Objet du Conseil n. 14 du 12 janvier 1983 - Resoconto
OGGETTO N. 14/VII - SITUAZIONE ATTUALE E PROSPETTIVE FUTURE PER L'UTILIZZO DELLE CONCESSIONI IDROELETTRICHE A FAVORE DELLA COGNE, ORA NUOVA SIAS - (Interpellanza).
PRESIDENTE: Do lettura dell'interpellanza presentata dai Consiglieri Mafrica, Bajocco e Péaquin:
INTERPELLANZA
Nel corso della recente visita dei Consiglieri regionali allo Stabilimento di Aosta della Nuova Sias, è stata nuovamente sottolineata l'importanza di un basso costo dell'energia al fine del contenimento dei costi generali di produzione, soprattutto dopo l'introduzione del ciclo con forni elettrici.
Poiché la Nuova Sias è riuscita fino ad oggi ad abbassare i propri costi con l'autoproduzione di energia elettrica, i sottoscritti Consiglieri regionali interpellano il Presidente della Giunta regionale per sapere:
1°) qual è l'attuale situazione delle concessioni idroelettriche in passato rilasciate alla Cogne;
2°) a quale punto si trova la trattativa tra ENEL, Regione e Nuova Sias in merito al futuro utilizzo di tali concessioni.
PRESIDENTE: Ha chiesto di parlare il Consigliere Mafrica. Ne ha facoltà.
MAFRICA - (P.C.I.): Siamo tutti a conoscenza dell'importanza che riveste il costo dell'energia elettrica per la produzione di acciaio, in particolare alla Cogne.
Ancora recentemente i dirigenti della Nuova Sias hanno sottolineato questo punto come fondamentale per la stessa sopravvivenza dello Stabilimento. Ora, esiste una situazione abbastanza complessa per quello che riguarda le concessioni lasciate nel passato alla Cogne, poiché alcune sono scadute, altre no.
Da tempo era iniziata una trattativa fra Regione, ENEL e Nuova Sias per vedere di permettere alla Nuova Sias un costo di energia valido e per dare anche la possibilità alla Regione di fare uso dei propri diritti, all'ENEL di intervenire per ciò che la riguarda.
Vorremmo sapere esattamente a che punto si trova la trattativa perché i dirigenti della Nuova Sias nel corso della visita non ci hanno dato informazioni adeguate. In particolare vorremmo sapere se la Giunta è intenzionata ad andare verso la costituzione di una sorta di società mista che riguardi la Nuova Sias, la Regione e l'ENEL, per uno sfruttamento razionale di queste concessioni che garantisca alla Sias prezzi adeguati per un certo numero di anni, che permetta all'ENEL di fare quella manutenzione sugli impianti che la Nuova Sias non riesce a fare per problemi economici e che consenta alla Regione di essere determinante sia nel mantenimento dei livelli occupazionali, sia nei propri diritti di subconcessione.
Vorremmo avere dei chiarimenti su questo punto perché ci sembra che le cose restino spesso ad un livello di non approfondimento, mentre preferiremmo una iniziativa più decisa.
PRESIDENTE: Ha chiesto di parlare il Presidente della Giunta. Ne ha facoltà.
ANDRIONE - (U.V.): Devo confessare che è la prima volta che sento parlare di una società di questo genere, che non è attualmente prevista dalle leggi vigenti.
Il problema si pone innanzi tutto come problema di diritto: in particolare l'art. 8 dello Statuto regionale, legge costituzionale 26.2.1948, n. 4, dice: "Le concessioni di acque indicate nel 2° comma dell'articolo precedente e cioè quelle assentite precedentemente al 5.9.1945.... passano alla Regione".
Delle quattro grosse centrali - perché ve ne sono altre due più piccole che erano state concesse alla Cogne - quella di Chavonne, per ca. 30.000 Kw/h, è scaduta il 28.1.1978, sessant'anni dopo la concessione di grande derivazione. Una seconda, quella di Aymavilles, è scaduta nel febbraio del 1979, un'altra è scaduta nel 1981 e ce n'è una che potrebbe essere prolungata secondo la Regione fino al 2005, secondo l'ENEL fino al 1998. Questo perché la concessione era stata data in una maniera totalmente differente e la sanatoria era venuta solo dopo la liberazione a cura dell'Ufficio Acque della Regione. Quindi i 60 anni che trascorrono da quel momento, secondo quanto noi abbiamo interpretato.
Di fronte ad un articolo di questo genere, la Presidenza della Giunta regionale non poteva non subconcedere all'ENEL le acque scadute. Questo in forza dello Statuto ed in forza della legge 11.11.1965, comunemente chiamata legge Fillietroz, che era stata salutata da tutto il Consiglio come una giusta riparazione di quanto era stato fatto con una abnorme sentenza della Corte Costituzionale del 1964, che però conteneva quella famosa frase "è opportuno che il Parlamento voti una legge che rinsaldi i diritti regionali compressi" per cui il Presidente della Giunta ha emesso un decreto di subconcessione all'ENEL della Centrale di Chavonne, sempre parlandone con la Cogne ed ottenendo delle risposte evasive e magari anche delle contromanovre a livello di Ministero dei Lavori Pubblici e di Ministero dell'Industria. Il decreto in questione è datato 20.1.1981 - ed è il n. 84 - perché nel 1978, alla vigilia della scadenza, il Ministero dell'Industria aveva provveduto ad emettere un decreto di proroga. I nostri parlamentari avevano presentato un emendamento a tale decreto, "fatti salvi i diritti delle Regioni a statuto speciale", ma la corsa non era servita; per l'emissione del nostro decreto abbiamo dovuto aspettare il 1981. Il decreto è poi stato impugnato dalla Cogne di fronte alla Corte Costituzionale ed al Tribunale Superiore delle Acque. La Corte Costituzionale ha deciso in senso favorevole alla Regione il 3.6.1982, ma la sentenza non è ancora pubblicata; il Tribunale ha deciso in senso favorevole alla Regione (salvo un punto che spiegherò dopo), il 3.7.1982, la pubblicazione della sentenza è dell'ottobre dello scorso anno. I motivi del ricorso contro la Regione per annullare il decreto in questione sono quattro e precisamente: la pretesa in competenza della Regione; 2) l'eccesso di potere della Regione; 3) la violazione della legge perché il decreto pregiudicherebbe i diritti della società ricorrente, la Nuova Sias; 4) violazione di legge in quanto quel provvedimento regionale sarebbe retroattivo, poiché risaliva al 28.1.1978, data alla quale secondo noi quelle acque sono di ventate di competenza regionale.
Per i primi tre punti il ricorso della Nuova Sias è stato respinto, riconoscendosi la completa competenza della Regione Autonoma Valle d'Aosta, e altresì - qui sono i misteri della giurisprudenza - che non si applicava alla Regione la famosa proroga prevista dal Ministro Donat Cattin, perché dice giustamente la sentenza: "Questa norma deve essere interpretata come una disposizione preclusiva della proroga delle concessioni, se queste avessero pregiudicato le aspettative delle Regioni a Statuto speciale, desumibili dai relativi statuti e concernenti la disponibilità delle acque pubbliche. Non avrebbe altro significato una norma come quella citata inserita in una fonte preordinata alla proroga delle concessioni. Invero tale proroga costituiva l'entità suscettibile di pregiudicare le posizioni delle Regioni, le cui aspettative potevano essere soddisfatte solo con l'estinzione delle concessioni precedenti.
Sul quarto punto, invece, la retroattività, è stato accolto il ricorso della Cogne, poiché dietro c'è un motivo finanziario e cioè l'ENEL chiedeva il pagamento dell'energia prodotta per alcune decine di miliardi di lire.
Quindi il Tribunale delle acque ha emesso questa sentenza per cui, praticamente, non vi sono pendenze economiche. A questo proposito la Regione si è dichiarata non interessata a recuperare alcune centinaia di milioni che metterebbero semplicemente in difficoltà la Nuova Sias.
Questo per quanto riguarda la parte giuridica e per l'impossibilità della Valle d'Aosta e del suo Presidente di agire in maniera differente.
Per quanto riguarda la sostanza, che è altro aspetto di estrema importanza, abbiamo preso tutti i contatti necessari. La nostra proposta è che si faccia, dopo questa sentenza, una valutazione comparata allo stato attuale (e questo è possibile perché in materia di miliardi ENEL e FINSIDER possono compensarsi lautamente e quindi si aggiustino fra loro). Occorre dunque fare il conteggio della produzione elettrica di queste centrali e trovare un parametro matematico che permetta all'ENEL di concedere alla Cogne, a prezzo di costo, per x anni l'energia elettrica fornita; alla fine di questo periodo applicare quello che comunemente viene chiamato il piano Corbellini, cioè il rientro nella norma di pagamento dell'energia elettrica attraverso un sistema solare che dovrebbe durare quindici anni. Entro la fine del mese dovrei vedere, con il Vice Presidente del Consiglio, Faval, il Ministro Pandolfi e l'Ing. Corbellini per mettere a punto la proposta che dovrebbe chiudere questa vicenda.
Vorrei anche far presente al Consigliere Mafrica che non è vero che l'energia elettrica Cogne costi così poco come si dice: il costo è basso in quanto non sono state fatte spese di manutenzione, ma se queste dovessero essere effettuate, a parità di produzione avremmo già dei costi molto alti. Si tratterebbe infatti di una spesa di almeno 40 miliardi e questo capitale deve essere considerato nel costo dell'energia. Non è che il contribuente italiano abbia solo il dovere di pagare e poi di non vedersi ammortizzare i soldi. Questo è il problema, che è pratico e giuridico.
Infine, dando atto al Consigliere Mafrica che ha ragione quando sostiene che la componente elettrica è indispensabile per una acciaieria di un certo tipo, siamo convinti che il costo dell'energia deve essere, rispetto al valore aggiunto dell'acciaio, tale da permettere di pagare l'energia al costo di mercato: questo su un arco di tempo lungo, però bisogna arrivare a questo punto.
Ultima cosa: con l'Ing. Liberati abbiamo esaminato la possibilità, vista anche la linea di credito messa a disposizione della Banca Nazionale del Lavoro, di intervenire anche come Regione per una captazione libera di quel famoso torrente che è posto in maniera tale da poter fornire una quantità di energia non rilevante, come quella di queste centrali, sia chiaro, ma sempre tale da poter aiutare seriamente la Nuova Sias nella produzione di acciaio.
PRESIDENTE: Ha chiesto di parlare il Consigliere Mafrica. Ne ha facoltà.
MAFRICA - (P.C.I.): Il Presidente della Giunta ha giustamente sottolineato la importanza dell'energia elettrica, dei costi di questa energia per quel che riguarda la produzione di acciai di alto valore aggiunto. Con la trasformazione da ciclo integrale a ciclo con forno elettrico e soprattutto nelle seconde lavorazioni con i forni di riscaldo, il consumo di energia è rilevante. L'importanza di questo problema per la sopravvivenza stessa della Cogne è opportuno che sia nota a tutte le forze politiche ed ai rappresentanti della popolazione valdostana. Ci sembra anche che la Giunta sia dell'idea che un accordo vada raggiunto e probabilmente la strada dell'accordo fra Regione, ENEL e Cogne è la prima ipotesi da perseguire.
Noi abbiamo pensato ad una società mista, perché così sarebbe possibile per la Regione avere un controllo più preciso di tutto quello che avviene nello sfruttamento delle acque, in modo da far valere i propri diritti senza avere danni per il territorio. La partecipazione della Regione dovrebbe essere in quanto titolare di diritti; l'ENEL dovrebbe assicurare i finanziamenti per garantire la manutenzione ed in cambio dovrebbe avere la possibilità di una produzione elettrica maggiore. La Cogne avrebbe la possibilità per un numero di anni interessante, di avere costi più bassi per avere più competitività del mercato. Questa ipotesi di società, secondo noi, va approfondita, altrimenti rischiamo di ricadere negli accordi generali fra ENEL e autoproduttori che non sempre tengono conto delle reali condizioni statutarie della Valle d'Aosta e dei problemi di produzione della Cogne stessa.
Ci riserviamo di fare delle proposte più dettagliate; invitiamo comunque la Giunta a perseguire la strada dell'accordo perché quella dell'acciaio è diventata una lotta senza esclusione di colpi, per cui ogni componente dei costi assume grande importanza.
