Objet du Conseil n. 319 du 10 mai 1983 - Resoconto
OGGETTO N. 319/VII - DISEGNO DI LEGGE CONCERNENTE: "PROSECUZIONE E RINNOVO DELLA CONCESSIONE DELLA INDENNITA' COMPENSATIVA ANNUA AGLI IMPRENDITORI E CONDUTTORI DI AZIENDE AGRICOLE ".
PRESIDENTE: Ha chiesto di parlare l'Assessore all'Agricoltura e Foreste, Marcoz, ne ha facoltà.
MARCOZ - (U.V.): La relazione all'oggetto iscritto al punto 23 vale anche per quello relativo al punto 24. E' una legge che senz'altro deve essere rivista in quanto interessa non solamente l'agricoltura valdostana, ma anche l'agricoltura a livello nazionale e addirittura a livello CEE. E' una legge dicevo, che pala durata di un anno, con tutti i suoi difetti, che la Giunta, per mancanza di tempo e per non voler già ipotecare sul futuro del Consiglio prossimo, chiede che venga approvata nel testo trasmesso alla Commissione, tenendo presente che la legge dovrà essere rivista senz'altro nella prossima legislatura, avendo la durata di un anno solo.
PRESIDENTE: E' aperta la discussione sul disegno di legge 506. Ha chiesto di parlare il Consigliere Cout, ne ha facoltà.
COUT - (P.C.I.): Più che altro una curiosità: nella seconda pagina della relazione, vedo ad un certo punto che queste provvidenze, scaturite dalle tre di direttive comunitarie, hanno indubbiamente contribuito a migliorare lievemente la situazione agricola locale; più avanti si dice che, tuttavia, si deve constatare che di fatto gli svantaggi naturali permangono e talora si sono aggravati. Si cita, infatti, la fondamentale esigenza che vengano mantenute sul posto le popolazioni del luogo, la necessità che venga conservato e difeso l'ambiente naturale, il cui degrado farebbe cadere i presupposti per poter sviluppare le attività agricole; la relazione continua: "terre scarsamente produttive, colture estensive, elevati e proibitivi costi delle trasformazioni" e così delle produttività inferiori, e non sto a elencare "l'irrazionale assetto fondiario e aziendale a causa della frammentazione".
A questo punto i "se" continuano a permanere. Elencati tutti questi aspetti negativi che non possono essere coperti da interventi, per cui non si può trovare soluzione, mi chiedo quali siano stati i vantaggi di questi interventi, cui si era accennato in precedenza. Mi sembra dunque, che, se vengono mantenuti tutti questi svantaggi, i vantaggi saranno senz'altro molto, ma molto piccoli. Forse, allora, il problema sarebbe di verificare come possono essere trovati degli interventi che effettivamente vadano ad incidere sulla trasformazione dell'agricoltura valdostana.
A questo punto, prendendo atto anche di quello che viene detto dalla relazione, si giunge all'amara constatazione dell'inutilità di questi contributi, a meno che non si sappia, molto chiaramente, quali effettivamente siano state le trasformazioni cui si è potuto dare inizio con tali interventi.
PRESIDENTE: Ha chiesto di parlare il Consigliere Tonino, ne ha facoltà.
TONINO - (P.C.I.): Intervengo brevemente e mi dispiace che non ci sia il Presidente della Giunta, perchè ieri c'è stata la polemica sulla possibilità o meno di far svolgere alle comunità montane alcune funzioni. Siccome, nella Regione Piemonte, è pronto e in discussione (ho ricevuto una pubblicazione della Coldiretti piemontese che ne tratta ampiamente) un disegno di legge per trasferire alle Comunità montane le funzioni connesse all'erogazione dell'indennità compensativa, ne prendo spunto per ribadire che secondo noi quella è la strada giusta. Qui si distribuiscono circa 5.000 contributi all'anno, se non mi ricordo male, - anche di più - dice l'Assessore -: il Presidente della Giunta dice che il trasferimento di funzioni non è possibile, perchè non è previsto dalla legge nazionale.
A parte il fatto che tale prassi è seguita in altre Regioni, ho voluto rileggermi la legge 1102, citata dal Presidente della Giunta. Essa dice, all'articolo 4 che le Regioni, le Province ed i Comuni possono far uso dell'istituto del comando per il proprio personale che continua comunque a rimanere, ad ogni effetto, alle loro dipendenze, a favore delle Comunità montane. E' la linea seguita dalla nostra proposta di legge che riguarda la forestazione ed i lavori pubblici. In questo caso si può comandare personale regionale alle Comunità montane per svolgere quel tipo di funzione, come addirittura è espressamente previsto dalla legge 1102. Non è neanche vero che la nostra legge regionale, che ieri ho invitato il Presidente della Giunta a rileggere, non faccia riferimento al fatto che la Regione pensi alle Comunità montane anche come momenti di decentramento amministrativo, organizzativo ed operativo: si legga infatti lo art. 19 della legge istitutiva delle comunità montane del 1973. Erano delle precisazioni su cui ho voluto documentarmi prima di ripetere, perchè questo disegno di legge, così come quello successivo, affrontano proprio un tipo di intervento che può essere decentrato alle Comunità montane. Oggi come oggi, molti sono costretti, per usufruire delle provvidenze previste da queste leggi (e lo avranno constatato tutti i Consiglieri qui presenti) a rivolgersi ai patronati o ai singoli consiglieri, oppure a fare - e parlo degli abitanti della periferia - due o tre viaggi appositi ad Aosta per informazioni sulla documentazione che ci vuole e per consegnare la domanda. Mi sembra, e lo ripeto, che questo sistema sia più funzionale allo ottenimento del consenso, sia da parte dei componenti della Giunta, che da parte dei singoli Consiglieri - che si assumono il merito di sollecitare le pratiche, - che ad una effettiva razionalizzazione nella distribuzione di questi contributi. Ribadisco anche oggi in questa sede, che la nostra opinione è che sia possibile, oltre che utile, il trasferimento di queste funzioni alle Comunità montane.
PRESIDENTE: Ha chiesto di parlare il Consigliere Mafrica, ne ha facoltà.
MAFRICA - (P.C.I.): I disegni di legge che l'Assessore oggi ha presentato hanno sollevato sovente, in Commissione, discussioni a non finire e la richiesta di un approfondimento non proveniva soltanto dal nostro Gruppo, ma anche da parte di altri Gruppi. Si tratta, infatti, di due disegni di legge che hanno il lodevole intento di dare dei premi a coloro che ancora lavorano la terra nella nostra Regione e di favorire quindi, il mantenimento dell'agricoltura in Valle d'Aosta. C'è però un punto importante che va sottolineato nell'applicazione di queste leggi.
Innanzitutto l'entità dei contributi assegnati che ormai, col passare del tempo è divenuta irrisoria. In modo particolare la legge 49, quella che opera per le aziende agricole sotto i tre ettari, assegna contributi che sono diventati col tempo sempre meno rilevanti. Avevamo fatto un semplice conto al momento della revisione del bilancio regionale per il 1983 ed avevamo verificato che in 11 mesi, per questa legge, era_ no stati dati 3.922 contributi per un totale complessivo di 310 milioni e con una media di 79.000 lire. In Commissione, alcuni Consiglieri hanno spesso denunciato il fatto che, in passato, prima che la legge oggi proposta venisse portata in Commissione, alcuni contributi erano dell'ordine di poche migliaia di lire. Se teniamo conto che per venire da Pont Saint Martin ad Aosta, per incassare il mandato, occorre fare 100 Km e conteggiamo il costo della benzina e dell'autostrada vediamo come in molti casi veramente non si faccia qualcosa di utile per l'agricoltura. Questo è un primo problema. Il secondo problema da sollevare è quello della legislazione per l'agricoltura. Da ormai decenni si va dicendo che le leggi che riguardano l'agricoltura nella nostra Regione hanno bisogno di una revisione. Uno dei Consiglieri che più spesso hanno sollecitato con interventi e mozioni (un Consigliere non appartenente all'opposizione, ma alla maggioranza) il Consigliere De Grandis, il problema della revisione delle leggi, ancora recentemente ha espresso parere negativo su questa legge.
Se andiamo a vedere il parere sulla legge vediamo che la I e la III Commissione hanno espresso pareri articolati e che l'unico parere contrario alla legge è quello appunto del Consigliere De Grandis. Ora io devo rilevare - ed è un problema di carattere politico - come, ovviamente, la maggioranza, dopo aver portato nell'ultimo Consiglio disegni di legge a volontà, abbia adesso il problema di farne passare il numero maggiore e come quindi tenda a non intervenire nel dibattito. Devo però dire che, avere questi scrupoli di maggioranza anche nell'ultima seduta del Consiglio, appena prima che inizi la campagna elettorale, avere timore di dire la propria opinione quando non si è d'accordo, e lo si è scritto, non dimostra veramente una grande autonomia da parte della forza della maggioranza, che in passato ha sollevato non pochi problemi su queste leggi. Anche i Democratici Popolari, l'Union Valdôtaine Progressiste sono state forze che hanno sostenuto la necessità di giungere ad una revisione delle leggi operanti nell'agricoltura. Credo che la nostra Regione sia una delle ultime a porsi il problema di un testo che unifichi in qualche modo tutte le leggi esistenti per indirizzarle verso finalità di sviluppo. Che le critiche sollevate nei confronti dell'agricoltura non siano soltanto nostre, ma vedano un ampio consenso da parte di tutte le forze, è dimostrato anche da un documento dell'Union Valdôtaine, che spero non dispiacerà a nessuno dell'Union, e a nessun altro della maggioranza, se mi permetterò di leggerlo in Consiglio. E' scritto in francese, e potrei leggerlo in francese, ma credo di essere così esperto nel francese e di essere così cortese nei confronti dei colleghi che magari possono avere qualche difficoltà, che lo traduco direttamente dal francese in italiano, al massimo qualcuno potrà intervenire per dirmi se ho sbagliato o se ho interpretato male qualche termine.
Questo documento dice: "Le tesi presentate al I Congresso nazionale della Union Valdôtaine si riferivano ad aspetti di interesse generale di una società organizzata che vuole progredire. Lo sviluppo armonioso dei settori della produzione dell'economia sono la condizione "sine qua non " per assicurare il miglioramento delle condizioni di vita dei cittadini e il progresso socioculturale della società.
L'agricoltura è uno dei settori d'importanza vitale per lo sviluppo della società valdostana, non solo sotto lo aspetto economico, sociale e del territorio, ma anche perchè è il settore che occupa la maggioranza dei valdostani.
Non si tratta di un fatto caratteristico della Valle d'Aosta, ma di una costante propria di tutte le etnie minoritarie. In effetti, generalmente, queste ultime devono occuparsi dei settori più poveri toccando alla maggioranza colonizzatrice l'appannaggio dei settori che rendono di più.
E' dunque sull'agricoltura che noi dobbiamo concentrare i nostri sforzi perchè il suo rilancio deve significare una ridistribuzione più equa dei guadagni e dare dignità a una professione che impiega una gran parte della popolazione valdostana. Il capitolo sull'agricoltura, delle tesi del congresso, era fondato su questi concetti fondamentali e allora i delegati hanno espresso l'augurio di un approfondimento tecnico scientifico e più ancora di un'azione ferma - che devo dire non c'è stata - per evitare gli sprechi e tutte le altre forme di dispersione di denaro pubblico e questo nel quadro istituzionale attuale delle competenze stabilite dalla legge costituzionale 26.2.1948, n. 4 recante lo Statuto Speciale della Valle d'Aosta.
Il potere legislativo regionale copre una vasta gamma di settori e più precisamente: - agricoltura e foreste, zootecnia, flora e fauna, bonifiche, lavori di miglioramento agrario, caccia e pesca; sviluppo dei prodotti tipici della Valle d'Aosta, usi rurali, consorterie, comproprietà agricole e forestali, organizzazioni delle proprietà culturali minime, formazione professionale. Le disposizioni legislative regionali devono tuttavia, essere in armonia con la Costituzione e i principi dell'organizzazione giuridica dello Stato e nel rispetto degli obblighi internazionali e degli interessi nazionali, così come le disposizioni fondamentali delle riforme economiche e sociali della Repubblica.
In realtà, queste condizioni limitano la possibilità d'azione della Regione e le sue possibilità d'intervento sono sottomesse al controllo dello Stato italiano e anche, in questi ultimi anni, al controllo comunitario. Le iniziative di riforma dello Stato italiano, le regole e le direttive della CEE non hanno quasi mai tenuto conto delle piccole realtà di montagna come la nostra, né di reali difficoltà che incontrano gli agricoltori per realizzare gli obiettivi che sono alla base di ogni azione di riforma o di direttiva. La politica regionale, ha seguito, sul piano concettuale, la politica praticata in altre Regioni italiane e negli Stati membri della Comunità europea. In quasi tutti questi stati, così come in molte zone italiane che si possono identificare oggi nelle zone del centro-nord, l'agricoltura è stata la base dello sviluppo degli altri settori economici. In effetti, le attività artigianali prima, e industriali poi, sono nate all'inizio, per accrescere e favorire lo sviluppo della produzione del settore agricolo e da esso hanno fatto nascere le risorse iniziali e la classe dirigente. La storia valdostana mette in evidenza il ruolo che la agricoltura ha giocato quando essa rappresentava il solo metodo per il mantenimento economico e alimentare della popolazione valdostana, ma l'agricoltura non ha fornito né i capitali, né la classe dirigente agli altri settori economici che si sono sviluppati in Valle d'Aosta. Lo sviluppo di questi settori, favorito in parte dalla miopia della classe politica, ha sottratto manodopera e terreni, i migliori, all'agricoltura contribuendo così a rendere questo settore la cenerentola dell'economia valdostana". Devo dire che questa frase, in cui si parla della miopia della classe politica, ha ancora un riferimento attuale perchè anche gli interventi operati nel settore agricolo negli ultimi anni, comprese le leggi che stiamo discutendo in questo momento, non credo siano particolarmente significative di un mutamento degli indirizzi in materia.
Continua il documento: "La Regione e i diversi Assessori che si sono succeduti alla testa della politica agricola regionale hanno preferito adattare le azioni regionali alle imposizioni dei controllori, piuttosto che promuovere una politica che rivendicasse una più grande autonomia di decisione in materia di agricoltura."
Questa è una denuncia politica che credo in qualche modo coinvolga anche l'attuale Assessore all'agricoltura: anche lui si è preoccupato più dei controlli esterni, che non di promuovere iniziative di sviluppo in questo settore. Continua ancora il documento: "Questa affermazione è dimostrata dalla mancanza di strumenti determinanti, adatti a pianificare l'azione pubblica con delle finalità precise che vadano al di là della semplice analisi o delle enunciazioni contenute nel Decreto ministeriale dell'aprile 67 che suddivideva la Valle d'Aosta in due territori. Primo
territorio, dove predomina l'economia zootecnica associata alla cultura forestale e all'alboricoltura fino a 1000 metri d'altezza, 98.000 ettari. Secondo territorio, dove predominano i pascoli al di sopra dei 1000 metri, 121.000 ha. Questi strumenti avrebbero dovuto essere:
l'utilizzazione attuale del territorio;
la proprietà dei fondi;
l'identificazione delle risorse agricole;
la vocazione del territorio;
la carta delle divergenze
Non si è giudicato necessario approfondire i dati sul territorio, la proprietà, i lavoratori che dovevano essere gli strumenti dell'azione pubblica che non può essere solamente produttiva, ma anche destinata ad evitare la degradazione dell'habitat delle montagne. La Valle d'Aosta con i suoi 322.600 ha. poteva e deve essere oggetto di uno studio preciso del territorio. Non basta sapere che il 32% del territorio regionale è improduttivo e che non si presta ad alcuna coltura, il restante 68% può essere suddiviso in un 52% destinato a colture forestali e pascoli, il 16% destinato a colture intensive, alla industria e al settore terziario. Ora si sa che le unità agricole possono essere suddivise in due gruppi distinti: uno che comprende i campi, i prati e i pascoli, che raggiunge il 37%, mentre l'altro che raggruppa i boschi copre il 40%. Il 20% restante è composto di terreni incolti produttivi. E' indispensabile conoscere i dati sulla proprietà dei fondi e le particolarità di coloro che operano in questo settore. La parcellizzazione della proprietà in Valle d'Aosta è straordinaria: 82.230 proprietari tra collettività, consorterie, consorzi si dividono una superficie di 322.600 ha, l'1% soltanto possiede più di 50 ha.
Invece le collettività, i consorzi, le consorterie posseggono i tre quarti del territorio valdostano. Un'analisi effettuata il 1° giugno '79 sulle persone assistite in questo settore in applicazione della legge 833 e delle sue convenzioni rileva che 8.740 persone lavorano in questo settore: di questi il 4,6% ha meno di quindici anni, il 33% sono degli uomini contro il 66% di donne. Il 69% degli uomini e il 44% delle donne sono in età di pensione". Questo dato penso che sia particolarmente significativo, testimoniando l'invecchiamento della popolazione agricola, che in modo particolare tocca la popolazione maschile.
" Dal prossimo censimento dell'agricoltura si potranno ottenere delle cifre più precise. Non si è giudicato necessario far passare ad analisi i punti 4 e 5 per i quali dovrebbero ugualmente fondarsi le sperimentazioni colturali in corso. In effetti la carta delle vocazioni del suolo può indicare le colture più convenienti nei differenti territori per la tipologia del suolo, il soleggiamento, la pendenza e le altezze; la carta delle divergenze deve individuare i luoghi dove è necessario intervenire per cambiare coltura, essendo le colture attuali non rispondenti alla vocazione vera del territorio in assenza di uno schema spesso imputato alla lentezza delle trasformazioni che precisi le ristrutturazioni e le riconversioni produttive in agricoltura. Inoltre si sostiene che la storia dell'agricoltura valdostana basta a dare tutte le indicazioni che si riferiscono alle colture e all'utilizzazione del territorio. Tutto questo come se l'agricoltura valdostana non fosse stata toccata da processi di modernizzazione in corso in tutti i settori. Noi pensiamo sia sufficiente fermarsi su questi trenta ultimi anni per dimostrare che ci sono state trasformazioni, grazie anche all'apporto del denaro pubblico e alla capacità di organizzazione di una classe di imprenditori, se così la si può definire, in costante regresso. Del resto, le unità agricole sono anch'esse in costante regresso per alcune colture importanti, per la semplice ragione che gli interventi regionali non hanno quasi mai composto un solo mosaico.
L'Amministrazione regionale ha regolamentato le sue azioni nel settore agricolo con leggi e con deliberazioni del Consiglio rispettando le direttive CEE e le leggi quadro in materia. Le azioni sono state tuttavia, più orientate verso il mantenimento che verso la promozione di questo settore. In effetti si è assicurato l'accesso al credito e alle sovvenzioni a tutti i cittadini che esercitano una attività che ha qualche rapporto con l'agricoltura o la conservazione del territorio agricolo in montagna. La Regione per mancanza quasi totale di sperimentazioni agricole complete - come le definisce l'art. 12 della legge 153 del 9 maggio 75, modificata dalla lettera f) dell'art. 4 della legge regionale 49 - in vista di una sua applicazione e davanti alla reticenza delle associazioni agricole a presentare proposte, salvo la continua richiesta di contributi, non ha selezionato le azioni finanziarie". Questo passo credo sia perfettamente pertinente qualora qualcuno mi dicesse che sono fuori tema con quanto stiamo discutendo adesso, si afferma, infatti, in questo paragrafo del documento dell'Union valdôtaine chela Regione ha rincorso le richieste di contributo, ma non ha selezionato gli interventi finanziari.
"Questa miriade di azioni senza finalità ben precise ha trascinato inoltre, la moltiplicazione delle procedure, la polverizzazione dell'intervento finanziario pubblico, contribuendo in effetti a ridurre la capacità produttiva del settore agricolo".
Anche questa è una precisa accusa al tipo di intervento che oggi, per mancanza di proposte nuove, alla fine credo tutti voteremo.
"Per dimostrare che questi trenta ultimi anni sono stati caratterizzati da innovazioni anche significative, basta citare qualche esempio e sottolineare tutti gli aspetti. Come primo fatto: il numero degli agricoltori.
Non solamente sta calando, ma si constata l'invecchiamento insieme ad un aumento della presenza femminile. Anche ammettendo che le donne hanno sempre giocato un ruolo importante nel settore agricolo, questo aumento nasconde la crescita certa part-time. Quest'ultimo fenomeno non ha mai trovato considerazione nella legislazione regionale che fino ad ora non ha fatto che introdurre una distinzione fra consorzi e cooperative agricole, associazioni di operatori e operatori individuali, senza contare le differenziazioni in ragione relative agli interessi applicati, l'indennità compensativa (è quella di cui stiamo parlando) prevista all'art. 2 della legge regionale 49 limitata allo sfruttamento di terreni con più di 3 ha. fu presto estesa, anche se a livelli differenti, alle aziende agricole con meno di 3 ha. dalla legge regionale n. 50. La partecipazione degli agricoltori che praticano il part-time deve essere seriamente esaminata perchè alcuni dei suoi aspetti devono avere una soluzione. Innanzitutto essi lavorano in modo intermittente e di conseguenza sarebbe loro difficile gestire la maggior parte delle aziende orientate verso la zootecnia che necessitano della presenza costante di colui che opera, salvo riducendone il ciclo produttivo. Un gran numero di aziende in cui si pratica il part-time non possiede ormai più bestiame a causa di difficoltà oggettive a seguire il ciclo produttivo. Questo ha trascinato grossi cambiamenti nell'organizzazione. Valgono ad esempio: la chiusura delle latterie turnarie, l'impossibilità di utilizzare il concime organico per i prati, il disinteresse verso lo sviluppo di produzioni foraggere. Queste ultime, del resto, non trovano sbocchi sul mercato in ragione del costo troppo elevato della produzione che trascina una sotto-utilizzazione delle strutture agricole. La meccanizzazione rappresenta ugualmente una delle innovazioni che ha influito sull'organizzazione del lavoro in questo settore. In effetti i cavalli, questi grossi consumatori di fieno, sono stati quasi totalmente rimpiazzati da macchine, non soltanto per il trasporto, ma anche per tutte le operazioni agricole. Le diverse fasi sono ormai fatte dalla meccanizzazione che non soltanto solleva dalla fatica, ma riduce anche le ore di lavoro. D'altronde grandi progressi sono stati fatti a livello delle strutture primarie, quali le strade, i canali di irrigazione, i locali e gli strumenti di lavoro, e per la trasformazione del prodotto, così come per il miglioramento fondiario, nelle case. Si tratta di investimenti che senza dubbio hanno contribuito a facilitare il lavoro agricolo. Tra le azioni innovatrici bisogna contare quelle che hanno portato alla realizzazione dei vivai regionali, viticoli e frutticoli, dei vivai forestali, l'agraria forestale valdostana, il risanamento del bestiame, la sperimentazione di colture, di semenze come quelle che sono avvenute con il rilancio della scuola di agricoltura. Malgrado tutto questo, il prodotto interno lordo degli addetti all'agricoltura resta molto inferiore a quello degli addetti ai settori. In parte ciò è giustificato dall'invecchiamento progressivo e dalla diminuzione del numero dei coltivatori, che sotto beneficio di inventario, dovrebbe essere di circa 850 uomini e 3000 donne, suscettibile di diminuire ancora se non si prendono delle misure adatte a sviluppare il prodotto agricolo interno per portarlo almeno ai livelli di quello dei lavoratori di altri settori".
Mi arresto qui, non ho letto tutto il documento, ma solo alcune pagine: era di 30 cartelle ne ho lette 5 e l'ho voluto leggere per due ragioni. La prima per dire che, all'interno delle forze della maggioranza e della stessa Union Valdôtaine c'erano elementi di dibattito tali da consentire proposte su questo punto e un'attività molto più seria di quella che è stata fatta e che viene continuata con queste due leggi. Il secondo elemento che mi ha portato a leggere questo documento, è quello di una sensazione di inutilità delle cose che il nostro Gruppo dice di fronte ad un atteggiamento politico precostituito da parte degli altri Gruppi consiliari, in particolare di quelli della maggioranza. Se i Gruppi della maggioranza non parlano, pur avendo delle cose da dire, su argomenti di un certo rilievo, toccherà ai Gruppi di minoranza farsi carico nei modi in cui sono capaci del dibattito. Noi infatti, non crediamo di voler scontare come Gruppo di minoranza, degli atteggiamenti precostituiti che portano a far passare anche cose che riteniamo, nell'ordine del giorno del Consiglio, che non sia giusto discutere contro la nostra volontà, visto il periodo in cui ci troviamo. Sono questi i due elementi che ho voluto mettere in rilievo. Mi scuso se sono stato uggioso e se la mia traduzione in simultanea non era così perfetta come avrebbe dovuto.
PRESIDENTE: Ha chiesto di parlare il Consigliere Carlassare, ne ha facoltà.
CARLASSARE - (D.P. - N.S.): Questo allegato n. 23 all'o.d.g. dell'adunanza del Consiglio regionale della Valle d'Aosta in data 9 - 10 maggio 1983, disegno di legge n. 506 che tratta "Prosecuzione e rinvio della concessione della indennità compensativa annua agli imprenditori e conduttori di aziende agricole" consente, a mio avviso, proprio per la vastità del tema che è collegato a questa problematica, tutta un'amplissima riflessione. Riflessione sul concetto stesso di contributi e su come vengono utilizzati i quattrini dell'Amministrazione regionale, cioè denaro pubblico, per gli interventi dell'ente pubblico interessato in un settore vitale per l'economia della nostra regione, come l'agricoltura. Ci si potrebbe quindi soffermare a lungo, disquisire quanto si vuole sul fatto che la politica dei contributi comporta questo enorme sborso di denaro senza avere contemporaneamente un tornaconto dal punto di vista di una reale produttività del settore. E' questo il punto su cui deve essere incentrato il discorso, sia in sede di discussione generale che durante l'esame dell'articolato. Non solo, ma volendo entrare nel merito si potrebbe, ad esempio, sviluppare tutta una problematica generale, anche nei confronti dei successivi disegni di legge. Per esempio, pur avendo immediatamente una nutrita e diffusa documentazione, andrebbe sviluppato tutto il discorso della meccanizzazione - elemento fondamentale per un buon e corretto utilizzo di questi contributi - in modo da ottenere una razionalizzazione e una reale produttività del settore. Un altro tema che mi pare sia stato poco trattato ed è il caso invece di sviluppare ampiamente ed approfondire perchè potrebbe essere elemento innovativo che viene a modificare una situazione stantia, è il superamento dell'attuale monocoltura agricola presente in Valle di Aosta. Il discorso potrebbe aprirsi attraverso l'inserimento della questione energetica nelle coltivazioni alternative, per esempio in serra, sia al discorso che riguarda l'allevamento alternativo (...Interruzione...).
Energetica, sì, in quanto l'energia alternativa consente un proficuo utilizzo di capitali per una serie di piantagioni alternative a quelle tradizionali della Valle d'Aosta.
C'è poi un altro aspetto che mi pare sarebbe finalmente il caso di approfondire e sviluppare e che mi ripropongo di affrontare, se ne avrò il tempo - è chiaro che il mio mandato scade a mezzanotte quindi non potrò soffermarmi per giorni e giorni - ed è quello dell'allevamento alternativo.
Sulla base infatti, di ricerche che si vengono a sviluppare sia in sede nazionale che i sede europea, tale allevamento si presenta come possibile alternativa alla monocoltura agricola che, in Valle d'Aosta, si presenta quasi esclusivamente come allevamento bovino. Esso consentirebbe l'utilizzo di ampie fasce di territorio che attualmente è abbandonato, proprio perchè le caratteristiche di tale allevamento alternativo riguardano animali capaci di adattarsi a pascoli molto poveri, con una resa foraggio-carne molto più elevata della resa che si ha con l'allevamento bovino. Un aspetto poi da non sottovalutare è che a questo tipo di allevamento si potrebbe accompagnare, collegandosi alla legislazione regionale sull'agriturismo e sugli operatori agrituristici, a un tipo di sviluppo turistico diverso da quello che finora c'è stato in Valle d'Aosta e che si limita per lo più ad alcune isole a sviluppo intensivo, con elementi speculativi che vengono a soppiantare tutti gli altri aspetti della questione. Tale sviluppo consentirebbe un mantenimento di popolazione nelle frazioni che adesso sono in via di abbandono proprio perchè permette un tornaconto, dal punto di vista economico, senza un massiccio impiego di manodopera, o, perlomeno, con un impiego inferiore a quello che richiede l'allevamento bovino, trattandosi per lo più di allevamento allo stato brado che potrebbe essere controllato e sviluppato in modo da consentire anche un flusso turistico. Faccio l'esempio di come si potrebbe avere questo allevamento brado di animali tipici della Valle d'Aosta, come i camosci, che .. potrebbero essere abbattuti nella misura ritenuta ottimale. Su questo ci sono degli studi, non pensate che io parli, così, senza essere documentato! Inseguito potremo verificare attentamente questi dati che sono forniti dalle analisi di studi molto veritiere. In ogni modo, questo mio intervento serve per introdurre almeno due o tre argomenti che nelle leggi successive si potranno approfondire meglio e più concretamente, trattandosi di elementi che indubbiamente, se si vuole sviluppare una seria politica di intervento regionale nell'agricoltura, è necessario tenere presente. Mi riservo già di intervenire negli articoli di questo disegno di legge.
PRESIDENTE: Ha chiesto di parlare il Consigliere Bordon, ne ha facoltà.
BORDON (D.C.): Qualche maligno diceva che Carlassare voleva farci perdere un pò di tempo. Io penso che questa perdita di tempo non sia grave, in quanto questo ordine del giorno lo si finirà a tutti i costi, anche fermando l'orologio a mezzanotte. Carlassare invece, mi ha interessato: devo riconoscere che deve avere una tradizione agricola veramente notevole. Perchè per esempio, quegli imbecilli di agricoltori e allevatori valdostani che non hanno pensato alla alternativa di nuovi animali da allevare come i camosci, le pecore, non hanno mai capito niente! Oppure i maiali, come suggeriva Mappelli prima!
Mi è poi piaciuto specialmente perchè è una problematica da studiare, approfondire, altrimenti non possiamo proseguire. Mi dispiace che ha troncato l'intervento di colpo, proprio quando mi stavo divertendo ed interessando molto! Io lo farei proseguire, tanto sono solo le tredici! Dalle dieci di stamattina ad ora abbiamo discusso due o tre argomenti, se tanto mi dà tanto, domani alle tredici, saremo ancora qui. Perchè questo ordine del giorno deve essere esaurito!
PRESIDENTE: Possiamo passare all'articolato, considerando chiusa la discussione generale. Do lettura dell'art. 1:
Art.' 1
Agli imprenditori agricoli e ai conduttori di aziende agricole i cui terreni ricadono nelle zone destinate alto esercizio dell'agricoltura è concessa un'indennità compensativa annua prevista dalla Direttiva CEE n. 268 in data 28 aprile 1975 e dalla legge 10 maggio 1976 n. 352.
La indennità compensativa annua è concessa al fine di ovviare o, quanto meno ridurre gli svantaggi naturali permanenti esistenti nelle zone montane o dovuti alle condizioni climatiche difficili, alla altitudine, al periodo vegetativo abbreviato, alle forti pendenze che rendono difficile e oneroso l'uso dei mezzi meccanici e tecnici.
Il beneficio tende, inoltre, a favorire il mantenimento di un minimo di popolazione nelle zone montane, ad assicurare la continuità delle attività agricole anche ai fini della conservazione dell'equilibrio idrogeologico, la difesa e la valorizzazione dell'ambiente naturale montano.
Metto in approvazione l'art. 1.
ESITO DELLA VOTAZIONE Presenti, Votanti e Favorevoli: 26
Il Consiglio approva all'unanimità.
PRESIDENTE: Do lettura dell'art. 2.
Art. 2
La concessione della indennità compensativa annua agli imprenditori agricoli e ai conduttori di aziende agricole è effettuata alle seguenti condizioni: - coltivino i terreni e conducano aziende agricole a qualsiasi titolo (proprietari, affittuari, coloni, compartecipanti ecc;) aventi una superficie agraria utilizzabile di almeno ha; 3.
Sono computabili le superfici agrarie utilizzabili coltivate rappresentate da quote di comproprietà, quelle derivanti dalla partecipazione a proprietà collettive e consortili, interessenze; i diritti nelle "consorterie", nelle comunità agrarie e simili; i diritti di uso civico.
- Si impegnino a proseguire la coltivazione per almeno un quinquennio, secondo gli obiettivi indicati nella direttiva CEE n.' 268/75 e salvo le eccezioni di cui all'art. 6 della Direttiva medesima.' La cessazione della coltivazione per l'intero quinquennio o per parte di esso, comporta la revoca del beneficio e la restituzione delle indennità percepite fino al momento della cessazione stessa.'
- La conduzione dell'azienda agricola deve avvenire mediante la effettiva coltivazione dei terreni e la tenuta degli allevamenti secondo le regole della buona tecnica agraria e per la manutenzione dei beni immobili, delle opere di miglioramento fondiario aziendali e consortili.; Qualora il conduttore cessi di coltivare i terreni durante il quinquennio ma vi subentri nella conduzione altro conduttore, in possesso dei requisiti, quest'ultimo potrà percepire, fino al compimento del quinquennio, l'indennità compensativa ed il precedente conduttore à esonerato dall'obbligo di restituire gli importi dell'indennità percepita fino al momento della cessazione.
PRESIDENTE: Metto in approvazione l'art. 2.
ESITO DELLA VOTAZIONE
Presenti, Votanti e Favorevoli: 26
Il Consiglio approva all'unanimità
PRESIDENTE: Do lettura dell'articolo 3.
Art. 3
a) Per le aziende agricole dotate di allevamenti bovini, ovini, caprini, la indennità compensativa annua è fissata in Lire 122.000 per ogni unità di bestiame adulto (U.B.A.) allevati durante l'intero anno. L'importo unitario della indennità non può superare Lire 122.000 per ettaro di superficie foraggera totale dell'azienda. L'importo unitario della indennità annua non potrà essere inferiore a Lire 25.540 e non superiore a lire 122.000 per ogni U.B.A. e per ettaro di superficie foraggera totale dell'azienda (rispettivamente 20,3 ECU e 97 ECU - valore dello ECU relativo all'anno 1982 Lire 1258), a norma del Regolamento CEE 3332 del 19.12.1980 e della Direttiva CEE n. 666 del 24.6.1980.
In ogni caso l'importo complessivo della indennità annua per ogni azienda agricola e per ogni beneficiario non potrà superare quello corrispondente alle 20 U.B.A.
Quando il bestiame delle aziende delle sedi invernali viene monticato in alpeggio, per un periodo non inferiore a gg. 90, la corrispondente quota d'indennità pari ad un quarto di L. 122.000 compete al monticatore per ogni U.B.A. dello stesso monticata.
La corresponsione della suddetta quota parte spettante al monticatore, per le U.B.A. monticate, è effettuata direttamente dal proprietario del bestiame allevato nelle aziende delle sedi invernali al momento dell'affidamento del bestiame stesso.
b) Per le aziende agricole con produzione diversa da quella bovina, ovina e caprina (aziende prive di bestiame) l'importo unitario della indennità compensativa annua è stabilita nella misura di L. 122.000 per ettaro di superficie agraria utilizzata dalla azienda.
Dalla superficie agraria utilizzata di cui al punto b) precedente è detratta la superficie destinata alla produzione foraggera; quella destinata alla produzione intensiva di meli, peschi, eccedenti il mezzo ettaro. La indennità compensativa annua unitaria non potrà essere inferiore e superiore ai limiti indicati nel punto a) precedente.
In ogni caso la indennità compensativa annua complessiva commisurata alla superficie agraria utilizzata non potrà superare per ogni azienda e per ogni beneficiario la somma di lire 2.000.000.
Le superfici a coltura promiscua sono conteggiate una sola volta e iscritte nelle qualità di coltura che forniscono il reddito prevalente.
Metto in approvazione l'articolo 3.
ESITO DELLA VOTAZIONE
Presenti, Votanti e Favorevoli: 26
Il Consiglio approva all'unanimità
PRESIDENTE: Dò lettura dell'art. 4.
Art. 4
In ogni caso le indennità indicate nei punti a) e b) predetti nella loro misura unitaria e complessiva non sono cumulabili fra loro per la stessa azienda e lo stesso beneficiario.
La indennità compensativa annua di importo pari o inferiore a Lire 15.000 non è liquidata.
Metto in approvazione l'art. 4. ESITO DELLA VOTAZIONE
Presenti, Votanti e Favorevoli: 26
Il Consiglio approva all'unanimità
PRESIDENTE: Do lettura dell'articolo 5.
Art. 5
La conversione di bovini, caprini e ovini in unità bestiame adulto (U.S.A.) di cui all'art. 3 lettera a) avviene secondo tabella seguente:
tori, vacche e altri bovini di più di due anni di età 1,0 U.B.A.
bovini da sei mesi a due anni 0,6 U.B.A.
capre 0,15U.B.A.
pecore 0,15U.B.A.
Metto in approvazione l'art. 5
ESITO DELLA VOTAZIONE
Presenti, Votanti e Favorevoli: 26
Il Consiglio approva all'unanimità
PRESIDENTE: Do lettura dell'articolo 6
Art. 6
La domanda, compilata su moduli predisposti dallo Assessorato all'Agricoltura e Foreste dovrà pervenire entro i termini fissati annualmente dallo Assessorato steso, alle Amministrazioni comunali le quali, espletati i compiti di cui al successivo articolo 7, provvederanno a trasmetterle all'Assessorato Agricoltura e Foreste.
Le domande dovranno essere corredate dai seguenti documenti e attestazioni:
estratti in carta libera dei dati catastali (numero della partita, foglio di mappa, numero della particella, comune, superficie, qualità di coltura, reddito dominicale, reddito agrario) di tutti i terreni condotti dal richiedente e per i quali è stata richiesta la indennità.
attestazione del Sindaco del Comune di residenza del richiedente dalla quale risulti che il conduttore dedica la propria attività manuale alla lavorazione dei terreni ed all'allevamento del bestiame per i quali ha richiesto la indennità.
stato di famiglia.
documentazione attestante il titolo
in forza del quale il richiedente conduce i terreni dei quali non è proprietario (contratto di affitto, dichiarazioni di affitto, altri titoli di conduzione).
attestazione del Sindaco, redatta anche su modulo di domanda da cui risulti la rispondenza alla realtà degli elementi aziendali contenuti nella domanda stessa (superfici, qualità di coltura, numero di capi di bestiame).
PRESIDENTE: Metto in votazione l'articolo 6.
ESITO DELLA VOTAZIONE
Presenti, Votanti e Favorevoli: 26
Il Consiglio approva all'unanimità
PRESIDENTE: Do lettura dell'art. 7
Art. 7
Presso ciascun Comune è istituita una Commissione composta dal Sindaco, che la presiede, e da due conduttori esperti di aziende agricole, nominati dalla Giunta Comunale.
Alla Commissione comunale sono demandati i seguenti compiti:
a) controllo in merito alla rispondenza alla realtà degli elementi indicati in domanda e della documentazione al legata (superficie aziendale, qualità di coltura, numero di capi di bestiame allevati).
b) controllo sulla reale esistenza e veridicità delle superfici dei terreni condotti in affitto dal richiedente.
c) controllo nelle aziende ai fini di accertare che la coltivazione dei terreni indicati in domanda e la tenuta degli allevamenti siano realmente effettuati.
Dei risultanti controlli la Commissione Comunale, a mezzo del proprio Presidente, riferirà con cadenza trimestrale all'Assessorato Agricoltura e Foreste. Ai membri della Commissione comunale spetta, per ogni seduta e ogni controllo in azienda un gettone di presenza fissato nella misura prevista per le altre Commissioni comunali.
Alla liquidazione provvede il Comune e l'Amministrazione regionale al rimborso delle somme previa presentazione di documento rendiconto. La Commissione redige i verbali dei lavori e trasmette copia degli stessi all'Assessorato alla Agricoltura e Foreste.
Metto in approvazione l'articolo 7
ESITO DELLA VOTAZIONE
Presenti, Votanti e Favorevoli: 26
Il Consiglio approva all'unanimità
PRESIDENTE: Do lettura dell'articolo 8.
Art. 8
Gli articoli 2 e 3 della legge regionale 28 luglio 1978, n. 49, sono abrogati.
L'applicazione delta presente legge è demandata all'Assessorato alla Agricoltura e Foreste che vi provvede con i propri servizi. I funzionari addetti hanno la facoltà di accedere alle aziende agricole e agli allevamenti per eseguire gli accertamenti necessari inerenti istruzione delle domande in applicazione della presente legge.
Contro le decisioni adottate dallo Assessorato all'Agricoltura e alle Foreste è ammesso ricorso alla Giunta Regionale che si pronuncia in via definitiva.
Metto in approvazione l'articolo 8
ESITO DELLA VOTAZIONE
Presenti, Votanti e Favorevoli: 26
Il Consiglio approva all'unanimità.
PRESIDENTE: Do lettura dell'articolo 9.
Art. 9
Coloro che producono documenti non rispondenti al vero; che non rispettano gli impegni assunti inerenti la coltivazione dei terreni e la conduzione degli allevamenti; che omettano di comunicare tempestivamente le variazioni nella conduzione dei terreni, nella qualità di coltura, nella consistenza degli allevamenti, che comunque, con il loro comportamento traggano in errore l'Amministrazione regionale, dovranno restituire la indennità indebitamente percepita. Saranno cancellati dall'elenco dei beneficiari dell'indennità, fatte salve le competenze dell'autorità giudiziaria in materia.
PRESIDENTE: Metto in approvazione l'articolo 9.
ESITO DELLA VOTAZIONE
Presenti, Votanti e Favorevoli: 26
Il Consiglio approva all'unanimità.
PRESIDENTE: Do lettura dell'articolo 10.
Art. 10
L'onere derivante dall'applicazione della presente legge, previsto in Lire 2.000.000.000 graverà sul capitolo 34860 della Regione per l'anno 1983.
Alla copertura dell'onere di cui al precedente comma si provvede: mediante riduzione di L. 2.000.000.000 dello stanziamento iscritto al capitolo 50050 (Fondo globale per il finanziamento di spese per l'adempimento di funzioni normali - spese di investimento
Metto in approvazione l'articolo 10
ESITO DELLA VOTAZIONE
Presenti, Votanti e Favorevoli: 26
Il Consiglio approva all'unanimità
PRESIDENTE: Do lettura dell'articolo 11
Art. 11
Al bilancio di previsione della Regione per l'esercizio 1983 sono apportate le seguenti variazioni:
PARTE SPESA
Variazione in diminuzione
Cap. 50050: Fondo globale per il finanziamento di spese per lo adempimento di funzioni normali - spese di investimento.
L. 2.000.000.000
Variazione in aumento
Settore 2.2.2. - Sviluppo economico Programma 2.2.2.06 - Interventi per la attuazione delle direttive CEE in agricoltura.
Cap. 34860: (di nuova istituzione)
Spese per la concessione del la indennità compensativa annua a conduttori di aziende agricole.
Legge 10 maggio 1976, n. 352 artt. 5,6 e 15 lett. b) L.R. 28 luglio 1973, n. 49 L.R... L. 2.000.000. 000
La presente legge sarà pubblicata sul Bollettino Ufficiale della Regione.
E' fatto obbligo a chiunque spetti di osservarla e di farla osservare come legge della Regione Valle d'Aosta.
Metto in approvazione l'articolo 11.
ESITO DELLA VOTAZIONE
Presenti, Votanti e Favorevoli: 26
Il Consiglio approva all'unanimità
PRESIDENTE: Il Consiglio è chiamato per votazione segreta ad esprimersi sul complesso della legge, si tratta del disegno di legge n. 506.
ESITO DELLA VOTAZIONE
Presenti e Votanti: 29
Voti Favorevoli: 25
Voti Contrari: 4
Il Consiglio approva
PRESIDENTE: L'Assessore all'agricoltura richiede che si passi anche alla votazione dell'oggetto n. 320 in quanto la discussione è analoga a quella dell'oggetto n. 319.
