegittimamente, sono false e calunniose ed è la dimostrazione più lampante dell'ipocrisia e della viltà di questo potere politico, che non ha il coraggio morale di assumersi le sue responsabilità, facendo ricadere su altri colpe che non hanno. L'unica colpa che probabilmente si può loro addebitare è quella di aver fiducia in questa classe politica.
Ebbene, qui ho un documento, che posso far vedere e consegnare al Presidente della Commissione di inchiesta Beneforti, un verbale di passaggio di consegne fra l'allora Commissario regionale Fosson, e il nuovo Commissario regionale che subentrava Eraldo Manganone. Si dice ad un certo punto: "Valido l'art. 14 per quello che riguarda i controllori, valido il paragrafo g) con aggiornamento dell'importo ogni due anni in base agli introiti, accordo raggiunto dal 1969, accordo B.C.G.". B. sta per l'allora Presidente della Giunta Bionaz, C. sta per l'allora Amministratore delegato SITAV che era il conte Cotta, e G. sta per l'allora Commissario regionale Gastaldi, dove dichiara che il prelievo delle somme è effettuato di norma dalla cagnotte. Tale indennità non compete al Commissario, pertanto è gestita dal Controllore più anziano. Mi domando a questo punto come si possa affermare che nessuno sapeva niente.
Le conclusioni di pag. 74, dove dice: "ciò dimostra chiaramente che all'interno della Casa da gioco esisteva l'abitudine di prelevare importi prima di procedere alla conta degli introiti e della loro suddivisione in base al riparto previsto dalla convenzione Regione/SITAV, il controllo pertanto non è avvenuto nei modi e nei termini previsti dalle vigenti disposizioni di leggi regionali" le respingo nel modo più categorico; questo commento è stato fatto in modo subdolo e maligno, e mira a qualche altro obiettivo.
Anzi si è fatto di peggio, si è voluto arbitrariamente commentare che all'interno della Casa da gioco esisteva l'abitudine di prelevare importi prima di procedere alla conta degli introiti e si dice inoltre che il controllo non è avvenuto nei modi e nei termini previsti dalle vigenti disposizioni di leggi regionali. Questa è una falsa dichiarazione; dove sono le leggi regionali, signor Presidente della Commissione d'inchiesta?
Dirò di più: non vi è neppure una legge nazionale che regolamenta il controllo dei casinò e non vi è neppure una legge che ne regolamenti la gestione. Le Case da gioco sono tollerate esclusivamente in base alla deroga di un articolo del Codice Penale. Dobbiamo essere innanzitutto obiettivi e sereni se vogliamo cercare di valutare in modo giusto l'insieme di questo problema, se vogliamo andare alla ricerca della verità.
Non dobbiamo dimenticarci che stiamo discutendo e decidendo il destino dei controllori regionali: 26 persone che hanno terribilmente pagato e che continuano a pagare errori di ingenuità commessi da parte di questa Amministrazione regionale ed errori commessi da parte di quei sindacalisti che sanno - e sono anche qui presenti - molte cose e fanno finta di non sapere niente.
Non è serio concludere questa relazione nel modo con cui è stata conclusa; nessuno ha dato al Presidente Beneforti nè il mandato nè l'autorità per fare le vergognose affermazioni che sono state fatte.
Colleghi Consiglieri, io me ne dissocio nel modo più categorico e invito anche voi a riflettere attentamente, a non rendervi complici di questo giudizio vile ed ipocrita, che è stato messo lì ad arte per salvare il potere politico e far pagare colpe che non hanno ai meno responsabili.
Le prove che i controllori regionali non siano responsabili ve le posso fornire; prima vi ho letto il passaggio delle consegne firmato dall'ex Commissario regionale, ora vi posso dare la famosa tabellina dei prelievi diritti giornalieri per chemin dall'1.6. ecc, della quale il Presidente della Commissione dichiara di non essere venuto in possesso.
Qui si dice che godevano di questi prelievi i controllori Valle, gli impiegati della società, il controllo di Amministrazione, il cassiere centrale e quello di sala, il fisionomista, lo scopino, il portiere, il valletto: e poi avete il coraggio, signori della Giunta, di venirci a dire che non sapevate niente? Dal 1948 ad oggi è sempre stato così, e si ha il coraggio di presentarsi qui e dire che non se ne sa niente?
Questa è un'altra prova delle falsità che vengono dette in quest'aula. Dirò di più. Volete che vi spieghi come avveniva la distribuzione del famoso fuori busta, prelevato non dall'ultimo tavolo, come erroneamente è stato scritto, ma dalla cagnotte? Alla chiusura dei giochi il cosiddetto banditore (un certo Cossard e un certo Nigra che sono dei dipendenti SITAV con funzioni di Capocassiere), iniziava la distribuzione. Si formava un piccolo trenino, tutti in fila uno per uno: c'erano gli scopini, i controllori SITAV, i controllori regionali, i cassieri, i portieri di notte ecc., quasi come al servizio militare prima del rancio. Iniziava la distribuzione, chiamati per nome ed uno per uno, in presenza a volte di clienti, di personale della Pubblica Sicurezza, alla luce del sole e questo avveniva dal lontano 1948, signori Assessori della Giunta.
Come è dimostrato dai documenti che ho posto alla vostra attenzione, questo era il modo di rubare - come qualcuno lo ha definito - dei controllori regionali: alla luce del sole. Lo sapevano tutti: gli unici a non sapere niente erano il nostro ex Presidente della Giunta ed i nostri Assessori.
Questo tipo di prelievo è continuato fino a dopo il primo blitz, cioè alla notte del 6 - 7 dicembre 1983, fino alla vigilia dell'arresto dei controllori regionali. Questo dà una dimostrazione della loro buona fede, perchè era una prassi normale.
Non è forse questa una dimostrazione che il tutto avveniva alla luce del sole, con tanto di documenti e di disposizione?
Queste notizie, e relativi documenti si sarebbero potuti allegare alla relazione se fosse stata accolta la mia richiesta di ascoltare in Commissione il Commissario regionale Manganone. Allora la Commissione avrebbe potuto e dovuto chiedere ai responsabili il libro protocollo del Commissario regionale, dove sono segnalate le corrispondenze in arrivo e in partenza fra il Commissario regionale e l'Amministrazione, nelle persone dell'ex Presidente della Giunta, dell'Assessore alle Finanze, dell'Assessore al Turismo; a questo punto qualcuno non avrebbe più potuto dire di non sapere niente.
Oltre ai libri protocollo, che sono due (uno che è stato completato e che ha la copertina marrone, l'altro che è stato iniziato nel 1981 che ha la copertina verde) la Commissione doveva inoltre richiedere i rapportini giornalieri che attualmente sembra si trovino presso l'Archivio della Regione. In quei rapportini sono segnalati tutti i fatti anomali che avvenivano all'interno del Casinò. Eccovi un'altra prova a dimostrazione del fatto che i controllori Valle facevano il loro dovere, mentre i politici, anzichè fare gli interessi della Regione, si preoccupavano di fare gli interessi della società.
Qui abbiamo un altro documento, protocollato n. 3200 data 27.7.1978 e indirizzato all'allora Vice Commissario regionale Edoardo Bich. Oggetto: Controllo della Casa da gioco di Saint-Vincent. A una lettera di Masi c'è una risposta del Presidente della Giunta Mario Andrione, che dice: "Dispongo che le cassette degli changeurs non siano sottoposte a verifiche da parte dei controllori della Regione e che la percentuale delle cosiddette orfanelle sia riconosciuta come per il passato". Allora abbiamo un altro ordine di servizio che dice: "I controllori addetti ai tavoli di chemin de fer devono seguire il più assiduamente possibile lo svolgimento della partita per verificare la regolarità del prelievo della cagnotte. Ogni qualvolta i controllori lo riterranno opportuno, potranno far verificare la cassa allo changeur".
La disposizione impartita ai controllori era di verificare; la disposizione impartita dal Presidente della Giunta era quella di non controllare: questo era fare gli interessi della Regione Valle d'Aosta.
Emerge da questi fatti un dato certo, che il giudizio negativo che viene dato nei confronti dei controllori regionali si basa su informazioni distorte e calunniose, si basa, come è stato da me dimostrato ora, sulla menzogna e viltà del potere politico, che ha preferito la fuga alla verità e alla responsabilità.
Ho dimostrato con documenti alla mano che il fuori busta non era una ruberia, ma una prassi in vigore da quando era stato aperto il Casinò di Saint-Vincent, regolato da una tabella autorizzata e concordata dal Presidente della Giunta, dall'Amministratore delegato della società SITAV e dal Commissario regionale.
Di fronte a queste prove non capisco come si possa ancora essere ciechi e sordi; pertanto accuso, assumendomi ogni responsabilità, il Presidente della Commissione di aver volutamente o ingenuamente pilotato il giudizio accusatorio e di colpevolezza nei confronti dei controllori regionali; chiedo ufficialmente il ritiro di questa relazione perchè contiene dichiarazioni false e calunniose e porto a sostegno di queste accuse la documentazione che ho illustrato e chiedo inoltre che venga ascoltato dalla Commissione d'inchiesta il Commissario regionale Manganone.
Chiedo, alla fine del dibattito, una sospensione e quindi una riunione dei Capigruppo, per definire le modalità per il ritiro di questa relazione. Grazie.
Si dà atto che alle ore 11,23 riassume la Presidenza il Presidente BONDAZ.
PRESIDENTE: Ha chiesto la parola il Consigliere Voyat per fatto personale, ne ha facoltà.
VOYAT - (U.V.): Per fatto personale su quello che ha detto il Consigliere Aloisi, il quale ha dichiarato che "il Consigliere Voyat sapeva dei controlli al tavolo del punto banco ed era stato invitato a controllare la chiusura". Questo è completamente falso.
Quella sera, mentre stavamo parlando, Giovannini, il Commissario Manganone ed il sottoscritto, ad un certo punto il Commissario Manganone ha detto: "Vado a fare un controllo al punto banco".
Tutti sanno che in quel periodo c'era una trattativa fra Regione e Saiset per sapere la cifra da concordare, quindi si può pensare che a mezzanotte il controllo fosse stato fatto dal Commissario (in quanto si sa che la chiusura non viene fatta a mezzanotte, ma molto più tardi) per verificare l'andamento dei giochi, mentre avrebbe dovuto attendere la chiusura per poter consigliare alla Giunta o chi incaricato da essa, a concordare la cifra.
Non è un comportamento scorretto il mio (che avrei saputo certe cose e non le avrei dette in Commissione) ma piuttosto, quello di altri che fanno parte della Commissione, i quali per cinque mesi hanno avuto in mano dei documenti e non li hanno sottoposti all'esame della Commissione. Questo è un comportamento scorretto!
Evidentemente se dovrò fare parte di Commissioni, chiederò che in queste ci siano persone corrette, che mettono a disposizione la documentazione che hanno di tutti i Commissari, non solo di qualcuno, per poi fare un exploit in Consiglio regionale!
PRESIDENTE: Ha chiesto di parlare il Consigliere Aloisi, per fatto personale, ne ha facoltà.
ALOISI - (M.S.I.): Consigliere Voyat posso capire il suo atteggiamento, però per onore di verità devo anche affermare, e mi possono essere testimoni i Commissari che erano presenti nell'ultima riunione che abbiamo avuto nella Commissione d'inchiesta, che ho fatto ufficiale richiesta al Presidente Beneforti di convocare l'ex Commissario regionale Manganone. Questo perchè ritenevo che in un primo momento, non essendo possibilitato ad essere interrogato, quindi ad essere ascoltato, era comprensibile l'atteggiamento di non ascoltarlo perchè non c'era.
Nel momento in cui lui era a disposizione e poichè il Commissario Manganone è una pedina molto importante, come ho già detto nel mio intervento, in questo contesto, perchè forse è l'unico che ha vissuto tutti i fatti ed antefatti e quindi ne è a conoscenza, il Presidente della Commissione Beneforti avrebbe dovuto, per onore di verità, chiamare il Commissario Manganone e quindi sentire dalla sua viva voce la sua dichiarazione. Io ho fatto questa richiesta e non mi è stato dato ascolto.
Siccome non sono una persona, come mi ha definito il Consigliere Voyat, che vuole speculare avendo avuto a disposizione la documentazione, sono partito e sono andato alla ricerca del Commissario Manganone, chiedendo se era disponibile ad avere un incontro con me, insieme ad altri controllori, e farmi dire da lui quello che avrebbe dovuto farsi dire la Commissione.
Quindi non ero in possesso di questa documentazione prima di due o tre giorni fa, ne sono venuto in possesso in questi ultimi giorni. Volete conoscere le parole che mi ha detto il Consigliere Beneforti quando ho richiesto di convocare il Commissario? "Ma cosa volete, che mettiamo una pecora lì che continui ad essere sbranata dai lupi?".
Se il Consigliere Beneforti ha il coraggio di smentire queste mie affermazioni, si alzi e lo dica.
PRESIDENTE: Ha chiesto di parlare il Consigliere Beneforti, ne ha facoltà.
BENEFORTI - (D.C.): Dato che sono stato chiamato in causa dal Consigliere Aloisi, devo dire che come Commissione avevamo richiesto tutto il materiale che ci potesse servire nella indagine, e la reazione è venuta fuori in base al materiale e alla documentazione di cui la Commissione è venuta in possesso.
Ritengo di dire al Consigliere Aloisi, non per polemica nè per autodifesa, che se lei da qualche giorno era in possesso di questa documentazione, era corretto chiedere una riunione straordinaria della Commissione e non venire in questo Consiglio per fare scoppiare una bomba.
Lei anche in altre occasioni, come ad esempio sui buoni di benzina, ha sempre cercato di far scoppiare le bombe, tuttavia molte volte le bombe sono scoppiate in mano a lei; forse per la sua tendenza fascista le bombe le sono use, però sia chiaro che le bombe non fanno molto scalpore in questo ambiente e che certi sistemi li respingiamo.
Pertanto le ripeto che sarebbe stato più corretto che lei avesse chiesto, se aveva questa documentazione, un supplemento di inchiesta della Commissione, e si sarebbe potuto discutere.
Lei adesso si dissocia e respinge la relazione, ma alla penultima riunione della Commissione, quella prima del 9 maggio, quando tutti i Consiglieri hanno fatto le osservazioni alla relazione, lei ha osservato solo che il termine che io avevo usato, "abusivamente" era troppo forte ed ha concordato con tutti noi di scrivere "illegittimamente". Non ha chiesto la eliminazione della parola: al posto di "abusivamente" ha accettato "illegittimamente" e non ha fatto altre osservazioni; inoltre ha affermato che questa relazione le stava bene.
Successivamente avrà incontrato il Commissario Manganone il quale forse le avrà detto alcune cose: è giusto che Manganone si difenda! Ma io ripeto e confermo che quanto percepito dai controllori è stato percepito illegittimamente perchè non previsto da nessuna delibera di Giunta e di Consiglio. Pertanto per me e per tutta la Commissione non era giusto che essi percepissero quegli importi.
Per quanto riguarda alcune affermazioni sul controllo, sono state riprese dalla verbalizzazione dell'audizione dei controllori Valle, che è stata registrata e si può riascoltare. I controllori fra l'altro (non tutti ma diversi) hanno affermato che era impossibile lavorare e collaborare con il Commissario Manganone, in quanto i loro rapporti, le loro lettere al Commissario venivano imboscate e trattenute dallo stesso, il quale diceva: "adesso vedo e poi provvederò". E mai provvedeva!
Non c'era quindi un rapporto fra i controllori e il Commissario Manganone. Quanto abbiamo scritto nella relazione scaturisce interamente dall'audizione dei Controllori regionali, in quella riunione nella quale mi pare ci fossero tutti.
La relazione è fedele alle dichiarazioni fatte e alla documentazione di cui la Commissione è venuta in possesso; di quella parte di documentazione di cui la Commissione non è venuta in possesso è chiaro che non può rispondere, come quella del verbale di passaggio di consegne.
Lo abbiamo richiesto persino al Consigliere Fosson, che è andato alla ricerca di questo verbale in quanto il Commissario precedente a Manganane era suo padre; io stesso l'avevo pregato di cercare anche fra le carte del padre se c'erano documenti che potessero servire alla Commissione. Lui ha indagato presso la sua famiglia ed ha dichiarato in Commissione - come pure alla Magistratura - di non aver trovato nulla.
La relazione, Consigliere Aloisi, resta; rimane quella che è perchè è fedele a quanto la Commissione ha potuto accertare.
Per quanto riguarda la tabellina di cui Lei è venuto in possesso, richiesta ai controllori, essi hanno detto di non averla e che era in possesso della Magistratura. La Commissione, come è stato detto, non ne era venuta in possesso.
PRESIDENTE: Prima di dare la parola per fatto personale, le leggo l'art. 54 del Regolamento che dice testualmente: "E' fatto personale l'essere intaccato nella propria condotta o il sentirsi attribuire opinioni contrarie a quelle espresse. In questo caso chi chiede la parola deve indicare in che consiste il fatto personale".
Lo deve dichiarare prima che Le dia la parola.
ALOISI - (M.S.I.): Il fatto personale consiste nell'accusa che mi è stata rivolta di fascista e di voler far scoppiare delle bombe, che poi mi scoppiano in mano.
Vorrei chiedere chiarimenti al Consigliere Beneforti su questo suo giudizio e poterlo rettificare.
PRESIDENTE: Ha chiesto di parlare il Consigliere Aloisi per fatto personale, ne ha facoltà.
ALOISI - (M.S.I.): Sul primo punto, l'accusa di fascista la rigetto in faccia al Consigliere Beneforti, perchè se c'è qualcuno qui che non può essere accusato di essere fascista, questo è il Consigliere Domenico Aloisi che rappresenta il Movimento Sociale Italiano - Destra Nazionale, e non il Partito Nazionale fascista, che è finito nel 1945 come qualcuno di voi potrebbe ricordare.
Per quanto riguarda il discorso che le bombe mi scoppiano in mano, a parte il fatto che mi ritengo molto corretto e serio da non arrivare a fare quello che può sostenere il Consigliere Beneforti, le bombe, se si riferisce ai buoni benzina, questione che io ho umilmente sollevato, non sono altro, con i generi contingentati, che ruberie che vengono perpetrate sulla pelle dei cittadini valdostani.
Quindi se mi si accusa di far scoppiare queste bombe, ne sono onorato, perchè sono qui proprio per fare un lavoro di pulizia, di moralità, in quanto forza di opposizione.
PRESIDENTE: C'è una richiesta di sospensione avanzata dal Consigliere Aloisi.
Ha chiesto di parlare il Consigliere Baldassarre, ne ha facoltà.
BALDASSARRE - (P.S.D.I.): Sono naturalmente d'accordo sulla sospensione chiesta dal Consigliere Aloisi, che ha precisato in questo momento di non essere un fascista ed io gliene posso dare atto personalmente.
Non ho capito la difesa portata avanti dal Presidente della 1^ Commissione, Consigliere Beneforti: il Consigliere Aloisi ha messo in evidenza quello che avevo affermato nel mio intervento, cioè che questa era una relazione inutile, e lo ha dimostrato con i fatti, sottoponendo al Consiglio una documentazione di cui il Presidente della Commissione e la Commissione avrebbero dovuto essere a conoscenza.
Sono d'accordo sulla sospensione dei lavori, per la possibilità di ritirare questa relazione che non ha alcuna caratteristica di relazione: è una cronaca da settimanale.
PRESIDENTE: Ha chiesto di parlare il Consigliere Riccarand, sulla richiesta di sospensione, ne ha facoltà.
RICCARAND - (N.S.): Credo che se c'è qualcosa di vergognoso in questo dibattito del Consiglio, questo è il comportamento dei Consiglieri Baldassarre e Aloisi. Tutti devono sapere che sia il Consigliere Baldassarre che il Consigliere Aloisi in sede di Commissione non hanno presentato nessuna proposta scritta di modifica della bozza di relazione.
Presumo che il Consigliere Baldassarre non abbia neanche letto la bozza di relazione e non so se ha letto la relazione finale ed è per questo che esprime determinati giudizi.
Non solo ma il Consigliere Aloisi che parla tanto di vergogna, ha fatto due osservazioni sulla bozza iniziale della relazione, dopodichè ha detto che per lui andava bene così; adesso viene a chiederne il ritiro!
I Commissari sanno che ho presentato un documento di 30 pagine di modifiche alla bozza di relazione; di queste, molte sono state accolte, altre no. Dopodichè io dico di riconoscermi in questa relazione, con tutti i limiti che ha, perchè ho visto che c'è stato uno sforzo non globale, ma c'è stato lo sforzo di accogliere determinate osservazioni.
Chi non ha fatto delle osservazioni in quella sede non ha il diritto di venire qui a strumentalizzare; credo che sia un atteggiamento vergognoso.
PRESIDENTE: Ha chiesto di parlare il Consigliere Baldassarre per fatto personale. Devo specificare che prima deve indicare le motivazioni per cui chiede la parola per fatto personale, dopodichè la Presidenza deciderà se dare o meno la parola.
BALDASSARRE - (P.S.D.I.): Mi si accusa di non aver fatto rilievi alla relazione e di non averla ascoltata addirittura.
PRESIDENTE: Ha chiesto di parlare il Consigliere Baldassarre, ne ha facoltà.
BALDASSARRE - (P.S.D.I.): Stupefacente la difesa di ufficio di un movimento di sinistra, denominato Nuova Sinistra, che si richiama alla difesa dei lavoratori, della realtà, dell'onestà e della purezza.
Il Consigliere Riccarand accusa il sottoscritto ed il Consigliere Aloisi di non aver letto la relazione e di non averla addirittura ascoltata. Consigliere Riccarand, lei sa meglio di me che io non ho mancato ad una riunione, sono sempre stato presente a tutte le riunioni...... tranne quando ho partecipato al Congresso del mio partito.
Ho richiesto anch'io di ascoltare il Commissario Manganone, ma il Presidente non ha ritenuto opportuno accettare questa richiesta. Quindi questa difesa d'ufficio e fuori luogo fatta dal Consigliere Riccarand mi stupisce. Faccia quello che crede; non mi riconosco in quella relazione.
PRESIDENTE: Ha chiesto di parlare il Consigliere Stévenin, ne ha facoltà.
STEVENIN - (U.V.): J'ai demandé la parole non pas pour m'exprimer sur la requête de renvoi de la part de M. Alosi, mais pour faire des précisions.
Il paraît que M. Aloisi a dit que quelques syndicalistes étaient à connaissance de ces faits qui se sont déroulés. Moi, je voudrais signaler au Conseil régional que cette accusation faite par M. Aloisi a été reprise par le document qui a été présenté il y a quelques semaines par les contrôleurs.
Si on lit le document, à un certain moment il est dit: "A livello locale abbiamo sempre dovuto lottare contro un atteggiamento di chiusura da parte delle forze sindacali e delle forze politiche. A tale proposito citiamo una serie di corrispondenze svoltesi nel luglio 1978 molto significative ed eloquenti. Nella prima, in data 4.7.1978, viene constatata l'assoluta indifferenza da parte dei politici nell'affrontare i problemi più volte esposti. I Sindacati risposero il 14.7.1978 sconfessando ogni eventuale azione intrapresa dalla categoria. Sottolineiamo che fra i firmatari di tale lettera vi sono gli attuali Consiglieri Beneforti e Stévenin.
In risposta i controllori regionali inviarono un comunicato siglato da una delegazione, in data 17.7.1978, in cui si legge: "A questo atteggiamento, da Voi sconfessato, siamo stati portati dopo aver più volte verificato l'assoluto disinteresse dimostrato dall'Amministrazione regionale, e dopo aver atteso invano il promesso intervento dei sindacati". Nello stesso si legge: "Vi comunichiamo che nel frattempo, negli incontri avuti con l'Assessore alle Finanze, abbiamo avuto garanzie che fossero discussi e risolti nel più breve tempo possibile i seguenti problemi, fra cui l'indennità notturna 8/bis - per inciso la famosa tabella di cui nessuno è a conoscenza -.
Da questa corrispondenza si può notare come sia i sindacalisti che l'Amministrazione regionale erano edotti sulla indennità notturna percepita dai controllori secondo tabella".
Je dis tranquillement que, si parce qu'on nous a envoyé une lettre en tant que Syndicat, où on nous dit qu'il y a des pourparlers avec l'Assessorat aux Finances, et que parmi les différents points, il y a l'indemnité nocturne, si de cela on tire la conclusion qu'en tant que Syndicat on était d'accord, c'est de la folie pure, d'autant plus que dans la loi de 1967, à l'article 14, parmi les différentes indemnités auxquelles les contrôleurs ont droit, il y en a une appelée "Indennità mensile per disagiato servizio: lavoro disagiato notturno e festivo". C'est-à-dire, l'indemnité nocturne dont je parlais auparavant.
Par conséquent je peux dire que ni le soussigné en ce qui concerne l'organisation que je représentais, ni les autres Syndicats n'avaient connaissance de ce fait, et jamais ils n'avaient été prévenus ni par les adhérents aux Syndicats, ni par les amis qu'ils comptaient nombreux à l'intérieur du Casino.
Cela dit, si je devais tirer des conclusions de ce document, c'est-à-dire si la vérité qui est dans le document c'est la même qu'il y a là, alors il y aurait à douter de l'entier document qui a été présenté.
Dans ces occasions parmi les différentes forces politiques il y en a toujours qui veulent avoir leur moment de gloire à exploiter, se poser à l'attention de la presse, du public, pour être à la fois les plus impitoyables accusateurs du Gouvernement régional. Il y en a au contraire d'autres qui cherchent de savoir exactement quelle est la vérité dans cette situation.
Je prends acte de ce que vient d'exposer M. Mafrica, c'est sérieux; même si je ne partage pas tout ce qu'il a dit; il parle des évidentes "illegittimità" dans le sens que le Président a fait des illégitimités, qu'il a dépassé les limites de sa compétence. Là on peut dire qu'il y a eu un excès de zèle de la part de M. Andrione dans toutes les initiatives concernant le Casino, visant à faire l'intérêt de la Région. Il est évident que c'est une question de forme; cet excès de zèle quelqu'un l'a appelé un excès de pouvoir. Le but (c'est un peu mettre en discussion la forme mais non la substance) c'était celui d'essayer de garantir une autonomie financière toujours plus grande à la Région. M. Riccarand a fait certaines affirmations, c'est-à-dire que le Casino de Saint-Vincent a toujours eu une influence négative sur la Vallée d'Aoste. Moi je suis d'accord avec lui.
PRESIDENTE: Consigliere Stévenin, devo ricordarle, per regolarità di discussione, che stiamo discutendo sulla richiesta di sospensione o meno.
STEVENIN - (U.V.): Je termine en disant seulement que finalement grâce "al nuovo riparto fiscale" le Casino n'était plus si important dans la réalité valdôtaine et on ne comprend pas comme tout cela puisse s'être passé dans cette situation; il y avait enfin un "riparto" qui nous donnait des possibilités financières bien plus importantes et au contraire on veut nous faire croire que le Casino devient la chose plus importante. Je me réserve d'intervenir plus tard.
PRESIDENTE: Ha chiesto di parlare il Consigliere Aloisi per fatto personale. Indichi per cortesia alla Presidenza le motivazioni.
ALOISI - (M.S.I.): Devo rispondere all'accusa che è stata fatta dal Consigliere Riccarand nei confronti del Consigliere Aloisi sulle dichiarazioni che ho fatto in Commissione e perchè mi sono presentato qui con la documentazione oggi.
PRESIDENTE: Ha chiesto di parlare il Consigliere Aloisi, ne ha facoltà.
ALOISI - (M.S.I.): In Commissione avevo la bozza come ce l'aveva il Consigliere Riccarand, e per quanto riguarda il problema dei Controllori regionali ho sempre mantenuto la stessa posizione. Quindi non mi si venga a dire che avevo una posizione prima e l'ho cambiata adesso.
Per quanto riguarda la documentazione, ne sono venuto in possesso due giorni fa, quindi non potevo portarla in Commissione.
Quando ho saputo che potevo venire in possesso di questa documentazione ho chiesto al Presidente Beneforti di rinviare e di chiedere la convocazione del Commissario regionale. Non ha voluto farlo, quindi mi sono comportato più che correttamente.
Per quanto riguarda il Consigliere Stévenin, quando mi sono riferito ai Sindacalisti che sapevano, non ho parlato a vanvera. Qui c'è una documentazione firmata dal Commissario regionale Fosson in data 3.7.1971, una lettera indirizzata all'Assessore regionale al Turismo alla Commissione interna, al Direttore del personale SITAV, alle Organizzazioni Sindacali. Quindi non parlo per accusare, ma perchè ci sono delle documentazioni che danno la dimostrazione che alcune organizzazioni sindacali, conoscevano tutto quello che succedeva all'interno del Casinò, e siccome chi dirigeva queste organizzazioni erano, per quanto riguarda il SAVT il Sig. Stévenin, per quanto riguarda la CISL il Sig. Beneforti penso che voi due forse eravate gli unici a sapere come stavano le cose all'interno del Casinò.
PRESIDENTE: Ha chiesto di parlare il Consigliere Tamone, ne ha facoltà.
TAMONE - (U.V.): Io non intervengo sulla questione della sospensione però lasciatemi fare un piccolo sfogo personale, in tre secondi.
Non ho niente contro il Consigliere Aloisi, però che arrivi sempre con il pacchetto a sorpresa all'ultimo minuto ci stupisce tutti, anche il sottoscritto che ha la pelle spessa e che non si stupisce più di niente. Perchè dico questo?
La stesura di questa relazione ha richiesto ad una dozzina di imbecilli - Lei la escludo, mi riferisco evidentemente agli altri - un impegno di ben 26 riunioni (alle quali non sono sempre stato presente per altri impegni, ma almeno a 22 riunioni c'ero) - durante le quali abbiamo lavorato e fatto delle cose antipatiche anche nei confronti della gente che è venuta; poi, come ha detto giustamente il Consigliere Riccarand, ci siamo ritrovati ed abbiamo discusso su questa relazione.
Qualcuno di noi, più diligente, come ad esempio il Consigliere Riccarand, è arrivato con delle osservazioni, di cui abbiamo discusso; il Consigliere Aloisi - questa è la verità e non può smentire - ha fatto solo due osservazioni: una accettata a metà e l'altra no. Per il resto la relazione gli andava bene.
Arriva oggi, a sorpresa, e non le va più bene! Questo non va, io non glielo aggettivo questo fatto perchè lo ha già fatto qualcun altro, però le verrebbe il titolo, giustamente.....
Secondo me si poteva al limite rinviare ancora di qualche giorno, ma lei non lo ha mai chiesto.
A questo punto non vedo come si possa fare per tornare indietro su questa relazione: tra l'altro oggi - mi spiace doverglielo dire - all'indice di questa relazione ci sono 29 punti, lei si è soffermato solo su due punti, che possono anche essere interessanti, perchè lei spera di tirare acqua al suo mulino. Benissimo: io queste cose le capisco, fanno parte di un lavoro che faccio anch'io ogni giorno. Ma degli altri 27 punti che sono elencati qui dentro lei non ha fatto cenno, mentre su questi si poteva contestare, discutere e controbattere!
Sulla relazione ha fatto osservazioni su un punto soltanto, ben chiaro, e si può anche capire il perchè. Si capiscono anche altre cose quando lei parla, nei confronti di persone presenti in questo Consiglio e questa mi pare un'altra slealtà, e non parlo per difendere nessuno!
Noi non abbiamo nulla in contrario che alla fine della discussione su questo argomento si faccia un momento di pausa per concordare come si concludono i lavori, però pensiamo che oggi la discussione vada conclusa ed al termine di questa si tenga una riunione di tutte le forze per stabilire praticamente una conclusione.
Mi pare un modo corretto di agire e lavorare, che possa raccogliere anche l'adesione di tutte le forze del Consiglio regionale.
PRESIDENTE: Consigliere Aloisi, lei ha chiesto di parlare per fatto personale, ma la parola non gliela do perchè il motivo per cui chiede di intervenire non ritengo sia un fatto personale.
Se lei insiste, metterò la sua richiesta in votazione ai sensi dell'art. 54 del Regolamento, in quanto, se il Consigliere insiste, il Consiglio, senza discussione, decide per alzata di mano. La discussione su fatto personale deve avvenire immediatamente.
Pongo in votazione, per alzata di mano, la possibilità di parola per fatto personale secondo le motivazioni addotte dal Consigliere Aloisi....!
Consigliere Aloisi, la discussione proseguirà successivamente perchè ci sono due ordini del giorno presentati dal Consigliere Riccarand, dal Gruppo comunista, quindi ci sarà ulteriormente la possibilità di prendere la parola. Non abusiamo del fatto personale.
Ha chiesto di parlare il Consigliere Mafrica, ne ha facoltà.
MAFRICA - (P.C.I.): Concordiamo sull'ultima proposta di sospensione al termine della discussione avanzata adesso dal Consigliere Tamone, mentre siamo contrari alla richiesta avanzata dal Consigliere Aloisi, perchè in questa Commissione, come è già stato sottolineato da altri, si è fatto un lavoro che è stato portato avanti per lungo tempo, ed è stata data a tutti la possibilità di fare le osservazioni necessarie, che noi abbiamo fatto, che abbiamo viste accolte nel testo della relazione.
A nostro giudizio, e questo è quanto è proposto anche nell'ordine del giorno, la Commissione dovrebbe continuare i suoi lavori. Avrà tempo di vedere, nel prosieguo, se certe cose possono essere aggiunte e modificate; oggi si tratta di dare un giudizio su quelle accertate.
Voglio sottolineare un aspetto: mi pare non corrispondente all'insieme dei problemi, alla gravità dei fatti che in questa relazione vengono denunciati nel complesso dei loro punti, soffermarsi e trascinare il Consiglio continuamente su uno solo degli argomenti, che pure ha la sua importanza.
Credo che non abbia oggi motivazione la richiesta di sospensione del Consigliere Aloisi perchè poteva presentare una relazione di minoranza, poteva proporre un ordine del giorno con delle modifiche alla relazione, e non l'ha fatto. Ho proprio l'impressione che partendo da esigenze sacrosante di persone che sono state colpite, le si voglia strumentalizzare, si voglia far discutere, rispetto a questa relazione che dal nostro punto di vista è una cronaca, per la storia, di come non si deve governare, limitandosi ad un unico aspetto.
Vorremmo sfuggire da questo clima che riteniamo deteriore per il Consiglio regionale, quindi siamo contrari alla sospensione.
Siamo perchè si continuino i lavori, perchè in futuro si corregga, però oggi si faccia un punto fermo, non si segua nel polverone rispetto invece ad una questione che è stata così drammatica per l'intera Valle d'Aosta.
PRESIDENTE: Se nessuno chiede più la parola sull'istanza di sospensione avanzata dal Consigliere Aloisi, pongo in votazione questa richiesta:
ESITO DELLA VOTAZIONE
Presenti 29
Votanti 27
Favorevoli 2
Contrari 27
Il Consiglio non approva
PRESIDENTE: Ha chiesto di parlare il Consigliere Pedrini, ne ha facoltà.
PEDRINI - (P.L.I.): Vorrei dire ancora una volta, e in quest'aula mi pare che di interventi del genere ne ho fatti più di uno, che non si sarebbe dovuti arrivare a questa votazione.
A mio avviso il Consigliere Aloisi avrebbe dovuto ritirare la sua proposta, vedendo come stavano le cose (libero naturalmente di mantenerla per una questione di principio) ma nello stesso tempo non ritengo che in quest'aula si debba arrivare a questo cannibalismo, quando in effetti si è lavorato tutti per uno scopo comune, che è quello di portare alla luce le magagne e di creare un clima di pulizia e di onestà.
Voglio solo esprimere il mio imbarazzo nel trovarmi a dover votare su una cosa che penso non faccia che creare altri urti, altre fratture, quando abbiamo bisogno in questo momento di essere tutti uniti per affrontare una situazione che non è affatto semplice nè risolvibile tout-court.
PRESIDENTE: Sono stati presentati due ordini del giorno, prima dal Consigliere Riccarand, poi da parte del Gruppo comunista.
Ha chiesto di parlare il Consigliere Aloisi, ne ha facoltà.
ALOISI - (M.S.I.): Volevo solo dire questo: in quest'aula o io non ho capito niente o siete voi che non capite niente, scusatemi il termine.
Non si è voluto capire da parte di alcune forze politiche di sinistra che dicono di tutelare gli interessi dei lavoratori, che il problema è prettamente politico, in questo caso. Il problema è che il potere politico ha scaricato la responsabilità sui 26 Controllori: questo è il punto chiave del problema.
Il discorso è tutto lì. Mi sono presentato in aula con una documentazione di cui sono venuto in possesso ieri e l'altro ieri, ho portato elementi nuovi; se ci fosse coscienza di verità bisognerebbe prenderne atto, ritrovarsi e analizzare i fatti nuovi, chiedendo l'audizione del Commissario regionale Manganone.
Siccome invece le forze di maggioranza non hanno interesse affinchè si arrivi ad una certa soluzione, siccome PCI e NS cercano di speculare sul fatto che il MSI abbia preso le difese dei lavoratori (si sentono scavalcati) allora obiettano che dico menzogne.
Ho detto la verità e l'ho documentata. Se voi volete la chiarezza dovete chiedere la sospensione e vedere questi documenti nuovi che metto a disposizione della Commissione, dopodichè discuterne insieme.
PRESIDENTE: E' chiusa la discussione generale.
Ha chiesto di parlare il Presidente della Giunta, ne ha facoltà.
ROLLANDIN (U.V.): Je dois avant tout remercier tous ceux qui ont travaillé pour prédisposer cette relation, qui - au-delà de la position que chaque groupe et chaque parti peut avoir - est un résumé fidèle de ce qui s'est passé pendant des mois à l'égard d'un problème assez important mais qui - je le souligne encore une fois - n'est pas l'unique problème d'une Administration régionale. Comme un fait assez important c'était normal qu'il puisse intéresser soit l'opinion publique soit les forces qui composent le Conseil.
A l'intérieur des forces du Conseil celles qui composent la majorité ont accepté de travailler pendant ces six mois pour se mettre à disposition et pour chercher dans les limites de leurs capacités d'éclaircir les différents aspects et surtout de démontrer, si c'était nécessaire, qu'on doit travailler d'une autre façon, en tenant en considération l'ensemble des nécessités de notre Vallée.
Je pense que lorsqu'on a fait les déclarations de programme, on a souligné que, si le problème du Casino était une affaire assez importante, il était aussi nécessaire de considérer qu'il y a à peu près 40% de travailleurs en chômage, car ils n'ont pas une place de travail.
La relation, comme l'a dit, en la présentant M. Beneforti, se proposait de poser à l'attention du Conseil les différents problèmes. A présent on doit chercher à donner une solution à certaines dispositions qui avaient été prises, à certains problèmes qu'on doit encore résoudre.
Je pense que, et quelqu'un l'a dit, pendant ces six mois, on a résolu plusieurs problèmes. On a cherché d'éclaircir les rapports, surtout en considérant les difficultés d'interprétation de la convention même. M. Riccarand a mentionné 5 articles, les articles 3, 6, 7, 8 et l'art. 8 de la Convention SITAV/SAISET, qui en effet depuis toujours ont créé des problèmes d'interprétation; ce sont les articles de la partie financière.
A propos du problème de jetons qui n'étaient pas en cours, après les avoir suspendus, on a dit clairement qu'on n'accepte plus cette solution, qu'il fallait trouver d'autres méthodes pour donner quelques agréments aux personnes qui voulaient aller au Casino.
Pour le ticket d'entrée, le Conseil avec la délibération du mois de mars, a dit que le prix est fixé en 10.000 lires, tandis qu'avant il y avait la difficulté d'interprétation pour le pourcentage qui était dû à la SITAV et le pourcentage qui était dû à l'Administration régionale. Là la question a été éclaircie avec l'approbation de tout le Conseil.
Même chose pour les "decadi"; là aussi, après des longues discussions et tout en considérant que sur plusieurs arguments il y a eu une interprétation qui a été donnée uniquement de la part de la Région (même si on devait interpréter la convention en entendant aussi la SITAV) on a cru bien que c'était l'occasion pour donner une indication, et sur certaines propositions la SITAV même a concordé, surtout sur comment donner à la Région l'argent qui lui était dû selon le pourcentage prévu.
Il y a encore à résoudre le problème du personnel. L'art. 13 est assez clair à ce sujet. On peut revoir cet article de la convention pour prévoir un pourcentage différent pour lequel la Région doit intervenir pour payer le personnel de la SITAV. Là c'est un choix à faire au moment où on doit revoir la convention même.
Il y a eu la possibilité d'avoir, de la part de la Région, le pourcentage du 25%, qui avait été retenu de la part de la SITAV. On a envoyé à la SITAV une lettre, en demandant l'application de l'art. 8, selon ce qu'on avait proposé à l'attention du Conseil. La réponse de la SITAV a soutenu notre thése. En effet, à la suite de cette réponse on ira à l'arbitrage, comme prévu par la convention même. Là il n'y a pas d'autres solutions, à moins que le Conseil puisse prendre des décisions différentes.
Je donnerai une copie de la lettre que j'ai envoyée à la SITAV pour la question du pourcentage:
"Convenzione Regione/SITAV: adempimenti ex art. 8 - soprattassa per ritardato pagamento.
Per doverosa informazione per gli adempimenti conseguenti si comunica che questa Amministrazione intende dare completa attuazione al provvedimento deliberativo del Consiglio regionale del 27.3.1984.
Preso atto pertanto dell'avvenuto versamento effettuato il 6.4.1984, di quanto trattenuto sulle decadi dal 1° maggio 1982 al 30 novembre 1983, e dell'avvenuta regolarizzazione delle scadenze per il versamento delle decadi in generale, si chiede formalmente a codesta società il pagamento ai sensi del 2° comma dell'art. 8 della convenzione Regione/SITAV del 16.2.1978, della soprattassa dell'1% dell'importo non pagato per ogni giorno di ritardo nei diversi pagamenti fatti salvi ogni altra decisione e provvedimento previsti dalla legge e dalla sopracitata convenzione".
La réponse à cette lettre de la part de la SITAV est la suivante:
"In riscontro alla Sua del 4 maggio, siamo spiacenti di dover respingere la sua richiesta poichè la riteniamo infondata nei suoi presupposti di fatto e di diritto. E' nostra convinzione che gli accordi raggiunti con la Regione in merito alle modalità di finanziamento consentito stabilissero gli interessi nella misura dell'1,5% punti di maggiorazione sul tasso di tesoreria; qualora invece si ritenga che tali accordi non avessero alcuna rilevanza giuridica, dovremo concludere che gli interessi da noi dovuti sono da calcolarsi nella misura del tasso legale a mente del Codice Civile e cioè pari alla misura del 5% annuo".
Je ne fais pas de commentaires à la réponse, je pense que la décision même est due à la convention que nous avons avec la SITAV.
Sur l'entière affaire je pense que de la part soit de l'Administration régionale en tant que Junte, soit du Conseil, il y a eu la tentative d'éclaircir les différentes questions. Pour les poussettes et les "orfanelli" il y a eu une proposition qui sera portée à l'attention des différentes forces politiques pour donner une solution définitive.
La même chose on fera dans le plus bref délai de temps sur la question des rapports SITAV/SAISET/Région pour l'application de la convention avec la SAISET, en tenant compte du fait qu'on prévoit l'échéance de la fin de juin pour revoir le pourcentage des revenus à la Région. A ce sujet il y a eu déjà des rencontres avec les représentants de la SITAV et de la SAISET, en considérant aussi les avis des différents experts légaux qui ont été donnés à cet égard.
Si on donne un jugement sur ce qui a été fait pendant ces six mois, on peut conclure que sûrement on n'a pas résolu tous les problèmes; M. Mafrica disait avant qu'il fallait arriver le plus tôt possible à une solution. Toutes les forces politiques se souhaitent que ce soit le plus tôt possible, mais pour arriver à une solution il faut notamment la trouver, vu que d'un côté il y aura sans doute des propositions de la part de l'Administration régionale, mais de l'autre côté il faudra aussi prendre en considération l'avis de la SITAV/SAISET qui a quand même un contrat, à moins qu'il y ait quelque chose pour affirmer que le contrat n'a plus la possibilité d'exister.
Donc nous retenons que ce soit valable de porter la relation à l'attention du Conseil, en faisant une discussion la plus sérieuse possible et surtout pour arriver à des solutions, afin de donner la possibilité aux différentes forces du Conseil de travailler aussi pour les autres problèmes, et ne pas penser qu'il n'y ait que le Casino en Vallée d'Aoste, si on ne veut pas risquer de manquer de respect envers les forces de travail, de l'emploi, qui attendent des réponses.
Enfin, en ce qui concerne la suspension de la discussion, je suis d'accord, comme nous l'avons déjà dit, de suspendre le Conseil pour discuter sur les différentes propositions, afin de donner à tous les membres du Conseil la possibilité de travailler pour la solution des problèmes.
PRESIDENTE: C'è una richiesta di sospensione avanzata dal Presidente della Giunta.
Ha chiesto di parlare il Segretario Tamone, ne ha facoltà.
TAMONE - (U.V.): Trattandosi di un argomento un po' delicato, chiederemmo al Gruppo comunista ed agli altri amici dei gruppi che hanno fatto delle proposte, di vederci anzichè adesso, oggi alle 15,30 prima dell'inizio del Consiglio, anche per darci il tempo di meditare un po' e dare una risposta alle vostre richieste.
PRESIDENTE: Sospendiamo la seduta. Il Consiglio è riconvocato alle ore 16.
La seduta è tolta.
La seduta termina alle ore 12,28.
