Compte rendu complet du débat du Conseil régional

Objet du Conseil n. 110 du 26 octobre 1983 - Resoconto

OGGETTO N. 110/VIII - PROBLEMI RELATIVI ALLA CRISI OCCUPAZIONALE DEL SETTORE TESSILE IN VALLE. (Interpellanza).

PRESIDENTE: Do lettura dell'interpellanza presentata dai Consiglieri Millet, Mafrica e Cout:

INTERPELLANZA

Poichè le recenti e gravi minacce che si sono addensate su altri comparti dell'industria valdostana rischiano di lasciare in ombra la drammatica situazione del settore tessile in Valle d'Aosta;

allo scopo di richiamare l'attenzione su questo settore che occupa prevalentemente manodopera femminile, per la quale è già difficile trovare lavoro nell'industria;

i sottoscritti Consiglieri

INTERPELLANO

l'Assessore all'Industria, Commercio, Artigianato e Trasporti per sapere:

1°) quali iniziative sono state prese per le lavoratrici dell'INTEVA di Pollein, licenziate senza essere poste in cassa integrazione e per le quali sta per scadere il periodo aggiuntivo di disoccupazione speciale;

2°) quale sarà la sorte delle lavoratrici della Fortuna West, che non hanno praticamente trovato occupazione nella azienda insediatasi nel loro stabilimento;

3°) quali prospettive di lavoro vi sono oggi per le lavoratrici della SIV, da anni ormai in situazione precaria.

PRESIDENTE: Ha chiesto di parlare il Consigliere Millet, ne ha facoltà.

MILLET - (P.C.I.): Lo scopo di questa interpellanza è quello di richiamare all'attenzione del Consiglio l'attuale situazione nel settore tessile, che è grave, soprattutto alla luce dei dati che si possono trarre da un volantino del Sindacato. Tra il 1981 e il 1983 questo settore è passato da 500 a 300 occupati circa, con una diminuzione del 37%, poiché rispetto ad una diminuzione di 250 posti si ha un aumento in una azienda di 47 unità lavorative. Tenendo presente che, ad esempio, alla SIV nel 1982 sono stati messi in cassa integrazione 76 lavoratori (nel 1983 praticamente lo sono stati messi tutti) e la chiusura dell'INTEVA e della Fortuna West, vorremmo sottolineare in Consiglio la gravità di questo settore.

Vorremmo sapere dall'Assessore quali iniziative ha preso o intende prendere in questo settore, tenendo conto che per l'INTEVA scade il periodo aggiuntivo di disoccupazione speciale, quindi i lavoratori si troveranno senza alcuna prospettiva. Chiediamo se è possibile avere un quadro della situazione, in modo da vedere quali iniziative il Consiglio regionale può portare avanti per difendere questo settore.

PRESIDENTE: Ha chiesto di parlare l'Assessore all'Industria, Commercio, Artigianato e Trasporti Pollicini, ne ha facoltà.

POLLICINI - (Féd. DP-UVP): E' indubbio che questo è un momento di estrema difficoltà, quindi non è facile trovare risposte che diano tranquillità alla gente che lavorava in queste aziende. Certo il settore tessile è fra quelli più colpiti dalla crisi; addirittura oggi è in forte crisi la FILA, che era une delle aziende con un mercato internazionale vastissimo, ed anche una serie di aziende collegate ad essa oggi sono in grosse difficoltà, perché le commesse sono venute a mancare. L'INTEVA è un'azienda che ha 79 dipendenti e la cassa integrazione speciale scadrebbe il 31 dicembre, però va detto che la richiesta di proroga non è stata ancora approvata e ciò va ad aggravare questa situazione. La prima richiesta scadeva il 30 giugno 1983.

In questo settore la Giunta ha avuto una serie di richieste e - ripeto cose magari già dette - sono richieste di imprenditori totalmente sprovvisti di capitale a rischio proprio, quindi vogliono capannoni, finanziamenti e neppure offrono la copertura a garanzia dei finanziamenti che richiedono. Qui vi sono dei problemi che riguardano prima di tutto la garanzia di continuità; c'è, ad esempio, quella della Asfin Grinber che è un nuovo insediamento per la produzione di aminoacidi liberi derivati dalla farina di soia, che è fra le proposte che maggiormente ci interessa sul piano occupazionale e per cui andrebbe bene il capannone della INTEVA. Si è già costituita in Aosta il 23 settembre la Società che si chiama Aminaosta, con un capitale iniziale di 200 milioni, ma che prevede - dice una lettera di questa società - un capitale di un miliardo e 70 milioni, ed inoltre è assicurato che assumerà venti persone nei primi tre mesi, trenta nei successivi sei mesi e le rimanenti 50 persone nell'arco di due mesi dal raggiungimento della produzione massima giornaliera. Abbiamo già fatto una serie di indagini per verificare le garanzie che si possono avere; non abbiamo ancora elementi per essere tranquilli in questa direzione.

Altri tipi di proposte sono intervenute per questa azienda però sono ancora meno tranquillizzanti, quindi per l'INTEVA abbiamo oggi molte offerte ma poche garanzie di continuità.

Abbiamo proposte da alcuni settori dell'abbigliamento, totalmente sprovvisti di mercato: questi chiederebbero addirittura un credito che potrebbe essere quello che li fa marciare per un anno, senza contare gli eventuali introiti derivanti dalla produzione. E' chiaro che in queste condizioni non ci sentiamo di affidarci a questi industriali.

Per quanto riguarda la Fortuna West, probabilmente per quell'azienda il problema è più drammatico in questo momento, perché ci sono 145 persone in cassa integrazione a zero ore, e la cassa integrazione scadrà il 31 gennaio prossimo. Nella sede della Fortuna West oggi c'è la Sapiform, che prevede di occupare altro personale a completamento di tutto il ciclo, quindi ci saranno ancora due linee da completare. Attualmente ce n'è solo una, con 40 dipendenti, e pare che il tipo di attività sia più propenso all'occupazione maschile che a quella femminile. Questo è il problema che maggiormente ci preoccupa, così come esiste una situazione difficile alla SIV per cui ci sono 160 dipendenti con la Cassa Integrazione che termina ad agosto del 1984; non è possibile prendere delle decisioni anche perché dobbiamo ancora attendere la conclusione della procedura dì liquidazione, la proprietà non ha ancora definito bene la sua posizione; comunque anche in questo caso abbiamo assunto una serie di contatti con la Manifattura di Perosa, che però proporrebbe addirittura con grossi investimenti regionali, occupazione per massimo 40 delle 160 persone, oppure con la Ditta Bossi, che arriva dalla Cucirini Cantoni, anche questa assolutamente sprovvista di qualsiasi capitale di rischio.

Seguiamo molto attentamente la situazione, siamo in continuo contatto con una serie di aziende, però effettivamente la situazione è drammatica in questo settore, per cui per quanto ci riguarda continueremo a cercare se vi sono proposte le esamineremo. Abbiamo però la sensazione che ci sarà ancora tempo per arrivare ad una conclusione. Quello che ci proponiamo è garantire la prosecuzione di questa situazione di cassa integrazione per dare tempo di trovare soluzioni intercambiabili.

PRESIDENTE: Ha chiesto di parlare il Consigliere Millet, ne ha facoltà.

MILLET - (P.C.I.): Evidentemente sono d'accordo con l'Assessore nel sottolineare che è una situazione molto grave e quindi la nostra preoccupazione è quella di riuscire a garantire almeno quel minimo indispensabile per aspettare soluzioni più favorevoli, come siamo anche d'accordo di rifiutare le offerte di pseudo-imprenditori che pensano di venire in Valle d'Aosta e di fare questo mestiere senza soldi.

Però è anche vero che bisogna porsi un problema di fronte a questa continua difficoltà nel trovare imprenditori: forse bisognerebbe avere un po' di fantasia - capisco che non è facile - ma a volte nei momenti di difficoltà si possono anche trovare delle formule non per produrre tanto per produrre, ma per tentare delle produzioni che tengano conto del mercato e promuovere qualche iniziativa che crei dell'occupazione, senza aspettare che ci siano offerte da fuori. Si potrebbe cercare di stimolare anche qualche imprenditore con la cooperazione dei lavoratori, piuttosto che aspettare un imprenditore milanese il quale dice magari di garantire cento posti e poi si sa che arriva solo a quei venti.

Qui il problema è soprattutto per l'occupazione femminile, perché le uniche soluzioni che vengono fuori risolvono solo l'occupazione maschile. A me pare che sarebbe necessario trovare nuove strade ed avere fantasia per avviare produzioni che poi il mercato possa assorbire.