Objet du Conseil n. 89 du 17 octobre 1983 - Resoconto
OGGETTO N. 89/VIII - PROBLEMI DELLA SIDERURGIA IN VALLE D'AOSTA. INCONTRO CON I LAVORATORI DELLA NUOVA SIAS DI AOSTA. APPROVAZIONE DI ORDINE DEL GIORNO.
PRESIDENTE: Prima di recarci alla Nuova Sias, vorrei illustrarvi il programma dei lavori concordato con la F.L.M.: i lavori dovrebbero iniziare non appena arriveremo nella sala predisposta a tal scopo; vi sarà una introduzione di un quarto d'ora da parte della F.L.M., dopodiché, dalle ore 10,15 alle ore 11,45 circa, sono previsti gli interventi dei Consiglieri regionali. Alle 11,45 ci sarà una brevissima conclusione da parte della F.L.M.. E' stato predisposto un pullman per il trasporto, in modo da andare e ritornare tutti insieme e chiudere così i lavori nella nostra sede istituzionale.
Vorrei conoscere dai singoli gruppi, anche perché il tempo è limitato, il numero degli interventi predisposti. Allora ci sono: l'Assessore all'Industria, Commercio, Artigianato e Trasporti Pollicini, a nome della Giunta, poi i Consiglieri Berti, Aloisi, Beneforti, Lanivi, De Grandis, Baldassarre, Torrione, Mafrica, Riccarand, Tamone; in totale sono undici interventi, più una brevissima introduzione del Presidente del Consiglio. Sarebbe opportuno, secondo me, dare al rappresentante della Giunta almeno un quarto d'ora, poi cinque minuti a testa orientativamente; ricordo che oltre non possiamo andare, perché la F.L.M. è stata tassativa nel voler terminare i lavori alle ore 11,45 per problemi suoi. Chiedo scusa fin da ora ai Consiglieri che interverranno se al termine dei cinque minuti farò loro presente che il tempo è scaduto, dopodiché toglierò la parola.
Si dà atto che i lavori del Consiglio sono sospesi dalle ore 9,30 alle ore 12,15 e che i Consiglieri regionali si trasferiscono presso lo stabilimento Nuova SIAS.
INTERVENTI EFFETTUATI DURANTE LA SOSPENSIONE DEL CONSIGLIO REGIONALE NELLA SEDE DEL CONSIGLIO DI FABBRICA DELLA NUOVA SIAS DI AOSTA.
DONZEL - (F.L.M.): Fra le richieste avanzate nel corso della manifestazione tenuta due settimane fa in Consiglio regionale, manifestazione che ha portato i lavoratori della Cogne e dell'Ilssa-Viola preoccupati della situazione siderurgica, che si sta aggravando all'interno del nostro paese e nella stessa Valle d'Aosta, a richiedere alcune iniziative, la prima richiesta, ricordo, era stata quella di rinviare il dibattito sulle centrali elettriche; la seconda quella di fare un Consiglio regionale aperto all'interno degli stabilimenti Cogne e poi anche dell'Ilssa-Viola.
L'iniziativa aveva lo scopo di sensibilizzare maggiormente le forze politiche intorno al problema della siderurgia, in quanto stiamo ormai perdendo numerosi posti di lavoro ed i nuovi piani che si stanno predisponendo rischiano di dimezzare o addirittura di portare alla chiusura l'attività siderurgica nella nostra Regione; vi è quindi la necessità di un consolidamento, di una forza comune rispetto a questo problema.
Prima di dare la parola a Guido Dondeynaz, vorrei richiamare l'attenzione del Consiglio regionale su un episodio che, come Sindacato, riteniamo non debba più ripetersi: mi riferisco alla forzatura, compiuta da parte del Consiglio, nell'impedire l'accesso dei lavoratori all'interno del Consiglio regionale, in quanto il Consiglio è la casa della politica, è una casa dove si devono dare delle risposte, è una casa dalla quale non si possono lasciare fuori i lavoratori.
Chiediamo che queste cose non abbiano più a ripetersi e una maggiore sensibilità rispetto a questi problemi.
Per quanto riguarda i lavori, ci sarà una breve relazione introduttiva di Guido Dondeynaz che rappresenta la F.L.M., subito dopo passeremo la parola alla Presidenza del Consiglio, in quanto abbiamo stabilito che per un'ora e mezza sarà il Consiglio stesso ad organizzare i suoi lavori; dopodiché la parola passerà di nuovo ai lavoratori per alcune considerazioni, ed infine ci sarà l'intervento conclusivo da parte della F.L.M..
Il Consiglio regionale ritornerà quindi nella sua sede istituzionale per definire e votare un ordine del giorno che riterrà di formulare dopo il dibattito che oggi si sarà tenuto.
Do inizio ai lavori, dando la parola a Guido Dondeynaz per un breve intervento a nome della F.L.M..
DONDEYNAZ - (F.L.M.): Considero estremamente importante questa giornata in quanto era necessario riprendere le fila di un ragionamento che ultimamente, purtroppo, era andato a sfilacciarsi. Noi riteniamo che la giornata del Consiglio regionale in fabbrica debba rappresentare non il solito rituale, cui molte volte siamo stati abituati, ma debba soprattutto testimoniare l'importanza e l'impegno per la difesa della principale attività economica che abbiamo in Valle d'Aosta. Il problema della siderurgia è, all'interno della nostra realtà regionale e proprio per la dimensione che questa ha, il problema della Regione Valle d'Aosta, almeno nel settore industriale. Riteniamo opportuno che di questo argomento si debba discutere a lungo, anche perché in questi ultimi tempi, attorno al problema della siderurgia si sono fatti ragionamenti di carattere catastrofico, come se la siderurgia dovesse sparire dall'attività economica del nostro paese. Siamo coscienti delle grosse difficoltà che sta attraversando questo settore, ma indubbiamente chi teorizza che sparirà dalla circolazione commette un gravissimo errore. Sicuramente in Valle d'Aosta tale attività avrà una discesa, ma proprio per questo dobbiamo già fino da oggi attrezzarci per cercare di uscire dalla crisi, perché se per altre Regioni il problema è meno importante in quanto le attività sono più diversificate, indubbiamente per la Valle d'Aosta il problema della siderurgia è quello principale.
Noi riteniamo pertanto che ci sia la necessità di esprimere il massimo di responsabilità in un Consiglio straordinario come questo. Non pretendiamo soluzioni miracolistiche, di conseguenza chiediamo di evitare interventi che siano estremamente personali, ma chiediamo di mettere a disposizione dell'intera comunità tutte le capacità economiche, politiche, al fine di riuscire a creare una posizione contrattuale forte, capace di essere sostenuta nei confronti del Governo centrale, nei confronti dell'IRI e della Finsider. Noi riteniamo che il problema della siderurgia vada visto in Valle d'Aosta alla pari di tanti problemi, quando parliamo di rapporti fra lo Stato e la Regione. E' di questi giorni la discussione ampia che si è fatta attorno alla questione del riparto; credo che anche il problema della siderurgia vada visto con altrettanta importanza e capacità di pressione nei confronti dello stesso Governo centrale. E' necessario, di conseguenza, precisare brevemente la posizione del sindacato, e nell'assemblea di oggi la mia illustrazione non potrà che essere molto rapida ed i riferimenti molto precisi.
Per quanto riguarda la questione dei piani, non accettiamo assolutamente il piano presentato dall'IRI e dalla Finsider, che per noi rappresenta il disimpegno dello Stato in termini complessivi sul terreno industriale: 25.000 occupati nel paese in meno nella siderurgia, 6700 occupati in meno nel comparto pubblico degli acciai speciali, 1300 nelle aziende pubbliche della Valle d'Aosta fra la Cogne, la Sadea e gli impianti elettrici.
E' necessario di conseguenza precisare tre aspetti molto importanti; innanzitutto è da molto tempo che chiediamo che vi sia un unico piano della siderurgia nazionale che raccolga tutte le questioni di merito sia dei settori pubblici che dei privati: questo è un dato molto importante in quanto oggi, come tutti voi sapete, all'interno di un momento di crisi così ampio come quello che stiamo attraversando, la battaglia per accaparrarsi quote di mercato sta diventando una questione insostenibile.
E' altresì importante definire inoltre il problema dell'indebitamento delle Partecipazioni statali; credo che attorno a questo si sia discusso parecchio e perlomeno la questione dell'indebitamento vada risolta in termini molto concreti. Non è possibile che si debba lavorare per tre quarti della giornata, in tutti gli stabilimenti, per solo essere in grado di pagare gli interessi passivi alle banche.
L'altra questione che chiediamo, che è di estrema importanza, è relativa al cambiamento della legge 46 che si riferisce ai finanziamenti ai privati. Noi riteniamo che su questo piano la precedente legge avesse delle grosse storture; un esempio molto pratico è che si pagava e si pagano le aziende per distruggere gli impianti, senza peraltro chiedere il reinvestimento dei soldi dati dalla collettività. Pertanto una delle clausole che debbono essere inserite immediatamente nella nuova legge che sta uscendo, è che i soldi dati per le riduzioni di capacità produttive vengano perlomeno reinvestite all'interno dei settori, o all'interno di settori diversi, ma che comunque siano vincolati alla questione occupazionale. E' necessario inoltre, proprio per garantire il non disimpegno dello Stato, in particolare nel settore degli acciai speciali, che la Finsider mantenga il dato storico del 50% del mercato degli acciai speciali. Anche attorno a questo argomento dobbiamo stare molto attenti; molte delle produzioni che si effettuavano nel comparto acciai speciali abbiamo la sensazione che siano tornate a privati ed in particolare alla Falck ed aziende collaterali. Siamo contrari agli accordi come quello dell'Ilssa con la Terni, anche perché questo rappresenta una delle problematiche che stiamo attraversando in questo momento nei rapporti fra lo Stato e le aziende private.
Siamo contrari sostanzialmente per due aspetti: primo, non siamo d'accordo su una divisione in base alla quale le aree primarie sono destinate ai pubblici, con tutte le perdite; secondo, che le aree di seconde lavorazioni le abbiano i privati, per poter racimolare così gli ultimi guadagni. E' necessario di conseguenza andare ad una verifica di merito con il Governo prima di procedere con la Finsider su tutta la questione dei piani da essa presentati, perché il balletto di questi giorni fra il Ministro delle Partecipazioni Statali e Prodi, che è il dirigente dell'IRI e della Finsider, deve cessare, devono uscire le responsabilità dello Stato e del Governo; richiediamo che alternativa a questa linea ve ne debba essere un'altra, cioè quella del rilancio dell'economia e della domanda in un quadro di sviluppo dell'economia stessa.
Per gli stabilimenti valdostani riconfermiamo quanto affermato nel documento che abbiamo elaborato nel mese di giugno 1983, e che è stato consegnato a tutte le segreterie dei partiti, ai capigruppo regionali, all'esecutivo regionale. E' un documento complessivo su tutta la situazione siderurgica valdostana, che mette a fuoco la situazione per singolo stabilimento nei confronti dei piani stessi. Riteniamo però che in altra sede, con tutte le forze che ho citato prima, vada ripreso il confronto con i partiti, con i capigruppo regionali, con il governo regionale, sul documento in questione.
Andranno ripresi in quella sede alcuni elementi di estrema importanza, che credo di dover ricordare: la questione della verticalizzazione, la questione relativa alla considerazione che dobbiamo avere per gli acciai da costruzione, e quando si definisce il problema della nazionale Cogne come l'azienda che produrrà la punta degli acciai speciali, vorrei che questo progetto non volesse dire, in termini concreti, 8001000 persone che fanno una piccola quantità di acciaio ultraspeciale; per garantire l'occupazione all'interno della Valle d'Aosta è necessario che venga considerata in maniera molto concreta la quantità di produzione degli acciai da costruzione.
L'altra questione molto importante è che devono essere ultimati urgentemente sia gli investimenti dei nuovi impianti che quelli che servono a migliorare l'efficienza dello stabilimento. Molte volte abbiamo avuto la sensazione che, anche a fronte di investimenti non indifferenti, la Nazionale Cogne non abbia mai effettuato con estrema razionalità gli interventi per garantire il flusso dall'inizio delle filiere produttive fino al termine.
Siamo poi contrari alla discussione che si fa sui nuovi assetti societari che vedono la Cogne come produttore in conto terzi; il nuovo assetto divisionale va affrontato soprattutto in riferimento ad una responsabilizzazione reale dello stabilimento. Per quanto riguarda i gruppi dirigenti, ritengo che alcune cose vadano dette. Il giudizio della F.L.M., sia nazionale che locale e del Sindacato, è un giudizio fortemente critico: riteniamo che per condurre settori maturi come questi, sia indispensabile una nuova capacità; i dirigenti che abbiamo attualmente non sanno fare altro che proporre chiusure ed agire sulle condizioni dei lavoratori e sulla questione dell'occupazione. Occorre invece un gruppo dirigente capace di conoscere ed inserirsi in nuove segmentazioni del mercato, adeguando la capacità degli impianti con estrema rapidità.
Vogliamo ricordare anche la problematica Sadea, per la quale, nell'ultimo piano, oltre alla estinzione che è già avvenuta fino adesso, vi è la dichiarazione di una ulteriore riduzione di trenta persone; inoltre occorre tenere presente che alla fine dell'anno terminerà l'attuale commessa. E' necessario di conseguenza rivedere con estrema rapidità la posizione anche per quanto riguarda questa ditta.
Per l'Ilssa-Viola avevamo una posizione forte e credibile: avevamo ipotizzato che fosse possibile, all'interno di un paese dove si sta ristrutturando un settore così importante, avere accanto ad un grosso polo integrato, come quello della Terni, una piccola azienda privata con grosse capacità ed agilità per quanto riguarda il mercato dei piccoli lotti. Tale posizione ci sembrava potesse andare in porto. Purtroppo questa linea non ha trovato riscontro da parte degli Orlando, perché, essendo abituati a speculare, indubbiamente una linea che vedeva coinvolta l'azienda in un progetto per il risanamento non aveva le caratteristiche di quel tipo di imprenditorialità.
Non siamo neppure soddisfatti del rapporto che abbiamo avuto con la Presidenza della Giunta su questo tema; è necessario perciò riprendere il confronto perché riteniamo che l'attuale assetto sia un assetto molto precario. Riteniamo che anche l'ultima lavorazione che è rimasta in piedi, cioè quella della laminazione a freddo, sia in una situazione estremamente precaria; infatti gli impianti sono in uno stato pessimo e di conseguenza c'è da preoccuparsi in quanto altri gruppi stanno investendo proprio in questo settore per garantirsi, all'uscita dalla crisi, la competitività sul mercato. Bisogna almeno tentare di riaprire questa vertenza, cercando di recuperare l'area a caldo e pretendere interventi concreti e radicali all'interno delle finiture.
L'altro ragionamento è quello che riguarda la questione delle centrali. In proposito è molto importante ricordare tre cose che sono essenziali: primo, tutti i concorrenti che possedevano, all'interno del nostro paese, aziende autoproduttrici di energia elettrica indubbiamente l'hanno sempre e tutti mantenute; secondo, in un momento di crisi, in cui tutti esaltano le proprie capacità e le proprie risorse, per chi è vicino al mare costa meno la materia prima, chi è in altri posti ha altre agevolazioni: la Valle d'Aosta, che ha la caratteristica di aver le acque, dove ottenere che la Regione utilizzi questo strumento come una leva di politica economica, per garantire che questo tipo di risorsa venga utilizzato a favore dell'occupazione valdostana. Occorre togliersi, di conseguenza, dalla condizione di ricatto che può creare la Nuova Sias ed anche la Nazionale Cogne; pretendiamo che la Regione assuma il tavolo centrale di una trattativa con queste aziende, per un utilizzo coordinato della questione dell'energia elettrica. E' inoltre necessario che su questo problema si chiarisca bene che l'entità economica, che va ad influire sulla questione dello stabilimento, si aggira fra i diciotto ed i venti miliardi circa di appesantimento, qualora non si potesse godere più della energia elettrica.
Cosa chiediamo di conseguenza al Consiglio regionale che è qui oggi riunito? Chiediamo alcuni punti che hanno caratteristiche precise per quanto riguarda la nostra realtà locale, ma anche impegno nei confronti di una linea nazionale, di cui parlavo prima. La prima cosa che riteniamo estremamente importante è che questo Consiglio dichiari la sua disponibilità al mantenimento ed alla difesa dell'attuale struttura industriale valdostana, definendone soprattutto quantità e qualità dell'occupazione. Chiediamo inoltre che sia definita una linea precisa da esercitare con il Governo, con l'IRI e con la Finsider, con la stessa identica capacità con la quale la esercitiamo su altri argomenti. Richiediamo che la Valle d'Aosta venga inserita, proprio così come viene attaccata sul piano occupazionale, all'interno dei bacini di crisi che si stanno discutendo in questi giorni.
Per quanto riguarda i problemi di carattere nazionale, sulla questione dei finanziamenti ai privati ed ai pubblici, chiediamo, per quanto riguarda le Partecipazioni Statali, la risoluzione dei problemi dell'indebitamento come condizione essenziale per la prosecuzione delle attività. Va inoltre contrastata, in un documento finale, la linea di privatizzazione delle Partecipazioni statali, definendo indispensabile il mantenimento del 50% del mercato degli acciai speciali. Riteniamo inoltre che nel documento finale vengano ripresi, come filoni essenziali, i due che riguardano la questione della verticalizzazione e del ruolo degli acciai speciali all'interno del nostro stabilimento, mentre invece sulla questione energetica chiediamo che vi sia l'apertura di una trattativa tra ENEL, Regione e Cogne, proprio perché la Regione deve utilizzare le acque come risorse, e quindi come importante leva di politica industriale. Noi chiediamo inoltre la costituzione di un'azienda pubblica regionale, chiamando a concorso della stessa la Cogne, l'ENEL ed altri eventualmente da definire e da decidere. Sulla questione del metanodotto, molto brevemente, va riconfermato l'impegno, indipendentemente da quelli che possono essere i pensieri che ognuno di noi ha sul prosieguo della vertenza sulla siderurgia.
Riteniamo inoltre, per concludere, che sia necessario ed importante prevedere un incontro con il Governo per una verifica complessiva della sua presenza all'interno del territorio nazionale. E' con queste richieste e con estrema rapidità, senza sbavare i problemi essenziali che abbiamo in questo momento, che concludo questo intervento, soprattutto considerando estremamente importante riallacciare i rapporti fra i lavoratori della Nazionale Cogne ed il Consiglio regionale, proprio sulla base di quanto affermato da Ezio Donzel nel suo intervento introduttivo, perché riteniamo che il Consiglio regionale, massima struttura politica in Valle, debba essere coinvolto fino in fondo in questa crisi che stiamo attraversando.
Passo la parola ora al Presidente del Consiglio Regionale Avv. Gianni Bondaz.
PRESIDENTE: Sono aperti i lavori del Consiglio regionale, riunito in seduta straordinaria presso lo stabilimento della Nuova SIAS. Sono presenti trentuno Consiglieri (quattro hanno scusato la loro assenza), sono altresì presenti i nostri due parlamentari, On. Dujany e Sen. Fosson.
Signori Consiglieri, lavoratori della Nuova SIAS, come ricorderete in data 5 ottobre l'ufficio di Presidenza del Consiglio ha ritenuto opportuno aderire alla richiesta del Consiglio di fabbrica della Nuova SIAS per una riunione con le maestranze dedicata ai gravi problemi dell'industria, con riferimento anche alla situazione di emergenza dell'Ilssa-Viola di Pont-Saint-Martin.
Il significato della convocazione e della nostra presenza accanto alle maestranze, minacciate non solo nella sicurezza e nella continuità del posto di lavoro, ma altresì sul piano delle prospettive per il futuro, dinnanzi ad un piano di smantellamento che, di per sé, appare preoccupante anche ai profani, è chiaramente di solidarietà, di attenzione e di partecipazione ai problemi che si aprono e che non sono, a mio avviso, problemi vostri, problemi degli altri, fatti che non ci toccano, ma anzi sono problemi nostri e per nostri voglio dire della Valle d'Aosta.
Sulla questione aperta da quello che impropriamente è stato ritenuto un rilancio della Nuova SIAS, e che io chiamo ribasso, ulteriore ribasso, è facile sia creare illusioni, sia imbastire discorsi di solidarietà demagogica, capaci di suscitare attese che poi vengono smentite dalla cruda realtà delle decisioni.
Ecco, direi che il dibattito deve centrare un obiettivo duplice per dare qualche garanzia di interventi non dico risolutori, ma almeno riparatori, capaci cioè di porre un freno alla dinamica dello svuotamento posta in essere dalla Finsider, anche se maturata e decisa altrove.
Il primo obiettivo, e questo motiva la nostra presenza qui oggi, è quello di far sapere a tutta la Regione che questa crisi non si limita alle industrie colpite, ma che ha ed avrà pesanti riflessi su tutta l'economia regionale. Tutta la popolazione deve prendere coscienza che siamo in presenza di una ferita irreparabile inferta non solo al sistema produttivo industriale, bensì anche ai settori del commercio, dell'artigianato, delle attività turistiche, ed altre ancora.
Il secondo obiettivo è quello di individuare in modo chiaro il nostro interlocutore, che non è l'Amministratore Delegato della Nuova SIAS nè la Finsider, bensì semplicemente lo Stato, vale a dire il Governo, il quale ha la responsabilità politica e morale di rappresentare l'Italia nell'ambito della C.E.E..
Se raggiungeremo il duplice obiettivo di assumere una coscienza unitaria di fronte all'emergenza, di far sentire la nostra voce sul piano delle decisioni governative e delle risoluzioni già assunte nell'ambito della C.E.E., noi supereremo la fase delle parole e delle illusioni inutili, per volgere il nostro impegno sulla difesa a spada tratta dell'occupazione, della produzione, dello sviluppo industriale in Valle d'Aosta.
Nella nostra Regione si parla di un ulteriore taglio di circa 1250 unità lavorative con la forma del pensionamento e del pre-pensionamento, una cura apparentemente indolore ma tremenda per la sua portata futura, perchè non si è mai visto un comparto industriale risalire la crisi senza mano d'opera qualificata.
Dalla C.E.E. ci fanno sapere che la siderurgia è ancora malata di gigantismo, che entro il 1985 la capacità di produzione dovrà essere ridotta di almeno altri otto milioni di tonnellate, il che significa all'incirca altri centomila posti di lavoro in meno, di cui una grossa parte anche in Italia.
In definitiva un ragionamento di politica industriale, se vuol essere credibile, non può penalizzare la forza lavoro.
Introducendo il dibattito, senza entrare nel dettaglio del disegno evidenziato dalla Finsider per la Nuova SIAS, voglio concludere con l'invito alla riflessione: noi non possiamo accettare i sacrifici che ci vengono imposti dall'alto e nemmeno prendere per buono un progetto che appare punitivo per la nostra Regione.
Dobbiamo e possiamo mobilitarci responsabilmente, cercando un confronto diretto con il Governo, con la Commissione Industria della Camera, con i Ministri dell'Industria e delle Partecipazioni Statali e con i Gruppi Parlamentari del Parlamento Europeo.
L'Ufficio di Presidenza è a disposizione della F.L.M., delle rappresentanze sindacali, dei singoli gruppi consiliari per attivare una azione unitaria, ferma, decisa e capace di incidere sul piano delle scelte per contrastare fino in fondo un disegno a senso unico senza alternativa.
Vorrei solo aggiungere che i lavori proseguiranno nel modo seguente: verrà data immediatamente la parola all'Assessore Pollicini, quale rappresentante della Giunta regionale, dopodiché sarà concessa la parola ad ogni Consigliere, rappresentante un gruppo consiliare, solo per cinque minuti, perché con la F.L.M. abbiamo stabilito che questa seduta informale del Consiglio regionale, fuori dalla sua sede istituzionale, debba terminare entro le 11,45. Do la parola ora all'Assessore all'Industria, Commercio, Artigianato e Trasporti, Pollicini.
POLLICINI - (Féd. DP-UVP): Preciso innanzitutto che il mio intervento è a nome della Giunta regionale e devo esprimervi il rammarico del Presidente della Giunta Andrione per non poter presenziare oggi a questa Assemblea, in quanto si trova a Milano per due incontri non rinviabili: uno alla SNAM per il metanodotto, l'altro per la Alluver, anch'essa pregnata di problemi.
Per la seconda volta nella sua storia, il Consiglio regionale si riunisce nello stabilimento siderurgico di Aosta, con la presenza anche del Consiglio di Fabbrica dell'Ilssa-Viola, i cui problemi sono simili a quelli dell'azienda aostana.
Questo incontro con le maestranze sul luogo del lavoro non deve rappresentare uno scontato rituale e tanto meno l'occasione per strumentalizzazioni, ma la consapevolezza del Consiglio regionale dell'estrema gravità della situazione di crisi che ha colpito l'industria valdostana e, nel caso specifico, la siderurgia.
Dall'analisi della situazione nel settore industriale nel suo complesso, risulta la perdita del 37% dei posti di lavoro comprendendo i cassa-integrati a zero ore e le proposte riduzioni di personale alla Cogne di Aosta. Il solo settore siderurgico verrebbe a perdere il 34% dei suoi addetti.
Siamo consci che la crisi dell'acciaio è una crisi strutturale e non congiunturale, dovuta tra l'altro sia al massiccio ingresso sul mercato delle materie plastiche, sia ad un rapido sviluppo tecnologico, non tempestivamente seguito da un indispensabile aggiornamento impiantistico, da una adeguata politica di ricerca, da una razionale organizzazione industriale e da una moderna struttura commerciale.
Nonostante la difficile situazione non dobbiamo trarre delle conclusioni affrettate ed improntate a pessimismo, bensì essere coscienti che l'industria sta attraversando una crisi di trasformazione, conseguente a questa fase di evoluzione industriale; dobbiamo quindi operare intelligentemente e con fermezza per una rapida soluzione, coerentemente con il nuovo assetto industriale, senza compromettere la situazione occupazionale nel suo complesso.
La siderurgia pertanto non è un settore cosiddetto maturo, non finisce ma si trasforma.
Analizzando la situazione della Cogne (consentitemi di chiamarla così), non possiamo dimenticare che questa azienda, con i suoi quasi 70 anni di vita, è stata il centro propulsore attorno a cui è cresciuta e si è sviluppata una città e la sua cintura; ha rappresentato in campo nazionale ed internazionale, e rappresenta tuttora, una produzione di acciai speciali universalmente riconosciuta ai più alti livelli qualitativi. Non è nemmeno concepibile che una azienda di tale importanza strategica viva da troppo tempo in una situazione di quasi abbandono da parte dell'Ente statale, unico azionista, il quale non è quasi mai stato in grado di garantire un adeguato e mirato impiego dei finanziamenti erogati alla Società.
Il disimpegno della Cogne nei confronti della comunità valdostana si può anche misurare con i dati occupazionali: nel 1950 i dipendenti in Aosta erano circa 7000 (oltre a quelli della miniera, che assommavano a circa 1000); oggi sono 3900, mentre la città di Aosta è passata da 24000 abitanti alla soglia dei 39000, ed il piano IRI prevede l'ulteriore taglio di 1250 posti di lavoro.
Non sono gli spazi di mercato che mancano alla Cogne: si tratta di risolvere il grave problema della competitività commerciale del prodotto. Lo stabilimento di Aosta ha necessità di strutturarsi ed organizzarsi in modo razionale ed inoltre di dotarsi di idonei impianti a valle del prodotto grezzo, in modo da rispondere sia alle esigenze di verticalizzazione che a quelle della clientela. La Cogne sta infatti pagando a caro prezzo gli errori, i ritardi, le insufficienze e le inadeguatezze dei responsabili dei centri decisionali.
Abbiamo parecchi dubbi sulla capacità manageriale di certi dirigenti riciclati dalle "holdings" nazionali sia pubbliche che private.
Abbiamo parecchi dubbi sulla opportunità e validità degli accordi FinsiderTeksid e l'accorpamento della IAS nella Nuova SIAS: da quel momento le cose per la Cogne sono ulteriormente peggiorate.
Siamo curiosi di conoscere il motivo di certi trattamenti privilegiati a favore della IAS.
Non concordiamo sul tipo di spartizione di quote di mercato fra privati e pubblici che si va ipotizzando per gli acciai speciali. Ma quello che ci pare più grave è la completa mancanza di strategia aziendale: ci troviamo infatti di fronte a scelte continuamente variate, ad un inadeguato uso degli impianti, ad un mancato completamento tempestivo degli stessi, ad un abbandono della ricerca, ad una incomprensibile strategia commerciale, ad un vuoto nella politica di alleanze di mercato, ad una esposizione debitoria che aggrava notevolmente i costi del prodotto, ed è altrettanto grave il mancato impegno della azienda nella preparazione professionale del personale. Siamo in sostanza di fronte ad una società mal gestita.
La proposta di pre-pensionamento a 50 anni è un ulteriore errore perché l'azienda viene ad impoverirsi di un patrimonio di professionalità non rapidamente sostituibile.
Cosciente dell'importanza dell'industria nel contesto dell'economia valdostana, la Regione, di fronte alla crisi siderurgica nazionale, ritiene di dover affrontare il problema in modo collegiale insieme con le altre Regioni siderurgiche e le forze sociali ed in tal senso sta operando, preoccupata fra l'altro del recente scontro fra Bagnoli e Cornigliano.
Nello specifico la Regione ritiene innanzitutto puntualizzare le rispettive responsabilità: quelle dello Stato, che adotta un atteggiamento dilatorio nell'affrontare una crisi siderurgica che altri paesi da anni stanno seguendo; quello della Finsider e dei suoi managers, che ritengono di risolvere il problema siderurgico licenziando, senza impegnarsi in una seria ricerca di soluzioni alternative che consentano di evitare la concentrazione occupazionale nel settore dell'industria pesante.
In questa situazione la Regione intende porsi come soggetto attivo per il contenimento degli effetti della crisi sulla comunità valdostana. In tal senso il suo impegno è preciso e determinato; tuttavia non intende sostituirsi agli altri Enti che hanno obblighi precisi cui far fronte, vedi Finsider e Stato.
La Regione in questa situazione intende operare in sintonia con i rappresentanti delle forze sociali e ricercare la compattezza di fronte alla crisi. A tale scopo siamo stati presenti in tutte quelle sedi in cui era possibile portare il nostro contributo per la soluzione dei problemi della siderurgia.
Riteniamo pertanto doveroso informare le maestranze dell'azione sin qui svolta:
- il 28 luglio, nella sede della Regione è avvenuto il primo incontro con il Vice Direttore generale della Nuova SIAS per avere il quadro della situazione visto dall'azienda;
- il 30 agosto eravamo presenti a Roma per un incontro tecnico fra esperti regionali di questioni siderurgiche; - il 1° settembre, in sede assessorile, abbiamo avuto un incontro con i responsabili dell'IRI e della Nuova SIAS per la formazione professionale. Nel corso di tale incontro abbiamo contestato l'annullamento del ° corso della scuola di fabbrica e ottenuto la sua riapertura. - il 7 settembre eravamo presenti a Roma alla riunione del Comitato di coordinamento fra le città e Regioni siderurgiche.
- il 20 settembre eravamo a Montecitorio per un incontro con la Commissione industria della Camera dei Deputati, alla quale abbiamo presentato la difficile situazione industriale della nostra Regione e richiesto l'inserimento della Valle d'Aosta nei bacini di crisi, per poter fruire delle provvidenze concernenti gli interventi reindustrializzazione previsti da un apposito disegno di legge.
- il 26 settembre a Roma ci siamo incontrati con la F.L.M. nazionale per discutere la crisi siderurgica;
- il giorno seguente, 27 settembre -a Bruxelles, unitamente alle Regioni Lombardia e Umbria, abbiamo incontrato M. Davignon, responsabile della siderurgia della C.E.E., l'On. Giolitti, responsabile della riconversione e l'On. Richard, responsabile dei problemi sociali comunitari. Nel corso dell'incontro abbiamo presentato la grave situazione derivata dai proposti tagli occupazionali del settore e richiesto un rapporto istituzionale e diretto fra Regioni e C.E.E., che ci è stato accordato.
- il 3 ottobre abbiamo incontrato in Regione l'Ing. Walker, nuovo amministratore delegato della Nuova SIAS, per conoscere direttamente propositi e strategie circa il futuro dell'azienda. Non concordiamo affatto con le soluzioni che l'Ing. Walker intende adottare; siamo fortemente preoccupati circa le conseguenze che ne potrebbero derivare e gli consigliamo di non credere che questa Regione assista passivamente alla attuazione dei piani Finsider. Il suo obiettivo di chiudere nel 1985 il blooming della Cogne, a favore di quello della IAS di Torino, ci preoccupa ulteriormente perché potrebbe significare la fine della fabbricazione dell'acciaio da costruzione ad Aosta e quindi ridurre ulteriormente di circa 800-1000 unità il numero degli addetti. Il drastico e negativo giudizio che l'Ing. Walker ha dato, ci lascia perplessi: anziché la ricerca delle cause reali della mancata competitività per porvi rimedio, si tende a risolvere il problema ridimensionando fortemente un reparto che potrebbe avere grosse prospettive.
- Il 7 ottobre abbiamo formalizzato ai Ministri del Lavoro, delle Partecipazioni statali e dell'Industria la richiesta dell'inclusione della Valle d'Aosta nel disegno di legge per i bacini di crisi, presentando i dati comprovanti la gravità della crisi occupazionale nella nostra Regione.
Ribadisco, a nome della Giunta, che intendiamo porci come soggetti attivi a fianco delle Organizzazioni sindacali verso la Finsider, la Nuova SIAS, il Governo ed il Parlamento.
Per quanto riguarda il nostro impegno, ricordo qui brevemente che le dichiarazioni programmatiche della maggioranza, illustrate in Consiglio dal Presidente della Giunta, ribadiscono la volontà prioritaria di difendere l'industria valdostana, l'occupazione e l'economia regionale. L'intervento della Regione a sostegno, si sta attuando attraverso una serie di strumenti relativi alla messa a disposizione delle aziende di infrastrutture industriali e attraverso la erogazione di finanziamenti a tasso agevolato.
Inoltre, la realizzazione del metanodotto, per il quale abbiamo già stanziato 30 miliardi, consentirà alle aziende di disporre di energia a basso costo.
Consapevoli dell'incidenza che l'energia elettrica ha sui costi della siderurgia, la Regione è in fase di avanzata trattativa per l'acquisizione di due centrali della ditta Cravetto, che potrebbero fornire energia elettrica a basso costo all'Ilssa-Viola.
Per quanto riguarda la questione delle concessioni scadute delle centrali della Cogne e del loro eventuale trasferimento all'ENEL, la Regione si è assunta l'iniziativa di far incontrare l'ENEL e la Nuova SIAS al fine di riprendere le trattative sul problema della fornitura dell'energia elettrica.
E' opportuno ricordare, a tal proposito, che era in fase di raggiungimento un accordo fra ENEL e Nuova SIAS, ma un intervento della Finsider ha provocato l'interruzione delle trattative, quindi la responsabilità della mancata soluzione del problema delle centrali ricade esclusivamente su di essa.
Per queste nuove trattative la Regione avrà il ruolo di garantire alla Cogne un trattamento equo, quindi respingiamo le strumentalizzazioni della dirigenza della Nuova SIAS riguardo il problema delle centrali.
Per concludere, ribadiamo la nostra volontà di proseguire sulla linea sin qui portata avanti in sintonia con le Organizzazioni sindacali, per raggiungere il concreto obiettivo di sanare la crisi della siderurgia, salvaguardando l'azienda e con essa i posti di lavoro.
PRESIDENTE: Ha chiesto di parlare il Consigliere Berti, ne ha facoltà.
BERTI - (Art. e Comm. vald.): Penso che mai come in questo momento, nelle nostra Regione, si sta avvertendo l'attuale crisi, una crisi che non ha colpito solo la Valle d'Aosta ma che è uscite addirittura dai confini nazionali; questa crisi della siderurgia, purtroppo noi siamo i primi a sentirla.
La Regione ha dato una dimostrazione, accogliendo le richieste poco tempo fa avanzate dal Consiglio di fabbrica, della propria disponibilità e sensibilità a sentire i problemi dei lavoratori. La Regione penso debba farsi carico, sia a livello nazionale che con il Governo centrale, della trattativa per il mantenimento dei posti di lavoro, contrapponendo a tale richiesta quelle risorse che già sono nel nostro territorio; mi riferisco in maggior parte alla produzione dell'energia elettrica, settore in cui siamo all'avanguardia con una forte produzione, alle acque, alle centrali. Solo così, con un'energica azione politica, attraverso i nostri parlamentari, che sono la voce diretta a livello governativo, potremo insistere e fare una pressione tale da indurre il governo a recedere da quei tagli occupazionali messi in atto soprattutto in questi ultimi tempi, tagli che dobbiamo fermamente respingere.
Per la modesta forza che rappresento in Consiglio regionale, sarò solidale con i dipendenti e i lavoratori della Nuova SIAS per il mantenimento degli attuali posti di lavoro. Il Governo regionale dovrà farsi carico di cercare un'alternativa, eventualmente, all'attuale produzione di acciaio; nella fase di ristrutturazione industriale, inserire eventualmente quella produzione o lavorazione di materie alternative che siano in grado di inserirsi nel mercato internazionale, permettendo così di mantenere i posti di lavoro. Dobbiamo altresì batterci per evitare il prepensionamento a 50 anni, poiché questo creerebbe un danno patrimoniale e professionale in seno all'azienda e di conseguenza la poco disponibile occupazione al di fuori della Nazionale Cogne - Nuova SIAS, che è la maggiore industria insediata nella nostra Regione.
Già fin d'ora si avvertono i sintomi di riduzione di lavoro per quelle aziende artigianali che gravitano ed operano con numerosi addetti all'interno della Cogne; la crisi quindi non è solo dei lavoratori della Nuova SIAS, ma è una crisi generale, che investe tutto l'indotto ed il comparto artigianale e commerciale che gravita attorno all'azienda. Sono disponibile a trattare, per la limitata forza che rappresento in Consiglio regionale, per cercare con azioni alternative e politiche il mantenimento degli attuali posti di lavoro. Grazie della cortese attenzione.
PRESIDENTE: Ha chiesto di parlare il Consigliere Aloisi, ne ha facoltà.
ALOISI: (M.S.I.): Amici e colleghi di lavoro, parlo in qualità di Consigliere regionale e rappresentante del M.S.I. e parlo anche in qualità di dipendente della Nazionale Cogne.
Innanzitutto mi sia consentito di toccare un tema che probabilmente altri miei colleghi non toccheranno, perché la relazione tecnica relativa alla situazione gravissima in cui versa la Nazionale Cogne ed in genere tutto il settore siderurgico, è stata ampiamente illustrata dall'Assessore all'industria. Voglio puntare il dito sulle responsabilità politiche di questa situazione, responsabilità gravi, perchè se la situazione oggi è disastrosa, è perchè ci sono dei responsabili a livello nazionale, c'è uno Stato incapace di gestire, incapace di programmare, che ha sempre portato avanti un discorso partitico, clientelare, mafioso. Anziché inserire nei posti di potere, nelle aziende pubbliche, dei tecnici, delle persone capaci, responsabili, competenti, ha sempre inserito i politici; ed ecco a quale situazione ci ha portato questo modo di gestire da parte delle nostre autorità centrali!
Venendo al discorso sul piano regionale, vorrei rilevare che ci sono delle responsabilità da parte di coloro che dovevano interessarsi dei problemi della Nazionale Cogne, i quali anni addietro, non hanno fatto niente, per cui oggi ci troviamo in questa situazione.
Dobbiamo rammaricarci del fatto che non è presente il Presidente della Giunta regionale, ed é questo un fatto gravissimo. Ancora più grave è il fatto che giorni addietro, quando i lavoratori hanno manifestato e sono entrati nel palazzo regionale, sono stati bloccati sulla porta: è sintomatico il fatto che il Sindacato, con la coda in mezzo alle gambe, è tornato indietro e non ha preteso quella che sarebbe stata una vittoria politica, cioè la presenza del Presidente della Giunta per parlare e discutere con i lavoratori. Di questo fatto il Sindacato deve tenere conto perché rappresentava l'unica opportunità, per quella manifestazione, di vittoria politica nei confronti del Presidente della. Giunta, perlomeno che avesse avuto la correttezza morale di scendere e di parlare con i lavoratori.
Ebbene, si parla tanto di verticalizzazione degli impianti: la vera verticalizzazione, amici lavoratori, è in basso, la verticalizzazione è che chiudono i reparti. Vorrei parlarvi di un fatto (che probabilmente conoscerete) e che riguarda un reparto del nostro stabilimento, il reparto PRS. Ebbene, questo reparto dovrà chiudere. Però l'Assessore all'Industria non vi ha detto che c'è stata una richiesta, avanzata a suo dire da parte di alcuni operai specializzati tecnici del reparto, alla Regione per un finanziamento per la costruzione di un capannone all'esterno per eseguire le lavorazioni che si svolgono attualmente al PRS. Alla mia domanda volta a conoscere i nominativi di questi operai specializzati - visto che ho lavorato per parecchi anni al PRS, avrei dovuto conoscerli - è stato risposto che non si tratta di operai specializzati o tecnici, ma di dirigenti! A questo punto è facile arrivare ad una conclusione: i dirigenti, che all'interno della Cogne fanno di tutto per distruggerla, chiedono finanziamenti alla Regione per costruire un capannone all'esterno e fare le stesse lavorazioni che si dovrebbero e si potrebbero fare all'interno della Cogne.
Purtroppo il tempo è limitato, non posso dire tutto quello che avrei voluto: comunque, anche se ho avuto qualche fischio all'inizio, ricordatevi che sono anch'io un dipendente Cogne e che per quanto mi riguarda, sia a livello, di partito che a livello personale sarò con voi nella lotta per cercar di salvare ciò che è possibile all'in terno della nostra azienda. Grazie.
PRESIDENTE: Ha chiesto di parlare il. Consigliere Riccarand, ne ha facoltà.
RICCARAND - (N.S.): Vorrei anzitutto, esprimere il mio parere su quello che, deve essere il tema centrale di questa riunione straordinaria del Consigli all'interno della Cogne. Credo che noi sia questo il momento per fare un'analisi sui problemi di carattere internazionale che hanno determinato la crisi della siderurgia, ma sia invece necessario toccare un tema che è centrale che riguarda il ruolo che la Regione, intende svolgere nei confronti della; crisi della siderurgia in Valle d'Aosta e nei confronti, in particolare, della; crisi della Cogne e dell'Ilssa-Viola Faccio questa affermazione perché il. fatto che il Consiglio regionale si riunisca all'interno della Cogne potrebbe, di per sé, voler significare che, esiste già, all'interno del Consiglio all'interno dei gruppi che lo compongo no, un impegno nei confronti di questi problemi. Credo invece che le cose non: stiano così. Noi dobbiamo avere questa consapevolezza fino in fondo e sol, in questo modo può darsi che da questa riunione si uscirà con qualcosa di positivo, con l'impegno rinnovato da parte del Consiglio rispetto a questi problemi di cambiare strada rispetto a quella sbagliata che si è percorsa in passato. Dico questo perché tutti sappiamo che ci sono all'interno del Consiglio regionale delle forze, dei Consiglieri, dei partiti che ritengono anzitutto che il problema della Cogne sia un problema che riguarda quasi esclusivamente il Governo centrale, il Parlamento italiano; questa è una prima posizione, che è presente da sempre nel Consiglio regionale della Valle d'Aosta, che affiorava anche stamani nelle parole dell'Assessore all'Industria e che ha fatto sì che la Regione avesse sempre un ruolo subordinato, secondario ed inferiore ai suoi compiti rispetto ai problemi della Cogne.
In secondo luogo è presente all'interno del Consiglio regionale, nelle forze che lo compongono, una posizione con cui si sostiene che le realtà industriali come la Cogne, come l'Ilssa, sono il frutto, le eredità economiche e culturali di un passato di colonizzazione della Valle d'Aosta e che quindi, tutto sommato, la scomparsa progressiva di queste aziende non è un fattore estremamente negativo. Anche questa filosofia va combattuta, e vinta, e solo se si ha questa consapevolezza si può riuscire a incanalare diversamente la risoluzione del problema.
Credo che questi siano i punti centrali da cui noi dobbiamo partire se vogliamo arrivare a fare in modo che questo Consiglio regionale abbia un risultato positivo. L'assenza del Presidente della Giunta in questa sede è sintomatica (è una scusa quella che ha accampato, come ha fatto in altre occasioni); questa assenza, dicevo, è ancora una volta sintomatica di una sottovalutazione di quello che è il compito della Regione.
La posizione di Nuova Sinistra è invece diametralmente opposta; riteniamo che senza dubbio ci siano delle responsabilità del Governo e dello Stato, dei compiti che spettano al Governo ed allo Stato, però ci sono delle responsabilità, c'è un ruolo che può e che deve svolgere fino in fondo la Valle d'Aosta. E questo perché la Regione Valle d'Aosta ha le competenze normative per intervenire nel campo dell'industria, anche nel campo della grande e della media industria, rappresentate da aziende come la Cogne e l'Ilssa-Viola, e non solo, perché la Regione Valle d'Aosta con il riparto fiscale di cui tanto si è parlato, a volte anche a sproposito, ha le risorse finanziarie per intervenire su questi problemi. La Regione Valle d'Aosta amministra 500 miliardi all'anno (oltre 4 milioni per ogni abitante), ha delle entrate che sono nettamente superiori a quelle di qualsiasi altra Regione d'Italia, ha delle entrate, in proporzione agli abitanti, superiori a quelle dello stesso Stato italiano. Allora perché si vuole sottovalutare il ruolo della Regione? Perché si continua a dire che il ruolo della Regione deve essere subalterno rispetto a quello del Governo, rispetto a quello dello Stato? E' una posizione che va capovolta; la Regione Valle d'Aosta, con le sue competenze, con la sua autonomia di competenze normative, statutarie, con la sua autonomia finanziaria deve assumersi il compito di intervenire in prima persona rispetto ai problemi non solo dell'artigianato, della piccola industria, dell'agricoltura, degli altri settori economici, ma anche nei confronti della media industria, cioè l'Ilssa-Viola in particolare, e della grande industria, cioè la Cogne. Credo che questo sia il punto fondamentale, se si vuole arrivare ad una svolta nel modo di operare. E la Regione può intervenire in due modi: direttamente, per quanto riguarda agevolazioni finanziarie e creditizie, mettendo a disposizione delle aziende in Valle d'Aosta energia idroelettrica a basso costo; indirettamente, con pressioni a livello governativo. Non credo però, che questa sia l'unica cosa che deve fare la Regione. Ripeto che il nodo centrale è un ruolo diverso che deve assumere la Regione Valle d'Aosta nei confronti dell'industria. E perché ci sia una svolta nel comportamento della Regione, è necessario attuare almeno cinque punti fondamentali che elenco molto rapidamente:
1° - bisogna che la Regione, la Giunta regionale, le forze di maggioranza facciano una profonda autocritica su quello che non è stato fatto nei cinque anni appena trascorsi e che ha determinato anche l'attuale situazione di carenza di iniziativa. Non a caso l'Assessore Pollicini elencava, a partire da luglio 1983, quello che ha fatto la Regione; non diceva quello che era stato fatto prima, pur parlando non a titolo personale ma a nome della Giunta: questo perché? Perché per cinque anni la Valle d'Aosta è rimasta senza Assessore all'Industria e senza Assessorato all'Industria, questa è l'amara verità che dobbiamo dirci, che paghiamo oggi e che pagheremo per i prossimi anni.
2° - le linee programmatiche della Giunta sono ancora insufficienti rispetto al ruolo che deve svolgere la Giunta.
3° - bisogna ristrutturare l'attuale Assessorato all'Industria, in modo da dotarlo di un Ufficio per lo Sviluppo Industriale, cosa che adesso non ha.
Concludo, sono scaduti i cinque minuti a mia disposizione, avremo occasione in altro momento di approfondire maggiormente il problema.
PRESIDENTE: Ha chiesto di parlare il Consigliere De Grandis, ne ha facoltà.
DE GRANDIS - (P.R.I.): Il tempo è breve ma è anche sufficiente per quello che mi riguarda, perché l'esposizione dell'Assessore Pollicini mi trova concorde sia nell'analisi che è stata fatta, sia nell'impegno delle soluzioni di carattere politico che si vogliono perseguire a livello di Regione e di Giunta. Vorrei tuttavia porre l'accento su alcune cose che l'Assessore Pollicini non ha potuto approfondire come avrebbe voluto, su un problema così importante e così complesso come quello della Nazionale Cogne e della siderurgia in generale che riguarda il nostro paese ed il resto d'Europa. C'è un fattore che dovrebbe essere valutato fino in fondo credo: questo stabilimento dispone di una professionalità e di una tecnologia che riguarda sia le maestranze in generale che i quadri in particolare, che non possono essere disperse senza provocare un danno gravissimo su tutta la nostra economia. L'altro punto è quello che riguarda il sistema di intervenire nelle aziende che si possono trovare in difficoltà per fattori di carattere nazionale o internazionale, come è il caso della siderurgia. Fino ad oggi la Cogne ha avuto dei ripianamenti dei propri deficit, ma non c'è mai stata una vera politica di investimento capace di sovvertire certe situazioni, così come non c'è stata una politica a livello nazionale capace di evitare che sulla schiena delle industrie pubbliche rimanessero le lavorazioni meno remunerative, lasciando alle imprese private quelle più remunerative. Questa è anche una forma di sbilanciamento del modo di intervenire che provoca danni gravissimi, che oggi noi stiamo pagando. Sono convinto che facendo dell'assistenzialismo e chiedendo di difendere i posti di lavoro attraverso l'assistenzialismo, facciamo un errore fondamentale. Noi dobbiamo batterci a livello politico e sotto il profilo economico perché vengano valorizzate le reali capacità delle maestranze dello stabilimento perché in quel modo si difende veramente l'occupazione, rendendo cioè l'azienda competitiva sul mercato attraverso queste capacità che sono ormai da tempo riconosciute.
Certo, l'azione politica che dovrà fare la Regione non sarà né facile né breve, tuttavia l'impegno è necessario ed io credo che quello che noi possiamo produrre sia essenzialmente un impegno politico, mentre sul piano economico siamo estremamente deboli, checché ne dica il Consigliere Riccarand. Evidentemente se la Regione avesse l'idea di poter intervenire economicamente per risolvere i problemi della siderurgia della Valle d'Aosta, vedrebbe impegnato lì tutto il suo bilancio, tralasciando tutta un'altra serie di settori che non possono in questo momento assolutamente essere abbandonati; vedi l'artigianato, la piccola industria, l'agricoltura, il turismo. Sono tutti settori che sono troppo importanti per la nostra economia e che attraverso tutta una serie di interventi che sono alla portata delle capacità regionali, ci consentono di mantenere un tessuto economico di livello abbastanza soddisfacente rispetto alle altre Regioni.
Abbiamo il grave problema della siderurgia e qui l'impegno, ripeto, deve essere soprattutto politico per richiamare lo Stato ai suoi obblighi, ai suoi impegni ed ai suoi compiti, anche perché sono grandissime le responsabilità che abbiamo sulla schiena come politici a tutti i livelli, regionali e nazionali, di non avere saputo premere a tempo debito per le ristrutturazioni di questo settore. L'Inghilterra,. la Francia, la Germania in particolare, hanno ristrutturato i loro settori siderurgici sette-otto-dieci anni fa, noi siamo arrivati con estremo ritardo e adesso paghiamo amaramente queste conseguenze.
E' logico che dovremo rimboccarci le maniche, perché se non affrontiamo questa situazione significa che non abbiamo capito cosa è la Nazionale Cogne, il comparto siderurgico nella Regione Valle d'Aosta. Se appena fate un attimo di attenzione al rapporto che esiste fra il personale occupato nell'industria della Valle d'Aosta in generale, e quello che è occupato nelle aziende siderurgiche, vedrete che non è assolutamente possibile che un tessuto economico come quello della nostra Regione possa reggere se noi non salviamo la siderurgia in Valle d'Aosta.
Quindi per quello che riguarda la mia posizione, è evidente che tutta la mia battaglia sarà fatta nell'ambito del Consiglio in accordo con la maggioranza, e nell'ambito del mio partito, perché si raggiungano questi obiettivi di carattere politico, perché sotto il profilo economico la Regione di fronte a stabilimenti ed a settori di produzione come quello della siderurgia è estremamente debole, proprio per i rapporti che esistono fra capacità di intervenire e possibilità economiche di operare determinati tipi di intervento. Qualche intervento potrà essere anche fatto, ma sarà soprattutto di carattere marginale: non ce lo dimentichiamo.
Per concludere, dobbiamo lottare per la difesa di questo stabilimento perché questo significa, insieme agli altri della siderurgia valdostana, un punto cardine per l'economia di questo paese. Faccio parte di questo paese; sarei un autolesionista se non mi battessi per questi problemi.
PRESIDENTE: Ha chiesto di parlare il Consigliere Baldassarre, ne ha facoltà.
BALDASSARRE - (P.S.D.I.): Colleghi Consiglieri, amici lavoratori della Nuova SIAS, mi sia consentito innanzitutto rivolgere a voi tutti lavoratori della Nuova SIAS il più cordiale saluto, un caloroso saluto perché in questo momento noi socialdemocratici ci sentiamo particolarmente vicini alle aspettative della classe lavoratrice. Il momento economico che il nostro paese sta vivendo è uno dei più gravi dal dopoguerra ad oggi, ne testimonia il fatto che, caso insolito, oggi siamo qui nello stabilimento della Nuova SIAS per tenere la nostra riunione. Sono mesi, anzi direi anni che questo stabilimento, che è stato negli anni passati il fiore all'occhiello dell'economia valdostana, è oggetto di pesanti attacchi volti a ridurne il ruolo nella Regione. Sono anni che non si fa altro che parlare di tagli nella produzione e agli organici, e purtroppo, nonostante le buone dichiarazioni di intenti fatte dalla classe politica valdostana, ben poco di concreto è stato possibile realizzare per risollevare le sorti della nostra maggiore industria, che costituisce la fonte principale di reddito per numerose famiglie valdostane.
Ma la mazzata più grande è arrivata proprio in questi ultimi giorni, con la decisione della Nuova SIAS, anzi con le previsioni del Piano Prodi, di ridurre di 1250 unità la forza lavoro occupata presso lo stabilimento di Aosta. Tale decisione, che è piovuta come una doccia fredda su tutta la Comunità valdostana, assesterà un ulteriore colpo all'occupazione che è già stata penalizzata in questo ultimo anno con i 1200 posti in meno previsti alla Nuova SIAS, 500 posti di lavoro persi con la chiusura della Montefibre, altri 400 posti di lavoro in pericolo all'Ilssa-Viola. Questo è veramente troppo per la nostra piccola Comunità.
Ed ecco quindi giusta e sacrosanta la richiesta dei lavoratori della Nuova SIAS di far svolgere una riunione straordinaria del Consiglio regionale nel luogo più duramente colpito dalla scure che si è abbattuta impietosa su tutta la siderurgia del nostro paese. Richiesta giusta perché il Governo regionale, il Consiglio regionale, tutte le forze politiche e sociali operanti nella Regione debbono stringersi in un atto di doverosa solidarietà con i lavoratori in lotta per la difesa del posto di lavoro, minacciato da decisioni che è dir poco definire insensate ed inique.
Ma la solidarietà non basta, occorre un'azione incisiva del Consiglio per rimediare nel limite del possibile a questa grave situazione e respingere l'attacco portato avanti all'occupazione in Valle. Giorni addietro, il Consiglio regionale ha discusso le linee programmatiche che l'attuale Giunta regionale intende portare avanti nei prossimi anni. Ebbene, da una lettura attenta di questa voluminosa dichiarazione. di intenti, non si possono certo ricavare grandi speranze per il futuro della grande industria nella Regione, e l'assenza del Presidente della Giunta lo dimostra. Il mio partito, da sempre vicino alle aspirazioni della classe lavoratrice, non condivide lo spirito di rassegnazione nei confronti del declino dell'industria in Valle che alberga nell'animo di molti rappresentanti della maggioranza che governa la Regione. Occorre, in momenti difficili come questo, un atteggiamento più risolutivo. La Regione deve assumere concrete iniziative per contrastare l'assurdo disegno di chi oggi vuole penalizzare, con scelte irresponsabili, la nostra Regione.
PRESIDENTE: Ha chiesto di parlare il Consigliere Torrione, ne ha facoltà.
TORRIONE - (P.S.I.): Ritengo che la nostra presenza in questa sede debba assumere un significato particolare, altrimenti non vedo perché il Consiglio regionale avrebbe dovuto riunirsi nell'ambito della Cogne. Ebbene, è forse venuto il momento di parlarci molto chiaramente e onestamente, anche perché noi socialisti siamo venuti in questa sede perché quando usciamo vogliamo guardare in faccia i lavoratori. Vogliamo ristabilire un confronto, un contatto; per troppo tempo le istituzioni si sono disinteressate del problema Cogne. Credo che il Consiglio regionale con la sua venuta in fabbrica voglia ribaltare una situazione vecchia ormai di anni, in cui si è considerata la Cogne come un elemento a sè stante nell'ambito dell'economia regionale.
Dicevo che bisogna parlare chiaro: le responsabilità delle forze politiche sul problema Cogne a livello nazionale ed a livello regionale sono pesanti, è vero; noi socialisti, per quanto ci compete, siamo disposti ad assumerci tutte le responsabilità. Diciamo solo che il voler fare della facile demagogia in questo momento sarebbe non riconoscere che sul problema Cogne pesano anni di incomprensione, di incongruenze, di una dirigenza che non sempre è stata all'altezza della situazione. Ma è altrettanto vero che non possiamo asetticamente imputarlo alla dirigenza perché in effetti a monte della dirigenza c'era pur sempre una classe politica.
Orbene, è altrettanto vero, e lo dicevo, che la Cogne nell'ambito della nostra Regione è sovente stata considerata come una grande industria alla quale dovevano essere date delle sovvenzioni da parte dello Stato, ma nei confronti della quale la Regione come Ente istituzionale non ha saputo tracciare una sua linea politica e programmatica. Perché questo? Perché la realtà della Cogne, seppure di grosse dimensioni, andava inquadrata ed incentrata in un ambito regionale più ristretto; ci voleva e ci vorrà ancora un piano di sviluppo che, insieme al discorso dell'industrializzazione della Valle d'Aosta, tenga conto di questa realtà fondamentale che è la nazionale Cogne, ed io la chiamo ancora tale perché rifiuto una denominazione di comodo come quella di Nuova SIAS. Il dato occupazionale in questo momento è drammatico, parliamo di 1248 unità in meno, dato sul quale l'impegno delle forze politiche deve essere totale, perché, per di più, è arrogante ed inaccettabile il discorso dello Stato che pone la diminuzione del dato occupazionale senza contrapporre una qualsiasi proposta in positivo per sapere dove dovrà andare a finire la Cogne fra un anno o due; l'unica cosa che ci hanno detto è che la Nuova SIAS, nel 1985, deve ridursi di ca. 1300 unità lavorative. Questa posizione è assolutamente inaccettabile. Ma è altrettanto vero che la crisi economica ed occupazionale alla Cogne sarebbe meno drammatica se avessimo creato in Valle, un tessuto industriale in grado eventualmente di recuperare ad altre attività la manodopera che in questo momento può, e poteva, essere distolta dalla Cogne. Questa è l'accusa che facciamo alla Regione. A noi non interessa che qui sia presente o meno il Presidente della Giunta regionale: le responsabilità sono evidentemente di chi governa, ma direi che qui è l'atteggiamento complessivo della mentalità del Consiglio regionale che deve mutare e tener conto sostanzialmente che la Cogne è in Valle d'Aosta.
In passato, facciamo una piccola digressione, non si è tenuto conto che ci voleva un peso diverso della Regione nell'ambito degli organismi decisionali della Finsider e della Nuova SIAS; credo che se ci fosse stato a livello nazionale l'inserimento di rappresentanti della Comunità valdostana, dell'Ente Regione negli organismi decisionali, ebbene, ben diversamente sarebbe stata la voce dei lavoratori valdostani, rappresentata in quella sede, e forse in questo momento non ci troveremmo nello stato disastroso in cui ci troviamo.
Ripeto, qui si potrebbero fare tanti discorsi, si potrebbe agitare la bandiera della demagogia; noi affermiamo con estrema fermezza che siamo venuti qui per invertire una tendenza ed in questo senso ci batteremo e saremo al vostro fianco, non per dire "la Cogne non deve essere salvata", ma che la Cogne deve essere inserita in un contesto regionale ben preciso e in un piano di sviluppo regionale. Grazie.
PRESIDENTE: Ha chiesto di parlare il Consigliere Lanivi, ne ha facoltà.
LANIVI - (Féd. DP-WP): Il mio sarà un intervento molto breve anche per riportare in media i tempi assegnati ai Consiglieri regionali. Credo che debba essere fatto innanzitutto un riconoscimento ed anche una puntualizzazione; il mondo del lavoro ha partecipato alla costruzione della democrazia nel nostro paese e dell'autonomia nella nostra Regione. I lavoratori sono in grado di distinguere coloro che vogliono migliorare questa situazione, da coloro che vogliono presentare pericolosi ritorni ad un passato che vogliamo escludere. Siamo qui tutti insieme per ribadire il nostro impegno a migliorare il paese, a migliorare l'autonomia nella nostra Regione. I rappresentanti dei lavoratori questa mattina hanno fatto delle domande, credo perché vogliono sapere quale è la posizione di ogni singola forza politica. Mio compito è dare una risposta precisa a queste domande, anche perché ritengo doveroso farlo.
La prima domanda che i rappresentanti vostri hanno fatto stamani alle forze politiche è stata di questo tipo: si ritiene la Cogne, la siderurgia in Valle d'Aosta un fattore importante per l'economia, per il lavoro, per la ricchezza culturale della Regione? Questa è una domanda fondamentale; a nome del movimento che rappresento, dei Democratici Popolari e dell'Union Valdôtaine Progressiste, la risposta è si e non può essere che questa. Senza la presenza di questa azienda non va in crisi un settore, va in crisi l'economia e l'assetto sociale della nostra Regione.
Seconda domanda: è disponibile la Regione ad affrontare tutte le sue responsabilità rispetto a questo problema? La risposta è sì. Le responsabilità che la Regione si assume sono di due tipi:
la prima, ottenere dal Governo nazionale un'azione più precisa che non sia solo quella di garantire stancamente la sopravvivenza dell'azienda, ma di attuare un programma che renda questa azienda produttiva, efficace, valida, che non si dia cioè a questa azienda la caratteristica di un qualcosa che si mantiene perché va mantenuto. Vogliamo che sia valorizzata questa azienda perché la sua valorizzazione è il giusto riconoscimento all'insieme di energie, di capacità tecniche e professionali, della grande quantità di sacrifici che il mondo del lavoro attraverso la Cogne ha espresso nella nostra Regione. Anche in questo campo ritengo che la risposta che dobbiamo dare sia sì nei due sensi, cioè di condurre un'azione potente, precisa, forte ed unitaria nei confronti del Governo regionale perché attui programmi di ristrutturazione e di risanamento di questa azienda e ne garantisca la valorizzazione nel futuro. Secondo, che la Regione si assuma tutte le responsabilità che le competono nei confronti di questa azienda.
Le linee programmatiche, anche se qualcuno lo ha voluto mettere in dubbio, contengono non solo questa preoccupazione, ma questo preciso impegno, e noi non potremmo che essere fortemente solidali con l'Assessore all'Industria,
Pollicini, e con i nostri parlamentari, l'On. Dujany e il Sen. Fosson i quali, voglio ricordare, a Roma non rispondono a nessun interesse di partito, ma rappresentano gli interessi complessivi della nostra Regione e fra questi al centro quelli della siderurgia e della Nazionale Cogne.
Cos'altro posso dire: come movimento, abbiamo uomini impegnati al massimo per risolvere questi problemi; il nostro è di sostenerli nella loro azione accettando l'invito che ci è stato rivolto, di studiare, insieme al mondo del lavoro ed alle sue rappresentanze, i modi ed i contenuti per portare avanti questa azione. Grazie.
PRESIDENTE: Ha chiesto di parlare il Consigliere Mafrica, ne ha facoltà.
MAFRICA - (P.C.I.): Lavoratori della Cogne, compagni ed amici, mi auguro che la presenza del Consiglio regionale in mezzo a voi rappresenti veramente qualcosa di nuovo, perché fino ad oggi le cose non sono andate così. I cinque anni passati sono stati cinque anni perduti per l'industria valdostana; qualcuno diceva prima che non c'era l'Assessore all'industria, non c'era una politica industriale della Regione nei confronti del Governo in difesa della Cogne e dell'Ilssa-Viola. Basta ricordare alcuni esempi: a numerose riunioni di città e Regioni siderurgiche a rappresentare la politica della Regione c'era qualche funzionario o non c'era nessuno. Basta ricordare come si siano dati 6 miliardi all'Ilssa-Viola senza chiedere in cambio un qualsiasi impegno. Adesso forse l'Assessore all'industria c'è, ma continua a mancare la politica industriale della Regione; c'è una ambiguità di fondo che è trasparsa ancora stamani in alcuni interventi e che va accolta. Quando si tratta di parlare, c'è la solidarietà di tutti i partiti, la votazione di ordine del giorno; però non c'è la volontà politica vera in difesa della grande industria valdostana.
Nel corso del dibattito sul programma della nuova maggioranza è venuto fuori che alcune forze, che sono poi quelle che hanno la responsabilità di governo, ritengono la grande industria incompatibile con la realtà valdostana. Se si parte da qui, non si potrà assolutamente fare nulla, si potranno dire delle parole ma non si difenderanno i posti di lavoro alla Cogne. Crediamo che la siderurgia non sia affatto un comparto da abbandonare, lo riteniamo invece un settore strategico nel nostro paese; riteniamo che vada respinto l'ultimo piano presentato da Prodi; riteniamo che vada presentato un nuovo piano per la siderurgia pubblica e privata; riteniamo in particolare che per ciò che riguarda la Cogne sia necessario difendere sia gli acciai da costruzione sia le seconde lavorazioni. Ma per fare questo occorre innanzitutto volontà politica. Noi questa volontà politica l'abbiamo vista solo a parole, la vediamo solo in determinate occasioni. Per riuscire realmente a difendere la grande industria in Valle d'Aosta occorre avere chiaro che con l'agricoltura, il turismo e la piccola industria non si possono creare migliaia e migliaia di posti di lavoro. Per la Coinca (40 posti di lavoro) la Regione investe sei miliardi; quanti ne dovrebbe investire per i 4000 posti di lavoro della Cogne o per gli 850, che sono diventati adesso 400, dell'Ilssa? Non si può risolvere il problema dell'industria valdostana se non c'è la volontà di confrontarsi con un Governo che è subalterno nei confronti della C.E.E. e se non c'è la volontà di far pesare la Regione Valle d'Aosta nei confronti di tutte le iniziative del Governo in difesa della siderurgia valdostana.
Nelle altre Regioni abbiamo visto, prima di tutto, la mobilitazione degli Amministratori pubblici: a Genova, a Napoli, in tutte le città in cui si rischia di perdere migliaia di posti di lavoro gli Amministratori sono scesi a fianco dei lavoratori; in Valle d'Aosta i lavoratori sono stati accolti al Palazzo regionale dalla presenza delle forze dell'ordine, perché non li si voleva far entrare.
Occorre, prima di tutto, per poter discutere nei dettagli di piani relativi a ciò che è necessario fare per la siderurgia valdostana, una volontà politica. Esprimo quindi a nome del mio gruppo questa precisa volontà politica, invito la Giunta regionale, il Presidénte della Giunta ad essere anche fisicamente presente in mezzo ai lavoratori per dare questo segnale, cioè che in Valle d'Aosta realmente le forze politiche sono a fianco dei lavoratori e non sono solo disponibili a votare comunicati o a partecipare a qualche manifestazione.
Credo che se si riesce a far calare nella realtà delle forze politiche valdostane questo atteggiamento, si potrebbe fare una grande manifestazione che veda coinvolti i lavoratori, le forze sociali della Valle d'Aosta per dare un segnale dalla Regione Valle d'Aosta che non si accettano questi tagli, che si vuole una politica industriale regionale, che si vuole una politica del paese per l'acciaio, altrimenti si continueranno a fare solo parole, ma non cambierà nulla, fino a quando ci sarà veramente una Giunta a fianco dei lavoratori.
PRESIDENTE: Ha chiesto di parlare il Consigliere Beneforti, ne ha facoltà.
BENEFORTI - (D.C.): La presenza all'interno della Cogne del Consiglio regionale è un fatto importante, che dimostra l'interesse che il massimo organo amministrativo della Regione e delle forze politiche che lo compongono, pone nei confronti dei problemi occupazionali ed economici della Valle d'Aosta, dal momento che si tratta di unire tutte le forze disponibili contro i tagli proposti ai posti di lavoro nel settore siderurgico. Si tratta di respingere con tutte le forze l'eventualità che questo stabilimento divenga una semplice ferriera dall'incerto avvenire, come di impedire la chiusura dell'Ilssa-Viola. Per quanto mi riguarda, in questo intervento non posso che riaffermare le linee a sostegno delle quali mi sono sempre battuto in questi ultimi vent'anni di vita sindacale. Non posso certamente dimenticare le lotte che, con i lavoratori, ho condotto per la difesa dei posti di lavoro, anche se oggi la situazione è certamente più drammatica che in passato. Non voglio fare della retorica, ma non si può affrontare il presente senza ricordare il passato, un passato di dure lotte e di sacrifici che ci ha visti uniti nel respingere i disegni ed i propositi di chi forse da tempo pensava di giungere alla chiusura di questo stabilimento, una chiusura ed un ridimensionamento che abbiamo sempre cercato di impedire.
Dallo scioglimento dell'Egam si pensava si potesse avviare un riordino del settore pubblico attraverso la definizione dei piani di settore; questo non solo non è avvenuto, ma ci troviamo di fronte quasi ad una smobilitazione della siderurgia pubblica, senza nemmeno conoscere il futuro di quella privata, e la situazione in cui si trova l'Ilssa-Viola ne è la riprova più evidente.
Pertanto di fronte alla prospettiva di un taglio occupazionale di 25.000 posti di lavoro nell'ambito dell'IRI, di fronte alle decisioni della C.E.E., di fronte all'atteggiamento della Finsider e della Nuova SIAS, di fronte allo smantellamento dell'industria, di fronte al disimpegno del Governo nell'affrontare unitariamente i problemi della siderurgia pubblica e di quella privata, occorre che, come Consiglio regionale, unitamente alla Giunta, si svolga il ruolo che ci compete come Regione. Tale ruolo deve essere a sostegno delle nostre linee, che sono quelle che sostengono le organizzazioni sindacali ed i lavoratori. Dal Governo si deve aprire il confronto con le Regioni, perché Regioni come la nostra non possono non conoscere su quale presenza di capitale pubblico possono contare e nello stesso tempo poter valutare le garanzie occupazionali che sussistono. Per questo occorre che il Governo accetti le richieste di incontro che sono state avanzate, e che apra un confronto anche con tutte le forze sociali, ma soprattutto occorre che comprenda l'importanza che riveste la siderurgia in un paese industrializzato e la necessità di garantire una ripresa della produzione che sia programmata e competitiva sul mercato interno ed estero.
In tal senso deve essere posto certamente il problema della economicità delle aziende; su questo saremo e siamo sempre d'accordo, ma riteniamo sbagliato pensare che la economicità dell'azienda si raggiunga solo con i tagli ai posti di lavoro o con la chiusura dell'azienda. Questo porterebbe sicuramente ad un progressivo disimpegno dello Stato da una politica industriale che si rende necessaria se si vuole riqualificare il settore produttivo della siderurgia, sia per quanto riguarda il pubblico che il privato.
Occorre che vengano fatte scelte precise, occorre rendere alle Partecipazioni Statali quel ruolo che avevano assunto e svolto fino agli anni '60, quando avevano contribuito in modo determinante alla ricostruzione dell'industria e del paese dopo l'ultima guerra.
Occorre dare alle aziende pubbliche quelle risorse necessarie per far fronte agli impegni che vengono loro assegnati e che devono rispettare con il controllo del Governo, del Parlamento e soprattutto delle Regioni.
Occorre che sia il Governo a guidare le ristrutturazioni senza lasciarsi coinvolgere in strani connubi da privati.
Occorre che i rapporti fra capitale pubblico e privato siano chiari, precisi e trasparenti, e siano improntati ad una seria politica industriale e di razionalizzazione del settore.
Occorre che le migliaia di miliardi che vengono dati, quasi come premio, ai privati che cessano la produzione dell'acciaio o che chiudono le aziende, siano impegnati per le ristrutturazioni, che sono necessarie per mantenere i livelli occupazionali e per rendere la produzione più competitiva sul mercato.
In sostanza, occorre che i problemi della siderurgia nel nostro paese siano affrontati con senso di responsabilità e con la volontà seria di programmare alla luce della situazione che il settore stesso sta attraversando a livello nazionale, europeo ed internazionale. Ciò eviterebbe di risolvere il problema con un forte ricorso al pensionamento come annunciato dall'IRI; certo, la politica di settore può portare anche alla necessità di pre-pensionamento, al quale non si può essere per principio contrari, ma non deve divenire l'unica misura di intervento per l'occupazione.
All'inizio di questo mio intervento ho richiamato le lotte che sono state condotte per difendere la Cogne, quindi l'economia e l'occupazione della Regione; certo, la lotta non è terminata, continua oggi più dura che mai, ma oggi più di ieri la Valle d'Aosta deve essere unita. Non servono le polemiche e tanto meno scambiarsi accuse o attacchi fra forze politiche. Dobbiamo essere tutti consapevoli che dalla crisi si esce nella misura in cui riusciamo ad imporre una nuova e diversa politica industriale dentro la quale deve trovare soluzione il problema del settore siderurgico della Cogne e dell'Ilssa-Viola.
PRESIDENTE: Ha chiesto di parlare il Consigliere Tamone, ne ha facoltà.
TAMONE - (U.V.): Non mi preparo mai interventi scritti anche perché penso, sull'argomento, di poter parlare a braccio. Ho poco tempo a disposizione; dov'è il Presidente della Giunta, lo ha già precisato l'Assessore Pollicini: è a Milano, a trattare la questione del metanodotto e quella dell'Alluver, che è un'azienda della Regione Autonoma Valle d'Aosta che versa in difficoltà non indifferenti. Si possono poi fare tutte le altre speculazioni sull'argomento...
Vorrei ribadire che la posizione dell'Union Valdôtaine sulla Cogne è talmente conosciuta che credo che oggi non sia necessario ripeterla.
Innanzitutto vorrei dire che mi trovo completamente allineato, e come persona e come movimento, sulle dichiarazioni che sono state fatte dall'Assessore Pollicini, che riassumono la posizione di questa maggioranza nei confronti del gravissimo problema che tocca in questo momento la Nazionale Cogne e tutta la siderurgia in Italia. Mi trovano d'accordo anche le dichiarazioni del Consigliere De Grandis, che ho molto apprezzato perché molto equilibrate.
Qualcuno ha rimproverato a questo tavolo il disinteresse della Regione nei confronti del problema della Cogne: posso ribadire, anche a titolo personale, che non è così nei confronti dell'industria in generale e non è così per la Cogne. Le decisioni riguardanti la Cogne purtroppo non si prendono qui e neppure a Roma; il difetto che probabilmente esiste nei confronti di queste decisioni è l'incapacità di un Governo, di uno Stato, di avere una propria strategia nei confronti dei problemi che concernono la siderurgia in generale ed in particolare gli acciai speciali. E qui viene fuori la differenza fra l'Union Valdôtaine ed il sindacato ed altre forze sociali: noi non siamo dell'avviso che vada confusa la posizione della Cogne con quella di Cornigliano o con quella di Taranto; la posizione della Cogne è una posizione diversa, è una posizione che va mantenuta diversa, perché solo in questo modo ci si salva. E' una posizione diversa perché agiamo in un settore nel quale abbiamo spazi e possibilità di intervento e nei quali la Cogne può rimanere con l'attuale organico, tenendo conto necessariamente delle nuove strutture tecnologiche che devono essere inserite. Noi pensiamo che la Cogne ci possa stare ed è per questo che ci batteremo in futuro.
Il tempo non ci permette di svolgere tutte le considerazioni che vorremmo fare; dovrei dare delle risposte al Consigliere Riccarand, perchè lui viene sempre a speculare su argomenti che non hanno niente a che vedere con il fatto specifico, ma non è oggi nè il momento nè la sede. Vorrei solo precisare al Consigliere Aloisi, per quel che riguarda un certo problema di lavorazione all'esterno della Nazionale Cogne, per quanto riguarda le lavorazioni del PRS, che non si tratta di proposte di operai specializzati o di maestranze della Cogne che vogliono portare all'esterno il lavoro; è una volontà espressa dall'Ing. Walker all'Assessore Pollicini di portare all'esterno della Nuova SIAS 500 tonn. di produzione al mese, che verrebbero lavorate da ditte esterne. se queste esistessero in Valle d'Aosta. Noi ci opponiamo anche a questo, pensiamo che queste lavorazioni possono e debbano rimanere all'interno della Nuova SIAS e precisamente all'interno del PRS, che per noi è una struttura valida, che va mantenuta e potenziata.
Quindi la nostra posizione è molto precisa; come Union Valdôtaine siamo per il mantenimento in Valle d'Aosta dei livelli occupazionali nel settore industriale allo stato attuale, su questo non ci deve essere polemica. Anzi, noi pensiamo che stante la situazione - d'altronde lo abbiamo detto anche nelle linee programmatiche che abbiamo presentato per la formazione della Giunta - sia necessario formare una Commissione della quale facciano parte tutte le forze politiche e sociali che agiscono in Valle d'Aosta per poter arrivare alla soluzione dei difficili problemi che riguardano l'occupazione, soprattutto nel settore industriale, perchè, diciamocelo francamente, l'industria in Valle d'Aosta è tutta in crisi, a partire dalla Cogne, alla Montefibre di Châtillon e all'Ilssa-Viola, per non parlare delle piccole aziende, che stanno vivendo dei momenti molto difficili. Noi riteniamo che difficilmente con la polemica, con le strumentalizzazioni, con le posizioni di parte, si possa arrivare alla soluzione di questi gravissimi problemi, quindi la posizione dell'Union Valdôtaine e di questa maggioranza rimane una ed una sola: l'unità di intenti, l'unità di tutte le forze sociali, di tutte le componenti, perché in questo momento si sta vivendo un dramma per quello che riguarda l'industria in Valle d'Aosta. Se non saremo uniti il problema non si risolverà. Non è facendo demagogia, ma è lavorando insieme giorno per giorno che riusciremo, perchè le forze e le capacità le abbiamo, a dare soluzione a questo difficilissimo problema. Grazie.
PRESIDENTE: Gli interventi dei Consiglieri regionali sono terminati.
Prima di dare la parola alla F.L.M., ringrazio i Consiglieri che sono intervenuti e soprattutto le maestranze che hanno permesso di esprimere ai Consiglieri regionali le proprie opinioni, malgrado alcune piccole intemperanze. Il Consiglio regionale si riunirà ancora nella sua sede istituzionale per le eventuali conclusioni del lavoro. La parola alla F.L.M..
DONZEL - (F.L.M.): Prima di arrivare alle conclusioni, avevamo stabilito tempi materiali che permettessero anche ai lavoratori di dire velocemente alcune impressioni. Proprio perché occorreva fare delle valutazioni come Sindacato, riteniamo che questi interventi debbano essere molto concisi; comunque, se tutto il dibattito non sarà concluso in data odierna, avremo altre occasioni, in altre assemblee, di riprendere queste questioni. Speriamo comunque di dare la possibilità ai lavoratori, con brevissimi interventi, di dire la loro opinione; chiediamo a coloro che intendono intervenire, pochissimi, di permetterci di tirare anche le conclusioni.
Ha chiesto di parlare Mario Pellerey, membro del Consiglio di fabbrica dell'Ilssa-Viola.
PELLEREY - (Consiglio di fabbrica IlssaViola): Amici e compagni lavoratori, signori Consiglieri, Assessore, Signor Presidente del Consiglio, parlo a nome del Consiglio di fabbrica dell'Ilssa-Viola; siamo qui non certo per solidarietà, ma perché è una lotta che ci riguarda tutti indistintamente. Per questo chiediamo che le grandi lotte non siano solo dei lavoratori, ma che si affianchino a noi anche le altre categorie, commercianti, artigiani, pubblico impiego e tutta la popolazione, se vogliamo che la nostra Valle d'Aosta non debba cadere tragicamente.
Stiamo vivendo un momento delicato, una tragedia mai vista dal dopoguerra ad oggi; ecco perché in questo momento chiediamo solidarietà non solo, amici e compagni, a livello regionale, ma anche a livello nazionale, per combattere gli industriali che hanno una faccia tosta, che l'hanno dimostrato, che hanno avuto uno spazio nei nostri Governi; chiediamo anche al Sindacato che abbia una nuova grinta per affrontare questo problema. Grazie.
DONZEL - (F.L.M.): Vedo che la gente se ne sta andando, credo che sia necessario invece rimanere ancora qualche minuto. Prima di dare la parola a Piero, Ferraris, che a nome della Federazione e della F.L.M. tirerà le conclusioni, credo che sia doveroso ringraziare il Consiglio regionale che è intervenuto ed ha portato il suo contributo e la sua solidarietà.
Vorrei rilevare un'ultima cosa: la solidarietà odierna dovrà essere poi assunta con degli atti concreti e precisi affinché porti a dei risultati e non resti un iniziativa fine a sè stessa.
La parola a Piero Ferraris.
FERRARIS - (F.L.M.): Come diceva Donzel, penso che vadano ringraziati i Consiglieri regionali che sono intervenuti, così come vanno ringraziati i parlamentari.
Con la manifestazione del 5 ottobre al Palazzo Regionale, volevamo che il Consiglio regionale venisse qui con noi e si pronunciasse rispetto ai problemi della siderurgia in Valle, soprattutto per la difesa dei posti di lavoro in siderurgia.
Nel momento in cui noi abbiamo chiesto al Consiglio regionale di venire in fabbrica, avevamo anche l'intenzione di dimostrare che i lavoratori sanno lasciar discutere, sanno ascoltare e gestire con tolleranza e democrazia le manifestazioni ed i rapporti con il Consiglio regionale.
Questo penso che sia la miglior lezione che possiamo dare a quanti ci hanno accolti in Consiglio regionale cercando di sprangare le porte.
Non è assolutamente mia intenzione aprire una polemica con il Consiglio regionale, ritengo che da oggi i rapporti vadano modificati e prendiamo atto delle dichiarazioni che sono state fatte. Ritengo che dobbiamo convergere tutti sulla necessità di controbattere un disegno che a livello del nostro paese sta andando avanti: il disegno razionalistico di chiudere l'apparato industriale nazionale.
I problemi non sono solo della siderurgia ma riguardano tantissimi altri settori, quello che ci sta preparando il Governo è analogo a quanto accade nell'Inghilterra della Signora Tatcher; si cerca di liquidare il settore industriale nel nostro paese con conseguenze gravissime sull'intera economia nazionale. Questo disegno non deve passare, e perché questo accada occorre l'impegno di tutti; i lavoratori della Cogne hanno fatto tante lotte in questi ultimi anni, ne dovranno fare ancora, ma siamo certi di una cosa: le lotte dei lavoratori della Cogne da sole non bastano, ci vuole il sostegno del Consiglio regionale, quello dei partiti, quello dell'opinione pubblica. I lavoratori da soli una lotta di questo tipo la faranno, ma sicuramente se saranno lasciati soli rischieranno di andare incontro ad una sconfitta, per cui qui noi rinnoviamo la necessità di un impegno concreto di tutti per affrontare i problemi della Cogne, così come i problemi della siderurgia nazionale.
Non starò qui a ricordare le questioni, che ha già toccato Dondeynaz nella sua relazione introduttiva, perché quelle rappresentano la base del confronto sia con il Governo nazionale sia con la Regione Valle d'Aosta. I problemi, lo abbiamo visto, affrontano responsabilità che sono di diverse parti; innanzitutto ci sono responsabilità del Governo. E' inutile dire che ci troviamo di fronte ad un Governo che ha scoperto l'altro giorno nell'incontro con le F.L.M. e le Confederazioni che esiste un piano Prodi che taglia 25.000 posti nella siderurgia, perché questa è la realtà. In quell'incontro Darida, che non sapeva di questo piano, ha chiesto alla IRI di presentargli il piano entro la fine di questo mese.
Ci troviamo di fronte ad un Governo che nel momento in cui ci sono a livello internazionale delle lotte per accaparrarsi nuovi spazi sui mercati è nell'incapacità più totale di programmare la propria politica industriale.
E' altrettanto vero che abbiamo un gruppo dirigente, che è il gruppo dirigente dell'IRI, della Finsider, della Nuova SIAS, che l'unica risposta che sa dare ai problemi della ristrutturazione delle fabbriche è quello di spingere sui tagli occupazionali. E questo è il ruolo che attualmente sta svolgendo il nuovo gruppo dirigente della Nuova SIAS, ed è un ruolo che assolutamente non deve passare.
D'altra parte rinnoviamo due richieste sostanzialmente al Consiglio regionale della Valle d'Aosta: una, di un impegno nei confronti del Governo nazionale perché il piano Prodi non passi. Mi pare che i pronunciamenti delle forze politiche questa mattina fossero molto chiari, ma vorrei dire altrettanto chiaramente, e soprattutto a quelle forze politiche che hanno responsabilità di Governo, che l'atteggiamento deve essere unico sia ad Aosta che a Roma, perché queste stesse forze poi le troviamo nei Governi nazionali e fanno discorsi un po' diversi da quelli che abbiamo sentito qui oggi. Quindi un richiamo nostro è la coerenza rispetto alle posizioni assunte qui stamani e soprattutto la capacità di portarle avanti fino in fondo.
Per quanto riguarda le questioni locali, la Regione deve dare dimostrazione di avere altrettanta capacità di affrontare i problemi della siderurgia, così come ne ha dati in questi anni nell'affrontare i problemi del particolarismo etnico, della cultura e della difesa delle prerogative della Valle d'Aosta. Ritengo che questo sia un terreno giusto da salvaguardare, così com'è altrettanto giusto salvaguardare l'occupazione in Valle, la creazione e la predisposizione di una reale politica industriale per affrontare i problemi della nostra industria, perché ritengo che autonomia significhi sì fare delle affermazioni di carattere culturale, ma anche avere delle idee precise sul piano economico, su cosa si fa rispetto ai problemi dell'industria, ma non solo dell'industria, in Valle d'Aosta. Mi sembra che questo sia uno degli impegni su cui si deve misurare il Consiglio regionale, proprio perchè altrimenti daremmo una dimostrazione della gestione dei poteri e delle prerogative che ha la Valle d'Aosta abbastanza riduttiva.
A questo proposito ritengo che la questione dell'energia sia una questione che non vada sbrigata con un incontro fra la Nuova SIAS e l'Enel, ma è una questione che deve far parte, come già detto nell'introduzione, di una trattativa globale in cui intervenga anche il Governo nazionale, perché le questioni non sono solo tra Enel e Nuova SIAS; anche la Regione ha delle potestà primarie per quanto riguarda l'intervento nel campo energetico e queste debbono essere sfruttate sino in fondo. Esistono delle proposte della Federazione unitaria, chiediamo che su queste ci sia un confronto anche con le Organizzazioni sindacali. Va detto infine, per quanto riguarda la questione dell'Ilssa-Viola, che il 19 è stata invitata dalla F.L.M. a partecipare ad una riunione in fabbrica una rappresentanza del Consiglio regionale. L'azienda ha opposto un rifiuto formale alla possibilità di fare entrare i Consiglieri regionali all'interno dello stabilimento di Pont-Saint-Martin; qui noi rinnoviamo l'invito ai Consiglieri di venire a questa riunione perché i problemi dell'Ilssa-Viola sono altrettanto gravi di quelli della Cogne, ma soprattutto qui rinnoviamo l'invito a partecipare al Presidente della Giunta, non perché crediamo nelle figure carismatiche, ma perché sappiamo che il Presidente della Giunta ha condotto direttamente la trattativa con gli Orlando sulla questione dell'Ilssa-Viola - d'altronde Dondeynaz nella sua introduzione diceva anche che non siamo soddisfatti di come è stata condotta fino adesso - per cui chiediamo che, molto democraticamente, ci sia un confronto anche con chi, al momento attuale, è stato l'autore, o comunque colui che ha gestito questa trattativa. Non vorremmo avere la sensazione che la Presidenza della Giunta abbia una gestione un po' a sè stante dai problemi della politica industriale, che non collimi strettamente con quanto invece viene portato avanti dall'Assessore all'Industria. Crediamo che non sia così, vogliamo; comunque che su questo ci sia un confronto. Ringrazio tutti i partecipanti, rinnovando l'invito a tutti coloro che potranno, a partecipare alla riunione di Pont-Saint-Martin del 19, e a questo punto possiamo lasciarci e concludere questa mattina di lavoro. Ovviamente la lotta non è chiusa qui, si tratterà di continuare su questa strada a partire dall'ordine del giorno che verrà fatto dal Consiglio regionale, ma successivamente da quelle che saranno le prese di posizione che verranno assunte, per portare avanti questa battaglia, affinché i livelli occupazionali della Cogne, dell'Ilssa-Viola e della Sadea vengano salvaguardati.
Alle ore 12,15 i lavori del Consiglio riprendono presso la sala di riunione delle adunanze consiliari.
PRESIDENTE: Riprendono i lavori del Consiglio regionale nella sede istituzionale per discutere l'ordine del giorno che vi è pervenuto. Ha chiesto di parlare il Consigliere Lanivi, ne ha facoltà.
LANIVI - (Féd. DP-WP): Abbiamo predisposto un ordine del giorno che riassume le posizioni delle forze politiche della maggioranza; siamo chiaramente disponibili ad un confronto, anche per arrivare ad un ordine del giorno unitario, che sarebbe la cosa più opportuna dopo il dibattito di questa mattina.
PRESIDENTE: Ha chiesto di parlare il Consigliere Mafrica, ne ha facoltà.
MAFRICA - (P.C.I.): Credo che per accelerare i lavori del Consiglio, si potrebbe fare una riunione dei Capigruppo interessati alla definizione dell'ordine del giorno e tornare fra un quarto d'ora con un testo unitario.
PRESIDENTE: Chiedo al Consiglio di pronunciarsi sulla proposta di sospensione di un quarto d'ora.
Essendoci l'assenso unanime dell'Assemblea, il Consiglio sospende i lavori.
Si dà atto che la seduta è sospesa dalle ore 12.17 alle ore 12.57.
PRESIDENTE: Riprendono i lavori del Consiglio; ha chiesto di parlare il Consigliere Lanivi, ne ha facoltà.
LANIVI - (Féd. DP-UVP): Leggo il testo del documento proposto dal Consiglio ed approvato dai Capigruppo:
ORDINE DEL GIORNO
Il Consiglio regionale della Valle d'Aosta
nell'adunanza straordinaria in data 17 ottobre 1983, di fronte alla crisi che minaccia l'esistenza stessa delle più importanti industrie della Regione, in particolare dell'ex-nazionale Cogne, oggi Nuova SIAS, manifesta la propria volontà politica in merito a tale situazione:
1 - Il Consiglio regionale è consapevole del ruolo fondamentale che l'industria siderurgica svolge per assicurare alla Valle d'Aosta un solido equilibrio economico e sociale.
Per la sua dimensione occupazionale e per la sua grande incidenza nella formazione del reddito regionale, la Nuova SIAS di Aosta rappresenta un fattore importante di progresso della nostra comunità e di potenziamento della sua autonomia economica. Il patrimonio di cultura, di conoscenza tecnica e di abilità professionale, accumulato da intere generazioni di operai ed impiegati che si sono formate e sono cresciute all'interno degli stabilimenti, non può andare disperso ma deve essere difeso e valorizzato perché costituisce una ricchezza per l'intera Valle d'Aosta.
2 - Per questi motivi il Consiglio regionale respinge gli orientamenti contenuti nell'ultimo progetto IRI e le proposte di ridimensionamento recentemente avanzate dalla Nuova SIAS ed auspica una forte iniziativa politica nei confronti dello Stato affinché venga attuato un serio e credibile programma di ristrutturazione e di risanamento della azienda in modo da garantire un valido futuro produttivo ed una occupazione certa.
3 - Il problema della Nuova SIAS di Aosta va posto al centro dei rapporti e delle trattative fra Stato e Regione, all'interno di una visione complessiva e programmata dello Sviluppo regionale.
In questo senso il Consiglio regionale intende avvalersi della costante collaborazione dei parlamentari della Valle d'Aosta.
La gravità della situazione attuale impone a tutte le parti di far fronte alle proprie responsabilità. La Regione è pronta ad assumere, nell'ambito dei suoi poteri statutari ed economici, tutte le sue responsabilità promuovendo ogni utile iniziativa che da lei possa dipendere per garantire il futuro dell'azienda.
E' necessario che il governo agisca allo stesso modo nei confronti della CEE e cerchi di evitare e di rimediare alle confuse politiche industriali del passato.
4 - Il Consiglio regionale è consapevole dell'importanza che l'approvvigionamento di energia a basso costo rappresenta per l'industria siderurgica.
Per questo continuerà il proprio impegno al fine di portare il metanodotto sino ad Aosta.
In merito all'energia idroelettrica la Regione si impegna ad agire tenendo fermamente presente l'esigenza della Nuova SIAS di poterne disporre a livelli equi di costo.
In questa linea il Consiglio regionale ha sospeso la subconcessione scaduta delle centrali della Nuova SIAS all'ENEL ed ha proposto che la Regione si faccia promotrice della ripresa di trattative tra Nuova SIAS ed ENEL, che, chiarendo le responsabilità delle parti interessate, possano consentire alla Regione di assumere le decisioni più opportune.
La salvaguardia della siderurgia valdostana è un impegno fondamentale per l'intera comunità valdostana che deve coinvolgere tutte le forze politiche e sociali al di là di ogni linea di demarcazione.
E' necessaria, quindi, una forte azione unitaria sostenuta dalla solidarietà dei lavoratori e delle loro Organizzazioni Sindacali, degli Enti locali e di tutta l'opinione pubblica della Valle d'Aosta.
PRESIDENTE: Pongo in votazione l'ordine del giorno testè letto dal Consigliere Lanivi:
ESITO DELLA VOTAZIONE
Presenti, votanti e favorevoli: 30
Il Consiglio approva all'unanimità.
PRESIDENTE: I lavori sono terminati. La seduta è tolta.
L'adunanza termina alle ore 13.03.
