Compte rendu complet du débat du Conseil régional. Les documents ci-joints sont disponibles sur le lien "iter atto".

Objet du Conseil n. 418 du 8 avril 2026 - Resoconto

OGGETTO N. 418/XVII - Interrogazione: "Richiamo vaccinazione obbligatoria dermatite nodulare bovina 2026".

Aggravi (Président) - Point n° 20 à l'ordre du jour. Pour la réponse, la parole à l'assesseur Marzi.

Marzi (CA) - È utile innanzitutto ricordare che il richiamo vaccinale obbligatorio non è di certo un'imposizione, ma è la logica prosecuzione a garanzia dell'efficacia di questa misura di prevenzione sanitaria legittima e gratuita, che già lo scorso anno è stata condivisa dal mondo degli allevatori e dall'intera filiera del comparto.

Rammentiamo, inoltre, che sono stati proprio gli allevatori, nei continui e serrati confronti svolti in tutto il periodo emergenziale 2025, ad aver preteso la massima adesione da parte di tutti per una campagna vaccinale il più estesa possibile, a garanzia appunto di tutelare al massimo la salute e il benessere dei bovidi e consentire quindi le necessarie e vitali movimentazioni.

Se, come già accaduto nel passato, tratteremo questo tema in maniera continuativa, è importante capire la differenza tra i criteri di natura sanitaria e quelli che invece normano la movimentazione dei bovini, che sono legati tra loro ma seguono due dinamiche diverse.

Il richiamo vaccinale quindi è una misura di prevenzione sanitaria proporzionata, fondata sul principio di precauzione e sull'esperienza maturata durante le precedenti fasi pandemiche ed è finalizzata: 1) a mantenere un adeguato livello sanitario e di immunità degli allevamenti bovini; 2) a evitare il rischio che gli animali vaccinati rimangano, anche solo temporaneamente, senza una protezione efficace.

Rispondendo puntualmente al primo quesito, la vaccinazione obbligatoria contro la dermatite nodulare bovina non comporta l'applicazione di un periodo di quarantena generalizzato, né il divieto automatico di movimentazione degli animali o di commercializzazione dei prodotti lattiero-caseari. Le condizioni per la movimentazione dei bovini vaccinati sono stabilite dall'allegato 9, punto 3.3.1, del regolamento delegato 2023-361 dell'Unione europea e sono richiamate dal piano vaccinale regionale approvato dalla Giunta regionale lo scorso 27 marzo 2026. In sintesi: 1) le condizioni prevedono che i bovini possano essere movimentati solo se regolarmente vaccinati e accompagnati quindi dalla prevista attestazione sanitaria; 2) possono essere concesse deroghe motivate, rilasciate caso per caso dall'autorità competente per comprovate esigenze legate al benessere animale; 3) il rispetto dei 28 giorni di attesa successivamente alla vaccinazione non è necessario nei casi di animali già coperti da immunità indotta da precedente vaccinazione o da immunità materna al momento del richiamo, per cui le bovine che erano già state vaccinate e che vengono rivaccinate non sottostanno ai limiti di movimentazione. Ne consegue che la vaccinazione non solo non determina di per sé restrizioni alle attività zootecniche e lattiero-casearie ma, al contrario, consente la corretta gestione delle movimentazioni nel rispetto delle condizioni sanitarie stabilite a livello comunitario. Questo naturalmente perché stiamo procedendo a una seconda annualità di vaccinazione.

Con riferimento al secondo quesito, si ribadisce che il Ministero della salute in caso di focolaio non rilascia deroghe in via preventiva rispetto alle misure che sono previste dalla normativa europea. Le misure, incluse quelle più impattanti, vengono infatti definite caso per caso in base alla situazione epidemiologica e alle decisioni dell'Autorità competente nazionale, nella priorità di proteggere il patrimonio bovino e di ridurre nei territori il rischio di introduzione e diffusione della malattia. Questo è il motivo per il quale ci si preoccupa così tanto della LSD e si interviene a livello vaccinale.

In ogni caso ricordiamo che, come definito dall'Autorità europea per la sicurezza alimentare, una vaccinazione applicata ed estesa in modo uniforme sul territorio, come quella eseguita nella nostra regione, è la misura che più riduce efficacemente il rischio per i bovini presenti in una stalla/stabilimento in caso di un eventuale focolaio. Solo la vaccinazione totale di un territorio può consentire di chiedere deroghe, con la speranza di essere ascoltati, altrimenti diciamo che la cosa ha già avuto esiti rilevanti e sotto gli occhi di tutti sia in Italia che in altri Paesi europei.

Il terzo quesito inerente agli indennizzi richiama insieme profili eterogenei di natura sanitaria, amministrativa ed economica, che è opportuno distinguere tra di loro. È infatti necessario differenziare le conseguenze derivanti dall'adempimento all'obbligo vaccinale da quelle connesse al suo mancato rispetto.

Per gli allevatori che adempiono, sottoponendo i propri capi alla vaccinazione obbligatoria, non vi sono blocchi alla movimentazione interni alla Valle d'Aosta e, naturalmente, per le bovine già vaccinate, come richiamato in precedenza. Il blocco della movimentazione, così come le conseguenze economiche che ne possono derivare, riguardano gli operatori che non adempiono all'obbligo vaccinale, non rispettando quindi la normativa sanitaria. Per gli operatori che non adempiono all'obbligo vaccinale il regolamento delegato dell'Unione europea e il piano regionale prevedono: 1) l'applicazione delle previste sanzioni amministrative; 2) la sospensione immediata della movimentazione degli animali non vaccinati e degli animali detenuti nello stesso stabilimento; 3) la perdita del diritto a eventuali indennizzi previsti dalla normativa nazionale in caso di abbattimento degli animali.

Rispetto all'ultimo quesito e quindi forme di indennizzo, non possono sussistere per le eventuali perdite economiche che voi richiamate in quanto le stesse non derivano dall'imposizione del vaccino, ma sono l'eventuale conseguenza di comportamenti inadempienti rispetto a un obbligo sanitario. Le forme di indennizzo che sono previste rientrano esclusivamente nei casi e nei limiti di legge e ricomprendono sostanzialmente i casi in cui gli abbattimenti sanitari sono stati disposti in via ufficiale. Eventuali misure di sostegno e di compensazione economica, qualora ritenute necessarie, potrebbero essere valutate con successivi provvedimenti regionali non sanitari, nel rispetto del quadro normativo dell'Unione europea e della Regione, naturalmente compatibilmente con le risorse disponibili.

Tra l'altro, è utile ricordare, ringraziandola per quest'iniziativa, che, se tutto va bene, nonostante la guerra in Iran, dovremmo riuscire ad avere i vaccini entro la fine di questa settimana e, di conseguenza, con la prossima settimana iniziare a vaccinare, altrimenti, se per i motivi sopra richiamati di natura logistica i vaccini non dovessero arrivare questa settimana, comunque sia la prossima, nel momento in cui arriveranno, proveremo a partire con il piano vaccinale obbligatorio 2026.

Président - Pour la réplique, la parole au conseiller Zucchi.

Zucchi (FdI) - È sempre difficile prendere nota di tutte quante le affermazioni che si sono fatte a seguito dei diversi quesiti, comunque, cerco di andare per ordine.

Sul punto n. 1 prendiamo atto che quest'anno, diversamente dall'anno scorso, coloro i quali si apprestano a fare la vaccinazione obbligatoria imposta in tutto il territorio regionale non avranno più il limite che c'era stato lo scorso anno della movimentazione. Perché se non ho capito male, Assessore, lei ha detto che quest'anno, per effetto del richiamo ed essendo i capi per la gran parte del numero quasi assoluto sul nostro territorio che sono stati vaccinati, 97%, coloro i quali fanno questo richiamo, e logicamente lo faranno perché, avendolo fatto l'anno scorso, si presume che lo facciano anche quest'anno, non dovranno sottostare a nessun tipo di obbligo di movimentazione… mi scusi, di quarantena, quella che viene volgarmente chiamata la quarantena, i 28 giorni che sono previsti. Prendiamo atto, noi abbiamo avuto delle notizie contraddittorie, diverse, anche provenienti dalla Regione Piemonte. Prendiamo atto però delle sue dichiarazioni, le verificheremo, le controlleremo meglio, comunque dal momento che lei ha dichiarato in aula che gli allevatori che faranno questo richiamo non avranno nessun tipo di problema sul punto della prima domanda ne siamo anche contenti.

Sul punto n. 2 lei sa benissimo, Assessore, che, pur non essendo stato io personalmente presente nella scorsa legislatura, sul punto mi sono particolarmente informato, interessato. Sa che non esiste la possibilità, purtroppo, lo sottolineo, che, nel momento in cui, nonostante la vaccinazione, possa accadere il caso di un esemplare infetto all'interno dell'allevamento, ci siano delle deroghe che possano in qualche modo impedire la situazione tragica dell'abbattimento dell'intero allevamento, perché? Perché queste sono norme che discendono dall'Europa, non è lo Stato che può concedere delle deroghe e quindi del fatto che comunque si decida, ed è una decisione politica, io ne prendo atto, una decisione politica che scaturisce anche da una volontà che abbiamo assunto essere tale da parte di tutto il mondo dell'allevamento, che è andato in questa direzione. Se quindi loro sono i primi che spingono in questa direzione, noi ne prendiamo atto, ma tengo a precisare, anche confrontandomi con il vicino Piemonte, che questa è comunque una volontà politica.

Lei, rispondendo lo scorso Consiglio a un'iniziativa del consigliere Carrel, aveva detto che la Regione Piemonte aveva fatto richiesta di vaccinare, è vero, su spinta degli allevatori, in modo particolare Coldiretti, quindi con il mondo della zootecnia, ma che non era stata concessa da parte della Commissione europea la possibilità di dare la vaccinazione. È vero, confermiamo. Sta di fatto che il Piemonte non vaccinerà i propri capi e si limiterà a fare una stretta sorveglianza delle situazioni esistenti, un monitoraggio molto ma molto stretto.

Mi auguro, Assessore - di questo non abbiamo parlato, mi rendo conto non l'ho scritto nelle domande -, che non ci sia il rischio di importazione di capi francesi in Valle d'Aosta, perché il fatto che anche in Francia sia stata ridotta, e di molto anche, la percentuale di rischio di fatto comunque rappresenta un rischio. C'è così anche la preoccupazione, l'auspicio che, di fronte allo spauracchio di quello che potrebbe avvenire - e noi speriamo tutti non avvenga… - ci siano quanto meno delle direttive affinché non ci sia l'importazione di capi di bestiame provenienti dalla Francia. Questo è un auspicio che io le faccio, mi permetto di dirlo, perché il rischio comunque non è derogabile, vorrei che fosse chiaro a tutti gli allevatori, perché è inutile prendere in giro un mondo. Non è vero che, di fronte a una vaccinazione totale dei capi, c'è la certezza assoluta che nel caso in cui un esemplare venga colpito ci possano essere delle deroghe, anzi, tutt'altro. L'autorità competente delegata in questo caso sarebbe l'ASL, che dovrebbe applicare le norme stabilite appunto dall'Europa.

Ultimo. Forse non ho capito bene, se non ci sono degli indennizzi… la mia domanda era rivolta non a coloro i quali decidono di vaccinare, ma a coloro i quali non vorrebbero vaccinare ma sono obbligati a farlo. Nel momento in cui, a seguito della vaccinazione, c'è il nesso causale per cui un capo si ammala e ci sono delle perdite pecuniarie, di fronte a un'iniziativa del genere, che è imposta nei confronti di un allevatore che non vorrebbe fare la vaccinazione, io ritengo che sia corretto prevedere quanto meno una garanzia che ci sia qualcuno che paghi, perché, nel momento in cui si impone qualcosa a qualcuno e succede qualcosa, credo sia giusto che ci sia qualcuno che debba risponderne.