Compte rendu complet du débat du Conseil régional

Objet du Conseil n. 35 du 13 janvier 1983 - Resoconto

OGGETTO N. 35/VII - PROBLEMI CONCERNENTI I DONATORI VOLONTARI DI SANGUE CHE NON SIANO LAVORATORI DIPENDENTI - (Trattazione di interpellanza e rinvio di mozione).

PRESIDENTE: Do lettura della mozione presentata dal Consigliere Minuzzo.

MOZIONE

CONSIDERATO CHE:

a) i donatori di sangue lavoratori dipendenti hanno diritto alla corresponsione della normale retribuzione per la giornata in cui effettuano la donazione per effetto della legge 13 luglio 1967, n. 584 con onere a carico dello Stato;

b) nessuna provvidenza è prevista per

c) i donatori di sangue lavoratori autonomi (agricoltori, artigiani, commercianti, casalinghe) nè da parte dello Stato nè da parte della Regione Autonoma Valle d'Aosta;

d) tale situazione, che discrimina cittadini valdostani con pari dignità civile e sociale, non è mai stata presa in considerazione a tutt'oggi dall'Amministrazione regionale nonostante da più parti ripetutamente ed anche recentissimamente essa sia stata portata all'attenzione del competente Assessore regionale alla Sanità Rollandin;

e) altre Amministrazioni regionali più sensibili ai problemi concreti della gente comune ed in particolare a tale problematica hanno adottato provvedimenti legislativi tali da eliminare questa palese ingiustizia e discriminazione, come ad esempio la Regione Friuli-Venezia-Giulia con legge regionale n. 56 del 16 agosto 1982 (in B.U.R. n. 77 del 21.8. 1982) riportata in allegato;

f) dal 1° gennaio 1982 per decisione dell'Assessore regionale della Sanità Augusto Rollandin sono stati aboliti i rimborsi al donatore di sangue relativi alle spese di viaggio sostenute dal donatore stesso per recarsi ad effettuare la donazione, rimborsi peraltro previsti dalla vigente legislazione dello Stato e del resto sempre regolarmente corrisposti fino al 31.12.1981 dall'Amministrazione ospedaliera;

g) la situazione di cui al punto precedente penalizza senza motivazione plausibile tutti i cittadini valdostani donatori di sangue ed in particolare quelli economicamente più deboli - fra cui disoccupati, studenti, ecc. - i quali sono fra l'altro i più disponibili alla donazione;

IL CONSIGLIO REGIONALE

DELLA VALLE D'AOSTA

DELIBERA

di impegnare la Giunta regionale, previa consultazione con tutti i Gruppi politici presenti in Consiglio regionale, l'AVIS e le organizzazioni di categoria dei lavoratori autonomi a presentare un'idonea proposta nella quale siano previste delle provvidenze:

1) per mancato guadagno ai lavoratori autonomi, che si sottopongono volontariamente ai salassi siano essi programmati o urgenti;

2) a titolo di rimborso spese, ai donatori volontari di sangue non dipendenti.

PRESIDENTE: Do altresì lettura dell'interpellanza presentata dal Consigliere Berti.

INTERPELLANZA

CONSIDERATO che tra i volontari donatori di sangue non tutti hanno lo stesso trattamento economico;

INTERPELLA

l'Assessore alla Sanità ed Assistenza Sociale, Augusto Rollandin, per conoscere se non ritiene opportuno estendere il beneficio cui godono tuttora i soli lavoratori dipendenti, donatori volontari del sangue, anche ai lavoratori autonomi, quali artigiani, commercianti ed agricoltori, sia sulla diaria per ogni prelievo, che nell'"una tantum" per rimborso spese di viaggio.

PRESIDENTE: La parola al Consigliere Minuzzo, per l'illustrazione della mozione. Ne ha facoltà.

MINUZZO - (P.S.D.I.): Intervengo anzitutto per dare un chiarimento sulla relazione di questa mozione, e precisamente riferendomi al punto E quando si dice "per decisione dell'Assessore regionale". Era inteso "per decisione della Giunta" che cioè fosse una decisione sua, dato che il punto citato ha già sollevato alcune polemiche. Dico subito che noi siamo disposti a emendarlo sopprimendo il punto E. Inoltre devo rilevare che questa mozione non vuole essere altro che una presa di coscienza sulla disparità di trattamento esistente tra i donatori del sangue, alcuni dei quali sono lavoratori dipendenti, altri invece lavoratori autonomi. Iniziative di questo tipo quali quelle suggerite nella mozione sono già state prese in altre Regioni d'Italia e più precisamente nella provincia di Bolzano dove si è deliberato in questo senso. Ritengo importante che questa mozione venga approvata non tanto per quanto concerne il trattamento economico dei donatori di sangue, ma, ripeto, per affermare un principio e cioè che tutti i donatori siano considerati nello stesso modo.

Devo inoltre ricordare ai colleghi Consiglieri che il Consiglio Comunale di Aosta ha deliberato recentemente una mozione di questo tipo con cui veniva dato mandato al Sindaco, dall'Assessore comunale ai servizi sociali ed ai Capi Gruppo consiliari di prendere contatto, in via di urgenza, con il Presidente del Consiglio regionale e con il Presidente della Commissione regionale della Sanità, con i Capi Gruppo regionali affinché il Consiglio regionale potesse legiferare dal 1° gennaio 1982 e stanziare i fondi necessari per poter concedere un contributo, a titolo di rimborso spese, ai donatori di sangue lavoratori autonomi, agricoltori, artigiani e casalinghe, concedendo buoni benzina maggiorati per coloro che puntualmente assolvono alle chiamate urgenti o programmate. Questa la mozione che è stata approvata dal Consiglio comunale di Aosta su proposta del Consigliere democristiano Artaz e che ha spinto il PSDI alla presentazione di questa mozione. Tengo inoltre a far rilevare che non abbiamo voluto scavalcare il Consiglio comunale di Aosta ma bensì accelerare i tempi.

Ritengo di avere spiegato quali sono le linee generali di questa mozione e mi riservo di intervenire successivamente per dare eventuali chiarimenti sul problema ai colleghi, qualora li richiedessero. Vorrei conoscere inoltre il pensiero dell'Assessore alla Sanità in merito.

PRESIDENTE: Dato che la mozione è abbinata all'interpellanza del Consigliere Berti la parola al Consigliere Berti. Ne ha facoltà.

BERTI - (Art. e Comm. Valdostani): Per ribadire, come ha detto poc'anzi il collega Minuzzo, la necessità di un trattamento paritario dei vari donatori di sangue, siano essi casalinghe, lavoratori autonomi, ecc., e di ripristinare quanto era già previsto dalla legge nazionale, concedere cioè quell'indennizzo sia esso in lire sia in buoni di benzina o altro, ma riconoscere a queste persone, che periodicamente si prestano alle donazioni, una qualche ricompensa, come del resto avviene in altre regioni italiane.

Vorrei inoltre sapere perché sono stati cancellati quei piccoli contributi ai donatori che venivano da fuori città.

PRESIDENTE: La parola al Consigliere Ricco. Ne ha facoltà.

RICCO - (D.C.): Amici, vi è una categoria benemerita di cittadini che danno alla società il massimo contributo che si possa chiedere a ciascun individuo: il sangue.

E' un bene prezioso e vitale che non ha prezzo e la cui donazione assume un rilievo morale che travalica i limiti di un comune impegno sociale.

Purtroppo molti di noi politici si prodigano spesso solo a parole nell'elogiare l'apporto dei donatori di sangue, mentre nei fatti in Valle d'Aosta si è giunti a forme quasi discriminatorie e che non sono certamente incoraggianti per quanti danno il meglio di sè stessi alla comunità.

La decisione della Giunta regionale di abolire i rimborsi relativi alle spese di viaggio sostenute dai donatori è sintomatico di una sottovalutazione di tutta la categoria dei donatori e non sembra tenere conto del fatto che solo un limpido volontariato, scevro da interessi, anima da sempre la figura del donatore di sangue. In una Regione come la Valle d'Aosta che prende sovente ad esempio gli stimoli autonomisti delle altre Regioni dell'arco alpino non doveva sfuggire l'articolato della legge regionale n. 56 dell'82, con la quale la Regione Friuli-Venezia-Giulia dispone finanziamenti alle UU.SS.LL. in favore di quei donatori di sangue che sono lavoratori autonomi. Ritengo sia possibile in Valle d'Aosta eliminare le discriminazioni che attualmente dividono tale categoria in donatori di serie A e di serie B.

E' necessario ripristinare il rimborso delle spese di viaggio in quanto il costo dei trasporti privati o pubblici non deve incidere sul bilancio familiare del donatore poiché, anche se volontario, il loro atto è indispensabile alla moderna scienza medica per la cura degli ammalati.

A nessuno, come dicevo, può sfuggire l'importanza del sangue, che è senz'altro simbolo della vita. Io stesso, mi sia permesso questo breve inciso, se in questo momento vi posso parlare e spero che questo vi possa fare piacere, molti, diversi anni fa ho avuto bisogno di trasfusioni di sangue per poter essere in grado di raggiungere il Centro Ematologico di Pavia, dove mi diagnosticarono in pochi giorni una anemia emolitica autoimmune, da anticorpi caldi - una malattia rara - ma grazie a Dio anche guaribile, contrariamente alla diagnosi di leucemia galoppante di Aosta.

Quindi il problema che stiamo affrontando è sentito intensamente anche da me. Ripeto, sostengo che come tutti i cittadini sono uguali davanti alla legge, così anche tutti i donatori devono essere uguali. Non è giusto che solo i lavoratori dipendenti siano tutelati dalla legge, mentre i lavoratori autonomi, che sono anche numerosi, non hanno diritto a questo rimborso spese.

PRESIDENTE: La parola all'Assessore alla Sanità ed Assistenza Sociale Rollandin. Ne ha facoltà.

ROLLANDIN - (U.V.): Se la tecnica viaggiasse di pari passo con le buone intenzioni, come risposta non avrei che da leggere questo breve comunicato: "Si raccomanda al Governo di consentire e finanziare la produzione di sangue umano artificiale. Si tratta di una soluzione incolore ad alto contenuto di ossigeno che, congelata, si mantiene fino a due anni e può sostituire il sangue umano a breve termine in situazioni di emergenza. La soluzione, prodotta da ricercatori giapponesi, può servire a individui di qualsiasi gruppo sanguigno e man mano che l'organismo riprende a produrre nuovo sangue la sostanza viene eliminata naturalmente.

La ricerca è giunta ormai al completamento della fase sperimentale, il sangue artificiale è stato usato con successo su oltre 30 pazienti - e si riferisce a un breve margine di sperimentazione - dal principale ospedale di pronto soccorso di Tokio. Fino a due litri della soluzione sono stati trasfusi con successo in vittime di gravi incidenti".

Mi sembra che sarebbe una soluzione un po' semplicistica, anche se penso che oramai in tempi molto brevi si arriverà a prendere atto di questa soluzione che oltre ad essere incolore è anche inodore in termini di denaro perché, purtroppo, se guardiamo una fascia di territorio che non è ristretta ma che riguarda una larga parte d'Italia c'è un commercio abbondante di sangue.

Quindi penso che questo non vada sottaciuto. Questo io l'ho voluto rilevare anche per conoscere i limiti di un certo problema. In merito ad affermazioni fatte, e qui si potrebbe chiaramente polemizzare con troppa facilità, per cui non è nemmeno più divertente e lascio perdere, voglio solo ricordare che i colloqui che hanno portato a questi tipi di intervento a livello di Consiglio comunale penso che siano da considerare alla luce di un fatto: esiste una legge regionale che dovrebbe essere meglio conosciuta, soprattutto da chi lavora in questo campo, e che da suggerimenti sbagliati. Questo mi dispiace perché ritengo che prima di reinventare bisognerebbe applicare quanto già esiste. Esiste infatti una legge 60 che parla di come si può utilizzare le fasi di volontariato, in particolare il volontariato dei donatori di sangue. Questa legge, in termini chiari, precisa in che forma deve essere la collaborazione con i donatori e l'art. 6 dice: "Nell'ambito dei principi e degli obiettivi della presente legge la Regione favorisce l'attività e l'associazione (con l'art. 2 della 592 che prima regolava la donazione di sangue) nella loro organizzazione in corrispondenza degli ambiti territoriali dei distretti sanitari di base in cui si articola l'U.S.L.". Questo è un punto che non è stato letto perché in questo caso non si tratta di tenere conto dei trasporti, ma si avvicina il servizio all'utente; il donatore non deve venire ad Aosta perché, ad esempio, nel poliambulatorio di Donnas per la prima volta il 21 di questo mese sarà effettuato il prelievo di sangue ai donatori di quella zona. In questo caso quindi non vi sarà assolutamente necessità di spostamenti. Si è invertita una logica che voleva il donatore mobile con comprensibile dispendio di tempo e di denaro, ecc. Tutto ciò è già stato preso in considerazione e questa legge, ripeto, è stata portata e discussa in vari consigli delle AVIS, esaminata e quindi approvata con i donatori, che in fondo sono i diretti interessati. A tal fine la Regione corrisponde annualmente alle associazioni donatori presenti in Valle, secondo i distretti di competenza, determinati contributi dalla Giunta, su proposta dell'Assessore, sentita la Commissione di cui all'art. 7, tenuto conto del numero dei donatori e dell'attività istituzionale svolta. Quindi ci sono tutte le premesse perché, a livello di Commissione, si valutino tutte le esigenze che i donatori - sono lori i soggetti attivi in questo caso - non passivi - devono far presente.

Stranamente in tutto il discorso che ho sentito l'AVIS non è stata interpellata e questo mi lascia perplesso. L'associazione non si è espressa, non si è sentita benché abbia la possibilità di lavorare all'interno di questa Commissione. Tra i suoi compiti vi è quello, per esempio, di collaborare con il Centro emoderivati di Milano per utilizzare fino in fondo il potenziale umano che viene dato volontariamente ed evitare sprechi.

Era necessario fare queste piccole premesse per spiegare che il problema addirittura non esiste, perché con l'avvicinamento del servizio all'utenza il sangue viene raccolto vicino a casa quindi non c'è viaggio, nè perdita di tempo. Praticamente al di là di poche ore la mattina, le categorie interessate, e di cui tutti vorrebbero farsi paladini - non entro nel merito - penso che vadano considerati in primis dalla stessa associazione.

Comunque, ripeto, la stessa associazione non è stata interpellata. La legge 584 che viene citata e che prevedeva questo tipo di comportamento per i dipendenti da pubblica amministrazione tra l'altro manca di una piccola regolamentazione, che non è mai stata fatta, all'art. 5, dove diceva: "Entro tre anni dall'entrata in vigore della presente legge il Ministero del Lavoro - tanto per dire quelle che erano le competenze della Previdenza Sociale in quanto questi oneri vanno a carico dell'INPS - provvederà ad emanare le norme di attuazione della legge - mai stato fatto - per quanto concerne l'accertamento su donazioni, limiti quantitativi e deve raggiungere le modalità ed i termini per le richieste di rimborso".

Questo è un piccolo particolare per dire come tutti questi problemi sono stati superati dalla legge che ho appena citato. Quindi il problema non ha bisogno di venir sollevato in questi termini perché francamente le sollecitazioni non vengono dai donatori.

Essi, infatti, essendo volontari, volontari rimangono e non vogliono monetizzare il sangue. Questo è un chiaro principio espresso dallo Statuto dei donatori di sangue e questo mi sembra che qualcuno lo dimentichi troppo facilmente. Non si può dare un prezzo al sangue. Inoltre (mi sono documentato in merito) una casalinga che va a donare il suo sangue può tranquillamente tornarsene a casa e sbrigare le necessarie faccende senza sentirsi stressata a causa della donazione. A questo punto mi sembra che questo sia un'offesa per il donatore volontario e che ci mettiamo nel ridicolo. Questa come osservazione di merito, senza contare che proporre i buoni di benzina che sembrano essere il cavallo di battaglia di tutti cosa significano tradotti in lire? E' vergognoso che ancora si speculi sul discorso buono benzina.

Rispondendo alla disinformazione di Berti vorrei ancora una volta chiarire che non si tratta di ripristinare quanto previsto perché questo non era mai stato previsto. Adesso non vi è comunque più alcuna necessità del rimborso spese, in quanto il servizio è mobile. Può accadere in casi di emergenza però le piccole lire il donatore le utilizza tramite questa associazione, di comune accordo; quindi non è che venga tolto un qualcosa al donatore che prima aveva - questo mi sembra un punto essenziale da chiarire. Inoltre quella che respingo e che mi ha stupito è l'affermazione di Ricco che addirittura arriva a parlare di forme discriminatorie per cui o non si conosce il vero significato della parola "discriminare" oppure si vuole calcare troppo la mano. Ritengo che qui qualcuno ha suggerito male, perché discriminare vorrebbe dire non prevedere lo stesso trattamento ai donatori volontari che sono nella stessa associazione e che si sentono rappresentati dall'associazione regionale donatori di sangue.

Questo è volere andare oltre il buon senso perché i fatti sono lì per dimostrare che ci sia una sottovalutazione dei donatori.

Infatti i donatori sono sempre stati valutati non soltanto per quello che sono, sono stati sempre interpellati e presi in somma considerazione tant'è che partecipano in numero paritetico in quella Commissione prevista dall'art. 7 della legge 60, che non piace in quanto non è conosciuta. Gradirei che se ne leggesse una copia. Il volontariato deve essere limpido e ne abbiamo di splendidi esempi anche nella nostra Regione. Non sarebbe più volontariato se si ritenesse di dover ricevere qualcosa per la sua donazione. Sarebbe un sottopagato o un pagato poco perché come diceva Berti, dandogli mille lire ..... ad esempio si monetizzerebbe questa azione volontaria, anche perché un flacone di sangue vale di più, infatti costa 80.000 lire circa. Ritengo che se io faccio un atto volontario questo deve esser così dall'inizio alla fine altrimenti passiamo al semi-volontariato o al volontariato soi-disant, cioè un donatore va a dare il sangue quando vuole però pretende un quid e questo, ripeto, me lo hanno confermato le associazioni dei donatori, non deve succedere!

Di questo problema ho già interessato l'associazione competente, lo riporterò all'esame del Comitato di cui all'art. 7 per chiarire ancora una volta l'assurdo di questa interpretazione.

Sono certo che la volontà dei donatori non è quella di venire retribuiti e ritengo che qualcuno non sa leggere.

La legge del Trentino, rispetto alla nostra, è molto più retroguardia e non contiene tutte le revisioni di spese che noi abbiamo.

Noi deleghiamo al;dirittura le associazioni ma qui la voce "Associazioni" dov'è?

Devo dire di a ere avuto diretti contatti con le associazioni che si sono stupite di queste richieste. Già ci si interpreta la categoria, adesso interpretiamo anche l'associazione? Ci sarà in Consigli. il rappresentante solo dell'associazione benemerita degli ex combattenti di guerra, dell'associazione dei volontari, delle casalinghe, dei muratori: questo non ho capito!

Io comunque rispetto la volontà di quelli che vogliono esprimersi liberamente anche in momenti istituzionali e ritengo gravissimo voler superare quella che è una volontà di associazione, regolarmente riconosciuta e che il Consiglio prende in esame.

Non penso che l'associazione volontari del sangue voglia sentirsi dire "bravo" perché chi vi lavora non ha bisogno di questa gratificazione, non chiede dei benefici extra, chiede soltanto di essere rispettato e poter dare il proprio sangue.

In secondo luogo quella che è stata la limitazione nell'interpretare leggi delle altre regioni perché gli stimoli autonomistici, mi permetta Ricco, li interpretiamo su altri livelli. La monetizzazione di certi atti per noi non è sinonimo di stimoli autonomistici. Non sono degli stimoli e tanto meno

sono autonomistici. A questo punto, ripeto, non voglio assolutamente una classificazione di serie A e di serie B dei donatori. I donatori sono tali, rappresentati più che degnamente dagli attuali organismi, che hanno la loro voce in capitolo, che sono inseriti in tutti i programmi della Regione - quindi al di là di ogni polemica voglio ribadire che lo spirito della legge 60, ancora da attuarsi, penso valga la pena che sia capito un po' da tutti anche perché i donatori lo hanno capito e non si sono fatti avanti con questo discorso.

Quindi, ripeto, non c'è neanche da esprimersi contro, in quanto questo problema non esiste. Non so proprio come dirlo ma non c'è! E' un problema superato che ha già trovato la soluzione in una legge organica specifica,in una legge voluta dai donatori che si sono espressi in questo senso ed hanno partecipato alla elaborazione della legge 60, quindi ritengo sia mancanza di rispetto verso un'associazione di volontari, non di lavoratori.

Il numero delle casalinghe fra i donatori è molto elevato - ho qui i dati relativi - e posso dire di non avere mai sentito le casalinghe dire che volevano un compenso per la loro donazione volontaria. Mi rifiuto quindi di discutere su questo, reputo di avere già dato correttamente una risposta e di avere proposto al Consiglio una risposta che ha già dato con una legge specifica in cui trovano soluzioni tutti questi problemi e vorrei fermamente che fosse capito il concetto in quanto è un argomento già superato.

PRESIDENTE: Hanno chiesto la parola i Consiglieri Fosson, Berti e De Grandis.

La parola al Consigliere Fosson. Ne ha facoltà.

FOSSON - (D.C.): Ho ascoltato le argomentazioni poste dall'Assessore che io ritengo possano anche essere valide. Però io mi pongo un piccolo problema: il donatore è un volontario, va volontariamente a donare il sangue, si diverte ad andare a donare il sangue o il suo volontariato è anche una funzione che la società in qualche modo deve riconoscere? Ora il fatto che in questa mozione si chieda così come ha chiesto unanimemente il Consiglio comunale di Aosta di dare un riconoscimento al donatore di sangue sotto forma di un rimborso spese, di viaggio o di mezza giornata di lavoro persa, è un riconoscimento di questo tipo, non si tratta di una monetizzazione del sangue. E' semplicemente un riconoscimento al singolo donatore.

Altro poi è il discorso delle associazioni che giustamente sono finanziate dalla Regione per svolgere la loro attività istituzionale, di promozione in un certo senso, di organizzazione dei donatori, però il fatto di riconoscere al singolo donatore con un minimo riconoscimento la validità della sua funzione mi pare giusto e doveroso.

PRESIDENTE: La parola al Consigliere Berti. Ne ha facoltà.

BERTI - (Art. e Comm. Vald.): Dopo l'esposizione dell'Assessore non è che non trovi dei punti d'accordo su quanto egli ha affermato, ma è chiaro che se questa associazione di donatori è un volontariato non si devono monetizzare le prestazioni e fino a questo punto concordo pienamente. Se sono stato spinto ad inoltrare un'interpellanza al Consiglio è perché alcuni donatori di sangue, lavoratori autonomi, si sono sentiti discriminati nei confronti del trattamento che avevano altri colleghi donatori volontari, ma lavoratori dipendenti. Quindi, giustamente, non è che noi vogliamo riconoscere al volontariato che dona il sangue un quid, non vogliamo pagare il sangue che ci donano, però ritengo sia giusto livellare questo tipo di intervento e dare un riconoscimento alle persone che dal punto di vista si prodigano, anche se esiste un servizio mobile che, fra l'altro, è in funzione da pochissimo tempo.

Questi donatori in fondo una mezza giornata la perdono, a scapito del loro lavoro quotidiano, perché non tutti posseggono un fisico particolarmente forte. Questo parere mi è stato espresso da alcuni di loro. Quindi, a mio modesto avviso, ritenevo che potesse esserci un minimo intervento per livellare quelle categorie che versano il sangue all'associazione. Non tutti sono nelle stesse condizioni, io ad esempio non potrei donare il sangue. Se come dice l'Assessore vogliamo orientarci verso prodotti chimici mettendo acqua e colore al posto di un valore umano, allora non sono d'accordo su questo tipo di intervento. Auspico solo che questi volontari perseguano l'attuale strada.

PRESIDENTE: La parola al Consigliere De Grandis. Ne ha facoltà.

DE GRANDIS - (P.R.I.): Sono un donatore di sangue e come tale non mi piace che questo mio piccolo gesto periodico di solidarietà venga enfatizzato e mitizzato, così come non mi piace che venga premiato in diverse forme siano esse economiche o di altro tipo. Ritengo infatti che questo gesto abbia sufficiente appagamento nella soddisfazione della mia coscienza civile, di compiere cioè un gesto di solidarietà, piccolo, che tra l'altro per Statuto, come ha ricordato l'Assessore alla Sanità deve essere anonimo e gratuito. Voglio anche aggiungere un'altra cosa: come dipendente di un ente pubblico, per donare il sangue, io godo della possibilità di beneficiare di una giornata di congedo straordinario retribuito. Bene, io ho sempre dato il sangue, ho impiegato il tempo strettamente necessario per la donazione, poi sono rientrato in ufficio a fare il mio lavoro, perché il salasso non mi impediva di lavorare al tavolino. Non faccio lavori pesanti per cui non c'era alcun problema.

Ritengo che questo tipo di mozione per me mosso senz'altro da intenti lodevoli, così come sono stati lodevoli gli interventi, almeno negli intenti, sia di Ricco, di Fosson che di Minuzzo, ritengo però non rispondano alle necessità dell'associazione donatori di sangue.

Teniamo inoltre conto che in Valle d'Aosta abbiamo il privilegio di avere la più alta percentuale di donatori di sangue di tutta Italia e che il Centro Trasfusionale e l'AVIS hanno avuto varie difficoltà proprio per una esuberanza di donatori, quindi per esuberanza di sangue. Pertanto non abbiamo alcun motivo, in questo momento, a volere incoraggiare con strumenti che, secondo me, non sono i migliori in quanto non rispondono a quelle caratteristiche della donazione gratuita e volontaria.

Secondo me non è rispondente all'esigenza e a quello che è il valore morale di questo gesto, una interpretazione che vuole dare degli incentivi di carattere economico, piccoli, grandi, modesti, difficili perché la funzionalità dell'associazione e della donazione va già bene così com'è. Essa verrà migliorata attraverso la legislazione attuata a livello regionale, verrà migliorata attraverso l'attuazione di norme statutarie non ancora applicate completamente, per cui non vedo questa impellente necessità. Tanto più che, come riferisce l'Assessore Rollandin, l'AVIS non ha sentito la necessità di intervenire come associazione a difesa dei propri associati e dei donatori.

Io chiederei quindi ai presentatori della mozione di volerla ritirare perché, come giustamente ha detto l'Assessore, non c'è il motivo del contendere, non c'è la necessità di fare una proposta di questo genere e tanto meno di attuarla.

PRESIDENTE: Sono iscritti a parlare i Consiglieri Minuzzo, Mafrica e Nebbia.

La parola al Consigliere Minuzzo, a meno che ritenga, come presentatore, di prendere la parola per ultimo.

La parola al Consigliere Minuzzo. Ne ha facoltà.

MINUZZO - (P.S.D.I.): Non voglio assolutamente raccogliere polemiche o provocazioni, però devo dire che qui in Consiglio regionale non sempre i problemi sono stati portati dalla base, come si suol dire, ma qualcuno ha preso l'iniziativa perché lo sentiva come un problema suo e quindi non aveva assolutamente la necessità di sentire nessuno per portare alla votazione in Consiglio regionale dei provvedimenti tali che poi sono passati sopra la testa di coloro i quali avrebbero dovuto esserne i beneficiari. E' chiaro che l'associazione dei donatori non è stata sentita, perché questa è una mozione che impegna la Giunta regionale a fare certe azioni e fra queste qual è la prima? E' quella di interpellare i Gruppi politici, l'AVIS, le organizzazioni di categoria dei lavoratori autonomi a presentare un'idonea proposta: non siamo venuti per proporre ai lavoratori autonomi un certo trattamento! Si è voluto con questa mozione impegnare esclusivamente la Giunta, dato che questo problema a mio parere esiste nel voler cercare una soluzione. Se poi parliamo di democraticità nelle consultazioni, ebbene devo dire che io, in quanto donatore di sangue, mai sono stato convocato per pronunciarmi sulla legge 60. Questo tanto per fare un inciso, visto che, a seconda dei casi, qua si tirano in ballo associazioni oppure sulle associazioni si passa tranquillamente sopra.

Ritengo e ribadisco che in questa occasione le associazioni di categoria e l'AVIS in primis dovevano essere interessate al discorso successivamente, quando cioè il Consiglio regionale aveva preso coscienza di un certo problema. Se poi il Consiglio regionale ritiene che questo problema non sussista, a questo punto era inutile andare a scomodare le organizzazioni di categoria, scomodare l'AVIS perché non vi era alcun impegno del Consiglio regionale. Probabilmente qui vi è una diversa ottica sul modo con cui è stata presentata questa mozione, ma nessuno vuole monetizzare alcunché. Voglio fare rilevare che essendo io un donatore di sangue mai e poi mai potrò prendere cinque lire per questa mia donazione.

I lavoratori dipendenti dopo la donazione se ne possono stare a casa - ripeto, questa è per me una affermazione di principio - e ritengo che si devono trattare allo stesso modo i lavoratori autonomi. Non per questo il lavoratore autonomo dovrà poi fare valere sempre i suoi diritti: l'esempio lo ha dato il nostro collega De Grandis, che dipendente da un ente pubblico, ma si guarda bene dal godere dei diritti che gli sono riconosciuti per legge, quindi al limite perde un paio d'ore.

Il discorso è che non si è necessariamente voluto, con questa mozione, fare esprimere il Consiglio regionale sul fatto che debba essere monetizzato l'atto volontario di donare il sangue. Posso concordare con l'Assessore Rollandin sul punto 2 della mozione: è chiaro che quelli di La Thuile, al momento, non hanno la possibilità di fare il prelievo in loco, ma non ne faccio un problema sapendo che l'Assessore Rollandin sta facendo dei grossi sforzi per portare sul territorio tutte le strutture, i servizi sociali per renderle più agevoli ai valdostani. Però mi è sembrato che in qualche modo fosse un po' prevenuto e non abbia tenuto conto del primo punto della mozione.

Mi sembra di averlo detto nel primo intervento e lo ribadisco adesso: qui si tratta unicamente di riconoscere una parità di trattamento tra lavoratori autonomi e lavoratori dipendenti.

L'Assessore si è poi fossilizzato sulla questione delle casalinghe, a parte il fatto che non sono ben riuscito a capire dalla sua replica, a chi si riferiva per i vari interventi che ci sono stati. Va bene per le casalinghe e abbiamo fatto un esempio di lavoratori autonomi, però a questo punto ci possiamo anche mettere i disoccupati a cui concediamo una decina di mille lire: con questo, ritengo, rimarranno permanentemente disoccupati in quanto devono donare il sangue!

Il discorso, Assessore, è di tenere conto di quelle che sono esclusivamente le questioni di parità di diritto tra lavoratori autonomi e lavoratori dipendenti, punto e basta. Vogliamo soprassedere al rimborso spese perché, previo accordo con le associazioni e le sezioni AVIS, la Regione interviene già con dei finanziamenti. I donatori non hanno bisogno di vedere monetizzato il loro atto anche perché moralmente hanno già i loro riconoscimenti. Le associazioni danno tutti gli attestati possibili, che vanno dal semplice diploma fino alla palma..... però ripeto, secondo me, io faccio un invito ai colleghi Consiglieri e per quanto mi riguarda, lo dico fin d'ora, se i colleghi Consiglieri si esprimeranno in modo non chiaro sull'approvazione di questa mozione sono disposto a ritirarla perché non ci voglio assolutamente giocare sopra. Dico però che qui si tratta di riconoscere una parità di diritto fra lavoratori autonomi e lavoratori dipendenti. L'ha fatto il Friuli-Venezia-Giulia, penso che possa farlo anche la Regione Autonoma Valle d'Aosta.

PRESIDENTE: E' iscritto a parlare il Consigliere Mafrica. Ne ha facoltà.

MAFRICA - (P.C.I.): Su una questione come questa ovviamente non è possibile fare dei problemi di schieramento, si tratta soltanto di ragionare. In effetti sono in gioco due elementi: da una parte il riconoscimento del principio del volontariato e credo che questo, da parte di tutti, sia un elemento che vada favorito ma assolutamente in alcun modo monetizzato.

C'è però un altro elemento da tenere presente quello cioè delle condizioni che possono essere create per favorire, stimolare, organizzare questo volontariato. Credo quindi che si debba affrontare il problema con molto buon senso e con apertura perciò propongo che si sospendano per il momento la discussione della mozione, che sia interpellata prima la V^ Commissione, l'AVIS per vedere se tutto procede secondo le norme che già la Regione ha, oppure se esistono condizioni ancora da studiare e da portare avanti. La IV^ Commissione porti poi al Consiglio un ordine del giorno che raccolga le indicazioni che emergeranno dall'AVIS, dalle considerazioni fatte in Consiglio in modo che su questa materia non vi siano divisioni ma un atteggiamento unitario del Consiglio.

PRESIDENTE: La parola al Consigliere Nebbia. Ne ha facoltà.

NEBBIA - (P.S.I.): Il Consigliere Mafrica ha praticamente fatto una mozione d'ordine. Prenderò la parola eventualmente quando il Consiglio avrà deciso sulla mozione.

PRESIDENTE: Il Consigliere Minuzzo, ne ha facoltà. Devo considerare mozione d'ordine la proposta del Consigliere Mafrica?

La parola al Consigliere Minuzzo. Ne ha facoltà.

MINUZZO - (P.S.D.I.): Piuttosto che sospendere il Consiglio sono dell'opinione di proseguire, in quanto l'argomento sarà esaminato dalla IV^ Commissione.

PRESIDENTE: La parola al Consigliere Bordon. Ne ha facoltà.

BORDON - (D.C.): Prendo la parola, benché lo ritenga inutile, in quanto che siamo rientrati nell'alveo che io desideravo, per un impegno morale. Non credo che a tutti voi presenti, grazie a Dio, sia accaduto quello che è successo a me.

Nel 1951, logicamente per motivi di salute, ho subito 11 trasfusioni il che ha significato cambiare totalmente il mio sangue.

Premetto quindi che, dopo trenta e più anni, questo sangue che mi è stato immesso sembra che sia stato migliore del mio, sono infatti ancora qui a rompermi le scatole e spero di poterlo fare se non in questa sede, in altre, per alcuni lunghi anni. Pertanto ogni volta che c'è da trattare dell'AVIS in privato o fuori, io ho un orecchio particolarmente sensibile, perché dovrei essere un vampiro - non posso alzarmi e dire, come Minuzzo, sono un donatore di sangue - poiché io il sangue l'ho ricevuto; forse il vostro ancora non c'era, ma certamente di vostri colleghi che mi hanno dato la possibilità di ritornare in salute.

L'oggetto che si sta dibattendo stava creando una situazione che non mi piaceva perché implicava una decisione, votare a favore o no. Se io prendevo la cosa sotto il punto di vista del buon umore, come sempre accade grazie al sangue che mi è stato immesso, ascoltando la relazione del mio buon amico Rollandin sembra che noi abbiamo tolto il rimborso delle spese di viaggio ai donatori in quanto adesso il servizio di raccolta va quasi a domicilio; certo vi sono tutte queste previdenze, ma per lo meno diamo loro due uova sbattute ai donatori se non sono dipendenti, se sono lavoratori autonomi! L'Assessore Rollandin ha detto che noi eroghiamo alle associazioni determinati contributi, che queste si suddividono fra loro, quindi l'associazione potrebbe intervenire con un aiuto ai lavoratori non dipendenti che subiscono un sacrificio maggiore.

Non voglio scherzare, collega De Grandis: tu mi hai detto prima "io sono un donatore, tutte le volte che do il sangue sto un giorno a casa e sono retribuito lo stesso". Da parte mia mi auguro che ciò non sia fatto tutti i giorni altrimenti andresti al creatore! Di fronte però a chi lo dà perché effettivamente si sente in dovere di farlo e perché il suo fisico glielo consente, trovo che effettivamente non sia una discriminazione, termine che ha offeso l'Assessore Rollandin. Ritengo che il mio amico Ricco non abbia inteso dire "discriminazioni" in senso offensivo, ma piuttosto l'abbia letto sulla mozione di Minuzzo dove dice "discrimina uno dall'altra di questi donatori".

Cosa dice questa mozione? E' indubbio che c'è una diversità di trattamento tra colui che è donatore dipendente e colui che non lo è, questo è indubbio, perché non si tratta di monetizzare, nè di altro, si tratta soltanto di venire incontro a quelle persone che danno il sangue.

Ritengo comunque che questo argomento possa essere rivisto trovando una soluzione alla quale io aderisco in pieno, per non mettermi in condizioni do votare contro, se il parere della Giunta e dell'Assessore è contrario a questa mozione, perché io mi sento portato a dire sì all'AVIS. Questa non è questione che può ledere il prestigio dell'Assessore e delle leggi esistenti.

Possiamo correggere questo? Correggiamolo, se non è possibile, pazienza, rimarrà così. Però mi sembra che, come è stato proposto, l'Assessore debba sentire ancora la V-Commissione o chi vuole. Se qualcuno ritiene che vi siano discriminazioni di trattamento si faccia avanti e cerchi di risolvere il problema perché la buona volontà deve venire incontro a tutta questa gente. Può darsi che tra i donatori ve ne siano alcuni che non sono contenti di subire un trattamento diverso.

Ritengo che ci siamo dilungati fin troppo per cui prego l'Assessore eventualmente di accedere a questo per non metterci in condizioni di votare sì o no o di astenerci, perché questo non sarebbe serio. Pregherei l'Assessore Rollandin di accettare questa verifica da effettuare tutti insieme in modo da modificare in meglio il testo della mozione.

PRESIDENTE: E' iscritto a parlare il Consigliere Nebbia; ritiene l'Assessore Rollandin di fare intervenire Nebbia? La parola all'Assessore alla Sanità e Assistenza Sociale Rollandin. Ne ha facoltà.

ROLLANDIN - (U.V.): E' stata un discussione piuttosto lunga ma mi pare che non si voglia capire il problema. Prima non ho parlato di andare a votare in quanto per me non esiste alcun motivo di votazione. Qui si vuole continuare la discussione su un fatto che non esiste. La differenza tra lavoratore autonomo e dipendente non c'è. C'è una sovvenzione all'associazione che prende in considerazione tutti i casi ma non vi è scritto "dipendente" o "autonomo". E' inutile stare a discutere sul sesso degli angeli! Non è tanto per il fatto di rimandarlo alla V-Commissione, qui si vogliono creare problemi laddove non esistono! Per cui a me sta tanto bene che il Consiglio impegni la Giunta in azioni edificanti e produttive ma in questo caso ritengo non sia assolutamente necessario che il Consiglio impegni la Giunta su questo argomento.

Come ho cercato di spiegare l'argomento non sussiste perché lavoratori autonomi che vogliono dare il sangue lo possono dare senza perdere produttività. A questo punto vorrei sapere cosa vuole dire essere uguali, parità di diritti: il lavoratore dipendente, che ha un impegno verso il datore di lavoro e quindi dovrebbe giustificare una assenza, dice "io vado a dare il sangue" e lo può fare; il lavoratore autonomo va quando meglio ritiene! Qual è allora la differenza?

La legge prevede che le associazioni si occupino dell'organizzazione e abbiamo visto che i prelievi vengono effettuati in diverse località: il problema sussisterebbe se i donatori dovessero recarsi, per esempio, ad Alessandria, allora sì che diventerebbe una discriminazione! In questo caso non è rilevante il fatto di essere pro o contro, perché, ripeto, di questo problema si era già discusso con le associazioni al momento di formulare l'art. 6 e si era detto che questo argomento andava esaminato di volta in volta, tant'è vero che le associazioni fanno le loro richieste in base alle loro esigenze. Al di là di questo non capisco quali sono le condizioni di difformità.

Quindi non c'è alternativa: rimandare alla V^ Commissione il tutto e continuare a discutere non serve; l'alternativa è accettare il discorso di monetizzare il sangue, ed allora su questo io non sono d'accordo.

Se le stesse associazioni che vedono rappresentate tutte le categorie si sono già espresse nella legge, francamente è un problema che si vuole inventare perché penso che sarebbe molto più semplice dire, benissimo, diamo i buoni benzina: cosa si sarebbe risolto? Mi sembra che sia volere a tutti i costi perdere quello che è il buon senso. Vorrei a questo proposito leggere questa benedetta legge del Friuli per fare capire che qui non si tratta di pagare il lavoratore autonomo; la legge dice che è l'Amministrazione regionale a finanziare le UU.SS.LL. per gli oneri derivanti dalla concessione di contributi a titolo di rimborso spese!

In Valle d'Aosta, visto che al massimo bisogna fare un paio di chilometri fino al centro di raccolta, che spese ci sono? Non parla certo di pagare il sangue! Ma quali sono le altre spese? Una giornata lavorativa? Ma si perde una giornata lavorativa per un prelievo di qualche minuto??!!

PRESIDENTE: Sono iscritti a parlare i Consiglieri Nebbia e Carlassare.

La parola al Consigliere Nebbia. Ne ha facoltà.

NEBBIA - (P.S.I.): Mi pare che forse si stia facendo un po' di confusione, nel senso che si dovrebbe ricondurre il problema alla realtà, al dovere civile che credo sia l'impulso che spinge i donatori di sangue. Direi che forse dovremmo anche paragonare questo problema ad altri doveri civili che almeno nella nostra Regione sono abbastanza diffusi e che non hanno riconoscimento o ce l'hanno in misura minima. Mi riferisco ad esempio al migliaio di Consiglieri comunali che ci sono in Valle e che perdono una quantità di tempo e di impegno e che, in quanto Consiglieri, hanno solo un minimo gettone di presenza (anni fa non lo avevano neanche).

La delibera, come è stata presentata, potrebbe permettere anche dei ragionamenti più ampi se la si volesse generalizzare, in quanto si parla, al primo punto, di mancato guadagno dei lavoratori autonomi ed è una cosa abbastanza complessa. In questo campo non si possono solo fare dei ragionamenti oggettivi, ma ci deve essere anche forse quel minimo di soggettività che anche interventi di altri Consiglieri hanno dimostrato.

Personalmente io sono un lavoratore autonomo; sono stato donatore di sangue non ufficiale, nel senso che non faccio parte di alcuna associazione, e le donazioni le ho effettuate saltuariamente. L'unico vantaggio che ho avuto è stata l'offerta di un panino e di un bicchiere di vino, successivamente. Ho continuato a lavorare come gli altri giorni, ho pensato di avere adempiuto ad un dovere. Se si vuole parlare di parità di diritti tra lavoratori autonomi e lavoratori dipendenti bisognerebbe fare il ragionamento inverso di quello che si sta facendo, ragionamento che sta facendo il Governo nazionale e cioè che non è possibile aumentare le entrate per risanare il debito senza contenere le spese. Quindi bisognerebbe valutare per quali motivi vi sono dei vantaggi per i lavoratori dipendenti. In parte questi sono giustificati perché effettivamente certi lavori non possono essere effettuati in determinate condizioni di salute, ma in altra parte sono esclusivamente un privilegio. Quindi il problema è se estendere il privilegio, che come parola vuol dire "non ubbidienza alle leggi", oppure attribuire il privilegio a chi ne ha effettivamente diritto in modo che tutti siano trattati nell'identica maniera.

Per tornare al concreto e parlare di mancato guadagno la valutazione è difficile; personalmente potrei calcolare quale è stato il mio mancato guadagno, solo a fine anno, quindi, perdere del tempo per calcolare e riscuotere quanto mi è dovuto.

Ritengo pertanto se si vuole rinviare l'esame della delibera alla Commissione, questo mi trova perfettamente concorde; non ho alcun problema che si approfondiscano le valutazioni ed i ragionamenti. D'altra parte, io con valutazioni non oggettive, ma soggettive, ritengo che quando ho fatto il mio dovere sono rimasto soddisfatto e chi può donare il sangue lo fa a prescindere dalla corresponsione di emolumenti particolari, almeno in questo settore.

PRESIDENTE: Per mozione d'ordine la parola all'Assessore alla Sanità ed Assistenza Sociale Rollandin. Ne ha facoltà.

ROLLANDIN - (U.V.): Tenuto conto delle argomentazioni che si sono manifestate chiederei di ritirare la mozione a queste condizioni: che venga sentita, da parte dell'Assessorato, la Commissione di cui all'art. 7 della legge n. 60, che è delegata ai problemi della raccolta sangue e, a seguito delle risultanze delle riunioni sul problema specifico, venga presentata una relazione in Consiglio per verificare se sussiste ancora il problema o meno.

Ritengo che, essendoci una Commissione istituzionalizzata che è e deve essere investita per questi problemi, questa sia maggiormente competente che non forse una Commissione permanente. Chiedo pertanto che si interpelli la specifica Commissione dopo di che vi sia una relazione in Consiglio per illustrare quali atteggiamenti ognuno riterrà di dover prendere.

PRESIDENTE: La proposta di mozione d'ordine ha precedenza assoluta e pertanto chiedo al Consigliere Minuzzo

che è l'unico presentatore della mozione il suo pensiero in merito, se non si pronuncia il Consiglio. Ne ha facoltà.

MINUZZO - (P.S.D.I.): Devo dire che sono abbastanza d'accordo con la richiesta dell'Assessore di ritirare la mozione a condizione che sia la IV^ Commissione consiliare a sentire la Commissione prevista dall'art. 7 della legge e che la Commissione venga a riferire in Consiglio dopo aver sentito le organizzazioni di categoria. Non mi stupirei che la Commissione venisse in Consiglio regionale a fare proposte nell'indirizzo indicato dal collega Nebbia: in Italia i diritti acquisiti è difficili toglierli, ed allora si cercava di fare acquisire dei diritti anche ad altri; ma se riusciremo a far recedere qualcuno dai suoi diritti acquisiti, per carità, non abbiamo nessun problema, per cui io ritiro la mozione a condizione che il Presidente del Consiglio faccia sì che la IV- Commissione consiliare permanente senta la Commissione prevista dalla legge, nonché le organizzazioni di categoria e venga a relazionare in Consiglio regionale.

PRESIDENTE: L'Assessore Rollandin è d'accordo su questa soluzione? Indipendentemente dall'una o dall'altra Commissione prevista dalla legge la IV^ Commissione può pronunciarsi e nulla vieta alla stessa di fare un'indagine conoscitiva, sentire l'AVIS e riferire in Consiglio, perché rientra nelle sue competenze.

La parola al Consigliere Minuzzo. Ne ha facoltà.

MINUZZO - (P.S.D.I.): Vorrei fare una ulteriore proposta, visto che l'Assessore non è molto d'accordo. Chiedo che quando la Commissione prevista dall'articolo 7 della legge 60 discuterà questo problema ci sia anche la IV- Commissione consiliare permanente.

PRESIDENTE: La parola all'Assessore alla Sanità ed Assistenza Sociale Rollandin. Ne ha facoltà.

ROLLANDIN - (U.V.): Non penso che sia il caso di andare oltre. Mi sembra che il senso fondamentale sia quello di vedere se c'è un motivo in tutta questa argomentazione. Se c'è da parte della associazione un interesse vero a considerare insufficienti quelle che sono già le provvidenze, benissimo, si analizzeranno. Non sto a formalizzarmi oltre su questo. Quando verrà convocata la Commissione prevista dall'art. 7 verrà unitamente avvisata la IV- Commissione permanente per discutere questo problema, quindi si relazionerà in Consiglio.

PRESIDENTE: La mozione viene ritirata.

Il Presidente della IV"Commissione tenga conto di quanto è stato detto dallo Assessore Rollandin e dal presentatore della mozione nel momento in cui è stata ritirata la stessa e nello stesso tempo la Commissione prevista dall'art. 7 della legge 60 si manifesti quando si riunisce in modo che ci possa essere questo collocamento. Essendo ritirata la mozione decadono dalla richiesta di parola i Consiglieri Carlassare e Ricco.

Si passa quindi alla trattazione dell'oggetto iscritto al n. 38 e poi la discussione abbinata delle due mozioni.