Objet du Conseil n. 442 du 9 avril 2026 - Resoconto
OGGETTO N. 442/XVII - Reiezione di mozione: "Preoccupazione del Consiglio regionale della Valle d'Aosta per l'escalation militare in Medio Oriente conseguente al conflitto in atto tra Israele, Stati Uniti e Repubblica Islamica dell'Iran".
Aggravi (Presidente) - Punto n. 43 all'ordine del giorno. Per l'illustrazione della mozione, ha chiesto la parola il primo firmatario, il consigliere Guichardaz.
Guichardaz (PD-FP) - Questa mozione l'abbiamo depositata qualche settimana fa in una fase in cui l'escalation tra Israele, Stati Uniti e Iran era in pieno sviluppo; nel frattempo sono successe molte cose e credo che sia giusto dirlo senza girarci intorno. Probabilmente tutti noi speravamo di arrivare oggi in aula con un quadro diverso, di poter dire che quella fase si era chiusa, che si poteva tirare almeno un sospiro di sollievo, magari persino immaginare che quella crisi potesse far emergere qualcosa di positivo per la popolazione iraniana, però insieme a quella speranza c'era anche un timore, che non nasce oggi e non nasce neanche da chissà quale capacità di previsione, ma semplicemente da quello che abbiamo già visto accadere negli ultimi decenni. A me era capitato di scrivere nei giorni immediatamente successivi ai primi bombardamenti sui siti iraniani, quelli del giugno 2025, quando si iniziava a parlare di un possibile intervento più importante. Scrissi qualcosa non perché io sia un indovino o un fine analista, assolutamente, ma perché queste cose stanno abbastanza nella logica. Scrissi: "Le guerre pensate come rapide, chirurgiche, risolutive, se non si innestano su un processo interno reale, politico e sociale, difficilmente producono effetti di liberazione, tendono piuttosto a irrigidire i sistemi che intendono colpire" e quello che stiamo vedendo oggi, purtroppo, sembra andare proprio in quella direzione, perché, mentre si parla di tregue, di "Cessate il fuoco" temporanei, di piani che cambiano nel giro di poche ore, la realtà è una popolazione iraniana sempre chiusa e sempre più chiusa dentro una dinamica repressiva che si è ulteriormente rafforzata. Arresti, esecuzioni, torture, accuse di tradimento e di collaborazione con l'Occidente sono uno schema che conosciamo e che, purtroppo, tende a ripetersi. Il regime non appare indebolito ma, al contrario, sembra essersi ricompattato. Su questo però vogliamo essere molto chiari perché è un punto per noi dirimente, noi non abbiamo alcuna indulgenza nei confronti del regime iraniano, non c'era bisogno di dirlo ma… non l'abbiamo mai avuta, non lo diciamo oggi, a dicembre quest'Aula, se ben ricordo, su proposta dell'assessore Lotto, ha approvato una risoluzione molto netta a sostegno delle manifestazioni per la libertà in Iran, una risoluzione votata all'unanimità in cui si condannavano le violazioni dei diritti umani, la repressione, le torture, gli arresti e si esprimeva, a nome di tutto il Consiglio e della comunità valdostana, solidarietà al popolo iraniano, in particolare quella risoluzione parlava delle donne e dei giovani e quella posizione resta la nostra posizione. Proprio perché quella posizione è chiara, proprio perché non abbiamo ambiguità, possiamo dire oggi che questa guerra non sta producendo ciò che è stato raccontato, non sta liberando il popolo iraniano, ma rischia di rafforzare ulteriormente il regime e continua a colpire, come sempre accade in questi contesti, le popolazioni civili, perché le guerre, colleghi, anche quando vengono presentate, raccontate come mirate, come chirurgiche, non lo sono mai fino in fondo, colpiscono inevitabilmente le persone, le famiglie, colpiscono la vita quotidiana. Lo abbiamo visto a Gaza, lo vediamo in Libano, tra l'altro, oggi lo vediamo con particolare crudeltà e lo vediamo oggi anche in Iran. Qui, secondo me, c'è un punto che va detto con una certa nettezza: quando si parla di esportare la democrazia, ma lo si fa senza una strategia politica, senza una conoscenza reale del contesto, con approssimazione, senza un lavoro con le forze interne, con la dissidenza eventualmente, il risultato raramente è il cambiamento, ce lo insegna la storia, spesso si traduce in instabilità, in disordine e purtroppo in un rafforzamento delle dinamiche che magari lecitamente si volevano combattere. Lo abbiamo già visto in Iraq, in Afghanistan, in Libia e non era difficile immaginare che anche in questo caso il rischio fosse quello.
Allora le responsabilità politiche vanno chiamate per nome, lo abbiamo fatto più volte, le scelte dell'Amministrazione Trump e del Governo Netanyahu hanno contribuito a innescare una dinamica che oggi produce effetti diversi da quelli dichiarati e si vede anche da come si sta evolvendo la situazione. Si è passati in pochi giorni dalla richiesta di capitolazione totale, i famosi "Bastardi, vi raderemo al suolo", anzi, "Vi porteremo all'età della pietra" mi pare sia stato detto, quindi vuol dire una distruzione completa di tutto il tessuto sociale dell'Iran, a che cosa? A una disponibilità a discutere in queste ore punti che fino al giorno prima erano considerati inaccettabili, si parla di tregua mentre permangono comunque azioni militari in altri contesti, si sposta continuamente il baricentro del conflitto senza che emerga una direzione chiara, più che una strategia coerente sembra una gestione che si adatta agli eventi. Nel frattempo però - e qui vengo anche al locale - le conseguenze arrivano, lasciamo da parte la questione più umanitaria, entriamo proprio nelle questioni più spicciole e le conseguenze arrivano anche qui, perché questa non è una guerra lontana, lo vediamo nei prezzi dell'energia, lo vediamo alla pompa di benzina, i prezzi dei carburanti aumentano, malgrado una politica di contenimento che fa un po' quello che può, lo vediamo nelle tensioni legate allo stretto di Hormuz e sappiamo bene cosa significa, quindi aumento dei costi energetici per tutti, per i cittadini, per le imprese, effetti inflattivi, difficoltà quindi per le famiglie e difficoltà anche per le imprese, anche qui in Valle d'Aosta. Noi siamo all'interno di questa dinamica, non ne siamo assolutamente fuori. A questo si aggiunge un elemento che, dal punto di vista istituzionale, resta molto significativo, sappiamo tutti che il Governo non è stato informato preventivamente, lo ha detto il Ministro degli Affari esteri, il Ministro della difesa si trovava in quell'area mentre i bombardamenti erano in corso e questo che cosa significa? Significa sostanzialmente che subiamo le conseguenze di decisioni che non contribuiamo a determinare.
È una lettura un po' capovolta quella che cerco di fare e che non vuole essere troppo di parte, che dice però anche che cosa? Di una certa marginalità politica in cui ci troviamo come Paese Italia, ma anche come Europa, perché poi anche l'Europa, lo abbiamo detto in varie occasioni, purtroppo nelle sue varie componenti non riesce a fronteggiare questi fenomeni, che, in qualche modo, mettono in rilievo anche la fragilità della costruzione europea. Per tutte queste ragioni quindi il senso della mozione penso sia piuttosto semplice, piuttosto lineare, non si tratta di semplificare ovviamente un quadro che è complesso e non si tratta neanche di fare classifiche con questa specifica mozione tra torti e ragioni, non vogliamo entrare in questa dinamica. Si tratta di tenere insieme due elementi che per noi non sono in contraddizione, quindi riconoscere, come abbiamo fatto a dicembre, purtroppo a dicembre non si era ancora aggiunta questa terribile guerra che è stata innescata ormai sei settimane fa, quasi due mesi fa… quindi riconoscere con chiarezza la natura oppressiva del regime iraniano e allo stesso tempo prendere atto che questa escalation militare non sta producendo maggiore libertà nel popolo iraniano, ma rischia di aggravare una situazione già molto difficile.
Chiediamo quindi molto semplicemente al Presidente della Regione di farsi portatore di questa preoccupazione presso il Governo italiano e presso le rappresentanze diplomatiche come espressione di questo Consiglio, allo stesso modo di ciò che abbiamo fatto con diverse iniziative che ci rendiamo conto essere iniziative provenienti da una piccola Regione, qualcuno dice di confine, magari marginale, ma che aggiunta, come ho avuto modo di dire ieri in occasione della presentazione di un'altra mozione, a un'indignazione complessiva e una preoccupazione che arriva dai territori, magari qualcosa riesce a smuovere.
Presidente - È aperta la discussione generale. La parola al collega Marguerettaz.
Marguerettaz (UV) - Chiedo una sospensione per una riunione di maggioranza.
Presidente - I lavori consiliari sono sospesi.
La seduta è sospesa dalle ore 18:18 alle ore 18:30.
Aggravi (Presidente) - Riprendiamo i lavori del Consiglio, la mozione è stata presentata, la discussione generale è aperta. Qualcuno intende intervenire? La parola alla collega Minelli.
Minelli (AVS) - Questa mozione introduce un primo elemento di chiarezza che noi condividiamo in toto ed è giusto ribadirlo con forza, vale a dire la condanna del regime iraniano. La Repubblica Islamica dell'Iran resta un regime autoritario che reprime il dissenso, le libertà fondamentali e colpisce in modo sistematico soprattutto le donne, gli oppositori e le minoranze, su questo non c'è nessuna ambiguità. Proprio per questo, perché siamo netti nel richiedere la difesa dei diritti, dobbiamo essere altrettanto lucidi, a nostro avviso, nell'analisi di quello che sta accadendo oggi sul piano internazionale, perché nelle ultime settimane non abbiamo assistito a una stabilizzazione, non abbiamo assistito a un'evoluzione positiva della situazione in Iran, ma a una drammatica escalation del conflitto e a un aumento di tutto quello che questo comporta: morte, distruzione e sofferenza. Gli attacchi si sono intensificati colpendo non soltanto obiettivi militari ma anche infrastrutture strategiche, in particolare, è già stato detto, nel settore energetico. Impianti fondamentali per la produzione di gas e petrolio sono stati danneggiati o distrutti con conseguenze enormi, non soltanto ovviamente per l'Iran, ma per l'intero equilibrio internazionale. Allo stesso tempo lo stretto di Hormuz, uno dei nodi più cruciali del sistema energetico globale, è diventato teatro di scontro diretto, traffico ridotto, attacchi a navi, minacce, controllo militare crescente. Parliamo di un passaggio, lo sappiamo tutti, da cui transita una quota enorme dell'energia mondiale e ogni sua destabilizzazione ha degli effetti immediati sull'economia globale. I risultati sono sotto gli occhi di tutti, i prezzi del petrolio in forte crescita, i mercati instabili, un rischio che si sta facendo anche sempre più concreto di crisi energetica globale paragonabile a crisi storiche del passato. Non siamo quindi di fronte a una semplice azione volta a portare sicurezza o democratizzazione dell'area, anche se così ci è stata venduta e anche se è indubbio che il regime degli Ayatollah è un regime a tutti gli effetti. Siamo dentro a una dinamica che, lo stiamo vedendo ogni giorno che passa, allarga il conflitto, moltiplica i rischi, produce maggiore instabilità su scala mondiale. Il punto politico oggi ancora più di prima è questo, lo abbiamo già detto anche discutendo la mozione sull'Ucraina ieri mattina, la guerra non è uno strumento di democratizzazione. L'esperienza storica ce lo ha insegnato molte volte, ma lo possiamo vedere con i nostri occhi attualmente. Ogni escalation rafforza le componenti più dure, radicalizza i regimi, chiude gli spazi politici e colpisce soprattutto e sempre i civili, le popolazioni civili.
L'ho detto ma lo ripeto, c'è un altro elemento che non si può ignorare: questa escalation ha assunto una dimensione energetica sistemica perché, come ha già detto il proponente ma come abbiamo rilevato anche in altri momenti in queste due giornate, gli effetti di instabilità economica si stanno facendo sempre più evidenti anche in Valle d'Aosta, dove il costo dei carburanti è tra i più alti d'Italia. Ancora una volta in questo quadro emerge con forza il problema del ruolo dell'Europa, lo dicevo ieri, lo ripeto oggi, perché la situazione è del tutto simile. L'Europa appare marginale, non è al momento in grado di esprimere una linea autonoma, è schiacciata tra dinamiche che vengono decise altrove, da un'altra parte, mentre sicuramente potrebbe giocare un altro ruolo, decisamente più incisivo se solo imbastisse una politica estera, seria e coesa. L'attuale situazione invece significa essere trascinati dentro a una crisi senza avere una capacità di strategia vera e propria. Il punto non è quindi da che parte stare dentro a una logica di schieramento militare, il punto è rifiutare una logica che continua a dimostrarsi fallimentare. Ogni passo nella direzione del piano militare produce gli stessi risultati: instabilità, guerra, meno democrazia. Allora questa mozione coglie un elemento importante quando richiama anche le ricadute concrete, a partire da quelle energetiche. Credo sia chiaro a tutti che l'impegno che deve essere messo in campo è per una de-escalation, per un cessate il fuoco, per un ritorno alla diplomazia. Noi voteremo quindi questa mozione.
Presidente - Ci sono altri interventi? La parola al collega Bellora.
Bellora (LEGA VDA) - Io avevo già, sostanzialmente, nel mio intervento scorso sulla mozione relativa all'Ucraina preannunciato la mia opinione non tanto su questa mozione, quanto su questo genere di mozioni.
Io credo che - e l'ho detto ieri, mi spiace ripetermi, ma, se vengono ripetute le mozioni, evidentemente io ripeto il mio pensiero - non abbia veramente senso portare in Consiglio mozioni di questo tipo e credo sia ora di ricordarci del nostro ruolo. Siamo dei legislatori regionali, siamo un Consiglio regionale, sicuramente non siamo impermeabili a ciò che accade intorno a noi, ma al tempo stesso io credo che ci debba essere un limite e una coscienza del nostro ruolo. Poi, tra l'altro, questa mozione io l'ho letta con attenzione. La prima parte sul regime iraniano ci mancherebbe, la condivido in pieno, posso condividere anche alcuni passaggi della seconda parte, mi lascia un po' perplesso quello che leggo: "Dalle informazioni diffuse nelle ore successive agli attacchi è emerso che il Governo italiano non sarebbe stato preventivamente informato dell'operazione e ne avrebbe appreso i dettagli soltanto a posteriori, circostanza riconosciuta pubblicamente dallo stesso Ministro degli Affari esteri". Allora, il Ministro degli affari esteri è un alleato di questa maggioranza, è il Segretario di Forza Italia, quindi credo, ma non voglio con questo dare consiglio a nessuno, però sarei curioso di sentire questa maggioranza che sostanzialmente vota una mozione in cui si dà dell'incapace al Segretario di uno dei suoi partiti, magari vedrò anche questo, spero di no evidentemente. Io ho il difetto di leggerle le mozioni, ieri sono stato accusato di essere uno che fa un po' le pulci alle cose, però una mozione è un atto che viene approvato, che rimane comunque - mi viene da dire - a verbale e quindi credo che quello che si scrive debba essere un minimo meditato.
Quando leggo nel penultimo capoverso, prima dell'impegno: "Ritenuto pertanto che di fronte a scenari internazionali di tale portata non sia possibile sentirsi estranei o neutrali", di chi dobbiamo prendere le parti? Capiamoci, se non possiamo sentirci estranei o neutrali, vuol dire che stiamo dalla parte o di uno o dell'altro, perché l'italiano ce lo impone. Siamo quindi dalla parte dell'Iran? Siamo dalla parte di Israele? Siamo dalla parte degli Stati Uniti? Lo scrivete voi, eh? "Non possiamo essere estranei o neutrali", io invece, scusate, mi sento estraneo e neutrale. Mi dispiace che ci sia una guerra, sono contrario alla guerra, ma una mozione in cui mi si dice che non possiamo essere estranei o neutrali io non ve la voto neanche sotto la minaccia delle armi visto che parliamo di guerra. Scusatemi, ma avverto… perché, quando si fa dell'ironia, qua bisogna avvertire sennò poi tutti si offendono, io vorrei l'autostima di chi ha scritto questa mozione, cioè mi piacerebbe tanto avere l'autostima di uno che scrive questa mozione perché, ragazzi, è fantastico! Qui noi abbiamo il Consiglio regionale della Valle d'Aosta o, meglio, i firmatari della mozione che propongono al mondo la soluzione per la questione medio-orientale. Beh, io sono ammirato, francamente, ma neanche nei miei momenti di esaltazione di megalomania più elevata ho mai avuto un'autostima di questo tipo e francamente - lo ripeto, l'ho detto ieri e lo ripeto oggi - ricordiamoci di chi siamo. Siamo un Consiglio regionale, non siamo il Consiglio di sicurezza dell'ONU, non siamo il Parlamento europeo, non siamo… non lo so, non mi viene neanche in mente un organismo sovranazionale con questi poteri, anche perché poi ho sentito nell'illustrazione di questa mozione sostanzialmente delle indicazioni su come va gestita questa crisi internazionale, su come va gestita la crisi medio-orientale.
Al di là - e lo dico sempre per chi non lo capisce, ho finito di scherzare, sto tornando a parlare sul serio - di quella che può essere l'ironia, io francamente ritengo che siamo totalmente fuori fuoco rispetto al nostro ruolo e ritengo che francamente, per rispetto alle persone che ci hanno votato e che hanno la pazienza di seguire i lavori di questo Consiglio e veramente credo che sia difficile farlo di fronte ad argomenti come questi… evitiamo questi sconfinamenti in territori che non sono nostri, facciamo i legislatori regionali, occupiamoci dell'aeroporto Corrado Gex, occupiamoci del Casinò, occupiamoci delle truffe online, cioè delle cose su cui possiamo intervenire.
C'era quel tale che diceva: "Spero che Dio mi dia la lucidità di risolvere i problemi che posso risolvere, di non affrontare i problemi che non posso risolvere e soprattutto di distinguere gli uni dagli altri". Qui siamo veramente… scusatemi ma io… secondo me, ci rendiamo veramente ridicoli, scusate, ci rendiamo ridicoli ad approvare una mozione del genere, al di là del contenuto, al di là del fatto che si dà dell'incapace al Ministro degli esteri che fa parte della maggioranza di Governo, ma questo è un problema vostro, non è un problema mio, anche se comunque di quel Governo fa parte anche il partito a nome del quale parlo, al di là del fatto che ci si dice che non si può essere neutrali in una guerra, questa è una roba allucinante, al di là di tutto questo, facciamo il Consiglio regionale, quello è il nostro mestiere, per quello siamo pagati, facciamo quello.
Presidente - Qualcun altro intende intervenire? La parola alla collega Forcellati.
Forcellati (PD-FP) - Io devo dire la verità, che vorrei avere le certezze che ha il collega Bellora, perché ogni volta è una lectio magistralis rispetto ai compiti, i nostri compiti, cosa dobbiamo fare, cosa dobbiamo dire, cosa non dobbiamo dire, cosa ci compete e cosa non ci compete e poi anche un po' l'analisi lessicale e un'analisi del testo che, io devo dire la verità, ci conforta e non dico quando sono ironica o quando non lo sono…
(intervento di un Consigliere fuori microfono)
…no, non lo dico perché così a buon intenditor poche parole. Io invece seriamente penso che, proprio perché siamo un Consiglio regionale e proprio perché abbiamo a cuore non solo le cose della Valle d'Aosta, io poi faccio fatica, probabilmente è un mio limite, a dire quello che è nei confini e quello che è fuori dai confini e, proprio per questo motivo, io penso che noi siamo chiamati, così come gli altri Consigli regionali, perché a questo punto allora forse tutta la discussione anche in Parlamento, qual è il senso? Qual è il senso di parlare, di dire, continuamente allora di interessarci di cose che sono più alte di quello che siamo noi, piccoli cittadini e cittadine valdostane? Io invece penso, forse in maniera un po' esagerata, non lo so, può essere, che sia il nostro compito anche quello di volare un po' più alto e quello di interessarci, perché attraverso il nostro interessamento si interessa anche la popolazione, perché io penso che noi, come sempre, siamo di esempio. Poi ci può essere la parola sbagliata, ci può essere il concetto sbagliato, esistono gli emendamenti naturalmente ai testi che tutti noi facciamo o accogliamo o rigettiamo, però io penso che noi invece dobbiamo parlare anche di questi temi, perché è attraverso noi, ripeto, che anche la popolazione valdostana magari si interessa e dice: "Ma guarda, il Consiglio la pensa come la sto pensando io", piuttosto che "Il Consiglio non approva un atto che io avrei approvato o sono in sintonia perché non l'avrei approvato", ma approvare o non approvare è una cosa, non discuterlo o dire che non ci compete, secondo me, è un'altra. Se ne parla, si può essere d'accordo o non d'accordo, ma se ne parla. A questo proposito io forse ripeterò dei concetti che coloro che sono già intervenuti hanno fissato, ma a me importa ripeterli, ripetere per esempio che è inequivocabile che la Repubblica islamica dell'Iran è oggi guidata da un regime teocratico, oggi e anche già da tempo, che ha fatto della repressione il proprio strumento di governo e noi, che viviamo in una democrazia, forse non comprendiamo fino in fondo cosa significa negare sistematicamente le libertà civili, discriminare, subire la discriminazione feroce delle minoranze e soprattutto - lo dico da donna - assistere a una violenza cieca contro le donne che lottano, noi diciamo per la propria autodeterminazione, ma anche solo per poter avere o non avere il velo messo bene o non bene. Le esecuzioni capitali e le torture non sono delle questioni interne, a noi fa bene anche, io penso, capire cosa succede in questi Paesi, sono delle ferite aperte in tutti noi e dovrebbero esserlo anche nella comunità internazionale che ha istituzioni democratiche. Tuttavia, proprio perché crediamo fermamente nei diritti umani, dobbiamo guardare con estrema preoccupazione all'escalation e io non credo - tanto è di oggi, lo sappiamo - che la guerra né si fermerà in poco tempo, questo sì, e neanche noi saremo, ne possiamo parlare, ma non saremo protagonisti di uno spostamento della guerra, quindi della fine della guerra in un senso o nell'altro, perché siamo attori che osservano, non che agiscono. La storia però ci insegna - e questo sì, possiamo essere tutti d'accordo - che la democrazia e la libertà dei popoli non possono essere esportate o imposte attraverso i bombardamenti. La guerra non libera le popolazioni oppresse, al contrario finisce per compattare quei regimi intorno a un sentimento nazionalista che schiaccia ulteriormente le voci del dissenso interno che noi invece dovremmo proteggere. Qualcuno dice: "No, ma non ci riguarda", l'hanno già detto i miei colleghi, invece sì, ci riguarda, ma non ci riguarda solo per i diritti che noi tutti e noi tutte abbiamo e diamo un po' per scontati, ci riguarda anche per il carrello della spesa, per il prezzo del gasolio di riscaldamento piuttosto che per la benzina. Allora parlarne forse ci aiuta, ci fa bene, forse ci aiuta anche per condividere quello che forse noi tutti abbiamo in mente: che la guerra, i bombardamenti iraniani, ma i bombardamenti israeliani, americani non aiutano la popolazione e non aiutano neanche a terminare questa guerra.
Semplicemente tre istanze: la preoccupazione per l'escalation militare e per le sue ricadute naturalmente umanitarie, la necessità di fermare - e dobbiamo dirlo tutti - ogni azione che possa allargare questo conflitto e noi tutti dobbiamo essere in grado di dire queste cose e poi ribadire il primato della diplomazia, anche della democrazia, ma della diplomazia, l'unico strumento che può essere capace di portare a una stabilizzazione. Questi sono i motivi per cui forse - e dico "forse" perché io, a differenza forse di altri, non ho certezze assolute - è bene che anche noi trattiamo questi argomenti.
Presidente - Ha chiesto la parola il collega Perron, ne ha facoltà.
Perron (LEGA VDA) - Non mi dilungherò, anzi, sarò piuttosto breve, ma, a compendio anche di quanto ha già detto il collega Bellora, in realtà esprimerò soltanto un principio che poi continueremo ad adottare da qui in poi. Su questi temi e in particolare su questa guerra, ma già sulla guerra in Ucraina, si stanno spaccando praticamente tutti i fronti politici, quello a Sinistra lo conosco meno, quello a Destra mi interessa di più. Posso dire che anche il fronte della Destra radicale, la galassia della Destra radicale, che è quello che seguo personalmente, è letteralmente imploso tra pro-contro Ucraina, mi raccontano alcuni amici addirittura si arriva a minacce personali e di morte in ambienti di persone che fino al giorno prima condividevano tantissime cose, pro-contro gli USA, Israele, saltano il concetto di sovranismo, ci sono gli Atlantisti, gli Europeisti, gli Euroasiatisti in lotta sui concetti, sulle azioni da prendere. È un tema così complesso questo e i tempi in cui viviamo sono così complessi che riteniamo che presentare mozioni di questo tipo e discuterne in questa sede, quando la possibilità di intervenire sugli eventi è lo 0%, diventi soprattutto un esercizio di stile. Noi a questo esercizio di stile a questo punto ci sottraiamo perché davvero, se i partiti hanno intenzione di portare all'attenzione questi temi, possono tranquillamente organizzare delle manifestazioni o dei momenti magari con esperti di geopolitica e persone che ne sanno probabilmente più di tutti noi messi assieme, perché, ripeto, per quanto si possano studiare questi fenomeni, la posizione del Consiglio regionale resta veramente un mero esercizio di stile.
Quando noi, come in questo caso, riteniamo che non ci sia possibilità di incidere… sulla mozione dell'Ucraina abbiamo fatto un'eccezione perché eravamo nel solco di quella che già avevamo votato a caldo nel 2022, quindi abbiamo perseguito la strada di uniformarci, ma da questa in poi il mio gruppo, per linea di principio, difficilmente voterà mozioni, si asterrà e si asterrà anche dal presentare mozioni simili. Penso che il rischio di parlarci un po' addosso e di divertirci tra di noi, ma in realtà anche sottrarre tempo a questioni che invece potrebbero essere risolte sia troppo alto.
Inoltre, e con questo chiudo, forse dovremmo capire che in tempo di guerra tutta l'informazione che riceviamo su qualsiasi tematica non è neutra, ma siamo sottoposti ad azioni di condizionamento, perché la guerra oggi non è soltanto sul campo, ma è anche e soprattutto sulle coscienze dei popoli, quindi anche avere informazioni neutre e reali diventa praticamente impossibile. Qualsiasi cosa ci arrivi, dai social ai giornali alle televisioni, sono tutte mediate e spesso anche sottoposte a cambiamenti non neutri, ma proprio a una guerra psicologica e cognitiva che avviene contemporaneamente. Dover veramente esprimerci su queste tematiche per noi diventa difficile, preferiamo in questo caso astenerci, ripeto, da qui in poi tenderemo a utilizzare questo sistema, salvo i casi in cui riterremo invece di derogare. Noi quindi ci asterremo su questa mozione e lo faremo da qui in poi.
Presidente - Ha chiesto la parola il consigliere Torrione.
Torrione (AVS) - Anch'io, come il collega Perron, sarò comunque molto breve, anche perché rischiamo di nuovo di farci poi tirare le orecchie da qualcuno, magari della maggioranza, che ci dice che facciamo un uso strumentale delle iniziative. Credo che non sia così, però noi continuiamo a fare quello che riteniamo. Ovviamente mi associo alle parole della collega Forcellati per un semplice motivo: anche fosse lo 0,00, mettiamo tutti gli zeri perché ce ne sono tanti dopo la virgola di possibilità di incidere… io credo che la rassegnazione sia la cosa più pericolosa di questa società. La rassegnazione, l'assuefazione anche sono due elementi estremamente pericolosi e fortunatamente mi sembra che sono un po' più vivi i nostri giovani di quello che siamo noi, per cui, secondo me, anche piccole cose, anche semplicemente una piccola testimonianza, un'azione, un gesto e una piccola parola possono servire perlomeno per dire che non siamo favorevoli a…
Io ho partecipato, credo, a tutte le iniziative locali pro-Pal e so che eravamo pochi, siamo sempre stati pochi, qualcuno in più, ma non mi ha generato frustrazione. Credo che continuerò, anche se sono abbastanza vecchiotto, a portare avanti quelle cose in cui credo e, secondo me, la partecipazione e l'espressione del proprio pensiero credo siano alla base anche del nostro fare politica. Poi cambio completamente tenore e mi permetto, ovviamente umilmente, di fare due piccoli appunti al collega Bellora con il quale abbiamo condiviso peraltro il liceo classico e che qualcosa di lettura testuale ci ha insegnato, poi lui in particolare sicuramente è molto più bravo di me, semplicemente per dire che la mozione, anch'io l'ho letta attentamente… lei ha detto che l'ha letta attentamente ma forse non l'ha fatto perché non può sfuggirle che al "Ritenuto pertanto che" l'estraneità e la neutralità è riferita allo scenario, non è chiedere di essere da una parte o dall'altra, è non essere insensibili allo scenario che si sta determinando.
Mi sembra abbastanza evidente, come peraltro nell'impegnativa, dove ha fatto una critica di ego smisurato, adesso non mi ricordo esattamente le testuali parole… non c'è nessuna soluzione che si propone a qualcuno, semplicemente si esprime preoccupazione e si dice che questa preoccupazione va trasmessa al Governo, agli organi internazionali, eccetera. Si dice che bisogna evitare l'escalation e si sottolineano le conseguenze umanitarie conseguenti. Io non vedo nessuna soluzione, quindi l'ego, che non so se è alto o basso del collega che ha scritto la mozione, comunque in questo caso non c'entra. Che lei dica al collega che il suo ego è alto mi sembra abbastanza interessante però…
Presidente - Non c'è stata volontà di censura sulla chiusura, non so cosa sia successo a livello informatico… se vuole completare. Qualcun altro intende intervenire in discussione generale? Chiudo la discussione generale… la parola al collega Guichardaz.
Guichardaz (PD-FP) - Stavo andando a prendere una mozione scritta in corso, firmata da tutti voi, Aggravi, Lega e chi c'era nella scorsa legislatura. Mi era difficile un po' tradurla ma era una mozione di solidarietà con il popolo corso, tanto per dire che dobbiamo rimanere su livelli diciamo bassi. Io sono contento, peraltro, che ci siano delle mozioni sul popolo corso, così come ho votato quelle sul popolo catalano quando c'è stato quel momento di ribellione nei confronti del potere centrale, tra l'altro una mozione proposta dal collega Bertin. Intanto ringrazio il collega Torrione, che ha spiegato il concetto di neutralità e grazie anche per l'analisi testuale, vedo che è una lotta tra classicisti e qua ognuno fa a gara di qual è la scuola che ha frequentato. È bello perché in questo Consiglio adesso sappiamo proprio tutto, che, oltre ad aver fatto giurisprudenza, poi si è avvocati, Presidenti del Co.re.Com., fra un po' ci raccontiamo anche che avete fatto pallavolo quando eravate bambini.
Questa situazione è una situazione che, in qualche modo, secondo me, fa un po' a pugni con la gravità di questo momento. Non mi pare che quella mozione, al di là della dotta analisi testuale e delle argomentazioni giuridiche circa quello che dobbiamo fare in questo Consiglio, sia così terribilmente censurabile. È una mozione che riprende la risoluzione che sentimmo il bisogno di votare, che fu presentata dal collega Lotto nel momento del culmine della persecuzione, della repressione del regime iraniano e oggi il tema è lo stesso con in più l'aggravio, se vogliamo dire, di una guerra che è stata scatenata a sua insaputa ma, quando io parlo e si cita il fatto che i nostri Ministri non sono stati informati, può essere anche un escamotage per indicare anche dei posizionamenti, ma sostanzialmente il fatto che l'intera Europa e l'intero mondo non siano stati informati e che questo "gioco", perché poi le dichiarazioni quotidiane, quattro o cinque volte che ogni giorno Trump ci somministra sui "Bastardi, vi radiamo al suolo, fate schifo, morte a tutti", eccetera… questo è un gioco, come lo definisce lui, perché poi è bravo anche quando manda i suoi videogame. Non so se vi ricordate quando ha attaccato il Venezuela che addirittura tutto era stato trasformato, lasciamo stare Gaza e le rive fiorite di Gaza, i resort, questo dice di una disattenzione, se vogliamo, degli alleati, o comunque quanto meno degli affini, perché guardate che non ha avvertito nemmeno Orban e ieri Vance era lì a fare il supporter di Orban perché domenica prossima ci saranno le elezioni e si spera, dopo 16 anni di regime orbaniano, che qualcosa possa cambiare, perché, quando le cose cambiano, poi alla fine magari ci si rinnova.
Io poi non mi illudo, tra l'altro, che la situazione possa cambiare del tutto, l'abbiamo visto in Polonia, prima di risolvere i danni che fanno gli autocrati, occorre tempo, occorrono strumenti, occorre rimettere mano a leggi costituzionali che sono state completamente modificate, occorre avere la maggioranza dei due terzi, però era per dire che questa guerra, perché tale si chiama e tale la si può intendere, non ha avuto neanche la finezza di chiamarla operazione speciale come quella ucraina… questa guerra è una guerra che ci è stata imposta, è stata imposta, è stata voluta da due soggetti con poi reazioni diverse, Sanchez ha reagito in un certo modo, Orban era contento come un bambino, tant'è che si è fatto pure venire a supportare dal Vicepresidente americano.
Devo riconoscere, tutto sommato, che il nostro Governo non ha eluso il fatto che non se li sono considerati, quindi la cosa è stata anche detta io penso con una certa onestà intellettuale che io ho anche apprezzato, cioè avrebbero potuto dire: "Ma no, ci ha fatto una telefonata prima, dopo, durante", no, assolutamente, noi non siamo stati considerati nella maniera più assoluta. Dopodiché quello che dico è che questa mozione è una mozione di principi, quando parlo di neutralità, è chiaro che la mozione non va letta nella parolina, chi è abituato a fare delle analisi della dottrina, delle analisi delle sentenze, eccetera, deve cercare di fare una lettura, oltre che letteraria, magari anche analogica, logica, chiamiamola come volete, cioè ci vuole una lettura più complessiva.
Allora, se l'argomentazione iniziale, se una pagina e mezzo della mozione parla della situazione del popolo iraniano, dei giovani, della repressione, delle torture, delle esecuzioni sistematiche… oggi su France Info intervistavano una Francese Iraniana naturalizzata Francese che diceva che è 30 giorni che non riesce a sentire i suoi parenti e le uniche notizie che ha è che ci sono tutti i sacrosanti giorni sistematiche impiccagioni soprattutto di giovani, con l'accusa di essere spie del nemico e via dicendo. Impiccagioni, cioè vuol dire che queste persone vengono prese, messe in piazza, umiliate, perché non bastasse l'umiliazione della condanna senza, tra l'altro, nessun tipo di garanzia, perché poi in regime di guerra ci sono le leggi marziali, bisogna essere rapidi, si ammazzano le persone senza particolari garanzie e su questo io penso che qualcuno qua dovrebbe essere un pochettino più sensibile visto che poi alla fine neanche sotto tortura si vota questa mozione. Io dico la tortura non la subisce lei, avvocato Bellora, ma la stanno subendo altre persone, cioè la sta subendo la popolazione in questo caso, dopodiché io personalmente l'ascolto, ascolto quello che si dice in questo Consiglio, come abbiamo già avuto modo di dire un'altra volta, noi facciamo quello che riteniamo.
Io l'unica preghiera che faccio è: lei argomenti, può dire: "Noi siamo un Consiglio regionale", ma da lì a dire che quello che facciamo è sbagliato, che dobbiamo limitarci a rimanere a terra, a parlare magari della lepre variabile o del canis lupo o magari parlare di chissà che cosa… personalmente io penso che questo sia un luogo di discussione e di dibattito, noi rappresentiamo i Valdostani e dipingere alla fine questo Consiglio, quindi la massima rappresentanza del popolo valdostano, come un luogo che deve parlare solo di questioni… Lei cos'è che ha citato? Corrado Gex, Casinò, truffe online, eccetera… no, l'ha citato, me lo sono segnato, come no, lei dice: "Esistono sconfinamenti e vi chiedo di parlare". Ma ne parliamo. Voi presentate interpellanze, presentate iniziative, noi anche, parliamo sia di temi diciamo ordinari e quotidiani che attengono anche alla nostra realtà valdostana e parliamo anche di temi che attengono indirettamente alla realtà valdostana, perché, se lei va alla pompa della benzina, come le dicevo questa mattina, il fatto che ci sia il gasolio a 2,3 euro, malgrado una politica delle accise di abbassamento del prezzo della benzina attraverso una modalità che io personalmente apprezzo… io ho una macchina a benzina e la farei a euro 2,10 probabilmente, non a euro 1,79, però questi effetti sono effetti che si vedono sul quotidiano, perché sono aumentati i prezzi degli alimentari, perché gli alimentari ovviamente vengono trasportati con dei mezzi che consumano idrocarburi.
Tutta la parte fertilizzanti che viene prodotta, gli engrais famosi che vengono prodotti con derivati anche del petrolio e che comunque devono essere importati, così come altri prodotti, è ovvio che costano molto di più e costare molto di più che cosa vuol dire? Che delle filiere che voi rappresentate forse, o almeno avete un po' l'idea di rappresentare più di noi scoloriti comunisti… però questo fatto è un fatto che incide. Dopodiché io apprezzo il collega Perron, perché egli quanto meno ha esposto la sua idea, dice: "Queste sono questioni che correttamente e onestamente dividono anche noi", ma guardi che sono questioni che non dividono mica solo la Destra. Se lei legge cosa sta succedendo in America adesso, lasciamo stare la Sinistra che ha delle sfumature diverse, chi è meno interventista, ma cosa sta succedendo adesso in America, se Kirk fosse vivo, probabilmente farebbe come gli influencer, i podcaster americani che i MAGA - oggi ascoltavo un podcast - sono sempre più incarogniti con Trump, perché non sono d'accordo con l'invasione dell'Iran, ritengono che questo tipo di atteggiamento sia un atteggiamento distruttivo, che Trump si è fatto eleggere, è passato dal quasi il 90% di consenso nel campo repubblicano… il 95%, oggi siamo credo al 61%, ma perché? Perché ci si rende conto che certe azioni penalizzano tutti, aumentano i costi energetici, aumentano i costi dei prodotti importati e anche i costi dei prodotti prodotti all'interno del territorio degli Stati Uniti e non solo.
Francamente che queste discussioni possano essere fatte qui… qualcuno decide di farle, qualcuno decide di non farle, poi siamo liberi di farle, qualcuno decide di votare, qualcuno decide di non votare, io penso che non sia così inappropriato e che questo non sia un luogo dove si deve parlare magari solo di lepre variabile o di argomenti magari più importanti della lepre variabile ma meno importanti delle questioni energetiche, che, comunque, ci toccano direttamente. Tra l'altro, le nostre bollette, come voi sapete, anche se noi produciamo una quota di energia rinnovabile superiore al nostro consumo, aumentano perché sono legate al costo del petrolio. Poi lasciamo stare i sovraprofitti, il fatto che comunque probabilmente qualcuno ci guadagna e indirettamente forse la Regione ne può avere anche un beneficio, ma, tolto questo, la cittadinanza si trova sistematicamente a pagare delle bollette più care. Questo vuol dire che chi si deve spostare oggi magari si sposta con dei costi maggiori, non ci sono gli aerei come abbiamo potuto vedere, cominciamo a razionare anche il carburante per gli spostamenti e questa situazione, se non si interrompe… noi siamo piccoli, colleghi, io lo capisco, però rappresentiamo una comunità di 130 mila persone, dire delle cose potrebbe essere non necessariamente qualcosa di assolutamente inutile. La nostra voce si può unire a quella di tante altre voci e si forma un'opinione pubblica.
Presidente - Ha chiesto la parola il collega Marzi, ne ha facoltà.
Marzi (CA) - Io parto da dove il collega Guichardaz ha interrotto rispetto allo strumento politico che viene utilizzato per portare in Consiglio regionale questo tipo di temi. Sono assolutamente d'accordo con i proponenti di quest'iniziativa rispetto all'utilizzo di questi strumenti consiliari per poter portare finalmente in Consiglio tematiche di natura politica. Ritengo sia assolutamente errato che tutte le volte che si arriva a trattare - e con questo non ce l'ho assolutamente con il collega Bellora - questo tipo di tematiche in un'Assise eletta, qualcuno si alzi e dica: "No, ma noi non siamo", eccetera. I fortunati colleghi che hanno avuto la possibilità di fare un po' di palestra nei Consigli comunali e che quindi hanno, una volta si sarebbe detto, vissuto il cursus honorum del caso, questa cosa se la sono sentita dire ma, di fatto, a mio modesto avviso e questa è un'opinione… Clint Eastwood diceva che, così come le parti intime degli uomini, anche le opinioni mantengono lo stesso tipo di caratteristiche e ognuno ha le proprie; di conseguenza, è assolutamente corretto che nel caso specifico ciò permanga.
Io ritengo che sia assolutamente corretto che in qualsiasi Assise eletta e qualsiasi sia la dignità dell'Assise eletta stessa all'interno del mondo democratico sia corretto parlare di questo tipo di temi, mentre invece sono assolutamente contrario - e questo è un argomento che spesso cito nel rispondere alle iniziative in maggioranza, nel trattare con i colleghi - al fatto che si utilizzi invece un'Assise, come il Consiglio regionale, a maggior ragione di una Regione a Statuto speciale come la nostra, per trattare i temi di matrice soprattutto amministrativa o per, citando Totò, occuparsi di fattarielli a questo tipo di latitudine. Credo che questo sia uno dei principali motivi per i quali non ci fila più nessuno e neanche ci segue. Se qualcuno questa sera prima della cena ascolta coloro i quali e coloro le quali ha eletto trattare un tema di questo genere, a mio modesto avviso, se ne faccia una ragione, è corretto che anche un Consiglio regionale come il nostro tratti temi di questo genere. Io mi auguro che sempre più capiti che le mozioni… e la possibilità di dibattere politicamente sia oggetto di questo Consiglio su vari temi.
Il motivo per il quale però io sono assolutamente non d'accordo con il tema della mozione e anche con la parte impegnativa della stessa è legato ad aspetti fortemente collegati al tema trattato, perché la dinamica attraverso la quale quest'iniziativa viene impostata è una dinamica di categorie totalmente occidentali nella trattazione di un tema, che, a mio modesto avviso, non può essere considerato secondo categorie nostre, men che meno della Destra e la Sinistra, men che meno di quello che accade in Italia.
In tutta una parte delle premesse si fa riferimento ad alcuni temi, cito: "Tale escalation promossa dalle scelte del Governo israeliano guidato da Benjamin Netanyahu con il sostegno dell'Amministrazione rischia di trascinare l'intera Regione in una spirale di violenza sempre più ampia". È leggermente tautologica e va trattata in una maniera un pochettino più approfondita, a mio modesto avviso. Sempre nelle premesse c'è scritto: "La destabilizzazione dell'intera area mediterranea rischia di produrre conseguenze geopolitiche che possono indirettamente favorire gli attori internazionali interessati a indebolire gli equilibri europei occidentali, tra cui la Federazione russa", anche qui che interpretazione diamo della Federazione russa? Negli anni Settanta, trattando d'Iran, si poteva dire che c'erano una serie di collegamenti, oggi nell'interpretazione occidentale che diamo della situazione russa di fatto la Russia diventa un avversario oppure no.
Sulla parte delle impegnative poi è tutto assolutamente letto in una maniera "occidentale". Io non sono assolutamente un esperto del tema, sono un "malato di mente", sia in termini politici che in termini storici, ritengo però che alcuni tipi di specifiche vadano fatte.
Non entro assolutamente nel merito rispetto al fatto che probabilmente, rispetto alla guerra attualmente in corso in Iran, anche coloro i quali, non tanto gli Israeliani quanto gli Stati Uniti d'America, avessero deciso di partire con una guerra lampo, probabilmente le valutazioni che hanno fatto erano delle valutazioni errate. Credo che, se qualcuno l'ha detto, l'ha detto semplicemente come pro forma, nessuno poteva pensare che una situazione di questo genere si sarebbe chiusa in pochissimo tempo, quindi nessuno poteva poi immaginare che se ne potessero trarre dei vantaggi, tant'è che sia da un punto di vista economico che da un punto di vista politico ciò nei confronti almeno della potenza egemone occidentale non sta accadendo, per cui non credo che in un anno particolare come quello attuale per gli Stati Uniti d'America con le elezioni di Midterm si potesse valutare che loro ritenessero questa un'opportunità, se l'hanno fatto evidentemente le valutazioni che li hanno portati a fare questa scelta poi non collimano con i risultati che otterranno. Se noi invece guardiamo alla guerra con l'Iran che in particolar modo gli Stati Uniti d'America e Israele hanno portato in questo momento sul terreno, allora lì le categorie diventano ancora più complesse, perché l'Iran è una Nazione particolarissima, una Nazione che ha 25 secoli di storia, probabilmente se la gioca con l'Italia e con una parte della nostra Europa, ma probabilmente ci batte anche da quel punto di vista. Esiste da 25 secoli, è una realtà che fa più o meno 92-93 milioni di abitanti, credo che l'età media della popolazione sia 35 anni, credo che più o meno la metà della popolazione, quindi 55-56 milioni di abitanti siano under 40, più o meno l'attuale popolazione dell'Italia, per cui pensare che l'Iran sia uno Stato che si può semplicemente analizzare come appartenente, nel caso specifico, alla vittima o al carnefice o alla Destra o alla Sinistra o all'Occidente o all'Oriente sia un po' semplicistico. Anche la scelta che l'Iran ha fatto nel corso della sua storia di diventare una Repubblica islamica è legata a un approccio profondamente imperialista, che, tra l'altro, ha visto circa dieci secoli dopo la nascita degli Sciiti fare una scelta sciita. L'allora dinastia Safavide, penso Ismail I nel 1501, fece la scelta che di punto in bianco si passasse dal mondo sunnita al mondo sciita e la scelta di diventare sciiti era strettamente legata a motivi di natura storica e imperialisti per creare un forte momento di frattura e di unificazione tribale in un mondo sunnita. Tant'è che altre dinastie presenti nel mondo medio orientale, alcune delle quali anche più vicine all'Europa, ad esempio, i Turchi, per dirne una, vivono all'esatto opposto lo stesso tipo di connotazione, tant'è che più vicini ad altre dinamiche, di fatto, per il fatto di essere Sunniti, sono in realtà uno dei cardini attraverso i quali fare dei ragionamenti in quel pezzo di terra un po' complesso. Ecco perché se qualcuno pensa che nel poter comunicare, parto dal secondo punto dell'impegnativa… a trasmettere tali preoccupazioni anche alla rappresentanza diplomatica competente, in particolare all'Ambasciata degli Stati Uniti d'America, dello Stato di Israele e della Repubblica Islamica dell'Iran, affinché sia ribadita la necessità… ebbene, pensare di poter semplicemente trattare nella stessa identica maniera, anche semplicemente con una mera dichiarazione di difficoltà, una trattativa diretta con Stati Uniti d'America, piuttosto che con Israele e con l'Iran, ma siete così sicuri che l'Iran sceglierebbe mai noi? Anche semplicemente per il fatto che… assolutamente no. Hanno delle dinamiche interne complessissime, per cui leggerle anche da parte di coloro i quali ne sono scappati è complesso.
La maniera di gestire la loro politica interna è ancora più complessa, ma sicuramente una lettura tra Destra, Sinistra, Occidente e Oriente all'interno delle dinamiche politiche che governano uno Stato profondamente imperialista esistente da 25 anni, persiano, in tutta una serie di logiche, è un po' complesso e non è detto che per il semplice fatto che a scrivergli siano degli occidentali tout court questo sia un vantaggio per interrompere un confronto belligerante. Io ritengo che da un'analisi politica di questa mozione, che è un atto politico, ripeto, e che ha l'assoluta dignità, la categorizzazione sia della parte dell'impegnativa che soprattutto delle premesse è una categorizzazione che pone sullo stesso piano cose completamente diverse che ci vedono, tra l'altro, in maniera completamente diversa. Non si tratta pertanto di essere a favore o contro uno dei due schieramenti, perché di fatto oggi, se ce la vogliamo dire tutta, a mio modesto avviso, l'Occidente in questo particolare frangente ha preso proprio una tampa, ma l'ha presa a maggior ragione lo Stato egemone del mondo occidentale, che vive dei problemi molto complessi da un punto di vista sociale e politico, è tornato dopo un secolo a chiudersi su sé stesso, alcuni soggetti trovano molto positiva o molto negativa l'elezione dell'ultimo Presidente degli Stati Uniti d'America, ogni Paese è assolutamente legittimato a votare chi vuole, ma quello che è certo è che l'attuale Presidente degli Stati Uniti d'America sia l'effetto degli Stati Uniti d'America e non la causa degli Stati Uniti d'America stessa.
Ritengo quindi che intervenire, parlando magari degli Stati Uniti d'America, potrebbe avere, per tutta una serie di motivi, delle attinenze rispetto al nostro mondo, ma pensare davvero di poter semplificare in una logica da muro di Berlino o da dinamiche politiche italiane quello che sta avvenendo in Iran è, a mio modesto avviso, eccessivamente semplicistico e anche pensare che loro ci interpretino, come capita per altre tematiche molto particolari di un'altra faida esistente da secoli rispetto al tema, ad esempio, Israele-Palestina, è anche quella una lettura diversa, è un altro mondo e anche quel conflitto ha dinamiche completamente diverse, paradossalmente però purtroppo per loro molto più vicine a noi. Se noi dovessimo fare un ragionamento anche rispetto al concetto di democrazia e andassimo a leggere la lingua che loro utilizzano per esprimersi, il concetto di democrazia individuale, di libertà individuale, non è neanche esistente in quel mondo sotto forma di parole dedicate, non esiste un termine per definire il concetto di libertà individuale, esiste un termine per concepire il bene della tribù, il bene della comunità tribale, per cui è difficilissimo interpretare con delle categorie logiche, dialogiche, storiche e politiche quello che fondamentalmente in questa mozione viene citato, a mio modesto avviso, in una maniera eccessivamente semplicistica.
Naturalmente io adesso mi scollego, non vi rompo più le scatole, sono assolutamente sicuro che verrà detto che fondamentalmente non ho capito una fava e che sono il solito democristiano che gira attorno alle questioni, io non sono assolutamente d'accordo e qualcosina ogni tanto è capitato di leggerla anche a me per arrivare più o meno a cogliere alcuni aspetti.
Presidente - Ha chiesto la parola il collega Domanico.
Domanico (FdI) - Prendiamo atto della mozione presentata dal gruppo PD e riconosciamo che il tema sollevato, la stabilità del Medio Oriente e le sue ricadute sull'Europa, merita una discussione seria. Tuttavia riteniamo che il testo in esame contenga alcune impostazioni di fondo che non possiamo condividere e che ci impongono di esprimere una posizione alternativa, chiara e responsabile. Partiamo da un punto che la mozione affronta correttamente e su cui siamo d'accordo: il regime della Repubblica islamica dell'Iran è un regime teocratico, autoritario e repressivo. Perseguita le donne, tortura i dissidenti e finanzia il terrorismo internazionale. Su questo non esistono ambiguità e bene ha fatto il testo a non lasciarne spazi, ma è proprio da questa premessa che il ragionamento successivo avrebbe dovuto svilupparsi con maggiore coerenza, perché, colleghi, non si può, da un lato, riconoscere la natura criminale di quel regime e, dall'altro, costruire un impianto argomentativo che di fatto equipara l'aggressore e il difensore, chi ha finanziato milizie destabilizzanti in tutta la Regione, a chi ha il diritto e il dovere di garantire la propria sicurezza. Israele è uno Stato democratico, l'unica democrazia compiuta in quella Regione ha subito attacchi diretti sul proprio territorio, ha il diritto alla legittima difesa, sancito dalla Carta delle Nazioni Unite. Questo non significa che ogni singola azione militare sia automaticamente giustificata o esente da critiche, ma significa che il metro di giudizio deve essere applicato con equità e coerenza.
Veniamo poi al punto politicamente più delicato sollevato dalla mozione: la presunta marginalità del Governo italiano, che non sarebbe stato informato preventivamente dell'operazione. Capisco la tentazione di usare questa circostanza per attaccare l'Esecutivo nazionale, ma dobbiamo essere onesti, questa dinamica non è una novità negli ultimi mesi, né è imputabile all'attuale maggioranza. È la fotografia di un problema strutturale dell'Europa intera, che da decenni fatica a costruire una vera politica estera e di difesa comune. Il problema non è Roma, è Bruxelles, è la difficoltà dell'Unione europea di parlare con una sola voce quando si tratta di sicurezza internazionale e su questo, concordo, l'Europa deve fare di più, ma la risposta non è la neutralità o l'equidistanza, è più Europa, più coesione atlantica, più capacità di essere interlocutori autorevoli proprio perché saldamente ancorati a valori occidentali.
Un altro elemento su cui la mozione merita una risposta: le conseguenze economiche del conflitto. È vero che le tensioni geopolitiche si riflettono sui prezzi dell'energia, sulle famiglie, sulle imprese, lo sentiamo anche in Valle d'Aosta, ma la soluzione non sta nell'invocare una generica de-escalation senza indicare con chi negoziarla e a quali condizioni. La storia ci insegna che cedere terreno nella speranza di comprare pace produce effetto opposto, incoraggia i regimi aggressivi e allunga i conflitti. La vera risposta economica è accelerare l'autonomia energetica europea, diversificare le fonti di approvvigionamento e investire sulle rinnovabili. Questo sì è qualcosa che possiamo fare concretamente, anche a livello regionale.
Infine, colleghi, una riflessione sul ruolo di quest'Aula: comprendiamo l'impulso di esprimersi su scenari internazionali di questa portata, è legittimo, è giusto che le Istituzioni locali non si chiudano in una torre d'avorio, ma dobbiamo farlo con il necessario rigore, evitando di trasformare un Consiglio regionale in un palcoscenico per mozioni di politica estera che rischiano di essere percepite come ingerenze prive di reale peso diplomatico o, peggio, come messaggi ambigui verso attori internazionali che non meritano la nostra equidistanza o, peggio ancora, mettere sullo stesso piano democrazia e teocrazia, alleati e avversari. Per queste ragioni il nostro gruppo non potrà votare favorevolmente a questa mozione nella sua forma attuale.
Presidente - Siamo sempre in discussione generale, ha chiesto la parola il collega Lotto.
Lotto (CA) - Per quanto mi riguarda - e sono sceso qui apposta -, io ritengo sia importante invece che nel Consiglio regionale, come ha già detto il collega Marzi, si affrontino tematiche che vanno oltre anche la nostra piccola ma magnifica Regione, non perché o non solo, anzi, perché invece su quella dell'Ucraina, ad esempio, abbiamo visto che delle cose sono state fatte, che tante cose sono state fatte, che la Regione in prima fila si è messa al supporto, per l'accoglienza, per l'integrazione dei nostri vicini ucraini e dei nostri resistenti ucraini. In questo caso, è vero, è un po' diverso e anche le imprese sono molto, forse troppo alte mi permetto di dire, tuttavia rimane una bella occasione per poter discutere di un tema così delicato, profondo, attuale e che, come qualcuno ha giustamente detto prima di me, ci colpisce da molto, molto vicino.
Vedete, io penso ci siano due grandi modi di fare politica: il primo è quello di andare al bar, ascoltare quello che le persone dicono e poi venire qua e urlarlo; il secondo invece è quello di provare a capirsi e ad analizzare, partendo dai dati, i bisogni delle persone, farsi un'idea di mondo, una visione e poi venire qua e portare avanti quella visione e per chi ha anche la fortuna di governare poterla applicare e metterla in pratica. Penso che tutte e due le forme di fare politica siano assolutamente legittime, io però aspiro, ambisco e mi rendo conto di non essere assolutamente in grado ancora, ma ci sto lavorando, di fare la seconda, di provare a portare una leadership forte, una leadership fatta di visione, fatta di idee, fatta di una visione di mondo che uno prova a immaginare e ad avvicinarsi. In questo caso appunto sulla situazione iraniana e forse è anche un peccato… o, meglio, non lo so se sia un peccato, comunque il fatto che si arrivi oggi a discutere questa mozione nonostante fosse stata presentata due o forse addirittura tre settimane fa, in una situazione che era completamente diversa, nella mozione si analizza molto bene quello che avevamo anche un po' discusso grazie all'altra mozione che avevo presentato e cioè la barbarità del regime teocratico iraniano, su quello la mia posizione e la posizione di azione e del Centro autonomista che porto qua non è cambiata, c'è una condanna assoluta verso quei 30-40 mila ragazzi che sono stati ammazzati solo perché sognavano la libertà e sognavano una caduta del regime. Tuttavia, il modo in cui è stato affrontato tutto questo dall'America di Trump lo riteniamo assolutamente inaccettabile, inammissibile, un attacco di queste dimensioni senza avvisare i partner della NATO, dandogli poi dei codardi perché non si mettono in gioco in una guerra che è offensiva, e non difensiva, come la NATO prevede, è qualcosa di assolutamente fuori dal mondo. La situazione quindi è sì complessa, ma la complessità noi dobbiamo abbracciarla e non possiamo dire: "Siccome qualcosa è complesso, allora non ne parliamo perché è complesso", no, è il contrario. Chi meglio di noi che siamo eletti, che siamo voce del popolo, dobbiamo abbracciare la complessità, quindi per questo penso sia importante essere qui a farlo.
Arrivo poi al tema che ha sollevato il collega Domanico e cioè un'irrilevanza dell'Unione europea. Io non condivido l'irrilevanza, non penso sia tale, anzi, al contrario, penso sia una ricerca di trovare una posizione terza rispetto alle due posizioni che ci sono, cioè un regime teocratico violentissimo e sanguinario e un'America di Trump che io ritengo essere fuori controllo e che attacca un altro Stato per ragioni che non si comprendono, perché prima doveva essere il regime change, poi no, poi doveva essere l'attacco al nucleare iraniano, poi no, insomma, non si è capito, nessuno ha veramente capito come mai e perché siamo arrivati. Su questo invece arriviamo a un punto a cui io tengo particolarmente, qualcuno mi chiama "Eroinomane" o "Ministro degli esteri" ma io penso invece che qua sì che l'Europa …
(intervento di un Consigliere fuori microfono)
…sì, ma l'ha detto ad alta voce, quindi è agli atti, ci mancherebbe, io sì che in questo senso mi sento "Eroinomane", nel senso che penso che un'Unione europea forte, federale, strutturata e integrata possa avere invece una voce più forte, più decisa e che debba avere invece un ruolo di potenza non solo economica, che è già, ma anche militare e di politica estera e questo lo rivendichiamo e pensiamo possa essere la soluzione per poter non dover sottostare né al regime teocratico, né all'America trumpiana e MAGA. Su questo poi si chiude un po' il cerchio di cosa dobbiamo fare, qualcuno ha parlato di un'indipendenza energetica, assolutamente, ci vuole un'indipendenza militare, assolutamente, ci vuole un'apertura nel commercio interno dell'Unione europea per integrare ancora di più le nostre economie e poter diventare potenza vera, con una voce unica. Insomma, questa risoluzione ha molti aspetti condivisibili, ma sicuramente delle impegnative che non permettono poi al Governo e, come ha già detto il collega Marzi, alla maggioranza di approvarla in toto, tuttavia essere qui oggi e poter sviscerare questi temi è assolutamente essenziale.
Mi collego, per chiudere, a una cosa che ha detto il collega Perron e cioè di come la Destra estrema o radicale, come lui l'ha chiamata, è una cosa molto lontana dai valori in cui credo e che voglio portare avanti, si stia dividendo sui temi della guerra, sull'Ucraina in primis, ma anche adesso sull'Iran e gli Stati Uniti. Forse - e lo si diceva anche oggi alla Camera, in risposta all'intervento della Presidente Meloni - siamo in un momento in cui non possiamo più solo parlare di Destra e Sinistra, ma c'è un confronto e un affronto tra chi sostiene le democrazie liberali, l'europeismo e tutti i valori che si portano: la libertà di pensiero, la libertà di parola, la libertà d'impresa anche e chi invece ammicca a uno Stato più meno democratico e più totalitario, che sia la Russia di Putin, che sia l'Ungheria di Orban e che sia, purtroppo, lo stiamo vedendo, anche gli Stati Uniti di Trump. Forse questo cambiamento di visione che ci dobbiamo portare avanti ci può anche risvegliare delle consapevolezze politiche, anche grazie a mozioni di questo genere, ed è per questo che ci auspichiamo di vedere un Iran libero, presto, ma i metodi sono ovviamente altrettanto deplorevoli, quindi è bene che si venga a trattare queste mozioni. La mozione, come ho detto, è in grandissima parte condivisibile, le impegnative non ci permettono di condividerla, però grazie a chi ha portato questa mozione in quest'aula.
Presidente - Qualcun altro intende intervenire? Chiudo la discussione generale. Per il Governo, la parola al presidente Testolin.
Testolin (UV) - Una mozione che ha permesso, almeno a me in particolare, di approfondire dei temi che sinceramente non mi appassionano per una propensione personale a considerare la politica estera come una materia molto complessa e che necessita di attenzioni molto particolari per essere compresa nella sua essenza. Una serie di interventi che ci hanno dato uno spaccato di quello che si può discutere in un'aula e che i Consiglieri hanno tutto il diritto di poter portare con un'attenzione a quello che accade intorno a noi e che può avere delle ripercussioni sicuramente importanti anche sulla nostra vita quotidiana.
Delle riflessioni che spaziano dalle considerazioni legate agli atteggiamenti che il mondo politico ha nei confronti di questi avvenimenti al peso che determinate Istituzioni, come quella europea, possono avere o non avere in un contesto così importante; considerazioni che ci portano a fare delle riflessioni in merito al nostro Governo, così come alle iniziative del primo cittadino statunitense, che, in questo periodo, ci riserva delle situazioni di criticità con ogni suo atteggiamento e che ci coinvolge, nostro malgrado, in contesti che ci portano più sovente delle ripercussioni negative piuttosto che delle opportunità di crescita.
Raccolgo però due riflessioni importanti da quello che è stato questo dibattito, una la raccolgo dal collega Lotto, che è una considerazione magari poco aderente a quello che era ed è lo spirito di quest'iniziativa, ma che ci porta a valorizzare questo momento di confronto rispetto a delle decisioni che hanno più un carattere locale, vale a dire la necessità di potenziare le nostre risorse energetiche e di cercare di valorizzarle per escluderci da un gioco al massacro, che ci vede, nostro malgrado, vittime di scelte altrui. Senza entrare nel merito di una geopolitica che francamente stento a mettere in fila con dei principi che possano essere condivisi, ma che è la somma di tante valutazioni e di tanti punti di vista che difficilmente possono raggrupparsi all'interno di quest'aula, penso che questo tipo di ragionamenti possa essere riportato, così come lo è stato da parte di qualcuno, a delle valutazioni più consone al nostro ruolo, un ruolo che non deve essere dimenticato, anzi, una consapevolezza dei ruoli per me è fondamentale, così come è fondamentale essere coscienti dei propri limiti e delle proprie possibilità di esprimere i nostri punti di vista.
Una situazione questa che, a mio avviso, ha voluto esplicitare - e lo ha fatto in maniera adeguata e corretta - un momento, un sistema, delle iniziative, delle criticità che sono state sviscerate ma senza trovare nell'impegnativa di questa mozione una soluzione che possa caratterizzarsi per qualcosa di produttivo, per qualcosa di utile a chiudere il cerchio, anche se, come qualcuno ha sottolineato, probabilmente l'insieme di tante voci possono rappresentare una ricchezza dal punto di vista dell'opinione pubblica.
Io penso però che bisogna anche essere un po' realisti e magari limitare quelli che possono essere i nostri apporti e indirizzarli in un contesto che poi possa amplificare la nostra voce, aumentare il peso specifico di un punto di vista, così come lo abbiamo fatto, ad esempio, con la mozione sull'Ucraina, che ci ha visti partecipi di un percorso, ci ha visti partecipi di una sensazione molto più semplice anche da rappresentare a un'opinione pubblica poco attenta, perché il fatto di un'aggressione, il fatto di avere una popolazione che è minacciata, il fatto di poterla vivere, il fatto di poterla sostenere, il fatto di concepire anche questo tipo di iniziativa come qualcosa a cui si può dare un contributo concreto e tangibile. Anche chi è chiamato, seppur marginalmente, a dover interpretare poi questo tipo di impegnativa deve sentirsi parte di un qualcosa che possa servire. Se questa impegnativa viene rappresentata in maniera non incisiva, diventa difficile farla propria e portarla avanti. È per questo che, al netto di altre valutazioni positive, l'impegnativa, per quanto riguarda la maggioranza, sarà respinta con un voto di astensione, ma non per questo ci opponiamo a un confronto molto serio, così come lo è stato quello di questa sera, rispetto ad argomenti che poi coinvolgono veramente tutti e dai quali penso che possiamo trarre anche da questi momenti delle valutazioni e delle ispirazioni a farci delle idee e dei ragionamenti molto più ampi che potranno magari servire in altri contesti per raggiungere e sostenere dei principi sui quali siamo allineati: quelli della pace, quelli della democrazia e quelli della non belligeranza.
Presidente - Ha chiesto la parola il collega Guichardaz.
Guichardaz (PD-FP) - Per dichiarazione di voto, quindi non vi preoccupate, abbiamo solo 5 minuti… addirittura 15? Allora me ne prendo 15 e poi replico con i 5…
(interruzione di un Consigliere fuori microfono)
…no, intanto volevo solo ringraziare tutti per il dibattito, perché in ogni caso abbiamo riportato questo Consiglio, secondo me, al ruolo che un'Assise politica deve e può avere, non è un obbligo ma è una possibilità che abbiamo, quindi io sono contento che tutti, a parte forse qualcuno che ha un po' minimizzato il ruolo di quest'Assise, abbiano alla fine confermato che questo è un luogo in cui si può discutere di politica anche internazionale, ripeto, sempre con degli effetti, perché le mozioni che abbiamo presentato, tanto quelle sull'Ucraina quanto questa, quanto la risoluzione di solidarietà per i giovani iraniani… in ogni caso preannunciano e preannunciavano uno scenario internazionale che poi, comunque, ricade su tutti noi, in termini politici ma anche in termini economici e mi piace l'idea che in questo luogo si possa argomentare.
Ringrazio il collega Marzi, il collega Lotto perché hanno portato delle argomentazioni interessanti sotto il profilo anche storico e politico di analisi. Io vorrei dire una cosa proprio a conferma del fatto che questo luogo continua a essere un luogo di discussione che può anche sfiorare tematiche e ambiti che non sono squisitamente attinenti magari al ruolo che ci attribuiamo e che attribuiamo alle volte diminuendoci e diminuendo anche la nostra capacità poi di dire delle cose alte. Prima cercavo questa mozione sul popolo corso, come dice: "Legittimamente maestru (incomprensibile) dellu stesso cunvocato da u generale secondo modalità stabilite da …" eccetera, eccetera, è facile perché, come tutti sapete, il dialetto corso deriva dal ligure, dal dialetto genovese, è abbastanza interpretabile, però è interessante leggere questo perché magari il collega Bellora, non avendo seguito i lavori di questo Consiglio nella legislatura precedente, essendo, come dice lui spesso, un neofita, anche se gli atteggiamenti non sono proprio sempre da neofiti, questa mozione presentata da Aggravi, Manfrin, Lavy, Spelgatti, Planaz, Perron, Ganis, Brunod, Distort, Foudraz quando la Lega era la Lega, cioè era credo nel suo pieno splendore, oltre a un excursus storico che parte dal 1758 e arriva al 1962 con la guerra di Algeria, al 1976 con il fronte di liberazione nazionale della Corsica, il 1999 con… eccetera, eccetera, che cosa esprime? Esprime, e lo dico in italiano e traducendo: solidarietà al popolo corso in questo momento di dolore qui en train de bouleverser toute la Nation corse et la communauté corse dans le monde. Poi invita, a seguito dell'affermazione del Ministro dell'interno e del Presidente della Repubblica francese, le Autorità francesi e corse a lavorare per lo sviluppo di un concreto percorso d'autonomia per l'isola che mira allo sviluppo del popolo corso. La cosa interessante poi è che impegna il Presidente del Consiglio de la Vallée et le Gouvernement "à proposer aux Autorités françaises et corses la Vallée d'Aoste comme terrain neutre pour l'organisation des entretiens ayant pour objectif la définition du futur de l'autonomie corse".
Dopodiché impegna il Presidente del Consiglio della Valle e del Governo a trasmettere una copia di questa mozione ai rappresentanti delle Autorità francesi, ai rappresentanti della Corsica, ma anche a tutti i candidati all'elezione presidenziale francese dell'aprile 2022 e poi non leggo quella sul Green Deal europeo dove si impegna il Governo a parlare con le Autorità dell'Unione europea per ampliare e allargare i vincoli del Green Deal e anche questa è una mozione firmata dalla Lega, però in formato ridotto, quindi nella seconda fase. Questo per dire che nella storia di questo Consiglio si sono affrontate tematiche che vanno ben al di là della nostra piccola Regione, cioè nel momento in cui impegniamo un Consiglio regionale… poi quella roba per votare è stata fatta togliere, credo da qualcuno, perché diventava difficile mandare a tutti i candidati delle elezioni presidenziali del 2022 probabilmente questo richiamo della piccola Valle d'Aosta che sicuramente avrebbe favorito e che vediamo ha favorito l'autonomia corsa. Diciamo che qualche passaggio in più si è fatto e devo dire che, da quel punto di vista, forse Macron, rispetto ai predecessori, è stato un po' più concessivo, quanto meno a parole, però questo per dire che, al di là del tema dell'autonomia catalana, dell'autonomia corsa, del Green Deal, eccetera, abbiamo affrontato in questo Consiglio regionale argomenti che vanno molto al di là delle nostre cosiddette "competenze", lo dico ringraziando anche per le annotazioni.
L'unica cosa che vorrei precisare è che questa roba è stata scritta quattro settimane fa, quando cominciavano i fatti. Noi non ci aspettavamo ed è per quello che anche nell'impegnativa c'è tutta quella prudenza e ci siamo permessi anche di favorire ogni iniziativa diplomatica, cosa che è stata aggiunta ieri alla mozione sull'Ucraina da parte della Lega, che ha voluto inserire anche la parte della diplomazia, perché effettivamente la guerra in Ucraina, dopo quattro anni, si ferma anche attraverso la diplomazia, ma il fatto di averlo inserito e di parlare sempre - e non ho capito quali sono i problemi attraverso i canali istituzionali più opportuni - nelle rappresentanze delle Ambasciate Stati Uniti, Israele, eccetera, alla fine non mi sembra che sia qualcosa che di fatto poi vada a togliere chissà che cosa rispetto a un significato di una mozione che è molto simile alla mozione che abbiamo nel dicembre di quest'anno approvato tutti all'unanimità proprio con le argomentazioni che lei ha evidenziato per non approvare questa. Eravamo anche in una fase precedente in cui gli scenari non erano ancora ben delineati, oggi, se lei vede il conteggio dei morti a opera dei bombardamenti, a opera della repressione iraniana, questa non è neutralità, è prendere atto di una situazione internazionale, che è altrettanto grave, se non di più, di quella di cui abbiamo preso atto a dicembre.
Presidente - Ha chiesto la parola il collega Perron.
Perron (LEGA VDA) - In dichiarazione di voto e, dopo l'intervento sottilmente goliardico fiume dell'assessore Marzi, mi prendo ancora due minuti.
Collega Guichardaz, c'è un po' di differenza tra delle mozioni che parlano di popoli a pochi chilometri da qua, come la Corsica, e che, tra l'altro, hanno fatto una battaglia similare, almeno per certe sensibilità di questo Consiglio, relativa all'autonomia valdostana, come c'è un'indipendenza di un popolo che è stato anche parte dell'Italia, sono due cose molto più simili rispetto a quella di un popolo, come quello iraniano, che è molto lontano in una questione così complessa e la stessa cosa vale per il Green Deal europeo, fino a prova contraria, siamo ancora in Europa.
Rispondo solo telegraficamente all'assessore Lotto perché mi ha citato, io lo so che lei ci vede come persone che sono di Destra estrema, il suo post è stato molto sgradevole alle nostre spalle, tempo fa, sulla questione della Giornata della memoria, quindi noi ce lo ricordiamo, se ci deve dire le cose, giustamente ce le può dire qua apertamente.
Destra estrema e Destra radicale sono due cose diverse, glielo dico, parla poi di regimi totalitari, storicamente sono stati solo due: la Russia stalinista e la Germania nazista, quello è il totalitarismo, la invito ad approfondire un po' su questi temi che sono molto interessanti.
Oggi il regime totalitario è più vicino forse alla Corea del Nord, che non gode delle nostre simpatie e lei dovrebbe saperlo, l'Ungheria di Orban non è un regime totalitario, nemmeno la Russia, al massimo sono autoritarismi, gli Stati Uniti nemmeno, fino a prova contraria. Lei ha una formazione economica, quindi magari, prima di pensare a una leadership forte di cui ha parlato, io le consiglierei di concentrarsi - ed è giovane ed è anche un ragazzo in gamba, ha tutto il tempo - magari su alcuni aspetti più storici e di filosofia politica. Sulla leadership che cosa vuole che le dica? Le auguro buona fortuna e di seguire l'esempio luminoso del suo leader Calenda, che non gode assolutamente di nessuna stima nei miei confronti.
Presidente - Colleghi, pongo in votazione la mozione. La votazione è aperta. La votazione è chiusa.
Presenti: 29
Votanti: 6
Favorevoli: 6
Astenuti: 23 (Aggravi, Baccega, Baccini, Bellora, Bertschy, Borre, Girod, Grosjacques, Jordan, Lavevaz, Lotto, Manfrin, Marquis, Martinet, Marzi, Perron, Petey, Sapinet, Sorbara, Testolin, Trione, Viérin Laurent, Viérin Marco)
La mozione non è approvata.
